IL PORTO – Di André Villas Boas

AVB3

Premessa. La scheda su Andrè Villas Boas nasce alla visione di un numero limitato di partite. Le partite visionate sono:

Academica Coimbra-Porto 0-1 – 9° giornata del campionato portoghese.Spartak Mosca-Porto 2-5 – ritorno dei quarti di finale di Europa League (andata 5-1).Porto-Villareal 5-1 – andata delle semifinali di Europa League.Benfica-Porto 1-3 – ritorno delle semifinali di Coppa del Portogallo (andata sconfitta casalinga del Porto per 2-0).Porto-CSKA Mosca 2-1 – ritorno degli ottavi di finale di Europa League (andata 1-0 in trasferta 0-1)

L’analisi prende quindi origine da questi match e può scontare la parzialità derivante dalla visione un campione limitato di partite.Tralasciando la note biografiche, piuttosto conosciute e facilmente reperibili in rete, i numeri di questa stagione di Andrè Villas Boas sono notevolissimi.

Al momento della stesura di quest’articolo il Porto di Villas Boas ha già vinto il campionato portoghese vincendo 26 delle 29 partite disputate e pareggiando le rimanenti 3. 71 i gol fatti e 16 quelli subiti. Numeri impressionanti. Anche in considerazione che la squadra è praticamente rimasta invariata rispetto alla scorsa stagione, conclusasi al terzo posto dietro Benfica e Sporting Braga. Degli 11 titolari i nuovi arrivi della stagione sono il centrale difensivo Otamendi che ha sostituito Bruno Alves, ceduto per 22 milioni allo Zenit San Pietroburgo e Joao Moutinho che ha sostituito Raul Meireles, ceduto per 14 milioni al Liverpool. Il terzino destro Sapunaru è invece tornato da un prestito in patria al Rapid Bucarest. A conti fatti una campagna acquisti che avrebbe dovuto indebolire la squadra, con la cessione del quotatissimo centrale Bruno Alves.

Anche nelle coppe il cammino del Porto è stato, sino ad adesso, una marcia trionfale. Finale di coppa del Portogallo con clamorosa rimonta esterna sul campo dei rivali del Benfica, dopo la sconfitta per 0-2 in casa e finale in Europa League. In Europa 16 punti su 18 nel girone eliminatorio; eliminate quindi nei turni diretti Siviglia, CSKA Mosca, Spartak Mosca e Villareal con i picchi della vittoria esterna al Sanchez Pizjuan di Siviglia, dei 10 gol totali rifilati allo Spartak Mosca e dei 5 gol in casa segnati al Villareal.

In 4 delle 5 partite viste il Porto di Villas Boas si è schierato col 4-3-3. In porta Helton o Beto. Terzino destro Sapunaru o Fucile, terzino sinistro Alvaro Pereira o Fucile. Difensori centrali Rolando e Otamendi. Mediano davanti la difesa Fernando, mezzala destra Guarin o Ruben Micael, mezzala sinistra Joao Moutinho. Punta di destra Hulk, centravanti Falcao, punta di sinistra Cristian Rodriguez o James Rodriguez.

Il 4-3-3 giocato dal Porto è molto dinamico e aggressivo. Caratteristica peculiare della squadra di Villas Boas è quella di cercare di riconquistare la palla prima possibile dopo averla persa, non indietreggiando, ma aggredendo immediatamente gli avversari, come è ben evidenziato nei due video che seguono.

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Nelle partite visionate il Porto, appena perso il pallone, non è mai scappato indietro cercando di fare densità in zona arretrata, ma ha sempre provato a riconquistare il più rapidamente possibile il pallone cercando di mettere pressione in zona più avanzata possibile i portatori di palla avversari.

Anche quando l’azione della squadra avversaria parte dalle retrovie, il Porto cerca di mettere pressione sugli avversari con parecchia convinzione, come emerge dal video che segue dove le due mezzali Ruben Micael e Joao Moutinho si alzano decisi sui centrocampisti avversari.

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Interessante è notare una particolare, costante e piuttosto efficace modalità di pressione a centrocampo del Porto, con la mezzala dal lato debole che esce sul centrocampista basso avversario che riceve il passaggio di uscita dalla difesa, arrivando dal lato cieco del calciatore avversario. Il video che segue mostra due occasioni in cui la mezzala destra (una volta Ruben Micael, una volta Joao Moutinho) pressa giungendo dal lato debole.

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Il pressing, sempre parecchio offensivo, del Porto è in ogni caso molto organizzato e finalizzato alla riconquista della palla in zona più alta possibile. A corredo di tale filosofia, la linea difensiva della squadra di Villas Boas rimane sempre molto alta, tenendo in tal modo la squadra corta, pronta a supportare il pressing dei centrocampisti e capace di negare la profondità alle punte avversarie. Nel video che segue notiamo come la linea difensiva rimanga alta, finendo col mettere in fuorigioco l’attaccante avversario.

