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  1. Inter – Juventus: derby di fuoco!

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    E’ la settimana del match più rovente del campionato, è la settimana di Inter-Juventus, il derby d’Italia, il derby delle due eterne rivali, un incontro che ha un peso specifico notevole, perchè è l’esame per una Juventus che vuole continuare a fare risultati, ma soprattutto è l’esame per la banda nero-azzurra che dovra’ assolutamente vincere per ridurre il distacco in classifica e dare credibilita’ alle proprie ambizioni di scudetto.

    Il pareggio contro l’Atalanta ha messo a nudo i soliti problemi difensivi dell’Inter e ha messo in evidenza una seria crisi in fase realizzativa, con Pazzini abbandonato e Milito smarrito. Ranieri sa che questa partita rappresenta il bivio della stagione, perdere a S.Siro contro una diretta concorrente che si porterebbe a +11 sarebbe un sucidio. Assenti Julio Cesar e Samuel, l’Inter si affida all’estro di Snejder e alla buona condizione di Maicon e Zarate, in difesa confermati Lucio e Chivu centrali con Nagatomo a sinistra, Zanetti , Thiago Motta e Cambiasso al centro della mediana. “Venderemo cara la pelle” ha dichiarato Maicon, ma solo l’orgoglio non puo’ bastare, bisogna ritrovare freschezza atletica e mentale. Di sicuro meno di tre giorni per preparare una gara di questo tipo sono pochi e non sara’ facile per mister Tinkerman.

    Tutt’altro clima si respira sotto la Mole, dove la squadra di Conte sta preparando la sfida di sabato con il morale alle stelle, dopo il meritato successo contro la Fiorentina. Tanto gioco, ma pochi gol, questa l’unica pecca di una squadra che stupendo per organizzazione tattica e freschezza atletica e tanta qualita’ in mezzo al campo. Si presenta con otto punti di vantaggio, e la possibilita’ di giocare per due risultati, c’è pero’ la voglia di dimostrare maturita’ da grande squadra. Sara’ confermata la formazione anti-viola, che ha dato sicurezza e qualita’, impossibile il recupero di Buffon, mentre rischia nuovamente la tribuna Krasic a favore di un Quagliarella che scalpita, panchina per Alex Del Piero che pero’ è pronto a diventare un asso nella manica bianconera, e questo il mister pugliese lo sa benissimo.

    Tutto è pronto quindi per quello che da sempre è la partita dell’anno, semplicemente Inter-Juventus.

    Totale partite disputate a S. Siro: 108
    VITTORIE INTER: 48 – PAREGGI: 33 – VITTORIE JUVENTUS: 27
    Gol Inter: 177 – Gol Juventus: 125

    Giovanni Remigare

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  2. L’utilizzo dell’1vs1 per lo sviluppo della rapidità

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    L’allenamento e la valutazione della rapidità viene spesso effettuata tramite esercitazioni che propongono circuiti/andature lineari o con cambi di direzione che hanno punti di partenza e di arrivo predeterminate. Ciò permette di allenare in maniera esaustiva le componenti neuromuscolari, ma meno le componenti cognitive della rapidità; infatti durante la partita i movimenti di un calciatore non sono pre-determinati come in un “percorso di rapidità”, ma le richieste sono continuamente mutevoli in base al contesto.

    Non a caso Weinek (uno dei più autorevoli autori che hanno scritto diversi manuali sul calcio) afferma che

    la vera velocità nel calcio consiste nello scatto con applicazione cognitiva (anticipazione, percezione e decisione)

    Da questa premessa nascono tutte le esercitazioni a carattere psicocinetico; in quest’intervento vogliamo però inserire un approccio diverso, cioè l’utilizzo dell’1c1 per il miglioramento della rapidità. Diversamente alle esercitazioni psicocinetiche, queste esercitazioni presentano una prima parte “analitica” (simile alle esercitazioni comuni per la rapidità) e una parte finale di 1c1; in questo caso viene rispettato il concetto di “scatto con applicazione cognitiva”. Ovviamente le varianti da applicare permettono di modulare l’impegno delle varie componenti del calcio.

    Esecuzione dell’esercizio: l’allenatore lancia/posiziona un pallone al limite dell’area; contemporaneamente i due giocatori (rosso e giallo) dovranno effettuare un cambio di direzione intorno ad un cono (scatto) e andare a contendersi il pallone (applicazione cognitiva). Vince chi riesce a fare gol nella porta (azione tecnica svolta con la massima rapidità esecutiva).

    Varianti: tipologia e distanza dei cambi di direzione, modalità di “messa in gioco della palla” (alta, all’ultimo momento, ecc.), riduzione dimensioni della porta, utilizzo di 2 porte (contrapposte), utilizzo di mete, ecc.

    Attenzione: non è un’esercitazione per “l’1c1”, ma per la rapidità, di conseguenza le varianti e i volumi devono tenere in considerazione dei livelli di affaticamento e della durata dell’esercitazione.

    Citazioni bibliografiche

    Marzullo N. L’allenamento ottimale del calciatore. Teknosport Maggio-Giugno 2003 (pag. 31)

  3. La somministrazione dei test atletici nell’ambito del calcio

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    (quarta parte)

    TEST PER I PARAMETRI ANTROPOMETRICI

    Sono importanti per 2 motivi fondamentali:

    1) Per accertare il grado di maturazione e confrontarlo con i dati dei test atletici nei settori giovanili ð valutazione più appropriata e “non penalizzazione” dei soggetti in ritardo di maturazione.

    2) Verificare l’aderenza al somatotipo tipico del calciatore ed eventualmente intervenire, per quanto possibile, tramite dieta/allenamento sulla composizione corporea (massa magra, massa grassa, ecc.).

    Valutazione del grado di maturazione (valutazione Auxologica)

    La Valutazione auxologica rappresenta una materia che compete prevalentemente l’ambito medico; per questo motivo le metodologie e l’aspetto pratico della valutazione devono essere effettuate da personale medico (solitamente il medico sociale o un medico dello sport). Solo successivamente i dati dovranno essere interpretati dalla squadra (può sempre essere il medico dello sport) alla luce di tutti i risultati disponibili con i test atletici.

    Ciò viene fatto perché durante la crescita, ed in particolar modo nella fase puberale, infatti l’altezza e il peso sono riferimenti fondamentali correlati a prestazioni di velocità, salto e resistenza (Wong e coll 2009; vedi Approfondimenti). Gli indici auxologici si possono racchiudere in 2 famiglie principali:

    • Indici di stato: che indicano l’età biologica dell’individuo al momento della valutazione; il mezzo più preciso, ma anche più costoso, è l’Età scheletrica (analisi della mano e polso ai raggi X). Altri indici più “economici”, ma meno precisi sono altezza, peso, massa magra, BMI ed altri, che però danno un’indicazione in “percentili
    • Indici di velocità di crescita: analizzano quello che è il tasso di crescita, cioè di quanto alcuni parametri variano (ad esempio altezza o peso) nell’arco di periodi definiti (solitamente mesi). Non è in grado di fornire indicazioni sull’età biologica, ma è in grado di individuare lo stato di crescita rispetto alla fase di “maggior incremento in altezza”, che corrisponde anche alla massima velocità di sviluppo delle qualità neuromuscolari.

    Entrambe gli indici sono importanti, quelli di stato perché analizzano l’età di maturazione del soggetto (che può avere differenze anche di 5 anni tra un ragazzo e l’altro) e quelli di velocità di crescita perché indicano il posizionamento della crescita rispetto alla fase puberale (cioè quegli anni in cui può esserci un incremento staturale di 10 cm/anno e di 8.5 Kg/anno di peso, con relativi incrementi prestativi).

    Valutazione antropometrica

    L’utilità della misurazione di parametri come peso, altezza, massa magra, BMI, ecc. è di importanza rilevante non solo per approfondire la maturazione del soggetto, ma anche perché a livello professionistico i giocatori delle migliori squadre sono più alti e tendenti ad un aspetto ectomorfico (Nevill e coll 2009) e con una massa grassa inferiore. Ovviamente alcuni dati come la massa magra (più che il peso) e altezza vengono utilizzati nei test per le qualità neuromuscolari (vedi sopra) ed insieme ad altri sono necessari per il calcolo del somatotipo (cioè la struttura corporea), che con la %massa grassa fornisce indicazioni importanti per eventuali interventi nutrizionali.

    è Peso ed altezza: soprattutto il peso (per evitare problemi di mancata Attendibilità) andrebbe effettuato utilizzando la stessa bilancia e in condizioni standard (distanza dai pasti, ora del giorno, ecc.). La misura del peso può essere utile anche per valutare lo stato di disidratazione dopo un allenamento/partita (la perdita superiore al 2% del peso corporeo peggiora la performance).

    è BMI (Body mass index): “indice di massa corporea”, si misura facendo il rapporto tra il peso (in Kg) e l’altezza (in metri) al quadrato ð P / H². È l’indice più semplice che aiuta a stabilire il grado di magrezza del soggetto e indirettamente lo stato di forma; considerando che i calciatori hanno solitamente un aspetto ectomorfico, si può considerare accettabile un BMI inferiore a 22. Utile anche perché è in grado di percepire (per un incremento del peso dovuto alla crescita muscolare) il grado di maturazione del calciatore in età evolutiva.

    è Composizione corporea: il dato più interessante è dato dalla valutazione della quantità percentuale di massa grassa (%MG) del soggetto. Per un adulto sportivo la %MG dovrebbe essere tra il 7% e il 12% (oltre sarebbe bene intervenire dal punto di vista nutrizionale). Il test maggiormente utilizzato è quello della misurazione della pliche. Gli scopi di questo test sono gli stessi del BMI, ma fornisce risultati più ricchi di significato (infatti il peso introdotto nel BMI non è dato sapere quanto sia di grasso o muscolo); purtroppo le formule che utilizzano queste misure rendono la valutazione della %MG poco Obiettiva ed Attendibile, per questo motivo è meglio riferirsi semplicemente alla “sommatoria delle pliche” piuttosto che alla %MG (vedi articolo di Sands e coll; vedi Approfondimenti).

    Riassunto concettuale valutazione antropometrica: i dati relativi a Peso, Altezza e BMI importanti per individuare lo status di crescita del soggetto (per i giovani calciatori) e da rapportare alla valutazione delle qualità neuromuscolari. Insieme ai/l test per la Composizione corporea sono invece importanti per individuare il Somatotipo e di conseguenza l’eventuale necessità di intervenire dal punto di vista nutrizionale (dimagrimento) o muscolare (aumento massa magra).

    Per Approfondire

    • Manina MM. La verifica dell’età nello sport giovanile: l’età scheletrica non funziona! “ATLETICA STUDI” n. 3 / 2010: 3-15.
    • Nevill A, Holder R, Watts A. The changing shape of “successful” professional footballers. J Sports Sci. 2009 Mar;27(5):419-26.
    • Philippaerts RM, Vaeyens R, Janssens M, Van Renterghem B, Matthys D, Craen R,
    • Bourgois J, Vrijens J, Beunen G, Malina RM. The relationship between peak height velocity and physical performance in youth soccer players. J Sports Sci. 2006 Mar;24(3):221-30.
    • Sands WA, Stone MH. Come si fa a sapere se miglioriamo. SDS N°69, 2006, pag. 21-27.
    • Wong PL, Chamari K, Dellal A, Wisløff U. Relationship between anthropometric and physiological characteristics in youth soccer players. J Strength Cond Res. 2009 Jul;23(4):1204-10.

    TEST PER INDIVIDUARE FATTORI DI RISCHIO DI INFORTUNIO E SOVRALLENAMENTO

    Gli infortuni rappresentano orami una delle importanti varianti per il rendimento di una squadra di calcio durante il campionato (vedi ricerca di Arnason e coll); allo stesso tempo il Sovrallenamento (o comunque le variazioni negative dello stato di forma) è un rischio è un rischio significativo in uno sport, come il calcio, in cui si compete settimanalmente. Un insieme di test/valutazioni che aiutino a prevedere questo tipo di inconvenienti è estremamente utile quanto lo sono quelli per analizzare i parametri responsabili della performance. Allo stesso tempo non bisogna perdere di vista quelli che sono i criteri statistici che ci possano permettere di includere o no un test in questo contesto.

    Anamnesi fattori di rischio

    Rappresenta il resoconto delle “variabili” dipendenti o indipendenti che possono incrementare la possibilità di un atleta ad infortunarsi, e di conseguenza le strategie di prevenzione. Sono solitamente raccolti dal medico societario o dal fisioterapista. Le variabili da analizzare sono:

    • Età: i giovani solitamente presentano rischi di infortuni a strutture corporee diverse a seconda dall’età, mentre per gli adulti, il passare dell’età è un fattore di rischio significativo.
    • Sesso: le femmine sono maggiormente soggette agli infortuni al ginocchio.
    • Infortuni precedenti: le recidive sono uno dei fattori di rischio più importante e causano una maggiore assenza rispetto all’infortunio iniziale.
    • Varianti dipendenti: la composizione corporea ed in particolar modo il peso (soprattutto quello relativo alla massa grassa) contribuiscono a rappresentare quello che è il carico sulle strutture muscolari e legamentose/articolari.

    Valutazione al dinamometro isocinetico dei muscoli della coscia

    Squilibri tra la componente anteriore (quadricipite) e posteriore (ischio/crurali) e tra la coscia destra e sinistra sono in grado di predirre la possibilità di infortunio agli ischiocrurali; per i dettagli sui valori vedere articolo di Dauty e coll 2003 (Approfondimenti). Questo tipo di valutazione è quello che ha raggiunto nel tempo la maggiore considerazione scientifica.

    Esami posturali

    Malgrado la valutazione posturale comprenda un insieme di test molto vario, è conveniente affidarsi a personale particolarmente esperto nei confronti della disciplina applicata al calcio. I test che maggiormente possono interessare i calciatori (perché vanno ad indagare “lacune” che hanno correlazioni con gli infortuni) sono:

    1) Quelli che vanno ad indagare la forza/flessibilità dei muscoli degli arti e del tronco (Core stability, vedi Willson e coll 2005); ricordiamo che il grado di allungamento di ogni catena muscolare dovrebbe essere compreso in un determinato intervallo, ma allo stesso tempo deve avere un livello di forza accettabile.

    2) Quelli che vanno ad indagare l’equilibrio statico: solitamente vengono utilizzate pedane propriocettive (o semplici pedane di forza); scarsi livelli di equilibrio (soprattutto monopodalico) possono essere in grado di predirre distorsioni a caviglie e lesioni ai crociati del ginocchio (Hrysomallis e coll 2007).

    Registrazione carico allenante e percezione della fatica

    È un metodo sviluppato e indagato in particolar modo per le squadre dilettantistiche e settori giovanili. Rimandiamo a pubblicazioni specifiche per i dettagli metodologici. In breve rappresenta l’indice soggettivo del livello di affaticamento, che in linea teorica, permetterebbe di stabilire a breve-medio termine il grado di affaticamento del soggetto (e della squadra) per poi poter adattare il carico allenante. Si basa sulla registrazioni dei dati soggettivi (forniti a voce) dei giocatori; malgrado qualche ricerca abbia confermato la possibilità che possa essere utilizzabile nell’ambito del calcio rappresenta alcuni limiti:

    • Presenta ovvie lacune di Attendibilità che necessita un lungo periodo di familiarizzazione al test.
    • Malgrado permetta di avere un’idea complessiva del carico interno del soggetto, in uno sport come il calcio non consente di individuare le localizzazione anatomo/fisiologiche (organico, muscolare, metabolico, ormonale, psicologico, ecc.) dei livelli di affaticamento.

    Tra i pregi invece c’è da riconoscere:

    • L’elevata economicità della valutazione e la possibilità di utilizzarlo sia dai settori giovanili.
    • Nelle società professionistiche è in grado di individuare gli stati di sovrallenamento/sovraffaticamento (quando il carico interno rimane alto malgrado l’abbassamento di quello esterno) meglio di altri test.

    Considerazioni conclusive: è sicuramente un metodo di valutazione che nelle squadre dilettantistiche (e nei settori giovanili) può rappresentare una fonte di importanti indicazioni sui livelli del carico interno, mentre per le squadre professionistiche è da considerare un ottimo metodo di valutazione complementare.

    Esami ematochimici

    Come in tutti gli sport rappresentano un’importante fonte di informazioni sullo stato fisiologico del soggetto; in ogni modo va a fornire un’integrazione a quelli che sono i dati degli altri test. Il quesito che sorge spontaneo è: quali esami di routine (cioè al di fuori di quelli che potrebbero confermare ipotesi medica di malattia) fare? Alcuni autori raccolgono i risultati di alcuni esami in gruppi in grado di dare un’analisi globale di alcuni status fisiologici (come quelli legati al metabolismo del ferro o dell’azoto), mentre altri si limitano ad analizzare i rapporti tra i livelli ormonali. Ovviamente non è nostra attenzione addentrarci in una materia prettamente medica, ma credo sia opportuno puntualizzare:

    • Effettuare i prelievi in elevate condizioni di standardizzazione (per evitare problemi di Attendibilità): orari, distanza da pasti, da allenamenti impegnativi, ecc.
    • Non confrontare (o attenzione nel farlo) dati ottenuti da laboratori diversi (per alcuni valori esiste una grande variabilità).
    • Considerare l’utilizzo di test salivari (sono meno invasivi) per quelle valutazioni in cui è stata verificata la corrispondenza con quelli ematici.
    • Confrontarli con quelli che sono i dati delle valutazioni funzionali e del carico interno.

    Riassunto conclusivo

    La valutazione relativa al rischio di infortuni e sovrallenamento, contrariamente agli altri test, è estremamente complessa (prevede l’integrazione di diverse figure professionali), ma altrettanto importante per l’impronta che possono avere queste variabili sul rendimento dei giocatori.

    Per le squadre dilettantistiche la “Anamnesi dei fattori di rischio” e la “Registrazione del carico allenante” permettono di dare informazioni aggiuntive all’allenatore sulla “risposta” dei giocatori all’allenamento, mentre le squadre di livello professionistico possono permettersi tutti i tipi di valutazione (integrandoli con i test atletici) individualizzando i carichi di lavoro. Tutto questo ovviamente non esonera lo staff (allenatore, preparatori, ecc.) dall’effettuare un’accurata programmazione dell’allenamento (che tiene conto delle conoscenze fisiologiche legate alla performance) senza la quale questi dati sarebbero solamente numeri.

