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  1. La rapidità del Venerdì (sesta parte)

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    Proseguiamo la carrellata di proposte di rapidità dedicate all’allenamento di rifinitura (per i dilettanti) che solitamente si svolge il Venerdì. Come abbiamo nel post dedicato all’allenamento generale, il lavoro atletico a secco di rapidità è ricercato per trovare quelle intensità e parametri di gestione motoria che raramente si trovano nelle esercitazioni con la palla.

    Quello che è molto importante (soprattutto a livello dilettantistico) è variare continuamente questi mezzi allenanti, mantenendo però al primo posto l’intensità; intensità che non deve essere esclusivamente neuromuscolare, ma anche coordinativa. In questa direzione è fondamentale non solo la varietà dei mezzi proposti, ma anche ricercare la difficoltà nel gestire il movimento che il calciatore deve affrontare, pur ricercando la massima intensità.

    In questo post andremo a vedere 2 mezzi allenanti che in questa direzione ritengo molto interessanti, soprattutto in virtù di quello che i giocatori riportano durante l’esecuzione dei movimenti.

    Struttura N° 1

    Questa prima struttura esercitativa prevede la corsa a zig-zag in cui i riferimenti non sono dei coni, ma dei cerchi. In questo tipo di strutture, viene richiesto (seppur ad intensità massimale) di rispettare la regola del “piede esterno” durante il cambio di direzione (vedi immagine sotto); questo perché il calciatore tenderebbe spontaneamente a gestire questa fase con il piede forte, con la conseguenza di rinforzare l’arto dominante rispetto a quello controlaterale, incrementando lo squilibrio tra i 2 emilati ed aumentando il rischio di infortuni.

    Mi sono comunque accorto, che utilizzando come riferimento dei coni (o dei cinesini), molti non riescono a rispettare appieno questa regola; di conseguenza, per gestire meglio questa situazione ho optato per sostituire i coni con dei cerchi, con il vincolo di effettuare il cambio di direzione inserendo il piede esterno nel cerchio stesso. La prima variante che propongo è quella di utilizzare angoli di 30° con segmenti di circa 4.1m (triangolo con lati di 1m e 4m),  estrapolando i dati dal foglio di calcolo del prof Colli; oltre alla richiesta di effettuarlo alla massima velocità e di rispettare il piede del cambio di direzione, non indico altro.

    È ovvio che tra un cerchio e l’altro sarà necessario un numero di passi dispari; di solito, una parte dei giocatori inizierà spontaneamente con 3 passi tra ogni cerchio, mentre altri (solitamente quelli meno rapidi e coordinati) con 5.

    Infatti, la difficoltà nel fare solo 3 non è data tanto dalla distanza dei cerchi (che è molto modesta), ma dalla complessità nel gestire la coordinazione del passo ad intensità elevate. Dopo qualche ripetizione e dopo qualche incoraggiamento, vedrete che tutti riusciranno con 3 passi.  Quello che emerge osservando questa esercitazione è che si riesca ad essere (ripetizione dopo ripetizione) sempre più efficienti nell’eseguire l’esercitazione, e che una maggiore velocità si ottenga solamente da un aumento della frequenza dei passi e non dall’esplosività impressa ad ogni passo.

    Gli stessi giocatori indicano come si sentano con il passare delle ripetizioni, più fluidi, impegnando meno forza muscolare; ovviamente non necessariamente è indice che impieghino meno forza muscolare, ma la testimonianza che la utilizzano con più efficienza…cioè diventano più coordinati nell’eseguire quel gesto. Questo credo sia un buon stimolo allenante; solitamente, all’interno di una seduta di rapidità, inserisco questa struttura nella prima parte con 4 ripetizioni, per “svegliare” la coordinazione dei giocatori. Il numero di cambi di direzione va da 6 a 8 per ogni ripetizione.

    Variante

    Se la variabilità è un fattore fondamentale per incrementare lo stimolo allenante, è ovvio che il mezzo indicato sopra non è da utilizzare tutte le settimane. Una variante interessante è quella di ridurre a 3.1 metri (circa) il segmento (mantenendo sempre 30° l’angolo); le distanze indicate presentano segmenti ridotti, ma gli stessi angoli della struttura precedente.

    Saranno “obbligati” sin da subito ad utilizzare 3 passi tra ogni cerchio (perchè 5 sono troppi ed 1 è insufficiente), ma con una frequenza molto elevata, quasi “disagevole” rispetto al mezzo precedente. Infatti, i giocatori riportano di percepire minor fluidità del movimento (perché viene meno il compromesso ottimale tra frequenza ed ampiezza del passo, tipico delle distanze precedenti), testimoniando una difficoltà nel trovare il movimento ”facile”. Ma nel calcio nessun movimento è “facile”, perché viene richiesto continuamente l’aggiustamento alla situazione di gioco, un po’ come viene proprio in questa variante. Anche in questo caso, propongo 4 ripetizioni, non necessariamente lo stesso giorno in cui presento la variante precedente (vedi immagine sotto).

    Struttura 2

    Questo tipo di struttura a balzi monopodalici potrebbe essere scambiata per un’esercitazione principalmente basata sull’esplosività, ma non lo è.

    Come potete vedere dall’immagine sotto, vengono posti diversi cerchi in sequenza; nella sequenza semplice, nella fila di cerchi a destra, i giocatori dovranno appoggiare il piede destro, mentre nella fila di sinistra, il piede sinistro. Non si possono mettere i piedi fuori dai cerchi. L’obiettivo è quello di finire il più velocemente possibile il percorso, e non quello di saltare in alto; la strategia infatti sarà quella di effettuare salti (tra cerchi con lo stesso piede) e passi (quando viene richiesto piede diverso) radenti e rapidi. Le difficoltà coordinative sono prevalentemente 2:

    • La prima è quella di effettuare velocemente salti in successione con lo stesso piede, cosa alla quale un giocatore, dal punto di vista coordinativo, non è abituato.
    • La seconda è quella di alternare “salti” a “passi” (due gesti che implicano una differente gestione motoria e neuromuscolare), cioè una variabilità esecutiva estremamente impegnativa.

    La distanza tra i cerchi può variare dai 40 ai 70cm; più sono vicini i cerchi e maggiore sarà l’impegno coordinativo.  

    Le prime volte che viene effettuata questa esercitazione, consiglio di posizionare i cerchi in maniera abbastanza simmetrica come nella sequenza semplice della figura sopra ( 3dx-3sx, 2dx-2sx, ecc.) in maniera tale che i giocatori possano “prendere il ritmo” con maggiore facilità. Con il passare delle sedute, si potranno disporre i cerchi in maniera più “casuale” (vedi sequenza complessa), per rendere il tutto più impegnativo ed allenante, ma pur sempre mantenendo sempre lo stesso numero di appoggi con il dx e con il sx. Di solito faccio partire i giocatori leggermente distanti (4-5 metri) per far prendere velocità prima di arrivare al primo cerchio.

    Un’ultima annotazione riguarda l’osservazione dell’esercitazione da parte di chi la propone; non sarà raro trovare giocatori che gestiscono in maniera diversa il salto con il piede dominante rispetto a quello controlaterale. Questo potrebbe rappresentare la presenza di uno squilibrio muscolare eccessivo (evidenziabile anche con il test triple-hop distance), e dare un’informazione (a chi preparare i giocatori) particolarmente importante per la prevenzione infortuni.

    Per compensare gli squilibri (in termini di risposta reattiva ed elastica), è possibile proporre questo mezzo con un numero maggiore di appoggi destri (cioè cerchi a destra) per i mancini e viceversa per gli altri (vedi immagine sopra).

    I giocatori riportano come questa struttura allenante sia “divertente”…probabilmente perché ripetizione dopo ripetizione si diventa visibilmente sempre più coordinati nell’eseguirla, con un impatto estremamente positivo sull’autostima e sulla motivazione.

    Conclusioni

    Nel 2012 scrissi il mio primo articolo sulla coordinazione, citando le prime ricerche scientifiche che testimoniarono come l’allenamento della coordinazione avesse influenze positive nei confronti della tecnica e rapidità; oggi lo studio delle neuroscienze (vedi libro “Serve la testa giusta” di Jonatan Proietto) confermano sempre di più questo collegamento, testimoniando sempre di più l’importanza che questo può avere sul rendimento dei giocatori in partita.

    Gestire la coordinazione in condizioni di rapidità esecutive che richiedono un elevato turnover delle gambe, (cioè una frequenza molto elevata dei movimenti) superiore a quella che si incontra mediamente in partita, è estremamente allenante per la partita stessa, visto che le azioni che determinano le segnature sono, per la maggior parte, eseguite ad alta intensità ed in condizioni di difficoltà.

    Nei dilettanti non è semplice gestire tutto questo a livello metodologico, perché ci si scontra spesso con il poco tempo a disposizione; in ogni modo, a mio parere, almeno 2 momenti settimanali (per chi si allena 3 volte alla settimana) andrebbero dedicati a questa componente, senza trascurare i protocolli di rapidità coordinativa e di rapidità globale (ed eventualmente analitica e cognitiva).

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    Ai link sotto puoi trovare le altre pubblicazioni riguardanti la rapidità del Venerdì.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: [email protected]

  2. Quale regime dietetico per il calciatore? Ecco alcuni consigli!

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    All’inizio della stagione, il mister della società per la quale faccio il preparatore mi ha chiesto di preparare per i ragazzi della prima squadra (Prima Categoria) un Documento con alcune linee guida di base per l’Alimentazione. Contrariamente a quanto accade a livello professionistico, dove gli atleti sono accuratamente seguiti da dietologi che ne curano l’aspetto alimentare, nei dilettanti sta primariamente alla cura del singolo giocatore seguire un giusto ed adeguato regime alimentare. Allo stesso tempo, è lecito attendersi una risposta eterogenea (cioè diversa tra soggetto e soggetto) in relazione all’attenzione sull’argomento. Per questo motivo, si è cercato di creare un documento semplice da comprendere, con una parte estremamente schematica (per chi ha poca voglia di approfondire l’argomento, ma vuole leggere solo le indicazioni di base) e una leggermente più dettagliata (per chi ha voglia di documentarsi in maniera un po’ più dettagliata, anche senza avere le basi). Qui sotto potete scaricare il documento:

    Scarica il documento

    Importante: ovviamente non ci si vuole sostituire ai consigli/indicazioni di un dietologo esperto, ma dare delle indicazioni di base (in particolar modo per evitare errori grossolani), basandosi sulle linee guida fornite dalle associazioni governative (basate sulle evidenze che emergono in bibliografia internazionale). Non sono approfonditi aspetti medici e clinici (come le intolleranze, allergie e l’alimentazione in stati patologici) in quanto sono esclusivamente di competenza medica.

    Per chi volesse approfondire, consigliamo il Webinar di Performance Lab Composizione corporea e integrazione negli sport di squadra. In questo webinar verrà non solo approfondita la nutrizione dell’atleta, ma anche il come essa agisce sulla composizione corporea e i metodi per valutarla. Verrà analizzato anche il tema dell’integrazione alimentare secondo quelle che sono le evidenze che emergono dalla bibliografia internazionale.

    Puoi accedere a questo ed altri Webinar sottoscrivendo uno dei piani d’abbonamento mensili ed annuali a Performance Lab (garanzia 14 giorni). Applicando il Codice Promozionale MISTERMANAGER al momento dell’acquisto, avrai lo sconto del 10%.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: [email protected]

  3. Sovrapposizione: esercitazioni tecniche (seconda parte)

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    Dopo aver introdotto l’argomento con una prima esercitazione di natura esclusivamente tecnica, ne aggiungiamo un’altra, sempre di natura esclusivamente tecnica. Per lunghezza (didattica) e propedeutica, la riteniamo più impegnativa, quindi da affrontare (temporalmente) dopo la prima, ancora meglio se successivamente alla terza parte del riscaldamento guido e passo (con cui ha diverse somiglianze) e alle esercitazioni per la trasmissione/ricezione della palla a difficoltà progressiva. In questo tipo di esercitazioni non viene stimolato l’aspetto tattico specifico, ma la precisione dei gesti e la lettura contestuale delle traiettorie di corsa e i tempi di movimento.

    VARIANTE 1

    sovrapposizione 1

    Com’è possibile vedere dalla figura, la struttura è composta idealmente da 6 giocatori con 1 pallone. La distanza tra le coppie di cinesini (dove ci sono i giocatori gialli e blu) può variare dai 15 ai 20m. Tra le 2 porte di coni (giocatori rossi) circa 6-8 metri di distanza. Inizialmente si propone l’esercitazione in maniera analitica: il giocatore blu, passa la palla al rosso e va in sovrapposizione. Il rosso, dopo un contromovimento stoppa la palla orientato con il sinistro, facendola entrare nella porticina di coni; successivamente, passando fuori dalla porticina, la trasmette con il sinistro al blu che ha effettuato la sovrapposizione. Quest’ultimo conduce la palla fino alla fila gialla, consegnandola al primo giocatore in fila che ricomincia il gioco con il giocatore rosso in alto; i giocatori rossi rimangono sempre nella stessa posizione (cinesino blu). Lo stimolo allenante di questa proposta è principalmente tecnica, in quanto il N° di tocchi (e piede di utilizzo) del giocatore rosso sono vincolati. Cambiando i giocatori nel cinesino blu (a rotazione), allungando le distanze ed invertendo la direzione della palla, si ottiene gia un numero di situazioni sufficienti per un buon riscaldamento per i dilettanti.

    sovrapposizione 2

    Volendo adattare maggiormente la struttura alla situazione di gioco, è possibile “non vincolare” la gestualità del giocatore rosso (in termini di piede di utilizzo e N° di tocchi) chiedendo di conseguenza, maggiore velocità all’esecuzione. Com’è possibile vedere in figura sopra, il giocatore rosso sarà maggiormente portato (in regime di velocità) a controllare la palla sin dal primo tocco con il piede sinistro (piede “difendente”) invece che con il destro (come nella struttura analitica proposta sopra), simulando la protezione della palla da un avversario a seguito del contromovimento. In aggiunta, per velocizzare l’azione, è possibile inserire un indicatore (che può essere lo stesso cinesino blu) come riferimento per il fuorigioco.

    VARIANTE 2

    sovrapposizione 3

    La seconda variante si può proporre sia in regime analitico (come in figura sopra) che globale (cioè come nella seconda figura dell’articolo, cioè con tocchi/piede libero). È ovvio che le distanze dovranno essere portare fino a 40 metri (tra le file dei giocatori gialli e blu); lo scopo del giocatore rosso sarà quello preciso di effettuare un passaggio “filtrante” tra i 2 cinesini blu, sulla corsa del giocatore blu in maniera tale che possa effettuare un passaggio/cross alla fila dei giocatori gialli (e poi finire dietro alla fila). Anche in questo caso, la rotazione dei giocatori, l’allungamento delle distanze e l’inversione della direzione della palla sono le varianti principale a questa situazione.

    sovrapposizione 4

    Altra situazione è quella di dare la palla al giocatore in sovrapposizione prima di entrare nella porta di cinesini blu (vedi figura sopra); in questo caso è importante far capire ai giocatori la giusta rincorsa sulla palla. Infatti per eseguire un buon passaggio/cross con angolo di 90° (in riferimento alla direzione della palla) è possibile:

    sovrapposizione 5

    mantenere la traiettoria della palla, ma eseguire una rincorsa negli ultimi passi inclinata, in maniera di impattare con la palla con un angolo più favorevole (vedi figura sopra).

    sovrapposizione 6

    oppure indirizzare parzialmente la palla verso i compagni gialli nel tocco che precede il passaggio/cross (vedi figura sopra)

    VARIANTE 3

    sovrapposizione 7

    L’ultima variante prevede la collaborazione di 3 giocatori, simulando la situazione dell’esterno alto (rosso) che scarica verso il centrale (viola) che lancia in sovrapposizione l’esterno basso (blu). Di conseguenza, la sequenza di passaggi prevede il giocatore blu che trasmette la palla (ed effettua la sovrapposzione) al rosso, che scarica sul secondo giocatore della fila (il viola) che a sua volta lancia il blu che ha effettuato la sovrapposizione. Se si utilizza un solo pallone, è possibile utilizzare un solo giocatore al centro della struttura (il rosso) che effettua l’esercitazione con entrambe le file. Le varianti di questa situazione sono relative, come sopra, alla rotazione dei giocatori, all’allungamento delle distanze, all’inversione della direzione della palla e la considerazione del fuorigioco. Valgono gli stessi concetti sopra espressi sulla rincorsa per il passaggio/cross.