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La linea difensiva è inoltre molto attiva rispetto agli stimoli palla coperta/non giocabile-scoperta/giocabile ed è particolarmente incline a guadagnare campo in avanti per sottrarlo, di conseguenza, alla squadra avversaria.

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Nel descrivere la fase difensiva del Porto di Villas Boas non si può tralasciare di citare il ruolo del mediano Fernando. Il giovane centrocampista portoghese è prontissimo a coadiuvare le mezzali nel loro pressing offensivo, ma è altresì deputato a tappare i buchi che si creano nella linea difensiva; è delegato a coprire i terzini che sono eventualmente tagliati fuori dalla linea a seguito delle loro avanzate, a integrarsi nella linea difensiva tra i due centrali quando uno dei due è costretto ad uscire esternamente o in occasione di cross dalla fascia laterale.

In nessuna occasione la linea difensiva è integrata, sul lato debole, da un esterno d’attacco. La filosofia del Porto che prevede pressione alta sui portatori di palla avversaria chiaramente mantiene alti gli esterni e, in ogni caso, ben raramente la squadra di Villas Boas attuando pressing offensivo e tenendo la linea alta si trova a difendere in zona di campo arretrata.

Del tutto correlate e coerenti alla filosofia difensiva appena descritta sono la fase offensiva e la fase di transizione positiva.La fase offensiva giocata dal Porto è piuttosto varia e ricca di soluzioni. I campioni del Portogallo sono in grado di sviluppare manovre palleggiate, tenendo il possesso palla, e di azioni verticali e dirette. La possibilità di scegliere tra le due soluzioni è frutto dell’ottimo scaglionamento in campo e degli altrettanto ottimi movimenti senza palla che offrono varie soluzioni ai portatori di palla. Le direttrici principali della fase offensiva del Porto prevedono la presenza di due esterni d’attacco che ad inizio azione giocano sempre molto larghi. A destra gioca sempre il mancino Hulk capace di giocare col piede forte dentro il campo e di disegnare tracce interne. A sinistra, nella partite visionate ha giocato prevalentemente Cristian Rodriguez, anch’egli mancino e più portato a tracce verticali. Sempre molto precisi e coordinati i movimenti sincronici tra mezzala ed esterno, secondo le tracce contrapposte interno-esterno, corto-profondo. Per capirci, se Hulk taglia dentro il campo, la mezzala destra (molto spesso Guarin) attacca l’esterno. Se Hulk accorcia verso il centrocampo, Guarin attacca la profondità. In quest’ottica grossa importanza ha il ruolo delle mezzali, che devono essere dinamiche, capaci di giocare interni, esterni, profondi e dotate di buone capacità tecniche e di tempi per la circolazione palla in quanto perfettamente integrati anche nelle fasi iniziali della manovra. Perché alle catene laterali va aggiunto il contributo dei terzini che, in fase di possesso palla giocano in costante proiezione offensiva e il cui movimento va integrato con gli altri due componenti della catena.  A testimonianza del contributo dei terzini al gioco offensivo, il video che segue mostra, una situazione abbastanza tipica, con i due terzini, Sapunaru e Alvaro Pereira entrambi alti.

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Spesso il movimento dei terzini ad inizio azione, ad attaccare la profondità, è propedeutico alla ricezione bassa e leggermente esterna della mezzala del lato che acquisisce l’onere di iniziare l’azione.

Il centravanti Falcao gioca alternando movimenti incontri e attacco alla profondità in funzione delle situazioni tattiche. Molto interessanti i movimenti che coinvolgono il mediano Fernando che si offre come prima opzione per lo scarico dalla linea arretrata. In caso di pressione su Fernando o impossibilità di raggiungerlo perché messo in ombra, il Porto ha molta varietà di movimenti in grado di smarcare un centrocampista al fine di permettergli di giocare fronte alla porta. Molto interessante, perché abbastanza anomalo in un centrocampo a tre è il classico “movimento a compasso”, tipico della coppia di interni di un centrocampo a 4, in cui, su palla esterna, generalmente al terzino, l’interno più vicino al pallone, pressato, si allunga, portando via l’uomo, liberando spazio alla ricezione dell’interno sul lato debole che viene incontro al pallone. Il Porto attua questo movimento con tre giocatori, allungando tantissimo la mezzala del lato, muovendo Fernando inizialmente verso il pallone per poi attaccare centralmente la profondità e andando a giocare alle spalle del centravanti e liberando spazio per la mezzala del lato opposto che, ricevuto il pallone ha come prima opzione proprio la ricerca della traccia interna del mediano, con un’imporvvisa accelerazione del ritmo dell’azione.

