Tag Archive: Claudio Damiani

  1. Le difficoltà dei club legate al Covid 19.

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    In Francia, la Ligue 1 per la stagione 2019/2020 non ripartirà. E in Italia?

    Che ne sarà delle competizioni, tra campionati e Coppe? Quali conseguenze sta avendo e potrebbe avere, per il futuro, l’emergenza Coronavirus nel  mondo del calcio?

    Ci saranno ancora i tanto contestati ingaggi e stipendi principeschi per i calciatori – almeno per alcuni di loro – oppure tutto potrebbe essere ridimensionato?

    E quale destino si prospetta per tutte quelle realtà lavorative che gravitano attorno, basti pensare ai dipendenti e collaboratori delle società sportive, dagli impiegati ai magazzinieri, per non parlare delle emittenti tv?

    Abbiamo cercato di capire questo e molto altro insieme con Claudio Damiani, Football Scout Analyst per il Chelsea in Italia, che abbiamo intervistato, in esclusiva, in conference-call.

    Segui l’intervista cliccando qui.

  2. Dalla transizione alla ripartenza (prima parte)

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    La transizione costituisce il frangente in cui la palla passa dal possesso di una squadra all’altra. Il termine che deriva dal latino transitionis e, a sua volta, dal verbo italiano transire, che significa “passare”, indica quindi un passaggio da una condizione (o situazione) ad un’altra.

    Per fare un esempio banale ma efficace, possiamo dire che nel lancio di un qualsiasi oggetto da un una persona a un altra, la fase di transizione è costituita dal tempo e la distanza che l’oggetto stesso impiega e percorre da un soggetto all’altro; così avviene quando la palla passa dal dominio di una squadra rispetto all’altra.

    La fase di transizione non deve essere confusa quindi con la ripartenza in quanto quest’ultima, non ne costituisce che un’eventuale diretta conseguenza.

    Se la transizione è una situazione di “passaggio”, la fase di ripartenza offensiva (ad esempio), prevede che già una delle due squadre abbia il possesso di palla e in tale situazione può trovarsi ad organizzare la costruzione, lo sviluppo o addirittura se la conquista avviene in zona ultra offensiva, la finalizzazione.

    Il termine “allenare le transizioni” non è propriamente esatto ed è molto più adatto il concetto che si esprime affermando di voler “preparare” le ripartenze nel momento della transizione. E come? Attraverso gli opportuni accorgimenti che la squadra assume nella densità creata in zona palla, nella scelta della zona in cui attuare la stessa, negli smarcamenti preventivi (quando è in fase di non possesso) e nelle marcature preventive (quando è in fase di possesso)

    Quanto più è organizzato il posizionamento/gioco preventivo di una squadra, tanto più efficaci saranno le transizioni e le ripartenze che ne derivano.

    Ma cosa s’intende per gioco preventivo? Esso non è altro che il sistema per anticipare la fase di possesso quando la palla è gestita dagli avversari e viceversa, per prevedere la fase difensiva quando si è in possesso di palla.

    Tutto questo può dipendere da un insieme di fattori: la nostra filosofia di gioco, il modulo e il sistema di gioco della squadra che alleniamo e di quella che dobbiamo affrontare; il grado di adattamento a livello condizionale, le capacità tecniche e soprattutto la predisposizione mentale, tecnico-tattica dei singoli.

    La qualità e la caratteristiche della squadra che basa la sua filosofia di gioco sulle ripartenze dipende anche dalla zona in cui crea maggiore densità difensiva e quindi da cui vuole conquistare palla per iniziare la fase offensiva.

    Certi allenatori prediligono attendere gli avversari sulla propria metà campo (con 10 giocatori di movimento dietro la linea della palla), assumendo un atteggiamento d’attesa: l’obiettivo è andare in transizione attraverso pressing difensivo per effettuare una ripartenza basata sul contropiede, attraverso giocatori veloci nel lungo, in conduzione e abili nelle trasmissioni di palla in velocità.

    Altre squadre sono organizzate per cercare la riconquista in zona ultra offensiva, puntando a “rubare” palla in zone molto più vicine alla porta avversaria.

    Sempre a seconda delle caratteristiche delle squadre, possiamo classificare le seguenti tipologie di ripartenze:

    Ripartenze offensive:

    • molte squadre hanno caratteristiche tali da eseguire tale fase attraverso il riattacco immediato non appena conquistano palla. E’ un’azione che si adatta a transizioni che avvengono solitamente in zona avanzata di campo, con un buon gioco d’attacco preventivo e con giocatori offensivi dotati sotto il profilo tecnico (destrezza fine, protezione della palla, passaggi chiave) e tattico (dribbling, tagli, passanti).
    • Altre squadre, meno dotate sotto il profilo della velocità (di gambe e di pensiero) e che non attuano uno smarcamento preventivo sufficiente, adottano il sistema della riorganizzazione: al momento della conquista, prediligono eseguire le dislocazioni in modo ordinato per riorganizzare la fase di costruzione e/o di sviluppo di gioco, pensando esclusivamente a mantenere il possesso di palla in modo più ragionato e ripartendo in modo più lento.

