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  1. Calcio dilettanti: come aumentare l’intensità in partita

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    Come far correre di più la squadra in partita?

    È una domanda che, nel nostro piccolo, tutti noi preparatori ci siamo fatti…e probabilmente ci siamo resi conto che non in tutte le situazioni la risposta (o la soluzione) è la stessa.

    Con l’esperienza mi sono reso conto che a livello dilettantistico sono necessari presupposti di natura generali/atletici, ma che poi vanno allenati in maniera specifica.

    Un giocatore che entra in campo deve essere efficiente (cioè avere alto ritmo e non calare nel finale), ma anche efficace (preciso e rapido nelle scelte di gioco).

    Quello che è semplice, è sviluppare separatamente le qualità citate sopra…si fa il lavoro atletico, e poi quello tattico…ma in questo modo non si sfrutta appieno il potenziale della propria squadra, perché vengono a mancare quegli stimoli specifici che indirizzano le qualità del calciatore verso la performance di gioco.

    Allora come fare?

    È quello che vedremo in questo articolo, nel quale cercherò di illustrare il mio punto di vista dato dai miei anni di esperienza e dallo studio sull’argomento.

    Vedremo i 3 step attraverso i quali è possibile lavorare sul potenziale dei propri calciatori, ed indirizzarlo successivamente verso l’intensità di partita.

    Spero troveranno utile questo articolo anche allenatori e preparatori dei settori giovanili.

    È un fatto di testa o di gambe?

    Ovviamente la risposta è “entrambe”, ma è necessario avere un approccio che tenga in considerazione non solo la fisiologia, ma anche la neurofisiologia.

    Il primo aspetto da rilevare è la motivazione in partita; solo se i giocatori rimarranno uniti con il mister per tutto il match saranno in grado di sfruttare appieno il loro potenziale…e qui entra in gioco in particolar modo l’intelligenza emotiva del mister e dello staff. Sono concetti banali, che conosciamo tutti, ma non sono facili da gestire.

    Ma la neurofisiologia (con le scoperte del nuovo millennio) ci ha insegnato anche altre cose; parlare di “condizione atletica” appare oggi riduttivo, quanto invece sia più appropriato utilizzare il termine “attitudine all’intensità”.  Quest’ultima sarebbe, prima di tutto, un aspetto tattico/mentale che deve essere sostenuto dalla parte atletica.

    Il primo passo, che vedremo sotto nel dettaglio, è quello di creare una base aerobica sicura, grazie prevalentemente al lavoro a secco.

    Ho scritto “base aerobica sicura”, perché probabilmente, a livello dilettantistico, questo tipo di lavori sono quelli che garantiscono lo sviluppo ed il mantenimento di questa qualità con maggiore certezza e riducendo il rischio di infortuni.

    Questo approccio non deve però essere troppo generale, ma tenere in considerazione delle richieste motorie-coordinative della partita.

    • In un recente articolo abbiamo visto come la differenza principale tra dilettanti e professionisti risieda nell’efficienza con la quale quest’ultimi effettuano i cambi di direzione
    • Non solo, è da considerare anche che in allenamento si tende a giocare su spazi più stretti rispetto alla partita; questo porta a correre pochi metri ad alta velocità (indicativamente oltre i 20 Km/h) che devono essere conseguentemente affrontati nel lavoro a secco.

    I 2 punti sopra elencati danno interessanti indicazioni per lo sviluppo dell’allenamento aerobico.

    Tutto questo è probabilmente necessario, ma non sufficiente per creare un elevato ritmo partita; per ottenere questo obiettivo è necessario strutturare esercitazioni che permettano ai giocatori di stare il più tempo possibile con la testa nel gioco!

    Sono gli Small Sided Games (indicativamente dai 4c4 al 6c6) a creare questo primo transfert dalle abilità fisiologiche (potenza aerobica specifica incrementata a secco) alle qualità di partita (alta intensità).

    Ovviamente sono mezzi allenanti da non fare in maniera indiscriminata, ma gestendo adeguatamente tempi, spazi e regole dell’attività. Lo vedremo meglio più avanti.

    Ma anche questo non potrebbe essere sufficiente per sfruttare appieno il potenziale di propri giocatori; lo spiego con la mia esperienza diretta.

    Tempo fa mi è capitato di collaborare con un mister che proponeva un lavoro aerobico adeguato, ed allo stesso tempo tante partite a spazi ristretti; senza togliere nulla alla buona fede del mister, è successo che la squadra dominasse a centrocampo, ma fosse particolarmente carente in fase realizzativa e difensiva.

    Tutto sbagliamo, l’importante è essere umili tanto da capire di aver sbagliato ed intelligenti per imparare dai propri sbagli” Maurizio Battistini

    Con il senno di poi, abbiamo è capito che giocando in allenamento su spazi stretti si è finito per allenare in maniera selettiva le situazioni tipiche di metacampo (dove la squadra eccelleva), ma trascurando spazi e situazioni tipiche dell’attacco e della difesa (che sono diventati i nostri punti carenti).

    È quindi necessario utilizzare anche dimensioni maggiori giocando con tutta la rosa (da 8c8 a 10c10), per riuscire a trasferire “l’attitudine all’intensità” costruita con gli SSG nel contesto di partita della domenica.

    Ma attenzione, non significa che sia sufficiente fare dei 10c10 per garantire un transfert di quello già ottenuto in precedenze; infatti, a livello metodologico sono da considerare intensità, aspetti tecnico/tattici ed emotivi di queste esercitazioni.

    Tanto per fare un esempio, se giocherò su spazi troppo stetti (anche un 10c10) si creeranno poche azioni ad alta velocità; non solo, si verificheranno anche poche soluzioni offensive e difensive tipiche della partita (campo largo), trascurando l’allenamento di queste situazioni.

    Infatti, è da considerare che il transfert avviene più facilmente se sono presenti alcune condizioni come l’intensità (determinata da dimensioni, regole, ecc.) e un ambiente emotivo costruttivo; soprattutto quest’ultimo è un elemento in grado avere un impatto estremamente importante sull’apprendimento.

    Influiscono sull’ambiente emotivo i tipi di feedback dello staff (soprattutto dell’allenatore), il rapporto tra i giocatori, lo stile relazionale del mister, ecc.

    che tipo di resistenza ha bisogno il calciatore

    Ma ora andiamo ad analizzare quali debbano essere (a mio parere) le caratteristiche del lavoro a secco affinché si possano creare i prerequisiti di un gioco ad alta intensità.

