Come allenare la creatività nel calcio

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La creatività nel calcio deriva dalla fusione di 2 importanti aspetti, cioè il processo decisionale ed il processo formativo (legato alle competenze). Parto da un esempio piuttosto lampante, anche se da uno sport diverso dal calcio, prendendo spunto da un audio-video del Prof Colli.

Il contesto è quello delle Olimpiadi di Londra del 2012, finale maschile della pallavolo Brasile – Russia. Dopo i primi 2 set, il Brasile è in vantaggio 2-0 e sembra avviato verso il titolo olimpico; a questo punto il coach della Russia sposta Muserskiy da centrale ad opposto.

Il risultato è che la Russia ribalta la partita fino al 3-2, portandosi a casa il titolo Olimpico. Più nel dettaglio, Muserskiy firma bel 31 punti negli ultimi 3 set (quelli della rimonta), 16 dei quali nel terzo set.

Ma perché la mossa del coach russo si è rivelata creativa e vincente?

Semplice, perché il volley è uno sport di altissima specializzazione, in cui tutti i giocatori sono estremamente “scoutizzati”; questo significa che si conoscono lunghezza, posizione, traiettorie e modalità di schiacciata dei vari giocatori. Di conseguenza, chi difende e chi mura conosce i comportamenti ed abitudini dei giocatori avversari in fase di attacco. Lo spostamento di Muserskiy nel ruolo di opposto ha preso completamente alla sprovvista il Brasile, che non seppe come difendere su un giocatore sul quale non sia avevano elementi conoscitivi per quel ruolo.

Questo è il classico esempio di come la creatività nello sport possa fare la differenza; ma perché diciamo che la creatività è un processo decisionale più un processo formativo? Rimaniamo con l’esempio sopra per spiegarci meglio.

  • È evidente come la componente decisionale del coach russo di spostare Muserskiy in un ruolo di cui non si avevano conoscenza dei comportamenti, ha nettamente spiazzato il Brasile. Ovviamente spostare un giocatore in un ruolo “non abituale” rappresenta un rischio…ma la creatività è proprio uscire dagli schemi.
  • Questa decisione non avrebbe potuto essere efficace in assenza di un altro importante fattore, cioè il fatto che Muserskiy da giovane abbia giocato per diversi anni come opposto, quindi conosceva bene quel ruolo (ed il coach russo lo sapeva). Qui ovviamente entra in gioco il processo formativo, legato alle competenze che il giocatore ha acquisito nella sua carriera.

È quindi evidente come in quel contesto la componente decisionale + la componente formativa hanno fatto la differenza.

Non solo, questo dovrebbe anche far riflettere su come la specializzazione precoce negli sport di squadra non sia, nel lungo termine, una strategia vincente.

Che tu sia un giocatore, un mister o un preparatore atletico, la creatività è un elemento fondamentale per chi opera nello sport; infatti, non bisogna incorrere nell’errore di liquidarlo a qualcosa di estroso e stravagante.

La creatività, come abbiamo visto nell’esempio sopra, è associata all’efficienza delle scelte, è alimentata dalle competenze ed applicata grazie alla capacità di pensare fuori dagli schemi.

In questo articolo andremo a vedere come coltivarla e come trasmettere ai propri giocatori questa qualità fondamentale per effettuare scelte di gioco efficienti nei vari contesti di gioco, partendo da un assunto che ritengo estremamente importante: per avere dei giocatori creativi, serve prima di tutto un allenatore creativo.

“La creatività è la capacità di connettere le cose”

La frase sopra è presa del libro di Maurizio Battistini, un autentico “mister della creatività”; è quindi evidente come l’essere creativi non significa “inventarsi le cose”, ma essere in grado di connettere al meglio le proprie competenze al fine di trovare la soluzione migliore, senza la paura di uscire dagli schemi.

Per questo motivo, ho sempre creduto che la creatività fosse una delle migliori qualità su cui investire la mia formazione di istruttore di scuola calcio e preparatore atletico; ma se la parte relativa alle competenze si acquisisce con l’esperienza e lo studio, mi sono sempre chiesto come fosse possibile perfezionare l’abilità di “connettere le competenze” uscendo dagli schemi e trovando la migliore soluzione possibile ad ogni evenienza; ho trovato diverse risposte nell’approccio al pensiero laterale.

Edward de Bono grazie al suo libro Creatività e pensiero laterale è considerato il padre del pensiero laterale, cioè la capacità di vedere le cose da altre prospettive e non seguendo i soliti schemi; questa qualità di si può coltivare, stimolare ed allenare.