    Ripartenze difensive:

    • Anche in questo caso, l’atteggiamento dipende molto dalla filosofia di gioco collettiva e dalle caratteristiche psico-fisiche dei giocatori.La riaggressione che solitamente viene praticata in zona offensiva e ultra offensiva consiste nell’azione di pressing collettivo (e quindi finalizzata alla riconquista immediata) non appena viene perso il possesso di palla. E’ un sistema molto dispendioso che talvolta può creare dei rischi di sbilanciamento in quanto può portare la squadra a concentrare molta attenzione sulla zona del pallone lasciando, in caso di insuccesso, spazi aperti alla ripartenza avversaria.
    • Il riposizionamento che viene adottato mediamente in tutte le zone di campo e consiste in un atteggiamento mirato a ricomporre le linee e riorganizzare la fase difensiva in base al modulo stabilito, al rispetto delle distanze e dei ruoli attraverso azioni individuali o collettive di pressione (quindi non finalizzate alla conquista immediata ma a togliere tempi e linnee di passaggio agli avversari per rallentarne la manovra).

    Riassumendo, i fattori primari che caratterizzano le tipologie di ripartenze sono:

    • zona recupero palla;
    • caratteristiche dei propri giocatori (adattamento condizionale)
    • disposizione e caratteristiche generali dela squadra avversaria

    Occorre altresì precisare e fare distinzione tra il termine “contropiede” e “ripartenza”. Nel primo caso si indica un’azione che nasce dalla zona difensiva, quindi con un “timing” nettamente maggiore rispetto alla ripartenza che costituisce un tipo di contropiede, ma su distanze più corte e solitamente originatasi nella metà campo avversaria (cit. M.Viscidi).

    Inoltre, è statisticamente provato che più basso è il “timing” delle ripartenze tanto più efficaci saranno le stesse sia in termini offensivi che difensivi.

    A cura di Claudio Damiani

    Leggi anche: “Dalla transizione alla ripartenza (seconda parte)”

  3. Analisi, video analisi e partite da esaminare

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    E’ importante definire quali e quante siano le partite della squadra avversaria da affrontare da prendere in considerazione sotto forma di analisi.

    Fino ad ora abbiamo parlato di gara in sé, tenendo conto degli aspetti tecnici e tattici da registrare; è opportuno tenere in considerazione che, nell’arco di una stagione sportiva, una squadra di calcio può cambiare modulo e sistema di gioco, può avere delle defezioni dal punto di vista dell’organico dovute a squalifiche o infortuni, può essere soggetta a dei cali di condizione o alla sostituzione dell’allenatore e può altresì essere soggetta inevitabilmente a sanzioni da parte del Giudice sportivo.

    Per questi motivi possiamo sostenere che non sarebbe sufficiente basare la nostra analisi solo ed esclusivamente sull’ultima gara disputata dalla squadra presa in esame.

    E allora: quante partite è opportuno considerare e quali devono essere sottoposte ad analisi tecnico-tattica?

    Una soluzione adottata dai più e che noi consigliamo è la seguente:

    Se la partita da giocare vede la nostra squadra in casa sarebbe opportuno visionare i video delle due ultime gare giocate in trasferta e l’ultima gara (giocata presumibilmente in casa).

    Con questo sistema si è orientati a comprendere se:

    • la squadra da affrontare assume lo stesso atteggiamento in casa e in trasferta;
    • se la stessa squadra è propositiva sia in casa che in trasferta;
    • se assume atteggiamenti difensivisti sia in casa che in trasferta;
    • se utilizza strategie diversa a seconda che giochi in casa o meno.

    Altro aspetto che si può evidenziare osservando almeno una rosa di cinque, sei gare delle ultime disputate, è la condizione fisica e psicologica degli avversari.
    Si può anche comprendere se l’allenatore avversario è propenso (tenuto conto di infortuni e squalifiche), a utilizzare sempre gli stessi giocatori o cambia formazione in funzione degli avversari.

    Oltre a questi accorgimenti, molti allenatori tendono a voler valutare quei filmati in cui le squadre avversarie si trovano difronte a compagini schierate con il modulo tattico della propria squadra.

    Ad esempio: la nostra squadra gioca con il modulo 1-4-3-1-2; si sarà propensi a visionare e analizzare i filmati della squadra “X” in gare in cui ha affrontato squadre schierate con questo modulo…

    Tratto dal libro: “Studiare gli avversari… e se stessi – Migliorare la prestazione con la Match Analysis”

    Autore: Claudio Damiani; Editore: www.allenatore.net (2014)

  4. Caratteristiche e doti di un osservatore – analista tattico

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    Si comprende bene che per essere un buon tattico, in grado di saper rendere l’idea dell’andamento di una gara di calcio, occorre avere un certo grado di preparazione, esperienza e capacità interpretative.