    Lavori a secco per lo sviluppo della potenza aerobica

    L’allenamento nel calcio dovrebbe migliorare le abilità del calciatore considerando le leggi dell’adattamento agli stimoli allenanti.  

    In altre parole, se si vuole ottenere il meglio non è sufficiente replicare quello che avviene in partita, ma fornire stimoli allenanti che vadano ad incrementare le abilità del giocatore e colmarne le lacune.

    Per quella che è la mia esperienza (e quelli di altri colleghi), un adeguato lavoro aerobico a secco permette di:

    • Migliorare la resistenza alla fatica in allenamento ed in partita; questo permette di poter sostenere carichi di lavoro maggiori in allenamento e ridurre il calo di intensità in partita.
    • Recuperare più velocemente dopo una partita, presentandosi al primo allenamento settimanale con un buon livello di recupero.
    • Ridurre il rischio di infortuni, perché la fatica è una variabile essenziale che incide su questi eventi.
    • Mantenere la condizione di forma acquisita, perché il solo lavoro con palla tende a far perdere le qualità aerobiche nel tempo.

    Ma quali caratteristiche deve avere l’allenamento aerobico del calciatore?

    Il primo elemento importante è utilizzare stimoli che siano di natura intermittente, cioè in cui ci sia un’alternanza di intensità; questo rende lo sforzo più simile a quello del calcio e più facilmente tollerabile dal punto di vista fisiologico (e mentale).

    Sostanzialmente devono essere presenti cambi di direzione di diverse caratteristiche, e tratti lineari ad alta velocità; spiego di seguito il motivo.

    In questo articolo abbiamo visto come i professionisti siano in grado effettuare i cambi di direzione con una spesa energetica inferiore rispetto ai dilettanti. Questo significa che spendono meno energie nel contesto dei cambi di direzione; minori differenze esistono invece sull’espressione lineare della corsa aerobica. Di conseguenza, nei dilettanti esistono maggiori margini di miglioramento proprio su questo tipo di motricità; in questo post potete vedere alcune esercitazioni.

    Le corse lineari ad alta velocità invece (per intendersi quelle intorno ai 20 Km/h) è importante effettuarle a secco, perché raramente se ne fa una quantità sufficiente in allenamento. Infatti, in settimana si tende a giocare su dimensioni più ridotte rispetto alla domenica, finendo con il trascurare il tipo di spazi che caratterizza le alte velocità. In questo paragrafo trovate alcune esercitazioni.

    esercizi resistenza aerobica calcio

    Come classifico le esercitazioni per la potenza aerobica a secco nel calcio

    Riporto di seguito come suddivido personalmente questo tipo di lavori; ovviamente lo scopo è quello di poter essere utile a chi legge, senza aver la presunzione di dare una classificazione esaustiva.

    Le esercitazioni che utilizzo maggiormente sono i fartlek; sostanzialmente si alternano intensità medio-alte ad intensità basse, in azioni motorie lineari o con cambi di direzione di diversa angolatura.

    Lo sforzo è regolato a sensazione, in maniera tale che ogni calciatore sia in grado di allenarsi all’intensità a lui più congeniale; questi mezzi allenanti diventano particolarmente utili nel primo allenamento settimanale, quando il grado di affaticamento dei singoli non è lo stesso. Non solo, è stato dimostrato (Ekkekakis et al 2012) come allenandosi seguendo i propri ritmi permetta di ridurre la fatica percepita e di ottimizzare gli stimoli allenanti.

    Trovate diversi esempi nel nostro sito, digitando “fartlek calcio” nel motore di ricerca interno (“Cerca nel sito”): nella versione desktop lo trovate in alto a destra, mentre nella versione mobile in fondo all’articolo. In alternativa, c’è la raccolta di link nel nostro documento scaricabile gratuitamente nel nostro Canale Telegram dedicato alla preparazione atletica nel calcio dilettantistico.

    Ma il difetto dei fartlek, è che i giocatori “svogliati” probabilmente non si alleneranno adeguatamente; per questo, utilizzo anche i mezzi parametrici. Sono lavori in cui tempi e distanze sono definite in base alla potenza (espressa in W/Kg) che si vuole ottenere.

    Personalmente ho trovato molto utili i file del prof Colli (lineare e navetta), che permettono di ricavare distanze lineari ed a navetta, partendo dal carico di lavoro (espresso in W/Kg) che si vuole proporre.

    Trovate alcuni esempi dettagliati sempre nel nostro Canale Telegram dedicato al calcio dilettantistico. Nell’immagine sotto è presentata un’ipotetica parte atletica a secco del martedì (per una squadra che si allena 3 volte a settimana). Come potete intuire, le prime 2 strutture allenanti sono dei fartlek (uno con moderati cambi di direzione ed uno con navette), mentre il terzo è proprio un esercizio parametrico (con carico di lavoro 14 W/Kg) con andature lineari.

    Fartlek calcio 12 minuti

    La struttura parametrica la utilizzo sempre come ultimo lavoro a secco per 2 motivi.

    Il primo perché consente a tutti di fare lo stesso carico oggettivo (anche a chi nei fartlek tende a risparmiarsi); il secondo perché permette di valutare lo stato di forma aerobica dei giocatori in base alla riuscita o meno nel tenere i ritmi imposti.

    La terza tipologia di struttura allenate che utilizzo sono i lavori di speed endurance; questi alternano brevi tratti molto intensi a tratti di recupero da fermo abbastanza lunghi. Possono sfruttare sia tratti lineari che con cambi di direzione.

    Speed endutrance fartlek calcio

    Diverse ricerche hanno dimostrato che anche questi lavori sono in grado di migliorare il potenziale aerobico specifico del calciatore; anzi se somministrati quando il giocatore è in ottima condizione, potrebbero ulteriormente incrementare la condizione specifica.

    Altro vantaggio, è quello che consentono di lavorare contestualmente sulle qualità neuromuscolari ed aerobiche.

    Le raccomandazioni sono quelle di farli effettuare solamente quando i giocatori sono in ottime condizioni, e tenere in considerazione come possano (se fatti nel primo allenamento settimanale) incrementare il rischio di infortuni.

    In ogni modo, anche chi ha dimostrato l’efficacia di questi mezzi allenanti  (Hostrup et al 2023) afferma come i lavori aerobici (fartlek e parametrici) andrebbero fatti in predominanza rispetto a quelli di speed endurance.

    Trovate una descrizione più dettagliata in questo articolo dedicato alla potenza aerobica nel calcio e in quello dedicato alle salite.

