Quanto sono efficaci attualmente i plantari per sportivi?

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Tutto quello che avreste voluto sapere sull’uso dei plantari per sportivi…e nessuno vi ha mai detto!!!

In questo articolo vedremo perché l’utilizzo di ortesi plantari negli ambiti sportivi non sempre porta a reali benefici, e quali sono le reali soluzioni alle problematiche associate al rischio di infortuni.

I presupposti da cui partiremo, sono quelli emersi dall’interessante intervista a Roberto Corona di Full Speed, che ci ha rivelato la verità attuale sull’uso dei plantari per sportivi; potete leggerla a questo link.

Il primo aspetto da comprendere è la differenza tra solette e plantari ortopedici; spesso infatti, viene fatta molta confusione su quest’argomento e sull’utilità dei diversi prodotti; in questo primo paragrafo cercheremo di fare un po’ di chiarezza. Nell’immagine sotto potete vedere la differenza.

differenza tra plantari e solette

Di fatto, solo i “plantari ortopedici” sono in grado di correggere problematiche di natura anatomica e funzionale; le “solette” possono agire solamente sulla comodità ed eventualmente andare a modificare i tempi di contatto ed altri elementi dell’appoggio, non necessariamente portando vantaggi.

Delle solette ne parleremo più avanti; per ora concentriamoci sui plantari ortopedici…che d’ora in avanti chiameremo semplicemente “plantari”.

Sono veramente utili i plantari per lo sportivo?

Solo per fare un esempio, la casistica ci insegna che dopo 3 anni solo il 15% dei runner a cui sono stati prescritti plantari continua ad utilizzarli (Albanesi e coll); purtroppo lo studio non cita quanti dei podisti coinvolti nell’inchiesta avessero problematiche di natura anatomica tali da giustificare la prescrizione di questo prodotto.

Come vedremo, il problema principale è dovuto al fatto che, anche per gli sportivi con anomalie funzionali (problematiche non gravi) cui vengono prescritti plantari, sono disponibili attualmente soltanto prodotti costruiti con gli stessi criteri di quelli per chi ha anomalie anatomiche (problematiche gravi).

In sostanza, si ricorre all’errore di realizzare un plantare per situazioni dinamiche (attività sportiva) con gli stessi criteri di un prodotto per situazioni statiche (per la vita di tutti i giorni); è evidente che i movimenti e le pressioni a cui è sottoposto il piede, quando fa sport, sono diverse da quelle della vita di tutti i giorni.

Inoltre, per “inserire” un plantare in una scarpa da sport, a volte si tende a diminuirne lo spessore riducendolo ad un qualcosa che somiglia maggiormente ad una soletta.

problemi plantari per sport

Questi sono i motivi per i quali solo una piccola porzione degli sportivi, a cui è prescritto un plantare, continua realmente ad utilizzarli.

Non solo, quando prescritti agli sportivi, raramente vengono associati a modifiche dell’allenamento, che rappresenterebbe l’intervento maggiormente significativo per ridurre il rischio di infortuni.

Attenzione, non sto parlando di allenamento specifico della propria disciplina, ma di tutti quelle pratiche necessarie per colmare determinate lacune motorie (ipotonie, rigidità, lassità legamentosa, blocchi articolari, aderenze, ecc.), e i successivi lavori sulla coordinazione e sugli schemi motori di base necessari per integrare le modifiche apportate alla gestualità tipica della disciplina.

Un plantare costruito correttamente per gli sportivi, dovrebbe coadiuvare l’approccio sopra citato per ridurre le anomalie, perché certi atteggiamenti posturali del piede sono difficilmente correggibili solo con l’allenamento.

Faccio un esempio lampante per chiarirmi meglio; osservate la parte sinistra dell’immagine sotto. È evidente che l’atleta in questione abbia un difetto di rotazione esterna del piede, il collasso della volta plantare, un valgismo al ginocchio ed un’eccessiva inclinazione dell’asse trasverso. Ammettendo che il collasso della volta plantare sia dovuto ad una problematica anatomica, credete che un plantare, da solo, possa “aggiustare” tutto?

iperpronazione corsa

È ovvio che è assolutamente necessario un intervento iniziale per ripristinare la forza dei muscoli che portano a queste anomalie, valutando anche l’atleta in condizioni dinamiche (esempio a destra); in più sarà necessario ripristinare la mobilità di eventuali catene muscolari retratte.

