Fasi sensibili della tecnica calcistica (seconda parte)
(aggiornato al 03/10/2024)
Nella prima parte abbiamo visto come l’apprendimento della tecnica sia più efficace se viene fatta in un contesto di gioco; questo perché la velocità dei movimenti, le difficoltà e le scelte di gioco hanno una profonda influenza sull’esecuzione dei gesti tecnici.
Infatti, (con le dovute semplificazioni) le azioni motorie sono codificare nell’area pre-motoria per “scopi” e “finalità” e non per “tipologia di movimenti”; per questo motivo sarebbero da evitare in allenamento situazioni artefatte. Per approfondire è possibile leggere il nostro articolo su multilateralità e specificità.
Malgrado questo, esistono alcuni gesti tecnici che raramente vengono effettuati in contesto di gioco (lancio lungo, tiro al volo, acrobazie, ecc.), ma allo stesso tempo hanno una ripercussione importante sul risultato; per questi è fondamentale un approccio che va dall’analitico al situazionale tramite vari step.
In questo articolo cercheremo di dare delle semplici linee guida per l’allenamento della tecnica nelle varie categorie, senza aver la presunzione di essere esaustivi e senza ritenerle le uniche soluzioni possibili per apprendere la tecnica nel migliore dei modi.
Per semplificare il tutto, divideremo i gesti tecnici in 3 famiglie principali (conduzione/guida, passaggio/ricezione e tiro); non approfondiremo elementi che meriterebbero una trattazione a parte come il colpo di testa, la rimessa laterale e le attività del portiere.
INDICE DEI CONTENUTI
Conduzione e guida della palla
Insieme al Tiro è il fondamentale che più va incontro alle esigenze dei primi anni della Scuola calcio, quindi ha una precoce allenabilità; nonostante questo, la didattica di questo fondamentale è molto lunga e si esaurisce solamente con l’annata dei Giovanissimi.
Il primo step consiste nel saper guidare liberamente la palla in forma ludica acquisendo la corretta ritmica ed abituandosi ad utilizzare tutte le parti del piede.
In questa fase i giochi a tema sono tra gli stimoli allenanti migliori perché permettono di rimanere molto a contatto con la palla, ma allo stesso tempo creano un contesto al quale il giocatore si deve adeguare. Tra questi ricordiamo il gioco dello sparviero, il gioco dei postini, il gioco delle casacche, il gioco dei tunnel, ecc.

Sono attività nelle quali sono presenti difensori, “leoni”, “sparvieri”, “ragni” che cercano di “rubare” il pallone, stimolando la guida (in un contesto) e la protezione della palla.
È comunque da prestare attenzione al fatto che tutti abbiano la possibilità di stare a contatto con la palla per tanto tempo; ad esempio, nell’esercizio sopra c’è il rischio che alcuni perdano spesso palla e fatichino a riconquistarla.
Se ciò accade, può diventare utile inserire anche attività nelle quali c’è un pallone per giocatore (come il gioco dei 4 cantoni); probabilmente il contesto diventerà meno specifico, ma anche chi ha più difficoltà (dal punto di vista tecnico) avrà più opportunità di controllare la palla.
Ricordo che un corretto allenamento della coordinazione permette di avere meno difficoltà nel controllo della palla.
Faccio un esempio banale nel rapporto tra un’abilità coordinativa (la frequenza dei passi, che è parte dell’agilità) e la guida.
Se ho una bassa frequenza dei passi, controllerò la palla ogni 5-6 rivoluzioni della stessa…mentre se ho un’ottima frequenza dei passi riuscirò a controllarla ad ogni rivoluzione, direzionandola più frequentemente e rimanendo sempre a contatto con essa. Nel primo caso invece…sarà “il pallone a guidare il giocatore”.
Questo è un esempio molto chiaro di come la coordinazione influenza la tecnica!
Altri lavori che stimolano la guida sono tutte le esercitazioni di 1c1; infatti, nei primi anni della scuola calcio, l’1c1 dovrebbe essere il mezzo attraverso il quale si impara a guidare la palla. Per dare maggiore continuità a questo tipo di situazioni, si può utilizzare l’1c1 che diventa 2c2 (vedi immagine sotto).

