Due semplici esercizi proposti per migliorare la tecnica del passaggio smarcando il compagno di gioco e simulando una sovrapposizione che in partita può agevolare lo sviluppo di gioco in ampiezza, la creazione di superiorità numerica, stimolando il giocatore alla continua ricerca dello spazio
GIOCO E MI SMARCO 1
Il giocatore A trasmette a B (1) che effettua un contro movimento lungo-corto sul cono e dopo aver effettuato un controllo orientato, serve A che si va a smarcare per ricevere il passaggio di ritorno (2) effettuando una sovrapposizione.
A riceve e trasmette (3) a C che effettua sempre un contro movimento lungo-corto; nel frattempo D si va a smarcare sempre effettuando una sovrapposizione per ricevere da C (4).
D riceve e trasmette ad E (5) che controlla e trasmette ad F (6). F serve G (7), G serve H (8) e così via. Come si può notare in figura tutti eseguono un contro movimento prima di ricevere palla. Effettuare l’esercizio anche cambiando il senso di rotazione.
Tutti scalano di una posizione.
Obiettivi Tecnici: trasmissione in movimento, controllo orientato
Obiettivi Tattici: smarcamento e movimento, gioco e mi muovo
Durata: 10’
Materiale Occorrente: palloni e coni
GIOCO E MI SMARCO 2
Il giocatore A sposta la palla verso sinistra o destra e trasmette a B1 che effettua degli appoggi alla speed ladder (da decidere di volta in volta).
Eseguita la trasmissione, A effettua degli appoggi nei cerchi, il primo mono podalico con il destro o il sinistro; poi due appoggi e in uscita con l’altro piede. Si va successivamente a smarcare dal cono, a destra o a sinistra.
Di conseguenza B1 effettua una conduzione verso il cono opposto allo smarcamento di A portandosi in B2, e trasmette palla ad A1 (2), che riceve e va ad effettuare uno slalom in conduzione tra i coni, mente B2 lo effettua senza palla scivolando tra i coni. A2 trasmette (3) a B3 che velocemente si porta in conduzione in B4, mentre A2 va in A3. C nel frattempo gioca con E e così via.
Obiettivi Tecnici: trasmissione in movimento, controllo orientato
Obiettivi Tattici: smarcamento e movimento, gioco e mi muovo
Durata: 10’
Materiale Occorrente: palloni, speed ladder, cerchi e coni
Giungiamo a Talsano, la più importante e popolosa frazione di Taranto. Essa si sviluppa a sud-est del capoluogo, e dopo il riordino delle suddivisioni amministrative, è stata inserita nella circoscrizione Talsano-San Vito-Lama. Appartengono a Talsano anche le contrade di San Donato, Palumbo e Sanarica; arrivando così ad una popolazione di circa 50.000 abitanti per tutta la circoscrizione.
Il presidente in persona, Giuseppe Lafratta, ci descrive la bontà dell’attività svolta dalla sua Scuola Calcio grazie al preziosissimo e assiduo lavoro dello staff tecnico e di tutti i suoi collaboratori.
LA STORIA DELLA SOCIETA’
Stagione sportiva 2012/2013: nasce l’A.S.D. GIOVANI CRYOS!!! Dalla fusione di due affermate realtà sul territorio locale quali l’ASD CRYOS TALSANO e l’ASD GIOVANI LEPORANO, nasce una scuola calcio, collocata nel territorio tarantino, (TARANTO), in cui la priorità assoluta è la formazione del bambino, intesa come supporto costante e sostegno al suo processo di crescita fisico-tecnica. L’obiettivo della scuola calcio Giovani Cryos è promuovere l’importanza dello sport in un’età, quale quella dei ragazzi fra i 5 ed i 16 anni, di fondamentale rilevanza per il processo di ossificazione, di sviluppo della muscolatura e della flessibilità muscolo-scheletrica. Ed il calcio, essendo uno sport di gruppo che aiuta nella socializzazione il ragazzo, insegnandogli a convivere con il gruppo e con le sue regole, è l’ideale come approccio, specie se praticato con passione e divertimento.
Ma cosa distingue l’ASD GIOVANI CRYOS dalle altre scuole calcio? In primo luogo, il modus operandi della nostra scuola calcio è quello di insegnare i fondamentali del calcio garantendo, allo stesso tempo, il divertimento dell’allievo. L’intendimento principale della nostra società è quello di educare ed indirizzare i giovani a svolgere una attività sportiva di rilevanza sociale, che aiuti a determinare una crescita equilibrata, sia fisica che morale, fornendo loro opportunità e mezzi adeguati.
Lo scopo è quello di creare principalmente una scuola di vita e, solo secondariamente, una scuola di sport che educhi i giovani e riesca a formarne degli uomini veri e degli sportivi attivi. Ed il segreto di tutto ciò sta nell’alternare momenti di puro insegnamento tecnico del gioco del calcio con attività di tipo prettamente ludico-propedeutico. In questa età, l’importante è che ciascun allievo giochi e si diverta allo stesso tempo, senza caricarlo di troppe ed insensate responsabilità: se son rose fioriranno prima o poi…
Un altro valore aggiunto della scuola calcio ASD GIOVANI CRYOS è la professionalità e grado di preparazione di tutto lo staff tecnico: è bene sapere che lo sport, nei ragazzi soprattutto giovani, deve essere praticato con le giuste regole; ad esempio, è impensabile lavorare su un ragazzo di 6-8 anni sulla muscolatura con carichi eccessivi, ecco l’importanza di affidarci a gente competente, parliamo di istruttori laureati in scienze motorie e tecnici qualificati F.I.G.C., che ben conoscono le metodologie di allenamento, differenziandole a seconda dell’età e dalle capacità fisiche del ragazzo.
Fare praticare lo sport in modo distorto ad un ragazzo può portare nel tempo a creare degli scompensi motori nocivi al suo corretto sviluppo: è indispensabile considerare che l’organismo infantile è in continua evoluzione e quindi diventa particolarmente importante conoscere e seguire le diverse tappe dello sviluppo puberale, soprattutto per poter apprezzare la capacità fisica di un bambino, in funzione del suo livello di maturazione e della sua età; fondamentale come detto non interferire negativamente nella sua crescita psico-fisica.
Ecco dunque l’importanza di una scuola calcio “di qualità”: noi dell’ASD GIOVANI CRYOS abbiamo volutamente puntato tutto sulla qualità, come dimostra l’ambizioso riconoscimento di “scuola calcio qualificata F.I.G.C.” di cui questa società può fregiarsi dalla stagione sportiva 2009/2010 nonchè il Premio Bravo CONI conseguito nel 2011 per meriti sportivi. Niente è lasciato all’improvvisazione nell’ASD GIOVANI CRYOS: già ad agosto viene stilato un programma di lavoro ben definito, con le cadenze e le metodologie degli allenamenti che si susseguiranno durante la stagione.
La scelta di avere nella struttura tecnica della nostra scuola calcio un professore laureato I.S.E.F. quale preparatore atletico, affiancato da altri sette istruttori qualificati, coordinati da un responsabile tecnico quale mister Fabio De Vita che ha fatto del calcio uno stile di vita, e coadiuvati da un Presidente giovane ma allo stesso tempo molto esperto quale Giuseppe Lafratta e da ottimi dirigenti, che svolgono assiduamente con grande impegno e preparazione il proprio lavoro, è un indice inconfutabile della professionalità dell’ASD GIOVANI CRYOS.
