Tag Archive: Genitori e figli

  1. Il calcio è poesia

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    Pubblicato da Isabella Gasperini su ISABELLA GASPERINI BLOG

    PER “CRESCERE GIOCANDO A CALCIO”

    Il calcio è una giornata di festa come oggi, 25 aprile, un centro sportivo assolato, tanta gente….. E in un angolo silenzioso vicino a un campo di grano, un gruppetto di ragazzi ed un mister, legati dal loro dialogo segreto…..

    Poi arriva lo spazio da percorrere delimitato dalle linee bianche. Un avversario da scavalcare per giungere tutti insieme a varcare quella rete….. Ed esultare insieme!

    Non è importante un gol, una vittoria, se non si conosce il sapore amaro della sconfitta.

    Per questo in certi casi ci si abbraccia tanto forte, perché tutti insieme vicini vicini, ci si sente un gruppo, perché in precedenza ad unire è stata la rabbia e la rassegnazione dell’aver perso un’altra partita.

    Il calcio è poesia quando vuoi andare a salutarli e avvicinandoti allo spogliatoio, invece dei ragazzi, ci sono le loro maglie stese.

    Poi li vedi uscire…. Prima in campo piccoli guerrieri, dopo con le infradito vanno a mangiare mentre scherzano e si fanno i dispetti… E respiri la loro amicizia….. E questa è poesia pura.

    Poesia è il loro sguardo…..

    È vederli che dopo mangiato, nell’attesa di un’altra partita, anziché riposarsi in centomila modi possibili, si mettono a giocare scalzi, su un prato d’erba adiacente al campo di calcio…

    …. La porta creata dalle loro magliette…..

    Come facevamo noi, quando eravamo bambini.

    Poesia è vederli esultare la loro vittoria, accanto a due genitori che hanno organizzato una giornata di festa in ricordo del loro bambino: Silvio Botticelli <3

    Poesia è l’abbraccio dei genitori ai loro figli…..

    Poesia è un papà, che quando si veste da mister diventa papà anche dei suoi allievi….

    Poesia è vederli sereni, è vederli ricchi di energia e di sogni, ma di quelli piccoli che fanno il cuore felice, come vincere una coppa a un torneo, come vincere una partita su un prato scalzi e sudati…..

    La poesia sono soltanto loro. Il loro mondo sommerso dietro i loro sguardi….. La loro bellezza pulita.

    Grazie ragazzi!!!! Oggi mi avete fatto vivere le emozioni che gli istruttori di calcio che conosco in tutta Italia cercano di spiegarmi e che palpo dalla passione con cui mi chiedono pareri su Facebook o nella posta privata, sulla mia mail, o su questo blog….. Mi sento fortunata per questo! Amici allenatori siete fortunati anche voi!

    Grazie al gruppo 2002 e al loro mister Roberto Babini per avermi permesso questo!!!

    Grazie ai genitori che hanno condiviso con me la tribuna!

    Con il cuore….. Isa

  2. Il folle delirio di un padre

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    TREVISO – I genitori che tifano per i propri figli, impegnati su un campo di calcio, in palestra o in piscina. Che li esortano a vincere. Ma che sono pronti ad accoglierli col sorriso anche se perdono, convinti che «l’importante è partecipare ». Un’immagine questa, di un sano atteggiamento educativo che va però accantonata per raccontare la storia di un 14enne, campioncino di nuoto, e di suo padre che, per vederlo primeggiare tra gli avversari in vasca, non ha esitato a fargli assumere sostanze iperproteiche e integratori, mettendo a rischio la sua salute. Un genitore che ha costretto il figlio a nuotare per ore e ore, per potenziare quei muscoli che lo dovevano portare alla vittoria. E che gli ha riservato affetto e comprensione solo quando quei risultati arrivavano, in caso contrario erano rimproveri e musi lunghi. Come se l’unico modo per meritare l’amore e la considerazione del genitore fosse vincere.

    In tribunale a Treviso, quel padre ha patteggiato una pena di due anni, con la sospensione condizionale, per il reato di maltrattamenti in famiglia. Perché secondo la procura che ne aveva chiesto il processo, quegli atteggiamenti subiti dal ragazzino non sono normali stimolazioni a svolgere un’attività sportiva ma veri e propri maltrattamenti fisici e psicologici. A denunciarlo era stata la moglie, stanca di tacere di fronte alle pressioni cui il ragazzino era sottoposto per soddisfare le speranze di vittoria del padre. I due si stanno separando e tra di loro i rapporti sono tesi. Ma quanto denunciato dalla donna ha trovato conferma nelle indagini che hanno portato il genitore davanti al giudice per aver costretto il figlio a svolgere in maniera ossessiva attività agonistica, aver condizionato le manifestazioni di affetto nei suoi confronti ai risultati raggiunti e averlo indotto ad assumere sostanze del tutto inadeguate all’età con l’obiettivo di potenziarne il fisco. Una vera e propria persecuzione quella a cui, il 14enne, sarebbe stato sottoposto per anni. Lui che, fin da bambino, aveva frequentato la piscina per socializzare e divertirsi.