    Per Approfondire

    • Arnason A, Sigurdsson SB, Gudmundsson A, Holme I, Engebretsen L, Bahr R. Physical fitness, injuries, and team performance in soccer. Med Sci Sports Exerc. 2004 Feb;36(2):278-85.
    • Arnason A, Sigurdsson SB, Gudmundsson A, Holme I, Engebretsen L, Bahr R. Risk factors for injuries in football. Am J Sports Med. 2004 Jan-Feb;32(1 Suppl):5S-16S.
    • Fumagalli S. Analisi del carico interno nel calcio giovanile. 2004. http://www.assopreparatori.it/media/articoli/2004000486-Analisi_carico_interno_calcio_giov_Fugalli.pdf
    • Hrysomallis C. Relationship between balance ability, training and sports injury risk. Sports Med. 2007;37(6):547-56.
    • Willson JD, Dougherty CP, Ireland ML, Davis IM. Core stability and its relationship to lower extremity function and injury. J Am Acad Orthop Surg. 2005 Sep;13(5):316-25.
    • Dauty M, Potiron-Josse M, Rochcongar P. Consequences and prediction of hamstring muscle injury with concentric and eccentric isokinetic parameters in elite soccer players. Ann Readapt Med Phys. 2003 Dec;46(9):601-6.

    CONCLUSIONI FINALI

    Credo che le considerazioni finali che si possono fare dopo questa carrellata sui test atletici per il calcio sono relative alla complessità della materia. La difficoltà di reperire una Validità (cioè di “correlazione” con i parametri della partita) statistica della maggior parte dei test rende particolarmente importante il “confronto” tra i dati (pochi o tanti che siano) e la conoscenza della programmazione e della fisiologia dell’allenamento; non a caso molti tendono a definire l’allenamento maggiormente come “un’arte” piuttosto che un “scienza”. Ciò non significa che “l’esperienza” deve aver la precedenza sulla “conoscenza”, ma che l’abilità di comprendere e applicare i dati “utili” in possesso ad ogni staff (piccolo o grande che sia) può veramente rappresentare la differenza tra un “team di lavoro” efficiente (e per certi versi vincente) e uno che non lo è!

    Autore: Melli Luca allenatore settore giovanile Audax Poviglio (melsh76@libero.it)

  4. La nuova lavagna tattica tascabile Taktifol convince l’allenatore

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    Una situazione tipica: la squadra gioca in trasferta, nello spogliatoio degli ospiti l’allenatore non ha la possibilità di mostrare ai giocatori la tattica di gioco. Si è preferito risparmiare la fatica del trasporto della pesante lavagna tattica e, per attaccare i fogli di carta portati con sé, manca naturalmente il nastro adesivo! Ancora una volta uno dei giocatori deve tenere un foglio in mano mentre l’allenatore illustra le sue direttive tattiche!

    Un gruppo di allenatori inventivi ha risolto questi problemi in modo semplicemente geniale: fogli stampati rappresentanti il campo di calcio che hanno la particolarità di aderire dappertutto e si lasciano cancellare con un normale panno asciutto! Gli ideatori di tali fogli hanno voluto dare alla loro invenzione un nome originale: Taktifol.

    “II segreto di Taktifol è la sua carica elettrostatica” spiega Jürgen Zinsmeister, direttore di Taktifol. In effetti, il foglio rimane attaccato semplicemente dappertutto, alla porta degli spogliatoi, sullo specchio, sulla piastrelle delle docce, su ogni parete, sia all’interno che all’esterno degli spogliatoi. I fogli si possono successivamente staccare senza lasciare alcun residuo e – ogni volta che occorrono – riapplicarli di nuovo altrove. Anche nel caso di superfici rivestite non uniformemente non ci sono problemi di sorta. Taktifol rimane attaccato ed offre al coach una libertà inaspettata!

    Usando i pennarelli Taktistick, si può eliminare quanto scritto con un panno asciutto o addirittura semplicemente col dito! Grazie a queste sue caratteristiche, Taktifol si rende impiegabile al pari di una pesante lavagna tattica. Inoltre, Taktifol si può trasportare facilmente, come un foglio di carta. Gli allenatori possono portare Taktifol perfino alla partita, oltre che naturalmente all’allenamento, semplicemente nella tasca dei pantaloni!

    Alla domanda “Quante volte si può usare lo stesso foglio?” Jürgen Zinsmeister, direttore di Taktifol, risponde: “Ogni tecnico può decidere per quanto riutilizzare un foglio Taktifol! Non sono le forze d’aderenza che diminuiscono, ma piuttosto dei leggeri residui che restano dopo la cancellazione dello scritto che limitano la possibilità di riutilizzare all’infinito un foglio singolo”.

    Normalmente un foglio viene usato 3/6 volte prima che il coach lo dichiari inutilizzabile. Ma il prezzo di 23€ per il rotolo da 25 fogli permette la sostituzione di un foglio con uno nuovo dopo averlo usato per diversi impieghi.

    Già diverse federazioni sportive europee hanno conosciuto i vantaggi di Taktifol e forniscono sistematicamente i loro insegnanti di questo nuovo importante strumento didattico. “Conosciamo parecchi casi in cui allenatori di giovani calciatori descrivevano solo marginalmente la tattica di gioco, non avendo ancora a disposizione Taktifol. Con l’uso di Taktifol gli stessi allenatori cominciano a riflettere più profondamente insieme alla squadra sui vantaggi e sugli svantaggi dei vari sistemi di gioco!” spiegano gli ideatori di Taktifol.

    Ed il vantaggio per il calcio sembra davvero evidente! Anche i giocatori adulti si muoveranno in modo più sicuro durante le varie fasi del gioco seguendo i modelli tattici descritti dall’allenatore con Taktifol

    Anche gli insegnanti della Scuola allenatori di Coverciano si sono mostrati entusiasti di Taktifol: “Durante le nostre lezioni possiamo applicare dappertutto anche più fogli Taktifol e così spiegare mosse complesse ed articolate agli allievi” dice Attilio Sorbi, ex calciatore professionista ed ora insegnante della Scuola allenatori di Coverciano.

     

  5. Le caratteristiche dell’attività dei “Pulcini” (8 – 10 anni)

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    Possiamo considerare l’età dagli 8 ai 10 anni come “l’età d’oro” della motricità. E’ il momento in cui il bambino diventa padrone del proprio corpo e delle proprie facoltà intellettive. C’è una pausa nel suo processo evolutivo e non si manifestano i grossi cambiamenti che, invece, avverranno in seguito, durante il periodo puberale. Il bambino ha preso coscienza di sé, favorito dalla quasi completa definizione dello schema corporeo e ha adesso un grado di socialità buono, accetta le regole del gruppo ed ha un elevato senso di giustizia.

    C’è quindi un ‘eccezionale disponibilità mentale e fisica che, unita al desiderio ed all’istinto di una sana competizione e confronto con i coetanei, consente al bambino di dar fondo, senza risparmio, a tutte le qualità ed energie di cui dispone. Tale disponibilità spiana la strada all’opera educativa dell’istruttore. Pertanto, è questo il momento di allargare più che mai le conoscenze motorie del bambino, proponendo la più vasta gamma di situazioni ed esercitazioni, nelle forme più varie e gradatamente sempre più complesse. Se non si interviene in questo periodo, purtroppo, potremmo compromettere per sempre il potenziale che ogni bambino racchiude in sé.
    A livello didattico il bambino accetta volentieri le dimostrazioni (meglio se presentate con molti esempi pratici piuttosto che teorici), animato da quella grande molla interiore all’imparare che, forse, sola la “magia del calcio” può ancora concedere. “Mister, va bene così?”. E’ questa la domanda che, continuamente, ci pongono quando proponiamo loro un nuovo esercizio. E allora diamoci da fare! Ci troviamo di fronte a tanta generosità: ricambiamola ed offriamo il meglio di noi stessi!

    Dal punto di vista fisico-motorio, se tutto ha funzionato bene nel periodo precedente, quello dei Primi calci, se cioè si è lavorato con un’appropriata didattica sugli schemi motori e posturali e sulle capacità coordinative, ci troveremo di fronte ad una situazione quanto mai favorevole. Il rallentamento dell’incremento della statura (turgor), che favorisce il recupero del tono muscolare, ed una migliorata funzionalità cardio-respiratoria danno al bambino la possibilità di migliorare le proprie capacità condizionali. La coordinazione neuro-motoria si sta affinando e c’è una buona precisione e disinvoltura del movimento.

    La programmazione tipo dell'attività dei Pulcini

    Purtroppo la vita sedentaria che oggi viviamo, verificata anche da recenti statistiche che indicano che il bambino passa l’85% del suo tempo o in aula o nella sua cameretta, ci induce necessariamente a rivedere le nostre strategie di insegnamento. Mentre una volta i ragazzini sperimentavano all’aperto le proprie abilità e potenzialità motorie, oggi, purtroppo, il bambino che ci troviamo davanti ha le articolazioni “rigide” e “legnose” e gli arti inferiori “ingessati”.
    Dobbiamo allora rimboccarci le maniche, pianificando un’adeguata programmazione in questa fase sensibile che consenta di rendere più “plastico” e “fluido” il gesto motorio.

    Ad esempio, un lavoro appropriato sulle finte ed i dribbling ci consente di realizzare un “programma di recupero motorio” sia dal punto di vista della mobilità articolare (con particolare riguardo alle articolazioni della zona tibio-tarsica, coxo-femorale e della colonna vertebrale) sia dal punto di vista della coordinazione. Queste esercitazioni, infatti, possono consentire il passaggio graduale da una coordinazione grezza ad una coordinazione fine della media dei ragazzi e spalancare le porte alla formazione delle abilità motorie, presupposto questo fondamentale per la prestazione motoria e sportiva.

    Obiettivi didattici categoria Pulcini (8-10 anni)

    Obiettivi motori:
    1) capacitàcoordinative generali (apprendimento motorio, controllo motorio, adattamento e trasferimento);
    2) capacità coordinative speciali (differenziazione spazio-temporale, differenziazione dinamica, ritmizzazione, anticipazione motoria, fantasia mpotoria;
    3) capacità condizionali(mobilità articolare, resistenza aerobica, forza rapida, rapidità).
    Obiettivi tecnici:
    1) dominio-conduzione-sensibilità;
    2) modi di calciare (interno collo, collo, esterno collo);
    3) modi di ricevere (con tutte le parti del corpo);
    4) tiro in porta (da fermo e in movimento);
    5) finta e dribbling;
    6) gioco di testa;
    7) abilità combinate.
    Obiettivi tattici:
    1) protezione della palla;
    2) marcamento e contrasto;
    3) smarcamento;
    4) passaggio (dove, come, quando);
    5) situazioni di gioco in soprannumero e in sottonumero (dall’1 contro 1 al 3 contro 3);
    6) giochi a tema o di altri sport;
    7) calcio a 7 e a 9.

    Suggerimenti per i genitori (che il tecnico farebbe bene a ricordare)

    1 – Tener conto che l’attività viene svolta da un bambino e non da un adulto.

    2 – Cercare di non decidere troppo per lui.

    3 – Cercare di non interferire con l’allenatore nelle scelte tecniche evitando anche di dare giudizi in pubblico sullo stesso (in caso di atteggiamenti ritenuti gravi rivolgersi in Società).

    4 – Cercare di non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o qunt’altro evitando di generare in lui ansia da prestazione (non bisogna essere né ipercritici né troppo accondiscendenti alle sue richieste che spesso sono solo dei capricci).

    5 – Incitare sempre il bambino a migliorarsi facendogli capire che l’impegno agli allenamenti in futuro premierà (rendendolo gradatamente consapevole che così come a scuola anche a calcio per far bene c’è bisogno di un impegno serio).

    6 – Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe da solo e a portare lui stesso la borsa al campo sia all’arrivo che all’uscita (rendendolo piano piano autosufficiente).

    7 – Cercare di non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio.

    8 – Durante le partite cercare di controllarsi: un tifo eccessivo è diseducativo sia per i bambini che per l’immagine della società nei confronti dell’esterno.

    9 – Cercare di ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa dopo un allenamento od una partita è felice.

    10 – Ricordarsi che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino sono anche loro bambini e che pertanto vanno rispettati quanto lui e mai offesi.

    11 – Rispettare l’arbitro e non offenderlo. Molto spesso gli arbitri sono dei dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile: tutti si può sbagliare, cerchiamo di non perdere la pazienza!

    12 – Ricordarsi che molte volte si pensa che “l’erba del vicino” sia sempre la migliore” e pertanto prima di criticare l’operato della Società cercare di capire chiedendo direttamente spiegazioni ai Dirigenti responsabili di eventuali scelte ritenute ingiuste.

    Autore: Lelio Marchi Coordinatore Centro Studi Scuole Calcio Parma A.C.

    dalla Rivista “L’allenatore”


  6. Easy Sport Graphics: il più completo editor per allenatori di calcio e calcio a 5

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    Innovazione e semplicità d’uso

    Da oggi Mistermanager.it diventa esclusivista per l’Italia della collana di software per allenatori della Easy Sports Graphics, già conosciuta per la rappresentazione di schemi ed esercizi in importanti riviste del settore quali “Il Nuovo Calcio” e “l’Allenatore”. E’ inoltre il software utilizzato per la quasi totalità delle esercitazioni e schemi rappresentati nel nostro blog.

    Attraverso questo link entrerete nella pagina di MisterManager.it in cui avrete la possibilità di consultare la vasta gamma di prodotti offerti (non solo per gli allenatori di calcio).

    Il software usato dai professionisti

    Attualmente lo shop si presenta in lingua inglese ma stiamo già lavorando per l’Azienda al fine di tradurla in italiano entro la fine del 2011! Questo ne legittimerà la nostra esclusiva.

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    Guarda il video (in inglese), per renderti immediatamente conto delle potenti funzionalità di Easy sports Graphics 5.0!

    Cos’è Easy Sports Graphics?

    Easy Sports Graphics è una collana di software per allenatori! E’ perfetto per produrre schemi ed esercizi come se fossero disegnati da un grafico professionista.

    Vari sono i software dedicati agli sport: calcio, calcio 5, pallamano, pallavolo o hockey.
    Utilizzo: preparazione delle sessioni di allenamento, siti web, articoli, presentazioni (ad esempio con PowerPoint), libri.

    In questa pagina del blog potrete comunque trovare tutte le informazioni in italiano sul nostro software dedicato al calcio: clicca qui!

    Grafica sportiva professionale da costruire in modo semplicissimo!

    Con questo software disegnare illustrazioni per il calcio e il calcio a 5 è un gioco da ragazzi!

    Le società di fama mondiale che utilizzano il software
    Altri prodotti Easy Sports Graphics presenti nel nostro web shop:
    • Easy-Sports Organizer
    • Drill Collections
    • Easy Animation
    • Especially for teachers (Speciale Insegnanti)

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    Per domande e informazioni utilizzate il forum di mistermanager.it

  7. V° INTERNATIONAL FOOTBALL SUMMER CAMP 2011 – Capaci (Pa) – Dal 3 al 9 Luglio 2011

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    La Acs Golden Team, reduce da una comprovata esperienza in campo Internazionale, propone per il quinto anno consecutivo lo Stage Internazionale, con la prestigiosa collaborazione dello Staff tecnico belga delle giovanili dell’Anderlecht e da un importante settore giovanile dalla Spagna. Invitati anche osservatori ed esponenti di varie società italiane e straniere.

    La città di Capaci e l’Hotel Saracen faranno da cornice al V° INTERNATIONAL FOOTBALL SUMMER CAMP 2011, evento annuale di comprovata affidabilità. Imparare nuove metodologie di lavoro, confrontarsi con nuove realtà, divertimento e relax, queste le prerogative per chi si affida ai nostri eventi. Una iniziativa che ha ottime prospettive per i ragazzi che si metteranno maggiormente in evidenza. Una occasione che va valorizzata al massimo. Lo stage è una occasione per confrontare le proprie capacità ed esperienze a livello internazionale. La Acs Golden Team ha ideato un evento che permette di portare i ragazzi vicino a delle società. Crediamo in un progetto che tende a far crescere calcisticamente e caratterialmente un ragazzo.

    Abbiamo avuto attestati di stima delle più importanti istituzioni locali e calcistiche. Non a caso ci saranno direttori sportivi, dirigenti, oltre che agenti e significative presenze di club nostri amici. Tra i club presenti ci saranno osservatori e scout di varie realtà italiane e straniere ed altri che dovranno confermare la propria presenza.

    Lo stage è l’ideale sia per i ragazzi e le ragazze vogliono migliorare la propria tecnica calciatica (e che magari sognano di diventare i campioni nel futuro), sia per le loro famiglie, che possono usufruire delle conversazioni stabilite dalla Acs Golden Team con l’hotel convenzionato.

    Età : Lo stage è aperto ai ragazzi e ragazze dai 7 ai 17 anni.

    Novità di questa edizione : Una lezione sui regolamenti FIGC, N.O.I.F. e FIFA, cura della salute e lotta al Doping.

    Altre novità verranno rese note non appena saranno presi accordi con i vari enti.

    Pacchetti proposti:
    HOTEL CAMP EURO 540,00 (*)

    La quota comprende:

    · Stage Calcistico

    · Sistemazione in camere multiple con trattamento di pensione completa, bevande incluse.
    · Utilizzo dei servizi dell’hotel : piscine, spiaggia privata, giochi, animazione ecc.
    · Trasferimento da e per l’aeroporto (laddove necessario)
    · Abbigliamento sportivo composto da due completini da gioco, un completo da passeggio da utilizzare fuori dal campo durante lo stage, una sacca sportiva, un cappellino, che resterà in dotazione ai ragazzi.
    · Assicurazione infortuni R.C. ( Carige Assicurazioni)
    · Gestione tecnica mattutina e pomeridiana
    · Assistenza logistica continua
    · Organizzazione del tempo libero ed attività ludiche complementari

    · Assistenza h24

    · Attestato di partecipazione

    CITY CAMP EURO 270,00 (*)

    La quota comprende:

    · Stage Calcistico

    · Pranzi dal lunedì 4 a venerdì 8 luglio presso il ristorante del Saracen Hotel
    · Utilizzo dei servizi dell’hotel : piscine, spiaggia privata, giochi, animazione ecc.
    · Abbigliamento sportivo composto da due completini da gioco, un completo da passeggio da utilizzare fuori dal campo durante lo stage, una sacca sportiva, un cappellino, che resterà in dotazione ai ragazzi.
    · Assicurazione infortuni R.C. ( Carige Assicurazioni)
    · Gestione tecnica mattutina e pomeridiana
    · Assistenza logistica continua

    · Organizzazione del tempo libero ed attività ludiche complementari

    · Assistenza h24

    · Attestato di partecipazione

    Il dettaglio e maggiori informazioni al seguente link : http://www.acsgoldenteam.com/news/Capaci_2011/capaci_2011.html

  8. Parma Football School: il “Training Park”

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    TRAINING PARK
    Introduzione

    Un appuntamento che si discosta dai normali Camp organizzati dalle società professionistiche in giro per la penisola; il Training Park organizzato da “Parma Football School” rappresenta un’idea originale, innovativa e allo stesso tempo divertente.

