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  1. Amarcord e riflessioni

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    Il calcio è cambiato…

    Tempo fa ti venivano a prendere per la strada o ti chiedevano di andare a giocare perché vedevano in te delle doti. Una borsa, una tuta, il far parte di un gruppo di bambini o ragazzi con dei colori in comune. Era tutto.

    Ora vi sono molti ragazzini che vengono portati al campo anche contro la loro volontà, con scarpe colorate e fascia tergi capelli sulla zazzera.

    Doti? Se ne vedono pochine!

    Non è costruttivo!

    Molti, ma non tutti padri vorrebbero che i loro figli diventassero quello che loro non sono mai riusciti ad essere: dei campioni, o “quantomeno” dei giocatori di Serie A.

    Tempo fa i nostri genitori vedevano il nostro sorriso su un campo di calcio ed erano soddisfatti; ultimamente sono insoddisfatti anche se i loro figli sono felici in un campo a ciuffi con un pallone approssimativo, solo perché non giocano come e soprattutto quanto vorrebbero.

    E sempre più i bambini cercano l’approvazione del genitore appollaiato dietro la rete anziché seguire le direttive del proprio istruttore/educatore. Questo non va bene. Padri e madri danno istruzioni, distraendo il bambino e togliendo a chi guida il gruppo l’autorevolezza che il ruolo gli attribuisce.

    Una volta i bimbi vedevano il calcio alla tivù solo alla domenica; e “dal vivo” al campo di paese se non avevano la fortuna di essere accompagnati in qualche cornice di serie superiore;

    Si, vi era la Coppa dei campioni al mercoledì, appuntamento attesissimo di metà settimana sulla Rai.

    Ora c’è il calcio sul piccolo schermo tutte le ore di ogni santo giorno: non c’è più quel desiderio attanagliante…

    Si, la tivù.

    Che fa esultare i bimbi come Pato, Balotelli, Luca Toni e compagnia cantante… E che fa preparare le partite con la difesa “a zona” ad “allenatori” che non insegnano dapprima ai loro ragazzi a marcare“a uomo”.

    Non tanto tempo fa c’era l’oratorio o i giardinetti con due maglioni o due zainifar da porte su terreni di gioco inventati da far sbucciare le ginocchia. Chi aveva il pallone decideva chi far giocare e il più scarso stava in porta.

    La disputa dei giorni nostri è tra Fifa o PES…

    Mia madre mi portava al campo e non pagava nessuna quota annuale. Era sufficiente che suo figlio giocasse e si divertisse, senza farsi male. La mia squadra, il mio Allenatore erano contenti.

    Ora, da quando si paga la quota per far giocare i propri figli, (quasi) tutti siamo diventati un po’ esigenti. “Come? Io pago come Tizio, perché mio figlio gioca di meno rispetto a Tizio? E quasi quasi, se Tizio si facesse male… Allucinante!!!

    Ricordo che non vedevo l’ora di essere”cartellinato” e osservare la mia fototessera sul cartellino, che se ben ricordo era rosa; e di premio preparazione non se ne sentiva mai parlare. Attualmente il premio preparazione può assurdamente pregiudicare la bravura di un ragazzino con prospettiva.

    Fino a 10 anni fa giocavi o allenavi in una società da te ambita ma anche no, perché eri bravo o il più bravo. La meritocrazia era ancora in essere; l’anno scorso per allenare in eccellenza mi hanno chiesto se avessi avuto uno sponsor e di quello che ho fatto in 12 anni di “carrierina” da Mister a nessuno frega….

    Si trovano certe capre in panchina…

    Al mio esordio n serie D sono stato cacciato perché non facevo giocare tre giocatori i cui padri avevano rimpinguato le casse della società (ovviamente scarsi). A pensarci bene dovevo farli giocare e sarei ancora a praticare quelle categorie…

    Quando andai a colloquio con le società professionistiche in cui ho allenato a livello di settore giovanile, mi dissero: “Noi abbiamo un unico scopo: quello di far crescere i ragazzi e tirarne fuori almeno un paio per gli alti livelli; la classifica non conta”.

    Palle, tutte palle clamorose. Sotto pressione più di una prima squadra di Serie D che si deve salvare ai Play Out con un risultato su tre. La classifica, prima di tutto.

    E inoltre di esoneri a livello di Settore giovanile non se ne doveva sentire nemmeno parlare e non ce n’erano. Attualmente certi pseudo direttori nominati da presidenti a dir poco non esperti riescono a esonerare anche gli allenatori degli allievi per”motivi tecnici”. (Oltre a fare “magie” col budget messo a disposizione).

    E quando mi convocavano in prima squadra ed ero ancora capitano degli Allievi, a 16 anni? Non dormivo la notte per l’eccitazione. Se adesso andiamo a convocare un ragazzo della juniores, gli facciamo soltanto un dispiacere…

    Tanti anni fa i procuratori non esistevano; lo scambio di giocatori lo facevano i presidenti seduti a un tavolo di qualche trattoria e giocatori di promozione trovavano squadra col passaparola. Attualmente i procuratori fanno il calcio e costano alle società (anche dilettantistiche, sigh!), parecchi denari di provvigione…

    Un tempo, tanto vicino ma troppo lontano il calcio era più divertimento di adesso.

    E soprattutto chi meritava, meritava. E viaggiava.

    Occorre più meritocrazia e meno nepotismo.

    Claudio Damiani

  2. Scuola calcio: dall’1vs1 al 3vs2, un percorso lungo 7 anni (terza parte)

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    Dopo aver analizzato nella prima parte dell’articolo gli aspetti didattici dell’1c1 – 2c1 e il 3c1 – 2c2 (fino alla categoria Pulcini) nella seconda parte, concludiamo con la parte analitica del 2c2 e il 3c2. Ricordiamo che gli aspetti fondamentali da tenere in considerazione durante la programmazione tecnico-tattica sono:

    • Ad ogni età corrispondono caratteristiche cognitive e tecnico-coordinative peculiari che facilitano l’apprendimento di determinati aspetti della formazione tattica.
    • Le indicazioni fornite sono da adattare alle caratteristiche del proprio gruppo.

    DUE CONTRO DUE (2c2)

    Esordienti (I°-II° media): una volta acquisita una buona padronanza tecnica e di scelta in base alla posizione in campo, del compagno (2c1) e dell’avversario più vicino (1c1) è possibile passare alle forme analitiche di 2c2. Gli aspetti offensivi saranno i primi su cui focalizzarsi, mentre in un secondo momento (sopratutto nella categoria successiva) si approfondiranno quelli difensivi, su cui si lavorerà parallelamente agli altri mezzi specifici per la difesa individuale. Le esercitazioni standard prevedono 2 attaccanti di cui uno in “possesso palla” (PP) e uno in “non possesso palla” (NPP) e 2 difensori. Il movimento iniziale è dato dal giocatore in NPP:

    • Avvicinandosi alla zona del giocatore in PP possono cercare l’uno-due arrivando alla realizzazione tramite scambio di palla (vedi figura sopra).

    Allontanandosi dalla palla il NPP deve essere in grado di leggere le intenzioni dei difensori:

    • Se un difensore lo segue, il compagno in PP potrà cercare l’1c1 con l’altro difensore (vedi figura sopra).
    • Se non viene seguito dal difensore, può ricevere il pallone una volta smarcato (vedi figura sotto).

    Questi sono concetti di base che vanno applicati in forma analitica proprio per essere ben appresi; inoltre le “situazioni di partenza” dei giocatori devono essere variate nel tempo, in maniera tale che questi siano in grado di contestualizzare gli automatismi alle situazioni di gioco che si vengono a proporre. L’inserimento degli aspetti difensivi nella didattica generale si applica al 2c2 in particolar modo nei concetti “marco/copro” del difensore diretto del NPP in base alle situazioni di gioco, cioè nella ricerca della posizione ottimale che garantisca la copertura al difensore diretto del PP e la marcatura del giocatore in NPP (in base al suo grado di pericolosità); vedi figura sotto. Analogamente al 3c1, per mantenere una densità di gioco elevata è opportuno lavorare con gruppi di 6-7 giocatori alla volta. Le esercitazioni specifiche per le varie “zone di gioco” (attacco, centrocampo, difesa, ecc.) verranno approfondite nelle categorie successive.

    TRE CONTRO DUE (3c2)

    Il 3c2 fonde gli aspetti della costruzione di gioco del 3c1 con le difficoltà tipiche del 2c2; per questo motivo va inserito nella didattica, quando si sono appresi i concetti del 2c2.

    Esordienti (I°-II° media): la didattica inizia in forma globale (con libertà d’azione e scelta) per poi analizzare le difficoltà che si vengono ad incontrare in forma analitica. Nella figura sotto è possibile vedere un esempio di “3c3 con attacchi alterni” in cui, quando una squadra difende viene eliminato un giocatore (o messo in porta) per creare un 3c2. Lo scopo degli attaccanti è segnare, mentre quello dei difensori fare meta nella fascia centrale del campo; in caso di gol o di meta dei difensori le parti (attaccanti/difensori) s’invertono nell’altra metàcampo.

    L’allenatore dovrà essere in grado di valutare gli errori più comuni ed, all’interno della stessa seduta, proporre varianti analitiche in grado di correggerli. Ad esempio, se in fase offensiva i giocatori faticano a creare delle situazioni di 1c1-2c1 è possibile dividere i 2 difensori in 2 zone verticali (vedi sotto).

    Per mantenere un’adeguata densità di gioco è opportuno dividere i giocatori in gruppi di lavoro di 7-9 calciatori. Nella didattica, la priorità va data inizialmente agli aspetti offensivi e successivamente a quelli difensivi (marcatura, copertura, ecc.). Le componenti analitiche tipiche dei reparti di gioco (in particolar modo offensivi) saranno affrontate nelle età successive.

    Analogamente a quanto fatto per le Fasi sensibili della Tecnica di base, sopra è rappresentata una tabella riassuntiva delle “Fasi sensibili” dello sviluppo delle abilità tattiche dell’1c1 e 3c2 nella scuola calcio.

    Autore dell’articolo: Melli Luca allenatore Scuola calcio Audax Poviglio ([email protected])

     

     

  3. Scuola calcio: dall’1vs1 al 3vs2, un percorso lungo 7 anni (seconda parte)

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    In questa seconda parte analizzeremo gli aspetti didattici del 3c1 e 2c2 (fino alla categoria Pulcini). Come precisato nella prima parte, gli aspetti fondamentali da tenere in considerazione durante la programmazione tecnico-tattica sono:

    • Ad ogni età corrispondono caratteristiche cognitive e tecnico-coordinative peculiari che facilitano l’apprendimento di determinati aspetti della formazione tattica.
    • Le indicazioni fornite sono da adattare alle caratteristiche del proprio gruppo.

    TRE CONTRO UNO (3c1)

    Mentre nel 2c1 sono stati introdotti i vari tipi di smarcamento individuale (in particolar modo “ampiezza” e “sostegno”), nel 3c1 la “filosofia” è quella di orientare le scelte di gioco verso zone meno presidiate dagli avversari. Solitamente l’introduzione del 3c1 avviene insieme al concetto di Cambio di gioco, che nella categoria Pulcini viene identificata con i movimenti di Giropalla. Com’è possibile vedere nella figura sotto, le scelte di gioco sono orientate a trasferire la palla dalla fascia/zona di campo presidiata dall’avversari/o a quella meno presidiata.

    Non a caso è possibile identificare il primo movimento di palla come un “passaggio al compagno a sostegno”, mentre il secondo come un “passaggio al compagno in ampiezza”. Lo sviluppo della didattica del 3c1 diventa quindi molto importante perché permette di apprendere (ma soprattutto “comprendere”) prerequisiti di natura tattica che nelle età successive Esordienti/Giovanissimi saranno fondamentali nel gioco a 11 come il Cambio di gioco e lo Scorrimento di palla. Riassumendo, la didattica del 3c1 prevede l’applicazione successiva degli elementi appresi nel 2c1.