    Ricordiamoci che per essere un buon analista non è sufficiente guardare ma è fondamentale osservare, far propri dei dati, analizzarli, per poi creare un output utile alla causa da trasmettere all’allenatore e ai giocatori.
    Non sottovalutiamo inoltre l’utilizzo dei media, della tecnologia, che permettono di consultare banche dati, procacciare informazioni, reperire notizie e presentarsi alla gara da visionare già preparati su più di qualche elemento utile per l’imminente lavoro da intraprendere.

    Oltre alla capacità di reperire informazioni, stiliamo un elenco di caratteristiche e doti che un collaboratore tecnico che si dedica all’analisi, deve possedere:

    • La conoscenza del gioco del calcio. E’ la base da cui si deve partire. Occorre saper distinguere un sistema di gioco da un altro e soprattutto conoscerne le caratteristiche positive e negative dell’uno contrapposto all’altro.
    • L’intelligenza e l’elasticità mentale. Essenziali per l’analisi qualitativa, ovvero il comprendere il rapporto causa-effetto degli eventi che si succedono durante una gara.
    • L’intuizione: osservando si va oltre a ciò che si vede. Vi possono essere situazioni difficili da leggere che devono essere per forza interpretate.
    • Capacità di autocritica. A volte è strettamente necessario non inorgoglirsi su dei propri concetti delineati ma avere la capacità di rivederli per non mutare gli aspetti reali.
    • Capacità di proiezione. Immaginare i comportamenti della squadra osservata e le caratteristiche dei suoi giocatori contrapposta alla nostra.
    • Il vissuto. E’ una caratteristica che accomuna la maggior parte degli addetti ai lavori che ricopre questo ruolo. Il vissuto va inteso come qualità dell’esperienza e non come età anagrafica, ben inteso.
    • Capacità mnemonica. La memoria è un elemento imprescindibile, permette di ricordare e fissare i dati selezionati, e gli aspetti della gara non previsti e quindi… …inaspettati e potenzialmente sfuggevoli.
    • L’imparzialità di giudizio. E’ importante in quanto, in ambito di analisi di atleti o squadre, si rischia di creare degli alibi negativi per i giocatori stessi o per eventuali scelte tattiche o strategiche future:
      “qualunque cosa fatta da quel giocatore è corretta!”
      “Qualunque cosa fatta da quel giocatore è sbagliata!” (stigmatizzazione).
    • La lucidità: come in tutti i lavori, anche in questo è necessario essere al 100% delle proprie facoltà psico-fisiche in quanto l’osservazione della performance può essere seriamente compromessa da:
      • memoria sovraccarica;
      • influenze esterne;
      • effetto “abbaglio”;
      • superficialità;
      • “chiavi” di lettura scelte in modo sbagliato.

     

    Tratto dal libro: “Studiare gli avversari… e se stessi – Migliorare la prestazione con la Match Analysis”

    Autore: Claudio Damiani; Editore: www.allenatore.net (2014)

  5. Viz Libero: la grafica avanzata per la Match Analysis

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    SICS srl e VIZRT hanno siglato un accordo per la distribuzione ai club professionistici italiani del prodotto Viz Libero. E’ questo un sofisticato software di info-grafica televisiva finora utilizzato dai più noti broadcaster internazionali per produrre animazioni iperrealistiche a sostegno del commento giornalistico della partita.

     

    La spettacolare capacità di evidenziare graficamente le caratteristiche di gioco potrà ora essere utilizzata anche dai videoanalisti tattici delle squadre professionistiche per incrementare in modo significativo l’efficacia comunicativa dei video prodotti sia per lo studio della squadra avversaria che della propria squadra e presentati ai giocatori durante la seduta tecnica.

    Michele Crestani, CEO di SICS esprime la grande soddisfazione per avere inserito un prodotto di così elevata qualità nell’offerta di SICS, certo che molti allenatori dei principali club di Serie A e B vorranno sfruttare il vantaggio competitivo di una comunicazione graficamente così sofisticata ed efficace.

    fonte e info: www.sics.it

    [vimeo]https://vimeo.com/25231034[/vimeo]

     

  6. Libri calcio: “Cento proposte polifunzionali per tutti”

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    esercizio libroOttobre 2015.

    Esce il secondo libro di Claudio Damiani creato su suggerimento del Prof.Ferretti, Direttore de “Il Nuovo Calcio” e docente presso il Settore Tecnico di Coverciano, in collaborazione con l’amico e collega Nicola Amandonico.

    Di seguito la promozione fatta dalla redazione della rivista.

    Il quarto libro della Collana “Gli indispensabili” de Il Nuovo calcio

    Un libro che suggerisce all’allenatore, di qualsiasi categoria e fascia d’età, una serie di proposte per combinare in una sola esercitazione diversi obiettivi, che possono essere fisici (metabolici, di forza e/o coordinativi), tecnici o legati alla tattica individuale.
    copertina libroUna raccolta di 100 esercizi, più un approfondimento finale con alcune partite a tema, in cui la presenza della palla, la progressività di lavoro e la possibilità di agire con un numero variabile di allievi sono le caratteristiche principali.
    Una modalità operativa di tipo polifunzionale che aiuta il mister ad allenare contemporaneamente la tecnica di base, le situazioni di gioco e le capacità condizionali/coordinative.