In aggiunta a tutto ciò, l’ASD GIOVANI CRYOS ha deciso di affiliarsi anche per la corrente stagione sportiva al Bologna Fc 1909, un’opportunità importante per continuare quel processo di costante miglioramento che investe società e ragazzi e che è assoluta prerogativa di questa associazione. Pertanto, tutti i nostri istruttori parteciperanno a dei corsi interni di aggiornamento nel corso della stagione, tenuti da istruttori professionisti del Bologna Fc 1909, che organizzerà a sua volta degli stages, durante il corso della stagione sportiva, per visionare metodologie di allenamento e ragazzi.
L’ASD GIOVANI CRYOS, infine, partecipa con già da diversi anni e con grandi risultati, per quanto riguarda l’agonismo, ai campionati regionali F.I.G.C. categorie allievi e giovanissimi; da sottolineare, per il settore giovanile e scolastico, anche la partecipazione a tornei per tutte le fasce di età sia F.I.G.C. che promossi da enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
D. Qual è stata la motivazione che vi ha portato a costituire una Scuola Calcio e quali sono gli obiettivi che vi prefiggete?
R. L’A.S.D. GIOVANI CRYOS nasce dalla fusione di due affermate realtà sul territorio locale quali l’ASD CRYOS TALSANO e l’ASD GIOVANI LEPORANO. E’ una scuola calcio in cui la priorità assoluta è la formazione del bambino, intesa come supporto costante e sostegno al suo processo di crescita fisico-tecnica. L’obiettivo della scuola calcio Giovani Cryos è promuovere l’importanza dello sport in un’età, quale quella dei ragazzi fra i 5 ed i 16 anni, di fondamentale rilevanza per il processo di ossificazione, di sviluppo della muscolatura e della flessibilità muscolo-scheletrica. Ed il calcio, essendo uno sport di gruppo che aiuta nella socializzazione il ragazzo, insegnandogli a convivere con il gruppo e con le sue regole, è l’ideale come approccio, specie se praticato con passione e divertimento.
Il modus operandi della scuola calcio Giovani Cryos è quello di insegnare i fondamentali del calcio garantendo, allo stesso tempo, il divertimento dell’allievo. L’intendimento principale della nostra società è quello di educare ed indirizzare i giovani a svolgere una attività sportiva di rilevanza sociale, che aiuti a determinare una crescita equilibrata, sia fisica che morale, fornendo loro opportunità e mezzi adeguati. Lo scopo è quello di creare principalmente una scuola di vita e, solo secondariamente, una scuola di sport che educhi i giovani e riesca a formarne degli uomini veri e degli sportivi attivi. Ed il segreto di tutto ciò sta nell’alternare momenti di puro insegnamento tecnico del gioco del calcio con attività di tipo prettamente ludico-propedeutico. In questa età, l’importante è che ciascun allievo giochi e si diverta allo stesso tempo, senza caricarlo di troppe ed insensate responsabilità: se son rose fioriranno prima o poi…
D. Quante squadre compongono la vostra Società e di quali categorie?
L’ASD Giovani Cryos partecipa attivamente a tutti i campionati/tornei indetti dalla F.I.G.C. e, nello specifico, allo stato attuale, si annoverano i seguenti gruppi suddivisi per fasce di età: Primi Calci 2007/2008/2009 – Piccoli Amici 2006 – Pulcini 2005 – Pulcini 2004 – Pulcini 2003 – Esordienti 2001/2002 – Giovanissimi Provinciali 2000 – Giovanissimi Regionali 1999/2000 – Allievi Regionali 1997/1998.
D. Siete affiliati e/o collaborate con club professionistici?
L’ASD Giovani Cryos è affiliata da diversi anni con il Bologna FC 1909.
D. Avete partecipato a qualche iniziativa a sfondo sociale?
R. L’ASD Giovani Cryos ha un rapporto di collaborazione costante con diverse casa-famiglia del territorio per il recupero e l’integrazione di minori a rischio
D. Come gestite i rapporti con i genitori?
R. La gestione dei rapporti con i genitori risulta sempre un po’ problematica a causa delle notevoli aspettative che essi riversano , a volte inconsapevolmente, sui propri figli. In generale sono svolte delle riunioni periodiche con i genitori in cui sono illustrati gli obiettivi contenuti nelle programmazioni tecniche per ogni fascia di età e le modalità in cui sono espletate.
D. Quali sono gli obiettivi tecnici che la vostra scuola persegue nella “costruzione” del calciatore ?
R. I bambini sono suddivisi per fasce di età non omogenee, ogni tecnico responsabile della propria fascia ad inizio anno consegna la programmazione annuale degli allenamenti la quale contiene gli obiettivi su cui si intende intervenire. In linea di massima le aree riguardanti gli obiettivi le abbiamo suddivise in :
Obiettivi tecnici
Obiettivi motorio – coordinativi
Obiettivi tattici
Obiettivi cognitivo – comportamentali
Queste 4 aree sono state utilizzate per tutte le fasce di età e in ognuna di queste ci siamo posti degli obiettivi specifici diversi per ogni categoria.
Le nostre strutture:
CMato Sport
Il Centro Sportivo Mato Sport è sito in via Begonie 63 nelle immediate adiacenze del residence PezzaVille in località Tramontone sulla strada che collega Talsano a Lama. Possiede al suo interno un campo di calcio a 5 ed un campo di calcio a 7, entrambi in erba sintetica.
Monticello
Il Centro Sportivo San Francesco De Geronimo (meglio conosciuto come Monticello) è sito in Grottaglie (Taranto). Possiede al suo interno campi di calcio a 5 nonché un fantastico campo di calcio a 11 in erba sintetica, che ospiterà le gara casalinghe delle compagini della Cryos impegnate nei campionati regionali e provinciali “Allievi” e “Giovanissimi”.
C.S. Madonna del Rosario
Il Centro Sportivo Madonna del Rosario è sito in Grottaglie (Taranto), nelle immediate adiacenze del Campo Comunale D’Amuri. Possiede al suo interno un campo di calcio a 6 in erba sintetica.
Dalla gara persa dal Sassuolo a Torino contro la Juventus dell’ormai certo terzo scudetto è rimasta sicuramente impressa la buona prestazione del tridente offensivo emiliano composto da Floro Flores, Zaza e Sansone.
Di quest’ultimo ho estrapolato dall’analisi video della far tre sequenze che definiscono molto bene le caratteristiche tecniche, tattiche e condizionali del giocatore.
Suo l’assist utile a sbloccare il risultato dopo una conduzione di palla di circa 60 metri regalato al compagno di reparto Zaza, ma
da evidenziare una conversione con controllo (semi) orientato da sinistra verso la zona centrale della trequarti con successiva finta ubriacante e conclusione fuori dello specchio della porta eseguita con il sinistro;
quindi una combinazione (1-2), sempre con Zaza a tagliar fuori Pirlo per la conclusione di collo pieno ad incrociare poco sopra l’incrocio dei pali.