    CONCLUSIONI

    La struttura esercitativa approfondita oggi offre stimoli allenanti interessanti per la trasmissione della palla (appoggio, sostegno, verticalizzazione, ecc.) e per le traiettorie di corsa. La completa didattica espressa in questo post può essere affrontata in minimo 3 sedute diverse (una per variante), ma nulla vieta di ripeterla in più volte, comprendendo anche il “tiro in porta dopo cross” nelle ultime 2 varianti.

    sovrapposizione 8

    In quest’ultimo caso ci sarà la necessità di avere più palloni a disposizione e la necessità di dare una rincorsa di riferimento (che poi determinerà la caratteristica del cross) al giocatore giallo che deve tirare in porta. Sotto, riportiamo altri mezzi (precedentemente affrontati) con stimoli allenanti sovrapponibili a quello odierno.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected]).

  4. Il ruolo del preparatore atletico “moderno” nelle squadre dilettantistiche

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    (Aggiornato al 02/11/2019)

    Con l’avvento del concetto di Potenza Metabolica è migliorata la comprensione del modello funzionale del calcio e di conseguenza anche degli aspetti dell’allenamento atletico.

    In ambito dilettantistico, il tempo limitato a disposizione riveste una variabile fondamentale che condiziona l’allenamento atletico (contrariamente ai settori professionistici); per questo motivo, il preparatore atletico che lavora in questi contesti deve avere un gran senso critico nella scelta della qualità (specificità allenante) e quantità (tempo a disposizione) dei mezzi proposti. Deve avere una

    dettagliata conoscenza della tecnica e della tattica calcistica, al fine di sapere percepire-valutare (anche senza mezzi tecnologici) visivamente le componenti biomeccaniche (il cervello lo possiamo ancora considerare come il miglior analizzatore biomeccanico esistente), atletiche e cognitive del calcio, al fine di supportare al meglio l’attività dell’allenatore.

    Riportiamo sotto, quelle che sono, a mio parere, le competenze specifiche che deve avere un preparatore atletico che lavora in ambito dilettantistico.

    1) MINIMIZZARE IL TEMPO E MASSIMIZZARE L’EFFETTO DELL’ALLENAMENTO GENERALE A SECCO

    Anche con l’avvento di una maggior conoscenza del modello funzionale, l’allenamento generale mantiene una porzione importante dell’allenamento atletico, per un’adeguata prevenzione degli infortuni, per stimolare adeguatamente le massime potenze (metaboliche e neuromuscolari) ed a sostegno della coordinazione. Questi mezzi allenanti devono rispondere ai criteri di specificità della disciplina.

    Carichi applicabili in un contesto dilettantistico

    2) SAPER PROGRAMMARE E SOMMINISTRARE L’ALLENAMENTO ATLETICO SPECIFICO IN COLLABORAZIONE CON L’ALLENATORE

    Saper fondere tecnica-tattica e componenti atletiche nello stesso mezzo, permette di massimizzare lo stimolo allenante; unire le competenze dell’allenatore (variabili tattiche significative per il gruppo considerato) con quelle del preparatore (variabili che mantengono un’intensità specifica adeguata) è fondamentale nello stabilire i mezzi allenanti. Ovviamente ciò implica il dover abbattere la barriera concettuale che vede preparatore e allenatore lavorare e programmare l’attività separatamente. Questo non riguarda solamente la programmazione degli allenamenti che hanno finalità atletico-tattica, ma anche l’adeguamento dei carichi di lavoro a secco a quelli somministrati dall’allenatore, al fine di evitare sovraccarichi ed infortuni. Infatti, uno dei rischi maggiori, nei casi di scarsa comunicazione/interazione tra allenatore e preparatore, è quello di eseguire carichi settimanali eccessivi o insufficienti.

    Altro aspetto collaborativo che ritengo importante è quello con il fisioterapista/massaggiatore della squadra; la gestione degli atleti infortunati (o anche con fastidi che possono propendere ad un incremento del rischio) dovrebbe seguire una priorità che va verso la salute dell’atleta, e non la presenza nella partita più prossima; è un approccio che paga nel medio-lungo termine, cioè sull’andamento di tutto il campionato.

    3) SAPER LAVORARE ADEGUATAMENTE SULLA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI

    Mentre le squadre professionistiche hanno sufficiente tempo a disposizione per effettuare tutte le componenti dell’allenamento, nei dilettanti è fondamentale “minimizzare il tempo e massimizzare gli effetti” di tali interventi. Per questo motivo, il saper includere nell’allenamento generale stimoli che vanno in questa direzione (come la rapidità coordinativa, l’allenamento funzionale, un riscaldamento adeguato, ecc.) è fondamentale. È anche da ricordare che la fatica è una delle variabili che va ad incidere sul tasso di infortuni, quindi il carico dell’allenamento deve essere tale da preparare adeguatamente il giocatore al match. In Promozione, ad esempio, i carichi metabolici e neuromuscolari sono del 15-40% inferiori rispetto ai professionisti (Pasini 2015), ma la partita dura comunque 90’, ed il tempo per allenarsi è palesemente minore; da questo è possibile capire come sia fondamentale la ricerca del giusto compromesso tra volume ed intensità, finalizzato anche alla prevenzione infortuni.

    4) SAPER PROGRAMMARE RISCALDAMENTI TECNICI A DIFFICOLTA’ ED INTENSITA’ PROGRESSIVA

    Mentre la tecnica di base acquisita difficilmente viene “dimenticata”, la stabilità di questa in condizioni di fatica e rapidità deve essere costantemente allenata, affinchè il rendimento in campo sia adeguato. Il dedicare la prima parte d’allenamento a questo tipo di variabile (da parte del preparatore) a mio parere è fondamentale anche perché permette all’allenatore di potersi concentrare sulle altri parti dell’allenamento. A questo link potete vedere una trattazione più completa sull’argomento.

    5) SAPERSI DISTRICARE TRA CARENZA DI MEZZI E CONDIZIONI DEI CAMPI

    Condizione essenziale affinchè le carenze strutturali non diventino una “scusa”, ma uno “stimolo” a trovare soluzioni allenanti alternative che abbiano allo stesso tempo impronte significative. Tempo fa trovai in un video una frase interessante di Massimo de Paoli: “la differenza non la fanno i mezzi, ma le persone”.

    Ma quali sono gli aspetti più difficili?…ma anche quale deve essere il “punto di forza” di ogni preparatore

    Mi limito a riportare la mia esperienza, affinchè possa essere utile per gli altri. Il riuscire a somministrare carichi sufficientemente elevati, minimizzando il rischio di infortuni, è sicuramente la “sfida” principale del preparatore atletico; il tutto considerando sempre anche il carico effettuato dall’allenatore. Pensate a come velocemente oggi (anche solo rispetto a 15-20 anni fa) circolino i contenuti grazie al web ed ai social; l’accesso alla competenza non è più un limite come poteva esserlo una volta, quando vi erano pochi testi a disposizione su cui approfondire. Quindi è facile cercare e trovare mezzi allenanti da applicare ai propri giocatori, basta solo pensare alla mole di informazioni presente sul sito laltrametodologia.com. La difficoltà sta nel somministrare in maniera adeguata i mezzi, nel contesto di tempo e strutture a disposizione…in relazione al gruppo considerato. Infatti, aver la possibilità di lavorare più anni con la stessa società, permette sicuramente di conoscere meglio i singoli atleti e fare in modo che questi si abituino più velocemente ai carichi di lavoro. Competenza, esperienza, intuito e creatività sono sicuramente le doti maggiormente necessarie ad un preparatore.

    Ma quale deve essere il punto di forza di ogni preparatore che lavora a livello dilettantistico?

    A mio parere è “l’allenamento della coordinazione”; si perché in un contesto in cui il tempo a disposizione è sempre poco, lavorare su questa qualità ha ripercussioni positive su tanti aspetti della performance, come la gestualità tecnica, l’efficienza dei movimenti (e quindi la prevenzione infortuni e la potenza aerobica) e la rapidità. Non solo, molti aspetti coordinativi del movimento hanno un grado di stabilità maggiore nel tempo rispetto ad altre qualità come la potenza aerobica; per questo motivo, a mio parere, è possibile incrementare il carico di lavoro coordinativo (soprattutto tramite un aumento della difficoltà esecutiva e dell’intensità) durante la stagione, con miglioramenti evidentemente progressivi. Ma attenzione, affinchè ciò sia possibile, è da ricercare un continuo “innalzamento dell’asticella” dal punto di vista delle difficoltà richieste; questo richiede una continua ricerca ed approfondimento dei mezzi e varianti da utilizzare, che porta via diverso tempo in sede di programmazione. Per approfondire, potete leggere il nostro articolo sulla rapidità coordinativa.

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    Autore dell’articolo: Melli Luca ([email protected]), istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960, preparatore atletico AC Sorbolo e Istruttore di Atletica Leggera GS Toccalmatto.

  5. Riscaldamento tecnico: Guido e passo (seconda parte)

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    Quella di oggi è un’esercitazione tecnica che sfrutta la stessa struttura esercitativa proposta più un anno fà. In essa troviamo anche elementi psicocinetici semplici, utilizzati nell’esercitazione dedicata allo sviluppo del lungo/corto. Quella odierna presenterà maggiori difficoltà tecniche relative alle “distanze e precisione dei gesti”, che detteranno i tempi dei vari passaggi della palla. Divideremo in 2 parti la descrizione dell’intera struttura esercitativa, partendo dagli elementi più semplici, per poi arrivare (nel prossimo intervento) a quelli più complessi.

    VARIANTE 1

    guido e passo 1

    La struttura esercitativa (vedi figura sopra) prevede 2 porte di cinesini distanti 12-18m (a seconda dell’intensità) e 2 porte di coni distanti 10-15m. Idealmente, 1 pallone e 4-6 giocatori per struttura. La prima variante è estremamente semplice (se si utilizza come primo esercizio del riscaldamento, è consigliabile utilizzare le distanze minori); il primo giocatore rosso trasmette la palla al primo blu, che dopo uno stop orientato alla sua destra, la scarica sul rosso che la guida o la passa al secondo blu (che a questo punto ricomincia l’esercitazione dalla sua parte); il primo giocatore blu corre dietro la fila opposta. Appare ovvio l’obbligo dell’esecuzione analitica (passaggi a 1-2 tocchi ad aprire):

    • Il giocatore blu utilizza 2 tocchi obbligatori (piede destro nell’esempio), scegliendo il giusto tempo di passaggio in base alla corsa del giocatore rosso.
    • Il giocatore rosso, una volta entrato nella porta di coni utilizza 2 tocchi (piede sinistro) per controllare la palla e passarla al secondo giocatore blu. Per incrementare le difficoltà, obbligare la giocata ad 1 tocco.
    • Il secondo giocatore blu (quello che riceve il passaggio 3, e di conseguenza ricomincia l’azione) giocherà a 2 tocchi con il piede sinistro. Per incrementare le difficoltà, obbligare la giocata ad 1 tocco.

    L’esercitazione dovrà essere eseguita per metà su un lato della struttura e per metà sull’altro.

     

    VARIANTE 2

    guido e passo 2

    Ci sarà l’introduzione del terzo uomo, con maggiori difficoltà esecutive relative ai tempi di passaggio. Il giocatore rosso trasmette la palla frontalmente e corre nella porta di coni di sinistra (vedi figura sopra); il giocatore blu passa la sfera al giallo (che in questo caso è il terzo uomo) che la scarica di prima intenzione al rosso che è corso dentro la porticina di coni e di seguito la passerà al secondo giocatore blu della fila (vedi figura sotto). Il primo giocatore blu finirà dietro la fila del giocatore giallo (vedi riga tratteggiata) e il rosso dietro la fila blu; il giallo rimane nella sua porticina. Una volta finita l’azione, il tutto riprende dal secondo giocatore blu nelle stesse modalità.

    guido e passo 3

    Anche in questo caso, l’esecuzione deve essere analitica, nel rispetto dei tempi della giocata (passaggi a 1-2 tocchi ad aprire):

    • Il giocatore blu (passaggio 2) gioca ad 1 tocco.
    • Il giallo (passaggio 3), a 2 tocchi (piede sinistro) per controllare la palla e passarla al rosso. Per incrementare le difficoltà, dare la possibilità di giocarla ad un tocco, se il tempo di inserimento del rosso è corretto.
    • Il rosso, una volta entrato nella porta di coni, utilizzerà il piede sinistro (stop orientato a seguire e passaggio). Per incrementare le difficoltà, obbligare la giocata ad 1 tocco.
    • Il secondo giocatore blu (quello che riceve il passaggio 4, e di conseguenza ricomincia l’azione) giocherà a 2 tocchi con il piede sinistro. Per incrementare le difficoltà, obbligare la giocata ad 1 tocco.

    L’esercitazione dovrà essere eseguita per metà su un lato della struttura e per metà sull’altro.

     

    VARIANTE 3

    guido e passo 4

    La struttura è la stessa della variante precedente (con l’aggiunta di un cinesino giallo al centro); l’unica differenza è che il lato di gioco (e di conseguenza le linee di passaggio e i piedi di utilizzo) verrà deciso dal passaggio del giocatore rosso (figura sopra). Se la palla andrà alla sinistra del cinesino giallo, allora l’esercitazione si svolgerà su quel lato (vedi figura sotto), viceversa se la palla andrà a destra. Ovviamente, lo scopo di chi effettua il primo passaggio sarà quello di indirizzare la palla verso il centro del cinesino giallo (si può mettere un cono sul cinesino, che se abbattuto darà un punto al giocatore che ha trasmesso la palla), al fine di rendere l’esercitazione meno scontata e più allenante.

    guido e passo 5

     

    CONCLUSIONI

    Finiamo questa prima parte con le varianti più semplici della struttura esercitativa; come considerato per altri esercizi per la tecnica, questi possono essere utilizzati sia nei settori giovanili (per lo sviluppo della tecnica calcistica) che nei dilettanti durante la fase di riscaldamento. L’obbligo dell’esecuzione analitica, l’inserimento del “terzo uomo” e le componenti psicocinetiche permettono di modulare le difficoltà esecutive (in relazione alla precisione e ai tempi di passaggio) al fine di rendere questi mezzi adatti al gruppo che si sta allenando. Consigliamo di non eseguire tutte le esercitazioni nelle stessa seduta (quando affrontate per la prima volta) in maniera tale da sviscerare tutte le varianti (in particolar modo aumentando le distanze e riducendo il N° di tocchi) possibili nel dettaglio. Sotto, riportiamo altri mezzi (precedentemente affrontati) con stimoli allenanti sovrapponibili a quello odierno.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected]).

