Nuovi orientamenti sul trattamento degli infortuni (la “ri-mobilizzazione”)

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Nell’ultimo decennio si sono moltiplicati gli studi che hanno approfondito la prevenzione degli infortuni nel calcio, can la comparsa di “protocolli anti-infortuni” più o meno sorretti da validità scientifica come il Protocollo FIFA11+ e lavori per la Resistenza muscolare locale. Parallelamente sono incrementate le conoscenze anche sulla riabilitazione e in particolar modo sul trattamento delle lesioni ai tessuti molli (tendini e muscoli). Il vecchio acronimo che aiutava a ricordare gli elementi fondamentali del trattamento in fase acuta di questi infortuni, era PRICE.

  • P di Protection (protezione): si intende la limitazione meccanica dei movimenti che comprometterebbero l’integrità del tessuto lesionato (tutori, gessi, ecc.).
  • R di Rest (riposo): inteso come immobilizzazione della parte lesa al fine di facilitare i meccanismi fisiologici di Distruzione, Riparazione e Rimodellamento.
  • I di Ice (Ghiaccio): forse l’aspetto più importante nell’immediato post-infortunio, che ha ricevuto più approfondimenti scientifici, per ridurre la formazione di ematomi e lenire il dolore.
  • C di Compression (compressione): stesso scopo del “ghiaccio”.
  • E di Elevation (elevazione): in particolar modo se la lesione è estesa, contribuisce a ridurre ematomi e dolore.

NUOVI ORIENTAMENTI, LA MOBILIZZAZIONE PRECOCE

Le ultime scoperte hanno evidenziato che il riposo è utile solamente nell’immediato post-trauma; un eccessivo prolungamento di questa fase è in grado provocare delle alterazioni biomeccaniche che tendono prolungare la guarigione dell’infortunio rispetto ad un’adeguata ri-mobilizzazione (ciò è stato visto soprattutto per le distorsioni alla caviglia). Ciò non significa che non debbano essere prese precauzioni (in particolar modo “Protezioni”) per evitare che si vada a peggiorare la lesione, ma è stato visto che

una precoce, progressiva ed adeguata ri-mobilizzazione rappresentano un trattamento migliore rispetto al riposo prolungato della parte lesionata.

Ovviamente questo tipo di trattamento non deve andare ad “eccedere” la tensione a cui può resistere la cicatrice (nel luogo della lesione si forma una cicatrice tra le fibre infortunate), altrimenti si prolungherebbe il periodo necessario al recupero. A questo punto è lecito chiedersi: quali sono i tempi necessari prima di iniziare la ri-mobilizzazione?  Con che intensità e frequenza deve esser effettuata?

Tutto dipende dalla tipologia di infortunio (grado della lesione) e dal tessuto considerato (muscolare o tendineo); in ogni modo, inizialmente è meglio mobilizzare la parte lesionata in scarico (cioè senza appoggiarla a terra), per poi riprendere parzialmente e progressivamente il carico a terra. La gradualità è l’aspetto fondamentale insieme all’assenza di fastidi/dolori alla zona interessata; inoltre è da considerare che un tessuto in fase di Riparazione e Rimodellamento richiede più tempo di recupero tra una seduta di ri-mobizzazione e l’altra rispetto ad un tessuto integro.

IL NUOVO ACRONIMO POLICE

Sarebbe quindi da “buttare” il vecchio acronimo PRICE, per uno nuovo, in cui al posto della “R” troviamo “OL”, cioè Optimal Loading (carico ottimale); risulta quindi fondamentale un adeguato “movimento” (carico adeguato) anche nella fase di guarigione (in particolar modo in quelle Riparazione e Rimodellamento) oltre che in quella di Riabilitazione.

I meccanismi fisiologici che stanno alla base di questo concetto sono ancora da approfondire; un ruolo importante è lecito pensare che lo svolga l’acido lattico, un intermedio metabolico (ingiustamente accusato della comparsa della fatica) prodotto quando la via ossidativa non è in grado di supplire completamente alla domanda di energia da parte della fibra (come in carenza di ossigeno) o quando i meccanismi adrenergici (come accade in una lesione) sono particolarmente attivi. Questa molecola, rappresenta un importante segnale per la crescita, adattamento al carico, stimola l’angiogenesi e il deposito di collagene, cioè rimarginazione delle “ferite”. In quest’ambito, contrazioni isometriche (che rendono difficile l’apporto di ossigeno alla cellule), prolungate e con applicati carichi minimali (che comunque non vanno ad eccedere la forza tensile della cicatrice) possono trovare ideale collocazione.

L’utilizzo dei Farmaci Antinfiammatori Non Stereoidei (FANS)

Questo tipo di farmaci è largamente utilizzato (visto che non richiedono prescrizione medica) nel trattamento di tutti i tipi di lesioni; recentemente è stato visto che i FANS sono in grado di diminuire il dolore, ma allo stesso tempo “sembra” possano rallentare il processo di guarigione (soprattutto se l’entità della lesione è modesta) in relazione al fatto che le molecole responsabili dell’infiammazione sono segnali biochimici fondamentali per la riparazione; in particolar modo ridurrebbero la concentrazione di Prostaglandine E2 (vedi editoriale di Harmon) portando il fenomeno rigenerazione/fibrosi verso la fibrosi. Questo non significa che i FANS vadano “evitati” in condizioni di infortunio, ma il loro utilizzo (se necessario) deve essere limitato alle fasi in cui la riduzione del dolore svolge l’aspetto principale (soprattutto se i fenomeni infiammatori sono particolarmente evidenti) e solo previo consiglio del medico.

CONCLUSIONI

Durante il trattamento post-infortunio una ri-mobilizzazione precoce (ed adeguata) permette di applicare un carico meccanico ottimale in maniera tale da promuovere risposte cellulari che facilitano i meccanismi di guarigione. Ovviamente sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire i giusti tempi e i giusti dosaggi di attività in base alla tipologia di infortunio.

Per Approfondire

Autore: Melli Luca allenatore Scuola calcio Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

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