Un giocatore del ’91 rapido (175cm x 73kg), assolutamente capace nell’1vs1 offensivo; cerca molto il rapporto tecnico con Zaza in zona centrale e non esita a calciare verso la porta avversaria, più di potenza che di precisione. Poco propenso alla fase difensiva (come tutto il reparto d’attacco del Sassuolo) e sostanzialmente apprezzabile dal punto di vista caratteriale e nervoso.
Il giocatore A parte in corsa (o salti) tra gli over bassi, giunge nei pressi dei quattro paletti di colore diverso e il Mister li chiama in sequenza, in questo caso blu (B), bianco (Bi), rosso (R) e giallo (G), quindi corre in A1 e riceve (1) dal compagno B, controlla e calcia in porta.
Successivamente corre (sprint) verso il ladder (scaletta), esegue degli skip (o corsa), cambio di direzione tra i due paletti e va in coda a C. Mentre B dopo aver scaricato su A1 corre nei cerchi adattando la corsa alla loro distanza, cambi di direzione tra i paletti, allungo sino al paletto, ulteriore cambio di direzione e va in coda al compagno D.
D e C continuano.
Materiale occorrente: palloni, scaletta, paletti colorati (o casacche colorate), over bassi e cerchi.
Durata esercizio: 10 minuti
Numero di serie: 2
Recupero: 3 minuti
Numero recuperi: 3
Numero giocatori: 18
Fasce interessate: Esordienti, Giovanissimi, Allievi e Prima squadra.
Esercitazione che può essere utilizzata per allenare la tecnica (passaggio), coordinazione, e magari può essere utilizzato anche per obiettivi condizionali, agendo sulle distanze e utilizzando i cerchi e gli over per balzi anziché con la corsa o skip.
Il giocatore A parte palla al piede e in slalom supera i conetti. B contemporaneamente effettua una corsa (o skip) tra i cerchi. Superati i conetti A serve B (1) e B con un controllo (stop) e passaggio serve C che si è spostato in C1 (2). A dopo aver servito B corre a superare in corsa (differenziandola) i due over alla sua sinistra e corre in coda a D.
B invece corre in coda a C che ricomincia con D.
Variante
Il giocatore A dopo aver servito B (1) riceve il passaggio di ritorno (2) in A1 (dopo aver superato gli over) e gliela restituisce in B2 (3) che dopo lo stop (controllo) scarica (4) su C1.
N.B. se il livello degli allievi è buono, si possono effettuare le giocate di prima intenzione, rendendo l’esercitazione un po’ più intensa.
Materiale occorrente: palloni, conetti, over bassi e cerchi.
Durata esercizio: 8 minuti
Numero di serie: 2 ( con cambio di senso, ponendo cioè gli over alla destra di A)
Recupero: 3 minuti
Numero recuperi: 3
Numero giocatori: 18 (tre circuiti)
Fasce interessate: Esordienti, Giovanissimi, Allievi e Prima squadra.
In questo brevissimo filmato si vogliono enfatizzare due gesti di tecnica calcistica eseguiti da due giocatori del Napoli nel corso della gara di Serie A che la squadra partenopea ha affrontato a Parma il 6 aprile scorso.
Il cross dalla trequarti di Mertens, perfettamente indirizzato nella “zona cieca” all’interno dell’area del Parma.
l’arresto con pallone alto proveniente da un lungo lancio dalle retrovie, di Insigne.
Sono entrambi giocatori brevilinei, dotati di ottima tecnica calcistica (il primo anche di una discreta forza fisica).
Nel primo gesto comprendiamo come possa essere efficace anche un cross eseguito non necessariamente dal fondo del campo;
Esiste una particolare porzione di campo chiamata “zona cieca” data dallo spazio vuoto situato tra la linea difensiva e portiere nella quale, quando passa il pallone, vengono create difficoltà oggettive alla squadra difendente provocata da una mancanza di “visione periferica” a 360 gradi”.
Le situazioni in cui si può creare la possibilità di eseguire un cross dalla trequarti si verificano molto spesso ed è importante che il giocatore in possesso di palla abbia la capacità di valutare se sia efficace o meno il tipo di gesto che ha intenzione di compiere: “esiste una zona cieca in cui far arrivare la palla?”
Il gesto di Insigne, è tecnica, estro, fantasia. Si noti come l’arresto del pallone avvenga con entrambi gli arti sollevati e il controllo sia orientato verso l’interno del campo. (Senza sottovalutare, dopo la conversione in conduzione, il perfetto assist sulla testa del compagno Zapata).
1) In uno spazio ristretto 5 x 5 (max) A scarica su B (1) , e corre in A1. B scarica su C (2) e corre in B1. C scarica su D (3) e corre in C1. D scarica su E (4), che ricomincia con A1, e corre in D1. L’esercizio deve svolgersi con intensità elevata e precisione di passaggi di prima intenzione.
Materiale occorrente: palloni, conetti.
Durata esercizio: 3 minuti
Numero di serie: 2 ( con cambio di senso)
Recupero: 1 minuto
Numero recuperi: 3
Numero giocatori: in partita due gruppi da 5, in allenamento tre gruppi da 6
Fasce interessate: Esordienti. Giovanissimi, Allievi e Prima squadra
2) In uno spazio ristretto 5 x 5 (max) A scarica su B (1) , e corre verso la scaletta effettuando una corsa coordinata sulla stessa (o degli skip coordinativi) poi effettua degli appoggi monopodalici nei cerchi e va in A1.
B scarica su C (2) e corre con appoggi monopodalici nei cerchi poi corre adeguando la corsa agli over bassi (o saltandoli a piè pari) in B1. C scarica su D (3) e va a correre tra gli over bassi adeguando la corsa alla distanza interposta tra gli stessi ponendosi in C1.
D scarica su E (4) e va ad effettuare uno slalom coordinativo tra i paletti andando in D1. E ricomincia con A1. L’esercizio deve svolgersi con intensità elevata e precisione di passaggi di prima intenzione.
Materiale occorrente: palloni, conetti, over bassi, scaletta, paletti e cerchi.
Durata esercizio: 5 minuti
Numero di serie: 2 ( con cambio di senso)
Recupero: 3 minuti
Numero recuperi: 3
Numero giocatori: 18, tre gruppi da 6
Fasce interessate: Esordienti. Giovanissimi, Allievi e Prima squadra
Due circuiti, il giocatore A (blu) parte in allungo fino al primo conetto, sterza e cambia direzione, arriva in A1 riceve (1) e conclude in porta (2), poi cambia ancora direzione, si porta in A2 e corre (o salta) tra gli over bassi, e poi corre in coda ad H in A3. Nel frattempo, F ricomincia con H.
Nell’altro circuito, il giocatore C (rosso) parte in slalom, poi arriva ai paletti effettua un vai e torna, poi arriva in C1 riceve (1) dal compagno D, finta sulla sagoma (dribbling) e calcia in porta C2, portandosi poi in coda a G in C3. D corre in allungo in coda ad E, che nel frattempo ha ricominciato con G.
Materiale occorrente: palloni, conetti, over bassi, paletti e sagome.
