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  1. L’allenamento della maratonina per principianti

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    Correre la maratonina è un tuo desiderio, ma non hai la minima idea di come prepararla? Ti stai chiedendo qual è il chilometraggio minimo in preparazione per poter portarla a termine senza obiettivi cronometrici particolari, ma allo stesso tempo senza “arrancare” negli ultimi km? Allora sei nel post giusto; in questo articolo, ti verrà spiegato in maniera molto semplice come costruirti la tua tabella di allenamento, senza la necessità di avere particolari conoscenze o mezzi necessari per il monitoraggio dei dati. Prima di cimentarsi nel programmare una maratonina è necessario con un po’ di realismo per comprendere qual è il tempo massimo (per lo meno teorico) oltre il quale è necessario rinunciare a prepararla.

    PERCHE’ E’ IMPORTANTE STABILIRE UN TEMPO MASSIMO

    La maratonina e la relativa preparazione implicano per un principiante (cioè colui che non ha mai corso una maratonina o non ne corre una da tanto tempo) un incremento del chilometraggio, al fine di creare gli adattamenti necessari per poter correre i 21.097 Km in maniera regolare e minimizzando rischio di infortuni. Ed è proprio il rischio di infortuni a determinare un tempo massimo finale (ipotetico ovviamente), oltre al quale è meglio desistere nel preparare una mezza. Infatti, correre una maratonina oltre un certo tempo (vedremo poi quale), significa correrla troppo lentamente, con i rischi relativi al fatto di effettuare allenamenti di una certa durata, che per forza di cose saranno più lenti (in media), rispetto a quelli solitamente effettuati per preparare distanze inferiori.

    L’articolazione che a breve e lungo termine può risentire negativamente di questo tipo di stimoli è quella del ginocchio; le problematiche non sono solamente riferite a possibili infiammazioni, ma sopratutto all’incremento della sintomatologia dolorosa legata all’usura dei menischi e delle cartilagini. Infatti Nielsen e coll 2013, videro che infortuni tipici di un eccessivo volume (ovviamente di corsa lenta) sono proprio a carico del ginocchio; questo non significa che non si debba utilizzare la corsa lenta come stimolo allenante (che è un mezzo fondamentale), ma che il correre a ritmi troppo bassi per troppo tempo (come può essere il preparare una maratonina con il tempo teorico troppo elevato) può essere particolarmente deleterio. Non a caso, Petersen e coll 2015 evidenziarono come il carico cumulativo sul ginocchio a 8 Km/h è l’80% superiore rispetto a circa 16 Km/h; questo avviene perché correndo lentamente, sono necessari più passi per effettuare la stessa distanza.

    Per questo motivo, a mio parere è sconsigliabile preparare e prendere parte ad una maratonina se il tempo teorico supera le 2 ore (velocità 5’41”/Km). Ma come fare ad estrapolare il tempo teorico? È molto semplice, è sufficiente utilizzare la Calcolatrice di Riegel o il Foglio di calcolo di Ranucci-Miserocchi, estrapolando come tempo di riferimento una recente performance sui 10-12 Km; da questi calcoli è facile comprendere come se non si riescono a correre 10 Km in 51-54’, allora a mio parere è consigliabile desistere temporaneamente a preparare la mezza. Ovviamente in tal caso non c’è da demoralizzarsi, ma allenarsi per le gare più brevi fino a quando non si riesce ad ottenere il tempo di riferimento sui 10 Km (51-54’). Ricordo che basta effettuare anche poche gare sui 10 Km (con un allenamento adeguato e sorretti dall’idoneità a farli) per ottenere degli ottimi ed evidenti miglioramenti su tale distanza.

    COME ORGANIZZARE IL PROPRIO ALLENAMENTO

    L’essere in grado di correre 10 Km in almeno 51-54’ è una condizione necessaria, ma non sufficiente per finire la maratonina sotto le 2 ore. Ovviamente serve anche una preparazione specifica e una capacità di organizzare il proprio allenamento che andremo ora ad approfondire; a mio parere i punti focali di una preparazione sono 3:

    PUNTO 1: TROVARE IL TEMPO A DISPOSIZIONE PER ALLENARSI

    Per molti immagino sia il passo più difficile. Gli impegni familiari, il lavoro ed altri hobby portano via tempo, ma se si vuole preparare una mezza, il primo imperativo è trovare tempo per allenarsi almeno 3 volte a settimana! Altrimenti conviene desistere e rinviare il tutto ad un altro momento. Una volta effettuato questo passo, si è già a buon punto.

    PUNTO 2: I 3 ALLENAMENTI FONDAMENTALI

    • Per un principiante, l’allenamento fondamentale è il LUNGO. È importante distribuire questo allenamento nel periodo di preparazione in maniera tale da farne 2 ogni 2/3 settimane; il più “lungo” deve essere fatto 14 giorni prima della gara, e dovrebbe essere di almeno 18-20 Km. Non spaventatevi, perché l’essere umano è estremamente adattabile agli sforzi di resistenza (meno a quelli di velocità), quindi distribuendoli con distanze progressivamente superiori, è possibile arrivare a correre questa distanza con estrema gradualità. Ma facciamo un esempio; una possibile progressione di “lunghi” da inserire con la frequenza indicata sopra potrebbe essere: 12-13-14-15-17-18-20 Km in circa 9-11 settimane. Consiglio di effettuarli di corsa lenta (confortevole, alla quale è possibile anche chiaccherare), magari accelerando negli ultimi km fino a correre ad intensità media, ma solo se ci si sente particolarmente bene. Nei weekend in cui non si fanno i lunghi, sarà possibile (anzi, consigliabile) fare delle gare di 10-12 Km, senza correrle tutte al massimo delle proprie possibilità.
    • L’ALLENAMENTO DI VELOCITA’ (seconda tipologia di allenamento settimanale) invece ha lo scopo di preservare le doti neuromuscolari, che tenderebbero a deteriorarsi correndo i lunghi; l’allenamento ideale è il fartlek, che consiste nell’alternare 30” veloci (leggermente più intensi del ritmo che si terrebbe in una gara di 10 Km) a 1’ di corsa blanda di recupero. Il totale di minuti di fartlek varia dai 9’ (le prime volte) fino ai 21’-24’ della penultima settimana di allenamento; la durata totale di questo allenamento (Fatlek + corsa lenta), va dai 40’ (prime settimane) ai 60’ (ultime settimane).
    • La TERZA TIPOLOGIA DI ALLENAMENTO è quella in cui il runner deve saper adattare lo stimolo in base alle condizioni di fatica; se si è stanchi, è sufficiente fare l’intero allenamento di corsa lenta (anche molto lenta), se invece ci si sente bene, è possibile fare una leggera progressione, fino al ritmo medio (nella terza parte dell’allenamento), cioè la velocità più alta alla quale non si va in affanno respiratorio. In ogni modo, è sempre bene iniziare l’allenamento di corsa lenta e poi orientare il tutto in base alle proprie sensazioni. Ricordo che questo è un allenamento molto importante, perché permette di bilanciare il carico di allenamento degli altri 2 (una sorta di “allenamento cuscinetto”); in altre parole, se si ha bisogno di “smaltire” dei carichi di lavoro, si correrà tranquillamente, mentre se i precedenti stimoli allenanti non hanno portato affaticamenti, è possibile fare una seduta in leggera progressione. Per la durata di questo allenamento, valgono le stesse considerazioni di quello precedente.

