Tag Archive: tattica

  1. Le principali lacune tecniche dei calciatori dilettanti

    Leave a Comment

    Con questo post è mia intenzione portare all’interesse dei lettori alcune considerazioni che derivano da qualche anno di osservazione (nel ruolo di preparatore atletico) di allenamenti di adulti che militano nelle categorie dilettantistiche. In quanto anche allenatore di Scuola Calcio (Pulcini ed Esordienti), mi capita spesso di confrontare gli elementi della tecnica calcistica che si insegnano nella Scuola Calcio (cioè ai “calciatori da formare”) e le caratteristiche Tecniche dei “calciatori gia formati”, che in linea teorica dovrebbero aver ben appreso e stabilizzato. Ovviamente le considerazioni nascono da esperienze personali (Prima Categoria e Promozione) e sono aperte ad opinioni ed approfondimenti di chi vuole intervenire. Andremo quindi ad analizzare 3 lacune di tipo tecnico/tattico che ho ritrovato (in generale) nelle categorie dilettantistiche, che sono:

    • Capacità di fare l’1c1 offensivo
    • Capacità di stoppare in movimento un pallone alto.
    • Capacità di stoppare il pallone in maniera orientata (apro/chiudo).

    STOP ORIENTATO DELLA PALLA (APRO/CHIUDO)

    Malgrado la maggior parte del lavoro tattico durante l’allenamento viene fatto a tocchi limitati, è difficile vedere in partita giocatori stoppare il pallone in maniera orientata corretta con il piede debole. Nell’immagine sopra è presentato la classica situazione in cui, ricevuta la palla, il giocatore “chiude” lo stop orientato (linea tratteggiata rossa) con il piede sinistro perché si presenta un avversario di fronte che non gli permette di avanzare. Nella figura sotto, invece, il giocatore “apre” lo stop orientato con il piede sinistro perché l’avversario diretto è lontano.

    Questa è una situazione tattica abbastanza frequente durante l’impostazione da fondocampo ed eventuali situazioni di “giropalla”; il 99% delle volte, in situazioni come questa l’esterno basso effettua lo stop orientato correttamente (cioè con il piede giusto), ma è possibile vedere in mezzo al campo diversi giocatori che stoppano il pallone con il piede “preferito” anche quando sarebbe bene utilizzare il “piede debole”. Questi elementi di natura Tecnico/tattica vengono insegnati solitamente negli ultimi anni della categoria Pulcini e nella categoria Esordienti e sono particolarmente importanti perché in questa fascia d’età i campi sono più stretti (si gioca a 7 o a 9), c’è meno specializzazione e le squadre che rimangono più lunghe obbligano in qualsiasi momento della partita a stoppare la palla nella maniera più “efficace”. Con l’ampliamento dello spazio di gioco e l’abitudine a giocare più “corti” questi elementi vengono in parte persi, in particolar modo dai difensori perché anche uno stop effettuato con il piede “sbagliato”, che rallenta di qualche frazione di secondo la palla, può considerarsi “non pericoloso”. Malgrado questo, uno stop effettuato in maniera “non corretta” in mezzo al campo può rallentare la velocità dell’azione. Quindi, l’ampliamento degli spazi di gioco e la specializzazione tipica dell’età adulta favorisce la perdita di questo elemento tecnico; nella parte finale del post andremo a vedere come poter ovviare a questa lacuna.

    STOP IN MOVIMENTO DI UN PALLONE ALTO E INDIRIZZAMENTO CORRETTO DELLA PALLA

    Rappresenta un’abilità tecnica particolarmente fine, difficile da insegnare anche nei settori giovanili perché non richiede solamente un’adeguata maestria tecnica nell’ammortizzare il contatto con la palla da parte del piede/corpo, ma anche l’abilità di leggere la traiettoria della palla ed orientare il corpo in maniera corretta (abilità allenabile sin dai primi anni di Scuola Calcio). Le prime punte sono i giocatori più abili in questo fondamentale perché la specializzazione del loro ruolo porta ad affinare questo elemento; gli altri giocatori (soprattutto i difensori) sono abituati a “rilanciare” la palla piuttosto che controllarla, proprio perché si trovano a colpire la “palla alta” in situazioni difensive. In ogni modo, in diverse situazioni può essere richiesta questo tipo di abilità, soprattutto per gli esterni in fase offensiva; da qui, l’importanza di lavorarci anche in allenamento.

     

    1c1 OFFENSIVO

    Apriamo un capitolo abbastanza dolente per quanto riguarda una buona parte dei giocatori dilettanti. Mentre nei primi anni di Scuola Calcio l’1c1 è l’elemento tecnico/tattico fondamentale da insegnare (perché va incontro alle esigenze dei bambini piccoli), con il passare degli anni e l’ampliamento della visione di gioco, perde sempre più peso nella didattica; non a caso, è abbastanza frequente vedere negli adulti esercitazioni di natura tecnico-tattica effettuate a “tocchi limitati”. Anche in partita, quando non si è certi di avere un “passaggio sicuro” si tende a cercare immediatamente la trasmissione della palla in profondità; questo concetto di natura tattica è fondamentalmente corretto (in fase difensiva e nella propria metacampo), ma contribuisce a far perdere quelle abilità su cui si è tanto lavorato nella prima parte della propria carriera calcistica. Fondamentalmente, non manca l’abilità di guidare la palla, ma la capacità di “saper cosa fare” (finte, cambiare direzione velocemente con la palla, ecc.) quando si affronta l’avversario frontalmente per saltarlo e creare una superiorità numerica fondamentale in fase offensiva.

    CONCLUSIONI E RICADUTE APPLICATIVE

    Le considerazione sopra fatte, sono fondamentalmente frutto di un’osservazione personale che è possibile arricchire ed in parte smentire da altri eventuali commenti; ma andiamo ora a vedere come poter lavorare su questo tipo di “lacune” senza modificare eccessivamente il lavoro fondamentale che viene fatto nelle categorie degli adulti. Ovviamente il momento migliore è il riscaldamento; 15-20’ di lavoro tecnico durante il riscaldamento effettuato in maniera progressiva e adeguata (in termini di difficoltà) all’età dei giocatori rappresenta a mio parere il compromesso ideale.

    • Per quanto riguarda lo stop orientato sono utili tutte quelle esercitazioni (solitamente inserite dalla categoria Esordienti) di possesso palla facilitato in cui è necessario leggere la situazione dell’avversario per capire come stoppare la palla (apro o chiudo); nella figura sopra è presentata una classica esercitazione (possesso palla a tema che simula le situazioni di partita) nella quale il giocatore rosso in alto a derstra può “aprire” con il piede destro (linea rossa), perché l’avversario (blu) in ritardo. Nella figura sotto invece l’avversario non consente di “aprire” il passaggio, quindi il giocatore che riceve la palla è costretto a “chiudere” il passaggio con il piede sinistro (linea rossa) e ritrasmetterla al giocatore dal quale ha appena ricevuto la palla. Altre esercitazioni sono tutte quelle in cui il passaggio rappresenta un aspetto fondamentale, nel quale viene inserita la regola “obbligo di 2 tocchi usando obbligatoriamente entrambe i piedi” (con 1 piede la stoppo e con l’altro lo trasmetto).

    • I giocatori adulti sono in grado sia di ribattere un palla alta che di controllarla da fermo; il passo per essere in grado di controllarla in maniera orientata in corsa non è particolarmente difficile. Questa esercitazione rappresenta un buon punto di partenza su cui costruire le varianti necessarie per apprendere questo fondamentale.
    • Anche il passo per riprendere l’1c1 offensivo non dovrebbe essere particolarmente difficile proprio perché i giocatori adulti hanno un buon livello di conduzione della palla. L’introduzione prima di esercitazioni analitiche (di adeguata difficoltà) per le finte e i cambi di direzione con palla e poi di fasi di 1c1 in spazi “adeguatamente stretti” rappresentano le fonti di allenamento ideale per questo fondamentale.

    Concludiamo sul “perché” di questo ragionamento: per la squadra, perché è bene avere giocatori più versatili che in campo riescano a risolvere situazioni che vanno anche al di fuori della specificità del proprio ruolo. Per i singoli giocatori che avranno sicuramente un maggior “valore” perché in grado di giocare in più ruoli.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese (melsh76@libero.it)

  2. Inizia la nuova stagione con Taktifol e Responseball!

    Leave a Comment

    Caro collega e amico,

    la stagione è giunta al termine, ma nel nostro mondo non ci si ferma mai……..ed è tempo di ricominciare o almeno iniziare a programmare al nuova stagione.

    Se hai già tastato con mano i nostri prodotti durante la scorsa stagione, avrai potuto verificare il grande supporto che ti hanno potuto dare; se invece non hai ancora provveduto a utilizzarli……………beh cosa aspetti ad acquistare un PRODOTTO INNOVATIVO:

    “TAKTIFOL foglio di calcio per la tattica e non solo, con carica elettrostatica e riscrivibile”

    [wpdm_file id=128]

    Sostituisce le lavagnette magnetiche costose e scomode da trasportare.

    Il settore tecnico, la scuola Allenatori di Coverciano e molti allenatori professionisti e dilettanti usano i nostri prodotti.

    VISITA IL SITO www.mistermanager.it/taktifol

    POTRAI ACQUISTARE I PRODOTTI CHE TI NECESSITANO.

    Verifica se i palloni RESPONSEBALL possono fare al tuo caso (utili per l’allenamento della reattività dei portieri e non solo…………………) – www.mistermanager.it/responseball

    Per informazioni consultare il sito www.mistermanager.it – email: blog@mistermanager.it

    Un cordiale saluto, buone vacanze e auguri per la prossima stagione.

    Claudio Damiani 347.2118122 – Allenatore Uefa B (Aiac Venezia)

  3. Sette, questo sconosciuto.

    1 Comment

    E’ difficile postare un articoletto sul calcio a sette in un mondo di calcio tradizionale e di calcetto.
    E’ vero, però, che piano piano sta prendendo piede e quindi non possiamo o dobbiamo voltarci dall’altra parte.
    Il calcio a sette, è una via di mezzo tra l’undici e il cinque con caratteristiche molto più vicine a quello tradizionale; cambia qualcosa nelle regole (tempo, distanza, time out), tra un campionato e l’altro ma come regola base non supporta il fuori gioco.
    Le dimensioni del campo di gioco possono variare da un minimo di 30 x 50mt ad un massimo di 40 x 70mt con tolleranza del 10%.
    Il numero massimo di giocatori ammessi è di 7 (minimo 4) in campo più 5 giocatori in panchina.
    E’ consentito un numero illimitato di sostituzioni e il giocatore che viene sostituito può rientrare successivamente; solo il cambio del portiere viene effettuato a gioco fermo.
    In alcuni campionati, l’arbitro è uno solo mentre in altri sono due e mantengono una zona di fascia oppure un mezzo campo a testa da gestire.
    Gli enti di promozione riconosciuti dal Coni che lo propongono sono C.S.I.-U.I.S.P.-A.I.C.S.-O.P.E.S. ed altri ancora.
    Non esiste un regolamento ufficiale F.I.G.C. al riguardo, il regolamento è quindi atto a variazioni.

    I moduli più gettonati sono il 3-2-1 (albero di natale) oppure il 2-3-1 (pentagono) ma negli anni si sono sviluppate alternative comunque efficaci.

    Segue..

  4. Finale Champions League 2004 Porto – Monaco: gli appunti di André Villas Boas

    Leave a Comment

    Tratto dal libro: MOURINHO – Questione di metodo

    Per conoscere un avversario nei minimi dettagli, abbiamo bisogno di vedere quattro o cinque partite, perchè dobbiamo sempre osservare se le cose accadono per caso o se sono dovute a dinamiche di squadra (movimenti programmati in allenamento). A partire dal momento in cui queste dinamiche, collettive o individuali, vengono riconosciute, ci dedichiamo al lavoro sul campo, alla preparazione degli allenamenti, simulando le siutazioni identificate nel gioco degli avversari. Ovviamente tutti questi dati vanno presi con il contagoccce, hanno un peso relativo, perchè sebbene si tratti di un lavoro di sintesi e osservazione esaustivo, minuzioso e fondamentale, non dobbiamo mai dimenticarci che la cosa essenziale è sempre il nostro modello di gioco, la nostra identità come squadra.

    PORTO vs MONACO

    ORGANIZZAZIONE OFFENSIVA – Rimessa lunga del portiere (Roma ha una rimessa molto potente che arriva quasi all’area opposta), giocate lunghe a cercare Morientes che sale in elevazione e spizza la palla per Giuly che taglia in profondità […] Dietro perdono palla spesso, a parte Evra. Patiscono il pressing alto, diventano incerti, lenti. Si limitano a passaggi di prima e commettono errori. Sotto pressione Ibarra è impreciso: preferisce tenere palla o darla al portiere, spesso l’appoggia indietro (lì si può rubare palla) […] Uno contro uno, dribbling e appoggio smarcante di Roten, il giocatore più pericoloso, non solo per qualità tecnica ma anche per intelligenza tattica. Il suo gioco meditato (alterna attacchi centrali e sulle fasce) e permette a Evra di salire. Non è uno in grado di dare profondità, ma sa portarsi il laterale all’interno, lontano dalla sua zona di competenza e poi attacca lo spazio vuoto che ha creato […] Morientes ha libertà di movimento. Viene fino a centrocampo come una mezz’ala d’attacco. Si abbassa, protegge la palla, e scarica allargando il gioco sulle fasce o verticalizzando. Giuly preferisce fungere da ultimo uomo per penetrare in profondità alle spalle della difesa.