    Ragazzi tutti al Parma Training Park!

    Il calcio, la sfida, il divertimento, il premio: gli ingredienti per una giornata speciale ci sono tutti. Ragazzi e Ragazze delle annate dal 2004 al 1995 potranno mettere alla prova le proprie abilità calcistiche tiro, cross, passaggio e conduzione in un’area attrezzata creando un clima di sfida leale tra amici tra compagni di squadra e avversari.

    La sfida, infatti, è l‘anima del calcio ed è indispensabile per vincere ma da sola non basta ed per questo che il PARMA FC con il PARMA FOOTBALL SCHOOL vuole accompagnare i giovani anche nella loro crescita sportiva, calcistica e umana. Con il Parma Training Park la sfida si trasforma in uno stimolo per un apprendimento diverso. Un apprendimento divertente e allineato con quelle che sono le esigenze dei giovani in una età di sviluppo così delicata. Alcuni tra i nostri giocatori più rappresentativi come Zaccardo, Crespo, Mirante, Paloschi, Lucarelli e Bojinov diventeranno gli stimoli da imitare ed i maestri da ascoltare per migliorarsi e gli amici che ti spiegheranno i segreti per diventare più bravo.

    A ciascun partecipante viene consegnata una card che consente di visualizzare on line i propri la classifica per annata, le classifiche di ogni singola area e la classifica finale generale. I vincitori delle varie categorie riceveranno un ambito premio finale e avranno l’opportunità di essere ospitati dal Club allo Stadio Tardini e vivere un’esperienza unica a stretto contatto della prima squadra l’emozione anche del pre e post partita.

    TRAINING PARK
    Regolamento

    Regola 1

    SCOPO DEL GIOCO:

    Completare le prove tecniche presenti nelle quattro aree del Park, cercando di ottenere il miglior risultato possibile, secondo le regole di ciascun gioco. Verrà stilata una classifica generale sulla base dei risultati raggiunti in tutte le prove del Park ed una classifica parziale riferita ad ogni prova considerata singolarmente.

    I GIOCHI:

    “AREA PALOSCHI”

    • Coprire la distanza di 10m + 10m (andata e ritorno) nel più breve tempo possibile.
    • L’inizio della prova è indicata da un segnale acustico (beep)
    • La prova è valida solo se lo scudetto Parma Football School raffigurato sulla sagoma del calciatore Paloschi viene toccato al termine dei primi 10m.
    • Il tempo sarà rilevato dal momento in cui parte il segnale acustico, al momento in cui si torna al punto di partenza.
    • Ogni giocatore svolgerà 2 prove e verrà considerato il risultato migliore.

    “AREA LUCARELLI”

    • Colpire le aree gialle all’interno delle quali sono raffigurati i calciatori, seguendo l’ordine indicato, nel più breve tempo possibile.
    • Le aree “bersaglio” vanno colpite con la palla nel seguente ordine: 1-1, 2-2, 3-3, 4-4
    • Il tempo sarà rilevato dal momento in cui il giocatore tocca la palla per la prima volta, al momento in cui lo stesso colpisce l’ultimo bersaglio della sequenza.
    • I bersagli vanno colpiti nell’ordine indicato. Fino a quando non viene colpito il bersaglio “giusto”, il giocatore non può cambiare obiettivo. -Il bersaglio viene centrato solo quando almeno più della metà della palla colpisce l’area indicata.
    • Il numero di bersagli da colpire dipende dalla categoria di appartenenza del giocatore:
      • 2004-’03-’02-’01 8 bersagli totali (seguendo la sequenza indicata)
      • 2000-’99-’98-’97-’96-’95 -16 bersagli totali (seguendo e ripetendo per due volte la sequenza indicata)

    “AREA CRESPO” – PROVA 1

    • Coprire la distanza del percorso nel più breve tempo possibile.
    • Il tempo sarà rilevato dal momento in cui il giocatore parte, dalla linea di partenza, sollevando un piede.
    • La prova termina nel momento in cui il giocatore supera con un piede la linea di arrivo.
    • La prova è valida solo se tutte le fasi del percorso vengono eseguite secondo l’ordine stabilito.

    “AREA CRESPO” – PROVA 2

    • Coprire la distanza del percorso, conducendo la palla con i piedi, nel più breve tempo possibile.
    • La palla deve essere posizionata sulla linea di partenza e la prova inizia nel momento in cui il giocatore la tocca per la prima volta.
    • La prova termina nel momento in cui il giocatore (con la palla) supera con un piede la linea di arrivo.
    • La prova è valida solo se tutte le fasi del percorso vengono eseguite conducendo la palla con i piedi e secondo l’ordine stabilito.

    “AREA Zaccardo e Bojinov” – PROVA 1: CROSS

    • Ottenere il punteggio più alto possibile, facendo entrare la palla all’interno delle aree bersaglio.
    • Il giocatore ha a disposizione 3 tiri per ciascun lato (6 totali) che saranno eseguiti dalla distanza corrispondente alla categoria di appartenenza.
    • Il bersaglio viene centrato solo quando la palla cade all’interno dell’area bersaglio.
    • Il calcio non è valido se la palla entra in un’area bersaglio dopo aver colpito una o più sponde diverse da quelle delimitanti l’area stessa.
    • La distanza tra il punto di calcio e i bersagli, dipende dalla categoria di appartenenza del giocatore.

    Il giocatore è libero di scegliere il piede con cui effettuare il calcio. -I punti saranno assegnati seguendo il seguente criterio:

    • 1°bersaglio (più vicino) = 50 punti
    • 2°bersaglio (intermedio) = 100 punti
    • 3°bersaglio (più lontano) = 150 punti

    “AREA Zaccardo e Bojinov” – PROVA 2: TIRO

    • Ottenere il punteggio più alto possibile, colpendo i bersagli raffigurati sulla superficie della porta.
    • Il giocatore ha a disposizione 10 tiri cha saranno eseguiti dalla distanza corrispondente alla categoria di appartenenza.
    • Al fine di valutare il punteggio totale della prova, saranno sommati i punti ottenuti dai 5 tiri migliori.
    • Il bersaglio viene centrato solo quando almeno più della metà della palla colpisce l’area corrispondente.
    • La distanza tra il punto di calcio e i bersagli, dipende dalla categoria di appartenenza del giocatore.

    I punteggi saranno assegnati seguendo il seguente criterio:

    • Area “GOAL” = 0 punti
    • Area “20” = 20 punti
    • Area “50” = 50 punti

    Regola 2

    IL PALLONE:

    Caratteristiche:

    • sferico di circonferenza tra i 62-64 cm;
    • peso compreso tra i 400 e 440 grammi;
    • deve portare la dicitura “FIFA approved”, “FIFA inspected” o “International matchball standard”.

    Sostituzione:

    • se il pallone si danneggia durante la prestazione, la stessa deve essere annullata e il giocatore ha la possibilità di ripetrela dopo un adeguato periodo di recupero fisico.

    Regola 3

    I GIOCATORI:

    • possono partecipare tutti i ragazzi, muniti di CARD di accesso al Park, nati nelle annate comprese tra il 2004 e il 1995.
    • I giocatori saranno divisi in cinque categorie:
      • 2004/’03
      • 2002/’01
      • 2000/’99
      • 1998/’97
      • 1996/’95

    Regola 4

    ABBIGLIAMENTO GIOCATORI:

    • L’abbigliamento dei giocatori non deve in nessun caso risultare pericoloso per sé stessi e per gli altri.
    • Le calzature idonee per accedere al Park sono scarpe sportive con suola in gomma.
    • Il giocatore con abbigliamento non in regola deve essere obbligato dal Tutor a lasciare la struttura.
    • Il Tutor è tenuto a controllare la regolarità dell’abbigliamento.

    Regola 5

    TUTOR:

    • Ogni prestazione si svolge sotto il controllo di un Tutor il quale ha l’autorità necessaria per controllare il rispetto di tutte le regole previste.
    • Le decisioni del Tutor relativamente ai fatti del gioco sono inappellabili e sarà sua discrezione decidere di fare ripetere una prova.
    • Il Tutor non può essere ritenuto responsabile per alcun infortunio subito da un giocatore o spettatore

    Tutte le informazioni qui!

  9. La tattica nel calcio del 900

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    L’evoluzione del modulo di gioco

    Si discute spesso su quale sia il modulo migliore che la nostra squadra del cuore debba applicare e tutti, prima o poi, si sono trovati in disaccordo con l’allenatore della propria squadra o della nazionale…… ma ci siamo mai chiesti se siamo davvero informati sulle varie tipologie tattiche per disporre la squadra in campo?
    Proviamo a ripercorrere velocemente l’evoluzione tattica che ha accompagnato la crescita del nostro sport preferito:

    Il WM
    Nel 1925 fu inserita nei regolarmenti calcistici la regola del fuorigioco: il modulo che dominò in quel periodo fu ideato da Herbert Chapman (direttore tecnico dell’Arsenal).
    Le principali innovazioni furono nell’allargamento della difesa all’esterno con l’introduzione del terzino, la difesa disposta orizzontalmente con il centromediano posto davanti con il compito di marcare il centrattacco avversario.
    Inoltre, il centrocampo disposto a quadrilatero presentava due mediani centrali difensivi e due mezzali in appoggio alle due punte.
    In difesa, Chapman, introdusse l’uso della diagonale, che consentiva alla squadra di non rimanere mai in uno contro uno grazie al movimento coordinato dei difensori.
    Fu questa, probabilmente, la prima grande rivoluzione teorica applicata al calcio e, presto, tutte le squadre seguirono i dettami imposti dal WM.

    Verrou o Riegel
    Siamo nel 1932, Rappan (tecnico del Sevette di Ginevra) elabora una tattica che prevede una maggiore copertura in fase difensiva: 4 marcatori fissi.
    Spostandosi lateralmente i difensori vanno a raddoppiare sull’attaccante avversario.
    In mezzo al campo il centromediano è un vero e proprio playmaker, che imposta il gioco grazie all’aiuto di una delle due mezzali.
    Rispetto al WM questo modulo è più protetto e semplice da attuare, poichè si rinuncia alla diagonale difensiva, inoltre i 4 difensori fissi portano ad una superiorità numerica al centro della difesa che difficilmente può essere soverchiata dagli avversari.
    Per quanto detto, possiamo considerare questo modulo come l’antecessore del più famoso “catenaccio”

    Catenaccio
    come già detto, questo modulo non è che l’evoluzione italiana del Verrou.
    La principale innovazione è l’introduzione del libero alle spalle della linea dei difensori, con i compiti di spazzare la palla dalla propria area di rigore e di contrare il centravanti che, eventualmente, riesca ad eludere il controllo dei difensori in linea.
    Per quanto riguarda la fase offensiva, il catenaccio prevedeva, in sincrono con una difesa arcigna, rapidi contropiedi scaturiti da lanci lunghi della difesa.

    4-2-4
    questo modulo di gioco è stato sviluppato in Brasile e può essere visto come la risposta sudamericana alla scuola di pensiero europea.
    Ai mondiali dl 1958 il Brasile si presentò con quattro difensori disposti in linea e pronti a scattare in avanti attuando la trappola del fuorigioco, mentre a centrocampo i due mediani centrali avevano il compito di interdire l’iniziativa avversaria.
    La fase offensiva era affidata a due ali pure e due punte centrali, con una a turno pronta a rientrare a centrocampo nella fase difensiva.
    Questo modulo ci fa capire la differente filosofia che all’epoca tracciava un solco netto tra europei e sudamericani, con quest’ultimi sempre pronti al calcio offensivo e, di conseguenza, con squadre fortemente votate all’attacco.

    Calcio Totale
    E’ il 1974 quando esplode il fenomeno Olanda: una squadra eccezzionale che rivoluzionò il modo di interpretare il calcio.
    I principi del calcio totale (seguiti da Crujff e compagni con la più assoluta dedizione) sono semplici e contemporameamente estremamente rivoluzionari:
    1)Pressing a tutto campo
    2)Intercambiabilità dei ruoli
    3)Marcatura a zona per tutto il campo (il fuorigioco è sempre applicato)
    4)squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi
    5)Portiere che svolge il ruolo di libero
    6)Frequenti inserimenti dei centrocampisti e dei difensori nelle azioni offensive
    La principale conseguenza del modello olandese fu la scomparsa del calciatore iper-specializzato, prediligendo un calciatore veloce e resistente, capace di spostarsi rapidamente nelle varie zone del campo e di adattarsi a svolgere tutti i ruoli.
    Crujff resterà probabilmente il miglior esempio di calciatore nato per muoversi nel modulo del calcio totale, data la pressochè totale padronanza di tutti i fondamentali.

    I GIORNI NOSTRI
    cosa hanno in comune Zeman e il suo 4-3-3, il Milan di Sacchi schierato col 4-4-2 e le squadre di Trapattoni?
    Semplice, tutti questi schemi sono discendenti diretti del 4-4-2 brasiliano e del calcio totale olandese.
    Ogni allenatore moderno inventa schemi ed allena in modo diverso, ma è certo che l’influenza dei moduli sopracitati (via via sempre più perfezionati e modificati) abbia un peso notevole sugli schieramenti delle squadre attuali.
    Esaminiamo i principali moduli dei più famosi allenatori:

    4-3-3 di Zeman:
    si basa sul presidio territoriale della squadra, questo modulo presenta infinite soluzioni offensive, vuoi per i frequenti inserimenti dei centrocampisti o dei difensori laterali, sia per la presenza di tre attaccanti di ruolo.
    Le ali partono molto larghe, mentre i tre di centrocampo costruiscono un triangolo in cui il mediano centrale funge da playmaker.
    La squadra è molto corta (30/40 mt tra la linea della difesa e quella degli attaccanti) e tende a presidiare le zone del campo ove si svolga l’azione.

    4-4-2 (Milan di Sacchi):
    la squadra si dispone con un centrocampo a rombo, dove uno dei due mediani si trasforma in trequartista.
    I laterali percorrono le fasce per raccordare difesa e attacco, sono praticamente dei tornanti.
    la difesa è in linea, la marcatura è a zona e il fuorigioco è insistentamente cercato.
    In attacco le due punte giocano centralmente, molto vicine fra loro e muovendosi in sincronia.
    Il movimento coordinato dei reparti è una delle caratteristiche principali del Milan di Sacchi, così come il continuo e propositivo movimento senza palla.

    3-4-3 di Zaccheroni:
    In questo caso i difensori sono tre, tutti centrali e disposti a zona.
    Quattro i centrocampisti nel modulo del tecnico romagnolo, due mediani centrali: uno deve interdire l’azione avversaria e recuperare palla, mentre l’altro è delegato alla costruzione del gioco.
    I due laterali devono avere caratteristiche dinamiche molto elevate: questo è il ruolo più delicato nel modulo, dovendo i due esterni passare dalla fase difensiva a quella offensiva causando superiorità numerica in attacco.
    L’attaccante centrale deve essere forte di testa, in modo da poter giocare di sponda con le due ali dinamiche e creare varchi che portano alla rete.

    3-3-1-3 di Van Gaal:
    considerato un “santone” del calcio, Van Gaal ha idee integraliste riconducibili al calcio totale dell’Olanda.
    Questo modulo prevede un grande movimento e un’elevata interscambiabilità fra i giocatori, in modo che sia garantito l’equilibrio fra i reparti nelle fasi in cui non si è in possesso della palla.
    I tre difensori sono a zona, il mediano centrale ha il ruolo di playmaker ed è sempre pronto a scalare per trasformarsi in difensore aggiunto.
    Le due ali, molto larghe, si muovono a pendolo tra attacco e difesa, mentre i due attaccanti (una prima e una seconda punta) rimangono al centro.
    Gli spazi in attacco possono così crearsi o dal movimento delle ali o dalla rifinitura della mezzapunta.
    L’unico inconveniente palese di questo modulo è la dipendenza dalle capacità atletiche dei giocatori che devono necessariamente essere molto elevate, poichè questo stile di gioco è molto dispendioso in termini di energie.

    5-3-2 (Italia agli Europei del 2000):
    nel modulo adottato da Zoff agli ultimi Europei, si verifica l’ulteriore arretramento di un centrale nella linea difensiva, portando così il numero dei difensori a 5.
    In questo modo i terzini sono sgravati di compiti strettamente difensivi e possono sgnciarsi per partecipare alla fase di attacco.
    Questo presuppone una linea mediana composta da un centrale autentico playmaker, e i due laterali con spiccate doti offensive.
    Nella fase di attacco il modulo muta in un 3-5-2, con i due attaccanti che presentano caratteristiche diverse e complementari (uno di peso e l’altro più dinamico che agisce da seconda punta).

    Fonte: eurocalcio news

  10. Lo “straniero” nei Dilettanti: norme e regole

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    Pubblichiamo un articolo molto dettagliato e preciso sul tesseramento per gli atleti stranieri nei campionati dilettantistici, tratto da “Il Calcio Illustrato”: una guida riassuntiva, caso per caso.

    In un periodo storico in cui l’integrazione razziale sta diventando realtà anche in Italia con le prime classi delle elementari che spesso costituiscono un vero melting pot di giovanissimi, si impone anche per le organizzazioni sportive l’esigenza di adeguare le proprie normative alla mutata dimensione socio-culturale del Paese. La funzione sociale e di formazione che lo Statuto Figc attribuisce al Calcio di Base, infatti, deve svilupparsi accompagnando, da un lato, il diffondersi di tale fenomeno, dall’altro, però, contrastando le potenziali controindicazioni che possono verificarsi in vigenza di una disciplina eccessivamente elastica. Di frequente si sente parlare di bambini spesso extracomunitari, che, introdotti in Italia da soggetti che operano ai limiti della legalità con il miraggio di intraprendere la carriera di calciatore, vengono poi abbandonati al loro destino in caso non dimostrino doti tecniche adeguate.