Durata esercizio: 12 minuti
Numero di serie: 2 ( con cambio, i blu vanno al posto dei rossi e viceversa)
Recupero: 4 minuti
Numero recuperi: 3
Numero giocatori: 18
Fasce interessate: Giovanissimi, Allievi e Prima squadra
Il giocatore A parte palla al piede e raggiunge i due cinesini in A1, scarica sul compagno B che si è portato in B1 con uno sprint fino alla sagoma, si smarca e riceve (1). B1 effettua una finta su una sagoma e scarica su D che va incontro in D1 (2).
Nel frattempo, A1 ha effettuato una corsa nella scaletta (o degli skip) e va in A2 battendo il cinque a C che parte con una corsa nei cerchi, uno sprint fino al conetto e un allungo in C1. D1 ricevuta palla effettua uno slalom tra i conetti, uno sprint con palla sino agli conetti altro slalom e sprint in coda ad E che nel frattempo ha ricominciato con C1. B1 si è portato in B2.
L’esercitazione può essere usata anche come parte atletica di un allenamento agendo sulle distanze e sugli obiettivi da raggiungere.
Gli slalom sui conetti, possono essere eseguiti in modo diverso, ad esempio uno con il solo piede destro e l’altro con il sinistro; con la suola; ecc.
Trasmissione e velocità in sincronia col compagno.
In questa proposta si può integrare la componente tecnica con quella atletica andando nuovamente a ricalcare il tema “trasmissione e sprint a riprendere palla”. I giocatori A e B partono contemporaneamente col pallone, in senso orario oppure antiorario (i paletti dovranno distare tra loro circa 5 metri e creare una forma pentagonale).
L’obiettivo per il giocatore A è quello di allungare il pallone al di là del paletto posto di fronte a lui (A1) e riprenderlo per ripetere lo stesso gesto anche con i paletti successivi (A2-A3), Il tutto con l’ausilio di 4 tocchi, l’ultimo dei quali per consegnare a D che riproporrà la stessa sequenza.
La sequenza dei piedi di calcio per i giocatori sarà: destro-sinistro-destro-sinistro. Il giocatore B allo stesso modo e contemporaneamente ad A agirà in B1-B2 e B3 consegnando il pallone al giocatore C.
Dopo un determinato numero di ripetizioni in un senso fare eseguire l’esercizio nel senso opposto: i giocatori dovranno colpire palla con questa sequenza: sinistro-destro-sinistro destro. Materiale occorrente: palloni, paletti, delimitatori.
D’intesa con UISP e CSI parte a Bologna un corso di formazione di Calcio 4D di 20 ore. Il corso inizia sabato 26 ottobre e si prolungherà per tutto il mese di novembre presso le aule didattiche dell’UISP e il centro Isokinetic.
Il progetto è stato presentato da Adriano Bacconi e Ivan Zazzaroni all’Hotel Savoia Regency insieme al referenti di progetto per la UISP Umberto Molinari e al Vice Presidente UISP Emilia-Romagna Carlo Balestri.
Sono intervenuti il Presidente della Ventura Research Insitute Prof. Mauro Alvisi che si sta occupando della certificazione accademica del percorso didattico Calcio 4D, Daniele Corazza, Resp. Settore Giovanile del Bologna FC 1909 e che da anni lavora seguendo queste linee guida, il Dott. Roi del centro medico-sportivo Isokinetic, Aldo Montinaro, Resp. Inter Campus, che segue il progetto Calcio 4D da tempo e Elena Boni, Vice Presidente CSI Bologna.
Il Prof. Alvisi ha spiegato la piramide formativa di Calcio 4D davanti allo sguardo attento di Ivan Zazzaroni Hanno partecipato anche i responsabili di Calcio 4D di Pisa, Torino e Asti. Il modulo per l’iscrizione, saranno accettate un numero massimo di 50, è scaricabile sul sito www.calcio4D.com e www.uispbologna.it. Molte le testate giornalistiche presenti alla presentazione.
Scarica il programma! [download id=”29044″]
CALCIO 4D si appoggia su due pilastri, la metodologia e la tecnologia, che hanno come radice comune l’innovazione e la ricerca, un sistema aperto a idee ed esperienze anche apparentemente lontane.
CALCIO 4D segue la case history di successo della Pisa Soccer School e vuole qualificare, attraverso un nuovo modello formativo, gli istruttori delle Scuole Calcio e dei Settori Giovanili della città che sposi e divulghi sul territorio i valori fondanti dello sport come l’integrazione, l’aggregazione, il benessere psico-fisico.
Testimonianze CALCIO 4D Scopri i dettagli del metodo CALCIO 4D su Facebook
Scrissi il mio primo articolo su questo argomento più di 13 anni fa, sperando di identificare, in linee guida chiare, come allenare la tecnica in relazione alle categorie d’età; il tutto al fine di facilitare l’apprendimento di questi fondamentali in funzione dello sviluppo del giocatore.
Dopo tanti anni di pratica e di approfondimenti (soprattutto nel ramo delle neuroscienze) mi sono accorto che quell’approccio era errato, in quanto partiva solamente dai presupposti dello sviluppo motorio del giocatore in relazione alla precisione dei gesti.
Infatti, la conoscenza attuale dei processi dell’apprendimento ci permette di formulare allenamenti più efficaci, eliminando la dicotomia metodologica tra tecnica e tattica.
In questo articolo vedremo un breve excursus delle conoscenze emerse in questi ultimi anni, per poi approfondire l’approccio metodologico ideale per allenare la guida della palla, il passaggio/ricezione ed il tiro in porta.
Il tutto verrà esposto senza avere la pretesa di dare la risposta definitiva all’allenamento tecnico, che ovviamente necessita ancora di ulteriori approfondimenti e nuove scoperte.
L’articolo è ovviamente rivolto a tecnici, istruttori, preparatori atletici, studenti di Scienze Motorie e a tutti gli appassionati di calcio interessati all’argomento.
Perché la “vecchia versione” non è realmente efficace
Nel mio primo articolo (13 anni fa) pubblicai la tabella sotto; la compilai cercando di indicare quali elementi dei fondamentali del calcio fossero maggiormente allenanti nelle varie categorie d’età.
Presi spunto dalle le Fasi sensibili di Martin; per chi non le conoscesse, si tratta delle conclusioni dello studioso tedesco Martin, che nel 1982 stabilì quelle che erano le “fasi sensibili” delle varie Capacità Coordinative e Condizionali, cioè i “momenti” dello sviluppo nei quali queste sono più allenabili.
Ipotizzando l’interazione tra coordinazione e tecnica, ho così voluto organizzare la tabella sopra.
Solo per fare un esempio, tra i 12-13 anni (che coincide teoricamente con la pubertà) avevo “ridotto” l’allenabilità dei gesti di precisione, in quanto tutti sappiamo che l’aumento delle leve corporee e della forza tipica di questo momento della maturazione, possa ridurre temporaneamente la precisione dei gesti.
Non solo, avevo “sintonizzato” l’allenabilità di alcuni gesti come il “passaggio lungo” ed il “tiro da lontano” in concomitanza con l’incremento della forza e della potenza muscolare durante l’età evolutiva.