  6. Esercitazione tecnica: conduzione e reazione

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    Quella di oggi, rappresenta la variante più semplice, corrispondente alla struttura utilizzata per la guida in forma psicocinetica. La forma di base è quella dell’immagine sotto: 2-3 giocatori per fila e 2 palloni per fila; nel caso di un numero inferiore di giocatori, è anche possibile ridurre il numero delle stazioni. I cerchi dovranno essere di colore diverso (di 3 colori diversi è l’ideale); ogni colore corrisponderà un punteggio diverso (esempio 3 per il cerchio rosso, 2 per i gialli, ecc.). Al via dell’allenatore, i primi giocatori di ogni fila dovranno eseguire lo slalom dei 3 coni che hanno davanti ed andare ad occupare il cerchio libero (non si può sostare in 2 in un cerchio) che garantisce al punteggio maggiore. I punti verranno poi sommati tra i giocatori di ogni squadra….la squadra che fa più punti vince!

    conduzione e reazione 1

    Ovviamente le varianti di questa struttura possono essere molteplici; ad esempio, per la categoria Piccoli Amici è possibile diversificare il percorso da fare prima di arrivare al cerchio. Sotto è rappresentato un esempio nel quale, ogni giocatore deve: fare il giro del cono di fronte, far passare la palla sotto ad uno dei 2 ostacoli bassi, e transitare (palla e giocatore) sotto l’ostacolo alto.

    conduzione e reazione 2

    Altra variante è quella di togliere un cerchio: chi non riesce a fermare la palla in un cerchio (perché sono tutti occupati) deve fare una penalità (capovolta, rotolamento, ecc.). Ulteriore diversificazione può essere quella di iniziare il gioco con la rimessa da parte del compagno dentro al cerchio; in altre parole, si ha un pallone per fila e quando arrivo nel cerchio fermo la palla. Al via dell’istruttore, effettuo la rimessa laterale per il compagno che immediatamente esegue l’esercitazione per finire nel cerchio libero con il punteggio maggiore.

    conduzione e reazione 3

    Sotto viene presentata invece una variante in cui la guida viene abbinata allo stop orientato; in questo caso sono necessarie file di almeno 3 giocatori con 2 palloni per fila. Nell’esempio sotto, al via dell’allenatore, il giocatore passa la palla al compagno nel quadrato che, con un tocco, stoppa la palla con il piede sinistro, orientandosi per uscire a sinistra del quadrato e proseguire nello stesso modo della variante di base. Le varianti sono relative al piede (e parte di esso) di utilizzo dello stop e il lato di uscita del quadrato (vedi esercizio di base per lo stop orientato).

    conduzione e reazione 4

    Ultima variante presentata (figura sotto) è quella per l’apprendimento analitico della finte abbinata alla guida globale. Al via dell’allenatore, i giocatori con la palla dovranno guidare la palla ed effettuare la finta indicata dall’allenatore (esempio “forbice sinistra/uscita esterno destro”) ed andare a fermare il pallone in un cerchio che non sia uno di quelli che si hanno di fronte. Le varianti ovviamente sono relative al tipo di finta ed ai tocchi di guida prima di eseguire la finta stessa.

    conduzione e reazione 5

     

    CONCLUSIONI

    conduzione e reazione scheda

    L’esercitazione proposta oggi si adegua facilmente alle necessità delle categorie Piccoli Amici e Pulcini; sfrutta la stessa struttura (anche se le distanze possono essere modificate in base all’età dei giocatori) utilizzata per l’esercitazione dedicata alla guida psicocinetica. È un mezzo prevalentemente a carattere globale, perché è strutturato a forma di gara, andando particolarmente incontro alle esigenze dei calciatori più giovani. È possibile inserirlo anche nella fase finale (magari dopo un lavoro analitico che sfrutta la stessa struttura esercitativa) come riscaldamento dei dilettanti. Sotto, riportiamo altri mezzi, con caratteristiche allenanti simili.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio ([email protected])

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  7. Insegniamo la trasmissione della palla ai PICCOLI AMICI…e non solo

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    Il concetto di “passaggio della palla” è sicuramente qualcosa che poco si avvicina alle esigenze cognitive di calciatori di I° e II° elementare, in quanto si trovano in una fase particolarmente egocentrica della loro crescita. Per questo motivo, in allenamento e in partita, è bene che l’istruttore stimoli altri aspetti, come la guida, protezione della palla, rubare palla agli avversari, ecc. Ciononostante, esercizi che possono apparentemente servire per la trasmissione della palla trovano un importante contesto didattico per quanto riguarda lo stimolo della sensopercettività e del controllo (in fase di ricezione) della palla. È comunque necessario che i mezzi proposti siano contestualizzati in ambiti ludici (come il Gioco della bomba) e/o con l’attribuzione di punteggi. Oggi presenteremo 2 varianti che ben si possono inserire in questo contesto.

     

    DAI E VAI

    È un classico mezzo che si vede proporre nelle categorie Pulcini nel prepartita; credo che tutti possano comprendere la noia di questo esercizio, ma con alcune varianti/adattamenti (sia di natura globale che analitica) lo si può rendere più stimolante.

    dai e vai 1

    La prima variante può essere effettuata anche inizialmente con le mani, per far apprendere la logica dell’esercitazione. A coppie, in una struttura come quella della figura sopra, il giocatore bluprende la palla dietro la propria riga di cinesini, la porta fino alla riga intermedia (delimitata dai coni), la passa (con le mani in vari modi…dall’alto, dal basso, ecc.) al compagno rosso di fronte e torna dietro la propria riga di cinesini. Il rosso dovrà afferrare la palla con le mani (dopo un rimbalzo, al volo, ecc.) dietro la propria riga di cinesini: se riuscirà ad afferrarla nelle modalità indicata dall’allenatore (dopo un rimbalzo, al volo, ecc.), la coppia di giocatori avrà un punto. Di seguito si continuerà senza soluzioni di continuità. Un volta compreso il senso del gioco, si può passare ad utilizzare i piedi. Il giocatore guiderà la palla fino alla fila dei coni, la fermerà con la suola e la passerà al compagno di fronte; se centrerà la porticina di cinesini del compagno allora la coppia avrà un punto…e via di seguito.

    dai e vai 2

    È particolarmente importante lasciare inizialmente ai giocatori la possibilità di fare l’esercizio in maniera globale (tocchi liberi, piede libero, parte del piede da utilizzare libera, ecc.) proprio per far comprendere le difficoltà nella gestione di questo tipo di gesto tecnico. In un secondo momento l’allenatore potrà fermare i giocatori e, insieme a loro verbalizzare le strategie migliori per conseguire più punti possibili. Le domande che l’istruttore possono essere le seguenti:

    • Con che parte del piede si passa la palla?
    • Con che parte del piede si stoppa la palla che viene passata da un compagno?
    • Come si ferma una palla che si sta conducendo verso la riga dei coni?
    • Con che piede si stoppa la palla quando essa arriva alla mia destra?…e quando arriva alla mia sinistra?…non è un elemento semplice, perché a quell’età tendono a stoppare tutti i palloni con il piede dominante
    • La palla la passo piano o forte?
    • Con che parte del piede conduco la palla verso la riga dei coni (prima di fermarla e passarla)?

    Non è necessario verbalizzare tutti gli elementi in una volta, ma è importante che i giocatori capiscano il modo migliore per risolvere i compito motorio a loro assegnatoli. Maggiormente si coinvolgono i giocatori in questo tipo di risoluzione e maggiore sarà l’impronta cognitiva.

    scheda dai e vai

    A questo punto, per semplificare l’apprendimento è possibile (sempre all’interno del gioco a punti) vincolare alcuni gesti (lavoro parzialmente analitico); ad esempio:

    • Passaggio esclusivamente con l’interno del piede forte/debole
    • Ricezione della palla esclusivamente con l’interno: usare l’interno del piede destro quando la palla arriva alla propria destra e viceversa.
    • Ricezione della palla esclusivamente con l’interno del piede forte…in questo caso si stimola l’orientamento del corpo e la collaborazione tra giocatori.
    • Guidare la palla con 4 tocchi del piede forte/debole (guida esterno/collo) fino alla riga di coni e fermarla con l’interno prima di passarla al compagno.

    Ovviamente non sarà possibile sviscerare tutti gli aspetti di sopra in una sola seduta, ma introdurli gradualmente in più sedute. È particolarmente importante che i giocatori si sentano motivati nello svolgere questo mezzo; stimolare la collaborazione tra i vari giocatori per effettuare più punti possibili è sicuramente un aspetto che giova all’impegno, ri-verbalizzando saltuariamente alcuni elementi difficili da comprendere. Alcune varianti, se ripetute prima in forma analitica (come l’utilizzo dell’interno per passare o ricevere la palla), giovano alla fase più ludica in quanto,

    fondamentalmente l’aspetto analitico della didattica non è altro il cercare di dare ai giocatori l’abilità tecnico/coordinativa di poter utilizzare spontaneamente il gesto motorio più adeguato al contesto in cui ci si trova.

    dai e vai 3

    Le varianti da introdurre (soprattutto nella forma globale dell’esercitazione) sono molteplici; ad esempio, per velocizzare la gestualità è possibile richiedere (utilizzando 3 giocatori alla volta) di effettuare 3 trasmissioni di palla ogni volta (vedi figura sopra), andando ogni volta al posto del giocatore a cui l’ho passata. Oppure richiedere di stoppare la palla ad uscire (destra o sinistra) del quadrato costruito sulla propria porticina (vedi figura sotto); se si somministra questo mezzo alla categoria pulcini, può essere usata la regola (riferita all’ultima variante) “se stoppo la palla con il destro esco a destra del quadrato e viceversa”.

    dai e vai 4

     

    GIROPALLA NELL’OROLOGIO

    dai e vai 5

    È un mezzo apparentemente semplice e banale, ma per dei giocatori di I°/II° elementare vi assicuro che non lo è. Lo scopo dell’esercitazione è quello di far “girare” la palla secondo il senso dell’orologio orario (o antiorario) tra i 4 quadranti del campo, tramite passaggi tra un settore all’altro; i giocatori saranno suddivisi nei 4 quadranti senza poterne uscire (vedi figura sopra). Le difficoltà iniziali al normale svolgimento saranno 2:

    • Tutti vorranno ricevere (chiamando insistentemente) la palla e si posizioneranno sulla riga di demarcazione per riceverla.
    • Chi passa la palla, la trasmette senza guardare a chi poterla dare.

    Per ovviare al primo problema si potrà introdurre la regola: “ si passa la palla solamente a chi non la chiama e a chi si posiziona lontano dai compagni in zona luce”. In questo modo, chi riceve la palla dovrà posizionarsi (senza chiamare la palla) in uno “spazio vuoto” e in una zona ben visibile al portatore di palla…cioè i presupposti del concetto di “smarcamento”. Per ovviare al secondo problema si può introdurre la regola che “chi trasmette la palla deve prima chiamare per nome il compagno a cui la passa, accertandosi che sia attento”. Una volta compresi questi meccanismi i giocatori si divertiranno nel trasmettersi la palla tramite passaggi corti, lunghi, ecc. Le varianti da introdurre sono molteplici e possono essere contestualizzate anche in fasce di età leggermente superiori. Ad esempio:

    • In caso di giro orario, lo stop di chi riceve la palla deve essere obbligatoriamente fatto con l’interno sinistro (viceversa se il senso è antiorario): allenamento dello stop orientato.
    • Si deve trasmettere la palla con lo stesso piede con il quale si è stoppata (o con il piede opposto) a 2 tocchi.
    • In 1 quadrante si dovrà effettuare trasmissione della palla tramite rimessa con le mani o mano-piede.
    • Dopo aver passato la palla in senso orario, cambio quadrante in senso antiorario (e viceversa).

    dai e vai 6

    • In 1 o più quadranti ci sarà un “difensore” che se intercetterà la palla si invertirà di posto con il giocatore a cui era destinata la palla.

    dai e vai 7

    • I passaggi tra 2 giocatori dovranno essere 3 e non 1; a questo punto (per categoria Esordienti/Giovanissimi) si possono riprodurre varianti particolarmente impegnative come quelle affrontate nei post…………

     

    CONCLUSIONI

    Con il post odierno, abbiamo sviscerato 2 mezzi interessanti per la trasmissione della palla: il primo dedicato esclusivamente alla categoria Piccoli Amici, mentre il secondo (a seconda del tipo di difficoltà) ad una fascia d’età molto più ampia. Ripetiamo quanto sia importante nelle prime fasce d’età, che il concetto di trasmissione della palla sia somministrato in forme ludiche o in forme collaborative, in cui lo stimolo sia prevalentemente dato dall’attribuzioni di punteggi o nel piacere stesso di collaborare/confrontarsi con i compagni. Riportiamo sotto, altri mezzi con valenza didattica simile per la categoria Piccoli Amici, mentre per i mezzi più impegnativi (per le fasce d’età superiori e riscaldamento per i dilettanti, rimandiamo alle conclusioni del precedente post).

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio Audax Poviglio ([email protected])

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  8. Una proposta di seduta d’allenamento con possessi palla e partitelle a tema

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    Oggi pubblichiamo un’interessante proposta di allenamento di Simone Benecchi; rappresenta una sequenza di esercitazioni di difficoltà tecnico/tattica progressiva da sviluppare in allenamento con le seguenti finalità

    • Possesso palla + Potenza aerobica
    • Possesso palla + Finalizzazione

    Figura 1

    L’autore identifica la progressione di esercitazioni come ideale per la categoria Esordienti, ma con lievi modifiche relative alle dimensioni, è possibile proporla anche nella categorie superiori, fino ai Dilettanti. La sequenza è possibile svilupparla all’interno dello stesso allenamento (perché sostanzialmente utilizza la stessa struttura esercitativa), ma nulla vieta di poterla riprodurre in più sedute, mantenendo la stessa filosofia tecnico-tattica. Per facilitarne la lettura, rendiamo disponibile il contenuto tramite documento scaricabile

    Scarica il documento

    Autore: SIMONE BENECCHI

    • Allenatore UEFA B, Dottore in scienze delle attività motorie e sportive.
    • Allenatore dell’ACD SALA BAGANZA di Terza categoria ed Esordienti 2002.
  9. Figure geometriche e riscaldamento: usiamo il triangolo (prima parte)

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    Continuiamo la rassegna dedicata all’uso delle esercitazioni a carattere tecnico (analitiche e globali) come forme di riscaldamento per i dilettanti. I mezzi proposti seguono una progressione (dal punto di vista dell’intensità e della difficoltà) necessaria durante il riscaldamento, ma possono essere utilizzati anche come esercitazioni per lo sviluppo della tecnica nei settori giovanili.

    ESERCITAZIONE DI BASE

    triangolo e riscaldamento 1

    La struttura di partenza è rappresentata da un triangolo isoscele (vedi figura sopra), con 2 lati lunghi 10m e un lato corto di 5m; 4 giocatori e 1 pallone per struttura. Si utilizza la semplice regola del “passo e vado al posto del compagno a cui l’ho passata” seguendo il giro antiorario. Inizialmente, l’unico vincolo è che sul vertice alto (giocatore giallo) si gioca a 2 tocchi ad aprire (nel caso della figura sopra si usa solo il piede destro), mentre negli altri 2 vertici ad 1 tocco (sempre ad aprire); la palla deve sempre rimanere esternamente alla figura geometrica. L’unica difficoltà è rappresentata dalla precisione dei movimenti; è fondamentale orientarsi (distanziandosi opportunamente dai coni di riferimento) in maniera corretta nei vertici bassi perché si ha un solo tocco a disposizione per la trasmissione della palla. È possibile semplificare l’esecuzione, imponendo i 2 tocchi anche al vertice basso di destra (nel caso di giro antiorario della palla). Si possono utilizzare 5-6 giocatori per triangolo, con 2 palloni totali per struttura; in questo caso ci sarebbe l’ulteriore difficoltà di gestire la velocità di trasmissione di una palla in base all’altra.

    VARIANTI SU INDICAZIONI DEL COMPAGNO

    triangolo e riscaldamento 2

    Esercitazione analoga a sopra (tutti i passaggi sono ad aprire), ma la palla viene trasmessa senza spostarsi; l’ideale è quindi quello di avere 3 giocatori per triangolo (1 fisso per vertice). Se il compagno che trasmette la palla dice “chiudi”, quello che la riceve chiude la traiettoria del passaggio e inverte il senso di trasmissione della palla; se non viene detto nulla, allora si continua ad aprire mantenendo il senso del giro della palla. Un esempio è proposto nella figura sopra: il giocatore rosso passa la palla al giallo (non indicando nulla, si prosegue il senso di trasmissione ad aprire) che a 2 tocchi la passa al blu dicendo “CHIUDI”; questo stoppa la palla e la ritrasmette al giallo invertendo il senso della trasmissione della palla fino a quando un altro giocatore cambierà vocalmente il giro. Rispetto all’esercitazione di base, viene maggiormente stimolata l’attenzione dei giocatori. Affinché lo stimolo sia sufficientemente allenante, è da considerare l’aspetto tecnico in termini esclusivamente analitici: di conseguenza,

    • I movimenti ad aprire si effettueranno tutti a 2 tocchi con lo stesso piede (se il giro è antiorario, si utilizzerà esclusivamente il piede destro…e viceversa se il giro è inverso).
    • I movimenti a chiudere si effettueranno obbligatoriamente a 2 tocchi; il primo tocco sarà con lo stesso piede che si userebbe ad aprire (ad esempio, se il giro è orario si utilizzerà il piede sinistro), mentre come secondo il piede opposto.