È quindi da sfatare il luogo comune che “la creatività sia una dote innata”, oppure che sia peculiarità “delle persone di talento”; nei prossimi capitoli cercheremo di approfondire come stimolare al meglio questa qualità, sia per i giocatori che per chi li allena.

La creatività di chi è responsabile della formazione dei giocatori

L’aspetto formativo di un mister (o di un preparatore atletico) passa attraverso le esperienze e lo studio; nel nostro post dedicato alle migliori pubblicazioni sulla scuola calcio e sulla preparazione atletica, potete trovare diverse fonti.

 “La qualità di una decisione dipende dalle alternative di cui dispone colui che decide

Edward de Bono

Se l’esperienza si ottiene con gli anni che passano, credo sia fondamentale dedicare una piccola parte della propria giornata (o della settimana) alla lettura ed allo studio, proprio per alimentare continuamente il proprio processo formativo. Ma attenzione, chi allena i giocatori allena prima di tutto delle persone, ed è quindi fondamentale (a mio parere) ampliare lo studio delle competenze che non riguardano solamente il calcio, ma anche la propria crescita personale.

Una volta stabilita l’importanza del processo formativo, è da rispondere ad una domanda a mio parere più difficile: come migliorare la propria competenza decisionale? In altre parole, visto che è un processo allenabile, com’è possibile essere in grado di adattarsi alle varie situazioni cercando di rompere gli schemi e trovando sempre la migliore soluzione possibile?

Non credo esista una ricetta che valga in senso assoluto e che sia la stessa per tutti, ma cercherò nei prossimi paragrafi di elencare ciò che ho trovato sull’argomento.

Ricetta per il mister creativo

Credo che un elenco possa essere il modo migliore per puntualizzare gli ingredienti possibili per allenare questa qualità.

Segnare, riassumere e prendere nota

A mio parere, ogni libro andrebbe letto almeno 2 volte. La prima per segnarsi gli spunti più significativi per il proprio processo formativo, mentre la seconda per inglobare questi nel proprio ambito di competenze.

In aggiunta, scrivere dei documenti in cui viene riassunto il proprio sapere ed aggiornarlo continuamente con le letture (e le esperienze), permette di non perdere competenze che si rischierebbe di “smarrire” con il tempo, solo per semplici dimenticanze. Ovviamente questo porta via diverso tempo, ma più passeranno gli anni e più diventerà una fonte inestimabile di competenze. Non solo, ragionare su ciò che si legge, integrarlo con quello che attualmente si conosce e mettere in discussione il proprio sapere, è uno dei metodi principali per allenare il senso critico, e di conseguenza il processo decisionale.

Sperimentare e non aver paura di sbagliare

Se si rimane sempre ancorati agli stessi concetti e metodi, probabilmente si faranno pochi errori, ma allo stesso tempo il percorso di crescita sarà estremamente lento. Ovviamente credo sia giusto “sperimentare” nei giusti contesti (non all’interno della finale di Champions…vedi finale del 2021), ma a volte è necessario saper rischiare anche in appuntamenti importanti (vedi racconto di inizio articolo). Gli errori si possono considerare come delle indicazioni stradali che ci aiutano a seguire la giusta direzione; questo, a patto che si accetti di imparare dai propri sbagli senza trovare scuse, alibi o dando la colpa ad altri (vedi l’arbitro); consiglio a tutti di vedere questa bellissima intervista a Paolo Montero.

“il fallimento è la colonna del successo”

Antico proverbio Inglese

Semplificare

Possiamo considerare la creatività come l’elogio della semplificazione. Attenzione, ciò non significa che la complessità sia un ostacolo al pensiero creativo, ma che sia più difficile tradurla in termini di efficacia. L’esempio è la finale di Champions del 2021, nella quale Guardiola ha in parte stravolto la formazione solitamente utilizzata in Europa, cambiando l’assetto più volte anche durante il match, “complicando” non poco i compiti ai suoi giocatori. Se paragoniamo queste scelte a quella del coach russo nella finale di volley olimpica Russia-Brasile (quella di inizio articolo), notiamo come quest’ultimo per capovolgere la partita abbia cambiato solamente il ruolo ad 1 giocatore…una scelta più semplice da comprendere da parte dei suoi atleti.