    Autori: Claudio Damiani, Nicola Amandonico
    Numero pagine: 132 – Ed.Correre

    Potete trovare il libro in vendita nello storesportivi.it

     

    Tutti gli esercizi contenuti nel libro sono stati eseguiti attraverso il miglior software di editing atto allo scopo: Superschemi (l’unico in grado di produrre sessioni animate e non), prodotto da Sics.

    ss-logo

  7. La video analisi dell’allenatore di calcio (la filosofia)

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    Con questo post si vuole presentare un esempio di analisi della filosofia di gioco dell’allenatore di calcio.

    Essa può essere rilevata da più parametri che il contributo dimostrativo intende riassumere in alcuni minuti di filmato composto da azioni di gioco estrapolate da gare diverse.

    Tale lavoro di profile-analysis non si discosta molto dallo “studio” della squadra avversaria ma è pur sempre un ottimo veicolo per poter conoscere l’identità tecnico-tattica che un allenatore vuole imprimere alla sua compagine.

    Per questo motivo è opportuno prendere in considerazione un numero consistente di gare per poter avere una cognizione più ampia della materia di analisi e poter rendere tali parametri ben fissi sull’identità oggetto dello studio.

    Lo spunto è stato preso dalle lezioni dei docenti Marco Zunino e Antonio Gagliardi al Corso Osservatori per società professionistiche tenutosi presso il Settore Tecnico FIGC a Coverciano nel maggio 2015 che, tra l’altro, ha costituito una delle tre prove d’esame (scritte).

    Il software utilizzato per il montaggio è VideoMatch di Sics e le immagini sono state scaricate da WyScout.

    [vsw id=”131064024″ source=”vimeo” width=”600″ height=”400″ autoplay=”no”]

    A cura di Claudio Damiani

    (Allenatore Uefa B, Video & Opponent team analyst, Osservatore professionista con licenza FIGC).

    vm-logo

  8. Match analysis: un libro per dilettanti e professionisti del calcio

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    E’ imminente l’ uscita dell’esclusivo progetto editoriale intitolato “ Studiare gli avversari… e se stessi – migliorare la prestazione con la Match Analysis” in prevendita a prezzo scontato e in vendita dal 20 marzo all’interno del portale per allenatori di calcio allenatore.net
    Analizzare la performance in partita, studiare gli avversari e la propria squadra attraverso la match analysis è oggi una competenza fondamentale sia in ambito professionistico che dilettantistico.
    Sono ormai molteplici gli strumenti ad alto contenuto tecnologico a disposizione di questo tipo di analisi, alcuni dei quali a costo limitato o addirittura gratuiti.

    Claudio Damiani già collaboratore de “Il Nuovo Calcio”, Sics e di aziende informatiche produttrici di software per allenatori, ha realizzato una guida estremamente dettagliata che evidenzia gli strumenti ed i benefici che l’utilizzo della match analysis porta nella programmazione degli allenamenti.

    Un lavoro accurato utile sia all’analista del club professionista ma anche al tecnico che opera in maniera professionale con i dilettanti o nel settore giovanile.

    Nel calcio professionistico il tecnico è sempre più spesso affiancato da figure professionali che svolgono mansioni specifiche all’interno dello staff.
    Una di queste è l’analista tattico che, attraverso la rilevazione di specifici parametri, collettivi ed individuali, elabora una serie di report che vengono forniti al tecnico per consentirgli di valutare in maniera oggettiva sia le caratteristiche dell’avversario da affrontare che la prestazione della propria squadra

    L’utilizzo della match analysis avviene però anche nel calcio dilettantistico e di settore giovanile.

    In questo ambito sono gli allenatori giovani ed emergenti che, amando lavorare sui dettagli, apprezzano e sono in grado di utilizzare nel migliore dei modi le nuove strumentazioni a supporto del tecnico.

    L’attenzione in questi casi è principalmente rivolta alla propria squadra e la match analysis aiuta l’allenatore a verificare gli aspetti che devono essere perfezionati.

    Ma qual’è la funzione complessiva della match analysis? Quali benefici possiamo avere dall’utilizzo di apparecchiature professionali per la valutazione di singoli e squadra? Quali sono i parametri da considerare con più attenzione durante l’analisi? Quali sono i software disponibili sul mercato e che caratteristiche possiedono?

    Claudio Damiani, grande esperto in materia, espone una analisi dettagliata ed approfondita della match analysis, fornendo i criteri, linee guida e modalità operative per coloro che vogliono approfondire l’argomento.

    Per usufruire di uno sconto speciale puoi prenotare il libro cliccando qui prima del 20 marzo.