    Quest’ultimo dettaglio permette di abituare i giocatori ad orientare il corpo in maniera corretta quando si chiude il passaggio. Ulteriore variante (per stimolare ulteriormente i meccanismi attentivi) è quella di indicare/comandare sempre ed obbligatoriamente l’atteggiamento tecnico del giocatore a cui si passa la palla tramite le parole “apro” (si continua il giro) e “chiudo” (si inverte il giro).

    figura 1

    CONCLUSIONE ALLA PRIMA PARTE

    La struttura di base e le prime variati sono esercitazioni sostanzialmente semplici e poco dispendiose dal punto di vista fisico. Rappresentano stimoli allenanti che si possono usare nella prima parte di un riscaldamento o per giocatori della categoria Pulcini nel caso in cui si voglia lavorare sulla trasmissione della palla. Nella seconda parte andremo ad analizzare varianti più impegnative, sia dal punto di vista tecnico che atletico, utili nelle categorie successive ai Pulcini e come seconda parte del riscaldamento per i settori dilettantistici.

    Altri mezzi affrontati in precedenza con finalità allenanti simili sono riportati sotto:

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

  10. Tiro in porta e preparazione atletica (prima parte)

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    (Aggiornato al 18/02/2022)

    La conoscenza del legame tra il calciare in porta e le qualità atletiche/muscolari è sicuramente la parte meno approfondita della preparazione atletica; al contrario, la didattica e l’aspetto puramente tecnico sono elementi più trattati. Essendo un fondamentale che richiede un certo livello forza muscolare, è importante analizzare anche le difficoltà a cui va incontro il calciatore durante le fasi della crescita.

    FASE PRE-PUBERALE

    Una volta, durante la fase didattica, si raccomandava ai ragazzi di: “colpire la palla a caviglia dura, di collo pieno e di distendere bene la gamba”. Per i giocatori che non riuscivano a calciare in maniera corretta, si continuava ad insistere sull’aspetto biomeccanico senza tenere in considerazione che l’aspetto condizionale (legato al grado di maturazione dell’apparato muscoloscheletrico) gioca un ruolo fondamentale. Infatti, la rigidità della caviglia (intesa come la capacità del sistema muscolo/legamentoso) nel mantenere l’integrità della stessa durante l’impatto con il pallone, è fortemente dipendente dal livello di maturazione del soggetto. Per fare un semplice esempio, è sufficiente vedere una squadra di giocatori di 5° elementare/1° media che effettua dei tiri in porta; alcuni riescono già a calciare la palla velocemente con il collo pieno, mentre quelli meno maturi (dal punto di vista fisiologico) tendono a impattare la palla con l’interno collo, facendo prendere traiettorie a palombella o non lineari. Quest’ultima condizione si verifica perché l’interno collo (rispetto al collo pieno) rappresenta, anche per soggetti poco maturi, la parte più rigida del sistema piede/caviglia e quindi inconsciamente preferita nell’esecuzione del tiro, anche se non è quella che consente di tirare con maggiore potenza.

    calcio_collo_pienocalcio_interno_collo

    Come comportarsi in questi casi? È ovvio che nel caso in cui il livello di maturità fisiologica sia tale da non permettere di colpire la palla con il pieno collo (si vede sostanzialmente dalla velocità con il quale il piede colpisce la palla), è inutile far ripetere assiduamente il gesto insistendo sull’aspetto biomeccanico; il rischio sarebbe poi quello di strutturare uno schema motorio scorretto, con il rischio di “portarselo dietro” anche in età adulta.

    A mio parere, la soluzione migliore è quella di utilizzare esercitazioni tecniche nelle quali si trasmette/calcia la palla a distanze progressive (utilizzando entrambi i piedi), in abbinamento ad altri fondamentali; in questo modo, si abituano gradualmente i giovani calciatori ad utilizzare il collo piede in regime di precisione, lateralità e in abbinamento ad altri fondamentali. Quando saranno raggiunti i livelli di maturazione adeguata (pubertà ed adolescenza), il giocatore sarà in grado di utilizzare la precisione in abbinamento alla forza muscolare specifica. Alcuni esercizi utili potrebbero essere i seguenti:

    Non solo, nelle esercitazioni per il tiro in porta, invece si potranno utilizzare palloni di peso ridotto (il N° 3 per Pulcini/Esordienti e il N° 4 per i Giovanissimi) per evitare che il giocatore inconsciamente (per un meccanismo teleanticipatorio che tende a far utilizzare i movimenti che riducano il dolore alla caviglia durante l’impatto con la palla) colpisca il pallone con l’interno collo.

    GIOCATORI MATURI

    A chi lavora con i dilettanti, invito a guardare il video sotto (seduta di tiri in porta della nazionale Inglese Under 21);

    queste esercitazioni sono praticamente le stesse che vengono somministrate l’ultimo allenamento della settimana, quando si cura questo fondamentale.

    La differenza che subito balza all’occhio con i “nostri” dilettanti, è che i giocatori del video difficilmente “non centrano” la porta. Ad una più attenta osservazione è possibile vedere che i calciatori dell’Under 21 (cioè Professionisti), mentre effettuano tiri di intensità paragonabile a quella dei dilettanti, modificano in maniera meno importante la propria postura: il busto rimane più eretto (segno di un maggiore equilibrio del gesto), “distendono” maggiormente l’arto che calcia, ma soprattutto riescono a dosare meglio la forza e la precisione del gesto. Inoltre, riescono ad utilizzare più modalità tecniche del gesto, ottenendo così la massima efficienza. Durante una seduta di tiro in porta per i dilettanti si nota invece che:

    • Alla palla viene data una velocità anche paragonabile a quella dei Professionisti, ma a discapito della precisione del gesto (si centra meno la porta).
    • I giocatori effettuano maggiori movimenti del busto sul piano sagittale, allungando le catene muscolari (anteriore e posteriore) per reclutare più fibre muscolari; inoltre muovono in maniera meno sincrona gli arti superiori.
    • Distendono in misura minore l’arto che calcia.

    Ovviamente non tutti questi difetti sono presenti nei calciatori dilettanti, ma rappresentano la serie di errori più frequenti in questa categoria. Ma dove risiede la causa di questi atteggiamenti errati? È una problematica di natura tecnica, coordinativa o condizionale? Come si può ovviare a questo tipo di problematiche per rendere i giocatori più “efficienti” quando tirano in porta? Nel prossimo post cercheremo di dare risposte a queste domande.

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    Autore dell’articolo: Luca Melli ([email protected]) preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto.

  11. L’allenamento dell’esplosività nei dilettanti (seconda parte)

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    (Aggiornato al 06/03/2021)

    Nel post precedente abbiamo analizzato le caratteristiche ideali che deve avere l’allenamento per l’esplosività per i dilettanti; è stato anche introdotto il PRIMO STEP, tramite balzi in appoggio monopodalico prolungato per strutturare la Resistenza Muscolare Locale in maniera specifica (con un rapido Transfert) e con una corretta prevenzione degli infortuni. Nel post odierno presenteremo i 2 STEP successivi e le modalità di introduzione di questi mezzi nella programmazione dell’allenamento.

    figura 1

    SECONDO STEP (salti monopodalici intensivi ed estensivi)

    Una volta appresa corretta dinamica esecutiva e sviluppate le varianti del primo step, si può passare al secondo step. Anche in questo caso sono presenti più varianti:

    • Diagonale Hop con appoggio non prolungato: si esegue l’esercizio dello step precedente con la durata d’appoggio necessaria (quindi non forzatamente prolungata) per la giusta coordinazione del movimento in base alla distanza tra i cerchi. La distanza tra i cerchi dovrà essere tale da attivare in flessione dell’arto libero (cioè quello non appoggiato) facendo avvicinare il movimento ad un’andatura di corsa balzata in diagonale. È consigliabile predisporre almeno 2 percorsi con distanze leggermente diverse tra i cerchi, in maniera da adattare l’esercitazione all’altezza e all’esplosività dei giocatori; fondamentalmente, lo stimolo allenante viene dalla corretta esecuzione del movimento piuttosto che dalle distanze raggiunte.
    • Corsa balzata tra ostacoli bassi (estensivi): in questo caso, la corsa è lineare (1 appoggio ogni ostacolo) e i riferimenti ideali sono ostacoli bassi posti ad una distanza tale (si inizia da circa 2-2.5 metri) da stimolare una tipologia di corsa balzata (come specificato sopra). A differenza della variante precedente, si agisce maggiormente sulle catene muscolari responsabili della capacità di accelerazione e meno su quelle responsabili dei cambi di direzione. Le varianti sono relative al N° di ostacoli (8-12, a seconda della distanza tra ostacoli), alla distanza (che può essere costante, progressiva o degressiva) e alla presenza o meno della rincorsa (permette di utilizzare distanze maggiori). Anche in questo caso è consigliabile predisporre almeno 2 percorsi con distanze leggermente diverse.
    • Corsa tra ostacoli alti (intensivi): a differenza della variante precedente si lavora maggiormente sulla componente Esplosiva (accelerazione) e in misura minore sulla Resistenza Muscolare Locale (prevenzione infortuni). Il N° di ostacoli è limitato (idealmente 4-6) e l’altezza deve essere tale da stimolare una corsa balzata corretta, cioè con l’arto che attacca l’ostacolo in piena flessione (senza rotazione) e quello di stacco che si estende totalmente (senza rotazione con una rotazione minima). La distanza (indicativamente da 1.5 a 2.5m) tra gli ostacoli dipende dalla loro altezza e dalle qualità esplosive di chi effettua l’esercitazione. L’altezza degli atleti e la loro esplosività influenza fortemente la tipologia di ostacoli utilizzati, per questo è opportuno utilizzare almeno 3 percorsi di difficoltà diverse.

    figura 2

    TERZO STEP (pliometria varia di natura monopodalica)

    Viene mantenuta la natura monopodalica delle esercitazioni, ma si eliminano i riferimenti (cerchi ed ostacoli) per conferire maggior multilaterlità e variabilità alle esercitazioni. Non approfondiamo tutte le varie tipologie di gesti utilizzati (perché sono veramente tante), ma precisiamo che la priorità deve sempre essere data alla correttezza esecutiva del gesto proposto. Proprio per questo motivo, ritengo consigliabile passare a questo step solamente dopo che si è appresa la tecnica della corsa balzata e strutturate le catene muscolari con adeguati livelli di Esolosività e di Resistenza Muscolare Locale nei primi 2 step. Rientrano in questa tipologia di mezzi tutte quelle esercitazioni a carattere misto in cui balzi monopodalici sono alternati ad andature o azioni veloci a secco. Ricordiamo che il concetto di fondo è sempre quello di

    eseguire gesti monopodalici che presentano la completa estensione delle 3 articolazioni dell’arto inferiore (anca/ginocchio/caviglia), sviluppando nel minor tempo, la maggior forza possibile con quel determinato movimento.

    figura 3

    CONCLUSIONI ED APPLICAZIONI PRATICHE

    Il training per i dilettanti deve tenere in considerazione un adeguato rapporto tra allenamento Generale e Specifico, per garantire i giusti stimoli allenanti in funzione della partita, preservando dagli infortuni. Il minor tempo a disposizione (rispetto ai professionisti) obbliga a garantire un certo livello di specificità anche per i lavori a carattere Generale (come possono essere i balzi); considerando anche un aspetto preventivo nei confronti degli infortuni (specificità e Resistenza Muscolare Locale), l’utilizzo dei 3 STEP presentati in questi 2 post la ritengo la soluzione ottimale per lo sviluppo delle componenti esplosive del movimento. Mentre il I° STEP lo considero un elemento fondamentale per tutte le categorie (che può essere anche utilizzato come stazione in mezzi per la Rapidità coordinativa), l’introduzione dei 2 successivi, dipende fortemente dal tempo a disposizione e dagli obiettivi di ogni squadra:

    • Se ci si allena 3 volte a settimana è possibile introdurre esercitazioni del II°-III° step nella seconda seduta (dopo che si è lavorato nel periodo precedente sul I° STEP) tenendo in considerazione che è un mezzo di importanza Generale.
    • Le pause tra le partite ufficiali che superano i 10 giorni (sospensioni per maltempo, pausa invernale, pausa Pasquale, ecc.) sono il periodo ideale per affrontare questo tipo di esercitazioni (II° e III° step).
    • Un corretto lavoro settimanale finalizzato alla Resistenza Muscolare Locale a carico naturale (affondi, Nordic Hamstring Stretching, potenziamento muscolatura del tronco, ecc.) riduce sicuramente il rischio di infortuni, e crea i presupposti anatomici per affrontare con minor rischio il lavoro per l’esplosività.

    Concludiamo ribadendo che la correttezza esecutiva dei gesti durante le esercitazioni rivolte allo sviluppo dell’esplosività deve avere la precedenza rispetto agli altri parametri (altezza e lunghezza di salto). Solo in questo modo il transfert nei gesti specifici del calciatore (accelerazione, cambi di direzione e a mio parere anche economia del movimento) sarà ottimale; l’aumento del carico di lavoro a mio parere è da preferire sul versante dell’intensità (piuttosto che sul volume), in quanto il volume, gia di per sè, si ottiene con l’allenamento specifico (N° di cambi di direzione, N° di accelerazioni, ecc.).

    Per chi vuole approfondire l’argomento della pliometria, consigliamo il Webinar di Andrea Gobbi Plyometric Training; nel webinar viene inizialmente analizzato lo stimolo fisiologico che caratterizza questi mezzi allenanti, per poi passare all’aspetto pratico, considerando progressioni esecutive adattabili agli atleti.

    Puoi accedere a questo ed altri Webinar sottoscrivendo uno dei piani d’abbonamento mensili ed annuali a Performance Lab (garanzia 14 giorni). Applicando il Codice Promozionale MISTERMANAGER al momento dell’acquisto, avrai lo sconto del 10%.

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    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: [email protected]

  12. Nuove disposizioni in materia di giocatori giovani nei dilettanti e nel campionato juniores

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    La Lega Nazionale Dilettanti ha rese note le direttive in materia di giovani e di fuoriquota nel campionato juniores.

    Il Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti, nella riunione dell’8 Febbraio 2013, ha deliberato quanto di seguito specificato in ordine ai seguenti obblighi minimi di partecipazione dei calciatori, in relazione all’età, per le gare dell’attività ufficiale della Stagione Sportiva 2013-2014, riferite alle Società partecipanti al Campionato Nazionale di Serie D, ai Campionati Regionali di Eccellenza e Promozione, nonché alla Coppa Italia di Serie D, alla Fase Nazionale della Coppa Italia Dilettanti della L.N.D. e alle gare di spareggio-promozione fra le squadre seconde classificate nei Campionati di Eccellenza:

    CAMPIONATO 2013/2014

    SERIE D

    Nato da 1.1.1993 : UNO
    Nato da 1.1.1994 : DUE
    Nato da 1.1.1995 : UNO
    ECCELLENZA

    Nato da 1.1.1993 : ZERO
    Nato da 1.1.1994 : UNO
    Nato da 1.1.1995 : UNO
    PROMOZIONE

    Nato da 1.1.1993 : ZERO
    Nato da 1.1.1994 : UNO
    Nato da 1.1.1995 : UNO

    Le Società hanno l’obbligo di rispettare, sin dall’inizio e per l’intera durata delle gare e, quindi, anche nei casi di sostituzioni successive, la disposizione minima di impiego dei calciatori sopra indicata. Resta inteso che, in relazione a quanto precede, debbono eccettuarsi i casi di espulsione dal campo e, qualora siano gia’ state effettuate tutte le sostituzioni consentite, anche i casi di infortuni dei succitati calciatori. Previa approvazione del Consiglio di Presidenza della L.N.D. e fatta salva l’applicazione minima della norma stessa, i Comitati potranno comunque prevedere, per i rispettivi Campionati di Eccellenza e di Promozione, disposizioni aggiuntive a quelle previste dalla direttiva suindicata, sempre che non venga superato il contingente complessivo di quattro calciatori. Detto limite di quattro calciatori non deve essere superato, anche nel caso di eventuale introduzione di un numero di calciatori c.d. ‘fidelizzati’, pari o superiore a una unità, nel Campionato di Eccellenza.

