Prevenzione infortuni e il protocollo 11+

(Aggiornato al 28/10/2020)

Il protocollo “FIFA 11+” o semplicemente detto “The 11+” nasce dall’esigenza di creare un riscaldamento “universale”, cioè che possa essere effettuato da tutte le categorie di calciatori e che abbia l’effetto di prevenire gli infortuni. Infatti, a tutti i livelli l’incidenza degli infortuni assume un peso significativo sulla disponibilità dei giocatori, e di conseguenza anche sul risultato finale. Essere in grado di ridurre questo tipo di incidenza in maniera significativa, avrà un peso sull’esito finale del campionato.

Proprio per questo motivo, il F-MARC (FIFA Medical and Research Centre) ha disegnato questo programma con lo scopo non solo di “riscaldare” il calciatore, ma anche di prevenire gli infortuni. Essendo uscito nel 2006, oggi è possibile avere la risposta ai dubbi e quesiti sorti quando questo protocollo è stato presentato. In particolar modo:

  • Si è dimostrato un metodo valido per la prevenzione infortuni?…in altre parole, le ricerche pubblicare in bibliografia internazionale che esiti hanno avuto?
  • Perché, nonostante l’uscita di questo protocollo, gli infortuni in ambito professionistico non sono diminuiti?
  • Che contributo può dare, questo metodo, a chi opera a livello dilettantistico?

Partendo dal presupposto che da una pubblicazione del F-MARC si possono comunque trarre indicazioni interessanti, cercheremo di dare le risposte ai quesiti sopra elencati. Ma vediamo ora nel dettaglio cos’è il “FIFA 11+”.

Caratteristiche del programma

Nella figura a fianco è possibile vedere il poster principale (per ingrandire, basta cliccare sull’immagine); a questo link è possibile scaricare il manuale completo, mentre a questo i video esplicativi.

Il protocollo dura 20’ circa e si divide in 3 parti; semplificando, la prima di attività di riscaldamento (corsa lenta e mobilizzazioni), la seconda di core stability e resistenza muscolare locale, mentre la terza di azioni ad alta intensità. Sono presenti 3 livelli di difficoltà, in base al grado di esperienza e livello di preparazione dei giocatori. È consigliata l’esecuzione 2-3 volte a settimana per giocatori dai 13 anni in su. Gli unici attrezzi necessari per lo svolgimento sono dei cinesini e nei primi 2 livelli qualche pallone.

Cosa dice la bibliografia internazionale

Dalla sua pubblicazione, sono uscite diverse ricerche che ne hanno valutato l’efficacia ed anche diverse meta-analisi, cioè studi che analizzano i risultati delle varie ricerche, cercando di dare un dato unico conclusivo in termini di efficacia di un determinato protocollo. L’ultima meta-analisi (ad oggi, vedi data ad inizio articolo) è quella di Al Attar et al 2019, in cui venne estrapolato come il FIFA 11+ fosse in grado di ridurre il rischio di infortuni del 34%.

A questo punto sorge una domanda; come mai, malgrado una riduzione del rischio così significativa, a livello professionistico si trovano ancora così tanti infortuni?

La risposta risiede nel fatto che la maggior parte degli studi è stata effettuata su calciatori di livello dilettantistico o giovanile; nei professionisti le richieste fisico-atletiche in termini di allenamento e performance sono superiori, e tali da richiedere interventi di personalizzazione dell’allenamento che non sempre sono in grado di preservare l’atleta dall’infortunio. In questi contesti la prevenzione degli infortuni diventa un’arte, piuttosto che una scienza, cioè fortemente dipendente dalla bravura di chi prepara gli atleti e dalle scelte di far giocare o meno un calciatore in situazioni limite.

Ma torniamo ai dilettanti, evidenziando un’altra domanda: come mai (malgrado le evidenze emerse) è così poco utilizzato? In fondo è un programma alla portata di tutti.

A mio parere, perché non rientra (così come strutturato) nelle esigenze di chi opera a livello dilettantistico. Mi spiego meglio: ultimamente per il riscaldamento si tende a seguire 2 “filosofie”. C’è chi propone ancora la versione “in doppia fila”, semplice da eseguire dai ragazzi anche in autonomia, oppure chi usa la palla con esercitazioni più o meno complesse.

