Tag Archive: scarpe

  1. Nike Vaporfly: nuova generazione di record (mondiali) e di personal best?

    Leave a Comment

    Vi racconto una storia (vera)! Nel 2016 Eliud Kipchoge vinse le Olimpiadi correndo con ai piedi un prototipo di quelle che poi nel 2017 vennero commercializzate come Nike Vaporfly4%; il 4% non è altro che il miglioramento del rendimento di corsa dichiarato che, secondo la casa produttrice, consentirebbe di ottenere rispetto ad un qualsiasi altro paio di calzature da running.

    Queste scarpe infatti, sono dotate di uno spessore di intersuola superiore alla norma (Heel height di 40mm), formate da una schiuma brevettata (ZoomX) con all’interno una piastra rigida in carbonio. Non fu la prima (e non sarà neanche l’ultima) scarpa in commercio uscita con questi proclami; non a caso, gli addetti ai lavori non ci fecero caso più di tanto, ipotizzando come quel 4% fosse eccessivamente sovrastimato. Ma stavolta le cose andarono in maniera diversa.

    Infatti, il 16 Settembre 2018, Eliud Kipchoge stabilì il record del mondo in maratona a Berlino in 2h01’39”, indossando le Vaporfly.

    Nell’Ottobre 2019 Brigid Kosgei fece il record del mondo femminie della maratona in 2h14’04” con ai piedi le Vaporfly.

    Dal 2017 al 2019 tutte le maratone major (cioè le più importanti al mondo) videro sul podio per la maggior parte atleti che indossavano le Vaporfly.

    Nike Vaporfly
    Credit: nytimes.com/interactive/2018/07/18/upshot/nike-vaporfly-shoe-strava.html

    Nel 2018 il New York Times pubblicò uno studio (grazie a i dati forniti dalla piattaforma di Strava) in cui evidenziò come i maratoneti amatori passati alle Vaporfly, abbiano (in media) ottenuto dei miglioramenti delle loro prestazioni intorno al 4% sui 42.195 Km; ovviamente è solo uno studio “osservazionale” e non uno studio “controllo randomizzato”, quindi valido solo ai fini “esplorativi”, ma non in grado di dare conferme definitive. Sempre in questi anni vennero eseguite anche ricerche scientifiche che confrontarono le Vaporfly con le più utilizzate scarpe da gara da parte degli atleti d’elitè. Più precisamente:

    • Nel 2018, Hoogkamer et al videro come l’evoluzione della Vaporfly 4% (probabilmente si riferiscono alle Vaporfly next%) era in grado di migliorare l’economia di corsa del 4%, sia rispetto alle scarpe precedentemente utilizzate per fare il record del mondo (Adidas Adizero Adios BOOST 2), sia rispetto alle Nike Zoom Streak 6 (le maggiormente utilizzate dai runner elitè sponsorizzati dalla Nike).
    • Nel 2019, lo stesso autore concluse che questo miglioramento era ottenuto grazie a 3 fattori: il primo era dovuto alla componente della schiuma dell’intersuola, il secondo grazie “all’effetto leva” della placca in carbonio inserita a metà dell’intersuola e il terzo alla trasmissione elastica della placca stessa sull’articolazione della caviglia.
    • Nel 2019, Barnes et al  videro come le Vaporfly migliorarono l’economia di corsa (runner molto allenati) del 2.9% rispetto a delle scarpe da pista (Nike Zoom Matumbo 3) e del 4.2% rispetto alle Adidas Adizero Adios 3 (da strada).
    • Nel 2019 Hunter et al confermarono ulteriormente la superiorità (in termini di economia di corsa) delle Vaporfly4% rispetto alle Adidas Adios Boost e Nike Zoom Streak, rispettivamente del 2.8% and 1.9%.

    Tutto questo ha portato rafforzato sempre di più l’idea che le Vaporfly diano veramente qualcosa in più delle altre scarpe da running nelle condizioni in cui sono state utilizzate dagli atleti d’elitè. Ma non finisce qui.

    Il 12 ottobre 2019 Eliud Kipchoge corre per la prima volta una maratona sotto le 2 ore (1h59’40”, primato comunque non omologabile per le condizioni in cui è stato corso); con che scarpe ha corso secondo voi?

    Non ha usato le Vaporfly, ma le Alphaply Prototype, un prototipo (sempre della Nike) con un’altezza di 51mm sul tallone (11mm in più delle Vaporfly) e 41 mm sull’avampiede; queste erano dotate di una tecnologia che non sfruttava solamente i principi strutturali delle Vaporfly, ma altre innovazioni non rivelate (ovviamente) dalla casa produttrice.

    A questo punto era ormai più che evidente che i tempi e le prestazioni degli atleti d’elitè in maratona, erano influenzati dalle calzature a tal punto da modificare i valori espressi dalle potenzialità e dalle caratteristiche degli atleti.

    Infatti, all’inizio del 2020 la IAAF emana un documento in cui viene regolamentato l’utilizzo delle calzature da running in gara, per “preservare l’integrità della competizione d’élite assicurandoci che le scarpe indossate dagli atleti d’élite in gara non offrano assistenza ingiusta o vantaggio”. Sintetizzando, dal 30 Aprile 2020 sono vietate in gare su strada:

    • Tutti i prototipi: una scarpa, per essere indossata in gara, dovrà trovarsi in commercio da almeno 4 mesi.
    • L’altezza a livello del tallone (Heel height) non potrà superare i 40 mm.
    • Non dovrà avere più di una piastra rigida nell’intersuola.

    Malgrado questo potesse sembrare un giusto “giro di vite” per evitare che le scarpe da running diventino qualcosa di più simile a dei “trampoli” piuttosto che a delle calzature vere e proprie, alla fine risultò un “colpo al cerchio e un colpo alla botte”. Ora vi spiego il motivo.