    Pulcini (III°-V° elementare): l’inizio della didattica del 3c1 corrisponde con la fine (cioè con la piena comprensione dei movimenti semplici di smarcamento) della didattica del 2c1, cioè pressappoco intorno alla V° elementare. Aspetto fondamentale della didattica è il mantenimento di una densità di gioco sufficiente grazie alla divisione in gruppi di lavoro di circa 4-6 giocatori. I mezzi a carattere globale prevedono l’utilizzo di “possessi palla-3c1” nelle varie forme (vedi esempio sotto) per abituare i giocatori ai vari tipi di movimento e a stoppare la palla in maniera orientata.

    I mezzi analitici invece prevedono esercitazioni con finalizzazione (porta o meta) con limitazione di movimento degli “attaccanti” (ed esempio in settori di gioco definiti) e massima libertà del difensore. Nella figura sotto è presentato un esempio in cui i 3 attaccanti devono rimanere nei settori longitudinali; le varianti sono relative al numero di tocchi, al numero minimo di passaggi (prima di concludere) o alla possibilità del giocatore in possesso palla di portarsi da un settore all’altro, ma passandola ad un settore diverso da quello in cui si trova.

    Esordienti (I°-II° media): prosegue il lavoro iniziato nella categoria Pulcini in forma parallela al 2c2 per poi passare al 3c2 una volta che i concetti del 3c1 e 2c2 sono pienamente appresi. In questa categoria è da prestare anche attenzione (nelle esercitazioni analitiche) agli aspetti difensivi, orientati prevalentemente a riconoscere la pericolosità dei giocatori in possesso palla ed agire di conseguenza.

    DUE CONTRO DUE (2c2)

    Il 2c2 è rappresentato da due forme didattiche ben distinte: la parte globale (che può essere inserita sin dai Pulcini parallelamente all’inserimento analitico del 2c1) e la parte analitica che invece va inserita una volta apprese le forme analitiche dell’1c1 e del 2c1. Per la parte analitica sono da approfondire sia gli aspetti offensivi che difensivi (che proseguono nei Giovanissimi).

    Pulcini (III°-V° elementare): le varie forme globali di 2c2 possono essere inserite da quando si inizia il 2c1 e l’1c1 analitico di situazione. In questo tipo di didattica si preferisce metodo deduttivo per stimolare le scelte in funzione delle conoscenze dell’1c1 (in base alle zone del campo) e 2c1 (smarcamento); importante, in questi casi, è utilizzare mini-campi sufficientemente ampi!

    Le esercitazioni prevederanno 2c2 in forme libere, dando possibilità anche ai “difensori” di realizzare meta, gol, ecc. (vedi sopra), mezzi con difensori posti in aree trasversali (vedi sotto) e altre variati riferite alle dimensioni/forme del campo, tipo di realizzazione (porte piccole, grandi, mete, ecc.) ed esercizi psicocinetici.

    Nella terza e ultima parte andremo ad analizzare la didattica analitica del 2c2 (Categoria Esordienti) e il 3c2.

    Autore dell’articolo: Melli Luca allenatore Scuola calcio Audax Poviglio ([email protected])

  4. Aggiornamenti dal mondo scientifico del calcio (II)

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    Proseguiamo con la seconda parte della rubrica che ha come scopo principale quello di aggiornare chi segue il sito sui risultati delle ultime ricerche che possono avere evidenze rilevanti per gli operatori del nostro settore. Speriamo inoltre che questi interventi possano essere fonte di discussione ed approfondimento per tutti i frequentatori del sito. Nel capitolo precedente abbiamo trattato:

    • Correlazione tra salti unilaterali/bilaterali e prestazioni di sprint
    • Mancata validità nella misurazione della frequenza cardiaca nelle mini-partite per lo sviluppo delle qualità aerobiche
    • Efficacia nell’utilizzo di indumenti raffreddanti prima di partite giocate in ambiente particolarmente caldo

    In questa seconda parte andremo a tradurre un’interessante pubblicazione sui legami tra coordinazione/tecnica/rapidità, l’uso della crioterapia nel recupero post-partita e uno studio sui tassi di crescita nei settori giovanili che aiuta a contestualizzare l’esito dei test con l’età biologica dei calciatori.

    LEGAME TRA COORDINAZIONE, TECNICA E RAPIDITA’

    Esiste l’idea generale, nei settori giovanili, che un patrimonio motorio vasto e globale in età giovanile sia il presupposto ideale per lo sviluppo delle qualità tecnica in età adulta. Questo “patrimonio” è ottenibile tramite mezzi che abbiano effetto allenante nei confronti delle Capacità Coordinative e gli Schemi motori di base; la capacità di differenziazione, la coordinazione intersegmentaria, la capacità di ritmo sono solo alcune delle qualità coordinative che si trovano nelle varie classificazioni disponibili nei test di “Tecnica e didattica dell’attività fisica”. Ma esistono prove scientifiche a supporto? Che caratteristiche dovrebbero i mezzi dedicati alla coordinazione nel calcio? Le prove a supporto di questa teoria sono prevalentemente di natura anedottica (anni e anni di esperienze di metodologie d’allenamento) e fisiologica (relative alla plasticità del sistema nervoso fino all’8°-9° anno di vita).

    La prima prova scientifica a supporto di queste ipotesi è data dalla ricerca di Venturelli e coll 2008: 16 giocatori di calcio (11 anni) vennero valutati inizialmente tramite un test sui 20m senza palla e con palla. Successivamente vennero divisi in 2 gruppi: uno effettuava (nella parte dell’allenamento dedicata alla sperimentazione) degli sprint sui 10-20m, mentre l’altro effettuava dei percorsi coordinativi in regime di rapidità. Com’era auspicabile, il gruppo degli sprint migliorò la velocità del test sui 20m, ma non quello senza palla. Quello che invece sorprese è che il gruppo che lavorò sulla coordinazione migliorò sia lo sprint senza palla sui 20m (analogamente al gruppo degli sprint) che quello con la palla. In altre parole

    il lavoro di rapidità coordinativa è stato in grado non solo di migliorare la capacità di sprintare (analogamente ad allenamenti specifici per la velocità), ma anche di influenzare positivamente la tecnica applicata.

    Ciò ribadisce l’importanza dell’allenamento della coordinazione multilaterale come presupposto per lo sviluppo delle qualità atletiche e tecniche, in particolar modo tramite movimenti effettuati in regime di rapidità, anche in età puberale! L’importanza dell’allenamento della coordinazione come presupposto della rapidità è gia stato trattato nella terzo post dedicato alla rapidità.

    Per approfondire

    CRIOTERAPIA E RECUPERO POST-PARTITA

    La Crioterapia consiste nell’immersione del corpo o parti di esso in acqua fredda subito dopo lo sforzo per facilitare il passaggio dalla fase Catabolica a quella Anabolica, accelerando quindi il recupero. Mentre a livello generale questa pratica ha ricevuto diversi consensi scientifici, fino a pochi anni fà ancora poche erano le ricerche effettuate su calciatori. Ascensaao e colleghi applicarono questo protocollo immediatamente dopo una partita a 20 giocatori: 10 di essi si immersero per 10’ in acqua a 10°C (protocollo crioterapico), mentre altri 10 in acqua a temperatura termoneutrale di 35°C (gruppo di controllo). Il gruppo che fece crioterapia, il giorno successivo allo sforzo dimostrò un recupero più veloce, rispetto al gruppo di controllo, delle funzioni neuromuscolari (forza del quadricipite) e del dolore muscolare.

    Come gia avviene in altre discipline sportive, anche nel calcio la crioterapia può essere considerato un mezzo che facilita il recupero.

    Ovviamente questa pratica è consigliabile a chi ha i mezzi per poterla applicare quasi giornalmente e soprattutto a quelle squadre che effettuano almeno 6 allenamenti a settimana e/o che spesso giocano più di una partita a settimana.

    Per approfondire

    INDICI DI MATURAZIONE E QUALITA’ NEUROMUSCOLARI

    Gia nella quarta parte della valutazione del calciatore avevamo evidenziato come in giovani calciatori la valutazione delle qualità neromuscolari (accelerazione, velocità, RSA) fosse da contestualizzare alla crescita biologica del soggetto. Ad esempio, se 2 soggetti hanno la stessa età cronologica (in base alla data di nascita) e gli stessi parametri di qualità neuromuscolari ma uno dei 2 è biologicamente più “immaturo”, allora probabilmente avrà una riserva di incremento atletico maggiore (perchè più “immaturo” rispetto all’altro) e quindi da adulto potrà essere muscolarmente più performante. Ma quali degli indici di maturazione (visto che sono diversi) possono garantire con maggior fedeltà questo tipo di analisi? In nostro aiuto arriva la ricerca di Mendez-Villanueva e coll (vedi approfondimenti sotto). In un gruppo di calciatori di settore giovanile professionistico di 12-18 anni furono analizzati alcuni parametri neuromuscolari (velocità lanciata, accelerazione sui 20m e RSA) in parallelo ad alcuni indici di maturazione: il risultato fù che il posizionamento di maturazione rispetto alla massima velocità di crescita staturale è l’indice di velocità di crescita che meglio prediceva l’esito dei test neuromuscolari.

    Nei settori professionistici, l’esito dei test atletici muscolari dovrebbe essere analizzato parallelamente alla velocità di crescita staturale per avere un’idea dei possibili miglioramenti fisico-atletici che può avere un giovane calciatore.

    Ovviamente c’è la necessità di altri studi che confermino l’esito di questa ricerca anche per verificare se esistono Indici di stato più comodi in grado di fornire indicazioni con la stessa accuratezza; infatti, la massima velocità di crescita staturale (cioè di quanti cm si cresce ogni anno) è evidenziabile solo dopo che questa è avvenuta e quindi in grado di essere “contestualizzata” con gli altri test solo nella seconda fase della maturazione (cioè nell’adolescenza).

    Per approfondire

     

    Autore: Melli Luca allenatore Scuola calcio Audax Poviglio ([email protected])

  5. Lo sviluppo della Rapidità nel calcio (terza parte)

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    (Aggiornato al 10/02/2021)

    Nella seconda parte dell’articolo abbiamo iniziato ad introdurre le Metodologie d’allenamento per la rapidità approfondendo LE ESERCITAZIONI ANALITICHE PER I CAMBI DI DIREZIONE.

    In questo post analizzeremo:

    • Le Esercitazioni globali per i cambi di direzione.
    • Le Esercitazioni per la rapidità cognitiva.

    Inoltre, approfondiremo la parte dedicata alla Programmazione giovanile ed annuale. Ricordiamo che le variabili fisiologiche che influenzano la performance di rapidità e i metodi per valutarla sono state analizzate nella prima parte.

    Esercitazioni globali per i cambi di direzione

    La differenza principale con le “Esercitazioni analitiche” presentate nel post precedente sta nel fatto che l’obiettivo principale sta nella ricerca della massima velocità esecutiva indipendentemente dall’aspetto analitico (cioè dalla correzione dei particolari). Possono essere considerate delle prove di “sintesi” in cui il calciatore esprime il suo massimo potenziale neuromuscolare in termini di rapidità. Solitamente si utilizzano 3-4 minicircuiti brevi (della durata di 5-7” con recupero 1:10) da effettuare 3-4 volte alla massima intensità esecutiva. Maggiori sono le varianti presentate (solitamente è la tipologia di percorso, ma anche le partenze e arrivi) e maggiore saranno i vantaggi anche nei confronti della coordinazione. Varianti:

    • Tipologia di percorso: inserimento di cambi di direzione (diversa angolatura e distanza), passaggi di ostacoli di diversa altezza (singoli/doppi/tripli), giri di oggetti (coni, paletti), minislalom abbinati, ecc.
    • Tipologia di partenza: in piedi (nelle varie direzioni), decubito (supino, prono, seduto), dopo capovolta/rotolamento, seduti su una panca, ecc.
    • Tipologia di arrivo: linea di riferimento, ostacolo di riferimento, ecc.

