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  1. Tecnica a 1 tocco: giochiamo sul “corto”

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    Nel post precedente abbiamo affrontato la prima fase della didattica della trasmissione di palla ad 1 toccocon un mezzo di natura analitica con la variante globale. Oggi continuiamo questa didattica con un’esercitazione più dinamica, sempre da applicare in maniera analitica focalizzandosi sui 2 aspetti principali di questo fondamentale tecnico:

    • La precisione (differenziazione cinestesica) con la quale si trasmette la palla. .
    • Il rapido e corretto orientamento del corpo al fine di impattare sulla palla con il piede più appropriato.

    È ovvio che rispetto al mezzo affrontato la settimana scorsa, le difficoltà saranno maggiori e prevalentemente dovute alla dinamicità e frequenza dei movimenti.

    STRUTTURA DI BASE

    Prevede 2 porticine di cinesini poste frontalmente (come nella figura sopra) e ognuna a 8 metri da una porta centrale di 1.5-2m di coni. 4-5 giocatori per struttura con uno stabile nei pressi della porta di coni e gli altri dietro le porticine di cinesini (1 pallone).

    Esecuzione dell’esercitazione: il giocatore rosso con la palla trasmette la palla al giocatore blu (passaggio 1) che glie la ripassa di prima intenzione (passaggio 2). Il blu ad un tocco dovrà far passare la palla (sempre ad un tocco) tra i coni facendola finire al giocatore giallo e andrà dietro alla sua fila (passaggio 3).

    Si prosegue senza soluzione di continuità con il giallo che di prima intenzione trasmette la palla al blu (passaggio 4) che ad 1 tocco glie la ripassa (passaggio 5) per farla arrivare al secondo giocatore rosso (passaggio 6)….e così di continuo. Affinché tutti i passaggi avvengono con la giusta precisione ad 1 tocco, è fondamentale che ogni giocatore riesca prima di tutto ad orientare ogni volta il corpo in maniera corretta affinché venga utilizzato il giusto piede per trasmettere la palla. In particolar modo il giocatore blu sarà “l’ago della bilancia” dell’esercitazione al fine di dare la giusta intensità e direzione ai palloni. Più precisamente, il passaggio 2 andrà fatto con il destro e il passaggio 5 con il sinistro. Anche il passaggio 3 sarà importante farlo con il sinistro (possibilmente anche il 4) e il passaggio 6 con il sinistro (e possibilmente anche l’1).

     

    VARIANTI

    L’aumento delle distanze e/o il restringimento della porta centrale rappresentano le variabili che rendono più impegnativo il compito; ma non solo, l’allontanamento delle porte comporta anche un maggior impegno fisico. Nel caso in cui l’esercitazione venga spesso interrotta per “imprecisioni” da parte dei giocatori, è possibile farla eseguire a 2 tocchi obbligatori utilizzando entrambi i piedi (“stoppo con un piede e passo con l’altro”). Ad una distanza di 15m tra le porticine con quella centrale è possibile far eseguire i passaggi 4 e 1 tramite rimessa laterale (sul corpo del giocatore blu e non sui piedi) in maniera tale da allenare anche la gestione del pallone a “parabola alta”.

     

    CONCLUSIONI

    L’esercitazione proposta si colloca nel percorso della didattica della trasmissione della palla ad 1 tocco, che seguono quelle analitiche e globali per lo stop orientato. È possibile inserirla alla fine della categoria Pulcini per poi essere consolidata nelle categorie successive. È un ottimo mezzo da inserire nel riscaldamento nei settori dilettantistici.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  2. La partita settimanale come elemento didattico fondamentale nella Scuola Calcio

