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  1. Scuola calcio: lo smarcamento in zona luce

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    Il concetto del passaggio/smarcamento è sicuramente uno dei fondamentali più difficili da insegnare nei primi anni della scuola calcio; questo perché a quest’età il giocatore vive in una fase egocentrica nella quale l’istinto lo porta ad avere un controllo quasi esclusivo della palla.

    In questo, per fortuna, non c’è nulla di male, in quanto permette di trovare i giocatori estremamente motivati nell’apprendere la guida della palla e l’1c1.

    Anche nei primissimi anni della scuola calcio, è comunque possibile lavorare sui prerequisiti del concetto della “collaborazione”, a patto che lo si faccia andando incontro alle motivazioni ed alle esigenze dei bambini. Questo è possibile grazie ad un inserimento graduale di:

    • Giochi di collaborazione
    • Feedback positivi dati dall’istruttore
    • Giochi per la zona luce
    • Giochi di posizione

    Se il percorso è strutturato correttamente, sarà possibile insegnare loro i concetti di passaggio e smarcamento, assecondando le loro motivazioni e le loro esigenze.

    Step n° 1: giochi di collaborazione

    Pur nel contesto di un ampio egocentrismo, anche ai bambini di prima elementare piace collaborare, perché fa parte del meccanismo di socializzazione; come ripeto sempre, quello che è importante, è che gli stimoli siano adeguati all’età.

    Non solo, le collaborazioni hanno una forte valenza educativa, in quanto permettono ai più timidi di integrarsi, permettono di accettare le difficoltà del compagno, e soprattutto di aiutare/incoraggiare chi è più in difficoltà dal punto di vista motorio.

    In questo contesto, dovrà essere l’allenatore a dare i feedback positivi a chi collabora nella maniera migliore (aiutando ed incoraggiando il compagno) e facendo capire gli atteggiamenti non funzionali a chi non coopera nel migliore dei modi (per esempio a chi si lamenta).

    Uno dei primi esercizi di collaborazione che di solito introduco è il gioco dei lupi; in questa attività i giocatori hanno sia l’opzione di “scappare”  dai lupi che quella di “liberare” i compagni.

    Le prime volte, la maggior parte dei giocatori penserà solo a scappare, poi capiranno che per vincere sui lupi dovranno anche aiutare i compagni liberandoli; in tutto questo l’entusiasmo e i feedback dell’istruttore, aiuteranno a rinforzare i comportamenti più adeguati al compito.

    Altro gioco (questo con la palla) per stimolare la collaborazione è il segna nelle porte (Variante n° 2), in cui si collabora in 2 giocatori alla volta. Altri stimoli efficaci sono quelli in cui è necessario chiamare il nome del compagno prima di passargli la palla nella confusione del gioco, ed accertarsi che sia sufficientemente attento prima di trasmetterla; è il caso del Giropalla nell’orologio (vedi immagine sotto).

    Ottimo gioco di verifica invece, è la guida della palla in regime di rapidità (dall’1c1 al 2c2); quest’attività piace molto ai più piccoli, perché inizia con un 1c1 (andando quindi incontro all’egocentrismo dell’età) per poi passare ad un 2c2 in cui si sperimentano (meglio se spontaneamente) le attività collaborative tipiche del 2c2.

    Step n° 2: feedback positivi dati dall’istruttore

    Per facilitare l’apprendimento, il feedback deve essere preferito alle indicazioni; non possiamo insegnare loro a “trovare le soluzioni migliori” se indichiamo sempre noi cosa fare. Questo è un concetto che per applicarlo richiede molta pazienza, ma permette di togliersi delle grandi soddisfazioni.

    Infatti, i bambini apprendono meglio quando sono coinvolti nel trovare le soluzioni, cioè quando sono responsabili del loro apprendimento.

    Per questo motivo, quando si tratta di collaborazioni, è fondamentale preferire i feedback adeguati  (piuttosto che indicazioni prestabilite); oggi sappiamo che sono i feedback positivi a facilitare maggiormente l’apprendimento rispetto a quelli negativi. Anche in questo serve molta pazienza.

    Ciò non significa che quelli negativi vanno evitati, ma è sempre meglio che in questi casi venga fatta maggiore verbalizzazione di quello che non è stato fatto bene, per far comprendere loro come sia possibile rimediare facilmente all’errore.

    Quello che è importante, è che qualsiasi intervento dell’istruttore sia facilmente comprensibile, possibilmente breve, e tendente a premiare l’impegno e l’empatia nei confronti dei compagni; questo non vale solo nei giochi di collaborazione, ma in tutte le attività.

