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  1. La valutazione della condizione atletica nel calcio: condizione “necessaria”, ma non “sufficiente” (seconda parte)

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    Nella prima parte dedicata all’argomento abbiamo visto come non sia lecito attendersi un rapporto tra dose/risposta tra l’allenamento atletico (soprattutto a secco) e performance atletica in partita, ma invece sia necessario un livello minimo (condizione di necessarietà) al fine di poter esprimere il massimo potenziale specifico (dal punto di vista tecnico/tattico/atletico) del calciatore. Tale “livello minimo” dipende dalla categoria, dal tempo e dai mezzi che si ha a adisposizione per allenarsi; oggi cercheremo di approfondire la valutazione atletica del calciatore e quali possono essere i test più utili nel calcio (sempre compatibilmente con i mezzi e tempo a disposizione).

    prima

     

    PRINCIPI DI VALUTAZIONE FUNZIONALE DEL CALCIATORE

    Il calcio è uno sport estremamente complesso, di natura multifattoriale (cioè sono diversi gli elementi tecnici, tattici, psicologici ed atletici che lo caratterizzano), che rende la valutazione stessa particolarmente difficile. Ne consegue che qualsiasi tipo di valutazione deve essere integrata da diversi “punti di vista”; per questo, la capacità di osservare (ciò che accade in allenamento e in partita) e di elaborare (quello che si vede, oltre all’esito dei test e i dati della match analysis) le informazioni che abbiamo, rappresenta il vero fulcro della valutazione, che non potrà mai essere sostituita da un solo indice o numero. “Occhio+cervello” rappresentano ancora il più efficace laboratorio di biomeccanica/fisiologia esistente. Facendo un paragone con il lavoro di un medico, gli esami (necessari) permettono di confermare/smentire le teorie/impressioni del medico stesso e possono permettere di comprendere l’entità di una determinata situazione, ma non potranno mai sostituire la visione integrata (data dalla sua competenza e bravura) del paziente che il medico stesso deve avere. La stessa cosa vale per la valutazione atletica; alcuni test (o valori della match Analysis) possono indicare alcune condizioni di necessarietà, ma solamente elaborati in una visione complessiva (dalla mente di chi si occupa di questo) possono dare un quadro chiaro della situazione. In altre parole, non è possibile valutare complessivamente un calciatore se non lo si vedere giocare in partita o allenarsi.

    elaborazione

    La capacità di osservazione, è quindi un aspetto cruciale di chi valuta, e l’esito dei test atletici (o indici di match analysis) aiutano ad avere un quadro più preciso della situazione, andando ad integrare tutte le informazioni (processo di elaborazione). Facciamo ora un semplice esempio: somministro un gioco il posizione della figura sotto (4c4 con 2 jolly in un campo 25x35m in 4 serie da 6’ con 1’30” di recupero). Nell’osservare i dati elaborati dal GPS, dovrò essere consapevole che gli indici, soprattutto quelli relativi alle intensità di gioco (media, tempo oltre i 20w, ecc.), possono variare in base a:

    • Livello/tipologia dei giocatori a cui viene somministrato il mezzo.
    • Caratteristiche del campo.
    • Caratteristiche del calciatore al quale viene applicato al GPS.
    • Momento settimanale dell’applicazione del mezzo
    • Caratteristiche del soggetto (preparatore, allenatore, collaboratore, ecc.) che somministra il mezzo.

    posizione4c4 2 jolly

    Di conseguenza, l’interpretazione dei dati elaborati del GPS dovrà essere assolutamente contestualizzata alla situazione (le cui variabili sono elencate sopra); sono quindi dell’opinione che il preparatore atletico moderno deve avere anche un’ottima formazione tecnico/tattica, dalla quale dipende la capacità di osservazione/elaborazione di quello che accade sul campo di gioco e d’allenamento.

     

    TEST PER LA VALUTAZIONE FUNZIONALE DEL CALCIATORE

    Tornando al concetto espresso nel precedente post, qualsiasi test atletico somministrato nel calcio può rispondere solamente a condizioni di necessarietà, ma non di sufficienza: in altre parole può indicarmi se il calciatore ha o meno una determinata qualità atletica necessaria per giocare in quel ruolo/livello, ma non indica la bontà atletica generica globale. Ovviamente, per rientrare in un senso di praticità, ogni test a mio parere deve rispondere il più fedelmente possibile a questi requisiti:

    1) Attendibilità e Obiettività: vedi il post specifico per la spiegazione.