Infine, avevo introdotto per primi quei fondamentali (tiro e conduzione) che maggiormente vanno incontro all’egocentrismo delle prime fasce d’età.
Malgrado i prerequisiti indicati sopra non siano completamente errati, non rappresentano un quadro completo di quelli che sono i reali presupposti dell’allenamento della tecnica.
Infatti, malgrado il momento dello sviluppo psicofisico sia importante nel delineare le esercitazioni da effettuare, è assolutamente necessario considerare che l’allenamento della tecnica dipende anche:
Dal fatto che questa si apprende decisamente meglio in un contesto di gioco.
Dal fatto che è necessario anche conoscere gli aspetti pedagogici che regolano l’apprendimento, cioè le motivazioni, il divertimento, la tipologia di feedback, la caratteristica del gruppo, ecc.
Meno, attualmente, si conosce sull’influenza della coordinazione e della multilateralità sulla tecnica; sappiamo con maggiore certezza che un’esperienza più multilaterale (come fare più sport in età evolutiva) predispone a meno infortuni in età giovanile ed adulta (Sugimoto et al 2017, Rugg et al 2017).
In ogni modo, chi allena nelle scuole calcio ha ben presente come un giocatore tendenzialmente “più coordinato” apprende meglio i gesti tecnici; la difficoltà sta nel sapere quali stimoli allenanti siano necessari per migliorare il tipo di coordinazione che è alla base dell’apprendimento dei gesti tecnici.
In parole più semplici: “sono convinto che un calciatore più coordinato impari più facilmente la tecnica, ma come posso allenare proficuamente questo tipo di coordinazione?”
Nei prossimi capitoli andremo a vedere come le neuroscienze e la pedagogia si uniscono all’auxologia (scienza che si occupa dello studio della crescita di un individuo) per strutturare l’apprendimento della tecnica nel migliore dei modi…o per lo meno, quello che è il mio punto di vista.
Successivamente faremo alcuni esempi su come organizzare l’allenamento della guida della palla, della trasmissione/ricezione e del tiro in porta.
Fattore n° 1: l’applicazione delle neuroscienze nel calcio
L’immagine sotto, presa da una pubblicazione di Claudio Albertini, sintetizza molto quello che oggi sappiamo sul movimento e i gesti sportivi.
Di fatto, si impara ad eseguire i gesti tecnici correttamente in partita se li si allena in un contesto di situazione il più simile possibile ad essa.
Questo non vale solamente per la precisione dei gesti, ma anche per la velocità con la quale vengono effettuati; infatti, la stabilità (o elasticità) richiesta da movimenti rapidi può richiedere l’intervento di strutture muscolari in maniera diversa rispetto allo stesso movimento svolto più lentamente (Bosch 2022).
Non a caso, una delle frasi che mi è maggiormente rimasta impressa in un webinar con Maurizio Viscidi è stata che il calciatore si allena proficuamente se “ragiona svelto e tocca tante volte la palla”. Questa frase riassume molto bene quale debba essere il contesto nel quale ci si allena, soprattutto nei settori giovanili, cioè quello di preferire situazioni di gioco (anche per allenare la tecnica) rispetto alle classiche esercitazioni per la tecnica.
Allora i lavori analitici per la tecnica vanno evitati?
Non del tutto!
È evidente che in caso di lacune evidenti o di gesti tecnici che in situazione si effettuano raramente, il lavoro analitico rimane comunque essenziale (M. Viscidi); questo perché la “situazione di gioco” non diventerebbe sufficientemente allenante nel caso in cui sia necessario ripetere più volte un determinato gesto per dare all’organismo la possibilità di “conoscerlo meglio”.
Ad esempio, in un contesto di scuola calcio, la guida della palla con il piede forte è inutile allenarla in maniera analitica, in quanto viene già stimolata in maniera specifica nelle situazioni (partite, mini-partite, 1c1, giochi a tema, ecc.). Nei primissimi anni, sono molto più efficaci quei giochi (il gioco delle casacche, il gioco dei postini, apro-chiudo le porte, ecc.) in cui quasi ogni giocatore ha la palla, ma ci sono anche difensori/ragni/stregoni che cercano di portargliela via.
Stessa cosa vale per la trasmissione/ricezione di palla rasoterra in un settore giovanile; essendo un gesto molto frequente, si allena meglio in situazioni di gioco con pochi giocatori piuttosto che con la tecnica analitica.
Nell’immagine sotto vedete quelli che sono a mio parere i gesti che invece hanno maggiore necessità di lavoro analitico, oltre che di integrazione in esercitazioni situazionali specifiche; come potete intuire, molte di queste ricorrono in situazioni simili.
L’errore da non fare, è il creare in allenamento situazioni di gioco con troppi giocatori, che riducono il numero di volte nei quali il giocatore va a contatto con la palla, riducendo lo stimolo di natura tecnica (e non solo).
Non a caso, Horst Wein (uno dei formatori con più autorevolezza in materia) suggerisce di dare la priorità a mini-partite 3vs3 fino ai 9 anni, ma propone anche esercitazioni analitiche orientate a colmare le lacune di natura tecnica che emergono in queste situazioni.
Un esempio pratico (tiro al volo o in acrobazia)
Ma facciamo ora l’esempio di un gesto tecnico complesso che in partita si verifica meno spesso come il tiro al volo o in acrobazia. Abbiamo visto in un vecchio post come le capacità realizzative siano estremamente importanti, a tal punto che (in alcuni studi) è stato visto come queste caratterizzano principalmente l’esito di un campionato.
Il primo fondamentale per migliorare la tecnica del tiro al volo (o del gol in acrobazia) è la capacità di leggere le traiettorie della palla; senza questo fondamentale (di tipo coordinativo) non è possibile colpire correttamente la palla. Esercitazioni analitiche in cui si effettuano lanci e stop orientati della palla (meglio se in corsa) come questa sono sicuramente le strutture esercitative più adatte a questo scopo; queste possono essere introdotte anche nel riscaldamento.
Una volta migliorata l’abilità di leggere le traiettorie in movimento, si possono inserire esercitazioni di natura situazionali (vedi immagine sotto) organizzate in maniera tale da creare situazioni frequenti in cui il calciatore è servito in area da palloni alti provenienti lateralmente.
Questo tipo di partite a tema serve proprio per rendere più frequente questo gesto grazie alla possibilità delle “sponde” di giocare e crossare indisturbate. Riporto sotto le ipotetiche regole di base di questa esercitazione, per ricreare queste condizioni “facilitate”.
Dimensioni: 35x53m con 6 giocatori interni 2 sponde per squadra (155 m² per giocatore)
Tocchi liberi, tranne le sponde che possono essere limitate fino a 2 tocchi per velocizzare il gioco
Quando la palla esce e non viene presa immediatamente dalla sponda, rimette in gioco un altro pallone l’allenatore
Gol dopo cross/passaggio della sponda vale triplo; oppure vincolare il gol valido solo dopo cross/passaggio della sponda
La sponda opposta a quella che fa il cross può entrare in campo temporaneamente per ricevere il cross e segnare
Almeno 3-4 giocatori devono essere in area affinchè il gol sia valido
Ovviamente sta alla sensibilità dello staff intuire quali variabili utilizzare in base alle caratteristiche della squadra.
