
L’esercitazione si disputa su una trequarti campo, divisa in due.
In una metà, due squadre di sette giocatori ciascuna, nell’altra un’altra squadra di sette giocatori che aspetta. Il gioco consiste nel segnare un gol nella porta difesa dalla squadra difendente che tenta di conquistare palla.
Non appena la palla è conquistata dalla squadra difendente, quest’ultima organizzerà la manovra offensiva per attaccare la squadra che attende nell’altra metà campo e così via.
Se una squadra realizza un gol, tiene il possesso e attacca la porta opposta.
L’obiettivo è lo sviluppo del possesso di palla e della fase di transizione, obbligando la velocità d’esecuzione delle giocate e condizionando l’esercitazione con l’obbligo dei tre, due tocchi, ecc.
Durata dell’esercitazione: 45′ (divisa in tre blocchi da 15′).
Materiale occorrente: casacche di due colori, delimitatori, palloni.
[skype-status]
A cura di Claudio Damiani.
Due squadre si schierano per giocare a tre tocchi all’interno del perimetro del campo, mentre 4 sponde si posizionano lungo le corsie laterali.
Il gol è valido solo se scaturito da cross che può avvenire:
A) dopo una sovrapposizione se il passaggio è ricevuto dal giocatore più arretrato dei due ( a seconda della squadra che attacca);
B) dopo un passaggio di scarico se la palla è arrivata al giocatore più avanzato rispetto alla squadra che sta attaccando.
Le due sponde hanno inoltre il compito di invertire le loro posizioni ogni qualvolta eseguono una delle sopracitate azioni.
Alla fine di ogni blocco i giocatori che svolgono il ruolo di sponda vengono sostituiti da altri quattro compagni.
Superficie di gioco: Area di rigore più suo prolungamento (16mt).
Materiale occorrente: Palloni, casacche, cinesini.
Tempo dell’esercitazione: blocchi da 5′.
Si parla molto ultimamente di un tema importantissimo nel calcio moderno: le palle inattive, o il cosiddetto “calcio statico”.
In un precedente articolo abbiamo cercato di dare un impronta alla metodologia per allenarle a livello dilettanti o di settore giovanile.
Si tratta di situazioni di gioco importanti e spesso decisive in una gara, ed è per questo che si devono allenare costantemente. Negli ultimi anni, il gioco del calcio ha aumentato la propria velocità di esecuzione, con squadre sempre piu’ corte e spazi sempre piu’ stretti.
Conseguentemente sono aumentati i contrasti e le situazioni in cui la palla esce dal campo. E’ diventato per ogni allenatore, basilare allenare anche quelle situazioni, dette di palla inattiva, per mezzo delle quali è possibile determinare il risultato (la statistica dice che il 60 % dei gol viene realizzato su situazioni di palla inattiva)
Si classificano sostanzialmente sei situazioni di palla inattiva:
Nell’ultima seduta della settimana, quella che precede la gara, si dovrebbe dedicare parte del tempo a quest’aspetto, senza dimenticare la fase passiva, vale a dire quando è la nostra squadra a subire i pericoli derivanti dai calci da fermo.
In generale nelle palle inattive a favore devo considerare questi aspetti
Mentre in quelle a sfavore devo scegliere se marcare a uomo a zona, in base alle caratteristiche dei miei giocatori e degli avversari.
Di seguito si propone una serie di 10 situazioni di calcio d’angolo per tentare di aumentare la nostra pericolosità relizzando qualche rete in più (e fare qualche punto in più in classifica).
Clicca qui: {filelink=20}
[skype-status]
Questo articolo pubblicato da Educalcio, tratto dall’ “Eco di Bergamo” costituisce l’emblema di una situazione grottesca che si verifica in moltissimi contesti calcistici e non. I fatti raccontati di Milco possono costituire la storia di Gianni, Antonio e Mario; in quanti almeno una volta ci siamo trovati nella sua situazione?
«Io per i genitori sono e sarò sempre un allenatore incapace. Mi chiamo Milco, sono un allenatore di calcio di settore giovanile ormai da 14 anni, sempre nei quartieri di Bergamo, e attualmente sono il mister di una squadra allievi Figc. Vi racconto con ironia il perché del titolo di questa mia lettera di sfogo».
«I genitori non sono e non saranno mai contenti e la loro infelicità diventa un mio limite. Ho partecipato per tre anni a un campionato categoria giovanissimi Figc denominato “fair play”. Questo campionato aveva due regole principali. La prima era che la partita era suddivisa in tre tempi da venti minuti ciascuno e inoltre vigeva l’obbligo di far giocare per un tempo tutti i ragazzi che erano a disposizione in panchina».
«I sette cambi io li facevo sempre all’inizio del secondo tempo, in più ovviamente c’erano tutte le altre regole comuni del gioco del calcio. Avevo venti giocatori in rosa e di conseguenza c’erano quaranta genitori. Il regolamento mi consentiva di inserire in distinta solo diciotto giocatori (undici titolari e sette a disposizione), quindi purtroppo due ragazzi non potevo convocarli».
«Pronti via ed ecco che per i quattro genitori di quei due ragazzi non convocati io ero un allenatore incapace. Dai Milco, mi dicevo, non ti abbattere, ne hai ancora trentasei che ti stimano. Arrivava il giorno della partita e io mi dovevo attenere al regolamento, undici titolari e sette a disposizione».
«I ragazzi erano vestiti, uscivano dallo spogliatoio ed entravano in campo per il riscaldamento. I titolari all’interno del campo di gioco, gli altri da un’altra parte a palleggiare tra loro. Boooommmm! Ecco che anche per quei quattordici genitori resisi conto di avere i propri sette figli non titolari io ero diventato un allenatore incapace, nonostante avessi comunque convocato i loro figli».
«Non devo mollare, mi dicevo allora, ho ancora ventidue genitori che mi vogliono bene. L’arbitro era pronto a fischiare l’inizio della partita, i ragazzi titolari si disponevano in campo in base ai ruoli da me dati. Non era possibile, porca miseria che sfortuna, per otto genitori i loro quattro figli giocavano fuori ruolo. Mi veniva da morire, nonostante li avessi convocati, nonostante giocassero titolari, anche per loro otto io ero un allenatore incapace».
«Barcollavo ma non mollavo, avevo pur sempre ancora quattordici genitori che mi stimavano…. Ma no! Finito il primo tempo e nel rispetto del regolamento, facevo entrare tutti e sette i ragazzi che erano a disposizione. Ma io mi chiamo Milco ed ero, sono un allenatore incapace e sapete cosa combinavo con i cambi? Lasciavo in campo i quattro giocatori che “erano fuori ruolo” e sostituivo gli altri sette, così anche per gli ultimi quattordici genitori io mi trasformavo in un allenatore incapace, nonostante la convocazione e la maglia da titolare».
«Mi chiamo Milco, cercate un allenatore incapace?»
[skype-status]
Soprattutto a livello di settore giovanile ove è opportuno dedicare l’allenamento alle capacità tecniche e non con minor enfasi alle capacità condizionali dei ragazzi, le palle inattive costituiscono a mio avviso un ottimo veicolo per poter far toccare con mano ai giovani calciatori un fenomeno che nel calcio attuale sta prendendo sempre più piede: il calcio “statico”, per l’appunto l’organizzazione dei “calci da fermo”.
Reputo che a partire dalla categoria giovanissimi, quindi mi riferisco a ragazzi nati quattordici anni fa, sia importante insegnare qualche utile movimento per poter avvicinarci meglio alla realizzazione del gol o al contrario neutralizzarlo.
Nel calcio attuale le situazioni di palla inattiva generano reti con percentuali rilevanti, forse inimmaginabili: prendendo come materia di studio due importanti manifestazioni di questi ultimi anni si può rilevare come i calci da fermo siano stati e possano diventare nel contesto di un team, fattore di realizzazione e quindi di vittoria.
Nei Campionati del Mondo disputatisi nel 1998 la percentuale d’incidenza delle segnature da situazione di palla inattiva sul totale delle reti è stata del 31%; sei anni più tardi agli Europei 2004 tale percentuale è stata del 36,3%.
Ciò ci indica chiaramente che nell’ambito di queste due manifestazioni poco meno di un terzo delle segnature è stato generato da situazione di palla inattiva!!!
Dal punto di vista del mio credo calcistico penso che sia importante allenare questi elementi tattici.
Perché non migliorarci arrivando a creare un’occasione da rete ogni qualvolta abbiamo a disposizione un corner o un punizione laterale piuttosto che una punizione indiretta dal limite? L’importante, soprattutto a livello giovanile, è considerare un numero non troppo elevato di giocate al fine di non creare ai ragazzi troppa confusione: quattro o cinque schemi possono sicuramente bastare.
Presupposti.
Come allenarle.
Curare il prima, il mentre e ovviamente l’effettuazione della giocata.
Quando allenarle.
Il mesociclo coincidente con la preparazione precampionato è il momento più adatto per iniziare a considerare l’argomento per due motivi:
A cura di Claudio Damiani coach, match & video analyst
Questo è un articolo che ho già proposto ai tempi di una mia stagione alla corte di una squadra di un settore giovanile professionistico. Lo voglio riproporre in quanto proprio ieri, assistendo ad un incontro della categoria “Giovanissimi”, ho scoperto che il problema è sempre lo stesso, se non più rilevante!
Si dice con un po’ di sarcasmo che la squadra ideale da allenare è quella di “orfani”; beh., dopo ciò che ho visto ieri, ma soprattutto dopo ciò che ho udito, la battuta calza a pennello!!!
Claudio Damiani – Allenatore di Base
Tema quanto mai discusso, il triangolo genitore-figlio-allenatore nel mondo dello sport giovanile (ma non solo), è di rilevanza storica e attuale.
Il calcio è uno sport di squadra e come tutti gli sport di squadra si fonda su un gruppo di atleti-giocatori, diretti da uno o più tecnici.
Perché un gruppo sia sano è necessario che si basi su delle regole che da tutti devono essere rispettate.
In questi anni di militanza nel settore mi sono accorto di ragazzi (anche bravi), che hanno vissuto sin dai primi passi calcistici la culla dei complimenti perpetui dei genitori, parenti e amici (a volte anche di qualche dirigente), vivendo idolatrati all’inverosimile.
Il risultato?
La totale convinzione del bambino, poi ragazzo, di essere “invincibile”, di avere mezzi tecnici che lo possono proiettare molto presto nel calcio che conta: basta aspettare, perché prima o poi il futuro già disegnato si tramuterà in realtà.
Una situazione pericolosa che a volte porta la giovane psiche del ragazzo a dimenticare che per raggiungere il traguardo ci vuole lo sforzo, la fatica, il sacrificio: nessuno regala niente.
Il sentirsi superiore ai compagni ed essenziale per il gruppo costituisce un’errata e pericolosa impostazione della figura del ragazzo. Questo un allenatore lo sa.
Premetto senza dubbi che se la società si pone come obiettivi e la crescita dei ragazzi e il risultato sportivo, alla domenica schiero in campo la migliore formazione che ho a disposizione.
E i ragazzi che non partono tra gli undici o tra i diciotto?
Il problema sorge appunto quando, in relazione all’ultimo punto, un padre si convince o convince il figlio del contrario.
Molti genitori vivono con il desiderio che i propri figli debbano a tutti i costi diventare quello che essi non sono mai diventati in gioventù.
Ho conosciuto ragazzi che soggiogati da queste convinzioni si trovano smarriti alla prima esclusione per scelta tecnica, persi, non trovando spiegazione alcuna e dannatisi l’anima per un po’ si trovano isolati e soprattutto mal consigliati, finendo in moltissimi casi, con l’abbandonare l’attività sportiva con probabili sintomi di depressione.
Altri, più sportivamente “educati”, vivono il calcio serenamente per come deve essere vissuto; quando i genitori non mettono pressione al figlio, ovvero non gli fanno pesare la maglia dal numero dodici in su, anche il ragazzo saprà vivere la realtà dell’esclusione, la sostituzione nel modo in cui deve essere vissuta, ovvero con delusione ma non con rassegnazione, anzi.
In molti casi vengono scatenate delle polemiche tra genitori e società che non hanno motivo di nascere se non dalla rabbia di un padre o di una madre che non si capacitano del fatto che il proprio erede palesa dei limiti rispetto ai compagni di squadra e per questo gioca di meno. (Attenzione: gioca di meno, non ho detto non gioca!).
E sono a dir poco inquietanti e ridicole le antipatie che si creano tra nuclei famigliari ai bordi del campo dipendenti unicamente dal fatto che un ragazzo sia più titolare o meno rispetto ad un altro.
A volte, sembra paradossale, sono solo i genitori a “soffrire” la panchina del figlio, quando questi se ne sta tranquillamente seduto al fianco del mister a incitare i compagni vivendo lo sport come deve essere vissuto!
Senza voler fare di tutta l’erba un fascio intendo affermare che vi sono anche ragazzini “educati” a saper vincere e perdere, a non esaltarsi per le vittorie, ma anche a non abbattersi per delle sconfitte, a “digerire” le esclusioni e a non sentirsi “onnipotente”.
E questo tipo di educazione a chi spetta, chi la deve impartire?
L’allenatore, coadiuvato dalla società, ha il compito di educare allo sport, a insegnare i comportamenti da assumere in virtù delle attività da svolgere in campo (allenamenti, gare, vittorie, sconfitte, ecc.); egli ha altresì l’obbligo di correggere eventuali poco consoni atteggiamenti che avvengono al di fuori del rettangolo di gioco: in trasferta, all’interno dello spogliatoio, nei mezzi pubblici ecc.
Per educazione sportiva s’intende il miglioramento psicologico, tecnico-tattico del giovane atleta, l’insegnamento della sconfitta, della vittoria, dell’esclusione, della sostituzione nonché il rendere il gruppo consapevole che le regole sono uguali per tutti e le scelte le fa esclusivamente l’allenatore.
D’altra parte è messo lì per quello, e comunque, da quando il calcio è calcio l’allenatore è sempre stato a disposizione dei giocatori per uno o più eventuali dialoghi di chiarimento che, attenzione, non è detto debbano essere necessariamente di natura tecnico-tattica.
Bisogna però ricordare che la crescita di un ragazzo che vuole giocare a calcio o fare qualsiasi sport dipende in modo più che importante dall’educazione di base impartita dalle famiglie sin dal primo giorno di nascita del proprio figlio.
Concludo affermando che in una squadra di calcio, ogni domenica ci sono undici ragazzi contenti e sette ragazzi meno contenti; tra questi ultimi sette ce ne saranno sicuramente due o tre anche molto arrabbiati.
E’ normale: se non fosse così ci troveremmo a guidare delle squadre prive d’anima.
L’importante è prendere l’esclusione come motivo di rivalsa più che come motivo di resa e noi genitori questo abbiamo il dovere di insegnarlo!