    Con questi nuovi parametri vengono definitivamente bannate le Alpha Prototype (quelle usate solamente per il record sotto le 2 ore), ma non le Vaporfly (quelle indossate in tutte le altre gare). Questo, probabilmente perché nel 2020 si sarebbero dovute disputare le olimpiadi (poi rinviate) e la maggior parte degli atleti fecero il tempo di qualificazione con le Vaporfly; bannando queste calzature, si sarebbe dato un vantaggio enorme a chi, fino a quel momento ,avrebbe avuto l’opportunità di usarle. In questo modo si è dato a tutti la possibilità di usare queste scarpe per qualificarsi alle Olimpiadi.

    Ma i parametri utilizzati dalla IAAF, sono veramente adeguati per garantire una situazione di “equità tecnologia in futuro” tra gli atleti d’elitè al fine di consentire di vincere a chi veramente se lo merita? Secondo Ross Tucker (uno dei maggiori esperti di fisiologia del running al mondo) no, e vi riporto sotto il motivo.

    Nel suo interessante articolo (Tecnologia delle scarpe da corsa: i vestiti dell’Imperatore e i problemi per l’integrità della corsa) indica come il 3-4% sull’economia di corsa (trovato nelle ricerche scientifiche citate con le Vaporfly) possa incidere il 2-2.5% sul tempo finale di una maratona; per atleti d’elitè tale differenza è di 3-4’ sul tempo totale di una maratona, cioè un’eternità, considerando che i migliori maratoneti al mondo si giocano medaglie e montepremi in molto meno (nell’ultimo mondiale, il 4° classificato arrivò a soli 17” dall’oro).

    Provate ad immaginare gli ultimi Km della New York Marathon, con i saliscendi in Central Park, dove solitamente gli atleti fanno la differenza, giocandosi a volte per poche decine di secondi i primi 3 posti sul podio. La vedreste con lo stesso interesse se ci fosse il dubbio (o forse la certezza) che potesse essere il tipo di calzatura a fare la differenza in quel momento, piuttosto che il talento, l’impegno in allenamento o il temperamento dell’atleta stesso?

    Che ne sarebbe della credibilità dello sport che più di altri è alla portata di tutti? Ricordatevi che stiamo parlando di una disciplina che si contraddistingue dalle altre per il fatto che sono riusciti ad emergere atleti provenienti da alcune delle zone più povere del mondo, malgrado l’assenza di attrezzature e competenze tecniche di particolare rilievo.

    Con questo non si vuole dare la colpa alla Nike di aver inventato una scarpa in grado di abbattere la concorrenza per almeno 3 anni; probabilmente già gli altri marchi nel 2019 hanno messo a disposizione dei loro atleti dei prototipi con caratteristiche similari che poi nei prossimi anni saranno commercializzati.

    Il fatto è un altro, ed è puramente tecnico: 40mm di spessore di limite (l’attuale limite imposto dalla IAAF) sono un’infinità, nel quale ogni casa costruttrice può giocarsi fin troppo la tecnologia a vantaggio del proprio atleta. In questi anni il beneficio l’hanno avuto gli atleti sponsorizzati dalla Nike, ma nel futuro potrebbero averlo quelli dell’Adidas, o quelle dell’ASICS; le stesse Vaporfly, indossati da atleti diversi possono dare miglioramenti differenti (dallo 0 al 6%…il 4% solo la media). Allora vogliamo che, tra gli atleti d’elitè, vinca chi ha la fortuna di avere “le scarpe giuste” e “il miglior adattamento alla calzatura”?

    I risultati sportivi devono avere un significato; in altri sport come la F1, è diverso, ma perché sempre stato così. La ricerca dell’equipaggiamento ideale per il proprio atleta è un diritto delle case produttrici (e fa parte dell’innovazione), ma le federazioni (in questo caso la IAAF) dovrebbero mettere dei paletti più severi, affinchè possa esserci la certezza (o per lo meno provarci) che le differenze dovute alla tecnologia non siano superiori alle differenza tra atleta ed atleta.

    Le Nike Alphafly NEXT%, utilizzate da Eliud Kipchoge per scendere sotto le 2 ore in maratona. Credit: nike.com/it/running/alphafly

    Lo stesso Ross Tucker indica come 20mm possa essere il miglior compromesso come limite massimo dell’intersuola (Heel Heigth); non a caso, fino all’avvento delle Vaporfly, era lo spessore medio delle scarpe usate dagli atleti d’elitè. Speriamo che prima o poi la IAAF effettui le scelte migliori per non far scendere la credibilità che ha permesso a questo sport di essere così popolare.

    Ma secondo voi, quale deve essere la mission di una casa produttrice di scarpe da running? Con che criteri dovrebbero essere costruite le calzature per correre?

    Dico la mia opinione: a mio parere le scarpe dovrebbero aiutare a correre in maniera più naturale, minimizzare il rischio di infortuni e durare tanto…oltre a costare poco! Solo in questo modo i grandi marchi potranno andare incontro alle vere necessità dei runner e creare delle community di utenti affezionati al proprio brand.

    Ma quali caratteristiche tecniche deve avere una calzatura da running per andare incontro a queste esigenze?

    Scoprilo seguendo il nostro canale telegram mistermanager_­running; potrai scaricale la guida gratuita per scegliere, trovare ed acquistare il paio di scarpe da running più adeguato alle tue esigenze. In più, riceverai contenuti ed aggiornamenti dal nostro sito e dal mondo del running.

     Autore dell’articolo: Luca Melli ([email protected]), Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 e preparatore atletico AC Sorbolo.

  2. Vibrazioni-oscillazioni muscolari ed accessori per correre più veloce

    Leave a Comment

    (Aggiornato al 26/04/2020)

    Questo articolo, tratta un argomento importante quanto trascurato dell’allenamento del runner, cioè le vibrazioni e le oscillazioni muscolari; in questo post vedremo:

    • L’importanza dell’elasticità muscolare (stiffness) e quali sono le qualità del runner che consentono di utilizzarla al meglio.
    • Come scegliere le scarpe adeguate alle proprie caratteristiche
    • L’utilità delle solette
    • L’utilità delle calze compressive

    L’IMPORTANZA DELL’ENERGIA ELASTICA

    In letteratura scientifica esiste veramente poco di concreto sull’argomento, infatti il testo di riferimento in materia è stato scritto nel 2001 da Giovanni Betti, Andrea Castellani, Roberto Piga (vedi bibliografia in fondo all’articolo). Possiamo definire l’elasticità muscolare come

    la capacità del muscolo di restituire, in fase di contrazione, una parte elevata dell’energia accumulata in fase di allungamento…come se fosse un elastico.