    Quali lavori a secco nel calcio

    Come più volte affermato, il lavoro a secco, da solo, non è detto che porti a miglioramenti immediati e concreti all’intensità della partita; l’effetto più evidente, invece, è la “tenuta” fisica nei minuti finali, oltre che beneficiare di un maggiore recupero in settimana. In questo modo il giocatore si affatica meno e riduce il rischio di infortuni.

    Per fare in modo che l’intensità sia elevata è necessario utilizzare anche lavori con palla con pochi giocatori (Small Sided Games), affinché si abituino a stare tanto tempo sull’azione, sia dal punto di vista fisica che mentale.

    È quello che vedremo nel prossimo capitolo.

    Small Sided Games (SSG) per l’attitudine all’intensità

    Il ritmo che si tiene in partita è primariamente un fattore attitudinale di natura psico-fisica; per questo motivo, il lavoro a secco potrebbe non essere sufficiente se in settimana non vengono effettuati lavori con palla ad alta intensità.

    Per favorire questa attitudine è necessario (oltre ad avere un’ottima condizione) abituare i giocatori a “stare più tempo con la testa nel gioco” in situazioni specifiche.

    Di conseguenza, fare dei 4c4 o 5c5 rappresenterebbe è la soluzione ottimale!

    Riporto sotto un esempio di una struttura allenante che abbiamo utilizzato con dei Giovanissimi, ma potrebbe essere sfruttata anche da una prima squadra, incrementando leggermente le dimensioni dei campi.

    A sinistra vedete un 4c4 con portieri, con campo di dimensioni 24x33m, equivalenti ad uno spazio di 99 m² per giocatore. Ovviamente sarà da valutare la dimensione della porta…utilizzando una porta di 4-5 metri verrà allenata maggiormente la capacità realizzativa (perché sarà più difficile fare gol), mentre con una porta di 7m sarà più allenato il portiere.

    Nel campo a destra (stesse dimensioni) si farà un 4c4 con 2 porte piccole per squadra, con gol possibile solamente dall’area di 4-5m (delimitata dai cinesini).

    Fattore chiave affinché l’intensità sia elevata è il “dare palla sempre disponibile” (da parte dell’allenatore o un collaboratore); di conseguenza non si eseguono rimesse, angoli o punizioni.

    Il volume medio potrebbe essere di 6 serie da 3’ con 1’ di recupero all’interno dell’allenamento centrale della settimana.

    Quello sopra è comunque un semplice esempio; riporto sotto, con maggiore precisione, quelli che dovrebbero essere (a mio parere) i criteri per strutturare degli SSG efficaci.

    • Palla sempre disponibile.
    • Somministrare un volume totale (pause escluse) intorno ai 20’. Considerare che è nel primo minuto di ogni serie che l’intensità è più elevata; inoltre, oltre i 4° minuto di gioco l’errore tecnico diventa più frequente (Colli et al 2017). Di conseguenza il consiglio è di effettuare serie di durata compresa tra 1’15”-3’, con recuperi pari o inferiori al minuto.
    • Per quanto riguarda la superficie per giocatore, nella revisione di Riboli et al 2022 viene indicato come negli SSG l’ideale è 91-93m² per giocatore (senza calcolare il portiere). Considerando anche altre pubblicazioni autorevoli (Roci et al 2019 e Licciardi 2021) è possibile ipotizzare come nei dilettanti le dimensioni più adeguate vadano dai 90 ai 110-120 m² per giocatore.
    • Considerare che nei possessi solitamente l’intensità è inferiore; anche i jolly, solitamente giocano ad un’intensità inferiore.

    Ricordo che gli effetti allenanti principali degli SSG non sono solamente relativi all’intensità, ma anche al fatto che i giocatori toccano più volte la palla (allenano meglio la tecnica), effettuano più cambi di direzione, dribbling, contrasti e tiri (è particolarmente allenante anche per i portieri).

    Inoltre il numero di tocchi utilizzato tende ad essere inferiore, come minore è il tempo di contatto con la palla; di conseguenza è logico ipotizzare come, dal punto di vista tecnico/tattico, simulino in particolar modo le situazioni di metacampo.

    Al di là di queste considerazioni teoriche, è importante che lo staff osservi attentamente il comportamento dei giocatori; oltre all’efficacia delle giocate, è fondamentale che non vadano in eccessivo affanno durante l’esecuzione. L’intensità deve essere si elevata, ma senza portarli a rallentare eccessivamente i movimenti a causa della fatica.

    Sta all’esperienza dello staff, trovare i giusti parametri nel caratterizzare l’esercitazione; nel prossimo capitolo vedremo quali altre variabili vanno ad incidere sull’intensità. Trovate molte varianti interessanti nel libro Small-sided games. Programmazione, metodologia, esercitazioni.

    Ma attenzione, il fatto di fare un lavoro atletico con palla, non significa che si stia lavorando sufficientemente sulla tattica, soprattutto se i giocatori in ballo sono pochi (Bellini 2016).

    Large Sided Games (LSG) per ottimizzare la performance

    Nell’immagine sotto vedete le differenze principali tra SSG e Large Sided Games (LSG).

    I LSG (Large Sided Games) sono solitamente fatti su campi di dimensioni maggiori e con più giocatori; affinchè si tratti di LSG, non è sufficiente che i giocatori siano tanti (tendenzialmente da 8c8 in su), ma che la superficie per giocatore sia superiore a 170-180 m² (per lo meno tra i dilettanti).

    Per trovare la “superficie per giocatore”, è sufficiente moltiplicare la lunghezza per la larghezza del campo, dividendola poi per il numero di giocatori (esclusi i portieri).

    Ad esempio, se gioco un 9c9 (esclusi i portieri) da porta a metacampo (55m di larghezza e 50m di lunghezza), su un campo d’allenamento potranno risultare 153 m² per giocatore, cioè una superficie non sufficiente per essere considerata uno LSG.

    Infatti, giocando da porta a metacampo è evidente come non vengano sollecitate quelle situazioni offensive/difensive su campo largo e dove vengono raggiunte elevate velocità. Di conseguenza, in uno SSG (o comunque con spazi ridotti) non vengono toccate tutte quelle componenti tecnico/tattico/atletiche tipiche della partita, che invece vengono affrontate negli LSG (vedi immagine sopra).

    Con le dovute semplificazioni possiamo affermare come SSG e LSG siano attività complementari, di cui è importante conoscerne la differenza…in sostanza nei LSG l’attività è più specifica (soprattutto per attacco/difesa), mentre negli SSG è maggiormente orientata al ritmo partita (condizione tipica della metacampo).

