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  1. Talento o allenamento? Quali dei due determina maggiormente la performance?

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    (Aggiornato al 30/01/2023)

    Con i dati che abbiamo oggi a disposizione, parlare di talento rischia di creare un “falso problema”; come vedremo nella stesura di questo articolo, l’errore che si compie più spesso è quello di focalizzarsi su aspetti metodologici e valutativi errati, non permettendo ai giovani atleti di realizzare appieno il loro potenziale.

    Infatti, alla domanda “è possibile identificare precocemente il talento?”, la risposta più attuale che possiamo dare è “NO!”.

    La domanda che invece dovremmo fare è: “quali sono le condizioni che permettono al giovane di realizzare il suo potenziale?”…la risposta non è semplice, ed in questo post cercherò di approfondire questo aspetto prendendo spunto da esperienze pratiche e dai dati che emergono dalla bibliografia internazionale.

    Questo articolo è rivolto a genitori, tecnici dello sport di base e ai responsabili dello sport di alta qualificazione, al fine di approfondire quale possa essere l’ambiente di crescita ideale per aiutare il giovane a realizzare il suo potenziale…qualunque esso sia.

    Ma cosa si intende per talento?

    Se io dovessi rispondere con un esempio, vi inviterei a vedere pochi secondi della discesa (praticamente di corsa) di Kílian Jornet dalla cima del Cervino.

    È il classico esempio di come l’ambiente di crescita abbia permesso al talento di svilupparsi; ma questo lo vedremo meglio in uno dei prossimi capitoli.

    Ovviamente la risposta più corretta è “il talento è colui che ha delle potenzialità”.

    Ma partiamo prima da quello che l’ambiente (cioè tutto quello che riguarda la socialità, l’educazione e l’allenamento) non può influenzare, cioè i nostri geni.

    Cosa sono i geni e cos’è la genetica

    I nostri geni definiscono le doti innate, quelle peculiarità di ognuno di noi che permettono di differenziarci dagli altri, indipendentemente dall’ambiente in cui cresciamo e viviamo.

    Ogni cellula somatica umana racchiude all’interno del proprio nucleo 46 cromosomi (23 coppie); com’è possibile vedere nella figura sotto, ogni cromosoma è formato da un filamento di doppia elica di DNA. I geni non sono altro che porzioni di DNA (che rappresenta il codice/corredo genetico) localizzate all’interno della sequenza, che contengono le informazioni necessarie per la produzione delle proteine.  In parole più semplici, contribuiscono a dirigere lo sviluppo fisico, comportamentale e l’adattamento agli stimoli esterni.

    Genetica sport

    Quello che noi siamo in qualsiasi momento della nostra vita, lo è in parte al nostro corredo genetico ed in parte all’ambiente in cui cresciamo e viviamo.

    In linea teorica, lo studio del talento dovrebbe osservare ed individuare i soggetti con le doti innate che hanno il potenziale di diventare campioni o atleti d’elitè; a livello pratico attualmente non esistono le conoscenze per farlo.

    Quello che sappiamo meglio invece, è quali sono le caratteristiche dell’ambiente che possono aiutare un giovane a realizzare il proprio potenziale sportivo, qualunque esso sia. Ricordo che per ambiente non si intende solamente quello geografico, ma tutto quello che ruota intorno alla persona, come gli aspetti psico-sociali, l’allenamento, lo stile di vita (come l’alimentazione e le ore di sonno) e l’attività fisica spontanea.

    Talento identificazione e sviluppo

    Nel prossimo capitolo vedremo proprio quali sono le variabili dell’ambiente che possono aiutare il giovane atleta a realizzare il proprio potenziale.

    Cosa dicono studi e ricerche?

    Prima di passare in rassegna quello che emerge dalla bibliografia internazionale, riporto alcuni esempi pratici che credo possano essere molto esplicativi.

    It’s all about fun and friendship

    È il motto dell’approccio Norvegese, che fino ai 12 anni vieta (a federazioni e club) la pubblicazione di risultati e classifiche; alle società che lo fanno, vengono sospesi i contributi statali.

    I giovanissimi non praticano sport per vincere, ma per divertirsi con i propri compagni e per migliorare; questo comporta una maggior partecipazione ed un minor abbandono della pratica sportiva.

    Di fatto, se chiedete a qualsiasi bambino il motivo per cui fa sport, vi risponderà che lo fa per giocare con i propri amici e per stare all’aria aperta. Quindi in Norvegia non hanno fatto altro che assecondare le esigenze dei giovani, evitando tutti quegli aspetti (pubblicazione di risultati e classifiche) che potrebbero facilitare un agonismo precoce e l’abbandono sportivo.