    L’applicazione del concetto di elasticità nel movimento della corsa (dove diversi muscoli lavorano in maniera coordinata) si potrebbe riassumere come

    la capacità del runner di restituire in maniera coordinata, durante la fase di spinta, una parte elevata dell’energia accumulata in fase di impatto……come se fosse una molla.

    Con dei semplici disegni cercheremo di semplificare il concetto: nella figura sotto è raffigurata in maniera stilizzata la fase di corsa dell’arto inferiore destro (quello rosso). Viene evidenziata in rosso il momento di impatto del piede al suolo, durante il quale (come una molla) la gamba accumula energia (elastica), restituendola nel momento della spinta. Migliore è la caratteristica della molla (elasticità delle gambe) e minore sarà la fatica che farà il corridore (e minore l’energia che dovrà produrre) durante la fase di spinta.

    Sotto, con un’altra figura, cercheremo di rendere più semplice la comprensione del concetto (con adeguate semplificazioni di natura fisiologica): sono rappresentati 2 runner (“Soggetto 1” e “Soggetto 2”) che corrono alla stessa velocità, imprimendo in fase di SPINTA la stessa forza direzionale (freccia giallo/rossa).

    Per entrambi, una parte dell’energia è fornita dalla spesa energetica muscolare (ENERGIA SPESA, parte gialla della freccia), mentre un’altra parte è fornita dalla restituzione dell’energia accumulata durante la fase di impatto (ENERGIA ELASTICA, parte rossa della freccia). Quest’ultima, è da considerare una fonte energetica “gratuita”; per questo motivo, il “Soggetto 2”, a pari velocità farà meno fatica e di conseguenza (a pari velocità) si affaticherà più tardi rispetto al “Soggetto 2”.

    Ma quali sono le condizioni relative all’allenamento/calzature/accessori che permettono di ottimizzare questo fenomeno e quindi consentire un miglioramento nel rendimento (e quindi della performance) nella corsa?

    La risposta è estremamente complessa (e richiederebbe una trattazione riguardante l’intera metodologia d’allenamento della corsa in sinergia con le qualità intrinseche di ogni atleta); qui ci limiteremo ad affrontare la parte riguardante le componenti neuromuscolari in relazione al fenomeno delle vibrazioni/oscillazioni muscolari.

    COSA SONO LE VIBRAZIONI E LE OSCILLAZIONI MUSCOLARI

    Senza addentrarsi eccessivamente in una materia fisiologicamente complessa, possiamo affermare che all’impatto del piede al suolo (appoggio) il muscolo subisce delle perturbazioni meccaniche che possono inibire (o rendere semplicemente scoordinata) la contrazione successiva (spinta) o facilitare la restituzione dell’energia elastica. L’inibizione è data da “fenomeni vibratori del muscolo”, mentre la restituzione di energia elastica dalle “oscillazioni muscolari”. In altre parole,

    tanto più la catena muscolare “oscilla”, tanto più sarà facilitata la restituzione di energia elastica; tanto più la catena muscolare “vibra” e tanto più sarà inibita la restituzione di energia elastica.

    Precisiamo solo un ultimo aspetto di natura “temporale”; le vibrazioni sono sempre presenti e generano le oscillazioni. Solo se la catena muscolare è sufficientemente dotata, è in grado di minimizzare le vibrazioni per massimizzare l’effetto oscillatorio (restituzione di una quota considerevole di energia elastica).

    Immagina tratta dal libro MOVIMENTO di G. Betti, A. Castellani e R. Piga

    Sopra è raffigurata un’immagine abbastanza chiara (tratta dal libro di Betti-Castellani-Piga) del fenomeno spiegato; di conseguenza, l’utilizzo delle calzature/accessori e l’allenamento (soprattutto quello neuromuscolare) dovrà essere finalizzato al massimizzare le oscillazioni e minimizzare le vibrazioni muscolari.

    VIBRAZIONI-OSCILLAZIONI: UN ESEMPIO MOLTO CHIARO

    Prima di cercare di comprendere le basi dell’allenamento neuromuscolare al fine di ottimizzare le prestazioni nella corsa, faremo un esempio per comprendere al meglio questo fenomeno. Sarà capitato a diversi podisti di affrontare gare con salite/discese notando che atleti con pari performance in pianura, correvano in discesa a diverse velocità.

    Alcuni, anche su pendenze modeste, danno maggiormente l’impressione di frenare l’azione (con un cospicuo rallentamento dell’andatura), mentre altri riescono a mantenere una falcata ampia e reattiva anche a pendenze elevate. È ovvio che nei primi (cioè quelli che corrono in maniera contratta) in queste circostanze c’è predominanza delle vibrazioni muscolari, mentre nei secondi (quelli che corrono in maniera fluida anche su pendenze elevate) predominano le oscillazioni.

    Un altro aspetto interessante da tenere in considerazione è dato dall’esito di molte ricerche sperimentali (vedi blibliografia sotto) che hanno visto come in popolazioni di podisti, alcuni indici di potenza muscolare (scatti sui 30m, salti in alto da fermo, ecc.) erano parziali predittori della prestazioni su strada. Ciò significa che nel mondo del podismo amatoriale alcuni atleti hanno carenze muscolari tali da limitare la performance di corsa di durata; ciò può essere dovuto all’età, oppure al fatto che la corsa di resistenza è in grado di ridurre gli indici di forza muscolare per una concorrenza di adattamenti fisiologici (semplicemente, “se corro lentamente….mi abituo a correre lentamente”).