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    Nel post sul talento e drop-uot, tra le cause intrinseche dell’abbandono è stato messo al primo posto il fatto di “giocare poco”. Malgrado la FIGC con i suoi regolamenti (fino alla fine della categoria Esordienti) tuteli quest’aspetto, evidentemente non sempre le società rispettano quest’elemento a causa di strategie orientate prevalentemente alla visibilità piuttosto che alla “crescita” dei bambini. Ma la partita settimanale non solo rappresenta in alcuni periodi dell’anno 1/3 del carico allenante (oltre ai 2 allenamenti), ma anche un evento di forte impatto emotivo, conseguentemente in grado di agire in maniera marcata sull’autostima e sulla motivazione del bambino. La consapevolezza, da parte degli allenatori, di quest’aspetto dovrebbe portare a non sottovalutare i vari aspetti della partita: il clima deve sempre essere positivo, le correzioni e gli interventi dell’allenatore devono essere di natura propositiva e non demoralizzare il giocatore. I bambini più piccoli inoltre non riescono ad oggettivare la loro prestazione, quindi spesso si rifanno a quello che viene riportato dall’allenatore ed (a volte inopportunamente) al di fuori del campo; è proprio in queste fasi che l’allenatore dovrebbe rendersi conto di quanto possa essere in grado influenzare la crescita sportiva del giocatore. Risultato: secondo la FIGC, la categorie Pulcini ed Esordienti sono “attività ludiche non finalizzate al risultato”, infatti sui comunicati provinciali non vengono riportate classifiche per i Pulcini, mentre per gli Esordienti non vengono riportate su base esclusiva del risultato numerico delle reti. Ciò non significa che i giocatori vadano mandati in campo con leggerezza, ma è importante far passare il concetto che

    “L’importante è partecipare a patto che ognuno abbia dato il meglio di sé……compreso l’allenatore!!!”

    PUNTI FONDAMENTALI

    Malgrado ogni società, nella Scuola calcio, dovrebbe lavorare per obbiettivi (e non per risultati), è evidente che un “lavoro ben fatto negli anni” porti al raggiungimento di questi e di un gioco espresso in campo che garantisce certi risultati. Ma quali devono essere i punti fondamentali (oltre a quelli tecnico-tattici tipici dell’età) da considerare nelle partite settimanali affinché tutti i bambini abbiano la possibilità di sfruttare didatticamente al meglio questo evento? Di seguito riportiamo solo alcuni punti che ritengo fondamentali nelle partite della categoria Pulcini:

    • Tutti hanno il diritto di giocare più o meno gli stessi minuti; ovviamente l’allenatore in partita non può risolvere un’equazione d’ottavo grado per garantire a tutti lo stesso minutaggio (le regole della FIGC comunque aiutano molto), quindi chi gioca di meno durante una partita ha il diritto di giocare di più quella successiva. Piccole eccezioni possono essere fatte per motivi comportamentali o lunghe assenze dall’allenamento.
    • Comportamento in partita: la scelta da parte della FIGC (negli ultimi anni) di introdurre l’autoarbitraggio nella categoria Pulcini si è rivelata molto azzeccata per far vivere la partita (e le regole) con maggiore consapevolezza. È importante che l’allenatore abitui i giocatori all’acquisizione di determinate regole comportamentali (nei confronti di compagni/avversari) e di fair-paly, affinché da ragazzi e da adulti imparino a tollerare eventuali frustrazioni e non cadano in atteggiamenti che possono rivelarsi negativi per se stessi e la squadra.
    • L’allenatore deve animare un clima positivo e propositivo, tutti hanno il diritto di essere incitati, in particolar modo chi ha scarsa autostima in campo. Ovviamente non si ha la presunzione di trattare in un post quella che è la l’aspetto psico-pedagogico della formazione di un gruppo, ma occorre ricordare che

    i bambini imparano da ciò che vivono: se il bambino viene criticato impara a condannare, ma se vive nell’incoraggiamento impara la fiducia.