    ORGANIZZAZIONE DIFENSIVA – Blocco difensivo mediano, a zona. Sono ben organizzati, è facile vedere il loro schema. Sanno mantenersi compatti quando l’avversario ha la palla […] Al di là degli schemi, la pressione è intensa e aggressiva e mira a provocare l’errore o il passaggio all’indietro […] Nella nostra organizzazione lunga è importante evitare zone controllate dai centrali (forti nel gioco aereo frontale e decisivi sulle seconde palle). É più facile giocare le palle lunghe nelle zone di Ibarra e Evra, che sono bassi e hanno difficoltà nel gioco aereo […] Evra compensa e protegge bene l’interno, ma Ibarra chiude molto male e, specie dall’interno, lascia un varco all’avversario che riesce spesso a saltarlo e andare al tiro […]

    PALLE INATTIVE DIFESA – Nelle punizioni laterali mettono due uomini in barriera (saltano) un alto copre lo spazio a zona tra la barriera e la porta. Lasciano Giuly davanti […] Morientes può essere il giocatore che difende a zona il che significa che rimane in area un giocatore alto in meno. Nelle punizioni centrali mettono quattro o cinque uomini in barriera. Lasciano Giuly davanti […] Sui calci d’angolo mettono Bernardi sul primo palo, Evra e Morientes difendono a zona tra il primo palo e l’area piccola, Roten e Ibarra fuori area pronti a ripartire (e a far da collante con l’attacco). Giuly rimane sempre molto alto […]

    OSSERVAZIONI – Se stanno perdendo non cambiano modulo, l’ingresso di Prso al posto di Ibarra/Plasil (con Giuly sulla destra) dà più potenza fisica, sulle palle alte, e capacità di finalizzare. Lasciano però più spazio, e Giuly stenta a chiudere a centrocampo, concedendo in mezzo una superiorità di quattro contro due. Se entra Nonda invece di Prso, il modulo cambia avvicinandosi a un 4-3-3, con Nonda su una fascia, Roten sull’altra e Morientes in mezzo. Se Ibarra gioca laterale, c’è da sfruttare il suo cattivo controllo dello spazio interno, la marcatura faticosa in mezzo al campo e la sua debolezza nel gioco aereo […]

  5. Il modello di gioco di Mourinho – I tratti distintivi di una concezione…

    4 Comments

    Tratto dal libro: MOURINHO – Questione di metodo

    Avere in mano il pallino del gioco, non perdere la propria personalità di fronte ai rivali, sono caratteristiche delle mie squadre. Lo erano già quando allenavo il Leira, un club che non aveveva questi obblighi. Per me, la cosa più importante è sempre la mia squadra non gli avversari. A volte succede di cambiare sistema di gioco, ma non lo facciamo mai per adattarci al gioco che fanno gli altri, non è questo il motivo che ci porta a cambiare. Avere un modello definto e non scappare da questo è un marchio delle mie squadre. Ed è fondamentale che sia così.

    La qualità migliore che può esibire una squadra è quella di giocare come una squadra; è più importante persino che avere uno o due grandi giocatori. La squadra più forte non è quella che ha i migliori giocatori, ma quella che gioca come una squadra.

    Giocare come una squadra è avere un’organizzazione, determinate regole che fanno si che nei quattro momenti del gioco, tutti i giocatori pensino in funzione dello stesso obiettivo simultaneamente e questo è un risultato che si raggiunge con il tempo, il lavoro e la tranquillità. Perchè una cosa è che i giocatori acquisiscano e provino a fare quel che io voglio e un’altra cosa è ottenerlo come squadra. Per questo c’è bisogno di tempo.

    Non arrivo a teorizzare una distinzione riguardo all’origine dell’organizzazione, se questa inizi dalla difesa o dall’attacco. Non voglio considerare le cose in modo tanto analitico. Quando preparo la mia squadra per qualsiasi partita, lo faccio con l’intenzione di vincere, allenando nella stessa maniera il reparto difensivo come quello offensivo. Per questo non posso dire da quale reparto inizio a preparare la mia squadra.

    Non è mia abitudine affrontare le partite preoccupandomi più dell’organizzazione difensiva che di quella offensiva, per la stessa ragione per cui non preparo nessuna partita senza rendere i giocatori consapevoli della loro funzione sia offensiva che difensiva; anche il portiere ha un compito offensivo, e anche in allenamento prende parte a questa fase. Per questo non sono d’accordo con la distinzione. La partita deve essere pianificata in modo equilibrato, come gli allenamenti. Non so dire se è più importante difendere bene o attaccare bene perchè non separo questi due momenti: la squadra è un tutto indivisibile e funziona come tale. Sono aspetti troppo compenetranti uno con l’altro perchè si possa pensare di scinderli.

    In una squadra che ambisce a essere grande, tutti i giocatori devono partecipare ai quattro momenti del gioco…portiere compreso. Ho ben chiaro in mente che il controllo del gioco passa dal possesso di palla. Controllare il gioco vuol dire gestire la palla e sapere cosa farne. La mia idea tattica principale passa dall’avere ben chiara l’idea di un calcio moderno. Ben prima di segnare, è importante avere il controllo della palla.

    Voglio anche che la palla circoli velocemente e per questo occorre avere un buon gioco di posizione, vale a dire: tutti i giocatori devono sapere che in una determinata posizione si trova il compagno, che dal punto di vista delle geometrie c’è gia qualcosa di costruito sul terreno di gioco che permette loro di anticipare l’azione.

    Allargare gli spazi quando si attacca, stringere le linee quando si difende, aggredire immediatamente se si perde il pallone, una struttura di posizionamento fissa e una mobile: alcuni giocatori hanno posizioni fisse in campo e altri, per la loro dinamica, possono svariare anche se devono mantenere un equilibrio di posizione. La mia squadra non può rinunciare a vincere le partite, ma nemmeno può perdere la tranquillità e l’equilibrio di posizione. I giocatori devono mantenere una linea di gioco offensiva, ambiziosa, nella quale sia netta l’intenzione di voler vincere senza perdere il controllo dello spazio, la tranquillità e la comunicazione tra di loro. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale.

    Mi piace che la mia squadra controlli il pallone, che lo faccia circolare, che abbia un buon gioco di posizionamento e che i giocatori sappiano chiaramente come occupare gli spazi. Insieme a questo, anche difendere bene e avere qualità individuale, sono aspetti decisivi. Un buon posizionamento difensivo come squadra, a formare un blocco coeso che possa giocare con linee molto vicine, è un’altra caratteristica della mia squadra. Ci sono squadre molto preoccupate dell’aspetto difensivo e per questo, durante le partite, si trovano in imbarazzo quando sono costrette a passare dal pressing al possesso di palla. É un aspetto sul quale lavoro molto: ripartire dopo aver riconquistato il pallone. Ci vuole la capacità di giocare a protezione della difesa, e una volta entrati in possesso di palla, saper variare questa modalità fondamentale: recuperare le posizioni in campo o far uscire la palla dalla zona di recupero (pressione).

    Un altro grande principio tipico delle mie squadre è il pressing alto secondo i principi del gioco a zona. Per me, il pressing non è altro che un metodo per ritornare al possesso di palla, ma ha senso solo se poi la squadra sa fare un buon uso del vantaggio acquisito. Quando arrivai a Leiria, la Uniao giocava con molti giocatori dietro al pallone, con un sistema di contropiede o di attacco rapido ma la sua organizzazione offensiva era decisamente estemporanea. Il mio obiettivo era di trasformarla in una squadra che sapesse imporsi, incrementando il possesso, le sue iniziative, con un controllo del gioco maggiore e in grado di portare un’azione offensiva pià continuata. Solo allora, la squadra avrebbe iniziato a difendersi bene, senza più schiacciarsi indietro a difendere (secondo il principio di <<popolazione>>), come fanno alcune squadre che creano difficoltà all’avversario non per la qualità del gioco difensivo ma per la densità di uomini. Se una squadra si serie C con giocatori tecnicamente inferiori, ma tutti chiusi a difendere nella propria tre quarti campo, si scontra con il Real Madrid, lo metterà in difficoltà. Ma questa non è la mia idea, io voglio difendere bene, ma non con le barricate.

    Difendere bene vuol dire difendere poco, difendere per il minor tempo; è conservare il pallone per il maggior tempo possibile, mantenere l’iniziativa del gioco, non farsi mettere nelle condizioni di difendere continuamente. Per altri, difendere bene è difendere in modo compatto – per esempio – con tutti i giocatori dietro la linea della palla, a chiusura di tutti gli spazi. Per altri difendere bene è annullare i giocatori più importanti della squadra avversaria. Per me, è un fatto di sottrazione, in termini di tempo, cioè vincolato al momento in cui perdi palla. Si può difendere bene in ogni luogo del campo. Ebbene, io preferisco difendere lontano dalla mia porta, perchè quando recupero palla, sono più vicino alla porta avversaria, che è l’obiettivo del mio gioco.

    C’è chi dice che i giocatori più creativi devono essere svincolati da compiti difensivi. Io credo che chi dice questo conosce poco il calcio. Può dirlo un tifoso, un giornalista o un critico che non se ne intende, o un allenatore che non è arrivato ad alti livelli oppure ci è arrivato ma non si è affermato, perchè nel calcio di oggi questi concetti sono superati. Gli undici che scendono in campo devono essere all’altezza sia in fase di possesso palla sia quando è l’avversario ad avere il pallone tra i piedi.

    Difendere a zona e pressare a zona sono due cose totalmente diverse. Una cosa è difendere una zona dove, per le posizioni sul campo e quelle assunte da tutti i giocatori in funzione della posizione della palla quando questa ce l’ha l’avversario, si cerca di accorciare gli spazi, creare difficoltà e sperare nell’errore. Allo stesso modo, difendere a zona facendo pressing significa avere un buon gioco di posizione, ma attivo poichè teso ad aumentare al massimo le difficoltà dell’avversario nel tentativo di recuperare palla il prima possibile. Insomma: nel calcio di alto livello, non c’è difesa a uomo, ma esiste una difesa a zona che non mi convince e una difesa a zona che porta il pressing; e quest’ultima tipologia decide il calcio del presente e quello futuro. I difensori centrali delle mie squadre non marcano a uomo, ma difendono a zona con una linea di quattro che si muove a seconda della posizione della palla.

    Penso che non ci siano due sistemi a zona con pressing identici. Per esempio: per me quello che fa il Milan è fantastico, tanto che contro di noi a Oporto, giocò con due linee di quattro uomini e riuscì in qualche modo a fronteggiare una squadra che aveva a centrocampo quattro grandi giocatori. Ora, anche se la sua zona a pressing è fantastica, si basa su un concetto diverso dal nostro. Per esempio, rimanendo sul Milan, con tre linee, loro fanno pressione orizzontale, noi con sei facciamo lo stesso in profondità.

    Tanto per iniziare, noi abbiamo definito la distribuzione del pressing in funzione del posizionamento dell’avversario. Conoscendo più o meno il sistema degli avversari, la mia squadra saprà come comportarsi. Per esempio, immaginiamo di giocare contro il Benfica, squadra che adotta il 4-3-3, ma che in questa partita si schiera con tre centrali. Nessun problema, dato che sappiamo come posizionarci rispetto ad una simile evenienza. Dunque,tranne in rare eccezzioni, la mia squadra non stravolge mai il suo sistema basato sul possesso di palla. Decidiamo prima come giocare, e così giochiamo, senza dare troppa importanza al sistema adottato dall’avversario. Quando non è in nostro possesso, dobbiamo avere la capacità di leggere il sistema rivale, adattare il nostro possesso di palla a tale posizionamento. Per esempio, se i miei attaccanti giocassero davanti ad una difesa a tre piuttosto che a quattro, il loro posizionamento sul campo cambierebbe, in funzione del posizionamento della difesa avversaria. Ma che sia chiaro: la mia squadra non rimarrà ingabbiata, in nessuna circostanza, chiunque sia l’avversario. Un esempio: avere due attaccanti per fare pressione su quattro uomini non è lo stesso che averene due per tre più due. E, se inizialmente, il movimento offensivo delle ali deve essere definito in una certa maniera, se c’è una sostituzione, si difenderà con un altro sistema. Nessuno gioca più uomo contro uomo o in funzione dei singoli, bensì in funzione degli spazi.

