Fasi sensibili della tecnica calcistica

extracomunitario

(seconda parte)

Nella prima parte di quest’articolo abbiamo introdotto il concetto di “Fasi sensibili della tecnica calcistica”; andremo ora ad approfondire i criteri che hanno permesso di creare la nostra tabella e di come considerarla adattabile alle varie situazioni.

1)      Le maggiori difficoltà ad apprendere i movimenti sono ovviamente nelle età inferiori (6-7 anni) a causa della povertà degli schemi motori (si fissano con l’esperienza) e da fenomeni di “irradiazione” a livello del sistema nervoso centrale che possono rallentare i processi di fissazione.

2)      Dopo la pubertà (oltre i 14 anni) l’apprendimento della tecnica è più facile dal punto di “vista cognitivo” perché si comprendono meglio i compiti motori, ma può esserci difficoltà nell’apprendere i movimenti più semplici a causa della minore plasticità/adattabilità del tessuto nervoso.

3)      L’egocentrismo (rapporto “io-palla” molto forte) tipico delle fasi precoci permette di apprendere più velocemente alcuni fondamentali come il tiro e la conduzione, mentre per il passaggio può esserci un leggero ritardo.

4)      Ambidestrismo: l’inserimento analitico dell’allenamento del “piede debole” può avvenire solamente quando si è appresa con sufficiente precisione la tecnica con il piede forte (dominate).

5)      Gli elementi tecnici che richiedono una certa forza muscolare (Tiro da lontano e Passaggio lungo) sono allenabili solamente quando si assisterà ad un incremento marcato di questa qualità (pubertà, 12-13 anni)

N.B.: ovviamente queste considerazioni possono considerarsi “standard” e devono essere adattati alle varie condizioni che un allenatore può trovarsi (anni di esperienza dei calciatori, livello medio, programmi medio/lungo termine, ecc.).

Tiro

È importante introdurre il prima possibile l’abitudine a colpire con il collo del piede tenendo la “caviglia rigida”; di seguito si insegnerà a colpire la palla in movimento e successivamente sotto pressione temporale (presenza di un avversario, del portiere in uscita, ecc.). La precisione deve essere stimolata parallelamente alla capacità di “vedere” la porta/portiere/avversari.

L’utilizzo del piede debole deve essere incoraggiato sin da subito, ma l’allenamento analitico deve essere affrontato quando è stato consolidato lo schema motorio relativo al piede dominante. Il tiro è sicuramente il fondamentale che, anche tra gli adulti, viene meno effettuato con il piede debole; allo stesso tempo è un gesto che difficilmente è effettuato sotto maggiore pressione degli avversari. Ne deriva che grossa importanza riveste l’allenamento del saper calciare con il piede debole e in situazione di pressione temporale.

Conduzione della palla

Insieme al Tiro è il fondamentale che più va incontro alle esigenze dei bambini (egocentrismo), quindi ha una precoce allenabilità; nonostante questo, la didattica di questo fondamentale è molto lunga e si esaurisce solamente con l’annata dei Giovanissimi.

La prima tappa consiste nel saper guidare liberamente la palla in forma ludica (partite, 1c1, giochi coordinativi, ecc.) per acquisire la corretta ritmica ed abituarsi ad utilizzare tutte le parti del piede.

La seconda tappa è quella di essere in grado di proteggere la palla frapponendo il corpo tra palla/avversario. Parallelamente inizierà lo sviluppo analitico e l’utilizzo del piede debole.

La didattica dello sviluppo analitico consiste nell’impostare 3 varianti alla conduzione/protezione della palla:

  • Gestione della palla sotto il corpo
  • Cambi di direzione
  • Conduzione rettilinea

L’ultima tappa prevede il padroneggiamento (anche in forma analitica) di tutte le varianti nei vari contesti tattici tipici del calcio a 11; ad esempio, nella stessa azione riuscire ad effettuare correttamente “stop, protezione e inizio conduzione della palla con il piede più lontano dall’avversario”.