    Questo elemento rinforza ancor di più la necessità di un potenziamento adeguato, oltre all’uso di calzature/accessori adeguati, per ogni tipologia di podista. Nel prossimo paragrafo, tratteremo quando e quali sono i casi in cui un podista può necessitare di un potenziamento muscolare per colmare le lacune di Forza e/o di programmi semplicemente in grado di ottimizzare (in maniera specifica) i buoni livelli già esistenti.

    ALLENIAMO LA STIFFNESS MUSCOLARE

    La qualità sopra citata, di restituire correttamente l’energia elastica, esaltando le oscillazioni muscolari e limitando le vibrazioni, ha un nome? Si, si chiama stiffness neuromuscolare!

    Più specificatamente, per il runner è quella caratteristica che permette di rispondere alle sollecitazioni dell’impatto del piede al suolo in maniera ottimale, restituendo la massima porzione di energia elastica possibile (con tutti i conseguenti benefici). Quando un runner non è dotato di una stiffness adeguata, la spesa metabolica (a pari velocità) sarà maggiore e di conseguenza la fatica non permetterà di mantenere per diverso tempo tale velocità. La stiffness ottimale è ovviamente specifica al modello funzionale dello sport praticato (per un velocista è ovvio che sia superiore da quella di un maratoneta). A questo punto è lecito attendersi qualche domanda:

    Tutti i runner hanno bisogno di allenare in maniera specifica la stiffness?

    Ovviamente è difficile dare una risposta esauriente in poche righe; esistono test da campo e da laboratorio in grado di valutarla, ma richiedono mezzi adeguati. Comunque, chi ha visibilmente uno stile di corsa rilassato (anche a velocità di gara sui 10 Km) è meno necessario che abbia bisogno di lavorare sulla stiffness. Altro indice interessante è dato dal confronto tra le intensità di gara in salita e in discesa; solitamente i discesisti più forti (a pari velocità in pianura) hanno meno bisogno di lavorare sulla stiffness rispetto a chi va più forte in salita. Infatti, contrariamente a quanto si possa credere, andare in salita richiede meno stiffness (ma maggior consumo metabolico) rispetto alla corsa in pianura e in discesa.

    In che maniera è possibile lavorare in maniera ottimale sulla stiffness (sia per chi è già dotato, sia per chi ha evidenti carenze)?

    È una risposta molto difficile perché dipende da soggetto a soggetto (grado di stiffness di partenza, grado di forza di base, facilità di andare incontro ad infortuni, livello di allenamento, ecc.). Prima di tutto possiamo dire che tutti gli allenamenti ad alta intensità (Allunghi, Ripetute brevi, Sprint brevi in salita, ecc.) con adeguati recuperi, sono in grado di migliorare questa qualità per chi è dotato di livelli di Forza Generale adeguata.

    Chi invece ha livelli di Forza Generale inadeguata è necessario prima di tutto colmare questo tipo di lacuna attraverso un adeguato potenziamento muscolare generale. Ricordiamo che per “potenziamento muscolare generale” non necessariamente si intende “lavoro in palestra” o l’utilizzo dei pesi”. Già lo squat monopodalico ad angoli del ginocchio particolarmente chiusi (vedi figura a fianco), permette di impegnare ed allenare la forza massima (per chi ha lacune di forza) senza l’utilizzo dei pesi. Una valida alternativa potrebbe essere anche l’utilizzo degli esercizi statico-dinamici, oppure il semplice inserimento di salite/discese abbastanza ripide negli allenamenti di corsa, oppure effettuare diverse ripetute di Corsa Media in salita di circa 1 Km, percorrendo a ritmo intenso (dopo un adeguato recupero) anche la discesa (vedi Circuiti di Lydiard). Ricordiamo inoltre che alcuni soggetti fanno particolarmente fatica a recuperare gli allenamenti ad alta intensità (Allunghi, Ripetute brevi, corsa balzata, Sprint brevi in salita, ecc.), quindi la somministrazione di questi mezzi deve essere fatta nel giusto dosaggio di volume ed intensità.

    Quanto è possibile guadagnare, in termini di performance, da un corretto allenamento per la stiffness?

    Anche in questo caso è difficile dare una riposta precisa, perché dipende sia dai margini di miglioramento, che dall’ottimizzazione dell’allenamento. Infatti, com’è possibile vedere dalla figura a fianco, un corretto programma di allenamento prevede una progressiva specificità degli stimoli allenanti da entrambi i versanti (neuromuscolare, di colore blu – metabolico, di colore grigio). L’esperienza e la conoscenza delle proprie lacune e dei propri punti forti (accoppiati ad una programmazione adeguata) è garanzia di un buon risultato in relazione alle proprie capacità.

    LA SCELTA DELLE CALZATURE SPORTIVE

    Già nei documenti precedenti riguardanti le scarpe minimaliste (vedi prima parte e seconda parte) abbiamo visto come queste possono fungere da allenamento neuromuscolare intrinseco grazie alle loro caratteristiche.

    Dalla figura sopra è possibile notare come correre con minore ammortizzazione (parte destra dell’immagine) comporta un incremento delle vibrazioni se non si è dotati di una stiffness adeguata; in questo caso l’incremento dei fenomeni vibratori (analogamente a quanto accade correndo in discese ripide) inibirebbe una risposta elastica (vedi “Eccessi di vibrazioni”).

    Un’adeguata ammortizzazione invece, riduce i fenomeni vibratori (vedi “Massima oscillazione”) e facilita la restituzione dell’energia elastica.

    Un’eccessiva ammortizzazione invece (parte sinistra dell’immagine) riduce sia li vibrazioni che le oscillazioni, e di conseguenza non permette di sfruttare appieno le proprie qualità neuromuscolari (stiffness) utilizzando una quota insufficiente di elasticità (vedi “scarsa intensità di stimoli”).