    Penso che uno schema con baricentro basso sia facile da attuare. Non ha bisogno di grandi doti di comando o di particolari feedback. Il baricentro basso è un baricentro basso, basta solo definire il contenuto visivo del blocco, niente di più. La leadership, nella fase difensiva, è relazionata al movimento, con la zona e con la capacità di alcuni giocatori di orientare le azioni collettive, per la loro posizione in campo o per la loro capacità di analisi del gioco. Per questo ci sono giocatori fondamentali per la fase difensiva. Ebbene, quando si tratta di baricentro basso, di campo corto, di unire le linee è tutto facile. É quel che dico ai miei giocatori. Quando risulta difficile giocare in una zona sotto pressing o fare un cambio molto rapido, a causa della fatica, della forza dell’avversario, o per una dinamica offensiva che ci crea qualche problema, dico loro di abbassare il baricentro, di chiudere le fasce ed accentrare il gioco. Perciò, dal punto di vista dell’efficacia, è molto più facile giocare con un baricentro basso piuttosto che alto. Molto più facile.

    Una squadra, che per il modo di giocare difensivo, finisce per essere anarchica rispesso alle posizioni, non ha altra possibilità che quella di far girare velocemente la palla nel momento in cui ne rientra in possesso. Per questo, affinché l’anarchia sia efficace, la squadra deve mantenere il possesso di palla e aprire il gioco. Pertanto, secondo me, una squadra che voglia attaccare continuamente, che voglia mantenere il possesso palla, l’iniziativa di gioco, deve essere ben posizionata e ciò si ottiene solo difendendo a zona.

    Noi ci alleniamo in situazioni specifiche per sapere, in ogni momento, che se corriamo il rischio di attaccare male, possiamo sempre recuperare rapidamente il possesso di palla o, al contrario, decidere per una circolazione prolungata se vediamo che non ci sono buone possibilità di creare pericoli. Questò perchè la forma di gioco delle mie squadre è tremendamente faticosa. Quando non abbiamo la palla, iniziamo subito le azioni pensando a come recuperarla e ciò implica andare verso l’area avversaria. Questo sottopone i giocatori a un gran dispendio di energie per cui, dopo aver recuperato il pallone, devono decidere se sono in condizioni di attaccare immediatamente e continuare così a spendere energie o se , al contrario, non sono in questa condizione e dunque scelgono di riposare facendo circolare la palla.

    La transizione difensiva-attacco deve avere una relazione intima con la nostra forma offensiva di giocare. Quando una squadra fa pressing molto alto, ha poi bisogno di recuperare. E che cosa è meglio: riposarsi con il pallone o senza? Voglio che la mia squadra sappia riposarsi col pallone, ma per fare questo è necessaria una buona posizione di gioco, cioè che i giocatori occupino razionalmente lo spazio e che siano in grado di mantenere il pallone in loro possesso anche se ci sono momenti in cui l’obiettivo non è quello di dare profondità al gioco o di arrivare rapidamente in porta.

  6. IL PORTO – Di André Villas Boas

    4 Comments

    Premessa. La scheda su Andrè Villas Boas nasce alla visione di un numero limitato di partite. Le partite visionate sono:

    Academica Coimbra-Porto 0-1 – 9° giornata del campionato portoghese.Spartak Mosca-Porto 2-5 – ritorno dei quarti di finale di Europa League (andata 5-1).Porto-Villareal 5-1 – andata delle semifinali di Europa League.Benfica-Porto 1-3 – ritorno delle semifinali di Coppa del Portogallo (andata sconfitta casalinga del Porto per 2-0).Porto-CSKA Mosca 2-1 – ritorno degli ottavi di finale di Europa League (andata 1-0 in trasferta 0-1)

    L’analisi prende quindi origine da questi match e può scontare la parzialità derivante dalla visione un campione limitato di partite.Tralasciando la note biografiche, piuttosto conosciute e facilmente reperibili in rete, i numeri di questa stagione di Andrè Villas Boas sono notevolissimi.

    Al momento della stesura di quest’articolo il Porto di Villas Boas ha già vinto il campionato portoghese vincendo 26 delle 29 partite disputate e pareggiando le rimanenti 3. 71 i gol fatti e 16 quelli subiti. Numeri impressionanti. Anche in considerazione che la squadra è praticamente rimasta invariata rispetto alla scorsa stagione, conclusasi al terzo posto dietro Benfica e Sporting Braga. Degli 11 titolari i nuovi arrivi della stagione sono il centrale difensivo Otamendi che ha sostituito Bruno Alves, ceduto per 22 milioni allo Zenit San Pietroburgo e Joao Moutinho che ha sostituito Raul Meireles, ceduto per 14 milioni al Liverpool. Il terzino destro Sapunaru è invece tornato da un prestito in patria al Rapid Bucarest. A conti fatti una campagna acquisti che avrebbe dovuto indebolire la squadra, con la cessione del quotatissimo centrale Bruno Alves.

    Anche nelle coppe il cammino del Porto è stato, sino ad adesso, una marcia trionfale. Finale di coppa del Portogallo con clamorosa rimonta esterna sul campo dei rivali del Benfica, dopo la sconfitta per 0-2 in casa e finale in Europa League. In Europa 16 punti su 18 nel girone eliminatorio; eliminate quindi nei turni diretti Siviglia, CSKA Mosca, Spartak Mosca e Villareal con i picchi della vittoria esterna al Sanchez Pizjuan di Siviglia, dei 10 gol totali rifilati allo Spartak Mosca e dei 5 gol in casa segnati al Villareal.

    In 4 delle 5 partite viste il Porto di Villas Boas si è schierato col 4-3-3. In porta Helton o Beto. Terzino destro Sapunaru o Fucile, terzino sinistro Alvaro Pereira o Fucile. Difensori centrali Rolando e Otamendi. Mediano davanti la difesa Fernando, mezzala destra Guarin o Ruben Micael, mezzala sinistra Joao Moutinho. Punta di destra Hulk, centravanti Falcao, punta di sinistra Cristian Rodriguez o James Rodriguez.

    Il 4-3-3 giocato dal Porto è molto dinamico e aggressivo. Caratteristica peculiare della squadra di Villas Boas è quella di cercare di riconquistare la palla prima possibile dopo averla persa, non indietreggiando, ma aggredendo immediatamente gli avversari, come è ben evidenziato nei due video che seguono.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=8nioPi__k-I&feature=player_embedded[/youtube]

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=aRAzT-yrXb8&feature=player_embedded[/youtube]

    Nelle partite visionate il Porto, appena perso il pallone, non è mai scappato indietro cercando di fare densità in zona arretrata, ma ha sempre provato a riconquistare il più rapidamente possibile il pallone cercando di mettere pressione in zona più avanzata possibile i portatori di palla avversari.

    Anche quando l’azione della squadra avversaria parte dalle retrovie, il Porto cerca di mettere pressione sugli avversari con parecchia convinzione, come emerge dal video che segue dove le due mezzali Ruben Micael e Joao Moutinho si alzano decisi sui centrocampisti avversari.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=zKeidGMAhPA&feature=player_embedded[/youtube]

    Interessante è notare una particolare, costante e piuttosto efficace modalità di pressione a centrocampo del Porto, con la mezzala dal lato debole che esce sul centrocampista basso avversario che riceve il passaggio di uscita dalla difesa, arrivando dal lato cieco del calciatore avversario. Il video che segue mostra due occasioni in cui la mezzala destra (una volta Ruben Micael, una volta Joao Moutinho) pressa giungendo dal lato debole.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=TH_05TuVmyc&feature=player_embedded[/youtube]

    Il pressing, sempre parecchio offensivo, del Porto è in ogni caso molto organizzato e finalizzato alla riconquista della palla in zona più alta possibile. A corredo di tale filosofia, la linea difensiva della squadra di Villas Boas rimane sempre molto alta, tenendo in tal modo la squadra corta, pronta a supportare il pressing dei centrocampisti e capace di negare la profondità alle punte avversarie. Nel video che segue notiamo come la linea difensiva rimanga alta, finendo col mettere in fuorigioco l’attaccante avversario.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=CrxBg4zDr18&feature=player_embedded[/youtube]

    La linea difensiva è inoltre molto attiva rispetto agli stimoli palla coperta/non giocabile-scoperta/giocabile ed è particolarmente incline a guadagnare campo in avanti per sottrarlo, di conseguenza, alla squadra avversaria.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=6Wn-RHZ-zaI&feature=player_embedded[/youtube]

    Nel descrivere la fase difensiva del Porto di Villas Boas non si può tralasciare di citare il ruolo del mediano Fernando. Il giovane centrocampista portoghese è prontissimo a coadiuvare le mezzali nel loro pressing offensivo, ma è altresì deputato a tappare i buchi che si creano nella linea difensiva; è delegato a coprire i terzini che sono eventualmente tagliati fuori dalla linea a seguito delle loro avanzate, a integrarsi nella linea difensiva tra i due centrali quando uno dei due è costretto ad uscire esternamente o in occasione di cross dalla fascia laterale.

    In nessuna occasione la linea difensiva è integrata, sul lato debole, da un esterno d’attacco. La filosofia del Porto che prevede pressione alta sui portatori di palla avversaria chiaramente mantiene alti gli esterni e, in ogni caso, ben raramente la squadra di Villas Boas attuando pressing offensivo e tenendo la linea alta si trova a difendere in zona di campo arretrata.

    Del tutto correlate e coerenti alla filosofia difensiva appena descritta sono la fase offensiva e la fase di transizione positiva.La fase offensiva giocata dal Porto è piuttosto varia e ricca di soluzioni. I campioni del Portogallo sono in grado di sviluppare manovre palleggiate, tenendo il possesso palla, e di azioni verticali e dirette. La possibilità di scegliere tra le due soluzioni è frutto dell’ottimo scaglionamento in campo e degli altrettanto ottimi movimenti senza palla che offrono varie soluzioni ai portatori di palla. Le direttrici principali della fase offensiva del Porto prevedono la presenza di due esterni d’attacco che ad inizio azione giocano sempre molto larghi. A destra gioca sempre il mancino Hulk capace di giocare col piede forte dentro il campo e di disegnare tracce interne. A sinistra, nella partite visionate ha giocato prevalentemente Cristian Rodriguez, anch’egli mancino e più portato a tracce verticali. Sempre molto precisi e coordinati i movimenti sincronici tra mezzala ed esterno, secondo le tracce contrapposte interno-esterno, corto-profondo. Per capirci, se Hulk taglia dentro il campo, la mezzala destra (molto spesso Guarin) attacca l’esterno. Se Hulk accorcia verso il centrocampo, Guarin attacca la profondità. In quest’ottica grossa importanza ha il ruolo delle mezzali, che devono essere dinamiche, capaci di giocare interni, esterni, profondi e dotate di buone capacità tecniche e di tempi per la circolazione palla in quanto perfettamente integrati anche nelle fasi iniziali della manovra. Perché alle catene laterali va aggiunto il contributo dei terzini che, in fase di possesso palla giocano in costante proiezione offensiva e il cui movimento va integrato con gli altri due componenti della catena. A testimonianza del contributo dei terzini al gioco offensivo, il video che segue mostra, una situazione abbastanza tipica, con i due terzini, Sapunaru e Alvaro Pereira entrambi alti.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=D7RMj3BQAA8&feature=player_embedded[/youtube]

    Spesso il movimento dei terzini ad inizio azione, ad attaccare la profondità, è propedeutico alla ricezione bassa e leggermente esterna della mezzala del lato che acquisisce l’onere di iniziare l’azione.

    Il centravanti Falcao gioca alternando movimenti incontri e attacco alla profondità in funzione delle situazioni tattiche. Molto interessanti i movimenti che coinvolgono il mediano Fernando che si offre come prima opzione per lo scarico dalla linea arretrata. In caso di pressione su Fernando o impossibilità di raggiungerlo perché messo in ombra, il Porto ha molta varietà di movimenti in grado di smarcare un centrocampista al fine di permettergli di giocare fronte alla porta. Molto interessante, perché abbastanza anomalo in un centrocampo a tre è il classico “movimento a compasso”, tipico della coppia di interni di un centrocampo a 4, in cui, su palla esterna, generalmente al terzino, l’interno più vicino al pallone, pressato, si allunga, portando via l’uomo, liberando spazio alla ricezione dell’interno sul lato debole che viene incontro al pallone. Il Porto attua questo movimento con tre giocatori, allungando tantissimo la mezzala del lato, muovendo Fernando inizialmente verso il pallone per poi attaccare centralmente la profondità e andando a giocare alle spalle del centravanti e liberando spazio per la mezzala del lato opposto che, ricevuto il pallone ha come prima opzione proprio la ricerca della traccia interna del mediano, con un’imporvvisa accelerazione del ritmo dell’azione.

    La scelta tra manovra palleggiata, attacco diretto e verticale e quella dei tempi dell’attacco della profondità è figlia di letture della situazione tattica in campo, letture diverse ed attuabili tutte in eguale misura per merito, come detto, dei sincronismi dei movimenti senza palla, precisi, continui e in numero elevato e dell’ottimo scaglionamento in campo. Chiaramente, avanzando con costanza i terzini e prevedendo anche tracce profonde e/o esterne per le mezzali e, quindi, inevitabilmente attaccando con tanti uomini, la scelta di tentare la riconquista immediata della palla è la più logica.