Finalmente anche da noi sbarca una grande novità, per le società sportive ma non solo. È nato Speedbol, la serie di mini-campi da gioco per la pratica di sport diversi, utile per l’allenamento tecnico e per la creazione di eventi speciali e tornei di ogni tipo.
I mini pitch Speedbol sono campi polifunzionali di dimensioni contenute (il modello più utilizzato è 8×16 metri, quella massima 12×24 metri).
Nati all’origine come spazi di gioco sicuro e veloce per il calcio, permettono di lavorare su tecnica e rapidità sia con le categorie maggiori sia per le giovanili (in particolare permette divertenti diversivi 3vs3 o 4vs4 con Pulcini o Piccoli Amici). Ma i mini pitch vengono declinati da Speedbol in numerose soluzioni per sport differenti. Offrono così la possibilità di sviluppare l’impiantistica sportiva, sia questa pensata per il calcio e il calcetto, l’hockey su rotelle, il tennis, il basket, la pallavolo o il beach volley. I mini pitch Speedbol sono ideali sia per l’utilizzo privato, dati i costi contenuti e la semplicità di installazione, che consente usi comunitari, in scuole, società sportive, colonie per bambini e ragazzi, oratori, case di detenzione o di cura e molto altro ancora.

Si può utilizzare persino in piazze cittadine o in centri commerciali, per giornate evento all’interno di feste, fiere, sagre, ricorrenze di ogni tipo. Per chi volesse provarlo per una occasione, 2erre offre la possibilità di noleggio. Il gioco è rapidissimo ed intenso. Le sponde che delimitano il mini pitch e la rete che lo chiude fanno sì che la palla resti sempre in gioco. Il tutto in piena sicurezza. Un particolare sistema di ancoraggio permette, infatti, di adattare il campo ad ogni tipo di superficie di supporto, purché rigida (asfalto, terra battuta, cemento, pavimentazioni in pietra e via dicendo).
In alternativa, la versione “mobile” permette di utilizzare Speedbol anche su terreni irregolari. A seconda delle necessità e dei diversi tipi di gioco, Speedbol prevede diverse soluzioni per il fondo. Erba artificiale, mattonelle anti-shock in E.P.D.M. o poliuretano, e per determinate discipline, tra cui il tennis, superficie in erba sintetica ad altissima densità.

Speedbol è anche una fonte di reddito. Chi acquista la struttura può a sua volta utilizzarla ad esempio affittandola nelle ore serali a gruppi amatoriali, creando nuove kermesse o tornei. In aggiunta, i 32 pannelli perimetrali della struttura possono essere utilizzati come spazi pubblicitari per gli sponsor. Tutto questo per agevolare la società sportiva nel rientrare della spesa di acquisto.
MisterManager, in qualità di collaboratore del rivenditore ufficiale (2erreorganizzazioni), vi può fornire tutte le informazioni tecniche su Speedbol e i suoi costi, al numero di telefono 347.2118122, tramite e-mail o direttamente su Skype utilizzando il seguente link di connessione: [skype-status]
L’antesignano dei Clubs: Carminati.
Uno alla «tastiera», l’altro alla… voce. Erano gli anni del Parma che sorprendeva l’Italia calcistica, conquistando vittorie e regalando agli appassionati di pallone (insieme al Foggia di Zeman) spettacolo di grande qualità.
Una squadra innovativa, quella di Nevio Scala, dentro e fuori dal campo. Ivan Carminati, preparatore atletico, dopo il riscaldamento, si sistemava in tribuna armato di portatile (che all’epoca, parliamo del ’93, erano grandi quanto una valigia); accanto a lui, il preparatore dei portieri, Vincenzo De Palma.
Racconta Carminati: «Avevamo un software che faceva lo scouting della partita. Vincenzo dettava e io scrivevo». Voce solista e tastiera. Poi, qualche istante prima del fischio dell’arbitro, alla fine del primo tempo, Carminati chiudeva il computer e insieme a Di Palma si fiondava negli spogliatoi. Pochi secondo di attesa e arrivavano Nevio Scala e la squadra.
Tre, quattro minuti per rilassarsi, quindi Nevio, sulla base delle indicazioni raccolte nel computer di Carminati, spiegava alla squadra le cose buone fatte in campo e quelle da correggere.
Il rapporto di Carminati con il computer è continuato anche dopo l’esperienza parmigiana (con Roberto Sassi, coautore di un paio di software, è stato tra i più innovativi preparatori atletici).
Ma è cambiato il contenuto: «A Parma il lunedì e il martedì quei dati venivano utilizzati massicciamente per migliorare tutta la prestazione, fase offensiva, fase difensiva, eccetera. All’Inter, dove la rosa era più ampia, c’erano i vice di Mancini che si occupavano dei vari aspetti della prestazione in campo.
Il computer lo utilizzavo soprattutto per il mio lavoro di preparatore: raccoglievo dati sulla prestazione fisica (corsa lunga, corsa breve, scatti, eccetera) e sulla base di essi definivo le tabelle personalizzate di preparazione».
Dal “Corriere dello Sport -Stadio” di qualche tempo fa.
Mi ricordo che i ragazzi ci guardavano increduli, sembravamo apprendisti stregoni. Ora nel calcio ha fatto irruzione la generazione della play station e chi usa il computer per migliorare le prestazioni non viene più visto come un alieno». Adriano Bacconi è stato tra i primi in Italia a scoprire la forza dell’informatica applicata al pallone. All’epoca, inizi anni Novanta, quella sembrava essere roba per sport come la pallacanestro o la pallavolo. «Sia chiaro, non è che il calcio è più indietro rispetto a quelle discipline. Ma basket e pallavolo sono sport più schematici e il perfezionamento degli schemi dipende dalla quantità di informazioni che riesce a immagazzinare ed elaborare. Nel calcio le cose sono un po’ più complicate perché subentrano altre variabili».
Lui, Bacconi, il computer lo ha portato in Nazionale. Trionfalmente, per giunta, visto che ha collaborato con Marcello Lippi in occasione del Mondiale del ’96. «Ma non lavoravamo in tempo reale», precisa.
Da Nasetti a Mourinho, i patiti del taccuino
Lavagne e taccuini, erano gli strumenti preferiti del calcio. Lo sono ancora, basti pensare a Mourinho che ha fatto scalpore (chissà poi perché) per via dei fogliettini sui quali annota pregi e
difetti dell’lnter. Era sistematico, però, Guido Masetti, portiere della Roma (dal ’30 al ’43): su un quadernetto nero aveva annotato tutte le caratteristiche dei rigoristi italiani. E in carriera parò dodici rigori su trenta.
Caratteri mitologici ha avuto anche il taccuino di Romeo Anconetani: conteneva grandi segreti di mercato, le caratteristiche dei giocatori che nessuno aveva ancora scoperto.
Con l’aiuto della Federazione era stato messo in piedi uri impianto satellitare che consentiva di seguire tutte le partite. Veniva immagazzinata una quantità enorme di dati e attraverso un software venivano passate al microscopio le azioni e le caratteristiche dei giocatori. «Lippi utilizzava questo materiale prima e dopo la partita». La tecnologia serviva per preparare la strategia e per correggere gli eventuali errori dopo averne preso atto anche in maniera visiva.
Eppure la sfida dell’uso in tempo reale ( un dato acquisito, ad esempio, nella pallavolo), Bacconi in Nazionale provò a vincerla con Arrigo Sacchi.
Praticamente, preistoria. L’Arrigo, si sa, era uno che precorreva i tempi, anche andando oltre il perfezionamento delle tecnologie. Racconta Bacconi: «Era il ’94, incombeva il Mondiale americano. E in alcune amichevoli sperimentammo un meccanismo all’epoca complicato. Varrella e io attraverso un software facevamo lo scout della partita. Sacchi, in comunicazione con noi dalla panchina, ci diceva cosa gli interessava rivedere alla fine del primo tempo. Noi tiravamo fuori tutti i dati e glieli consegnavamo nello spogliatoio. I giocatori ci guardavano incre-
duli. Alla fine rinunciammo a proporre la sperimentazione durante Usa ’94: la tecnologia non era perfetta, si rischiavano “buchi” a livello di comunicazione tra la panchina e noi».
Da «tecnico» del settore, Bacconi invita al realismo. E spiega: «L’informatica è uno strumento straordinario e può avere applicazioni che vanno abbondantemente al di là delle applicazioni sin qui normalmente compiute. Però, la differenza non è nel software ma è nel metodo scientifico. Perché il rischio è costituito da un uso improprio dello strumento: alcuni utilizzano la tecnologia senza credervi realmente, solo perché migliora l’immagine, la caratterizza con tratti di modernità.
Un allenatore che, invece, usa questi strumenti con metodo è Rafa Benitez: lui è uno che ha puntato sullo studio, sulle risorse che derivano dalla conoscenza, sul confronto con la tecnologia. Però ci sono in Italia tecnici meno conosciuti, che lavorano in realtà periferiche, semmai con povere risorse finanziarie che hanno puntato sull’innovazione. Un nome? Aldo Dolcetti, allenatore della Spal, in C2. Mi sembra che questa scommessa gli stia dando ragione anche dal punto di vista dei risultati.
Articolo raccolto qualche tempo fa dal “Corriere dello Sport – Stadio”
Articolo raccolto qualche tempo fa dal “Corriere dello Sport – Stadio” ai tempi di Mister Mario Beretta al Lecce.
La tecnologia fa ormai parte del quotidiano. Beretta: «Ma in campo ci vanno gli uomini»
Spuntò all’improvviso alla terza di campionato: il Lecce contro il Siena, Mario Beretta contro il suo passato. Sulle gambe di Massimiliano Canzi, invece, il futuro: il computer, oggetto familiare in sport come la pallavolo e la pallacanestro, decisamente meno usuale nel calcio. «Non sono un patito di computer, in linea di massima lo uso poco, però so che ci può dare una mano. Un mio collaboratore, Massimiliano Canzi, con lo strumento, invece, ha una grande dimestichezza e tre anni fa cominciammo a usarlo».
Mario Beretta raccolta con pacatezza, (con l’umiltà tipica dell’uomo una novità che altri, al suo posto, quelli che lucida-no la propria immagine con pazienza certosina, avrebbero spacciato per la rivoluzione del secolo. «Ma sia chiaro, in campo contro l’Udinese non ci va mica il computer e per fare risultato dovremo produrre una grande prestazione», sottolinea il tecnico, facendo sfoggio di realismo.
Il computer fa parte della quotidianità. Nel calcio, però, lo si guarda con una certa diffidenza. Forse perché il gioco stesso si presta poco alle schematizzazioni e la variabile del tocco fantasioso e improvviso, l’alito del genio, insomma, non può essere facilmente pianificato attraverso una raccolta di dati.
Ma non ci si può nemmeno opporre allo spirito dei tempi, fermare a mani nude la macchina a vapore della tecnologia trionfante. Aiuta, il computer, anche se poi, come dice Beretta quel che conta «è il lavoro sul campo, il rapporto con i calciatori». E aggiunge: «Io ho collaboratori estremamente reattivi ai richiami dell’innovazione. Un altro mio collaboratore, Carlo Garavaglia, venerdì mattina tiene una seduta di tecnica pura. E una cosa come questa i computer non la possono fare. Si tratta sempre di innovazione, anche se in questo caso le macchine non c’entrano».
Per essere un tiepido amante della tecnologia, Beretta è andato, però, piuttosto avanti. Il passo finale, il 21 settembre scorso, terza di campionato. Spiega: «Anche in questo caso la spinta è venuta dal mio collaboratore. Noi volevamo fare lo scouting, avevamo a disposizione un programma e così abbiamo deciso di provare. Durante il primo tempo, vengono raccolti tutti i dati e nell’intervallo do un’occhiata». E’ l’ultimo tassello della personale evoluzione tecnologica del tecnico del Lecce. Una marcia, peraltro, non particolarmente lunga. La racconta, in poche battute: «Abbiamo cominciato tre anni fa. Montavamo su dvd momenti significativi delle nostre partite e di quelle dei nostri avversari. Dieci, tredici minuti. E questo è stato il primo passo».
Inevitabile il secondo: «Dalle fasi di gioco, siamo passati al montaggio di immagini utili per illustrare le caratteristiche degli avversari, attaccanti, centrocampisti, difensori, portiere».
Andando avanti le tecniche si sono affinate: «Prima mettevamo tutto su dvd. Adesso abbiamo consegnato ai giocatori una chiavetta usb e loro si vedono tutto a casa». L’ultimo passo Beretta lo ha fatto poche settimane fa: lo scouting e l’uso in tempo reale del computer.
Ma non vuole enfatizzare la scelta: «Si tratta di un supporto perché, poi, la sostanza è data dall’esperienza, dalle emozioni, dal lavoro sul campo. E’ uno strumento che aggiunge qualcosa. D’altro canto, il computer lo usa anche il mio preparatore atletico, ad esempio per scaricare i dati dei cardiofrequenzimetri satellitari, per immagazzinare i dati utili alla programmazione dell attività fisico-atletica». Tutto semplice, tutto normale. Eppure nel calcio il computer continua a far notizia, al contrario di quel che avviene nella pallavolo, dove si usa da anni e dove un signore che risponde al nome di Julio Velasco dichiarava già negli anni Ottanta la sua «euforia» per le enormi possibilità del mezzo: «Ma in quelle discipline le operazioni di scouting sono più semplici».
A differenza di molti sport americani, nel calcio sopravvive, da parte di addetti ai lavori e dei tecnici sul campo, una certa diffidenza e sottovalutazione nello studio delle statistiche. La mentalità predominante è che il calcio, vivendo una serie di variabili infinite, non può essere analizzato se non marginalmente con i dati numerici. Una pregiudiziale che tuttavia, negli ultimi anni sta venendo meno, forte anche di molti allenatori che studiano e analizzano le statistiche della loro squadra.
Sino a qualche anno fa, analizzare i minuti in cui una formazione, ad esempio, subiva maggiormente gol o lo realizzava, era ritenuta una eccentricità. Oggi invece più di un tecnico professionista non prende sottogamba dati simili, elaborati grazie ai computer. Negli ultimi venti anni anche i giornalisti sportivi italiani hanno iniziato a dedicarsi a questa specializzazione, influenzati da eminenti colleghi come Giorgio Tosatti che amava iniziare le sue analisi proprio dalla base statistica. In Italia tra i più convinti assertori dell’importanza delle statistiche nel calcio vi è Antonio Roma, giornalista sportivo che proprio al dato matematico, ha fondato la sua lunghissima carriera nella carta stampata oltre che in radio e in tv.