    Non solo, le conoscenze attuali delle neuroscienze permettono di capire come, anche quando si parla di allenamento atletico, si deve parlare di apprendimento…mi spiego meglio!

    Affinchè un’esercitazione sia effettivamente specifica, deve permettere di avere un transfert efficace per la partita; di conseguenza, non solo le dimensioni dei campi, ma anche “l’ambiente emotivo nel quale ci si allena” ha una fortissima componente sull’apprendimento…è quindi inutile fare esercitazioni splendide, se queste sono troppo impegnative, o se si crea un clima nel quale sono presenti un numero eccessivo di feedback negativi, o ancor peggio, ci sia la percezione che alcuni giocatori abbiano più considerazione di altri. Nelle esercitazioni con palla si dovrebbe favorire la positività, ed in particolar modo la collaborazione tra gli atleti.

    Questi fattori, a lungo termine, limitano il potenziale di apprendimento della squadra, e di conseguenza i risultati.

    Non solo, la presenza di vincoli (limite di tocchi, linee di riferimento, inferiorità/superiorità numeriche, ecc.) secondo DiBernardo permette di far uscire i giocatori dalla zona di comfort e di migliorare la creatività nella risoluzione delle situazioni.

    Se lo scopo è quello di lavorare sull’intensità, è necessario sapere quali vincoli permettano di mantenere un ritmo elevato, al pari degli altri parametri. Nell’immagine sotto potete vedere un esempio di quali variabili facilitano intensità più elevate, possibilmente superiori a quelle della partita.

    Variabili partite a tema calcio

    A queste, possiamo aggiungerne altre come:

    • Palla sempre disponibile: è il fattore fondamentale per mantenere il ritmo elevato. Quando la palla esce, viene rimessa in campo immediatamente dall’allenatore (o da un collaboratore). Se la palla viene rimessa vicino a dove è uscita, si tende a mantenere il ritmo costante…se la palla viene rimessa lontano, si alza il ritmo della partita.
    • Il gol vale solo se tutti i giocatori sono oltre la metacampo; questa variabile determina un’intensità più elevata quanto il campo è lungo (piuttosto che largo). Spostando la linea di riferimento un po’ oltre la metacampo, l’intensità diventa ancora superiore.
    • Gol valido solo dopo cross (o altra azione tecnica specifica)
    • Modulare squadre in inferiorità e superiorità numerica.
    • Giocare su campi più “lunghi” che “larghi”.

    In questo video trovate un esempio di come ottenere un’intensità elevata modificando i vincoli, anche su campi di dimensioni non particolarmente grandi.

    N.B.: le soluzioni indicate sopra (SSG e LSG) sono l’ideale per l’allenamento centrale della settimana, quello in cui il carico di lavoro è maggiore. Il martedì ed il venerdì, è necessario che il carico non sia eccessivo, quindi i minutaggi, le dimensioni e le pause saranno da riconsiderare in funzione degli stimoli tipici di quel momento della settimana.

    Large Sides Games (LSG): istruzioni per l’uso

    Vediamo ora alcune semplici linee guida per organizzare un LSG tipico del mercoledì (seduta centrale della settimana).

    Il primo step deve essere quello di ricercare l’obiettivo tecnico/tattico a seconda del pensiero dell’allenatore.

    Giusto per fare un esempio, nell’immagine sotto trovate un’esercitazione per giovanissimi con vincoli e variabili: l’obiettivo dell’esercitazione è “occupare l’area di rigore con più giocatori possibili”.

    Si effettua un possesso 7c7 + 2J (con portieri); al quinto passaggio, un giocatore della squadra in possesso può uscire lateralmente ed indisturbato giocare a 2 tocchi.

    Partita a tema occupare area di rigore

    Nel caso in cui si segni dopo il cross del giocatore che è uscito, il gol vale 3. In questo lavoro viene facilitato il fatto di poter andare al cross (grazie ai jolly ed alla possibilità di giocare fuori dal campo indisturbato), stimolando l’aspetto tattico di occupare l’area con più giocatori possibili.

    Inoltre, affinchè il gol sia valido, tutti i giocatori della squadra in possesso dovranno essere oltre la metacampo.

    Anche se la superficie per giocatore non è elevata (circa 150 m² per giocatori), le variabili inserite contribuiscono non poco ad incrementare il “ritmo partita” rispetto ad una partita normale.

    Infatti, si possono assistere a continui capovolgimenti di fronte dovuti alla facilità con la quale la palla può avanzare tramite l’uso del giocare che esce.

    Questo è solo un esempio di come una partita con un obiettivo specifico (“occupare l’area con più giocatori possibili”) diventa anche particolarmente allenante per il ritmo partita…in più usando solamente una metacampo.

    Trovate tanti altri spunti (in base agli obiettivi ricercati) nel libro “Ludo Tattica” di Giovanni Garofalo.

    È fondamentale dare un tema/obiettivo alla partita affinché siano presenti vincoli (non necessariamente limitanti) che stimolino i giocatori ad adattarsi alle richieste di gioco; queste sono le condizioni in cui il calciatore apprende più facilmente.

    In un bellissimo webinar, Aiace Rusciano (neuroscienziato che lavora con sportivi professionisti) spiega come si apprenda quando un processo va dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine…per questo si apprende più facilmente quando ci sono di mezzo le emozioni (perchè le emozioni positive facilitano la fissazione mnemonica).

    Non solo, anche la presenza di determinati ormoni/neurotrasmettitori (come adrenalina e noradrenalina) permettono di facilitare questo processo; ricordo che questi ormoni/neurotrasmettitori sono secreti in particolar modo in condizioni di intensità medio-alta, tipiche della partita e leggermente superiori.

    Una volta definito il tema della partita, si possono strutturare gli spazi; prendendo spunto dalla pubblicazione di Riboli et al 2022 gli spazi per giocatore necessari per sviluppare le alte/altissime velocità della partita sarebbero comprese tra i 222-288 m² per giocatore; solo per fare un esempio, un 8c8 si potrebbe strutturare come di seguito:

    • 8c8 (escluso portiere) in un campo 84x55m (288 m² per giocatore)
    • 8c8 (escluso portiere) in un campo 64x55m (222 m² per giocatore)

    Se i giocatori non sono abituati, si potrebbe anche iniziare con 200 m² per giocatore, oppure partire con le distanze indicate sopra, ma con minutaggio più basso, o pause più frequenti. Potete vedere una disamina più dettagliata in questo video.