In questa situazione, si effettuano 2 “1vs1” in contemporanea; quando un pallone esce, si gioca tutti e 4 (più i 2 portieri) con quello che rimane. Non solo, la presenza del portiere limita le possibilità che la palla esca, prolungando l’azione e lo stimolo allenante. In caso di gruppi molto numerosi, è possibile fare anche degli “1vs1 che diventano 3vs3”, con 3 coppie di 1c1 che partono contemporaneamente.
Altra situazione che permette di allenare la guida della palla è l’utilizzo di mini-partite a tema (con pochi giocatori….2c2 o 3c3) nelle quali si riduce la possibilità che la palla esca. È il caso dell’utilizzo delle “porte centrali” (vedi figura sotto).
In questi contesti, la porta dove segnare (con o senza portiere) è all’interno dello spazio di gioco, limitando quindi la possibilità che la palla esca e riducendo le perdite di tempo dovute all’impostazione a fondocampo, che nei primissimi anni solitamente riducono l’intensità del gioco.

Alternativa è quella di utilizzare le mete (a fondocampo) al posto delle porte o di segnare in porte piccole, ma solo da dentro un’area prestabilita (come il Funino); trovate molte di queste attività nel primo testo di Horst Wein, Il calcio a misura dei ragazzi.
Il secondo step è quello di iniziare a proteggere la palla in presenza di avversari; ovviamente questo aspetto è già affrontato anche nello step precedente, ma volendolo allenarlo in maniera specifica, si possono strutturare esercitazioni situazionali apposite. Questo approccio, a mio parere, va affrontato precocemente, per evitare che insorga la “paura di contrastare l’avversario” e la capacità di riconoscere quando è fallo e quando non lo è. Non solo, essendo un’abilità puramente istintiva, si allena molto bene nei primi anni della scuola calcio.
L’ideale, sono situazioni di 1c1 o (2c2) nelle quali lo scopo non è quello di segnare (o fare meta), ma mantenere il possesso della palla entro un lasso di tempo (esempio 5-8”) e senza far uscire la palla dall’area di gioco. Trovate altre situazioni nel nostro primo articolo dedicato alla protezione della palla.
Il terzo step è riferito al perfezionamento della guida e della protezione della palla; oltre ai mezzi sopra citati, si possono inserire esercitazioni analitiche per lavorare sulle lacune e sugli elementi che poco vengono affrontati in partita.
Ad esempio, l’utilizzo del piede debole nella scuola calcio può essere affrontato in giochi a tema (parzialmente analitici) come il gioco dei postini.
Si possono utilizzare (dalla categoria Pulcini fino alle prime squadre) anche esercitazioni analitiche, a patto che siano proposte in maniera stimolante; uno dei miei preferiti è la struttura esercitativa per la sensopercettività dei piedi; risulta molto utile nel riscaldamento e nell’apprendimento delle finte, oltra a contestualizzare la guida in regime di rapidità.
Rimanendo infatti, nel dominio di gesti impegnativi (da fare in maniera analitica), l’apprendimento delle finte risulta sicuramente un obiettivo che motiva i giocatori seppur in un contesto analitico. Rientrano nella didattica delle finte tutti quei movimenti nei quali il calciatore effettua giocate estremamente difficili, come l’uso della suola, del tacco del piede, ecc.
Risulta quindi ovvio come la guida della palla sia un gesto (soprattutto nella scuola calcio) estremamente stimolato in situazione, e che non richiede lavoro analitico, ma alcuni elementi (come l’uso del piede debole e le finte) possono essere affrontati anche in maniera analitica per perfezionare questo fondamentale.
Per rendere ancor più allenanti i mezzi analitici (ma anche i giochi di situazione), è possibile utilizzare palloni di misura inferiore rispetto a quelli della categoria; ad esempio, nella categoria Pulcini è possibile usare dei palloni 3, oppure palloni di gomma. In questo modo, verrà maggiormente allenata la differenziazione cinestesica, che è quella qualità coordinativa che permette di “tenere la palla vicino ai piedi” rendendo la guida più efficace.
Per quanto riguarda la protezione della palla, è importante conoscere come con il tempo questa si leghi ad altri elementi come la forza neuromuscolare ed il passaggio/ricezione. Infatti, non diventa solamente un fatto di “posizionamento tra palla ed avversario”, ma anche un’elevata applicazione di forza specifica nei contrasti; esercizi in cui si “tira” e si “spinge” sono degli ottimi presupposti. Non solo, la decisione di proteggere o avanzare con la palla, determinerà anche la tipologia di ricezione della stessa (“piede avanzante” o “piede difendente”).