    Consigli: l’allenatore/preparatore dovrà focalizzarsi sulla massima intensità esecutiva; per questo motivo è consigliabile far eseguire l’esercizio a coppie (2 minicircuiti affiancati) sottoforma di “gara” e far sempre precedere l’esercizio da un riscaldamento specifico. A livello dilettantistico, sono esercitazioni proposte nella seduta di rifinitura, cioè quella del Venerdì. Riporto sotto 5 post in cui potete trovare spunti ed idee:

    Esercitazioni per la rapidità cognitiva

    Questa tipologia di esercitazioni unisce l’allenamento della rapidità pura con le componenti cognitive e tecniche del movimento, ricalcando in maniera più specifica quello che accade durante il gioco; non a caso Weinek (uno dei più autorevoli autori che hanno scritto diversi manuali sul calcio) afferma che

    la vera velocità nel calcio consiste nello scatto con applicazione cognitiva (anticipazione, percezione e decisione)

    Da questa premessa nascono tutte le esercitazioni per la rapidità che coinvolgono anche la capacità di reazione/anticipazione e strategie attentive come avviene con l’utilizzo della palla o le esercitazioni a carattere psicocinetico.

    Vantaggi e svantaggi: il vantaggio principale è la specificità, ma in alcuni casi (soprattutto quando si prevede l’interazione tra giocatori) è difficile prevedere una durata prestabilita della ripetizione del mezzo.

    Consigli: suddividere l’esercizio in 2 parti (uno di rapidità pura e 1 di applicazione cognitiva) facendo comunque in modo che la prima influenzi la seconda, ma non ne determini a priori l’esito (vedi link sotto).

    Ecco alcuni spunti ed idee:

    Le minipartite (small side games) allenano la rapidità in misura migliore rispetto alle esercitazioni a secco?

    Domanda lecita, dovuta al fatto che l’allenamento con la palla permette di raggiungere più scopi all’interno della stessa esercitazione. Ovviamente gli small side games (SSG) permettono di effettuare un lavoro maggiormente specifico, ma non permettono di raggiungere gli stessi livelli di potenza delle esercitazioni a secco; non solo, con i lavori a secco si può lavorare in maniera maggiormente analitica, cercando di colmare lacune e prevenire gli infortuni. La risposta alla domanda di sopra, è che entrambi i tipi di esercitazioni (SSG e rapidità a secco) sono importanti nella preparazione del calciatore.

    Ma quali sono i parametri degli SSG che permettono di allenare maggiormente le qualità neuromuscolari?

    In questi ultimi anni i lavori del prof. Colli con GPS e programmi di analisi (sinottica) hanno permesso di approfondire in maniera dettagliata tutti gli aspetti (metabolici, neuromuscolari, biomeccanici, ecc.) delle varie esercitazioni con palla, al fine di comprendere l’indirizzo allenante di ogni struttura e gli effetti delle relative varianti. Di norma, volendo lavorare sugli aspetti neuromuscolari (tante accelerazioni e decelerazioni), è preferibile utilizzare SSG con pochi giocatori (da 4c4 a 6c6) e spazi abbastanza ristretti; volendo mantenere molto elevata l’intensità (senza che si verifichino cali) è opportuno strutturare fasi attive non superiori al minuto con recuperi della stessa durata o superiore.

    Per chi volesse approfondire tutti gli aspetti allenanti degli SSG, consiglio il webinar di Andrea Licciardi, Small Sided Games: evidenze scientifiche ed esercitazioni pratiche. In questo corso vengono approfondite le caratteristiche degli SSG (dimensioni, N° giocatori, regole, ecc.) e come queste vanno a determinare le variabili della performance (N° accelerazioni, potenza metabolica, ecc.); grazie a questo, è possibile modulare la tipologia delle esercitazioni in base agli obiettivi ricercati, siano questi di natura neuromuscolare, che metabolica. Gli SSG sono sicuramente meno controllabili rispetto alle esercitazioni a secco, ma la motivazione e la specificità degli stimoli, rendono questi mezzi ideali proprio per effettuare un giusto compromesso tra il lavoro generale (a secco) e quello specifico (con palla).

    Puoi accedere a questo e agli altri Webinar sottoscrivendo uno dei piani d’abbonamento mensili ed annuali a Performance Lab (garanzia 14 giorni). Applicando il Codice Promozionale MISTERMANAGER al momento dell’acquisto, avrai lo sconto del 10%.

    La programmazione giovanile ed annuale della rapidità

    Programmazione giovanile: senza addentrarsi eccessivamente nello sviluppo biologico dell’individuo possiamo dare le seguenti indicazioni:

    • 6-9 anni: avviene la maturazione definitiva della corteccia celebrale (massima plasticità nell’apprendimento dei movimenti), per cui è opportuno l’utilizzo di giochi/mezzi che sviluppino la capacità di frequenza dei passi e l’accelerazioni uniti all’allenamento della coordinazione. In altre parole sono ideali giochi di interazione (gioco del lupo, “guardie e ladri”, ecc.) che soddisfano le esigenze cognitive dei bambini (motivazione) e minigare su percorsi brevi (vedi ESERCITAZIONI GLOBALI) anche con palla (vedi ESERCITAZIONI PER LA RAPIDITA’ COGNITIVA).
    • 10-12 anni: fase prepuberale, si assiste ad un periodo in cui si stabilizzano/perfezionano le varie abilità fisiche ed allo stesso tempo si verifica un certo incremento della forza rapida. È quindi possibile inserire anche le ESERCITAZIONI ANALITICHE PER I CAMBI DI DIREZIONE!
    • 12-14 anni: in linea teorica corrisponde alla fase puberale, in cui si presenta un incremento delle leve corporee, della capacità di forza ed esplosività, ma un temporaneo peggioramento della componente coordinativa del movimento. Per questo motivo è lecito attendersi una maggior velocità di spostamento su distanze lunghe e della capacità di accelerare; l’allenamento della rapidità deve utilizzare tutte le metodiche (analitiche, globali e cognitive), ma prestare attenzione in particolar modo a quelle quelle analitiche e quelle coordinative.
    • Oltre i 15 anni: una volta terminata la pubertà acquisisce importanza anche l’allenamento per l’esplosività (rapidità ed esplosività non sono la stessa cosa) che ovviamente “ruberà” parte del tempo dedicato alla rapidità. La programmazione dell’allenamento diventa quindi più complessa (è quindi difficile dare indicazioni a priori), ma risulta sempre importante il controllo dell’esecuzione analitica dei cambi di direzione per prevenire gli infortuni e massimizzare il potenziale motorio.

    Programmazione annuale over 15: come accennato prima, l’allenamento delle qualità atletiche diventa più complesso perché prendono importanza i lavori per l’esplosività. In ogni modo la rapidità rappresenta una delle componenti fondamentali da allenare nel periodo competitivo sia come seduta pre-gara (sottoforma globale e cognitiva) che in maniera specifica (SSG) nella maggior parte delle settimane. La componente analitica è molto importante nella fare preparatoria (estiva-invernale).

    Considerazioni finali

    La strutturazione dell’allenamento della rapidità e la programmazione devono tenere in considerazione:

    • L’interazione con le altre qualità, in particolar modo la coordinazione.
    • L’aspetto preventivo nei confronti degli infortuni (esercitazioni analitiche).
    • L’allenabilità nelle varie fasce d’età e la possibilità/necessità di interagire con le altre componenti dell’allenamento (come la coordinazione prima dei 9 anni).
    • L’aspetto motivazionale.

    Se hai trovato interessanti i nostri articoli sulla rapidità, connettiti al mio profilo linkedin per rimanere informato su aggiornamenti e nuove pubblicazioni.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: [email protected]

  6. Lo sviluppo della Rapidità nel calcio (prima parte)

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    Rapidità ed Esplosività sono le 2 componenti neuromuscolari fondamentali nel calcio insieme alla Resistenza specifica che a sua volta consente di effettuare gesti rapidi ed esplosivi minimizzando gli effetti della fatica.

    In quest’articolo andremo ad approfondire

    1) Le correlazioni tra la Rapidità e le attività di gara (Match Analysis) e i metodi per valutarla.

    2) I metodi per allenarla in maniera finalizzata alla prestazione calcistica.

    3) L’andamento di questa qualità durante le varie fasi di crescita e l’eventuale necessità di allenarla in maniera specifica alle fasce d’età considerate.

    VALUTAZIONE E CORRELAZIONI CON ATTIVITA’ DI GARA

    Attualmente non si è riusciti a correlare la performance di gioco con i risultati dei test che valutano le qualità neuromuscolari (compresa la rapidità). Infatti, in partita, i valori d’accelerazione e di spostamento sono del 70-90% di quelli massimali ottenibili nei test a secco.

    • Ciò non significa che la Rapidità non sia una qualità importante, ma che la situazione di gioco impone un tipo di Rapidità fortemente legato all’aspetto tecnico/tattico e cognitivo (come gia accennato in articoli precedenti).
    • Inoltre, l’elevare i valori massimali di questa qualità permetterebbe al calciatore di gestire le fasi di gara ad una percentuale inferiore del massimale con una maggior accuratezza ed efficacia dei gesti.

    Ne consegue che l’allenamento della Rapidità deve tenere in considerazione lo sviluppo delle qualità massimali, dell’applicazione cognitiva oltre che della prevenzione degli infortuni.

    Valutazione della rapidità: a livello scientifico esistono particolari carenze di alcune componenti statistiche che potrebbero garantire l’efficacia dei test che misurano questa qualità. Il T-test e il Test di Capanna sono solo alcuni dei protocolli valutativi più utilizzati per misurare questa qualità; a mio parere non è importante valutare solamente “quanto” il giocatore impiega ad eseguire un determinato percorso, ma anche il “come” effettua i vari movimenti. Atteggiamenti posturali o movimenti errati (come vedremo nella seconda parte di questo articolo) possono rallentarne l’esecuzione ed incrementare il rischio di infortuni; per questo motivo è bene osservare attentamente l’esecuzione dei lavori di rapidità a secco dei propri atleti, correggendo gli errori che possono rallentare l’esecuzione dei gesti.

    Il dato interessante che invece è possibile estrapolare dalla bibliografia scientifica è che

    l’accelerazione, la massima velocità e l’abilità di cambiare direzione (cioè la rapidità) non sono collegate tra loro, quindi la programmazione dell’allenamento non deve trascurare nessuno di questi “particolari” (Young e coll 2001)

    FATTORI FISIOLOGICI CHE DETERMINANO LA RAPIDITA’ E METODOLOGIE D’ALLENAMENTO

    Tra tutte le qualità atletiche, la rapidità dei movimenti è una di quelle maggiormente influenzata dalle qualità genetiche del soggetto e dallo spazio che gli viene dato durante l’allenamento pre-puberale (contrariamente all’esplosività che invece raggiunge la massima allenabilità durante la pubertà). La programmazione metodologica della carriera del giovane calciatore verrà trattata in seguito; per adesso è importante specificare che dal punto di vista fisiologico questa qualità è particolarmente correlato alla Coordinazione generale (in particolar modo all’accoppiamento/combinazione dei movimenti e alla capacità di contrarre/rilassare ritmicamente il muscolo) e all’intensità delle esecuzioni.

    Le variabili fisiologiche che influenzano maggiormente questa qualità sono legate alla velocità di conduzione dell’impulso neuromuscolare (non a caso il Sistema Nervoso subisce il suo “modellamento” principale nella fase prepuberale) e la % di fibre veloci.

    Mezzi di allenamento utili nel calcio:

    1) Esercitazioni analitiche mirate all’esecuzione corretta dei cambi di direzione: il giusto atteggiamento posturale e il posizionamento dei piedi durante i cambi di direzione consente di ottenere il massimo rendimento oltre che a prevenire gli infortuni.

    2) Esercitazioni globali a secco: sono i classici “mini-percorsi” (che durano pochi secondi) che utilizzano cambi di direzione o piccoli scavalcamenti. Effettuati alla massima intensità, se proposti in maniera variata, contribuiscono all’incremento del massimo potenziale della rapidità e della coordinazione.

    3) Esercitazioni di rapidità cognitiva: come gia approfondito precedentemente stimolano l’applicazione della rapidità alla situazione contingente di gioco. Si utilizzano giochi vari (nei primi anni di scuola calcio), esercitazioni miste (parzialmente con palla, come gli 1vs1) o mini-partite a ranghi ridotti.

