È giusto parlare di “rivoluzione della misurazione della potenza metabolica nel calcio”? (seconda parte)

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Dopo aver analizzato le innovazioni apportate dagli studi di Colli   e i suoi colleghi andremo ad approfondire quelle che potranno essere le ricadute applicative nel mondo della preparazione  atletica del calcio. Gli aspetti che a mio parere devono essere tenuti maggiormente in considerazione sono:

  • Un approccio moderno alla match analysis (MA) deve assolutamente considerare il monitoraggio della potenza metabolica; sono necessari ulteriori studi per approfondire se esistono test in grado di trovare correlazioni con alcuni indici della MA (analogamente a quello che era successo con la MA tradizionale).
  • Un’accurata MA deve assolutamente utilizzare GPS con frequenza di campionamento di almeno 5 Hz o 15 Hz con smoothing a 5 Hz.
  • Attualmente la MA non può essere indicata per monitorare lo stato di forma del calciatore fino a quando non si riusciranno a comprendere il peso delle variabili sui vari dati (caratteristiche avversari, moduli di gioco, caratteristiche del campo, ecc.). Gli studi della MA possono invece concentrarsi sulla creazione del modello generale del calciatore (spesa energetica durante la partita, livelli di potenza richiesta, accelerazioni, velocità, distanze, ecc.).
  • Inoltre sarà opportuno “tarare” i livelli di intensità elevata non tanto su misure standard (ad esempio 15 Km/h o 20 W/Kg), ma sui valori del singolo soggetto; solo in questo modo (cioè considerando i valori di “massima potenza aerobica individuale”) si riuscirà a comprendere l’entità del “carico interno” del calciatore durante una partita.
  • Dai dati della potenza metabolica sulla MA si comprende come non sia possibile parlare di allenamento atletico specifico senza considerare l’uso della palla! Infatti, analizzando i vari dati, si comprende come sia impossibile allenare a secco (cioè senza l’uso della palla) un insieme di cambi di direzione e di velocità/accelerazioni/decelerazioni della durata così breve e di intensità così variabile!

ALLENAMENTO GENERALE E SPECIFICO NELLA PREPARAZIONE ATLETICA DEL CALCIATORE

Nel primo post  su questo argomento abbiamo accennato ai concetti di allenamento Generale e di allenamento Specifico; senza addentrarci eccessivamente sugli aspetti didattici della metodologia di allenamento, possiamo dire che i mezzi di allenamento che ricalcano in misura maggiore (rispetto ad altri) le caratteristiche  dello sport considerato (cioè presentano una maggiore aderenza al modello funzionale) si possono classificare come “mezzi specifici”.  I mezzi che invece hanno un indirizzo allenante prevalente su una o poche qualità del calciatore (come può essere la potenza muscolare) possono essere considerati come “mezzi generali”.

In ogni disciplina sportiva esiste l’allenamento generale (che tende ad incrementare le singole potenzialità necessarie dell’atleta) e quello specifico (che permette di indirizzare lo sviluppo delle potenzialità verso un massimo utilizzo e rendimento in gara).

È ovvio immaginare come il solo allenamento generale non permetta di rendere le qualità atletiche “al servizio del calciatore”; ad esempio se allenassi la potenza muscolare a livello massimale (analogamente ad un velocista) senza lavorare su cambi di direzione con caratteristiche simili a quelli di gara non otterrei il massimo rendimento dal mio calciatore; si potrebbe dire….”la potenza e nulla senza controllo”. Stessa cosa vale per la massima potenza aerobica (MPA): allenando il calciatore come un mezzofondista otterrei sicuramente un atleta che ha una grande resistenza alla fatica, ma non sarebbe in grado di gestire le variazioni elevate di potenza tipiche di una partita di calcio.

Allo stesso tempo lavorare solo ed esclusivamente tramite allenamento specifico si limita in parte lo sviluppo delle potenzialità del calciatore; ad esempio se si usassero solamente minipartite per allenare le qualità atletiche del calciatore si limiterebbe sia il potenziale neuromuscolare (ad esempio la qualità di cambiare direzione) che la massima potenza aerobica (facilitando l’insorgenza della fatica nel finale di partita).

Ma quanto tempo occorre dedicare all’allenamento generale e quanto all’allenamento specifico? Come si inserisce la prevenzione degli infortuni in questo modello?   La risposta sta ovviamente nella capacità di uno staff tecnico (sia composto dal solo allenatore che da più personale) di interpretare le proprie “conoscenze” ed applicarle al giusto contesto. Quando parliamo di “conoscenze” intendiamo qualcosa di dinamico; credo che gli staff delle squadre dovrebbero prima di tutto basare le proprie scelte non tanto sulle mode, ma su basi scientifiche correttamente interpretate, che sono continuamente in evoluzione….in altre parole: “aggiornarsi e sviluppare senso critico”!!!  Ma quali sono le variabili principali che influenzano i vari contesti:

  • Caratteristiche e disponibilità qualitativa/quantitativa dello staff tecnico.
  • Condizioni dei campi e attrezzatura a disposizione.
  • Età dei calciatori e caratteristiche (anche tecnico/tattiche e comportamentali) del gruppo.
  • Scelte contestuali dello staff come lacune di tipo tattico da colmare con maggiore urgenza.