    Il Porto invece sceglie di accelerare sempre e comunque e di cercare con velocità e convinzione la profondità nelle fasi di transizione offensiva, davvero efficaci e portate avanti con tanti uomini.

    Le immagini del prossimo video danno un’idea della capacità del Porto di ripartire con precisione e velocità dopo la riconquista della palla. Il video da inoltre un’idea del lavoro della catena terzino, mezzala, esterno.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=nxK60rxbp4A&feature=player_embedded[/youtube]

    Le ricerca immediata e rapidissima della profondità nelle transizioni offensive non è funzione della posizione di riconquista della palla, e parte anche da posizione arretratissima, come nel video che segue, in cui la transizione ha origine dalla propria area di rigore. Il video mostra come alla transizione coinvolga i due terzini, prontissimi a sostenerla e porti velocemente 6 uomini a ridosso dell’area avversaria.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=98WkY72YZ78&feature=player_embedded[/youtube]

    Chiaramente, la scelta di giocare questa tipologia di transizioni offensive, implica la necessità di avere il numero maggiore possibile di riferimenti alti e sopra la linea del pallone su cui appoggiare la ripartenza. Ed ecco, perfettamente coerente, a dimostrazione che tutte le fasi di gioco sono correlate, la scelta del pressing alto che consente alle punte (e non solo) di svolgere il proprio lavoro difensivo in posizione avanzata senza obbligarli a profondi ripiegamenti.

    Per concludere l’argomento transizioni offensive, il video di uno dei 4 gol di Radamel Falcao al Villareal.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=vO1FoMulBRM&feature=player_embedded[/youtube]

    In alcune situazioni, a partita in corso, Villas Boas è passato al 4-2-4, non cambiando in ogni caso di una virgola i principi ispiratori del gioco e lasciando intravedere anche in questi casi movimenti coordinati che testimoniano di un modulo anch’esso studiato e messo in pratica. Oltretutto il passaggio al 4-2-4 nella partite visionate è avvenuto sia in situazione di necessità di segnare che in situazione in cui era maggiormente necessario difendere, ad indicare scelte non catalogabili con semplicità come difensive/offensive, ma di lettura della situazione. A testimonianza dell’ottima circolazione di palla e del coinvolgimento offensivo di tutti i calciatori, un gol (il gol dello 0-2 contro il Benfica) segnato con la squadra schierata con il 4-2-4 e con il coinvolgimento in attacco del centrale Otamendi e del solito terzino sinistro Alvaro Pereira autore del cross.

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=1Whv8rvQEbI&feature=player_embedded[/youtube]

    Nelle partite visionare il Porto è andato davvero in difficoltà solamente nel primo tempo della partita contro il Villareal, in cui il piccolo Barcellona in maglia gialla, con il suo folto e tecnicissimo centrocampo a 4 giocatori tutti piuttosto interni è riuscito con continuità ad eludere il pressing alto del Porto e quindi attaccare con frequenza in situazione di palla scoperta la difesa della squadra di Villas Boas. Imprecisione (nel caso del Porto piuttosto rare) nei tempi del pressing e squadre molto brave ad eluderlo (come il Villareal del primo tempo) possono creare difficoltà al gioco così “spregiudicato” della squadra del giovane tecnico.

    I numeri come detto fanno impressione e sono dalla parte di Villas Boas. Con una squadra sulla carta più debole della scorsa stagione il Porto ha fatto meraviglie. E i numeri generalmente non mentono. Al di là dei numeri si vede una squadra che gioca un calcio propositivo, molto organizzato, ma non “rigido”, in cui l’organizzazione consente invece la lettura più appropriata in funzione della situazione tattica specifica. Un calcio molto offensivo, fatto di riconquista rapida del pallone, difesa alta, transizioni offensive rapidissime e fasi di possesso palla giocate con continui e precisissimi movimenti senza palla. Notevole la capacità del Porto di scegliere la tipologia di attacco da sviluppare, i tempi del gioco, quelli in cui accelerare e quelli in cui fare circolare palleggiando il pallone. La stessa padronanza del ritmo del match la squadra di Villas Boas la possiede quando la palla è in possesso degli avversari, scegliendo sempre con molta precisione il momento in cui accelerare e portare con decisione la pressione e, in definitiva, scegliendo in proprio il ritmo da dare al match che, in ogni caso, anche nei momenti di maggiore difficoltà, è sempre in mano dei campioni del Portogallo.

    Insomma, davvero un bel vedere.

    Dalla gentilissima concessione di Fabio Barcellona

    http://www.uccellinodidelpiero.com/andre-villas-boas-la-scheda/

  7. Chelsea: le modifiche di Villas Boas

    Leave a Comment

    La novità più grande di questa stagione della Premier League , è stata sicuramente l’arrivo di Villas-Boas sulla panchina del Chelsea. Dopo aver vinto tutto quello a disposizione sulla panchina del Porto, è arrivato nel campionato inglese carico di aspettative nei suoi confronti. La cosa che più risalta all’occhio è sicuramente la sua idea di calcio e quindi la sua strategia in terra inglese.

    Il tecnico portoghese ha cercato di riproporre una strategia che gli ha portato grandi successi al Porto, facendo di se e della sua squadra un vero marchio di riconoscimento. Al Chelsea, il lavoro su questa strategia sta portando i frutti un po’ alla volta. La sua mano si vede e le corrispondenze con il suo Porto anche. Un po’ di problemi li ha avuti ad inizio anno, ma soprattutto con la sua linea difensiva non sempre perfetta e molte volte esposta a micidiali ripartenze, vedi la partita con l’Arsenal.

    Nelle ultime settimane sembra aver modificato leggermente la sua strategia, riportando i giocatori a giocare nel modo in cui il Chelsea ha sempre fatto: compattezza a centrocampo e linea difensiva meno alta. Il tecnico portoghese in una recente intervista ha evidenziato come Fernando al Porto , diventasse un centrocampista più offensivo, ma al momento questa strada in terra in inglese non porta molti frutti. In Premier si perde equilibrio giocando in quel modo visto che le transizioni sono molto più veloci e quindi si è avuto la necessità di riposizionare il più indietro il giocatore che ricopre quel ruolo.
    Riguardo alla linea difensiva, gli accorgimenti fatti si sono visti contro al Manchester City di Mancini. Se prima la difesa cercava subito di contrattaccare, ora è stata posizionata più bassa per esporsi meno alle ripartenze degli avversari.
    Per quanto riguardo il possesso palla, fondamentale per Villas-Boas, fino a dicembre il Chelsea nelle sue gare ha sempre avuto la maggioranza di passaggi effettuati, solo in pochissime occasioni è stata pareggiata o di pochissimo superata.

    Villas-Boas ha in mente anche di ripartire velocemente verso la porta avversaria. Per lui , in premier, il possesso palla sterile non è sinonimo di forza. Controllare la palla è fondamentale ma meglio se fatto nella metà campo avversaria, e con i giocatori a disposizione sarebbe un eresia non provare a fare ciò.

  8. Come leggere le situazioni che si creano in campo : la lettura delle palle coperte e scoperte

    Leave a Comment

    INTRODUZIONE

    In una partita di calcio si presentano innumerevoli situazioni a cui ogni giocatore deve far fronte nel minor tempo possibile.

    L’organizzazione di gioco di una squadra aiuta nella lettura di diverse situazioni che possono essere ovviamente a nostro favore o a nostro sfavore.

    Riuscire a leggere i diversi momenti di gioco e rapportarsi ad essi più velocemente possibile, ci pone in una situazione più vantaggiosa rispetto ai nostri avversari.

    Tra le tante situazioni che si possono presentare, è bene chiarire due situazioni di gioco tipiche della fase difensiva: le situazioni di palla coperta e palla scoperta.

    PRINCIPI E DEFINIZIONI

    Innanzitutto è bene chiarire i due concetti di palla scoperta e palla coperta.

    Palla coperta si intende che il giocatore avversario non ha libertà di movimento in avanti e quindi libertà di passaggio in avanzamento. Molto spesso questo è pressato da un avversario con l’obbiettivo di togliergli tempo e spazio di giocata.

    Con palla scoperta si intende che il giocatore avversario ha libertà di movimento e passaggio in avanti, esente da pressione avversaria.

    Ognuna delle due situazioni deve essere letta e interpretata tenendo sempre dei punti di riferimento, che sono:

    • Palla
    • Avversario
    • Compagno
    • Posizione in campo

    Se ci troviamo in una situazione di palla coperta, ossia quando il giocatore avversario ha libertà di visione, è opportuno che ci sia una nostra pressione sul portatore di palla, con una contemporanea risalita della linea difensiva.

    Il giocatore che andrà in pressione deve stare attento a non farsi dribblare facilmente ma apportare pressione per ritardare l’azione o recuperare palla.

    Inoltre deve cercare di far giocare l’avversario o all’indietro o in una zona oppure in modo a noi di facile lettura:

    • Se gioca all’indietro noi avremo tempo di risalire e allontanare le minaccia;
    • Obbligandolo a giocare in una zona a noi favorevole, ovviamente noi avremo più possibilità di recuperare palla;
    • Se ad esempio lo mettiamo in condizione di giocare solamente lungo, sarà a vantaggio dei nostri difensori perché la palla lunga è una traiettoria leggibile dai difensori
    • Un altro metodo di contrastare la sua giocata è certamente il fuorigioco

    Aspetti a nostro favore in una situazione di palla coperta sono sicuramente:

    • Passaggio all’indietro dell’avversario
    • Lancio lungo
    • Un raddoppio sul portatore di palla
    • Posizione del portatore spalle alla nostra porta

    Se ci troviamo invece in una situazione di palla scoperta, gli atteggiamenti della squadra dovranno ovviamente cambiare.

    Con la palla scoperta ci troviamo in una situazione di pericolo e quindi tutti gli elementi in gioco dovranno stringersi a protezione della porta.
    Se prima con palla coperta la linea difensiva risaliva, adesso indietreggia stringendosi a protezione della porta.

    Se si decide di adottare il fuorigioco, scelta più logica rispetto la palla coperta, allora questo movimento di indietreggiamento deve essere accompagnato da una veloce risalita al momento della giocata dell’avversario , per lasciare gi attaccanti alle spalle della linea difensiva: possiamo riassumere questa combinazione di movimenti nella dicitura elastico difensivo.

    Quindi con Palla scoperta la difesa indietreggia a protezione della porta stringendosi, con palla coperta la linea sale in ampiezza

    Fig.1.1

     

    Esempi di esercitazioni base in situazione

    Un esercitazione base per far comprendere ad ogni singolo giocatore i due concetti è sviluppata lavorando con solo due o tre giocatori per situazione.

    Nella situazione di partenza, situazione uno ossia allenante per la fase di palla coperta, il centrocampista passa la palla al suo compagno che andrà incontro per ricevere con la conseguente salita in contemporanea del difensore perché il suo avversario andrà in situazione di palla coperta essendo spalle alle porta, non appena la ripasserà al compagno il difensore indietreggia. Nella situazione due, allenante la fase di palla scoperta, il centrocampista avanzerà palla al piede e di conseguenza , essendo l’avversario in situazione di palla scoperta, il difensore indietreggerà a protezione della porta (Fig. a – b).

    Fig. a

    Fig. b

    Un ‘altra esercitazione che può essere precursore delle esercitazioni con l’impiego di più giocatori e quindi del reparto, è quella in cui sono implicati nell’esecuzione contemporaneamente allenatore e sei giocatori, divisi 3c3.

    L’allenatore in possesso palla si muoverà avanti e dietro a suo piacimento, se avanzerà i giocatori verso cui è rivolto indietreggeranno perché è in situazione di palla scoperta, e contemporaneamente gli altri giocatori avanzeranno perché per loro l’allenatore è in situazione di palla coperta (Fig. c – d). Ovviamente queste esercitazioni possono anche essere svolte con l’ausilio di tutta la linea difensiva, così da allenare tutto il reparto.

    Fig. c

    Fig. d

    Un esempio di esercitazione per le situazioni di palla scoperta , che implica l’utilizzo di più giocatori, prevede dell’utilizzo di tre centrocampisti a cui sarà diretto il rilancio del portiere. In questa situazione una domanda viene spontanea: con la palla in aria siamo in situazione di palla scoperta o coperta? Ovviamente palla coperta perché la palla non è in possesso di nessuno e quindi l’avversario non può crearci pericolo.

    Sul rinvio del portiere e con palla in aria (palla coperta) la linea difensiva sale (Fig.1.2), appena la palla viene stoppata dal centrocampista la linea si arresta (Fig.1.3).

    Fig. 1.2

    Fig.1.3

    Se il centrocampista centrale passa al numero 7 la difesa sale ,perché è in situazione di palla coperta,fino allo stop del giocatore, se passa al numero 11 arretra perché lui è in situazione di palla scoperta Fig. 1.4 – 1.5. .