    Citazioni bibliografiche

    Nei prossimi articoli andremo ad analizzare i “mezzi di allenamento”

    Inoltre potete trovare diversi contenuti e strutture esercitative sulle componenti neuromuscolari nel calcio a questa pagina.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 e Preparatore Atletico AC Sorbolo ([email protected])

     

  7. Fasi sensibili della tecnica calcistica (seconda parte)

    6 Comments

    (aggiornato al 24/07/2019)

    Nella prima parte di quest’articolo abbiamo introdotto il concetto di “Fasi sensibili della tecnica calcistica”; andremo ora ad approfondire i criteri che hanno permesso di creare la nostra tabella e di come considerarla adattabile alle varie situazioni.

    • Le maggiori difficoltà ad apprendere i movimenti si verificano ad età inferiori (6-7 anni) a causa della povertà degli schemi motori (si fissano con l’esperienza) e da fenomeni di “irradiazione” a livello del sistema nervoso centrale che possono rallentare i processi di fissazione.
    • Durante la pubertà (oltre i 12-14 anni) l’apprendimento della tecnica è più facile dal punto di “vista cognitivo” perché si comprendono meglio i compiti motori, ma può esserci difficoltà nell’apprendere i movimenti più semplici a causa della minore plasticità/adattabilità del tessuto nervoso; le difficoltà sono comunque transitorie e finiscono con l’inizio dell’adolescenza.
    • L’egocentrismo (rapporto “io-palla” molto forte) tipico delle fasi precoci permette di apprendere più velocemente alcuni fondamentali come la conduzione e la protezione della palla, mentre per il passaggio può esserci un leggero ritardo.
    • Ambidestrismo: l’inserimento analitico dell’allenamento del “piede debole” può avvenire solamente quando si è appresa con sufficiente precisione la tecnica con il piede forte (dominate).
    • Gli elementi tecnici che richiedono una certa forza muscolare (Tiro da lontano e Passaggio lungo) sono allenabili solamente quando si assisterà ad un incremento marcato di questa qualità (pubertà, 12-13 anni)

    N.B.: i punti sopra citati, possono considerarsi come generici, “standard”, e devono essere adattati alle varie condizioni che un allenatore può trovarsi (anni di esperienza dei calciatori, livello medio, programmi medio/lungo termine, ecc.).

    Tiro in porta

    È importante introdurre il prima possibile l’abitudine a colpire con il collo del piede tenendo la “caviglia rigida”; di seguito si insegnerà a colpire la palla in movimento e successivamente sotto pressione temporale (presenza di un avversario, del portiere in uscita, ecc.). La precisione deve essere stimolata parallelamente alla capacità di “vedere” la porta/portiere/avversari. L’utilizzo del piede debole deve essere incoraggiato sin da subito, ma l’allenamento analitico deve essere affrontato quando è stato consolidato lo schema motorio relativo al piede dominante. Il tiro è sicuramente il fondamentale che, anche tra gli adulti, viene meno effettuato con il piede debole; allo stesso tempo è un gesto effettuato sotto grande pressione degli avversari ed in regime di rapidità. Ne consegue che grossa importanza riveste l’allenamento del saper calciare con il piede debole e in situazione di pressione temporale. Per approfondire, leggi il nostro articolo sul tiro in porta e preparazione atletica (seconda parte).

    Conduzione della palla

    Insieme al Tiro è il fondamentale che più va incontro alle esigenze dei bambini (egocentrismo), quindi ha una precoce allenabilità; nonostante questo, la didattica di questo fondamentale è molto lunga e si esaurisce solamente con l’annata dei Giovanissimi.

    La prima tappa consiste nel saper guidare liberamente la palla in forma ludica (partite, 1c1, giochi coordinativi, ecc.) per acquisire la corretta ritmica (coordinazione) ed abituarsi ad utilizzare tutte le parti del piede.

    La seconda tappa è quella di essere in grado di proteggere la palla frapponendo il corpo tra palla/avversario. Parallelamente inizierà lo sviluppo analitico e l’utilizzo del piede debole. La didattica dello sviluppo analitico consiste nell’impostare 3 varianti alla conduzione/protezione della palla:

    • Gestione della palla sotto il corpo e finte
    • Cambi di direzione
    • Conduzione rettilinea

    L’ultima tappa prevede il padroneggiamento di tutte le varianti nei vari contesti tattici tipici del calcio a 11; ad esempio, nella stessa azione, riuscire ad effettuare correttamente “stop, protezione e inizio conduzione della palla con il piede più lontano dall’avversario”. Purtroppo la ricerca precoce del gioco collettivo nei settori giovanili (legato spesso all’obiettivo spasmodico del risultato), porta a trascurare questo fondamentale con la conseguenza di avere giocatori, da adulti, meno abili nell’1c1, in particolar modo nei settori dilettantistici. A questo link puoi trovare diverse strutture esercitative per la guida della palla. Leggi anche la didattica della protezione della palla (seconda parte).

    Passaggio e ricezione

    È il fondamentale che nei primi anni di scuola calcio si trova maggiore difficoltà ad insegnare a causa dell’egocentrismo (tendono a rapportarsi direttamente con la palla escludendo i compagni) dei bambini nelle prime classi elementari e per la difficoltà tecnica nel “dominare la palla” a quell’età. Essendo un fondamentale con una certa componente collaborativa, nella prima fase della didattica è possibile insegnarlo sia con “giochi di precisione” (in cui lo scopo è quello di colpire bersagli tirando il pallone con i piedi da varie distanze) che “giochi collaborativi” in cui si utilizzano prevalentemente le mani, eliminando quindi la difficoltà della gestione “tecnica” della palla (ed inserendo i concetti rudimentali dello smarcamento, come il riconoscere e sfruttare gli spazi vuoti).

    Dalla categoria Pulcini si potrà cominciare a focalizzarsi sulla capacità di discriminazione tra le varie opzioni tecnico/tattiche (passaggio/conduzione) oltre che cominciare a lavorare in maniera analitica con il piede debole. Man mano che migliora la capacità coordinativa riguardante “la discriminazione delle distanze e delle traiettorie” si può inserire il “passaggio lungo”.

    Dagli Esordienti la tecnica del passaggio sarà sempre più in funzione della tattica e man mano che incrementa la forza muscolare si allungheranno le distanze e le traiettorie dei passaggi lunghi fino a completare la didattica nella categoria successiva tramite i cross analitici e i cambi di gioco nel campo a 11 giocatori. Puoi trovare diverse strutture esercitative per il passaggio e ricezione della palla a questo link.

    CONCLUSIONI

    Il discorso sulle “Fasi sensibili della tecnica calcistica” affrontato nei nostri 2 articoli spero abbia stimolato tecnici e istruttori a riflessioni e approfondimenti sull’argomento. Volevo solamente ri-focalizzarmi sul concetto di “allenabilità”: quando si parla di “fase/i sensibile/i di una certa qualità” (coordinativa, condizionale o tecnica) non significa che tale qualità debba essere allenata solamente in quella fase della crescita, ma che

    in tale fascia d’età gli stimoli allenanti trovano particolare risposta positiva al training e il trascurarla in quella fase dello sviluppo preclude la formazione completa del calciatore.

    Infatti, le varie “doti” che l’atleta acquisisce nella propria crescita vanno comunque mantenute per tuta la carriera calcistica.

    Ovviamente non è nostra intenzione esser esaustivi sull’argomento, ma dare indicazioni che permettano (grazie alla competenza, alla creatività e all’intuito di ogni allenatore) a chi è in contatto con i giovani calciatori non solo di “trasmettere abilità”, ma anche di “far acquisire competenze”! Saremmo contenti di ricevere commenti, consigli, critiche ed eventuali richieste di approfondimenti per poter fare una “terza parte” di questo articolo con le vostre riflessioni ed interventi. Scrivete pure al mio indirizzo e-mail o direttamente nel blog.

    Se sei interessato, puoi trovare anche le fasi sensibili relative alla progressione che va dall’1c1 al 3c2 (seconda e terza parte).

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 e preparatore Atletico AC Sorbolo ([email protected])

  8. Francesco Totti Academy

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    Cari Sportivi,

    vi comunichiamo l’apertura delle iscrizioni alla Francesco Totti – Academy

    L’Academy nata per trasmettere a livello mondiale la tecnica e le doti morali che hanno reso famoso ovunque Francesco Totti, ha il piacere di aprire i propri corsi estivi a tutti i giovani atleti/e con età 7-15 anni.

    L’ obiettivo del corso è di creare un ambiente stimolante in cui i partecipanti hanno la possibilità di essere immersi in un programma sportivo/didattico completo
    Il camp si svolgerà dal 10 al 16 luglio 2011 nella bellissima e verdeggiante in Umbria presso il Grand’Hotel Elite di Cascia (Perugia) a pochi Km da Norcia.

    Costo 590 euro in formula residenziale, 390 euro no pernotto, solo pasto pranzo. Per chi si iscrive entro il 8/06 Sconto di 40 e 50 euro a seconda della formula scelta.

    Allenamenti mattutini e pomeridiani e piscina, competizioni con premi, tornei, gare amichevoli con squadre locali e con partecipanti ad altri camp.

    Al Grand’Hotel Elite di Cascia è previsto anche un pacchetto per i genitori che intendono seguire i propri figli durante la settimana.
    Pacchetto Genitori: 390,00 € 7 giorni/6 notti. Il pacchetto include pensione completa in doppia, acqua e vino della casa, uso della piscina, 1 sauna, 1 jacuzzi, uso dell’attrezzatura Techni Gym , cardio fitness, cocktail di benvenuto, parcheggio gratuito.

    Ci trovate nella pagina Facebook Francesco Totti Academy: http://www.facebook.com/pages/Roma-Italy/Francesco-Totti-Academy/164696170253792

    Allegati:

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  9. Raduni giovani calciatori in collaborazione con Società professionistiche e non.

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    Ecco i prossimi raduni/ provini in programma in Italia nei prossimi giorni e organizzati in collaborazione con società professionistiche e non.

    Calabria

    29.10.2009 di questo Comitato Regionale.

    Società richiedente: SPORTING CLUB CORIGLIANO di Corigliano Calabro CS

    Società interessata: BOLOGNA F.C. 1909 SPA

    Data del raduno: 29 marzo 2011, con inizio alle ore 15.00

    Campo utilizzato: Campo Comunale “Valli S. Antonio” di CORIGLIANO CALABRO

    Responsabili organizzativi: FINO Massimo – TARANTINO Massimo

    Responsabili Tecnici: ESPOSITO Guerino Pietro – CORAZZA Daniele

    Società richiedente: A.S. FOOTBALL 3000 PIANOPOLI di Pianopoli CZ

    Società interessata: ATALANTA B.C. SPA

    Data del raduno: 04 aprile 2011, con inizio alle ore 15.00

    Campo utilizzato: Campo Comunale di PIANOPOLI

    Responsabili organizzativi: MASCARO Franceco BOCA Silvio

    Responsabili Tecnici: DAPONTO Vincenzo MANCUSO Cesare

    Società richiedente: A.S.D. SAMBIASE 1962 di Lamezia Terme CZ

    Società interessata: A.S.D. SAMBIASE 1962.

    Data del raduno: 19 aprile 2011, con inizio alle ore 15.00

    Campo utilizzato: Campo Comunale G. Renda” di LAMEZIA TERME/SAMBIASE

    Responsabile organizzativo: SCICCHITANO Nicolino

    Responsabile Tecnico: GIOVANNI Messina

    Veneto

    ARIANESE, in collaborazione con il MILAN,

    Lunedì 4/04/2011 alle ore 15.00 presso il campo comunale di Ariano nel Polesine (Ro) (Cod. 358),

    Riservato ai nati negli anni 1997 – 1998 – 1999 (12 anni compiuti),

    Dirigente responsabile per la società richiedente: Cattin Sergio,

    Tecnico responsabile per la società richiedente: Bulgarelli Gaetano,

    Tecnico responsabile per la società professionista: Visentin Gabriele.