    Ma come abbiamo visto nei paragrafi sopra, non sono solamente le dimensioni a stabilire le intensità e le velocità di un LSG; anche utilizzando superfici leggermente inferiori (anche fino a 160-180 m² per giocatore), ma mettendo determinati vincoli indicati precedentemente, è possibile avere dei carichi di lavoro importanti (sia dal punto di vista dell’intensità che della velocità).

    A livello dilettantistico, sta all’esperienza ed alla sensibilità dello staff (insieme ai feedback dei giocatori) capire quali carichi di lavoro possono essere allenanti dal punto di vista atletico e generare nel contempo un apprendimento delle qualità tecnico/tattiche desiderate.

    La durata totale di questi mezzi allenanti può variare dai 20’ ai 35’, divisi più serie; la durata di ogni serie dipende dall’intensità; secondo Roberto Colli questa è maggiore nel primo minuto di ogni serie, mentre oltre i 4’ di gioco, l’errore tecnico diventa molto più frequente. Il recupero non dovrebbe essere mai superiore a 1’.

    Ricordo che l’intensità delle singole serie, dovrebbe essere leggermente superiore a quella della partita.

    Large sided games istruzioni per l’uso

    Prima di passare ad un riassunto generale, ci tengo a precisare come l’utilizzo dei LSG per lo sviluppo della resistenza specifica (contestualmente alle abilità tecnico/tattica) richieda sperimentazione ed esperienza, ma nel tempo permetterà di ottenere notevoli miglioramenti, proprio perché in queste strutture allenanti l’intensità si fonde con caratteristiche specifiche del gioco.

    Consiglio quindi di iniziare con strutture semplici, modificando una variabile alla volta, in maniera tale da rendesi conto dell’impatto che queste possono avere sul carico dell’esercitazione.

    Ad esempio, si può partire con delle partite normali con una superficie di 200 m² per giocatore (un 8c8 su 64x50m); nelle sedute successive si potranno inserire delle variabili (indicate nel capitolo precedente) che possono influire sulla parte atletica e su quella tecnico/tattica.

    Conclusioni ed importanti precisazioni

    La prima precisazione che mi sento di fare è relativa allo spirito con cui una squadra entra in campo la domenica; si possono organizzare i migliori allenamenti, ma è sempre fondamentale che la squadra abbia le massime motivazioni durante il match. Qui entra in gioco il rapporto tra tutti i membri della squadra (staff + calciatori); non mi soffermo ulteriormente su questo importante aspetto, ma per chi volesse migliorare su questo ambito, consiglio il libro Intelligenza Emotiva di Daniel Goleman.

    Un’ulteriore precisazione è riferita alle caratteristiche della squadra; indipendente dalla categoria, il lavoro incentrato sull’intensità deve essere contestualizzato al gruppo che si sta allenando; mi spiego meglio con alcuni esempi;

    • Una squadra che ha grosse lacune in fase offensiva/difensiva ha maggiore necessità di utilizzare dei LSG, proprio perché queste dimensioni stimolano particolarmente questo tipo di azioni.
    • Viceversa, una squadra che fatica nel possesso palla, ha maggior bisogno di SSG.
    • Una squadra che ha evidenti cali nel finale di partita (ma inizia a ritmi elevati) invece, ha probabilmente più bisogno di incrementare il carico di lavoro a secco.

    Possiamo quindi concludere che la giusta progressione allenante per sviluppare l’attitudine all’intensità dovrebbe prevedere lavoro atletico a secco -> small sided games (4c4 – 6c6) -> large sided games (partite a tema con spazi ampi).

    Che tipo di resistenza ha bisogno il calciatore
    Clicca sull’immagine per ingrandire

    Questo tipo di progressione deve ovviamente essere modulata ed adattata, ma fa capire quali sono i presupposti di ogni tipo di lavoro che si va ad affrontare.

    In preparazione precampionato potrebbe essere logico affrontare una progressione di lavori del genere…ma durante la stagione saranno da valutare in itinere le condizioni della squadra (non solo quelle atletiche) per valutare gli obiettivi a breve/medio termine con relativi adattamenti ricercati in allenamento.

    Ricordo sempre che il solo lavoro atletico a secco, probabilmente non è sufficiente se in allenamento non si effettuano esercitazioni/partite a ritmi elevati.

    L’ultima precisazione è riferita al legame tra le qualità tattiche da allenare e l’intensità; ad esempio, la “costruzione dal basso” o “l’attacco organizzato” non richiedono esercitazioni di natura particolarmente intensa, quindi possono essere allenate anche nel primo o nell’ultimo allenamento settimanale. Non solo, prevedendo delle superiorità/inferiorità numeriche, si potrà fare in modo che i giocatori più affaticati limitino il carico fisico, pur rimanendo coinvolti e concentrati nell’allenamento.

    Ricordo sempre che per trovare partite a tema secondo gli obiettivi tecnico/tattici, consiglio il libro di Giovanni GarofaloLudo Tattica”.

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    Autore dell’articolo: Melli Luca, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 (melsh76@libero.it) e Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto.

  2. Come abbinare il fartlek all’allenamento con palla nei settori dilettantistici

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    Siamo calati nel secondo tempo…” oppure “gli avversari giocavano ad un ritmo superiore”…sono tutti commenti che si fanno quando la prestazione atletica in campo non è ritenuta adeguata.

    In questi contesti, si tende ad ipotizzare come con il lavoro a secco si possa ovviare a queste difficoltà, ma purtroppo non è così. O per lo meno, non è detto che sia la soluzione ideale, visto che i motivi di cali fisici (o bassi ritmi) possono essere veramente diversi.

    Per spiegarla in maniera più semplice, possiamo affermare che il lavoro aerobico a secco (ad esempio i fartlek) rappresenta uno sforzo prettamente di natura “fisica”, mentre in partita lo sforzo è di natura “fisica e mentale”; da qui è possibile intuire come il lavoro a secco potrebbe essere non sufficiente per esprimere il massimo potenziale aerobico di un calciatore, quanto invece debba esserci anche un lavoro con palla che segua certi criteri.

    Con questo non voglio dire che (nei dilettanti) sia inutile fare i fartlek, ma che questo debbano essere contestualizzato con un lavoro situazionale (con palla) che permetta di trasformare le qualità “fisiche” in qualità “fisiche e mentali”.

    In questo articolo andremo a vedere quali debbano essere (a mio parere) i criteri del lavoro con palla e a secco per ottimizzare le qualità aerobiche di un calciatore nei settori dilettantistici.