    piscinaUn divertimento che era però diventato un incubo quando il padre ha deciso che doveva diventare un campione. Secondo quanto accertato dalle indagini condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, l’obiettivo del papà era di trasformare suo figlio in una sorta di robot programmato per vincere. Gli inquirenti, anche sulla base della relazione di un medico sportivo dell’Usl 9 che ha visitato il ragazzo, parlano di «ossessiva attività agonistica». Vittima il 14enne, costretto a estenuanti sedute di allenamento in vasca e a continue gare. Non solo, incurante dei danni che avrebbe potuto provocargli, il padre l’avrebbe indotto ad assumere sostanze iperproteiche ed integratori, contenenti creatinina e aminoacidi ramificati con l’unico obiettivo di fargli potenziare la massa muscolare e ottenere migliori risultati in gara. Sostanze che, sul fisico del giovane atleta avrebbero avuto effetti devastanti con vomito, nausea e diarrea continui. E non c’era solo la sofferenza fisica, ma anche quella psicologica, la peggiore. Capace di far cambiare anche il carattere al ragazzino, trasformandolo in un adolescente insicuro e solitario.

    Perché il papà che tanto teneva ai suoi risultati sportivi, riservava al suo campioncino incoraggiamento e parole d’affetto solo in caso di vittoria. La psicologia moderna ha coniato un neologismo per definire questa esasperazione per il risultato sportivo dei propri figli: «campionismo», e l’accezione negativa del termine sta tutta in quel suffisso «ismo», con il quale vengono descritti comportamenti che degenerano in estremizzazioni dannose. E che purtroppo vanno spesso di pari passo col doping. Anche se l’atleta in questione è un giovanissimo, come confermano gli esperti del Laboratorio antidoping della Federazione Medico Sportiva Italiana, che parlano di un’espansione del fenomeno anche tra i giovanissimi, addirittura sotto i dodici anni. Non ci sono dati, perché al momento i test si effettuano in forma anonima, ma la casistica è confermata. Tra gli sport più a rischio c’è proprio il nuoto, nel quale l’allenamento è più assiduo e si disputano molte gare, per affrontare le quali è necessario costruirsi un fisico adatto. Ecco allora il diffondersi degli «aiutini», come quelli che il 14enne sarebbe stato costretto a prendere. Troppo per la madre che ha assistito impotente per anni e che ha deciso di dire basta denunciandolo. Ieri mattina l’uomo è comparso davanti al giudice per l’udienza preliminare Silvio Maras e, assistito dagli avvocati Elena Rebecchi ed Eleonora Facchini, ha patteggiato la pena di due anni.

    fonte: oggitreviso.it

  3. Papà …io sono tuo figlio

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    Caro Papà era tanto che volevo parlarti ma solo ora riesco a farlo.
    Sai…in passato era diverso ma adesso nei tuoi occhi vedo solo il riflesso della maschera che mi hai fatto indossare. Iniziò per gioco e finì sul serio ed io sono cresciuto in fretta da bimbo a uomo senza altri passaggi.
    Iniziò per gioco come tutti i bambini amano fare. Quattro calci al pallone… magari nel campetto della chiesa ..attento a non dire parolacce ..altrimenti il prete ti espelle e ti fà dire le preghierine. E poi magari uno corre di meno perchè non ce la fà e allora gli dicono ” è meglio che ti metti in porta” : è così che cominciò da quel tiro parato d’ istinto ..quel rigore che contava solo per i miei amichetti…ma che cambiò la mia vita.
    “Ehi lo sai che in porta ci sai fare” …”perchè non vieni al torneo della mia squadra?Su dai!”
    Giovane portiereAll’ inizio ero un attore inconsapevole…col tempo, senza aver la possibilità di difendermi, diventai vittima cosciente. E tu Papà ….allora, eri un padre distratto e ti voltavi raramente per osservarmi. Solo quando quel tizio ti chiese se eri il padre del portierino….solo allora i tuoi occhi mi guardarono con l’orgoglio che dovrebbe essere tipico di ogni padre disinteressato ed io solo allora mi sentii veramente tuo figlio.
    Quella notte ne io ne te abbiamo dormito . Tu confuso dalle grandi aspirazioni per il mio futuro ed io asfissiato dalle tue improbabili aspettative. Il giorno dopo ero in professionismo, tra quelli delle figurine e mi sentivo appiccicato ad un album che non era il mio. Respiravo la nebbia di una fredda Piacenza ed il sole di Roma….lo dimenticai troppo in fretta.
    Tu mi vedevi già ad insidiare Buffon, io invece facevo fatica a togliere il posto a Paperino. Non perchè non fossi stato un campioncino..magari forse lo ero…ma giocavo senza divertimento e aspettavo che la partita finisse per tornare a respirare ….quell’ aria che tu mi avevi tolto.
    Delle volte le cose succedono senza che nessuno faccia nulla per farle accadere: tu Papà mi dicevi sempre che il mio destino dipendeva da me e forse avevi ragione. Io però non cambiai il mio destino ….e non diventai quel campione che tu avevi sognato..ma tornai ad essere semplicemente tuo figlio….magari un giorno mi avresti voluto bene lo stesso …..pur essendo ritornato nella terra dei normali.
    Ora faccio l’ allenatore e a quei ragazzi che guardano la tribuna in cerca di conferme…dico semplicemente”Nessuno ha il diritto di vivere la vostra vita e di privarvi del divertimento che è alla base di qualsiasi gioco.
    Pretendete di essere solamente considerati……figli dei semplici e normalissimi figli.”

    Giacomo Bizzarri

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