Esplosività, Efficienza dei movimenti e Pubertà: quali legami?

controllo

La pubertà (13-15 anni circa) rappresenta, per qualsiasi atleta, una fase molto importante dello sviluppo. Il cambiamento fisico più evidente è l’incremento staturale/ponderale che nei maschi può raggiungere il picco annuo di 10 cm e il peso di 8.5 Kg intorno al 13-14 anno di età. Questo ha importanti ripercussioni sulle abilità coordinative, condizionali (vedi “Indici di maturazione” nel secondo capitolo sull’aggiornamento) e tecniche; in particolar modo:

  • Le capacità fisiche di endurance (resistenza) e di esplosività migliorano, con un andamento parallelo a quello della statura.
  • L’incremento della lunghezza degli arti provoca un temporaneo peggioramento delle capacità di adattamento dei movimenti e della coordinazione che si può ripercuotere anche negativamente (temporaneamente) sulla tecnica calcistica e rapidità.
  • Si pensa sia la fase ideale per la trasformazione delle fibre intermedie in quelle veloci (Weineck 2001), responsabili dei gesti esplosivi del gioco del calcio.

In questa fase di crescita, l’esplosività non può essere trascurata, ma allo stesso tempo non deve essere allenata come se si avesse a che fare con dei “calciatori in miniatura”!

 

PREMESSE TEORICHE

Abbiamo visto la definizione nel post ad essa dedicato, ma come avviene per la coordinazione,

l’allenamento dell’esplosività nel calcio

è il miglioramento e l’integrazione dell’esplosività nei movimenti tipici del calcio e all’interno degli schemi corporei!

Questo significa il lavoro per l’esplosività nella fase puberale non è solo finalizzato al miglioramento dell’accelerazione e alla capacità di salto, ma anche al perfezionamento dello schema corporeo della corsa. Infatti una tecnica di corsa corretta ed economica, permette di eseguire i movimenti tecnici e rapidi con maggior “disinvoltura” e quindi in maniera più efficiente; è sufficiente leggere il post sulla potenza aerobica nel calcio per farsi un’idea dell’importanza di questo concetto. Cerchiamo di spiegare in maniera semplice e chiara questo argomento:

 

Nella figura sopra è rappresentata l’anatomia del sistema nervoso centrale (cioè l’elemento anato/fisiologico che determina il controllo del movimento), mentre in quella sotto,  l’organizzazione funzionale corrispondente a tale struttura anatomica (secondo le teorie di Bernstein). È facile intuire come i movimenti più complessi che richiedono maggior concentrazione (scrittura e linguaggio) siano prevalentemente controllati dai centri di controllo più alti (Telencefalo, Livello E), mentre quelli automatizzati (correre, ecc.) dai livelli inferiori (Midollo, Livello A). Se insegniamo ad un soggetto un gesto motorio nuovo, il controllo di tale movimento sarà affidato le prime volte ai centri superiori (esempio Livello D), perché è necessario un elevato livello di concentrazione per effettuarlo. Man mano che tale gesto viene appreso il controllo verrà sempre più affidato a centri inferiori (Livelli C e anche B) e di conseguenza diventerà sempre più armonico e preciso.


In poche parole, più il controllo di un determinato movimento è affidato ai centri inferiori e più questo diventa efficace, economico e preciso; il fine dell’allenamento tecnico-coordinativo è proprio questo, cioè portare il controllo del movimento a centri sempre meno coscienti (inferiori), ed

affinché questo avvenga è importante la ripetizione del movimento, ma anche potenziare le strutture periferiche muscolari tramite azioni motorie di intensità elevate (gesti reattivi ed esplosivi)!

Un allenamento efficace dell’esplosività trova collocazione anche in questo contesto, in particolar modo quando avviene la mielinizzazione delle fibre nervose e la fenotipizzazione delle fibre muscolari (cioè durante la fase puberale) e l’efficacia/economia dei movimenti risentono particolarmente di questi aspetti.

 

APPLICAZIONI METODOLOGICHE

L’allenamento dell’esplosività (e della reattività) non è quindi solamente collegato all’accelerazione a alla capacità di salto, ma anche all’efficacia/economia dei gesti atletici/tecnici e la fase puberale rappresenta il momento ideale per iniziare a sviluppare tale qualità. Facciamo alcuni esempi:

  • Un calciatore che ha elevati livello di forza reattiva/esplosiva negli arti inferiori è in grado di correre utilizzando un numero minore di fibre muscolari (perché queste sono più forti ed è necessario utilizzarne meno per muoversi) e di conseguenza si affaticherà più difficilmente.
  • Allo stesso tempo, se devo effettuare un lancio o un tiro da fuori area (a pari livello di abilità tecniche) riuscirò a tirare più forte se i muscoli hanno più potenza neuromuscolare.
  • Nel caso di movimenti “inconsueti” (come durante un contrasto o un atterraggio dopo colpo di testa), una muscolatura più reattiva permetterà con una contrazione adeguata, una minore “deformazione” delle strutture anatomiche (muscoli, tendini, legamenti ,ecc.) riducendo il rischio di infortunio rispetto ad una muscolatura più “debole”.

 

CONCLUSIONI

Questo significa che più un muscolo di un calciatore è genericamente forte e migliore sarà il rendimento atletico del giocatore? Ciò non è proprio così in quanto il fattore fondamentale affinché i concetti sopra espressi siano validi è la specificità dei movimenti! L’intensità del lavoro muscolare è importante tanto quanto lo è la specificità; l’esempio lampante è rappresentato dal fallimento dell’utilizzo delle macchine da muscolazione nel calcio. Possiamo quindi concludere che:

  • È l’intensità accoppiata alla specificità dei movimenti (balzi monopodalici, cambi di direzione ad elevati livelli di potenza muscolare, ecc.) a determinare un allenamento atletico/neuromuscolare efficace per il calcio.
  • Il calcio è uno sport ad elevata variabilità tecnico-coordinativa, e questo si deve ripercuotere anche sull’allenamento delle componenti neuromuscolari (rapidità, esplosività/reattività, prevenzione infortuni, economia dei movimenti).
  • Come vedremo nel prossimo post, la pubertà è l’età ideale e fondamentale per iniziare questo tipo di lavoro in maniera graduale, puntando sulla correttezza dei gesti allenanti e sul lavoro primariamente estensivo.
  • Le compensazioni delle carenze di natura muscolare offrono la possibilità ai calciatori con lacune di questo tipo migliorare la propria performance.

Per approfondire

Autore: Melli Luca istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

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