Talento o allenamento? Quali dei due determina maggiormente la performance?

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Dietro alla presunta diatriba sul fatto che la partecipazione allo sport di eccellenza sia dovuta principalmente al talento o al corretto allenamento esiste un risvolto pratico che tenta di “individuare precocemente” tramite test fisico/attitudinali, biologici (biopsie muscolari) o genetici (analisi della dominanza/recessione dei polimorfismi genetici) chi possa essere selezionato/indirizzato verso le strutture sportive d’elitè. In questo post andremo ad analizzare quelle che sono le conoscenze scientifiche attuali sull’argomento e, nelle prossime settimane, quelle che sono le applicazioni in 2 discipline come il calcio e l’atletica leggera.

COSA SONO I GENI E COS’È LA GENETICA?

Ogni cellula somatica umana, racchiude all’interno del proprio nucleo 46 cromosomi (23 coppie); com’è possibile vedere nella figura sotto, ogni cromosoma è formato da un filamento di doppia elica di DNA. I geni non sono altro che porzioni di DNA (che rappresenta il codice/corredo genetico) localizzate all’interno della sequenza che contengono le informazioni necessarie per la produzione di una proteina.  In altre parole, dirigono lo sviluppo fisico, comportamentale e l’adattamento agli stimoli esterni. Per fare un semplice esempio di come la variabilità (diversità) genetica possa influenzare la vita di un organismo, basta citare che maschi e femmine differiscono per un solo cromosoma. La genetica studia i geni, l’eredità (cioè la trasmissione genitori-figli dei geni) e la variabilità di questi.

GENETICA, ALLENAMENTO E PERFORMANCE

Quando si parla di genetica ed allenamento si tende a studiare quelle che sono le attitudini individuali determinate dal corredo genetico, cioè quelle variabili genetiche  che differenziano lo sviluppo delle capacità di un atleta dall’altro a pari condizioni socio-ambientali. Queste evidenziano:

  • Punto di partenza di una determinata qualità: cioè il confronto di una determinata caratteristica tra 2 atleti “non allenati”.
  • Grado di risposta all’allenamento per quella caratteristica: cioè come risponde (in termini di miglioramento) un atleta quando questa determinata qualità viene allenata.
  • Legame con altre caratteristiche che influenzano la performance in una determinata disciplina: cioè come l’interazione tra le diverse caratteristiche (solitamente indicato come Modello funzionale) determina la performance.
  • Età di inizio allenamento: in altre parole, quanto può l’età di inizio allenamento modificare profondamente le caratteristiche (fisiologiche, tecnicho-tattiche, ecc.) di un soggetto?

Ovviamente la scienza è ben lontano dal “conoscere” le attitudini individuali in base al corredo genetico, ma le conclusioni che attualmente si possono trarre sono le seguenti:

  • Le caratteristiche su cui c’è maggiore influenza genetica (cioè sono meno influenzabili dall’allenamento) sono le caratteristiche anatomiche (altezza, dimensioni dei muscoli, dimensioni del cuore e coronarie, dimensioni polmoni, ecc.), l’esplosività muscolare e la flessibilità. Sono influenzate in misura minore anche il Vo2max, l’equilibrio e i metabolismi anaerobici.
  • Le caratteristiche su cui c’è minore influenza genetica (e sono maggiormente influenzabili dall’allenamento) sono le abilità tecnico-tattiche e i metabolismi aerobici.

LA TEORIA DELLE 10000 ORE DI PRATICA DI ERICSSON

Anders Ericsson fù il primo a studiare quante ore di pratica servissero per ottenere l’eccellenza in una determinata disciplina; il primo studio (nel 1993) fù fatto sui violinisti ed ebbe come risultato una quantità di 10000 ore. Com’è possibile vedere nella figura sotto, la pratica superiore alle 10000 ore non garantiva di entrare a far parte di “professionisti” (ma era una condizione essenziale), indice che era necessario anche un talento naturale (determinato dalle doti genetiche).

I successivi studi di Ericsson (fatti anche su sportivi) diedero indicazioni molto importanti sulle caratteristiche delle caratteristiche del volume di allenamento necessarie per primeggiare nella disciplina di competenza. Una delle componenti fondamentali per i professionisti d’elitè (compreso gli sportivi) è la capacità allenarsi nei periodi più importanti della stagione per 5 ore al giorno (caratteristiche che si ritrova nella maggior parte degli sportivi che primeggiano a livello mondiale nella propria disciplina). In questi ambiti, le difficoltà principali sono quelle di riuscire a rimanere concentrati per le ore di allenamento e la capacità di recuperare (sorpratutto durante la notte) lo stress del giorno precedente. La motivazione e il sostegno sociale diventano i supporti socio-psicologici fondamentali per la realizzazione del futuro campione.

CONCLUSIONI E RISVOLTI APPLICATIVI

Appare ovvio che per primeggiare a livello mondiale in qualsiasi disciplina sportiva è necessario il talento e una quantità di ore di allenamento che portino l’organismo al massimo limite dell’adattabilità in maniera lecita e senza rischi per la salute. La conoscenza delle qualità su cui c’è maggiore o minore influenza genetica (cioè quanto, con l’allenamento posso “potenziare” una determinata qualità) aiuta a comprendere come selezionare, sviluppare (con l’allenamento) e mantenere il talento. Ma non solo, questo offre a chiunque opera in ambito sportivo (con atleti di tutti i livelli), indicazioni importanti per la periodizzazione e la metodologia dell’allenamento. Alcune considerazioni:

  • In base alle conoscenze attuali non è possibile conoscere in maniera prematura chi ha le potenzialità per diventare un campione tramite l’analisi genetica.
  • Le qualità aerobiche  sono maggiormente allenabili delle qualità neuromuscolari.
  • Per le abilità tecnico-tattiche è importante l’allenamento precoce e in particolari momenti dello sviluppo. Stesso discorso vale per tutte quelle qualità legate al grado di maturazione/plasticità del Sistema Nervoso Centrale (vedi Coordinazione e Rapidità).
  • Allo stesso modo, con l’allenamento “precoce” (ma sempre adeguato alle caratteristiche dell’età dei soggetti) è possibile avere un’influenza maggiore rispetto alle qualità con “maggiore influenza genetica” (vedi sopra).
  • Ulteriori ricerche sono necessarie per capire quali siano gli indici/caratteristiche che in età evolutiva possono predirre il rischio di infortuni in età adulta e di come/quanto l’allenamento giovanile (con le sue variabili) può contribuire e far decrescere tali rischi.

Bibliografia

Autore: Melli Luca, istruttore atletica leggera GS Toccalmatto (melsh76@libero.it)

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