“Giocare a calcio è molto semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia”

Johan Cruyff

Ma attenzione, avere un approccio semplice, non significa effettuare cose banali, ma agevolare il compito di chi ci segue. Faccio un esempio: l’altro giorno lessi nella pagina di un libro quale fosse una delle posture meno corrette che diverse persone adottano mentre camminano. Era un libro in inglese, per lo più con molti termini idiomatici, quindi difficile da tradurre; onestamente non capii molto bene l’intero significato della pagina, ma l’ultima frase riportò: “It’s like Frankenstein’s walk”. Questa frase estremamente semplice mi fece capire più del testo dell’intera pagina; quella semplificazione mi aveva aiutato a comprendere molto meglio il significato del contenuto; questo significa semplificare, cioè farci capire meglio da chi ci segue!

Anche in caso di richieste di atteggiamenti complessi, è necessario semplificare adottando percorsi “step-by-step”, oppure “dal facile al difficile”, utilizzando metafore ed esempi per farsi capire al meglio da chi ci segue, senza mai perdere di vista l’obiettivo principale…altrimenti si rischia che i giocatori si portano in partita della complessità irrisolta.

Avere fiducia nei nostri giocatori

Affinchè i giocatori effettuino scelte con la massima efficienza e creatività (ricordiamo che queste sono strettamente legate) è necessario che nel loro percorso di crescita sportiva non si sentano condizionati dalla paura di sbagliare; affinchè questo avvenga, è fondamentale che chi è preposto alla loro formazione abbia reale fiducia nei loro confronti. Attenzione, questo non significa solo “dimostrare” fiducia, ma anche “avere reale” fiducia in loro, ovvero essere consapevoli che grazie a noi, il loro percorso di crescita potrà portarli al massimo delle loro potenzialità (qualunque esse siano).

Avete presente l’effetto pigmalione?

Se non ne avete mai sentito parlare, vi consiglio di vedere questo breve ed interessante video di Enrico Galiano.

Detto anche effetto Rosenthal, consiste nel fatto che se un insegnate (ma vale la stessa cosa per un istruttore o allenatore) crede che un bambino non sia sufficientemente dotato, inevitabilmente trasmetterà anche lui la percezione di questo giudizio. In questo modo, instaurerà un circolo vizioso che inconsciamente farà apparire dispersivi ed inutili i suoi sforzi, svalutando la sua autostima e la voglia di migliorarsi.

Di contro, essere consapevoli di essere davanti ad un giocatore che ha comunque delle potenzialità (anche se fa fatica ad esprimerle), permette a chi è preposto alla sua formazione di avere pazienza ed entusiasmo nell’assecondare il suo percorso di crescita.

Ma come si collega la fiducia alla creatività?

È semplice, percepire che il proprio allenatore/istruttore ripone fiducia nei propri giocatori, instaura in loro l’impegno di dare il massimo senza limitare le loro scelte dalla paura di sbagliare; saranno poi i feedback dell’allenatore a consolidare gli atteggiamenti e le scelte corrette, indirizzando l’atleta verso un processo formativo adeguato.

Negli 8-10 anni che ha un Settore giovanile per far crescere un calciatore, c’è tutto il tempo per correggere una vastità enorme di lacune…se però viene limitata la loro autostima dai nostri pregiudizi, allora basterà poco tempo affinchè un giovane abbandoni il calcio.

Allenare il processo decisionale (pensare fuori dagli schemi)

Edward de Bono (autore di diversi libri sul pensiero laterale) afferma come più tempo si passa a cercare le migliori alternative, e più facile sia trovarle. Non a caso, le soluzioni migliori vengono in mente quando si è in difficoltà; non solo, le persone più geniali della storia solitamente hanno avuto tutte delle difficoltà nella fase precoce della loro vita.

Di conseguenza, è anche necessario uscire dalla propria area di comfort; leggere su argomenti diversi da quelli del calcio (come sul pensiero laterale), praticare attività sportiva, fare volontariato, viaggiare e circondarsi di persone propositive (evitando la “cultura dell’alibi”), sono tutte situazioni che formano l’abilità nel trovare soluzioni al di fuori di quelle a cui siamo abituati. Questo ha un profondo impatto sulla creatività, contribuendo a pensare al di fuori degli schemi soliti del proprio ambito calcistico.

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Come stimolare la creatività nei propri giocatori

Se il mister può avere anche diverse ore per prendere una decisione (come quelle di natura metodologica), un giocatore ha a disposizione qualche centesimo di secondo per trovare soluzioni efficaci alle situazioni in cui si viene a trovare. Per questo motivo, il processo formativo degli atleti dura anni; l’acquisizione delle competenze e l’attitudine ad un processo decisionale creativo, dovrebbe quindi accompagnare tutta la fase di crescita del giocatore.