    Norway builds top athletes through not focusing on winning

    Frank Eirik Abrahamsen

    Quindi fino ad una certa età i giovani sono considerati tutti allo stesso modo, senza dare valore ai risultati.

    Se la didattica all’interno delle società è incentrata su questo aspetto, allora anche i tecnici possono lavorare con più calma, focalizzandosi sul divertimento e la crescita, non solo atletica. Inoltre, viene incentivato il confronto di idee tra tecnici per condividere idee, metodi e programmi.

    In più, viene anche incoraggiata una pratica multisportiva; si perché, come vedremo di seguito, esistono studi e ricerche che hanno rilevato come questo approccio faciliti la possibilità di diventare atleta di alto livello, e riduca il rischio di infortuni in età avanzata.

    Quello che emerge dagli articoli che ho letto sulla Norvegia (devo ringraziare Paolo Terziotti per avermeli mandati) è un ambiente focalizzato principalmente sulla crescita, indipendente dal risultato.

    E quali sono i risultati?

    Attualmente è la nazione con più vittore nelle discipline invernali; in questi ultimi anni sono emersi talenti che dominano (come mai fatto prima) in sport come lo sci di fondo, combinata nordica. biathlon e sci alpino.

    Non solo, anche in altri sport (non invernali) sono emersi in questi anni talenti come Jacob Ingebrigtsen, Karsten Warholm ed Erling Haaland.

    Il tutto considerando che la Norvegia ha la metà della popolazione della Lombardia

    talento sportivo norvegese

    Ma cominciamo ad entrare nella bibliografia internazionale per vedere cosa dicono studi e ricerche; partiamo da uno studio tutto Italiano (Boccia et al 2017); in un’analisi longitudinale tra saltatori in lungo ed in alto, videro come la performance prima dei 16 anni non sia un buon predittore di quella in età adulta.

    Questo conferma quanto detto all’inizio dell’articolo, cioè che è impossibile individuare chi diventerà atleta d’elitè in età precoce.

    È invece più giusto focalizzarsi sull’ambiente che favorisce lo sviluppo del potenziale del giovane atleta; qui scopriamo che è il modello Norvegese è proprio quello ideale;

    Specializzazione sport talento
    Clicca sull’immagine per ingrandire

    Nell’immagine sopra vengono riportati i dati ottenuti dalla pubblicazione di Moesch et al 2011; emerge chiaramente come chi ha raggiunto l’elitè mondiale nella propria disciplina, ha fatto meno allenamento specifico fino 15-18 anni.

    Successivamente allo studio di Moesch, sono state fatte altre pubblicazioni recenti che di fatto arrivano alle stesse conclusioni (Barth et al 2022).

    In altre parole, una specializzazione precoce potrebbe ridurre la probabilità di diventare atleta di livello mondiale!

    Ovviamente non è possibile comprendere in quali modi una specializzazione precoce riduca la possibilità di diventare atleta di alto livello; a mio parere, l’aspetto psicologico e motivazionale ha un grande peso; iniziare precocemente l’agonismo in età evolutiva, può portare ad avere meno motivazioni quando lo sport diventerà anche un sacrificio, oltre che un piacere.

    Non solo, è anche evidente come la ricerca del risultato non vada incontro alle esigenze di un bambino, la cui motivazione è data prevalentemente dal giocare con i propri amici.

    Altro aspetto deleterio della specializzazione precoce è il rischio di infortuni in età giovanile ed adulta; anche in questo caso, esiste una bibliografia internazionale che lo dimostra (Post et al 2017, McGowan et al 2020).

    Forget about Talent – Let them have FUN!

    Kevin Till

    Possiamo quindi concludere come esistano prove concrete che non sia possibile comprendere precocemente chi ha le potenzialità per diventare atleta d’elitè; se da una parte il corredo genetico (cioè le doti innate) rappresenta una componente essenziale per primeggiare nello sport, è l’ambiente la variabile su cui è possibile agire maggiormente.

    Divertimento, multilateralità (in giovane età) e specializzazione in tarda età sono elementi che permettono al giovane atleta di raggiungere il proprio potenziale (qualunque esso sia) quando sarà maturo. Non solo, sono elementi che, con tutta probabilità, lo aiuteranno anche a diventare una persona migliore.

    Sport danni specializzazione precoce

    Ma cosa intendiamo per ambiente?

    Come abbiamo visto sopra, è tutto quello che riguarda l’aspetto educativo, sportivo e sociale; genitori, società sportive e professionistiche contribuiscono a creare (nel bene e nel male) l’ambiente nel quale cresce il futuro sportivo.

    Andiamo ora ad analizzare queste 3 variabili una per una.