    Appare quindi evidente che per ogni soggetto esista un compromesso ottimale tra le caratteristiche delle catene muscolari (stiffiness) e il grado di ammortizzazione della scarpa. Se viene trovato questo compromesso, allora il runner riesce ad ottimizzare la propria elasticità muscolare mentre corre. Di conseguenza:

    • Soggetti con una stiffness scarsa, si troveranno sicuramente a loro agio con scarpe più ammortizzate; per loro sarebbe ottimale seguire una metodologia d’allenamento finalizzata anche all’incremento di forza e stiffness (vedi paragrafi sopra), per ottimizzare le proprie caratteristiche muscolari e di conseguenza la tecnica di corsa e il proprio rendimento.
    • Soggetti con un livello di stiffness sufficientemente elevata, riescono a correre in gara con scarpe meno ammortizzate, usufruendo al meglio dell’elasticità muscolare rispetto ai soggetti che trovano un compromesso con calzature più ammortizzate.

    Da questo ragionamento ne consegue che il primo scopo è quello di trovare un corretto equilibrio tra scarpe e stiffness del soggetto. Secondariamente è possibile cercare, con un adeguato potenziamento muscolare (vedi paragrafo precedente), di migliorare la propria stiffness (in particolar modo chi ne è carente) al fine di essere in grado di utilizzare scarpe con una minor ammortizzazione e di conseguenza restituire più elasticità durante la falcata.

    Ovviamente non è un “passo” semplice da fare dal punto di vista della metodologia dell’allenamento perché si tratta sempre di bilanciare stimoli di intensità elevata a tal punto di stimolare adeguatamente il sistema neuromuscolare, ma senza causare infortuni. Inoltre, l’allenamento per la stiffness deve essere sempre parallelo a quello per le qualità Aerobiche, per garantire, da parte dell’organismo un’adeguata produzione di energia al fine di soddisfare le richieste neuromuscolari per tutta la gara.

    Nei prossimi paragrafi, tratteremo l’altra componente fondamentale delle calzature (il dislivello tacco-punta), l’utilizzo delle solette (per il miglioramento del livello di ammortizzazione) e un breve approfondimento sulle calzature compressive.

    CONVIENE PROVARE L’UTILIZZO DI CALZATURE MINIMALISTE PER MIGLIORARE LA PERFORMANCE?

    Leggendo i precedenti articoli sull’argomento la risposta è SI,

    a patto che le qualità di stiffness del soggetto siano adeguate e/o migliorate grazie ad un allenamento generale/specifico, senza andare incontro ad infortuni!

    Ovviamente i modi, i tempi di gestione del passaggio da un tipo di calzature all’altra (che può essere parziale o totale) e la tipologia di ammortizzazione dipendono da soggetto a soggetto e determinano la difficoltà in questo tipo di approccio. Non esiste una regola universale (cioè che valga per tutti) sull’utilizzo delle calzature; malgrado in lingua italiana si trovi veramente poco sull’argomento, i siti internet americani di corsa dedicano gran parte del loro volume all’argomento. Riporto sotto la traduzione di alcune frasi riportate su uno dei maggiori ed autorevoli blog (http://www.drnicksrunningblog.com/) dedicati all’argomento:

    “Le scarpe possono fare per i piedi, tanto quanto un cappello può fare per un cervello”

    “Come si corre è probabilmente più importante delle scarpe che si indossano, ma ciò che si indossa può influenzare il modo con cui si corre”

    “L’aspetto principale su cui focalizzarsi non è tanto il paio di scarpe utilizzato, ma la corretta ed adeguata tecnica di corsa; solo successivamente si può cercare di ottimizzare al massimo le calzature utilizzate per l’allenamento e la gara”

    È da precisare che per i tecnici americani, il concetto di “corretta ed adeguata tecnica di corsa” non è tanto relativo al “modo” con il quale si corre “volontariamente”, ma alla capacità di ottimizzare “spontaneamente” i propri movimenti durante la corsa al fine di sfruttare al meglio le possibilità funzionali (massima velocità in relazione alla spesa energetica) e un basso rischio di infortuni. Ora vediamo come si sceglie la scarpa ideale.

    LA SCELTA DELLA SCARPA IDEALE

    Ovviamente non esiste una scarpa ideale per tutti (l’abbiamo visto anche prima) perchè l’ammortizzazione è il fattore che più di altri può differire da soggetto a soggetto.  Esistono però anche dei parametri ottimali, validi per tutti i soggetti sani (cioè senza dismorfismi); ci si riferisce a tutte quelle componenti della scarpa che permettono al runner di correre in maniera più naturale possibile. Nel 2014, l’American College of Sports Medicine pubblicò quelli che erano i parametri ottimali (drop, larghezza avampiede, supporti, ecc.) per una scarpa da running; queste rappresentarono informazioni molto importanti, perché emanate dall’organo Statunitense (e mondiale) al quale viene riconosciuta maggiore autorevolezza per quanto riguarda le linee guida per l’attività sportiva.

    Iscrivendovi al nostro Canale Telegram potrete scaricare gratuitamente la nostra guida per trovare e scegliere in pochi minuti la vostra scarpa da running ideale; non solo, avrete anche le indicazioni per confrontare i vari e-commerce online per individuare quello che la vende al prezzo inferiore.

    LE SOLETTE PER IL RUNNING

    Precisiamo immediatamente che per “solette” non si intendono ne plantari (perché sono prodotti altamente individualizzati), ne supporti antipronazione, ma elementi (che si diversificano per spessore/peso e per materiale) che si inseriscono nella scarpa per ridurre le vibrazioni. Ovviamente, ne esistono di diverse tipologie e gradi di efficienza (le migliori sono le NOENE®); queste sono in grado di limitare le vibrazioni garantendo un aumento di ammortizzazione, mantenendo comunque un peso ridotto nella scarpa. Sono utili esclusivamente per quei runner con stiffness carente, la cui tecnica di corsa  risente negativamente delle vibrazioni (incrementando anche il rischio di infortuni), in particolar modo per:

    1) La possibilità di variare la tipologia di ammortizzazione (assorbimento delle vibrazioni) mantenendo la stessa scarpa, con un modesto aumento di peso; infatti, una soletta performante comporta un aumento di peso estremamente ridotto e probabilmente inferiore di quello che si otterrebbe con un modello di scarpa più ammortizzata. È quindi possibile, con la stessa scarpa, ottenere (aggiungendo la soletta) una maggiore ammortizzazione (assorbimento delle vibrazioni).