Potete approfondire questi ultimi 2 aspetti nel nostro secondo articolo dedicato al contrasto e protezione della palla.
L’importanza della lateralità nel calcio
È evidente che giocatori “ambidestri” non solo possiedano maggiori qualità tecniche (e riescano ad essere più precisi), ma sono anche in grado di essere più versatili dal punto di vista tattico.
Solo per fare un esempio, un esterno in grado sia di andare al cross con un piede, che di rientrare (proteggendo la palla) per andare al tiro (con l’altro), ha più possibilità di soluzioni offensive rispetto ad un esterno con solo un arto dominante. Non solo, qualsiasi giocatore “ambidestro” può giocare su entrambi i lati del campo.
Ma come allenare quest’abilità iniziando dal settore giovanile?
È sufficiente un lavoro analitico o è da contestualizzare il tutto in situazione?
Andiamo per ordine, e cerchiamo di vedere quando è consigliabile iniziare con la lateralità, indipendentemente dal fondamentale tecnico considerato. È da ricordare che la dominanza (cioè l’abilità di utilizzare il piede forte) aiuta nell’orientamento motorio nelle prime annate della scuola calcio.
È quindi evidente come si possa iniziare a lavorare analiticamente sulla lateralità solo dopo che il giocatore avrà acquisito un’immagine di movimento corretta con l’arto dominante; in altre parole, è bene iniziare a lavorare sul piede debole dopo che il giocatore ha acquisito una preferenza del lato di utilizzo ed un minimo di tecnica. Questo, per la guida della palla, avviene solitamente dalla categoria Primi calci.
Quando si parla di tecnica e di lateralità, è necessario conoscere anche la possibilità di transfert tra un emilato e l’altro; malgrado questo sia possibile (testimoniato dalla presenza del corpo calloso nel cervello), all’atto pratico siamo tutti testimoni come sia evidente la difficoltà di trasfert tecnico dal lato forte al lato debole. È più semplice il transfert dal lato debole al lato forte; in altre parole, è più proficuo allenarsi analiticamente sul piede debole (piuttosto che quello forte), contando di un più probabile transfert sul lato forte (e non viceversa).
Ne deriva, che il lavoro analitico, quando necessario, è da preferire con il lato debole, sia per la facilità di transfert, che perché il lato forte è già maggiormente utilizzato in situazione. Questo è consigliabile solamente dopo che il giocatore dimostra una buona rappresentanza del movimento.
Per chi volesse approfondire consiglio il secondo testo di Horst Wein, in particolar modo la trattazione fatta con BrainKinetic.
Riporto anche l’opinione di Fabrizio Piccareta (tratta dal suo libro Allenare giocando nel settore giovanile); l’autore ha un approccio più legato alla motivazione. In sostanza, propone (giustamente) una didattica molto ludica basata sulla situazione, nella quale il giocatore progressivamente migliora la sua autoefficiacia ed autostima; solo a quel punto sarà consigliabile iniziare con la didattica analitica del piede debole.
Ma la didattica analitica con il piede debole (per qualsiasi gesto) è sufficiente per apprendere la tecnica dell’arto non dominante?
Probabilmente no, e se avete letto il precedente articolo sicuramente capite il perché.
Il fatto è che l’apprendimento in contesto di gioco avviene principalmente giocando; di conseguenza, dopo aver “conosciuto e sperimentato” l’utilizzo del piede debole, è necessario strutturare situazioni (partite a tema) nelle quali si vincola o si facilita l’utilizzo dell’emilato non dominante.
Ad esempio, si può vincolare il gol con il piede debole (oppure se fatto con il piede debole, vale doppio), si possono vincolare i passaggi con il piede debole (in un contesto facilitato con jolly), l’obbligo di toccare la palla almeno una volta con il piede debole ogni volta che se ne entra in possesso, ecc.
Tiro in porta (calciare la palla)
È importante introdurre il prima possibile l’abitudine a colpire con il collo del piede tenendo la “caviglia rigida”; affinchè ciò avvenga è assolutamente necessario utilizzare palloni che siano di dimensione e consistenza adatta all’età considerata.
Ma la didattica del tiro in porta (come quello del calciare la palla) deve assolutamente tenere in considerazione 2 aspetti.