    2) Specificità: come vedremo più avanti, è la capacità di misurare variabili che il più possibile si avvicinino a quelle necessarie per la performance calcistica. Ad esempio, è inutile misurare la potenza aerobica del calciatore tramite corsa lineare, o limitarsi a valutare l’esplosività tramite salti bipodalici verticali.

    3) Senso pratico: lo ritengo un insieme di requisiti che permettono di adattare il test alla realtà nella quale viene utilizzato, che tiene conto delle disponibilità di mezzi e dalla disponibilità di tempo per valutare i giocatori.

    navetta

    Chi ha una certa conoscenza sull’argomento, sa benissimo che i test di cui si conosce maggiormente l’Attendibilità/Obiettività (cioè quelli che hanno avuto maggiore indagine a livello scientifico), poco soddisfano i criteri di Specificità e Senso pratico, proprio per il fatto che poco si è fatto negli ultimi anni per colmare le lacune tra “Scienza e realtà nel calcio”. Allora cosa fare? Di seguito riporto quelle che sono le mie opinioni nei riguardi della valutazione atletica nei dilettanti, partendo dalla classificazione delle tipologie di test più utilizzate.

    • Test time trial: sono protocolli in cui si chiede ad un soggetto di percorrere, nel breve tempo possibile, una determinata distanza/lavoro fisico. Visto che si può considerare un test a intensità pressappoco costante (seppur decisa dal soggetto, in base alla strategia di percorrere una determinata distanza), non trova nessuna applicazione nel calcio, perché è uno sport con cambi di direzione/intensità.
    • Test incrementali: solo uno di questi (lo Yoyo intermittent recovery test) si è rilevato particolarmente sensibile a livello scientifico (cioè in grado di rilevare modeste variazioni dello stato di forma), ed allo stesso tempo in grado di discriminare calciatori di diverso livello, probabilmente per il suo alto livello di specificità. Il difetto principale (come spesso ribadito da Roberto Colli nel suo sito) di questo test (soprattutto se applicato ai dilettanti) è che raggiungendo l’esaurimento, poco va incontro alle sensazioni di fatica che ha il calciatore in partita (che sono determinati da fattori diversi), quindi è possibile che non venga eseguito al 100% dell’impegno, invalidando l’applicazione del protocollo.
    • Test all-out brevi: test in cui si richiede di percorrere una breve distanza (non necessariamente rettilinea) o un compito motorio (esempio salto) esprimendo sin da subito il massimo sforzo possibile. Tra questi annoveriamo tutti i test di salto, e test rettilinei e a navetta: è ovvio che tra i test di corsa, sono preferibili quelli che includono cambi di direzione e tra quelli di salto, quelli di natura monopodalica che coinvolgano anche aspetti coordinativi.
    • Test di soglia (sottomassimali): tra questi, non intendo quelli per la Soglia Anaerobica, ma quelli in cui viene richiesto di fare per un determinato periodo di tempo (ad esempio 2 serie di 8’ con 2’ di recupero) un lavoro fisico ad una determinata potenza aerobica (esprimiblile in watt, ad esempio 17 w); ovviamente tanto più il test è vario (in termini di potenze e cambi di direzione) e tanto più va incontro alle esigenze di specificità. Questo tipo di valutazione va particolarmente incontro alle esigenze di necessarietà; in altre parole, se il giocatore è in grado di completare tale protocollo, allora si può dire che ha la potenza aerobica necessaria per giocare in un determinato ruolo e in una determinata categoria. Altri vantaggi di questo tipo di valutazione (per la potenza aerobica), è che richiede ai giocatori un impegno non ad esaurimento (a patto che sia abbiano le qualità per completarlo) e può essere usato anche come protocollo di allenamento. Test misti di soglia e all-out: sono protocolli di soglia (sottomassimali), con all’interno dei tratti massimali (all-out), come il test navetta-calcio.

    triplo

    CONCLUSIONI RELATIVE ALLA VALUTAZIONE PER I DILETTANTI

    Vista la scarsità dei mezzi (oltre alla non costanza delle condizioni dei terreni durante l’anno) e del tempo a disposizione, in queste categorie, la capacità dell’allenatore/preparatore di osservare quello che accade in allenamento e in campo appare preponderante.