    2) La possibilità di correre con calzature con “tacco” ridotto, con allo stesso tempo, un livello di ammortizzazione adeguata……visto che praticamente le scarpe con tacco ridotto sono tendenzialmente poco ammortizzate e vice-versa.

    Non trovano nessuna utilità per soggetti con stiffness adeguata, cioè che non risentono negativamente delle vibrazioni muscolari.

    Ma quali sono i modelli di solette migliori? Tra i tanti tipi disponibili, le Universal NO2 (di 2 mm) permettono di avere un assorbimento delle vibrazioni elevato, e possono essere inserite sopra la soletta. Le Invisibile S0S1 invece, hanno uno spessore molto ridotto (1 mm), sono molto leggere e sono più utili quando la necessità di ridurre le vibrazioni non è eccessiva; vanno inserite sotto la soletta, quindi possono essere utilizzate solamente in scarpe con la soletta estraibile.

    INDUMENTI COMPRESSIVI, RIDUZIONE DELLE VIBRAZIONI E PERFORMANCE

    Già nell’articolo dedicato alle calze compressive abbiamo confrontato i dati scientifici con le esperienze dei runner a riguardo questo tipo di accessorio.

    vibrazioni muscolari
    Immagina tratta dal libro MOVIMENTO di G. Betti, A. Castellani e R. Piga

    Le ultime ricerche sull’argomento (Ehrstrom et al 2018 e Broatch et al 2020) hanno evidenziato come questi indumenti siano in grado di ridurre le vibrazioni muscolari; le vibrazioni infatti, coinvolgono trasversalmente il muscolo, ed è logico immagine come ci sia uno smorzamento di queste se il muscolo è “avvolto” in un indumento che lo comprime. Nella figura a fianco è raffigurato un muscolo con rappresentati sia i fenomeni oscillatori (frecce verticali nere, responsabili della riposta elastica del muscolo) che vibratori (frecce rosse, alcune delle quali hanno direzione trasversali); come abbiamo detto più volte, le vibrazioni danno origine alle oscillazioni, ma se di intensità eccessiva sono in grado di inibirle. Per questo motivo, un’adeguata compressione trasversale del muscolo è in grado di smorzare parte dei fenomeni vibratori (frecce rosse), soprattutto nei casi in cui questi limitino le oscillazioni (frecce nere).

    I benefici nell’utilizzo di questi prodotti potrebbero risiedere nel fatto che i fenomeni vibratori rappresentano un aspetto negativo solamente quando si presentano in maniera eccessiva. Ciò avviene per qui runner che non hanno adeguate qualità neuromuscolari (presumibilmente una gran parte degli amatori); i Top Runner invece (che genericamente hanno livelli di forza e velocità all’altezza) utilizzano raramente questi prodotti.

    Aspetto diverso è per i saltatori professionisti (soprattutto triplisti e altisti); nelle loro discipline infatti, è assolutamente necessario imprimere, in pochi istanti, livelli elevatissimi di forza; biomeccanicamente questa situazione induce un considerevole incremento dei fenomeni vibratori, a tal punto da poter render efficace (anche per individui con doti neuromuscolari superiori alla norma) l’utilizzo di indumenti compressivi.

    Potete trovare un’ampia disamina di questi accessori nel nostro post dedicato alle calze compressive.

    CONCLUSIONI

    Abbiamo cercato di approfondire i concetti di vibrazioni/oscillazioni per riuscire a comprendere al meglio le caratteristiche delle scarpe e relativi accessori (solette ed indumenti compressivi).

    Allo stesso tempo abbiamo specificato come una tecnica di corsa corretta (cioè l’insieme delle qualità neuromuscolari specifiche) sia l’elemento principale (indipendentemente da scarpe/accessori) per ottimizzare il proprio rendimento di corsa (elasticità, costo energetico, ecc.) e minimizzare il rischio di infortuni. Ovviamente alcuni atleti hanno un’ottima tecnica di corsa come dote innata, mentre altri hanno necessità di lavorarci maggiormente con un adeguato allenamento. Possiamo quindi sintetizzare quanto segue:

    All’appoggio del piede al suolo, si innescano fenomeni vibratori che stimolano l’oscillazione muscolare, responsabile dell’elasticità muscolare. Quando i livelli di Forza Generale e Specifica sono insufficienti, la risposta vibratoria tende a diventare eccessiva e di conseguenza limita la risposta elastica del muscolo.

    – Il compromesso ideale tra le qualità neuromuscolari (Forza Specifica e Generale) e caratteristica delle calzature/accessori, permette di ottimizzare la Tecnica di corsa (risposta elastica ottimale) alle esigenze del soggetto. Accessori come solette e probabilmente anche indumenti compressivi, tendono a ridurre i meccanismi vibratori.

    Di conseguenza:

    1) Atleti carenti di Forza Generale e Specifica dovrebbero prima di tutto effettuare un lavoro per il miglioramento della Forza Generale, per poi passare ad un potenziamento Specifico, mantenendo continuamente i presupposti di quello Generale.

    2) Atleti che hanno esclusivamente carenze di Forza Specifica (detta anche Stiffness), dovrebbero dare una giusta precedenza (nella prima parte di stagione) a questo tipo di lavori, parallelamente al lavoro metabolico di Resistenza Aerobica. Il mantenimento durante la stagione lo si può effettuare (in media) con scadenza bisettimanale, a seconda delle gare che si preparano.

    3) Atleti di per sé dotati di adeguata Forza Generale e Specifica possono cercare di ottimizzare ulteriormente le proprie qualità neuromuscolari utilizzando (a rotazione) anche calzature minimaliste.

    4) La riduzione del dislivello tacco-punta (a pari ammortizzazione) è il primo passo verso un assetto di corsa che sfrutta maggiormente l’allungamento della catena posteriore dell’arto inferiore. Questa riduzione deve essere “supportata” da un livello di Forza neuromuscolare (Generale/Specifica) adeguata.