    ABANO CALCIO, in collaborazione con l’INTERNAZIONALE,

    Lunedì 18/04/2011 alle ore 15.00 presso lo Stadio delle Terme di Abano T.(Pd) – Zona Monteortone,

    Riservato ai nati negli anni 1998 – 1999 (12 anni compiuti),

    Dirigente responsabile per la società richiedente: Bertoli Nicola,

    Tecnico responsabile per la società richiedente: Vettore Marco,

    Tecnico responsabile per la società professionista: Giavardi Giuseppe.

    Marche

    Società organizzatrice: A.S.D. POTENZA PICENA per conto AS TARANTO CALCIO srl

    Località di svolgimento: Campo sportivo “F ORSELLI” di Potenza Picena

    Data di svolgimento: Lunedì 11.04.2011 dalle ore 15,00

    Categoria di partecipazione: Giovani calciatori nati negli anni dal 1994 al 1997

    Società organizzatrice: A.S.D. CAMERINO CALCIO per conto ATALANTA BC

    Località di svolgimento: Campo sportivo Le Calvie di Camerino

    Data di svolgimento: Giovedì 14.04.2011 dalle ore 15,00

    Categoria di partecipazione: Giovani calciatori nati negli anni dal 1997 al 1999 (12 anni compiuti)

    Lazio

    Società Organizzatrice: A.C.D. CASSINO CALCIO

    in collaborazione REGGINA CALCIO SPA

    in programma per il giorno: Giovedì 7 Aprile 2011 alle ore 15,00

    presso il campo sportivo: COMUNALE “GINO SALVETI” – CASSINO (FR)

    riservato a calciatori: nati dal 01/01/1996 al 31/12/1997

    Società Organizzatrice: G.S.D. NUOVA TOR TRE TESTE

    in collaborazione CATANIA CALCIO

    in programma per il giorno: Lunedì 4 Aprile 2011 alle ore 14,30

    presso il campo sportivo: R. Ielasi

    riservato a calciatori: nati dal 1994 al 1997

    Società Organizzatrice: A.S.D. BARCO MURIALDINA

    in collaborazione AS ROMA SPA

    in programma per il giorno: Lunedì 18 Aprile 2011 alle ore 15,00

    presso il campo sportivo: BARCO Murialdina

    riservato a calciatori: nati dal 1996 al 12° anno compiuto

    Società Organizzatrice: U.S. LATINA

    in collaborazione REGGINA CALCIO

    in programma per il giorno: Lunedì 18 Aprile 2011 alle ore 15,00

    presso il campo sportivo: comunale ex FULGORCAVI di Borgo Piave.


    Da www.calciofaidate.it.

    MisterManager.it non si assume responsabilità per qualsiasi cambiamento di programma.

  10. L’ allenamento del portiere nella scuola calcio – L’ aspetto psicologico, questo grande sconosciuto!

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    L’allenamento del giovane Portiere della Scuola Calcio assume una centralità rilevante nel contesto generale dell’ intera stagione e deve possedere come caratteristica predominante la possibilità di fare emergere le qualità nei vari aspetti del piccolo allievo.

    Oltre alle conoscenze tecniche specifiche, occorrono da parte dell’ Allenatore capacità creative, affettive, relazionali e di ascolto. Il raggiungimento dell’ obiettivo sportivo non può essere inteso come un esito meccanico, a se stante, distaccato dalla realtà umana che forma la squadra e dalle sue innumerevoli implicazioni in termini di coinvolgimento e motivazione.

    L’individuo mostra le sue modalità di approccio alla realtà secondo la propria storia e le proprie caratteristiche psicologiche che vincolano l’agire ed il mondo esperienzale con i relativi vissuti di ognuno di noi.

    Le tensioni, gli ostacoli alla motivazione, la percezione di sè, la propria autostima, sono alcune delle problematiche che possono intervenire sia al momento della seduta di allenamento sia al momento della gara, interferendo sui comportamenti e che possono essere gestite al meglio grazie ad una adeguata preparazione psicologica.

    Questa consiste in una metodologia attenta agli aspetti relazionali di contesto e si concentra sul rapporto tra i comunicanti, tra l’ Allenatore e l’ Allievo: si basa, quindi, prima di tutto sulla persona e poi sull’ atleta.

     

    E’ fondamentale che si arrivi ad accettare fino in fondo l’idea che il nostro giovane Portiere, per rendere al massimo, non deve essere ben preparato solo nei vari aspetti fisici, tecnici e tattici, ma anche la sua mente deve essere in grado di dare il massimo ed il meglio al momento della prestazione.

     

    Numerose sono le variabili che intervengono nella prestazione del Portiere che vanno dall’ età ( esperienza ) alla struttura fisica ( atleticità, altezza, ecc ) all’ ambiente ( pressioni più o meno sostenibili presenti nel contesto sportivo od extra sportivo, tipologia delle relazioni, ecc ) alle caratteristiche emotive personali ( capacità gestione dello stress, personalità, ecc ).

     

    Chi si trova ad operare nel ruolo di Istruttore/Allenatore nella Scuola Calcio deve tenere presente e considerare l’importanza del contesto, con le sue aspettative e con le sue pressioni con cui il giovane allievo si trova a vivere ed a fare i conti.

    Per evitare il rischio di sottovalutare l’influenza che rivestono i fattori storici e psicologici personali, non solo nel riuscire ad emergere, ma anche nel saper mantenere un adeguato livello di preparazione e prestazione, ogni Allenatore di Portieri deve tener presente:

    • il tipo di relazione che viene a stabilirsi tra Allenatore e giovane Portiere: essa permetterà o meno l’acquisizione degli apprendimenti e lo sviluppo delle capacità;
    • il tipo di scambio e dialogo tra Allenatore e giovane Portiere: regole chiare, riconoscimento delle aspettative maturate, contribuiscono ed intervengono significativamente sulla prestazione del giovane numero uno.

     

    In sostanza non c’è apprendimento, e quindi sviluppo delle potenzialità ed applicazione delle capacità, se nella relazione esiste un conflitto non risolto, determinato da scarsa qualità relazionale.

     

    Una corretta gestione dal punto di vista psicologico del giovane Portiere deve tener conto anche delle regole diverse tra i contesti di provenienza ( ad es. famiglia, realtà sociale, ecc ), delle aspettative ( verso di lui ) diverse tra i contesti di provenienza ( ad es. famiglia che lo accetta per come è dal punto di vista affettivo; società sportiva che lo accetta per quanto fà dal punto di vista della prestazione ) e del ciclo vitale, cioè del momento specifico della sua crescita ed evoluzione.

     

    Ciò che voglio far intendere è che l’allenamento di un bambino che vuole provare a fare il Portiere non può prescindere da alcune attenzioni che nella cornice di gioco, tengano conto delle diverse variabili che partecipano alla sua motivazione ed al piacere di andare al campo, incontrare gli amici, sentirsi riconosciuto dal proprio Istruttore, dimostrare a se stesso di essere in ” grado di ” ed ai propri genitori che è bravo.

     

    Ovviamente il ” bravo ” non deve essere inteso come da pagella, ma come una percezione personale di essere riuscito in un particolare compito o meglio ancora in un determinato intervento.

     

    Il Preparatore dei Portieri dovrà, quindi, strutturare il proprio lavoro tenendo conto anche delle risposte emotive individuali, facilitando così l’ottenimento dei risultati attesi dal punto di vista della prestazione.

    Il giovane Numero Uno, come ogni giovane atleta, ha bisogno di trovare, per l’espressione massima dei propri potenziali, le condizioni di benessere psicologico che qui va inteso come esito di modalità relazionali in cui sono estremamente chiari i ruoli, le aspettative, i modelli comunicativi al cui interno ogni individuo è impegnato.

     

    Schematizzando l’ Allenatore dei Portieri, così come per ogni tecnico di campo, deve possedere, oltre alle competenze specifiche del ruolo, ed in questo può essere un vantaggio l’aver difeso la porta in passato, anche una sensibilità ed una attenzione agli aspetti psicologici e per cui svilupperà una strategia di lavoro che terrà in forte considerazione i seguenti aspetti:

     

    a) psicologia dell’ individuo: analisi, valutazione ed intervento nelle seguenti aree:

    • attenzione
    • motivazione
    • autostima
    • percezione del rapporto con i compagni

     

    b) psicologia del giovane allievo nel gruppo: osservazione ed intervento sulla:

    • gestione del rapporto tra il tecnico ed i giovani portieri
    • riconoscimento e gestione degli aspetti complementari ( riguardanti il tema delle gerarchie allenatore-atleta ) e degli aspetti simmetrici ( riguardanti il tema della prestazione/capacità di misurarsi per migliorare )

     

    L’ Istruttore si troverà a dover fare i conti con altri e non secondari aspetti del proprio ruolo: i modelli proposti ( professionistici o dilettantistici ) e le aspettative dei genitori.

    Sappiamo come oggi nella società dell’ immagine rivesta grande rilevanza apparire: poter imitare ed identificarsi con modelli importanti in una certa misura diviene altamente compensativo dei propri reali o supposti limiti.

     

    Bisogna tenere presente di come il giovane Portiere si trovi al centro di complesse pressioni, sia interne legate alla sua crescita che lo trasforma anche fisicamente, sia esterne che lo vedono sempre più alle prese di aspettative ambientali comportamentali, progressivamente più articolate e raffinate come a scuola, nelle attività sportive, nella vita.

    Anche qui gioca un ruolo fondamentale l’età del giovane ed il ruolo dell’ adulto. Manifestare ad esempio il sogno di diventare un campione, è senza dubbio legittimo ed al giovane può servire finchè rimane nell’ ambito della sua immaginazione, nel gioco dei desideri.

    Altro diviene se direttamente od indirettamente entrano in gioco le aspettative degli adulti: il genitore che vede nel suo piccolo il Portiere di Serie A del futuro a cui può aggiungersi l’ Allenatore che un giorno potrà dire ” quello lì l’ho allenato io ! ” rischiano di provocare un atteggiamento nel giovane atleta di rifiuto o di frustrazione se non riesce a soddisfare le aspettative dei grandi.

     

    L’ Allenatore che si trova impegnato a lavorare con giovani Portieri della Scuola Calcio deve tenere conto di queste molteplici variabili per potere realizzare un valido ed efficace percorso di crescita, che sia esito di una miscela corretta di competenze tecniche, psicologiche e relazionali.

  11. Aspetti generali di una scuola calcio

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    La preparazione sportiva indirizzata ai bambini dai 6 –10 anni deve essere centrata sullo sviluppo psicomotorio, ovvero su attività che diano loro la capacità, lo sviluppo e il controllo del proprio corpo, per uno sviluppo globale sotto l’aspetto motorio, psicologico e cognitivo.

    Lo sviluppo tecnico deve avvenire attraverso giochi didattici in cui vi sia prettamente una componente coordinativa generale e di indirizzo tecnico – sportivo. Dobbiamo ricordare che alla Scuola Calcio arrivano bambini di età compresa tra i 5/6/7 anni, bambini dei nostri giorni, figli del 2000 e quindi dei comfort, dei video giochi; bambini che nella maggior parte dei casi sono molto impacciati nei suoi movimenti e meno dinamici di quanto lo erano i bambini di anni fa.

    Oggi non ci sono spazi verdi dove giocare, un muro contro cui calciare un pallone, spazi liberi o dei cortili dove poter tracciare un campo, porre due pietre per delimitare la porta e disputare partite per divertirsi con i compagni. Quindi tutte le capacità motorie di base che un tempo si acquisivano inconsciamente salendo sugli alberi, saltando o camminando sui muri, ecc…, oggi vengono a mancare in quanto i nostri figli sono costretti a vivere come “polli d’appartamento”.

    L’istruttore al momento di accogliere i bambini deve saper conquistare subito la loro fiducia, dimostrandosi sempre sereno trasmettendo la propria passione e l’amore per questo sport, creando un ambiente allegro dove i bambini si divertono senza creare distinzioni o rivalità personali. I nostri allievi oltre a crescere individualmente e tecnicamente, devono imparare ad associarsi; imparando il rispetto delle regole e dei compagni. Bisogna farli divertire con giochi di facile comprensione ed applicazione, in modo da favorirne il successo e non l’insuccesso che può portarli ad un facile abbandono.