    Vedremo anche un aspetto psicologico importante legato ai lavori di corsa, spesso mal tollerati dai giocatori.

    L’uso del fartlek per allenare le qualità aerobiche del calciatore

    Con le dovute semplificazioni possiamo affermare che il lavoro aerobico a secco sia necessario per:

    • Essere allenati per tollerare i carichi di lavoro con palla e senza: questo perché permettono di stimolare la parte condizionale limitando lo stress psico-fisico delle attività con palla. Non solo, danno la certezza del carico allenante, cosa che invece non avviene nei lavori con palla (in cui alcuni giocatori possono correre di più ed altri di meno). Di conseguenza l’ideale è utilizzarli nel primo allenamento settimanale.
    • Prevenire gli infortuni: oggi sappiamo che la fatica (McCall et al 2014) è una delle cause maggiori degli infortuni, per questo un adeguato livello d’allenamento permette di ridurne l’incidenza.
    • Recuperare più velocemente dopo una partita: con una maggiore condizione è possibile presentarsi al primo allenamento meno affaticati, riuscendo quindi ad effettuare più allenamento qualitativo a settimana.

    Premetto che i fartlek (a sensazione) non sono gli unici mezzi allenanti che utilizzo per allenare le qualità aerobiche; utilizzo anche quelli parametrici, cioè strutture allenanti in cui spazi e tempi sono determinati al fine di garantire uno stimolo allenante oggettivo. Potete approfondire da pagina 7 del nostro documento sulla preparazione atletica nei dilettanti che potete scaricare gratuitamente dal nostro Canale telegram.

    I parametri del fartlek: tempi, intensità e movimenti

    In uno dei precedenti articoli, abbiamo visto come queste strutture si possano dividere in fartlek a tempo e fartlek a spazio; nei primi l’alternanza dei ritmi (lento/veloce o lento/medio o lento/medio/veloce) è data dal cronometro, mentre nei secondi dallo spazio percorso. Per fare un esempio, nel fartlek a tempo, si possono alternare 25” medio/veloci a 35” lenti. In un fartlek a spazio invece si alterna uno spazio ad intensità medio/veloce (ad esempio, il lato lungo del campo) ad un altro ad intensità lenta (lato corto del campo); in quest’ultimo caso, il tempo definisce solamente la durata totale del mezzo allenante, e non l’alternanza dei tratti lenti o medio/veloci che è determinata dai riferimenti a terra.

    In entrambi i casi, in base al rapporto tra la fase “medio/intensa” e quella “lenta” li divido in 3 gruppi:

    – I fartlek classici con rapporto 1/2 (tra fase medio/intensa e quella lenta), cioè con la fase lenta che dura il doppio. In questi solitamente la fase più veloce è corsa ad intensità abbastanza elevata, perché il recupero è molto lungo.

    – Gli intermittenti in cui le 2 fasi sono uguali; dalla bibliografia internazionale è stato visto che quelli con la tempistica 15/15” sono quelli che garantiscono meglio l’effetto allenante rispetto al 30/30” o 1/1’.

    – I medi variati in cui la fase attiva dura di più (fino a 3 volte) di quella lenta (esempio 45”/15”). In quest’ultimo caso, la velocità che si terrà nella fase attiva sarà inferiore rispetto ai mezzi precedentemente citati, per questo motivo sono convinto che, più che mai, quest’ultimi dovrebbero essere effettuati su percorsi con molti cambi di direzione.

    Per quanto riguarda invece i movimenti da preferire nei fartlek, credo sia giusto dividerli in lineari, navette o cambi di direzione aperti (aperti o chiusi).

    fartlek calcio tempi

    Ma con che criteri scegliere i movimenti di un fartlek?

    I punti da considerare sono riferiti al giorno d’allenamento e dalle caratteristiche dell’allenamento con palla.

    Mi spiego meglio: se effettuo il fartlek il primo allenamento settimanale, non dovrò esagerare con le intensità (in particolar modo nei cambi di direzione), altrimenti rischierei di affaticare i muscoli già appesantiti dalla partita domenicale. Ma, come abbiamo visto nel nostro articolo in cui abbiamo comparato le caratteristiche di professionisti e dilettanti, l’efficienza dei cambi di direzione è una caratteristica fondamentale nel calcio. Di conseguenza, è giusto inserire curve e cambi di direzione, seppur ad intensità non elevata; non solo, focalizzando gli appoggi (soprattutto nelle navette) sul piede esterno e richiedendo alternativamente il cambio di direzione su un piede e poi sull’altro, aiuta nella prevenzione infortuni perché tende a ridurre le asimmetrie.

    Ma sono da considerare anche i tratti di corsa lineare ad alta intensità; infatti, nel nostro post dedicato agli sprint nel calcio abbiamo visto come solitamente le attività con palla effettuate in allenamento vengono svolte su campi di dimensioni (per giocatore) molto inferiori a quelle della partita. La conseguenza è che sono estremamente ridotti i tratti lineari in sprint ed ad alta velocità; è quindi evidente come questi debbano essere fatti a secco per preparare adeguatamente il giocatore alla partita.

    Tra questi, gli sprint (velocità superiori ai 24 Km/h) è logico farli il secondo o terzo allenamento settimanale, mentre i tratti ad alta velocità (20-24 km/h) è possibile effettuarli anche il primo allenamento settimanale, considerando che non vanno fatti su tratti molto lunghi.

    Alla fine di questo discorso, possiamo affermare che il lavoro a secco (solito del primo allenamento settimanale) è giusto presenti tratti lineari ad intensità medio alte (tali da toccare i 20-24 Km/h) e tanti cambi di direzione ad intensità non massimale.

    Allenamento aerobico calcio

    Nel prossimo capitolo vedremo l’esempio di 3 strutture allenanti per andare incontro a queste esigenze.

    Esempio n° 1: fartlek semplice da realizzare in pochissimo tempo

    Questa struttura presenta un paio di navette e delle curve (nel calcio la maggior parte degli sprint sono curvilinei); l’idea l’ho avuta in un allenamento nel quale ero arrivato (per motivi personali) estremamente in ritardo e mi sono trovato a dover fare la parte atletica subito dopo il riscaldamento. In campo c’era la porta, e per non far aspettare i ragazzi ho messo altri 2 coni in mezzo al campo e ho dato le direttive per effettuare il percorso come nell’immagine di seguito.