    5) Minori sono i livelli di Forza Generale/Specifica e maggiore sarà la necessità di ridurre i fenomeni vibratori (ammortizzazione scarpa e/o solette e/o indumenti compressivi); in ogni modo, in casi di carenze neuromuscolari, sarà fondamentale cercare di colmare questo tipo di lacune tramite un training adeguato (punti 1 e 2).

    Bibliografia

    • Betti G, Castellani A, Piga R. Movimento, Nuove tecnologie ed applicazioni pratiche. 2001. Calzetti e Mariucci Editori.
    • Heise GD, Martin PE. “Leg spring” characteristics and the aerobic demand of running. Med Sci Sports Exerc. 1998 May;30(5):750-4.
    • Sinnett AM, Berg K, Latin RW, Noble JM. The relationship between field tests of anaerobic power and 10-km run performance. J Strength Cond Res. 2001 Nov;15(4):405-12.

    Puoi trovare l’indice di tutti i nostri post ed articoli sulla corsa nella nostra pagina dedicata al Running. Connettiti inoltre al mio profilo Linkedin per essere informato sulle mie pubblicazioni e gli aggiornamenti delle pagine più lette del nostro sito.

     Autore dell’articolo: Luca Melli ([email protected]), istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 e preparatore atletico AC Sorbolo.

  3. Natural running e scarpe minimaliste (seconda parte)

    Leave a Comment

    Dopo aver analizzato (nella prima parte) gli esiti delle ricerche sull’argomento e le proposte delle case produttrici ASICS e INOV, andremo a trarre alcune conclusioni ed indicazioni per l’allenamento con questo tipo di calzature.

    Il concetto di base è che l’utilizzo di scarpe minimaliste comporta uno stimolo allenante aggiuntivo, che da un lato può incrementare le qualità neuromuscolari, mentre dall’altro può (se lo stimolo indotto è eccessivo per le qualità strutturali e muscolari dell’atleta) incrementare il rischio di infortuni.

    Da qui la necessità (per chi volesse provarle) di un approccio graduale e personalizzato! Ma esiste la garanzia che con l’introduzione in allenamento di queste scarpe ci sia un miglioramento della performance? Nel documento odierno alcune argomentazioni interessanti.

    scarpa

    Scarica il documento

    Puoi trovare l’indice di tutti i nostri post ed articoli sulla corsa nella nostra pagina dedicata al Running.

    Autore: Melli Luca, istruttore atletica leggera GS Toccalmatto ([email protected])

  4. Natural running e scarpe minimaliste (prima parte)

    Leave a Comment

    Il Natural Running e l’utilizzo di scarpe minimaliste sta diventando un argomento sempre più attuale; nato da una moda (quello del correre scalzi) e i cui elementi son successivamente stati approfonditi a livello scientifico al fine di comprendere se questo tipo di approccio alla corsa sia più o meno funzionale (dal punto di vista della performance e prevenzione infortuni) del comune approccio alle calzature sportive. Nel Documento odierno (la seconda pubblicata prossimamente) approfondiremo:

    • La visione concettuale del natural running
    • L’esito delle ricerche al fine di avere riscontri pratici
    • Proposte delle case produttrici in termini di calzature ed adattamenti

    natural

    Scarica il documento

    Puoi trovare l’indice di tutti i nostri post ed articoli sulla corsa nella nostra pagina dedicata al Running.

    Autore: Melli Luca, istruttore atletica leggera GS Toccalmatto ([email protected])

  5. Allenamento Running: dalla teoria alla pratica

    1 Comment

    Oggi riprendiamo l’argomento dell’allenamento per il podismo/running con un post molto interessante sull’aspetto pratico dell’allenamento amatoriale e non. La letteratura scientifica è piena di ricerche che tendono ad approfondire i legami tra qualità fisiologiche e performance al fine di trovare le metodologie d’allenamento più corrette ed efficaci. Ultimamente le ricerche si stanno spostando anche verso il mondo amatoriale, visto il crescente aumento di partecipanti e i benefici dell’attività fisica sulla salute. In un recente post abbiamo riportato le esperienze e consigli di un allenatore professionista (Alberto Salazar) che ha allenato un bicampione olimpico di Londra (Mohammed Farah); oggi cercheremo di dare “un’ordinata raccolta” di variabili reperibili a questo interessante link

    http://askcoachjenny.runnersworld.com/2012/06/97-ways-to-run-a-personal-record.html (traduzione: “97 vie per migliorare il record personale”), dov’è possibile leggere interventi di persone in contatto con questa allenatrice (Jenny Hadfield), che si occupa di podismo amatoriale, che hanno riportato come sono riuscite a raggiungere il proprio primato. All’elenco estremamente confuso e casuale ho voluto dare un ordine raggruppando le variabili che hanno permesso a questi podisti di migliorarsi dando anche un commento.

    Precisazioni

    Com’è possibile vedere dai singoli interventi nella pagina internet, la maggior parte dei podisti che hanno riportato le loro impressioni sono principianti, corrono da pochi anni o hanno poco tempo per allenarsi. Quanto riportato non ha validità scientifica, ma può fornire indicazioni interessanti per principianti e non. È inoltre da ricordare che concausa importante dei miglioramenti riportati sono dovuti al “fattore tempo”, cioè al fatto che nei primi anni di pratica è normale riscontrare progressi nella performance. Di seguito vengono riportati i gruppi di variabili in ordine di percentuali, con un nostro commento e riferimenti ad approfondimenti:

    SEGUIRE UN PROGRAMMA DI ALLENAMENTO BEN STRUTTURATO 26%

    È normale riscontrare un’alta percentuale di questa variabile in quanto la maggior parte dei podisti considerati erano principianti; ciò non significa che sia necessario “seguire” una tabella di allenamento, ma che è importante evitare errori nell’allenamento che rischiano di causare controprestazioni ed infortuni. Tra le considerazioni più interessanti sono da segnale alcune che riportano l’importanza di un corretto numero, posizionamento e chilometraggio dei lunghi per chi prepara la maratona. Tra i pochi che invece si allenavano più spesso (almeno 5 volte la settimana) è riportato come fosse risultato efficace ridurre la velocità nelle sedute di corsa lenta, aspetto che consente di recuperare al meglio le fatiche e di essere più freschi negli allenamenti più impegnativi e nelle gare.