    • Lo scopo di qualsiasi squadra che va in campo per divertirsi ed imparare deve essere: “si scende in campo per far più gol possibili e per subirne il meno possibile” indipendente dal fatto che si stia pareggiando 1-1 o perdendo 5-0. Sembra un motto scontato, ma gia da quell’età devono imparare a non scoraggiarsi quando si perde e non esaltarsi quando si vince. Lo scopo è quello di imparare a “dare sempre il 100%”, aspetto che diventerà fondamentale nelle fasi successive della crescita sportiva.
    • Ruoli: uno degli errori più comuni degli allenatori della categoria Pulcini è quello di indirizzare precocemente (soprattutto quando si comincia a giocare a 6 o a 7) i giocatori verso il ruolo che a loro sembra congeniale. La conseguenza di questo aspetto è che si limitano fortemente gli input dell’apprendimento del bambino, cioè gli elementi che gli consentono di incrementare il proprio bagaglio tecnico-tattico. Solo nel caso in cui un giocatore abbia scarsa fiducia in se stesso e tocchi pochi palloni, può essere utile inizialmente farlo giocare in ruoli in cui si sente “meno insicuro”; questo deve essere solo un passaggio, grazie al quale l’allenatore (motivandolo nel modo migliore) gli permette di sentirsi maggiormente a proprio agio e con l’acquisizione di una certa sicurezza si potrà passare poi a ruoli diversi (a rotazione).

    CONCLUSIONI

    I punti sopra elencati (naturalmente abbiamo trascurato quelli tecnico-tattici specifici che dipendono dal momento didattico in cui ci si trova), se ben applicati in partita, consentono una crescita sportiva ottimale a breve-medio-lungo termine che ripagherà sia tecnicamente che umanamente. L’allenatore deve essere sempre il primo a mettere in gioco il proprio impegno, i propri principi e la propria conoscenza!

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  3. Mezzi di allenamento per la Scuola Calcio: “La Battaglia di palloni” (seconda parte)

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    Dopo aver visto l’esercitazione di base della Battaglia di palloni ed alcune varianti (con il tiro in porta), andremo ad analizzare altre modifiche che possono rendere questo mezzo ancor più utile per la strutturazione dell’allenamento dei primi anni della scuola calcio.

    VARIANTE CON TIRO IN PORTA E TECNICA

    È possibile modificare la stessa variante presentata nel post precedente aggiungendo una componente tecnica prima di entrare nel rettangolo di tiro. Ecco alcuni possibili esempi:

    • Slalom globale (cioè con piede e numero di tocchi liberi) tra coni prima di entrare nel quadrato.
    • Slalom analitico (cioè con piede e numero di tocchi stabiliti dall’allenatore) tra coni.
    • Passaggio a compagno sponda fisso, ma che a turno dovranno fare tutti.
    • Percorso con ostacoli da saltare (facendo passare la palla sotto).
    • Percorso coordinativo: capovolta, rotolamento, ecc.

    Anche in questo caso sarà possibile tirare con il piede forte o con il piede debole (scelta fatta a priori comunicata dall’allenatore). Con questa variante incrementa la parte tecnica dell’esercizio, rendendolo un mezzo interessante per il riscaldamento in diverse situazioni.

    VARIANTE CON ZONA FRANCA

    Com’è possibile vedere dalla figura sopra, verrà inserita una zona di campo centrale, detta “zona franca”. Si tengono le stesse regole della VARIANTE CON TIRO IN PORTA, ma per segnare è obbligatorio tirare da questa zona e tutti i giocatori (di entrambe le squadre) possono entrare in questa zona. Un giocatore in zona franca può cercare di rubare la palla all’avversario, ma senza fare fallo. Varrà tirato, a fine gioco, un rigore per ogni fallo subito. Più che in altre esercitazioni, sarà importante l’utilizzo di palloni morbidi (spugna o gomma), in quanto sarà possibile tirare da tutte le parti della zona franca e sarà anche possibile che qualche giocatore venga “colpito da qualche pallonata”. Questa variante si presenta particolarmente interessante perché:

    • Incrementa il numero di “ruoli volanti” all’interno di ogni squadra; non ci saranno solamente i portieri e i bomber, ma anche i difensori che nella zona franca cercheranno di rubare la palla agli avversari (ed eventualmente tirare). È importante sottolineare che ogni giocatore può scegliere e cambiare il proprio ruolo liberamente quando vuole.
    • Aiuta i bambini più timorosi a vincere la paura della palla, perché li abituerà ad andare incontro all’avversario che sta tirando per evitare che segni.
    • Abitua i bambini a rispettare le regole ed “autoarbitrarsi” da soli in caso di fallo; saranno loro a dover indicare il fallo di un avversario o meno. L’allenatore dovrà prestare attenzione affinché ogni “conflitto” in questi termini venga risolto nel migliore dei modi, facendo capire ai giocatori l’importanza di un atteggiamento onesto e rispettoso.

    In questa variante si aggiungono componenti di tattica individuale (1c1 in maniera globale)!!

    VARIANTE CON META

    Si ritorna all’esercitazione di base (ogni giocatore deve rimanere nella propria metacampo e nessuno può usare le mani) ma, da com’è possibile vedere nella figura sopra, vengono poste 2 mete (non si usano più le porte e le aree) a fondocampo per ogni squadra. Ogni squadra dovrà cercare di tirare la palla dalla propria metacampo facendole attraversare la meta avversaria (sostanzialmente sarà come avere una porta grande come il fondocampo) utilizzando esclusivamente i piedi. È possibile utilizzare le mani solamente nella propria meta per parare la palla. Dopo poco i giocatori capiranno che per segnare sarà fondamentale tirare la palla alta. A questo punto, l’allenatore inserirà l’obbligo del “non utilizzo delle mani” (in tal caso sarà punto con rigore alla fine del gioco); in questo modo i bambini cominceranno ad alzarsi la palla con i piedi stimolando ulteriori aspetti tecnici. A differenza dell’ESERCITAZIONE DI BASE, in questa variante è maggiormente sollecitato il Senso del gioco, in quanto i giocatori dovranno imparare a distribuirsi uniformemente lungo il fondocampo per proteggere al meglio la meta; inoltre sarà stimolata la collaborazione tra chi tira e chi para, sia nella gestione della palla che nei cambi di ruoli.

    CONCLUSIONI

    La battaglia di palloni con tutte le sue varianti rappresenta un ottimo mezzo allenante per i primi anni della scuola calcio. Racchiude in sè diverse componenti coordinative, tecniche (soprattutto per il tiro), tattiche-individuali e allo stesso tempo stimola i bambini alla collaborazione e al rispetto delle regole. Inoltre, permette di capire chi è particolarmente predisposto a giocare in porta.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  4. Mezzi di allenamento per la categoria “Piccoli Amici”: Il gioco dello scalpo.

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    Gia nel post sulla coordinazione, abbiamo citato l’importanza dell’allenamento delle capacità coordinative come presupposto fondamentale per lo sviluppo delle capacità tecniche e tattiche del giovane calciatore. Abbiamo inoltre citato il concetto di vicarianza: l’allenamento della coordinazione “a secco” è sport-specifica e deve essere improntato sugli aspetti fondamentali della performance che poco sono allenati con la palla (altrimenti si parlerebbe di allenamento tecnico-tattico), sopratutto in funzione dell’età considerata.

    Essendo la coordinazione presente in qualsiasi movimento, è opportuno diversificare le capacità coordinative specifiche di ogni sport in pochi gruppi (vedi tabella sotto) ed individuare quali possono essere gli allenamenti “a secco” (cioè senza palla) che possono essere utili prerequisiti alla performance calcistica.

    Il Gioco dello scalpo rientra nella categoria di esercitazioni utili per l’agilità per la categoria Piccoli amici.