    Il ruolo genitoriale nell’espressione del talento

    Alla luce di quanto riportato sopra, è evidente come l’ambiente familiare possa giocare un ruolo decisivo nella maturazione sportiva del giovane atleta.

    A mio parere 4 sono i punti chiave:

    • Aspetto educativo che va ad incidere sulla maturazione della persona, e di conseguenza dell’atleta.
    • Equilibrato interesse per la pratica sportiva del figlio
    • Trasmettere adeguati stili di vita
    • Praticare attività sportiva insieme

    Tralascio il primo punto, che credo sia di ovvia importanza; è da ricordare che i genitori sono prima di tutto dei modelli per i propri figli. Per quanto riguarda il secondo punto, potete approfondire leggendo il capitolo sul rapporto tra società, allenatori e genitori.

    Voglio piuttosto focalizzarmi sugli ultimi 2 punti, solitamente abbastanza trascurati.

    Per quanto riguarda lo stile di vita, dormire adeguatamente e mangiare bene sono aspetti indubbiamente trasmessi dalla famiglia. In una revisione di Fox et al 2019 è stato visto come dormire una quantità di ore inadeguate durante la notta, possa incrementare il rischio di infortuni; dormire più di 8 ore in età adolescenziale riduce del 61% il rischio di infortuni (von Rosen et al 2016). Potete approfondite l’importanza del sonno e dei fattori che incidono su questa variabile leggendo il nostro articolo dedicato a dormire adeguatamente per essere un miglior atleta.

    L’importanza delle buone abitudini si vede anche dal modo con il quale ci si alimenta; sempre dalla ricerca di von Rosen et al 2016 è stato visto come chi soddisfa le quote raccomandate di frutta, verdura e pesce, riduce il rischio di infortuni del 64%. Anche qui, vi lascio l’approfondimento del nostro articolo dedicato al regime dietetico ideale.

    Non solo, negli ultimi anni l’alimentazione sta diventando sempre più importante grazie al legame che si sta approfondendo tra microbiota e sport.

    Altro aspetto che può influenzare positivamente è l’attività praticata con i propri familiari; i bambini hanno bisogno di muoversi, e le linee guida dell’OMS indicano come

    giovani di età compresa tra 5 e 17 anni dovrebbero praticare almeno 1 ora di attività motoria quotidiana di intensità moderata-vigorosa, ed esercizi di rafforzamento dell’apparato muscoloscheletrico almeno tre volte a settimana.

    È evidente che anche l’ambiente familiare può contribuire a soddisfare questa necessità; ma attenzione, non è assolutamente necessario praticare con i propri genitori la stessa disciplina sportiva per cui ci si allena. In altre parole, se un giovane gioca a calcio, non è necessario tirare pallonate in giardino…si trae molto vantaggio anche praticando altre discipline sportive, grazie al principio della multilateralità sopra citato.

    Avete presente il video di Kilian Hornet (la discesa dal Cervino) di inizio articolo?

    Kilian è considerato il miglior Skyrunner di tutti i tempi; dalla sua biografia è possibile notare come abbia iniziato l’agonismo solo a 13 anni (quindi non precocemente)…ma è cresciuto con la sua famiglia in un rifugio a 2000m, gestito appunto dai suoi genitori, che sin da piccolo l’anno coinvolto in escursioni e ascensioni oltre i 3000m. È evidente che (genetica a parte, che è stata sicuramente dalla sua parte) l’ambiente familiare abbia svolto un ruolo essenziale nell’espressione del suo talento, a tal punto da diventare il miglior skyrunner al mondo.

    Al di là di queste considerazioni, sono convinto che l’attività motoria fatta con la propria famiglia rappresenti molto di più di semplice “pratica sportiva”; sono momenti piacevoli passati insieme, di cui il giovane si ricorderà per tutta la vita…e contribuirà a rafforzare ancora di più il piacere di praticare sport, soprattutto se fatto all’aria aperta.

    Riporto il mio contributo personale; i miei genitori non sono mai stati dei gran sportivi, ma tutti gli anni andavamo 2 settimane in montagna a fare escursioni. Tutto questo mi ha fatto appassionare alla montagna…e tutt’oggi, a tanti anni di distanza, le attività (allenamenti e gare di Trail) fatte in montagna rappresentano ancora le mie preferite in assoluto.

    Champions are made on the playground, not at the stadium

    Rick Howard

    Il ruolo dei tecnici e dell’attività di base

    Abbiamo visto sopra come il modello Norvegese sia quello che attualmente rispecchi meglio quanto emerga dalla bibliografia internazionale; sostanzialmente è importante dare spazio al divertimento senza trascurare la multilateralità degli stimoli. La specializzazione acquisisce importanza solo in tarda età evolutiva (Cotè et al 2011).