    Il reticolato normativo
    La disciplina del tesseramento degli stranieri nei campionati “Dil” si articola nelle disposizioni delle Noif, nonché nelle nuove normative Fifa, in vigore dal 1/10/ 2009, in materia di minori. Queste ultime riducono significativamente la circolazione di tali atleti, allo scopo di impedire che giovani vengano ‘estirpati’ dal loro contesto per finalità speculative legate allo svolgimento dell’attività sportiva. La “base” su cui si fonda il reticolato normativo, è costituita dall’art. 40bis Noif, che, negli ultimi anni è stato integrato e corretto dal Consiglio Federale, per agevolare le società “Dil”nel rispetto degli adempimenti previsti dalla ‘legge Bossi Fini’ in materia di permessi di soggiorno. In particolare, il comma 11 della disposizione, stabilisce che “le società della Lnd possono tesserare, entro il 31/12, e schierare in campo un solo calciatore straniero, ovvero una sola calciatrice straniera, che siano stati tesserati per società appartenenti a Federazioni estere, purché in regola con le leggi vigenti in materia di immigrazione, ingresso e soggiorno in Italia, e sia documentato:
    1. Calciatori extracomunitari:
    a) la qualifica di “non professionista” risultante dal “transfert internazionale”;
    b) lo svolgimento di attività lavorativa mediante esibizione di certificazione dell’Ente competente attestante la regolare assunzione;
    c) in alternativa, se studente, lo svolgimento dell’attività di studio mediante esibizione di certificato di iscrizione o frequenza a corsi scolastici o assimilabili riconosciuti dalle competenti autorità;
    d) la residenza e il permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento. La residenza e il permesso di soggiorno devono risultare nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o di Provincia limitrofa.
    2. Calciatori comunitari:
    a) la qualifica di “non professionista” risultante dal “transfert internazionale”;
    b) la residenza che, nel caso di minori di età, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o in Provincia limitrofa;
    I calciatori tesserati a norma dei precedenti punti 1) e 2) non possono essere trasferiti ed il tesseramento ha validità per una stagione sportiva; Il tesseramento decorre dalla data di comunicazione della Figc e, per i calciatori extracomunitari che non potranno essere trasferiti, avrà validità fino al termine della stagione sportiva”.

    Limiti numerici e temporali
    Gli aspetti trattati dalla disposizione sono molteplici e costituiscono specificazioni della procedura di tesseramento dei calciatori non Professionisti, nonché della disciplina del rapporto tra club ed atleta.
    Innanzitutto, è previsto un limite numerico e temporale, con una particolarità: a fronte dell’affermazione dei principi di libertà di circolazione e stabilimento dei cittadini comunitari in territorio UE, le restrizioni riguardano ‘calciatori stranieri che siano stati tesserati per federazioni estere’, senza distinzione tra comunitari ed extracomunitari. Pertanto, la fonte regolatrice del tesseramento nei Dilettanti si differenzia notevolmente da quelle vigenti in ambito Prof (in cui i club possono tesserare un numero illimitato di giocatori di paesi appartenenti all’Unione Europea): in seno alla Lnd, i club hanno il limite di tesserare un solo straniero, entro il termine del 31/12 di ogni stagione.
    Chiaramente, poiché la disciplina che in materia di instaurazione del rapporto in ambito Figc non può prescindere dalla legislazione statuale, l’equiparazione, nei Dilettanti, tra atleta comunitario ed extracomunitario (effettiva per quanto riguarda limite numerico e temporale) si arresta davanti agli obblighi documentali incombenti sulle società, chiamate a dimostrare, in ogni caso, che il vincolo con il calciatore dipende da motivi diversi dal calcio.
    Se, infatti, i principi del Trattato UE consentono ai cittadini europei di soggiornare e circolare liberamente sul nostro territorio, senza restrizioni, con conseguente necessità, per i club che intendano tesserare questi ultimi, di dimostrare alla Figc la sola residenza in Italia dello straniero (“che, nel caso di minori di età, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o in Provincia limitrofa”), nonché la qualifica di ‘non professionista’, di maggior rilievo appaiono gli adempimenti richiesti per il tesseramento di atleti extra UE.
    In particolare, l’esclusione di qualsiasi forma di lavoro – subordinato o autonomo – che caratterizza il rapporto tra club e atleta in ambito Lnd, ai sensi dell’art. 29/2 Noif, impedisce ai giocatori extracomunitari che intendano vincolarsi con club “Dil” di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro sportivo, non essendo sufficiente l’invito del club per giustificare l’ingresso e la permanenza nel nostro territorio.

    Gli adempimenti
    Per tale ragione, occorre depositare presso il competente Comitato o Divisione (i quali trasmettono incartamento all’Uff. Tesseramento centrale Figc per la verifica della documentazione e l’inoltro della richiesta del Certificato Internazionale di Trasferimento) attestato di svolgimento di attività lavorativa o di studio da parte del cittadino extracomunitario, nonché certificato di residenza e “permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento”, rilasciati da autorità territoriali della provincia in cui ha sede la società o in provincia limitrofa. Su tale aspetto, ormai da alcune stagioni, interviene, tra la fine di una stagione e l’inizio dell’altra, un comunicato ufficiale della Segreteria Federale con cui, onde agevolare i club nelle relative operazioni, si dispone che “ai fini del tesseramento dei calciatori extracomunitari di cui ai commi 11 e 11 bis art. 40 Noif, in parziale deroga alle medesime disposizioni sarà sufficiente presentare, oltre alla ulteriore documentazione prevista, il permesso di soggiorno con scadenza al 31 gennaio 2011” (C.U. 87/A del 23/09/2010).
    Quanto sopra appare condivisibile, sotto il profilo del rispetto della normativa statuale, in quanto, “l’attività agonistica dilettantistica al 31/03/2011 è già avviata nella sua fase conclusiva” e “in base alle disposizioni vigenti in materia di permesso di soggiorno, lo straniero extracomunitario non può essere espulso dall’Italia per l’intervenuta scadenza del permesso di soggiorno, nei sessanta giorni successivi a detta scadenza”: per tali ragioni, “considerato pertanto che il calciatore dilettante extracomunitario in possesso di permesso di soggiorno valido fino al 31 gennaio del 2011, può rimanere nel territorio italiano fino al 31 marzo 2011”, si è ritenuto opportuno derogare alla disposizione dell’art. 40bis, comma 11, Noif, che prevedrebbe il deposito del “permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento”.

    I giovani calciatori
    Notevolmente più complesse, invece, le procedure relative al tesseramento di minorenni stranieri a seguito dell’entrata in vigore della nuova disciplina ad hoc prevista dalla Fifa, contenuta nel Regolamento sullo Status e trasferimenti dei calciatori in vigore dal 1/10/09. Con CU n. 100 del 26/01/2010, infatti, la Lnd ha pubblicato la circolare Figc recante le nuove disposizioni in materia, come detto emanate dalla Fifa, la quale pur avocando a sé la competenza in materia di primo tesseramento di minorenni stranieri (principio valido per tutte le Federazioni calcistiche mondiali) ha, però, delegato tale compito, in ambito dilettantistico, alla Figc.
    In particolare, con tale riforma (art. 19 Regolamento Fifa vigente dal 1° ottobre 2009) si è previsto che “ogni trasferimento internazionale, ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo, ed ogni primo tesseramento ai sensi del paragrafo 3 sono soggetti all’approvazione di una sotto-commissione nominata dalla Commissione per lo status dei calciatori a tal fine. La richiesta di approvazione deve essere formulata dalla Federazione che desidera tesserare il calciatore. Alla Federazione di provenienza viene data la possibilità di presentare la propria posizione. La richiesta di rilascio del Certificato internazionale di trasferimento e/o 1° tesseramento da parte di una Federazione è soggetta alla previa approvazione della sotto-commissione. Qualsiasi violazione di questa disposizione sarà sanzionata dalla Commissione disciplinare ai sensi del Codice disciplinare della Fifa. L’irrogazione di sanzioni è prevista non solo a carico della Federazione che non abbia inoltrato la propria richiesta alla sotto-commissione, ma anche della Federazione di provenienza per aver rilasciato il Certificato internazionale di trasferimento senza l’approvazione della sotto-commissione, nonché delle società che abbiano concluso un contratto per il trasferimento del minore”.
    Fino al 30/09/2009, infatti, per quanto atteneva ai “primi tesseramenti” la competenza era riservata alla Federazione destinataria della richiesta. Dal 1/10/09, invece, la potestà di autorizzare dette operazioni, previa verifica della ricorrenza dei requisiti di cui all’art. 19, è stata avocata dalla Fifa, a causa dell’esercizio, forse disinvolto, che alcune Federazioni avevano fatto delle prerogative loro concesse in tale delicata materia. La Fifa ha trasmesso alle Federazioni un elenco di documenti da produrre, a cura delle società, in originale o copia autentica, nei tre diversi casi di tesseramento di minore straniero (“tesseramento di minori in Italia al seguito dei genitori; trasferimento all’interno del territorio U.E. e dell’Area Economica Europea di calciatori tra 16 e 18 anni; tesseramento minori frontalieri”), in applicazione dell’art. 19 Regolamento Fifa.
    Innanzitutto non è stata prevista alcuna differenza tra minori comunitari ed extracomunitari, tranne che nella fascia 16-18 anni, nella quale, per i primi, è prevista una regolamentazione più elastica rispetto ai secondi. In ragione delle diverse tipologie di trasferimento, poi, sono stati previsti obblighi più o meno vincolanti per la società che intenda tesserare il giovane per l’analisi dei quali si rimanda all’approfondimento in basso.

    Conclusioni
    Si può affermare che la corretta applicazione della nuova normativa riguardante il tesseramento degli stranieri in ambito dilettantistico necessiti di adeguate competenze tecniche da parte dei dirigenti, trattandosi di materia complessa per la duplice esigenza di tutelare i diritti dei calciatori, soprattutto extracomunitari, nonché di evitare il proliferare di fenomeni di speculazione sui minori. Nel condividere i rigorosi paletti posti all’ingresso nel nostro territorio di minori extracomunitari, le disposizioni di cui all’art. 40bis Noif, in particolare laddove prevedono il limite numerico di uno straniero per club e quello temporale del 31/12 per richiederne il tesseramento, atteso l’incremento della popolazione extracomunitaria in Italia, potranno essere anche riviste nella direzione di un’estensione – seppure ‘calmierata’ – delle facoltà per i giocatori maggiorenni che vivano regolarmente nel nostro paese di svolgere attività dilettantistica, in attuazione della funzione sociale e di integrazione riservata allo sport.
    Altri due aspetti di notevole rilievo attengono alla particolare disciplina del rapporto di tesseramento tra società dilettantistiche e calciatori stranieri, fin dal momento della instaurazione del vincolo sportivo.
    Se, infatti, i ‘non professionisti’ italiani, ai sensi dell’art. 39, comma 3, NOIF, “la data di deposito delle richieste di tesseramento o di spedizione del plico postale contenente le medesime richieste stabilisce, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento”, per gli atleti stranieri il tesseramento decorre dalla data di ratifica dello stesso da parte della Figc, comunicata
    in forma scritta alla società.
    L’impiego di un atleta straniero prima che sia stata ricevuta la superiore autorizzazione, dunque, costituisce ipotesi di utilizzo di calciatore in posizione irregolare tale da determinare la sanzione della perdita della gara 0-3 a tavolino o della penalizzazione di un punto in classifica in caso di deferimento della Procura Federale.
    Altra particolarità del rapporto in esame consiste nella necessaria durata annuale del tesseramento, in deroga alla norma che prevede che il vincolo in ambito dilettantistico, salva la possibilità di ‘svincolo’ e trasferimento, anche infrannuale, spieghi i propri effetti, ininterrottamente, sino al compimento del 25° anno di età del calciatore.
    Lo straniero, invece, non può essere parte di un tesseramento pluriennale, nè trasferito, né svincolato in corso d’annata: il rapporto ha durata tassativamente annuale, cosicché, al termine della stagione sportiva, il giocatore è libero di tesserarsi per altro club, senza che nessun diritto/facoltà spetti alla società di precedente appartenenza.

    Focus su > stranieri e vincolo
    Altri due aspetti di notevole rilievo attengono alla particolare disciplina del rapporto di tesseramento tra società dilettantistiche e calciatori stranieri, fin dal momento della instaurazione del vincolo sportivo.
    Se, infatti, i ‘non professionisti’ italiani, ai sensi dell’art. 39, comma 3, NOIF, “la data di deposito delle richieste di tesseramento o di spedizione del plico postale contenente le medesime richieste stabilisce, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento”, per gli atleti stranieri il tesseramento decorre dalla data di ratifica dello stesso da parte della Figc, comunicata
    in forma scritta alla società.
    L’impiego di un atleta straniero prima che sia stata ricevuta la superiore autorizzazione, dunque, costituisce ipotesi di utilizzo di calciatore in posizione irregolare tale da determinare la sanzione della perdita della gara 0-3 a tavolino o della penalizzazione di un punto in classifica in caso di deferimento della Procura Federale.
    Altra particolarità del rapporto in esame consiste nella necessaria durata annuale del tesseramento, in deroga alla norma che prevede che il vincolo in ambito dilettantistico, salva la possibilità di ‘svincolo’ e trasferimento, anche infrannuale, spieghi i propri effetti, ininterrottamente, sino al compimento del 25° anno di età del calciatore.
    Lo straniero, invece, non può essere parte di un tesseramento pluriennale, nè trasferito, né svincolato in corso d’annata: il rapporto ha durata tassativamente annuale, cosicché, al termine della stagione sportiva, il giocatore è libero di tesserarsi per altro club, senza che nessun diritto/facoltà spetti alla società di precedente appartenenza.

    Approfondimenti > i giovani stranieri
    Regole specifiche
    Per quanto attiene, al tesseramento di minorenni soggiornanti in Italia al seguito dei genitori (cd. primo tesseramento e proveniente da Federazione estera), ovvero di atleti extracomunitari inferiori a 18 anni di età e di cittadini europei infrasedicenni, oltre alla richiesta di tesseramento (“sottoscritta dal calciatore e dagli esercenti la potestà genitoriale”), alla dichiarazione “attestante la sussistenza o meno di pregressi tesseramenti presso Federazioni Estere” ed al “certificato di iscrizione scolastica” (alternativo, per i minori superiori a 16 anni di età, a documenti attestanti l’attività lavorativa svolta) sono divenuti fondamentali ulteriori incartamenti quali “contratto di lavoro dei genitori”, “certificato di nascita del calciatore”, “documento identificativo del calciatore e dei genitori”, “certificato di residenza del calciatore e dei genitori”, “permesso di soggiorno del calciatore e dei genitori”. Non è prevista in alcun caso la possibilità di tesserare atleti stranieri infrasedicenni che soggiornino in Italia non al seguito dei propri genitori, o che siano giunti sul nostro territorio assieme alla propria famiglia, ma per motivi comunque connessi al calcio.
    Rispetto alla normativa all’epoca vigente in ambito Figc, per simili tesseramenti, la nuova disciplina si differenzia per:
    a) la previsione esclusiva dei genitori e non degli “esercenti la potestà genitoriale”, come soggetti conviventi e di riferimento del minore;
    b) la necessità di depositare il “certificato di nascita del calciatore”;
    c) la necessità di depositare il “contratto di lavoro dei genitori”.
    In ordine a tali aspetti, emergono alcune potenziali criticità, parte delle quali dovute al fatto che le nuove normative sono state previste da un organo internazionale (la Fifa), indi tradotte nelle varie lingue e diffuse in pressoché tutte le nazioni del mondo, senza prendere in considerazione gli aspetti peculiari di ogni singolo ordinamento giuridico (ad esempio, potrebbe essere ritenuta discriminatoria la distinzione tra minore che soggiorni regolarmente in Italia con un tutore nominato dal Tribunale competente e minore che viva con entrambi i genitori).

    Comunitari over 16 e frontalieri
    Avuto riguardo, invece, alle altre due tipologie di tesseramento (“trasferimento all’interno del territorio U.E. e dell’Area Economica Europea di calciatori tra 16 e 18 anni e tesseramento calciatori minori frontalieri”), la nuova disciplina riserva problematiche di gran lunga inferiori a quelle sopra indicate. Quanto ai trasferimenti di cittadini di età compresa tra 16 e 18 anni, in ambito UE, è sufficiente depositare, oltre a quanto previsto dall’art. 40bis NOIF, dichiarazione del legale rappresentante della società di destinazione, in ordine alle condizioni di vita e di alloggio del minore, nonché l’autorizzazione al trasferimento da parte dei genitori ed il loro documento di identità. Per quanto attiene, infine, ai trasferimenti frontalieri, sussistono limitazioni del tutto marginali, che portano a non ritenere, in alcun modo, vessatoria, né particolarmente gravosa, la disciplina fissata dall’organo internazionale.

  11. Lo spirito di squadra (seconda parte)

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    Per chi non avesse letto la prima parte: cliccare qui

    La squadra: uno specifico tipo di gruppo che può essere definito come un insieme dinamico costituito da individui che si percepiscono più o meno interdipendenti. La squadra sportiva può essere, pertanto, considerata come un gruppo con rilevanza sia nell’aspetto delle individualità che nell’insieme degli atleti. Le caratteristiche del gruppo-squadra sono a livello individuale la complementarietà, esistenza di uno scopo significativo comune, capacità di risolvere le situazioni in base alle proprie caratteristiche; a livello di gruppo con una visione comune, compenso basato sui successi della squadra (non del singolo), leadership solida e partecipativa. Quali sono i momenti o stadi delle creazione di una squadra. 1. Gli atleti membri familiarizzano, studiano forze e debolezze reciproche, verificano se sono parte del gruppo, identificano il loro ruolo, comparano l’attenzione che il Mister dedica a ciascuno di loro. La strategia di gioco deve coinvolgere tutti, importante ciò che accade fin dal primo allenamento. 2. Gli atleti attuano atteggiamenti di resistenza al Mister, rifiutano il controllo da parte del gruppo, sono in conflitto con le richieste poste; il Mister deve prevenire e attuare un tipo di comunicazione aperta, lo stress deve essere ridotto per ridurre l’ostilità; 3. Gli atleti sostituiscono l’ostilità con cooperazione e solidarietà, elaborano uno spiccato senso di umiltà, sono rivolti alla coesione, nutrono un profondo senso di rispetto per gli altri, avvertono la stabilità dei reciproci ruoli; il gruppo lavora per un obiettivo comune. Il Mister si complimenta per gli sforzi, i miglioramenti e la qualità della performance; 4. Gli atleti incanalano tutti gli sforzi per il successo della squadra, si aiutano reciprocamente; il gruppo è orientato alla performancee predisposto alla vittoria. Il Mister crea un clima di collaborazione, elimina competizione ed aggressività verso i compagni. Si definisce dinamiche di gruppo come l’insieme fluido e mutevole delle interazioni e dei rapporti tra gli atleti di una squadra. Interazione è una relazione prevalentemente regolata da norme, valori, modelli di comportamento a livello di ruoli all’interno di un gruppo, il rapporto di gruppo risponde ad esigenze, è legato alla dinamica dello sport al rifiuto e del conflitto. Tra i membri di una compagine sportiva nasce sia la complementarietà (attrazione degli opposti), quanto la similarità cioè dalla comunanza di valori, atteggiamenti importanti o ideali nell’universo sportivo. Nel gruppo sportivo essa è un dato importante in quanto permette di superare le fasi disgregative o comunque conflittuali che l’attività agonistica determina con il suo carico di ansie e frustrazioni. Il rifiuto o repulsione è una dinamica che non implica ostilità, ma indisponibilità, indifferenza, divergenza ideologica, emotiva, più una serie di che possono portare al contrasto, il conflitto, nella vita del gruppo, e soprattutto della squadra sportiva, in cui esiste sempre un’alta tensione emotiva, è deleterio per i risultati e l’armonia in seno alla squadra. Al verificarsi si assiste in genere a comportamenti quali : * capri espiatori: scaricare l’aggressività su un individuo interno o esterno al gruppo; * aggressività: ostilità competitiva invidiosa tra gli atleti; * silenzi: rifiuto di appartenenza al gruppo; * formazione di sottogruppi, il dissenso all’interno del gruppo genera fenomeni di scissione. * polarizzazione, caratterizzata dal convergere su di un atleta dell’attenzioni degli altri membri della squadra (es. atleta che nella squadra si oppone costantemente all’allenatore, può cumulare una propria motivazione interiore con l’incoraggiamento sotterraneo della squadra, anche se non esplicitato). Al verificarsi di questi fenomeni è importante porre attenzione rimarcando : * socializzazione: il sorgere della relazione di gruppo mediante forme di comunicazione verbale; * teorizzazione: interpretazione con cui viene spiegato agli altri il proprio o il loro modo di reagire e comportarsi nel gruppo; * difesa del gruppo: tacito accordo per non alterare una situazione di equilibrio e di consenso reciproco, con controllo delle ansie

