È giusto parlare di “rivoluzione della misurazione della potenza metabolica nel calcio”? (prima parte)

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È uno degli argomenti più attuali nell’ambito della preparazione atletica del calcio. La parola “rivoluzione” fa capire che gli autori di tali argomentazioni pongono fortemente in discussione il modello fisiologico attuale del calcio (ed ovviamente alcuni aspetti legati all’allenamento). In  questo primo post andremo prima di tutto a sviscerare le argomentazioni e i dati degli autori. Nel secondo invece cercheremo di dare una risposta alla “domanda” del titolo, ma sopratutto comprendere come i risultati e le considerazioni degli autori contribuiscono allo sviluppo e all’evoluzione del modello funzionale del calcio e la relativa applicazione metodologica. Prima di analizzare le opere degli autori (Di Prampero, Colli e i loro collaboratori) andiamo a vedere quello che mettono in discussione, cioè il modello funzionale del calciatore elaborato tramite la visione “tradizionale” della match analisys.

Figura 1

COS’È LA MATCH ANALISYS TRADIZIONALE

Ormai tutti sanno cosa sia la Match analysis quantitativa (cioè quella che interessa la parte della preparazione atletica), cioè il conteggio dei metri totali e parziali corsi alle varie velocità da un calciatore durante la partita tramite rilevazione GPS o LPS; esiste anche una “Match analisys qualitativa” che analizza la tendenza delle squadre di stare più o meno “lunghe”, i movimenti stereotipati dei giocatori, il numero di passaggi effettuati/riusciti, ecc;  quest’ultimo tipo di analisi interessa maggiormente gli allenatori. Ritornando alla MA (Match analysis) quantitativa, analizzando i dati riportati in letteratura scientifica, emerge che un calciatore (professionista) percorre in media 10-13 Km dei quali  2-3 Km (a seconda dei ruoli) oltre i 14.4 Km/h e 600-1000 m oltre i 20 Km/h. Per molti anni si è partiti dal presupposto che i metri corsi oltre i 14.4 Km/h rappresentassero il “carico esterno” durante i 90’, cioè l’entità della prestazione fisica del calciatore durante il match. Non a caso questo parametro è stato utilizzato per “validare” i test che misurano le capacità del calciatore. Altro aspetto considerato, che testimonia come l’insorgenza della fatica possa essere determinante nelle fasi finali della partita, è il calo dei metri percorsi ad alta intensità nel secondo tempo rispetto al primo, in particolar modo negli ultimi 15’ di partita (cioè la porzione di match dove vengono segnati più gol).

Ma quali sono le critiche che Colli e il suo staff nei confronti di questo tipo di approccio?  La più importante è che viene completamente trascurata l’analisi delle accelerazioni e decelerazioni nel corso della partita; è abbastanza ovvio che il calciatore durante il match non corre a ritmo uniforme, ma effettua un numero di accelerazioni/decelerazioni (che si esprimono in m/s², mentre la velocità in m/s) che oltre ad essere altamente dispendiose (e quindi incidere sulla fatica della seconda parte di gara) vanno ad incidere sul “carico esterno” del calciatore.

Oltre a questo tipo di critica, sono da aggiungere anche quelle che provengono dalla ricerca scientifica, che hanno evidenziato che il risultato dei metri percorsi ad alta intensità (cioè oltre i 14.4 Km/h) è altamente influenzato dalle caratteristiche della squadra avversaria (si tende a correre di più contro squadre che corrono tanto), dal gap tecnico delle 2 squadre, dalla frequenza di campionamento del GPS e da altri fattori (vedi ricerca di Randers).

LA RICERCA DI DI PRAMPERO

Il passo più importante di questi autori è stato quello di utilizzare un parametro (cioè la potenza metabolica) che riuscisse ad unire dal punto di vista quantitativo e dal punto di vista delle unità di misura (visto che utilizzano 2 unità di misura differenti) accelerazione e velocità, in maniera tale da poter dare un dato unico (come carico esterno) che però allo stesso tempo tenga in considerazione entrambi. Per motivi di spazio tralasciamo quelli che sono stati i calcoli matematici (che si possono vedere nell’articolo di Osgnach e nella presentazione del prof Di Prampero) tramite i quali si è riusciti ad estrapolare, seppur in maniera indiretta (stimandola dal costo energetico della corsa i salita), il calcolo della potenza metabolica (espressa in watt/Kg) dai dati di velocità ed accelerazione forniti dalle apparecchiature GPS. Ma quali sono i dati principali che sono riusciti ad ottenere gli autori:

  • Si è partiti dal presupposto che il valore di 20 W/Kg fosse quello oltre il quale si può parlare di “alta intensità” (che corrisponde a 16 Km/h a velocità costante).
  • Mentre il calciatore in partita corre per solo il 6,3% del tempo totale oltre i 16 Km/h (che corrisponde pressappoco al vecchio concetto di alta intensità), il 43.1% dell’energia totale spesa in partita è espressa oltre il valore di 20 W/Kg (nuovo concetto di alta intensità); vedi figura 2. Da questo è più facile comprendere quali siano le richieste di potenza erogata (e le ricadute applicative in allenamento) durante la partita tramite un valore sicuramente più sensibile (cioè la potenza metabolica).