Roma si dice convinto che nei prossimi anni le statistiche avranno un ruolo sempre più preponderante nel mondo del calcio. “Allenatori come Zdenek Zeman, ad esempio, hanno sempre tenuto presente di parametri statistici-spiega il giornalista sportivo Antonio Roma– per dare una visione globale alla lettura di un evento calcistico. Insomma, molto spesso per la preparazione di una gara ci si affida anche a note statistiche delle formazioni avversarie”. Allenatori che hanno chiaramente preso spunto dai loro colleghi d’oltreoceano, quindi non è escluso che nei prossimi anni potremo vedere sempre più laptop e computer portali in panchina ed addetti informatici con il compito di eleborare dati e proiezioni in tempo reale “Il tipo di reti che subisce la squadra – spiega Antonio Roma – se soffre particolarmente in una determinata zona del campo, se lamenta dei cali di concentrazione in determinati minuti di gara. Ed ecco che, da qualche tempo a questa parte oltre alla cronaca tipo di un evento calcistico, ci si affida anche a note statistiche di fine gara, anche per confermare con dati, spesso inoppugnabili, il reale andamento della stessa partita”.
Sei un allenatore di calcio o un addetto ai lavori? Sei un osservatore, un giornalista, un agente di calciatori o un appassionato dello sport più popolare al mondo?
E’ imminente l’uscita della prima versione gratuita di MisterManager, disponibile sia per Windows che per Linux ed in diverse lingue
MisterManager è un innovativo software calcistico che ti aiuterà nella tua attività di campo e non.
Vai alla pagina dedicata a Mister Manager Software
In questa prima versione:
Potrai scaricare il software gratuitamente nel sito di Mistermanager e iscrivendoti gratuitamente alla newsletter avrai l’opportunità di ricevere articoli e novità sul programma e i suoi aggiornamenti anch’essi gratuiti.
Attraverso un Forum dedicato potrai anche esprimere commenti e dare consigli per rendere il software sempre più utile e funzionale
Nelle prossime versioni, inoltre:
…e tanto altro
In merito a questa problematica, appare opportuno svolgere alcune brevi considerazioni in punto di risoluzione delle controversie tra allenatori e società.
Esiste, per gli allenatori, un organo specializzato a dirimere le controversie: è il Collegio Arbitrale presso la Lega Nazionale Dilettanti, organo permanente le cui decisioni non sono impugnabili.
Si sono verificati, però, alcuni casi in cui tecnici hanno preferito adire la giustizia ordinaria, con risultati tutt’altro che soddisfacenti: merita di essere menzionata la decisione del giudice di pace di Pieve di Cadore, emessa con sentenza il 30 settembre 2009, di accoglimento della domanda svolta dell’F.C. Cadore 1919, società veneta. La controversia era stata promossa da un ex-allenatore il quale rivendicava compensi a suo dire non percepiti dal club, partecipante al torneo di seconda categoria.
Il tecnico non aveva investito il Collegio Arbitrale presso la lnd perché decaduto dalla relativa azione che, come noto, deve proporsi entro il termine della stagione sportiva successiva rispetto a quella in cui il credito è maturato.
Il giudice di pace di Pieve di Cadore, in accoglimento dell’eccezione preliminare sollevata dalla società, che ne aveva eccepito l’incompetenza, ha dichiarato “il proprio difetto di giurisdizione e di competenza […] per automatica operatività di clausola compromissoria, come ribadito dalla costante giurisprudenza in materia”.
In altra controversia, avanti alla Corte d’Appello di Venezia, un allenatore dilettante aveva chiesto la condanna della società di appartenenza (partecipante al campionato di seconda categoria) al pagamento di compensi non percepiti.
Nell’accogliere l’appello della società, la Corte d’Appello ha sostenuto che “per entrambe le parti l’atto di associazione ha importato il riconoscimento e l’accettazione da parte del tesserato della normativa disciplinante l’ordinamento sportivo e delle regole peculiari dello sport di riferimento […] a seguito della libera, consapevole e volontaria decisione di aderire, con ciò limitando la propria autonomia nell’ambito sportivo […] essendo nullo il contratto de quo nell’ambito dell’ordinamento sportivo […] non è idoneo a realizzare la sua funzione secondo lo scopo perseguito dalle parti” (Corte d’Appello di Venezia – Sez. Lavoro, n. 173/06).
Pertanto, il consiglio per i tecnici dilettanti è quello di rispettare l’impegno assunto con il tesseramento, rivolgendosi, per ogni contenzioso, agli organi di giustizia interna, che garantiscono decisioni in tempi celeri senza esporsi a processi lunghi, dall’esito incerto e dai costi elevati.
di Mattia Grassani
da www.assoallenatori.it
I risultati agonistici derivano da un buon lavoro in allenamento. L’efficienza dell’allenamento dipende da una buona organizzazione e da un’alta qualità degli esercizi.
Principi per la scelta e l’organizzazione degli esercizi di tecnica
Chiarezza dell’obbiettivo
Ogni esercizio deve presupporre un chiaro obbiettivo,un compito che dovrebbe essere tratto dalle esigenze del gioco reale.Eseguendo l’esercizio,si preparano i giocatori a risolvere delle situazioni che si verificano in partita. È compito dell’allenatore guidare e motivare i giocatori in modo che possano applicarsi correttamente nell’esercizio e raggiungere l’obbiettivo che ci si è posti.
Molte ripetizioni – un feedback corretto
Le ripetizioni ed il feedback(informazioni di verifica) sono gli elementi più importanti per un efficace allenamento della tecnica. Gli esercizi dovrebbero proporre molte ripetizioni di ogni fondamentale che viene insegnato. Tuttavia,solo le ripetizioni eseguite in maniera corretta migliorano il livello prestativo.
Perciò,l’obiettivo di ogni esercizio deve essere controllabile. È una buona idea che i giocatori stessi controllino e valutino la realizzazione dell’obbiettivo dell’esercizio come un risultato visibile e/o quantificabile delle loro azioni(feedback diretto). Anche l’allenatore deve verificare i risultati,per essere in grado di dare commenti e correzioni.
Condizioni simili al gioco – esigenze adattate
Un esercizio dovrebbe presentare il più possibile delle condizioni simili al gioco,ma dovrebbe anche essere abbastanza semplice da permettere l’esecuzione corretta del fondamentale che bisogna apprendere o migliorare, così da raggiungere l obiettivo.Un esercizio dovrebbe essere simile al gioco, per quello che riguarda:
• La posizione ed i movimenti dei giocatori in campo(rapporto corretto con la rete), per avere il senso della posizione e delle distanze.
• Le traiettorie dei palloni(velocità,altezza,direzione).
• La cooperazione fra i giocatori per sviluppare la compressione e la distribuzione dei compiti (questo comprende la comunicazione verbale e gestuale ).
• I ruoli e le funzioni dei giocatori (in base ai sistemi di gioco e agli schemi della squadra)
• La qualità richiesta nell’esecuzione delle azioni(come quella della partita o migliore, senza errori con alta precisione).
• La complessità delle azioni(insieme delle componenti tattica,tecnica,fisica e mentali di un’azione di gioco)
• La varietà delle esigenze che riguardano le decisioni tattiche e/o l’esecuzione tecnica.
Tuttavia,le difficoltà poste dall’esercizio devono essere adeguate alle effettive capacità dei giocatori.
L’esercizio non dovrebbe essere più difficile o complesso di quello che i giocatori possono realizzare.Né dovrebbe essere più difficile di quanto sia necessario per il raggiungimento dell’obbiettivo che ci si pone.In ogni caso deve essere possibile esprimere e ottenere una tecnica corretta.
Un’azione principale – collegamento di una serie di azioni
In base all’obbiettivo,ogni esercizio dovrebbe comprendere un’azione principale.Questa è di solito
l’azione che risolve il problema della situazione di gioco. Questa azione principale dovrebbe rappresentare l’anello centrale di una catena di azioni che avvengono nella situazione di gioco.Almeno una situazione dovrebbe precedere l’azione principale ,ed un’altra dovrebbe seguirla,come nel gioco. È fondamentale che la qualità dell’azione principale sia alta .L’attenzione degli allenatori e dei giocatori dovrebbe concentrarsi prima e soprattutto su questa azione. L’unico criterio per stimare la qualità dell’azione principale è il gioco stesso.Non si dovrebbe mai permettere l’esecuzione di un’azione con una qualità peggiore di quella che si richiede in partita,dal punto di vista tecnico,tattico,fisico, e mentale.Scegliendo un esercizio, occorre considerare la sequenza di azioni sia dal punto di vista collettivo che da quello individuale.In molti casi è utile che l’allenatore (o il suo assistente ) si occupi di eseguire l’azione precedente (creare la situazione,controllare le esigenze,etc.) o quella successiva,come fungere da riferimento (bersaglio) o simulare la reazione della squadra avversaria. La sequenza delle azioni deve comprendere sia quelle che si svolgono con la palla ,che quelle senza.Solo se ci si occupa delle azioni senza palla si otterranno l’agilità e il dinamismo del gioco vero e proprio.Nel gioco reale,uno scambio di solito parte,o è condizionato,o dagli avversari,oppure viene diretto verso essi.Perciò in un esercizio bisogna comprendere un avversario che svolga una funzione attiva o passiva,a seconda dell’obiettivo dell’esercizio e delle capacità dei giocatori. L’avversario può essere simulato dall’allenatore,dal suo assistente o da compagni di squadra.
Ogni esercizio necessita di un ritmo
Nell’organizzazione e nella direzione di un esercizio,occorre tenere conto del fluire e del ritmo delle azioni.
Ogni esercizio ha bisogno di un suo proprio ritmo,che è legato all’obiettivo.Un ritmo giusto favorisce l’attenzione dei giocatori ed influenza la qualità delle azioni.Ogni interruzione che non è naturalmente prevista nel gioco impoverisce il processo di apprendimento,riduce la concentrazione limita i risultati.
D’altra parte,il ritmo di un esercizio deve rispondere a delle esigenze in termini di lavoro e recupero.Il rapporto fra lavoro e recupero è importante per il risultato.Occorrono molte ripetizioni, ma anche un’alta qualità.Per questo bisogna determinare con cura il numero e la densità delle ripetizioni, ed anche il tempo di recupero fra le azioni o le serie delle azioni.
L’esercizio deve essere interessante, impegnativo, agonistico.
L’esercizio deve rappresentare una sfida per i giocatori. Deve essere dinamico ed impegnativo,non solo fisicamente,ma soprattutto mentale ed essere interessante e stimolante. Ciò si può ottenere se gli esercizi incontrano le capacità dei giocatori e sono simili al gioco reale. Uno dei principali compiti degli esercizi è quello di contribuire allo sviluppo del comportamento agonistico più appropriato.Questo presuppone che esistano competitività e pressione mentale in ogni esercizio. Perciò,gli esercizi dovrebbero provvedere sfide fra giocatori o fra gruppi di giocatori:chi è il migliore, chi raggiunge l’obiettivo o il bersaglio per primo, etc.
Ogni esercizio come parte di una catena di esercizio
L’esercizio dovrebbe rappresentare una tappa in una serie di esercizi che portino, aumentando progressivamente le difficoltà, dal semplice (apprendimento) al difficile (miglioramento),fino agli esercizi simili alla situazione di gioco reale (perfezionamento), che riproducono completamente quello che avviene in partita.Ogni esercizio andrebbe ripetuto finche i giocatori non sono in grado di eseguirlo correttamente dal punto di vista tecnico-tattico,con grande regolarità e precisione, in base all’obbiettivo da raggiungere. Non bisognerebbe affrontare una maggiore,se non si è superata quella precedente.Il criterio di ogni tappa è la qualità adeguata alla prestazione da ottenere in partita, e la regolarità,almeno per quanto riguarda l’azione principale dell’esercizio.
All’esercizio dovrebbe essere assegnata una “parola chiave”, o un nome identificativo.
Questo evita lunghe spiegazioni,specie se l’esercizio viene usato frequentemente. L’allenatore deve solo annunciare l’esercizio usando la parola chiave o chiamandolo per nome,ed immediatamente i giocatori sanno cosa fare.Occorre solo specificare eventuali varianti o nuovi obbiettivi. È utile disporre, per gli esercizi adottati più frequentemente, di un disegno che mostri esattamente l’organizzazione dell’esercizio e le funzioni dei giocatori.Esso può essere affisso a una parete o tracciato su una lavagna, prima dell’inizio dell’allenamento, per dare ai giocatori un’idea chiara di quello che ci si aspetta da loro. Se ci sono obbiettivi misurabili, dovrebbero essere chiaramente annunciati o scritti sulla lavagna. I risultati di ogni esercizio (o di ogni serie) dovrebbero essere segnati sulla lavagna,registrati su un diario,e mostrati sotto forma di tabelle o di grafici. Questo motiva i giocatori e rende gli esercizi più competitivi.
Obbiettivi misurabili per l’allenamento della tecnica
Come abbiamo detto prima, negli esercizi è consigliabili presentare degli obbiettivi chiari, in termini di qualità e di ripetizioni.Questi obbiettivi esercitano una pressione metodica e rappresentano anche un carico mentale simile allo sforzo agonistico. L’obbiettivo può essere un “bersaglio”verso il quale inviare la palla. Questo ed altri obbiettivi simili possono essere dati ai singoli giocatori.Qui ci sono alcuni esempi:
1. Numero di azioni corrette da eseguire.Ad esempio: numero di servizi precisi,indipendentemente da quanto tempo occorra o da quanti tentativi siano necessari.
2. Numero di azioni corrette in un dato tempo.Ad esempio:chi colpisce più volte il bersaglio in 10’?
3. Numero di azioni corrette consecutive:dopo ogni errore od azione non corretta si riparte da zero.Per esempio:ricevere 10 palloni consecutivi precisi senza fare errori.Dopo ogni errore o una ricezione imprecisa si riparte da zero.
4. Come il precedente,solo che il numero di azioni corrette da eseguire viene aumentato di un’unità dopo ogni errore.Per esempio:inviare 10 servizi di fila verso un bersaglio senza commettere errori.Dopo il primo errore.si riparte da zero, e bisogna raggiungere 11 servizi a bersagli consecutivi
5. Numero di azioni corrette,con tentativi supplementari per ogni errore.Per esempio:eseguire 20 attacchi in 1° tempo.Per ogni errore o tentativo mal riuscito,bisogna eseguire altri 5 attacchi corretti.
6. Come il precedente, solo che i tentativi supplementari aumentano progressivamente ad ogni errore.Per esempio:difendere 10 palloni.Dopo ogni errore,bisogna difendere altri 2,dopo il terzo,tre,e così via.
7. Come il precedente,solo che i tentativi supplementari aumentano se l’errore è avvenuto alla fine della serie.Per esempio:eseguire 15 azioni corrette consecutive.Ogni errore,aumenta la quota di azioni corrette da eseguire consecutivamente. Per ogni errore sul punteggio di 13,14,o 15,tale quota aumenta di 5.