Alla fine, questo lavoro sarà inutile se non si introdurrà anche un protocollo per ripristinare la coordinazione e gli schemi motori di base; nel nostro sito trovate esempio che riguardano il calcio e la corsa…ricordatevi che “la potenza è nulla senza controllo”.

Nell’immagine sotto vengono raffigurate le maggiori cause d’infortunio per i runner; è quindi evidente come qualsiasi plantare (quando necessario) debba anche essere associato ad un approccio metodologico integrato per quanto riguarda l’allenamento; quest’approccio deve partire dall’individualità del soggetto (cioè dalle sue lacune) per poi integrare le correzioni dal punto di vista coordinativo e tecnico.

cause infortuni nella corsa

Ma facciamo un esempio che parte dal mondo del calcio; molti giocatori tendono ad avere i piedi extraruotati (a papera), anche per questioni legate all’apprendimento del gesto tecnico (trasmissione e ricezione della palla).

Nel 95% dei casi (dati delle analisi di Full Speed su circa 20 calciatori di altissimo livello) questa situazione è accompagnata ad una iper-supinazione in fase di appoggio. Nel 60/70% dei casi questo si accompagna con una tendenza ad appoggiare prevalentemente la porzione posteriore del piede, spostando indietro la proiezione a terra del baricentro e con diminuzione drastica di superficie di appoggio. Questo comporta, in primo luogo, maggiori angoli di rotazioni laterali dell’articolazione malleolare con possibili problematiche al tricipite surale ed il peroneo esterno.

Non solo, questo atteggiamento porta sempre una intro-rotazione sul piano trasversale dell’articolazione del ginocchio (con conseguente tendenza dell’articolazione – per fenomeno compensativo – ad assumere un atteggiamento in valgo, cioè collassare all’interno) con la creazione di sollecitazioni anomale di trazione rotatoria sui legamenti.

In questo caso i crociati tendono a “srotolarsi” tra di loro “riducendo” la tensione, e di conseguenza quella sensorialità che permette di dare feedback efficaci ai muscoli di attivarsi per preservare l’articolazione.

Queste anomalie poi, si riflettono anche ai comparti superiori limitando la mobilità del bicipite femorale con relativa ipersollecitazione degli adduttori.

In tutti questi casi, è fondamentale un intervento metodologico al fine di ripristinare forza, estensibilità e coordinazione delle catene muscolari.

Personalmente, fino a poco tempo fa ero convinto che i plantari servissero solamente a chi avesse problematiche particolarmente conclamate (alluce valgo, piattismo patologico, ecc.); oggi, dopo aver avuto diversi scambi di opinione con Roberto Corona di Full Speed, ho un’idea più chiara dei casi in cui i plantari possano essere utili anche per gli sportivi (in assenza di patologie), ma solo se strutturati diversamente da quelli costruiti per soggetti con problematiche scheletriche accertate.

Abbiate la pazienza di leggere il prossimo capitolo, perché vi permetterà di capire la sostanziale differenza tra un plantare per sportivi, ed un plantare per la vita di tutti i giorni.

Da cosa dipende l’efficacia di un plantare

Nei precedenti capitoli ci siamo focalizzati sull’importanza dell’allenamento (a 360°) per ridurre il rischio di infortuni ed ottimizzare le qualità motorie dell’atleta; in questo ci focalizzeremo sulle casistiche nelle quali oggi i plantari vengono prescritti, al fine di comprenderne l’utilità in base alle modalità di realizzazione.

Nell’immagine sotto è raffigurata la differenza tra paramorfismo e dismorfismo; è la chiave per arrivare a comprendere lo stato attuale delle cose.

Sostanzialmente il dismorfismo è una condizione più grave, perché presenta già un’alterazione morfologica; un paramorfismo invece, è un atteggiamento posturale (statico o dinamico) che induce fastidi o dolori.