    PUNTO 3: SCARICO

    Arriviamo all’ultimo punto, solitamente il più trascurato da molti runner. È importante comprendere come l’ultima settimana debba essere dedicata a lasciare che la fatica delle precedenti lasci spazio agli adattamenti che permettono all’organismo di migliorarsi. Quindi, la Domenica prima della gara si correranno 13-14 Km, l’allenamento “cuscinetto” sarà di soli 30-40’ di corsa lenta, come l’allenamento di velocità (nel quale sarà possibile fare non più di 12-15’ di fartlek).

    INTEGRAZIONE IN GARA

    Per sforzi superiori all’ora come la mezza, è possibile trarre un vantaggio prestativo da un utilizzo adeguato di integratori a base di carboidrati in gara; nel precedente post dedicato alla preparazione per la maratonina potrete trovare il paragrafo dedicato all’integrazione idrica e di carboidrati in gara.

    CONCLUSIONI

    Il benessere che accompagna la corsa e la pratica sportiva in generale, è ancor maggiore quando è condiviso, e magari associato ad un obiettivo a medio/lungo termine come la partecipazione ad una maratonina; ciò implica l’avere un’idoneità medica e una preparazione adeguata. È quindi necessario avere un approccio “sano”, cioè basato sulle reali possibilità di correrla entro un tempo limite. Spero che le indicazioni fornite siano sufficientemente chiare a tutti; ho cercato di semplificare al massimo le tipologie di allenamenti, affinchè possano essere comprensibili anche a chi non ha esperienza in ripetute, ritmi gara, progressivi, ecc. Ovviamente per qualsiasi dubbio o necessità di chiarimenti, non esitate a chiedere. Puoi trovare l’indice di tutti i nostri post ed articoli sulla corsa nella nostra pagina dedicata al Running.

    Autore dell’articolo: Melli Luca ([email protected]), istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960, preparatore atletico AC Sorbolo e Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto.

  2. Allenamento Running: siete atleti veloci o resistenti?

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    “E se i pregi fossero il prolungamento dei difetti?”

    Come ottimizzare l’allenamento in base alle proprie caratteristiche

    Chi corre da qualche anno si sarà fatto un’idea abbastanza chiara sul tipo di gara/distanza preferita; c’è infatti chi adora le gare di 10 Km (o qualcosa meno) o chi invece trova grande benessere nel correre maratonine e maratone.

    Ma da cosa è determinata questo tipo di preferenza?

    La maggior parte delle volte è determinata da motivi “fisiologici”; cioè ogni organismo è diverso da un altro ed è quindi portato per un tipo di distanza piuttosto che un’altra…..non solo, questa “efficacia” è percepita positivamente dall’atleta (inteso come unità mente-corpo) a tal punto da creare una “preferenza” anche psicologia del tipo di distanza.

    Ma in base al tipo di caratteristica del soggetto, è giusto “preferire” alcuni allenamenti rispetto ad altri per “esaltare” le proprie qualità?

    Ovviamente la risposta è affermativa, e sono le conclusioni a cui spesso si arriva dopo tanti anni di allenamento. In questo post cercheremo di comprendere come la conoscenza dei punti forti e dei punti deboli di ogni runner, possa dare indicazioni precise sulla personalizzazione dell’allenamento, e di conseguenza acquisire conoscenza per migliorare le proprie performance e prevenire gli infortuni. Come sempre per dare una connotazione scientifica al nostro approccio, partiremo dalle conoscenze scientifiche sull’argomento.

    FIBRE LENTE E FIBRE VELOCI

    fibre-muscolariAndando a vedere la composizione delle fibre (colorando le cellule come nella figura a fianco) che compongono il muscolo, appare evidente che all’interno di ogni muscolo esistono fibre muscolari con caratteristiche diverse. Non solo, la proporzione con le quali sono distribuite può variare da muscolo a muscolo e da soggetto a soggetto. Tutto questo contribuisce a creare quella “diversità” tra soggetto e soggetto in termini prestativi e di risposta all’allenamento. Ovviamente tutto questo ha molto stimolato (fino a qualche anno fà) la ricerca scientifica, al fine di aiutare a comprendere:

    • Quali sono le caratteristiche di fibre muscolari diverse.
    • Se questo tipo di conoscenza può contribuire ad orientare un atleta verso una determinata disciplina/distanza e a determinare gli stimoli allenanti principali
    • Se, come e quanto queste caratteristiche possono essere modificate con l’allenamento

    Lo studio delle caratteristiche delle fibre muscolari è sicuramente quello che ha avuto maggiori approfondimenti; senza inoltrarsi eccessivamente nella biochimica dell’esercizio, è stato riscontrato che le cellule muscolari (cioè le fibre) potevano essere raccolte in 2 gruppi principali, presentate nell’immagine sotto.fibre-lente-veloci

    Queste andavano a comporre il muscolo in una proporzione tale da ipotizzare di rendere un atleta più portato per le distanze brevi, intermedie o lunghe. I successivi approfondimenti hanno permesso di scoprire altre tipologia di fibre, soprattutto di caratteristiche intermedie tra le 2 presentate sopra. La difficoltà etiche dovute all’impossibilità di indagare sperimentalmente la tipologia di fibra per tutti (dovute al fatto che servirebbero esami invasivi come le biopsie, non consentite ai fini sportivi dalla legge Italiana) e la complessità della performance sportiva (non asservibile esclusivamente alla tipologia di fibra) ha un po’ messo da parte questi tipi di studi, che ha comunque dato un importante contributo alla conoscenza della fisiologia sportiva. Ma è il terzo punto (tra quelli elencati sopra), che ha mio parere ha dato le risposte più interessanti a livello sperimentale e anche sportivo, cioè quello relativo al quesito: quanto possono essere cambiate le caratteristiche muscolari di un soggetto con l’allenamento”?

    La risposta è che è più facile far acquisire caratteristiche resistenti, piuttosto che caratteristiche veloci.

    Ciò è dimostrato dai tanti mezzofondisti (tra gli ultimi Kenenisa Bekele che ha sfiorato il record del mondo alla maratona a Berlino del 2016) di livello mondiale che ad un certo punto della propria carriera passano in maniera estremamente proficua alla maratona. Ciò rafforza il vecchio detto “velocisti si nasce, maratoneti si diventa”.

    A QUALE TIPOLOGIA DI RUNNER APPARTENGO?

    primaAlla luce di quanto scritto sopra, cominciamo ora a dividere (in maniera ovviamente semplificativa) i runners amatori in 3 grandi famiglie:

    1) Atleti resistenti: podisti che solitamente prediligono le distanze lunghe (dai 15-20 Km in su) e gli allenamenti lunghi o con salite.

    2) Atleti veloci: podisti che gradiscono gare corte su strada (8-12 Km) prevalentemente in pianura, e che hanno un ottimo rendimento in discesa.

    3) Atleti con caratteristiche intermedie: atleti con ovvie qualità mediane, rispetto a quelle indicate sopra.

    QUALE TIPO DI STIMOLO ALLENANTE SI DEVE PREFERIRE IN BASE ALLE PROPRIE CARATTERISTICHE?

    È ovvio che il tipo di conoscenza delle proprie caratteristiche non deve andare a stravolgere quella che è la metodologia e la periodizzazione dell’allenamento universalmente riconosciuta, ma deve andare a personalizzarla per ottimizzare il rendimento dell’atleta. Per comprendere come individualizzare gli stimoli allenanti è prima necessario chiarire la differenza tra forza e velocità nell’ambito della corsa. Infatti da punto di vista neuromuscolare, riconosciamo prevalentemente queste 2 qualità:

    • FORZA: nell’ambito del podismo, non è importante avere un livello di Forza assoluta particolarmente elevato, ma che il sistema neuromuscolare sia in grado di mantenerla per un determinato livello nel tempo, senza che la fatica ne comprometta il livello. Non a caso (a seconda degli autori), è detta anche Resistenza Muscolare Locale. Viene allenata prevalentemente da tutti quei mezzi in cui viene richiesto un tempio di appoggio del piede prolungato, come le salite affrontate ad intensità non massimale, ma medio-elevata.
    • VELOCITA’: al runner non è richiesta un Velocità assoluta paragonabile a quella di un velocista, ma la capacità di avere un Ritmo Gara elevato, determinato (a livello neuromuscolare) dalla capacità di esprimere sufficienti livelli di Forza in brevi periodi di tempo nella giusta direzione. Stiffness (che determina il ritorno elastico) e spinta orizzontale (che determina lo spostamento) sono 2 elementi essenziali che determinano questa qualità, che per un runner viene stimolata da quei mezzi in cui viene richiesto (in pianura) un’intensità superiore a quella che si tiene in una gara di 5000m.

    Nel nostro post dedicato alla Forza e alla Velocità del runner, potete trovare un’approfondimento dettagliato dell’argomento.

    immagine-forza-velocita

    Come si ottimizza la tipologia di allenamento in base a questa suddivisione? Senza addentrarci in discorsi che riguardano la biochimica e la fisiologia, possiamo affermare che il tipo di potenziamento preferito in base alle proprie caratteristiche sia il seguente (vedi anche immagine sopra):

    • I podisti resistenti traggono maggiore beneficio (cioè rispondono bene a questo stimolo allenante) da contrazioni muscolari con tempo relativamente prolungato, cioè negli allenamenti Lunghi, Medi e soprattutto con salite (allenamenti di Forza)
    • I podisti veloci invece traggono beneficio da stimoli più brevi/intensi (allenamenti di Velocità) come Fartlek, Salite brevi, Intermittenti, Allunghi e Ripetute.
    • I podisti con caratteristiche intermedi invece hanno, dal punto di vista metodologico, una maggior “libertà di movimento”, ma non è escluso che possano (con l’esperienza) acquisire la preferenza di alcuni mezzi rispetto ad altri.

    periodizzazioneOvviamente le indicazioni date vanno prese “cum grano salis” (cioè usando la testa), inserendo queste considerazioni nel piano d’allenamento stagionale che deve sempre seguire i corretti canoni metodologici. Nell’immagine sopra potete vedere uno schema semplificato di periodizzazione, tratto dal nostro Audio/Video dedicato all’argomento, in cui sono descritti i vari momenti allenanti della stagione (se non volete vedere il video, potete scaricare anche solo la presentazione). Come potete vedere, nella parte inziale della stagione sono da preferire stimoli prevalentemente aerobici, mentre nella parte finale i ritmi gara (allenamento Specifico); questi 2 aspetti sono fondamentali e valgono per tutti i podisti.

    Quella che può essere individualizzata è proprio la parte Neuromuscolare (fascia azzurra dell’immagine sopra), che a sua volta può essere divisa in 2 parti: la prima dedicata prevalentemente alla Forza e la seconda prevalentemente alla Velocità. Nell’immagine sotto è rappresentato uno scema esemplificativo in cui sono stati tolti i carichi di natura aerobica (Corsa lenta, Corsa Media, Lunghi, ecc.) e lasciati i carichi neuromuscolari (i lavori di Forza devono sempre precedere quelli di Velocità) e i Ritmi specifici (Gare tirare o RL).carichi-forza-velocitaIn questo contesto, quello che può cambiare da un atleta veloce e quello resistente è la distribuzione dei carichi neuromuscolari. Nel dettaglio:

    • I Runner resistenti dovrebbero ampliare la porzione dedicata alla Forza
    • I Runner veloci dovrebbero ampliare la porzione dedicata alla Velocità
    • I Runner con caratteristiche intermedie invece possono orientarsi verso il modello proposto nell’immagine.

    Ma quali sono, nel dettaglio, i mezzi che allenano prevalentemente la Forza, la Velocità o entrambi (cioè i mezzi a caratteristiche miste)?

    MEZZI CHE ALLENANO PREVALENTEMENTE LA FORZA

    MEZZI CHE ALLENANO PREVALENTEMENTE LA VELOCITA’

    MEZZI A CARATTERISTICHE MISTE

    CONCLUSIONI

    questionRiporto sotto una domanda che spesso mi vien fatta:

    “se sono un atleta resistente, che a fatica riesco a migliorare la mia velocità di gara nelle competizioni brevi, devo dedicare più tempo ai lavori di Forza o di Velocità?”

    Risposta:

    Gli atleti resistenti (ma non veloci) per colmare le proprie lacune dovrebbero dedicare gli allenamenti neuromuscolari primariamente alla forza (e solo in un secondo momento alla velocità), perché è la carenza di forza che li rende “non veloci”. Il concetto da comprendere è che la “forza è la base della velocità”…..e lavorare sulla velocità senza aver prima creato i presupposti con la forza (soprattutto per una certa tipologia di atleti), incrementa il rischio di infortuni o di avere degli affaticamenti che perdurano per molto tempo. Quindi, gli atleti resistenti devono lavorare prima molto sulla forza, poi (senza esagerare) sulla velocità e infine (nel periodo finale della stagione) in maniera specifica.

    Spero, con il post odierno, di aver fatto chiarezza su un aspetto della periodizzazione che permette di ottimizzare l’allenamento del podista. Nel caso in cui abbiate dubbi o desideri di delucidazioni, è sufficiente che mi mandiate una mail all’indirizzo riportato sotto. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo sul tuo social network preferito (è sufficiente utilizzare i bottoni sotto); per noi sarà un importante indicazione per programmare le pubblicazioni future.

    Ti ricordo che puoi trovare l’indice di tutti i nostri post ed articoli sulla corsa nella nostra pagina dedicata al Running.

    Autore: Melli Luca, istruttore atletica leggera GS Toccalmatto ([email protected])

  3. Iniziare a correre: tutto quello che il principiante deve sapere

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    Avete finalmente deciso di iniziare a correre ma non sapete come iniziare? Avete già iniziato a correre, ma dopo 5-10’ avete la “lingua fuori”? Vorreste iniziare a fare attività fisica, ma fate più fatica a gestire il tempo a disposizione che a correre 5 Km? Bhè, questo articolo fa proprio per voi! Non ci limiteremo a darvi una semplice tabella per principianti (come ce ne sono altre nel web), ma cercheremo di fornire consigli importanti su tutto quello che gira intorno al mondo della corsa e soprattutto sulla gestione del tempo da dedicare all’attività sportiva. Alla fine del post alcuni link interessanti per approfondire le metodiche legate alla corsa.

    PERCHE’ E’ COSI’ BELLO CORRERE!!!

    benefici corsa principiantiIn un precedente post abbiamo approfondito dal punto di vista scientifico quali siano i benefici fisiologici (che sono veramente importanti) dell’attività sportiva e della corsa. Allo stesso tempo, credo che una delle risposte più frequenti alla domanda “perché corri?” sia “perché mi fa stare bene!”. Per chi non fa regolarmente attività fisica, credo sia difficile comprendere a pieno la frase “perché mi fa stare bene”; questo perché non è solo un fatto di rilevanza scientifica, ma anche di percezione psicofisica di uno stato di benessere pieno e vigoroso. Un giorno un mio collega mi disse di arrivare a fine giornata sempre molto stanco; si convinse di iniziare a correre con regolarità e gradualità, e questo progressivamente lo aiutò ad arrivare meno stanco a fine giornata…meravigliandosi del fatto che il fare fatica lo ha aiutato ad essere meno stanco! L’unico modo per comprendere lo stato di benessere psicofisico e sociale associato alla corsa, è quello di iniziare a correre! Quello che scopriremo nei prossimi 2 paragrafi è che non esistono scuse all’impossibilità nel praticare un’adeguata attività sportiva; inoltre, vi daremo consigli e suggerimenti per implementare al meglio lo sport nella vostra vita. Se invece non sei ancora convinto dei benefici che è in grado di apportare la corsa alla tua vita, ti invitiamo a leggere la revisione su base scientifica apparsa su Sport Fitness Advisor.

    LA VITA E LA CORSA

    nulla-cambia-se-non-cambi-nullaPartiamo dal presupposto principale che l’attività sportiva fa bene, a patto che venga affrontata con la giusta gradualità e in misura adeguata all’idoneità di ognuno! Una volta ottenuta l’idoneità e trovato il programma che più si adatta al proprio livello di allenamento (o livello di “non allenamento”), l’unica cosa che rimane è individuare i momenti della settimana da dedicare alla corsa. Per un principiante, 3 (massimo 4) allenamenti alla settimana sono il compromesso ottimale. Le difficoltà che solitamente un principiante può andare incontro, sono di 3 tipi:

    1. Difficoltà legate al tempo a disposizione per allenarsi
    2. Difficoltà legate alla fatica
    3. Difficoltà legate a timori che solitamente non hanno ragione di esistere: vergogna, pigrizia, paure legate all’età, ecc.

    Qualcuno si identifica con questi tipi di ostacoli? Bene, se continuerete a leggere questo post, vi daremo gli strumenti per superarli!

    DIFFICOLTA’ N° 1: NON RIESCO A TROVARE IL TEMPO PER ALLENARMI

    È comprensibile che esistano momenti della propria vita in cui è difficile trovare il tempo per fare tutto; ma la maggior parte delle volte sono situazioni temporanee, che una volta risolte, non bellezza correrelasciano alcuna scusa! Ricordiamo che 3 sedute di circa 1 ora, sono sufficienti per avere un miglioramento tangibile del proprio stato di benessere, quindi ritagliarsi per 3 volte alla settimana il tempo per allenarsi è possibile!

    Se si è consapevoli (elemento fondamentale) del benessere psicofisico indotto da un regolare allenamento, allora non esistono ostacoli nel prendere questo tipo di scelta….ricordandosi, che ogni buona abitudine, inizia proprio da una SCELTA! Sotto riportiamo alcuni punti fondamentali per realizzare al meglio la propria SCELTA!

    • Affidarsi ad un programma d’allenamento per principianti: ne esistono molteplici su internet, e ne forniamo uno anche noi a fine di questo post. Seguire un programma prestabilito elimina tutti i dubbi e le incertezze di natura metodologica (quanti minuti fare, quanto camminare, quanto correre, ecc.) che possono insorgere a chi non è ancora abituato ad allenarsi con regolarità.
    • Stabilire un obiettivo: questo ovviamente deve essere “realizzabile”. Ad esempio, per un principiante il primo obiettivo potrebbe essere quello di riuscire a seguire pienamente il proprio programma; in un secondo momento potrebbe essere quello di riuscire a correre per 1 ora, ecc. Non riesco a raggiungere il mio obiettivo?…nessun problema, si passa al piano B! Ad esempio, per un principiante che non è riuscito a seguire il proprio programma, è possibile (piano B) cercare un programma più semplice.
    • Trovare il tempo necessario: se si fa fatica a ritagliarsi i propri spazi, è necessario prendere delle decisioni. Il primo aspetto è cercare di capire quali sono gli aspetti, nella propria vita, più importanti e quelli meno importanti della corsa (tenendo in considerazione il benessere che ne deriva). Una volta compreso questo aspetto, è facile capire come tutte le abitudini legate agli aspetti meno importanti della corsa, possono essere tranquillamente eliminate fino a trovare il tempo necessario per correre. Per chi volesse leggere un articolo molto interessante sull’acquisizione delle abitudini, vi consiglio questo post di Andrea Giuliodori.
    • Ottimizzare il tempo delle attività giornaliere: è evidente che il saper organizzare al meglio i propri impegni facilita la ricerca dei momenti da dedicare allo sport.
    • Regola dei 30 giorni: prima di avere un’idea se la propria SCELTA (o insieme di scelte) è stata o meno corretta, aspettare almeno 30 giorni! Dopo un mese di “prova” avrete le idee più chiare!
    • La prova dei 90 giorni: è il tempo medio necessario affinchè un’abitudine venga consolidata nel proprio stile di vita. Questo tempo vale soprattutto per chi ha tempo di allenarsi alla mattina presto o alla sera. Cambiare le proprie abitudini riguardanti il sonno richiede diverso tempo; bisogna quindi essere consapevoli che chi si allena in orari poco usuali possa richiedere qualche mese affinchè questa abitudine diventi consolidata e non risulti un “peso” nel proprio stile di vita. Ne vale la pena?…dopo 90 giorni saprete darvi una risposta!

    infografica corsa principianti

    DIFFICOLTA’ N° 2: FACCIO TALMENTE TANTA FATICA A CORRERE, CHE DOPO DUE MINUTI DEVO FERMARMI!

    Non ci stancheremo mai di dire che la prima cosa da fare quando si decide di fare sport dovrebbe essere quella di fare una visita di idoneità a tale scopo. Per esperienza personale l’ideale sarebbe farsela prescrivere dal proprio medico presso un Medico dello fallimentoSport che sia anche Cardiologo. Ovviamente l’idoneità deve essere non solo di natura cardiovascolare, ma anche di natura Ortopedica; ad esempio, chi è in evidente sovrappeso (ma idoneo) può iniziare facendo un paio di mesi di solo cammino a passo svelto e bici, per poi passare ai programmi più semplici come il Couch to 5 Km (dal divano a 5 Km di Corsa). Ricordiamo che tutti i programmi per principianti prevedono l’alternanza di fasi di cammino a fasi di corsa, proprio per evitare di doversi fermare dopo pochi minuti di attività. L’incremento del carico (cioè di difficoltà) in questi programmi è estremamente graduale, perché per un sedentario, il correre rappresenta già un esercizio di resistenza, forza e velocità (contrariamente ad un runner che deve variare i parametri della seduta per allenare anche solo una di queste qualità). Se un programma è troppo difficile, allora si opta per uno più semplice; quindi si può accettare tranquillamente di aver sbagliato la scelta del programma, ma non di aver fatto la scelta sbagliata nel fare sport!

    DIFFICOLTA’ N° 3: TIMORI DOVUTI ALLA PIGRIZIA, DOVUTI ALL’ETA’, ECC.

    Riportiamo sotto la definizione di Pigrizia:

    è la mancanza di determinazione nel compiere un’azione di cui si riconosce l’importanza.

    corsa motivazioneÈ ovvio che non c’è bisogno di fare ulteriori commenti. Quello che non si deve confondere è la “pigrizia” con la “stanchezza”; non è raro che un sedentario arrivi stanco a fine giornata, a seguito di fattori maggiormente legati allo stress mentale piuttosto che fisico. Correre 3-4 volte a settimana vedrete che vi farà sentire meno stanchi, perché uno degli adattamenti all’attività fisica è proprio il miglioramento della capacità di fronteggiare la stanchezza e lo stress.

    Gli ostacoli legati all’età possono insorgere dopo i 50 anni per una perdita di forza muscolare dovuto a fattori anagrafici; proprio per questo continuiamo a ribadire l’importanza dell’idoneità fornita da personale medico qualificato in materia. Se inizialmente non si ha l’idoneità per correre, è consigliabile chiedere se è possibile camminare o usare la bici (e a che intensità); dopo un anno (o 6 mesi) sarà possibile effettuare un’altra visita per valutare se dopo questo periodo i presupposti sono cambiati ed è possibile iniziare a correre. Ricordiamo che se si ha la costanza per fare un’attività fisica adeguata e graduale, sono poche le variabili mediche che nel tempo possono negare ad un soggetto l’idoneità a correre. Se non si potrà correre, si potrà avere l’idoneità a camminare, o andare in bici….attività piacevoli ed efficaci tanto quanto la corsa!

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    ISTRUZIONI PER L’USO

    Gradualità e semplicità sono le parole chiave di un programma di corsa per principianti. Sotto riportiamo alcuni consigli per ottimizzare al meglio l’approccio in base alle variabili che possono insorgere durante l’effettuazione del programma.

    • Dolori, dolorini e doloretti: non necessariamente un fastidio muscolare/articolare è indice di infortunio. Per un sedentario, soprattutto dopo le prime sedute è possibile (anche se il programma è estremamente graduale) avere qualche fastidio muscolare; quello che è importante, è il passare alla seduta successiva, solo quando tale fastidio è completamente passato. L’alternativa (in caso di fastidio) è sostituire la seduta di corsa con una di solo cammino. Ciò faciliterà (in quanto l’azione muscolare del cammino è inferiore rispetto alla corsa) la circolazione e la rigenerazione dei tessuti.
    • Stretching: l’utilità dello stretching è proporzionale alle rigidità muscolari che si hanno. A mio parere, per un runner principiante vale la pena farlo nei momenti (sopratutto a fine allenamento o al limite dopo il riscaldamento) in cui si sente la muscolatura irrigidita.
    • Terreno su cui correre: in un recente studio, è stato visto come il “ruotare” le scarpe che si usano a correre (cioè non usare sempre le stesse) riduce il rischio di infortunio. Ciò avviene perché le scarpe hanno una certa influenza sul tipo di appoggio, e di conseguenza, cambiare questa variabile riduce lo stress sulle stesse componenti anatomiche. Ovviamente per variare il tipo di appoggio non è necessario cambiare il tipo di calzature, ma è sufficiente correre su terreni diversi e (quando possibile) anche su pendenze diverse.
    • Cosa mangiare prima e dopo: ti rimandiamo al nostro post sulle domande più frequenti sull’alimentazione per approfondire l’argomento. In ogni modo, è sufficiente comprendere come prima di correre sia essenziale aver terminato la digestione e che dopo l’allenamento il primo obiettivo dovrebbe essere quello di reidratarsi in maniera adeguata.
    • L’iscrizione in una società podistica: le manifestazioni podistiche si dividono in “agonistiche” (per chi è tesserato FIDAL o presso un altro Ente riconosciuto; necessariamente con idoneità agonistica) e “non competitive” (aperte a tutti). Indipendentemente dal grado di competitività di ognuno, il prendere parte a queste manifestazioni aiuta molto a vivere il rapporto con la corsa con estremo entusiasmo e convivialità. Ad esempio, il nostro gruppo sportivo (GS Toccalmatto), è presente in tutte le manifestazioni del nostro territorio facendo da collante per l’entusiasmo e la socialità di tutti i nostri tesserati. Consigliato a tutti i runner di iscriversi ad una società podistica!
    • Correre al caldo: nel periodo estivo viene solitamente
      correre-neveconsigliato di correre nelle ore più fresche del giorno. In aggiunta (per ridurre la sensazione di calore) viene consigliato di indossare abiti chiari e leggeri, bagnarsi la testa se la sensazione di caldo è elevata, bere molto e a piccoli sorsi, correre in zone all’ombra, proteggersi dalle radiazioni solari e (se si è agonisti) ridurre le aspettative di performance. Potete approfondire l’argomento leggendo il nostro post dedicato al correre al caldo.
    • Correre al freddo: in linea teorica i capi d’allenamento moderni (se adeguati) evitano che il freddo diventi un limite per chi corre. L’unico limite, a mio parere è dato dal ghiaccio; per evitare di scivolare, consiglio sempre di correre nelle ore del giorno in cui a terra non c’è ghiaccio. Per il rapporto qualità prezzo degli indumenti ed accessori, molto potete trovare da Decathlon e Sportshoes. Il primo offre prodotti propri con i prezzi più bassi ma di buona qualità; Sportshoes invece propone capi di marca, ma a prezzi estremamente convenienti, sopratutto nella sezione dedicata alle promozioni.
    • Idee regalo: potrà capitare di dover e voler fare un regalo ad un amico o familiare appassionato di running. In questo caso, fa per voi il nostro post dedicato alle idee regalo.

    IL NOSTRO PROGRAMMA

    Una volta ottenuta l’idoneità a correre, è il momento di iniziare! Ricordati che il programma è strutturato per essere tarato sulle caratteristiche di ogni soggetto: per questo motivo, la progressione che proponiamo sotto, può essere “aggiustata” (poi spiegheremo come) per rendere il programma alla portata di tutti i soggetti idonei.

    RISCALDAMENTO: partiamo con una parte fondamentale dell’allenamento, grazie al quale si prepara l’organismo alla fase più importante della seduta. Per un principiante, l’ideale sono 5-10’ di camminata (progressivamente a passo svelto), per poi iniziare la parte di corsa che vediamo sotto.

    SEDUTE: il nostro programma è strutturato in 3 allenamenti settimanali, con almeno 1 giorno di riposo tra ogni seduta. Il passaggio alla settimana successiva, va fatto solo se si riesce a “fare con margine” tutte le sedute della settimana in corso. Cosa significa “fare con margine”? Significa finire le sedute avendo ancora energie per proseguire. Se si finisce invece affaticati (al limite), non è un problema; in questo caso, la settimana successiva si ripropone lo stesso programma, per dare la possibilità al proprio organismo di adattarsi al meglio allo step che si sta compiendo. Quello che consiglio, è il variare il più possibile i percorsi, in maniera tale che se anche si effettuerà lo stesso programma, si avrà comunque l’impressione di aver fatto un allenamento meno monotono!

    Settimana introduttiva: la settimana introduttiva la consiglio soprattutto a chi non ha mai corso. Malgrado le prime sedute di corsa siano particolarmente semplici, è possibile, per chi non ha mai corso, sentire un po’ di affaticamento muscolare i giorni successivi, per il fatto di non aver mai abituato i muscoli a tale sforzo. Questa settimana consiste in 4 sedute (una di 40’, una di 50’ e due di 60’) di cammino a passo svelto; queste sedute contribuiranno a dare un minimo di resistenza muscolare locale, utile per smaltire le prime sedute di corsa. Se invece si ha già corso nei giorni che precedono l’inizio del nostro programma, allora si può saltare questa settimana.

    Nell’immagine sotto, potete vedere il nostro programma; nel caso in cui volessi stamparlo, potete scaricarlo in versione-pdf-a-colori e in bianco-e-nero.

    tabella corsa principianti

    CONCLUSIONI E CONSIGLI FINALI

    Chiudiamo con un consiglio fondamentale, relativo alla velocità alla quale correre le varie sedute. Visto che i primi obiettivi saranno quelli di riuscire a portare a termine correttamente le sedute è importante tenere una velocità che consenta di raggiungere tale scopo. L’errore da evitare è quello di partire troppo forte, con il rischio di esaurire precocemente le riserve energetiche.

    star-trekNon sei un principiante, ma non riesci a correre ancora per 1 ora? Prova a partire da un punto intermedio della tabella; l’ho divisa in 3 settori colorati proprio per facilitare la comprensione delle difficoltà.

    Altre letture: sotto riportiamo i link di alcuni nostri articoli che possono interessare ai principianti, soprattutto una volta raggiunto l’obiettivo di correre per 1 ora.

    Puoi trovare l’indice di tutti gli altri nostri post ed articoli sulla corsa, nella nostra pagina dedicata al Running.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto.

  4. Scommesse online: cos’è una Sure Bet

    2 Comments

    (Articolo aggiornato al 20/12/2019)

    Se hai sempre associato la parola “scommessa” a quella di “azzardo”, con il post odierno potrai ricrederti; oggi ti spiegheremo una delle 2 strategie attualmente esistenti per vincere con certezza matematica le scommesse. La prima, quella più semplice ed efficace (nel breve termine), la puoi trovare nell’articolo sul Matched Betting, mentre nella prima parte di questo post troverai la strategia delle Sure Bets (non a caso viene definito “sure bet”, cioè “scommessa sicura”). Rispetto al Matched Betting, il Sure Betting è un sistema difficile da realizzare dal punto di vista pratico (per i motivi che enunceremo), ma il ragionamento matematico è abbastanza semplice, e cercheremo di spiegartelo in questo post. Rappresenta comunque la base per comprendere le statistiche associate ai vari sistemi, e di conseguenza i presupposti per capire i metodi più vincenti (che presentano comunque nei prossimi post).