8. Raggiungere un determinato numero di punti. IL risultato dell’azione è valutato in base alla qualità.Per esempio:in ricezione,la palla precisa vale3 punti,quella imprecisa vale 1,l’errore vale –3.Obbiettivo:raggiungere 30 punti.Per aumentare la difficoltà:ottenere 30 punti su 40 servizi,e se non si raggiunge l’obbiettivo,si riparte da zero.Altro esempio:attacco contro muro.La palla che passa “pulita” vale 3 punti,il mani-fuori vale 2 punti, il tocco del muro vale 1 punto ,l’errore(palla fuori,in rete,murata etc.)vale –3 punti. Sfida:chi riesce ad arrivare a 20 punti col minore numero di tentativi?
9. Obbiettivi misti per lo stesso fondamentale nell’ambito della seduta di allenamento.Per esempio:10’ di ricezione.Chi riesce a fare più ricezioni precise?Tre serie di ricezioni consecutive(si parte da zero in caso di ricezione non precisa). 15 ricezioni secondo l’esempio n°6. Infine,due serie di ricezioni secondo l’esempio n°8 .
10. Obbiettivi per esercizi orientati tatticamente.Viene assegnato un bonus per il tentativo riuscito.Per esempio:una squadra attacca, l’altra difende.Se una squadra segna due punti consecutivi,ne ottiene un terzo come bonus.Quale squadra ottiene più punti su 30 servizi? Bonus per un punteggio particolare. Per esempio:oltre il punteggio di 10,ogni azione vinta dà un punto supplementare.Bonus per una data azione .Per esempio:un ace al servizio dà 2 punti,oppure ogni contrattacco vincente vale un punto in più.Penalizzazione per una data azione.Per esempio: un errore in ricezione,o un attacco murato, o una difesa mancata senza tentativo,vengono puniti assegnando un punto in più agli avversari.
11. Punteggi differenziati per esercizi tattici o per giochi di allenamento. Handicap: una squadra parte da un punteggio inferiore.Per esempio:la squadra migliore parte dal punteggio di 0-5 per gli avversari. Oppure,la squadra che ha perso un set inizia il successivo con un vantaggio identico a quello raggiunto dalla squadra avversaria nel set precedente.Ad esempio:dopo aver perso il primo set per 21-25, la squadra parte dal punteggio di 4-0. Bonus per tattica riuscita.Per esempio: un punto supplementare per ogni combinazione di attacco riuscita sulla ricezione della battuta. Oppure,bonus per ogni contrattacco seguente un muro passivo.
L’allenatore creativo troverà molte altre possibilità per fissare obbiettivi che stimolino la prestazione dei giocatori e creino un’atmosfera agonistica.
Conclusione di un esercizio
All’interno di un esercizio,ogni azione dovrebbe concludersi in modo “naturale”(come in partita).Non ci deve essere un finale contrario alle regole o al naturale fluire del gioco.Ogni esercizio o ogni serie di ripetizioni dovrebbe concludersi con un tentativo riuscito(d’accordo con l’obbiettivo dell’esercizio), indipendentemente da quante ripetizioni occorrano o da quanto tempo necessiti. Tuttavia, un esercizio dovrebbe essere interrotto o concluso se non si è in grado di raggiungere il livello qualitativo richiesto.
Norme comportamentali per i giocatori durante gli allenamenti
Esercizi
Per garantire qualità e sicurezza all’esercizio,i giocatori devono osservare le seguenti norme:
• Quando inizia l’esercizio,i giocatori,il campo(o i campi) e tutta l’attrezzatura necessaria devono essere pronti e in posizione.
• I giocatori devono correre per recuperare i palloni, non camminare o andare a zonzo.
• Non esistono pause per riposare o sedersi durante l’esercizio, se l’allenatore non ne ha dato ordine.
• Nessun giocatore deve lasciare il campo durante l’esercizio senza permesso.
• I giocatori devono controllare le loro emozioni. Non dovrebbero mostrare rabbia, collera, disappunto, frustrazione etc. Sono permesse emozioni moderate e positive.
• Ogni giocatore che non viene coinvolto direttamente dall’esercizio deve assistere i propri compagni di squadra per raggiungere gli obbiettivi dell’esercizio,supportando l’organizzazione dell’esercizio stesso e/o incitando.
• Ogni giocatore deve impegnarsi a rendere come in partita,se non di più.
• I giocatori sono responsabili,come l’allenatore, dell’andamento dell’esercizio e della prevenzione di incidenti.
Funzioni dei giocatori e abilità per l’organizzazione dell’esercizio
A parte i giocatori attivamente coinvolti nell’esercizio,ne sono necessari diversi altri che aiutino dal punto di vista organizzativo.Questi giocatori sono scelti dall’allenatore e devono soddisfare delle funzioni specifiche per assicurare che:
• La continuità e il ritmo dell’esercizio vengano mantenuti.
• I palloni che rotolano o che rimbalzano non mettano in pericolo o disturbino gli allenatori e i giocatori impegnati attivamente nell’esercizio.
• I carrelli dei palloni siano sempre pieni e si trovino nel posto giusto;l’allenatore sia rifornito adeguatamente di palloni in modo che si possa concentrare sui fondamentali che sta eseguendo e sul controllo dell’esercizio.
È utile formare diversi gruppi di giocatori per ogni esercizio,e cambiare le loro funzioni dopo un certo tempo o un determinato numero di ripetizioni.Questo aiuta l’allenatore a determinare il carico di lavoro per ogni particolare esercizio.Per esempio:se ci sono sei giocatori coinvolti attivamente nell’esercizio e altri sei che hanno funzioni di aiuto,il rapporto fra tempo di lavoro e di recupero sarà 1:1,se sono quattro i giocatori che lavorano attivamente,e otto che aiutano,il rapporto sarà 1:2.Se i giocatori di supporto svolgono bene il loro ruolo,i giocatori che stanno lavorando attivamente nell’esercizio potranno concentrarsi completamente la loro attenzione ed i loro sforzi sul loro compito principale ,cioè l’esecuzione migliore possibile delle loro azioni. Ma,a parte questo ,essi devono anche contribuire a mantenere la continuità dell’esercizio,assicurando che nessuno sia disturbato nel proprio impegno. Tutti i giocatori devono apprendere e controllare le capacità tecniche necessarie per svolgere le funzioni di supporto. Esse sono: recupero dei palloni, fornire i palloni, fare da riferimento.
Recupero dei palloni
I giocatori che si occupano del recupero dei palloni sono piazzati in campo in modo da poter raggiungere, afferrare e raccogliere i palloni che sono utilizzati nell’esercizio.Essi devono evitare che l’esercizio possa essere interrotto o disturbato, o che i compagni di squadra possano essere messi in pericolo a causa di qualche pallone che sfugge al loro controllo.
Afferrano, raccolgono forniscono i palloni ai compagni che li mettono nel carrello, o che li passano direttamente a chi si occupa di rimetterli in gioco. Quando la distanza fra i giocatori non è troppo grande, i palloni possono essere passati facendoli rimbalzare, in modo che arrivano all’altezza delle braccia anche agli altri giocatori, che li possono in tal modo afferrare facilmente.
Devono proteggere i giocatori impegnati nell’esercizio o l’allenatore per prevenire ogni tipo di pericolo o infortunio.
Non devono lanciare i palloni (per evitare ogni pericolo o interruzione dell’esercizio).
Fornire i palloni
I giocatori che si occupano di fornire i palloni li prendono dal carrello o dai giocatori che li raccolgono, e li porgono all’allenatore da dietro, appoggiandoglieli all’altezza delle anche, così che lui li possa afferrare senza guardare o cercare.
Se il giocatore che fornisce i palloni non si trova vicino all’allenatore, può fargli arrivare la palla con un passaggio rimbalzato a terra,fatto in modo che questo gli giunga all’altezza delle anche, ma solo se l’allenatore ma mostra di essere pronto ad afferrarla.
Di solito ,il giocatore che fornisce i palloni conta le ripetizioni dell’esercizio o le azioni eseguite, ed annuncia il raggiungimento del numero prestabilito di palloni utilizzati,o di ripetizioni realizzate. Se un certo numero di tentativi o di ripetizioni è stato fissato,i giocatori che forniscono i palloni devono assicurarsi che nel carrello sia presente la qualità di palloni necessaria per soddisfare le esigenze dell’esercizio.Per cui,quando il carrello resta vuoto,la serie è finita.
Fare da riferimento
I giocatori che fungono da supporto possono essere utilizzati come riferimenti.
I giocatori che fanno da riferimento sono di solito posti nel punto o nell’area che viene intesa come bersaglio. Essi hanno funzione di bersaglio, prendono i palloni e li passano ai raccoglitori di palloni o a quelli che riforniscono l’allenatore stesso, oppure agiscono da giocatori, curando il proseguimento dell’azione.
È utile che i giocatori che fanno da bersaglio diano delle informazioni ai compagni sulla qualità delle azioni svolte (di solito, le azioni “principali” dell’esercizio), valutando, conteggiando e annunciando il numero di tentativi riusciti o falliti.
In alcuni casi, i giocatori che fanno da riferimento possono rivestire il ruolo di avversari,e fornire delle risposte tramite le loro reazioni (per esempio murando un attacco,ricevendo una battuta etc.).
Aiuto nell’allenamento
L’efficienza degli esercizi può essere migliorata utilizzando dei materiali speciali.Tali aiuti dovrebbero essere disponibili in ogni palestra o campo da gioco,e preparati all’occorrenza prima che abbia inizio l’esercizio.Sono consigliate le seguenti attrezzature di supporto:
• Lavagna o gesso,o meglio ,una lavagna magnetica,per spiegare l’organizzazione dell’esercizio prima che questo abbia inizio. Una compressione chiara dello svolgimento e dell’organizzazione di un esercizio ne migliora i risultati.
• Carrelli (cesti,scatole etc), per raccogliere i palloni.Per molti esercizi,sono necessari più carrelli.
• Una piattaforma stabile,sopra la quale possano stare l’allenatore o i giocatori per attaccare murare, battere, etc. E’ consigliabile una piattaforma che sia adattabile in altezza.Una tavola ,o una cassetta, o una pila di materassini, possono servire allo scopo.
• Un pannello (mobile, inclinabile, adattabile in altezza) che faccia rimbalzare i palloni che vengono schiacciati o lanciati contro di esso. In alcuni casi si può utilizzare parete piena,al posto di un pannello.
• Delle barriere mobili,per fermare e/o incanalare i palloni che rotolano o che cadono,dirigendoli verso i giocatori che li devono raccogliere. Questo aiuta ad evitare che ci siano che disturbino l’esercizio o che mettono in pericolo i giocatori in azione. Porte da pallamano, plinti, panchine o anche materassini possono soddisfare questo scopo.
• Bersagli e segnali. E’ utile tracciare i bersagli,il tragitto che devono compiere i giocatori, la traiettoria dei palloni, le righe per segnare campi ridotti o porzioni di campo. Materassini casette, ostacoli, tavole, sedie, cerotto, palloni, antenne della rete, o anche attrezzi sportivi, funicelle, gesso e molte altre cose si possono usare a questo scopo.
Ci sono molte possibilità,per un allenatore dotato di creatività,per migliorare l’efficienza degli esercizi utilizzando mezzi o attrezzi ausiliari. Tuttavia, non c’è bisogno di fare spese per apparati sofisticati (come le macchine “spara – palloni”). Quasi tutti gli esercizi diventano efficaci con l’ausilio di aiuti metodologici semplici,e se sono eseguiti con spirito agonistico da parte dei giocatori,sotto il controllo dell’allenatore.
Il riscaldamento pre-gara è un momento importante da gestire in maniera attenta e minuziosa sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico, non tralasciando nessun aspetto, dalla scelta più opportuna delle scarpe a quella del vestiario. Infatti, la cura del guanto (che deve essere pulito e in condizioni ottimali), la decisione di indossare pantaloncini corti o pantaloni lunghi a seconda delle condizioni meteorologiche e del fondo del campo, e tante altre piccoli “grandi “ dettagli, devono permettere al portiere di scendere in campo fisicamente e direi soprattutto mentalmente sicuro e tranquillo, in modo che l’attenzione sia riversata esclusivamente sulla partita da disputare.
Deve poi seguire un adeguato programma di riscaldamento fisico in modo da portare l’atleta ad iniziare l’incontro calcistico nelle migliori condizioni. Tale preparazione comincia circa 35-40 minuti prima della possibile chiamata all’appello dell’arbitro.
Gli indumenti da indossare non devono essere quelli di gara e quindi bisogna prevedere un cambio completo che ci permetta di entrare poi in campo asciutti e puliti.
La fase di riscaldamento vero e proprio prevede poi 7 fasi distinte:
1ª Fase
Messa in moto del fisico con i piedi (5-6 minuti)
In questa fase il portiere esegue con l’aiuto del preparatore o del suo secondo una serie di passaggi semplici di piede, calciando il pallone di prima, con due tocchi, al volo, a mezz’altezza, di collo, di piatto. Il tutto và fatto in modo tranquillo, giusto per iniziare a prendere dimestichezza con il terreno di gioco e con il pallone.
2ª Fase
Vascolarizzazione e allungamento della muscolatura (7-8 minuti)
Fase molto importante in cui si inizia il vero e proprio riscaldamento del corpo. In questa fase si alternano esercizi di presa del pallone restando fermi sul posto coadiuvati sempre da un compagno. Si cerca di interessare tutte le fasce muscolari eseguendo le esercitazioni ad un buon ritmo. Curare poi tra un esercizio ed un altro la fase di stretching che deve essere adeguatamente eseguita.
3ª Fase
Esercizi con la palla in porta (7-8 minuti)
Iniziare con esercitazioni per la presa facendo calciare il nostro aiuto sulla persona e concentrandosi sulla presa ottimale del pallone. Passare poi a delle prese fatte solo con spostamenti laterali con palloni lanciati rasoterra, a mezz’altezza, rimbalzanti. Analogamente passare a palloni lanciati nella stessa sequenza ma questa volta andando in tuffo. Gli interventi devono essere svolti nella misura di 4-6 ma alla massima velocita’, consentendo sempre un adeguato recupero. Prevedere anche un’esercitazione per la reattività che può essere ad esempio eseguita ponendosi spalle al compagno in porta girandosi ad un suo cenno vocale e parando il pallone lanciato nella nostra direzione.
4ª Fase
Palle alte (7-8 minuti)
Il portiere si sistema in porta e và in uscita alta su cross del preparatore o del suo secondo eseguiti da varie direzioni
5ª Fase
Tiri in porta (4-5 minuti)
Sempre in porta ma questa volta vengono effettuati una serie di tiri
6ª Fase
Rinvii (3 minuti)
Il portiere effettua alcuni rinvii dal fondo, alcuni rinvii con palla in mano ed alcuni rilanci su passaggio indietro.
A questo punto termina la fase di riscaldamento e il portiere può tornare nello spogliatoio per iniziare la vestizione -gara. Dopodiché ha inizio la 7ª ed ultima fase del nostro programma che riguarda la preparazione mentale.