    In questo modo sarà più facile trasmettere loro il concetto di gruppo, il dialogo ed il piacere di giocare insieme; questo fungerà da substrato comportamentale che faciliterà loro l’apprendimento del concetto di passaggio/smarcamento.

    Prima di passare alla prima esercitazione per il concetto di zona luce, mi preme un’ultima considerazione sul feedback; all’inizio della mia carriera da istruttore, ricordo come la maggior parte degli interventi comportamentali fossero volti a calmare l’esuberanza dei giocatori.

    Oggi invece, mi accorgo come diventi sempre più frequente la mancanza di autostima e la capacità di rimanere concentrati; invito tutti a leggere questa pubblicazione di una psicoterapeuta canadese che illustra chiaramente la situazione.

    Proprio per questi motivi, nei primi anni della scuola calcio oggi è fondamentale trasmettere entusiasmo e positività, preferendo i feedback positivi; questi, oltre a permettere un migliore apprendimento, aiutano a costruire un’autostima basata sul proprio impegno e sull’empatia.

    Step n° 3: giochi per la zona luce

    I giochi per la zona luce sono molto semplici ed elementari; a mio parere, la difficoltà maggiore sta nel capire quando inserirli all’interno della didattica.

    Questo perché fino al loro inserimento, lo stimolo principale dato ai bambini a mio parere dovrebbe essere il “non avere paura di guidare la palla” e il “non avere paura di sbagliare”. Nel momento in cui si inizia a lavorare sul concetto di smarcamento, si intraprende una strada didattica nuova per loro; ovviamente questa strada sarà sempre parallela a quella sviluppo delle abilità tecnico/tattiche individuali, cioè, per intenderci, quella orientata al miglioramento dell’1c1, alla guida, alla protezione della palla e all’efficienza del contrasto.

    Di norma, inserisco questa didattica nell’anno della terza elementare; se nei primi 2 anni si è lavorato molto bene sulla coordinazione, sulle abilità individuali (1c1, guida, protezione, ecc.) e nelle collaborazioni, solitamente inizio da Settembre.

    Se invece capisco che il gruppo è ancora indietro per quanto riguarda i concetti di sopra, allora preferisco inserire questa didattica nella seconda parte dell’annata, se non l’anno successivo.

    Ovviamente, a quest’età il concetto di passaggio/smarcamento non dovrà mai essere inserito a discapito dell’allenamento abilità individuali, che dovrà sempre essere mantenuto.

    Sotto riporto alcuni punti dai quali, in base al loro comportamento, è possibile capire se è il momento ideale o meno; ovviamente non è necessario che questi comportamenti debbano essere presenti in tutti i giocatori, ma sono gli indicatori che fanno capire la propensione di un gruppo o meno ad iniziare la didattica sul passaggio/smarcamento.

    È ovvio che finchè arrivino a questo, è fondamentale che nei primissimi anni della scuola calcio vengano effettuati tanti giochi semplificati, come quelli proposti da Horst Wein, e minipartite a tema, con lo scopo di minimizzare l’uscita di palla e la perdita di tempo del portiere.

    Quello che è importante, è che una volta che si inserisce il contesto di passaggio/smarcamento, si continui con una progressione didattica adeguata al gruppo che si sta allenando.

    Solitamente, il primo esercizio che inserisco è il “gioco della zona luce”; nell’immagine sotto è possibile vedere la struttura molto semplice.

    Esercitazione tratta dalle dispense AUDAX Poviglio del 2011 di Michael Soncini

    I giocatori sono confinati nel loro spazio e i 2 all’esterno (i blu) devono passarsi la palla senza che questa venga intercettata dal giocatore in mezzo (il giallo) e senza che questa esca; chi sbaglia, va nello spazio in mezzo. Prima di somministrare questo gioco, effettuo comunque una semplice dimostrazione nella quale dimostro quale sia la “zona ombra” e quale sia la “zona luce”, in maniera tale che la terminologia sia chiara a tutti (vedi immagine sotto).

    Per ravvivare e stimolare il gioco, inserisco la regola che al 5° passaggio corretto tra i 2 giocatori all’esterno, quello in mezzo deve effettuare 5 piegamenti sulle braccia. Solitamente introduco questa esercitazione 2-3 volte in tutto, per aver la certezza che tutti giocatori (considerando le assenze) l’abbiano effettuato almeno una volta.