    La valutazione funzionale, andrebbe fatta ogni qualvolta è possibile monitorare l’allenamento (Armando Fucci),

    per questo motivo, i protocolli di soglia/sottomassimali sono ideali per le qualità aerobiche. Ovviamente maggiori sono i mezzi a disposizione (come un generatore di toni) e più vario/specifico può essere il protocollo. Facendo in modo che diventi anche un buon stimolo allenante, una semplice soluzione (sempre per i dilettanti) potrebbe essere quella di proporre 2 serie di 8-10’ a 15-17w (a seconda dei ruoli) con recupero 2’ da fermo. Anche senza particolari mezzi, un protocollo a doppia navetta (andata-ritorno-andata) di 20-21m in 15” (con 15” di recupero da fermo) permettono di sviluppare rispettivamente 15-17w (secondo la tabella di Colli).

    angoli

    Per le qualità neuromuscolari ritengo il test più semplice e specifico il Salto triplo da fermo; a questo link potete vedere l’analisi completa di questo protocollo. Questo permette di valutare l’esplosività in maniera monopodalica, in proiezione orizzontale e con aspetto elastico/reattivo. Oltretutto è in grado di notare il differenziale tra arto dominante/complementare. Ovviamente non è da limitarsi a valutare “quanto” un calciatore salta, ma anche il “come” salta, in virtù di una ottimizzazione della performance e prevenzione infortuni; la possibilità di utilizzare una videocamera ad alta frequenza, permette di valutare/confrontare tempi di volo, tempi d’appoggio, rapporto tra tempo/lunghezza di salto, ecc.

    La possibilità di utilizzare una videocamera ad alta frequenza dà l’occasione di eseguire anche protocolli massimali a navetta andata/ritorno (tipologia “all-out brevi”). Oltre al “tempo impiegato”, può dare indicazioni sul “differenziale piede forte/dominante” (in base a quello usato per il cambio di direzione), sulla “capacità di accelerazione nei primi 3-5 metri”, sul “tempo di inversione” e soprattutto sull’osservazione dell’angolo di inclinazione del busto: gli atleti in grado di accelerare più velocemente sono in grado di inclinare maggiormente il busto in avanti (Hewit 2013), probabilmente trovando un ottimo compromesso nell’estensione antigravitaria delle articolazioni, uniti ad un’ottimale estensione dell’anca (che dalla ricerca di Jones 2009 sarebbe il fattore maggiormente influente) e flessione dell’arto in volo. Nei pressi del Cambio di direzione invece, risulta fondamentale la gestione coordinativa della frequenza dei movimenti e l’inclinazione del busto verso la nuova direzione. È ovvio che la lunghezza della navetta risulta fondamentale per la priorità valutativa: una navetta “10+10m” permette una valutazione preponderante dell’aspetto coordinativo, mentre in un protocollo “20+20m” (che permette di raggiungere potenze e velocità più elevate) la coordinazione si fonde all’efficienza muscolare nel gestire contrazioni muscolari di intensità elevate (forza reattiva).

    cambio direzione

    Come conclusione finale, spero di aver dato interessanti spunti di discussione in una materia in cui c’è ancora veramente tanto da approfondire. Per motivi di spazio, non sono stati trattati i protocolli per l’individuazione dei fattori di rischio degli infortuni, dei quali si possono leggere alcuni spunti a questo link.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

  2. La valutazione della condizione atletica nel calcio: condizione “necessaria”, ma non “sufficiente” (prima parte)

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    Dopo più di 3 anni dal mio primo articolo sulla valutazione atletica del calciatore, mi sono accorto quanto sia grande il gap tra la teoria espressa dal maggior numero delle ricerche scientifiche sull’argomento e l’applicazione pratica nell’allenamento. All’inizio ero convinto che la valutazione atletica del calciatore dovesse passare esclusivamente attraverso l’utilizzo di test approfonditi e validati in ambito scientifico; con l’esperienza (e seguendo anche il blog del prof. Colli) mi sono reso conto che la valutazione del calciatore rappresenta una materia estremamente complessa, che riflette la complessità del gioco stesso. Per questo motivo sono giunto alle seguenti considerazioni (che poi verranno approfondito di seguito):

    • I test nel calcio (come in tutte le discipline sportive) permettono di indagare condizioni di “necessarietà”, ma non di “sufficienza” (lo spiegheremo nel prossimo paragrafo) per comprendere la condizione atletica del calciatore.
    • Occhio+cervello” rappresentano ancora il più importante laboratorio di biomeccanica/fisiologia esistente: in altri termini, la capacità di osservare (ciò che accade in allenamento e in partita) e di elaborare (quello che si vede, oltre all’esito di test e della match analysis) le informazioni che abbiamo, rappresenta il vero fulcro della valutazione, che non potrà mai essere sostituita da un solo indice o numero, in virtù della complessità della prestazione calcistica.
    • La possibilità di valutare la condizione atletica del calciatore tramite test, è direttamente proporzionale alle possibilità economiche della società in cui si lavora (professionisti/dilettanti). Indipendente da questo, i test da preferire sono quelli di “soglia” (non anaerobica, come vedremo in seguito) e “all-out” brevi, con possibilità di analizzare il “come” (dal punto di vista tecnico/biomeccanico) vengono eseguiti questi test. I “test incrementali” sono meno adeguati e i “time trial” sono completamente inadeguati!