CARATTERISTICHE ALLENAMENTO SPECIFICO

Abbiamo più volte ribadito come il monitoraggio della potenza metabolica (grazie agli studi di Colli e colleghi) abbia permesso di comprendere meglio, rispetto a prima, le richieste fisico/atletiche del calciatore durante la partita. Nei file di Colli è possibile vedere quali siano i parametri fondamentali (caratteristiche accelerazioni, cambi di direzione, velocità, potenze medie, massime, ecc.) della gara ai quali riferirsi per considerare gli allenamenti specifici. Gli stessi si possono poi dividere in mezzi intensivi ed estensivi. Tutti questi mezzi ovviamente prevedono l’utilizzo della palla.

Mezzi specifici intensivi: esercitazioni in cui l’accento viene posto sull’intensità delle componenti neuromuscolari del movimento. Ad esempio è possibile lavorare con minipartite ad intervalli in cui i valori di accelerazione/decelerazione e le potenze di picco superino quelle di partita, mentre i valori di potenza media rimangono simili. A seconda degli obiettivi è possibile utilizzare 5vs5 in un campo di 40x30m o in un campo di 40x50m.

Mezzi specifici estensivi: esercitazioni in cui l’accento viene posto sull’intensità delle componenti metaboliche del movimento come la potenza media dell’esercitazioni. Riguardo questo argomento esiste un intero ramo metodologico che parte da considerazioni valutative errate (vedi secondo paragrafo del primo post sull’aggiornamento); è quindi necessario rivedere questi tipi di  format di allenamento tramite il monitoraggio della potenza metabolica, ricercando quelli in cui viene richiesta una maggiore potenza metabolica nell’unità di tempo rispetto al modello di partita, proponendoli in maniera intervallata. Un mezzo molto utilizzato (ma ripetiamo, non è stato rivisto secondo i criteri della potenza metabolica) è il 3c3 con sponde e portieri in un campo di dimensioni 18x18m; ricordiamo che l’impegno di queste esercitazioni incrementa con l’aumento delle dimensioni dello spazio di gioco,  in presenza dell’incitamento dello staff e con la “riduzione dei tocchi” di palla.

CARATTERISTICHE ALLENAMENTO GENERALE

Gli obiettivi dell’allenamento generale sono:

  • Incremento del massimo potenziale aerobico (o massima potenza aerobica; MPA) al fine di ridurre i debiti di ossigeno durante la partita e contrastare l’insorgenza della fatica nella fase finale.
  • Incremento della potenza muscolare applicata ai cambi di direzione.
  • Riduzione del rischio di infortuni.

Malgrado stiamo parlando di allenamento generale è ovvio che tali mezzi (in particolar modo per le squadre che non riescono ad allenarsi tutti i giorni) debbano avere caratteristiche che ricalcano per la maggior parte delle volte quelle della disciplina.

Riduzione del rischio di infortuni

Spesso l’approccio a questo obiettivo è particolarmente scarso di validità scientifica, basta pensare al tanto sbandierato protocollo FIFA 11+. Esistono prove scientifiche che alcuni mezzi possano prevenire gli infortuni (come il “nordik harmstring stretching” per i posteriori della coscia), ma alcuni staff propongono mezzi che sono efficaci per la prevenzione secondaria (cioè per chi è a rischio di recidive) anche per la prevenzione primaria (cioè per tutti), togliendo spazio ad altri mezzi e rischiando di stressare ulteriormente l’atleta togliendo spazio al recupero. A mio parere, un utilizzo corretto delle ESERCITAZIONI ANALITICHE PER I CAMBI DI DIREZIONE e di quelle per lo sviluppo della MPA (massima potenza aerobica) con variazioni di velocità e direzione rappresentano i mezzi migliori per la prevenzione primaria.

CONCLUSIONI

Purtroppo lo spazio a disposizione di questo post è terminato; rimarrebbe da sviscerare ancora una parte consistente dedicata all’allenamento generale a cui dedicheremo il post della prossima settimana.  È d’obbligo concludere rispondendo alla domanda del titolo; ovviamente è affermativa, e si spera che ben presto la misurazione della potenza metabolica tramite GPS (con campionamento almeno di 5 Hz) possa far parte della Match analysis e della monitorizzazione dei mezzi di allenamento.

 

Autore: Melli Luca allenatore settore giovanile Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

 

One Response to È giusto parlare di “rivoluzione della misurazione della potenza metabolica nel calcio”? (seconda parte)

  1. […] di un’elevata potenza muscolare specifica per il calciatore è data dal fatto che, durante le azioni fondamentali per le segnature, si […]

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