Il ruolo del preparatore atletico “moderno” nelle squadre dilettantistiche

figura 1Con l’avvento del concetto di Potenza Metabolica, si è approfondita la comprensione del modello funzionale del calcio e di conseguenza anche alcuni aspetti dell’allenamento atletico. Malgrado questo, alcuni rami della ricerca scientifica si fossilizzano ancora su elementi che poco si adattano al calcio dilettantistico (cioè la maggior parte dei calciatori). Lessi poco tempo fa una ricerca in cui un gruppo di calciatori dilettanti (3 allenamenti a settimana) venne diviso in 2 gruppi di lavoro. Entrambi eseguivano la stessa settimana di allenamento, ad eccezione di un periodo di 40’. In questo periodo di tempo, il gruppo sperimentale eseguiva un allenamento pliometrico (per migliorare la capacità di sprint), mentre l’altro eseguiva un training tecnico-tattico. Dopo 8 settimane, il gruppo sperimentale (cioè quello della pliometria) migliorò di qualche centesimo di secondo il tempo di sprint sui 10 metri (senza riscontrare incrementi in altri parametri), mentre il gruppo di controllo (ovviamente) no. La conclusione degli autori, fù che la tipologia di allenamento proposta nella ricerca viene considerata come un’efficace protocollo per il miglioramento della performance del calciatore! Forse i ricercatori non hanno tenuto in considerazione che nel calcio vince chi segna più gol della squadra avversaria, e non chi corre più forte (anche se di pochi centesimi di secondo) sui 10m. Vale la pena (in un settore dilettantistico, cioè nel contesto della ricerca) sacrificare 40’ di lavoro tecnico-tattico settimanale per guadagnare pochi centesimi di secondo sullo sprint da fermo di 10m (cosa che raramente accade in partita)? A mio parere NO (anche se dipende dai contesti), soprattutto se il protocollo prevede salti a piedi pari (come nella ricerca) e porta via così tanto tempo!

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L’esempio riportato sopra è per specificare come, in ambito dilettantistico, il tempo limitato a disposizione riveste una variabile fondamentale che condiziona l’allenamento atletico (contrariamente ai settori professionistici); per questo motivo, il preparatore atletico che lavora in questi contesti deve avere un gran senso critico nella scelta della qualità (specificità allenante) e quantità (tempo a disposizione) dei mezzi proposti. Deve avere una

dettagliata conoscenza della tecnica e della tattica calcistica, al fine di sapere percepire-valutare (anche senza mezzi tecnologici) visivamente le componenti biomeccaniche (il cervello lo possiamo ancora considerare come il miglior analizzatore biomeccanico esistente), atletiche e cognitive del calcio, al fine di supportare al meglio l’attività dell’allenatore.

Riportiamo sotto, quelle che sono, a mio parere, le competenze specifiche che deve avere un preparatore atletico che lavora in ambito dilettantistico.

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1) MINIMIZZARE IL TEMPO E MASSIMIZZARE L’EFFETTO DELL’ALLENAMENTO GENERALE A SECCO

Anche con l’avvento di una maggior conoscenza del modello funzionale, l’allenamento generale mantiene una porzione importante dell’allenamento atletico, per una maggior possibilità di personalizzare l’allenamento, per avere un’omogeneità degli stimoli biologici, per un’adeguata prevenzione agli infortuni e per stimolare adeguatamente le massime potenze (metaboliche e neuromuscolari). Ovviamente sia l’allenamento neuromuscolare (rapidità) che metabolico devono rispondere ai criteri di specificità della disciplina che sono unici e non mutuabili da altri sport.

 

2) SAPER PROGRAMMARE E SOMMINISTRARE L’ALLENAMENTO ATLETICO SPECIFICO IN COLLABORAZIONE CON L’ALLENATORE

Saper fondere tecnica-tattica e componenti atletiche nello stesso mezzo, permette di massimizzare lo stimolo allenante; ovviamente il fondere le competenze dell’allenatore (variabili tattiche significative per il gruppo considerato) e quelle del preparatore (variabili che mantengono un’intensità specifica adeguata) è fondamentale nello stabilire i mezzi allenanti. Ovviamente ciò implica il dover abbattere la barriera concettuale che veder e preparatore e allenatore lavorare e programmare l’attività separatamente.

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3) SAPER LAVORARE ADEGUATAMENTE SULLA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI

Mentre le squadre professionistiche hanno un tempo a disposizione sufficienti per effettuare tutte le componenti dell’allenamento, nei dilettanti è fondamentale “minimizzare il tempo e massimizzare gli effetti” di tali interventi. Per questo motivo, il saper includere nell’allenamento generale stimoli che vanno in questa direzione (come le navette aerobiche, l’allenamento esplosivo monopodalico, ecc) permette di risparmiare tempo; a mio parere il concetto chiave è quello di incrementare i livelli di resistenza muscolare locale a range articolari critici dei muscoli più soggetti ad infortuni e migliorare la stabilità/propriocezione delle articolazioni degli arti inferiori. Questo aspetto andrebbe inserito in un programma di Allenamento funzionale che ogni preparatore dovrebbe essere in grado di proporre.

 

4) SAPER PROGRAMMARE RISCALDAMENTI TECNICI A DIFFICOLTA’ ED INTENSITA’ PROGRESSIVA

Mentre la tecnica di base acquisita difficilmente viene “dimenticata”, la stabilità di questa in condizioni di fatica e rapidità deve essere costantemente allenata affinchè il rendimento in campo sia adeguato. Il dedicare la prima parte d’allenamento a questo tipo di variabile (da parte del preparatore) a mio parere è fondamentale anche perché permette all’allenatore di potersi concentrare sulle altri parte dell’allenamento. A questo link potete vedere una trattazione più completa sull’argomento.

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5) SAPERSI DISTRICARE TRA CARENZA DI MEZZI E CONDIZIONI DEI CAMPI

Condizione essenziale affinchè le carenze strutturali non diventino una “scusa”, ma uno “stimolo” a trovare soluzioni allenanti alternative e allo stesso tempo significative.

Libri che potrebbero interessarti:

  • MFC (Movimento Specifico Funzionale): indispensabile per tutti gli staff delle categorie giovanili (in particolar modo Giovanissimi ed Esordienti) che per prime affrontano la didattica difensiva; non è comunque un libro di nicchia, ma veramente utile a tutti allenatori e preparatori che curano l’aspetto neuromuscolare del calciatore a secco e con palla.

Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese (melsh76@libero.it).

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One Response to Il ruolo del preparatore atletico “moderno” nelle squadre dilettantistiche

  1. Giuseppe ha detto:

    Condivido il tuo pensiero! Complimenti per l’articolo hai toccato tutti i punti fondamentali. Soprattutto penso che la collaborazione tra Preparatore Atletico e Allenatore sia fondamentale è deve essere funzionale l’una all’altra. Grazie per questo articolo

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