  9. “Il Nuovo Calcio” e MisterManager.it: una nuova sinergia

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    Sono lieto di annunciare la grande opportunità che mi ha dato il nuovo direttore de “Il Nuovo Calcio” Ferretto Ferretti, per poter esprimere le mie idee e metterle a confronto e a disposizione dei numerosissimi seguaci del “Top magazine” dedicato ad allenatori, preparatori ed addetti ai lavori del mondo del calcio e del calcio a 5.

    il mio compito sarà quello di proporre una serie di quesiti, esercitazioni, analisi e video su squadre, avversari e giocatori sempre in linea con lo stile affermato della pagina facebook e del sito ufficiale della rivista. Mi auguro di poter essere all’altezza e poter imparare molto anche da questa esperienza.

    Il professor Ferretti, docente di metodologia ai corsi allenatori del Settore Tecnico FIGC di Coverciano, allenatore di base e preparatore atletico professionista, che ha lavorato per più di 20 anni in serie A, è la nuova guida della rivista; un direttore che porta una grande quantità di esperienza vissuta sul campo. Egli conosce le dinamiche e le esigenze di chi lavora o si diletta in questo mondo in continua evoluzione, ma soprattutto cosa respira, cosa osserva e cosa vuole apprendere l’uomo di calcio moderno.

    Il suo avvento ha portato a un notevole cambio organizzativo a livello di immagine e di protagonisti; queste le sue parole pronunciate al momento dell’investitura:

    ferrettiÈ un grande piacere e un onore assumere la direzione de’ Il Nuovo Calcio, rivista che ho visto nascere nei lontani anni ’90. E ho contribuito a far crescere nelle prime stagioni. Sono passati più di vent’anni, il calcio è cambiato radicalmente nelle metodologie d’allenamento, negli aspetti tecnico-tattici, per quanto concerne le componenti psicologiche e di comunicazione. Fortunatamente, sono rimasti immutati l’interesse e la passione dei molti addetti ai lavori, in particolar modo il desiderio di conoscere, apprendere e migliorare da parte di allenatori e preparatori di qualsiasi livello ed età. Anzi è cresciuto! Lo percepisco tutti i giorni in campo e in aula: da Coverciano a quelli periferici.

    Per questo motivo, il primo obiettivo che mi sono posto è quello di rendere il più interessante possibile il nostro mensile. Un mensile per tutti coloro che vivono il calcio in prima persona: giocatori, allenatori, preparatori, sia di giovani, sia di adulti. Per riuscire in questo scopo, penso sia importante che ognuna di queste figure trovi qualcosa dedicato, qualcosa che lo aiuti a migliorare realmente. Quindi, come accade spesso quando vi è un cambio in panchina, servono delle novità. La prima, l’avrete sicuramente notata, è la veste grafica, più attuale e fresca. A volte anche la “maglietta” fa la differenza. Poi ci sono i contenuti: se avete sfogliato le pagine con curiosità ancora prima di “studiarle”, sono gr premium calcioiffate da nuovi e soprattutto autorevoli uomini di calcio. Uomini di campo! Perché questa è la seconda delle finalità che mi sono posto: cercare di creare il giusto mix tra lavori pratici e quel pizzico di scientificità che deve sottendere l’universo dell’allenamento. In modo che, come ha detto l’amico Fulvio Fiorin nella sua opinione, Il Nuovo Calcio diventi un punto di riferimento per chi fa… calcio.

    Come accennato, tutti devono trovare qualcosa. Qualcosa di qualità! Quindi, in ogni numero vi saranno articoli incentrati sugli aspetti tecnico-tattici, per adulti e settore giovanile, di metodologia, tecnica e coordinazione per l’attività di base, di preparazione fisica, di allenamento per i portieri, di medicina, alimentazione e regolamento/carte federali, nonché di calcio a cinque e femminile.

    Non vogliamo dimenticare certo l’attualità, con l’analisi tattica dei top team dei principali campionati europei, firmata Giovanni Galli; l’intervista al giocatore (il primo è Alessandro Diamanti) e quello che a mio parere più rappresenta il nostro mondo: l’approfondimento con l’allenatore e il suo staff, redatto a più mani da addetti ai lavori. E in questo numero, i protagonisti sono Vincenzo Montella e i suoi collaboratori, che ringrazio per la disponibilità. È solo l’inizio. L’inizio di un nuovo corso. Che vuole coinvolgere sempre di più tutti voi lettori. Perché si migliora solo nel confronto.

    Ferretto Ferretti

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    A cura di Claudio Damiani

    Claudio Damiani

    NCMontella

     

     

     

     

     

     

     

     

  10. Garcia, multa scampata per il cellulare. Se nel calcio irrompe la tecnologia…

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    Il caso Rudi Garcia, “sorpreso” in panchina durante una comunicazione al cellulare con il suo vice non appena arrivato in Italia, aveva riaperto il dibattito sull’invadenza della tecnologia nel calcio e nello sport. L’allenatore della Roma non fu stato multato dal giudice sportivo, perché il contatto “vietato” non era stato trascritto nel referto arbitrale.