    L’inosservanza delle predette disposizioni, ivi comprese quelle facoltativamente stabilite dai Consigli Direttivi dei Comitati, se ed in quanto deliberate dagli stessi Consigli Direttivi dei Comitati e approvate dal Consiglio di Presidenza della Lega Nazionale Dilettanti, sarà punita con la sanzione della perdita della gara prevista dall’art. 17, comma 5, del Codice di Giustizia Sportiva.

    Per quanto attiene alle limitazioni di impiego dei calciatori, in relazione all’età, negli altri Campionati dilettantistici della Stagione Sportiva 2013-2014, i Comitati, le Divisioni e i Dipartimenti saranno tenuti ad uniformarsi alle consuete disposizioni emanate dalla Lega Nazionale Dilettanti attraverso il proprio Comunicato Ufficiale n. 1.

    Nelle gare dell’attività ufficiale organizzata direttamente dalla L.N.D., che si svolgeranno in ambito nazionale nella Stagione Sportiva 2013-2014 (Coppa Italia; gare spareggio – promozione fra le seconde classificate del Campionato di “Eccellenza” per l’ammissione al Campionato Nazionale Serie D, ivi comprese – in quest’ultimo caso – quelle che si svolgono fra squadre appartenenti allo stesso Comitato Regionale), dovrà essere osservato unicamente l’obbligo minimo sopra indicato, riferito ai Campionati di Eccellenza. Il Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti, nella riunione dell’8 Febbraio 2013, ha altresì deliberato in ordine alla facoltà di impiego del seguente numero massimo di calciatori “fuori quota” ammessi a partecipare al Campionato Nazionale Juniores, al Campionato Regionale Juniores e al Campionato Provinciale Juniores della Stagione Sportiva 2013-2014:

    Limite di età: calciatori nati da 1.1.1995 in poi

    CAMPIONATO 2013-2014

    Juniores Nazionale

    Nati da 1.1.1993 : ZERO
    Nati da 1.1.1994 : DUE
    Senza limitazioni in relazione all’età massima : UNO
    Juniores Regionale

    Nati da 1.1.1993 : ZERO
    Nati da 1.1.1994 : TRE
    Senza limitazioni in relazione all’età massima : ZERO
    Juniores Provinciale

    Nati da 1.1.1993 : QUATTRO
    Nati da 1.1.1994 : ZERO
    Senza limitazioni in relazione all’età massima : ZERO

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  13. Didattica (e riscaldamento) analitica e globale per la guida della palla

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    L’esercitazione di questa settimana è dedicata alla didattica della guida della palla nella Scuola Calcio; come altri mezzi, con opportune modifiche (intensità e difficoltà progressive), può essere considerato anche un interessante esercizio per il riscaldamento per i dilettanti. Saranno le varianti a definire l’impegno di natura tecnico-coordinativo e di conseguenza il livello di impegno.

     

    STRUTTURA DI BASE

    L’esecuzione di base (utilizzata per la categoria Piccoli Amici), prevede una struttura come in figura sopra: si posizionano un numero di stazioni (con 2 giocatori e un pallone per stazione) sulla circonferenza di una cerchio di 12-15 m circa, con al centro un cono. L’obiettivo sarà quello di guidare la palla in andata/ritorno (facendo la curva all’altezza del cono) con un numero di tocchi definiti (ad esempio 15) senza scontrarsi con i compagni; ad ogni “scontro” sarà attribuito un punto di penalità. Al 15° tocco, il giocatore passerà la palla al proprio compagno che ripartirà immediatamente. È importante che i giocatori (soprattutto i più piccoli) si focalizzino sul primo tocco (stop a seguire) e i primi di conduzione (esterno collo); poi quando entreranno nella zona più “trafficata” dovranno prestare attenzione non solo a condurre la propria palla, ma anche alle traiettorie di conduzione dei compagni, per evitare di scontrarsi. Soprattutto la prima volta che viene proposto a giocatori di I° o II° elementare è importante verbalizzare questi aspetti: “come posso fare per evitare di scontrarmi con un compagno?”…..”posso mettere il piede sulla palla e fermarla”….”posso condurre la palla lontano dal cono, quando vedo traffico”……”posso avvisare il compagno che ci stiamo scontrando”….ecc.

    VARIANTI DI BASE

    Le più semplici sono riferite al tipo di conduzione della palla

    • Variazione del N° di tocchi: riducendo i tocchi la guida diventa più veloce ed è più facile scontrarsi.
    • Variazione del piede di guida: è meglio utilizzare il concetto di “piede forte/piede debole” a quello di “destro/sinistro”.
    • Alternare piede di conduzione: 2 tocchi di destro alternati a 2 di sinistro.
    • Alternare modo di conduzione: “4 tocchi di suola destra alternati a 4 di suola sinistra”
    • Alternare piede e modo di conduzione: “2 tocchi liberi di destro alternati a 2 di suola sinistra” e viceversa.

     

    VARIANTI PIU’ IMPEGNATIVE

    Modifiche più impegnative riguardano l’utilizzo della finta come momento iniziale di guida della palla. Si mantengono i compiti e le relative varianti citate in precedenza (N° tocchi, piede, parte del piede di utilizzo), ma appena ricevuta la palla, il giocatore dovrà affrontare il compagno che glie l’ha passata con una finta decisa dall’allenatore (esempio “forbice con il piede destro e uscita con il sinistro”). Le varianti non saranno solo relative alla tipologia di finta, ma molto dipenderà dal “momenti didattico di questo fondamentale”. Ad esempio, se una finta che viene affrontata la prima volta, ci si dovrà focalizzare esclusivamente sulla precisione del gesto senza richiedere particolare velocità esecutiva. Nell’effettuazione di un gesto gia appreso, è possibile richiedere un minimo di “pressione temporale” da parte del giocatore che ha appena trasmesso la palla per ottenere una maggiore velocità esecutiva nella finta.

    CONCLUSIONI

    Questo mezzo per la guida della palla, rappresenta un’esercitazione in parte analitica (relativa al piede di utilizzo, modalità e numero di tocchi) e in parte globale (”guida nel traffico”); per questo motivo si presenta in maniera versatile (in base alle varianti utilizzate) per l’apprendimento della conduzione della palla (nella scuola calcio), per la stabilizzazione dei gesti nella didattica delle finte e per il riscaldamento per giocatori più evoluti. Sotto indichiamo altri post in cui sono stati approfonditi mezzi con fini allenanti analoghi:

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio ([email protected])

  14. Riscaldamento tecnico: usiamo lo stop orientato (prima parte)

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    Abbiamo più volte ripetuto come le esercitazioni di natura tecnica, con opportune modifiche, possono esser utilizzate come forme di riscaldamento per i dilettanti a patto che rispettano i criteri di progressività dell’intensità e delle difficoltà. Il mezzo che analizzeremo oggi si differenzia in 2 parti, la prima che si svolgerà a gruppi di 4 giocatori, mentre la seconda (prossimo post) a tuttocampo.

     

    ESERCITAZIONE DI BASE

    È un classico esercizio “passo e vado al posto del giocatore a cui l’ho passata”; com’è possibile vedere dalla figura sopra, il giocatore blu con la palla la trasmette al giallo che, con un primo tocco (stop orientato ad aprire con il piede sinistro), la fa entrare nella porticina e poi la trasmette con il piede destro al giocatore rosso che a 2 tocchi (dalla porticina di cinesini) riprenderà la serie di passaggi. Ogni giocatore, dopo aver trasmesso la palla, andrà al posto del giocatore a cui l’ha passata. L’esercizio stimola molto bene la capacità di orientare il corpo e la sensibilità del tocco orientato a patto che siano rispettate le consegne tecniche del N° di tocchi e del piede di utilizzo. La variante principale sarà quella di alternare, come consegna tecnica, lo stop orientato con il piede sinistro o con il destro (vedi figura sotto).

    Le distanza tra i vari attrezzi (coni, cinesini) permette di modulare le componenti di rapidità e precisione. Nel caso di giocatori imprecisi (Pulcini o Esordienti) è maggiormente consigliabile utilizzare distanze brevi (6m) e porte di dimensioni di circa 1.5m; stessa cosa se si vuole lavorare maggiormente sulla frequenza dei movimenti. Se invece si vuole puntare l’accento sulla precisione, è possibile utilizzare fino a 8-9m di distanza (tra porticina di cinesini e di coni) e ridurre ad 1 metro la porta di coni. Altre possibili varianti sono quelle di utilizzare l’esterno del piede come primo tocco di controllo o addirittura di mettere un ostacolo al posto della porta di coni (in questo caso il giocatore dovrebbe far passare la palla sopra l’ostacolo).

     

    VARIANTE CON MAGGIORE IMPEGNO DI RAPIDITA’

    In questo caso, le traiettorie della palla saranno le stesse, ma il giocatore nella porticina, dopo il primo tocco, dovrà passare all’esterno della porta di coni prima di trasmettere la palla. Ovviamente l’impegno di natura coordinativa-rapida sarà maggiore, in quanto si dovrà arrivare sulla palla per il secondo tocco facendo un percorso più lungo, quindi con maggiore velocità. Per giocatori particolarmente tecnici è necessario utilizzare lunghezze di 8-9m.

     

    VARIANTE CON MAGGIORE IMPEGNO TECNICO

    Questa variante impone maggiori difficoltà tecniche: il giocatore giallo chiuderà con un tocco la traiettoria della palla (passaggio 2) con il piede destro ritrasmettendola al giocatore blu. Di seguito il giallo entrerà nella porta orientandosi in maniera tale da ricevere la palla dal blu (passaggio 3) stoppandola con il sinistro e trasmettendola con lo stesso piede al rosso (passaggio 4). I passaggi in questo caso saranno 4 e i tocchi del giocatore giallo 3; quest’ultimo dovrà essere in grado di orientarsi velocemente per il secondo tocco cercando una certa distanza dalla porta di coni per avere una sufficiente visuale degli altri 2 compagni coinvolti nella giocata.

     

    CONCLUSIONI

    Finiamo questa prima parte ribadendo l’importanza del N° di tocchi e del corretto piede di utilizzo affinché queste esercitazioni abbiano un impatto allenante sulla tecnica calcistica. Nel prossimo post analizzeremo come questo mezzo operativo può essere inserito in un’esercitazione altrettanto semplice, ma sfruttando l’intero campo (o metà) con relativo tiro in porta. Sotto indichiamo alcuni link di altri mezzi con finalità simile:

  15. Tecnica: esercitazione apro/chiudo con più varianti

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    Proseguiamo l’analisi delle esercitazioni con finalità tecnica dedicata alla trasmissione della palla, più precisamente ai movimenti di apro/chiudo con particolare attenzione all’orientamento del corpo e alla sensopercettività del tocco della palla. Nelle CONCLUSIONI di questo post verrà fatto un breve elenco delle altre esercitazioni che affrontano l’argomento.

     

    STRUTTURA DI BASE

    È un classico esercizio “passo e vado al posto del compagno a cui l’ho passata”: nella struttura esercitativa della figura sopra, il giocatore rosso in basso trasmette la palla al compagno di sinistra (all’esterno del paletto) e va al suo posto. Chi riceve la palla dovrà, in 2 tocchi con il piede sinistro, stoppare la palla orientandosi verso il compagno rosso in alto e trasmettergliela. Il rosso in alto, con un solo tocco di piede sinistro dovrà far entrare la palla nella porta di coni ed eseguire uno slalom con il piede sinistro tra i 4 coni con 2 tocchi tra ogni cono e trasmettere la palla al giocatore rosso in basso.

    La stessa cosa sarà fatta nella parte destra della struttura (vedi giocatori blu della figura sopra) mantenendo il numero di tocchi nelle varie stazioni, ma utilizzando il piede destro (ed un secondo pallone). È ovvio immaginare che il vincolo del N° di tocchi e il piede utilizzato siano fattori fondamentali affinché l’esercitazione funga da adeguato stimolo allenante. Le varianti proposte sotto permettono di modificare ed intensificare gli stimoli allenanti. Inizialmente l’ideale sarà abbinare 1 pallone ad un lato della struttura con 4 giocatori (per comprendere il senso dell’esercitazione). Successivamente, per aumentare la densità del gioco, è consigliabile (per ogni lato) utilizzare 2 palloni con 5 giocatori. La prima variante sarà quella di invertire i giocatori sui lati della struttura.

     

    VARIANTI RELATIVE AL N° DI TOCCHI

    Mantenendo la forma del materiale sistemato (cinesini, coni, paletti, ecc.) al primo passaggio del giocatore in basso, quello di sinistra chiuderà la traiettoria della palla con il piede sinistro ripassandola al compagno (possibilmente ad 1 tocco). Il rosso in basso ripasserà al compagno di lato che di prima intenzione la trasmetterà al rosso in alto.

    Stessa tipologia di “scambio” avverrà tra il giocatore laterale e quello in alto che poi effettuerà, come nella struttura di base, lo slalom tra i coni per portare la palla al compagno in basso. Questa variante presenta il triplo passaggio tra i compagni, tutto con il piede sinistro ed a 1 tocco. Le prime volte si può lasciare libero il N° di tocchi (1 o 2), ma utilizzando sempre il sinistro. Per atleti maturi, che hanno automatizzato il contromovimento nelle esercitazioni, può essere richiesto questo fondamentale prima di ricevere palla.

     

    VARIANTE “TRIANGOLO”

    In questa variante si mantiene il N° di passaggi, ma è da effettuare un triangolo a cavallo del paletto (figura sopra) e della porticina (vedi figura sotto). Anche in questo caso, i passaggi sono preferibilmente ad 1 tocco; quelli di chiusura ed apertura andranno fatti (sul lato sinistro della struttura) con il sinistro, mentre quelli di ritorno (il N° 3 e il N° 6) con il piede che permette, di volta in volta, la trasmissione più veloce.

    ALTRE VARIANTI

    È opportuno partire con strutture con lati di circa 10m; variando le dimensioni si lavora preferibilmente sulla precisione (allungando le distanze) o sulla velocità dei movimenti (accorciando). Altra variante è relativa alla parte centrale della figura; io ho inserito 4 coni dove eseguire uno slalom, ma nulla vieta di inserire elementi di guida più (finte) o meno complessi.

     

    CONCLUSIONI

    Ripetiamo che il N° di tocchi e il piede di utilizzo sono elementi fondamentali affinché l’esercitazione abbia i giusti stimoli allenanti. Le varianti più semplici possono essere introdotte verso la fine della categoria Pulcini, quando si inizia a lavorare sullo stop orientato, per poi proseguire fino agli adulti, proponendo questa tipologia di mezzi nelle fasi di riscaldamento.

    Esercitazioni precedentemente analizzate che affrontano scopi didattici sovrapponibili sono:

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio Audax Poviglio ([email protected])

  16. Alleniamo la rapidità (e non solo) con la palla

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    La suddivisione dei mezzi allenanti in analitici/globali/cognitivi per lo sviluppo della rapidità ci ha permesso di fare chiarezza di quali possono avere un maggiore grado di “generalità” (e quindi sviluppare il potenziale neuromuscolare del calciatore) e quali di “specificità” (cioè permettono di applicare il potenziale in contesti di gioco). La trattazione teorica sull’argomento la potete trovare nei 3 post e nei 2 video dedicati all’argomento. I mezzi che utilizzano la palla (e quindi dotati di maggior grado di specificità) gli abbiamo inseriti nella terza classe di esercitazioni, cioè quelli per la RAPIDITA’ COGNITIVA. Tra questi, abbiamo gia analizzato

    Entrambe questi mezzi utilizzavano una parte finale di 1c1 per contestualizzare lo stimolo allenante al gioco. Oggi invece andremo ad analizzare un’altra struttura esercitativa che reputo estremamente utile e motivante (per i calciatori) a questo scopo.

     

    ESERCITAZIONE DI BASE

    Com’è possibile vedere nella figura sopra, il compito tecnico/motorio (vedi giocatore rosso) è quello di partire da un estremo del rombo di coni (con il pallone posizionato in un cerchio) ed arrivare all’estremo opposto (fermando il pallone nel cerchio frontale) passando per la destra della struttura. Analogamente alla variante dell’esercizio della settimana scorsa, la regola è che il pallone (all’altezza dei coni) fa il tragitto corto e il giocatore quello lungo; nella figura sopra sono rappresentati:

    • Con le righe rosse a zig-zag i tratti in cui il giocatore conduce la palla.
    • Con le righe nere i tratti di corsa senza palla
    • Con le righe rosse rettilinee le traiettorie della palla.

