Tag Archive: meritocrazia

  1. Aiuto! (Calcio, persone e meritocrazia)

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    Amiamo il calcio, ma più in generale lo sport. Avremmo voluto che le cose fossero andate diversamente, che lo sport si differenziasse dalla vita di tutti i giorni. Ma è solo utopia, poiché tutto, è subordinato, alla vita di tutti i giorni.

    Isole felici non esistono, o forse sono poche e quindi si rendono invisibili ai nostri occhi rassegnati.

    No ai raccomandatiAbbiamo fatto calcio, abbiamo cercato di farlo, sempre in mezzo a mille difficoltà, sempre ostacolati da qualcosa, da qualcuno, ma non ci siamo mai arresi, con ostinazione, con passione, abbiamo cercato di raggiungere gli obiettivi che volevamo raggiungere, a volte ci siamo riusciti, altre volte forse, no.

    Qualcuno, giustamente, chi occupa i posti dove si decide, dice che il calcio si costruisce dal basso, dai ragazzi, dai giovani. Specie in questo momento, di crisi mondiale, sarebbe bello che tutti ci rimboccassimo le maniche e cominciassimo a lavorare per “costruirci”, garantirci un futuro calcistico con i nostri giovani.

    Ma per far questo, ci vorrebbero tante cose, o forse sarebbe meglio dire ci vorrebbero i miracoli, a cominciare dalle STRUTTURE, da abbinare agli UOMINI.

    Le idee ci sono, e anche tante, le persone giuste, ci sono, ma mancano le cose essenziali, le SOCIETA’.

    O meglio le SOCIETA’ ci sono, ma andrebbero riviste le conduzioni.

    Gente che si improvvisa presidente, direttore tecnico o altro, che prospettano grandi progetti, grandi idee, grandi proponimenti per finire poi, comunque nel tunnel dell’arroganza, della presunzione, di voler fare tutto d

    a soli senza fidarsi di chi sicuramente ne sa più di loro.

    E poi ormai ci si è rassegnati a non essere “spinti” da persone importanti, da persone che alzano il telefono e fanno il nome giusto alla persona giusta, non importa, se l’assistito non è GIUSTO.

    imageEcco, se uno è bravo ma non ha santi in paradiso, rimane al palo, se dice e cerca di fare le cose giuste per la società in cui lavora viene tacciato per presuntuoso, per arrogante, per non dire pazzo, e viene messo da parte.

    Invece, se uno costa poco, si accontenta, magari porta qualche sponsor, e magari è amico di “QUELLO”, può far parte della società, non importa se poi magari è incompetente.

    Oggi più che mai non si può sbagliare, nella scelta dell’uomo, poiché hai bisogno di persone che non facciano perdere credibilità ma di farla acquisire, per alzarsi rispetto agli altri, che vendono solo fumo e fanno tanti danni.

    Meritocrazia è una parola che non ha mai trovato posto nel vocabolario della lingua italiana, ma se si va sotto la lettera R esiste una pagina dedicata alla parola RACCOMANDAZIONE, RACCOMANDATO.

    Nicola Amandonico

  2. Amarcord e riflessioni

    1 Comment

    Il calcio è cambiato…

    Tempo fa ti venivano a prendere per la strada o ti chiedevano di andare a giocare perché vedevano in te delle doti. Una borsa, una tuta, il far parte di un gruppo di bambini o ragazzi con dei colori in comune. Era tutto.

    Ora vi sono molti ragazzini che vengono portati al campo anche contro la loro volontà, con scarpe colorate e fascia tergi capelli sulla zazzera.

    Doti? Se ne vedono pochine!

    Non è costruttivo!

    Molti, ma non tutti padri vorrebbero che i loro figli diventassero quello che loro non sono mai riusciti ad essere: dei campioni, o “quantomeno” dei giocatori di Serie A.

    Tempo fa i nostri genitori vedevano il nostro sorriso su un campo di calcio ed erano soddisfatti; ultimamente sono insoddisfatti anche se i loro figli sono felici in un campo a ciuffi con un pallone approssimativo, solo perché non giocano come e soprattutto quanto vorrebbero.