Nel primo caso, un plantare può essere necessario nella vita di tutti giorni (sta a personale medico stabilirlo); chi soffre di dismorfismi e pratica attività sportiva può aver bisogno di un plantare, a patto che venga fatto con i giusti criteri; stessa cosa per chi soffre di paramorfismi. In entrambi i casi è anche fondamentale l’intervento correttivo con l’allenamento (ne abbiamo parlato sopra).

Ma che iter si segue per la realizzazione di questi prodotti?

In casi patologici (dismorfismi) non solo relative al piede, deve essere sempre personale medico a prescriverlo; solitamente sono ortopedici, fisiatri, diabetologici, ecc…ci tengo a sottolineare, solo personale medico!

In questi casi, una volta prescritto il plantare starà al Tecnico ortopedico personalizzare il prodotto finale; questa operazione deve essere fatta presso un’officina ortopedica avente le opportune qualifiche e registrata nell’apposito elenco del Ministero della Sanità.

Ad oggi, la realizzazione di plantari per soggetti con patologie gravi, al fine di migliorare la vita di tutti i giorni, ha raggiunto un discreto livello di ottimizzazione; ma è per la pratica sportiva (sia per soggetti con paramorfismi che dismorfismi) che emergono le maggiori lacune.

Dopo aver visto alcuni esempi, entriamo maggiormente nei dettagli di quello che deve essere l’approccio metodologico ai paramorfismi ed una breve intervista a Roberto Corona che ci spiegherà come saranno i plantari per sportivi del futuro.

Quale deve essere il corretto approccio ai paramorfismi (problematiche non gravi)?

Tra queste condizioni troviamo il valgismo alle ginocchia, l’eccessiva extrarotazione dei piedi, l’iper-pronazione (da debolezza muscolare), l’iperestensione del ginocchio, le asimmetrie, ecc.

Tutte queste problematiche solitamente originano da muscoli retratti, oppure troppo deboli (deficit muscolari); a questi, vanno anche aggiunti problematiche dovute ad aderenze miofasciali, irrigidimenti articolari o ipermobilità.

Le cause sono solitamente da ricercare in posture viziate (stare troppo tempo seduti, o curvi davanti al PC o al cellulare), appoggio errato del piede, sovraccarichi funzionali (dovuti ad un allenamento errato), caratteristiche dell’atleta (come lassità connettivale o ridotta forza muscolare), calzature inadeguate (troppo protettive o con i tacchi), ecc. Sotto vedete un’immagine riassuntiva e semplificata; considerate questa classificazione estremamente flessibile, in quanto molti degli effetti, sono compensazioni di problematiche associate; ad esempio, glutei ipotonici potrebbero originare da flessori dell’anca ed adduttori troppo “forti” (principio dell’inibizione reciproca).

paramorfismi corsa

Queste solitamente danno origine a carenze di natura biomeccanica che vanno ad inficiare negativamente la precisione e l’economia del gesto atletico, oltre ad incrementare il rischio di infortuni; solitamente sono problematiche che “vengono a galla” solo quando oltrepassano una certa soglia di fastidio/dolore.

Ma attenzione, anche moderate asimmetrie funzionali (al di sotto della soglia di percezione) possono inficiare negativamente il gesto atletico; malgrado non siano dei paramorfismi veri e propri, è da considerare che  l’1% di differenza nel tempo di appoggio tra i 2 piedi provoca un aumento del 3,7% del costo metabolico della corsa (Joubert et al 2020); considerando che in media, tra i runner, la differenza è del 5% (Russo 219, pag 251), possiamo immaginare l’impatto che queste asimmetrie possono avere sul rendimento atletico.