    Fartlek calcio esempi

     Praticamente si correva da un lato del campo all’altro e si faceva (ogni volta) il giro della porta normale e della porta di coni; in questa struttura erano quindi presenti 2 navette e 2 curve di 360 gradi. Come abbiamo visto sopra, questo tipo di attività è meglio effettuarla ad intensità non elevatissime; ho quindi optato per un medio variato, cioè un fartlek nel quale si corrono 45” a media intensità (massima velocità senza andare in affanno respiratorio) a 15” di corsa lenta.

    Esempio n° 2: fartlek con angoli poco accentuati

    Con questa struttura ho voluto lavorare prevalentemente sulle corse ad intensità medie o medio-alte ma con lievi cambi di direzione, per stimolare maggiormente la gamba interna. Infatti, nel nostro articolo sulle traiettorie curvilinee nel calcio abbiamo visto che quando gli angoli sono poco accentuati la gamba che lavora maggiormente è quella interna, mentre quando sono marcati, quella che effettua lo sforzo predominante è a carico di quella esterna. In questa struttura ho quindi cercato di lavorare su quella interna.

    Fartlek calcio curve

    Come potete vedere dall’immagine sopra, gli angoli poco accentuali le ho ottenute facendo lo slalom tra coni distanti 2-3 metri (lato superiore) o da zig-zag non troppo enfatizzati (lato inferiore). L’importante (in questa esercitazione) è avere la percezione che i calciatori non debbano troppo accorciare i passi (o frenare) nei pressi dei cambi di direzione.

    Il protocollo si può poi fare con un lavoro “a tempo” (esempio 15” lenti + 15” veloci), oppure correndo i lati superiore ed inferiore ad intensità medio-alta ed i lati corti di corsa lenta.

    Esempio n° 3: fartlek con allunghi ad intensità elevata

    Per lavorare sui tratti a velocità elevata (20-24 Km/h, non gli sprint) solitamente uso i mezzi parametrici (li trovate a pag. 7 del documento scaricabile gratuitamente dal Canale telegram) perché  permettono di avere la certezza di lavorare sulle velocità desiderate. In più utilizzo anche questo fartlek.

    Farltek lineare ad alta velocità

    Come potete vedere dalla parte superiore dall’immagine, è molto semplice; si corre da area ad area ad intensità medio-alta (settore veloce), e poi si recupera lungo l’area (andata/ritorno) di corsa blanda (settore in recupero).

    Nella parte inferiore dell’immagine invece, è rappresentata una variante in cui viene accorciata la parte in allungo e prolungata quella di recupero; è quindi evidente come in questa situazione la parte in allungo possa essere corsa ad intensità abbastanza elevata, visto il maggiore recupero.

    L’aspetto mentale/emotivo dei lavori aerobici a secco

    Malgrado il carico di lavoro a secco per un calciatore sia estremamente più basso rispetto a chi pratica sport di endurance, alcuni giocatori poco tollerano questo tipo di sforzo, a tal punto da limitarne l’impegno durante l’esecuzione.

    Questo rischia di coinvolgere altri compagni in questo atteggiamento, ponendo quindi al preparatore il dubbio su come ovviare alle conseguenze che ciò potrebbe avere sull’impegno generale (di tutta la parte atletica) e di riflesso, sul rendimento in partita.

    Soprattutto a stagione inoltrata la motivazione può calare (anche per i mister), e di conseguenza è necessario, da parte del preparatore, trovare le soluzioni migliori.

    Sotto riporto alcune indicazioni che derivano dalla mia esperienza, al fine di ottimizzare il lavoro aerobico a secco dal punto di vista psicologico:

    • Considerare che i feedback positivi sono più efficaci di quelli negativi: questo vale per tutti gli ambiti della didattica e della preparazione atletica; sottolineare il “giusto impegno” da parte di un giocatore può dare una spinta anche quelli che hanno un livello di motivazione vicino al suo. Può innescare una sorta di “circolo virtuoso” che potenzialmente può coinvolgere più giocatori possibili. L’importante è che il feedback sia onesto e genuino; essere apprezzati da un membro dello staff (preparatore atletico) è sicuramente fonte di soddisfazione da parte del giocatore, se il rapporto si basa sulla condivisione di valori ed obiettivi.
    • Spiegare perché si fanno certi lavori: ad esempio, quando si fanno dei cambi di direzione si può sottolineare come l’efficienza energetica in un contesto di corsa “non lineare” sia la differenza principale tra dilettanti e professionisti, e  come lavorando su questi fondamentale sia possibile fare la differenza rispetto agli avversari. Tempo fa lessi che i giovani d’oggi (rispetto “ai nostri tempi”) hanno maggior bisogno di prove e spiegazioni per riconoscere l’autorevolezza di chi hanno di fronte. Per questo oggi è necessaria avere più intelligenza emotiva per motivarli adeguatamente. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio il libro Intelligenza emotiva di Daniel Goleman.
    • Alternare mezzi parametrici a strutture a sensazione (fartlek): il fartlek permette a chi è affaticato di ridurre il rischio di infortuni; non solo, soggetti che patiscono fisiologicamente i lavori aerobici, possono tenere un ritmo per loro più consono. Il difetto è che in caso di “poca voglia di fare fatica” si rischierà di tenere un ritmo poco allenante. Per questo motivo, all’interno della prima seduta settimanale effettuo come mezzo finale (della parte a secco) un lavoro parametrico, in cui distanze e tempi sono dettati dal preparatore; questo consiste di avere la certezza che tutti effettuino il carico di lavoro necessario dal punto di vista oggettivo. Potete approfondire i lavori parametrici a pagina 7 della “guida scaricabile” del nostro Canale Telegram (la trovate nel messaggio fissato in alto).

    Un classico esempio del Martedì

    Nell’immagine sotto è riportato un esempio della parte atletica di una seduta di un Martedì (Promozione, 3 allenamenti settimanali) nella quale il mister aveva proposto solo riscaldamento e 30’ di partita libera a metacampo.

    La parte atletica è stata proposta dopo il riscaldamento (prima della partita), perché i ragazzi si trovano bene a fare in questo modo.

    Tra ogni struttura allenante e l’altra sono lasciati poco più di 1’, il tempo per spiegare l’esercizio successivo; questo perché nel calcio non ci sono pause più lunghe di 1’.

    Il primo lavoro proposto è un fartlek a tempo (7’) che trovate in questo articolo in cui si corre su un percorso con lievi cambi di direzione e curve (15”lenti + 15” medio/veloci). Il primo esercizio è quello in cui cerco di lasciare maggior individualizzazione nella ricerca dell’intensità; in altre parole, tendo a non far forzare eccessivamente chi ha giocato 90’ la domenica e cerco di motivare maggiormente chi non è sceso in campo o ha fatto un minutaggio basso.