    Nella seconda parte del post invece, ti illustreremo i nostri consigli per un approccio realistico e graduale alle scommesse.

    Importante: mistermanager.it è un sito di formazione, pertanto i contenuti del sito non rappresentano un incentivo al gioco d’azzardo né tantomeno costituiscono forma di pubblicità, come indicato dall’AGCOM al punto 5.6 delle proprie Linee Guida (allegate alla delibera 132/19/CONS).

    Il gioco è vietato ai minori di anni 18. Può causare dipendenza

    Se hai meno di 18 anni e sei uno scommettitore con problemi di gioco abbandona subito questa pagina!

    IL FUNZIONAMENTO MATEMATICO

    Tranquilli, non c’è nulla di matematicamente complesso in questo metodo, e per aiutare nella comprensione cercheremo di fare un semplice esempio utilizzando un sistema “1X2” (cioè le opzioni del Totocalcio). Prendiamo ad esempio la partita Roma-Udinese del 20/08/2016 (riferimento reale a quote del 11/08/2016). Le quote sono:

    • “1”, cioè vittoria Roma: 1.4
    • “X”, cioè pareggio: 4.5
    • “2”, cioè vittoria Udinese: 8

    Per capire quanto ricaverei dall’eventuale vincita, è sufficiente moltiplicare la somma investita per la quota. Quindi, se scommettessi 10 Euro sulla Roma e si verificasse tale risultato, ricaverei dalla vincita 14 Euro (con un guadagno di 4 Euro). Se scommettessi 10 Euro sul pareggio e si verificasse tale evento, ricaverei 45 Euro (con un guadagno di 35 Euro). Precisiamo che per Ricavo (o vincita), si intende la quota restituita dal Bookmaker (all’interno del quale trovo anche il mio investimento), mentre per guadagno, la quota che ho in più rispetto a prima di aver giocato.

    Ma facciamo ora il discorso inverso: quanto dovrei investire (cioè puntare) per ogni quota, per riuscire ad arrivare a ricavare 10 euro per risultato (cioè a vincere 10 euro in entrambe le 3 puntate)? È semplice, basta dividere il ricavo desiderato per la quota assegnata ad ogni risultato. Nel dettaglio

    • “1”, cioè vittoria Roma. Investimento di 7.14 Euro, che si ottiene dividendo 10 Euro per la quota di 1.4. Fondamentalmente, se puntassi 7.14 e vincesse la Roma, ricaverei 10 Euro.
    • “X”, cioè pareggio. Investimento di 2,22 Euro, che si ottiene dividendo 10 Euro per la quota di 4.5
    • “2”, cioè vittoria Fiorentina 1.25 Euro, che si ottiene dividendo 10 Euro per la quota di 8

    Nella tabella sotto è ulteriormente schematizzato il ragionamento

    Roma Fiorentina

    Quanto dovrei investire quindi per vincere 10 Euro con certezza (perché sono sicuro che si verificherà solo 1 dei 3 risultati su cui ho puntato)? Facendo la somma delle 3 puntate (7.14+2.22+1.25) risulta 10.61 Euro; quindi, per vincere 10 Euro con questo sistema e con questo Bookmaker dovrei giocare 10.62 Euro (cioè ci perderei). È ovvio che un singolo Bookmaker non permette di guadagnare da questo tipo di approccio, ma…..

    Prima di andare oltre vi diamo la possibilità di scaricare a questo link, un foglio di calcolo che permette proprio di aiutare in questo tipo di approccio.

    ISTRUZIONI

    Nella casella rossa si inserisce la quota che si vuole vincere per ogni giocata (10 Euro nel nostro caso), nelle caselle gialle si inseriscono le quote dei Bookmaker e non serve aggiungere altro. Nelle caselle “Puntare”, verrà poi indicato come risultato quanto è necessario giocare (per ogni risultato) per vincere la cifra nella casella rossa (di 10 Euro), nella casella “Totale da investire” la quota totale da spendere e in “Guadagno”, l’eventuale perdita/guadagno….che nel nostro caso è in perdita (-0.62 Euro).

    A questo punto è possibile chiedersi: ma se considerassi tutte le agenzie di scommesse (e non solo una, come nel nostro esempio), puntando (per ogni risultato) solo sul Bookmaker che paga di più per quella variante, potrei guadagnarci qualcosa?

    Prendiamo un altro esempio reale, quello della partita di Europa League Krasnodar-Partizani Tirana (in data 11/08/2016), considerando le quote più alte tra tutti i Bookmaker: queste erano 1.22-7.5-23. Nell’immagine sotto, potete vedere il risultato sul nostro foglio di calcolo:

    metodi, vincenti, scommesse

    In questo caso, volendo vincere 10 Euro, ne dovrei puntare 9.96, vincendo con certezza 0.04 Euro!

    Ma si vince così poco con questo metodo? Purtroppo le vincite con questa strategia (quando si trovano le condizioni favorevoli) sono veramente risicate, visto che i Bookmaker verificano anche le quote dei loro concorrenti ed evitano, nel limite del possibile, che queste situazioni si vengano a creare. Ma vediamo sotto i pro e i contro di questo metodo:

    PRO

    • La vincita è certa (indipendentemente dall’esito della partita), non c’è nessun rischio o azzardo.
    • Esistono siti in grado di dare in tempo reale le partite Sure-bet, i Bookmaker associati ad ogni quota e i vari importi da giocare per ottenere profitto risparmiando ovvie perdite di tempo. Il migliore in assoluto in lingua Italiana (cioè con Bookmaker AAMS; in questi casi i profitti sono esentasse perché tassati alla fonte) è Ninjasure, perché comprende all’interno dello stesso abbonamento anche le Value Bet di nuova generazione.

    CONTRO

    • Per vincere quote significative è necessario fare puntate considerevoli, e non tutti i Bookmaker permettono ricariche giornaliere/mensili elevate. Non è una strategia adeguata per chi opera con basse liquidità
    • Le quote possono cambiare in poco tempo, quindi mentre sto scommettendo su un risultato, la quota di un altro risultato (della stessa partita) può cambiare, invalidando la mia strategia. Ricordiamo che questa è una situazione che può venirsi a creare; infatti le agenzie di scommesse appena se ne accorgono, abbassano la quota.
    • È necessario avere un collegamento ad internet veloce e conti aperti in tanti Bookmaker. Non è quindi consigliabile eseguire questa strategia dal cellulare.
    • I Bookmaker possono invalidare la scommessa a loro discrezione (accade quando ci sono parecchie Sure Bet).
    • La legge Italiana, seppur in contrasto con quella Europea, vieta di utilizzare bookmaker con dominio “.com” (ad esempio pinnacle.com), permettendo di adoperare solamente quelli con dominio “.it” (ad esempio betfair.it); questo viene fatto per tutelare gli scommettitori, ma allo stesso tempo, alcuni Bookmaker con dominio “.it” tendono a limitare il conto agli scommettitori che secondo loro effettuano dulle Sure Bet.