    Tutto questo cercando anche di variare in modo continuo l’allenamento per cercare di mantenere sempre alta l’attenzione in modo che i bambini non si annoino.Cerchiamo anche di dialogare con i bambini e spiegare gli esercizi-gioco con un linguaggio semplice e facilmente comprensibile e con poche regole.
    La nostra attenzione deve essere rivolta non a come vengono eseguiti gli esercizi , sotto l’aspetto prettamente tecnico, ma soprattutto se l’esercizio è stato capito e di conseguenza eseguito, in quale tempo, con quale facilità di esecuzione e se la loro ripetitività viene memorizzata e quindi nelle successive esecuzioni svolto con più facilità, coordinazione e rapidità.

    La metodologia da me adottata e consigliata è quella che va dal generale all’analitico, ovvero inizialmente si lascia libero il bambino di eseguire liberamente l’esercizio dando come input l’obiettivo da raggiungere (fare goal, colpire un birillo, far arrivare la palla ad un compagno, raggiungere una meta, ecc…) e qualche suggerimento verbale, successivamente si passerà a quella analitica, cercando di curare il gesto tecnico.

    Autore: Giovanni Zocco ([email protected])

  12. Tornei giovanili: si prepara la nuova stagione.

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    [flv]http://www.mistermanager.it/wp-content/uploads/2010/12/Tornei-Giovanili-Spot-2010-2011-Tornei-Giovanili-Web-Tv.mp4[/flv]MisterManager, in qualità di partner di 2erre Organizzazioni Sport&Events è lieto di presentare la nuova stagione di Tornei di calcio giovanili Nazionali ed Internazionali.

    Come ogni anno ritornano i nostri appuntamenti nelle più belle località d’Italia, tra cui spiccano in particolare Venezia e i fantastici Tornei dei Parchi divertimento più belli d’Europa, come Gardaland e Aqualandia, per abbinare in modo davvero unico sport e vacanza.

    Senza dimenticare l’Europa: Praga, una delle più belle capitali farà da cornice a un altro grande evento: la Praga Spring Cup. Qualunque sia la vostra scelta, 2erre Organizzazioni Sport&Events, avrete garanzia di cortesia, professionalità, ottimi campi di gioco in erba naturale e sintetica e naturalmente un invidiabile rapporto qualità/prezzo.

    Consultate il catalogo online con le descrizioni delle offerte per la stagione imminente, cliccando qui.

    Tornei 2011

    • 1° Coppa Carnevale – Venezia/Riviera del Brenta – 5.3.11-8.3.11
    • 2° Gardaland Cup – Lago di Garda (VR) – 21.4.11-25.4.11
    • 2° Praga Spring Cup – Praga Repubblica Ceca – 21.4.11-25.4.11
    • 5° Venezia Cup – Jesolo (VE) – 29.04.11-1.5.11
    • 1° International POREC Cup – Parenzo Croazia – 27.5.11-29.5.11
    • 2° Aqualandia Cup – Jesolo (VE) – 2.6.11-5.6.11
    • 17° Valpolicella Trophy – Valpolicella (VR) – 10.6.11-13.6.11
    • International Gardaland Trophy – Lago di Garda (VR) 22.10.11-26.10.11

    Per qualsiasi informazione, richiesta di preventivo riguardo uno o più appuntamenti del catalogo Tornei Giovanili non esitate a usare il form apposito o contattare il nr. +39 3472118122.

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  13. Un ottimo strumento:” Dalla Programmazione mirata all’esercitazione efficace” .

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    MisterManager,it è veramente lieto di presentare una nuova pubblicazione editoriale. Un’opera di sicuro successo e dalla qualità elevata che si candida per diventare una nuova linea guida sulla programmazione dell’insegnamento della tecnica calcistica.

    Il libro ” Dalla Programmazione mirata all’esercitazione efficace” scritto da Angelo Iervolino e Emanuele Aquilani, ricco di esercitazioni e spunti interessanti, è pensato in particolar modo per gli istruttori di scuola calcio al fine di rendere le loro sedute d’allenamento mirate,oculate e soprattutto efficaci.

    L’opera, edita da www.allenatore.net, è una pubblicazione che intende delineare una metodologia di lavoro che consenta all’allenatore di perseguire l’insegnamento della tecnica calcistica attraverso esercitazioni mirate,oculate ed efficaci, senza dimenticare l’aspetto ludico e divertente che ogni seduta deve avere.

    All’unisono i due autori, alla domanda “ Cosa vi ha spinto a lavorare su quest’opera?” Ci hanno risposto: “Il calcio moderno è in continua evoluzione, l’allenatore per stare al passo di questa crescita deve essere in continuo aggiornamento. La programmazione e la pianificazione annuale dell’allenamento diventano fondamentali per svolgere un lavoro oculato e in linea con i tempi. Noi cerchiamo con quest’opera di dare un valido strumento di aggiornamento e riflessione, di nuove metodologie per quanto riguarda l’allenamento della tecnica calcistica”.


    A chi è rivolto e qual è il suo intento?È rivolto a tutti coloro operano nella scuola calcio,pur avendo spunti interessanti anche per le categorie agonistiche, dato che molti aspetti e esercitazioni trattate nel volume sono di fondamentale importanza anche per i ragazzi un po’ più cresciuti. Questo libro vuole essere uno stimolo per i nostri amici e colleghi allenatori per spingerli a sperimentare sul campo con fantasia, passione e professionalità le esercitazioni che si trovano nel volume o esercitazioni nuove che nascono dalle idee del lettore per rendere le sedute di allenamento divertenti, stimolanti e appassionanti per i ragazzi e per l’istruttore”.

    Attraverso questa pubblicazione gli autori hanno inteso delineare una metodologia di lavoro che consenta all’istruttore della Scuola Calcio di perseguire l’insegnamento della tecnica calcistica attraverso esercitazioni mirate ed oculate con lo scopo di rendere le sedute di allenamento divertenti e stimolanti.

    All’interno del volume il lettore trova numerose proposte pratiche in grado di essere sviluppate in spazi ridotti e con pochi materiali. Qual’è l’aspetto più importante delle proposte descritte nel volume? “Ci siamo immedesimati nei panni di molti allenatori che lavorano molto spesso in spazi ridotti per carenza di strutture e con pochi attrezzi a propria disposizione,quindi dopo ricerche e applicazione pratica delle nostre idee ed esercitazioni abbiamo voluto raccogliere una serie di esercitazioni che possono essere effettuate con pochissimi materiali e che siano realmente efficaci, che portino a miglioramenti reali, visibili e tangibili” ci spiega Angelo Iervolino

    Come è suddiviso il libro? “Le esercitazioni di campo sono divise in analitiche (specifiche per i vari fondamentali), combinate (in grado di stimolare contemporaneamente più gesti specifici) e una serie di partite ed esercitazioni a tema che hanno l’obiettivo di completare il processo di apprendimento in maniera ludica e coinvolgendo tutti i giocatori contemporaneamente. Questa divisione all’interno del libro è la spiegazione pratica di un cammino didattico, che secondo noi , che porta al migliore apprendimento della tecnica calcistica in queste fasce di età”. – Ci racconta Angelo Iervolino – “Non mancano all’interno del libro esercitazioni con un importante carico mentale da parte del giovane calciatore, questo per far si di cercare di creare giocatori pensanti , che lo facciano in pochissimo tempo e nel modo corretto,e non macchine che eseguono dei compiti stabiliti”, sottolinea Iervolino.

    E poi continua: “Serietà, dedizione, puntualità, capacità di rapportarsi con gli allievi e di creare un ambiente sereno e stimolante sono prerogative fondamentali ed indispensabili che prescindono dall’aspetto tecnico. Se a queste prerogative l’istruttore sa unire un adeguato metodo d’insegnamento e possiede l’occhio e la capacità di sviluppare i punti di forza dei vari allievi, il lavoro complessivo non potrà che essere positivo e l’allenatore verrà ricordato in maniera estremamente positiva dai suoi ragazzi. Abbandonare la fame personale di vittorie è una prerogativa del lavoro nella scuola calcio. E quest’opera cerca anche questo: esercitazione divertenti e efficaci che portino miglioramenti visibili e quindi anche l’istruttore si sentirà vincitore grazie al miglioramento dei propri allievi”.

    Gli autori

    Angelo Iervolino è nato ad Ischia (NA) il 03/09/1984. Diplomato presso il Liceo Scientifico “Scotti-Einstein” di Ischia. Laureando in Biologia della Nutrizione presso l’Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionato di calcio e dell’allenamento calcistico, inizia la sua attività di allenatore contemporaneamente alla pratica sportiva agonistica nelle categorie dilettantistiche. Dal 2005, dopo un infortunio, si dedica solo all’attività di allenatore. Nel 2009 ha seguito il corso di Istruttori scuola calcio CONI – FIGC. Nel 2010 ha conseguito il Diploma di Allenatore di Base UEFA B.

    Autore di vari articoli pubblicati da vari siti del settore. Nel 2008 è Responsabile Tecnico dell’ A.S.D. Mondo Sport, associazione senza scopo di lucro che promuove e organizza eventi sportivi. Ha frequentato vari corsi d’aggiornamento, tra cui corsi d’aggiornamento on-line, in lingua Inglese, organizzati dalla FA England – The FA Learning (Federazione calcio Inglese). Ha iniziato con la società S.C.J.T. Junior Team dove ha collaborato nella stagione 2004/2005 per la categoria Pulcini. Dalla stagione 2005/2006 passa alla società S.S. Futura Isola d’Ischia dove allena per due anni (2005/2006 e 2006/2007) la categoria Esordienti. Nella stagione 2007/2008 allena i Giovanissimi S.S. Futura Isola d’Ischia affiliata Empoli F.C. . Nella stagione 2008/2009 passa alla categoria Allievi della S.S. Futura Isola d’Ischia . Nella stagione 2009/2010 è alla guida della Juniores dell’ A.S. Barano calcio. Nella stagione 2010/2011 è responsabile e allenatore della categoria Pulcini dell’A.S.D. Mondo Sport gemellata Brescia Calcio. Nell’estati 2009 e 2010 ha fatto parte dello staff tecnico dei Camp Estivi organizzati dall’A.S.D. Mondo Sport.

    Emanuele Aquilani è nato a Roma il 17/09/1967. Diplomato in ragioneria presso l’ITCS “V. Pareto” di Roma, è dipendente della Azienda USL di Frosinone nel ruolo amministrativo, è da sempre un appassionato di calcio. Dopo aver praticato l’attività agonistica di calciatore fino all’età di 30 anni ha successivamente conseguito la qualifica di Allenatore di Base – Diploma B UEFA e nel 2004 la qualifica di Allenatore di Calcio a 5.

    Ha iniziato l’attività di allenatore presso la P.G.S. S. Beatrice di cui ha guidato gli Allievi Provinciali nella stagione 95/96. I due anni successivi ha seguito le categorie Primi Calci ed Esordienti ‘85 presso la G.S. Romana Gas. Nel 98/99 è responsabile della scuola calcio ed allenatore dei Giovanissimi Sperimentali ‘85 presso l’U.S. Urbetevere 1945. Nel 99/00 ha guidato gli Esordienti ’88 presso la S.S. Romulea e nelle due stagioni successive ha guidato la categoria Pulcini ’91 a 7 e Pulcini ’91 a 9. Allena la categoria dei Giovanissimi Regionali ’88 e Giovanissimi Sperimentali ’89/’90 presso la G.S. Romana Gas nella stagione 2002/2003. Dal 2003 al 2006 lavora per la S.S. Semprevisa di Carpineto Romano il primo anno alla guida della squadra dei Giovanissimi Fascia B (‘90/’91) le due stagioni successive è l’allenatore responsabile della prima squadra che milita nel campionato di prima categoria laziale, nelle tre stagioni svolge anche il ruolo di responsabile del settore giovanile.