    Ciò non significa che le attività debbano essere “casuali”, ma devono avere un’impronta metodologia di un certo tipo. Per fare questo è necessario avere tecnici ed istruttori estremamente preparati; di conseguenza le federazioni acquisirebbero sicuramente molta importanza nella formazione degli allenatori…potendo quindi dare un’impronta particolarmente definita ed efficiente, perché i tecnici si potrebbero concentrare maggiormente sull’aspetto formativo e non sul risultato.

    In uno studio multidisciplinare di Gullich et al 2019 venne paragonato l’ambiente di crescita tra atleti di “super-elitè” ed “elitè”; tra le diverse variabili emerse come i migliori atleti avessero avuto tecnici che hanno saputo comprendere al meglio le loro necessità fisiche e psicosociali.

    Conoscete l’effetto Pigmalione?

    Vi invito a vedere questo bellissimo video di Enrico Galiano per capire cosa sia.

    Per essere dei bravi tecnici/istruttori non bastano le conoscenze metodologiche.

    È necessario non avere pregiudizi, avere fiducia nelle loro qualità, essere empatici e saper comunicare. Potete trovare un approfondimento riguardante l’attività calcistica di base a questo link.

    Il ruolo dei club professionistici e dei vertici federali

    Si è sempre creduto che il loro compito fosse quello di selezionare e realizzare i talenti; se avete letto attentamente il resto dell’articolo, potrete intuire come possano fare molto di più.

    Infatti, è anche nell’interesse dello sport di elevata qualificazione che i giovani seguano il percorso migliore per realizzare il loro potenziale e crescano nell’ambiente più adeguato.

    Dal 2014 la Premier league investe nell’educazione scolastica (nel 2014 è partita con 10.5 milioni di sterline); non consiste solamente in progetti di educazione fisica (non solo calcio), ma anche in programmi per la crescita personale finalizzati alla salute, alla sostenibilità ambientale, alla resilienza, ecc. oltre alla costruzione di impianti sportivi comunitari di sostegno; attualmente è chiamato Primary Stars.

    In altre parole, hanno fatto una cosa molto semplice; hanno compreso come la crescita dell’individuo dal punto di vista motorio ed umano sia la base dello sport professionistico!

    Ovviamente da una certa età in poi è necessario passare gradualmente allo sport di elevata qualificazione, ma considerando sempre che fino circa ai 12 anni l’attività delle società sportive dovrebbe essere un “facilitatore della crescita dell’individuo e dello sportivo”.

    In particolar modo i club professionistici e le federazioni dovrebbero dar vita a progetti locali e scolastici al fine di raggiungere questo importante obiettivo; i benefici, nel lungo termine, sarebbero particolarmente evidenti, anche dal punto di vista dei risultati sportivi nello sport d’elitè.

    Conclusioni finali e prospettive future

    Oggi sappiamo che la specializzazione precoce rappresenta un freno allo sviluppo del talento; non solo, visto che non è possibile intuire con anticipo chi potrà diventare un atleta d’elitè, è giusto che l’allenamento in età evolutiva (per tutti) sia orientato a creare l’ambiente adeguato al fine di far appassionare il giovane alla pratica sportiva.

    Divertimento e multilateralità sono attualmente le variabili che maggiormente possono incidere sull’espressione del potenziale genetico (e quindi anche del talento) nei settori giovanili; ma attenzione, l’attività scolastica e la pratica nelle società probabilmente non soddisfano appieno quelle che sono le esigenze motorie e di gioco dei giovani…per lo meno attualmente nel nostro paese.

    È anche l’ambiente familiare e sociale (presenza di parchi, campetti da gioco, ecc.) che facilita la pratica sportiva spontanea che, anch’essa, ha un ruolo fondamentale nella crescita sportiva ed umana dell’individuo.

    Società sportive talento

    La sfida del futuro, è proprio quella di avere il coraggio di fare una cambiamento di mentalità, dall’approccio attuale a quello può adeguato raccontato in questo articolo.

    Tutte le figure chiamate in causa (famiglia, tecnici, federazioni, scuola, ecc.) hanno le potenzialità di dare alle nuove generazioni i mezzi per sviluppare il potenziale motorio dei giovani e dar loro gli elementi per crescere meglio…ed essere più felici quando saranno grandi.

    Bene, spero che questo articolo sia piaciuto, e che abbia dato spunti e motivazioni a chi l’ha letto; nel nostro sito potete trovare tanti altri contenuti riguardanti l’allenamento sportivo (corsa e calcio) e l’alimentazione. Abbiamo anche 3 canali telegram gratuiti tematici a cui potete accedere da questa pagina.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico ASD Monticelli Terme, istruttore Scuola Calcio MT1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it

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