7ª Fase
Preparazione mentale (3-4 minuti)
L’allenamento mentale è importante perché consente di correggere eventuali pensieri che possono influire sulla prestazione. Il controllo della mente porta il portiere a trovarsi pronto, sicuro di se stesso. Il portiere deve eliminare agitazioni o paure in modo tale da concentrarsi solo ed esclusivamente sulla prestazione. In questa fase, anticipa mentalmente i movimenti che potrebbe eseguire durante la partita secondo la loro successione, immaginando la parata finale.
Ogni dettaglio và immaginato e mentalmente ripassato: sistemare la barriera, ricercare la posizione, immaginare il tiro, effettuare una presa alta, ecc.. Tutto questo deve essere attivato nel minor tempo possibile, in modo tale da migliore i tempi di risposta, e immaginare il tutto porta il cervello in una condizione di allerta che lo rende più pronto nel memento in cui bisogna effettuare il gesto tecnico più appropriato alla situazione che si verrà a creare.
Gino De Luca
Allenatore di base e preparatore dei portieri.
L’inizio della stagione sportiva per una squadra di calcio è una delle fasi più delicate ed importanti dell’anno, in quanto proprio in tale periodo si gettano le basi sulle quali costruire un campionato.
Ciò vale per la preparazione fisica, che deve essere calibrata con gran cura ed equilibrio, in modo da arrivare gradatamente alla migliore forma, per garantire la massima continuità e assicurare il top della condizione in occasione degli “appuntamenti che non si possono sbagliare”.
È valido, altresì, per quanto riguarda la componente tattica, che proprio in quel periodo è esaminata, esercitata e messa a punto, per consentire ai giocatori di apprendere e all’allenatore di valutare la più ampia ed appropriata gamma di soluzioni tattiche a disposizione. Ma, non di meno, è soprattutto determinante la cura dell’aspetto psicologico, che un allenatore deve perseguire, cercando di fare una valutazione complessiva sia del singolo giocatore e sia della squadra.
In altre parole, non si devono considerare solo gli aspetti strettamente specifici (tecnici, tattici e fisici) del calcio: chi sa tirare, stoppare, passare la palla, chi sa coprire o aggredire gli spazi, chi è veloce, forte, resistente ecc.; si deve prestare particolare attenzione anche alle componenti intellettive, caratteriali, motivazionali e di relazione rispetto all’ambiente, alla società, all’allenatore stesso ed ai compagni.
Saper valutare il carattere dei singoli giocatori, le relazioni che intercorrono tra loro, le dinamiche di gruppo esistenti diventa fondamentale per individuare eventuali leader positivi e negativi all’interno di una squadra, ossia chi con il suo modo di essere e di rapportarsi con i compagni funge da elemento aggregante e trascinante e chi, invece, in prospettiva potrebbe generare problemi e avere la tendenza a disgregare il gruppo o comunque a ostacolare la coesione.
L’individuazione immediata del carattere e delle capacità intellettive dei singoli giocatori nell’ambito della squadra è un importantissimo elemento di valutazione: la “forza” o “debolezza” caratteriale, l’intelligenza, l’intuito di un giocatore possono essere effettivi o presunti e solo con il tempo e con il verificarsi di particolari situazioni probanti si possono avere validi riscontri.
Porre attenzione a questo aspetto permette, quindi, all’allenatore di calcolare e prevedere effetti e reazioni del singolo e del gruppo ai suoi comportamenti e alle sue decisioni.
In pratica, prima il mister riesce a inquadrare un suo giocatore sotto il profilo del carattere, dell’intelligenza e del modo in cui si relaziona con gli altri, prima saprà come comportarsi con lui, come parlargli, che cosa dirgli, come “gestirlo”.
Uno degli obiettivi che il mister deve perseguire, per formare il cosiddetto “spirito di gruppo”, è quello di favorire e alimentare in ciascun giocatore, se non l’amicizia, almeno la stima, il rispetto e la predisposizione al sacrificio (in termini calcistici, s’intende) nei confronti di tutti gli altri compagni: una squadra, infatti, è formata da individualità spesso profondamente diverse tra loro che vanno assemblate non solo in senso tecnico-tattico, ma anche dal punto di vista relazionale.
Il mister, quindi, deve essere capace di osservare le dinamiche del gruppo, intervenendo, con discrezione, solo laddove le relazioni interpersonali potrebbero rischiare di pregiudicare l’equilibrio e l’armonia del gruppo stesso o di parte di esso.
Sottolineo l’espressione “con discrezione”, in quanto non va dimenticato che l’allenatore, per quanto possa costituire un punto di riferimento per i giocatori, resta sempre, per così dire, un “estraneo”, un “altro” da loro.
Inoltre, nell’indispensabile bagaglio dell’allenatore, vi devono essere, oltre che una specifica competenza tecnico-tattica, anche alcune caratteristiche di buon comunicatore.
Infatti, ho riscontrato che i messaggi trasmessi da forme di comunicazione non verbale sono ben più incidenti rispetto a quelli verbali, per cui è consigliabile pensare bene prima di agire, poiché sono proprio le nostre azioni, anziché le nostre parole, a offrire i messaggi migliori: mancare o arrivare tardi agli allenamenti e alle partite, dirigere le sedute con scarsa voglia, non trasmette certo valori di disponibilità o d’impegno, sostituire, in ogni occasione, gli stessi giocatori, adducendo ogni volta una scusa diversa, non è certo esempio di sincerità.
Per ottenere il massimo dai giocatori, il mister deve usare le armi dell’autorevolezza, ovvero dimostrare di conoscere la materia-calcio, di saper coinvolgere appassionare i giocatori in quello che stanno facendo, di credere nelle cose che dice, di essere coerente con le proprie idee, di essere imparziale ed equo nelle decisioni e nelle valutazioni.
Tutt’altra cosa è l’autoritarismo, dietro il quale non di rado si nasconde, in realtà, insicurezza ed incapacità di instaurare un rapporto equilibrato con i giocatori: dire ad un giocatore “si fa così perché lo dico io”, significa alzare un muro di incomunicabilità che non può che creare malumori e tensioni all’interno del gruppo e perdita di entusiasmo e collaborazione.
Sulla base dell’esperienza vissuta durante la mia attività di allenatore di squadre di varie categorie dilettantistiche e di settore giovanile, ho maturato alcune considerazioni, che ora propongo come spunti per conseguire un miglioramento della propria capacità di dialogo con i giocatori:
• -prima di incontrare un nuovo gruppo si potrebbe inviare una lettera o telefonare a ogni calciatore per ben presentarsi ed instaurare un primo rapporto di comunicazione, consigliando alcuni esercizi fisici per mantenere una certa confidenza con l’attività sportiva;
• -riprendere periodicamente con la telecamera i giocatori durante una partita fatta, per poi rivedersi assieme, potrebbe essere un modo per far meglio comprendere i miglioramenti individuali e di squadra raggiunti;
• -eseguire periodicamente dei test (tecnici, coordinativi, fisici e situazionali) evidenziando pregi e difetti;
• -far scrivere ad ognuno la propria “formazione ideale”, oltre che divertire, può farci rendere conto delle dinamiche sociali del gruppo squadra.
Comunque, ritengo molto importante dedicare alcuni minuti del primo allenamento settimanale per discutere dell’ultima partita giocata: in questo caso, la partecipazione dei giocatori diventa fondamentale, in quanto troppo spesso, in questi casi, si assiste a veri e propri monologhi degli allenatori, soprattutto nei settori giovanili.
Invece, bisognerebbe stimolare l’intervento dei giocatori con domande del tipo: “come avete visto la partita?”, “come abbiamo gestito il possesso palla?”, “come abbiamo gestito le fasi difensive?”, “quali sono stati gli aspetti positivi della partita?”.
Aspettarsi un’iniziale situazione d’imbarazzo è più che normale, insistere incentivando la discussione è fondamentale. Accettare la vittoria e la sconfitta come elementi di normalità del gioco, analizzandone gli aspetti positivi e negativi, deve essere motivo di crescita importante, cercare i rimedi agli errori, discutendone assieme, deve diventare un imperativo imprescindibile.
La comunicazione non può ovviamente, prescindere dalla qualità del gioco di squadra: pensare di istituire un modello di alta partecipazione ed elevato coinvolgimento emotivo, in un modello di squadra prevalentemente basata su di un gioco ispirato solamente dalle qualità individuali e non collettive, è pura fantasia.
Tutti i giocatori devono contribuire alle fasi offensive e difensive, per cui è bene che, anche durante gli allenamenti, queste esigenze siano considerate e che, nell’attività di riscaldamento, nelle situazioni di gioco e nei giochi a tema, siano opportunamente sottolineate dall’allenatore: il possesso palla, i movimenti senza palla coordinati, la ricerca, la creazione, nonché la difesa degli spazi in modo collettivo, sembrano essere principi necessari al coinvolgimento di tutti gli elementi della rosa.
Alla fine, dunque, la tattica migliore per gestire il gruppo in modo efficace, è proprio il saper comunicare con i propri giocatori, i quali, bisogna ricordarlo, sono i veri artefici delle prestazioni sportive di una squadra di calcio.
Maurizio Ciani
Allenatore di Base
Vorrei innanzitutto richiamare l’attenzione sul fatto che molti in Italia sono concordi nel sostenere che il livello del gioco del calcio stia progressivamente peggiorando. La causa principale risiede, a mio avviso, nella rinuncia, da parte di molti allenatori, ad effettuare coi ragazzi un serio lavoro sui fondamentali di base già nelle fasi iniziali della preparazione calcistica, in favore di tendenze che privilegiano la componente ludica, la preparazione fisica e la ricerca di giocatori talentuosi.
A tal proposito cito opinioni autorevoli, rispettivamente di Pierluigi Busatta e di Bruno Bolchi, i quali affermano che ad oggi “non si trova il tempo, né si ha la voglia, o peggio, la capacità per far crescere i ragazzi, per prepararli al compito che saranno chiamati ad affrontare”: e che “gli allenatori dei settori giovanili da una quindicina di stagioni hanno quasi tutti sposato le nuove idee abbandonando l’insegnamento della tecnica”. Durante il convegno “Psicomotricità in scena. Milano 2000”, si è inoltre affermato che “l’atmosfera ludica non può e non deve ledere la componente tecnica dell’intervento educativo, ma deve rinforzarla”. Ciò che si nota è una crescente confusione tra specializzazione precoce e istruzione tecnica che ha portato sostanzialmente all’abbandono dell’insegnamento di abilità motorie e coordinazioni specifiche. Non solo: si nota una prevalenza del metodo induttivo su quello deduttivo, ossia la tendenza degli allenatori a spingere i ragazzi a trovare da soli le soluzioni, senza insegnare loro come coordinarsi, quali movimenti fare, quali punti d’impatto del piede utilizzare per colpire la palla, senza essere loro a dedurre dalla propria formazione di base il sistema per risolvere le situazioni.
Emerge oggi nel mondo del calcio la necessità di maestri appassionati, d’istruttori capaci d’indicare ai ragazzi una direzione, applicando un metodo d’insegnamento che li prepari nei fondamentali e che faccia emergere il talento di ciascuno: un metodo in grado di rispondere a domande concrete che nascono dalle diverse situazioni e che chiarisca la ragione d’ogni singolo movimento e gesto. È necessario recuperare la capacità d’insegnare la tecnica calcistica e farla apprendere correttamente.
Il fatto è che molti allenatori sono disorientati e non sanno né insegnare né addirittura come si calcia correttamente, ignorando quali siano i fondamentali di base, i movimenti individuali e di collaborazione, quali schemi si formino nella loro attuazione e come si possano comporre. Semplici domande restano senza risposta, ad esempio: qual è il giusto punto d’impatto per l’interno del piede, l’incavo o la caviglia interna sotto il malleolo? È corretta la conduzione in avanti della palla con l’esterno del piede? Il collo pieno è un fondamentale di base o piuttosto un tiro pericoloso che può creare traumi alle dita e distorsione della caviglia? Qual è il punto d’impatto per tirare d’interno collo e qual è la didattica per insegnarlo correttamente?
Un livello ulteriore si delinea poi se parliamo di tecnica applicata (tattica individuale), laddove si aprono questioni ancora più rilevanti e dibattute: come ci si muove in campo e come ci si smarca con i compagni? Quali e quanti sono i tipi di smarcamento? Come si assimila la geometria per capire zone-luce e zone-ombra? Come si fa ad essere creativi muovendosi in campo senza inventarsi tutto ogni volta? A tutte queste domande occorre dare risposte concrete mediante un metodo d’insegnamento che dia certezze e che non privilegi un aspetto particolare della realtà in sfavore di un altro.
Il metodo dei movimenti fondamentali
Opinioni come quelle di Busatta e Bolchi rappresentano a mio avviso una provocazione costruttiva che dovrebbe interessare tutti coloro che amano questo sport e in particolare gli allenatori dei settori giovanili appassionati al loro mestiere che hanno invece qualcosa da insegnare. In me – che ritengo di far parte di questo gruppo – è stata la presa di coscienza di ciò che è oggi il calcio italiano nella pratica sul campo a far scattare la molla che mi ha indotto a ricercare e sviluppare negli anni un vero e proprio metodo d’insegnamento del gioco del calcio. In vent’anni di studio e lavoro sul campo è nato il metodo dei movimenti fondamentali (mf): un metodo che parte dall’osservazione dell’esperienza e che per questo mira a non eliminare nessun fattore in gioco, quindi neanche la tecnica.
Tecnica che, al contrario, rappresenta in realtà il fulcro del metodo mf, ma in modo nuovo e adeguato alle esigenze di velocità, potenza e precisione che caratterizzano il mondo del calcio oggi. Ho sviluppato di conseguenza schemi teorici ed esercitazioni pratiche di tecnica in movimento, ovvero di tecnica applicata in situazione di gioco.
Per tecnica in movimento s’intende l’utilizzo dei fondamentali di base per risolvere dinamicamente la situazione concreta con un’esecuzione rigorosamente tecnica, in considerazione del fatto che, a causa del continuo mutare delle condizioni di gioco, e in particolare del costante pressing degli avversari, il giocatore è costretto ad effettuare, da solo o con i compagni, continui cambi di direzione e di coordinazione. Ne consegue che a ciascun fondamentale di base deve corrispondere un movimento preliminare.
Ecco dunque come definire i movimenti fondamentali del gioco del calcio: essi rappresentano movimenti complessivi formati da un movimento preliminare (tattico) e da un fondamentale di base (gesto tecnico dato da coordinazione-esecuzione) e sono riconducibili a cinque movimenti fondamentali individuali (mfi) e cinque movimenti fondamentali di collaborazione (mfc).
I mfi sono i movimenti che il giocatore fa quando, per evitare un avversario, cambia direzione e si differenziano a seconda del tipo di fondamentale di base utilizzato – nell’ordine: piatto, interno collo, esterno collo, pianta del piede– dando luogo rispettivamente a:
1. avanti e indietro
2. andare a destra
3. andare a sinistra
4. tutto a destra/tutto a sinistra
5. tirare indietro.
I mfc sono movimenti che il giocatore deve necessariamente fare insieme ai compagni per collaborare con loro e che danno luogo dinamicamente agli schemi fondamentali, ovvero alla modellizzazione geometrica di tutto il gioco. Con l’applicazione dei mfc
1. corsa parallela
2. incrocio
3. treccia
4. sovrapposizione
5. uno-due
si assimilano le modalità per smarcarsi in precise zone-luce con esercitazioni che valorizzano le capacità individuali con le abilità motorie specifiche (passaggio, smarcamento, ricezione in successione).
I movimenti fondamentali sopraelencati costituiscono le ‘note musicali’ del gioco del calcio, poiché sono il fondamento di tutta la tecnica applicata in situazione di gioco e sono legati tra loro da nessi precisi che riconducono tutta la geometria a un comune denominatore.
Una preoccupazione educativa
Vorrei ora spiegare perché il metodo dei movimenti fondamentali, così come ogni proposta autenticamente nata dall’osservazione della realtà, è un tentativo d’indicare chiaramente ai ragazzi una direzione per sviluppare le capacità tecnico-tattiche e far emergere il talento.
Innanzitutto, se il metodo non trascura l’insegnamento della tecnica, significa che viene recuperata la capacità di trasmettere la tradizione sulla quale si fonda il gioco del calcio così come è nato in origine, senza aggiungere artifici; in secondo luogo, le esercitazioni specifiche del metodo, che rispecchiano situazioni reali che avvengono normalmente in partita, portano all’effettivo miglioramento tecnico-tattico individuale e collettivo. Così si sviluppano naturalmente gli schemi motori più importanti, ovvero correre e calciare, rispettando i tempi d’apprendimento di ogni allievo.
I giovani calciatori debbono essere messi in condizione di condurre, trasmettere e ricevere la palla con entrambi i piedi, con specifici punti d’impatto e precise modalità d’attuazione, debbono saper eseguire tutti i movimenti in velocità, con precisione, effettuare gesti tecnici rapidi sapendo differenziare la potenza e collaborare con cognizione e consapevolezza.
Il metodo dei mf è inoltre caratterizzato da una grande semplicità didattica, data dalla modellizzazione d’ogni movimento: da questo punto di vista la pratica sul campo è fondamentale perché, insieme a spiegazioni e chiare dimostrazioni, facilita ogni tipo di allievo, dal bambino piccolissimo al professionista.
La conoscenza della geometria del gioco permette poi di simulare situazioni, di comporre i movimenti o di scinderli e verificare oggettivamente il lavoro svolto. Gli allenatori e gli istruttori hanno una base concreta per il corretto insegnamento-apprendimento di tutti i movimenti che servono per giocare e debbono trasmetterla gradualmente ai ragazzi, avendo cura d’insegnare innanzitutto i movimenti e solo successivamente inserire la difficoltà della velocità d’esecuzione. Con l’applicazione della tecnica, infatti, non si può andare più veloci delle proprie possibilità, perché si sbaglierebbe l’esecuzione.
Il lavoro dell’istruttore dev’essere infine guidato da una preoccupazione educativa essenziale: alla competenza tecnica d’alto livello deve accompagnarsi il rispetto per i tempi d’apprendimento di ciascun allievo. I ragazzi vengono così impostati correttamente, imparano a muoversi in tutte le direzioni, utilizzano entrambi i piedi con sicurezza esecutiva e velocità, con geometrie precise e visione strategica del gioco: ma è altresì vero che solo la pazienza, la passione per la crescita dei propri allievi, all’interno di un lavoro serio e continuativo, possono far emergere le qualità individuali.
Per questo sarebbe opportuno un confronto – anche sul campo – con tutti gli allenatori mossi dalla stessa passione pedagogica per definire metodo, regole e soprattutto le esercitazioni specifiche per valutare l’insegnamento-apprendimento della tecnica calcistica.
Roberto Scandroglio, Allenatore di Base
di Ottmar Hitzfeld *
Prima di parlare delle competenze dell’allenatore voglio parlare della posizione che esso occupa nel calcio.
L’allenatore è in bilico tra la considerazione e la stima dei suoi giocatori, del club, della stampa; a volte è stimato, lodato, apprezzato, altre volte (molto più spesso a dir la verità) rifiutato, criticato, disprezzato ed in ultimo esonerato.
Così come è responsabile di sconfitte e cattiva classifica, d’altra parte è figura paterna ed eroe nei successi.
E’ un dato di fatto che la stima nei confronti dell’allenatore non sia basata sul suo lavoro quotidiano, ma solo sul momentaneo successo o insuccesso.
Rapporto con i giocatori
L’allenatore occupa vari ruoli, il più importante dei quali è il rapporto con il giocatore. I giocatori nutrono aspettative nei confronti dell’allenatore e l’allenatore nutre aspettative nei confronti dei giocatori.
Aspettative dei giocatori: il tecnico deve possedere competenza tecnica e tattica, capacità di relazionarsi con loro, neutralità, sensibilità per i problemi dei singoli giocatori.
Queste competenze vengono applicate differentemente dal tecnico a seconda che questi si trovi in campo d’allenamento, sul terreno di gioco prima, durante e dopo la partita, negli spogliatoi e così via.
L’allenatore deve anche avere una personale linea di condotta nei confronti degli aspetti che coinvolgono la vita privata dei giocatori.
Aspettative dell’allenatore: l’allenatore si aspetta sempre il massimo impegno da parte del giocatore, competenza tattica e visione di gioco. Si aspetta anche obbedienza agli ordini impartiti, capacità di “fare gruppo”, responsabilità, fiducia e discrezione.
L’allenatore ed il Club
Il Club esige dall’allenatore successo, vittorie, buona classifica e che non si verifichino contrasti con giocatori che possano danneggiare l’immagine del club. Il club esige l’accettazione alla filosofia direzionale, solidarietà e lealtà con la direzione e con la squadra.
A proposito di conflitti, un aneddoto della mia permanenza presso il Bayern Monaco.
All’indomani di una sconfitta in Champions League con il Lyon (0:3) ho avuto una lunga conversazione con il Presidente del Bayern che mi ha mostrato grande comprensione; non più tardi di qualche ora, davanti a sponsor, stampa e televisione, il Presidente Franz diffamava la squadra in presenza dei giocatori. Kahn, Elber, Effenberg mi guardavano ed io già intuivo il conflitto che si preparava. Dovevo subito reagire.
Il dialogo fra noi:
Kahn e Effenberg: “Noi siamo dipendenti del Club, il Presidente comanda, abbiamo perso 3 a 0. Ci ha offesi, ha detto “squadra di scellerati”.
Effenberg: “Cosa risolverebbe un attacco contro Franz?
Ci vuole solidarietà all’interno della squadra, una forte reazione in campo”
Hitzfeld: “L’obiettivo principale, la migliore risposta che possiamo dare è quella di vincere la Champions League”.
Le aspettative dell’allenatore verso il club: assoluta indipendenza nella guida tecnica della squadra, tolleranza nel momentaneo insuccesso e solidarietà in tempi di crisi. Naturalmente si deve esigere il totale rispetto del contratto.
L’allenatore ed i tifosi
Le aspettative primarie del pubblico sono vittorie e successi. Al secondo posto viene il bel gioco, che sia bel calcio, che le partite risultino interessanti ed anche un pizzico di brivido non guasta.
Le aspettative del tecnico nei confronti dei tifosi: ci si deve aspettare almeno dal pubblico di casa una certa generosità e anche tolleranza nei momenti dell’insuccesso.
L’allenatore ed i media
Aspettative dei media: il rapporto con la stampa è generalmente piuttosto difficile, ma dipende molto dal carattere del giornalista – cronista che spesso vuole sapere già prima della partita la tattica che verrà adottata, o subito dopo la partita pretende un giudizio sul singolo giocatore.
Io non ho avuto seri problemi con la stampa, ho sempre preferito rispetto e distanza.
Aspettative dell’allenatore: tolleranza, generosità e stima, ma sempre nel rispetto della privacy personale.
Vi ho elencato tutti questi aspetti conflittuali che un allenatore deve saper gestire. Questo è un ruolo problematico e composto da molteplici qualità che il tecnico deve possedere, in una parola: competenza.
Competenza e serietà nel portare a termine con successo un contratto che si sottoscrive.
Le qualificazioni del tecnico (competenze)
Per guidare una squadra l’allenatore, oltre ad essere un tecnico deve essere un abile psicologo e pedagogista, deve possedere:
• competenza tecnica;
• competenza istruttiva;
• competenza nella guida della squadra;
• competenza psicologica.
Competenza tecnica
Da suddividere in due aspetti:
1) personale bravura nella visione di gioco ed esperienza sul campo;
2) conoscenza della teoria.
Non mi voglio dilungare sulle competenze in campo visto che chi legge avrà già un ottimo background alle spalle dovuto ai corsi ed agli aggiornamenti effettuati.
Competenza istruttiva
Nella moderna psicologia della guida di una squadra si distingue fra istruzione e guida della squadra. Nell’istruzione il compito delle parti (giocatori ed allenatore) è comune, si gioca sullo stesso livello.
La competenza come istruttore si esprime sia in allenamento sia in partita. La competenza tecnica, la creatività, la tattica e la capacità di motivare le proprie scelte (ordini e correzioni) sono la base di queste competenze.
Competenza nella guida della squadra
Inteso come rapporto interpersonale tra allenatore e giocatori. La cosa più importante è sicuramente il modo ed il tono nell’impartire la propria volontà. Il “come” vengono dette certe cose è assai più importante del “cosa” viene detto.
Possiamo distinguere due metodi di comunicazione:
1) possiamo comunicare mantenendo una certa distanza, dove ognuno ha il proprio ruolo; l’allenatore in questo caso impartisce con autorità i propri voleri.
2) Possiamo invece portare avanti un sincero rapporto umano con i giocatori basato su stima, lealtà, spirito di cameratismo, amicizia, simpatia, in una parola un vero rapporto di fiducia.
Un lampante esempio del mio trascorso presso il Bayern Monaco.
La squadra era sotto pressione, avevamo pareggiato la prima partita 1:1 con l’Herta Berlino; la seconda partita contro il Leverkusen abbiamo perso ed infine c’era da affrontare il superderby con l’Unterhaching.
Come è facile immaginare la tensione era alta, il venerdì durante l’ultimo allenamento Lizarazu si avvicina a Lothar Matthàus e gli da uno schiaffo. Matthàus fortunatamente non reagisce ma abbandona il campo d’allenamento. Dovevo intervenire immediatamente.
Chiamai immediatamente Lizarazu negli spogliatoi dove raggiungemmo Matthàus che già si stava recando sotto le docce. Era visibilmente offeso e con i nervi a fior di pelle.
Già immaginavo i sensazionalistici titoli sui giornali sportivi dell’indomani. Per non ingigantire l’accaduto dovevo riportare entrambi i giocatori di nuovo in campo.
Dopo 15 minuti di discussioni, anche accese fra i due ed io, finalmente sono riuscito a fargli stringere la mano ed a riportarli a terminare l’allenamento.
Nelle intenzioni del club le conseguenze per Lizarazu sarebbero state gravi, arrivando addirittura a non farlo giocare per vari turni, ma Matthàus prese le sue difese e quindi la società, con il mio benestare, optò per una multa di 15.000 marchi.
Non poteva venir lasciata impunita una così grave infrazione delle regole comportamentali. Potevo risolvere questa delicata situazione solo intervenendo subito, parlando ed ascoltando i giocatori.
I buoni rapporti tra noi e la sincerità che caratterizzò la discussione nello spogliatoio hanno risolto questa situazione difficile, senza aver dovuto imporre la mia autorità.
Non ero il solo arbitro tra i due, anche il club in quel momento ti osservava e giudicava il tuo modo di risolvere certe situazioni. Oltretutto c’era anche la stampa presente, e per evitare gravi scandali che inevitabilmente sarebbero stati ingigantiti.
Come allenatore non posso accettare che un giocatore abbandoni il campo. Mai.
La competenza che stiamo trattando non si riferisce solo al campo umano, ma anche al modo ed al tono con cui l’allenatore interloquisce con la squadra: il modo di commentare l’insuccesso ed il successo, le parole giuste da usarsi nell’intervallo fra i due tempi e durante la gara.
Anche se oggi si parla molto di cooperazione e di democrazia, l’allenatore, anche grazie alle sue competenze tecniche, ha il dovere di prendere decisioni autorevoli in materia di forma e svolgimento dell’allenamento, ordine tattico prima e durante la gara, sostituzioni, ecc. questa autorevolezza deve al contempo essere mitigata dal rapporto con il giocatore, lo dobbiamo saper ascoltare, dobbiamo fargli esprimere le sue idee e le sue opinioni.
Dobbiamo essere coscienti delle motivazioni del giocatore, dettate da fattori esterni (soldi, notorietà, prestigio) e fattori interni o emozionali (gioia del gioco, interessi, hobby, amicizie). Solo in questo modo si crea un clima di fiducia ed il giocatore si sente capito e preso sul serio.
Se la sua autostima cresce, di pari passo migliora anche il rendimento del giocatore. La conoscenza di questi elementi è fondamentale anche per la successiva motivazione sia del singolo che dell’intera squadra.
Competenza psicologica
Vuol dire comprendere per poi istruire. Vi sono tre ordini di competenza psicologica:
1) comprendere il singolo giocatore: capire dove è la sua forza o debolezza, individuare i suoi problemi o le sue preoccupazioni, la sua “salute” mentale del momento, quali sono le sue paure o le sue gioie; il giocatore si deve sentire capito, rispettato e accettato dal tecnico e dal gruppo.
2) comprendere il gruppo: avvertire eventuali disagi del gruppo, capire il ruolo del singolo giocatore all’interno del gruppo (leader, capro espiatorio, ecc.), individuare e capire i piccoli gruppi che si formano all’interno della squadra, siano questi gruppi formati per simpatie o antipatie personali, per successo o insuccesso, per età, ecc.
3) comprendere se stessi: comprendere gli altri è solo possibile se si conosce in primis se stessi, le proprie debolezze ed i propri punti di forza. Per capire se stessi è necessario guardarsi dentro, riflettere, ed esprimere se stessi nel proprio lavoro.
Come avrete certamente capito per me è molto importante l’aspetto umano, cerco sempre di capire il giocatore e cerco di guidare il gruppo così come a me piacerebbe essere guidato.
Se come allenatore sono capace di creare un’atmosfera positiva nel gruppo, questa si ripercuote innegabilmente in modo positivo sul rendimento della squadra.
Articolo tratto da “l’allenatore”
In questo articolo prendiamo in esame quelle regole contenute all’interno delle Norme Organizzative Interne della Federazione Italiana Giuoco Calcio che si occupano esplicitamente dei giovani calciatori e valutiamo anche le possibilità in relazione al tipo di tesseramento effettuabile sulla base dell’età.
L’art. 31 cosi definisce i “giovani”: “…Sono qualificati “giovani” i calciatori che abbiano anagraficamente compiuto l’ottavo anno e che al 1° gennaio dell’anno in cui ha inizio la stagione sportiva non abbiano compiuto il 16° anno…I calciatori “giovani” possono essere tesserati per società associate nelle Leghe ovvero per società che svolgono attività esclusiva nel Settore per l’Attività Giovanile e Scolastica.
Il calciatore “giovane”, è vincolato alla società per la quale è tesserato per la sola durata della stagione sportiva, al termine della quale è libero di diritto…”. Da tale norma si evince chiaramente che il giovane calciatore con età compresa tra gli 8 anni ed i 16 anni è legato alla società per la sola durata della stagione sportiva, quindi con rapporto annuale (fermo restando che restano invariate le scadenze per i vincoli biennali già in vigore). Al compimento del 14° anno, però, i giovani calciatori dilettanti possono assumere con la società il cosi detto “Vincolo di tesseramento” che li lega alla stessa fino al compimento del 25° anno di età. Tale disposizione è prevista dall’art. 32 NOIF che definisce la figura del “giovane dilettante” la quale diventa “giovane dilettante non professionista” al compimento del 18° anno. Tale disposizione è di primaria importanza in quanto lega il calciatore alla società impedendogli di poter gestire il proprio cartellino liberamente ma rimettendo lo stesso n elle mani dei dirigenti del club con il quale viene sottoscritto tale vincolo. Solo al compimento del 25° anno di età il calciatore potrà liberamente decidere di cambiare squadra senza il necessario consenso anche della società.
Diverse sono le disposizioni che riguardano i giovani calciatori che sottoscrivono il tesseramento con squadre professionistiche, ma la norma principale è prevista dall’art. 33 NOIF intitolato: “…I giovani di serie…”: “…I calciatori “giovani” dal 14° anno di età assumono la qualifica di “giovani di serie” quando sottoscrivono e viene accolta la richiesta di tesseramento per una società associata in una delle Leghe professionistiche… I calciatori con la qualifica di “giovani di serie” assumono un particolare vincolo, atto a permettere alla società di addestrarli e prepararli all’impiego nei campionati disputati dalla stessa, fino al termine della stagione sportiva che ha inizio nell’anno in cui il calciatore compie anagraficamente il 19° anno di età. Nell’ultima stagione sportiva del periodo di vincolo, il calciatore “giovane di serie”, entro il termine stabilito annualmente dal Consiglio Federale, ha diritto, quale soggetto di un rapporto di addestramento tecnico e senza che ciò comporti l’acquisizione dello status di “professionista”, ad un’indennità determinata annualmente dalla Lega cui appartiene la società. La società per la quale è tesserato il “giovane di serie” ha il diritto di stipulare con lo stesso il primo contratto di calciatore “professionista” di durata massima triennale. Tale diritto va esercitato esclusivamente nell’ultimo mese di pendenza del tesseramento quale “giovane di serie”, con le modalità annualmente stabilite dal Consiglio Federale…I calciatori con la qualifica di “giovani di serie”, al compimento anagrafico del 16° anno d’età e purché non tesserati a titolo temporaneo, possono stipulare contratto professionistico.
II calciatore”giovane di serie” ha comunque diritto ad ottenere la qualifica di “professionista” e la stipulazione del relativo contratto da parte della società per la quale è tesserato, quando: a) abbia preso parte ad almeno dieci gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie A; b) abbia preso parte ad almeno dodici gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie B; c) abbia preso parte ad almeno tredici gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie C/1; d) abbia preso parte ad almeno diciassette gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie C/2. Nei casi previsti dal comma precedente, è ammessa una durata del rapporto contrattuale non superiore alle cinque stagioni sportive e alle tre stagioni sportive, compresa quella in cui avviene la stipulazione del contratto, rispettivamente per i calciatori maggiorenni e per i calciatori minorenni…Nel caso di calciatore “giovane di serie”, il diritto previsto nel precedente comma 3, anche in presenza di tesseramento a titolo temporaneo, è fatto valere nei confronti della società che ne utilizza le prestazioni temporanee, fermo restando il diritto della società per la quale il calciatore è tesserato a titolo definitivo di confermarlo quale “professionista” con l’osservanza dei termini e delle modalità previste dal presente articolo. La mancata conferma da parte di quest’ultima società comporta la decadenza del tesseramento a favore della stessa, indipendentemente dall’età del calciatore…II calciatore “giovane di serie” in rapporto di addestramento tecnico può stipulare contratto professionistico con la società che ne utilizza le prestazioni temporanee. In tale ipotesi si applicano le disposizioni del precedente comma per quanto attiene al diritto della società per la quale il calciatore è tesserato a titolo definitivo…”.
Questa norma è fondamentale in quanto stabilisce alcuni principi: prima di tutto che la definizione di “giovane di serie” nel momento in cui il calciatore, all’età di 14 anni, stipula un contratto con una società professionistica. Inoltre, il calciatore stesso ha diritto al versamento da parte della società di una indennità di addestramento ed impiego nei campionati determinata annualmente dalla Lega di appartenenza della società. A questo, poi, si aggiunge l’acquisizione della qualifica di “professionista” con la sottoscrizione da parte del giovane calciatore di un contratto con la società di appartenenza al compimento del 16° anno nonché secondo le stesse direttive disposte dall’art. 33. Per i calciatori maggiorenni il vincolo del tesseramento non può essere superiore a 5 anni, per i minorenni invece non può essere superiore a 3 anni. Le norme per i “giovani” previste dalle NOIF sono molte e trattano una pluralità di argomenti. Quindi, nel caso in cui un giovane o un genitore si trovi in difficoltà nelle interpretazioni delle stesse e nel rapportarsi con le società meglio consultare un legale che possa gestire la materia in maniera appropriata.
Matteo Sperduti
(per maggiori chiarimenti o per una consulenza contattare il fiduciario A.I.C., Matteo Sperduti, al numero 3385459992 o all’indirizzo e-mail willsper55@libero.it)
Tratto da: L’Avvocato nel pallone, Rubriche
Per tutti gli appassionati del calcio inglese e non, un prontuario di termini calcistici inglesi di ultima generazione, offerti da Roberto Sassi che, da anni, lavora in Inghilterra.
SQUADRE E SOCIETÀ
Avversario opponent
Cannoniere goal-scorer
Capitano captain
Compagno di squadra team-mate
Dilettante amateur player
Fuoriclasse world class player
Giocatore abile nel dribbling tricky player
G. ambidestro two-footed player
G. combattivo competitive player
G. di manovra covering player
G. del vivaio home-grown player
G. d’appoggio supporting player
G. di potenza power kicker
G. di prima squadra first teamer
G. fuori forma untrained player
G. infortunato injured player
G. irascibile exiteble player
G. metodico e preciso clock work player
G. rifinitore passer player
Incontrista tackler
Jolly all-round player
Massaggiatore masseur
Medico sportivo team doctor
Osservatore observer
Preparatore atletico fitness coach
Procuratore players’ agent
Professionista professional player
Raccattapalle ball boy
Retroguardia rear guard
Scuola calcio kids’ football school
Società satellite feeder club
Squadra team
Squadra primavera youth team
Regista play maker
Squadra di casa home team
Squadra di attacco offending team
Squadra di difesa defending team
Squadra Ospite away team
Titolare first-choice player
L’11 titolare the starters
Uomo partita man of the match
TECNICA E TATTICA
Calciare di collo to kick with the instep
Calciare d’esterno to kick with the outer instep
Calciare d’interno to kick with the inner instep
Calciare di punta to kick with the toe
Calciare di tacco to kick with the heel
Calcio lungo long-range kick
Cambiare i ruoli to switch positions
Cambio campo cross-field pass
Cambio passo change of pace
Catenaccio close defence system
Colpire al volo to volley
Colpo di testa heading
Controllare la palla di petto to chest the ball
Controllo di palla ball control
Difesa a zona zone defence
Finta di corpo body swerve
Marcare stretto to mark closely
Marcatura a uomo man to man marking
Modulo gioco system of play
Pallonetto lob
Passaggio filtrante penetrative pass
Posizione di tiro shooting position
Preparazione pre-campionato pre-season training
Raddoppio di marcatura double teaming
Resistenza allo stress psico-fisico endurance
Rovesciata swivel
Sovrapposizione overlap
Spazzare la palla to knock the ball
Spiovente floated ball
Tattica tactic
Tecnica ball technique
Tirare a rete to shoot of goal
Tiro sbagliato miss shot
Tuffo dive
Uscire dalla porta to leave the line
IL TERRENO DI GIOCO
Angolo alto della porta top corner of the goal
Area box
Area piccola goal-area
Campo field
Cerchio del centrocampo kick-off circle
Dischetto del rigore penalty spot
Fascia sinistra left flank
Fascia destra right flank
Linea di centro campo halfway line
Linea mediana halfway line
Linea di fondo goal-line
Linee del campo boundaries
Metà campo half of the field
Palo upright post
Porta goal
Primo palo near post
Rete net
Secondo palo far post
Spalti terrace
Specchio della porta goal-mouth
Spogliatoio changing room
Terreno impraticabile field not fit to play
Traversa crossbar
Trequarti difensiva defending third
Trequarti offensiva attacking third
REGOLAMENTO
Ammonizioni booking
Annullare un goal to disallow a goal
Classifica classification
Contatto fisico bodily contact
Contratto contract
Espellere to expel
Espulsione expulsion
Espulso sent off
Fallo di mani hands
Fallo intenzionale intentional foul
Gioco corretto fair play
Regola dei goal in trasferta away-goal rule
Retrocessione relegation
Trasferimento transfer
Verdetto disciplinare disciplinary verdict
LA GARA
Andare in panchina to go on the bench
Andare in vantaggio to take on the lead
Autogoal own goal
Azione action
Calcio d’inizio kick-off
Calcio di punizione diretto direct free kick
Contropiede counterattack
Debutto debut
Disposizione difensiva defensive arrangement
Disposizione Offensiva offensive arrangement
Formazione rank
Fuorigioco offside
Incontro di cartello big match
Intervallo half time
Lotta per la salvezza relegation fight
Manovra combination
Palla inattiva set play
Parare to catch
Parata save
Pareggiare to equalise
Pareggio draw
Partita amichevole friendly match
Partita dall’allenamento practice game
Passaggio pass
Pre-gara pre-match
Provino trial match
Rigore penalty-kick
Rimessa laterale throw-in
Risultato score
Schierare to field
Segnare un goal to score a goal
Sistemare la barriera to set the wall
Tempi supplementari extra-time
COMPETIZIONI
Campionato Champhionship
Coppa d’Inghilterra F. A. Cup
Supercoppa Inglese Charty Shield
Coppa di lega Worthinghton Cup match
Coppa uefa Uefa Cup
Torneo Tournament
LA TIFOSERIA
Abbonamento Season ticket
Biglietto d’entrata Admission ticket
Invasione di campo Pitch invasion
Fan \ tifosi Supporters
Scommettere al totocalcio To bet on the pools
Spettatori paganti Gate
Totocalcio Football pools
SQUADRE E SOCIETÀ
Avversario opponent
Cannoniere goal-scorer
Capitano captain
Compagno di squadra team-mate
Dilettante amateur player
Fuoriclasse world class player
Giocatore abile nel dribbling tricky player
G. ambidestro two-footed player
G. combattivo competitive player
G. di manovra covering player
G. del vivaio home-grown player
G. d’appoggio supporting player
G. di potenza power kicker
G. di prima squadra first teamer
G. fuori forma untrained player
G. infortunato injured player
G. irascibile exiteble player
G. metodico e preciso clock work player
G. rifinitore passer player
Incontrista tackler
Jolly all-round player
Massaggiatore masseur
Medico sportivo team doctor
Osservatore observer
Preparatore atletico fitness coach
Procuratore players’ agent
Professionista professional player
Raccattapalle ball boy
Retroguardia rear guard
Scuola calcio kids’ football school
Società satellite feeder club
Squadra team
Squadra primavera youth team
Regista play maker
Squadra di casa home team
Squadra di attacco offending team
Squadra di difesa defending team
Squadra Ospite away team
Titolare first-choice player
L’11 titolare the starters
Uomo partita man of the match
TECNICA E TATTICA
Calciare di collo to kick with the instep
Calciare d’esterno to kick with the outer instep
Calciare d’interno to kick with the inner instep
Calciare di punta to kick with the toe
Calciare di tacco to kick with the heel
Calcio lungo long-range kick
Cambiare i ruoli to switch positions
Cambio campo cross-field pass
Cambio passo change of pace
Catenaccio close defence system
Colpire al volo to volley
Colpo di testa heading
Controllare la palla di petto to chest the ball
Controllo di palla ball control
Difesa a zona zone defence
Finta di corpo body swerve
Marcare stretto to mark closely
Marcatura a uomo man to man marking
Modulo gioco system of play
Pallonetto lob
Passaggio filtrante penetrative pass
Posizione di tiro shooting position
Preparazione pre-campionato pre-season training
Raddoppio di marcatura double teaming
Resistenza allo stress psico-fisico endurance
Rovesciata swivel
Sovrapposizione overlap
Spazzare la palla to knock the ball
Spiovente floated ball
Tattica tactic
Tecnica ball technique
Tirare a rete to shoot of goal
Tiro sbagliato miss shot
Tuffo dive
Uscire dalla porta to leave the line
IL TERRENO DI GIOCO
Angolo alto della porta top corner of the goal
Area box
Area piccola goal-area
Campo field
Cerchio del centrocampo kick-off circle
Dischetto del rigore penalty spot
Fascia sinistra left flank
Fascia destra right flank
Linea di centro campo halfway line
Linea mediana halfway line
Linea di fondo goal-line
Linee del campo boundaries
Metà campo half of the field
Palo upright post
Porta goal
Primo palo near post
Rete net
Secondo palo far post
Spalti terrace
Specchio della porta goal-mouth
Spogliatoio changing room
Terreno impraticabile field not fit to play
Traversa crossbar
Trequarti difensiva defending third
Trequarti offensiva attacking third
REGOLAMENTO
Ammonizioni booking
Annullare un goal to disallow a goal
Classifica classification
Contatto fisico bodily contact
Contratto contract
Espellere to expel
Espulsione expulsion
Espulso sent off
Fallo di mani hands
Fallo intenzionale intentional foul
Gioco corretto fair play
Regola dei goal in trasferta away-goal rule
Retrocessione relegation
Trasferimento transfer
Verdetto disciplinare disciplinary verdict
LA GARA
Andare in panchina to go on the bench
Andare in vantaggio to take on the lead
Autogoal own goal
Azione action
Calcio d’inizio kick-off
Calcio di punizione diretto direct free kick
Contropiede counterattack
Debutto debut
Disposizione difensiva defensive arrangement
Disposizione Offensiva offensive arrangement
Formazione rank
Fuorigioco offside
Incontro di cartello big match
Intervallo half time
Lotta per la salvezza relegation fight
Manovra combination
Palla inattiva set play
Parare to catch
Parata save
Pareggiare to equalise
Pareggio draw
Partita amichevole friendly match
Partita dall’allenamento practice game
Passaggio pass
Pre-gara pre-match
Provino trial match
Rigore penalty-kick
Rimessa laterale throw-in
Risultato score
Schierare to field
Segnare un goal to score a goal
Sistemare la barriera to set the wall
Tempi supplementari extra-time
COMPETIZIONI
Campionato Champhionship
Coppa d’Inghilterra F. A. Cup
Supercoppa Inglese Charty Shield
Coppa di lega Worthinghton Cup match
Coppa uefa Uefa Cup
Torneo Tournament
LA TIFOSERIA
Abbonamento Season ticket
Biglietto d’entrata Admission ticket
Invasione di campo Pitch invasion
Fan \ tifosi Supporters
Scommettere al totocalcio To bet on the pools
Spettatori paganti Gate
Totocalcio Football pools
Quanti uomini da bambini hanno desiderato diventare calciatori? Sicuramente la stragrande maggioranza. Questo perché, oltre ad essere lo sport italiano per eccellenza, il calcio è anche uno sport facile da giocare tra ragazzi, in un cortile o per la strada, con gli amici, senza tante difficoltà e senza troppe regole.
O anche la classica partita scapoli-ammogliati, magari il venerdì sera, prima del rilassante fine-settimana e dopo un’intensa settimana di lavoro. Ma non è solo perché il calcio impregna? la vita dell’italiano medio che molti bambini sognano di diventare calciatori. Fa effetto anche la notorietà di questi personaggi, l’essere considerati dei veri e propri eroi e, soprattutto, pieni di soldi, il che non guasta.
Eppure, i calciatori non sono immuni da patologie, a carico soprattutto dell’apparato muscolo-scheletrico, che li costringono a dover subire non pochi interventi chirurgici e a stare fermi anche mesi interi per effettuare riabilitazioni che poi permettano loro di ritornare sui campi a giocare. Si tratta, per lo più, di traumi che coinvolgono le ginocchia e le caviglie, i muscoli della coscia, le cartilagini degli arti inferiori in generale.
Questi traumi oggi, in cui l’attenzione al mondo giovanile del calcio inizia molto presto, hanno messo in evidenza una nuova realtà, quella della traumatologia giovanile. I traumi che colpiscono i giovani calciatori possono essere diretti o indiretti, acuti o cronici. In realtà, si possono suddividere, per comodità, tutti i traumi in due grandi categorie: i traumi non da contatto, essenzialmente la malattia di Osgood-Schlatter e la malattia di Sever-Blanke, ed i traumi da contatto, provocati dal contatto appunto con un avversario o con la palla o più semplicemente con il terreno di gioco.
La parte del corpo più vulnerabile del calciatore è solitamente il ginocchio, seguito, in ordine di importanza, immediatamente dal polpaccio. Quando si pensa alle patologie del ginocchio vengono subito in mente le lesioni del menisco, patologie molto dolorose e che vanno al più presto trattate con interventi in artroscopia, e del legamento crociato anteriore, la cui terapia va, nel lungo termine, effettuata prima nella ricostruzione del legamento stesso e poi con una riabilitazione particolare che tenga conto del ruolo del crociato all’interno del movimento del ginocchio e nell’ambito della struttura muscolare dell’arto inferiore. Altro punto debole è il tendine d’Achille, la cui salute è minata essenzialmente dai movimenti particolari degli atleti. Squilibri muscolari, torsioni, dismorfismi, una coordinazione motoria non del tutto precisa possono infatti facilitare l’insorgenza di tendiniti a medio e lungo termine.
Anche la patologia cosiddetta da sovraccarico rientra nelle malattie tipiche degli atleti; si tratta, in realtà, di una serie di microtraumi ripetuti che, a lungo andare, si accumulano e danno luogo a lesioni, risultato essenzialmente di un allenamento condotto in maniera non ideale e che crea uno squilibrio tra le possibilità effettive dell’atleta e ciò che egli richiede al proprio corpo. La patologia del sovraccarico si distingue in maniera particolare dalle altre patologie anche perché è caratterizzata dallo sport che viene eseguito; un esempio classico è il gomito del tennista.
Ultimamente, alle inchieste sul doping nel calcio, è divenuta tristemente nota alle cronache anche un’altra patologia che colpisce prevalentemente gli sportivi ed in particolar modo i calciatori. È la sclerosi laterale amiotrofica, una malattia grave e rara che provoca la distruzione dei motoneuroni, un indebolimento muscolare sempre crescente fino alla paralisi completa. Pare, infatti, che gli integratori ad aminoacidi ramificati abbiano un qualche ruolo ancora da chiarire nell’insorgenza di questa malattia.
Fonte: paginemediche.it
Navigando in rete, tra i vari siti specializzati sul calcio, ho scovato un articolo che mi ha particolarmente colpito ” IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI”, che mi ha fatto riflettere sul ruolo che svolgiamo noi come allenatori nei confronti dei nostri ragazzi.
Mi sono permesso di proporvelo perché dopo anni che calpesto i campi di calcio, mi sono reso conto che proprio noi allenatori (e spesso anche coloro che la domenica ci accompagnano, dirigenti, genitori, ecc….) in certe circostanze presi dall’ansia della prestazione o peggio del risultato, ci lasciamo andare a degli atteggiamenti poco consoni al ruolo che svolgiamo dimenticandoci, che i nostri ragazzi ci ergono a modello da predere come esempio, e non trasmettiamo più loro i principi fondamentali che sono alla base d’ogni sport e quindi del Calcio, come appunto la Sportività, la Civiltà, il Rispetto, il FAIR-PLAY, che vanno ben oltre il singolo risultato sportivo. In fondo il Calcio è un giuoco che va interpretato proprio per la funzione per cui è stato inventato “Almeno nel settore giovanile”, e che appartiene sì a noi, ma soprattutto ai nostri ragazzi, che lo praticano e che non necessariamente dovranno diventare i Maradona del futuro, ma avranno la consapevolezza di aver arricchito sotto l’aspetto fisico e psicologico il proprio bagaglio personale che porteranno con loro per tutta la vita. La mia non vuole essere assolutamente una morale anche perché, probabilmente non credo neanche di essere la persona più qualificata per farla, e spero che nessuno me ne voglia, ma solamente una riflessione spontanea che mi è venuta dopo aver letto l’articolo e così come mi è venuta ve la propongo…….. Un saluto a tutti.
IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI:
1. L’importanza del risultato non dovrebbe mai mettere a repentaglio la salute o l’integrità fisica dei giocatori. La vittoria non è altro che il risultato della preparazione tecnica, tattica, fisica e psicologica della squadra. Questi valori non si devono mai sacrificare per aumentare il proprio prestigio personale.
2. Il gioco del calcio non deve mai impedire al giovane di ottenere buoni risultati sotto il profilo scolastico; insieme alla famiglia ed alla scuola l’allenatore dovrebbe avere un ruolo attivo nell’educazione dell’individuo.
3. L’allenatore deve sempre rispettare, difendere ed insegnare ai propri allievi le regole del gioco del calcio, non deve per nessuna ragione cercare di ottenere vantaggi attraverso l’insegnamento consapevole di comportamenti antisportivi.
4. La diagnosi ed il trattamento degli infortuni sono un problema medico, di conseguenza gli allenatori devono fare in modo che vengano trattati da personale qualificato. Affidare giocatori a personale non qualificato o peggio ancora formulare personalmente diagnosi o consigliare terapie è un comportamento da evitarsi. Allo stesso modo devono astenersi dal prescrivere medicinali che, peraltro possono essere prescritti solo da personale medico.
5. Gli allenatori sono responsabili del comportamento dei propri giocatori ed hanno il dovere di stigmatizzare tutti gli atteggiamenti antisportivi; per questa ragione il fair-play andrebbe sempre incoraggiato sia nelle sedute di allenamento che durante le gare.
6. Gli allenatori dovrebbero mettere gli arbitri nelle condizioni di svolgere la propria opera il più serenamente possibile attraverso un atteggiamento rispettoso e corretto evitando inoltre di incentivare comportamenti negativi dei propri giocatori nei confronti del direttore di gara.
7. Gli allenatori devono evitare atteggiamenti dissenzienti nei confronti ed aggressivi nei confronti della panchina avversaria.
8. Gli allenatori hanno il dovere di dare sempre il massimo ai propri giocatori, hanno perciò il dovere mantenersi aggiornati attraverso testi, corsi e tutto ciò che il mercato propone. E’ necessario ampliare continuamente le proprie nozioni tecnico-tattiche, fisiologiche, medico-sportive e psicologiche.
9. Un allenatore ha sempre qualcosa da imparare da un collega, per questa ragione visitare allenamenti e confrontarsi con un altro allenatore è da considerarsi fonte di aggiornamento.
Articolo tratto da “Allenatori qualificati”.
L’Agente di calciatori.
Il consiglio di…
Enzo Proietti, agente di calciatori (Assoagenti, www.assoagenticalcio.com)
«Non basta sostenere l’esame e iscriversi all’Albo, per avere successo. Il momento più difficile per il neo-Agente è l’inserimento nel mercato. Meglio avvicinarsi a questo mondo solo se minimamente inseriti: indispensabile un’agenda con i contatti giusti».
di Silvia Messa ( s.messa@millionaire.it ). Millionaire marzo 2005.
Lo chef Gabriele Santolin consiglia
L’alimentazione e la dieta del calciatore, così come per tanti altri sport, dovrebbe essere varia, equilibrata e specialmente attenta all’assumere determinati alimenti nei momenti giusti della giornata. Questo non basterà forse a diventare come Maradona, ma almeno aiuterà a sostenere gli sforzi fisici che la preparazione atletica e la partita richiedono.
Da studi effettuati è emerso che molti giovani, anche nel giorno della partita, saltano la colazione, che è il pasto più importante della giornata e che è anche l’unico sostanzioso prima della gara. Questo, come è facile intuire, può facilmente portare a cali di prestazione durante la partita per la mancanza di “combustibile” all’interno della macchina-organismo, proprio perchè il nostro corpo è come un’auto e, senza benzina, non va lontano.
Bisogna ricordarsi che è fondamentale non solo “cosa” si mangia ma anche “quando”. Prima di una partita, ad esempio, ci alimenteremo in modo leggero e con sostanze di rapido smaltimento che non stiano quindi a richiamare troppo sangue allo stomaco inficiando così la prestazione sportiva.
Durante e dopo lo sforzo, ci preoccuperemo di riequilibrare i sali minerali che saranno andati perduti con acqua ad alto contenuto salino.
Questa può essere una tabella alimentare da seguire per i calciatori, sia dilettanti che professionisti, ricordando che dosi e quantità vanno regolate in base al peso e all’altezza di ogni atleta.
Colazione
Cereali, pane (meglio se integrale) con miele o marmellata, latte con fiocchi d’avena, caffè o thè zuccherato.
Spuntino
Della frutta.
Pranzo
Una porzione di verdure crude di stagione come antipasto e dopo della pasta o del riso.
Spuntino pomeridiano
Della frutta.
Cena
Verdure crude, magari prima di una porzione di legumi, carne o pesce.
Il meccanismo energetico.
Per meglio organizzare la seduta di allenamento con lo scopo di migliorare le capacità condizionali dell’atleta (forza, resistenza, velocità), mi soffermerei come primo intervento in questa rubrica, sull’importanza del meccanismo energetico a seconda delle finalità metaboliche che si intendono ottenere in uno o più atleti.
Premetto che per finalità metaboliche intendo il “cosa intendo allenare” ovvero quale capacità condizionale.
I muscoli utilizzano l’energia biochimica contenuta in una particolare molecola chiamata ATP (adenosintrifosfato).
Durante il lavoro muscolare essa si trasforma in un sottoprodotto detto ADP (adenosindifosfato), il quale però da solo non può produrre altra energia.
Ed è quindi attraverso particolari meccanismi energetici, aerobici e anaerobici eseguiti all’unisono che l’ATP deve essere continuamente “ricostruito” per avere funzione di “benzina” per il nostro organismo.
L’ATP può essere considerato la “benzina” necessaria per far muovere la “macchina umana”.
E’ l’unica fonte di energia che i muscoli sanno utilizzare.
I tre fondamentali processi da utilizzare allo scopo sono i seguenti.
1. Meccanismo aerobico.
Corrisponde a degli sforzi fisici non necessariamente onerosi, come ad esempio una corsa lenta per circa un’ora al 50% della massima velocità. (Lavori di “potenza aerobica”).
2. Meccanismo anaerobico lattacido.
In questo caso l’ATP viene risintetizzato attraverso la reazione chimica degli zuccheri in assenza di ossigeno, (glicolisi anaerobica lattacida). Questo meccanismo ha luogo attraverso una corsa sub-massimale, massimale (85-90%) per un tempo non superiore ai due minuti.
Questo modo di produrre ATP ha il “difetto” di produrre acidità nei muscoli (acido lattico) che crea dei disagi all’organismo: impedimento di correre all’intensità voluta, scadimento della prestazione sino alla cessazione dell’attività.
Esempi di lavori che utilizzano il meccanismo in questione, possono essere le ripetute con metodo ad intervalli entro i tempi citati all’intensità citata, i “vai e torna”, le partite 1>1 a tutto campo, ecc. (lavori che allenano la resistenza)
3. Meccanismo anaerobico alattacido.
L’ATP si ottiene attraverso la fosfocreatina presente nei muscoli e in assenza di ossigeno.
In questo caso il procedimento di rielaborazione dell’ATP avviene attraverso sforzi brevissimi (20” circa), in cui i muscoli si contraggono alla massima velocità.
La “benzina” prodotta, non ha una durata lunga nel tempo ma lo sforzo per ottenerla è recuperabile nel giro di qualche minuto di recupero.
(Lavori di sprint, skip, tira e molla, reattività, velocità, ecc).
E’ superfluo affermare che qualsiasi tipo di finalità si può ottenere tanto attraverso l’utilizzo del pallone quanto senza lo “strumento”; l’importante è avere le idee chiare sull’obiettivo che si vuole ottenere avendo l’accortezza di distribuire bene le forze degli atleti nell’arco di una settimana di carico, in vista dell’evento sportivo da affrontare.
Questi sono dati teorici che devono anche tenere in considerazione alcuni fattori:
Ecco, in sintesi, una tabella che esprime la finalità metabolica raggiunta in funzione del lavoro svolto e quindi dei battiti cardiaci per minuto (b.p.m.).
fino a 135 b.p.m aerobico di bassa intensità;
135-150 aerobico di media intensità;
150-165 aerobico di alta intensità (potenza aerobica);
165-180 anaerobico (superamento della soglia anaerobica);
oltre 180 anaerobico lattacido di alta intensità (sub-massimale- massimale).