    Nella stagione 2006/2007 è l’allenatore della prima squadra e il responsabile tecnico del settore giovanile dell’ASD Paliano. Dopo l’esperienza in provincia con le prime squadre, si rituffa nella Scuola Calcio, nella stagione 2007/2008 allena i Pulcini ’99 alla Cisco Calcio Roma; nel 2008/2009 i Pulcini 2000 alla Polisportiva Vigor Perconti; nel 2008/2009 è al Savio Calcio Roma per allenare gli Esordienti ’97.

    Emanuele Aquilani dal 2001 è autore di diversi articoli pubblicati da vari siti del settore; inoltre autore di “La programmazione calcistica nel settore giovanile”, “Principi ed esercitazioni psicocinetiche per il calcio”, “La programmazione calcistica dai 6 ai 15 anni” tutti editi dalla casa editrice Allenatore.net. E’ stato relatore a corsi di aggiornamento per allenatori di calcio, componente dello staff tecnico del Camp Arzachena Porto Cervo e componente dello staff di osservatori dell’Empoli FC nella regione Lazio per tre stagioni.

    Titolo: SCUOLA CALCIO: DALLA PROGRAMMAZIONE MIRATA ALL’ESERCITAZIONE EFFICACE

    Autore: EMANUELE AQUILANI – ANGELO IERVOLINO

    Volume (17 x 24 cm – pagg. 122)

    Prezzo 18.00 €

    Editore: WWW.ALLENATORE.NET EDIZIONI

  14. Cosa non deve fare (e dire) l’allenatore di calcio.

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    Questo articolo non vuole insegnare niente a nessuno ma creare un dibattito che abbia come obiettivo il massimo impegno di noi allenatori verso i giovani calciatori, cercando di insegnare loro il maggior numero di nozioni tecniche per avere opportunità di crescita nell’ambito calcistico.

    Molti pensano che non ci siano soluzioni ai problemi nei quali versa il calcio italiano, ed in particolare l’abbandono del settore giovanile, le società che pensano unicamente al risultato, i genitori che spesso non portano i loro figli alle scuole calcio con l’intento di farli divertire, stimolare nuove conoscenze etc…, ma pensano ad un probabile avvenire come calciatore.
    Certo, tutto questo è vero nella stragrande maggioranza dei casi, ma riteniamo che ci sia una soluzione a tutto ciò e che noi allenatori siamo la componente essenziale per cambiare lo stato delle cose.

    Siamo consapevoli delle difficoltà che troveremo sulla nostra strada e dei tempi che saranno inevitabilmente lunghi. Ci vuole quindi una “rivoluzione copernicana” nell’approccio, di noi allenatori, con le componenti del sistema calcio: società sportive, genitori, e soprattutto allievi cercando di creare un circolo virtuoso, una specie di catena di Sant ‘Antonio, che riesca a raggiungere un sempre crescente numero di allenatori, con obiettivo la crescita del giovane calciatore.

    Negli ultimi anni si è verificato un continuo proliferare di libri, a volte interessanti, molte altre meno, tutti (nel caso non fosse così me ne scuso con gli autori) con la stessa finalità: far vedere nuove (?) esercitazioni. Ora ogni allenatore può in qualche modo aggiornarsi con uno di questi libri e, con buone probabilità di riuscita proporle ai propri allievi. Allora ci siamo chiesti : a livello didattico ci sono varie opzioni, altre sempre più moderne arriveranno, cosa possiamo fare di diverso e di integrativo per migliorare le cose? È possibile che tutto sia finalizzato al compito di proporre esercitazioni? Noi allenatori facciamo errori? Quest’ ultima è la domanda chiave. Ci siamo interrogati sui nostri metodi di insegnamento, ci siamo confrontati, abbiamo “spiato” altri allenatori, come si comportavano, come si esprimevano, e la risposta è stata sì, commettiamo molti errori, certamente in buona fede, ma che vanno a discapito dei ragazzi.

    Con questo non voglio certo affermare che creino danni a livello fisico, anche se si è visto far correre bambini di 10 anni con dei pesi in mano per fare potenziamento, ma comunque rischiano di ritardarne l’apprendimento.
    Le società e i genitori sono delle componenti che noi allenatori dobbiamo educare. Se le società hanno giustamente i loro interessi ( soprattutto economici ) da salvaguardare, dobbiamo far capire loro che un ragazzo che ha delle “basi tecniche” buone sarà più appetibile di un altro. Che non è assolutamente vero che non si possa “vincere” giocando bene. Che un settore giovanile dove si insegna calcio sarà seguito con maggiore attenzione dalle grandi società, avrà più facilità ad attirare i ragazzi, e di conseguenza vedrà i suoi interessi economici crescere.

    Per quanto riguarda i genitori ci vuole più dialogo. Sarebbe meglio per tutti che i genitori portassero i loro figli al campo e poi se ne andassero, che non venissero a vedere le partite, che durante le partite non gridassero ai giocatori cosa fare, in poche parole che si fidassero della società ( allenatore, dirigenti, accompagnatori ) .

    Sapendo che questo non potrà mai accadere per evidenti motivi, non ci resta che parlare con loro, spiegare la nostra filosofia, che se tutta la settimana chiediamo al ragazzo di non buttare via il pallone, di giocare e dalla tribuna si grida il contrario, roviniamo il lavoro dell’allenatore e mettiamo in difficoltà il ragazzo.
    Personalmente ritengo che sia importante rinunciare al nostro ego, che utilizza l’allievo per ottenere una vittoria personale. E’ inammissibile sentire allenatori dire “ ho vinto “, quando la vittoria è stata ottenuta buttando il pallone. La nostra vittoria è quella di aver insegnato ai bambini a disimpegnarsi nel maggior numero di situazioni possibili,”giocando a calcio”.

    A tutti piace vincere, ma c’è solo un modo che deve darci soddisfazione; vedere la tua squadra giocare meglio degli avversari. Lo sappiamo che il modo più facile per vincere è di allontanare il più possibile il “pericolo” dalla propria porta, che se sbagli il passaggio vicino all’area di rigore è facile subire un gol, ma se vogliamo insegnare il gioco del calcio (credo che la qualifica “allenatore di base” significhi questo) ci dobbiamo porre alcune domande: alla fine della stagione, ammesso che “ho vinto”, il giocatore è migliorato? ha appreso nuove nozioni? Ha capito quando deve tirare, passare, dribblare?……..oppure come molto spesso accade ne sa quanto prima.

    La conseguenza del discorso fatto è quella di cambiare radicalmente le nostre idee, porci al servizio del ragazzo, dirgli bravo quando sbaglia perché solo dagli errori s’impara, e soprattutto cambiare la parola “buttala” con “giocala”.
    Particolare da non dimenticare è quello che facendo “giocare la palla” si vengono a concatenare molte cose che il calciatore deve saper fare; il passaggio, lo stop, il cambio di gioco, il possesso palla, lo smarcamento. L’ allenatore ha la possibilità di applicare la tecnica analitica, che è assolutamente necessario fare, alla partita, in modo da creare il maggior numero di situazioni possibili, ed il ragazzo ha il compito di risolverle…

    Marco Pozzi

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  15. Il triangolo genitori-figli-allenatore nel settore giovanile

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    Questo è un articolo che ho già proposto ai tempi di una mia stagione alla corte di una squadra di un settore giovanile professionistico. Lo voglio riproporre in quanto proprio ieri, assistendo ad un incontro della categoria “Giovanissimi”, ho scoperto che il problema è sempre lo stesso, se non più rilevante!

    Si dice con un po’ di sarcasmo che la squadra ideale da allenare è quella di “orfani”; beh., dopo ciò che ho visto ieri, ma soprattutto dopo ciò che ho udito, la battuta calza a pennello!!!

    Claudio Damiani – Allenatore di Base

    Tema quanto mai discusso, il triangolo genitore-figlio-allenatore nel mondo dello sport giovanile (ma non solo), è di rilevanza storica e attuale.

    Il calcio è uno sport di squadra e come tutti gli sport di squadra si fonda su un gruppo di atleti-giocatori, diretti da uno o più tecnici.

    Perché un gruppo sia sano è necessario che si basi su delle regole che da tutti devono essere rispettate.

    In questi anni di militanza nel settore mi sono accorto di ragazzi (anche bravi), che hanno vissuto sin dai primi passi calcistici la culla dei complimenti perpetui dei genitori, parenti e amici (a volte anche di qualche dirigente), vivendo idolatrati all’inverosimile.

    Il risultato?

    La totale convinzione del bambino, poi ragazzo, di essere “invincibile”, di avere mezzi tecnici che lo possono proiettare molto presto nel calcio che conta: basta aspettare, perché prima o poi il futuro già disegnato si tramuterà in realtà.

    Una situazione pericolosa che a volte porta la giovane psiche del ragazzo a dimenticare che per raggiungere il traguardo ci vuole lo sforzo, la fatica, il sacrificio: nessuno regala niente.

    Il sentirsi superiore ai compagni ed essenziale per il gruppo costituisce un’errata e pericolosa impostazione della figura del ragazzo. Questo un allenatore lo sa.

    Premetto senza dubbi che se la società si pone come obiettivi e la crescita dei ragazzi e il risultato sportivo, alla domenica schiero in campo la migliore formazione che ho a disposizione.

    E i ragazzi che non partono tra gli undici o tra i diciotto?

    1. Sono infortunati o malati;
    2. sono squalificati;
    3. hanno “saltato” il 60% delle sedute di allenamento (due su tre);
    4. nel corso della settimana hanno dimostrato poca attenzione, scarso interesse (questi atteggiamenti molti genitori non li vedono!);
    5. hanno mezzi tecnici o condizioni fisiche inferiori rispetto ai loro compagni (a volte non notano neanche questi importanti fattori).

    Il problema sorge appunto quando, in relazione all’ultimo punto, un padre si convince o convince il figlio del contrario.

    Molti genitori vivono con il desiderio che i propri figli debbano a tutti i costi diventare quello che essi non sono mai diventati in gioventù.

    Ho conosciuto ragazzi che soggiogati da queste convinzioni si trovano smarriti alla prima esclusione per scelta tecnica, persi, non trovando spiegazione alcuna e dannatisi l’anima per un po’ si trovano isolati e soprattutto mal consigliati, finendo in moltissimi casi, con l’abbandonare l’attività sportiva con probabili sintomi di depressione.

    Altri, più sportivamente “educati”, vivono il calcio serenamente per come deve essere vissuto; quando i genitori non mettono pressione al figlio, ovvero non gli fanno pesare la maglia dal numero dodici in su, anche il ragazzo saprà vivere la realtà dell’esclusione, la sostituzione nel modo in cui deve essere vissuta, ovvero con delusione ma non con rassegnazione, anzi.

    In molti casi vengono scatenate delle polemiche tra genitori e società che non hanno motivo di nascere se non dalla rabbia di un padre o di una madre che non si capacitano del fatto che il proprio erede palesa dei limiti rispetto ai compagni di squadra e per questo gioca di meno. (Attenzione: gioca di meno, non ho detto non gioca!).

    E sono a dir poco inquietanti e ridicole le antipatie che si creano tra nuclei famigliari ai bordi del campo dipendenti unicamente dal fatto che un ragazzo sia più titolare o meno rispetto ad un altro.

    A volte, sembra paradossale, sono solo i genitori a “soffrire” la panchina del figlio, quando questi se ne sta tranquillamente seduto al fianco del mister a incitare i compagni vivendo lo sport come deve essere vissuto!

    Senza voler fare di tutta l’erba un fascio intendo affermare che vi sono anche ragazzini “educati” a saper vincere e perdere, a non esaltarsi per le vittorie, ma anche a non abbattersi per delle sconfitte, a “digerire” le esclusioni e a non sentirsi “onnipotente”.

    E questo tipo di educazione a chi spetta, chi la deve impartire?

    L’allenatore, coadiuvato dalla società, ha il compito di educare allo sport, a insegnare i comportamenti da assumere in virtù delle attività da svolgere in campo (allenamenti, gare, vittorie, sconfitte, ecc.); egli ha altresì l’obbligo di correggere eventuali poco consoni atteggiamenti che avvengono al di fuori del rettangolo di gioco: in trasferta, all’interno dello spogliatoio, nei mezzi pubblici ecc.