    ESERCITAZIONE DI BASE

    Com’è possibile vedere nella figura sopra, il campo di gioco è formato da un rettangolo di dimensioni 10 x 15m per 2 giocatori; ogni giocatore avrà una “coda” che potrà essere un nastro bianco-rosso (di altro colore o una casacca) inserito nella parte posteriore dei pantaloncini, che deve spuntare per almeno 40-50 cm. Al “via” dell’allenatore vince il primo giocatore che riesce a prendere la coda dell’avversario senza farsi prendere la sua e senza uscire dal campo; ovviamente non è possibile afferrare parti del corpo o indumenti del compagno. Il tempo di gioco di ogni “sfida“ non dovrebbe durare più di 15-20” (oltre tale tempo verrà sancito il pareggio).

    Possono giocare più coppie contemporaneamente all’interno dello stesso campo; per garantire un’adeguata densità di gioco è consigliabile far giocare una coppia ogni 2-3 turni.

    QUALITA’ ALLENATE

    La tabella sopra rappresenta le caratteristiche allenanti (in relazioni alle capacità coordinative) del gioco analizzato:

    • Agilità: rappresenta la qualità allenata in maniera preponderante; il giocatore non solo deve essere “rapido” di gambe e di braccia, ma deve anche tenere una buona base d’appoggio (gambe sufficientemente larghe per cambiare velocemente appoggi) che rappresenta un prerequisito importante per i cambi di direzione.
    • Senso del movimento: malgrado sia poco allenato, il giocatore deve comunque essere in grado di mantenere una giusta frontalità nei confronti dell’avversario per non “esporre” la propria coda e spostarsi mantenendo continuamente questo tipo di atteggiamento (anche quando cerca di afferrare la coda dell’avversario).
    • Senso del gioco: le prime volte che si gioca può accadere che uno dei 2 contendenti “scappi” per non farsi prendere, mentre l’altro lo insegui continuamente; in questo caso è da stimolare il concetto (attraverso un dialogo deduttivo) che per “non farsi prendere la coda” è sufficiente mantenere una certa “frontalità” senza dover scappare. Il senso del gioco è poco allenato, ed esclusivamente in relazione alle dimensioni del campo (cercare di non uscire) che può comunque essere ristretto per avere un maggior effetto allenante nei confronti di questa qualità.

    N.B.: è particolarmente importante formare coppie di giocatori con caratteristiche omogenee, altrimenti si rischierebbe di far durare troppo poco il gioco. Inoltre è bene riproporre il gioco diverse volte nella stagione, perché solo abituandosi a giocare, l’impronta allenante è maggiore.

    VARIANTI

    • A coppie legati per una casacca: i 2 contendenti tengono (afferrano) con una mano gli estremi opposti della stessa casacca. In questo caso è possibile vincere anche se l’avversario lascia la casacca. Questa variante diventa maggiormente allenante nei confronti del Senso del gioco, perché i fattori che possono determinare la vittoria sono 2 (prendere la coda dell’avversario o indurlo a lasciare la casacca). Il “tirare” la casacca con cui si è legati può anche indurre l’avversario ad una più facile esposizione della coda; questo elemento è allenante anche nei confronti dell’equilibrio e della postura.

    • Partita a 2 squadre: ci si dispone a coppie di “sfidanti” (almeno 3 coppie, vedi figura sopra); se un giocatore riesce a togliere la coda al proprio avversario diretto, “aiuta” un altro compagno, mentre l’avversario senza coda esce dal campo. Ulteriore variante è quella di giocare con più elementi, ma senza determinare a priori gli sfidanti; a chi viene tolta la casacca può rientrare dopo aver fatto un percorso tecnico/coordinativo (in tal caso, il tempo di gioco deve essere aumentato e bisogna concedere pause adeguate).
    • Gioco delle mollette: è un esercizio propedeutico alla scherma; si attaccano alla maglia (o pantaloni) 4 mollette da bucato ad ogni contendente. Vince il primo che riesce a togliere più mollette all’avversario nel tempo prestabilito. Le mollette solitamente vengono attaccate frontalmente (2 all’altezza delle spalle e 2 nella parte inferiore dei pantaloncini), per questo motivo è meno allenato in Senso del movimento (si usano meno i movimenti di torsione), ma in questo caso il gioco non rischia di finire precocemente perché gli “elementi” da staccare all’avversario sono 4 e non uno.