Prima di ricorrere ad un plantare, sono quindi da valutare tutti gli interventi da fare per ridurre il problema. Cito sotto (con i relativi link per approfondire), quelle che sono, a mio parere, le variabili fondamentali:

  • Conoscenza delle individualità dell’atleta: prima di tutto è necessario sapere cause e conseguenze dei problemi che si devono risolvere; questo avviene sia con l’esperienza che con protocolli di valutazione funzionale effettuati da personale qualificato. Gli esiti di queste tipo di analisi possono fornire informazioni interessanti anche per quanto riguarda l’utilità di un eventuale plantare per sportivi.
  • Ottimizzare gli stimoli di carico e di scarico dell’allenamento della disciplina; allenarsi bene è fondamentale anche per ridurre il rischio di infortuni! Potete vedere un esempio per i runner a questo link. Fondamentale lo stile di vita per un corretto recupero.
  • Ottimizzare il peso corporeo: soprattutto a livello amatoriale, il sovrappeso diventa un fattore di rischio evidente per gli infortuni; da qui l’importanza anche di un’alimentazione corretta.
  • Correzione delle anomalie: si intende l’intervento funzionale nei confronti di deficit muscolari (muscoli rigidi o deboli), connettivali o articolari che limitano la corretta espressione del movimento; ad esempio, potete approfondire l’allenamento per contrastare l’iperpronazione. Ricordo che anche il semplice lavoro di forza, è in grado di ridurre (anche se non del tutto) il rischio di infortuni (Laursen et al 2018). Anche gli interventi fisioterapici sono da considerare in questo ambito.
  • Lavoro coordinativo integrato: qualsiasi lavoro effettuato a livello muscolare o posturale del punto precedente, deve poi essere integrato all’interno del processo d’allenamento con esercitazioni mirate alla coordinazione specifica ed all’apprendimento corretto dei movimenti specifici. Nel nostro sito trovate esempi sul calcio e sulla corsa.
come ridurre il rischio di infortuni

P.S.: anche il podologo può realizzare plantari su misura, ma solo e soltanto per intervenire su patologie o problematiche relative alla parte cutanea o ortopedica del piede, e con finalità esclusivamente di riduzione del dolore e del fastidio.

Ma che ruolo possono avere i plantari per sportivi in questo contesto?

Possono avere un ruolo evidente a patto che siano costruiti con le specifiche di un accessorio per sportivi ed individualizzati in base alle esigenze dell’atleta.

A mio parere, possono essere utili tanto più sono evidenti i paramorfismi riscontrati e tanto più siano presenti asimmetrie funzionali. Possono essere efficaci sia nei confronti della prevenzione infortuni, che per il miglioramento della performance.

E qui giunge la brutta notizia: attualmente non esistono plantari per lo sport dedicati a soggetti con paramorfismi, cioè senza patologie di natura anatomica!

È quello che emerge dall’intervista con Roberto Corona nel precedente articolo; in ogni modo la sua startup sta proprio lavorando dal 2015 sull’innovazione

Approfitto della gentile disponibilità di Roberto per fare 3 domande che credo possano interessare tutti gli sportivi.

1) In cosa si differenziano i vostri plantari Full Speed da quelli comunemente utilizzati dagli sportivi?

Innanzitutto dagli input di progettazione. Un plantare tradizionale viene costruito tentando, il primo luogo, di matchare quanto più possibile il profilo plantare per ottimizzare la distribuzione dei carichi (statici) e poi imponendo correzioni per ottenere il ribilanciamento del soggetto (statico). Come già affermato, queste modifiche della postura statica si ripercuotono sulla dinamica in modo negativo perchè impediscono/limitano determinati movimenti dinamici del piede (pronazione e supinazione, ad esempio). I plantari Full speed sono ideati concettualmente in maniera differente, pensando alla fase dinamica ed al comportamento biomeccanico del piede nelle diverse fasi; l’obiettivo di progetto è far assumere al piede le giuste configurazioni podaliche nelle varie fasi, e quindi guidando/accompagnando il piede ad assumere le corrette configurazioni. Ma per ottenere queste caratteristiche meccaniche abbiamo dovuto ripensare da zero anche l’intera struttura, le geometrie delle varie componenti, utilizzare materiali differenti e progettare anche una tecnica di produzione totalmente differente da quelli tradizionali. Di fatto dovremmo trovare loro anche un nome differente da plantari vista la totale differenza da quelli tradizionali

2) Che garanzie dai che i vostri plantari siano realmente efficaci?