    Per educazione sportiva s’intende il miglioramento psicologico, tecnico-tattico del giovane atleta, l’insegnamento della sconfitta, della vittoria, dell’esclusione, della sostituzione nonché il rendere il gruppo consapevole che le regole sono uguali per tutti e le scelte le fa esclusivamente l’allenatore.

    D’altra parte è messo lì per quello, e comunque, da quando il calcio è calcio l’allenatore è sempre stato a disposizione dei giocatori per uno o più eventuali dialoghi di chiarimento che, attenzione, non è detto debbano essere necessariamente di natura tecnico-tattica.

    Bisogna però ricordare che la crescita di un ragazzo che vuole giocare a calcio o fare qualsiasi sport dipende in modo più che importante dall’educazione di base impartita dalle famiglie sin dal primo giorno di nascita del proprio figlio.

    Concludo affermando che in una squadra di calcio, ogni domenica ci sono undici ragazzi contenti e sette ragazzi meno contenti; tra questi ultimi sette ce ne saranno sicuramente due o tre anche molto arrabbiati.

    E’ normale: se non fosse così ci troveremmo a guidare delle squadre prive d’anima.

    L’importante è prendere l’esclusione come motivo di rivalsa più che come motivo di resa e noi genitori questo abbiamo il dovere di insegnarlo!

  16. Tesseramento ed età dei giocatori: le normative.

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    In questo articolo prendiamo in esame quelle regole contenute all’interno delle Norme Organizzative Interne della Federazione Italiana Giuoco Calcio che si occupano esplicitamente dei giovani calciatori e valutiamo anche le possibilità in relazione al tipo di tesseramento effettuabile sulla base dell’età.
    L’art. 31 cosi definisce i “giovani”: “…Sono qualificati “giovani” i calciatori che abbiano anagraficamente compiuto l’ottavo anno e che al 1° gennaio dell’anno in cui ha inizio la stagione sportiva non abbiano compiuto il 16° anno…I calciatori “giovani” possono essere tesserati per società associate nelle Leghe ovvero per società che svolgono attività esclusiva nel Settore per l’Attività Giovanile e Scolastica.
    Il calciatore “giovane”, è vincolato alla società per la quale è tesserato per la sola durata della stagione sportiva, al termine della quale è libero di diritto…”. Da tale norma si evince chiaramente che il giovane calciatore con età compresa tra gli 8 anni ed i 16 anni è legato alla società per la sola durata della stagione sportiva, quindi con rapporto annuale (fermo restando che restano invariate le scadenze per i vincoli biennali già in vigore). Al compimento del 14° anno, però, i giovani calciatori dilettanti possono assumere con la società il cosi detto “Vincolo di tesseramento” che li lega alla stessa fino al compimento del 25° anno di età. Tale disposizione è prevista dall’art. 32 NOIF che definisce la figura del “giovane dilettante” la quale diventa “giovane dilettante non professionista” al compimento del 18° anno. Tale disposizione è di primaria importanza in quanto lega il calciatore alla società impedendogli di poter gestire il proprio cartellino liberamente ma rimettendo lo stesso n elle mani dei dirigenti del club con il quale viene sottoscritto tale vincolo. Solo al compimento del 25° anno di età il calciatore potrà liberamente decidere di cambiare squadra senza il necessario consenso anche della società.

    Diverse sono le disposizioni che riguardano i giovani calciatori che sottoscrivono il tesseramento con squadre professionistiche, ma la norma principale è prevista dall’art. 33 NOIF intitolato: “…I giovani di serie…”: “…I calciatori “giovani” dal 14° anno di età assumono la qualifica di “giovani di serie” quando sottoscrivono e viene accolta la richiesta di tesseramento per una società associata in una delle Leghe professionistiche… I calciatori con la qualifica di “giovani di serie” assumono un particolare vincolo, atto a permettere alla società di addestrarli e prepararli all’impiego nei campionati disputati dalla stessa, fino al termine della stagione sportiva che ha inizio nell’anno in cui il calciatore compie anagraficamente il 19° anno di età. Nell’ultima stagione sportiva del periodo di vincolo, il calciatore “giovane di serie”, entro il termine stabilito annualmente dal Consiglio Federale, ha diritto, quale soggetto di un rapporto di addestramento tecnico e senza che ciò comporti l’acquisizione dello status di “professionista”, ad un’indennità determinata annualmente dalla Lega cui appartiene la società. La società per la quale è tesserato il “giovane di serie” ha il diritto di stipulare con lo stesso il primo contratto di calciatore “professionista” di durata massima triennale. Tale diritto va esercitato esclusivamente nell’ultimo mese di pendenza del tesseramento quale “giovane di serie”, con le modalità annualmente stabilite dal Consiglio Federale…I calciatori con la qualifica di “giovani di serie”, al compimento anagrafico del 16° anno d’età e purché non tesserati a titolo temporaneo, possono stipulare contratto professionistico.

    II calciatore”giovane di serie” ha comunque diritto ad ottenere la qualifica di “professionista” e la stipulazione del relativo contratto da parte della società per la quale è tesserato, quando: a) abbia preso parte ad almeno dieci gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie A; b) abbia preso parte ad almeno dodici gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie B; c) abbia preso parte ad almeno tredici gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie C/1; d) abbia preso parte ad almeno diciassette gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie C/2. Nei casi previsti dal comma precedente, è ammessa una durata del rapporto contrattuale non superiore alle cinque stagioni sportive e alle tre stagioni sportive, compresa quella in cui avviene la stipulazione del contratto, rispettivamente per i calciatori maggiorenni e per i calciatori minorenni…Nel caso di calciatore “giovane di serie”, il diritto previsto nel precedente comma 3, anche in presenza di tesseramento a titolo temporaneo, è fatto valere nei confronti della società che ne utilizza le prestazioni temporanee, fermo restando il diritto della società per la quale il calciatore è tesserato a titolo definitivo di confermarlo quale “professionista” con l’osservanza dei termini e delle modalità previste dal presente articolo. La mancata conferma da parte di quest’ultima società comporta la decadenza del tesseramento a favore della stessa, indipendentemente dall’età del calciatore…II calciatore “giovane di serie” in rapporto di addestramento tecnico può stipulare contratto professionistico con la società che ne utilizza le prestazioni temporanee. In tale ipotesi si applicano le disposizioni del precedente comma per quanto attiene al diritto della società per la quale il calciatore è tesserato a titolo definitivo…”.

    Questa norma è fondamentale in quanto stabilisce alcuni principi: prima di tutto che la definizione di “giovane di serie” nel momento in cui il calciatore, all’età di 14 anni, stipula un contratto con una società professionistica. Inoltre, il calciatore stesso ha diritto al versamento da parte della società di una indennità di addestramento ed impiego nei campionati determinata annualmente dalla Lega di appartenenza della società. A questo, poi, si aggiunge l’acquisizione della qualifica di “professionista” con la sottoscrizione da parte del giovane calciatore di un contratto con la società di appartenenza al compimento del 16° anno nonché secondo le stesse direttive disposte dall’art. 33. Per i calciatori maggiorenni il vincolo del tesseramento non può essere superiore a 5 anni, per i minorenni invece non può essere superiore a 3 anni. Le norme per i “giovani” previste dalle NOIF sono molte e trattano una pluralità di argomenti. Quindi, nel caso in cui un giovane o un genitore si trovi in difficoltà nelle interpretazioni delle stesse e nel rapportarsi con le società meglio consultare un legale che possa gestire la materia in maniera appropriata.

    Matteo Sperduti

    (per maggiori chiarimenti o per una consulenza contattare il fiduciario A.I.C., Matteo Sperduti, al numero 3385459992 o all’indirizzo e-mail [email protected])

    Tratto da: L’Avvocato nel pallone, Rubriche

  17. “L’ALLENATORE” nel settore giovanile

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    Navigando in rete, tra i vari siti specializzati sul calcio, ho scovato un articolo che mi ha particolarmente colpito ” IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI”, che mi ha fatto riflettere sul ruolo che svolgiamo noi come allenatori nei confronti dei nostri ragazzi.

    Mi sono permesso di proporvelo perché dopo anni che calpesto i campi di calcio, mi sono reso conto che proprio noi allenatori (e spesso anche coloro che la domenica ci accompagnano, dirigenti, genitori, ecc….) in certe circostanze presi dall’ansia della prestazione o peggio del risultato, ci lasciamo andare a degli atteggiamenti poco consoni al ruolo che svolgiamo dimenticandoci, che i nostri ragazzi ci ergono a modello da predere come esempio, e non trasmettiamo più loro i principi fondamentali che sono alla base d’ogni sport e quindi del Calcio, come appunto la Sportività, la Civiltà, il Rispetto, il FAIR-PLAY, che vanno ben oltre il singolo risultato sportivo. In fondo il Calcio è un giuoco che va interpretato proprio per la funzione per cui è stato inventato “Almeno nel settore giovanile”, e che appartiene sì a noi, ma soprattutto ai nostri ragazzi, che lo praticano e che non necessariamente dovranno diventare i Maradona del futuro, ma avranno la consapevolezza di aver arricchito sotto l’aspetto fisico e psicologico il proprio bagaglio personale che porteranno con loro per tutta la vita. La mia non vuole essere assolutamente una morale anche perché, probabilmente non credo neanche di essere la persona più qualificata per farla, e spero che nessuno me ne voglia, ma solamente una riflessione spontanea che mi è venuta dopo aver letto l’articolo e così come mi è venuta ve la propongo…….. Un saluto a tutti.

    IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI:

    1. L’importanza del risultato non dovrebbe mai mettere a repentaglio la salute o l’integrità fisica dei giocatori. La vittoria non è altro che il risultato della preparazione tecnica, tattica, fisica e psicologica della squadra. Questi valori non si devono mai sacrificare per aumentare il proprio prestigio personale.

    2. Il gioco del calcio non deve mai impedire al giovane di ottenere buoni risultati sotto il profilo scolastico; insieme alla famiglia ed alla scuola l’allenatore dovrebbe avere un ruolo attivo nell’educazione dell’individuo.

    3. L’allenatore deve sempre rispettare, difendere ed insegnare ai propri allievi le regole del gioco del calcio, non deve per nessuna ragione cercare di ottenere vantaggi attraverso l’insegnamento consapevole di comportamenti antisportivi.

    4. La diagnosi ed il trattamento degli infortuni sono un problema medico, di conseguenza gli allenatori devono fare in modo che vengano trattati da personale qualificato. Affidare giocatori a personale non qualificato o peggio ancora formulare personalmente diagnosi o consigliare terapie è un comportamento da evitarsi. Allo stesso modo devono astenersi dal prescrivere medicinali che, peraltro possono essere prescritti solo da personale medico.

    5. Gli allenatori sono responsabili del comportamento dei propri giocatori ed hanno il dovere di stigmatizzare tutti gli atteggiamenti antisportivi; per questa ragione il fair-play andrebbe sempre incoraggiato sia nelle sedute di allenamento che durante le gare.

    6. Gli allenatori dovrebbero mettere gli arbitri nelle condizioni di svolgere la propria opera il più serenamente possibile attraverso un atteggiamento rispettoso e corretto evitando inoltre di incentivare comportamenti negativi dei propri giocatori nei confronti del direttore di gara.

    7. Gli allenatori devono evitare atteggiamenti dissenzienti nei confronti ed aggressivi nei confronti della panchina avversaria.

    8. Gli allenatori hanno il dovere di dare sempre il massimo ai propri giocatori, hanno perciò il dovere mantenersi aggiornati attraverso testi, corsi e tutto ciò che il mercato propone. E’ necessario ampliare continuamente le proprie nozioni tecnico-tattiche, fisiologiche, medico-sportive e psicologiche.

    9. Un allenatore ha sempre qualcosa da imparare da un collega, per questa ragione visitare allenamenti e confrontarsi con un altro allenatore è da considerarsi fonte di aggiornamento.

    Articolo tratto da “Allenatori qualificati”.

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