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  1. Amarcord e riflessioni

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    Il calcio è cambiato…

    Tempo fa ti venivano a prendere per la strada o ti chiedevano di andare a giocare perché vedevano in te delle doti. Una borsa, una tuta, il far parte di un gruppo di bambini o ragazzi con dei colori in comune. Era tutto.

    Ora vi sono molti ragazzini che vengono portati al campo anche contro la loro volontà, con scarpe colorate e fascia tergi capelli sulla zazzera.

    Doti? Se ne vedono pochine!

    Non è costruttivo!

    Molti, ma non tutti padri vorrebbero che i loro figli diventassero quello che loro non sono mai riusciti ad essere: dei campioni, o “quantomeno” dei giocatori di Serie A.

    Tempo fa i nostri genitori vedevano il nostro sorriso su un campo di calcio ed erano soddisfatti; ultimamente sono insoddisfatti anche se i loro figli sono felici in un campo a ciuffi con un pallone approssimativo, solo perché non giocano come e soprattutto quanto vorrebbero.

    E sempre più i bambini cercano l’approvazione del genitore appollaiato dietro la rete anziché seguire le direttive del proprio istruttore/educatore. Questo non va bene. Padri e madri danno istruzioni, distraendo il bambino e togliendo a chi guida il gruppo l’autorevolezza che il ruolo gli attribuisce.

    Una volta i bimbi vedevano il calcio alla tivù solo alla domenica; e “dal vivo” al campo di paese se non avevano la fortuna di essere accompagnati in qualche cornice di serie superiore;

    Si, vi era la Coppa dei campioni al mercoledì, appuntamento attesissimo di metà settimana sulla Rai.

    Ora c’è il calcio sul piccolo schermo tutte le ore di ogni santo giorno: non c’è più quel desiderio attanagliante…

    Si, la tivù.

    Che fa esultare i bimbi come Pato, Balotelli, Luca Toni e compagnia cantante… E che fa preparare le partite con la difesa “a zona” ad “allenatori” che non insegnano dapprima ai loro ragazzi a marcare“a uomo”.

    Non tanto tempo fa c’era l’oratorio o i giardinetti con due maglioni o due zainifar da porte su terreni di gioco inventati da far sbucciare le ginocchia. Chi aveva il pallone decideva chi far giocare e il più scarso stava in porta.

    La disputa dei giorni nostri è tra Fifa o PES…

    Mia madre mi portava al campo e non pagava nessuna quota annuale. Era sufficiente che suo figlio giocasse e si divertisse, senza farsi male. La mia squadra, il mio Allenatore erano contenti.

    Ora, da quando si paga la quota per far giocare i propri figli, (quasi) tutti siamo diventati un po’ esigenti. “Come? Io pago come Tizio, perché mio figlio gioca di meno rispetto a Tizio? E quasi quasi, se Tizio si facesse male… Allucinante!!!

    Ricordo che non vedevo l’ora di essere”cartellinato” e osservare la mia fototessera sul cartellino, che se ben ricordo era rosa; e di premio preparazione non se ne sentiva mai parlare. Attualmente il premio preparazione può assurdamente pregiudicare la bravura di un ragazzino con prospettiva.

    Fino a 10 anni fa giocavi o allenavi in una società da te ambita ma anche no, perché eri bravo o il più bravo. La meritocrazia era ancora in essere; l’anno scorso per allenare in eccellenza mi hanno chiesto se avessi avuto uno sponsor e di quello che ho fatto in 12 anni di “carrierina” da Mister a nessuno frega….

    Si trovano certe capre in panchina…

    Al mio esordio n serie D sono stato cacciato perché non facevo giocare tre giocatori i cui padri avevano rimpinguato le casse della società (ovviamente scarsi). A pensarci bene dovevo farli giocare e sarei ancora a praticare quelle categorie…

    Quando andai a colloquio con le società professionistiche in cui ho allenato a livello di settore giovanile, mi dissero: “Noi abbiamo un unico scopo: quello di far crescere i ragazzi e tirarne fuori almeno un paio per gli alti livelli; la classifica non conta”.

    Palle, tutte palle clamorose. Sotto pressione più di una prima squadra di Serie D che si deve salvare ai Play Out con un risultato su tre. La classifica, prima di tutto.

    E inoltre di esoneri a livello di Settore giovanile non se ne doveva sentire nemmeno parlare e non ce n’erano. Attualmente certi pseudo direttori nominati da presidenti a dir poco non esperti riescono a esonerare anche gli allenatori degli allievi per”motivi tecnici”. (Oltre a fare “magie” col budget messo a disposizione).

    E quando mi convocavano in prima squadra ed ero ancora capitano degli Allievi, a 16 anni? Non dormivo la notte per l’eccitazione. Se adesso andiamo a convocare un ragazzo della juniores, gli facciamo soltanto un dispiacere…

    Tanti anni fa i procuratori non esistevano; lo scambio di giocatori lo facevano i presidenti seduti a un tavolo di qualche trattoria e giocatori di promozione trovavano squadra col passaparola. Attualmente i procuratori fanno il calcio e costano alle società (anche dilettantistiche, sigh!), parecchi denari di provvigione…

    Un tempo, tanto vicino ma troppo lontano il calcio era più divertimento di adesso.

    E soprattutto chi meritava, meritava. E viaggiava.

    Occorre più meritocrazia e meno nepotismo.

    Claudio Damiani

  2. La figura dell’Agente di calciatori.

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    L’Agente di calciatori.

    • Che cosa fa.
      Tiene i contatti con i Club e i dirigenti sportivi, cura il profilo giuridico e fiscale di ogni contratto sottoscritto dal calciatore, si aggiorna sulle novità del regolamento, tiene i rapporti con la stampa, ascolta e consiglia. L’Agente può anche organizzarsi in forma imprenditoriale.
    • Requisiti.
      Essere un intenditore di calcio, conoscere il mercato, conoscere le problematiche delle società sportive e trovare soluzioni alle loro esigenze. Inoltre, seguire l’attività dei propri calciatori e scoprire nuovi talenti. Indispensabile l’iscrizione all’Albo Agenti.
    • Quanto guadagna.
      La commissione è convenuta tra le parti (minimo 3% lordo sul contratto tra calciatore e società, o una somma forfetaria per l’attività svolta a favore di questa).
    • Come si diventa.
      Corsi di formazione e aggiornamento, seminari presso l’Assoagenti. Bisogna sostenere un esame, bandito dalla Federazione italiana gioco calcio due volte l’anno (marzo e settembre): domanda di partecipazione e testi su www.figc.it. Per iscriversi all’Albo professionale, entro sei mesi dal conseguimento dell’idoneità, stipulare una polizza di responsabilità professionale commisurata al volume d’affari dell’agente e pagare le quote di iscrizione alla Figc, Commissione Agenti di Calciatori.

    Il consiglio di…
    Enzo Proietti, agente di calciatori (Assoagenti, www.assoagenticalcio.com)
    «Non basta sostenere l’esame e iscriversi all’Albo, per avere successo. Il momento più difficile per il neo-Agente è l’inserimento nel mercato. Meglio avvicinarsi a questo mondo solo se minimamente inseriti: indispensabile un’agenda con i contatti giusti».

    di Silvia Messa ( [email protected] ). Millionaire marzo 2005.

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