    «Non sapevo che da voi in Italia non si potesse parlare al cellulare in panchina», si è giustificato dopo Livorno-Roma l’ex tecnico capitolino Rudi Garcia, che nel primo tempo aveva telefonato al suo collaboratore tattico Frederic Bompard. Scena che non è sicuramente passata inosservata ai media che, alla fine della partita, hanno avvisato Garcia sul probabile arrivo di una multa. «Ho usato il telefonino – ha detto sorpreso l’allenatore della Roma – perché la radio non funzionava. Dovevo sentire il mio vice che segue la partita dall’alto. È vietato? In Francia l’ho sempre fatto». Non è così però: nel calcio la Fifa, nel suo regolamento sovranazionale, si
    oppone allo strapotere del cellulare e delle radiocomunicazioni. Garcia insomma non avrebbe potuto parlare al telefonino con il suo assistente nemmeno in Francia. Intanto il giudice sportivo ha emesso i provvedimenti sulla prima giornata di campionato, ma non si è espresso sulla comunicazione vietata in quanto non era stata segnalata dal referto arbitrale né, al momento, dagli ispettori della procura federale.

    GarciaLE REGOLE – Nelle Interpretazioni delle “Regole del giuoco e linee guida per arbitri”, l’articolo 4 non lascia spazio a interpretazioni stabilendo che “l’uso di sistemi di radio comunicazione tra calciatori e/o lo staff tecnico non è consentito”. Ma si ricordano tanti casi di comunicazione tra campo e tribuna, soprattutto tra allenatori squalificati e i loro vice in panchina. Comportamento sulla carta contro il regolamento, ma ormai diventato “consuetudine”.

    CONTE, L’ALLENATORE IN TRIBUNA – Il mister juventino due volte campione d’Italia, Antonio Conte, durante i dieci mesi di squalifica che la Corte di Giustizia Federale gli ha comminato nella sentenza di appello, sussurrava al cellulare da un palco in tribuna con i vetri oscurati. A bordo campo campo Massimo Carrera, suo vice, si sgolava per riportare alla squadra gli ordini che arrivano dall’allenatore, quindi “dall’alto”. Un esperimento, alla luce delle vittorie in campionato, che ha funzionato e che ha dimostrato che (forse) avere o meno l’allenatore in panchina fa lo stesso.

    CALCIATORI COME ROBOT – Nel 2005 in una partita del trofeo Bernabeu, il Real Madrid dotò di auricolare ricetrasmittente il capitano Raul Gonzalez, coronando il sogno segreto di ogni allenatore: entrare nella testa dei calciatori e impartire ordini di squadra senza urlare e gesticolare da bordo campo. L’allora tecnico Vanderlei Luxemburgo e la dirigenza madridista all’epoca non diedero seguito all’esperimento, lasciando ancora spazio (e che spazio) alla fantasia dei blancos.

    COMUNICAZIONI IN CHIARO PER LA F1 – In Formula 1 da molti anni sono consentite, in modo accessibile ai media e alla Fia, le comunicazioni via radio tra pilota e box, sia nelle prove ufficiali sia in gara. Lo scambio di informazioni tecniche fa parte ormai integrante della corsa, non a caso spesso si attribuisce al box il merito di una vittoria o la responsabilità di una sconfitta, quasi a porre in secondo piano il ruolo del pilota.

    AURICOLARI PER TUTTI I CICLISTI – Le comunicazioni radio sono libere anche nel ciclismo. Dal 1998 sono state consentite in tutte le corse. I primi esperimenti vennero fatti nel 1992 dalla Carrera, al Giro d’Italia. Nel 1995 la prova fu estesa al Tour de France, dove Jalabert e compagni ricevevano le indicazioni di gara direttamente via radio dall’ammiraglia lontana. Nel 1996 l’esordio della radio ai mondiali, fu l’italiano Chiappucci a utilizzare per primo il contatto radio permanente con il suo direttore sportivo durante la corsa. Dal 1998 gli auricolari sono tutt’uno con i corridori in gara, e ciò ha cambiato anche le abitudini delle ammiraglie e dei direttori sportivi, che possono gestire meglio le corse delle rispettive squadre.

    PRIMA DI SCIARE – Nello sci le comunicazioni radio fra lo sciatore e i propri tecnici sono autorizzate fino al momento della partenza. L’atleta fino a un momenti prima di lanciarsi in pista può ricevere indicazioni dal suo direttore sportivo.

    IL FOOTBALL – Ma la disciplina pilota nel campo delle telecomunicazioni tra protagonisti è il football americano: lì, da tempo (in parallelo all’introduzione dell’istant replay, una moviola istantanea per gli arbitri) l’head coach, il capo allenatore, si parla costantemente via cuffie con i suoi collaboratori e addirittura con il proprietario che assiste ai match in tribuna. Il sogno segreto di Berlusconi e del suo Milan?

    Luca Salici
  11. Fase di possesso: uno sviluppo del gioco dalle retrovie molto in voga

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    In questo inizio di stagione alcune squadre stanno utilizzando con costanza un nuovo modo di impostare il gioco con manovra ragionata.