Il primo che solitamente questo fondamentale viene effettuato in regime di pressione temporale; non solo, nel nostro articolo dedicato alla match analisys qualitativa abbiamo visto come la maggior parte delle segnature siano precedute da un’azione rettilinea di intensità elevata da parte di chi segna o di chi fa l’assist.
Il secondo è l’aspetto atletico del tiro in porta; con l’aumento della forza muscolare, dovuto all’età, è possibile calciare sempre più lungo e potente. Malgrado questo, le possibili lacune posturali a cui può andare incontro il calciatore possono limitare fortemente la precisione e la potenza del gesto. È quindi da considerare anche l’aspetto atletico legato al tiro in porta.
Da quanto visto precedentemente, l’utilizzo del piede debole deve essere incoraggiato sin dai primi anni della scuola calcio, ma l’allenamento analitico deve essere affrontato quando è stato consolidato lo schema motorio relativo al piede dominante.
Di seguito riporto una possibile progressione didattica senza la presunzione che possa essere la soluzione migliore, oppure l’unica.
Solitamente nelle categorie piccoli amici e primi calci dedico la fase pre-allenamento ai tiri in porta; in altre parole, se l’allenamento inizia alle 17:30, prima di quell’ora si fanno i tiri in porta.
Per comodità strutturo il tutto in modalità “calcio di rigore” con gruppi di 3-5 giocatori in autogestione (chi segna, fa il portiere). Pian piano che acquisiscono esperienza con l’autogestione inserisco diverse varianti:
- Ribattuta di prima se il portiere la ribatte in zona di tiro
- Cross (per gli altri compagni del gruppo) nel caso in cui il portiere la ribatta in zona tiro, ma molto lateralmente
- Parata obbligatoria con le mani da parte del portiere: se il portiere la para con i piedi è considerato gol. Questo stimola, chi è porta, a vincere la paura di tuffarsi per prendere la palla quando è laterale.
- Tiro obbligatorio con il piede debole.
- Uso di palloni di consistenza diversa
Ovviamente l’allenatore dovrà supervisionare i vari gruppi, cercando di aiutare a comprendere i modi migliori di eseguire il gesto.
A quest’età è importante focalizzarsi sul colpire a “caviglia dura”, “caricare” il tiro ed estendere la gamba.
Questo tipo di lavoro è molto motivante e viene fatto prima dell’allenamento, quindi non porta via tempo ad altre attività; con il passare dei mesi i giocatori arriveranno sempre prima ad allenamento (anche 30’ prima) proprio per fare più tiri in porta. Durante l’allenamento solitamente non effettuo esercitazioni analitiche per il tiro in porta, semmai giochi a tema in cui il tiro si verifica spesso come il tiro in porta ad oltranza e simili.
Per quanto riguarda invece e categorie Pulcini ed Esordienti nel pre-allenamento propongo altre attività (sempre in autogestione) che possono coinvolgere il tiro, ma cercando soprattutto il divertimento in autogestione.
In queste categorie è possibile (se il numero di istruttori è sufficiente) perfezionare ulteriormente il gesto con qualche lavoro analitico, con particolare attenzione alla posizione del busto (oltre agli elementi citati sopra); è sempre fondamentale utilizzare palloni di consistenza diversa per sensibilizzare al massimo il gesto.
Ma il gesto si apprende primariamente in situazione; di conseguenza si possono utilizzare questo tipo di esercitazioni:
- Lavori ad oltranza: non deve esser presente necessariamente una porta grande più il portiere (è sufficiente usare anche porte piccole), ma la pressione temporale che induca il giocatore a tirare in condizioni di difficoltà.
- Lavori di velocità con palla: in questi casi viene ricercato il tiro in porta (o la finalizzazione) in situazioni tattiche semplici, ma che richiedono velocità. Trovate un paio di esempi leggendo questo articolo e questo.
- Partite a tema con regole più o meno semplici come il dover far gol di prima, oppure solo da dentro l’area, oppure da fuori dall’area, oppure con la vittoria della partita quando tutti i componenti della squadra segnano, ecc.
Nelle categorie Giovanissimi ed Allievi, il gesto tecnico sarà sempre più legato ai principi di gioco; di conseguenza anche le esercitazioni dovranno rispettare i termini di situazionalità e velocità, anche considerando gli spazi di gioco specifici. Per chi volesse approfondire, consiglio il libro di Giuseppe Rauso, Il calcio per principio.