    Nel caso in cui non si abbiano multipli di 3 (ad esempio 7 giocatori), si può fare un gruppo da 4, nel quale 1 spazio (non quello centrale) è occupato da 2 giocatori; stessa cosa, se per alcuni gruppi l’esercizio diventa troppo semplice.

    È ovvio che una volta compreso il concetto di zona luce all’interno di questo gioco, non si deve pretendere che sia immediatamente automatico l’applicazione in situazione. Verbalizzazioni e (in particolar modo) feedback positivi, permetteranno nel tempo di ricercare e chiamare la palla nei giusti spazi.

    Concludo il capitolo con una considerazione personale; questa esercitazione, ha una bassa densità allenante e spesso il gioco si ferma per errori di natura tecnica o perché il possessore di palla non riesce a vedere il compagno in zona luce (perchè quello al centro cerca di “coprire la visuale”). Malgrado questo, lo considero un mezzo allenante essenziale per comprendere inizialmente il concetto di zona luce.

    Step n° 4: i giochi di posizione

    La quarta tappa dell’apprendimento per il passaggio/smarcamento è prevalentemente incentrata sui giochi di posizione; nell’articolo specifico, spiego i motivi per i quali queste attività (in questa fase didattica) sono da preferire ai possessi palla. Ovviamente non mi dilungo nella spiegazione perché la potete trovare direttamente nell’articolo in questione.

    Un esercizio che potrebbe essere considerato complementare è la pallamano, ma con regole finalizzate all’apprendimento dei concetti di smarcamento; potete trovarle in questo articolo. Utilizzare le mani nella gestione della palla, stimola maggiormente la scelta corretta da fare, in quanto non prevede la difficoltà del dominio della palla.

    In particolar modo, aiuta a mantenere la distanza dagli avversari del giocatore che si smarca, in quanto la zona luce porta un reale vantaggio solo se ricevo la palla sfruttando lo spazio lontano degli avversari.

    Altro concetto che stimola particolarmente, è la ricerca dell’alternativa alla soluzione più istintiva, cioè quella di mandare solo la palla avanti; infatti, durante lo svolgimento del gioco (soprattutto le prime volte) sarà normale che i giocatori si pongano tutti di fronte al possessore di palla (sia gli avversari che i compagni). Impossibilitati nel fare passaggi alti, la squadra in possesso sarà stimolata a trovare soluzioni alternative a quelle frontale (stimolando anche la visione periferica), inserendo spontaneamente anche in concetto di “ampiezza” e “sostegno”.

    Conclusioni

    Troppo spesso mi capita di vedere sui campi, giocatori che si passano la palla perché lo dice l’allenatore…o perché altrimenti l’allenatore si arrabbia. Questo non aiuta lo sviluppo dei bambini, perché non solo li priva di esperienze di gioco che saranno bagaglio per il loro futuro, ma limita la loro passione e lo sviluppo della loro autostima.

    Il gioco deve essere una sfida nella quale il premio principale (cioè il feedback positivo dell’allenatore) viene dato all’impegno e agli atteggiamenti positivi. In questo modo si creerà un circolo virtuoso che alimenterà il loro apprendimento nel tempo, sostenendo la loro crescita umana e tecnica.

    A chi spesso mi dice “sarebbero concetti semplici da applicare, se ogni società avesse un coordinatore che aiuta gli allenatori, ma non tutte le società se lo possono permettere”, spesso riporto come basterebbe regalare ad ogni allenatore i libri di Horst Wein (il primo per chi allena fino ai 9 anni ed il secondo dai 10 ai 14 anni).

    Sarebbe il miglior investimento (in termini di qualità/prezzo) che una società possa fare, in quanto permetterebbe di dare alla didattica un percorso basato sui concetti del formatore più autorevole in materia.

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    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it

  2. Fase tattica del possesso: quando iniziare nel settore giovanile (prima parte)?

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    Nei primi anni di scuola calcio, una precoce didattica orientata al “possesso palla” (chiamiamo così lo scopo della didattica finalizzato al gioco collettivo, a discapito di quello individuale), permette di ottenere sicuramente un numero di vittorie superiori rispetto ad una didattica orientata prevalentemente alla tecnica e tattica individuale. Ma siamo sicuri che tale scelta possa portare a dei benefici a lungo termine? Siamo sicuri che in questo modo non si stia andando incontro alle dell’allenatore (cioè di vincere), piuttosto che a quelle del bambino?