    L’esercitazione è un mix di tecnica veloce (condurre e colpire con veloce precisione la palla) e di rapidità in cui quest’ultima riceve lo stimolo principale! Com’è possibile vedere dalle righe nere, il giocatore effettua 2 cambi di direzione senza palla verso sinistra e 1 verso destra, 1 arresto con palla nel cerchio, 3 tocchi di palla e 2-3 brevissimi tratti di conduzione.

    Com’è possibile vedere dalla figura sopra, per stimolare adeguatamente i giocatori può essere effettuato sottoforma di gara con i 2 giocatori (rosso e blu) che partono in contrapposizione. Dopo un po’ di pratica, i più abili riusciranno ad effettuare (vedi sotto) il percorso con 2 soli tocchi di palla rendendo particolarmente intensi ed allenanti i cambi di direzione.

    VARIANTI

    La prima da considerare è quella di effettuare un numero analogo di percorsi sulla destra e sulla sinistra del quadrato di riferimenti. L’intensità dello stimolo allenante (dal punto di vista neuromuscolare) viene modulato tramite le dimensioni del rombo/quadrato; 12m di lato è la lunghezza di base. In base all’importanza (e al momento della stagione) che si vuole dare all’esercitazione è possibile anche portare a 15 o più metri, la lunghezza dei lati; per i campi sintetici è consigliabile accorciare di qualche metro le distanze di riferimento. In conclusione, il numero di ripetizioni e le distanze di riferimento permetteranno di modulare lo stimolo allenante.

    movimento specifico funzionale

    VARIANTI DI NATURA TECNICA

    Questa struttura esercitativa può essere sfruttata anche per allenare parzialmente la tecnica calcistica, in particolar modo la differenziazione del tocco di palla. Proponendo lo stesso compito (magari non sottoforma di gara) con adeguate varianti è possibile stimolare quest’aspetto della motricità. Sotto riporto alcuni esempi:

    • Obbligare a 3-4 tocchi di conduzione ogni volta che si “incontra” la palla: permette di migliorare la sensopercettività e la ritmicità del tocco.
    • Obbligare il giocatore ad utilizzare un solo piede.
    • Mettere degli ostacoli di riferimento sotto i quali è obbligatorio far passare la palla.
    • Effettuare il giro completo del quadrato per tornare alla situazione di partenza.
    • Diminuire a 8-10 metri la lunghezza dei lati.

    Nella figura sotto sono presente congiuntamente alcune di queste varianti.

    CONCLUSIONI

    Abbiamo visto come questa esercitazione sia in grado di stimolare la rapidità neuromuscolare con l’utilizzo della palla in maniera specifica; infatti, è da ricordare che la maggior parte delle esercitazioni a secco per la rapidità prevedono il termine dell’esercitazione una riga di riferimento (alla quale arrivare al massimo della velocità) o una frenata completa. Quanto invece è stato evidenziato dagli studi sulla potenza metabolica, è che in partita le frenate sono di intensità particolarmente eterogenea (contrariamente alle accelerazioni che dipendono dalla velocità del momento), per questo motivo

    l’allenamento specifico di questa qualità deve avere una contestualizzazione di natura dinamica e tecnica come nel mezzo proposto!

    Molti allenatori/preparatori riportano di non gradire le esercitazioni di rapidità con palla; infatti, la maggior parte di queste sono proposte con la parte conclusiva di tiro in porta. Il difetto di fondo sta nel fatto che se ad un giocatore viene proposta un’esercitazione con un tiro in porta (anche se con componenti di rapidità), questo focalizzerà spontaneamente la sua attenzione sul gesto del calciare la palla trascurando l’intensità della parte a secco. In quest’esercitazione invece non essendoci tiri in porta ma scopo di “meta nel cerchio”, il calciatore sarà stimolato prevalentemente dalla “velocità della palla” alla quale si dovrà adeguare ottenendo il 100% dell’impegno. L’utilità di questo mezzo è data anche dall’accoppiamento con la variante di natura tecnica; proponendo per prima quella tecnica e per seconda quella di rapidità offre un’idea interessante per un accoppiamento di esercitazione “riscaldamento + rapidità” nell’ultima seduta della settimana.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

  17. Il 10-20-30 Training concept di Bangsbo applicato al calcio

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    Dopo aver analizzato il 10-20-30 Training concept di Bangsbo nel suo ambito originario (cioè nella corsa) e concluso che

    può essere considerato un mezzo utile primariamente per podisti di medio-basso livello,

    oggi proveremo ad identificare le eventuali varianti che possono renderlo utile anche nel calcio. L’idea nasce da uno scambio di opinioni con il mio collega Alessandro Pierini (http://www.performasport.blogspot.it/) per adattare questi tipo di allenamento nel mondo della preparazione atletica nel calcio. L’idea di fondo era quella sfruttare i vantaggi di questo metodo, cioè di poter utilizzare le intensità di esercizio in maniera abbastanza semplice, analogamente a quello che accade per il fartlek.

    STRUTTURA ESERCITATIVA

    Percorso: com’è possibile vedere dalla figura sopra, la struttura esercitativa è molto semplice: 2 file di cinesini poste a 30 metri l’una dall’altra all’interno dei quali ogni giocatore dovrà correre a navetta. La proposta di tale andatura è dovuta al fatto che riflette con maggiore specificità (rispetto ad un’andatura lineare) la tipologia di corsa nel calcio.

    Tempistica: rispetto al 10-20-30 Training concept di Bangsbo i tempi saranno dimezzati. Se nella versione originale la parte “veloce” durava 10”, la parte “media” 20” e quella “lenta” 30”, nella nostra variante i tempi saranno rispettivamente di 5”, 10” e 15”. Questo perché dagli studi di Colli emerge con estrema chiarezza che la maggior parte delle azioni intense che compie il calciatore è inferiore ai 4”. Inoltre, percorrendo una navetta di 30m è estremamente probabile che durante i 5” ogni giocatore effettui 1 cambio di direzione alla massima intensità, che equivale a “2 momenti a potenza elevata”, cioè l’iniziale accelerazione e quella che segue il cambio di direzione.

    Intensità di esercizio: per applicare la teoria dell’esercizio originario di Bangsbo è necessario adottare un livello di comunicazione tra preparatore e giocatore estremamente chiaro che permetta a quest’ultimo di comprendere al meglio le intensità da adottare. Per questo motivo, a mio parere le intensità sarebbero da quantificare in questo modo: 5” a massima intensità (nella quale dono presenti 2 momenti di potenza elevata e una fase di decelerazione intensa) + 10” di intensità media (ricordiamo che per il calciatore questo tipo di intensità si identifica con quella che per un podista è il Ritmo maratonina) + 15” di intensità estremamente blanda.

    Ripetizioni e serie: la versione originaria prevede 4-5 serie di 5’ ciascuna con recupero di 5’. È logico pensare che nell’allenamento del calcio (soprattutto a livello dilettantistico) siano tempi eccessivi. Per questo motivo ritengo che per i dilettanti siano sufficienti 3 serie da 4’ con 2’ di recupero attivo (palleggi, passaggi, corsetta, ecc.). Nel caso in cui si abbia più margine di tempo per allenarsi, si può arrivare gradualmente anche a 4-5 serie.

    Inserimento nella periodizzazione dell’allenamento: è ovvio che una tal esercitazione vada effettuata in condizioni di freschezza. Per questo motivo ritengo che l’ideale sia inserirla nel secondo allenamento settimanale.

    VANTAGGI, SVANTAGGI E CONCLUSIONI FINALI

    Gli svantaggi, come nel fartlek, sono relativi ad un’eventuale cattiva gestione soggettiva delle andature (che devono essere autogestite); in ogni modo, un po’ d’esperienza nell’utilizzo di questi mezzi dovrebbe ovviare a questo tipo di problema. I vantaggi sono tutti quelli relativi all’utilizzo degli allenamenti intermittenti, con una maggiore specificità rispetto al modello funzionale del calcio; inoltre la semplicità di utilizzo lo rende particolarmente utile in tutte quelle condizioni di carenza di mezzi/tempi a disposizione (dilettanti e settori giovanili). Particolare attenzione dovrà essere data anche al cambio di direzione durante la fase intensa dell’esercitazione; infatti, una cattiva gestione tecnica/coordinativa di questo aspetto potrebbe rendere meno efficace (in termini di potenza) l’accelerazione che ne segue. Nulla vieta di utilizzare altre tipologie di percorso alternative alla navetta (come il “dente di sega”) per variare la monotonia delle sedute; l’importante è strutturare il mezzo in maniera tale da inserire almeno un cambio di direzione all’interno dei 5” intensi.

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    preparazione atletica dilettanti

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960, preparatore atletico AC Sorbolo ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: [email protected]

  18. Tecnica a 1 tocco: giochiamo sul “corto”

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    Nel post precedente abbiamo affrontato la prima fase della didattica della trasmissione di palla ad 1 toccocon un mezzo di natura analitica con la variante globale. Oggi continuiamo questa didattica con un’esercitazione più dinamica, sempre da applicare in maniera analitica focalizzandosi sui 2 aspetti principali di questo fondamentale tecnico:

    • La precisione (differenziazione cinestesica) con la quale si trasmette la palla. .
    • Il rapido e corretto orientamento del corpo al fine di impattare sulla palla con il piede più appropriato.

    È ovvio che rispetto al mezzo affrontato la settimana scorsa, le difficoltà saranno maggiori e prevalentemente dovute alla dinamicità e frequenza dei movimenti.

    STRUTTURA DI BASE

    Prevede 2 porticine di cinesini poste frontalmente (come nella figura sopra) e ognuna a 8 metri da una porta centrale di 1.5-2m di coni. 4-5 giocatori per struttura con uno stabile nei pressi della porta di coni e gli altri dietro le porticine di cinesini (1 pallone).

    Esecuzione dell’esercitazione: il giocatore rosso con la palla trasmette la palla al giocatore blu (passaggio 1) che glie la ripassa di prima intenzione (passaggio 2). Il blu ad un tocco dovrà far passare la palla (sempre ad un tocco) tra i coni facendola finire al giocatore giallo e andrà dietro alla sua fila (passaggio 3).

    Si prosegue senza soluzione di continuità con il giallo che di prima intenzione trasmette la palla al blu (passaggio 4) che ad 1 tocco glie la ripassa (passaggio 5) per farla arrivare al secondo giocatore rosso (passaggio 6)….e così di continuo. Affinché tutti i passaggi avvengono con la giusta precisione ad 1 tocco, è fondamentale che ogni giocatore riesca prima di tutto ad orientare ogni volta il corpo in maniera corretta affinché venga utilizzato il giusto piede per trasmettere la palla. In particolar modo il giocatore blu sarà “l’ago della bilancia” dell’esercitazione al fine di dare la giusta intensità e direzione ai palloni. Più precisamente, il passaggio 2 andrà fatto con il destro e il passaggio 5 con il sinistro. Anche il passaggio 3 sarà importante farlo con il sinistro (possibilmente anche il 4) e il passaggio 6 con il sinistro (e possibilmente anche l’1).

     

    VARIANTI

    L’aumento delle distanze e/o il restringimento della porta centrale rappresentano le variabili che rendono più impegnativo il compito; ma non solo, l’allontanamento delle porte comporta anche un maggior impegno fisico. Nel caso in cui l’esercitazione venga spesso interrotta per “imprecisioni” da parte dei giocatori, è possibile farla eseguire a 2 tocchi obbligatori utilizzando entrambi i piedi (“stoppo con un piede e passo con l’altro”). Ad una distanza di 15m tra le porticine con quella centrale è possibile far eseguire i passaggi 4 e 1 tramite rimessa laterale (sul corpo del giocatore blu e non sui piedi) in maniera tale da allenare anche la gestione del pallone a “parabola alta”.

     

    CONCLUSIONI

    L’esercitazione proposta si colloca nel percorso della didattica della trasmissione della palla ad 1 tocco, che seguono quelle analitiche e globali per lo stop orientato. È possibile inserirla alla fine della categoria Pulcini per poi essere consolidata nelle categorie successive. È un ottimo mezzo da inserire nel riscaldamento nei settori dilettantistici.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio ([email protected])

  19. Esercitazioni per la trasmissione e la ricezione della palla a difficoltà progressiva

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    In uno dei precedenti post abbiamo fatto notare come tra i calciatori dilettanti fossero presenti alcune lacune di natura tecnica sulle quali si lavora ampiamente nei settori giovanili, ma poi cadono nel dimenticatoio nelle fasi successive. Abbiamo anche segnalato come alcuni elementi tecnici (come la ricezione di palla alta in maniera orientata) siano particolarmente impegnativi e andrebbero allenati anche tra gli adulti. In questo post analizzeremo una struttura esercitativa gia proposta su Mistermanager, ma con le varianti che lo rendono un mezzo efficace sia per l’apprendimento (nei settori giovanili) della trasmissione/ricezione della palla alle varie intensità, che per la ricezione di palla alta in maniera orientata.

    ESERCITAZIONI DI BASE

    Il quadrato di riferimento è di 20x20m (per i settori giovanili si può usare 15x15m) strutturato come nella figura sopra. Il primo giocatore Rosso prende la palla e la conduce (linea nera a zig-zag) in avanti con il piede opposto ai cinesini (in questo caso il destro). All’altezza del paletto lascia correre il pallone internamente a questo mentre lui fa il giro esterno e di prima intenzione “calcia” verso la porta di coni presente nell’altra fila; successivamente torna senza palla dietro la propria fila. Il giocatore Blu che ha ricevuto la palla, la stoppa in maniera orientata (possibilmente interno sinistro) e conduce con il sinistro lungo il suo lato di cinesini in maniera complementare a quanto fatto dal giocatore Rosso.

    È ovvio che lo stimolo allenante principale di questo esercizio è nei confronti della trasmissione/ricezione della palla. In ogni modo è consigliabile assegnare alla conduzione lungo il lato di cinesini, un numero di tocchi preciso (da 7 a 12) in maniera tale da focalizzare l’attenzione del giocatore anche su questo dettaglio. Il numero standard di giocatori è 6-7 con 2 palloni; modificando questi parametri (vedi VARIANTI sotto) si va ad influenzare l’intensità dell’esercitazione.

     

    VARIANTI

    Il portare a 3 palloni per quadrato è la variante che più di altre incide sull’intensità, sia dal punto di vista atletico che attentivo. Incrementando la lunghezza del tratto in conduzione (quello dei cinesini) si aumenta la difficoltà esecutiva del passaggio/ricezione (oltre che l’intensità) portandolo progressivamente verso la tipologia del “lancio lungo”. Altra variabile è costituita dalla tipologia di conduzione della palla; mantenendo lo stesso piede, è possibile variare il N° di tocchi (solitamente con meno tocchi si è più veloci), oppure condurre la palla a zig-zag (alternando l’interno e l’esterno del piede) o con la suola. L’alternanza di 2-3 tocchi con un piede e 2-3 con l’altro, costituisce un’ulteriore difficoltà.

     

    VARIANTE PER LA RICEZIONE ORIANTATA DEL LANCIO LUNGO

    Questa rientra nelle esercitazioni ideale per colmare una delle lacune dei calciatori dilettanti precedentemente citate.

    La struttura esercitativa di base prevede la trasmissione di palla del giocatore rosso a quello blu che dopo uno stop orientato dovrà trasmettere (lancio lungo) la palla verso lo stesso giocatore rosso scattato lungo il lato di cinesini che a sua volta dovrà stoppare la palla in maniera orientata per farla entrare nella porta di paletti (possibilmente ad 1 tocco). Una volta entrato nella porta di paletti potrà ripassare la palla ad uno dei propri compagni e tornare in fila. La distanza del lato di cinesini (da 30 a 40m) sarà quello che determinerà l’intensità e soprattutto la difficoltà della ricezione della palla. È consigliabile utilizzare 2 palloni, ponendo 2 giocatori nel quadrato di coni (blu) e 5 giocatori nell’altro lato; ovviamente si ruotano i ruoli dei giocatori all’interno dell’esercitazione.