Ma per rendere ancor più realistica l’esercitazione, è necessario successivamente ampliare gli spazi di gioco ed aumentare il ritmo partita. Nell’immagine sotto è possibile vedere un esempio.
In quest’ultimo contesto, sono inserite diverse regole (vedi sotto) per incrementare il ritmo partita (ed i tratti ad alta velocità) malgrado gli spazi utilizzati non siano elevati (circa 160 m² per giocatore). Questo permette, allo stesso tempo, di coinvolgere più giocatori rispetto ad una situazione con spazi maggiori.
La regola principale prevede di poter passare la palla ad un giocatore che esce a fare la sponda dopo che la propria squadra ha fatto 5-7 passaggi. Il fatto di utilizzare “sponde dinamiche” (cioè esce il giocatore che in quel momento è più vicino al lato del campo) fa mantenere a tutti un ritmo elevato.
I jolly (che non sono comunque necessari) aiutano a facilitare la costruzione del gioco incrementando la probabilità di finalizzazioni.
Dimensioni: 61x42m in un 7c7 con 2 jolly (160 m² per giocatore)
Se la palla esce viene rimessa in gioco dall’allenatore
Sponde a tocchi limitati (2-3 tocchi) ed eventualmente anche i giocatori (compreso il portiere)
Gol dopo cross/passaggio della sponda vale doppio; possibilità anche di vincolare il gol valido solo dopo cross/passaggio della sponda.
Tutti i giocatori devono essere nella metacampo offensiva affinchè il gol sia valido (questa variante incrementa il carico fisico).
Anche in questi casi, le varianti da adottare dipendono dalle caratteristiche del gruppo.
Lo step successivo potrebbe essere quello della “partita libera” su uno spazio tra i 180-280 m² per giocatore (a seconda delle annate, categorie e livello d’allenamento) con gol che vale triplo se effettuato dopo cross da fuori area.
In conclusione, da cosa dipende l’apprendimento di un gesto tecnico?
Un gesto tecnico è appreso tanto più riesco a renderlo efficiente in diverse condizioni di gioco!
Per fare questo è necessario che l’esperienza allenante tenga in considerazione di un’elevata variabilità (cioè riprende il gesto in condizioni diverse), densità (la possibilità di ripeterlo tante volte) e situazionalità (in condizioni simili a quelle di gara)…molti semplificano questo concetto con la frase “ripetere senza ripetere”.
Da qui è possibile comprendere come non esista dicotomia tra tecnica e tattica, ma entrambe queste qualità sono allenate insieme.
Solo in presenza di lacune è consigliabile l’utilizzo di metodi analitici per far conoscere al giocatore il movimento del gesto tecnico; ma “far conoscere” non significa saperlo applicare in contesti di partita fino a quando non verrà riproposto più volte in situazione (vedi progressione esecutiva dell’esempio sopra).
Prima di passare all’aspetto pedagogico, citiamo 2 termini molto usati nel calcio odierno, cioè “complessità” (detta anche “variabilità“) e “vincolo”. Queste rappresentano i punti chiave dell’Apprendimento ecologico.
Per complessità si intendono le caratteristiche del gioco del calcio, sempre variabili; il calciatore dovrà quindi essere in grado di effettuare scelte tecnico-tattiche per gestire la complessità nella quale si trova, al fine di raggiungere i propri obiettivi in partita. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio il libro di Stefano Zerbato e Mattia Rizzo, Calcio e principi. Allenare la complessità del gioco nell’attività di base.
I vincoli invece, non sono altro che quelle caratteristiche dell’esercitazione che la rendono di impegno tale, da indirizzare un apprendimento di natura tattica o tecnica specifica; ad esempio, se in una partita a tema utilizzo il vincolo massimo 3 tocchi, allenerò principalmente la trasmissione/ricezione della palla, la “visione di gioco” ed il gioco collettivo. Se invece utilizzo il vincolo “minimo 3 tocchi” (cioè posso passare la palla o tirare dopo averla toccata almeno 3 volte) faciliterò maggiormente l’apprendimento del controllo/protezione della palla e abilità nell’1c1.
I vincoli permettono quindi di direzionare l’apprendimento verso i fondamentali tecnici e tattici desiderati, ampliando le potenzialità del giocatore.
Secondo Marcus di Bernardo, i vincoli potenziano la creatività del giocatore stimolandolo a trovare soluzioni tecnico-tattiche ai limiti imposti nelle modalità esercitative.
Ovviamente la didattica deve prevedere inizialmente facilitazioni nelle situazioni (in presenza di contesti tecnico-tattici nuovi o particolarmente impegnativi) per poi incrementare gradualmente la complessità anche grazie ai vincoli; è quello che abbiamo visto nell’esempio sopra della realizzazione della didattica del tiro al volo o in acrobazia.
L’importante è il mantenere il più possibile il processo dell’intenzione (cioè effettuo un gesto tecnico per raggiungere quell’obiettivo di gioco…e non fine a se stesso) in un contesto di complessità.
Fattore n° 2: la pedagogia nell’apprendimento dei gesti tecnici
Il secondo punto, forse spesso trascurato è l’aspetto pedagogico; questo dipende da:
Le competenze del tecnico e dello staff, non solo in ambito tecnico, ma anche umane e i valori che rappresentano.
L’ambiente che influenza l’apprendimento, inteso come il contesto motivazionale ed emotivo.
La metodologia didattica di cui abbiamo già parlato sopra e vedremo successivamente esempi più concreti.
“Gli allenatori bravi parlano poco”
È una frase detta da Maurizio Viscidi, confermata anche dagli studi sulle neuroscienze di cui trovate un approfondimento in questo bellissimo webinar di Aiace Rusciano.
Questo non significa che l’allenatore deve rimanere forzatamente defilato, ma che si impara soprattutto per esperienza diretta.
Un allenatore troppo pressante rischia di creare un ambiente di nervosismo e scarsa serenità; se si percepisce la presenza di un clima troppo nervoso e poco sereno, è segno che bisogna cambiare qualcosa nella propria gestione emotiva. A tal proposito, consiglio un libro estremamente utile, cioè Intelligenza Emotiva di Daniel Goleman.
Sempre nel webinar di Aiace Rusciano emerge come un atleta sia in grado di dare il massimo quando le onde celebrali sono sintonizzate con frequenza cardiaca e respiratoria; è quindi necessario conoscere l’ambiente che facilita la realizzazione di queste condizioni.
Mi permetto di fare un esempio banale; se mi accorgo di allenare un gruppo di calciatori che litiga spesso, probabilmente l’ambiente che si verrà a creare renderà molto difficoltoso l’apprendimento (e la performance) perché le situazioni fisiologiche (ormonali e nervose) che si troveranno a dover gestire non faciliteranno questo processo.
In un contesto del genere sarebbe quindi poco producente dare la priorità all’apprendimento delle abilità calcistiche, ma sarebbe invece più efficace insegnare loro a “divertirsi giocando a calcio”; sarebbe quindi necessario far apprendere le regole dell’autogestione nelle esercitazioni/giochi effettuati e l’autoarbitraggio nelle partitelle.
