Tag Archive: controversie con società

  1. Saranno Scout: Third-party Ownership

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    a cura di Remigio Ripa*

    Nel mondo del calcio, ci sono dei fatti che vengono totalmente ignorati da chi segue il calcio, poiché non suscitano il loro interesse. Uno di questi è il fenomeno della Third-party ownership, meglio denominata come TPO, che consiste nel possesso dei diritti alle prestazioni sportive di un calciatore (cioè il cartellino) da parte di soggetti diversi dalle società di calcio.
    Più nello specifico sono dei fondi di investimento che acquistano una percentuale del cartellino di un calciatore, soprattutto quando questo è giovane, con l’intento di rivenderlo in futuro ad un prezzo più alto.
    Questo fenomeno si è sviluppato maggiormente nei paesi dell’America Latina dove le società di calcio hanno delle difficoltà economico-finanziarie non indifferenti, così vengono “aiutate” da questi fondi per acquistare calciatori e farli crescere, sempre però con il fine di trarne benefici al momento della vendita.
    Ciò è stato oggetto di osservazione di alcuni organi, e proprio durante una riunione, la FIFA ha preso la decisione di abolire il TPO dal 1° Maggio 2015, mentre per le TPO già in vigore varrà la scadenza decisa. Dopo l’annuncio di tale decisione si sono opposti i club sudamericani, ma non solo, anche federazioni europee dichiarando che l’abolizione della TPO danneggi non poco il calcio, poiché ciò interferisce con i trasferimenti in entrata e in uscita.
    Ovviamente come tutte le cose, anche questo fenomeno ha dei pro e dei contro:
    Per quanto riguarda i Pro, esso permette ai giovani calciatori provenienti da paesi poveri di sviluppare la propria attività, oltre al fatto di far risparmiare le società sugli ingaggi creando un mercato attivo facendo ridurre i costi di transazione.
    Infine per quanto riguarda i Contro, è stato detto che ciò è simile al mercato degli schiavi, e che potrebbe creare problemi di regolarità delle competizioni, e come cosa più importante essa può essere utilizzata come strumento per aggirare alcune normative, cioè può essere utilizzata per eludere il fair play finanziario.

    Lettera della lega calcio spagnola

    *Remigio Ripa, 22 anni, è uno studente universitario iscritto al primo anno di Servizi giuridici per le Società sportive. Segue partite di qualsiasi campionato e categoria, gli piace essere sempre informato su tutto ciò che accade nel mondo del calcio e da qualche anno sto studiando attentamente la figura del procuratore e dell’osservatore.

  2. Risoluzione di controversie tra allenatori e società.

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    In merito a questa problematica, appare opportuno svolgere alcune brevi considerazioni in punto di risoluzione delle controversie tra allenatori e società.

    Esiste, per gli allenatori, un organo specializzato a dirimere le controversie: è il Collegio Arbitrale presso la Lega Nazionale Dilettanti, organo permanente le cui decisioni non sono impugnabili.

    Si sono verificati, però, alcuni casi in cui tecnici hanno preferito adire la giustizia ordinaria, con risultati tutt’altro che soddisfacenti: merita di essere menzionata la decisione del giudice di pace di Pieve di Cadore, emessa con sentenza il 30 settembre 2009, di accoglimento della domanda svolta dell’F.C. Cadore 1919, società veneta. La controversia era stata promossa da un ex-allenatore il quale rivendicava compensi a suo dire non percepiti dal club, partecipante al torneo di seconda categoria.

    Il tecnico non aveva investito il Collegio Arbitrale presso la lnd perché decaduto dalla relativa azione che, come noto, deve proporsi entro il termine della stagione sportiva successiva rispetto a quella in cui il credito è maturato.

    Il giudice di pace di Pieve di Cadore, in accoglimento dell’eccezione preliminare sollevata dalla società, che ne aveva eccepito l’incompetenza, ha dichiarato “il proprio difetto di giurisdizione e di competenza […] per automatica operatività di clausola compromissoria, come ribadito dalla costante giurisprudenza in materia”.

    In altra controversia, avanti alla Corte d’Appello di Venezia, un allenatore dilettante aveva chiesto la condanna della società di appartenenza (partecipante al campionato di seconda categoria) al pagamento di compensi non percepiti.

    Nell’accogliere l’appello della società, la Corte d’Appello ha sostenuto che “per entrambe le parti l’atto di associazione ha importato il riconoscimento e l’accettazione da parte del tesserato della normativa disciplinante l’ordinamento sportivo e delle regole peculiari dello sport di riferimento […] a seguito della libera, consapevole e volontaria decisione di aderire, con ciò limitando la propria autonomia nell’ambito sportivo […] essendo nullo il contratto de quo nell’ambito dell’ordinamento sportivo […] non è idoneo a realizzare la sua funzione secondo lo scopo perseguito dalle parti” (Corte d’Appello di Venezia – Sez. Lavoro, n. 173/06).

    Pertanto, il consiglio per i tecnici dilettanti è quello di rispettare l’impegno assunto con il tesseramento, rivolgendosi, per ogni contenzioso, agli organi di giustizia interna, che garantiscono decisioni in tempi celeri senza esporsi a processi lunghi, dall’esito incerto e dai costi elevati.

    di Mattia Grassani
    da www.assoallenatori.it

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