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    CONCLUSIONI

    È possibile inserire questo mezzo sin dai settori giovanili a patto che i ragazzi riescano ad effettuare con sufficiente disinvoltura la trasmissione della palla con il piede debole sulla distanza richiesta. L’incremento delle difficoltà esecutive rappresentano ulteriori step, man mano che si passa di categoria. L’ultima variante (quella del lancio lungo) a mio parere è possibile inserirla solo dagli Juniores e per gruppi sufficientemente dotati tecnicamente. Per le squadre dilettanti è, a mio parere, un ottimo mezzo per il riscaldamento, perché modificando poche variabili sul posto è possibile creare un riscaldamento ad intensità e difficoltà progressiva in maniera variata, divertente e motivante.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

     

  20. Il riscaldamento pre-partita

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    Lo scopo del riscaldamento pre-partita è quello di preparare ed ottimizzare il giocatore dal punto di vista psico-tecnico-tattico-fisico al lavoro fisico successivo (partita). Senza addentrarci eccessivamente nei meccanismi fisiologici di tale fenomeno, è opportuno ricordare che tutti gli apparati dell’organismo sono coinvolti in tale processo.

    • Dal punto di vista biochimico, l’obiettivo è quello di avviare e portare a ritmi di gara le vie metaboliche (aerobiche ed anaerobiche) responsabili dell’idrolisi e turn-over di ATP (la fonte energetica delle cellule muscolari).
    • L’innalzamento della temperatura è una conseguenza del lavoro fisico che testimonia la produzione di calore ed aiuta a spostare la curva dell’ossiemoglobina a destra, facilitando la cessione di ossigeno ai muscoli.
    • A livello dell’apparato locomotore si assiste ad una diminuzione della viscosità delle fibre muscolare (ottimizzando il tono-trofismo e l’estensibilità), ad un miglioramento dell’elasticità dei tendini e dello scorrimento delle superfici articolari.
    • Nel sistema nervoso si assiste un incremento della velocità dell’impulso nervoso e all’attivazione di tutte le connessioni nervose e neuromuscolari responsabili della performance calcistica.
    • Il sistema cardiocircolatorio incrementa la propria funzionalità con un aumento della gittata cardiaca e una modulazione delle resistenze periferiche atte ad aumentare la perfusione dei muscoli coinvolti nel movimento, del cervello ed a facilitare la dissipazione di calore.
    • A livello del sistema respiratorio si assiste ad una facilitazione degli scambi gassosi tra l’ambiente polmonare e i capillari corrispondenti.
    • L’apparato ormonale aiuta a modulare parecchie delle attività sopra elencate testimoniando che ognuna di esse non rappresenta un compartimento “chiuso” ma si integra con le altre.

    bangsbo RISCALDAMENTO E PARTITA

    La progressività, in termini di intensità e specificità rappresenta il carattere fondamentale del riscaldamento pre-pratita. Il documento scaricabile sotto rappresenta una semplice serie di esempi di come poter effettuare un buon warm-up in 3 step, rispettando i caratteri sopra citati.

    La prima parte consiste in una serie di attività più o meno generali (cioè con o senza palla) della durata di circa 7’ per avviare l’organismo verso la parte più specifica; l’intensità deve essere blanda e seguire una certa progressività, tenendo in considerazione che alcuni enzimi della via aerobica (Complesso Piruvato Deidrogenasi) richiedono 7-8’ per funzionare a pieno regime.

    Durante la seconda parte invece si cercherà di ottimizzare tutti i parametri neuromuscolari e locomotori responsabili della massima mobilizzazione e performance muscolare; si comincerà con lo stretching attivo per poi proseguire con andature e finire con cambi di direzione intensi.

    La terza parte infine è dedicata all’attivazione delle componenti tecnico-tattiche e mentali specifiche del calcio. È d’obbligo l’uso della palla con esercitazioni finalizzate al possesso e riconquista della palla; è opportuno alternare fasi attive a fasi di recupero durante le quali l’allenatore potrà sfruttare al massimo l’attivazione e l’attenzione dei giocatori per dare le ultime importanti indicazioni.

    CONCLUSIONI E PRECISAZIONI

    Il documento scaricabile sotto è riferito principalmente alle categorie adulti ed eventualmente Juniores o Allievi (per i settori giovanili cambiano alcuni parametri). È importante ricordare che il riscaldamento non coinvolge solo processi fisiologici, ma anche mentali; di conseguenza è logico immaginare che individui diversi possano presentarsi al riscaldamento con livelli di attivazione diversi. Alcuni più “pigri” (dal punto di vista dell’attivazione) possono presentarsi un pò lenti e svogliati, mentre altri più “iperattivi” rischiano di bruciare eccessive energie mentali se sentono troppo la partita. Di conseguenza la prima parte rappresenta anche una fase di cuscinetto per le diverse tipologie di atleti in grado di “rilassare” chi è eccessivamente teso e “attivare” i giocatori più pigri; per questo motivo, l’allenatore dovrà decidere o meno l’uso della palla (nella prima parte) in base alle caratteristiche dei propri giocatori o della partita che andranno ad affrontare. Indicativamente, per una partita impegnativa è meglio iniziare subito con la palla (sempre tramite esercitazioni semplici), mentre per partite amichevoli o “reputate” meno significative è bene iniziare senza palla.

    Riscaldamento e temperatura esterna: in ambienti particolarmente caldi è importante abbinare ad un corretto riscaldamento un’adeguata idratazione (durante e dopo il riscaldamento) pre-gara. In particolar modo, la possibilità di bagnarsi adeguatamente per evitare che la temperatura corporea sia eccessiva nei primi minuti di partita, può aiutare a contrastare l’inevitabile calo fisiologico a cui si assiste in tali ambienti. Per le squadre dotate di maggior disponibilità logistiche e finanziarie è possibile utilizzare gli indumenti raffreddanti.

    Scarica il documento sul RISCALDAMENTO PREPARTITA

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

    Un ringraziamento particolare al Mister Michael Soncini (allenatore Giovanissimi US Povigliese) che ha fornito gli esercizi con la palla per il riscaldamento.

  21. Le principali lacune tecniche dei calciatori dilettanti

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    Con questo post è mia intenzione portare all’interesse dei lettori alcune considerazioni che derivano da qualche anno di osservazione (nel ruolo di preparatore atletico) di allenamenti di adulti che militano nelle categorie dilettantistiche. In quanto anche allenatore di Scuola Calcio (Pulcini ed Esordienti), mi capita spesso di confrontare gli elementi della tecnica calcistica che si insegnano nella Scuola Calcio (cioè ai “calciatori da formare”) e le caratteristiche Tecniche dei “calciatori gia formati”, che in linea teorica dovrebbero aver ben appreso e stabilizzato. Ovviamente le considerazioni nascono da esperienze personali (Prima Categoria e Promozione) e sono aperte ad opinioni ed approfondimenti di chi vuole intervenire. Andremo quindi ad analizzare 3 lacune di tipo tecnico/tattico che ho ritrovato (in generale) nelle categorie dilettantistiche, che sono:

    • Capacità di fare l’1c1 offensivo
    • Capacità di stoppare in movimento un pallone alto.
    • Capacità di stoppare il pallone in maniera orientata (apro/chiudo).

    STOP ORIENTATO DELLA PALLA (APRO/CHIUDO)

    Malgrado la maggior parte del lavoro tattico durante l’allenamento viene fatto a tocchi limitati, è difficile vedere in partita giocatori stoppare il pallone in maniera orientata corretta con il piede debole. Nell’immagine sopra è presentato la classica situazione in cui, ricevuta la palla, il giocatore “chiude” lo stop orientato (linea tratteggiata rossa) con il piede sinistro perché si presenta un avversario di fronte che non gli permette di avanzare. Nella figura sotto, invece, il giocatore “apre” lo stop orientato con il piede sinistro perché l’avversario diretto è lontano.

    Questa è una situazione tattica abbastanza frequente durante l’impostazione da fondocampo ed eventuali situazioni di “giropalla”; il 99% delle volte, in situazioni come questa l’esterno basso effettua lo stop orientato correttamente (cioè con il piede giusto), ma è possibile vedere in mezzo al campo diversi giocatori che stoppano il pallone con il piede “preferito” anche quando sarebbe bene utilizzare il “piede debole”. Questi elementi di natura Tecnico/tattica vengono insegnati solitamente negli ultimi anni della categoria Pulcini e nella categoria Esordienti e sono particolarmente importanti perché in questa fascia d’età i campi sono più stretti (si gioca a 7 o a 9), c’è meno specializzazione e le squadre che rimangono più lunghe obbligano in qualsiasi momento della partita a stoppare la palla nella maniera più “efficace”. Con l’ampliamento dello spazio di gioco e l’abitudine a giocare più “corti” questi elementi vengono in parte persi, in particolar modo dai difensori perché anche uno stop effettuato con il piede “sbagliato”, che rallenta di qualche frazione di secondo la palla, può considerarsi “non pericoloso”. Malgrado questo, uno stop effettuato in maniera “non corretta” in mezzo al campo può rallentare la velocità dell’azione. Quindi, l’ampliamento degli spazi di gioco e la specializzazione tipica dell’età adulta favorisce la perdita di questo elemento tecnico; nella parte finale del post andremo a vedere come poter ovviare a questa lacuna.

    STOP IN MOVIMENTO DI UN PALLONE ALTO E INDIRIZZAMENTO CORRETTO DELLA PALLA

    Rappresenta un’abilità tecnica particolarmente fine, difficile da insegnare anche nei settori giovanili perché non richiede solamente un’adeguata maestria tecnica nell’ammortizzare il contatto con la palla da parte del piede/corpo, ma anche l’abilità di leggere la traiettoria della palla ed orientare il corpo in maniera corretta (abilità allenabile sin dai primi anni di Scuola Calcio). Le prime punte sono i giocatori più abili in questo fondamentale perché la specializzazione del loro ruolo porta ad affinare questo elemento; gli altri giocatori (soprattutto i difensori) sono abituati a “rilanciare” la palla piuttosto che controllarla, proprio perché si trovano a colpire la “palla alta” in situazioni difensive. In ogni modo, in diverse situazioni può essere richiesta questo tipo di abilità, soprattutto per gli esterni in fase offensiva; da qui, l’importanza di lavorarci anche in allenamento.

     

    1c1 OFFENSIVO

    Apriamo un capitolo abbastanza dolente per quanto riguarda una buona parte dei giocatori dilettanti. Mentre nei primi anni di Scuola Calcio l’1c1 è l’elemento tecnico/tattico fondamentale da insegnare (perché va incontro alle esigenze dei bambini piccoli), con il passare degli anni e l’ampliamento della visione di gioco, perde sempre più peso nella didattica; non a caso, è abbastanza frequente vedere negli adulti esercitazioni di natura tecnico-tattica effettuate a “tocchi limitati”. Anche in partita, quando non si è certi di avere un “passaggio sicuro” si tende a cercare immediatamente la trasmissione della palla in profondità; questo concetto di natura tattica è fondamentalmente corretto (in fase difensiva e nella propria metacampo), ma contribuisce a far perdere quelle abilità su cui si è tanto lavorato nella prima parte della propria carriera calcistica. Fondamentalmente, non manca l’abilità di guidare la palla, ma la capacità di “saper cosa fare” (finte, cambiare direzione velocemente con la palla, ecc.) quando si affronta l’avversario frontalmente per saltarlo e creare una superiorità numerica fondamentale in fase offensiva.

    CONCLUSIONI E RICADUTE APPLICATIVE

    Le considerazione sopra fatte, sono fondamentalmente frutto di un’osservazione personale che è possibile arricchire ed in parte smentire da altri eventuali commenti; ma andiamo ora a vedere come poter lavorare su questo tipo di “lacune” senza modificare eccessivamente il lavoro fondamentale che viene fatto nelle categorie degli adulti. Ovviamente il momento migliore è il riscaldamento; 15-20’ di lavoro tecnico durante il riscaldamento effettuato in maniera progressiva e adeguata (in termini di difficoltà) all’età dei giocatori rappresenta a mio parere il compromesso ideale.

    • Per quanto riguarda lo stop orientato sono utili tutte quelle esercitazioni (solitamente inserite dalla categoria Esordienti) di possesso palla facilitato in cui è necessario leggere la situazione dell’avversario per capire come stoppare la palla (apro o chiudo); nella figura sopra è presentata una classica esercitazione (possesso palla a tema che simula le situazioni di partita) nella quale il giocatore rosso in alto a derstra può “aprire” con il piede destro (linea rossa), perché l’avversario (blu) in ritardo. Nella figura sotto invece l’avversario non consente di “aprire” il passaggio, quindi il giocatore che riceve la palla è costretto a “chiudere” il passaggio con il piede sinistro (linea rossa) e ritrasmetterla al giocatore dal quale ha appena ricevuto la palla. Altre esercitazioni sono tutte quelle in cui il passaggio rappresenta un aspetto fondamentale, nel quale viene inserita la regola “obbligo di 2 tocchi usando obbligatoriamente entrambe i piedi” (con 1 piede la stoppo e con l’altro lo trasmetto).

    • I giocatori adulti sono in grado sia di ribattere un palla alta che di controllarla da fermo; il passo per essere in grado di controllarla in maniera orientata in corsa non è particolarmente difficile. Questa esercitazione rappresenta un buon punto di partenza su cui costruire le varianti necessarie per apprendere questo fondamentale.
    • Anche il passo per riprendere l’1c1 offensivo non dovrebbe essere particolarmente difficile proprio perché i giocatori adulti hanno un buon livello di conduzione della palla. L’introduzione prima di esercitazioni analitiche (di adeguata difficoltà) per le finte e i cambi di direzione con palla e poi di fasi di 1c1 in spazi “adeguatamente stretti” rappresentano le fonti di allenamento ideale per questo fondamentale.

    Concludiamo sul “perché” di questo ragionamento: per la squadra, perché è bene avere giocatori più versatili che in campo riescano a risolvere situazioni che vanno anche al di fuori della specificità del proprio ruolo. Per i singoli giocatori che avranno sicuramente un maggior “valore” perché in grado di giocare in più ruoli.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

  22. La ricerca del “talento” nel calcio

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    Nel precedente post abbiamo analizzato cos’è la variabilità genetica e l’influenza delle doti individuali e delle ore di allenamento nello sviluppo del talento, concludendo che questi due elementi (talento ed allenamento) devono essere compresenti per chi raggiunge lo sport professionistico. Non solo, partendo dal presupposto che alcune variabili della performance sono più o meno modificabili grazie all’allenamento, abbiamo fatto una breve disamina di quali siano quelle maggiormente influenzabili da doti genetiche con risvolti importanti per la metodologia d’allenamento collettiva (cioè che non riguarda solo il talento). In un post successivo, andremo ad analizzare la casistica nel calcio, portando anche alla luce il fenomeno “apparentemente” opposto, cioè il Drop-out (abbandono della pratica sportiva).

    DEFINIZIONE E MODELLI PREDITTIVI

    Il talento è colui che ha potenzialità (in una determinata disciplina) in relazione ad un contesto (allenamento e gestione della vita) idoneo. Il rischio maggiore quando si studia a questo fenomeno è quello di creare/cercare un falso problema, cioè quello di creare dei “modelli predittivi” che non hanno validità, cioè che non portano ai risultati sperati. I modelli predittivi sono insiemi di indici prestativi ottenibili tramite test o semplicemente tramite l’osservazione di personale qualificato che (in linea teorica) che indipendentemente da altri fattori (età biologica, storia di allenamento, ecc.) possano permettere un’accurata predizione dello sviluppo sportivo del soggetto. Malgrado esistano “miti e leggende” di atleti considerati talenti futuri sin da giovanissima età, la ricerca scientifica parla sempre di più di Accorciamento dell’età di predizione. Cioè la precisione della predizione è inversamente proporzionale allo scalino di età considerata; in altre parole, tramite studi longitudinali di pochi anni è possibile selezionare con maggior precisione (rispetto ad una lunghezza maggiore) gli indici che nel giro di pochi anni (e non di un’intera carriera) determineranno la crescita dell’atleta. Quindi, per i 10 anni, il target saranno i 13 anni, per i 13 anni saranno i 15 anni, ecc.

