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  1. La crisi della Roma di Garcia

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    * a cura di Paolo Riva

    Dopo la sconfitta casalinga contro l’Atalanta ci soffermiamo ad analizzare i motivi della crisi della Roma per comprenderne ed ipotizzarne possibili soluzioni.

    Non è stata una settimana semplice per la Roma: dopo la sonora scoppolla rimediata in Champions League contro il Barcellona di Luis Enrique, la formzione di Garcia subisce una sonora sconfitta contro l’organizzatissima Atalanta: i nerazzurri, che non meno di due giornate fa avevano fermato il Milan di Mihajlovic a San Siro, sono una formazione molto fisica e ben messa in campo, aspetto che la rende, per le “grandi”, uno di quegli undici molto insidioso specie se non si è al top della forma.

    Al di là del concetto di condizione, indubbiamente tra gli aspetti che stanno penalizzando i giallorossi in questo momento, sono sicuramente alcune scelte tattiche (obbligate e non) a lasciare perplessi di questa gestione Garcia 2015-2016.

    Quali sono gli aspetti negativi che sono emersi, specie nella gara di campionato, di questa Roma?

    • La pochezza del reparto difensivo: già durante la scorsa stagione i giallorossi avevano palesato forti difficoltà nella fase difensiva, specie nella capacità di mantenere la linea di difesa ordinata. Le stesse amnesie, nonostante il cambiamento di alcuni interpreti, si stanno manifestando ancora oggi. Le difficoltà difensive si basano su due aspetti differenti: da un lato la qualità del singolo giocatore non è probabilmente all’altezza, almeno per ora, del campionato italiano (vedasi ad esempio Rudiger, probabilmente ancora acerbo per questa Roma); Rudiger, infatti, si trova costantamente a giocare disallineato rispetto ai suoi compagni di reparto, creando così lo spazio agli avanti avversari di infilarsi negli spazi che si vengono a creare lanciando gli attaccanti verso la propria porta. Dall’altro giocatori come Digne e Florenzi, dotati di un’importantissima spinta offensiva, risultano poco propensi all’aiuto creando le possibilità, per gli avanti avversari, di andare in superiorità numerica o almeno ad affrontare l’uno contro uno verso i difensori centrali.
    • La carenza di un reparto offensivo completo: la Roma ha dominato in Italia, un po’meno in Europa, grazie alla presenza di due giocatori che impersonificano alla perfezione i dettami del gioco di Garcia, ovvero Salah e Gervinho. Se dovessimo definire, in maniera anglofona, il gioco dei giallorossi potremmo definirlo come un “long-pass-and-run”: palla lunga alla ricerca degli spazi per i cursori esterni che sfruttano le loro qualità di corsa per generare occasioni in contropiede; questo tipo di approccio permette alla squadra di difendere con maggiori interpreti, aiutando di fatto il reparto difensivo, cercando di concretizzare le occasioni possibili. Con la perdita temporanea dei due attaccanti, i loro sostituti Iago Falque e Iturbe (che non impersonificano a pieno lo spirito di gioco “long-pass-and-run”) si ritrovano in difficoltà a cercare costantemente gli spazi in profondità, andando ad occupare le zone che vengono controllate da Edin Dzeko, abile nel posizionarsi spalle alla porta per il recupero del pallone, risultando però poco utile non avendo incursori che vanno a cercare la conclusione.

    Non possono però essere solo aspetti negativi quelli che stanno accompagnando la Roma, comunque, nelle zone alte della classifica:

    • La forza del centrocampo: i giallorossi hanno un terzetto di centrocampo tra i più forti della serie A; l’ordine e la completezza del reparto di mediana composto da Nainggolan, Pjanic e De Rossi devono essere la pietra su cui Garcia deve ricostruire questa Roma, magari inserendo un centrocampista in più (Florenzi?) sacrificando magari una punta ed aiutando maggiormente Dzeko alla ricerca della porta.
    • La qualità di Manolas, fortemente cresciuto durante questa stagione, deve essere la base di un reparto difensivo in difficoltà. Probabilmente aiutare maggiormente il reparto con l’inserimento di terzini leggermente meno offensivi anche in modo asimettrico (solo Digne con un difensore più in copertura dal lato opposto) possono permettere di alzare Digne in fase offensiva rischiando la difesa a 3 solo in fase di transizione negativa fornendo una maggiore copertura a centrocampo (con 5 potenziali uomini sulla palla persa).

    A cura di Paolo Riva, Match Analyst per la serie D, collaboratore per diverse testate sportive online quali matchanalysis.it, footballscouting.it e mistermanager.it. E’ inoltre Co-Founder di Sports Open Data, organizzazione no-profit per la raccolta e l’elaborazione di statistiche sportive.

  2. Garcia, multa scampata per il cellulare. Se nel calcio irrompe la tecnologia…

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    Il caso Rudi Garcia, “sorpreso” in panchina durante una comunicazione al cellulare con il suo vice non appena arrivato in Italia, aveva riaperto il dibattito sull’invadenza della tecnologia nel calcio e nello sport. L’allenatore della Roma non fu stato multato dal giudice sportivo, perché il contatto “vietato” non era stato trascritto nel referto arbitrale.