    CONCLUSIONI

    “Il gioco dello scalpo” rappresenta un buon esercizio allenante per l’Agilità nella categoria Piccoli Amici; è facile da spiegare, semplice da giocare e stimola particolarmente l’interazione con l’avversario (che piace molto ai più piccoli).

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  5. Le caratteristiche dell’attività dei “Pulcini” (8 – 10 anni)

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    Possiamo considerare l’età dagli 8 ai 10 anni come “l’età d’oro” della motricità. E’ il momento in cui il bambino diventa padrone del proprio corpo e delle proprie facoltà intellettive. C’è una pausa nel suo processo evolutivo e non si manifestano i grossi cambiamenti che, invece, avverranno in seguito, durante il periodo puberale. Il bambino ha preso coscienza di sé, favorito dalla quasi completa definizione dello schema corporeo e ha adesso un grado di socialità buono, accetta le regole del gruppo ed ha un elevato senso di giustizia.

    C’è quindi un ‘eccezionale disponibilità mentale e fisica che, unita al desiderio ed all’istinto di una sana competizione e confronto con i coetanei, consente al bambino di dar fondo, senza risparmio, a tutte le qualità ed energie di cui dispone. Tale disponibilità spiana la strada all’opera educativa dell’istruttore. Pertanto, è questo il momento di allargare più che mai le conoscenze motorie del bambino, proponendo la più vasta gamma di situazioni ed esercitazioni, nelle forme più varie e gradatamente sempre più complesse. Se non si interviene in questo periodo, purtroppo, potremmo compromettere per sempre il potenziale che ogni bambino racchiude in sé.
    A livello didattico il bambino accetta volentieri le dimostrazioni (meglio se presentate con molti esempi pratici piuttosto che teorici), animato da quella grande molla interiore all’imparare che, forse, sola la “magia del calcio” può ancora concedere. “Mister, va bene così?”. E’ questa la domanda che, continuamente, ci pongono quando proponiamo loro un nuovo esercizio. E allora diamoci da fare! Ci troviamo di fronte a tanta generosità: ricambiamola ed offriamo il meglio di noi stessi!

    Dal punto di vista fisico-motorio, se tutto ha funzionato bene nel periodo precedente, quello dei Primi calci, se cioè si è lavorato con un’appropriata didattica sugli schemi motori e posturali e sulle capacità coordinative, ci troveremo di fronte ad una situazione quanto mai favorevole. Il rallentamento dell’incremento della statura (turgor), che favorisce il recupero del tono muscolare, ed una migliorata funzionalità cardio-respiratoria danno al bambino la possibilità di migliorare le proprie capacità condizionali. La coordinazione neuro-motoria si sta affinando e c’è una buona precisione e disinvoltura del movimento.

    La programmazione tipo dell'attività dei Pulcini

    Purtroppo la vita sedentaria che oggi viviamo, verificata anche da recenti statistiche che indicano che il bambino passa l’85% del suo tempo o in aula o nella sua cameretta, ci induce necessariamente a rivedere le nostre strategie di insegnamento. Mentre una volta i ragazzini sperimentavano all’aperto le proprie abilità e potenzialità motorie, oggi, purtroppo, il bambino che ci troviamo davanti ha le articolazioni “rigide” e “legnose” e gli arti inferiori “ingessati”.
    Dobbiamo allora rimboccarci le maniche, pianificando un’adeguata programmazione in questa fase sensibile che consenta di rendere più “plastico” e “fluido” il gesto motorio.