    La leadership

    Per leadership si intende comunemente una o più persone che, all’interno del gruppo e della squadra, esplicano un’azione polarizzante con un processo di influenza interpersonale, orientato al raggiungimento di particolari obiettivi. Nello sport l’allenatore e il Responsabile svolgono tale ruolo che è influenzato dal proprio “stile” pur mantenendo i medesimi compiti (dirigere, decidere, organizzare, pianificare, istruire, formare, sviluppare, supportare, motivare, valutare). L’allenatore svolge tali compiti nei confronti degli atleti attraverso: · trasmissione e sviluppo delle competenze sportive; · mantenimento di ordine e disciplina; Il Responsabile svolge tali compiti attraverso: · costruzione ed organizzazione del gruppo-squadra ; · pianificazione dei compiti e programmazione delle attività in vista del raggiungimento degli obiettivi prefissati; · supporto sociale e motivazionale. Le caratteristiche per una leadership positiva ed efficace sono: 1. sapere che il proprio ruolo è “servire” e non “essere serviti” 2. creare una cultura in cui tutti si sentano parti importanti dell’organizzazione 3. dare direttive chiare 4. abituarsi ad essere efficaci, con poche parole 5. conoscere la differenza tra intensità ed emotività 6. criticare in privato e lodare in pubblico 7. separare l’errore dalla persona che sbaglia 8. enfatizzare il lavoro di squadra, piuttosto che l’individualità 9. focalizzare il futuro senza trascurare l’immediato 10. accettare critiche e rimproveri Un modello, per meglio comprendere e conoscere la leadership, che viene comunemente applicato, che le caratteristiche del coach, quelle del gruppo-squadra e della situazione vengono ugualmente prese in considerazione; la performance e la soddisfazione dei membri del gruppo sono in funzione del grado di congruenza tra: · comportamento richiesto (dal contesto) · comportamento reale del leader (percezione) · comportamento preferito dal gruppo (desiderato) La leadership di un allenatore e del Responsabile è influenzata dal suo stile decisionale che esprime, tra l’altro, alcuni tratti della sua personalità. I principali stili decisionali secondo : * Autocratico “a”: prende personalmente le decisioni basandosi sulle informazioni ottenibili; * Autocratico “b”: ottiene le informazioni necessarie dai membri e decide da solo; * Consultivo “a”: condivide i problemi con i membri più influenti del gruppo consultandoli individualmente, tiene in considerazione le loro idee e prende da solo le decisioni; * Consultivo “b”: condivide i problemi con tutti i membri riuniti, tiene in considerazione le loro idee e prende da solo le decisioni; * Stile di gruppo: condivide i problemi con il gruppo, lascia che questo generi ed esamini delle soluzioni alternative e giunge a una soluzione consensuale.

    La coesione

    La coesione del gruppo è determinata dalle forze che agiscono sui membri per farli restare insieme. Consiste nel grado di unione o nella resistenza del gruppo alla problematiche disgrgative, un processo dinamico che riflette la tendenza a stare/lavorare insieme e a rimanere uniti per raggiungere gli obiettivi stabiliti. I fattori che possono influenzare la coesione sono: · ambientali: responsabilità e obblighi dei singoli atleti, pressione sociale, struttura e “cultura” della società, dimensione del gruppo; · personali: caratteristiche di personalità, motivazioni, grado di soddisfazione; · leadership: stile di leadership, comportamento, stile comunicativo e decisionale del leader; · squadra: il successo della squadra poiché vincere stimola la volontà di stare insieme. Le tensioni che insorgono in un gruppo a causa delle ambivalenze, delle difficoltà all’adattamento interpersonale e dei dissensi sui fini e sui mezzi, creano un tasso di ostilità che minaccia la coesione e l’esistenza stessa di qualsiasi unione. Quando tali tensioni, rimangono latenti, è perché vengono dominate attraverso meccanismi difensivi che ne inibiscono la tendenza disgregatrice accentuando il processo inverso di coesione. Esistono, pertanto, diversi tipi di coesione: 1. coesione difensiva: tipica dinamica di qualsiasi squadra sportiva che nasce dalla proiezione dell’aggressività interna all’esterno, su una squadra sentita come minacciante; questa dinamica difensiva porta la squadra ad assumere connotazioni caratterizzate da estrema suggestionabilità dei suoi membri, insicurezza, dipendenza dal leader carismatico, atteggiamenti magici, paure irrazionali, ecc; 2. coesione istituzionalizzata: il conflitto interno viene superato codificandolo attraverso un sistema di norme. Le tensioni dei singoli vengono accettate e giustificate sulla base del diverso status che ciascuno compete nell’ambito della squadra. In tale dinamica, tipica delle organizzazioni societarie, le modalità del conflitto sono così controllate, ognuno rimane nei limiti del ruolo nel gruppo; 3. coesione cooperativa: questa dinamica risolve la minaccia disgregativa sul gruppo non attraverso la rimozione o inibizione della aggressività interna, né mediante la negazione o il disimpegno di fronte all’insuccesso, alla frustrazione ed allo stress, ma attraverso la presa di coscienza e l’analisi delle difficoltà. Una squadra sviluppa tale tipo di coesione quando gli atleti subordinano gli obiettivi personali allo scopo del gruppo, all’accettazione della realtà, al desiderio di superare i problemi, all’impegno per cambiamenti comportamentali in funzione delle norme di gruppo. Tale dinamica ha anche un significato educativo perché sviluppa la disponibilità degli atleti ad un continuo adattamento attraverso una relazione di tipo cooperativo. L’adesione cooperativa è sicuramente uno degli aspetti positivi del rapporto di gruppo in quanto esprime il massimo coinvolgimento degli atleti e mette in subordine l’aspetto personale rispetto alle esigenze della squadra. Effetti della coesione. Gli effetti principali sono: · impegno; · stabilità; · resistenza agli eventi negativi; · prestazione; · risultato. Tale strumento può aiutare a quantificare la struttura relazionale di un gruppo; gli obiettivi sono la definizione e valutazione della struttura sociale e delle dinamiche di gruppo (leaders, “isolati”, “rifiutati”, reciprocità, coesione). La metodologia è caratterizzata dal rilevamento di scelte e/o rifiuti reciproci tra i membri del gruppo in base a valutazione “affettivo-emotive” o “centrate sul compito”. Come aumentare la coesione? Verranno adesso elencate alcune tecniche utili nell’incrementare la coesione di un gruppo che possono essere praticate da un personale esperto, qualificato e specializzato. E’ doveroso, però, evidenziare che, a prescindere dalla metodologia prescelta, può aumentare la coesione di un gruppo solo chi possiede tale concetto (coesione) al proprio interno ed utilizza quotidianamente tale valore come parte integrante della propria persona. Essendo la coesione uno stile di vita, più che un semplice aspetto sociologico, è alquanto difficile che un professionista, anche tecnicamente preparato, ma che non possieda questo stile, possa “tirar fuori” in un insieme di altri individui ciò che personalmente non ha. Le tecniche (alcune appartenenti all’insieme delle psicoterapie) che possono favorire l’aumento della coesione di gruppo sono: 1. Il T-Group (training group): si tratta di un tipo di esperienza che è stata progettata per rendere la persona più sensibile al proprio ed all’altrui comportamento nelle sue motivazioni consce ed inconsce, nonché ai modi in cui tale condotta viene percepita ed influenzata dal gruppo. Il T-group permette quindi di apprendere e sperimentalmente, attraverso l’analisi delle esperienze individuali e di gruppo, la natura dei propri sentimenti, reazioni, percezioni e comportamenti. 2. Gruppi Autoeducativi: l’intera squadra, o sottogruppi di essa, possono essere utilizzati dallo psicologo, come dal tecnico, per migliorare la cooperazione e la risoluzione dei problemi individuali e collettivi, di relazione o tecnici; · gruppo di discussione: è un gruppo in cui gli atleti discutono un problema generale riguardante in misura diversa i partecipanti. · gruppo di orientamento: è un metodo efficace nell’ambito del gruppo per aiutare gli individui ad orientare la propria attività sportiva. · gruppo di consiglio: si costituisce quando i membri della squadra tentano di risolvere, mediante discussione di gruppo, i problemi personali di qualche membro. 3. Tecniche di Drammatizzazione: · Lo psicodramma: in questo gioco teatrale la persona è sollecitata ad improvvisare scene di vita vissuta, capaci di rivelare il più possibile di se stessa. L’azione scenica permette una presa di coscienza degli aspetti coartanti del proprio comportamento, il superamento delle difficoltà interpersonali e l’emergenza di potenzialità affettive inibite nella vita di relazione. · Il sociodramma: mentre lo psicodramma riguarda un problema in cui un singolo individuo, o un gruppo di individui, è coinvolto privatamente, il sociodramma invece riguarda problemi in cui viene in primo piano l’aspetto collettivo, mentre il rapporto privato del singolo resta nell’ombra. E’ il gruppo intero che dà vita ad una azione scenica collettiva che permette la comprensione, per proiezione, di problemi interni ed esterni al gruppo, con il superamento di tensioni, inibizioni, conflitti, nonché una maggiore integrazione tra i membri del gruppo ed una loro maggiore sicurezza verso l’ambiente esterno. · Il gioco del ruolo: E’ richiesto al soggetto di improvvisare un ruolo sociale di fronte ad un antagonista che ne gioca uno complementare. In questo tipo di drammatizzazione gli individui verificano (vivendola ed analizzandola) la frattura tra il voler essere e l’essere di fatto, fra la percezione immaginata della realtà e situazione affettiva. Ciò attraverso una immedesimazione nei modi psicologici che sono alla base di atteggiamenti peculiari dei ruoli sociali. 4. La Terapia della Gestalt (Perls, Schultz, Gunter): è orientata a determinare nell’individuo e nel gruppo una ricca esperienza emozionale attraverso tecniche verbali e non verbali. Essa tende a negare il valore dell’inconscio, del passato, del futuro, della rimozione, e a dare notevole importanza al “sentire”, alla “consapevolezza” del “qui ed ora”, alla svalutazione della razionalità. 5. I Gruppi Bioenergetici (Lowen): la tecnica bioenergetica è un approccio ai problemi della personalità umana attraverso la partecipazione diretta del corpo al processo di analisi. Il corpo, sostiene Lowen, come aveva scoperto Reich, somatizza sotto forma di difese caratteriali (corazza caratteriale: Reich) le difficoltà psicologiche. 6. Gruppi Tematici (Cohn): sono organizzati su dieci sedute e sulla partecipazione attiva ed impegnata dei membri. Tali gruppi si propongono l’approfondimento di particolari temi che costituiscono una “impasse” esistenziale per gli individui (es. la solitudine, l’aggressività, la paura, le mete della vita, la morte, ecc.). I segni della coesione/unità del gruppo: 1. la coesione/unità è percepita da tutti i membri, a prescindere dal ruolo, anche da chi viene a contatto solo sporadicamente col gruppo (tutti avvertono “qualcosa di particolare” nell’aria); 2. interrogati singolarmente, i membri dimostrano di avere le stesse convinzioni sul concetto di gruppo; 3. la coesione/unità esiste anche a “distanza”; pertanto, si verificano episodi in cui alcuni membri hanno fatto/pensato qualcosa contemporaneamente ad altri, pur trovandosi a centinaia di Km di distanza gli uni dagli altri; 4. ogni membro è disposto a “sacrificare” qualcosa di personale per uno o più componenti del gruppo; 5. gli obiettivi sono condivisi da tutto il gruppo; 6. pur essendoci fisicamente un leader, la vera leadership è la coesione/unità stessa del gruppo; ad essa il leader fa continuo riferimento; 7. più che la maggioranza, il gruppo, spontaneamente, sceglie l’unanimità nelle decisioni. Ciò è possibile grazie al punto 4; 8. la coesione/unità non respinge, ma attrae; pertanto sempre più persone sentono l’esigenza di avvicinarsi al gruppo per condividerne lo stile di comportamento; 9. la coesione/unità del gruppo è vincente; le squadre che la possiedono arrivano molto lontano; 10. la coesione/unità del gruppo è per sempre; anche quando l’esperienza di gruppo finisce, ogni membro capisce di aver scolpito ogni attimo di essa “nella memoria” e che, intimamente, una piccola parte di quella esperienza è ancora viva dentro di sé. Nasce l’esigenza di “portala” altrove….. Luca Papini

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  13. Lo spirito di squadra (prima parte)

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    Lo spirito di squadra … la chiave del successo

    I Chicago Bulls raccolti intorno al loro coach, Phil Jackson, che legge loro brani dal “Libro della giungla” per preparare la squadra alla partita.
    Una frase che ricorre spesso, per motivare un gruppo di atleti : “La forza del lupo è il branco, e la forza del branco è il lupo”.
    Sono uno dei tanti aneddoti usati per esaltare lo spirito di squadra
    Ma allora il gioco di squadra è imprescindibile?

    Se non è veritiera l’affermazione che senza la squadra non si fa nulla, e il mondo sportivo è pieno di esempi, è indubbio che anche se si ha il fuoriclasse o giocatore che sia, si farà sempre più fatica, il gioco di squadra è una necessità imprescindibile per raggiungere certi risultati, non a caso sta divenendo un concetto di cui si parla molto nello sport come nella vita imprenditoriale.
    Le motivazioni, in un mondo sempre più orientato all’individualismo, che spinge a creare un gioco di squadra sono essenzialmente perché conviene a chi ne fa parte, anche se ragiona da egoista o da solista.
    Per la stessa essenza del gioco di squadra: la tattica. La tecnica è solamente lo strumento. Un buon sistema tattico permette di mettere in evidenza i miei pregi e nascondere i miei difetti, e, contemporaneamente, sottolineare i difetti dell’avversario e neutralizzare i suoi pregi.

    La tattica è il valore aggiunto del giocare in una squadra perché anche se un giocatore è bravissimo c’è sempre qualcosa in cui è meno abile e tramite il gioco collettivo si riesce a far emergere il meglio di ognuno, sopperendo ai suoi difetti con le doti di un altro.
    Un gioco di squadra che non faccia questo applica una metodologia sbagliata.
    Mantenere un giocatore all’interno della squadra non servono discorsi moralistici. Servono criteri più utilitaristici e pragmatici: deve intravedere la convenienza dello stare nel gioco di squadra, traendo i maggiori benefici personali giocando insieme a compagni che nascondano i suoi difetti ed esaltino invece i suoi pregi.

    La costruzione di una squadra parte dall’avere chiaro l’obiettivo, avere un gioco ben delineato, conosciuto da tutti:.
    La metodologia, lo stile di lavoro e di gioco, devono essere chiari a tutti, e non soltanto al Mister. Concepire il gioco di squadra come: “io penso, loro eseguono” è sbagliato. Le vere squadre non sono così. Il ruolo dell’allenatore consiste nel saper costruire un gioco plasmando la squadra in base alle caratteristiche intrinseche di ciascun giocatore, in collaborazione con i giocatori”.
    Il ruolo dell’allenatore, un buon allenatore è chi riesce a far muovere un giocatore secondo le proprie intenzioni, ma il massimo risultato sarà quando i giocatori sapranno muoversi per conto loro in base a quanto hanno recepito negli allenamenti tecnico-tattici.

    L’ideale assoluto, che come tale non è mai raggiungibile, viene nel momento in cui l’allenatore non ha più bisogno di correggere sul campo i movimenti dei prorpi giocatori perché i giocatori sanno già tutto quello che c’è da sapere. Tutti devono conoscere, oltre alla tecnica, come si gioca, la tattica, insomma.

    La figura dell’allenatore è quindi assimilabile a quella di un capo, un ruolo di comando. Deve essere in grado di assumersi sulle proprie spalle i rischi. La tattica deve essere condivisa da tutti, anche tramite un contraddittorio. Se non c’è accordo entra in gioco il mister: e decide lui, perché non si può vivere nel conflitto. Il mister e il responsabile si assumono le responsabilità, cercando di sbagliare il meno possibile. Un margine di errore esisterà ovviamente sempre, l’essenziale è che tutto questo sia ben chiaro .

    Squadra e gruppo, non sono la stessa cosa e non vanno confusi. Il gruppo è l’elemento alla base della squadra. Il gruppo si forma svolgendo un’attività in comune. Nel gruppo ogni giocatore ha dei ruoli, ma non ben delineati e assoluti, il gruppo è un’entità propria, la sua caratteristica non deriva dalla somma delle caratteristiche degli individui che compongono il gruppo, ma bisogna ricercarla nelle dinamiche che si creano al suo interno. E’ necessario verificare le caratteristiche di ciascun atleta, i talenti, oppure se ha un certo carattere, o se è coerente ad un certo metodo di lavoro.

    Caratterizza una squadra rispetto ad un gruppo i ruoli, che sono più definiti in funzione del tipo di gioco che si vuole fare, della tattica che si intende applicare. E’ inammissibile, ad esempio, che un giocatore che non rispetti le disposizioni del mister anche quando sono in contrasto con le proprie convinzioni. Questo implica accettare le disposizioni del mister, accettare anche i limiti, i difetti, gli errori dei compagni. Ciascun giocatore deve avere e rispettare il ruolo assegnatogli dall’allenatore.
    L’allenatore fa parte dei ruoli prestabiliti, il suo è quello di guidare la squadra. E’ necessario differenziare tra capo e leader, nello sport, ci sono allenatori che non sono leader e che utilizzano quelli che si vengono a creare in modo naturale all’interno del gruppo dei giocatori.