La scelta tra manovra palleggiata, attacco diretto e verticale e quella dei tempi dell’attacco della profondità è figlia di letture della situazione tattica in campo, letture diverse ed attuabili tutte in eguale misura per merito, come detto, dei sincronismi dei movimenti senza palla, precisi, continui e in numero elevato e dell’ottimo scaglionamento in campo. Chiaramente, avanzando con costanza i terzini e prevedendo anche tracce profonde e/o esterne per le mezzali e, quindi, inevitabilmente attaccando con tanti uomini, la scelta di tentare la riconquista immediata della palla è la più logica.

Il Porto invece sceglie di accelerare sempre e comunque e di cercare con velocità e convinzione  la profondità nelle fasi di transizione offensiva, davvero efficaci e portate avanti con tanti uomini.

Le immagini del prossimo video danno un’idea della capacità del Porto di ripartire con precisione e velocità dopo la riconquista della palla. Il video da inoltre un’idea del lavoro della catena terzino, mezzala, esterno.

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Le ricerca immediata e rapidissima della profondità nelle transizioni offensive non è funzione della posizione di riconquista della palla, e parte anche da posizione arretratissima, come nel video che segue, in cui la transizione ha origine dalla propria area di rigore. Il video mostra come alla transizione coinvolga i due terzini, prontissimi a sostenerla e porti velocemente 6 uomini a ridosso dell’area avversaria.

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Chiaramente, la scelta di giocare questa tipologia di transizioni offensive, implica la necessità di avere il numero maggiore possibile di riferimenti alti e sopra la linea del pallone su cui appoggiare la ripartenza. Ed ecco, perfettamente coerente, a dimostrazione che tutte le fasi di gioco sono correlate, la scelta del pressing alto che consente alle punte (e non solo) di svolgere il proprio lavoro difensivo in posizione avanzata senza obbligarli a profondi ripiegamenti.

Per concludere l’argomento transizioni offensive, il video di uno dei 4 gol di Radamel Falcao al Villareal.

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In alcune situazioni, a partita in corso, Villas Boas è passato al 4-2-4, non cambiando in ogni caso di una virgola i principi ispiratori del gioco e lasciando intravedere anche in questi casi movimenti coordinati che testimoniano di un modulo anch’esso studiato e messo in pratica. Oltretutto il passaggio al 4-2-4 nella partite visionate è avvenuto sia in situazione di necessità di segnare che in situazione in cui era maggiormente necessario difendere, ad indicare scelte non catalogabili con semplicità come difensive/offensive, ma di lettura della situazione. A testimonianza dell’ottima circolazione di palla e del coinvolgimento offensivo di tutti i calciatori, un gol (il gol dello 0-2 contro il Benfica) segnato con la squadra schierata con il 4-2-4 e con il coinvolgimento in attacco del centrale Otamendi e del solito terzino sinistro Alvaro Pereira autore del cross.

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Nelle partite visionare il Porto è andato davvero in difficoltà solamente nel primo tempo della partita contro il Villareal, in cui il piccolo Barcellona in maglia gialla, con il suo folto e tecnicissimo centrocampo a 4 giocatori tutti piuttosto interni è riuscito con continuità ad eludere il pressing alto del Porto e quindi attaccare con frequenza in situazione di palla scoperta la difesa della squadra di Villas Boas. Imprecisione (nel caso del Porto piuttosto rare) nei tempi del pressing e squadre molto brave ad eluderlo (come il Villareal del primo tempo) possono creare difficoltà al gioco così “spregiudicato” della squadra del giovane tecnico.

I numeri come detto fanno impressione e sono dalla parte di Villas Boas. Con una squadra sulla carta più debole della scorsa stagione il Porto ha fatto meraviglie. E i numeri generalmente non mentono. Al di là dei numeri si vede una squadra che gioca un calcio propositivo, molto organizzato, ma non “rigido”, in cui l’organizzazione consente invece la lettura più appropriata in funzione della situazione tattica specifica. Un calcio molto offensivo, fatto di riconquista rapida del pallone, difesa alta, transizioni offensive rapidissime e fasi di possesso palla giocate con continui e precisissimi movimenti senza palla. Notevole la capacità del Porto di scegliere la tipologia di attacco da sviluppare, i tempi del gioco, quelli in cui accelerare e quelli in cui fare circolare palleggiando il pallone. La stessa padronanza del ritmo del match la squadra di Villas Boas la possiede quando la palla è in possesso degli avversari, scegliendo sempre con molta precisione il momento in cui accelerare e portare con decisione la pressione e, in definitiva, scegliendo in proprio il ritmo da dare al match che, in ogni caso, anche nei momenti di maggiore difficoltà, è sempre in mano dei campioni del Portogallo.

Insomma, davvero un bel vedere.

 

Dalla gentilissima concessione di Fabio Barcellona

http://www.uccellinodidelpiero.com/andre-villas-boas-la-scheda/

 

4 Responses to IL PORTO – Di André Villas Boas

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