Probiotici: sono veramente la nuova frontiera dell’integrazione sportiva?

Se fino a qualche anno fa i probiotici erano considerati integratori esclusivamente finalizzati al riequilibrio della flora intestinale, oggi troviamo brand come la Fitbiomics la cui ricerca è orientata nel decodificare il microbioma degli atleti più performanti, al fine di tradurre queste informazioni nella produzione di probiotici di nuova generazione.

Ormai sono consolidate dalle evidenze le connessioni tra il microbiota e altri apparati come il sistema immunitario (il 70% di esso si trova nell’intestino) e il sistema nervoso centrale (asse intestino-cervello); il termine “microbiota” è stato coniato solo nel 2001, quindi è logico immaginare come questo ramo della microbiologia (che coinvolge tutta la fisiologia dell’organismo) sia estremamente più giovane rispetto ad altri rami conosciuti già dal diciannovesimo secolo.

Quello che attualmente è possibile generalizzare, è che un microbiota sano è in grado di mettere l’organismo umano nelle condizioni di ottimizzare il proprio livello di salute, con probabili effetti sul recupero e sulla metabolizzazione dei nutrienti ingeriti.

L’errore da non fare è quello di illudersi che la salute del nostro “ospite” si possa esclusivamente influenzare con integratori a base di probiotici.

In questo post andremo ad analizzare quelle che sono le conoscenze attuali degli effetti di questa tipologia di supplementi nei confronti della salute dell’atleta e della performance.

*ATTENZIONE: le informazioni contenute sul nostro blog sono esclusivamente a scopo informativo, e in nessun caso possono costituire o sostituire parere e prescrizione medica e specialistica. Si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti prima di modificare il proprio regime alimentare e di integrazione!

Cosa sono i probiotici ed evidenze che emergono dalla bibliografia internazionale?

Secondo la FAO e l’OMS, sono “micro-organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”. Ma cosa emerge dalla bibliografia internazionale sulla loro utilità?

Per quanto riguarda la salute in generale, l’efficacia maggiore è ritenuta nella cura da diarrea indotta da antibiotici (Hempel et al 2012); alcuni studi ne hanno evidenziato anche l’utilità per contrastare ulteriori effetti avversi indotti sempre da terapie antibiotiche.

Un altro effetto interessante è quello di potenziare il sistema immunitario (nell’intestino risiede il 70% del sistema immunitario); gli effetti sarebbero significativi nella prevenzione delle infezioni respiratorie (Hao et al 2015) ed, in alcuni casi, delle infiammazioni e problematiche intestinali (Rowland et al 2010, Didari et al 2015, Khalesi et al 2019).

Purtroppo, il numero di ricerche che utilizzano il rigoroso metodo scientifico è ancora in numero insufficiente per poterne affermare con certezza l’efficacia, anche in relazione alla difficoltà nell’isolare gli effetti delle singole specie.

Per questo motivo, l’EFSA ha rigettato tutti i “benefici” sui probiotici, proprio perché la maggior parte degli studi presentati a supporto non erano stati disegnati correttamente (Vitafoods 2019).

Il Ministero della Salute permette di scrivere sul prodotto “Favorisce l’equilibrio della flora intestinale” se rispettano le linee guida sui probiotici.

Appare quindi ovvio come la loro somministrazione in caso di patologia o disturbi, debba essere effettuata previa prescrizione o consiglio medico, ed effettuata (come vedremo sotto) con prodotti di alta qualità.

Altro aspetto da considerare, è che questi supplementi sono in grado di modulare la composizione del microbiota a favore delle specie somministrate, ma non esistono studi che garantiscano come questa modificazione possa essere permanente. Per questo motivo, lo stile di vita riveste un ruolo ancor più essenziale nei confronti della salute permanente del microbiota.

Uso dei probiotici per gli sportivi

Come abbiamo visto nell’introduzione, esistono studi che hanno isolato specie di batteri intestinali presenti in misura maggiore negli atleti; oltre alla specie più conosciuta Veillonella, studi preliminari hanno visto come specie della famiglia Akkermansia, Prevotella, e la sottospecie salicinius SA-03 del Lactobacillus salivarius fossero maggiormente presenti negli atleti rispetto ai sedentari (Marttinen et al 2020).

Da qui l’ipotesi di come il loro coinvolgimento nella metabolizzazione di alcune molecole (come il lattato) possa avere un peso significativo nella performance, al fine di ipotizzare supplementi specifici in grado di arricchire il microbiota proprio di queste specie.

Ovviamente è giusto chiarire come il numero di ricerche sull’argomento ci permetta di dire che siamo solamente nel campo delle ipotesi, e non ci sia nulla di concreto attualmente nel campo delle evidenze (e tantomeno in quello della scienza).