    Approfondimenti: Corsa e metodologia d’allenamento (audio/video)

    LAVORI PER LE COMPONENTI NEUROMUSCOLARI 23%

    Come gia riportato altre volte, la maggior parte dei podisti amatori ha una scarsa efficienza di corsa dovuta a carenze di natura neuromuscolare, che i top-runner invece hanno come dote naturale e/o sono riusciti a “coltivare” nell’allenamento giovanile, quando queste sono maggiormente allenabili. È quindi lecito attendersi miglioramenti quando un amatore si dedica a questa qualità; tra i mezzi di allenamento maggiormente riportati sono da citare le salite e i lavori di velocità. Pochi riportano l’utilizzo di pesi, probabilmente perché per farli è necessario frequentare una palestra ed essere seguito da personale qualificato. È da precisare che l’utilizzo sconsiderato di questi mezzi predispone facilmente all’infortunio, quindi l’inserimento nel programma di allenamento deve essere fatto in maniera estremamente graduale e con frequenza mensile ottimale.

    Approfondimenti: salite, allunghi e moderne metodologie d’allenamento.

    MANGIARE IN MANIERA CORRETTA E PERDERE PESO 20%

    Un corretto stile di vita alimentare (e non solo) è ovviamente correlato al peso che incide fortemente sull’efficienza di corsa del podista. È comunque da evitare di ridurre drasticamente le calorie introdotte (o incrementare il chilometraggio in maniera sproporzionata) con lo scopo di perdere peso; è necessario prima di tutto imparare un corretto stile alimentare (anche perché il rischio di un regime errato è quello di recuperare male dopo gli allenamenti) e se necessario solo successivamente ridurre le calorie (senza trasformare la perdita di peso in un’ossessione, che contribuirebbe solamente a peggiorare la propria vita). Non sono da trascurare elementi importanti come la giusta idratazione in gara (sopratutto in competizioni lunghe) e il “carico di carboidrati” prima di maratone (che va comunque prima provato in allenamento per evitare problemi gastrointestinali).

    REGOLARITA’ NELL’ALLENAMENTO 12%

    Sembra un aspetto banale, ma la regolarità nell’allenamento è un elemento che spesso viene compromesso dagli impegni che si presentano nella quotidianità. Soprattutto per chi si allena poche volte a settimana (3), saltare un allenamento significa ridurre del 33% il carico fisiologico allenante; ciò è poco importante se ha ripercussioni sulla performance (in fondo gli amatori corrono per stare bene), ma il rischio maggiore è quello di aumentare drasticamente il rischio di infortuni in gara. Quindi, quando viene ridotto drasticamente il carico di allenamento è da considerare la possibilità di ridurre i carichi pesanti fino a quando non si è ripresa la regolarità o di rinunciare alle gare (o di correrle al 90% del proprio massimale).

    PRATICA DI SPORT ALTERNATIVI 9%

    Vengono citati attività come Yoga, sport di combattimento e in alcuni casi la bici. Ovviamente per chi si allena poche volte a settimana, l’aggiunta di uno sport alternativo può aiutare a mantenere alta la motivazione, stressando meno le strutture coinvolte nella corsa con un blando effetto allenante. Inoltre (cosa da non trascurare) permette di stare in compagnia, aspetto ritenuto importante per motivare allo sport.

    CORRERE IN COMPAGNIA 8%

    Variabile che probabilmente ha ricevuto meno “consensi” di quanto potrebbe avere per chi pratica sport con estrema regolarità. Gli allenamenti in gruppo permettono di limitare il carico mentale dell’allenamento e di conseguenza lo stress dello stesso. Ovviamente è da considerare anche che sono da preferire gruppi d’allenamento che abbiano lo stesso passo o che in quella determinata giornata devono correre a velocità pressappoco simile.

    CAMBIARE SCARPE 2%

    È l’evidenza che le calzature influiscono meno di quanto “si voglia far credere” sulla performance. Ovviamente è da evitare di correre con scarpe inadatte, ma specifiche esigenze sono solamente a carico di chi ha problematiche anatomiche (eccessiva pronazione/supinazione del piede, eccessivo varismo/valgismo del ginocchio, ecc.) che possono incrementare il rischio di infortuni.

    Approfondimenti: Gli infortuni del runner.

    Autore: Melli Luca, istruttore atletica leggera GS Toccalmatto ([email protected])

  6. Opportunità per i webmaster: vendi materale sportivo attraverso il tuo sito!

    Leave a Comment

    Possedete un blog sportivo? Amministrate un sito internet che tratta di calcio o altri sport, tornei, preparazione tecnica, tattica e atletica?

    Mistermanager.it vi segnala un’ottima possibilità di far fruttare il vostro sito web dedicato allo sport attraverso il programma di affiliazione dello store on-line raggiungibile a questo link

    Con un semplice click, gli utenti del vostro sito web avranno la possibilità di acquistare prodotti, kit, palloni, divise e materiale per tutti gli sport dei brand più importanti quali Adidas, Nike, Puma, Errea, Joma, Givova, Legea, Zeus, ecc.

    Cliccando qui sopra e successivamente sul link “Programma di affiliazione” otterrete tutte le delucidazioni necessarie.

    Create un account gratuito, ottenete il vostro link personalizzato e guadagnerete su tutte le vendite del sito generate dal link generato stesso!

    Attraverso il sito potrete consultare tutte le statistiche delle vendite generate e dei guadagni ottenuti;

    avrete inoltre la possibilità di proporre il progetto a dei vostri affiliati con la possibilità di guadagnare anche sulle loro vendite (sul modello del marketing multilivello)

    Se possedete un blog, un sito internet dedicato al calcio o ad altri sport, perchè non renderlo remunerativo con l’inserimento di un semplice link?

    Cliccate qui per aver tutte le informazioni.

Mistermanager.it © 2021 - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Realizzazione siti internet www.christophermiani.it

In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei