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  1. 10 Ottimi libri per la Preparazione atletica

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    (Aggiornato al 03/06/2024)

    Se leggere è il miglior investimento sulla crescita personale,  leggere libri sul calcio è sicuramente il metodo più sicuro per diventare tecnici, istruttori o preparatori atletici preparati. La lettura non aiuta solo ad apprendere cose nuove, ma stimola l’elaborazione e la creatività; tutte queste qualità sono fondamentali per dare quel qualcosa in più ai nostri atleti, in termine di competenze atletiche, tecnico/tattiche ed umane.

    Prima di passare all’elenco e ad una breve presentazione dei contenuti, mi preme di dare un importante consiglio; quando ero studente di Scienze Motorie (circa 20 anni fa) esistevano veramente pochi testi a disposizione per approfondire i temi della preparazione atletica o della didattica calcistica. Non solo, la maggior parte erano testi estremamente generici; oggi invece, l’opportunità di apprendere nozioni si è moltiplicata, e non solo per l’aumento dei libri pubblicati. Infatti, molti contenuti oggi viaggiano tramite siti web, webinar e corsi on-line.

    Questo ha fatto in modo che le difficoltà a cui si può andare incontro non sono più relative alla carenza di contenuti, ma ad altri 3 aspetti che ritengo fondamentali:

    • Selezionare le fonti più competenti ed adeguate: questo è un fattore essenziale. Scegliere testi in grado di trasmettere le migliori idee sull’argomento, è la chiave per ottimizzare il tempo dedicato all’aggiornamento. Questo non è da confondere con l’iperspecializzazione; anche testi che riguardano la crescita personale o discipline trasversali alla nostra professione (come può essere lo Yoga) possono effettuare un up-grade della nostra professionalità. L’importante è che le fonti siano di estrema qualità!
    • Saper riorganizzare le idee dopo ogni approfondimento: ricordatevi che non è il libro in sé che determina la conoscenza, ma la nostra capacità di leggerlo e di implementare in maniera critica i contenuti” (cit. Dario Vignali). In questo caso, entra in gioco la gestione della complessità. Mi spiego meglio: consumare contenuti in maniera eccessiva rischia di creare una confusione tra le idee e gli argomenti senza connetterli in maniera logica e coerente. Per gestire questa complessità (migliorando le proprie competenze), è molto utile scrivere documenti che sintetizzano e linkano ai vari approfondimenti. Altra soluzione è quella di confrontarsi con gli altri; questo stimola non solo l’organizzazione delle idee, ma favorisce anche la creatività.
    • Attenzione alle distrazioni: oggi i social network sono diventati un importante mezzo per scoprire contenuti nuovi e sempre più aggiornati. L’altra faccia della medaglia è che spesso distraggono verso altre direzioni; è quindi importante, definire i momenti della giornata in cui ci si dedica all’aggiornamento e quelli destinati allo svago, pur utilizzando gli stessi canali (come i social network).

    Bene, dopo aver fatto queste doverose precisazioni, passiamo ai libri (e non solo) che nella mia carriera di Preparatore Atletico, hanno trasmesso maggiori competenze.

    Cliccando sul banner sotto invece, potete trovare il mio elenco di contenuti e testi che maggiormente sono stati utili nella mia formazione di istruttore di scuola calcio.

    LIBRI PER LA PREPARAZIONE ATLETICA

    Academy e corsi di Performance Lab

    (Autori vari)

    Come accennato nell’introduzione, oggi la trasmissione dei contenuti non avviene solamente tramite i libri, ma anche attraverso piattaforme web, come webinar, podcast e corsi online. Ma perché questi supporti stanno diventando sempre più importanti?

    • Perché in questo modo è possibile avere una maggiore mole di nozioni, velocemente accessibile in qualsiasi punto in cui ci si trovi.
    • Per la facilità con la quale è possibile fruire dei contenuti, come presentazioni, video, testi o audio; in questo modo, la trasmissione delle nozioni può avvenire secondo il canale più consono (video, audio, grafico, ecc.), consentendo di apprendere meglio i concetti.
    • Per la riduzione del prezzo: è ovvio che non avere la necessità di stampare, distribuire o spedire un formato cartaceo, riduce notevolmente la spesa. Questo ha la conseguenza di abbassare i costi, di aumentare la possibilità di scontistiche e facilitare l’applicazione della garanzia.

    Ma indipendente dai vantaggi indicati sopra, è da ricordare che il motivo principale che ci può portare a scegliere un testo, piuttosto che un webinar, od un podcast, è solo uno…cioè la qualità del contenuto!

    Per questo motivo sono convinto che la piattaforma di Performance Lab sia attualmente la migliore presente sul web

    Ma attenzione, all’interno dell’Academy di Performance Lab non viene trattata solo la preparazione atletica nel calcio, ma anche tutto quello che ruota attorno alla performance calcistica, come la prevenzione/riabilitazione, l’alimentazione, la psicologia dello sport, la valutazione funzionale e l’analisi delle interazioni tra le componenti tecnico/tattiche e quelle atletiche.

    Inoltre, è possibile acquistare separatamente dei corsi on-line estremamente dettagliati, come quello sulla preparazione pre-campionato, sull’utilizzo dei GPS e quello sulla Biomeccanica dello sport (di Mauro Testa).

    Proprio per la qualità e la quantità dei contenuti proposti, dall’inizio del 2021 abbiamo accettato la collaborazione con Performance Lab; sottoscrivendo uno dei piani d’abbonamento (mensili od annuali) all’Academy (garanzia 14 giorni), oppure acquistando uno dei corsi, avrai lo sconto del 10% applicando il Codice Promozionale MISTERMANAGER al momento dell’acquisto.

    “Sono sicuro che, 3000 anni fa, molte persone criticavano il papiro e rimpiangevano l’antico supporto in pietra: sono sereno sull’avvenire del libro e sulla sua digitalizzazione”

    Russel Banks

    Allenare il movimento. Dall’allenamento funzionale all’allenamento del movimento.

    (Alberto Andorlini)

    La prima volta che trovai qualcosa di veramente interessante sull’allenamento funzionale fu nel 2013, quando vidi questo video di Alberto Andorlini sul blog di Roberto Colli. Volli subito approfondire l’argomento leggendo il libro dell’autore per studiare a fondo una tematica estremamente importante per chi si occupa di preparazione atletica. Questo mi permise di andare uno step avanti, per quanto riguarda la competenza sulla preparazione di atleti di sport individuali e di squadra.

    Che sia chiaro, il libro in questione non è un semplice eserciziario, ma è dedicato agli addetti ai lavori, non tanto per la difficoltà nel comprenderne i concetti (spiegati in maniera estremamente semplice e dettagliata), ma per la complessità della tematica. Infatti, per approfondire con padronanza la materia, è necessario non solo leggerlo, ma anche segnarsi i concetti fino a quel momento non posseduti e riassumere il tutto (vista la lunghezza della parte teorica). In altre parole, è un testo che va studiato; non è per chi non ha tempo e dedizione per dedicarsi al suo approfondimento!

    Non a caso, l’autore espone in modo estremamente dettagliato la sua conoscenza sull’argomento, in maniera tale da trasmettere, a chi legge, un insieme di competenze tali da farsi le domande giuste (esempio: “come posso migliorare i miei atleti in questo aspetto….ecc.?”) e le risposte più opportune (“il percorso da fare è…questo…questo…e questo”).  Io stesso, visto i miei ambiti di applicazione (calcio ed atletica leggera) ho contestualizzato la teoria in protocolli estremamente specifici e relativi all’allungamento funzionale.

    Ovviamente il libro presenta anche una parte di esercizi ed un CD con 74’ di spiegazione ed approfondimento (come se fosse una vera lezione universitaria).

    Leggere un libro non significa solo sfogliare le pagine. Significa riflettere, individuare le parti su cui tornare, interrogarsi su come inserirle in un contesto più ampio, sviluppare le idee

    Noam Chomsky

    Diventare agili e forti come un leopardo

    (Kelly Starret e Glen Cordoza)

    Premetto che anche a me un titolo del genere è sembrato particolarmente eccessivo; infatti, malgrado Amazon me lo proponesse spesso tra i “libri consigliati”, per diverso tempo non ho letto né l’introduzione né le recensioni.

    Dopo aver letto però i giudizi di diversi autori della versione originale (in Inglese, “Becoming a Supple Leopard”) ho deciso di informarmi, leggere recensioni, e successivamente ad acquistarlo…e ne è valsa la pena!

    Premetto che do 3 stelle perché non è prettamente attinente al calcio (in sostanza, non parla di “Metodologia d’allenamento nel calcio”) ma è possibile considerarlo un manuale per la postura, per i movimenti funzionali e per la mobilità.

    Quello che mi ha impressionato è l’estrema minuziosità con la quale vengono trattati gli argomenti; ad esempio, allo squat sono dedicate ben 28 pagine, con varianti, errori da correggere, propedeutica, ecc. A mio parere è un manuale che qualsiasi professionista che opera nel movimento e qualsiasi fisioterapista dovrebbero avere. Per farvi un’idea più oggettiva, consiglio di leggere alcune recensioni della versione originale (quella in lingua Inglese).

    Ma andiamo ora a vedere a grandi linee di corsa tratta; nella prima parte tratta di postura statica; propone un esercizio/posizione che a mio parere non ha eguali nell’agire su corretto allineamento del corpo in condizioni statiche. Poi affronta i movimenti funzionali in maniera estremamente dettagliata ed in ordine gerarchico (dal più facile al più difficile). Nell’ultima parte affronta in maniera estremamente minuziosa il tema della mobilizzazione attraverso una moltitudine di tecniche.

    Ma veniamo ora ai difetti del testo; la prima parte (quella introduttiva) rischia spesso di essere noiosa, ma è comunque da leggere in quanto presenta spunti interessanti. L’ultima parte (quella sulla mobilizzazione) è maggiormente rivolta a figure professionali come il fisioterapista, ma offre spunti anche per i preparatori atletici.

    Ripeto, sulla “preparazione atletica specifica del calciatore” non c’è nulla (per questo ho dato solo 3 stelle), ma i concetti e gli spunti sono utili in tutti gli ambiti del potenziamento muscolare e della prevenzione infortuni.

    diventare agili e forti come un leopardo

    Concludo infine con il fatto che sia un testo per persone che desiderano approcciare a questi temi in maniera estremamente pignola (in senso positivo, ovviamente); se invece siete interessati ad un libro più specifico per le discipline sportive, consiglio quello di Michael Boyle (Allenamento funzionale applicato allo sport).

    Movimento specifico funzionale per il calcio

    (Claudio Donatelli)

    Prima di leggere questo testo non mi sarei mai aspettato che la tecnica/tattica individuale del difensore potesse essere allenata in maniera così specifica e dettagliata. Sia chiaro, l’argomento principale del libro è la ricerca del miglioramento atletico neuromuscolare specifico del calciatore, ma quello che ha in più rispetto ad altri volumi simili, è proprio l’approfondimento e il perfezionamento delle qualità atletiche del difensore.

    Infatti, il testo parte da un’analisi dei movimenti tipici del calciatore, per poi passare all’allenamento funzionale generale, all’allenamento neuromuscolare intenso, per poi concludere con diversi mezzi allenanti relativi alla presa di posizione e agli spostamenti del difensore. Sempre più spesso si sentono allenatori lamentarsi della difficoltà dei giocatori di oggi nel saper “marcare a uomo nella propria zona”; ovviamente questo testo non sarà in grado di far diventare tutti i difensori come Virgil van Dijk, ma aiuterà a migliorare 3 aspetti importanti: le qualità neuromuscolari, la presa di posizione e lo spostamento nello spazio. La tempistica, la precisione dell’intervento e il contrasto dovranno essere affidati prevalentemente ad altri mezzi allenanti.

    Il libro inoltre è corredato da un CD che permette di ripercorrere la progressione dello sviluppo delle abilità neuromuscolari (non solo del difensore), dall’allenamento funzionale (squat, affondi, multibalzi, ecc.) a quello estremamente specifico con la palla. Per questo motivo, lo ritengo adatto a tecnici e preparatori atletici che operano dalla categoria Giovanissimi fino agli adulti.

    Il testo, rispetto a quello di Andorlini (sull’allenamento funzionale) è estremamente più specifico per il calcio e non è necessario uno studio approfondito, visto che è quasi interamente composto da esercizi.

    Ultima annotazione, ma non meno importante, è che l’autore ha deciso di rinunciare ai propri proventi della vendita del libro per devolverli a Save the Children.

    Leggere molto è uno dei cammini che conducono all’originalità; uno è tanto più originale e peculiare quanto più conosce ciò che gli altri hanno detto.”

    Miguel de Unamuno

    Yoga e Sport

    (B.K.S. Iyengar)

    Nell’estate del 2019 mi misi alla ricerca di idee e contenuti che mi permettessero di ridurre il rischio di infortuni durante la preparazione pre-campionato nella squadra di cui ero preparatore atletico. Trovandoci in Promozione, il tempo a disposizione prima di affrontare la prima partita ufficiale (Coppa Italia) era di soli 8-9 giorni di allenamento, con circa 1 allenamento al giorno. Per questo andai alla ricerca di pratiche che permettessero di ridurre il rischio di rigidità muscolari e di facilitare il recupero.

    Dopo un a prima ricerca, mi trovai a dover scegliere tra 3 tipi di testi: il primo riguardava il Thai Chi, il secondo la Rieducazione posturale e il terzo lo Yoga; dopo un successivo approfondimento optati per lo Yoga, e non me ne pentii. Infatti, durante la preparazione pre-campionato il numero di infortuni si ridusse rispetto all’anno prima; in particolar modo, riscontrai un numero inferiore di contratture e rigidità nei muscoli del bacino, anca e posteriori della coscia.

    Ma come può aiutare, lo Yoga, a migliorare la performance del calciatore?

    Malgrado non sia possibile approfondire l’argomento in così poco spazio, potete leggere il nostro articolo sul recupero, per comprendere i 2 ambiti (i 2 capitoli dell’articolo) in cui può avere le migliori ripercussioni, cioè:

    • Stretching e recupero
    • Pratica del rilassamento

    Quando ho provato lo yoga, ho capito subito che mi aiutava. Lo yoga non mi ha solo protetto i muscoli, ma mi ha anche allungato la carriera. È una parte importante della mia vita negli ultimi dieci anni.

    Ryan Giggs

    Voglio però precisare che non ho fatto fare Yoga ai calciatori: questo avrebbe dovuto essere eseguito da personale qualificato (per diventare istruttore Yoga è necessario fare diversi corsi) e per sedute di lunga durata. Quello che ho effettuato, è stato prendere alcune posizioni dello Yoga (fondamentalmente quelle che allungavano tutte le catene muscolari) e farle eseguire durante la fase iniziale e finale dell’allenamento.

    Per tutto ciò ho avuto bisogno di un testo che spiegasse in maniera estremamente semplice (ma dettagliato) come inserire questi asana (cioè le posizioni dello Yoga) nel programma d’allenamento. Il libro Sport e Yoga di B.K.S. Iyengar è stato la soluzione di tutto questo; il testo applica lo Yoga a tutte le necessità degli sportivi (recupero, stabilità articolare e posturale, flessibilità/estensibilità, jet lag, ecc.) con spiegazioni chiare e dettagliate in maniera tale da rendere questa pratica adatta a tutti, con posizioni semplificate per gli asana più complessi.

    Non solo, il testo si divide in 2 parti: nella prima vengono accoppiate le diverse esigenze degli sportivi agli asana; nel secondo invece è possibile trovare spiegazioni molto più dettagliate degli stessi asana, raccolti però per tipologia di posizioni.

    Ovviamente non è possibile considerare lo Yoga come la panacea di tutti gli infortuni, ma un approfondimento del testo è in grado di contribuire alla formulazione (ed al perfezionamento) di protocolli preventivi. Ma facciamo un esempio: il Supta Baddha Konasana (a pag. 266 del testo) è un asana in grado di avere effetti profondi nei confronti del recupero (vedi sotto).

    La posizione di sopra, può trovare efficacia a fine allenamento (defaticamento) o, ancor meglio, come pratica da effettuare a casa insieme al Malasana con sgabello (posizione semplificata a pagina 249) e l’Uttanasana al tavolo (posizione semplificata a pagina 223); è sufficiente fare un pdf con le 3 immagini (corredate da brevi descrizioni) e metterle sul gruppo whatsapp della squadra. In questo modo, durante la preparazione e durante l’anno, i giocatori avranno a disposizione un protocollo da effettuare in caso di affaticamenti o anche solamente per migliorare il recupero.

    Ci tengo comunque a precisare che non si tratta di un testo scientifico (malgrado in questi anni le ricerche sugli effetti dello Yoga siano aumentate esponenzialmente), ma comunque di pratiche consolidate da 4000-5000 anni; se sono arrivate fino ai nostri giorni, ci sarà pur un motivo. Il testo inoltre è stato scritto da B.K.S. Iyengar, uno dei massimi esperti di applicazione dello Yoga in ambito sportivo.

    Concludo con un’importante precisazione: per applicare con un minimo di efficacia queste pratiche ai propri giocatori sono necessari 2 prerequisiti:

    1. La voglia di approfondire una tematica dedicando diverse ore di studio al libro in questione; è necessario leggerlo e rileggere le parti che riteniamo più interessanti per trovare i riscontri pratici in riferimento alla funzionalità del movimento (allenamento funzionale e catene muscolari). Non è un testo con esercizi pronti all’uso; se non si ha tempo per studiare ed approfondire questo volume, allora è meglio lasciarlo perdere.
    2. È necessario provare e riprovare (prima su sé stessi) gli asana che si ritengono utili per i propri giocatori, per comprenderne gli effetti, difficoltà e possibili progressioni esecutive.

    Sintetizzando, è un libro che può ampliare la comprensione dei diversi aspetti (non solo atletici) che ruotano intorno al calciatore, ma è necessario studio e dedizione.

    Il buon lettore è come un viaggiatore curioso: ogni libro scelto rappresenta l’inizio di un viaggio dove poter esplorare nuovi mondi e arricchire la propria mente.”

    Emanuela Breda

    laltrametodologia.com

    (Roberto Colli)

    Chiudiamo questo elenco con un “consiglio a 5 stelle”, cioè il sito laltrametodologia.com di Roberto Colli; non è un libro, ma un blog con contenuti audio-video didattici sulla preparazione atletica del calciatore (e non solo) di altissima qualità. Il costo dell’abbonamento è estremamente ridotto (20 Euro annui), e permette l’accesso, per tutta la durata dell’abbonamento, a tutti gli audio-video didattici dal 2011 (con 40-45 nuovi audio-video ogni anno) ad oggi.

    Ma quali sono i contenuti così unici che offre questo blog?

    È difficile rispondere in poche righe, per questo mi limiterò a indicare cosa è significato per me, avere l’opportunità di seguire questo blog: prima di tutto, già dal 2011, mi ha fatto comprendere il modello funzionale del calciatore grazie una visione moderna della match analisys basata su tanti parametri, primo tra tutti la potenza metabolica; il tutto in un periodo in cui, per diversi anni, diverse ricerche basavano ancora le fasi intense della partita solamente sulla velocità.

    Comprendere il come si sposta un calciatore in campo ed a quali intensità, è un elemento fondamentale per strutturare gli allenamenti, al fine di non rischiare di perdere tempo in stimoli allenanti poco proficui; gli strumenti che permettono di avere questi dati sono estremamente sofisticati, ma nel blog sono trattati con semplicità, come in una lezione universitaria.

    Non solo, sono approfonditi anche i mezzi allenanti (a secco e con palla) monitorati con GPS (e software per il trattamento dei dati) al fine di comprendere quanto questi aderiscono al modello funzionale del calciatore. Anche gli aspetti biomeccanici dei gesti del calciatore vengono approfonditi con moderni strumenti valutativi.

    Per me che lavoro in ambito dilettantistico (con pochi mezzi e tempo a disposizione), è stato fonte di ispirazione di tantissimi protocolli allenanti e valutativi (di tipo rettangolare); grazie ai 2 file sull’intermittente (quello a navetta e quello lineare) sono riuscito a strutturare programmi per la potenza aerobica che mi permettono di mantenere la potenza metabolica costante, ma variare le fasi intese, le pause, le distanze, sfruttando tratti rettilinei o a navetta.

    Grazie al file sui cambi di direzione, sono riuscito a modulare questi mezzi allenanti al fine di dare più risalto alla forza o alla rapidità.  Mi ha permesso di capire quali sono le varianti che possono incidere sul carico allenante e di conseguenza sul rendimento del giocatore.

    Ma come gestire l’elevata mole di informazioni presente in questo blog? Semplice, usando il motore di ricerca interno e inserendo le parole chiave, altrimenti scorrendo il menù Categorie.

    Chi ha conseguito il proprio percorso universitario è necessario che continui a studiare (anche su supporti video) per rimanere aggiornato, ed abbinare le nuove conoscenze, all’esperienza che man mano arricchisce le competenze di ogni preparatore atletico.

    Allenare è un’arte che non si basa solo sulla scienza, ma anche sull’intuito e sull’osservazione non codificabile

    laltrametodologia.com

    Il calcio per principio

    (Giuseppe Rauso)

    Il calcio per principio non è un testo che tratta di preparazione atletica, ma è un libro utilissimo per i preparatori atletici; infatti, come abbiamo visto nel nostro post dedicato al ritmo partita, è fondamentale che il preparatore atletico sia in grado strutturare partite a tema (sia SSG che Large Sided Games) in cui l’intensità si fonda con i principi di gioco.

    Di conseguenza è necessario che sia in grado non solamente di saper gestire le variabili che incidono sull’intensità (metabolica e neuromuscolare), ma anche quelle che facilitano l’apprendimento di determinati obiettivi di gioco.

    Questo libro, in tale contesto, è molto utile perché tratta in maniera semplice e soddisfacente i vari principi, e successivamente popone le esercitazioni in grado di allenarle nel modo migliore dal punto di vista tecnico/tattico; a questo punto, il preparatore dovrà semplicemente saper modulare le altre variabili (dimensioni, numero tocchi ed altre regole) in grado di dare alla partita a tema l’intensità desiderata a seconda del momento della settimana.

    Con le dovute semplificazioni, per principi di gioco si intende:

    • La fase offensiva: costruzione dal basso, sviluppo e finalizzazione
    • Transizione difensiva: riconquista immediata della palla e copertura/protezione della porta
    • La fase difensiva: pressing organizzato, movimenti della linea difensiva ed abilità specifiche del difensore.
    • Transizione offensiva: riattacco immediato e consolidamento.

    Avendo queste competenze trasversali, il preparatore atletico (anche in un contesto dilettantistico) sarà in grado di influenzare non solamente la condizione atletica specifica dei giocatori, ma anche l’apprendimento dei principi di gioco, con importanti implicazioni sul modo di giocare della squadra.

    A differenza di Ludo Tattica (altro libro estremamente interessante sull’argomento) questo testo di Giuseppe Rauso è probabilmente più semplice e didattico, magari adatto a quei preparatori che “non hanno giocato in categoria” da giovani, e hanno un maggior bisogno di approfondire i concetti dal punto di vista didattico.

    Il calcio per principio può tornare utile anche nei settori giovanili, ma solo nel contesti a 11 (dai Giovanissimi in avanti), perché non sono contemplati il gioco a 7 e a 9.

    il calcio per principio

    “Leggere significa prendere in prestito; tirare fuori qualcosa di nuovo da ciò che si è letto, significa ripagare il debito.”

    Georg Chistoph Lichtenberge

    Allenamento della forza e coordinazione

    (Frans Bosch)

    Il testo di Frans Bosch permette di comprendere una visione estremamente più completa dell’allenamento della forza rispetto agli altri testi.

    Come preparatore atletico nell’abito del calcio e del running, mi ha permesso di capire l’importanza della variabilità degli stimoli allenanti e riconoscere il valore coordinativo (transfert) degli stimoli che riguardano la forza. Il tutto ricorrendo agli elementi della biomeccanica e delle neuroscienze applicate allo sport.

    Riporto sotto 3 concetti di rilevante importanza espressi dall’autore:

    • Il riconoscimento degli attrattori e fluttuatori in funzione dei gesti motori: gli attrattori sono quelle componenti invariabili del gesto, quelle che determinano l’economia e la stabilità. I fluttuatori invece sono quelle componenti del movimento che permettono di adattarsi alle condizioni ambientali e di gioco. Potete leggere un esempio di applicazione nell’ambito della corsa del calciatore.
    • Il concetto dell’allenamento integrato: gli stimoli devono essere il più possibile basati sul transfert, cioè sulla capacità di migliorare i movimenti della disciplina praticata, in termini di velocità, precisione ed economia. Si concentra primariamente sull’apprendimento piuttosto che sugli indici di forza, pur riconoscendo l’importanza di stimoli “meno specifici” in alcuni casi (ad esempio il potenziamento dei posteriori della coscia).
    • Gli esercizi proposti: la “girata in equilibrio” (con relative varianti) è sicuramente il movimento di potenziamento più conosciuto dell’autore, ma ne propone tanti altri, basati sul principio del trasfert.

    Da quanto scritto finora potete immagine quanto sia un testo assolutamente da avere per tutti quelli che si occupano dell’allenamento delle qualità neuromuscolari nello sport.

    Ma non è un libro facile da leggere; questo non per la complessità dei concetti (peraltro spiegati con esempi che semplificano la comprensione) ma per il fatto che è lungo più di 350 pagine. Inoltre in diversi punti è ripetitivo.

    Riporto di seguito quella che è, a mio parere, la migliore strategia di lettura: consiglio di leggerlo la prima volta semplicemente sottolineando i paragrafi (e le parti) che si ritengono fondamentali. In questo modo si potrà successivamente rivedere, focalizzandosi sui punti (sottolineati) che sono emersi come salienti nella prima lettura. Sarà quindi più facile organizzare le idee e farle proprie per implementarle nella propria professione.

    Concludo questa recensione con il consiglio assoluto di leggerlo (per i contenuti unici presenti all’interno), ma con la consapevolezza che porterà via molto tempo.

    È quindi un testo adatto a chi ha voglia di migliorarsi studiando approfonditamente e mettendo in discussione la propria esperienza, ma non è un libro semplice e pratico.

    Quanti uomini hanno datato l’inizio di una nuova era della loro vita dalla lettura di un libro.”

    Henry David Thoreau

    La corsa del calciatore. Didattica, tecnica, esercitazioni per giovani ed adulti

    (Toffolutti M, Di Luca M)

    Questo testo recente (2021) approfondisce una tematica molto trascurata, cioè la tecnica di corsa del calciatore; l’utilizzo eccessivo di esercitazioni sempre più specifiche, rischia di fornire stimoli che non fanno altro che ridurre il bagaglio motorio del calciatore. Mi spiego meglio; la variabilità a cui si va incontro in una partita di calcio richiede un’elevata padronanza dei gesti motori di base come quello della corsa. Solo in questo modo il giocatore si saprà adattare alle tantissime situazioni a cui può andare incontro.

    Faccio un semplice esempio; per la caratteristica della disciplina (fatta di molte accelerazioni) i calciatori tendono a correre in overstriding (in questo articolo è possibile trovare una descrizione dettagliata del concetto), cioè impattando con il piede troppo avanti al baricentro.

    Questo non è un problema in fase accelerativa, ma lo è in fase di corsa veloce, cioè quella condizione tipica delle segnature. Non solo, questo tipo di corsa predispone facilmente ad infortuni.

    È quindi evidente che il calciatore deve essere in grado di gestire il gesto della corsa in condizioni estremamente diversificate; non a caso, in questo testo gli autori non solamente presentano progressioni esecutive per correre meglio, ma anche esercizi per creare quegli adattamenti in grado di rendere la corsa del calciatore versatile ed adattabile alle varie situazioni a cui può andare incontro.

    La parte testuale è correlata da immagini esplicative estremamente chiare, con accanto i QR Code grazie ai quali è anche possibile visionare i video. È adatto sia a chi opera con le prime squadre che con chi allena nei settori giovanili, dove i margini di miglioramento dei gesti motori sono molto più evidenti.

    Ebbene sì, sono il primo che ha scritto più libri di quanti ne abbia letti.”

    Antonio Cassano

    Allenamento funzionale applicato allo sport

    (Michael Boyle)

    Questo testo appartiene alla categoria “bisogna assolutamente leggerlo” (infatti do 5 stelle) in quanto affronta l’allenamento funzionale in maniera estremamente chiara, semplice, e soprattutto finalizzato al miglioramento prestativo negli sport.

    Rispetto al testo di Andorlini (vedi sopra), è meno accademico, ma molto più pratico; non fornisce le basi teoriche per creare un percorso di programma funzionale, ma lo formula direttamente; questo può essere un pregio (perché l’acquisizione di conoscenze è immediata), ma anche un possibile difetto (non fornisce basi teoriche particolarmente dettagliate).

    Le molteplici immagini e l’accesso alla “biblioteca video” permettono di acquisire passo passo tutti i movimenti ed i protocolli, con tanti esempi ed approfondimenti estremamente preziosi.

    Un aspetto che ho apprezzato particolarmente è l’approfondimento della funzione addominale, in quanto centrata prevalentemente sulla capacità di questi muscoli di “stabilizzare il core”, piuttosto che essere dei “generatori di movimento”; è un discorso complesso (trovate un approfondimento nel nostro articolo sulla core stability), ma estremamente trascurato in preparazione atletica. Allenare “male” gli addominali significa incrementare il rischio di infortuni, anziché diminuirlo.

    Il libro si articola in più parti, semplificando enormemente la complessità a cui si potrebbe andare incontro quando si parla di allenamento funzionale. Mobilità, riscaldamento, forza arti inferiori, core, forza arti superiori, pliometria e sollevamenti olimpici sono le parti in cui è suddiviso.

    Altri elementi che ho particolarmente apprezzato sono la valorizzazione del lavoro monopodalico (quello bipodalico serve ben poco negli sport in cui la corsa è un aspetto predominante), l’approccio estremamente graduale ai lavori pliometrici ed il fatto di porre la riduzione del rischio di infortunio davanti all’aspetto prestativo.

    Lo consiglio vivamente a tutti quelli che si occupano di preparazione atletica nello sport.

    Altre pubblicazioni

    Potete trovare altri testi interessanti nel nostro post dedicato ai libri per i runner; in particolar modo il testo di Tom Michaud (Injury free running) permette di acquisire competenze trasversali, ma molto utili, riguardanti la tecnica di corsa e gli infortuni. Infatti, anche nel calcio c’è sempre più la consapevolezza dell’importanza della tecnica di corsa, sia in funzione del rendimento della motricità, che dal punto di vista della prevenzione di infortuni. Questo libro (in Inglese) è quello attualmente approfondisce con maggiori dettagli questo fondamentale argomento.

    Altri testi che ritengo importanti sono quelli di Luca Mazzucchelli sulla gestione del tempo e crescita personale. Tutti sappiamo quanto sia importante capire e farci capire dai giocatori e dagli altri membri dello staff; comunicare efficacemente, essere empatici e credere in quello che si fa sono elementi fondamentali in qualsiasi professione, ma lo sono ancor di più quando si devono gestire gruppi di persone. Se vogliamo avere un impatto positivo sui nostri giocatori, dobbiamo essere i primi a metterci in discussione.

    La bontà di un uomo non si identifica dai risultati che ha ottenuto, ma dai risultati delle persone con cui è venuto a contatto

    Luca Mazzucchelli

    Per le case editrici

    Potete inviare le vostre pubblicazioni contattando Luca (melsh76@libero.it); sicuramente verranno lette, ma le recensioni verranno pubblicate solamente nel caso in cui rientrino nei criteri da noi stabiliti.

    Aggiorniamo periodicamente questa pagina (è sufficiente controllare la data ad inizio articolo); se volete rimanere aggiornati su questa pagina e sui post da noi pubblicati, connettiti al mio profilo linkedin.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960, preparatore atletico AC Sorbolo ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it

  2. Preparazione atletica calcio: la potenza è nulla senza controllo

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    (Aggiornato al 02/06/2023)

    Una delle differenze principali tra dilettanti e professionisti, è che quest’ultimi riescono ad avere una migliore efficienza energetica nei contesti di gioco; siamo giunti a questa conclusione in un precedente post, estrapolando quello che emerge dalla bibliografia internazionale e confrontando un protocollo di dilettanti con quello della Juve.

    Sostanzialmente significa che i professionisti non hanno una potenza aerobica nettamente superiore in un contesto di “corsa dritta”, ma riescono a spendere meno energie in un contesto di gioco (cioè con tanti cambi di direzione) e sono più coordinati e precisi nei movimenti (anche quelli senza palla).

    Per chi allena nei dilettanti questi sono spunti interessanti per quanto riguarda i marginal gains dei propri giocatori.

    In altre parole, sono questi i punti su cui poter lavorare per fare la differenza in contesto dilettantistico?

    Sicuramente il rendere l’allenamento il più possibile specifico può aiutare ad ottimizzare il tempo a disposizione; ciò significherebbe utilizzare il più possibile la palla in contesto di gioco.

    Ma la storia dell’allenamento del calcio dice che non è sempre la soluzione ideale; infatti, dal nostro post sulla potenza metabolica sappiamo che:

    • L’utilizzo esclusivo della palla non consente lo sviluppo ed il mantenimento delle qualità atletiche al pari del lavoro a secco
    • In un’esercitazione con palla l’intensità tende a calare con il passare del tempo (all’interno di ogni ripetizione)
    • Gli stimoli allenanti (con palla) non sono uniformi, e non è detto che tutti i calciatori raggiungano la giusta soglia allenante (Dello Iacono et al 2022).

    È quindi evidente (e non scopriamo l’acqua calda) che l’allenamento ideale sia quello che miscela adeguatamente il lavoro a secco con quello specifico (cioè con palla). Più precisamente ci si aspetta di innalzare le qualità atletico-coordinative (compresa la riduzione infortuni) a secco, per poi trasformarle in abilità specifiche con il lavoro a secco.

    Ovviamente non esiste una ricetta che vale per tutti, ed il preparatore atletico (soprattutto in contesti dilettantistici) deve primariamente partire dalla propria esperienza, per poi arricchirla con lo studio e l’approfondimento.

    In questo post vedremo 2 approfondimenti che spero troverete interessanti: il primo è sulla differenza allenate tra il lavoro aerobico e quello di Speed Endurance. Il secondo è sull’allenamento specifico, in particolar modo la differenza tra Small Sided Games (SSG) e Large Sided Games (LSG).

    Allenamento aerobico o Speed endurance: quale il più efficace?

    Calciatori di livello maggiore risentono meno della fatica nei finali di partita (Rampinini et al 2011) ed eseguono più corse ad alta intensità rispetto a quelli di livello inferiore (Mohr et al 2003).

    Questo non dice nulla di nuovo, in quanto evidenzia come le componenti aerobiche nel calcio abbiano una certa importanza; ma, come abbiamo visto sopra, è l’efficienza di corsa (cioè lo spendere poca energia ad eseguire i movimenti di gioco) ad essere molto importante, in particolar modo in contesti motori vari (cambi di direzione, accelerazioni/decelerazioni, ecc.).

    Ma è meglio il lavoro aerobico classico o quello di Speed Endurance?

    Una pubblicazione molto recente (Hostrup et al 2023) ci viene in aiuto, approfondendo e confrontando le caratteristiche di questi mezzi allenanti.

    Prima di trarre alcune conclusioni, mi soffermo sulle caratteristiche di questi mezzi allenanti a secco. Per allenamento aerobico si intendono qui lavori (fartlek, intermittenti, navette aerobiche, ecc.) in cui l’intensità fisiologica (consumo di ossigeno) è medio-alta, ma quella muscolare non è massimale. Ovviamente non si tratta dei classici mezzi lineari che fanno i runner, ma percorsi e strutture allenanti che prevedono cambi di direzione e velocità, per dare stimoli il più possibile aderenti al modello funzionale del calcio. Ne trovate un’ampia raccolta nel documento scaricabile del nostro Canale telegram gratuito dedicato alla preparazione atletica dei dilettanti.

    Per Speed endurance (SET) invece, si intendono quei protocolli in cui l’intensità neuromuscolare è quasi massimale (o massimale), con dei recuperi ampi da fermo. Di questa, ne troviamo 2 varianti che possono essere contestualizzate nell’allenamento del calcio; con le dovute semplificazioni sono:

    • SET-P (Speed Endurance Training Production): sforzi massimali o quasi massimali di durata inferiori ai 40” (io mi assesterei sui 10-15”) con recuperi 5-8 volte superiori. Solitamente sono percorsi con cambi di direzione.
    • SET-M (Speed Endurance Training Manteniance): sforzi sottomassimali di 5-90” con recupero da 1:2 a 1:5. Personalmente, a livello dilettantistico, utilizzerei sforzi di 10-15”.

    Allenamento aerobico calcio speed endurance training

    Ma prima di riportare le conclusioni degli autori dello studio, faccio un paio di esempi di protocolli di SET per avere le idee più chiare sulle caratteristiche dei protocolli.

    Un paio di esempi di SET

    Nell’immagine sotto vediamo un esempio di SET-P; si corre ad intensità massimale (o quasi) il percorso con 6 cambi di direzione di 90°; visto che il tempo di percorrenza dovrebbe essere di 9-12”, il recupero potrebbe essere di 60”.

    Calcio cambio di direzione

    Alcuni potrebbero catalogarlo come allenamento di forza; e infatti fornisce anche stimoli molto importanti per le qualità neuromuscolari specifiche. Potrebbe essere organizzato in una o più serie di 6 ripetizioni, con pausa 2’ tra le serie.

    Un esempio di SET-M invece, potrebbe essere il lavoro dell’immagine sotto proposta da Fabio Cavargini in un nostro articolo.

    Elevate potenze e velocità calcio

    Sostanzialmente si alternano navette a tratti lineari (possibilmente in meno di 10”) con recuperi di circa 3 volte lo sforzo.

    La differenza principale (oltre ai gesti motori effettuati) tra le 2 strutture proposte è il tempo di recupero; nel primo (SET-P) è circa 5/6 volte lo sforzo, mentre nel secondo (SET-M) circa 3 volte. Ovviamente la differenza è anche l’intensità con i quali vengono effettuati, che richiedono tempi di recupero differenti.

    Personalmente, a livello dilettantistico eviterei di fare ripetizioni di SET di durata eccessiva (oltre i 20”) perché non sarebbero sforzi facili da gestire da parte dei giocatori, in quanto hanno caratteristiche che (seppur allenanti) non vengono incontrate in partita ed allenamento.

    Queste forme allenanti non sembrerebbe apparentemente fornire stimoli che vadano ad allenare le componenti aerobiche, ma invece lo fanno; nell’immagine sotto (tratta da Laursen et al 2010) è possibile comprendere come sia sforzi di “durata” che di “intensità” vanno a stimolare il PGC-1α, un importante coattivatore di trascrizione delle componenti del metabolismo aerobico.

    Come allenare potenza aerobica calcio
    Immagine tratta da https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/j.1600-0838.2010.01184.x

    In sostanza questo tipo di allenanti, rispetto a quelli aerobici, presentano una maggior attivazione neuromuscolare, ma un minor consumo di ossigeno; malgrado questo sono efficaci nello stimolare il sistema aerobico.

    In sostanza, allenamento aerobico o SET?

    Riprendiamo ora in mano la ricerca che abbiamo citato sopra (Hostrup et al 2023) e vediamo le conclusioni a cui giungono gli autori.

    Ovviamente non è possibile indicare quale sia meglio…perché tutto dipende dal contesto; ma comprendendo appieno le caratteristiche di questi 2 mezzi allenanti, avremo una conoscenza che permetterà di gestire al meglio l’allenamento a secco in base alle esigenze.

    Infatti, lo studio citato (che non è altro una revisione di diverse ricerche precedenti) giunge alla conclusione che entrambi producono miglioramenti prestativi in test ritenuti specifici per il gioco del calcio…cioè basati su sforzi intermittenti con navette (come lo Yo-yo Intermittent recovery test).

    Ma con tutta probabilità i lavori aerobici agiscono principalmente sulla parte metabolica, mentre i SET sull’efficienza di corsa.

    A parte queste differenze, quelli aerobici hanno sicuramente un minor impatto sulle componenti neuromuscolari; ciò li rende meno allenanti per “forza ed esplosività”, ma si recuperano molto velocemente. Consentono, soprattutto nella prima parte della stagione, di “costruire” la condizione di forma; utilissimi quindi in preparazione. Inoltre, quelli di intensità media velocizzano il recupero.

    I SET invece, possiamo definirli più “completi” in quanto hanno anche un maggior impatto neuromuscolare, ma producono un maggior affaticamento e necessitano di maggior tempo per il recupero.

    Gli autori consigliano infine che i lavori aerobici dovrebbero essere effettuati in predominanza rispetto ai SET, che a loro volte sarebbe ideale proporli solo quando i giocatori hanno raggiunto una condizione di forma ottimale, cioè non prima della 3-5° giornata di campionato.

    È importante non confondere i SET con gli allenamenti per la rapidità, per la velocità o per l’alta intensità nei cambi di direzioneanche se possono avere effetto allenante sovrapponibile. Questi 3 elementi è importante siano adeguatamente allenati in settimana, con i mezzi a secco oppure con palla.

    Speed endurance training calcio

    Solo per fare un esempio, per una squadra che si allena 3 volte a settimana, i lavori aerobici è consigliabile farli nel primo allenamento settimanale, mentre i SET nel secondo (i SET-P soprattutto…i SET-M possono essere fatti anche nel primo, a mio parere).

    Ovviamente è poi da tenere in considerazione anche il lavoro con palla; cito un paio di esempi dovuti alla mia esperienza personale.

    Mi è capitato di lavorare con un mister (in Promozione, 3 allenamenti a settimana) che nel secondo allenamento settimanale proponeva diversi mezzi allenanti con palla ad alta intensità (su campi di dimensioni non elevate). È evidente che in questo caso non aveva tanto senso fare i SET, quanto invece utilizzare il lavoro aerobico (con un elevato volume) nel primo allenamento settimanale. Questo permetteva di recuperare lo sforzo della domenica e presentarsi al secondo allenamento sufficientemente freschi per affrontare le partitelle/possessi ad alta intensità. In più, ovviamente, aggiungevo degli sprint in quanto su spazi stretti non si lavorava sufficientemente ad alte velocità.

    Mi è capitato invece di lavorare con un altro mister (sempre stessa categoria) che non effettuava lavori con palla ad alta intensità; in questi casi, veniva proposto il lavoro di SET-P il secondo allenamento settimanale, mentre nel primo non esageravamo con il lavoro aerobico a secco per non togliere troppo tempo al lavoro specifico con palla. Infatti, anche se nei SET il volume delle fasi attive è breve (poche decine di secondi), il recupero è più lungo, e di conseguenza porta via diverso tempo al resto dell’allenamento.

    Prima di passare al “capitolo della palla”, cerco di riassumere concettualmente in maniera schematica quello che non bisogna mai trascurare in settimana:

    • Gli stimoli aerobici considerando sia la parte fatta con palla che a secco; in ogni modo, soprattutto in un contesto dilettantistico, è difficile raggiungere un volume adeguato solo con palla per i motivi indicati sopra. Non sono solo i lavori aerobici, ma anche quelli di SET a stimolare questo tipo di qualità; l’importante è somministrare gli stimoli adeguati al momento della settimana e nel contesto di riduzione del rischio di infortuni (vedi ultimo punto).
    • Dal punto di vista neuromuscolare, è invece importante effettuare, in settimana, lavori ad alta intensità lineare (sprint), con cambi di direzione (CdD) e per la rapidità; anche con palla si stimolano queste qualità, ma solo parzialmente. Per questo motivo è necessario aggiungere stimoli a secco considerando anche gli stimoli con palla. A mio parere è ottimo aggiungere anche lavori coordinativi ad alta difficoltà.
    • Per ogni mezzo allenante utilizzato è anche da considerare l’effetto nei confronti dell’incidenza degli infortuni. A parte i lavori individualizzati, sono quelli a secco (alternando adeguatamente carico e recupero) a conferire un’ottima prevenzione degli infortuni.

    Allenamento atletico con palla: Small side games o Large side games?

    Partite su spazi ridotti o partite su spazi più simili a quelli di gara?

    Ormai è assodato che la lacuna principale degli “Small Sided Games” (SSG) è quella di limitare i tratti di corsa ad alta velocità (ne abbiamo parlato più volte); questa problematica viene solitamente eliminata facendo gli sprint in allenamento.

    Ma è l’unica “lacuna” degli SSG?

    Siamo sicuri che giocando (in allenamento) su spazi tendenzialmente ridotti (anche la partitella su metacampo) non si vadano a limitare altri aspetti della performance?

    A queste domande, risponde in maniera abbastanza esauriente un’interessante ricerca di Owen et al 2014, che suddivide le dimensioni dei campi in base a questo raffigurato sotto.

    Dimensioni small sided games e large sided games
    Immagine tratta da Owen et al 2014: Physical and Technical Comparisons between Various-Sided Games within Professional Soccer. International Journal of Sports Medicine

    Lo studio è molto interessante, perché non valuta solo le differenze in termini atletici, ma anche tecnico-tattici; riassumo e semplifico sotto le conclusioni:

    • Negli SSG (Small Sided Games) il ritmo di gioco è superiore in quanto si tende a giocare (spontaneamente) con meno tocchi, il tempo a contatto con la palla è inferiore, ci sono più dribbling e tiri in porta. Di contro, la palla si muove meno velocemente.
    • Nei LSG (Large Sided Games) sono presenti più tratti di corsa ad alta velocità; non solo, attaccanti e difensori vengono esposti a situazioni più specifiche (soprattutto lanci e palle alte)

    Qual è il “messaggio da portare a casa” da questa ricerca?

    A mio parere, se si vuole lavorare sulla tecnica, sulle qualità aerobiche e sulle “situazioni di metacampo”, gli SSG sono i format ideali; non vanno però trascurati i LSG in quanto propongono situazioni di alta velocità e tattiche (per difensori ed attaccanti) che gli SSG non allenano.

    Differenze small sided games e large sided games

    Quindi, ad esempio, se la squadra è poco produttiva in fase realizzativa, non è detto che la soluzione sia quella di continuare a fare degli 11c0 (o simili) o tiri in porta, quanto invece aumentare le dimensioni del campo per proporre situazioni più simili a quelle di partita (LSG).