    «Non sapevo che da voi in Italia non si potesse parlare al cellulare in panchina», si è giustificato dopo Livorno-Roma l’ex tecnico capitolino Rudi Garcia, che nel primo tempo aveva telefonato al suo collaboratore tattico Frederic Bompard. Scena che non è sicuramente passata inosservata ai media che, alla fine della partita, hanno avvisato Garcia sul probabile arrivo di una multa. «Ho usato il telefonino – ha detto sorpreso l’allenatore della Roma – perché la radio non funzionava. Dovevo sentire il mio vice che segue la partita dall’alto. È vietato? In Francia l’ho sempre fatto». Non è così però: nel calcio la Fifa, nel suo regolamento sovranazionale, si
    oppone allo strapotere del cellulare e delle radiocomunicazioni. Garcia insomma non avrebbe potuto parlare al telefonino con il suo assistente nemmeno in Francia. Intanto il giudice sportivo ha emesso i provvedimenti sulla prima giornata di campionato, ma non si è espresso sulla comunicazione vietata in quanto non era stata segnalata dal referto arbitrale né, al momento, dagli ispettori della procura federale.

    GarciaLE REGOLE – Nelle Interpretazioni delle “Regole del giuoco e linee guida per arbitri”, l’articolo 4 non lascia spazio a interpretazioni stabilendo che “l’uso di sistemi di radio comunicazione tra calciatori e/o lo staff tecnico non è consentito”. Ma si ricordano tanti casi di comunicazione tra campo e tribuna, soprattutto tra allenatori squalificati e i loro vice in panchina. Comportamento sulla carta contro il regolamento, ma ormai diventato “consuetudine”.

    CONTE, L’ALLENATORE IN TRIBUNA – Il mister juventino due volte campione d’Italia, Antonio Conte, durante i dieci mesi di squalifica che la Corte di Giustizia Federale gli ha comminato nella sentenza di appello, sussurrava al cellulare da un palco in tribuna con i vetri oscurati. A bordo campo campo Massimo Carrera, suo vice, si sgolava per riportare alla squadra gli ordini che arrivano dall’allenatore, quindi “dall’alto”. Un esperimento, alla luce delle vittorie in campionato, che ha funzionato e che ha dimostrato che (forse) avere o meno l’allenatore in panchina fa lo stesso.

    CALCIATORI COME ROBOT – Nel 2005 in una partita del trofeo Bernabeu, il Real Madrid dotò di auricolare ricetrasmittente il capitano Raul Gonzalez, coronando il sogno segreto di ogni allenatore: entrare nella testa dei calciatori e impartire ordini di squadra senza urlare e gesticolare da bordo campo. L’allora tecnico Vanderlei Luxemburgo e la dirigenza madridista all’epoca non diedero seguito all’esperimento, lasciando ancora spazio (e che spazio) alla fantasia dei blancos.

    COMUNICAZIONI IN CHIARO PER LA F1 – In Formula 1 da molti anni sono consentite, in modo accessibile ai media e alla Fia, le comunicazioni via radio tra pilota e box, sia nelle prove ufficiali sia in gara. Lo scambio di informazioni tecniche fa parte ormai integrante della corsa, non a caso spesso si attribuisce al box il merito di una vittoria o la responsabilità di una sconfitta, quasi a porre in secondo piano il ruolo del pilota.

    AURICOLARI PER TUTTI I CICLISTI – Le comunicazioni radio sono libere anche nel ciclismo. Dal 1998 sono state consentite in tutte le corse. I primi esperimenti vennero fatti nel 1992 dalla Carrera, al Giro d’Italia. Nel 1995 la prova fu estesa al Tour de France, dove Jalabert e compagni ricevevano le indicazioni di gara direttamente via radio dall’ammiraglia lontana. Nel 1996 l’esordio della radio ai mondiali, fu l’italiano Chiappucci a utilizzare per primo il contatto radio permanente con il suo direttore sportivo durante la corsa. Dal 1998 gli auricolari sono tutt’uno con i corridori in gara, e ciò ha cambiato anche le abitudini delle ammiraglie e dei direttori sportivi, che possono gestire meglio le corse delle rispettive squadre.

    PRIMA DI SCIARE – Nello sci le comunicazioni radio fra lo sciatore e i propri tecnici sono autorizzate fino al momento della partenza. L’atleta fino a un momenti prima di lanciarsi in pista può ricevere indicazioni dal suo direttore sportivo.

    IL FOOTBALL – Ma la disciplina pilota nel campo delle telecomunicazioni tra protagonisti è il football americano: lì, da tempo (in parallelo all’introduzione dell’istant replay, una moviola istantanea per gli arbitri) l’head coach, il capo allenatore, si parla costantemente via cuffie con i suoi collaboratori e addirittura con il proprietario che assiste ai match in tribuna. Il sogno segreto di Berlusconi e del suo Milan?

    Luca Salici

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