    Il secondo è un fartlek IHT con partenza ogni 45” della durata di 8’; è sicuramente il più difficile tra i 3, nel quale cerco di motivare tutti, soprattutto con feedback positivi.

    L’ultimo è un esercizio parametrico a forma di triangolo (6’) che trovate a pagina 9 della “guida scaricabile” del nostro canale telegram gratuito (la “guida” la trovate nel messaggio fissato in alto). È un lavoro finalizzato primariamente alle alte velocità (non sprint) nel quale tutti (rispettando i tempi prestabiliti) effettuano lo stesso carico di lavoro oggettivo. Può succedere che qualcuno non riesca a tenere i ritmi indicati; in tal caso è un’indicazione che la condizione di forma non è delle migliori.

    Trasformare il lavoro a secco in ritmo gara grazie ai lavori con palla ad alta intensità

    È sufficiente il lavoro a secco per fare la differenza in partita?

    La risposta è NO!

    Perché i giocatori possono avere anche un “motore” eccellente, ma non aver lo “stimolo e l’attitudine” di dare il 100% durante il match.

    Attenzione, non si tratta solamente di “motivazione”, ma di attitudine nel mantenere attenzione/concentrazione, che si allena solo con palla. Quando cerco di spiegare in maniera semplice questo concetto ai mister con cui collaboro, solitamente dico “con il lavoro a secco alleno solo i muscoli, con la palla alleni sia i muscoli che la mente”. Per approfondire, potete leggere il nostro articolo sulla specificità dell’allenamento.

    Ciò non significa che il lavoro a secco non sia importante, perché è finalizzato a migliorare il potenziale del calciatore (aerobico e neuromuscolare) e ridurre il rischio infortuni; ma solo abbinandolo ad un lavoro con palla ad alta intensità (vedremo dopo alcuni esempi) si riuscirà a giocare a ritmi elevati in partita.

    Preparazione atletica calcio dilettanti

    Ma non basta una partitella a metacampo con richiesta di massimo impegno per allenare il ritmo partita; infatti, durante una partitella può succedere che la palla sia dall’altra parte del campo, oppure si stia facendo una rimessa (o calcio d’angolo) nella quale si perde tempo. Questo non aumenta la richiesta di attenzione/concentrazione, che invece si ottiene modificando le regole delle partite/minipartite al fine di incrementare i ritmi di gioco.

    Di conseguenza, sono fermamente convinto che il preparatore atletico debba anche aiutare l’allenatore a trovare quelle soluzioni (in termini di intensità e volumi) nei lavori con palla al fine di realizzare i giusti carichi di lavoro. Senza questo approccio, si corre il rischio di veder sminuito il proprio operato.

    Alcuni esempi

    Vediamo ora alcune strutture allenati (o varianti), senza la presunzione di essere esaustivi; infatti, non avendo mai avuto l’opportunità di lavorare con i GPS, non posso avere la certezza del carico svolto, ma ho sempre cercato di focalizzarmi su questi aspetti:

    • L’impegno mentale deve essere molto elevato, ma senza che l’intensità fisica porti i giocatori a limitare di spostarsi nel campo per condizioni di fatica estreme (anche se temporanee). Inoltre, vanno possibilmente evitate quelle situazioni in cui il giocatore possa estraniarsi troppo dal gioco come avviene nelle partitelle.
    • La durata delle serie dovrebbe essere di 4-5’ (pause non più di 1’) per un totale di 20-30’ (anche con esercitazioni diverse) a settimana (dilettanti).

    Ripeto, si tratta di lavori ad alta intensità psico-fisica, e non di partitelle. Vediamo sotto qualche esempio.

    Quello maggiormente usato dai mister con cui ho collaborato recentemente è un possesso estremamente semplice (niente jolly o sponde) 8c8 (o 9c9) in un campo 35x40m; ci si focalizza prevalentemente sul recupero immediato della palla dopo averla persa e sulla pressione sul portatore di palla e appoggi vicini. Inoltre, è anche importante cercare di limitare il nervosismo che viene fuori in queste esercitazioni, che poi può ripercuotersi anche in partita.

    Un’altra esercitazione che mi piace molto è un 4c4 o 5c5 con 2 porte piccole per squadra con dimensioni rispettivamente di 30x35m e 40x33m. Con un numero di giocatori limitato, questi sono maggiormente coinvolti nell’azione, incrementando il lavoro (anche dal punto di vista tecnico/tattico) rispetto ad un 8c8 o 9c9.

    Una delle variabili più sottovalutate è la riduzione del numero di tocchi; noto che è sempre meno utilizzata dai mister. In parte è giusto lasciare ai giocatori la massima possibilità espressiva, ma è anche importante alternare la tipologia di stimoli, evitando di fare sempre le stesse cose. Proprio evitando la ripetitività delle esercitazioni si aiuta l’apprendimento e la capacità di adattarsi in contesti variabili…oltre che la motivazione.

    Per chi vuole approfondire, trovate diversi testi e contenuti multimediali nel nostro articolo dedicato ai migliori libri sulla preparazione atletica e su quello dedicato al settore giovanile.

    Conclusioni e consigli finali

    Il preparatore atletico dovrebbe essere coinvolto nella scelta delle esercitazioni di natura tecnico/tattica, per quanto riguarda le intensità e i volumi di lavoro. In questo contesto è estremamente importante anche la sua capacità di comunicare e relazionarsi con il resto dello staff; questo per far capire ai giocatori l’importanza di tutti i lavori che si fanno (nulla è fatto “per caso”) ed avere la giusta sensibilità per far comprendere all’allenatore il proprio pensiero.

    Siamo in un’epoca in cui, più che mai, oltre alle competenze è fondamentale avere anche una grande intelligenza emotiva!

    Se vi è piaciuto l’articolo ed allenate a livello dilettantistico, troverete tanti altri consigli utili iscrivendovi al nostro Canale telegram gratuito preparazione atletica dilettanti; all’interno trovate la nostra guida sulla preparazione atletica, tanti contenuti esclusivi per i soli iscritti al canale, e sarete avvisati quando verranno pubblicati aggiornamenti nel nostro blog (articoli nuovi o revisione di quelli già presenti).

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico ASD Monticelli Terme, istruttore Scuola Calcio MT1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: melsh76@libero.it

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