    Ovvio che LSG propongono anche sforzi neuromuscolari di maggiore intensità, quindi vanno introdotti in momenti della settimana in cui non si è stanchi e non si è troppo a ridosso della partita…idealmente nel secondo allenamento settimanale in caso di 3 sedute.

    Ma attenzione, non possono essere solamente le dimensioni dei campi (o il numero di giocatori) a determinare la finalità allenante di una partita a tema, ma anche il “tema” stesso della partita.

    Voglio allenare il possesso, oppure la partenza dal basso, la difesa, oppure la finalizzazione?

    Questi obbiettivi determinano delle varianti all’interno dell’esercitazione (porte, porticine, mete, aree, Jolly, sponde, ecc.) che non devono essere trascurate.

    Per chi vuole approfondire le tematiche tecnico/tattiche dei lavori con palla, consiglio il libro Ludo tattica di Giovanni Garofalo di cui trovate la recensione a questo link.

    Applicazioni ed esempi pratici

    Il primo riscontro pratico su cui mi vorrei soffermare è la partitella d’allenamento; questa viene solitamente fatta su metacampo. Considerando le dimensioni di un campo d’allenamento di una squadra dilettantistica, nel migliore dei casi si giocherà un 10c10 su un campo di 50x60m, cioè di 3000m². Lo spazio medio per giocatore sarà di 150 m², di certo non specifico nei confronti di una partita domenicale, in cui lo spazio è doppio (perché si gioca a tuttocampo, e non a metacampo).

    È quindi evidente come la tipologia di azioni che si produrranno nella partitella non saranno speculari a quelle della partita domenicale; mancheranno in particolar modo lanci e passaggi in profondità, oltre a palle alte tipiche del match.

    Ciò non significa che tutte le partitelle andranno fatte a campo intero, ma considerare che settimanalmente è necessario lavorare su tutti gli aspetti che i giocatori incontreranno poi la domenica. Di norma, partite a campo intero (o quasi) sono da preferire quando i giocatori sono sufficientemente freschi e non a ridosso della partita.

    Con le dovute semplificazioni, possiamo affermare come gli SSG (o partitelle su campi stretti) sono maggiormente allenanti per le fasi di gioco tipiche della metacampo (alti ritmi di gioco), mentre i LSG più adeguati alle situazioni di finalizzazione e difesa della porta.

    Gli SSG possono anche essere utilizzati per fare un ottimo lavoro aerobico/neuromuscolare con palla; anche se lo stimolo allenante sarà eterogeneo (non tutti i calciatori giocano con la stessa intensità) sarà comunque un lavoro estremamente specifico per trasformare le diverse qualità atletiche (resistenza e rapidità) in qualità altamente specifiche. Possiamo considerarli delle vere e proprie esercitazioni ad alto transfert per le condizioni tipiche di “metacampo”; difficilmente potranno però incrementare le qualità atletiche, per le quali servono i lavori a secco.

    Riporto di seguito un paio di esercitazioni che utilizzo a livello dilettantistico che, per esperienza personale, portano un ottimo transfert.

    • Il primo è un semplice possesso palla a 2 squadre (no jolly e sponde) 35x40m (9c9); probabilmente non raggiunge il massimo della specificità, ma impone una continua concentrazione da parte di tutti i giocatori (perché la palla è sempre resa disponibile) e la ricerca dello spazio. È bene che l’allenatore si focalizzi sul recupero immediato della palla e la pressione sul portatore e appoggi.
    • Il secondo è uno SSG 4c4 o 5c5 (palla sempre disponibile): ad esempio, un 4c4 (in 30x35m) o un 5c5 (in 40x33m) con 2 porte piccole per squadra obbliga tutti i giocatori ad essere sempre coinvolti nell’azione, incrementandone l’effetto allenante rispetto ad un 9c9 o 8c8, nel quale si userebbe solo un pallone.

    Questi 2 mezzi allenanti li ritengo molto utili per le situazioni tipiche di metacampo in cui è preponderante la pressione e gli spazi stretti.

    Se si vuole invece optare per uno spazio maggiore (LSG), propongo questa la struttura di base raffigurata sotto che può essere modificata in base alle esigenze tecnico tattiche; trovate l’approfondimento nel post dedicato a questa esercitazione tecnico/tattica.

    Esercitazione tecnico tattica

    È quindi ovvio come nell’organizzare un lavoro con palla, il primo step deve essere quello di decidere l’impronta tecnico tattica, considerando il momento della settimana.

    In secondo luogo, si deciderà l’aspetto di natura atletica; voglio lavorare particolarmente la potenza aerobica? Oppure le azioni ad alta velocità? Oppure i cambi di direzione?

    L’immagine sotto semplifica come variando alcuni elementi di regole e spazi si modificano i parametri atletici dell’esercitazione.

    Allenamento atletico con palla varianti

    È comunque da ricordare come sia fondamentale anche l’esperienza dello staff nel comprendere se un’esercitazione sia utile o meno per il gruppo che allena.

    Mi sento anche di aggiungere come la ripetitività delle sedute (“fare sempre le stesse cose”) limita l’apprendimento e le motivazioni, oltre ad abbassare progressivamente (seduta dopo seduta) i ritmi delle esercitazioni.

    Conclusioni ed applicazioni pratiche

    Le esercitazioni con palla devono tenere in considerazione 3 fattori:

    • Il momento della settimana; le caratteristiche del martedì non saranno mai quelle del mercoledì o del venerdì.
    • Le esigenze del mister: la guida tecnico/tattica deve avere la precedenza.
    • L’aspetto atletico: solo alla fine si decidono quelle piccole modifiche all’esercitazione (dimensioni del campo, numero di tocchi, ecc.) che determinano principalmente la parte atletica.

    Alla fine di tutto questo, si pianificano i lavori a secco per compensare quello non fatto con la palla, incrementare il potenziale atletico dei calciatori (se necessario) e per ridurre il rischio di infortuni.

    Le qualità atletiche devono quindi tenere in considerazione del potenziale aerobico (soprattutto in riferimento all’efficienza dei gesti atletici), quello neuromuscolare (alte potenze e rapidità) e tutto quello fatto per ridurre il rischio di infortuni (coordinazione e lavoro funzionale). Queste sono poi legate le une alle altre.

    Quello citato sopra è il metodo di lavoro che preferisco (nei dilettanti); se ti è piaciuto questo articolo e vuoi rimanere informato sulle nostre pubblicazioni ed aggiornamenti, collegati gratuitamente al nostro Canale Telegram preparazione atletica dilettanti. In più potrai scaricare il nostro “ricettario” sui mezzi e metodologie d’allenamento proprio per i settori dilettantistici.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio MT1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it

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