Inoltre, i feedback positivi dovrebbero essere orientati prevalentemente verso i comportamenti di correttezza ed altruistici tra compagni, rinforzando questo tipo di atteggiamenti e riducendo la tensione del groppo.
In questo modo si verrebbe ad instaurare un ambiente che nel proseguo della stagione permetterebbe di focalizzare la didattica sulle componenti calcistiche, massimizzando l’apprendimento di queste abilità.
Questo esempio aiuta a capire come considerare la pedagogia dell’apprendimento!
Ma entriamo maggiormente nello specifico e vediamo quali sono gli elementi dell’ambiente che facilitano l’apprendimento.
La motivazione è sicuramente la molla principale che lo favorisce, ma è importante comprendere quali condizioni la stimolino maggiormente.
Sicuramente gli stati emotivi sono le variabili fondamentali, infatti, possiamo dire banalmente che impariamo più facilmente le cose che ci interessano di più.
“Tutto ciò che si apprende con gioia rimane per sempre” (Giovanni Garofalo).
Questo avviene perché alcuni ormoni e neurotrasmettitori favoriscono i processi di apprendimento; ad esempio, la dopamina viene rilasciata in seguito a stimoli piacevoli ed in presenza di stress non eccessivo. Altro esempio è rappresentato dalle catecolamine (adrenalina e noradrenalina); queste sono rilasciate in situazioni di alta energia, come attività di gioco intenso, facilitando i processi di apprendimento; questo è anche uno dei motivi per cui gli stimoli tecnici devono essere allenati in un contesto di gioco il più possibile simile alla partita per facilitarne al massimo l’apprendimento.
In sostanza, l’ambiente dell’allenamento dovrebbe essere prima di tutto sereno (poco stressante), ma allo stesso tempo dare la possibilità ai giocatori di dar libero sfogo alla propria energia; per la scuola calcio, il gioco rappresenta la forma di attività principale perché ha insita in sé tutte le dinamiche che servono per crescere (divertimento, impegno, cooperazione, accettazione della sconfitta, elaborazione strategie, creatività, ecc.) e va incontro alle necessità dei giovani di esprimersi.
Ma l’importanza di un ambiente sereno e motivante trova le sue fondamenta anche nello sviluppo a lungo termine del giocatore; infatti, malgrado non sia attualmente possibile stabilire precocemente chi diventerà un campione (leggi questo approfondimento) oggi sappiamo che alcune delle differenze principali tra gli atleti d’elitè e gli altri sia il maggior controllo emozionale, tempi di attenzione più lunga, migliore memoria ed un miglior problem solving (Di Bernardo).
Queste sono tutte abilità che si strutturano nelle prime fasi evolutive, in concomitanza con la scuola calcio; è quindi evidente come la gestione emotiva del gruppo giochi un ruolo essenziale nell’apprendimento della tecnica, ma anche nella possibilità che il giocatore realizzi il proprio talento (qualsiasi esso sia).
Per chi volesse approfondire, consiglio il libro di Juan Carlos Mogni (Un mondo di giochi)
Altro aspetto importante è il come viene affrontato l’errore; spesso viene considerato come un parziale fallimento, mentre invece dovrebbe essere visto come una ricchezza che permette di acquisire consapevolezza e capacità di risolvere situazioni (sia da parte dei giocatori che dello staff). È quindi una fase importante dell’apprendimento, ma è importante capire come gestirlo dal punto di vista didattico, cioè facendone comprendere il motivo ma in maniera tale che non insorga la paura di sbagliare limitando le esperienze di gioco.
“Tutto sbagliamo, l’importante è essere umili tanto da capire di aver sbagliato ed intelligenti per imparare dai propri sbagli” (Maurizio Battistini).
Appare quindi evidente come il feedback positivo abbia una maggior impronta positiva rispetto al “feedback negativo”.
È quindi importante non scoraggiare i tentativi di provare cose nuove da parte dei giocatori; questo ha un’impronta importante sulla loro autostimaaffinchè si sentano sicuri e sereni di uscire dalla zona di comfort per affrontarla nel migliore dei modi.
Volendo approfondire ancor di più l’argomento, possiamo arrivare anche al concetto di didattica metacognitiva, cioè quel processo didattico che insegna all’atleta a riflettere sui propri percorsi cognitivi e diventare più consapevoli della propria gestione emotiva e dei processi dell’apprendimento (Iriarte C.). Questo percorso collettivo di interazione tra compagni rappresenta il punto più alto della possibile gestione di un gruppo, che porta all’eccellenza tecnica e tattica (in relazione alle possibilità del gruppo).
In parole povere si tratta di un ambiente in cui i giocatori riescono ad apprendere un numero elevato di nozioni interagendo tra loro, e non solo dall’allenatore.
Questo infatti, permette di disperdere meno energie nervose in situazioni inutili, grazie ad una maggiore condivisione dei valori.
Fattore n° 3: il legame tra coordinazione e tecnica
Malgrado sia un dato di fatto che un giocatore coordinato apprenda più facilmente la tecnica, attualmente non si conosce con precisione quali attività siano ideali per migliorare la coordinazione del calciatore.
Le poche certezze sono che:
Una Physical Literacy (alfabetizzazione motoria) variegata aiuta ad adeguarsi più facilmente alle situazioni che il giocatore incontrerà nell’attività calcistica (compresi i gesti tecnici). La Physical Literacy si sviluppa principalmente nei giochi spontanei (tra amici), nelle attività famigliari ed a scuola.
Dallo studio di Roca et al 2012 è stato visto come per alcune categorie di giocatori (difensori e centrocampisti difensivi) la variabile più significativa che incideva sui test di anticipazione e di presa di decisione era il tempo passato a giocare liberamente a calcio durante l’infanzia (e non il tempo passato ad allenarsi o in partita).
Non a caso, secondo Horst Wein, i bambini di 5-6 anni dovrebbero praticare attività multilaterali al fine di migliorare la coordinazione ed imparare a gestire l’emotività e l’ambientamento sociale. Solo dai 7 anni dovrebbero entrare nella scuola calcio. Se condivido pienamente questi concetti, sono comunque convinto che si debba continuare a lavorare sulla multilateralità (che abbiamo visto essere la base della coordinazione) per tutta la scuola calcio ed oltre, con mezzi allenanti ovviamente adeguati alle categorie d’età.
Questo tipo di esercitazioni (che sostanzialmente sono le attività ludiche di cui abbiamo parlato nel precedente capitolo) non rappresentano solamente le basi della Physical Literacy, ma contribuiscono allo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale…ed abbiamo visto quanto queste siano importanti per l’intero sviluppo del calciatore.
Ad esempio, giochi come il gioco del lupo o il gioco delle casacche (ne vedremo altri nella seconda parte), nei primi anni della scuola calcio, generano entusiasmo, motivazione ed energia a tal punto da favorire veramente la crescita coordinativa.
Ma, come accennato sopra, la scelta delle giuste attività deve partire dalla conoscenza neurofisiologica delle interazioni tra la coordinazione e la tecnica, la tattica e la parte atletica…e probabilmente questa è la parte più difficile, anche perché in bibliografia internazionale non emergono ancora conclusioni dettagliate.