Abbiamo numerose evidenze sperimentali su atleti professionisti che confermano non solo l’efficacia, ma anche il fatto che la correzione posturale effettuata da tali tipi di plantari sia profonda e arrivi fino alla modifica degli schemi neurologici del movimento nella corteccia celebrale; questo avviene attraverso un processo cognitivo che impone delle nuove istruzioni motorie. In sostanza, le capacità delle ortesi plantari di imporre la correzione del gesto motorio ad ogni passo induce l’area cognitiva del cervello a registrare e poi a considerare come l’istruzione corretta di esecuzione del gesto quella nuova appresa attraverso l’uso del plantare. Più viene utilizzato il plantare e più si rafforza il consolidamento della istruzione di configurazione podalica corretta. Questo poi si trasmette a tutti gli altri segmenti delle catene cinematiche che sono legati indissolubilmente, nel loro funzionamento e nelle loro attivazioni, alla principale interfaccia con l’ambiente esterno, cioè, il piede. Aggiungo che i plantari Full Speed e le sue due differenti tecnologie di funzionamento proprietarie, sono coperti – da marzo 2022 – da brevetto internazionale che ne ha riconosciuto pienamente l’originalità del contenuto innovativo e tecnologico.

3) Come faccio a sapere se ho bisogno di un plantare per sportivi?

Tutti gli sportivi hanno bisogno di un plantare per lo sport perché tutti noi abbiamo piccole o grandi anomalie posturali/funzionali che se allenate, si amplificano e scatenano compensi che determinano nuovi processi di allontanamento dalle condizioni ideali. È purtroppo un fenomeno che si autoalimenta perché generato da istruzioni cognitive primitive – quelle inconsce, contenute nell’area limbica sottocorticale del nostro cervello – acquisite dall’evoluzione. Per fare un esempio, se io subisco una distorsione malleolare, le necessità primordiali trasmettono al sistema non che io debba riacquistare il perfetto funzionamento e controllo dell’arto, ma che debba generare una nuova dinamica efficiente (in presenza del nuovo danno malleolare) per potermi assicurare ancora la deambulazione per cacciare, spostarmi per trovare cibo, per scappare e mettermi in salvo da un pericolo, ecc.

L’urgenza di tali priorità supera la necessità di guarire perfettamente; ecco allora la comparsa di fenomeni compensatori che permettono comunque di continuare a svolgere le mie attività anche se in maniera alterata rispetto alla condizione ideale. Controllare le nostre anomalie nello sport ci preserva dagli infortuni e dai danni permanenti, ma soprattutto può permettete di liberare totalmente le potenzialità della nostra performance.

Nel prossimo capitolo parleremo di scarpe da running e solette per la corsa; nel caso in cui l’argomento non vi interessi, vi consiglio di passare direttamente alle “conclusioni”.

Approfondimenti: scarpe da running e solette

È evidente ipotizzare come anche le calzature possano incidere su performance ed infortuni, ma spesso si sopravvalutano i loro effetti rispetto ad un’altra variabile fondamentale, cioè la tecnica di corsa.

Se “corro bene”, non avrò problemi ad utilizzare la maggior parte delle calzature da running; ma attenzione, in questi casi sono sempre da preferire calzature che non limitano i movimenti fisiologici dei piedi.

Le calzature da running dovrebbero essere strutturate in maniera tale da lasciar percepire una sensibilità all’appoggio tale da garantire la risposta motoria per cui il nostro organismo è predisposto; il criterio di scelta più individuale (perché non siamo tutti uguali), dovrebbe basarsi sull’ammortizzazione. Questa dovrebbe avere un compromesso ideale (basato sulle qualità del soggetto) al fine di ottimizzare le vibrazioni ed oscillazioni muscolari.

Spesso invece, si tende ad utilizzare scarpe eccessivamente ammortizzate con la speranza (in buona fede ovviamente) di compensare una tecnica di corsa non ottimale e di percepire un maggior comfort; il risultato, è che si riduce progressivamente la forza muscolare peggiorando ulteriormente la tecnica. Non a caso, Orlando Pizzolato (uno degli allenatori di runner più esperti) afferma come il 90% dei podisti non riesce ad applicare adeguatamente la forza muscolare.