    Club di Serie A e B, Juventus, Inter, Torino, Roma in primis, fanno uso di questo sistema di gioco in fase di possesso.

    Nel momento in cui vi è palla in mano al portiere o deve essere eseguita una rimessa dal fondo, si nota sempre più spesso un posizionamento di due difensori pronti a ricevere larghi al di sotto del vertice dell’area di rigore, con il difensore centrale (in caso di difesa a 3 o a 5), o il centromediano metodista (se la difesa è a 4), che si colloca a dare una soluzione in zona centrale, al limite dell’area.

    Nell’esempio in figura abbiamo considerato una squadra schierata con modulo di gioco 1- 4-4-2. Cambia poco in un modulo 1-3-5-2 (vedi Juventus): al posto del mediano, (n. 4), rimane il centrale dei tre difensori mentre i “quinti” di centrocampo si posizionano larghi, quasi a toccare la linea mediana.

    1. I difensori centrali esterni si sono collocati bassi al di sotto del rispettivo vertice dell’area;
    2. il metodista è arretrato per ricevere ma anche per dare copertura preventiva;
    3. i difensori esterni sono larghi e avanzati.

    posizione start

    La Roma di Garcia (modulo 1-4-2-3-1), tende solitamente a far allargare Castan e Benatia nella zona poco indietro al vertice dell’area di rigore, con arretramento di De Rossi a fare il centrale e a ricevere palla, con i difensori esterni, Balzaretti e Maicon già sistemati nei pressi della linea di metà campo a fungere da ali aggiunte. Nel caso della Roma, questa è una soluzione tattica che viene sviluppata non necessariamente da una situazione di palla in possesso del portiere (o da rimessa dal fondo), ma anche in situazione di gioco “dinamico”.

    Perchè viene utilizzata questa tattica?

    Il posizionamento di due difensori nella zona poco più bassa del vertice dell’area può portare a delle situazioni vantaggiose:

    1. Far salire gli avversari che non intendono far partire la manovra ragionata dai difensori stessi; in questo caso si riuscirà ad ottenere un “allungamento” delle maglie degli avversari e nell’eventualità in cui il portiere riuscisse a servire i centrocampisti centrali piuttosto che i giocatori situati sulle fasce laterali, la squadra antagonista si troverebbe già in una situazione di inferiorità numerica pericolosa.
    2. Fare ricevere palla a uno di essi (5 o 6), potendo così far raggiungere l’obiettivo della squadra che vuole riprendere il gioco dalle retrovie;
    3. fare ricevere i giocatori 9 o 10;
    4. Fare ricevere i giocatori 2 o 3.

    Dipenderà molto dalla strategia difensiva della squadra antagonista; pressing ultraoffensivo? Attende nella metà campo con 10 giocatori dietro la linea della palla?

    E’ implicito considerare che i difensori debbano possedere doti tecniche non comuni oltre che uno spiccato livello di personalità nel ricevere palla in zone di campo notoriamente rischiose, in caso di perdita di possesso.

    Non ultimo fattore da considerare, le capacità del portiere nel gestire il pallone coi piedi. Il voler sviluppare gioco dalle retrovie in questo modo, prevede un coinvoilgimento costante della figura dell’estremo difensore che, in molti casi può trovarsi a ricevere retropassaggi o vedersi coinvolto in “giropalla” frequenti.
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    A cura di Claudio Damiani

    Claudio Damiani

  12. “Insegnare ed imparare: elementi per crescere”

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    a cura di Claudio Damiani – Allenatore di base

    E’ stato il tema di una piacevole serata alla quale sono stato invitato da una società della mia provincia. Di fronte a un pubblico composto perlopiù da genitori del settore giovanile e dirigenti della stessa ( l’A.C. Treporti militante nel campionato di Seconda categoria Veneta), gli spunti sono stati molteplici e tutti interessanti.

    • INSEGNARE: è un termine che può avere mille interpretazioni che dipendono da chi insegna e verso chi, dal contesto in cui si insegna e soprattutto da cosa si insegna.
    • L’INSIEME DI NOZIONI E CONCETTI che caratterizzano il nostro bagaglio culturale e tecnico (riferito al calcio e allo sport), costituiscono elementi a noi chiari e incisi nel nostro modo di fare attività ma soprattutto di voler fare attività:
    • A volte consideriamo che essere possessori di nozioni e concetti, essere esperti di un argomento piuttosto che un altro ci porta ad essere automaticamente in grado di saperli esprimere a un gruppo di nostri allievi/calciatori.

    Non a caso, e molti di noi lo sanno, occorre distinguere ciò che sappiamo da ciò che siamo in grado a trasmettere e da ciò nasce un quesito:

    L’istruttore/allenatore è sempre in grado di SAPER FAR APPRENDERE le sue conoscenze e le sue esperienze ai suoi allievi?