    Quando c’è qualcosa che non funziona è difficile rispettare i ruoli, dipende dal clima creato, sul modo di interpretare un errore o una situazione.
    E’ in caso di difficoltà che si vede se c’è davvero lo spirito di squadra. Quando le cose vanno bene, di solito, è semplice rispettare i ruoli, quando invece vanno male si innesca il meccanismo dei malumori. Il problema di fondo è che l’errore viene visto come una dimostrazione d’incapacità e non come degli strumenti d’apprendimento. oltre a distruggere l’armonia, impedisce di progredire, di imparare. E’ una situazione che nella mia esperienza ho trovato ovunque, l’errore segnala la necessità di apportare modifiche, i malumori, invece, impediscono di mettere in moto le risorse e le soluzioni necessarie per ottenere il miglior risultato possibile, risorse che, a volte, non si sa neppure di avere.

    Quanto contano le motivazioni? Affinché i ruoli, il gruppo, la squadra funzionino è chiaro che la motivazione è un elemento fondamentale, motivazioni che devono essere concrete, come il raggiungimento di obbiettivi, risultati, comportamentali o morali. In che cosa consiste la motivazione di base, in fare ciò che piace. Di conseguenza, quando si costruiscono le squadre, bisogna che gli atleti siano persone a cui piace mettersi in gioco, progredire, stimolati a migliorarsi, ha trovare motivazioni.
    In ogni modo è possibile migliorare le condizioni tattiche, il bagaglio tecnico, l’ambiente, concedere gratificazioni, al fine di rendere più soddisfatti di ciò che si svolge.

    Un buon allenatore deve cercare di mettere, se può, un giocatore nel posto in cui sa che può dare il meglio di se stesso, se poi coincide nel ruolo dove gli piace stare diventa una motivazione .
    La sfida… questa motivazione assume un ruolo fondamentale, un atleta, ha bisogno delle emozioni, di sentirsi parte di qualcosa, di un progetto che si costruisce durante gli allenamenti e dove il confronto con la squadra avversaria diventa solo il culmine, la punta di un iceberg di tutto un lavoro, questo va al di là della routine degli allenamenti o della preparazione, per arrivare a competere.
    Come si fa ad avere la mentalità vincente?

    La risposta è semplice e paradossale: vincendo! Il problema è: come faccio a vincere?
    La prima vittoria è quella contro i propri limiti e i difetti. La funzione dell’allenatore è fondamentale: deve porre obiettivi facilmente raggiungibili, in maniera da far fare un passo alla volta e, soprattutto, deve dare aiutare a risolvere i difetti, superare le difficoltà, è con un allenamento serio costante e attento che si arriva a questa prima vittoria. Le difficoltà non devono più essere viste come un qualcosa che mi impedisce di fare, ma come la possibilità di allenarmi a superarle.

    La seconda vittoria è quella contro gli avversari, che va programmata, da una parte affrontando avversari che siano alla mia portata, dall’altra, contemporaneamente, confrontandomi contro i migliori, anche se perdo, ma tutto questo nello spirito di squadra e di gruppo, rispettando il ruolo del Mister e le sue scelte. Si impara di più durante gli allenamenti che durante gli incontri, dove lo stress del risultato e della prestazione può condizionare la prestazione di qualsiasi atleta, si impara di più confrontandosi, allenandosi con un compagno o avversario forte piuttosto che con uno debole.

    Quando la stagione sportiva entra nel vivo, il campionato è iniziato è tempo di elaborare qualche bilancio per i giocatori, allenatori e dirigenti.

    Da quello che l’esperienza insegna sui risultati delle maggiori squadre professionistiche, si possono fare considerazioni su come trasformare le potenzialità di un gruppo di giocatori, alcuni dotati di indubbie qualità individuali, in forza di squadra, che possa portare a risultati concreti nel corso della stagione.
    Queste considerazioni sono quanto mai pertinenti negli sport di squadra anche se riguarda anche quegli sport considerati individuali, se è vero che comunque anche i singoli atleti nella maggior parte dei casi fanno parte di squadre, gruppi o società sportive.

    Quando si parla di spirito di squadra, la maggior parte degli atleti che praticano sport di squadra, spesso cadono nell’errore di focalizzarsi sul risultato personale piuttosto che su quello della squadra.
    Gli allenatori e le società tramite i dirigenti responsabili, devono trasmettere ai propri atleti il concetto che il loro risultato personale sarà molto più elevato se contribuiranno prima al raggiungimento di obiettivi comuni.
    Fermo restando che l’interesse primario, per un atleta e per la squadra, deve essere sia la performance individuale sia risultato, (anche se per qualche atleta è difficile capire questo concetto) tale performance può essere fornita solo grazie all’impegno di tutto il gruppo di atleti, sia in allenamento che in gara.

    Da “Il sapore della vittoria”

    Potrei consigliare al riguardo un paio film che sono imperdibili per chiunque, in qualsiasi situazione, che esplicano questo messagio nello sport :

    – Momenti di Gloria, film culto per qualunque sportivo che voglia avere successo in tutto ciò che si impegna a fare;

    -Il Sapore della Vittoria, pellicola ricca di spunti e di temi sullo spirito di gruppo;

    Il messaggio che trasmettono e gli spunti sono in particolare :

    – l’integrazione di di atleti provenienti da luoghi ed esperienze diverse;

    – la valorizzazione delle qualità individuali nell’ambito della crescita globale della squadra e del gruppo;

    – il rispetto per il proprio e l’altrui impegno rimanendo concentrati e dando il massimo in ogni momento per il risultato dell’intera squadra;

    – la motivazione a non mollare mai, neppure nei momenti più difficili, per gli altri e per approfondimenti ti rimando al prossimo seminario;

    – la metafora “Usare il Cervello per Vincere”.

    Luca Papini

    Leggi la seconda parte: clicca qui

  14. La psicologia nello sport : il rapporto genitori-bambini

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    Il ragazzo che sceglie di impegnarsi in uno Sport merita rispetto e stima da parte dei genitori, che devono cercare di spronarlo ed incoraggiarlo nello svolgimento di tale attività, ma soprattutto capire, e fargli comprendere , che lo Sport è prima di ogni cosa, divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili o false ambizioni, che, il più delle volte, sono di ostacolo e non di aiuto al giovane.

    In effetti, particolarmente nel calcio e nella fascia d’età compresa tra i 6 ed i 14 anni, il genitore si trova di frequente protagonista di situazioni spiacevoli, che creano problemi ed ostacoli ad una serena e positiva attività sportiva per il proprio figlio. Molto spesso, un occhio attento scopre che il vero protagonista delle partite giovanili, colui che è più carico di tensioni, che si è preparato meticolosamente e che poi si dispera se si sbaglia un tiro in porta, è proprio il genitore.

    Il ragazzino, invece, scuote le spalle, cancella quasi subito l’errore o la sconfitta e, in definitiva, l’unica cosa di cui veramente si rammarica è l’idea della predica che Io aspetta a casa. Può capitare che inconsciamente si tenda a realizzarsi attraverso il bambino e a proiettare su di lui i desideri che non si è riusciti a soddisfare da giovani. Con la convinzione che “ lo si fa per il suo bene’’, in realtà si può correre il rischio di diventare veri e propri deterrenti psicologici, non solo condizionando negativamente il rendimento in gara, ma, fatto ancora più grave, danneggiando lo sviluppo psicologico del ragazzo.

    Molto spesso si vorrebbe che il proprio figlio non dovesse mai soffrire, ne commettere errori, ma ricevere dalla vita solo gioia e felicità: questo, purtroppo, non è possibile ed il compito del genitore diviene, perciò, quello di non intromettersi nelle scelte del figlio e di non voler vivere la vita al suo posto, capendo che ogni errore commesso ed ogni dolore provato aiuta il ragazzo
    a crescere ed a formare una sicura personalità.

    Penso che l’attività sportiva sia uno del mezzi migliori per aiutare il proprio figlio a maturare e a crescere, in quanto lo Sport spinge il giovane ad impegnarsi, a cercare di migliorarsi, a mettersi continuamente alla prova, a stringere rapporti sociali, a comprendere il sacrificio e l’umiltà, ad assumersi delle responsabilità ed a divenire membro di una collettività nella quale vigono, per ciascuno, Diritti e Doveri.

    Di seguito vengono proposti alcuni suggerimenti per i genitori, frutto di esperienze e che servono ad indicare un modello di comportamento positivo nei riguardi dei propri figli, modello che, ovviamente non ha nessuna pretesa di essere un Dogma, ma solo una traccia di riflessione.

    • Stimolare, incoraggiare la pratica sportiva, lasciando che la scelta dell’attività sia fatta dal bambino.
    • Instaurare un giusto rapporto con l’allenatore per fare in modo che al bambino arrivino sempre segnale coerenti dagli adulti di riferimento.
    • Lasciare il bambino libero di esprimersi in allenamento ed in gara (è anche un modo di educarlo all’autonomia).
    • Evitare di esprimere giudizi sui suoi compagni o di fare paragoni con essi: è una delle situazioni più antipatiche che si possano verificare sia per i piccoli che per i grandi.
    • Evitare rimproveri a fine gara. Dimostrarsi invece interessati a come vive i vari momenti della gara ed eventualmente evidenziare i miglioramenti. Aiutarlo a porsi obiettivi realistici ed aspettative adeguate alle proprie possibilità.
    • Offrire molte opportunità per un’educazione sportiva globale. Rispetto delle regole, degli impegni, delle priorità, dei propri indumenti, degli orari, dei compagni, dell’igiene personale. Il genitore deve concorrere al raggiungimento di questi obbiettivicon l’allenatore.
    • Far sentire la nostra presenza nei momenti di difficoltà; sdrammatizzare, incoraggiare,evidenziare gli aspetti positivi. In ogni caso salvaguardare il benessere psicologico del bambino.
    • Avere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto ai risultato, saper perdere è molto più difficile ed importante che saper vincere. Nello sport, come nella vita, non ci sono solo vittorie e dopo una caduta bisogna sapersi rialzare.
    • Tener conto che l’attività viene svolta da un bambino e non da un adulto.
    • Cercare di non decidere troppo per lui.
    • Cercare di non interferire con l’allenatore nelle scelte tecniche evitando anche di dare giudizi in pubblico sullo stesso ( in caso di atteggiamenti ritenuti gravi rivolgersi in Società ).
    • Cercare di non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o quant’altro evitando di generare in lui ansia da prestazione ( non bisogna essere né ipercritici né troppo accondiscendenti alle sue richieste che spesso sono solo dei capricci ).
    • Incitare sempre il bambino a migliorarsi facendogli capire che l’impegno agli allenamenti in futuro premierà (rendendolo gradatamente consapevole che così come a scuola anche a calcio per far bene c’è bisogno di un impegno serio).
    • Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe da solo e a portare lui stesso la borsa al campo sia all’arrivo che all’uscita (rendendolo pian piano autosufficiente).
    • Cercare di non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio.
    • Durante le partite cercare di controllarsi: un tifo eccessivo è diseducativo sia per i bambini che per l’immagine della società nei confronti dell’esterno.
    • Cercare di ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa dopo un allenamento od una partita è felice.
    • Ricordarsi che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino sono anche loro bambini e che pertanto vanno rispettati quanto lui e mai offesi.
    • Rispettare l’arbitro e non offenderlo.
    • Nelle partite del Settore Giovanile spesso gli arbitri sono ragazzi giovani al primo approccio o sono dei dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile: tutti si può sbagliare, cerchiamo di non perdere la pazienza!
    • Ricordarsi che molte volte si pensa che ” l’erba del vicino sia sempre la migliore” e pertanto prima di criticare l’operato della Società cercare di capire chiedendo direttamente spiegazioni al Responsabile che sarà felice di ascoltarti.

    Stare con i coetanei è anche un modo per impossessarsi dei comportamenti degli adulti, per abituarsi al controllo della realtà imparando a responsabilizzarsi e ad accettare quelle regole morali e di comportamento che sono la base di una corretta socializzazione.

    Il gioco è, quindi, un’attività motoria importante e che serve ad assolvere molte funzioni: – esplorazione: il bambino osserva il suo ambiente e ne fa conoscenza; – acquisizione di abilità fisiche specifiche: tramite i giochi di movimento e di precisione; fortificazione dell’organismo: anche in questo caso tramite i vari giochi fisico-motori; – aumento del senso di sicurezza e di autostima : attività ludico-motoria, giochi di precisione e giochi sociali; – socializzazione: giochi di gruppo; – acquisizione di abilità logiche:
    giochi di costruzione, di fantasia e di regole.

    L’attività sportiva, permette: – di esprimere in forma sportiva l’agonismo necessario per affermare se stesso in un ambiente competitivo, e quindi non propriamente favorevole – il confronto con degli avversari, sperimentando la possibilità di confrontarsi e quindi di rivaleggiare per fare un buon risultato, nel rispetto delle regole, senza che ne consegua una distruzione dell’altro e quindi la violenza; – di accettare la sconfitta, insegnando a gestire la rabbia derivante dalla frustrazione e a non lasciarsene sopraffare; la sconfitta non esiste senza vittoria, è l’altra faccia della medaglia, vista in questa prospettiva essa diventerà uno stimolo per progredire, nello sport e nella vita, con conseguente rafforzamento dell’autostima; – di sviluppare l’autodisciplina, gli esercizi, gli allenamenti, gli sforzi per apprendere e migliorare il gesto tecnico, infatti, non sono fini a se stessi, ma in funzione di un obiettivo: la riuscita in gara, sul campo di gioco e lo svolgimento di un compito scolastico o di un’attività lavorativa, nella vita quotidiana.

    La partecipazione simultanea delle molteplici esperienze motorie e sensoriali, ma anche cognitive ed emozionali, consente all’individuo la possibilità di scoprire o ritrovare valori, motivazioni, scopi e mete. Nel gioco il bambino imita l’adulto, ma evitando al tempo stesso le responsabilità dell’adulto: quando il bambino gioca i confini tra fantasia e realtà sono aboliti, crea situazioni immaginarie che affronta e padroneggia, riuscendo in tal modo a sopportare ed a superare l’ansia delle situazioni reali.

    Compito dell’istruttore, in questo caso, sarà quello di abituare l’allievo a vivere in modo tranquillo e non traumatico questo nuovo salto di qualità, rendendo l’agonismo un qualcosa di interessante, ricordando sempre che si tratta comunque di un gioco, anche se diverso, che potrà portare il ragazzo a vivere lo sport in maniera positiva, ricercando in questa attività una via per la propria realizzazione.

    Le scuole calcio hanno oggi più che mai la necessità di essere guidate da istruttori che credono nei veri valori della vita e non più solo dal punto di vista tecnico-tattico, ma soprattutto sotto il profilo umano, psicopedagogico.

    Prima di formare calciatori, devono formare uomini, e per farlo gli istruttori ed i genitori devono imparare a cambiare il loro punto di vista di adulti, e ragionare con gli occhi ed i bisogni dei bambini. Il bambino compete e vuole vincere per natura, tanto che senza questi stimoli non vi sarebbe l’adulto, ma è il modo in cui l’adulto interpreta la competizione, e quindi la vittoria e la sconfitta, che gli è estraneo.

    Il bambino gioca una partita per volta e, sia che la vinca o sia che la perda, la termina con il fischio di chiusura, all’ultimo set o al traguardo per cominciarne un’altra da zero, senza perdere la misura dei propri limiti se vince..questo scritto è stato trovato in una bacheca di una società, secondo me valeva la pena leggerlo, comprenderlo, un modo molto simpatico e originale di educare e spiegare in modo indiretto alcune problematiche ai genitori

    “Caro papà, lo sai che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione urlando contro l’arbitro? Io non ti avevo mai visto cosi arrabbiato! Forse sarà anche vero che lui ha sbagliato, ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente..? Anche se ho perso la partita per colpa dell’arbitro, come dici tu, mi sono divertito lo stesso.

    Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che, se non griderai più, l’arbitro sbaglierà di meno… Papà capisci, io voglio solo giocare; ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire: TIRA, PASSA, BUTTALO GIU’… Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l’arbitro e gli avversari, e a essere educato. E se buttassero giù me? Quante parolacce diresti? Un’altra cosa papà:quando il Mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a vedere i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti, come dice il mio Mister.

    E, per piacere, insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare? Scusami papà, ma non dire a mamma, al ritorno dalla partita: oggi ha vinto o oggi ha perso; dille solo che mi sono divertito tanto e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio; il mio portiere ha parato tutto, perché, insieme ai miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto ( l’ ha detto anche il Mister )!

    E ascolta papà: al termine della partita non venire nello spogliatoio per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà, devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone. Vedi? C’è stampato sopra il nome della mia Squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che gioco a pallone. Non prendertela papà, se ti ho detto queste cose, lo sai che ti voglio bene…ma adesso è tardi: devo correre al campo per l’allenamento. Se arrivo all’ultimo, il mio Mister non mi farà giocare, la prossima volta.
    Ciao “

    Luca Papini

  15. TuttoNotizieSport.it

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  16. Tra i due tempi: la pausa è importante!

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    Quante volte, assistendo alla seconda frazione di gioco, abbiamo sentito, sulle tribune di uno stadio, frasi del tipo «chissà cosa avrà detto ai giocatori» «dagli spogliatoi è uscita un’altra squadra», come se con il cambio di maglietta, durante l’intervallo, si fossero modificate anche le caratteristiche dei giocatori.
    Quante volte la pausa tra primo e secondo tempo ha mutato totalmente l’atteggiamento di una compagine, cambiando poi il volto e il risultato della partita?!

    Quindici minuti, anche meno se si considera il tempo necessario a raggiungere lo spogliatoio e il successivo rientro sul terreno di gioco. Un lasso di tempo durante ìl quale sì devono affrontare tutta una serie di situazioni: dal ripristino della calma dopo che tutti hanno provveduto ad andare in bagno, a procurarsi del thè o dei sali da bere, a sottoporsi ad eventuali controlli sanitari; all’analisi delle diverse situazioni di gioco: possesso di palla in relazione al comportamento difensivo degli avversari – situazioni di gioco non in possesso di palla – decisioni sull’utilizzo di eventuali palle inattive, sia a favore che contro – valutazione di eventuali situazioni a rischio disciplinare.

    Riuscire ad ottimizzare il tempo a disposizione per affrontare al meglio quanto visto (ed eventuali altre problematiche che ogni partita può far emergere), sarà quindi ulteriore sinonimo di professionalità.
    Ma a cosa deve fare attenzione l’allenatore e come si deve comportare ?
    Si ritiene che il rischio maggiore in questi momenti sia un possibile calo di tensione.
    Il Mister per mantenere alta la concentrazione del gruppo, avrà il compito di allontanare prima possibile ogni elemento di «disturbo» (accompagnatori, dirigenti, ecc.); creare le condizioni ottimali per comunicare con ogni elemento della squadra (evitare per esempio di avere persone alle spalle, o di non vedere in faccia tutti i giocatori); non mostrarsi incerti ed impreparati, ma utilizzare parole chiare e decise preventivamente meditate; ricercare maggiormente un aiuto psicologico piuttosto che tecnico, suggerendo possibili soluzioni a ogni errore evidenziato; utilizzare termini di sostegno e di incitamento qualunque sia il risultato della prima frazione di gioco.