 Figura 2

Si trovano comunque analogie con il modello tradizionale della Match analysis:

  • I difensori centrali percorrono meno metri ad alta intensità, mentre i centrocampisti un numero maggiore.
  • Gli attaccanti effettuano più metri ad altissime intensità (oltre i 55 W/Kg e oltre i 20 Km/h), cioè quelli catalogati come “sprint”.
  • Negli ultimi minuti dei 2 tempi e nel secondo tempo (rispetto al primo) si assiste ad un calo delle azioni ad alta intensità (secondo entrambe i modelli), testimoniando l’insorgenza della fatica.

LE CONSIDERAZIONI DI ROBERTO COLLI

In aggiunta alla presentazione del prof Di Prampero è possibile leggere quella del prof Colli (e dei suoi colleghi) con il successivo approfondimento.

  • Quello che emerge in misura maggiore (oltre alle considerazioni di sopra) è che con il tradizionale approccio della MA (Match Analysis) non vengono rilevate accelerazioni molto intense (e quindi dispendiose) che non raggiungono velocità elevate; con il calcolo della potenza metabolica invece vengono rilevate (vedi figura 3).
  • In partita si alternano momenti in cui l’attività è estremamente blanda (per 50’ il calciatore cammina) a momenti in cui l’intensità raggiunge valori molto elevati con brevi (durata inferiore a pochi secondi, con recuperi molto brevi) e diversi tratti di accelerazione/decelerazione e cambi di direzione (rimandiamo agli articoli degli autori per i dettagli) che hanno un andamento oscillatorio che è rilevabile esclusivamente tramite la misurazione della potenza metabolica (e non con il metodo della velocità) con campionamento a 5 Hz; vedi figura 3.

 

Ma gli studi del prof Colli non si fermano qui; nei suoi articoli sono presenti anche monitorizzazioni di alcuni mezzi allenanti che riguardano sia la potenza metabolica che i valori di accelerazioni/decelerazioni (quindi che riguardano un aspetto di maggior influenza neuromuscolare). Tra questi ricordiamo:

  • Le accelerazioni (che si misurano in m/s²) sono maggiori quando il giocatore è a bassa velocità e inferiori quando il calciatore quando si trova a velocità superiori; questo è dovuto al fatto che la potenza del giocatore ha un limite massimale e quindi non riesce a sviluppare valori di accelerazioni elevata quando gia si trova a velocità elevate.
  • L’organismo è in grado di sviluppare decelerazioni ad intensità maggiore rispetto alle accelerazione, a testimonianza che il muscolo è in grado di sviluppare contrazioni eccentriche (responsabili delle frenate) ad intensità maggiori di quelle concentriche (responsabili delle accelerazioni).
  • Le decelerazioni (cioè le frenate) in partita, contrariamente a quello che avviene per le accelerazioni, avvengono indipendentemente dalla velocità a cui si trova il calciatore; questo testimonia il fatto che anche l’allenamento della rapidità deve avere anche una componente “cognitiva” (come spesso evidenziato nei precedenti post) legata all’imprevedibilità delle azioni!

Qui ci fermiamo; nel prossimo post andremo ad analizzare come queste considerazioni possono integrarsi e modificare l’attuale metodologia d’allenamento del calcio. Credo che quello che emerge primariamente da questo post è che non è possibile (a mio parere) parlare di allenamento atletico specifico senza considerare l’uso della palla! L’allenamento Generale, che rappresenta comunque una parte fondamentale della crescita e della preparazione del calciatore, ovviamente è un altro discorso!

 

Approfondimenti bibliografici

Immagini cortesemente concesse da Roberto Colli (www.laltrametodologia.com)

Autore: Melli Luca allenatore settore giovanile Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

2 Responses to È giusto parlare di “rivoluzione della misurazione della potenza metabolica nel calcio”? (prima parte)

  1. […] l’avvento del concetto di Potenza Metabolica, si è approfondita la comprensione del modello funzionale del calcio e di conseguenza anche alcuni […]

  2. […] e la coordinazione. Vi invitiamo a leggere il post sulla Potenza aerobica e sulla Potenza metabolica per comprendere la diversità di queste grandezze applicate al calcio e all’atletica leggera.  […]

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