    Nel post dedicato all’1c1 analitico, abbiamo approfondito gli elementi che ci fanno capire come uno sviluppo precoce del “possesso palla” vada a penalizzare in termini pratici lo sviluppo del giocatore. In questo articolo cercheremo invece di capire quando è il momento di iniziare questo aspetto e il modo di introdurlo nel rispetto dei bisogni del bambino.

    Quando iniziare?

    È ovvio che tra i 6-8 anni i bambini sono in una fase particolarmente egocentrica del loro approccio al gioco; quindi tendono a correre tutti incontro alla palla senza una razionale organizzazione; in questo non c’è nulla di male, in quanto nelle fasi inziali è fondamentale che imparino a “non aver paura”, a rubare la palla agli avversari e “districarsi” con la palla in mezzo agli avversari. Campanelli d’allarme suonano quando un giocatore ha dei timori a giocare in mezzo alla mischia o quando tende a calciare in avanti la palla appena conquista (senza condurla). Quindi, l’imperativo nelle prime fasi della didattica, è:

    “ruba la palla agli avversari e guida negli spazi vuoti per andare a fare gol”

    Il giocare in campi con pochi giocatori e/o fare in modo che la palla esca il meno possibile, aiuta molto nell’apprendimento in questa fase. Quando i giocatori arriveranno ad avere una corretta attitudine alla guida della palla e all’1c1, riusciranno ad essere in grado di scegliere più opzioni di giocata (“guido o passo?”) e quindi a districarsi maggiormente anche nella situazione di possesso palla di squadra. Inoltre, dalla 3-4° elementare diventeranno anche meno egocentrici e più orientati a condividere con i compagni le giocate e la gioia di un gol come una soddisfazione del gruppo e non del singolo individuo. Quindi, la risposta alla domanda del sottotitolo è:

    • Quando sono in grado di padroneggiare con disinvoltura la guida della palla e l’1c1.
    • Quando cala il livello di egocentrismo e si è più propensi ad un gioco collettivo

    Ovviamente non esiste un momento anagrafico (cioè un’età) prestabilito, ma molto dipende dalle caratteristiche del gruppo che si allena; comunque, nella maggior parte dei gruppi credo si possa identificare tra la 3° e 4° elementare. Ma quali sono gli elementi che nei loro comportamenti e nel loro livello di maturazione ci aiutano a capire che siamo nel momento giusto per iniziare?

    passaggio calcio

    Come riconoscere qual’è il momento ideale

    In base alla mia esperienza, alcuni degli elementi più evidenti sono i seguenti:

    • Quando si incoraggiano tra di loro in partita (anche quelle di allenamento) in base al loro impegno e non solo in base al livello di bravura: questo è un importante segno di uscita dal loro egocentrismo, perché riconoscono anche l’impegno dei compagni.
    • Quando hanno una discreta padronanza tecnica della palla che permette loro di decidere se guidare, passare o tirare.
    • Quando chiamano la palla solo nei momenti in cui percepiscono realmente di poterla ricevere.
    • Quando comprendono che in situazioni di difficoltà è possibile passare la palla piuttosto che ostinarsi a guidarla.

    Ovviamente non tutti i giocatori del gruppo che si allena si trovano allo stesso livello, ma ovviamente è possibile decidere di lavorare in sottogruppi, proprio per ottimizzare la didattica; ad esempio, se si allenano 15-16 giocatori, ci si divide in 2 gruppi omogenei ed ad uno (più qualitativo) si somministra un Gioco di posizione (vedremo dopo cos’è) e, a chi ha ancora delle lacune, lo si fa giocare ad un 3vs3 con porte centrali.

    passaggio possesso palla

    Come gestire la transizione

    Nei primissimi anni della scuola calcio, la didattica è orientata principalmente sulla coordinazione, 1c1, guida, protezione della palla e calciare la palla. In un secondo momento (circa II° elementare) si possono inserire semplici esercitazioni finalizzate al passaggio/ricezione; è fondamentale iniziare questo tipo di didattica prima di quella relativa al possesso palla! Questo per 2 motivi:

    • Ad un certo momento della crescita del piccolo giocatore, i mezzi rivolti a passare/ricevere la palla diventano utili per migliorare la sensopercettività di tutti i fondamentali (compresi guida e tiro).
    • Iniziare il “possesso palla” quando i giocatori hanno appreso (anche se in maniera sommaria) il passaggio/ricezione, facilità il compito tecnico nella fase tattica.