    Ad esempio, un lavoro appropriato sulle finte ed i dribbling ci consente di realizzare un “programma di recupero motorio” sia dal punto di vista della mobilità articolare (con particolare riguardo alle articolazioni della zona tibio-tarsica, coxo-femorale e della colonna vertebrale) sia dal punto di vista della coordinazione. Queste esercitazioni, infatti, possono consentire il passaggio graduale da una coordinazione grezza ad una coordinazione fine della media dei ragazzi e spalancare le porte alla formazione delle abilità motorie, presupposto questo fondamentale per la prestazione motoria e sportiva.

    Obiettivi didattici categoria Pulcini (8-10 anni)

    Obiettivi motori:
    1) capacitàcoordinative generali (apprendimento motorio, controllo motorio, adattamento e trasferimento);
    2) capacità coordinative speciali (differenziazione spazio-temporale, differenziazione dinamica, ritmizzazione, anticipazione motoria, fantasia mpotoria;
    3) capacità condizionali(mobilità articolare, resistenza aerobica, forza rapida, rapidità).
    Obiettivi tecnici:
    1) dominio-conduzione-sensibilità;
    2) modi di calciare (interno collo, collo, esterno collo);
    3) modi di ricevere (con tutte le parti del corpo);
    4) tiro in porta (da fermo e in movimento);
    5) finta e dribbling;
    6) gioco di testa;
    7) abilità combinate.
    Obiettivi tattici:
    1) protezione della palla;
    2) marcamento e contrasto;
    3) smarcamento;
    4) passaggio (dove, come, quando);
    5) situazioni di gioco in soprannumero e in sottonumero (dall’1 contro 1 al 3 contro 3);
    6) giochi a tema o di altri sport;
    7) calcio a 7 e a 9.

    Suggerimenti per i genitori (che il tecnico farebbe bene a ricordare)

    1 – Tener conto che l’attività viene svolta da un bambino e non da un adulto.

    2 – Cercare di non decidere troppo per lui.

    3 – Cercare di non interferire con l’allenatore nelle scelte tecniche evitando anche di dare giudizi in pubblico sullo stesso (in caso di atteggiamenti ritenuti gravi rivolgersi in Società).

    4 – Cercare di non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o qunt’altro evitando di generare in lui ansia da prestazione (non bisogna essere né ipercritici né troppo accondiscendenti alle sue richieste che spesso sono solo dei capricci).

    5 – Incitare sempre il bambino a migliorarsi facendogli capire che l’impegno agli allenamenti in futuro premierà (rendendolo gradatamente consapevole che così come a scuola anche a calcio per far bene c’è bisogno di un impegno serio).

    6 – Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe da solo e a portare lui stesso la borsa al campo sia all’arrivo che all’uscita (rendendolo piano piano autosufficiente).

    7 – Cercare di non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio.

    8 – Durante le partite cercare di controllarsi: un tifo eccessivo è diseducativo sia per i bambini che per l’immagine della società nei confronti dell’esterno.

    9 – Cercare di ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa dopo un allenamento od una partita è felice.

    10 – Ricordarsi che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino sono anche loro bambini e che pertanto vanno rispettati quanto lui e mai offesi.

    11 – Rispettare l’arbitro e non offenderlo. Molto spesso gli arbitri sono dei dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile: tutti si può sbagliare, cerchiamo di non perdere la pazienza!

    12 – Ricordarsi che molte volte si pensa che “l’erba del vicino” sia sempre la migliore” e pertanto prima di criticare l’operato della Società cercare di capire chiedendo direttamente spiegazioni ai Dirigenti responsabili di eventuali scelte ritenute ingiuste.

    Autore: Lelio Marchi Coordinatore Centro Studi Scuole Calcio Parma A.C.

    dalla Rivista “L’allenatore”


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