    Fig. 1.4

    Fig.1.5

    La stessa esercitazione può essere successivamente eseguita con l’inserimento di un altro centrocampista un po’ più arretrato in situazione di palla coperta. Fig. 1.6

    Fig. 1.6

    Al rilancio del portiere al linea sale perché la palla è in aria, allo stop si arresta; se passa a 11 o a 7 la linea difensiva si arresta e si dispone su tre linee; se passa a 8 la linea sale fin ch lui non ferma il pallone Fig. 1.7 – 1.8 . Ovviamente la disposizione della linea difensiva su attacco laterale è a discrezione del mister, secondo su istruzioni la linea si disporrà a due o tre linee.

    Fig. 1.7

    Fig. 1.8

    Fig. 1.9

    Autore: Angelo Iervolino

    Allenatore UEFA B

  9. Programmazione efficace: aspetti e argomenti da valutare

    Leave a Comment

    Autore Angelo Iervolino

    All. di Base UEFA-B

    Premessa

    Come in tutte le discipline, anche nel calcio la programmazione di ogni singolo aspetto è fondamentale.

    Programmare nel minimo dettaglio ogni piccolo aspetto, può rendere il nostro lavoro più redditizio e ricco di soddisfazioni. Andare al campo senza una minima idea di come gestire la seduta d’allenamento , o improntare una preparazione precampionato senza aver ben pianificato come lavorare, a mio parere può essere solo un punto a nostro sfavore.

    Concetti generali

    Innanzitutto nella programmazione del lavoro bisogna prefissarsi un obbiettivo, una volta fatto questo si andranno a scegliere i metodi e mezzi di lavoro con i quali cercheremo di raggiungere tale obbiettivo. I mezzi di lavoro per il nostro obbiettivo non sono altro che le esercitazioni, i test, che andremo a svolgere durante gli allenamenti per meglio arrivare allo scopo prefissato, i metodi invece sono le metodologie con le quali utilizziamo i mezzi per arrivare al nostro obbiettivo.

    La programmazione degli allenamenti può essere strutturata in :

    • seduta d’allenamento
    • microciclo
    • mesociclo
    • macrociclo
    • organizzazione annuale

    Seduta d’allenamento e microciclo fanno parte di una programmazione a breve termine, mesociclo, macrociclo e organizzazione annuale compongono una programmazione a medio termine.

    I passi principali della programmazione di un buon piano d’allenamento sono:

    1. Formulazione del programma d’allenamento
    2. Messa in pratica del programma
    3. Studio e correzione di eventuali errori notati durante la messa in pratica

    La seduta d’allenamento è il momento singolo all’interno della settimana d’allenamento che allena una o più aspetti d’allenamento (tecnico-tattici-fisici).

    Il microciclo è il termine con cui si indica l’intera settimana di allenamenti . All’interno dei microcicli le sedute di allenamento devono essere organizzate in modo tale da avere una programmazione logica.

    Il mesociclo genericamente è organizzato in quattro microcicli ossia le quattro settimane del mese d’allenamento. Ogni settimana all’interno del mesociclo prevede l’allenamento di specifici aspetti, concatenando le diverse settimane tra loro.

    Il macrociclo comprende solitamente dai 3 ai 5 mesocicli.

    L’organizzazione annuale è ovviamente la concatenazione di tutti i macrocicli che quindi organizza tutta la stagione.

    “Un insieme di tappe che portano al raggiungimento di di una meta prefissata”

    Una programmazione efficace è un insieme di tappe che portano al raggiungimento di di una meta prefissata. Per raggiungere l’obbiettivo prefissato bisogna articolare il proprio cammino in base alle esigenze e agli obbiettivi prefissati.

    Dicendo queste semplici parole sembra che programmare la propria strada in funzione della meta sia una cosa semplice da realizzare, forse a parole ma non certo in campo pratico: possono accadere situazioni impreviste che possono portare alla modifica degli obbiettivi prefissati o almeno al cambiamento della strategia pianificata.

    Sicuramente le cause di una mancata realizzazione del progetto prefissato possono essere molteplici:

    • Analisi non completa della situazione
    • Accelerare i tempi di raggiungimento
    • Poca chiarezza e precisione sulla meta
    • Valutazione superficiale delle strutture e materiali a disposizione

    Quali aspetti dobbiamo considerare per primi nella programmazione?

    Focalizzato l’obbiettivo, la prima cosa da fare è quantificare il tempo di raggiungimento e analizzare il materiale a disposizione. Analizzando con precisione tali aspetti potremo riuscire a capire se l’obbiettivo prefissato è raggiungibile e se la strada scelta può essere quella giusta.

    L’allenatore, capiti anche gli obbiettivi chiesti dalla società,valutato la rosa a disposizione,il tempo e i materiali, non deve dimenticarsi di analizzare anche se stesso, in termini prettamente calcistici. Attraverso la messa in chiaro anche dei propri obbiettivi, i proprio credi calcistici, i propri modi di rapportarsi (tutto questo sempre in funzione degli obbiettivi chiesti dalla società, la rosa a disposizione,il tempo e i materiali), potrà fissare e consolidare la propria consapevolezza nelle proprie capacità.

    Per fare questo l’allenatore deve porsi delle domande che siano in relazione alle analisi e obbiettivi chiariti in precedenza:

    • Credo in questo obbiettivo?
    • Ha un senso inseguire quell’obbiettivo?
    • Come posso fare a tenere alte le motivazioni per il suo raggiungimento?
    • Quanto impegno sono capace di dedicare a tale obbiettivo?

    Come in tutti i campi lavorativi anche nel calcio bisogna avere prima di tutto ben chiare le proprie aspettative e le proprie aspirazioni in modo da accrescere sempre più la propria determinazione, aspetto fondamentale per aumentare le probabilità di riuscita di quanto ci aspettiamo.

    “Il tempo è ristretto, cerchiamo di ottimizzare le nostre azioni” .

    La prima cosa da fare, come già abbiamo detto , è analizzare e capire i propri obbiettivi e le proprie aspirazioni. Analizzare prima se stessi e capire dove si vuol arrivare e se stiamo scegliendo la via giusta. Mettere in conto che potrebbero esserci dei fattori esterni contrari alla nostra strada e quindi essere consapevoli delle difficoltà, qualunque essa sia. Uno dei metodi per ovviare a questo è la costanza, la voglia di riuscire , la determinazione.

    Fatto questo possiamo arrivare a programmare e analizzare quello che è il cammino richiesto dalla società:

    – Essere chiari e precisi sull’obbiettivo

    – Cercare la strada più idonea verso la meta

    – Valutato nei minimi dettegli il materiale a disposizione

    – Dare delle vie alternative in caso di ostacoli sul cammino

    “Agire in modo pratico, spedito, efficace e ottimizzato”

    Cercare di essere produttiva prima su se stessi e poi sulla squadra è uno dei fattori principali per raggiungere la meta. Per fare questo è essenziale ottimizzare le proprie azioni, i propri pensieri e il proprio tempo a disposizione.

    Ad esempio: molte volte organizziamo la seduta di allenamento in modo meticoloso, ma comunque spesso ci capita di non riuscire ad effettuare tutto quello che ci eravamo prefissati, dando così incompletezza alla seduta. Per ovviare a questo poniamoci 2-3 obbiettivi dai quali non possiamo prescindere nella seduta (quindi dare delle priorità ad alcuni aspetti rispetto ad altri): prima questi 2-3 e poi tutto il resto, così la seduta sarà stata efficace e allenante per tutto quello che ritenevamo più importante.

    Tutto questo ovviamente è rapportabile anche nella vita quotidiana,cercando di ottimizzare il tempo e riuscire a fare le 2-3 cose più importanti che abbiamo prefissato.

    Molte volte si perde tempo prima dell’allenamento. Cerchiamo di organizzare il campo prima dell’arrivo dei ragazzi in modo da avere tutto pronto. Se non è possibile nella fase i riscaldamento , dove già poniamo un obbiettivo prioritario, organizziamo il campo.

    Anche pianificare da casa, nei tempi liberi (mezz’ora la mattina prima del lavoro o prima di andare a dormire la sera), è importante. Cercare i 2-3 obbiettivi principali e pianificarli , richiede attenzione , non possiamo inventare come allenarli.

    Fatto questo la nostra seduta sarà sicuramente efficace in termini di obbiettivi da perseguire. Purtroppo sappiamo che le componenti da allenare sono molteplici e dare più importanza ad una rispetto ad un’altra non è semplice, ma tramite un’attenta analisi della squadra e del singolo possiamo cercare di essere il più efficaci possibili.

    “Dare forma e funzione ai nostri obiettivi”

    La definizione degli obiettivi è il primo passo da compiere e la prima azione ricca di difficoltà. Per definire un obiettivo dobbiamo avvalerci di molti fattori di analisi, in primis capire la nostra meta e valutarla. Sapere che sia:

    – Condivisa

    – Quantificabile

    – Chiara

    – Raggiungibile

    Sono i principali fattori da tenere presente.

    Delineata la meta da inseguire è necessario stabilire il percorso da seguire per raggiungerla, e per far ciò non bisogna prescindere da una pianificazione mirata e oculata.

    Il metodo migliore è sicuramente quello di dividere il nostro cammino verso la meta in tappe più piccole che pian piano portino alla meta posta alla lunga distanza.

    Pur essendo dei bravissimi allenatori , bravi nell’analisi minuziosa del nostro cammino e della meta, a volte questo può non bastare. Dividere il cammino in tappe può richiedere l’aiuto di collaboratori che ci aiutino nella strada.

    Questi saranno sicuramente persone di nostra fiducia , o di fiducia della società. Loro avranno dei compiti ben precisi, senza che intacchino il nostro lavoro. Ai collaboratori possono essere assegnati dei lavori o esserne delegati altri, in entrambi c’è una differenza. Se assegniamo dei compiti, il nostro collaboratore eseguirà dei lavori sotto la nostra supervisione, se invece viene delegato questo lavorerà in completa autonomia, avendo piena responsabilità e autorità. Quindi attenzione ad assegnare o delegare.

    “ Riuscire a modificare la strada durante il cammino”

    Modificare la strada intrapresa perché ci accorgiamo che quella precedente non sta dando i frutti sperati può capitare molto spesso.

    Cambiare strada a volte è considerata da molti sintomo di incapacità. A mio avviso invece è tutto il contrario. Certo cambiare strada ci porta al riconoscimento di errori fatti in precedenza, ma se riusciamo a sterzare in tempo e porre tutto in carreggiata e inseguire i nostri obiettivi , è sintomo di grande intelligenza, flessibilità, adattabilità e di grandi doti di analisi, oltre ad essere sinonimo di umiltà.

    www.alleniamoilcalcio.net

  10. La nuova lavagna tattica tascabile Taktifol convince l’allenatore

    Leave a Comment

    Una situazione tipica: la squadra gioca in trasferta, nello spogliatoio degli ospiti l’allenatore non ha la possibilità di mostrare ai giocatori la tattica di gioco. Si è preferito risparmiare la fatica del trasporto della pesante lavagna tattica e, per attaccare i fogli di carta portati con sé, manca naturalmente il nastro adesivo! Ancora una volta uno dei giocatori deve tenere un foglio in mano mentre l’allenatore illustra le sue direttive tattiche!

    Un gruppo di allenatori inventivi ha risolto questi problemi in modo semplicemente geniale: fogli stampati rappresentanti il campo di calcio che hanno la particolarità di aderire dappertutto e si lasciano cancellare con un normale panno asciutto! Gli ideatori di tali fogli hanno voluto dare alla loro invenzione un nome originale: Taktifol.

    “II segreto di Taktifol è la sua carica elettrostatica” spiega Jürgen Zinsmeister, direttore di Taktifol. In effetti, il foglio rimane attaccato semplicemente dappertutto, alla porta degli spogliatoi, sullo specchio, sulla piastrelle delle docce, su ogni parete, sia all’interno che all’esterno degli spogliatoi. I fogli si possono successivamente staccare senza lasciare alcun residuo e – ogni volta che occorrono – riapplicarli di nuovo altrove. Anche nel caso di superfici rivestite non uniformemente non ci sono problemi di sorta. Taktifol rimane attaccato ed offre al coach una libertà inaspettata!

    Usando i pennarelli Taktistick, si può eliminare quanto scritto con un panno asciutto o addirittura semplicemente col dito! Grazie a queste sue caratteristiche, Taktifol si rende impiegabile al pari di una pesante lavagna tattica. Inoltre, Taktifol si può trasportare facilmente, come un foglio di carta. Gli allenatori possono portare Taktifol perfino alla partita, oltre che naturalmente all’allenamento, semplicemente nella tasca dei pantaloni!

    Alla domanda “Quante volte si può usare lo stesso foglio?” Jürgen Zinsmeister, direttore di Taktifol, risponde: “Ogni tecnico può decidere per quanto riutilizzare un foglio Taktifol! Non sono le forze d’aderenza che diminuiscono, ma piuttosto dei leggeri residui che restano dopo la cancellazione dello scritto che limitano la possibilità di riutilizzare all’infinito un foglio singolo”.

    Normalmente un foglio viene usato 3/6 volte prima che il coach lo dichiari inutilizzabile. Ma il prezzo di 23€ per il rotolo da 25 fogli permette la sostituzione di un foglio con uno nuovo dopo averlo usato per diversi impieghi.