Anche in queste categorie è possibile lavorare in maniera analitica, in particolar modo con il piede debole; inoltre è giusto che i giocatori comprendano alcuni aspetti legati alle difficoltà che possono avere i portieri nel parare un tiro, come le palle rasoterra e sul secondo palo.
Come accennato prima, nelle categorie juniores e nelle prime squadre è anche importante conoscere come la forza specifica influenza l’efficacia del tiro in porta (e dei calci lunghi); infatti, con un maggior livello di forza specifica è possibile modulare meglio la precisione e l’intensità del gesto.
Non solo è anche importante conoscere eventuali fattori limitanti la massima potenza di tiro come la rigidità di quadricipiti o adduttori, debolezza dei posteriori della coscia, ecc.
Da qui è possibile comprendere come non sia semplice lavorare sulla forza muscolare che determina il calciare (ed il tiro in porta), in quanto è prevalentemente dovuta ad un aspetto coordinativo. È sicuramente importante eliminare tutte quelle lacune posturali che possono limitare il tiro: per chi vuole approfondire, consiglio il nostro articolo dedicato alla preparazione atletica del tiro in porta.
Non solo, la finalizzazione deve tenere in considerazione anche le difficoltà dovute alle pressioni temporali (solitamente il tiro viene fatto con avversari in prossimità) e la velocità alle quali viene effettuato il gesto.
Nel post precedente abbiamo visto un esempio di progressione dedicata a questo fondamentale, mentre nel nostro articolo dedicato alla velocità in situazione la parte relativa agli spazi di gioco che allenano in maniera più adeguata questo fondamentale.
Passaggio e ricezione
A mio parere è consigliabile inserire questo fondamentale in forma analitica solo dopo che si ha iniziato a lavorare sul concetto di smarcamento…solitamente nel secondo anno della categoria Primi Calci o nei Pulcini.
In questo modo sarà più facile, per i giocatori, comprendere il contesto tattico nel quale viene eseguito questo gesto tecnico.
Nei primissimi anni comunque sarà possibile inserire “giochi di precisione” (in cui lo scopo è quello di colpire bersagli tirando il pallone con i piedi da varie distanze) come il “finta e passo”, che sono funzionali anche per il tiro in porta.
Si possono inserire anche dei “giochi collaborativi” in cui si utilizzano prevalentemente le mani, eliminando quindi la difficoltà della gestione “tecnica” della palla, ed inserendo i concetti rudimentali dello smarcamento, come il riconoscere e sfruttare gli spazi vuoti. I giochi derivati dalla pallamano o dal rugby sono ideali (vedi esempio).
Tornando al concetto di smarcamento, è consigliabile inserire questo fondamentale comunque quando i giocatori hanno passato la piena fase egocentrica del possesso della palla.
Mi spiego meglio; nei primissimi anni, sarà normale vedere delle partitelle 2c2 fino a 4c4 con tutti i giocatori sulla palla; è normale ed a mio parere è un bene, perché significa che è stata vinta la paura del contrasto e dell’avversario.
Giocando in questo modo, sviluppano diverse abilità come il saltare l’avversario, rubare palla all’avversario, contrastare regolarmente senza fare fallo, guidare la palla, ecc. Sono abilità istintive che si apprendono più facilmente quando il giocatore è nella fase egocentrica dello sviluppo (e ha meno paura di sbagliare), cioè nelle categorie Piccoli Amici e Primi Calci.
È evidente che se in questi contesti riconoscono un compagno libero e gli passano la palla, non è un problema…è un bene, ma solamente se è la conseguenza di una scelta libera e non condizionata dall’allenatore o dalla paura di sbagliare.
Infatti, l’errore da non fare (sia nella categoria Piccoli Amici che Primi Calci) è quello “dire ai giocatori di passarla”; se attraversano liberamente la fase egocentrica del possesso palla individuale, poi sarà normale passare alla fase in cui riconoscono un compagno libero meglio posizionato.
Non solo, se si nota che il giocatore si libera della palla per timore di affrontare gli avversari, allora è più importante incoraggiarlo nell’1c1.
Di norma, se nella categoria Piccoli Amici è rispettano questi principi, già dai Primi Calci si assiste ad una riduzione dell’egocentrismo.
In ogni modo, l’1c1 dovrà essere un fondamentale sul quale lavorare per tutta la carriera del calciatore, nelle modalità tipiche di ogni categoria.
