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  1. ‘Formazione tecnica, padronanza della tecnologia e professionalizzazione’: la ricetta del buon osservatore del super esperto Luis Lainz

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    Ai tifosi italiani Lluis Lainz non dice molto, ma in Spagna, ed in particolare a Barcellona, è una specie di istituzione: ha fondato il primo ufficio scouting di un club professionistico, anni fa nel club azulgrana ed ora è docente nella Escuela Nacional de Entrenadores de la RFEF.
    In un interessante intervista al portale iberico zoomnews.es, Lainz racconta i passi per diventare un talent scout di successo nella quotatissima Spagna Campione del Mondo:

    1) Solida formazione tecnica: “Bisogna prepararsi bene come allenatore calcistico, bastano tre anni per diventare tecnico nazionale (se prima si è istruttore base e tecnico regionale, ndr) e si puo’ ottenere l’attestato tramite la Federazione o attraverso le scuole. Entrambe le vie sono valide, ma esser un allenatore non significa esser pronto per lo scouting”

    2) Padronanza delle nuove tecnologie: “Bisogna esser preparati tecnologicamente, con un pc fornito di DVD, una videocamera e un editor video si possono fare lavori di scoutung interessanti. Non sempre è necessario per un club spendere moltissimo: una societa professionistica puo’ mettere su uno staff con 4 tecnici, 4 videocamere e 4 pc. Niente di proibitivo”

    3) Professionalizzazione: “Questo aspetto ha aperto molte possibilità nel mondo del calcio, c’è chi si dedica ai portieri, alla psicologia dei giocatori, alla preparazione fisica”

    Una volta acquisite le giuste competenze resta il problema di trovare impiego, secondo l’esperto Lainz “anche nelle serie minori ci sono persone che si occupano di scouting, ad esempio il Barcellona B ha due scout e un altro lavora per le giovanili e studiano in maniera minuziosa la Segunda e la División de Honor.

    Nato negli Stati Uniti per il Football e il Baseball lo scouting in Europa si è diffuso a partire dal 1996, secondo Lluis Lainz i guadagni sono importanti a certi livelli: “Un buon osservatore in Spagna puo’ guadagnare 300 mila euro all’anno.

    Fonte: footballscout24.it

  2. Come effettuare il monitoraggio di un campionato

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    Molto spesso si pensa che l’attività dello scout sia solo sui campi, in realtà molto oggi nasce con la ricerca e la raccolta dei dati.

    Una di queste attività è sicuramente il “monitoraggio”; in realtà questa attività non ha un nome univoco: qualcuno potrebbe chiamarla come “monitoraggio”, altri potrebbero definirla “scrematura” altri ancora possono definirlo “scrub” oppure solo e semplicemente ricerca. Personalmente credo che i nomi che maggiormente la contraddistinguono siano proprio monitoraggio e scrematura (con differenti nomi a seconda delle differenti attività che si svolgono).

    Come nasce un monitoraggio? Un monitoraggio nasce fondamentalmente da una richiesta, da una necessità, da una domanda che necessità una risposta che si può ottenere solo raccogliendo, ed elaborando, informazioni. Una domanda che potrebbe necessitare un monitoraggio potrebbe essere la seguente:

    “Vorrei conoscere quali siano i giocatori eleggibili per la nazionale del Guyana che abbiano più di 18 anni; questi giocatori devono militare in un campionato europeo e possono appartenere sia alla categoria pro che semi-pro oltre che amatoriali”.

    Da questa necessità può nascere quindi un attività di monitoraggio: provando a scomporre la richiesta in piccole parti si riesce a comprendere come impostare un monitoraggio fatto in maniera professionale.

    Scomponendo la richiesta indicata sopra otteniamo quanto segue:

    • Eleggibili per la nazionale del Guyana: saranno giocatori di nazionalità guyanense (prima o seconda)
    • Più di 18 anni: cerchiamo solo nelle prime squadre
    • militare in un campionato europeo: ricerchiamo nei campionati della UEFA
    • possono appartenere sia ai pro che semi-pro che amatoriali: andiamo a scansionare tutti i campionati disponibili

    Questo tipo di richiesta, come potete immaginare, è molto generica: il suo essere generico la rende da un lato “impossibile” da soddisfare (sono almeno 50 le nazioni UEFA, moltiplicate da un 3 alle 6 leghe monitorabili per stato), quindi un modo per renderla soddisfabile potrebbe essere renderla maggiormente più specifica.