Invece l’influenza dei probiotici nei confronti della salute degli atleti è un campo di indagine molto più approfondito, che andremo a vedere proprio di seguito.

Nel 2019, l’International Society of Sports Nutrition (riferimento mondiale per le informazioni sulla nutrizione e sull’alimentazione sportiva) pubblicò un’importante revisione (Jager et al 2019) sull’integrazione di probiotici, salute e sport.   

Le particolari condizioni a cui possono essere sottoposti gli atleti di alto livello (stress, carichi di lavoro elevati, disturbi del sonno, lunghi viaggi, ecc.) possono incrementare il rischio di malattie; considerando che il 70% del sistema immunitario risiede nell’intestino, e che i probiotici favoriscono l’equilibrio della flora intestinale, allora è lecito attendersi che un loro corretto utilizzo possa aiutare a mantenere l’efficacia del sistema immunitario. Ma cosa dice la bibliografia internazionale?

La maggior evidenza per gli sportivi è la riduzione delle infezioni del tratto respiratorio superiore (raffreddore comune, infezioni del naso e della gola) e malattie correlate (Lagowska et al 2021).

Per quanto riguarda la funzione gastrointestinale (correlata allo stato di benessere del microbiota), un’adeguata integrazione con probiotici probabilmente è in grado di ottimizzare la permeabilità della membrana e migliorare la funzione intestinale; malgrado questo, attualmente non è possibile affermare che riduca la sintomatologia o gli esiti delle problematiche intestinali in gara ed in allenamento.

Presumibilmente l’effetto è dipendente dallo stato di salute dell’intestino (ad un intestino sano probabilmente non portano benefici significativi), dal dosaggio, dal tipo di probiotici utilizzati e dalla lunghezza del periodo di somministrazione.

Altra variabile sulla quale sembrano (si usa sempre il condizionale perché sono fondamentali ulteriori approfondimenti) apportare benefici è la percezione dell’umore, testata tramite questionari somministrati agli atleti (Marttinen et al 2020); si ipotizza sia dovuto proprio alla presenza dell’asse intestino-cervello, cioè ad una comunicazione bidirezionale tra il sistema nervoso e quello enterico, tramite connessioni nervose, ma anche ormoni, citochine ed altri metaboliti.

Com’è possibile notare, sono molte le variabili (specie, dosaggi, qualità dei prodotti, ecc.) che possono influenzare sull’esito di una sperimentazione con probiotici, quindi è difficile attualmente avere un’idea precisa dei possibili benefici per gli sportivi, anche in virtù della scarsa qualità degli studi sottolineata dall’EFSA (Sanja et al 2017).

Malgrado i possibili campi di applicazione di questa tipologia di prodotti siano estremamente ampi (compreso quello della performance), attualmente i “possibili effetti” maggiormente riconosciuti sono quelli relativi alla riduzione del rischio di infezioni del tratto respiratorio superiore e malattie correlate, oltre ad un miglioramento dell’equilibrio della flora intestinale.

Attualmente non è quindi possibile affermare che i probiotici abbiano effetto ergogenico, ma potenziando il sistema immunitario, possono aiutare l’atleta a rimanere maggiormente in salute e ridurre il rischio di dover interrompere gli allenamenti a causa di stati patologici associati alle vie aeree superiori e malanni annessi.

Gli effetti sono comunque specie-specifici (cioè dipendono dai batteri utilizzati) e dipendono dal dosaggio; altro fattore ritenuto fondamentale dagli autori è la qualità dei prodotti.

Visto che sono necessari ulteriori studi condotti in maniera più rigorosa, il consumo di probiotici per gli sportivi dovrebbe essere consigliato e prescritto da personale qualificato, in grado di valutare i benefici e monitorare eventuali effetti avversi. In questo contesto, la qualità dei prodotti utilizzati è fondamentale al fine di consumare un supplemento che abbia al suo interno realmente ciò che è dichiarato nell’etichetta e che non contenga impurità, contaminanti o ingredienti inutili.

Ma come riconoscere un buon prodotto da un integratore meno efficace? Vediamo sotto i requisiti.

Tipologia, dose, periodo di somministrazione e qualità dei prodotti

Attualmente è possibile affermare che le soluzioni più utilizzate sono quelle che prevedono probiotici con diversi tipi di microorganismi, in particolar modo con specie dei lattobacilli e bifidobatteri che hanno ricevuto maggiori consensi dalla bibliografia internazionale. Tra questi ricordiamo: il Lactobacillus rhamnosus, il bifidobacterium breve, il Lactobacillus acidophilus, il Lactobacillus plantarum, il Lactobacillus delbrueckii, il Lactobacillus pentosus, il Bacillus coagulans, ecc. 