    STUDIO DELLA DISCIPLINA E INDIVIDUAZIONE DEGLI INDICI PRESTATIVI

    Per costruire il “Modello predittivo” (che è formato dagli INDICI PRESTATIVI che in linea teorica dovrebbero individuare precocemente il soggetto di talento) occorre studiare 2 fenomeni: il primo è la differenza del modello funzionale di atleti di livello diverso, cioè cosa emerge dalla ricerca scientifica sulla differenze (tecniche, atletiche, tattiche, psico-sociologiche, ecc) tra dilettanti e professionisti. Il secondo è individuare quali test/valutazioni effettuati in età evolutiva possono indicare, possibilmente in anticipo, le doti innate (determinate prevalentemente dal corredo genetico) che indipendentemente dall’allenamento fanno la differenza tra atleti di livello diverso (come può essere la statura in sport come la pallavolo e il basket).

    DIFFERENZA TRA DILETTANTI E PROFESSIONISTI NEL CALCIO

    Ovviamente il nostro scopo non è quello di fare un “trattato” sulla materia, anche perché alcuni elementi sono gia stati approfonditi in precedenti post. In ogni modo, un elemento importante da considerare è che non esistono attualmente test che soddisfino criteri statistici nella valutazione tecnico-tattica del calciatore, per questo motivo

    questo tipo di valutazione è lasciata all’intuito osservazionale di chi effettua le selezioni, tenendo sempre in considerazione l’accorciamento dell’età di predizione citata sopra.

    Per quanto riguarda invece le qualità atletiche, è possibile cogliere alcune differenze tra calciatori di livello diverso, tramite test che soddisfano in parte i requisiti statistici. Sommariamente possiamo affermare che:

    • · Dal punto di vista del potenziale aerobico (Vo2max e MPA su corsa lineare), i professionisti non sono necessariamente più dotati dei dilettanti, ma hanno la capacità di adattarsi (sopratutto con i cambi di direzione in maniera efficiente e poco dispendiosa dal punto di vista energetico) alle situazioni e ai movimenti del calcio in maniera più efficiente ed economica (vedi post sulla Potenza aerobica).
    • I professionisti sono dotati di maggiore accelerazione sui 10m; nei primi 3 passi dello scatto c’è il 27% di differenza tra dilettanti e professionisti (vedi il terzo post sui Test atletici).
    • Nei test che analizzano le potenzialità metaboliche aerobiche-anaerobiche specifiche (vedi Test Capanna e Yo-Yo Intermitten recovery test) i professionisti hanno valori superiori ai dilettanti, anche se non è dato sapere se sia frutto di una maggiore efficienza-economia dei gesti (analogamente a quello che avviene per il potenziale aerobico) o ad una maggiore produzione di energia da parte dei metabolismi.
    • Altre variabili sulle quali è necessario un ulteriore approfondimento statistico (perché le ricerche attualmente sono poche) sono il rapporto tra flessori/estensori della coscia (influenzerebbe la predisposizione agli infortuni e la stabilizzazione del ginocchio durante i cambi di direzione), il controllo posturale (equilibrio) della stazione eretta e alcuni parametri antropometrici (somatotipo e altezza dei difensori).
    • Attualmente la rapidità non sembra essere un parametro che differenzia dilettanti e professionisti, ma ricordiamo che i metodi di valutazione di questa qualità hanno diverse lacune statistiche (è una variabile difficile da valutare) e che probabilmente, la capacità di cambiare direzione ha comunque influenza sull’efficienza energetica.

    VALUTAZIONE IN ETA’ EVOLUTIVA E PREDIZIONE DEL TALENTO

    In questo post tralasciamo volutamente test per elementi tecnico/tattici perché attualmente non si hanno basi scientifiche su questo tipo di valutazione che viene lasciata alla bravura e all’intuito degli osservatori; solamente sul Senso del gioco si ha qualche conoscenza, cioè sulla capacità di anticipazione e differente strategia attentiva.

    Per quanto riguarda i test fisici, durante lo sviluppo del calciatore la valutazione di molte variabili (altezza di salto, statura, accelerazione, RSA, qualità aerobiche) sono da contestualizzare rispetto al grado di maturazione. Come visto nel secondo capitolo dell’approfondimento, il posizionamento di maturazione rispetto alla massima velocità di crescita staturale è l’indice di velocità di crescita che meglio prediceva l’esito dei test neuromuscolari (ad esclusione della rapidità). Questo avviene perché durante la spinta puberale, la maggior parte dei parametri atletici segue l’andamento della statura, per questo motivo è fondamentale conoscere il posizionamento rispetto alla fase di crescita del calciatore. Discorso a parte vale per la rapidità, che come abbiamo visto diverse volte risente particolarmente degli stimoli allenanti nella fase prepuberale e che quindi “sembra” (anche se non esiste parere univoco per i motivi sopra elencati) sia meno influenzata (a pari età cronologica) dal grado di maturazione.

    CONCLUSIONI

    Possiamo affermare che la ricerca del talento nel calcio è ben lontana da avere basi scientifiche; lo dimostra il numero elevato di giocatori ritenuti tali che poi non riescono ad emergere; la valutazione delle componenti atletiche (normalizzate al livello di crescita biologica) può solo in parte aiutare a predirre lo sviluppo del potenziale atletico dei giocatori. Ambizione, motivazione, intelligenza motoria, cultura dell’impegno e del gruppo sono elementi della personalità senza i quali è difficile emergere. Allo stesso tempo le caratteristiche psico-sociali dell’ambiente nel quale è immerso il ragazzo (famiglia, squadra, scuola, amici, ecc.) rappresentano il “sostegno” sul quale poggia il giovane durante i vari momenti del suo sviluppo.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola calcio Audax Poviglio ([email protected])

  23. Piccole realtà crescono: A.S.D. RIBOLLA, impegnati anche nel sociale

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    Un articolo pubblicato per dare risalto anche a realtà calcistiche minori che con sacrificio e impegno danno la possibilità di praticare il calcio a decine di ragazzi e ragazze con entusiasmo costante.

    Ribolla è una frazione del comune di Roccastrada, in provincia di Grosseto. Oggi è la seconda frazione del comune per numero di abitanti.

    La storia

    Al di la del fiume Follonica, uno spiazzo di terreno fu adibito a campo sportivo, era l’anno 1925 quando venne costituita l’ Associazione Sportiva Calcistica di Ribolla. Il Ribolla, la squadra di un villaggio minerario, dove la vita ruotava tutta intorno alla miniera, al calcio e alla Montecatini, tutto gli apparteneva.

    Erano di sua proprietà le case, le strade, l’acquedotto, la Chiesa, l’Ambulatorio, il Dopolavoro (il locale così chiamato con il Bar e la sala del Cinema ), la Scuola, la squadra di Calcio e naturalmente la Miniera.
    Il “Costantino” , mitico campo sportivo reso scuro dalla polvere del carbone, che incuteva a chiunque timore, la “baracca” di legno
    degli spogliatoi.

    La più forte squadra di calcio di Ribolla arrivò imbattuta alla finale per l'accesso alla serie "C", nel 1947 sconfitta dal Follonica

     

    “La squadra che non conobbe sconfitta” I bianconeri del Ribolla superarono nella finale della Lega giovanile Toscana del 1936 la squadra del Marzocco di Firenze.

    Dodici uomini, giocatori e allenatore, in casacca a strisce bianconere, schierati sul campo, due imprese per sempre indelebili.

    Una perla rara, quella vittoria, quindi più brillante e preziosa, ben visibile tra la polvere, le montagne di carbone e le infide gallerie di quel bacino minerario, prima ancora che paese. Il campionato di calcio ’51-’52 fu veramente splendido. Eravamo in quarta serie, una categoria come potrebbe essere oggi un campionato nazionale dilettanti. Proprio alle porte del calcio che conta, quello dei professionisti.

    Ci pensate, il Ribolla, la squadra di un villaggio minerario della Maremma che si misurava con squadre di alcune tra le
    città più importanti della Toscana, come ad esempio Pistoia e Carrara. La Montecatini si occupava delle spese di gestione del campo sportivo. Pensava alle maglie ed ai completi da gioco. Sosteneva le spese per le trasferte e qualcosa dava ai giocatori. Soprattutto a chi veniva da fuori.

    Alcuni venivano da Piombino, altri da Grosseto. La Montecatini li acquistava, a qualcuno dava il lavoro e a qualcuno dava lo stipendio solo per giocare. In quella magica stagione ’51-’52 il Ribolla vinse a Pistoia.

    Quando arrivò il nuovo Direttore della miniera, l’ingegner Padroni, a Ribolla cambiò tutto, cambiarono i sistemi di lavoro in miniera, cambiò molto nella vita di tutti i giorni nel villaggio e cambiò anche il destino della squadra di calcio. Lui, il direttore, il pallone non lo poteva vedere, così la squadra fu smantellata il calcio a Ribolla sparì……

    Dopo la tragedia a Ribolla c’era bisogno di ritrovare un po’ di serenità. Il calcio poteva dare un suo piccolo contributo per regalare al paese ed ai suoi abitanti qualche ora di distrazione. Nacque un nuovo Ribolla. Le maglie erano ancora bianconere ma la nuova dimensione non era più quella di pochi anni prima. Ma almeno il pallone poteva tornare a rotolare.

    Fu creata una squadra Juniores con ragazzi di 17-18 anni. Questa squadra vinse il campionato provinciale e poi andò a fare le finali regionali. E vinse anche lì. Anche in questa occasione fu la Montecatini la protagonista della scena.

    La chiusura definitiva della miniera, la lenta agonia, il pallone sparì da Ribolla. All’inizio degli anni ’60 però la grande volontà del dottor Giorgio Barbafiera, “Il Presidente”, con Aldo Baldaccini allenatore, permise al calcio di rinascere e da quel giorno non si è più
    fermato, fino ai nostri giorni.

    La società

    l’A.s.d Ribolla è formata da un Consiglio Direttivo composto da un Presidente, un Vice Presidente, un Segretario, un Tesoriere, da diversi Consiglieri, alcuni dei quali con compiti specifici quali il Responsabile del Settore Giovanile e il Direttore Sportivo, da Collaboratori e da alcune decine di Soci.

    I tesserati

    La Società vanta circa duecento atleti tesserati.

    Dieci sono le Squadre iscritte ai vari Campionati della F.I.G.C. , della Lega Calcio U.I.S.P. e C.S.E.N. , dalla Prima Squadra che milita nel Campionato di II° Categoria, Juniores, attraverso tutte le categorie del Settore Giovanile quali Allievi, Giovanissimi, Esordienti, Pulcini, fino ai Primi Calci che dall’età di 5 anni si cimentano per la prima volta con il calcio.

    Dal settembre 2009 abbiamo inoltre la sezione calcetto femminile composta da due squadre che militano nel Campionato Calcio a 5 della Lega Calcio UISP e nel Torneo Provinciale CSEN

    La struttura

    La Società dispone di un Centro Sportivo concesso in gestione pluriennale dal Comune di Roccastrada. Il Centro Sportivo si compone di un impianto principale per gare ad undici giocatori con manto erboso naturale con un’ampia gradinata che può contenere trecento spettatori, un impianto secondario per allenamenti di dimensioni regolamentari; entrambi gli impianti sono dotati di spogliatoi e impianto di illuminazione artificiale. Dispone inoltre di un campo ridotto a sette/nove per il settore giovanile con manto erboso e impianto di illuminazione, di un’area annessa all’impianto principale per gli allenamenti del Settore Giovanile, una lavanderia, un magazzino vestiario, una sala riunioni, di una palestra per consentire gli allenamenti del Settore Giovanile anche in situazioni climatiche avverse.

    In collaborazione con il Comitato Festeggiamenti ViVi.Mi , può usufruire di una struttura composta da cucina, tensostruttura per la ristorazione e bar .

    Manifestazioni

    L’A.S.D. RIBOLLA è promotrice di numerose iniziative rivolte sia ai suoi tesserati che all’intera cittadinanza del territorio comunale e dintorni. Manifestazioni che hanno visto crescere in consenso e partecipazione ad ogni nuova edizione. Meritano menzione il Torneo “Natale a Ribolla” , Il Torneo “Carnevale” e il “Torneo dei Rioni” con la collaborazione del Comitato festeggiamenti ViVi.Mi.

    Manifestazioni di rilievo sono il Torneo Nazionale Categoria Giovanissimi “Viviano Angelucci” ; per la commemorazione delle origini del nostro paese il “Torneo La Miniera a Memoria ” capace di richiamare a sé un indotto, tra atleti, dirigenti e spettatori, di oltre 1200 persone.

    Affiliazioni e Collaborazioni

    Oggi, in un periodo di crisi di identità e valori nel calcio come nella vita, chi, come l‘A.S.D. RIBOLLA, ci ha sempre creduto non puo’ che progettare qualcosa di nuovo che prosegua nella stessa direzione. E’ proprio con questo spirito che la nostra Societa’ collabora con la Società Professionistica Empoli F.C.

    Diverse sono le iniziative legate a questo progetto che da la possibilità alla nostra Società di avere a disposizione del propri tesserati e dei propri istruttori l’esperienza e le conoscenze dei Tecnici dei Dirigenti dell’Empoli F.C. . L’Empoli F.C. seguirà i ragazzi del Settore Giovanile della nostra Società, periodicamente i propri responsabili faranno visite durante gli allenamenti. L’Empoli F.C. organizzerà stage per i nostri ragazzi presso il proprio Centro Sportivo Monteboro.

    Lo Staff Tecnico della nostra Società seguirà periodicamente corsi insieme ai tecnici dell’Empoli F.C. e periodicamente le nostre squadre si alleneranno con i pari età della Scuola Calcio Empoli Giovani.

    Anche grazie a questo rapporto di collaborazione la nostra Società a visto aumentare la qualità del servizio offerto ai propri tesserati ed alle loro famiglie e, di conseguenza, incrementare in maniera “esponenziale” il numero dei tesserati.

    Altro accordo di collaborazione è stato raggiunto con U.S. Gavorrano , società militante nella Lega Professionisti, nel dettaglio il Gavorrano otterrà una prelazione su tutti i tesserati dell’ l’A.S.D. Ribolla che, a sua volta, usufruirà di un canale esclusivo per la cessione dei tesserati non futuribili a livello professionistico.

    L’accordo stipulato tra l’Azzurra Grosseto Calcio Femminile, società militante nel campionato regionale serie D FIGC calcio a 11 femminile, ha come scopo principale quello di promuovere e sviluppare il calcio femminile in ambito agonistico, amatoriale e giovanile, alla base del progetto ci sono i principi fondamentali di promozione e sviluppo del calcio femminile senza limiti di età. Particolare riguardo sarà dato all’avviamento allo sport del calcio femminile di giovani ragazze, con la prospettiva di formare, in un prossimo futuro, una squadra di calcio giovanile.

    Il Consiglio Direttivo dell’ ASD RIBOLLA collabora con il Comitato Festeggiamenti “VIVI.MI” stringendo con esso una collaborazione che in più di un’occasione è andata ben al di là e al di sopra di un reciproco sostegno, divenendo unità di intenti, risorse e scopi.

    Collaborazione dunque, è per noi strumento, metodo e intento per percorrere il nostro cammino, convinti che i grandi obiettivi siano raggiungibili non solo attraverso le pratiche del coinvolgimento e delle strette di mano, ma soprattutto da fatti concreti !!

    I Progetti Sociali

    Da sempre crediamo che lo sport possa rappresentare un veicolo della “socialità” nella più ampia accezione del termine. Uno strumento che possa guidare, facendosi “tramite” ed “esempio”, ai valori positivi di cui una società autenticamente civile necessita. Ed ecco, allora, che nel nostro progetto non può mancare la dimensione sociale, fianco a fianco, a quella sportiva:

    • Promuovere attraverso investimenti mirati il “Progetto Scuola” per supportare e ampliare l’offerta formativa ad indirizzo
      sportivo delle scuole del territorio sinonimo di attività ludico-motorie-sportive volto alla promozione di questa disciplina anche all’interno dei plessi scolastici, sotto la guida organizzativa e operativa del nostro staff tecnico formato da istruttori qualificati, con l’obbiettivo di promuovere lo sport tra le tante nuove nazionalità, sia esse comunitarie che extracomunitarie, come elemento aggregante di fronte a culture, lingue e religioni diverse
    • Attivare il progetto “Sostegno al diritto allo sport” destinando parte degli introiti ad un “fondo” che possa consentire la riduzione della quota d’iscrizione ai corsi di calcio alle famiglie in particolare difficoltà; perché ciascun bambino della nostra comunità possa godere del diritto di “giocare con noi”.

     

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