Passaggio

È il fondamentale che nei primi anni di scuola calcio si trova maggiore difficoltà ad insegnare a causa dell’egocentrismo (tendono a rapportarsi direttamente con la palla escludendo i compagni) dei bambini nelle prime classi elementari e per la difficoltà tecnica nel “dominare la palla” a quell’età. Allo stesso tempo il passaggio è un fondamentale con una certa componente collaborativa.

Per questo motivo, nella prima fase della didattica è possibile insegnare questo fondamentale sia con “giochi di precisione” (in cui lo scopo è quello di colpire bersagli tirando il pallone con i piedi da varie distanze) a “giochi collaborativi” in cui si utilizzano prevalentemente le mani, eliminando quindi la difficoltà della gestione “tecnica” della palla (ed inserendo i concetti rudimentali dello smarcamento, come il riconoscere e sfruttare gli spazi vuoti).

Dalla categoria Pulcini si potrà cominciare a focalizzarsi sulla capacità di discriminazione tra le varie opzioni tecnico/tattiche (passaggio/conduzione) oltre che cominciare a lavorare in maniera analitica con il piede debole. Man mano che migliora la capacità coordinativa riguardante “la discriminazione delle distanze e delle traiettorie” si può inserire il “passaggio lungo”.

Dagli Esordienti la tecnica del passaggio sarà sempre più in funzione della tattica e man mano che incrementa la forza muscolare si allungheranno le distanze e le traiettorie dei passaggi lunghi fino a completare la didattica nella categoria successiva tramite i cross analitici e i cambi di gioco nel campo a 11 giocatori.

CONCLUSIONI

Il discorso sulle “Fasi sensibili della tecnica calcistica” affrontato nei nostri 2 articoli spero abbia stimolato tecnici e istruttori a riflessioni e approfondimenti sull’argomento. Volevo solamente ri-focalizzarmi sul concetto di “allenabilità”: quando si parla di “fase/i sensibile/i di una certa qualità” (coordinativa, condizionale o tecnica) non significa che tale qualità debba essere allenata solamente in quella fase della crescita, ma che in tale fascia d’età gli stimoli allenanti trovano particolare risposta positiva al training e il trascurarla in quella fase dello sviluppo preclude la formazione completa del calciatore.

Infatti, le varie “doti” che l’atleta acquisisce nella propria crescita vanno comunque mantenute per tuta la carriera calcistica.

Ovviamente non è nostra intenzione esser esaustivi sull’argomento, ma dare indicazioni che permettano (grazie alla competenza, alla creatività e all’intuito di ogni allenatore) a chi è in contatto con i giovani calciatori non solo di “trasmettere abilità”, ma anche di “far acquisire competenze”! Saremmo contenti di ricevere commenti, consigli, critiche ed eventuali richieste di approfondimenti per poter fare una “terza parte” di questo articolo con le vostre riflessioni ed interventi. Scrivete pure al mio indirizzo e-mail o direttamente nel blog.

Autore: Melli Luca allenatore settore giovanile Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

 

6 Responses to Fasi sensibili della tecnica calcistica

  1. Per quanto riguarda l’egocentrismo….. come si deve fare per educare alla collaborazione? bisogna insegnare i movimenti specifici per imparare a collaborare, questi movimenti sono 1) – la corsa parallela, 2) l’incrocio, 3) la treccia, 4) la sovrapposizione, 5)l’ uno – due (tutta la gamma) se i bambini imparano a passare la palla, a smarcarsi per riceverla, a controllarla (stop) (stop a seguire) e a ripassarla, impareranno a collaborare, e se verranno insegnati anche i movimenti fondamentali individuali, impareranno ad eludere l’avversario individualmente al momento opportuno.
    Con questi movimenti si sviluppano gli schemi motori di base correre e calciare in movimento, con precisi punti di impatto del piede che vengono a contatto con la palla.