A questi viene spesso aggiunto il Saccharomyces boulardii, un lievito a cui vengono riconosciuti effetti benefici nel riequilibrare la flora batterica (Morè et al 2015).

Servono comunque ancora ulteriori studi per comprendere meglio a quali tipologie corrispondano specifici effetti, anche perché è lecito ipotizzare che l’efficacia di una terapia a base di probiotici dipenda dalla specie utilizzate; anche per questo motivo è importante avvalersi della consulenza di personale qualificato per l’anamnesi dell’atleta e l’individualizzazione del dosaggio e della/delle specie utilizzate.

Altri aspetti essenziali sono il dosaggio giornaliero ed il periodo di somministrazione; gli studi che hanno trovato effetti positivi hanno utilizzato dosaggi giornalieri di almeno 10 miliardi di CFU (unità formanti colonie) per periodi che vanno da 1 a 3 mesi. È inoltre fondamentale che il prodotto abbia una certificazione rigorosa del contenuto al suo interno.

Infatti, la problematica maggiore che accompagna questo tipo di integrazione, è la qualità dei prodotti; secondo l’EFSA molti di questi non rispecchiano quanto indicato sull’etichetta, i microorganismi riportati non sono sempre quelli effettivamente presenti, i ceppi non sono sempre vitali o peggio, contengono contaminanti (Shehata et al 2020).  

Allora come fare a riconoscere un prodotto di qualità?

È semplice, prendendo spunto dal nostro post sulla qualità degli integratori, cercheremo di dare alcune indicazioni.

Come abbiamo visto sopra è fondamentale la certificazione degli ingredienti, cioè avere un controllo di un organismo terzo in grado di garantirne i migliori requisiti (precisione dell’etichetta, assenza di contaminanti, ecc.). Labdoor è uno dei laboratori indipendenti più rinomato per quanto riguarda questo aspetto; nella pagina dedicata ai probiotici, è possibile vedere i prodotti più venduti al mondo, classificati per controllo qualità.

Tra i migliori della “classifica”, troviamo il Primal Defense Ultra della Garden of Life, che si differenzia dagli altri per l’assenza di biossido di titanio e biossido di silicio tra gli ingredienti, 2 additivi spesso utilizzati sui quali attualmente si stanno evidenziando alcuni dubbi sulla sicurezza. Inoltre, il prodotto ha degli ottimi giudizi dai consumatori di Amazon ed ha diverse certificazioni riguardanti la qualità dei prodotti e la sostenibilità della produzione.

Per un atleta sottoposto ai controlli antidoping, che vuole avere la certezza di assumere prodotti con la garanzia di assenza (nei lotti) di un’ampia varietà di sostanze vietate dalla Wada, consigliamo di cercare su Informed-sport, dietro prescrizione del medico societario.

Possono dare effetti avversi?

Negli sportivi è estremamente raro, ma possono verificarsi sintomi indesiderati (a livello gastrointestinale) a breve-brevissimo termine (Jager et al 2019); in questi casi è necessario riferirlo a chi ha prescritto l’integrazione.

Quello che si conosce meno, sono i possibili effetti avversi nella somministrazione a lungo-lunghissimo termine (Zheng et al 2020, Lerner et al 2019, Zawistowska-Rojek et al 2018),  in particolar modo in relazione alla modificazione dell’equilibrio che possono apportare, non solo nelle specie presenti nell’intestino (microbiota), ma anche nel loro DNA (microbioma). Infatti, attualmente non esistono linee guida precise riguardo le controindicazioni.

A livello clinico, è invece stato visto come i pazienti maggiormente a rischio di effetti collaterali siano quelli più vulnerabili (malati, ospedalizzati o che hanno da poco effettuato operazioni chirurgiche).

Per quanto riguarda la conservazione, è opportuno non esporli al caldo, quindi è da prestare particolare attenzione durante i viaggi. Di norma, dovrebbero rimanere stabilmente sotto i 21 °C ed in un ambiente con poca umidità, anche se dipende dalle specie presenti.

Infatti, la difficoltà maggiore nello studio di questi prodotti è l’eterogenicità di specie e modi di somministrazioni che si trovano in bibliografia internazionale; quando si somministra un ceppo batterico, si deve avere anche a che fare con la probabilità (o meno) che questo sia in grado di arrivare intatto nel colon, di aderire alla muscosa intestinale e di riprodursi. Attualmente, le specie di cui si conoscono maggiormente i comportamenti e benefici sono i Lattobacilli e i Bifidobatteri.

Che differenza c’è tra il kefir e gli integratori di probiotici?