Personalmente, per facilitarmi la didattica, ho suddiviso le capacità coordinative in 3 grandi famiglie, in maniera tale da avere un approccio metodologico più chiaro e sfruttare al meglio il tempo a disposizione.
Di fatto, ho evidenziato come le attività multilaterali influenzassero il senso del movimento (cioè la precisione dei gesti tecnici), l’agilità con la quale il giocatore si muove in campo ed il senso del gioco (cioè le componenti cognitive che aiutano ad effettuare le scelte di gioco nella maniera più efficace). Trovate un approfondimento dettagliato leggendo il nostro articolo dedicato alla coordinazione nel calcio.
Ovviamente ogni attività non influenzerà solamente i 3 gruppi di capacità coordinative indicate sopra (in misura ovviamente diversa), ma anche la crescita emotiva, cognitiva e sociale.
Sommariamente possiamo affermare che lo sviluppo della coordinazione dipende anche dall’età.
Di solito nei primissimi anni di scuola calcio, gli schemi motori sono più poveri e tutti i fenomeni d’apprendimento sono più difficili. Di conseguenza sarà assolutamente necessario far leva su motivazione, entusiasmo ed energia per facilitare questo processo.
Nella fase pre-puberale, piano piano diventano sempre più coordinati, quindi è possibile effettuare esercitazioni sempre più complesse ed impegnative, ma sempre sottoforma di gioco al fine di mantenere alta la motivazione.
Durante la pubertà si può assistere ad una maggiore difficoltà temporanea di controllo dei movimenti (anche nella tecnica) a causa del più rapido aumento della lunghezza delle leve e della forza muscolare…è un po’ come iniziare a guidare una Ferrari dopo esser stati abituati a guidare una 500. In questa fase solitamente si iniziano i primi lavori di rapidità coordinativa, cioè esercizi coordinativi in forma analitica (non ludica) in particolar modo per la corsa del calciatore; affinchè ci possa essere un transfert, queste attività devono essere fatte con il giusto impegno e la giusta difficoltà e variabilità. Anche in questa fase rimangono i lavori ludici, ma a patto che si trovino giochi che siano adeguati all’età, come i derivati da altri sport come dalla pallamano o rugby (vedi esempio).
Nella fase post-puberale la lunghezza delle leve corporee e la forza tende a stabilizzarsi, quindi qualsiasi movimento diventa più preciso e coordinato. In questo contesto, non si deve comunque trascurare l’allenamento della coordinazione in quanto i miglioramenti sono possibili fino alla fine della carriera calcistica.
Conoscere come varia l’allenabilità della coordinazione in relazione all’età aiuta a comprendere quali saranno le tappe calcistiche nelle quali il giocatore si potrà trovare in maggiore difficoltà anche nell’apprendere la tecnica calcistica (visti i legami tra tecnica e coordinazione), che solitamente sono i primi anni della scuola calcio e la categoria Giovanissimi.
Conclusioni alla prima parte
In questo articolo abbiamo visto come i processi di maturazione influenzino in minima parte l’allenabilità della tecnica; è fondamentale invece conoscere come la contestualità (intenzione, situazione, velocità, ecc.) determini la facilità ad apprendere i gesti tipici della disciplina.
Allo stesso tempo è anche importante intuire quale tipo di gesti tecnici sono meno stimolati in situazione per strutturare progressioni didattiche (dall’analitico alla situazione) in grado di apprenderli nel migliore dei modi.
Ma la metodologia non è sufficiente se non si crea un ambiente che favorisce la motivazione, la collaborazione e la corretta gestione emotiva (da parte di tutti); tutti questi elementi rientrano nell’ambito pedagogico della didattica.
Infine, anche i processi legati alla maturazione hanno un peso nell’apprendimento della tecnica (non si può chiedere un “cambio di campo” quando ancora non si ha la forza sufficiente per farlo), ma questa non è da vedere solamente come un aspetto legato allo sviluppo fisico, ma anche cognitivo.
Nel prossimo post vedremo degli esempi molto più chiari legati all’allenamento della guida della palla, alla trasmissione/ricezione ed al tiro.
Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi rimanere informato sulle nostre pubblicazioni e aggiornamenti, collegati al nostro canale telegram gratuito dal quale potrai anche scaricare la nostra guida per la didattica.
Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio e preparatore atletico A.S.D. MT1960 (melsh76@libero.it) ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto.
Un gruppo di giocatori esegue gesti tecnici in cerchio mentre un altro gruppo si dispone lungo il perimetro dello stesso .
Ad ogni gesto eseguito, i giocatori rientrano nel cerchio centrale ad effettuare una corsa in souplesse sino al comando successivo.
I giocatori all’interno del cerchio devono avvicinarsi a quelli esterni, ma prima di svolgere l’esercizio devono toccare il pallone con le due mani, per poi arretrare e andare di nuovo incontro per colpire.
Variante: con palla rasoterra un passaggio dentro il cerchio piccolo, un secondo passaggio incontro allo stesso giocatore posto all’esterno.
Proposta di serie di gesti tecnici da fare eseguire ai giocatori:
4 gruppi di ugual numero di giocatori con un pallone a testa, si posizionano sugli angoli delimitati del campo.
In queste aree verranno di volta in volta eseguite delle esercitazioni tecniche (palleggio dx/sx, testa, coscia/piede,ecc.);
Al singolo fischio dell’allenatore i quattro gruppi partiranno palla al piede sino al cerchio di centrocampo dove eseguirano degli esercizi in guida della palla (a scambiare il pallone con un compagno, solo esterno, ecc.)
Al successivo fischio dell’allenatore i giocatori punteranno in guida della palla all’angolo opposto da cui sono partiti ove eseguiranno lo stesso esercizio svolto nell’angolo di partenza.
Al duplice fischio dell’allenatore, i giocatori lasceranno i palloni nell’angolo di campo in cui si trovano per raggiungere l’angolo opposto di campo ad intensità sub-massimale (70/75%).
Quindi:
Fischio singolo: guida della palla;
fischio doppio: sempre da angolo ad angolo opposto “a secco”.
Proposte esercitative tecniche:
SEQUENZA ESERCIZI NEGLI ANGOLI: palleggio al volo dx/sx (x2),
alternato coscia piede (x2),
solo testa (x2),
con un rimbalzo dx/sx (x2).
SEQUENZA ESERCIZI ALL’INTERNO DEL CERCHIO DI CENTROCAMPO:
Tecnica, per affinare la circolazione della palla;
aerobica.
Viene diviso un campo di gioco in tre settori dei quali uno neutro come in figura e creati tre gruppi di calciatori.
I 6 giocatori in possesso di palla in una delle due porzioni di campo più grandi deve effettuare 6 passaggi consecutivi per poi poter lanciare il pallone nel settore opposto.
I due giocatori che andavano alla “caccia” del pallone rientrano nell’area neutra per essere sostituiti da due compagni di gruppo e andare a contrastare la circolazione di palla degli altri 6 giocatori.
Tempi per l’esercitazione. 2/3 blocchi da 2’/2’30” per ogni gruppo impegnato a “rincorrere”.
Materiale occorrente: palloni, casacche di almeno due colori, cinesini.