    • Luca Melli scrive:

      L’egocentrismo tipico dei primi anni delle elementari può essere sfruttato per far apprendere elementi tecnici e coordinativi tipici dell’1c1 come la conduzione/protezione della palla e altre capacità coordinatire relative in particolar modo all’agilità motoria e schema corporeo; in questo modo la motivazione (visto che è la molla che fa scaturire l’apprendimento) è massima e quindi anche l’acquisizione di competenze ed abilità (la stessa cosa non sarebbe nel caso in cui si cercasse di far apprendere elementi analitici che a quest’età loro reputano noiose). Gli elementi più semplici della collaborazione (in senso generale) a 6-7 anni solitamente si insegnano tramite i giochi (con e senza palla), in primis grazie all’acquisizione delle regole e poi tramite la condivisione comune di obiettivi. A mio parere questo è il metodo migliore nel rispetto delle fasi di crescita del bimbo.

  2. La conduzione/protezione della palla e lo sviluoppo delle capacità coordinative, si sviluppano con i movimenti fondamentali del gioco del calcio che di fatto sono abilità motorie precise: i cambi di direzione con la palla a (90)° e di senso (180°), che ritengo fondamentali per l’agilità e lo sviluppo coorporeo e per l’acquisizione di competenze e capacità.
    Giustamente niente elementi analitici, ma movimenti complessivi con la palla, (prelminari e gesti tecnici precisi(coordinazioone-esecuzione), solitamente come hai detto tramite i giochi (con e senza palla, e penso che siamo sostanzialmente d’accordo.
    Il problema è che è sempre stato così (a detta di molti operatori il gioco del calcio stà peggiorando) e senza eliminare del tutto l’esperienza del passato, si può anche a provare a cambiare (non è obbligatorio): insegnare correttamente la tecnica di base e applicata in movimento con i movimenti fondamentali individuali e di collaborazione che sviluppano dinamicamente gli schemi fondamentali del gioco.
    Con la palla, senza palla, con giochi con esercitazioni varie, ecc. ecc. e sempre nel rispetto delle fasi di crescita del bimbo, l’importante è conoscere le note poi ogni allenatore le suona come vuole.
    saluti

  3. Luca Melli scrive:

    Concordo sul fatto che non esista una ricetta che debba essere uguale per tutti; l’importante è che l’allenatore riesca ad addatare le proprie competenze e la propria personalità al gruppo che allena. È fondamentale che ci sia il rispetto di tutti i bambini e che a tutti venga data la possibilità di giocare e di imparare, cosa che nel calcio moderno non avviene in tutte le società, anche per le fasce d’età inferiori. Sinceramente preferisco un allenatore non preparatissimo ma che si mette in discussione per i bambini e che tratta tutti in maniera equa, piuttosto che colui che cerca di essere il “vincente” di turno con ragazzini di 7-8 anni calpestando i diritti fondamentali (spesso elencati dalle giude FIGC e poco messe in pratica dalle società) dei giocatori.
    Saluti

  4. Caro Luca sono assolutamente d’accordo.
    ciao e a risentirci.

  5. già che ci sono,(prima di partire) colgo l’occasione per dare mio contributo alle problermatiche esposte all’inizio dell’articolo: Le fasi sensibili
    1 – per far apprendere i movimenticon la palla, bisogna cominciare da subito appena cominciano a giocare, insieme a tutti gli altri schemi motori.
    2 – sono d’accordo dopo i 14 anni, anche se è un pò tardi, però i movimenti si possono imparare a qualsiasi età, non ci sono problemi, dipendetrà da ragazzo a ragazzo.
    3 – egocentrismo, ne abbiamo già parlato.
    4 – ambidestrismo, non sono d’accordo si possono sviluppare le capacità con entrambi i piedi, tutte le esercitazioni devo poter essere sviluppate con il destro, con il sinistro e con entrambi (dipende dalle esercitazioni proposte),i movimenti fondamentali sono proprio adatti a sviluppare l’ambidestrismo.
    5 – la correttezza dei movimenti e dei gesti, porta gradualmente a saper differenziare la potenza ed ad aumentare la forza.
    Per quanto riguarda il “collo piede” è stato classificato un tiro pericoloso che può causare traumi e distorsioni. Provate a dare un occhiata all’articolo cliccando su google : Il collo pieno, mito lo reatà?
    Pr quanto riguarda le fasi sensibili, allenando sempre i movimenti fondamentali, cioè i cambi di direzione e di senso, si agganceranno alle fasi che si avranno negli anni.
    Questa è la mia esoperienza sul campo.
    saluti

    saluti

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