Come accennato sopra, la didattica analitica è giusto iniziarla successivamente all’apprendimento dei concetti di zona luce e di smarcamento in situazione.

La parte analitica dovrebbe comunque prevedere l’utilizzo di esercitazioni che portino gradualmente la didattica verso un contesto globale e situazionale; solo in questo modo c’è apprendimento. A questo link potete trovare tanti esercizi che ho pubblicato, alcuni recenti ed altri un po’ più datati, con diverse varianti; si trovano mezzi allenanti di natura analitica per tutte le categorie.
In funzione dell’apprendimento, l’allenamento analitico serve per lavorare sulle lacune; è quindi evidente che la preferenza, quando possibile, va data all’utilizzo del piede debole. Questo per 2 motivi; il primo che le lacune solitamente si evidenziano sul lato debole, la seconda è che il transfert è maggiore passando dal lato debole a quello forte, piuttosto che viceversa.
Un altro aspetto è quello relativo alla coordinazione come presupposto della tecnica; se un giocatore esegue male i fondamentali del passaggio e della ricezione per lacune di natura coordinativa, allora è meglio lavorare inizialmente sulla coordinazione piuttosto che sulla tecnica.
Infatti, in questo caso il giocatore avrà anche lacune nella guida e nel tiro (perché la coordinazione è la base di tutto); sarà quindi più efficiente, in questo contesto, dare la precedenza all’allenamento coordinativo perché i benefici saranno evidenti in tutti i fondamentali.
Se invece le problematiche sono relative alla precisione del gesto (non all’esecuzione) o solamente all’utilizzo del piede debole, allora potrebbe essere più efficace l’utilizzo della didattica analitica del passaggio.
Ma su quali elementi focalizzarsi sulla tecnica analitica?
Dagli studi sulle neuroscienze sappiamo che il focus principale del giocatore deve essere orientato sull’obiettivo del movimento e sulla precisione e non sull’esecuzione del movimento dei singoli segmenti corporei.
Ad esempio, se un gruppo di calciatori della categoria Primi Calci si chiede di passarsi la palla “forte” (ad una giusta distanza), useranno spontaneamente l’interno piede per stopparla, perché sono inconsciamente consapevoli che è il modo migliore per smorzarne la traiettoria.
La gestualità dei segmenti corporei dovrà quindi seguire gli obiettivi tecnici del gesto. Ad esempio, all’inizio è importante che la palla rotoli esclusivamente lungo un solo asse (senza “giro”); in questo modo la traiettoria della palla è più semplice da gestire, soprattutto da parte di chi riceve.
Su questo aspetto si lavorava molto bene una volta grazie al muretto; se calciavo la palla bene, mi tornava indietro precisa. Ovviamente non sono un nostalgico del “muretto”, perché fondamentalmente è un approccio estremamente noioso e poco adatto alla scuola calcio, ma il concetto di osservare (come obiettivo) i “giri della palla” è funzionale ad avere un feedback immediato sulla precisione esecutiva del gesto, senza dover far concentrare il giocatore sul posizionamento dei segmenti corporei. Questo aspetto è possibile osservarlo in qualsiasi esercizio analitico per il passaggio.
Altro aspetto per me importante è quello di abituare i giocatori a passare la palla “forte e rasoterra” (oltre che precisa); questo allena meglio la ricezione del gesto del compagno all’interno dell’esercitazione.
Dal punto di vista della gestione del movimento, il corretto “rotolamento” della palla si ottiene “accompagnando” la palla con il piede rimanendo ben presenti con il corpo sulla palla. È un atteggiamento che viene spontaneo, ma raramente è necessario correggere in maniera ancor più analitica il gesto, cioè focalizzare il giocatore su questo tipo di movimenti e non solo sul rotolamento della palla.
In ogni modo, in partita i giocatori si troveranno a passare la palla con qualsiasi parte del piede (esterno, punta, ecc.) quindi è la pratica in situazione a determinare concretamente l’apprendimento del gesto.
Per quanto riguarda la ricezione della palla, nei primi anni della scuola calcio è sufficiente inserire giochi con tiro al bersaglio; questo stimolerà spontaneamente a stoppare la palla con l’interno, ammortizzando l’impatto con la palla.