    Già diverse federazioni sportive europee hanno conosciuto i vantaggi di Taktifol e forniscono sistematicamente i loro insegnanti di questo nuovo importante strumento didattico. “Conosciamo parecchi casi in cui allenatori di giovani calciatori descrivevano solo marginalmente la tattica di gioco, non avendo ancora a disposizione Taktifol. Con l’uso di Taktifol gli stessi allenatori cominciano a riflettere più profondamente insieme alla squadra sui vantaggi e sugli svantaggi dei vari sistemi di gioco!” spiegano gli ideatori di Taktifol.

    Ed il vantaggio per il calcio sembra davvero evidente! Anche i giocatori adulti si muoveranno in modo più sicuro durante le varie fasi del gioco seguendo i modelli tattici descritti dall’allenatore con Taktifol

    Anche gli insegnanti della Scuola allenatori di Coverciano si sono mostrati entusiasti di Taktifol: “Durante le nostre lezioni possiamo applicare dappertutto anche più fogli Taktifol e così spiegare mosse complesse ed articolate agli allievi” dice Attilio Sorbi, ex calciatore professionista ed ora insegnante della Scuola allenatori di Coverciano.

     

  11. La tattica nel calcio del 900

    2 Comments

    L’evoluzione del modulo di gioco

    Si discute spesso su quale sia il modulo migliore che la nostra squadra del cuore debba applicare e tutti, prima o poi, si sono trovati in disaccordo con l’allenatore della propria squadra o della nazionale…… ma ci siamo mai chiesti se siamo davvero informati sulle varie tipologie tattiche per disporre la squadra in campo?
    Proviamo a ripercorrere velocemente l’evoluzione tattica che ha accompagnato la crescita del nostro sport preferito:

    Il WM
    Nel 1925 fu inserita nei regolarmenti calcistici la regola del fuorigioco: il modulo che dominò in quel periodo fu ideato da Herbert Chapman (direttore tecnico dell’Arsenal).
    Le principali innovazioni furono nell’allargamento della difesa all’esterno con l’introduzione del terzino, la difesa disposta orizzontalmente con il centromediano posto davanti con il compito di marcare il centrattacco avversario.
    Inoltre, il centrocampo disposto a quadrilatero presentava due mediani centrali difensivi e due mezzali in appoggio alle due punte.
    In difesa, Chapman, introdusse l’uso della diagonale, che consentiva alla squadra di non rimanere mai in uno contro uno grazie al movimento coordinato dei difensori.
    Fu questa, probabilmente, la prima grande rivoluzione teorica applicata al calcio e, presto, tutte le squadre seguirono i dettami imposti dal WM.

    Verrou o Riegel
    Siamo nel 1932, Rappan (tecnico del Sevette di Ginevra) elabora una tattica che prevede una maggiore copertura in fase difensiva: 4 marcatori fissi.
    Spostandosi lateralmente i difensori vanno a raddoppiare sull’attaccante avversario.
    In mezzo al campo il centromediano è un vero e proprio playmaker, che imposta il gioco grazie all’aiuto di una delle due mezzali.
    Rispetto al WM questo modulo è più protetto e semplice da attuare, poichè si rinuncia alla diagonale difensiva, inoltre i 4 difensori fissi portano ad una superiorità numerica al centro della difesa che difficilmente può essere soverchiata dagli avversari.
    Per quanto detto, possiamo considerare questo modulo come l’antecessore del più famoso “catenaccio”

    Catenaccio
    come già detto, questo modulo non è che l’evoluzione italiana del Verrou.
    La principale innovazione è l’introduzione del libero alle spalle della linea dei difensori, con i compiti di spazzare la palla dalla propria area di rigore e di contrare il centravanti che, eventualmente, riesca ad eludere il controllo dei difensori in linea.
    Per quanto riguarda la fase offensiva, il catenaccio prevedeva, in sincrono con una difesa arcigna, rapidi contropiedi scaturiti da lanci lunghi della difesa.

    4-2-4
    questo modulo di gioco è stato sviluppato in Brasile e può essere visto come la risposta sudamericana alla scuola di pensiero europea.
    Ai mondiali dl 1958 il Brasile si presentò con quattro difensori disposti in linea e pronti a scattare in avanti attuando la trappola del fuorigioco, mentre a centrocampo i due mediani centrali avevano il compito di interdire l’iniziativa avversaria.
    La fase offensiva era affidata a due ali pure e due punte centrali, con una a turno pronta a rientrare a centrocampo nella fase difensiva.
    Questo modulo ci fa capire la differente filosofia che all’epoca tracciava un solco netto tra europei e sudamericani, con quest’ultimi sempre pronti al calcio offensivo e, di conseguenza, con squadre fortemente votate all’attacco.

    Calcio Totale
    E’ il 1974 quando esplode il fenomeno Olanda: una squadra eccezzionale che rivoluzionò il modo di interpretare il calcio.
    I principi del calcio totale (seguiti da Crujff e compagni con la più assoluta dedizione) sono semplici e contemporameamente estremamente rivoluzionari:
    1)Pressing a tutto campo
    2)Intercambiabilità dei ruoli
    3)Marcatura a zona per tutto il campo (il fuorigioco è sempre applicato)
    4)squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi
    5)Portiere che svolge il ruolo di libero
    6)Frequenti inserimenti dei centrocampisti e dei difensori nelle azioni offensive
    La principale conseguenza del modello olandese fu la scomparsa del calciatore iper-specializzato, prediligendo un calciatore veloce e resistente, capace di spostarsi rapidamente nelle varie zone del campo e di adattarsi a svolgere tutti i ruoli.
    Crujff resterà probabilmente il miglior esempio di calciatore nato per muoversi nel modulo del calcio totale, data la pressochè totale padronanza di tutti i fondamentali.

    I GIORNI NOSTRI
    cosa hanno in comune Zeman e il suo 4-3-3, il Milan di Sacchi schierato col 4-4-2 e le squadre di Trapattoni?
    Semplice, tutti questi schemi sono discendenti diretti del 4-4-2 brasiliano e del calcio totale olandese.
    Ogni allenatore moderno inventa schemi ed allena in modo diverso, ma è certo che l’influenza dei moduli sopracitati (via via sempre più perfezionati e modificati) abbia un peso notevole sugli schieramenti delle squadre attuali.
    Esaminiamo i principali moduli dei più famosi allenatori:

    4-3-3 di Zeman:
    si basa sul presidio territoriale della squadra, questo modulo presenta infinite soluzioni offensive, vuoi per i frequenti inserimenti dei centrocampisti o dei difensori laterali, sia per la presenza di tre attaccanti di ruolo.
    Le ali partono molto larghe, mentre i tre di centrocampo costruiscono un triangolo in cui il mediano centrale funge da playmaker.
    La squadra è molto corta (30/40 mt tra la linea della difesa e quella degli attaccanti) e tende a presidiare le zone del campo ove si svolga l’azione.

    4-4-2 (Milan di Sacchi):
    la squadra si dispone con un centrocampo a rombo, dove uno dei due mediani si trasforma in trequartista.
    I laterali percorrono le fasce per raccordare difesa e attacco, sono praticamente dei tornanti.
    la difesa è in linea, la marcatura è a zona e il fuorigioco è insistentamente cercato.
    In attacco le due punte giocano centralmente, molto vicine fra loro e muovendosi in sincronia.
    Il movimento coordinato dei reparti è una delle caratteristiche principali del Milan di Sacchi, così come il continuo e propositivo movimento senza palla.

    3-4-3 di Zaccheroni:
    In questo caso i difensori sono tre, tutti centrali e disposti a zona.
    Quattro i centrocampisti nel modulo del tecnico romagnolo, due mediani centrali: uno deve interdire l’azione avversaria e recuperare palla, mentre l’altro è delegato alla costruzione del gioco.
    I due laterali devono avere caratteristiche dinamiche molto elevate: questo è il ruolo più delicato nel modulo, dovendo i due esterni passare dalla fase difensiva a quella offensiva causando superiorità numerica in attacco.
    L’attaccante centrale deve essere forte di testa, in modo da poter giocare di sponda con le due ali dinamiche e creare varchi che portano alla rete.

    3-3-1-3 di Van Gaal:
    considerato un “santone” del calcio, Van Gaal ha idee integraliste riconducibili al calcio totale dell’Olanda.
    Questo modulo prevede un grande movimento e un’elevata interscambiabilità fra i giocatori, in modo che sia garantito l’equilibrio fra i reparti nelle fasi in cui non si è in possesso della palla.
    I tre difensori sono a zona, il mediano centrale ha il ruolo di playmaker ed è sempre pronto a scalare per trasformarsi in difensore aggiunto.
    Le due ali, molto larghe, si muovono a pendolo tra attacco e difesa, mentre i due attaccanti (una prima e una seconda punta) rimangono al centro.
    Gli spazi in attacco possono così crearsi o dal movimento delle ali o dalla rifinitura della mezzapunta.
    L’unico inconveniente palese di questo modulo è la dipendenza dalle capacità atletiche dei giocatori che devono necessariamente essere molto elevate, poichè questo stile di gioco è molto dispendioso in termini di energie.

    5-3-2 (Italia agli Europei del 2000):
    nel modulo adottato da Zoff agli ultimi Europei, si verifica l’ulteriore arretramento di un centrale nella linea difensiva, portando così il numero dei difensori a 5.
    In questo modo i terzini sono sgravati di compiti strettamente difensivi e possono sgnciarsi per partecipare alla fase di attacco.
    Questo presuppone una linea mediana composta da un centrale autentico playmaker, e i due laterali con spiccate doti offensive.
    Nella fase di attacco il modulo muta in un 3-5-2, con i due attaccanti che presentano caratteristiche diverse e complementari (uno di peso e l’altro più dinamico che agisce da seconda punta).

    Fonte: eurocalcio news

  12. La scelta del modulo di gioco.

    Leave a Comment

    L’aspetto più importante nel gioco del calcio è la tecnica. E’ da ritenere però altrettanto importante l’adozione e l’insegnamento di un sistema ordinato di gioco al fine di occupare razionalmente tutto il campo di calcio. Questo permetterà ai giocatori, durante le varie fasi della partita, di non intralciarsi, di non «ammassarsi», di non giocare in modo confusionario; allo stesso tempo, indicazioni precise riguardanti l’evoluzione dell’azione di gioco li aiuterà a optare e a operare le scelte migliori e più appropriate.

    In questi ultimi anni si è molto parlato di strategia, di sistema, di modulo di gioco. Le combinazioni, con le quali vengono evidenziati i reparti nel gioco del calcio (Difesa – Centrocampo – Attacco), erano e sono tuttora principale oggetto di discussione. A tale proposito, si dovrebbero fare alcune precisazioni: lo stesso modulo di gioco, la medesima collocazione iniziale dei giocatori sul campo, può avere in due squadre innumerevoli variabili, infinite sfaccettature, fino a portare le stesse ad esprimersi in maniera totalmente differente.

    Allo stesso tempo, due situazioni iniziali diverse, due moduli distinti, possono evolversi in maniera similare durante il gioco, fino a portare le due squadre ad una notevole affinità di interpretazione.
    Qualità e caratteristiche psico-fisiche dei giocatori, livello di comunicazione tra allenatore e squadra, sono le caratteristiche fondamentali nell’ interpretazione e nell’ evoluzione del gioco.

    E’ la qualità tecnico-tattica dei giocatori a rendere vincente o perdente un sistema di gioco: un indice di errore più basso nel controllo, nel tiro, nel passaggio, la scelta di una determinata soluzione , la velocità di esecuzione della stessa, apporteranno una grossa differenza tra due squadre che magari sono collocate in campo nella stessa maniera.
    Risulta quindi importante, ed è uno dei compiti principali dell’allenatore, cercare di mettere ogni giocatore nella condizione di poter sfruttare al massimo le sue qualità specifiche, le sue caratteristiche.

    E’ per questo che al giorno
    d’oggi un allenatore dovrebbe conoscere diverse maniere di giocare a calcio per poi optare per la soluzione che meglio si adatta alle capacità dei suoi giocatori. Il lavoro tattico va quindi pianificato con estrema intelligenza, anche se va ricordato che in uno sport di situazione, a open skills, basta un’improvvisa défaillance di un giocatore, o un’invenzione particolare di un avversario per vanificare anche la tattica migliore, anche la migliore scelta di gioco.

    A livello dilettantistico, dove è raro riuscire a vedere ed analizzare la squadra avversaria prima dell’incontro stesso, gli allenamenti sono per lo più mirati al miglioramento del proprio atteggiamento tattico. Anche e soprattutto per questo motivo sarà importante, attraverso le più svariate esercitazioni, creare nel giocatore quelle capacità che gli permetteranno poi di variare il suo atteggiamento tattico alla ricerca di nuove soluzioni offensive per tamponare nel migliore dei modi il gioco degli avversari.

    L’immobilità di un qualsiasi modulo di gioco, non permette infatti, durante lo svolgimento della partita, di modificare il proprio assetto per adeguarsi ad eventuali problemi creati dall’avversario di turno.
    L’allenatore sarà quindi chiamato ad inventare, scegliere e, soprattutto, trasmettere le esercitazioni che riterrà più opportune. Il calcio di oggi infatti, richiede ad ogni allenatore di diventare sempre più un tecnico della comunicazione. Solo se i messaggi che il Mister vuole trasmettere arrivano al calciatore in forma completa e chiara, le esercitazioni otterranno i risultati prefissati.