    Un esempio potrebbe essere: è necessario monitorare tutti i campionati europei? Probabilmente un giocatore guyanense (che parlerà probabilmente inglese od olandese) giocherà in un campionato dove si parlerà quella lingua: escludendo la possibilità di trovare un giocatore guyanense nelle leghe maggiori, considerando le leghe minori probabilmente un giocatore sarà arrivato nella città in cui gioco per altre ragioni (lavoro extra-calcistico) trovando poi nel calcio una seconda possibilità di introito.

    Abbassando il livello della richiesta è poi possibile riuscire a concludere il nostro monitoraggio e provare, a questo punto, a filtrare una lista di giocatori a nostra disposizione.

    A cura di Paolo Riva, collabora come scout in Serie D per società di primo livello come Piacenza Calcio, partecipa come contributore per diverse testate sportive online quali footballscouting.it e mistermanager.it. E’ inoltre Co-Founder di Sports Open Data, organizzazione no-profit per la raccolta e l’elaborazione di statistiche sportive.

  3. Le caratteristiche di un match analyst

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    Spesso si parla di scout ed osservatori, di diversa estrazione e cultura, ma quali devono essere le reali caratteristiche di un match analyst?

    La risposta a questa domanda, come molte altre che riguardano la match analysis, non può essere immediata e soprattutto può essere soggetta a differenti interpretazioni oltre che a differenti valutazioni. Oltre alle competenze tecniche, che diamo per scontate e da valutarsi caso per caso, sicuramente ad un match analyst non possono mancare le seguenti qualità:

    • Interdisciplinarità: non solo di competenze tecniche calcistiche può vivere il match analyst di oggi; essere in grado di padroneggiare con semplicità strumenti informatici e sistemi di video-editing è una delle caratteristiche che, in primis, possono farvi fare il salto di qualità nel settore. Non è un caso, infatti, che i corsi registrati e finanziati dalla federazione vertano anche su questo aspetto focale.
    • Personalità: bisogna essere in grado, se la situazione ci comporta a farlo, di dire la verità al proprio mister; se riteniamo che la scelta che sta prendendo è completamente sbagliata o poco oculata non bisogna aver paura di farglielo presente. Teniamo, però, sempre presente che non siamo allenatori; questo aspetto ci deve indurre a fungere da suggeritori e non da impositori delle nostre informazioni. Proprio per questo motivo insieme alla personalità anche la diplomazia è una delle caratteristiche da non sottovalutare per un ottimo match analyst.
    • Obiettività: Ognuno di noi vive di calcio, aspetto che può indurci a volte a dover valutare anche la propria squadra del cuore o del nostro paese/città, la squadra con la quale siamo cresciuti e con la quale, magari, abbiamo anche sognato. Non è semplice rimanere obiettivi in fronte a chi ha animato i nostri pensieri; essere in grado di valutare con oggettività ed obiettività una formazione a noi molto simpatica non è lavoro semplice, richiede anzi un impegno ed un’esperienza notevoli. Pari dicorso vale anche per le squadre che a noi stanno molto anticipatiche; valutarle da “formazione come le altre” sarà un esercizio che riuscirete a finalizzare solo con il tempo.
    • Umiltà: per parafrasare un motto di indubbia notorietà “Nessuno nasce imparato!”. Applicarsi giorno dopo giorno nell’attività di match analysis imparando il proprio ruolo e migliorando le proprie competenze sono il primo passo per la formazione di un vero match analyst. Dobbiamo imparare ad essere noi i primi critici di noi stessi.
    • Divertimento: prendere la match analysis come un lavoro deve essere la via da seguire, ma lavorare divertendosi ci porterà a conseguire risultati altrimenti irragiungibili. Applicatevi e divertitevi durante ogni partita, sperimentate, ricercate, siate ricchi di innovazione e creatività; solo in questo modo potrete diventare dei match analyst di alto livello.

    Vi sentite di aggiungere qualche altra caratteristica che ritenete importante per diventare un match analyst? Commentate l’articolo, aspettiamo le vs.opinioni.