    immagine 1

    CONDIZIONE DI “NECESSARIETA’” E DI “SUFFICIENZA” NELLA VALUTAZIONE DEL CALCIATORE

    Partiamo con lo stabilire il significato di questi termini:

    • Condizione di sufficienza: quando un test (da solo) è in grado di “definire” (indipendentemente da altre variabili) la performance atletica del calciatore o una parte significativa di essa (qualità aerobiche, neuromuscolari o entrambi).

    In altre parole, ci si chiede se esiste un test in grado di valutare da solo la condizione atletica specifica (di natura metabolica e/o neuromuscolare) del calciatore. Ovviamente la risposta è NO, perché la prestazione atletica nel calcio è multifattoriale e perché non si è ancora riusciti a determinare scientificamente quanto (in termini percentuali) incida questa sulla partita. Gli stessi dati della match analysis, che da un lato permettono di individuare il modello funzionale del calciatore e di individuare i mezzi di allenamento più adeguati (se basati sulla potenza metabolica e non sulle velocità), sono la risultante di 2 variabili:

    1) Le qualità atletiche del giocatore preso in esame.

    2) La “domanda” prestativa del match (e del ruolo) che può cambiare da partita a partita in base al contesto tecnico/tattico e al risultato.

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    Un esempio di quanto la ricerca scientifica non sempre sia “adeguata” alle esigenze dei preparatori/allenatori è data dal fatto che per molti anni si sono allenate le qualità metaboliche dei calciatori come se fossero dei mezzofondisti, tramite ripetute lineari di diversa lunghezza/intensità; le stesse valutazioni, poi sono state fatte tramite test incrementali di natura lineare, che ovviamente, in risposta a questi stimoli, davano miglioramenti ai risultati dei test. Ma cosa se ne fa di tutto questo se

    ormai si conosce che le differenze maggiori (tra atleti di livello diverso) a livello metabolico sono date dal costo energetico nei cambi di direzione (cioè con l’efficienza con la quale un giocatore riesce a cambiare direzione alle varie velocità)?

    …..variabile che non è nè allenabile con ripetute, né valutabile tramite test lineare!!!! Inoltre, come può un test incrementale di 8-12’, fornirmi indicazioni sulla tenuta metabolica in una partita di 90’?

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    • Condizione di necessarietà: quando il livello di una determinata variabile è necessaria per giocare a calcio (in una determinata categoria), ma da sola non può indicare la “bontà atletica” del calciatore stesso.

    In altre parole, esiste un livello “minimo” di potenza aerobica (vedremo successivamente come valutarlo), per poter giocare, ad esempio, in Eccellenza? A mio parere la risposta è SI (anche se difficile dare un valore di potenza aerobico preciso), e questo valore è necessario per poter giocare in una determinata categoria, ma da solo non è sufficiente per indicare che il giocatore ha tutte le qualità sufficienti per giocare a questo livello. Cerchiamo di esemplificare il concetto in altro modo: non esiste (come nelle discipline di resistenza) un rapporto sempre lineare di dose/risposta tra l’allenamento delle qualità aerobiche e la performance calcistica: cioè, non è che più alleno la potenza aerobica e più diventerò performante in partita!…questo perché la “domanda tecnico/tattica” della partita influenza il movimento dei giocatori….ma è altrettanto vero che se non ho un livello atletico sufficiente, probabilmente non riuscirò a tenere il ritmo partita (tipico del mio ruolo/categoria) o avrò un calo eccessivo nel finale. Concludendo, la Condizione di necessarietà è proprio questo, cioè indicare un livello minimo di una certa qualità atletica (nel prossimo post vedremo quali sono i modi che ritengo più adeguati per valutarla), affinchè il giocatore possa rispondere con efficienza e lucidità tecnico/tattica alla “domanda” della partita. Ovviamente questo “livello” dipende dalla categoria considerata (in Serie A è superiore che in Prima categoria) e dal tempo totale che si ha per allenarsi, ma non è detto che sia un “livello” basso!