    La creazione di un linguaggio comune, in cui i termini hanno per tutti lo stesso significato, faciliterà l’apprendimento e lo svolgimento delle esercitazioni e, successivamente, delle situazioni di gioco. Oltretutto, mentre nei professionisti, i cori e le urla dei tifosi sugli spalti sovrastano ogni comunicazione tra campo e panchina, a livello giovanile e dilettantistico grazie a semplici suggerimenti che i calciatori sono abituati a sentire, si possono aiutare i ragazzi anche durante le fasi di gioco.

    Non è quindi il modulo di gioco la soluzione ad ogni problema. Nessuno ha nel calcio la ricetta vincente. Incertezza e casualità saranno sempre presenti anche dopo una meticolosa preparazione tecnico-tattica.
    La mentalità, le motivazioni, il gruppo rimangono, quel «qualcosa» in più che si deve creare ed abbinare ad ogni sistema di gioco per renderlo, in ogni caso, vincente.

  13. Il tiro in porta – Seconda puntata

    Commenti disabilitati su Il tiro in porta – Seconda puntata

    Nella prima puntata dell’articolo abbiamo spiegato gli aspetti principali del tiro in porta per una corretta esecuzione. Inoltre abbiamo elencato i vari modi di colpire la palla:

    a) Calcio d’interno

    b) Calcio di collo

    c) Calcio di esterno

    d) Calcio di punta

    e) Calcio di tacco

    In questo articolo andremo a spiegare singolarmente i vari modi di calciare.

    a) Calcio d’interno : è la parte del piede più ampia che garantisce precisione di tiro nella direzione . è usato anche per le diverse tipologie d’impatto (al volo, raso terra, ecc). Questo tipo di calcio ci permette di calciare la palla sia in movimento che da fermi con discreta facilità.

    È ovviamente uno dei tipi di tiro che più sicuro per il tiro rasoterra,c’è meno rischio di alzare la palla eccessivamente.

    Il piede portante, a fianco al pallone,funge da mirino e la gamba deve stare leggermente piegata, mentre il piede di calcio sempre parallelo al terreno. La posizione del corpo, ossia del busto per la precisione, deve aver posizionato il baricentro sopra il centro della sfera.

    b) Calcio di collo

    Il collo del piede è posizionato nella parte superiore del piede. Questo tipo di tiro è forse il più usato per il tiro in porta, dato che è il tipo di calcio che permette di dare più potenza alla palla. Il piede portante è sempre laterale alla palla e il piede calciante deve sempre avere rivolta la punta verso il basso anche dopo aver eseguito il tiro. Il ginocchio della gamba calciante deve posizionarsi sopra la palla al momento dell’impatto. Lo sguardo sia prima del calcio che dopo devono seguire la traiettoria della palla.

    ¨ Calcio d’interno collo

    Questo tipo di calcio è sicuramente il più usato per il tiro in porta. La posizione pre-impatto non è lineare alla palla, ma in diagonale
    Il piede d’appoggio è leggermente spostato all’indietro rispetto la palla così come il busto del corpo.
    Il piede di calcio, così come nel tiro di collo semplice, deve avere la punta verso il basso ma leggermente rivolta verso l’esterno. La gamba calciante continua la sua corsa anche dopo l’impatto fino ad incrociare la gamba d’appoggio.

    c) Calcio d’esterno

    Come ci dice il nome stesso, questo tipo di calcio viene eseguito con la parte esterna del piede. Viene utilizzato per passaggi brevi, per effettuare colpi imprevedibili, per dare una traiettoria alla palla imprevedibile, per diminuire il tempo di giocata.

    ¨ Calcio d’esterno collo

    Il punto d’impatto unisce collo piede ed esterno piede. Si usa per calciare in porta sia in condizioni di staticità che mobilità. La fase di preparazione, la rincorsa, è dritta ma come nel tiro di interno collo può essere diagonale. Il movimento della gamba di calcio dopo l’impatto è il medesimo del tiro di interno collo , cioè continua la sua corsa. Sguardo sempre fisso sulla palla anche dopo l’impatto.

    d) Calcio con la punta

    È il classico tiro da calcio a 5. Viene eseguito quando non ci sono tempi e spazi per effettuare un tiro diverso, quando gli spazi sono stretti, quando si viene pressati rapidamente o quando si vuole anticipare il tempo di calcio prendendo di sorpresa il portiere avversario. Permette però di dare una velocità alla palla abbastanza sostenuta.

    e) Calcio con il tacco

    Calciare di tacco è uno dei gesti tecnici che tutti i giocatori sognano di saper fare alla perfezione per far sognare gli spettatori. È sicuramente il colpo ad effetto, il colpo che non ci si aspetta, che ci si aspetta dal campione. È un gesto abbastanza complesso a causa dell’ottima visione periferica,coordinazione e sensibilità di calcio che un atleta deve possedere , e sicuramente per questo è il colpo del campione.

    Autore Angelo Iervolino

  14. Allenare i principi di tattica con il 2>2: ecco come attraverso otto esercitazioni

    Leave a Comment

    Come sviluppare, attraverso le idee di Mister Viscidi e otto esercitazioni sul 2>2, i principi di tattica offensiva e difensiva.

    A cura di Andrea Pagan

    Ho avuto la fortuna in questi giorni di partecipare ad uno dei tanti incontri che l’associazione allenatori organizza per l’aggiornamento tecnico degli addetti ai lavori.

    Il relatore della serata è stato Mister Maurizio Viscidi e il tema trattato, per mia fortuna, l’allenamento del 2>2.
    Personalmente una parte dell’articolo l’avevo già sviluppato ma dopo aver sentito Mister Viscidi parlare e regalare a noi allenatori le sue idee riguardo allo sviluppo dei principi di tattica offensiva e difensiva, attraverso l’allenamento del 2>2, mi sono sentito costretto, per la qualità del lavoro proposto, ad inserire gli spunti interessantissimi che la serata mi ha dato.

    Quanto esposto è quanto da me personalmente appreso dall’incontro; una relazione quindi del tutto soggettiva che esula Maurizio Viscidi da mie eventuali imperfezioni.
    Approfitto dell’occasione per fare al Mister i miei più vivi complimenti per la sua professionalità e meticolosità nell’insegnamento.

    Scarica l’articolo cliccando qui: [download id=”29861″]

     

  15. Progressione esercitativa tattica: 11vs0

    Leave a Comment

    Proposta di progressione esercitativa, da tenersi anche ad inizio seduta, per l’allenamento dei movimenti difensivi e di possesso contro un determinato sistema di gioco.

    • RISCALDAMENTO “tattico” a secco su tutto il campo con i giocatori posizionati in base ai ruoli, con mantenimento delle giuste distanze tra i reparti (con es. di mobilizzazione). In avanti e all’indietro.
    • MOVIMENTI ad attaccare la bandierina colorata corrispondente alla posizione del portatore di palla avversario: movimento singolo e ripristino (7/8 movimenti); poi movimenti ripetuti. (10′ circa).
    • INSERIMENTO DEL PALLONE tenuto in mano dall’allenatore per lettura di palla “coperta” e “scoperta”, “scappo e stringo”, ecc.
    • SVILUPPO DELLA FASE DI POSSESSO integrata a fase difensiva su pallone posizionato sulle bandierine o rinvio dell’allenatore. i giocatori si muovono sui colori chiamati ma al fischio prendono la palla su una determinata posizione del campo e cominciano a costruire e finalizzare l’azione fino ad esaurimento dei palloni stessi.

    I colori vengono posizionati in base allo schieramento della squadra da affrontare e possono essere aggiunti dei cinesini a simulare l’eventuale avversario da “assorbire” in marcatura in seguito alla dislocazione dei nostri giocatori.

    In figura si affronta un 4-4-2 classico.

    Materiale occorrente: paletti, colori (bandierine), palloni.
    In sostituzione delle bandierine si possono utilizzare altri segnalatori (coni, cinesini avendo cura di dare ad essi un ordine preciso, ad esempio numerico).

  16. “Palla avanti, scarico, terzo uomo!”

    Leave a Comment

    Allenamento del possesso di palla finalizzato alla ricerca della giocata in verticale.

    4vs4 all’interno del perimetro delimitato (24x32mt) a 3 tocchi, con l’ausilio delle sponde poste nei lati corti dello stesso.

    I giocatori rossi giocano con i rossi e i bianchi con i bianchi.

    Le sponde giocano a 1 tocco e

    • non possono scambiare la palla tra loro;
    • non possono ricevere dallo stesso compagno.

    L’obiettivo è cercare, dopo un passaggio corto, il giocatore sul lungo.

    1 punto ogni volta che una squadra riesce a eseguire questa situazione.

    Numero di giocatori consigliato: 4vs4 all’interno del rettangolo di gioco e 4 sponde per squadra.

    Tempo dell’esercitazione: a discrezione dell’allenatore (4 blocchi da 2’30”, per le prime squadre a intensità massimale costituisce un buon lavoro). E’ opportuno incaricare un collaboratore tecnico pronto a rimettere in gioco il pallone in modo immediato quando questo esce dal campo.

    A cura di Claudio Damiani

    Claudio Damiani

  17. Fase difensiva: “scappo e stringo”

    4 Comments

    Esercitazione situazionale che impegna i movimenti difensivi di tre difensori in inferiorità numerica contro una ripartenza avversaria.

    I tre difensori si apprestano a scappare stringendo sulla zona del portatore di palla che l’allenatore farà partire alternativamente da una delle quattro zone di campo in cui sono presenti i palloni (vedi figura).

    Un quarto difensore rincorre in aiuto dei compagni da una posizione di 10mt più arretrata rispetto ai quattro attaccanti che avranno il compito di realizzare nel più breve tempo possibile.

    Curare la discesa ad “imbuto” a stringere dei difensori che dovranno decidere di uscire sul portatore di palla non più tardi della fatidica “linea di fuoco” rappresentata dall’area di rigore.

    Materiale occorrente: palloni, delimitatori, casacche.

    A cura di Claudio Damiani.

    [skype-status]

  18. Il mestiere dell’osservatore: “Obiettivi da ricercare e metodi per esprimerli nel redigere una relazione”

    Leave a Comment

    Personalmente classificherei in questo modo le tipologie di relazione che mi sono trovato ad elaborare in qualità di “osservatore”:

    1. gara generica;
    2. uno o più giocatori;
    3. squadra da affrontare nel turno o nei turni successivi.

    Ogni qualvolta sono andato ad osservare una gara, un giocatore, un’avversaria da affrontare la domenica successiva, ho sempre ritenuto importante calcolare bene quali fossero gli obiettivi da raggiungere per poi esaminarli ed esporli attraverso una relazione tanto precisa quanto comprensibile.

    Non è semplice nell’arco di una gara stendere una relazione accurata riguardo un oggetto di cui sopra.

    Ad esempio: noi possiamo sicuramente osservare un singolo giocatore nel corso di una partita e trarne anche delle prime impressioni, ma ciò che ne deduciamo non sempre può portarci ad esprimere dei giudizi definitivi, in quanto in quel frangente tal giocatore avrebbe potuto vedere condizionata la sua prestazione per fattori diversi, di forma, di spostamento di ruolo piuttosto che di carenza di condizione dovuta magari ad un infortunio appena allontanato.

    E’ per questo che bisogna considerare due fasi:

    1. andare a vedere una gara per vedere se c’è qualche giocatore interessante.
    2. andare a seguire uno/due giocatori in particolare, già “addocchiati” in precedenza.

    Ma andiamo ad analizzare un po’ più nel dettaglio le tre tipologie di relazione elencate all’inizio di questo articolo.

    Gara generica

    Nel primo caso, è necessario osservare attentamente le due squadre, prendendo in considerazione il loro schieramento iniziale, gli eventuali cambi di modulo a gara in corso e a sostituzioni eseguite; successivamente ci si concentra su quel giocatore o su quei giocatori che hanno particolarmente impressionato in senso positivo “spuntandone” il ruolo, le caratteristiche fisiche, le capacità tecniche, le capacità condizionali (forza, resistenza, velocità), espresse nel corso della gara disputata, il piede preferito, senza dimenticare ovviamente i dati anagrafici, quali l’età e la carriera sin qui disputata con presenze, reti segnate e minuti disputati.

    Ma per capire se veramente possiamo considerare interessante un giocatore è necessario considerare l’obiettivo del nostro lavoro per più volte, al fine di poter veramente valutare le sue caratteristiche generali e specifiche per un lasso di tempo ben determinato.

    Saremo così realmente in condizione di poter dire:”Sì, questo giocatore farebbe al caso nostro!”.

    Visionare uno o più giocatori

    Nel caso in cui si andasse a visionare un giocatore già “toccato”, e quindi meritevole di un’analisi più accurata la relazione va sicuramente approfondita.