    Infatti: non è detto che se noi apprendiamo e comprendiamo dei concetti, catalizziamo delle idee a noi oggettivamente chiare, limpide, poi siamo in grado di insegnarle con la medesima naturalezza al nostro gruppo di ragazzi.

    Non dobbiamo considerarci Allenatori dal momento in cui usciamo dal Corso di Allenatore di Base. Io stesso la pensavo così; ma la realtà è diversa.

    QUALI QUALITA’ DEVE AVERE UN BUON ALLENATORE?

    L’amore e la passione per il calcio, la predisposizione a fare sacrifici (UMILTA’), il saper dosare l’autorevolezza nei confronti dei ragazzi senza farla sfociare in AUTORITA’. Senza poi tralasciare la qualità, più che la quantità, delle nozioni da trasmettere agli allievi.

    E per ultimo, fattore non meno importante, il sapere gestire i momenti difficili della gara/stagione alla pari dei momenti di soddisfazione e serenità.

    SAPERE COSA SI E’ IN GRADO DI FARE avendo l’accortezza di RICONOSCERE I PROPRI LIMITI

    Non è corretto guidare i “Primi calci” se non ne siamo portati e non ne abbiamo le conoscenze per farlo e la nostra prerogativa è la prima Squadra. E purtroppo molti istruttori/allenatori fanno e vogliono fare anche se non sanno fare, per mancanza di umiltà propria ma anche per negligenza di chi fa le scelte…

    IL PATENTINO E’ DA CONSIDERARSI UN PUNTO DI PARTENZA, NON DI ARRIVO

    Allenare, istruire, dirigere un gruppo NON E’ PIU’ SOLO ATTIVITA’ DI CAMPO; magari!

    Vi sono altre dinamiche in cui bisogna cimentarsi:

    • Il rapporto col Direttore o con il Responsabile del Settore Giovanile, col Segretario (e in qualche situazione col Presidente…)
    • A certi livelli occorre avere un buon rapporto con la stampa locale e in taluni casi, ma in questo caso si parla di professionisti che lavorano su “piazze” importanti, anche con i tifosi

    E in un certo senso la nostra abilità consiste nell’”ALLENARE” anche questi “soggetti”.

    Ma a livello di settore giovanile occorre allenare anche

    I GENITORI.

    (CHE IN MOLTI CASI, VORREBBERO CHE IL FIGLIO DIVENTASSE QUEL CALCIATORE CHE NON SONO MAI RIUSCITI A DIVENTARE).

    E da qui l’abilità dell’allenatore/istruttore deve essere in grado di gestire al meglio il rapporto con i genitori (quindi “allenare” anch’essi).

    Nel SETTORE GIOVANILE, nelle fasce evolutive costituite dalle categorie “Scuola calcio”, “Primi calci”, Pulcini ed Esordienti, INSEGNARE è il termine adatto.

    Si consideri che l’aggregazione di un gruppo di bambini attraverso lo sport e il calcio deve essere tale per produrre dapprima un’educazione e un rispetto verso le persone e le cose, quindi l’obiettivo dovrà essere:

    • SOCIALE,

    Quindi prettamente

    • LUDICO e

    in un terzo step

    • COORDINATIVO E TECNICO in quanto consideriamo che l’aspetto coordinativo debba essere precedente e fondamentale per l’assimilazione e lo sviluppo qualitativo della tecnica di base.

    ISTRUTTORI/EDUCATORI, NON ALLENATORI

    Potremmo affermare quindi, che l’allenatore possa essere definito tale dalla categoria “Giovanissimi”, una fascia evolutiva ideale per poter continuare ad esercitare gli aspetti di cui sopra cominciando ad integrarli con i primi rudimenti di TATTICA INDIVIDUALE E DI REPARTO.

    Noi di MisterManager.it, al fine di poterci confrontare e di ampliare le conoscenze nostre e di chi ci segue, gradiremmo ascoltare ed imparare dalle esperienze dei nostri colleghi utenti e visitatori la metodologia di lavoro adottata sul campo e non attraverso questa traccia guida.

    ESPERIENZE PERSONALI

    CONTESTO:

    • SETTORE GIOVANILE (obiettivi)
    • PRIMA SQUADRA (obiettivi)

    COME INSEGNO? COME FACCIO APPRENDERE AI MIEI GIOCATORI? COME GESTISCO I MIEI ALLIEVI?

    METODOLOGIA:

    • SETTIMANA TIPO (Aspetto atletico, tecnico, tattico)
    • SISTEMI DI GIOCO ADOTTATI
    • GESTIONE DELLA SOSTA DI CAMPIONATO INVERNALE
    • MOTIVAZIONE (RECUPERO DELL’AUTOSTIMA, MENTALITA’ VINCENTE)
    • RAPPORTI DELL’ISTRUTTORE/ALLENATORE COL GRUPPO, GESTIONE DELLO STESSO, SCELTE TECNICHE, ECC.

    Inviate i vostri pensieri o i commenti a questo articolo a [email protected] li pubblicheremo molto volentieri: sarà un modo per portare esperienze e idee al servizio di tutti!

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