    Naturalmente poi, ogni allenatore conoscerà in maniera dettagliata ognuno dei suoi ragazzi e solo lui potrà decidere quale strategia adottare con il singolo per farlo rendere al meglio, anche nella seconda parte della gara: comunicazioni faccia a faccia, incoraggiamenti personali o davanti al gruppo, palo- le più o meno decise nei suoi confronti.

    I compiti dell’allenatore-educatore saranno quindi indirizzati principalmente all’analisi di queste situazioni e le correzioni tecnico-tattiche dovranno essere apportate attraverso un’enfatizzazione dei momenti positivi, ricordando che i ragazzi vogliono solo giocare il più possibile.

    A livello giovanile, la situazione deve essere analizzata da un altro punto di vista. I ragazzi, che quando si ritrovano all’oratorio o ai giardinetti, sono abituati a giocare ininterrottamente per ore ed ore, vengono quasi disturbati dal fischio dell’arbitro, in quanto il più delle volte non sentono la necessità di riposare. L’intervallo per loro dovrà essere a tutti gli effetti un momento didattico, da cui attingere nozioni importanti, come durante un qualsiasi allenamento infrasettimanale. Non dovranno quindi mancare i suggerimenti tecnico-lattici in quanto sarà importante per la loro crescita nel mondo calcistico far tesoro fin da giovani di quei minuti di pausa.

    Se poi ci rivolgiamo alle categorie Pulcini ed Esordienti, dove il regolamento prevede le sostituzioni obbligatorie, assistiamo (anche perché normalmente non si rientra negli spogliatoi tra la prima e la seconda frazione di gioco), alla frenesia del ragazzino che sente avvicinarsi il suo momento, dopo un tempo passato in panchina, e al silenzio degli altri compagni che attendono quasi mestamente di essere chiamati e quindi sostituiti.

    SOGGETTO COMPORTAMENTO DEL TECNICO
    Demotivazione Minaccia di esclusione
    Sfiducia in se stesso Ricordare esperienze vincenti
    Troppa Aggressività Enfatizzare il rischio espulsione
    Insicuro Rassicurare, incoraggiare
    GRUPPO COMPORTAMENTO DEL TECNICO
    Euforico Enfatizzare valore avversari
    Depresso Sottolineare le cose ben fatte

    I compiti dell’allenatore-educatore saranno quindi indirizzati principalmente all’analisi di queste situazioni e le correzioni tecnico-tattiche dovranno essere apportate attraverso un’enfatizzazione dei momenti positivi, ricordando che i ragazzi vogliono solo giocare il più possibile.

  17. MisterManager cambia vestito!

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    Aprile 2011: Mistermanager.it decide di cambiare template grafico per allargare i suoi orizzonti dando il segnale di essere un blog quanto mai orientato a rivolgersi a un numero sempre più ampio di navigatori.

    La decisione di inserire il sistema di “Revenue sharing” per permettere agli utenti di poter guadagnare con il programma di Google Adsense, cosiddetto “PaidToWrite” ci ha portati a pensare il sito in veste più mediatica e giornalistica al fine di poter presentare nella home page, più articoli in una volta sola.

    Già sotto l’aspetto dell’impatto visivo la varietà di argomenti calcistici e contenuti che MisterManager.it si prepone di offrire, balzerà in primo piano, con le ultime news, gli articoli correlati e le varie categorie opportunamente a portata di mouse.

    Ci auguriamo possiate apprezzare questo cambio di vestito, ricordandovi che tra le altre cose, il nostro blog offre un software per allenatori di calcio e addetti ai lavori (alla prima versione), scaricabile gratuitamente che ha quasi raggiunto i 1500 downloads e prodotti e servizi quali Tornei giovanili di calcio, Mini campi con sponde SpeedBol, l’affiliazione a dovegiocare.it, una parte dedicata alle scommesse sportive on line che offre i più sicuri bookmakers in lingua italiana, e a breve i prodotti Taktifol per gli allenatori dei principali sport.

    Un saluto da MisterManager.it.

  18. Slovenia: allenatori stranieri, no grazie.

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    A 15 anni dalla sentenza Bosman, l’attuale vincolo alla libera circolazione degli allenatori in Slovenia è la lingua!

    Nell’anno di grazia 2010 l’Europa ufficialmente è unita, per lo più sulla carta. Gli europei un po’ meno, almeno a giudicare da alcune incoerenti ed anacronistiche barriere divisorie. Capita infatti che un allenatore di calcio italiano, in possesso della licenza tecnica Uefa B, trovi una collocazione con reciproca soddisfazione, presso il settore giovanile del FC Koper, società sportiva professionistica di Capodistria, città slovena a soli 10 Km dal confine con l’Italia.

    La domanda di tesseramento, inoltrata dal club alla propria federazione, viene cassata. La motivazione? L’allenatore italiano non è in possesso di un diploma di lingua slovena di livello medio rilasciato da una competente struttura slovena. E’ solo l’inizio di una spiacevole e grottesca partita che vede quali sordi interlocutori la federazione calcio ed il ministero dello sport della Slovenia.

    Infatti, se da un lato la federazione sportiva ha posto tra le norme relative agli allenatori il divieto di tesseramento per gli stranieri privi di tale requisito, dall’altro il ministero dello sport ne sconfessa l’obbligatorietà, ammettendo che il requisito della lingua è solamente preferibile. Questo, in virtù di una legge dello Stato sloveno del 1998, che permette di lavorare nell’area sportiva in Slovenia alle stesse condizioni presenti nel paese di provenienza del cittadino straniero. Ed il settore tecnico della Federcalcio italiana, stato confinante ed appartenente all’Unione Europea, non richiede agli allenatori di calcio stranieri, per poter essere tesserati nei club italiani, il possesso di un diploma di lingua italiana rilasciato in Italia.

    Figuriamoci poi di livello medio. Inoltre, come ammesso dallo stesso ministero dello sport sloveno, che preferisce non intervenire presso la federazione sportiva quale entità di diritto civile e privato, i rapporti di collaborazione possono essere trattati autonomamente, nei requisiti, tra il club interessato e l’allenatore anche straniero da questo selezionato. Anche la federazione sportiva calcio della Croazia, Stato confinante con la Slovenia ma non appartenente ancora all’Unione Europea, è allineata su questi principi.

    Nell’ambito dei pareri espressi dagli uffici della Comunità Europea, alla quale la Slovenia appartiene dal 2004, la richiesta di conoscenza del livello medio della lingua, è esagerata:i requisiti linguistici non devono cioè superare quanto oggettivamente necessario per l’esercizio della professione in questione.

    Ed ora il grottesco della vicenda. L’allenatore italiano, di cui il FC Koper richiedeva il tesseramento, avrebbe allenato a Capodistria, città della Slovenia dove, per legge, ufficialmente c’è il bilinguismo: la lingua italiana è insegnata e parlata, come seconda lingua ufficiale, anche in virtù di una forte comunità di minoranza di lingua italiana. A questo, si aggiunga, che il mister era comunque in possesso di un diploma di lingua slovena per stranieri, rilasciato dall’Università Popolare di Koper, dopo averne frequentato un regolare corso e sostenuto con successo i relativi esami. Questo, oltre ad un’ottima conoscenza della lingua inglese, parlata anche dalla maggior parte dei ragazzi del club insieme alla lingua italiana.

    Ora, non vi è nulla di sbagliato che, per insegnare, soprattutto ai giovani, educazione, tecnica e in generale seguirne la crescita, sia richiesta la conoscenza della lingua del paese ospitante. E’ sicuramente logico e preferibile. Fa parte della formazione della coscienza e della conoscenza, propria e altrui. Rientra nell’umiltà e nella curiosità dell’insegnante, prescindendo da qualsiasi obbligo che, a questo punto, può essere solo morale.

    Profondamente discriminante è porlo piuttosto come requisito necessario ed anzi ostativo, specie aumentandone assurdamente il livello e la certificazione della conoscenza. Protezionismo, proibizionismo, nazionalismo sono vocaboli che nulla hanno a che fare con lo sport e che pongono inesorabili barriere divisorie.

    Sport che, soprattutto, è competizione e libera concorrenza, anche nella cultura e nell’insegnamento da parte degli allenatori, persino quelli stranieri, a vantaggio degli utenti sportivi che possono sperimentare metodologie e culture diverse. Magari apprendendo o semplicemente migliorando, sul rettangolo di un campo di gioco, una lingua straniera che potrà ritornare utile nella vita. Così vicini, eppure ancora così lontani, potremmo dire…..

    A 15 anni dalla sentenza Bosmann, l’attuale vincolo alla libera circolazione degli allenatori in Slovenia è la lingua.
    Nell’anno di grazia 2010 l’Europa ufficialmente è unita, per lo più sulla carta. Gli europei un po’ meno, almeno a giudicare da alcune incoerenti ed anacronistiche barriere divisorie. Capita infatti che un allenatore di calcio italiano, in possesso della licenza tecnica Uefa B, trovi una collocazione con reciproca soddisfazione, presso il settore giovanile del FC Koper, società sportiva professionistica di Capodistria, città slovena a soli 10 Km dal confine con l’Italia. La domanda di tesseramento, inoltrata dal club alla propria federazione, viene cassata. La motivazione? L’allenatore italiano non è in possesso di un diploma di lingua slovena di livello medio rilasciato da una competente struttura slovena. E’ solo l’inizio di una spiacevole e grottesca partita che vede quali sordi interlocutori la federazione calcio ed il ministero dello sport della Slovenia. Infatti, se da un lato la federazione sportiva ha posto tra le norme relative agli allenatori il divieto di tesseramento per gli stranieri privi di tale requisito, dall’altro il ministero dello sport ne sconfessa l’obbligatorietà, ammettendo che il requisito della lingua è solamente preferibile. Questo, in virtù di una legge dello Stato sloveno del 1998, che permette di lavorare nell’area sportiva in Slovenia alle stesse condizioni presenti nel paese di provenienza del cittadino straniero. Ed il settore tecnico della Federcalcio italiana, stato confinante ed appartenente all’Unione Europea, non richiede agli allenatori di calcio stranieri, per poter essere tesserati nei club italiani, il possesso di un diploma di lingua italiana rilasciato in Italia. Figuriamoci poi di livello medio. Inoltre, come ammesso dallo stesso ministero dello sport sloveno, che preferisce non intervenire presso la federazione sportiva quale entità di diritto civile e privato, i rapporti di collaborazione possono essere trattati autonomamente, nei requisiti, tra il club interessato e l’allenatore anche straniero da questo selezionato. Anche la federazione sportiva calcio della Croazia, Stato confinante con la Slovenia ma non appartenente ancora all’Unione Europea, è allineata su questi principi. Nell’ambito dei pareri espressi dagli uffici della Comunità Europea, alla quale la Slovenia appartiene dal 2004, la richiesta di conoscenza del livello medio della lingua, è esagerata:i requisiti linguistici non devono cioè superare quanto oggettivamente necessario per l’esercizio della professione in questione. Ed ora il grottesco della vicenda. L’allenatore italiano, di cui il FC Koper richiedeva il tesseramento, avrebbe allenato a Capodistria, città della Slovenia dove, per legge, ufficialmente c’è il bilinguismo: la lingua italiana è insegnata e parlata, come seconda lingua ufficiale, anche in virtù di una forte comunità di minoranza di lingua italiana. A questo, si aggiunga, che il mister era comunque in possesso di un diploma di lingua slovena per stranieri, rilasciato dall’Università Popolare di Koper, dopo averne frequentato un regolare corso e sostenuto con successo i relativi esami. Questo, oltre ad un’ottima conoscenza della lingua inglese, parlata anche dalla maggior parte dei ragazzi del club insieme alla lingua italiana. Ora, non vi è nulla di sbagliato che, per insegnare, soprattutto ai giovani, educazione, tecnica e in generale seguirne la crescita, sia richiesta la conoscenza della lingua del paese ospitante. E’ sicuramente logico e preferibile. Fa parte della formazione della coscienza e della conoscenza, propria e altrui. Rientra nell’umiltà e nella curiosità dell’insegnante, prescindendo da qualsiasi obbligo che, a questo punto, può essere solo morale. Profondamente discriminante è porlo piuttosto come requisito necessario ed anzi ostativo, specie aumentandone assurdamente il livello e la certificazione della conoscenza. Protezionismo, proibizionismo, nazionalismo sono vocaboli che nulla hanno a che fare con lo sport e che pongono inesorabili barriere divisorie. Sport che, soprattutto, è competizione e libera concorrenza, anche nella cultura e nell’insegnamento da parte degli allenatori, persino quelli stranieri, a vantaggio degli utenti sportivi che possono sperimentare metodologie e culture diverse. Magari apprendendo o semplicemente migliorando, sul rettangolo di un campo di gioco, una lingua straniera che potrà ritornare utile nella vita. Così vicini, eppure ancora così lontani, potremmo dire…..

  19. Il calcio dei tempi andati.

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    Vale la pena riproporlo:

    “Dedicato a tutti quelli che hanno vissuto il calcio vero….che oggi non c’è più!!!!

    * Noi che…finivamo in fretta i compiti per andare a giocare a pallone sotto casa;
    * noi che…costretti alla regola di “portieri volanti” o ” chi si trova para”,
    * noi che…”portieri volanti” e…”segnare da oltre centrocampo vale?” –
    “Vale…vale tutto!”
    * noi che…quando si facevano le squadre, se venivamo scelti per primi ci sentivamo davvero i più bravi, i più importanti;

    * noi che…l’ultimo che veniva scelto era sicuramente destinato ad andare in porta;
    * noi che…avevamo sempre un soprannome possibilmente infamante ma nessuno si offendeva;
    * noi che…chi arriva prima a dieci ha vinto;
    * noi che…mentre facevamo finta di non sentire il richiamo della mamma quando incombevano le tenebre, c’era sempre qualcuno che diceva: “chi segna l’ultimo vince” incurante del punteggio che magari era in quel momento 32 a 1,

    * noi che…abbiamo vissuto con terrore l’epoca delle “Espadrillas” con le quali ai piedi non si poteva giocare a pallone;

    * noi che…se avevamo ai piedi le Adidas Tampico ci sentivamo piu’ forti di Pelè;
    * noi che…invece avevamo ai piedi le Tepa Sport;
    * noi che…il pallone di cuoio sapevano come era fatto perché lo vedevamo in Tv esclusivamente ad esagoni bianchi e neri;

    * noi che…capivano il senso della seconda maglia quando in Tv bianco e nero mandavano le immagini del derby Milan-Inter

    * noi che…o il SUPER TELE (in mancanza d’altro) o l’ELITE (lo standard) o il TANGO DIRCEU se andava di lusso o nei giorni di festa

    * noi che… non potevamo sederci sul pallone altrimenti diventava ovale;
    * noi che…il proprietario del pallone giocava sempre anche se era una schiappa e non andava nemmeno in porta;
    * noi che…anche senza la traversa non avevamo bisogno della moviola per capire se era goal. “Goal o rigore” metteva sempre tutti d’accordo;

    * noi che…al terzo corner è rigore;
    * noi che…”rigore seguito da goal è goal” ;
    * noi che…”siete dispari posso giocare?” – “Eh non lo so, il pallone non è mio (nel caso in cui il pretendente fosse uno scarso)!”;

    * noi che…”mi fate entrare?” – “Si basta che ne trovi un altro sennò siamo dispari”;
    * noi che…riconoscevamo i calciatori anche se sulla maglietta non c’era scritto il nome;
    * noi che…”Una vita da mediano” (Oriali-Ligabue) era già una filosofia di vita;
    * noi che…il n° 1 era il portiere, il n°2 ed il n°3 i terzini destro e sinistro, il n° 4 il mediano di spinta, il n° 5 lo stopper, il n° 6 il libero, il n° 7 l’ ala destra, il n° 8 una mezzala , il n° 9 il centravanti, il n° 11 l’altra punta possibilmente mancina, il n° 10 la mezzala con la fascia di capitano perché era inevitabilmente il piu’ bravo;

    * noi che…perché un giocatore entrasse in nazionale doveva fare una trafila di 2/3 anni ad alto livello;
    * noi che…gli stranieri al massimo 2 per squadra e li conoscevamo tutti;
    * noi che…dormivamo con le figurine Panini sotto il cuscino ;
    * noi che…quando aprivamo le bustine intonse pregavamo per non trovare triplone o quadriplone PILONI ; il 2° mitico portiere della Juve che non aveva mai giocato una partita per colpa di ZOFF;

    * noi che…avevamo in simpatia Van de Korput per il nome e Bruscolotti perché sembrava più vecchio di nostro padre
    * noi che…il calcio in Tv lo guardavamo solo la Domenica ed il Mercoledì;
    * noi che…il sabato mattina eravamo terribilmente stanchi perché la sera prima avevamo visto Cesare Cadeo dopo Premiatissima;

    * noi che…la Domenica alle 19,30 vedevamo un tempo di una partita di calcio;
    * noi che…vivevamo in attesa di 90° minuto e ci sentivamo protetti dalle figure paterne di Paolo Valenti, Necco da Napoli, Bubba da Genova, Giannini da Firenze, Vasino da Milano, Castellotti da Torino, Pasini da Bologna, Tonino Carino da Ascoli, Strippoli “riporto” da Bari o Lecce

    * noi che…”tutta la squadra dell’ Internazionale retrocede a protezione dei 16 m” (sempre Ciotti);
    * noi che…ci ricordiamo i festeggiamenti del n. 1.000 della Domenica Sportiva;
    * noi che…alla DS potevamo vedere i servizi della serie A, i goal della serie B, il Gran Premio, Tennis. Basket e la pallavolo senza doverci sorbire ore di chiacchiere per vedere 4 goal
    * noi che…Galeazzi l’abbiamo visto magro;
    * noi che…”il piede proletario di Franco Baresi” (Beppe Viola); “Maradona ha mano cucita sotto il piede sinistro” (Gianni Brera);

    * noi che…andavamo all’amica del cuore di quella che ci piaceva e le chiedevamo: “Dici a Maria se si vuole mettere con me?” Il giorno dopo tornava e la risposta era sempre la stessa: “Ha detto che ci deve pensare…”

    * noi che…Maria ancora ci stà pensando!
    * noi che…agli appuntamenti c’eravamo sempre tutti, anche senza telefonini;
    * noi che…oggi viviamo lontani, ma quando usciamo di casa e giriamo l’angolo speriamo sempre di incontrarci con il pallone in una busta di plastica;

    * noi che…oggi sorridiamo quando in Tv si inventano i più incredibili sondaggi tipo: “chi è stato il piu’ forte giocatore di tutti i tempi: Pelè o Maradona?” senza considerare che di Pelè abbiamo visto sempre gli stessi 4/5 goal;

    * noi che…se incontriamo per strada Biscardi vorremmo investirlo;
    * Voi che…questo giocattolo ce lo avete rotto… brutti bastardi!”