Di conseguenza, un runner dovrebbe curare primariamente la tecnica di corsa; con una tecnica di corsa adeguata, la scelta della calzatura diventerebbe molto più semplice, perché probabilmente si troverebbe a proprio agio con la maggior parte delle scarpe (comprese quelle con la piastra in carbonio).

come scegliere le scarpe da running

Collegandovi al nostro Canale Telegram potrete scaricare gratuitamente la nostra guida per scegliere la scarpa da running ideale, e per trovare lo store online che garantisce il miglior prezzo.

L’utilizzo di un plantare da sport (se realizzato con specifiche adeguate…come purtroppo non si trovano attualmente sul mercato), può aiutare a personalizzare l’appoggio e gestire le dinamiche in casi di dismorfismi o asimmetrie.

Ovviamente, ogni sport/disciplina richiede una struttura specifica delle scarpe; ad esempio, una scarpa da calcio non dovrà avere la stessa ammortizzazione di una scarpa da running, perché nel calcio siamo di fronte ad una predominanza di gesti esplosivi, che richiedono un’applicazione della forza in regime di maggiore rapidità e reattività muscolare. Di conseguenza, dovrà essere in grado di fornire l’impulso di forza ottimale ad ogni appoggio del piede, anche in virtù del fatto che si gioca sull’erba.

Possono essere efficaci le solette per il runner?

A mio parere, non essendo personalizzate, possono addirittura creare delle problematiche se realizzate di consistenza diversa nei vari punti del piede, proprio perché non sono fatte su misura e possono diventare invasive per la sensibilità di corsa. Non solo, il loro scopo è quello di rendere più “comodo” l’appoggio e non quello di migliorare il gesto sportivo.

In ogni modo, è anche doveroso ammettere che non tutte le solette sono uguali, ed è quindi necessario fare una differenziazione in base alle tipologie di prodotti.

Parto dalla mia esperienza personale di runner, per contestualizzare quella che può essere la funzione di questi prodotti (in casi molto limitati) per lo sport.

Tempo fa passai ad un paio di scarpe (Air Zoom Streak della Nike) utilizzate dai top runner; non essendo io un professionista della corsa, ma un semplice runner amatore, compresi subito perché queste scarpe fossero usate dai prof (leggere ed estremamente reattive)…ma dovetti rassegnarmi al fatto di non avere le qualità neuromuscolari per sfruttarle al meglio; era in particolar modo in discesa che soffrivo la scarsa ammortizzazione di queste calzature. In altre parole, risentivo eccessivamente delle vibrazioni muscolari quando la strada scendeva perché non avevo sufficienti qualità di reattività neuromuscolare.

Inserii quindi delle solette Noene NO2; avendo queste, l’effetto di ridurre le vibrazioni, migliorai immediatamente il mio rendimento in discesa. Infatti, un eccesso di vibrazioni muscolari limita la risposta elastica del muscolo; questo è particolarmente evidente quando si corre in discesa e non si hanno doti neuromuscolari adeguate.

solette noene corsa

In salita, non risentii particolarmente della differenza (con e senza soletta) perché le vibrazioni, quando la strada sale, sono comunque limitate. In pianura invece, percepivo come una diminuzione dell’elasticità.

Successivamente ho provato ad inserire queste solette in altre calzature da running di ammortizzazione più adeguata alle mie caratteristiche, ed in tutti questi casi mi sono trovato male, percependo una perdita di elasticità ottimale.

La mia conclusione, è che questo tipo di solette (ma solamente le SOS1 o le Run Performance, perché sottili e di consistenza uniforme) possono essere utili ai runner in quei casi in cui le vibrazioni risultassero eccessive (vedi immagine a fianco)…come il correre con scarpe con troppo poco assorbimento (che è una componente dell’Ammortizzazione), per lo più in discesa. In tutti gli altri casi (cioè la maggior parte delle situazioni), a mio parere non sono utili. Potete scaricare gratuitamente la nostra mini-guida sulla scelta delle scarpe da running accedendo al nostro Canale Telegram mistermanager_running; all’interno troverete anche un approfondimento dettagliato proprio sulle solette.

Per altre discipline sportive, è sempre da valutare nel rapporto tra le qualità neuromuscolari e la calzatura utilizzata.

Quello che però è fondamentale comprendere, è l’importanza della tecnica di corsa che, come detto prima, permette di trovarsi a proprio agio con la maggior parte delle scarpe, essere più efficienti e ridurre il rischio di infortuni.