Entrambi hanno effetti probiotici, ma la differenza principale è che uno è un alimento, mentre l’altro è un integratore. Mi spiego meglio: i supplementi a base di probiotici (in quanto integratori), sarebbe meglio fossero prescritti e da personale qualificato (medico, dietologo, nutrizionista o dietista).  

Il kefir invece è un alimento, le cui avvertenze sull’assunzione sono le normali raccomandazioni a cui attenersi quando si decide di introdurre un superfood all’interno della propria alimentazione; in altre parole, solo individui che rientrano in determinate categorie (soggetti malati, in condizioni particolari come gravidanza ed allattamento, in età evolutiva, che assumono farmaci, oppure allergici/intolleranti a determinati microorganismi o sostanze presenti nel latte) necessitano di consulto con personale medico prima di assumere il kefir.

Altre differenze tra integratori probiotici e kefir sono relative alla composizione dei microorganismi presenti e le proprietà nutrizionali. Potete approfondire consiglio di leggere il nostro articolo dedicato ai benefici del kefir per gli sportivi.

Conclusioni e prospettive future: probiotici 2.0

Possiamo quindi concludere che i probiotici non sono da considerare dei prodotti miracolosi per l’intestino, ma possono aiutare nel caso in cui sia necessario favorire l’equilibrio della flora intestinale. L’approccio al miglioramento della salute del microbiota deve quindi tenere in considerazione tutti gli aspetti dello stile di vita, partendo in particolar modo dall’alimentazione (“food first!”). In questo contesto, l’intervento di personale qualificato e competente in materia (in grado di saper interpretare correttamente sintomi ed esami) è fondamentale.

Nell’immagine a fianco, potete vedere un concetto riassuntivo della differenza che esiste tra pre-biotici, post-biotici e pro-biotici.

Ma cosa si intende per “pro-biotici 2.0”?

Come potete vedere in questa intervista a Lucio Capruso (uno dei maggiori studiosi della materia), per probiotici 2.0 si intendono quei ceppi specifici in grado di avere affetti di un’efficacia paragonabile a quella dei farmaci. Nei capitoli precedenti abbiamo visto come i probiotici possono avere l’effetto “generico” di riequilibrare la flora intestinale. Un ramo della ricerca attuale invece, si sta indirizzando verso quei ceppi che, se somministrati, possono avere effetti biologici marcati nella cura di particolari patologie; questo in virtù dell’influenza reciproca esistente tra microbiota e i diversi organi.  Attualmente la ricerca in questi ambiti è ancora agli albori, ma i possibili ambiti di sviluppo sono molto interessanti.

Clicca sull’immagine per ingrandire

Altro ramo della ricerca che sta sempre ricevendo più attenzione è quello relativo ai post-biotici; questi sono i prodotti (metaboliti) che derivano dal metabolismo del microbiota intestinale (cioè dai batteri, virus, protozoi e funghi presenti nell’intestino). Recenti studi mostrano come diversi postbiotici (acidi grassi a corta catena o gli acidi biliari secondari) sono in grado di agire come segnali nell’adattamento dello stimolo allenante, di entrare nelle vie metaboliche della produzione del glucosio durate l’attività sportiva, ma anche di influenzare lo stato di salute del microbiota e delle cellule dell’organismo. Molte di queste evidenze sono state viste in vitro e su animali; sono necessari quindi ancora studi e ricerche per comprenderne la potenza degli effetti sull’uomo. Potete trovare un approfondimento nel nostro post dedicato a microbiota e sport.

Quello che è importante comprendere, è che la connessione tra microbiota, salute e performance non si può assolutamente limitare alla sola considerazione degli integratori di probiotici, i quali possono avere un effetto marginale, e solo quando è presente un’alterazione del microbiota o condizioni in grado di portare stress elevato del nostro ospite. Per questo motivo ribadisco il consiglio di utilizzare solo prodotti di qualità e dopo il consulto con personale qualificato.

L’alimentazione, la gestione dello stress (nel quale ha un ruolo fondamentale il sonno) e le altre variabili che influenzano il recupero, sono i fattori che incidono maggiormente sulla connessione tra microbiota e performance. Quello che oggi conosciamo in maniera più approfondita, è il rapporto tra certuni alimenti, alcuni disturbi intestinali, ed i relativi consigli per gestirli al meglio (vedi alimenti FODMAP e pre-biotici).

Come abbiamo ripetuto diverse volte, il termine microbiota è stato coniato solo nel 2001, rappresentando uno dei rami della biologia più “giovane” in assoluto, con possibili risvolti applicativi estremamente ampi; vedremo cosa ci riserveranno gli sviluppi futuri.

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Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it