  20. Pronti per la 1ma Coppa Carnevale!

    Commenti disabilitati su Pronti per la 1ma Coppa Carnevale!

    Inizia la nuova stagione di Tornei Giovanili 2011 di 2erre Organizzazioni Sport&events con la collaborazione di MisterManager.it

    La 1^ Coppa Carnevale e’ una splendida occasione per giocare un torneo invernale su campi in erba sintetica e contemporaneamente respirare l’atmosfera magica del Carnevale più importante d’Italia, il Carnevale di Venezia e della Riviera di Brenta.

    Venite a scoprire un territorio ricco di fascino e cultura, culla delle famose Ville Venete, che unisce attraverso il fiume Brenta le citta’ di Venezia e Padova. La riviera in festa per il Carnevale offre infinite sfilate di maschere, recite teatrali, concerti, tradizionale sfilata di carri allegorici, dolci tipici e tante cose ancora. Il torneo si gioca nel weekend clou del Carnevale presso il bellissimo Centro sportivo Noventello di Noventa Padovana.

    Le squadre saranno alloggiate presso ottime strutture alberghiere ben selezionate a Padova e suoi dintorni. Il torneo si conclude il lunedi, dando la possibilita di visitare Venezia il martedi grasso, giorno di grande chiusura del Carnevale! Non aspettate e venite a partecipare a questo bellissimo torneo!

    Categorie: Giovani Calciatrici, Femminile, Esordienti, Pulcini
    Quote per squadra:
    GRATUITA per tutte le squadre femminili; euro 80,00 e per la cat. Pulcini; euro 100,00 le altre categorie.

    Scarica gratuitamente il [download id=”24″] o la brochure specifica della [download id=”3″]

    Scadenza Iscrizioni: proroga di una settimana al 7/2/2011

  21. Il riscaldamento nel gioco del calcio e FIFA 11+

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    “Un altro interessante articolo redatto da Angelo Iannaccone che ha portato i principi del riscaldamento e presentato la nuova messa in azione studiata dalla FIFA, il famoso 11+”

    Il riscaldamento rappresenta la fase iniziale della seduta di allenamento. Questa fase è stata spesso trascurata dagli allenatori per dare spazio ad altre componenti (specie di natura tecnico-tattica); invece rappresenta un momento molto delicato della seduta, che se ben impostato ed utilizzato, oltre agli effetti fisiologici che andremo ad analizzare, può esserci utile sia dal punto di vista condizionale, coordinativo e addirittura preventivo.

    I principali effetti del riscaldamento


    Aumento della temperatura corporea (questo riduce gli attriti articolari e facilita le reazioni biochimiche all’interno del muscolo);

    Una migliore coordinazione muscolo – articolare;

    Una predisposizione del fisico ai carichi di lavoro successivi;

    Altri possibili effetti del riscaldamento

    Il riscaldamento oltre a procurare gli importantissimi effetti fisiologici sopra citati può essere utile anche per allenare e/o richiamare altre componenti. Principalmente quelle:

    • Condizionali: piccole esercitazioni di forza, resistenza, velocità e mobilità articolare (sia negli esercizi di tipo generale che specifico) possono mantenere alto il livello allenante delle varie capacità condizionali; questo passaggio risulta fondamentale nei dilettanti dove il numero di sedute di allenamento è limitato (di solito due sedute settimanali);
    • Coordinative: all’interno della fase di riscaldamento possono essere inseriti esercizi ed esercitazioni di tipo coordinativo a corpo libero o con piccoli attrezzi (che analizzeremo in seguito); questo passaggio è fondamentale nei settori giovanili dove la componente coordinativa deve essere sempre richiamata per la crescita ottimale del giovane calciatore;
    • Preventive: effettuare un ottimo riscaldamento significa anche prevenire il calciatore da eventuali infortuni e/o complicazioni, sia nella seduta che dovrà effettuare, sia nel corso della stagione calcistica; spesso si adoperano metodi e contenuti di allenamento preventivo molto dispendiosi (sia in termini economici che temporali), quando con l’introduzione di semplici esercizi ed esercitazioni a corpo libero (contrazioni eccentiche, isometriche, pliometriche, range articolari funzionali al modello prestativo) spesso possono prevenire l’insorgenza di infortuni.

    Varie tipologie di riscaldamento

    Un altro errore che si commette spesso, è quello di “generalizzare” la fase di riscaldamento. Nei settori giovanili e nei dilettanti spesso si effettua la solita seduta “standard” per tutta la stagione calcistica, al di là del lavoro fisico e o tecnico/tattico che si dovrà affrontare successivamente. Questo è un errore perché oltre a rendere psicologicamente “pesante” ai calciatori questa fase (fattore assolutamente da non sottovalutare), potrebbe non predisporre l’organismo del calciatore allo sforzo successivo, cosa che porterebbe a conseguenze negative (maggiore predisposizione agli infortuni, basso rendimento nella fase successiva).

    Risulta quindi necessario distinguere la fase di riscaldamento, in base a:

    • Seduta con obiettivo metabolico;
    • Seduta con obiettivo neurogeno;
    • Seduta con obiettivo tecnico-tattico;
    • Riscaldamento pre-partita.
    • Riscaldamento metabolico

    Prima di una seduta di capacità o potenza aerobica è fondamentale predisporre l’organismo ad un successivo impegno metabolico. Quindi è necessario introdurre esercizi o esercitazioni che innalzino la temperatura interna, aumentino la frequenza cardiaca e respiratoria. Inoltre l’allenamento di resistenza può essere associato a quello di mobilità articolare (sia di tipo statico che dinamico), ed è un’ottima occasione per richiamare quest’ultima capacità, la quale con po’ di creatività può essere “miscelata” anche con un’ottima componente coordinativa. Gli esercizi di mobilizzazione dinamica possono essere proposti (gradatamente) anche con componenti di disequilibrio e di core-stability.

    Esempio di seduta con obiettivo metabolico

    • Corsa lenta o tecnica calcistica (entrambe le esercitazioni devono essere sottomassimali in modo da predisporre l’organismo gradatamente allo sforzo);
    • Stretching per gli arti inferiori (quadricpiti, ischio – crurali, tricipite della sura, adduttori);
    • Mobilizzazione dinamica per tronco (con nastro metrico o a corpo libero) e/o articolazione coxo-femorale (corpo libero, nastro metrico, ostacoli di altezza variabile);
    • Allunghi sui 40-60 metri.
    • Riscaldamento neurogeno

    Prima di una seduta di forza esplosiva/esplosivo-elastica o rapidità è fondamentale predisporre l’organismo (specie del punto di vista neuro-muscolare) ad un successivo impegno di tipo esplosivo.

    L’attivazione organica va ridotta ai minimi termini (pochissimi minuti di corsa o di lavoro sottomassimale con la palla) per dare spazio ad esercitazioni propedeutiche alla forza/rapidità. Anche in questo caso è importante combinare lavori di froza propedeutici abbinati ad una componente coordinativa. Evitare, invece l’allungamento statico (o ridurlo ai minimi termini). Studi condotti (anche se su velocisti e saltatori che hanno caratteristiche morfo-funzionali diverse da quelle dei calciatori) hanno evidenziato che un’impegnativa seduta di stretching prima di una prestazione o allenamento intenso può portare ad un fenomeno di affaticamento muscolare con relativo decadimento della prestazione. Anche la durata non deve essere eccesivamente lunga (non più di 10 – 15 minuti) in modo da mantenere quella freschezza ed efficienza neuro-muscolare che sarà fondamentale nei carichi di lavoro successivi. Le varie andature propedeutiche (balzi, sprint, scavalcamenti) possono essere proposti (gradatamente) anche con componenti di disequilibrio e di core-stability.

    Esempio di riscaldamento con obiettivo neurogeno

    • 2-3’ di corsa lenta o di lavoro con palla;
    • Balzi con ostacoli;
    • Balzi con cerchi;
    • Scavalcamento over o speed ladder;
    • Andature a secco: sprint, sprint con arresto, sprint con cambi di direzione.
    • Riscaldamento tecnico-tattico

    Spesso può capitare (sia nei professionisti che nei dilettanti) di effettuare una seduta di allenamento esclusivamente tecnico – tattica partendo già dal riscaldamento. Questo non significa che la parte fisica deve essere completamente esclusa. Ma è compito dell’allenatore o del preparatore quantificare il carico di lavoro tecnico – tattico (essendo riscaldamento, il lavoro iniziale è sempre sotto massimale) in modo da ottenere comunque gli stessi effetti fisiologici, ma integrati al lavoro con palla. Esso tra l’altro può essere inframezzato, durante le fasi di recupero, con esercizi o esercitazioni di mobilità articolare attiva e passiva.

    Gli esercizi di mobilizzazione dinamica possono essere proposti (gradatamente) anche con componenti di disequilibrio e di core-stability.

    Esempio si riscaldamento con obiettivo tecnico – tattico

    • Tecnica /tattica calcistica;
    • Mobilizzazione statica e/o dinamica tronco;
    • Tecnica/tattica calcistica;
    • Mobilizzazione statica e/o dinamica arti inferiori;
    • Tecnica/tattica calcistica;
    • Mobilizzazione statica e/o dinamica tibio-tarsica;
    • Allunghi sui 30-50 metri a secco o con palla.
    • Riscaldamento pre-partita

    Il riscaldamento pre-partita risulta un “mix” di tutti i riscaldamenti precedenti, visto e considerato che in partita vi sono componenti sia di tipo metabolico, sia neurogeno, sia tecnico/tattico. Dunque risulta fondamentale equilibrare le varie capacità condizionali in virtù del momento più importante: la partita. Esso può essere effettuato sia a “secco” che con palla. E’ consigliabile non superare i 20’ di attivazione e alla fine concedere sempre qualche minuto (2-3’) ai calciatori per esercizi personali (delle volte anche scaramantici) da svolgere singolarmente.

    Esempio di riscaldamento pre-partita

    • 2’-3’ corsa lenta
    • 2’ di possesso palla con mani in un rettangolo 30×20 mt (5vs5)
    • 1’ stretching quadricipiti;
    • 2’ possesso palla gambe – piedi;
    • 1’ stretching ischio – crurali;
    • 2’ possesso palla piedi;
    • 1’ stretching tricipite della sura;
    • 4’ mobilizzazione dinamica tronco (rotazioni, circonduzioni, flesso-estensioni) + arti inferiori intra extra rotazioni anca, slanci anca ecc);
    • 4’ sprint (lineari, a navetta, con cambio di senso),
    • 3’ di liberi esercizi o in alternativa 2 allunghi sui 50 mt con 30” di recupero tra l’uno e l’altro.

    Una proposta alternativa di riscaldamento: “The 11+” FIFA

    La FIFA insieme alla F-MARC ha sviluppato su basi scientifiche un protocollo di ricondizionamento e di riscaldamento per la prevenzione degli infortuni.

    Il programma di prevenzione include interventi generali quali il miglioramento delle fasi di riscaldamento e di defaticamento, il bendaggio per instabilità di caviglia, e la promozione di un adeguato atteggiamento di fair play come lo specifico “F-MARC11″. Il programma di prevenzione “The 11+″ è stato sviluppato per migliorare la stabilità di caviglia e ginocchio, la flessibilità e la forza del tronco, delle anche, degli arti inferiori e il miglioramento della coordinazione, della velocità e della resistenza.

    Sul sito ufficiale: http://f-marc.com/11plus/index.html è possibile scaricare le dimostrazioni video, il poster e le schede di ogni singolo esercizio.

    Si tratta, molto brevemente, di un sistema di riscaldamento di tipo preventivo con 11 esercizi (ultimamente portato a 13 esercizi) diviso a sua volta in 3 parti:

    • Una prima parte con 6 esercizi a carattere metabolico ma con una buona componente di mobilizzazione dinamica e coordinativa;
    • Una seconda parte con 5 esercizi di forza, piccola pliometria e core-stability, anche questi con un’ottima componente coordinativa;
    • Una terza ed ultima parte con 2 esercizi di nuovo a carattere metabolico ma ad un’intensità più alta.

    Il riscaldamento (nel momento in cui si è appresa la corretta esecuzione da proporre gradualmente) ha una durata di circa 20’ e vi sono 3 livelli crescenti e graduali di difficoltà.

    Secondo studi FIFA su gruppi studio di calciatori, chi ha effettuato questo tipo di riscaldamento ha ridotto l’insorgenza di infortuni (non dovuta a situazioni traumatiche di gioco) di circa il 40%.

    Gli esercizi proposti, sono correlati con i movimenti, le contrazioni muscolari e gli angoli di lavoro funzionali al gioco del calcio e permettono un adattamento specifico ai carichi di lavoro successivo.

    Questa valida forma di riscaldamento è un’ottima alternativa ai vari tipi di riscaldamento sopracitati, ma è necessario:

    • Fare in modo che i calciatori apprendano ed eseguano gli esercizi in maniera corretta;
    • Personalizzarlo a seconda della seduta di allenamento;
    • Variare gli esercizi (ma non l’obiettivo fisiologico).

    Questa proposta di riscaldamento, in base alla mia esperienza, è proponibile e ben “metabolizzata” dai calciatori, ma comunque è necessario un lungo periodo di addestramento, proponendo gli esercizi compresi a tappe.

    Riscaldamento e temperatura esterna

    Un fattore che influisce sul riscaldamento è chiaramente la temperatura esterna, la quale può chiaramente influenzare i suoi effetti fisiologici.

    Temperature troppo elevate (specie durante la preparazione pre-campionato) possono condizionare il riscaldamento e la fase successiva con spiacevoli inconvenienti (crampi, disidratazione, nausea ecc).

    In caso di temperatura elevata è necessario:

    • Diminuire leggermente il minutaggio totale della fase di riscaldamento;
    • Evitare troppi minuti di corsa lenta o lavoro metabolico;
    • Idratarsi durante e dopo lo svolgimento del riscaldamento.

    Temperature troppo rigide, condizionano anche esse la fase di riscaldamento e quella successiva, ma con altre possibili conseguenze (accorciamenti muscolo-tendinei,stiramenti e strappi muscolari, distrazioni articolari ecc.).

    In caso di temperature rigide è consigliato:

    • Rispettare il minutaggio della fase di riscaldamento;
    • Inserire qualche minuto in più di corsa lenta o lavoro metabolico;
    • Inserire più esercizi di mobilizzazione dinamica a scapito di quella statica;
    • Evitare l’eccesso di eventuali esercizi statici e/o tempi morti;
    • Utilizzare un abbigliamento consono alla temperatura invernale.

    Di Angelo Iannacone

    Articolo tratto da

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  22. “Palla avanti, scarico, terzo uomo!”

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    Allenamento del possesso di palla finalizzato alla ricerca della giocata in verticale.

    4vs4 all’interno del perimetro delimitato (24x32mt) a 3 tocchi, con l’ausilio delle sponde poste nei lati corti dello stesso.

    I giocatori rossi giocano con i rossi e i bianchi con i bianchi.

    Le sponde giocano a 1 tocco e

    • non possono scambiare la palla tra loro;
    • non possono ricevere dallo stesso compagno.

    L’obiettivo è cercare, dopo un passaggio corto, il giocatore sul lungo.

    1 punto ogni volta che una squadra riesce a eseguire questa situazione.

    Numero di giocatori consigliato: 4vs4 all’interno del rettangolo di gioco e 4 sponde per squadra.

    Tempo dell’esercitazione: a discrezione dell’allenatore (4 blocchi da 2’30”, per le prime squadre a intensità massimale costituisce un buon lavoro). E’ opportuno incaricare un collaboratore tecnico pronto a rimettere in gioco il pallone in modo immediato quando questo esce dal campo.

    A cura di Claudio Damiani

    Claudio Damiani

  23. Proposta di riscaldamento tecnico

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    partitelle riscaldamento

    Un buon modo per iniziare la seduta di allenamento “toccando” elementi tecnici e il divertimento della partitella su un campo di 24x30mt circa per un numero di giocatori pari a 14-16, portieri inclusi
    • 3′ pallamano rete di testa con portieri “volanti.
    • 3′ In alternanza: passaggio di piede/passaggio di mano rete valida al volo, portieri “volanti”.
    • 3′ passaggio avanti di piede, passaggio all’indietro con le mani; rete valida al volo e portieri “volanti”.
    • 3′ con i piedi, a 1 tocco e portieri in porta.

    Stretching generale e inizio della seduta

    A cura di Claudio Damiani

    Claudio Damiani

  24. Tornei giovanili: si prepara la nuova stagione.

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    [flv]http://www.mistermanager.it/wp-content/uploads/2010/12/Tornei-Giovanili-Spot-2010-2011-Tornei-Giovanili-Web-Tv.mp4[/flv]MisterManager, in qualità di partner di 2erre Organizzazioni Sport&Events è lieto di presentare la nuova stagione di Tornei di calcio giovanili Nazionali ed Internazionali.

    Come ogni anno ritornano i nostri appuntamenti nelle più belle località d’Italia, tra cui spiccano in particolare Venezia e i fantastici Tornei dei Parchi divertimento più belli d’Europa, come Gardaland e Aqualandia, per abbinare in modo davvero unico sport e vacanza.

    Senza dimenticare l’Europa: Praga, una delle più belle capitali farà da cornice a un altro grande evento: la Praga Spring Cup. Qualunque sia la vostra scelta, 2erre Organizzazioni Sport&Events, avrete garanzia di cortesia, professionalità, ottimi campi di gioco in erba naturale e sintetica e naturalmente un invidiabile rapporto qualità/prezzo.

    Consultate il catalogo online con le descrizioni delle offerte per la stagione imminente, cliccando qui.

    Tornei 2011

    • 1° Coppa Carnevale – Venezia/Riviera del Brenta – 5.3.11-8.3.11
    • 2° Gardaland Cup – Lago di Garda (VR) – 21.4.11-25.4.11
    • 2° Praga Spring Cup – Praga Repubblica Ceca – 21.4.11-25.4.11
    • 5° Venezia Cup – Jesolo (VE) – 29.04.11-1.5.11
    • 1° International POREC Cup – Parenzo Croazia – 27.5.11-29.5.11
    • 2° Aqualandia Cup – Jesolo (VE) – 2.6.11-5.6.11
    • 17° Valpolicella Trophy – Valpolicella (VR) – 10.6.11-13.6.11
    • International Gardaland Trophy – Lago di Garda (VR) 22.10.11-26.10.11

    Per qualsiasi informazione, richiesta di preventivo riguardo uno o più appuntamenti del catalogo Tornei Giovanili non esitate a usare il form apposito o contattare il nr. +39 3472118122.

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