  4. Scouting: utilizzare un linguaggio comune per identificare i calciatori

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    Progetto di linguaggio comune: un modello metodologico per la ricerca veloce del ‘calciatore obiettivo’ su piattaforma informatica – tesi finale del corso 2013/2014 per l’abilitazione a Direttore sportivo

    Autore: Marco Zunino, Coordinatore dello Scouting S.S.C. Napoli

    “Una tesi semplicemente unica! Molto buono il modo di presentare il modello metodologico, chiaro ed esaustivo in ogni suo punto. Da prendere in seria considerazione per chi vuole fare questo mestiere con professionalità ad alti livelli. Ottimo.
    Da una tesi cosi specifica, dettagliata e chiaramente spiegata c’è solo da imparare. Complimenti a Marco Zunino, uno dei massimi esponenti dello Scouting e ottimo metodo di ricerca del “calciatore obiettivo”. Un’importante guida per chi sogna di diventare un osservatore professionista”.
    Andrea La Spisa

    “La valutazione e la selezione dei giocatori è spesso un problema, soprattutto se i criteri di selezione non sono stati chiaramente definiti”. Metodi&Sistemi di scouting specifici coadiuvati da osservatori “specializzati” capaci di utilizzare queste nuove metodiche saranno fondamentali per il calcio sostenibile del futuro.
    Con questa tesi illuminante Marco Zunino ci indica la strada da seguire…..complimenti!
    Strada che sto percorrendo anch’ io…..”
    Gianni Rovereti

    “Credo sia la prima volta che l’argomento scouting venga affrontato in modo così approfondito. Il prof. Zunino è riuscito a colmare una lacuna e nel frattempo con questo scritto offre l’occasione di seguire una strada affinché la ricerca dei calciatori possa venire effettuata con metodo e precisione. Codificare, al di là di ogni possibile soggettiva valutazione, comparare ed infine selezionare secondo le proprie esigenze: questo in sintesi il lavoro di scouting. Ma prima di ogni singola procedura la necessità di comunicare senza fraintendimenti, quindi l’esigenza di creare un linguaggio comune che diventa la base da cui partire per abbattere l’improvvisazione. Mi auguro che questa tesi faccia da traino, affinché lo scouting possa venire considerato essenziale e non opzionale, all’interno di ogni struttura calcistica.
    Complimenti al prof.Marco Zunino”.
    Alberto Panigatti

    Scarica il documento “[download id=”33456″]”

    Fonte: Settore Tecnico – F.I.G.C.

    A cura di Claudio Damiani, Coach Uefa B, Match & Video analyst, collaboratore tecnico S.S.C. Napoli

     

  5. Un semplice modello di analisi video di una gara

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    Dopo aver pubblicato un modello di relazione scritta sulla squadra da affrontare, vogliamo continuare a dedicarci alla Match Analysis pubblicando un semplice esempio di analisi video relativo al primo tempo della finale di Tim Cup (Coppa Italia) edizione 2012/13, disputatasi tra Roma e Lazio e vinta da quest’ultima (1 a 0 il risultato).

    L’attenzione è stata focalizzata sulla performance della Lazio, attraverso l’analisi di alcune situazioni particolari della fase di possesso e di non possesso, nonchè sulle palle inattive (nella prima frazione di gara molto mal gestite).

    Il lavoro presentato costituisce un esempio di come la video analisi può lasciare meglio impresse alcune situazioni tattiche che possono essere punti deboli o forti degli avversari.

    [youtube]http://youtu.be/jMevmY3RM8Q[/youtube]

    E’ implicito pensare che una gara visionata non contribuisce pienamente a darci un panorama completo delle caratteristiche dei nostri avversari e per questo possiamo tranquillamente affermare che solo una rosa di 5/6 gare può darci un’idea della compagine, dei suoi giocatori e anche del comportamento assunto dall’allenatore.

    Il filmato presentato si riferisce al primo tempo della gara la sua durata è di circa 9′. La media è giusta in quanto il filmato da presentare alla squadra non dovrebbe mai essere di durata superiore ai 15/18′ per evitare un calo di attenzione da parte del gruppo squadra durante la riunione tecnica.

    Altro particolare da considerare: la relazione scritta molto dettagliata da presentare allo staff o da eseguire a supporto del filmato; ma sarebbe meglio dire che il filmato è un’integrazione dell’analisi scritta che va consegnata all’allenatore e con lui discussa, anche se nel video proposto sono state inserite delle didascalie a descrivere le situazioni più significative.

     

    A cura di Claudio Damiani

    Claudio Damiani

     

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