Di conseguenza, la specializzazione precoce e la ricerca assoluta del risultato limita fortemente la formazione degli atleti. Come per i mister, riporto sotto una serie di punti che ritengo fondamentali per la crescita di giocatori creativi ed efficienti nelle loro scelte.

Mantenere sveglia l’attenzione

In tutte le fasce d’età sarebbero da preferire quelle attività in cui l’attenzione del giocatore sia costantemente alimentata, tramite stimoli adeguati alla categoria (semplicità).

Ciò non significa che l’allenamento tecnico-analitico sia da abolire, ma che sia da limitare a quelle competenze difficili da stimolare con le situazioni, come la guida con il piede debole, lo stop orientato con il piede debole o il tiro con il piede debole. In questo modo, si forniranno ai giocatori i mezzi per affrontare le condizioni più difficili che coinvolgono il lato debole del corpo, ma limitando il tempo dedicato alle esercitazioni analitiche.

Inoltre, mantenendo sempre desta “l’attenzione” con stimoli nuovi, si consentirà ai giocatori di essere più abili nell’apprendimento.

Attenzione, ciò non significa riempire le sedute allenanti di stimoli complessi, ma cercare di proporre esercitazioni adeguate all’età, in cui i giocatori siano stimolati a trovare le soluzioni più semplici ed efficaci alle situazioni che vengono a trovarsi durante l’attività. Queste possono essere giochi di abilità nei primi anni della scuola calcio, semplici attività di situazione di 1c1-2c2 nei Pulcini, o attività maggiormente strutturate nel calcio ad 11.

Variare gli stimoli (no alla specializzazione precoce)

Anche l’allenatore deve essere creativo se vuole sviluppare questa qualità nei giocatori, quindi è necessario variare gli stimoli allenanti in quanto la benzina della creatività non è il talento, ma la conoscenza. Il rischio della specializzazione precoce è quella di appiattire la curva dell’apprendimento relegando le scelte dei giocatori alla “zona di confort” tipica del loro ruolo (Dal Santo 2020), limitando la creatività ed efficienza nel fare la differenza in partita; ricordatevi sempre il contesto della partita di volley di inizio articolo…se Muserskiy non avesse giocato da opposto nel settore giovanile, probabilmente la Russia non avrebbe vinto le Olimpiadi.

La specializzazione precoce e la ricerca della vittoria (con scelte annesse) sin dalle prime annate della scuola calcio, sono condizioni applicate da molti allenatori; questo permette di ottenere risultati numerici sicuramente migliori nei primi anni, ma accelera l’abbandono della pratica e limita fortemente la formazione dei giocatori ed il loro processo di crescita; guardate questo video di Massimo de Paoli, soprattutto ascoltando quanto detto dal primo minuto in poi.

Prima di effettuare ogni scelta di natura didattica/metodologica, ogni allenatore dovrebbe essere consapevole quanto questa incide nel processo di crescita del giocatore e mettersi nei suoi panni e nei suoi sogni di diventare un giocatore di calcio (indipendentemente dalla categoria).

Ovviamente le variabili che incidono sulla crescita non sono solamente quelle relative all’acquisizione dei ruoli e i minuti di partita giocati, ma anche la ricchezza degli stimoli offerti in allenamento.

Allo stesso tempo, la varietà di stimoli deve avere un’organizzazione al fine di proporre situazioni che con semplicità insegnino ad affrontare situazioni adeguate all’età che si sta allenando.  A mio parere, i libri di Horst Wein (quello della didattica fino ai 9 anni e quello dai 10 ai 14 anni) rappresentano i riferimenti bibliografici più adeguati per chi opera nelle scuole calcio.

Anche la partica di sport diversi dal calcio aiuta in questo processo formativo, grazie al transfert situazionale che si può creare; in altre parole, affrontando le difficoltà motorie tipiche di una qualsiasi disciplina, si stimola il giovane a trovare soluzioni grazie a creatività ed intuito, portandosi dietro queste attitudini anche nel calcio.

Considerare il legame tra emozione, motivazione e creatività

È evidente che quando la pratica sportiva è accompagnata a sensazioni positive (divertimento, percezione di autoefficacia, ecc.) chiunque è più motivato.

Non solo, il coinvolgimento emotivo rafforza la fissazione nella memoria. Mi spiego meglio: non riusciamo ad elaborare e memorizzare tutti gli stimoli a cui siamo sottoposti giornalmente; per questo motivo vengono selezionati nel nostro cervello in particolar modo a seconda dell’impatto emotivo che questi hanno su di noi.