    1. Dati anagrafici
    2. Ruolo
    3. Caratteristiche fisiche
    4. Fattori ambientali
    5. Condotta tecnica, tattica e comportamentale nel corso della gara
    6. Tecnica individuale
    7. Caratteristiche atletiche
    8. Caratteristiche tattiche
    9. Considerazioni finali (e personali).

    Squadra da affrontare nel turno o nei turni successivi.

    Il terzo punto e forse anche il tipo di relazione più “laboriosa”, ma allo stesso tempo affascinante, è quella che ha lo scopo di fornire gli elementi di “studio” della squadra da affrontare nel turno o nei turni successivi.

    1. Formazioni
    2. Organizzazione di gioco:
      • fase di possesso
      • fase di non possesso
    3. Punti deboli e punti di forza della squadra da affrontare
    4. Condizione fisica
    5. Suggerimenti
      • per la fase offensiva
      • per la fase difensiva
    6. Andamento tattico della gara con variazioni annesse (in caso di sostituzioni o cambio sistema di gioco)
    7. Descrizione delle caratteristiche dei giocatori (fisicità, caratteristiche tecnico tattiche, ecc.) e descrizione generale dei reparti (portiere, difesa, centrocampo, attacco)
    8. Particolari situazioni di gioco riproposte in gara nella fase di possesso con rappresentazione grafica
    9. Particolari situazioni di gioco riproposte in gara nella fase di non possesso con rappresentazione grafica
    10. Rappresentazione grafica della disposizione dei giocatori nelle situazioni di palle inattive a sfavore.
    11. Gestione delle palle inattive a favore (con rappresentazione grafica).
    12. Note e considerazioni generali sulla gara (primo e secondo tempo)

    Claudio Damiani

  19. Palle inattive: 10 soluzioni per sfruttare i calci d’angolo

    Leave a Comment

    Si parla molto ultimamente di un tema importantissimo nel calcio moderno: le palle inattive, o il cosiddetto “calcio statico”.

    In un precedente articolo abbiamo cercato di dare un impronta alla metodologia per allenarle a livello dilettanti o di settore giovanile.

    Si tratta di situazioni di gioco importanti e spesso decisive in una gara, ed è per questo che si devono allenare costantemente. Negli ultimi anni, il gioco del calcio ha aumentato la propria velocità di esecuzione, con squadre sempre piu’ corte e spazi sempre piu’ stretti.

    Conseguentemente sono aumentati i contrasti e le situazioni in cui la palla esce dal campo. E’ diventato per ogni allenatore, basilare allenare anche quelle situazioni, dette di palla inattiva, per mezzo delle quali è possibile determinare il risultato (la statistica dice che il 60 % dei gol viene realizzato su situazioni di palla inattiva)

    Si classificano sostanzialmente sei situazioni di palla inattiva:

    • calcio d’angolo
    • calcio punizione
    • rimessa laterale
    • calcio rigore
    • calcio d’inizio
    • rinvio del portiere

    Nell’ultima seduta della settimana, quella che precede la gara, si dovrebbe dedicare parte del tempo a quest’aspetto, senza dimenticare la fase passiva, vale a dire quando è la nostra squadra a subire i pericoli derivanti dai calci da fermo.

    In generale nelle palle inattive a favore devo considerare questi aspetti

    • Organizzazione
    • Alternative
    • Conoscenza potenzialità dei nostri giocatori
    • Conoscenza e sfruttamento dei punti deboli avversari

    Mentre in quelle a sfavore devo scegliere se marcare a uomo a zona, in base alle caratteristiche dei miei giocatori e degli avversari.

    Di seguito si propone una serie di 10 situazioni di calcio d’angolo per tentare di aumentare la nostra pericolosità relizzando qualche rete in più (e fare qualche punto in più in classifica).

    Clicca qui: {filelink=20}

    [skype-status]

  20. Palle inattive: quattro o cinque possono bastare!

    2 Comments

    Soprattutto a livello di settore giovanile ove è opportuno dedicare l’allenamento alle capacità tecniche e non con minor enfasi alle capacità condizionali dei ragazzi, le palle inattive costituiscono a mio avviso un ottimo veicolo per poter far toccare con mano ai giovani calciatori un fenomeno che nel calcio attuale sta prendendo sempre più piede: il calcio “statico”, per l’appunto l’organizzazione dei “calci da fermo”.

    Reputo che a partire dalla categoria giovanissimi, quindi mi riferisco a ragazzi nati quattordici anni fa, sia importante insegnare qualche utile movimento per poter avvicinarci meglio alla realizzazione del gol o al contrario neutralizzarlo.

    Nel calcio attuale le situazioni di palla inattiva generano reti con percentuali rilevanti, forse inimmaginabili: prendendo come materia di studio due importanti manifestazioni di questi ultimi anni si può rilevare come i calci da fermo siano stati e possano diventare nel contesto di un team, fattore di realizzazione e quindi di vittoria.

    Nei Campionati del Mondo disputatisi nel 1998 la percentuale d’incidenza delle segnature da situazione di palla inattiva sul totale delle reti è stata del 31%; sei anni più tardi agli Europei 2004 tale percentuale è stata del 36,3%.

    Ciò ci indica chiaramente che nell’ambito di queste due manifestazioni poco meno di un terzo delle segnature è stato generato da situazione di palla inattiva!!!

    Dal punto di vista del mio credo calcistico penso che sia importante allenare questi elementi tattici.

    Perché non migliorarci arrivando a creare un’occasione da rete ogni qualvolta abbiamo a disposizione un corner o un punizione laterale piuttosto che una punizione indiretta dal limite? L’importante, soprattutto a livello giovanile, è considerare un numero non troppo elevato di giocate al fine di non creare ai ragazzi troppa confusione: quattro o cinque schemi possono sicuramente bastare.

    Presupposti.

    • Basilare individuare nel gruppo chi sa esprimersi meglio a livello di gesto tecnico. “Chi calcia meglio?” A differenza del calcio “dinamico”, il “calcio statico”, dà la possibilità a chi deve effettuare la giocata di potersi concentrare sul gesto da fare senza pressione alcuna eseguita dagli avversari.
    • Compiere un’analisi dei singoli elementi, evidenziandone peculiarità nelle varie situazioni che si vogliono adottare, ad esempio: tempismo nei palloni alti, capacità di smarcarsi, potenza del tiro, ecc.
    • Una volta trovati ruoli ed “interpreti” stabilire che tipo di giocate vogliamo eseguire e in quali zone del campo.
    • Coinvolgere i giocatori con caratteristiche fisico-tecniche similari in più ruoli del medesimo schema, facendoli bene assimilare; nel corso della stagione è impensabile di far giocare sempre e solo gli stessi undici giocatori!
    • Ottenere il coinvolgimento totale da parte del gruppo. Come? Facendo assimilare il concetto secondo il quale una palla inattiva a favore possa costituire un’occasione da gol! Con la prima rete ottenuta da “schema” provato e riprovato la squadra acquisterà fiducia e il “voler fare” della squadra sarà sempre più positivo.

    Come allenarle.

    Curare il prima, il mentre e ovviamente l’effettuazione della giocata.

    • La disposizione dei giocatori va curata con l’obiettivo di creare sin da subito “disagio” tattico alla squadra avversaria (vedi ad esempio punizione laterale o punizione centrale dalla trequarti). La particolare disposizione che si assume prima del fischio dell’arbitro dovrà già creare difficoltà di lettura e di disposizione in campo a chi difende. Noi sappiamo come ci muoveremo, ma gli avversari sanno perché mettiamo quattro giocatori con le spalle rivolte alla porta difronte al pallone e altri due in fuorigioco tre metri oltre la barriera?
    • Considerare che l’inizio dello schema su “palla inattiva” non si ha nel momento in cui il nostro giocatore calcia il pallone ma nel momento in cui l’arbitro fischia. E’ opportuno quindi,provare ripetutamente i movimenti senza palla (blocchi, contromovimenti, finte), da effettuare nelle fasi che intercorrono tra il fischio del direttore di gara e la battuta ( smarcamento per la finalizzazione).
    • Andare a cercare il pallone utilizzando i giocatori più abili nello marcamento stesso e nel gioco aereo partendo dal presupposto che l’azione non deve essere eseguita da fermi ma attraverso dei movimenti mirati, accompagnati all’occorrenza da dei segnali vocali o da una gestualità ben definita (ad es. alzo il braccio-movimento incontro di un giocatore e retropassaggio a un altro giocatore nel corner).
    • Tener conto delle le coperture da eseguire al fine di non subire l’immediata ripartenza avversaria nel caso di respinta a seguito di un calcio di punizione o di un calcio d’angolo non andato a buon fine.
    • Porsi l’obiettivo di insegnare a ciascun giocatore più di un movimento da eseguire nell’ambito dello stesso schema: il campionato può riservare infortuni e squalifiche e sicuramente in campo non manderemo i soliti undici ragazzi!

    Quando allenarle.

    Il mesociclo coincidente con la preparazione precampionato è il momento più adatto per iniziare a considerare l’argomento per due motivi:

    • Il clima è caldo e i giocatori non vanno incontro a raffreddamenti drastici della temperatura corporea ogni qualvolta ci si sofferma per cinque, dieci, venti, minuti sulla descrizione dello schema che sicuramente, soprattutto agli inizi, va ripetuto molteplici volte
    • Vi è il tempo per provare a mettere in campo quanto spiegato e appreso durante le sedute nel corso di amichevoli pre-campionato, partite di Coppa o tornei estivi, arrivando all’appuntamento col campionato sicuri e decisi su ciò che si deve andare a svolgere durante la gare.
    • Nel corso della stagione, durante le partitelle, interrompendo il gioco per un breve lasso di tempo richiamando quindi lo schema di palla inattiva da allenare, ad esempio: “Cinque minuti di corner corto!
    • Una volta assimilati schemi e movimenti, anche una semplice lavagna può aiutarci a ripassarle in modo teorico all’interno dello spogliatoio anche nell’immediata vigilia della gara.

    A cura di Claudio Damiani coach, match & video analyst

  21. Speedbol: tecnica, agilità, intensità, divertimento….. e profitto!

    2 Comments

    Finalmente anche da noi sbarca una grande novità, per le società sportive ma non solo. È nato Speedbol, la serie di mini-campi da gioco per la pratica di sport diversi, utile per l’allenamento tecnico e per la creazione di eventi speciali e tornei di ogni tipo.

    I mini pitch Speedbol sono campi polifunzionali di dimensioni contenute (il modello più utilizzato è 8×16 metri, quella massima 12×24 metri).

    Nati all’origine come spazi di gioco sicuro e veloce per il calcio, permettono di lavorare su tecnica e rapidità sia con le categorie maggiori sia per le giovanili (in particolare permette divertenti diversivi 3vs3 o 4vs4 con Pulcini o Piccoli Amici). Ma i mini pitch vengono declinati da Speedbol in numerose soluzioni per sport differenti. Offrono così la possibilità di sviluppare l’impiantistica sportiva, sia questa pensata per il calcio e il calcetto, l’hockey su rotelle, il tennis, il basket, la pallavolo o il beach volley. I mini pitch Speedbol sono ideali sia per l’utilizzo privato, dati i costi contenuti e la semplicità di installazione, che consente usi comunitari, in scuole, società sportive, colonie per bambini e ragazzi, oratori, case di detenzione o di cura e molto altro ancora.

    Si può utilizzare persino in piazze cittadine o in centri commerciali, per giornate evento all’interno di feste, fiere, sagre, ricorrenze di ogni tipo. Per chi volesse provarlo per una occasione, 2erre offre la possibilità di noleggio. Il gioco è rapidissimo ed intenso. Le sponde che delimitano il mini pitch e la rete che lo chiude fanno sì che la palla resti sempre in gioco. Il tutto in piena sicurezza. Un particolare sistema di ancoraggio permette, infatti, di adattare il campo ad ogni tipo di superficie di supporto, purché rigida (asfalto, terra battuta, cemento, pavimentazioni in pietra e via dicendo).

    In alternativa, la versione “mobile” permette di utilizzare Speedbol anche su terreni irregolari. A seconda delle necessità e dei diversi tipi di gioco, Speedbol prevede diverse soluzioni per il fondo. Erba artificiale, mattonelle anti-shock in E.P.D.M. o poliuretano, e per determinate discipline, tra cui il tennis, superficie in erba sintetica ad altissima densità.

    Speedbol è anche una fonte di reddito. Chi acquista la struttura può a sua volta utilizzarla ad esempio affittandola nelle ore serali a gruppi amatoriali, creando nuove kermesse o tornei. In aggiunta, i 32 pannelli perimetrali della struttura possono essere utilizzati come spazi pubblicitari per gli sponsor. Tutto questo per agevolare la società sportiva nel rientrare della spesa di acquisto.

    MisterManager, in qualità di collaboratore del rivenditore ufficiale (2erreorganizzazioni), vi può fornire tutte le informazioni tecniche su Speedbol e i suoi costi, al numero di telefono 347.2118122, tramite e-mail o direttamente su Skype utilizzando il seguente link di connessione: [skype-status]

Mistermanager.it © Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Realizzazione siti internet www.christophermiani.it