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    CONCLUSIONI ALLA PRIMA PARTE

    Lo studio dell’allenamento atletico nel calcio ha seguito in questi ultimi 20-30 anni degli alti e bassi (in termini di concretezza); in concetto di necessarietà sopra espresso, spero possa dare adeguati spunti di riflessione, partendo dal presupposto che non va preso come “cum grano salis”. Infatti è evidente (in tutte le categorie) che atleti particolarmente dotati di determinate qualità atletiche possano (in alcuni casi) fare la differenza proprio grazie a queste, ma ciò non significa che le qualità atletiche debbano essere allenate “a secco” in maniera talmente estrema da “sacrificare” gli elementi tecnico/tattici! Nella seconda parte, tratteremo l’importanza della capacità di osservazione/elaborazione del preparatore atletico e quali sono, a mio parere, i metodi più adeguati per le valutazioni atletiche del calciatore (soprattutto a livello dilettantistico).

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

  3. L’essenza della programmazione dell’allenamento

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    Pubblico molto volentieri l’intervento del mio collega ed amico Alessandro Pierini (http://www.performasport.blogspot.it/) sulla programmazione dell’allenamento nello sport. Il post prende spunto da una frase (credo conosciuta a molti) di Carlo Vittori, ampiamente commentata nell’intervento di Alessandro. Questo punta l’accento su elementi fondamentali della preparazione, non solo in riferimento alla specificità dell’allenamento, ma anche alla pianificazione e verifica pratica del fenomeno in cui la capacità di “osservare il fenomeno” riveste un ruolo fondamentale! In fondo all’intervento sono riportati alcuni link del nostro blog in cui (sia per il calcio che per la corsa) sono approfonditi questi argomenti. Buona lettura!!!

     

    L’allenamento sportivo moderno è un processo pedagogico educativo complesso che si concretizza nell’organizzazione dell’esercizio fisico ripetuto in quantità ed intensità tali da produrre sforzi progressivamente crescenti in una continua variazione del loro sviluppo, per stimolare i processi di “supercompensazione” dell’organismo e migliorare le capacità fisiche, psichiche, tecniche e tattiche dell’atleta, al fine di esaltarne e consolidarne il rendimento in gara.

    Carlo Vittori

     

    • La indispensabile “osservazione del fenomeno” per dettagliarne la composizione e la natura degli elementi che la compongono, la loro successione e la loro interdipendenza.

    Questa frase secondo me è fondamentale, ovvero “dettagliarne la composizione e la natura degli elementi” fa sì che durante gli allenamenti, durante le esercitazioni proposte “a secco” dobbiamo avere sempre in riferimento i movimenti, i ritmi, le andature, la durata che i nostri giocatori compiono durante l’esercitazione di gara. Se osservi il giocatore mentre gioca e se osservi il giocatore mentre esegue le esercitazioni a secco, ti accorgi di come tempi, andature, accelerazioni, frenate, cambi di direzione e gruppi muscolari coinvolti sono diversi. Quante volte abbiamo sentito dire ” ha fatto molta palestra ma adesso è imballato!”. L’essere imballato difatti non è stato causato dalla palestra (se fatta con criterio), ma è stato causato dal non eseguire i movimenti tipici del proprio sport.

    • La “formulazione di una ipotesi di lavoro” che contenga i principi e gli indirizzi degli interventi, i mezzi e i metodi scelti.

    Questo rappresenta il “metterci a tavolino” e strutturare, programmare l’intervento che andiamo a effettuare sull’atleta e/o sulla squadra. Tutti i mezzi e i metodi migliori che abbiamo, con l’unico scopo di andare ad aumentare e consolidare la prestazione atletica, visibile il giorno della competizione e dai test effettuati sul campo, infatti…

     

    • La “verifica sperimentale” con l’applicazione e lo sviluppo dei mezzi e dei metodi di lavoro, e la realizzazione dei controlli per verificare la giustezza degli indirizzi procedurali.

    Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Quante volte abbiamo programmato un lavoro a tavolino e poi quando lo abbiamo proposto non abbiamo ricevuto quella risposta , quell’impegno, quella caparbietà, quella cattiveria agonistica che ci aspettavamo. Qui l’esperienza e la comunicazione sono fondamentali. Qui l’essere chiari e decisi sull’esercitazione proposta ci fa fare la differenza sul risultato, sul come l’atleta esegue quel dato esercizio. L’esperienza, l’osservare l’atleta come persona anche per “migliorare quelle capacità psichiche” di resistenza allo sforzo.
    La “realizzazione dei controlli” è un’altro passo fondamentale che va a completare la nostra programmazione del lavoro. Eseguire i test è fondamentale, perchè ci dicono quanto siamo stati bravi nella programmazione ma soprattutto quanto è migliorato il nostro atleta.

    Approfondimenti calcio

     

    Approfondimenti corsa

     

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