Di conseguenza, emozioni come divertimento, percezione di auto-efficacia, senso di appartenenza, ecc. contribuiscono a rafforzare il processo dell’apprendimento.

Inoltre, è evidente che a qualsiasi età l’inserimento di esercitazioni e varianti in cui viene lasciata libertà di espressione, è sempre gradito da parte dei giocatori, generando sicuramente emozioni positive. È quindi logico come lasciare una certa libertà interpretativa ai propri atleti rafforzi non solo la creatività, ma anche il processo d’apprendimento grazie un maggior coinvolgimento dell’emotività.

Il tutto, è ancor più enfatizzato grazie alla presenza dei feedback positivi dati dall’allenatore; affronteremo meglio questo aspetto nel prossimo paragrafo.

Lasciare la libertà di sbagliare

L’errore è una delle fonti principali di apprendimento! Di conseguenza, i feedback andrebbero preferiti alle indicazioni, soprattutto nella fase di crescita ed apprendimento di un atleta.

Altrettanto importante è l’evitare di mortificare e correggere con ossessione quando un giocatore sbaglia, altrimenti in futuro effettuerà scelte orientate a “non far arrabbiare l’allenatore”, limitando sempre di più la propria creatività ed efficacia.

Ciò non significa che “l’errore” non vada sottolineato, ma tenere in considerazione i vari tipi di feedback che possono aiutare a rendere questa come una fonte di apprendimento. Infatti, a seguito di un errore, il giocatore:

  • Può capire di aver sbagliato da solo, quindi correggersi da solo; questo avviene solitamente quando l’errore è in riferimento ad una competenza che ha già appreso.
  • Può essere corretto da un compagno: se questo tipo di correzioni sono effettuate in maniera costruttiva (senza che nessuno si arrabbi o addossi colpe), permettono anche di rafforzare il senso di gruppo.
  • Può essere corretto dall’allenatore: in questi casi è importante che l’intervento del mister sia prevalentemente rivolto a far comprendere le origini dell’errore e le possibili alternative. Una successiva verbalizzazione con il resto della squadra (in un momento di pausa o l’allenamento successivo) può essere utile affinchè diventi un momento costruttivo per tutti.
  • Può anche esserci nessun intervento, soprattutto in quei casi in cui l’atleta abbia comunque messo il massimo impegno, oppure quando non sia costruttivo per la crescita del giocatore; ad esempio, quando è ascrivibile alla giovane età o quando lo scopo principale (in quel determinato contesto) è quello di incoraggiare un giocatore in difficoltà.

Altro aspetto da considerare è la differenza tra i feedback positivi (rinforzo di un comportamento corretto) e quelli negativi (indicazione dell’errore effettuato); quelli positivi lasciano un’impronta più profonda nel processo di apprendimento, quindi sono da preferire la maggior parte delle volte. Questi creano un clima di incoraggiamento e serenità, soprattutto quando ad essere sottolineati sono l’impegno, l’intuito e l’empatia.

Affinchè si crei un ambiente costruttivo deve essere l’allenatore il primo a dare l’esempio!

I bambini imparano ciò che vivono: se il bambino viene criticato impara a condannare, ma se vive nell’incoraggiamento, impara la fiducia

Settore Giovanile e Scolastico (FIGC)

Non solo, lasciarli esprimere liberamente, permette anche di comprendere pregi dei giocatori che non emergerebbero nel caso in cui avessero paura di sbagliare.

Conclusioni e riassunto concettuale

La creatività nel calcio è la capacità di connettere le proprie competenze al fine di ottenere il miglior risultato. Affinchè questo sia possibile, è anche importante che il processo decisionale non sia limitato dal conformismo tecnico/tattico; in altre parole, è necessario pensare al di fuori degli schemi. Questo vale sia per gli allenatori che per i giocatori.

Non è quindi da pensare la creatività come una qualità tipica solamente dei giocatori di altissimo talento, ma un’attitudine altamente allenabile.

In questo articolo abbiamo visto come non sia facile da allenare, ma attuando i giusti processi metodologici e didattici nel processo di crescita degli atleti e degli allenatori, può essere adeguatamente sviluppata; serve costanza e pazienza.

Non solo, sviluppare ed allenare la creatività, significa anche andare incontro alle esigenze degli atleti di esprimersi liberamente, creando un ambiente maggiormente costruttivo e sereno.

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Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: [email protected]

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