Sarà insegnare lo stop orientato con il piede debole, in quanto è meno istintivo; esercitazioni come il guido e passo, apro/chiudo ed il giropalla nel quadrato, sono necessarie per abituare l’utilizzo del piede debole. Per stimolare correttamente l’orientamento (in attesa della palla) e decidere se aprire o chiudere le linee di passaggio, si può passare attraverso strutture come i possessi palla più semplici, anche se solo la situazione sarà in grado di far apprendere definitivamente le giuste dinamiche dello stop, in particolar modo le tempistiche dello smarcamento.
Ricordo che i giochi di posizione (nella forma originale) ed i possessi palla non rappresentano esercitazioni prettamente situazionali, in quanto manca la possibilità di verticalizzare, segnare e proteggere una porta; sono lavori che fungono da raccordo tra le esercitazioni analitiche e le partite a tema.
Per quanto riguarda il calcio lungo (come il cross), la didattica analitica dipenderà fortemente dallo sviluppo fisico del calciatore, e dovrà essere contestualizzata in situazione in partite a tema in cui vengono facilitati i cambi di gioco e le finalizzazioni, ancor meglio se in spazi che garantiscono alta velocità.
Le partite a tema, con il passare delle annate dovranno seguire quelli che sono i principi di gioco, come la costruzione dal basso, lo sviluppo del gioco, la rifinitura e la finalizzazione; per trovare approfondimenti ed esercitazioni consiglio i libri di Giovanni Garofalo e Giuseppe Rauso.
Conclusioni ed ulteriori approfondimenti
Questo articolo ovviamente non ha la presunzione di essere una guida definitiva all’apprendimento della tecnica, ma una sorta di “appunti organizzati” derivati dalla mia esperienza e dagli anni di studio sull’argomento.
Spero quindi abbia stimolato i lettori a riflessioni ed approfondimenti; prima di chiudere l’articolo, propongo alcune riflessioni su aspetti da non trascurare.
Ogni esercitazione ha in sé non solamente un carico tecnico-cognitivo, ma anche di natura fisico-atletico; quando si tende ad approcciare principi di gioco nuovi (in particolar modo se il gesto tecnico è reso difficile da ridotti spazi di gioco) è importante che il carico fisico sia inizialmente basso per fare in modo che i giocatori si concentrino maggiormente sulle prime fasi di apprendimento.
Altro concetto estremamente interessante è quello dell’interferenza contestuale; con le dovute semplificazioni, è il fatto di inserire all’interno di una seduta più obiettivi tecnico-tattici, possibilmente slegati tra di loro.
Questo faciliterebbe l’apprendimento (ricordo che “apprendere” significa “migliorare”) perché abituerebbe il giocatore ad allenare ed alternare concetti tecnico/tattici in sostituzione. Si contrappone quindi all’utilizzo di un tema unico della seduta (che può essere un principio di gioco o un fondamentale come l’1c1).
In sostanza sono meglio le sedute multi-tematiche (che stimolano l’interferenza contestuale) o quelle mono-tematiche (dedicate all’apprendimento di un solo principio di gioco)?
Partiamo dal presupposto che nessuna seduta può essere esclusivamente mono-tematica, perché ogni esercitazione stimola più principi di gioco; in ogni modo, a mio parere, quando si affronta un principio di gioco nuovo, credo sia meglio dedicarvi più tempo all’interno della seduta, proprio per richiamare più spesso elementi non ancor ben fissati nella memoria a lungo termine.
Quando si tratta invece di stimolare principi di gioco già in fase di consolidamento, allora è meglio inserirne più di uno all’interno della seduta, proprio per facilitare l’interferenza contestuale.
Un’ultima citazione la dedichiamo alla vigilanza mentale, cioè lo stato di attivazione del cervello quando si effettua una determinata esercitazione (di qualsiasi tipo); è estremamente importante che questa sia elevata ai fini dell’apprendimento, in particolar modo per le esercitazioni di tecnica analitica che rischiano di diventare noiose. Se si vedono i giocatori annoiati e distratti (in qualsiasi categoria), significa che quel determinato mezzo allenante non li stimola adeguatamente.
Utilizzando il metodo deduttivo per risolvere le situazioni di natura tecnica e tattica, viene maggiormente stimolata l’attenzione facilitando l’apprendimento; questo avviene anche se i giocatori sono stimolati con sfide di precisione, a punteggi e quando si propongono esercitazioni tecniche di elevata difficoltà.
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Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio e preparatore atletico MT 1960 (melsh76@libero.it) ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto.