    Alla luce di queste valutazioni, è da considerare una strategia profittevole all’atto pratico?

    È difficile (ma non impossibile) fare dei profitti significativi con questa strategia; quello che è necessario, è avere un’elevata liquidità oltre ad avere la possibilità di trovarsi spesso davanti al PC e seguire i giusti consigli. Per questo motivo, il Sure betting non può considerarsi la strategia migliore per avere dei profitti online con le scommesse (per lo meno per la maggior parte delle persone).

    Volendo guadagnare online, è possibile affiancare questa metodica alle Value Bet di nuova generazione, che permettono di avere un profitto statistico nel lungo termine. L’abbonamento a Ninjasure, comprende entrambi questi servizi; potete trovare il modo di effettuare una strategia proficua (abbinando anche il Matched Betting, nel caso in cui si parta con un budget limitato) nel nostro post dedicato alle Value bet di nuova generazione. Nella figura sotto è rappresentato un semplice metodo per approcciare ai guadagni online con un budget non elevato.

    SECONDA PARTE: CONSIGLI DI BASE SULLE SCOMMESSE ONLINE

    Partiamo dal presupposto che le Scommesse devono essere (e rimanere) un “gioco” (a meno che si sia scommettitori professionisti) e di conseguenza non essere un “azzardo”; per essere chiari riportiamo sotto la definizione:

    Def. Azzardo: Rischio cui si va incontro senza scorgere alcuna possibilità a favore o contro.

    Per questo motivo, se vogliamo che le scommesse diventino qualcosa di stimolante e divertente è necessario avere una o più strategie, acquisire delle competenze (come la conoscenza dello sport specifico), ma soprattutto scommettere in maniera responsabile! Sotto riporteremo i consigli essenziali che ogni principiante (e non solo) dovrebbe sapere. Nella pagina principale dedicata alle scommesse, potete vedere l’elenco completo dei nostri articoli sull’argomento.

    COME SCOMMETTERE

    Prendendo spunto dagli articoli di Stefano Lodetti e dalle altre fonti citate in blibliografia essenziale, è fondamentale comprendere che per vincere alle scommesse servono 2 componenti, cioè un minimo di conoscenza statistica/matematica e competenze specifiche. Ma vediamo sotto nel dettaglio:

    • Conoscenza statistica/matematica: è relativa alla comprensione dei dati e delle strategie (o metodi). Ogni strategia utilizza dei meccanismi matematici più o meno semplici (pensiamo alle Sure-Bet di cui abbiamo parlato sopra) che ovviamente vanno compresi. Attenzione, ad esclusione delle Sure-bet e del Matched betting non esistono altri metodi che garantiscono la vincita matematica al 100%. In ogni modo, la matematica e la statistica sono al servizio dello scommettitore per approfondire le variabili che possono influire sui risultati (vedi Betpractice) o determinare le strategie più proficue (vedi le Value bet di nuova generazione).
    • Competenze specifiche: sono le conoscenze che ognuno ha sullo sport su cui scommette, e di come le variabili del mondo del calcio possono incidere sul pronostico. Potete approfondire quest’argomento leggendo il nostro post dedicato ai pronostici.

    Da quanto espresso sopra, spero sia abbastanza chiaro che

    solo ottimizzando statistica e conoscenza dello sport su cui si scommette è possibile avere un approccio soddisfacente al mondo del Betting online

    Anche l’esperienza gioca un ruolo importante, quindi è altamente consigliabile iniziare a scommettere senza puntare denaro per verificare/allenare il proprio livello di efficacia, senza rimetterci. Quando e se si avrà la percezione di poter guadagnare con le proprie strategie, allora si può iniziare a scommettere seriamente.

    CONSIGLI ESSENZIALI

    • Separare i soldi della vita con quelli delle scommesse: il badget per le scommesse non deve essere preso da altri tipi di badget. Fondamentalmente è come se fosse un hobby, cioè utilizzare solamente la quota che realmente ci si può permettere di perdere senza problemi. Non puntare mai più del 5% del tuo bankroll per scommessa (per bankroll si intende il denaro che si utilizza per le scommesse). È quindi fondamentale (se si vuole essere efficienti) avere una predisposizione da “formica” piuttosto che da “cicala”.
    • Preferire scommesse singole (cioè, non doppie, triple, ecc.) e puntando il minimo (il famoso 5% del Bankroll citato sopra)!! Nel lungo termine sono più redditizie!
    • Non approcciare alle scommesse in maniera emotiva, altrimenti è meglio cambiare hobby! È necessario essere analitici e concreti (utilizzare il foglio excel), considerando i profitti nel lungo termine e riportare tutto quello che può essere rilevante ai fini della propria esperienza. Studiare, approfondire e perfezionare uno (massimo 2) metodi alla volta in relazione a campionati di simile caratura tecnica, per ottimizzare la propria efficienza nel giocare.
    • Attenzione che all’inizio dei campionati è più difficile seguire le statistiche, perché queste sono più “povere” di dati, e di conseguenza meno indicative (basta pensare quali fossero i dati della Juve dopo le prime partite del Campionato 2015/2016).
    • Prima di puntare, controllare sempre le regole relative alle situazioni particolari: è l’esempio classico delle partite con passaggio del turno (o assegnazione di titoli). Spesso le quote si riferiscono alla situazione relativa alla fine dei 90’ (più relativo recupero). Stessa attenzione va fatta negli sport come il tennis, in relazione alla sospensione/annullamento della partita a causa d’infortunio di uno dei 2 giocatori o al rinvio/sospensione per maltempo.
    • Effettuare pronostici accurati! Nel nostro post dedicato ai pronostici potete leggere molti spinti interessanti, come le strategie che potete vedere nella home page dedicata alle scommesse.
    • Attenzione ai siti di pronostici: prima di seguire un servizio di questo tipo è necessario saper comprendere l’efficacia, la trasparenza, il valore e la qualità del servizio clienti. Nel nostro post specifico puoi leggere come destreggiarsi tra quello che offre la rete.

    consigli scommesse

    Per leggere tutti nostri contenuti sul betting online, vai alla nostra pagina principale dedicata alle scommesse.

    BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

    Autore dell’articolo: Luca Melli ([email protected])

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