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  1. Giochi per la scuola calcio: “entriamo in porta”

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    Oggi approfondiamo uno dei giochi per la scuola calcio che piace di più, a tutte le età, per allenare alcuni aspetti della coordinazione. La sua semplicità diventa fondamentale per essere inserita fin dal primo anno di attività. Le difficoltà invece, sono dovute a come dimensionare il campo, che è fortemente dipendente dal numero e dall’età; probabilmente ci vorranno almeno 1-2 sedute di assestamento per comprendere al meglio come dimensionare il campo in relazione al proprio gruppi di giocatori.

    DESCRIZIONE

    entriamo in porta 1

    Per la categoria Piccoli Amici (almeno 14 giocatori, 7 per squadra) è consigliabile iniziare con una campo di dimensioni 15x30m (tipo da calcetto), diviso in 2 metacampo (vedi figura sopra). Ogni squadra, nella propria metacampo avrà una porta grande (delimitata con i coni) o 2-3 porte piccole. Lo scopo di ogni giocatore sarà quello di entrare in una delle porte degli avversari senza farsi prendere dagli avversari stessi ed evitare che gli opponenti entrino nelle proprie porte. Regola fondamentale è che

    nella propria metacampo, se prendo un avversario, questo si deve sedere sul posto fino a quando un compagno lo libera (toccandogli le spalle); ovviamente, nella metacampo avversaria, se vengo “preso” da un avversario mi devo sedere sul posto fino a quando un compagno verrà a liberarmi.

    entriamo in porta 2

    Quando un giocatore riesce ad entrare in una porta avversaria, deve segnalarlo all’allenatore (che annoterà il punto) e tornare nella propria metacampo, rientrando da una delle proprie porte, passando all’esterno del campo (vedi figura sotto). Una volta stabilite le regole è consigliabile, almeno per i più piccoli, dividere ogni squadra in attaccanti e difensori. Ovviamente i primi saranno quelli che andranno a cercare il “gol” entrando in una delle porte avversarie, mentre i secondi quelli che cercheranno di impedire che gli avversari facciano la stessa cosa. È ovvio che nel caso in cui tutti gli attaccanti vengano presi, saranno i difensori a dover andare a liberarli. Per rendere il gioco equo, l’allenatore periodicamente invertirà il ruolo di difensori/attaccanti. Solo quando i giocatori avranno una certa esperienza nel gioco, potrà esser lasciata loro maggiore libertà nello scegliere ed intercambiare i ruoli.

    entriamo in porta 3

    VARIANTI

    È evidente che un campo lungo e stretto, favorisce maggiormente la fase difensiva (ed è da preferire quando i giocatori sono 14-16), mentre un campo largo e corto favorisce la fase offensiva. Altre varianti che possono favorire la fase offensiva è quella di allargare la “porta gigante”, mentre 2-3 porte piccole favoriscono i difensori (vedi figura sotto); quest’ultima variante è quella da utilizzare maggiormente, all’interno della stessa seduta per modificare le difficoltà dell’esercizio. Per facilitare invece il compito degli “attaccanti”, è possibile inserire delle tane/cerchi dove gli attaccanti possono rimanere (non più di un giocatore alla volta) senza essere “presi” dai difensori (vedi figura sotto).

    entriamo in porta 4

    RIASSUNTO CONCLUSIVO

    Sotto riportiamo la scheda del gioco di oggi: come evidenziato nei post dedicati alla coordinazione, consigliamo di raggruppare le capacità coordinative in 3 gruppi (agilità, senso del movimento e senso del gioco) per avere un’idea più precisa degli effetti allenanti di ogni esercitazione. È evidente che il mezzo odierno è particolarmente allenante nei confronti dell’agilità, proprio perché lo scappare/rincorrere è parte fondamentale del gioco. Il senso del gioco è meno allenato, proprio perché l’unico schema corporeo utilizzato è quello della corsa. Anche il senso del gioco è particolarmente stimolato, tramite lo sviluppo delle strategie offensive (ricerca spazi per andare in porta e liberare i compagni) e difensive (proteggere porta e “prendere” gli avversari). In particolar modo sarà stimolata la capacità degli attaccanti di scegliere ogni volta quanto “rischiare” di andare negli spazi e/o andare a liberare i compagni. I difensori saranno invece particolarmente stimolati nel collaborare per “chiudere” gli spazi agli avversari……in altre parole, tutti concetti che dovranno affrontare quando giocheranno a calcio.

    entriamo in porta scheda

    Ultimo aspetto che affrontiamo è quello del rispetto delle regole: i giocatori si “autoarbitreranno”, dando la precedenza a chi difende (“il difensore ha sempre ragione”). È ovvio l’istruttore dovrà supervisionare la correttezza dei difensori, pena l’esclusione temporanea dal gioco. Sotto riportiamo altri giochi/esercitazioni con finalità allenante simile.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  2. Coordinazione e tecnica di base

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    Il giocatore A parte correndo tra gli over , esegue uno sprint ed arriva in A1; qui attacca la palla la conduce in A2 e scarica (1) su B che nel mentre, ha effettuato uno spostamento in B1 e con un controllo orientato si porta all’esterno (a destra o a sinistra) dei delimitatori

    B1 trasmette quindi su A2 (2) che riconduce la palla al suo posto, mentre B riparte agli over ed effettua la stessa cosa con il compagno successivo.

    I bianchi effettuano lo stesso esercizio ma con la differenza che la corsa è tra i cerchi.

    Svolgere l’esercizio sotto forma di gara.

    Circuito Tecnico e Coordinativo 1

    Materiale occorrente: palloni, cinesini, cerchi e over.

    Durata esercizio: quando la fila termina l’esercizio

    Numero di serie: 3

    Recupero: 3 minuti

    Numero recuperi: 3

    Numero giocatori: 18

    Fasce interessate: Piccoli Amici, Pulcini, Esordienti.

    A cura di Nicola Amandonico

  3. Circuito tecnico coordinativo

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    Il giocatore A parte in conduzione ed effettua uno slalom tra i coni, B parte contemporaneamente con una corsa tra i cerchi, adeguandola alla loro distanza (differenziazione della corsa).

    A giunge in A1 e scarica su B1 (1), che con un controllo orientato si porta in B2 e scarica su C (2) che si è portato in C1 dopo aver effettuato una corsa alla scaletta (o skip).

    Anche C1 con un cotrollo orientato si gira, conduce palla ed effettua uno slalom tra i coni per trasmettere (3) su D1 che si è smarcato dal paletto. D1 controlla, effettua uno slalom tra i coni e scarica su E (4) .

    Tutti seguono il passaggio, A1 si porta in coda ad F in A2, B2 si porta al posto di C in B3, C si porta in C3 al posto di D e lo stesso si porta in D43 in coda ad E.

    E ricomincia con F.

    Materiale occorrente: palloni, coni, scaletta, paletti, e cerchi.

    Durata esercizio: 15 minuti

    Numero di serie: 1

    Recupero: 4 minuti

    Numero recuperi: 1

    Numero giocatori: 18

    Fasce interessate: Pulcini, Esordienti, Giovanissimi, Allievi.

    es1Variante:

    aggiungere una postazione, in questo caso E.

    es2

    Materiale occorrente: palloni, conetti, scaletta, over bassi, paletti, e cerchi.

    Durata esercizio: 15 minuti

    Numero di serie: 1

    Recupero: 4 minuti

    Numero recuperi: 1

    Numero giocatori: 18

    Fasce interessate: Pulcini, Esordienti, Giovanissimi, Allievi.

    A cura di Nicola Amandonico

    ss-logo

  4. Tecnica di base abbinata all’allenamento condizionale

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    Proposta con tre varianti per l’allenamento atletico col pallone.

    Il giocatore A esegue una conduzione veloce dal primo al secondo delimitatore, finta (dribbling) sulla sagoma si porta in A1 e scarica (1) su B1 che ha eseguito una corsa (o salti) agli over bassi, adeguandola alla loro distanza.

    B1 la restituisce ad A2 (2) e si va a smarcare in B2 per ricevere (3) il passaggio di ritorno.

    Conduce velocemente in B3 e poi conduce lentamente (recupero) in B4. C ricomincia con D. A2 si porta con un allungo in A3, per proseguire in recupero in coda a D.

    Conduzione, tecnica e condizionale1
    Figura 1

    Variante (Fig. 2)

    Il giocatore B dopo aver effettuato una corsa (o salti) agli over bassi, adeguandola alla loro distanza, si smarca con un contro movimento, lungo – corto o corto – lungo (si decide di volta in volta) sulla sagoma e riceve da A1 per proseguire l’esercizio come in figura 2.

    Conduzione, tecnica e condizionale2
    Figura 2

    Variante (Fig. 3)
    A differenza dell’esercizio della figura 2, si aggiunge un passaggio in più, cioè A1 scarica su C (1) e poi riceve il passaggio di ritorno in A2 (2) per proseguire come in figura 3.

    Conduzione, tecnica e condizionale3
    Figura 3

    Variante (Fig. 4)
    B1 dopo aver scaricato (4) su A3 esegue dei cambi di direzione (slalom) tra i paletti e va a ricevere il passaggio di ritorno in B2 (5) pee proseguire l’esercizio come in figura 4.

    Conduzione, tecnica e condizionale4
    Figura 4

    Materiale occorrente: palloni, cinesini, paletti, over bassi e sagome.
    Durata esercizio: 10 minuti
    Numero di serie: 2
    Recupero: 3 minuti
    Numero recuperi: 3
    Numero giocatori: 18
    Fasce interessate: Esordienti, Giovanissimi, Allievi.

    A cura di Nicola Amandonico

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  5. 1 vs 1 con tecnica e coordinazione

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    Il giocatore A trasmette a B1(1), che controlla (B2) e calcia in porta (2). Poi corre in B3 e affronta C1 in un 1 vs 1. C, per arrivare in C1 effettua una corsa nella scaletta (o skip) poi attacca la fila di cerchi (la fila del colore del delimitatore chiamato dall’allenatore, in questo caso giallo) con appoggio mono podalico, adattando la corsa alla loro distanza (differenziazione) e poi prende la palla per affrontare B3.

    Stesso esercizio effettuato dai calciatori a destra, al posto dei cerchi ci sono degli over che vanno affrontati correndo o saltandoli, adattando sempre la corsa alla loro distanza.

    1 vs 1 con tecnica e coordinazione

    Materiale occorrente: palloni, delimitatori colorati, over bassi, scaletta, conetti e cerchi.

    Durata esercizio: 12 minuti

    Numero di serie: 2 (cambiando postazione)

    Recupero: 3 minuti

    Numero recuperi: 3

    Numero giocatori: 18

    Fasce interessate: Esordienti, Giovanissimi, Allievi e Prima squadra.

    A cura di Nicola Amandonico

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  6. Mezzi di allenamento per la scuola calcio: “Da meta a meta”

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    Proponiamo oggi una struttura particolarmente interessante per lo sviluppo delle qualità coordinative specifiche del calciatore; come gia ricordato, l’allenamento della coordinazione deve essere specifico alla disciplina in cui è inserita e deve tenere in considerazione del senso dello sviluppo dell’agilità, del senso del movimento e del gioco. Il mezzo proposto oggi, con le sue varianti, si colloca come un’esercitazione ideale nei primi anni di scuola calcio nelle fasi propedeutiche alla guida e alla trasmissione/ricezione della palla.

    coordinative

    STRUTTURA DI BASE

    da meta a meta

    Prevede 3 zone rettangolari adiacenti di dimensioni analoghe; le misure dipendono dalla quantità e dall’età dei bambini. Indicativamente per un gruppo di 12 bambini ogni rettangolo può essere largo 5-7m e lungo 10-12m. Nel rettangolo centrale (detto Tana dei lupi) stazioneranno 4 lupi (1/3 dei giocatori presenti); gli altri 8 giocatori partiranno da una delle altre 2 mete (alle quali vengono attribuite dei colori, relativi alla caratteristica dei cinesini che li delimitano). Lo scopo dei giocatori sarà quello di passare da una meta all’altra senza farsi prendere dai lupi (che non possono uscire dalla propria tana) e senza uscire dai rettangoli di gioco; verrà attribuito un punto ogni volta che si riesce a passare da una meta all’altra senza essere presi. Se un giocatore viene preso (toccato) da un lupo, si invertono i 2 ruoli (il giocatore diventa lupo e il lupo diventa giocatore). Stessa cosa avviene se un giocatore esce dai rettangoli di gioco; si cambia ruolo con il lupo che segnala la sua “infrazione”.

    da meta a meta 1

    Nella figura sopra è riportato un esempio con 9 elementi: i lupi sono quelli di colore giallo e i giocatori sono di colore blu. Le varianti principali (tese ad incrementare o diminuire la difficoltà dell’esercitazione) sono relative alle dimensioni dei campi e al numero di lupi. Questa variante di base allena principalmente le capacità coordinative, in particolar modo l’agilità, qualità difficilmente allenabile con la palla in prima (e in alcuni casi) anche in seconda elementare; infatti il giocatore non solo dovrà essere in grado di “sfuggire” ai lupi, ma anche di trovare i “varchi” ideali (in base allo spazio disponibile e al focus attentivo dei lupi) per passare da una meta all’altra.

    VARIANTE 1

    da meta a meta 2

    Si raddoppia la larghezza del campo di gioco e viene dato un pallone ad ogni giocatore (ad esclusione dei lupi); inoltre vengono posizionati 2-3 cerchi dentro ad ogni meta. Lo scopo dei giocatori sarà quello di portare la palla da un cerchio di una meta ad un cerchio dell’altra meta, senza farsi prendere il pallone dai lupi e senza farlo uscire dai campi di gioco. Verrà attribuito un punto ogni volta che si riesce a portare un pallone da un cerchio all’altro. Se un lupo riuscirà a prendere (o buttare fuori) il pallone ad un giocatore, si invertiranno i ruoli. Se ad un giocatore uscirà la palla dal campo di gioco, dovrà darlo ad un lupo invertendo con lui i ruoli. È ovvio che, rispetto alla variante precedente, l’impiego del pallone limiti lo stimolo coordinativo, ma incrementi quello tecnico. Il giocatore dovrà essere in grado di effettuare gli stessi movimenti della variante precedente (cercando i ”varchi” più opportuni), ma senza farsi prendere la palla dai lupi; non solo, dovrà anche avere la capacità di controllare la palla adeguatamente (tenendola sempre vicino al corpo) per evitare che questa esca dal campo. Infatti, il rischio principale (soprattutto nella categoria “Piccoli amici”) sarebbe quello di calciare la palla da una meta all’altra rincorrendola, ma senza riuscire a fermarla prima che questa esca dal campo. Le varianti principali (come sopra) sono relative alle dimensioni di gioco e al N° di lupi; un’altra variante interessante è quella di far giocare “a terra” i lupi (chiamandoli per esempio “ragni”) che devono prendere/afferrare la palla in mano per poter invertire i ruoli.

    VARIANTE 2

    da meta a meta 3

    Rappresenta sicuramente la più impegnativa, perché coinvolge la trasmissione/ricezione della palla oltre che allo smarcamento in zona luce; per questo motivo, è opportuno inserirla dopo che è stato affrontato quest’ultimo concetto. Ogni giocatore (oltre ai lupi) rimane nella propria zona, e si ottiene un punto ogni volta che si riesce a passare un pallone al compagno nell’altra meta, senza che questo esca o venga intercettato da un lupo; si invertono i ruoli tra giocatore/lupo quando quest’ultimo intercetta la palla (si invertono il lupo con il giocatore che ha passato la palla) o quando un giocatore non riesce a ricevere la palla (si cambiano lupo con giocatore che non ha ricevuto la palla). I giocatori (soprattutto quelli senza palla) dovranno essere abili ad uscire dal “cono d’ombra” (cioè la zona coperta dai lupi che non permette di far arrivare il passaggio ai compagni) per portarsi in “zona luce” a ricevere la palla. Allo stesso tempo i giocatori dovranno essere “abili” tecnicamente nel trasmettere/ricevere la palla senza che questa esca. Per i più piccoli sarà fondamentale il dialogo (chiamare il compagno per attirare l’attenzione del portatore di palla), mentre una volta migliorato questo fondamentale tecnico (sopratutto dal punto di vista cognitivo), sarà lo svolgimento delle “manovre” in silenzio (cioè basandosi solo su stimoli visivi) a rendere il gioco difficile ai lupi.

    CONCLUSIONI

    scheda da meta a meta

    Il mezzo proposto oggi rappresenta sicuramente una delle esercitazioni più complete (per la coordinazione e la tecnica globale di base) da proporre ai giocatori della categoria Piccoli Amici e in parte per i Pulcini. Sotto riportiamo gli altri mezzi sviscerati nei mesi precedenti.

  7. Mezzi di allenamento per la Scuola calcio: “Il gioco del lupo” e le sue varianti

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    Il Gioco del Lupo è uno dei mezzi più utilizzati per l’allenamento della Coordinazione (soprattutto dell’Agilità) nella categoria Piccoli Amici; infatti rappresenta un esercizio particolarmente motivante anche se (paradossalmente) l’egocentrismo dell’età non permette di sfruttarne a pieno le potenzialità. Infatti ogni giocatore, per le caratteristiche dell’età, cerca nel suo piccolo di essere “protagonista” e lo scopo diventa non tanto quello di “non essere preso dal lupo”, ma “l’essere rincorso dal lupo”. Per questo motivo è necessario trovare varianti che permettano ai giocatori di stimolare i vari aspetti della Coordinazione e della Rapidità (Agilità) in maniera più complessa ed elaborata stimolando anche il Senso del Gioco. Di seguito riportiamo quella che ritengo la modifica ideale adeguata a giocatori di 6-7 anni e di seguito una variante con l’utilizzo della palla (Gioco dei Ragni).

    ESERCITAZIONE DI BASE

    È un mezzo ideale da svolgere in palestra, utilizzando le linee del campo da pallavolo per ottimizzare le distanze in base all’età. Si utilizzerà un numero di lupi inferiore di 1 unità rispetto al numero di file di “giocatori” (cioè quelli che devono scappare); nella figura sopra sono presenti 3 file, di conseguenza il numero di lupi (gialli) sarà di 2. Lo scopo dei giocatori sarà quello di partire (al segnale dell’allenatore), doppiare il cono posto dall’altra parte del campo e tornare nella propria fila senza essere preso dai lupi. Nel caso in cui un lupo prenda (cioè riesca a toccare con mano) un giocatore, questo si dovrà sedere a terra; si potrà rialzare (e finire il proprio esercizio) solamente quando un altro giocatore gli toccherà la schiena. Stessa cosa succederà quando un giocatore uscirà dal terreno di gioco; si dovrà sedere fino a quando verrà “liberato” da un compagno. Ogni 2-3’ saranno poi cambiati i lupi; idealmente 3-4 giocatori per fila.

    L’opportunità di “liberare” i compagni presi dal lupo permetterà ai giocatori di vincere l’egocentrismo e stimolare la collaborazione e di conseguenza il Senso del Gioco. Starà poi all’istruttore a modulare la frequenza delle partenze:

    Più lungo è il tempo che si fa passare tra un “via” e l’altro e maggiormente saranno facilitati i lupi.

    QUALITA’ ALLENATE

    La tabella sopra rappresenta le caratteristiche allenanti (in relazioni alle capacità coordinative) del gioco analizzato:

    • Agilità: è sicuramente la qualità più allenata con questo gioco. La “fuga” dal lupo, il non uscire dal campo e il “liberare” i compagni, rappresentano stimoli che inducono il giocatore ad ottimizzare la frequenza dei passi contestualmente ai cambi di direzione.
    • Senso del movimento: le modifiche posturali indotte dal gioco (sedersi, rialzarsi, abbassarsi per toccare la schiena del compagno, spostare il busto per non farsi prendere dal lupo) rappresentano l’unico stimolo allenante questa capacità specifica.
    • Senso del gioco: il giusto compromesso tra la “fuga” dal lupo e la ricerca del compagno da “liberare” sono stimoli di entità moderata, ma che a quest’età inducono i giocatori a scelte da ponderare velocemente. La stessa cosa vale per i lupi: la vicinanza dei giocatori contestualmente alle linee del campo incrementa l’opportunità di avere successo nella loro “rincorsa”.

    N.B.: la modulazione delle fasi di gioco e delle pause ha effetto allenante anche sulla resistenza.

    VARIANTI

    La variante più interessante di questo gioco è rappresentato dal “Gioco dei Ragni” (figura sopra). Le modalità sono simili, ma con alcune differenze:

    • I giocatori dovranno effettuare il percorso di andata/ritorno con la palla tra i piedi senza uscire dal campo e senza farsela prendere dai Ragni.
    • Al posto dei lupi ci saranno i “Ragni”, che potranno solamente strisciare o spostarsi a gattoni. Il loro scopo sarà quello di afferrare/trattenere il pallone dei giocatori.
    • Quando un Ragno afferra la palla di un giocatore, si invertono i ruoli: il giocatore diventerà Ragno e viceversa.
    • Quando la palla di un giocatore uscirà dal campo, questi dovrà sedersi ai lati di esso (con il pallone in mano) e aspettare che un compagno lo liberi toccandogli la schiena. In alternativa, il giocatore diventa ragno e porta il pallone all’istruttore che cede il pallone ad un Ragno che diventa a sua volta giocatore.

    Appare ovvio che questa variante diventa particolarmente allenante per la guida della palla. Ma non solo: la modalità di gioco dei Ragni è allenante per il “Senso del movimento” (meno allenato nel Gioco del Lupo) nei movimenti a terra e per vincere la paura di “afferrare la palla”, che rappresentano presupposti fondamentali per il giocare in porta. L’istruttore dovrà modulare sapientemente il numero di Ragni e le dimensioni del campo in base alle qualità di guida della palla dei giocatori; infatti è opportuno inserire la variante dei Ragni solamente quando i giocatori hanno appreso, almeno in forma grossolana, la capacità di cambiare direzione e senso con la palla.

     

    RIASSUNTO CONCLUSIVO

    Le tipologie di gioco in cui si scappa/rincorre rappresentano la forma di attività più divertente e motivante per la categoria Piccoli Amici. Questa energia motivazionale, se opportunamente incanalata, funge da molla per l’apprendimento di elementi Coordinativi come l’Agilità e il Senso del Gioco. Altri giochi precedentemente analizzati per lo sviluppo della Coordinazione nel calcio sono:

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  8. Mezzi di allenamento per la Scuola Calcio: “The Doctor”

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    Dopo aver analizzato quella che è una visione più moderna della Capacità Coordinative legate al calcio e dopo aver approfondito 2 giochi interessanti per la scuola calcio come Il gioco dello scalpo e La battaglia di palloni, oggi andremo a vedere un altro interessante gioco, cioè The Doctor. È un mezzo adatto a tutte le discipline in cui si usa la palla, quindi anche basket, pallavolo, pallamano, rugby, baseball, ecc soprattutto per gruppi numerosi di bambini.

    ESERCITAZIONE DI BASE

    Per questo mezzo allenante è necessario utilizzare una palestra o un campo di calcio di dimensioni limitate con la recinzione (va bene anche un campo da tennis), per impedire che la palla esca dalla zona di gioco. La lunghezza del campo non dovrebbe superare quella di un campo di “calcio a 5”; per i bambini di I-II° elementare è meglio non andare oltre le dimensioni di un campo da basket. Analogamente alla Battaglia di palloni, ad ogni squadra verrà assegnata una delle 2 metacampo con la regola iniziale di non poter andare nella metà degli avversari. Alcune regole ricordano la Palla avvelenata e palla prigioniera, quindi è molto facile da apprendere. Comunque vediamole sotto:

    • Lo scopo del gioco è colpire gli avversari dalla propria metacampo con le palle in gioco (lanciadole con le mani); l’avversario è da considerarsi “colpito” solamente se la palla non rimbalza a terra prima di colpirlo. Per questo motivo sono da preferire palloni di gomma, di spugna di varie dimensioni evitando quelli da basket, di cuoio, da rugby e palline da tennis. Il numero di palloni/palline dovrebbe essere uguale o superiore al N° di giocatori (almeno 14-16).
    • Quando un giocatore verrà colpito dovrà sedersi a terra.
    • Ogni squadra avrà 2 Dottori che saranno gli unici che potranno “liberare” (toccando sulle spalle) i compagni seduti; se un Dottore viene colpito, potrà essere liberato solamente dall’altro dottore. Anche i dottori possono lanciare la palla.
    • Se tirando la palla ad un avversario, questi la blocca in mano senza farla cadere, allora dovrà sedersi (cioè considerarsi “colpito”) il giocatore che ha tirato inizialmente la palla.
    • Se tirando la palla ad un avversario, questi la colpisce con la palla che ha in mano, facendo cadere quella lanciata, allora nessuno è da considerarsi colpito.

    VINCE LA SQUADRA che dopo il tempo stabilito (frazioni di 5-7’) ha meno giocatori seduti, oppure la squadra che in qualsiasi momento della partita fa sedere nello stesso istante (cioè senza più l’abilità di liberare nessun compagno) i 2 dottori.

    QUALITA’ ALLENATE

    La tabella sopra rappresenta le caratteristiche allenanti (in relazioni alle capacità coordinative) del gioco analizzato:

    • Agilità: è particolarmente allenata perché il bambino, durante le fasi di gioco è alla continua ricerca di palloni da lanciare e allo stesso tempo è impegnato a schivare quelli lanciati dagli avversari.
    • Senso del movimento: è particolarmente stimolata la lettura della traiettoria della palla e la capacità eventualmente di afferrarla con le mani.
    • Senso del gioco: lanciare, schivare, afferrare e contemporaneamente aiutare i compagni sono gli stimoli allenanti ottimali per bambini delle prime classi elementari. Questi permettono di strutturare il rispetto dei tempi, degli spazi e la lettura delle situazioni di gioco.

    Le lunghe fasi di gioco (rispetto ad altri mezzi) stimolano la Resistenza in maniera ottimale; infatti, i bambini hanno una capacità maggiore (rispetto agli adulti) di regolare lo sforzo di gioco in maniera autonoma (si fermano o rallentano spontaneamente quando sono stanchi e riprendono con naturalezza quando la fatica diminuisce).

     

    VARIANTI

    Quella presentata sopra, rappresenta la modalità di gioco più semplice, adatta a bambini di I° Elementare. Tra le varianti che rendono l’esercitazione più complessa, ricordiamo quella che prevede un solo Dottore; se questi viene colpito, per liberarlo l’unica soluzione sarà quella di colpire con una palla il tabellone del canestro avversario (o la traversa della porta della squadra avversaria se non è presente un canestro) da parte di un compagno. Solo con il proprio Dottore seduto, i sui compagni potranno entrare nella metacampo avversaria per colpire il tabellone. Gli avversari possono impedire questo solamente colpendo con una palla i giocatori entrati nella propria metacampo; in questo caso, chi viene colpito dalla palla deve tornare a sedersi nella propria metacampo. Non è possibile impedire “fisicamente” agli avversari di spostarsi nella propria metacampo quando il loro Dottore è seduto. Questa variante è sicuramente quella che permette un maggior stimolo del “Senso del gioco”, nel trovare strategie risolutive alle problematiche che si presentano durante il gioco.

    L’ultima variante è quella che prevede la presenza, di corsie esterne delimitate da cinesini o righe del campo (vedi figura sopra). Queste non potranno essere occupate (se non per recuperare palloni) durante lo svolgimento normale del gioco; potranno invece essere utilizzate dalle squadre per colpire il tabellone/traversa avversaria per liberare il proprio dottore seduto. Ovviamente, queste corsie saranno l’unica porzione del campo avversario che potrà essere utilizzata (vedi figura sopra).

     

    RIASSUNTO CONCLUSIVO

    The Doctor è un gioco estremamente coinvolgente e divertente che si adatta a gruppi numerosi ed anche eterogenei. È possibile inserirlo nei primi 3 anni di Scuola Calcio, con difficoltà (varianti) adeguate all’età. Stimola tutti gli aspetti della coordinazione, in particolar modo la capacità di attenzione e risponde alle esigenze dei bambini di poter esprimere liberamente le proprie strategie di gioco senza la paura di sbagliare. I giocatori più temerari si avvicineranno con maggior disinvoltura alla metacampo per colpire gli avversari, con un maggior rischio di essere a sua volta presi dagli avversari. I più timorosi rimarranno all’inizio leggermente più indietro, ma saranno in grado di avere una maggiore visuale di gioco e di conseguenza consigliare al Dottore i giocatori da liberare o proteggerlo con la palla in mano. L’unica limitazione di questo mezzo è il non utilizzo del piede durante il gioco; a questo si contrappone comunque l’elevato coinvolgimento della Coordinazione (in tutte le sue variabili) e il divertimento, che ripagheranno sicuramente (in termini di stimolo allenante) questo difetto.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  9. Esercitazioni di rapidità coordinativa

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    (Aggiornato al 29/11/2022)

    Lo studio e l’approfondimento delle neuroscienze applicate al calcio tende sempre più a confermare l’importanza di un corretto inserimento di esercizi a finalità coordinativa nel calcio. Questo non rappresenta una novità, in quanto già nel 2008 lo studio di Venturelli et al 2008 dedicato al legame tra coordinazione tecnica e rapidità permise di comprenderne i potenziali benefici.

    Quello che sappiamo oggi, è che non bastano semplici esercitazioni con la “scaletta” (Padròn-Cabo et al 2020), ma è necessario un organizzato approccio metodologico, che tenda in considerazione i mezzi finalizzati ad un’adeguata mobilità/estensibilità delle catene cinetiche, ad un’appropriata resistenza muscolare locale, ma soprattutto ad una capacità di controllo dei movimenti (coordinazione) che permetta al calciatore di essere efficiente (rapido, preciso e con basso rischio di infortunio) in tutte le situazioni che gli si vengono a proporre.

    Come evince spesso dai i post di Sergio Rossi su linkedin, il lavoro di prevenzione (mobilità/estensibilità e resistenza muscolare locale) non è sufficiente se non si mette in condizione il sistema motorio di controllare efficacemente i gesti.

    A sostegno di queste tesi, viene la pubblicazione di Cordo et al 2004, nella quale viene esposto come un livello di mobilità elevata, predispone all’effettuazione di gesti più efficienti; questo immagino sia scontato per tutti, ma è essenziale ricordare come un’ampia flessibilità predispone anche ad una maggiore instabilità. Allora è necessario che le catene muscolari siano anche forti e resistenti (resistenza muscolare locale) ad ampi range articolari proprio per garantire stabilità e tolleranza all’allungamento. Allo stesso tempo questo non è sufficiente, in quanto il sistema motorio deve anche essere in grado di contrarre e decontrarre la muscolatura con il giusto ritmo, accoppiando e combinando correttamente i movimenti; è qui che entra in gioco l’aspetto coordinativo.

    Ma facciamo un esempio per chiarire meglio; durante un contromovimento (o un cambio di direzione prossimo ai 180°) è fondamentale che il calciatore sia in grado di ampliare la sua base di appoggio (mobilità delle catene) al fine di orientarsi verso la direzione di corsa finale; allo stesso tempo, le catene muscolari devono essere in grado di tollerare il grado di allungamento (ad esempio gli adduttori) ed applicare un livello adeguato di forza (nel core) per inclinare il busto nella nuova direzione di corsa. Le condizioni elencate sopra, non saranno sufficienti se l’atleta non sarà anche in grado di controllare il movimento, reclutando la muscolatura con la giusta sequenzialità, intensità e precisione, sfruttando i feedback percettivi nel migliore dei modi.

    In questo post andremo ad analizzare una tipologia di esercitazioni (rapidità coordinativa) che, tra le altre, ritengo allenante per la coordinazione dei movimenti.

    Cosa si intende per rapidità coordinativa e per cos’è utile

    Personalmente utilizzo questo termine per tutte quelle esercitazioni specifiche a secco in cui la complessità (difficoltà motoria) dei movimenti richiesti è elevata, e vengono svolti a livello massimale o submassimale.

    Per fare un esempio, una navetta massimale 10+10m non lo inserisco in questa categoria, quanto invece la metto tra le esercitazioni di rapidità analitica. Una navetta 10+10m con un miniostacolo in prossimità del cambio di direzione (da affrontare sia all’andata che al ritorno), la considero invece un mezzo di rapidità coordinativa in quanto la presenza dell’attrezzo aumenta il tasso di difficoltà dei movimenti richiesti. È comunque una suddivisione mia personale, di natura metodologica, che chiunque può modificare; quello che è importante comprendere, sono gli effetti o i benefici. Ne elenco alcuni sotto:

    • Riscaldamento: se affrontati con difficoltà ed intensità progressiva durante l’allenamento, aiutano l’organismo a prepararsi per le fasi successive e a prevenire gli infortuni.
    • Tecnica e rapidità: qualsiasi preparatore atletico che ha conseguito la laurea in Scienze Motorie è a conoscenza del fatto che la coordinazione è la base della tecnica e della rapidità dei movimenti; questo vale dalla scuola calcio, fino alle prime squadre.
    • Recupero post-infortuni: se correttamente inseriti, permettono di riprogrammare la funzionalità dei movimenti dopo una lesione e/o un periodo di stop. Citando Sergio Rossi, il recupero della forza e delle mobilità non è sufficiente se anche il controllo del movimento non viene ripristinato con la piena efficienza.
    • Defaticamento: personalmente uso le varianti sottomassimali più semplici della pre-atletica (skip, calciata, aperture, ecc.), alla fine degli allenamenti più impegnativi, in fase di preparazione estiva e richiamo invernale. Se a fine seduta vengono utilizzate spesso posizioni per detendere le catene muscolari, a mio parere è utile abbinare anche le varianti coordinative indicate sopra.

    Preparare il giocatore a movimenti “inconsulti” in uno sport in cui la variabilità dei movimenti è particolarmente elevata, aiuta ad essere più efficienti (perché si ha un maggior controllo del corpo) e a prevenire gli infortuni. Quest’ultimo campo credo sia molto importante, in virtù del peso che questi possono avere sull’esito delle partite.

    Oggi grazie ad una più accurata comprensione del modello funzionale del calcio, si ha una maggiore conoscenza dell’efficacia dei vari stimoli allenanti per il calciatore; quello che invece è meno conosciuto, è il “come” prevenire gli infortuni. Questo perché l’individualità gioca un peso fondamentale nella predisposizione; di conseguenza un approccio di natura scientifico (o anche solo sperimentale), che tiene conto di un “livello medio”, non va completamente incontro alle esigenze dovute alle singolarità dei vari atleti.

    Un lavoro coordinativo impostato correttamente (vedremo sotto qualche esempio) aiuta il giocatore ad essere maggiormente “a proprio agio” nel contesto dell’ampia variabilità dei movimenti del calcio. Ma scendiamo maggiormente nel dettaglio.

    Aspetto metodologico

    Le variabili delle esercitazioni di rapidità coordinativa sono la difficoltà esecutiva (sempre comunque relazionata al gioco del calcio) che può essere più o meno elevata, e l’intensità, che può essere massimale o sottomassimale.  Nell’immagine sotto potete vedere una semplificazione dei possibili campi di applicazione ed obiettivi.

    rapidità coordinazione calcio

    Esercitazioni a bassa intensità ed elevata difficoltà esecutiva

    Utilizzo questo metodo principalmente il Mercoledì (dilettanti, 3 sedute totali). Preparo 5 minicircuiti della durata di 5-12” (a seconda dell’intensità); ogni circuito viene occupato da 4-5 giocatori che lo svolgono con continuità (ripetendolo anche 5-7 volte nell’arco dei 2’) con i giusti recuperi. Ogni 2 minuti i gruppi di giocatori cambiano il circuito.

    In questi inserisco:

    • Movimenti che stimolino la frequenza dei movimenti (esempio scaletta, cerchi, paletti, ecc.) in condizioni di difficoltà.
    • Movimenti che stimolano l’adduzione/abduzione dell’anca e l’allungamento della catena posteriore (classici esercitazioni di “risveglio muscolare” o scivolamenti laterali). Caratteristica di questa tipologia è lo svolgimento di movimenti ampi e lenti.
    • Andature atletiche con riferimenti (varie forme di skip tra ostacoli) o esercizi propedeutici a movimenti esplosivi.
    Clicca sull’immagine per ingrandire

    Ovviamente quella dei circuiti non è l’unica soluzione, ma ne esistono diverse; quello che è importante, è una corretta variabilità e progressività esecutiva durante l’anno per avere sempre uno stimolo allenate sufficientemente elevato. Il dosaggio delle ripetizioni è particolarmente importante: ogni circuito dovrà sempre essere eseguito senza che la fatica ne comprometta la corretta tecnica esecutiva, ma che allo stesso tempo lo stimolo coordinativo (difficoltà) sia sufficientemente profondo (anche per numero di ripetizioni ed intensità).

    Quello che è importante capire, che i miglioramenti saranno dipendenti dalla variabilità delle esercitazioni; Frans Bosch nel suo libro Allenamento della forza e coordinazione, indica come un’elevata variabilità degli stimoli motori sia necessaria affinche l’organismo riesca a percepire quali sono gli elementi stabili e quelli variabili del movimento, per sapersi adattare nel miglior modo possibile alla complessità della disciplina.

    Non solo, sarà necessario (per fare un buon lavoro) “alzare l’asticella delle difficoltà durante tutta la stagione” per mantenere livelli di difficoltà tali da essere allenanti. In questo contesto, una continua ricerca dei movimenti sempre più impegnativi può dare, a mio parere, molte soddisfazioni; questo perchè della coordinazione è possibile incrementare continuamente il carico allenante senza incrementare il rischio di affaticamenti ed infortuni come invece avviene per la qualità condizionali (forza, velocità e resistenza)

    Sotto trovate un ottimo video con tantissime esercitazioni con la scaletta (di difficoltà progressiva), ed a questo link un’alternativa con i coni (intensità leggermente superiore).

    Esercitazioni ad elevata intensità ed elevata difficoltà esecutiva

    Solitamente sono circuiti in cui viene gestita la coordinazione in condizioni di rapidità esecutiva, che richiedono un elevato turnover delle gambe (cioè una frequenza molto elevata dei movimenti), oltre ad una difficoltà superiore a quella che si incontra mediamente in partita. Questo perché la percezione di una difficoltà elevata, induce una maggior attivazione corticale del movimento (Verkhoshansky N. 2012, pag 42), fornendo uno stimolo allenante maggiore.

    Personalmente effettuo 2 serie/circuiti da 4 ripetizioni il Mercoledì (nella fase finale del riscaldamento) e sempre 2 serie/circuiti da 4 ripetizioni il Venerdì prima della rapidità “classica”. Potete trovare alcuni esempi sfruttando l’utilizzo di cerchi, cinesinitraiettorie curvilinee o le Wicket runs.

    Altri spunti molto interessanti è possibile trovarli nel libro La corsa del calciatore, Didattica, tecnica, esercitazioni per giovani e adulti di Toffolutti e Di Luca. In questo testo è approfondita la teoria alla base della tecnica di corsa del calciatore, ma soprattutto è possibile vedere diversi esempi per modificare ed ottimizzare le andature, per fornire al giocatore la capacità di adattare lo schema motorio della corsa alla variabilità delle richieste che si presentano in partita; tutto ciò permette al calciatore di adattarsi nel modo migliore ai gesti ad alta intensità, le cui caratteristiche sono quelle che caratterizzano le segnature. Questo è possibile modificando la difficoltà e l’intensità delle esercitazioni; nel testo sono riportate le immagini delle esercitazioni, ma è anche possibile vedere tutti i video grazie ai QR code presenti.

    Esercitazioni ad elevata intensità e bassa difficoltà esecutiva

    Rappresentano un gruppo di mezzi allenanti più ristretto, ma che a livello di prevenzione infortuni sta raccogliendo sempre più consensi. Faccio l’esempio di molti studi usciti in questi ultimi anni (Malone et al 2018 ed altri citati di seguito) che mettono in evidenza come i metri percorsi in allenamento a velocità medio-alta (rettilinei), se progressivamente dosati, sono correlati con un numero inferiore di infortuni ai posteriori della coscia. Questa è in parte una novità in quanto fino a poco tempo fa si era convinti che gli “allunghi” fossero la causa principale delle lesioni a questo gruppo muscolare. Oggi invece si tende ad affermare come siano allo stesso tempo “la causa e la soluzione” (Edouard et al 2019, Hegyi et al 2019, McCall et al 2020); questo perché è stata vista un’elevata eterogenicità del reclutamento dei singoli muscoli che compongono questo comparto dell’arto inferiore tra soggetto e soggetto (Higashihara et al 2017). Di conseguenza gli sprint rappresentano le forme allenanti principali per reclutare in maniera specifica questi gruppi muscolari, più di quanto facciano movimenti funzionali come il single leg deadlift, l’hip trust, il nordic hamstring, ecc.

    Personalmente propongo gli sprint (tra i 30-40m) in maniera estremamente graduale il Mercoledì (dilettanti). Affinchè abbiano un buon impatto coordinativo, chiedo che vengano svolti ad intensità quasi massimale (ma non al 100%), con particolare attenzione alla fase lanciata, durante la quale il piede “deve” impattare il più possibile sotto il baricentro.

    Infatti, i movimenti del calciatore (fatta di accelerazioni/decelerazioni e cambi di direzione) tendono nel tempo a sviluppare in maniera preponderante i muscoli della coscia, facendo assumere a questi un “peso” eccessivo nel gesto della corsa. In questo modo, il calciatore tende a perdere efficienza in altri gruppi muscolari come i glutei e quelli del polpaccio.

    Stimolando invece una corsa ad alta intensità, focalizzandosi con l’appoggio del piede il più possibile sotto al baricentro, si riescono a reclutare anche i gruppi muscolari che meno sono utilizzati nella frequente gestualità del calciatore, limitando parte degli squilibri che possono generarsi (Sannicandro et al 2020); non solo, in questo modo si tende ad anticipare l’attivazione degli estensori dell’anca nel momento che precede l’impatto del piede al suolo, garantendo una maggior spinta orizzontale (Morin et al 2015).

    Potete approfondire la metodologia e l’importanza degli sprint in allenamento nel nostro post dedicato alla corsa del calciatore.

    Altri movimenti che hanno un’ottima efficacia allenante, sono tutte le andature di pre-atletica ad alta intensità come gli skip (basso/alto, avanti/indietro) nelle varie forme, la corsa calciata, la corsa balzata (alle varie distanze), ecc…purchè introdotte in maniera graduale nel processo d’allenamento.

    Esercitazioni a bassa intensità e bassa difficoltà esecutiva

    Sono le stesse andature atletiche citate sopra, ma ad intensità più basse; a mio parere hanno un ottimo impatto defaticante a fine seduta, soprattutto se precedute da allungamenti posturali. Per queste “andature” ho preso spunto dal “giro di skip” del metodo Rosser.

    La bassa intensità con la quale sono svolte, non comporta nessun affaticamento aggiuntivo, ma aiuta (a mio parere) a terminare l’allenamento con uno stimolo coordinativo che può lasciare le catene muscolari meno “contratte”. Solitamente li propongo durante i periodi in cui si incrementa il carico di lavoro (pre-campionato o richiamo invernale) e in tutte le condizioni in cui c’è la necessità di fare un defaticamento particolarmente efficace, come negli allenamenti inframezzati tra le partite infrasettimanali.

    le ritengo utili anche nel riscaldamento/attivazione, quando le condizioni del campo non consentono altri tipi di lavori coordinativi.

    Riassunto conclusivo ed applicazioni pratiche

    Nei settori dilettantistici, quello che differenzia la coordinazione da altre capacità generali, è la possibilità di migliorarla durante tutta la stagione; mi spiego meglio. Se, ad esempio, per le qualità aerobiche il lavoro è orientato ad un aumento progressivo del carico nella preparazione e nella fase iniziale della stagione (perché migliora la qualità di recupero); nelle fasi successive si tende generalmente a mantenere la condizione con una stabilità del carico allenante o ad un lieve aumento dovuto ad una maggior conoscenza del contesto.

    Per quanto riguarda la coordinazione invece, a mio parere è possibile (a pari tempo dedicato) aumentare continuamente il carico, tramite un incremento della difficoltà delle esercitazioni; infatti, i miglioramenti a cui va incontro la coordinazione sono piuttosto stabili, e necessitano molto meno “mantenimento” rispetto alle qualità condizionali (potenza aerobica e qualità neuromuscolari).

    Considerando poi che le capacità coordinative sono legate anche alle qualità condizionali (potenza aerobica e rapidità) e tecniche, i potenziali progressi del calciatore durante l’anno diventano possibili, in particolar modo nei settori dilettantistici dove i margini di miglioramento sono maggiori.

    Cliccando sull’immagine sotto potrai accedere al Canale telegram dedicato alla Preparazione atletica nei dilettanti nel quale potrai scaricare gratuitamente il nostro “eserciziario” per i lavori atletici e coordinativi nei settori dilettantistici.

    Settimanalmente, pubblicheremo contenuti esclusivi solamente per gli iscritti al canale, oltre a mantenervi informati su tutti gli aggiornamenti e nuove pubblicazioni del nostro sito

    preparazione atletica dilettanti

    Se invece sei interessato alla preparazione atletica e coordinativa nei settori giovanili, puoi accedere (sempre gratuitamente) al Canale dedicato all’allenamento motorio ed atletico nel settore giovanile.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico ASD Monticelli Terme, istruttore Scuola Calcio MT1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it

  10. Mezzi di allenamento per la Scuola Calcio: “La Battaglia di palloni” (prima parte)

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    Nel precedente post abbiamo descritto un esercizio (Il gioco dello scalpo) particolarmente interessante per sviluppare l’Agilità nella scuola calcio, in particolar modo nella categoria Piccoli Amici (I°-II° Elementare), sempre seguendo i concetti di

    • Coordinazione come presupposto per le capacità tecniche e tattiche del giovane calciatore.
    • Vicarianza tra gli esercizi di coordinazione a secco e Sport praticato.
    • Organizzazione metodologica per lo sviluppo della coordinazione in pochi gruppi di tanti esercizi (Agilità, Senso del movimento, Senso del gioco).

    La Battaglia di palloni rientra nella categoria di esercitazioni utili in particolar modo per il Senso del Movimento nei primi 3 anni di Scuola Calcio. Le varianti più impegnative di questo tipo di esercitazione permettono anche di lavorare su alcuni aspetti tecnici in maniera globale come il Tiro o la “conduzione+tiro”.

    ESERCITAZIONE DI BASE

    Per questo mezzo allenante è necessario utilizzare una palestra o un campo di calcio di dimensioni limitate con la recinzione, per impedire che la palla esca dalla zona di gioco. La lunghezza del campo non dovrebbe superare quella di un campo di “calcio a 5”; per i bambini di I-II° elementare è meglio non andare oltre le dimensioni di un campo da basket. La variate più semplice prevede dividere il gruppo in 2 squadre. Ogni squadra verrà assegnata ad una metacampo (non è possibile andare nella metacampo avversaria).

    Al via dell’allenatore vince la squadra che alla fine dei 2 minuti di gioco ha meno palloni nella propria metacampo. Le prime varianti di questa esercitazioni consistono nel “buttare” i palloni nella metacampo avversaria nei seguenti modi:

    • Utilizzo esclusivo delle mani (e di varie forme di “lancio” come il bowling, all’indietro, 1 mano, come rimessa laterale, ecc.).
    • Utilizzo del tiro “mano-piede” (tipo rimessa del portiere dal fondo)
    • Esclusivo utilizzo dei piedi (esclusivo utilizzo del piede debole).

    La forma di gioco che immediatamente prenderà parte sarà quella di una vera e propria battaglia di palloni che entusiasmerà particolarmente i bambini. Ovviamente è necessario utilizzare palloni di gomma o di spugna (di consistenza e dimensioni diverse). Affinché lo sforzo sia adeguato all’età dei bambini è opportuno strutturare il tutto in diverse “minipartitite” di 2’ con almeno 1’ di pausa durante il quale l’allenatore conterà i palloni di ogni metacampo: chi ha meno palloni nella propria metà ha vinto!!!

    QUALITA’ ALLENATE

    La tabella sopra rappresenta le caratteristiche allenanti (in relazioni alle capacità coordinative) del gioco analizzato:

    • Agilità: è modestamente allenata perché il bambino, durante le fasi di gioco è alla continua ricerca di palloni da lanciare/calciare che cambiano direzione (soprattutto quelli da rugby) rimbalzando nella palestra. Inoltre, negli ultimi secondi (magari scanditi dall’allenatore) sarà ancor più incitato nell’eseguire anche i lanci/calci in maniera rapida.
    • Senso del movimento: rappresenta la qualità più allenata in quanto il giocatore non solo interagisce con la palla in tanti modi (per lanciare/calciare), ma è particolarmente stimolata la lettura della traiettoria della pala e il fermarla con le varie parti del corpo (presupposto delle qualità di “ricezione della palla”).
    • Senso del gioco: poco allenato per la semplicità del gioco. Gli aspetti che però permette di curare nei primi mesi di allenamento sono il rispetto dei tempi, degli spazi di gioco e dei compagni (non litigare per la palla).

    N.B.: a differenza del Gioco dello Scalpo, questo mezzo utilizza anche la palla, quindi è da considerare maggiormente specifico per il calcio (soprattutto in relazioni alle varianti che andremo a vedere successivamente). Inoltre, le lunghe fasi di gioco (rispetto ad altri mezzi) stimolano la Resistenza in maniera ottimale; infatti i bambini hanno una capacità maggiore (rispetto agli adulti) di regolare lo sforzo di gioco in maniera autonoma (si fermano o rallentano spontaneamente quando sono stanchi e riprendono con naturalezza quando la fatica svanisce).

    VARIANTE CON TIRO IN PORTA

    La variante tecnica più interessante di questo mezzo consiste nel disegnare un’area per ogni porta (ad esempio con dei cinesini) e un’altra area quadrata/rettangolare a destra della propria metacampo, detta “zona di tiro”. Dalla figura sotto si può notare benissimo che la “zona di tiro” corrispondente della Squadra A è quella rossa, mentre della Squadra B è l’area blu.

    • Non potendo uscire dalla propria metacampo (e senza usare le mani), ogni giocatore dovrà condurre un pallone nella propria “zona di tiro” e tirare alla porta avversaria; il gol è valido solamente se il tiro è stato effettuato dalla propria zona di tiro. Una volta tirato, andrà a recuperare un altro pallone nella propria metacampo e conducendola nuovamente nella propria “zona di tiro” per segnare agli avversari.
    • Nella propria area di rigore (delimitata dai cinesini rossi) è possibile toccare la palla con le mani (per parare); è possibile giocare con un numero indefinito di portieri.
    • Ogni giocatore (pur rimanendo nella propria metacampo) può liberamente fare il portiere o andare nella propria “zona di tiro” per segnare in qualsiasi momento del gioco.
    • Vince la prima squadra che riesce a fare 5 gol.

    Questa variante è particolarmente interessante per diversi motivi: il primo è che ogni giocatore può liberamente scegliere il proprio ruolo all’interno della squadra e cambiarlo continuamente stimolando la coordinazione e il “calciare” la palla in piena libertà (caratteristiche per i più piccoli facilità l’apprendimento e il divertimento). Il secondo aspetto interessante è di natura tecnica; il bambino è costretto a condurre la palla entro certi limiti (zona di tiro, propria metacampo,ecc.) che alla loro età è di per sè uno stimolo tecnico abbastanza importante. Il terzo aspetto da non sottovalutare è che in questo modo viene stimolata la tecnica del tiro (seppur in maniera globale) con una “densità” elevata (tanti tiri nell’unità di tempo), che raramente si riesce ad ottenere durante le esercitazioni analitiche per il tiro in porta.

    Variante piede debole: è possibile vincolare la segnatura della rete al solo utilizzo (durante il tiro) del piede debole. Ovviamente la “zona di tiro” dovrà essere più “vicina” rispetto all’esercizio canonico, quindi (in riferimento alla figura sopra) la Squadra A tirerà dalla “zona blu” (che sarà l’unica parte di metacampo avversaria nella quale potrà entrare), mentre la Squadra B dalla “zona rossa”.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  11. Mezzi di allenamento per la categoria “Piccoli Amici”: Il gioco dello scalpo.

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    Gia nel post sulla coordinazione, abbiamo citato l’importanza dell’allenamento delle capacità coordinative come presupposto fondamentale per lo sviluppo delle capacità tecniche e tattiche del giovane calciatore. Abbiamo inoltre citato il concetto di vicarianza: l’allenamento della coordinazione “a secco” è sport-specifica e deve essere improntato sugli aspetti fondamentali della performance che poco sono allenati con la palla (altrimenti si parlerebbe di allenamento tecnico-tattico), sopratutto in funzione dell’età considerata.

    Essendo la coordinazione presente in qualsiasi movimento, è opportuno diversificare le capacità coordinative specifiche di ogni sport in pochi gruppi (vedi tabella sotto) ed individuare quali possono essere gli allenamenti “a secco” (cioè senza palla) che possono essere utili prerequisiti alla performance calcistica.

    Il Gioco dello scalpo rientra nella categoria di esercitazioni utili per l’agilità per la categoria Piccoli amici.

    ESERCITAZIONE DI BASE

    Com’è possibile vedere nella figura sopra, il campo di gioco è formato da un rettangolo di dimensioni 10 x 15m per 2 giocatori; ogni giocatore avrà una “coda” che potrà essere un nastro bianco-rosso (di altro colore o una casacca) inserito nella parte posteriore dei pantaloncini, che deve spuntare per almeno 40-50 cm. Al “via” dell’allenatore vince il primo giocatore che riesce a prendere la coda dell’avversario senza farsi prendere la sua e senza uscire dal campo; ovviamente non è possibile afferrare parti del corpo o indumenti del compagno. Il tempo di gioco di ogni “sfida“ non dovrebbe durare più di 15-20” (oltre tale tempo verrà sancito il pareggio).

    Possono giocare più coppie contemporaneamente all’interno dello stesso campo; per garantire un’adeguata densità di gioco è consigliabile far giocare una coppia ogni 2-3 turni.

    QUALITA’ ALLENATE

    La tabella sopra rappresenta le caratteristiche allenanti (in relazioni alle capacità coordinative) del gioco analizzato:

    • Agilità: rappresenta la qualità allenata in maniera preponderante; il giocatore non solo deve essere “rapido” di gambe e di braccia, ma deve anche tenere una buona base d’appoggio (gambe sufficientemente larghe per cambiare velocemente appoggi) che rappresenta un prerequisito importante per i cambi di direzione.
    • Senso del movimento: malgrado sia poco allenato, il giocatore deve comunque essere in grado di mantenere una giusta frontalità nei confronti dell’avversario per non “esporre” la propria coda e spostarsi mantenendo continuamente questo tipo di atteggiamento (anche quando cerca di afferrare la coda dell’avversario).
    • Senso del gioco: le prime volte che si gioca può accadere che uno dei 2 contendenti “scappi” per non farsi prendere, mentre l’altro lo insegui continuamente; in questo caso è da stimolare il concetto (attraverso un dialogo deduttivo) che per “non farsi prendere la coda” è sufficiente mantenere una certa “frontalità” senza dover scappare. Il senso del gioco è poco allenato, ed esclusivamente in relazione alle dimensioni del campo (cercare di non uscire) che può comunque essere ristretto per avere un maggior effetto allenante nei confronti di questa qualità.

    N.B.: è particolarmente importante formare coppie di giocatori con caratteristiche omogenee, altrimenti si rischierebbe di far durare troppo poco il gioco. Inoltre è bene riproporre il gioco diverse volte nella stagione, perché solo abituandosi a giocare, l’impronta allenante è maggiore.

    VARIANTI

    • A coppie legati per una casacca: i 2 contendenti tengono (afferrano) con una mano gli estremi opposti della stessa casacca. In questo caso è possibile vincere anche se l’avversario lascia la casacca. Questa variante diventa maggiormente allenante nei confronti del Senso del gioco, perché i fattori che possono determinare la vittoria sono 2 (prendere la coda dell’avversario o indurlo a lasciare la casacca). Il “tirare” la casacca con cui si è legati può anche indurre l’avversario ad una più facile esposizione della coda; questo elemento è allenante anche nei confronti dell’equilibrio e della postura.

    • Partita a 2 squadre: ci si dispone a coppie di “sfidanti” (almeno 3 coppie, vedi figura sopra); se un giocatore riesce a togliere la coda al proprio avversario diretto, “aiuta” un altro compagno, mentre l’avversario senza coda esce dal campo. Ulteriore variante è quella di giocare con più elementi, ma senza determinare a priori gli sfidanti; a chi viene tolta la casacca può rientrare dopo aver fatto un percorso tecnico/coordinativo (in tal caso, il tempo di gioco deve essere aumentato e bisogna concedere pause adeguate).
    • Gioco delle mollette: è un esercizio propedeutico alla scherma; si attaccano alla maglia (o pantaloni) 4 mollette da bucato ad ogni contendente. Vince il primo che riesce a togliere più mollette all’avversario nel tempo prestabilito. Le mollette solitamente vengono attaccate frontalmente (2 all’altezza delle spalle e 2 nella parte inferiore dei pantaloncini), per questo motivo è meno allenato in Senso del movimento (si usano meno i movimenti di torsione), ma in questo caso il gioco non rischia di finire precocemente perché gli “elementi” da staccare all’avversario sono 4 e non uno.

    CONCLUSIONI

    “Il gioco dello scalpo” rappresenta un buon esercizio allenante per l’Agilità nella categoria Piccoli Amici; è facile da spiegare, semplice da giocare e stimola particolarmente l’interazione con l’avversario (che piace molto ai più piccoli).

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  12. Calcio e Coordinazione (seconda parte)

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    Nel precedente post abbiamo visto come l’allenamento delle capacità coordinative debba tenere in considerazione i seguenti presupposti:

    • Raggruppare in pochi gruppi le capacità importanti nel calcio, perché la suddivisione classica non permette un approccio metodologico chiaro.
    • Individuare i mezzi di allenamento “a secco” (cioè senza palla) che hanno utilità diretta nella formazione del calciatore e nel miglioramento della performance calcistica.