    E sempre più i bambini cercano l’approvazione del genitore appollaiato dietro la rete anziché seguire le direttive del proprio istruttore/educatore. Questo non va bene. Padri e madri danno istruzioni, distraendo il bambino e togliendo a chi guida il gruppo l’autorevolezza che il ruolo gli attribuisce.

    Una volta i bimbi vedevano il calcio alla tivù solo alla domenica; e “dal vivo” al campo di paese se non avevano la fortuna di essere accompagnati in qualche cornice di serie superiore;

    Si, vi era la Coppa dei campioni al mercoledì, appuntamento attesissimo di metà settimana sulla Rai.

    Ora c’è il calcio sul piccolo schermo tutte le ore di ogni santo giorno: non c’è più quel desiderio attanagliante…

    Si, la tivù.

    Che fa esultare i bimbi come Pato, Balotelli, Luca Toni e compagnia cantante… E che fa preparare le partite con la difesa “a zona” ad “allenatori” che non insegnano dapprima ai loro ragazzi a marcare“a uomo”.

    Non tanto tempo fa c’era l’oratorio o i giardinetti con due maglioni o due zainifar da porte su terreni di gioco inventati da far sbucciare le ginocchia. Chi aveva il pallone decideva chi far giocare e il più scarso stava in porta.

    La disputa dei giorni nostri è tra Fifa o PES…

    Mia madre mi portava al campo e non pagava nessuna quota annuale. Era sufficiente che suo figlio giocasse e si divertisse, senza farsi male. La mia squadra, il mio Allenatore erano contenti.

    Ora, da quando si paga la quota per far giocare i propri figli, (quasi) tutti siamo diventati un po’ esigenti. “Come? Io pago come Tizio, perché mio figlio gioca di meno rispetto a Tizio? E quasi quasi, se Tizio si facesse male… Allucinante!!!

    Ricordo che non vedevo l’ora di essere”cartellinato” e osservare la mia fototessera sul cartellino, che se ben ricordo era rosa; e di premio preparazione non se ne sentiva mai parlare. Attualmente il premio preparazione può assurdamente pregiudicare la bravura di un ragazzino con prospettiva.

    Fino a 10 anni fa giocavi o allenavi in una società da te ambita ma anche no, perché eri bravo o il più bravo. La meritocrazia era ancora in essere; l’anno scorso per allenare in eccellenza mi hanno chiesto se avessi avuto uno sponsor e di quello che ho fatto in 12 anni di “carrierina” da Mister a nessuno frega….

    Si trovano certe capre in panchina…

    Al mio esordio n serie D sono stato cacciato perché non facevo giocare tre giocatori i cui padri avevano rimpinguato le casse della società (ovviamente scarsi). A pensarci bene dovevo farli giocare e sarei ancora a praticare quelle categorie…

    Quando andai a colloquio con le società professionistiche in cui ho allenato a livello di settore giovanile, mi dissero: “Noi abbiamo un unico scopo: quello di far crescere i ragazzi e tirarne fuori almeno un paio per gli alti livelli; la classifica non conta”.

    Palle, tutte palle clamorose. Sotto pressione più di una prima squadra di Serie D che si deve salvare ai Play Out con un risultato su tre. La classifica, prima di tutto.

    E inoltre di esoneri a livello di Settore giovanile non se ne doveva sentire nemmeno parlare e non ce n’erano. Attualmente certi pseudo direttori nominati da presidenti a dir poco non esperti riescono a esonerare anche gli allenatori degli allievi per”motivi tecnici”. (Oltre a fare “magie” col budget messo a disposizione).

    E quando mi convocavano in prima squadra ed ero ancora capitano degli Allievi, a 16 anni? Non dormivo la notte per l’eccitazione. Se adesso andiamo a convocare un ragazzo della juniores, gli facciamo soltanto un dispiacere…

    Tanti anni fa i procuratori non esistevano; lo scambio di giocatori lo facevano i presidenti seduti a un tavolo di qualche trattoria e giocatori di promozione trovavano squadra col passaparola. Attualmente i procuratori fanno il calcio e costano alle società (anche dilettantistiche, sigh!), parecchi denari di provvigione…

    Un tempo, tanto vicino ma troppo lontano il calcio era più divertimento di adesso.

    E soprattutto chi meritava, meritava. E viaggiava.

    Occorre più meritocrazia e meno nepotismo.

    Claudio Damiani

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