    In sostanza, prima di iniziare la fase tattica del “Possesso palla” è bene che abbiano appreso anche in maniera sommaria i fondamentali del passaggio/ricezione

    L’inserimento di questa fase didattica non deve comunque essere drastico, ma fatto in maniera graduale, anche perché nella categoria Pulcini è necessario continuare la tattica individuale (1c1 analitico e l’apprendimento delle finte)! Ma quali sono le esercitazioni ideali per questo tipo di approccio? I possessi palla? I giochi di posizione? Le partite a tema?

    Perchè non iniziare con i “possessi palla”

    I Possessi palla, sono quei mezzi in cui, con pochi giocatori, lo scopo è quello di mantenere il “possesso” di un gruppo di giocatori a discapito di 1 o più avversari. Sotto riportiamo una delle strutture più semplici:

    possesso palla

    Lo scopo dei blu (2 giocatori dentro e uno sul lato, fuori dal quadrato) è quello di passarsi la palla facendola uscire solo dal lato del giocatore fuori e senza farla prendere dal giocatore giallo (che non può uscire dal quadrato); le varianti sono relative al numero di tocchi, dimensioni del campo, ecc. Questo possesso, malgrado sia molto semplice, è di difficile gestione tecnica da parte di giocatori che hanno appena iniziato questa fase didattica e la conseguenza è che la palla uscirà spesso e la densità del gioco diventerà particolarmente bassa (cosa che non dovrebbe avvenire a quest’età).possesso palla 1

    La struttura sopra (4vs1 con giropalla esterno al quadrato) invece rappresenta un’esercitazione molto più complessa (estremamente utile), ma troppo difficile per i primi anni della categoria Pulcini. Quindi, la difficoltà dei possessi palla più impegnativi e il rischio di bassa densità di quelli più semplici, a mio parere esclude questo tipo di strutture per il primo approccio alla fase di Possesso palla di squadra. Da preferire, a mio parere sono i Giochi di Posizione e le Partite a tema.

    Giochi di posizione

    I Giochi di Posizione sono strutture simili ai Possesso palla, ma con più giocatori e il vincolo della posizione in fase di possesso palla. Sotto è rappresentato un 4vs4 + 2 Jolly per il riscaldamento prepartita per i dilettanti. La squadra in possesso (in questo caso i rossi; vedi figura sotto) deve posizionarsi in maniera tale da occupare il rettangolo di gioco (lungo 25m e largo 30m) come se fosse composta da 2 esterni bassi e 2 esterni alti (vedi figura a fianco); i 2 jolly (i gialli) giocheranno nelle posizioni centrali del rettangolo simulando le posizioni e le giocate dei centrali o delle punte. I blu dovranno conquistare la palla andando tutti in pressione; una volta conquistata i blu dovranno velocemente portarsi ognuno nella propria posizione definita prima dell’inizio (esterni bassi/alti) e mantenere il possesso a loro volta

    posizione4c4 2 jollyIn quest’esercitazione è fondamentale la ricerca degli spazi assegnati, formando dei triangoli per dare più opportunità di passaggio al possessore di palla. In caso di non possesso invece è fondamentale la rapida riconquista (tramite pressing sul portatore) della palla

    Conclusioni alla prima parte

    In questa prima parte abbiamo brevemente citato gli obiettivi dei primi anni della Scuola calcio, per poi comprendere come individuare il periodo in cui iniziare la didattica del possesso palla di squadra. Abbiamo poi sottolineato come sia importante fornire ai giocatori le basi tecniche (almeno quelle elementari) prima di iniziare questo tipo di didattica: infatti,

    senza alcune abilità fondamentali (passaggio con interno, stop orientato, gestire palla con numero limitato di tocchi, ecc.) è difficile gestire il possesso palla.

    A questo link, potete vedere un esercizio standard e, in fondo al post, un elenco di diverse risorse sull’argomento. Una volta acquisite le abilità tecniche ho definito (per quella che è la mia esperienza personale) i Giochi di Posizione e le Partite a tema come i mezzi preferenziali per l’apprendimento del “Possesso di palla di squadra”; non mi stancherò mai di ribadire che, per tutta la categoria Pulcini, è fondamentale continuare a perfezionare l’1c1, sia in forma globale che analitica (magari in abbinamento con le finte), senza mai perdere di vista la densità di gioco. Nella seconda parte, andremo a vedere i primi step della didattica del “Possesso” tramite Giochi di posizione semplici e Minipartite a tema. Per ulteriori approfondimenti sui Giochi di Posizione, consigliamo la lettura di questo testo di Oscar Cano, in cui vengono minuziosamente riportati i metodi utilizzati dal Barcellona.

    A questo link, la seconda parte dell’articolo.

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    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it

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