    Abbiamo poi raggruppato le varie capacità coordinative in 3 gruppi (“Agilità”, “Senso del movimento” e “Senso del gioco”) e approfondito l’Agilità. In questo post approfondiremo il “Senso del movimento” e il “Senso del gioco”.coordinative

    MEZZI RIVOLTI ALL’ALLENAMENTO DEL SENSO DEL MOVIMENTO

    Al calciatore è richiesta un’elevata padronanza del proprio corpo e dei vari movimenti con e senza palla. Saper combinare elementi tecnici e atletici (come la guida della palla), saper “leggere” le traiettorie della palla, saper differenziare il tocco di palla con la giusta intensità sono alcuni fondamentali del gioco del calcio che si sviluppano grazie al “Senso del movimento”. Com’è facile intuire, gran parte di questa abilità si sviluppa tramite esercitazioni con la palla (che rientrano quindi nell’allenamento tecnico/tattico), ma alcuni particolari vanno necessariamente allenati “a secco” perché non sufficientemente stimolati con il normale allenamento. Rientrano in questo raggruppamento di mezzi (cioè il “Senso del movimento”):

    • Le esercitazioni rivolte all’apprezzamento delle distanze e delle traiettorie della palla in volo; presupposti fondamentali per il colpo di testa, per la gestione delle palle alte e delle parate per il portiere. Infatti è poco utile insegnare la tecnica di determinati fondamentali se prima non si è in grado di “leggere” le traiettorie della palla in volo.
    • Mezzi rivolti al mantenimento dell’equilibrio durante i “contrasti”: la capacità di “tirare” e “spingere” in maniera corretta (cioè senza far fallo) mantenendo la padronanza dell’equilibrio e del corpo è peculiarità degli atleti dotati di maggiore “fisicità”, ma può anche essere allenata “a secco” con opportune esercitazioni.
    • La gestione delle “cadute” durante le fasi di gioco può essere volontaria (scivolate, uscite del portiere) o involontaria (perdita di equilibrio a seguito di contrasti o altre situazioni); soprattutto in quest’ultimo caso, la caduta può essere causa di infortuni agli arti superiori (lesioni al polso) soprattutto nei settori giovanili. In altre parole, una maggior “consapevolezza” del corpo in “caduta” può non solo migliorare alcuni elementi tecnici (scivolate, uscite del portiere, ecc.), ma anche prevenire infortuni accidentali e far riprendere più facilmente l’equilibrio.

    Fattori fisiologici: come avviene per alcuni elementi dell’agilità, nei primi 8-9 anni di vita avviene la maturazione definitiva della corteccia celebrale (massima plasticità nell’apprendimento dei movimenti), quindi in questa fase è fondamentale il lavoro sul “Senso del movimento”, per lo meno fino all’inizio della pubertà. Successivamente si lavora sul “mantenimento” in maniera più specifica, cioè con la palla.

    Evidenze scientifiche: come evidenziato nella famosa ricerca di Ford e coll del 2011 (vedi sotto Approfondimenti) in relazione all’allenamento a lungo termine, un patrimonio motorio vasto e globale in età giovanile è il presupposto ideale per lo sviluppo delle qualità tecniche in età adulta; in questo contesto si inserisce l’allenamento del ”Senso del movimento”.

    Indicazioni metodologiche: dalle considerazioni fatte sopra, è facile intuire come questo tipo di esercitazioni sono da inserire nell’allenamento nella fascia pre-puberale; importante è la sinergia con lo sviluppo cognitivo del calciatore in erba nel creare le giuste motivazioni all’apprendimento. Senza addentrarci nei dettagli, possiamo elencare l’utilità di esercitazioni (sia in forma analitica che ludica) in cui si lanciano/afferrano palloni, in cui si “gioca/afferra” la palla a terra, in cui si “tira e spinge” e percorsi che comprendono salti, rotolamenti e capovolte.

    MEZZI RIVOLTI ALL’ALLENAMENTO DEL SENSO DEL GIOCO

    Questo terzo raggruppamento rappresenta un elemento della performance calcistica spesso trascurato, cioè quello legato alla comprensione delle dinamiche cognitive del movimento (“scelte” di gioco). Il calciatore deve essere “rapido nel pensare” ed “abile nel fare”; l’allenamento calcistico tradizionale è prevalentemente orientato sull’ “abilità nel fare”, mentre spesso la “rapidità nel pensare” è trascurata; quest’ultima è rappresentata proprio dal “Senso del gioco” e corrisponde a Capacità coordinative tradizionali importanti come la Capacità di anticipazione motoria (degli eventi del gioco), l’Intelligenza motoria e la Fantasia motoria. Le recenti evidenze scientifiche (vedi sotto) hanno sottolineato l’importanza di questa qualità, il cui allenamento deve essere fortemente correlato all’età (cioè al grado di maturazione) dei giocatori.

    Evidenze scientifiche e fisiologiche: senza addentrarci nella specificità delle ricerche, è stato visto che gli atleti di alto livello (rispetto a quelli di caratura inferiore) tendono a rivolgere l’attenzione verso un campo visivo più vasto, e allo stesso tempo riescono a orientare/restringere l’attenzione verso gli elementi più cruciali del gioco. In altre parole, un livello maggiore di gioco è correlato alla capacità degli atleti di allargare e restringere l’attenzione a seconda delle situazioni di gioco, focalizzandosi sugli elementi predittivi dello svolgimento dell’azione; riassumendo, gli atleti più bravi sono in grado di focalizzare l’attenzione sugli elementi che meglio sono in grado di predirre/anticipare il risultato di un’azione motoria.

    Ovviamente questi risultati non chiariscono se determinate strategie attentive siano frutto di doti individuali o siano il risultato dell’allenamento, ma mettono l’accento su qualità che, nei più giovani, sono spesso trascurate.

    Indicazioni metodologiche: “il gioco” rappresenta la forma di allenamento fondamentale per questa qualità. Non sempre le “semplici partitelle” sono in grado di allenare questa qualità, soprattutto nelle categorie dei più giovani, perchè le difficoltà di controllo della palla in queste fasce d’età diventa il fattore limitante allo svolgimento del gioco. È quindi importante proporre giochi (con e senza palla) in cui la focalizzazione dell’attenzione diventi l’elemento fondamentale. Se contemporaneamente sono stimolati altri gruppi di capacità coordinative (come l’Agilità e il Senso del gioco) è ancora meglio. Per i più piccoli (categoria Piccoli Amici) è possibile utilizzare giochi semplici come il Lupo, il Ragno, lo Scalpo, il gioco del Pistolero, ecc. Nella categoria Pulcini possono essere inseriti altri giochi come The Doctor, Rubapalla o altri giochi sportivi (come Pallamano o Basket) quando ci si allena in palestra. Per la categoria Esordienti invece è bene che vengano considerate le esercitazioni Psicocinetiche. Tutti questi giochi, possono essere modificati, non solo rendendoli più complessi, ma anche inserendo la palla e/o elementi tecnici, dando continuità al tema affrontato nell’allenamento.

    N.B.: è facile intuire come queste esercitazioni richiedono un elevato livello d’attenzione da parte dei giocatori; l’aspetto emozionale gioca un ruolo rilevante nella percezione cosciente dell’azione, quindi maggiore è il divertimento e la motivazione e maggiore sarà l’effetto allenante di queste proposte.

    Esiste un legame tra la prevenzione degli infortuni e coordinazione?

    Attualmente non è possibile dare una risposta soddisfacente in base ai risultati delle evidenze scientifiche, perché le ricerche in questo ambito sono troppo poche. È però ragionevole pensare che un patrimonio motorio vasto e differenziato (in cui la capacità coordinative hanno un ruolo significativo) metta il calciatore nelle condizioni di trovarsi raramente in situazioni in cui “sia impreparato” e quindi andar difficilmente incontro ad infortuni.

    Ai seguenti link, puoi leggere i 2 articoli specifici dedicati all’allenamento delle capacità coordinative nelle varie fasce d’età:

    Approfondimenti bibliografici

    Autore: Melli Luca allenatore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

     

     

  13. Calcio e coordinazione (prima parte)

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    Negli ultimi anni si sta rivalutando l’importanza della coordinazione (o meglio, sarebbe dire l”Insieme delle Capacità Coordinative”) nel calcio, sia come prerequisito delle qualità tecniche che come aspetto fondamentale per la prevenzione degli infortuni.

    Definizione capacità coordinative: presupposti generali che consentono guida, controllo e correzione del movimento al fine di renderlo preciso ed economico. In altre parole, facilitano il perfezionamento di movimenti complessi nei diversi stadi dell’apprendimento e consentono un rapido adattamento a condizioni esterne variabili o diversificate.

    Tuttavia molti istruttori/allenatori rimangono ancora ancorati alla vecchia suddivisione “scolastica” delle Capacità Coordinative che vede un lungo elenco (che varia da autore ad autore) di qualità da “esercitare”, tra le quali ricordiamo:

    • destrezza fine,
    • capacità d’equilibrio,
    • elasticità di movimento,
    • capacità di combinazione motoria,
    • fantasia motoria,
    • orientamento spazio-temporale,
    • differenziazione dinamica,
    • anticipazione motoria,
    • reazione motoria,
    • memorizzazione motoria,
    • ritmizzazione.

    In altre parole, manca una corretta visione in grado integrare queste qualità all’interno del gioco del calcio. Facciamo alcuni esempi:

    La capacità di equilibrio del calciatore è diversa da quella del pattinatore, sia perché si “gareggia” su superfici diverse, sia perché gli elementi “disequilibranti” dei 2 sport sono diversi. Infatti, nel pattinaggio le rotazioni (soprattutto quelle in volo) sono elementi che non sono presenti nel calcio, nel quale invece hanno un aspetto preponderante, come elementi disequilibranti, i contrasti.

    Anche la capacità di ritmo è disciplina-specifica; nella Ginnastica ritmica è la melodia di un pezzo musicale a dare la cadenza dei movimenti da effettuare, mentre nel calcio (ad esempio nella conduzione della palla) è l’integrazione del contesto di gioco con la sensopercettività dei recettori muscolari.

    Essendo la coordinazione presente in qualsiasi movimento, è opportuno diversificare le capacità coordinative specifiche di ogni sport in pochi gruppi ed individuare quali possono essere gli allenamenti “a secco” (cioè senza palla) che possono essere utili prerequisiti alla performance calcistica. Possiamo quindi affermare che

    l’allenamento della coordinazione “a secco” è sport-specifica e deve essere improntato sugli aspetti fondamentali della performance che poco sono allenati con la palla (altrimenti si parlerebbe di allenamento tecnico-tattico), sopratutto in funzione dell’età considerata.

    Nel calcio possiamo raggrupparle in 3 mezzi di lavoro principale:

    • Mezzi rivolti all’allenamento dell’agilità: cioè l’insieme di qualità coordinative che fungono da presupposto allo sviluppo e alla stabilizzazione della rapidità. Particolare attenzione va data alla “tempestività” dei vari stimoli allenanti durante la crescita (dettagli nel terzo post della rapidità), per sfruttare la sensibilità delle varie qualità fisiologiche (plasticità nervosa, mielinizzazione fibre motorie, ecc.) nelle varie fasi dello sviluppo.
    • Mezzi rivolti all’allenamento del “Senso del movimento”: cioè l’insieme di qualità che permettono di avere una certa precisione dei movimenti; è particolarmente allenabile in fase pre-puberale (fino 11-12 anni). Nella fase puberale si assiste ad un peggioramento temporaneo (per l’incremento della forza e della lunghezza degli arti), per poi ritornare particolarmente allenante nell’adolescenza.
    • Mezzi rivolti all’allenamento del “Senso del gioco”: cioè l’insieme di qualità che permettono di comprendere le dinamiche cognitive del movimento (orientamento delle “scelte” durante il gioco), le cui potenzialità incrementano con la maturazione mentale del soggetto.

    MEZZI RIVOLTI ALL’ALLENAMENTO DELL’AGILITA’

    La rapidità dipende da diversi fattori, sia di natura muscolare (capacità contrattili delle fibre muscolari, percentuale fibre veloci, ecc.) che nervosa (legate al controllo motorio del movimento e alla velocità dell’impulso nervoso). L’agilità (come capacità coordinativa) è possibile collocarla nella componente legata al controllo motorio della rapidità dei movimenti.

    Fattori fisiologici: nei primi 8-9 anni di vita avviene la maturazione definitiva della corteccia celebrale (massima plasticità nell’apprendimento dei movimenti), perciò è maggiore l’allenabilità della frequenza dei passi e dell’accelerazione, oltre alla capacità di reagire ed adattarsi agli stimoli esterni. Nei 2-3 anni successivi è presumibile ipotizzare che l’incremento della rapidità sia prevalentemente dovuta a fattori nerumuscolari periferici, per poi subire una stasi nella fase puberale in cui predomina lo sviluppo dell’esplosività.

    Evidenze scientifiche: oltre alla gia citata ricerca di Venturelli del legame tra Coordinazione, Tecnica e Rapidità, aggiungiamo quella di Sasaki e coll 2007 (VI° Congresso del Calcio ad Antalya) in cui è stato visto come la “corsa all’indietro” sia maggiormente relativa a fattori coordinativi piuttosto che muscolari. Sempre allo stesso Congresso, Cicirko e coll presentarono uno studio longitudine di 5 anni (settore giovanile) in cui è stato osservato che i giocatori più bravi nell’1vs1 erano quelli dotati di maggiore coordinazione, in particolar modo di reazione ed adattamento dei movimenti.

    Indicazioni metodologiche: la fase critica per allenare l’agilità è prima della fase puberale, anche se il lavoro di mantenimento deve perdurare per tutta la carriera del calciatore. La metodologia deve essere incentrata sia sulle componenti analitiche (minicircuiti coordinativi senza palla con esigenza di velocità e correttezza esecutiva) per sviluppare frequenza/accelerazione, che sulle capacità di reazione/adattamento. Per sviluppare quest’ultima qualità vengono utilizzati giochi di difficoltà adeguata all’età in cui c’è una continua ed intensa richiesta di cambi di direzione per adeguarsi alle situazioni contingenti (come avviene nel calcio); per i bambini più piccoli possono essere utili giochi semplici, come quello del Lupo, dell’Orco, degli Stregoni, ecc. mentre per i più grandi Acchiapparella e i vari Giochi Psicocinetici. Ricordiamo il gia citato doppio legame (si influenzano a vicenda) tra le esercitazioni di 1c1 e la coordinazione com’evidenziato nel primo post sull’1c1 soprattutto per i più piccoli.

    movimento specifico funzionale

    Nel prossimo post verranno analizzati i mezzi rivolti al miglioramento del “Senso del movimento” e del “gioco” e il ruolo che può avere la coordinazione nella prevenzione infortuni.

    Vai alla seconda parte.

    Approfondimenti bibliografici

    • Cicirko L, Sadowski J. Motor coordination abilities and technical action of junior football players. VI° Congress on Science and Football, 16-20 Gennaio 2007;Antalya, Turchia.
    • Mogni JC. Un mondo di giochi. Edizioni Correre, 2008
    • Sasaki S, Fukubayashi T, Kaneko S, Hirose N, Fukano M, Sakagami M. Backvard cutting in soccer players. VI° Congress on Science and Football, 16-20 Gennaio 2007; ANtalya, Turchia.

    Autore: Melli Luca allenatore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  14. Responseball: il nuovo modo di allenare la reattività dei portieri!

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    La novità assoluta dall’Inghilterra riservata ai portieri, ma non solo!

    Responseball giunge in Italia attraverso un accordo tra MisterManager.it e l’Azienda madre già famosa nel Regno Unito e fornitrice di società calcistiche quali: nazionale Scozzese, Liverpool, Arsenal, West Ham, Ipswich Town, Hibernian, Aberdeen, Blackpool, Cardiff City, Carlisle United e molti altri club semi-professionistici e di dilettanti, nonchè i relativi settori giovanili.

    Il termine “Responseball” è composto da due vocaboli: “ball” che tutti conosciamo e sta per “Pallone” e “Response”, letteralmente “condizionato”, quindi pallone (dal rimbalzo) “condizionato”.

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    Responseball è un pallone dedicato alla preparazione dei portieri, al miglioramento della reattività, dei riflessi, della coordinazione e grazie al modello “Max” anche della forza.

    Ma può essere utilizzato anche nelle Scuole calcio in esercitazioni a finalità ludica in cui si vuole curare l’aspetto della coordinazione e della reattività in spazi e tempi minimi, quindi anche della psicocinetica.

    I prodotti sono in continua osservazione, e nel tempo, gli studi e le ricerche hanno contribuito ad un miglioramento ottimale del pallone RESPONSEBALL. Ci sono ora 3 differenti modelli in catalogo: Origin, Elite e Max.

  15. Speedbol: tecnica, agilità, intensità, divertimento….. e profitto!

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    Finalmente anche da noi sbarca una grande novità, per le società sportive ma non solo. È nato Speedbol, la serie di mini-campi da gioco per la pratica di sport diversi, utile per l’allenamento tecnico e per la creazione di eventi speciali e tornei di ogni tipo.

    I mini pitch Speedbol sono campi polifunzionali di dimensioni contenute (il modello più utilizzato è 8×16 metri, quella massima 12×24 metri).

    Nati all’origine come spazi di gioco sicuro e veloce per il calcio, permettono di lavorare su tecnica e rapidità sia con le categorie maggiori sia per le giovanili (in particolare permette divertenti diversivi 3vs3 o 4vs4 con Pulcini o Piccoli Amici). Ma i mini pitch vengono declinati da Speedbol in numerose soluzioni per sport differenti. Offrono così la possibilità di sviluppare l’impiantistica sportiva, sia questa pensata per il calcio e il calcetto, l’hockey su rotelle, il tennis, il basket, la pallavolo o il beach volley. I mini pitch Speedbol sono ideali sia per l’utilizzo privato, dati i costi contenuti e la semplicità di installazione, che consente usi comunitari, in scuole, società sportive, colonie per bambini e ragazzi, oratori, case di detenzione o di cura e molto altro ancora.

    Si può utilizzare persino in piazze cittadine o in centri commerciali, per giornate evento all’interno di feste, fiere, sagre, ricorrenze di ogni tipo. Per chi volesse provarlo per una occasione, 2erre offre la possibilità di noleggio. Il gioco è rapidissimo ed intenso. Le sponde che delimitano il mini pitch e la rete che lo chiude fanno sì che la palla resti sempre in gioco. Il tutto in piena sicurezza. Un particolare sistema di ancoraggio permette, infatti, di adattare il campo ad ogni tipo di superficie di supporto, purché rigida (asfalto, terra battuta, cemento, pavimentazioni in pietra e via dicendo).

    In alternativa, la versione “mobile” permette di utilizzare Speedbol anche su terreni irregolari. A seconda delle necessità e dei diversi tipi di gioco, Speedbol prevede diverse soluzioni per il fondo. Erba artificiale, mattonelle anti-shock in E.P.D.M. o poliuretano, e per determinate discipline, tra cui il tennis, superficie in erba sintetica ad altissima densità.

    Speedbol è anche una fonte di reddito. Chi acquista la struttura può a sua volta utilizzarla ad esempio affittandola nelle ore serali a gruppi amatoriali, creando nuove kermesse o tornei. In aggiunta, i 32 pannelli perimetrali della struttura possono essere utilizzati come spazi pubblicitari per gli sponsor. Tutto questo per agevolare la società sportiva nel rientrare della spesa di acquisto.

    MisterManager, in qualità di collaboratore del rivenditore ufficiale (2erreorganizzazioni), vi può fornire tutte le informazioni tecniche su Speedbol e i suoi costi, al numero di telefono 347.2118122, tramite e-mail o direttamente su Skype utilizzando il seguente link di connessione: [skype-status]

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