Indipendente dall’utilità di una o dell’altra modalità citate, il “FIFA 11+” è probabilmente troppo complesso da esser svolto in autonomia dai giocatori, ed allo stesso tempo troppo poco specifico per chi preferisce somministrare protocolli di riscaldamento con la palla. Altro elemento che probabilmente non pende dalla parte di questo approccio è la “monotonia” a cui si può andare incontro effettuando sempre (soprattutto per chi si allena 2-3 volte la settimana) lo stesso riscaldamento.

Ma se il F-MARC (FIFA Medical and Research Centre) ha introdotto questo programma, e se ha permesso di ottenere una concreta riduzione del rischio di infortuni (Al Attar et al 2019), allora credo sia giusto analizzarlo nel dettaglio, per prendere ciò che di buono questo protocollo può offrire a chi opera nei dilettanti.

Ma torniamo ai nostri 2 riscaldamenti citati prima (“doppia fila” e “con palla”), per vedere come introdurre eventuali spunti presi dal FIFA 11+.

Il classico warm-up su 2 file con i giocatori impegnati autonomamente in corsetta, qualche azione tecnica e un po’ di stretching, credo sia ormai una soluzione obsoleta, quindi da abbandonare, se non in alcuni casi sporadici e comunque con indicazioni date da personale qualificato (preparatore atletico).

Il riscaldamento con palla invece, se effettuato correttamente (con intensità e difficoltà progressiva), permette sicuramente una migliore attivazione tecnico-tattica, ma rischia di trascurare (se non eseguiti nella parte restante dell’allenamento) tutta una parte di lavori fondamentali per la prevenzione degli infortuni e il miglioramento della coordinazione del giocatore.

Nel video sotto, è possibile vedere un esempio di un semplice movimento preso proprio dal FIFA 11+.

Questa categoria di movimenti (se effettuati correttamente), permette di sincronizzare la flesso-estensione della catena estensoria, contribuendo a migliorare la coordinazione di questo tipo di azioni; nel caso specifico, aiuta a percepire e stimolare la contrazione lungo l’asse dell’arto inferiore in appoggio, evitando errori in varismo e valgismo. A questo, ne vanno aggiunti altri ed innumerevoli, che coinvolgono altre catene ed altri movimenti, proprio perché il calcio è uno sport in cui la variabilità gestuale è particolarmente ampia.

Nel nostro articolo dedicato alla rapidità coordinativa, abbiamo visto come l’efficacia dei movimenti del calciatore, dipende da coordinazione, estensibilità e resistenza muscolare locale (vedi immagine sotto).

Il protocollo FIFA 11+ inserisce nel riscaldamento stimoli orientati allo sviluppo di queste qualità; se non introdotti nel riscaldamento, a mio parere è comunque importante somministrarli in altri momenti dell’allenamento, proprio perché questi stimoli allenanti hanno importanti effetti sull’efficienza dei gesti del calciatore e nei confronti della prevenzione degli infortuni.

Conclusioni e riscontri applicativi

Il FIFA 11+ raccoglie all’interno del protocollo una serie di movimenti in grado di riscaldare adeguatamente il calciatore e di avere un effetto preventivo nei confronti degli infortuni, se somministrati in ambito dilettantistico.

Detto questo, è possibile fare di meglio?

A mio parere si, ma è necessario comprendere come efficienza dei movimenti del giocatore e prevenzione infortuni siano 2 variabili intimamente legate; di conseguenza,

coordinazione, estensibilità delle catene e resistenza muscolare locale (soprattutto agli angoli articolari estremi) vanno allenati in maniera adeguata alla categoria ed età di riferimento.

Prima di riportare alcune fonti utili per approfondire questi argomenti, mi preme sottolineare che se anche se il riscaldamento viene effettuato con la palla, è comunque importante inserire (magari nei momenti di pausa) movimenti/posizioni in grado di detendere la muscolatura e concluderlo con gesti con intensità e difficoltà tali da preparare al meglio il giocatore per la fase successiva.

Concludo inoltre con una dovuta precisazione: l’incidenza degli infortuni è un fenomeno multifattoriale, e non può essere ricondotto solamente a parametri neuro-muscolari, posturali e coordinativi. Le condizioni di fatica sono le situazioni in cui il giocatore solitamente si infortuna più spesso; di conseguenza, anche la forma fisica riveste un ruolo cruciale in questi contesti, come la capacità di saper dosare adeguatamente carico e recupero nel processo d’allenamento a breve-lungo termine.

Approfondimenti

Cliccando sull’immagine sotto, potete invece trovare alcune recensioni di testi che ritengo più interessanti per chi si occupa di preparazione atletica.

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Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it

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