Guardate la figura in alto: con una tecnica di corsa adeguata è come se la parte verde diventasse più ampia, e di conseguenza ci si trovasse a proprio agio con più tipi di calzature.

Questo vale sia per la corsa che per tutte le altre discipline in cui la corsa è lo schema motorio predominante.

Conclusioni: quale messaggio “portare a casa”?

Nel piede sono presenti 200.000 terminazioni nervose, 33 articolazioni e 100 tra tendini, muscoli e legamenti; questo perché è l’interfaccia più importante tra noi ed il suolo su cui appoggiamo, camminiamo, corriamo, ecc, e deve dare informazioni estremamente dettagliate; alcuni lo considerano un organo di senso a tutti gli effetti, se non il principale.

Per questo motivo, la salute ed il corretto funzionamento (anche in termini di forza e coordinazione) sono necessari per un gesto motorio efficace. In presenza di anomalie anatomiche (alluce valgo, piattismo anatomico, ecc.) il piede può perdere parte della sua efficienza con ricadute su performance e rischio di infortuni.

Nella vita di tutti i giorni l’utilizzo di plantari ortopedici può contribuire a ripristinare parzialmente la funzionalità dell’appoggio in soggetti con dismorfismi; anche in questi casi, l’approccio ideale dovrebbe considerare anche un intervento correttivo dal punto di vista motorio.

Durante la pratica sportiva invece, è possibile affermare (in base alla casistica) che attualmente il modo con il quale vengono realizzati questi accessori, non soddisfa le esigenze degli atleti (per lo meno della maggior parte); la conseguenza è che una buona parte degli atleti, dopo un po’, abbandona questi accessori riportando ai propri colleghi l’esperienza negativa.

I motivi sono 2:

  1. Non si abbina una modifica (o integrazione motoria) dell’allenamento, che è cruciale per ottimizzare performance e ridurre infortuni.
  2. Non si considera che i plantari per sportivi devono essere fatti considerando le situazioni dinamiche della disciplina specifica.

Con questo non voglio dire che è sempre inopportuno l’utilizzo dei plantari per gli sportivi; se il vostro ortopedico (o fisiatra) vi prescrive questi accessori per fare sport, è assolutamente consigliabile fidarsi delle sue competenze.

Ma se, attualmente, una percentuale elevata degli sportivi dopo un po’ abbandona i plantari (o non si ritiene soddisfatto), allora vuol dire che sono da rivedere i paradigmi che stanno alla base della realizzazione di questi accessori in condizioni dinamiche.

Attualmente, l’unica azienda che ha affrontato il problema di ideare e  progettare un presidio con prerequisiti specifici per soddisfare le reali esigenze degli sportivi è la Full Speed. Il  lunghissimo percorso, partito dal foglio bianco, e che ha visto la nascita di ben 16 differenti modelli per le varie discipline sportive, è stato possibile grazie ad un approccio  multidisciplinare con il concorso delle conoscenze di numerosi specialisti di differenti ambiti e settori (dall’aerospazio alla fisiatria e fisiologia, dall’ortopedia alle conoscenze in ambito di preparazione fisico-atletica e riabilitativa). Il protocollo Full Speed non si limita alla sola componente ortopedica ma coinvolge poi attivamente (com’è giusto che sia) anche la componente di preparazione atletica di allenamento come elementi prodromici essenziali per ottenere il massimo della propria performance in totale sicurezza.

Presto saranno disponibili al pubblico; aggiorneremo periodicamente questa pagina per tenervi al corrente dell’evoluzione.

A chi volesse rimanere informato in anteprima, vi lascio la pagina Full Speed su Linkedin (https://www.linkedin.com/company/full-speed-innovazione-e-plantari-per-lo-sport) e i contatti dell’Ing. Roberto Corona, capo del progetto: linkedin.com/in/ing-roberto-corona, [email protected] oppure [email protected]. Ringrazio Roberto per la sua disponibilità nella stesura dell’articolo e per tutti i chiarimenti fornitemi.

Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico ASD Monticelli Terme, istruttore Scuola MT1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: [email protected]

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