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  1. Saranno Scout – Analisi su Mauro Icardi

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    a cura di Fabio Piscione*

    Iniziamo questa settimana un nuova rubrica che vuole essere una sorta di “trampolino di lancio” per chi, come molti voi lettori, vuole provare a diventare scout. Per questo prendiamo a prestito la categoria “Talenti Emergenti” in maniera anomala, rapportandoci non ai giocatori, in questo caso, ma agli “Scout Emergenti”. Sentitevi liberi di commentare e dire la vs.opinione in merito aiutando questi talenti a crescere migliorando le loro analisi, ponendo anche il vs.contraddittorio in merito.

    Se anche voi volete scrivere la vostra analisi, contattateci proponendo un vs.articolo: insieme lo adatteremo ai contenuti web di mistermanager.it dandovi la visibilità che meritate, aiutandovi anche a mettervi un po più in gioco; passiamo ora alla scheda preparata da Fabio Piscione su Mauro Icardi.

    MAURO ICARDI
    Società: Inter
    Anno di nascita: 1993
    Nazionalità: Argentina

    Schierato come attaccante centrale in un sistema di gioco che varia dal 4-2-1-3 al 4-5-1. Giocatore dotato di una buona tecnica individuale, predilige la protezione della palla con scarico ai compagni vicini. Ottima capacità di smarcarsi e farsi vedere negli spazi vuoti giocando spesso sul filo del fuorigioco. Ha delle spiccate doti realizzative, specialmente dall’interno dell’area di rigore. Anche se marcato da giocatori più alti di lui, il giocatore ha dimostrato di saperli sovrastare nel colpo di testa, segnando numerosi gol.
    Predilige l’uso del piede destro, il mancino non viene usato molto. Per quanto riguarda la conclusione a rete, ha una certa confidenza col tiro piazzato quando si trova a tu per tu col portiere. Da fuori area il tiro piazzato è buono, quello di potenza non si è visto molto spesso. Inadatto a coprire un ruolo da attaccante esterno, in quanto gli mancano quella tecnica e velocità necessaria a correre lungo la fascia.
    Nonostante le caratteristiche da uomo d’area, in caso di necessità il giocatore ha saputo adattarsi a fare l’attaccante di manovra, andando incontro al pallone per smistare il gioco e sfornando anche qualche assist per i compagni. È il tipo di attaccante che chiede spesso l’uno – due, dando il pallone al compagno e scattando nello spazio per il pallone di ritorno.
    Un suo tipico movimento è quello di attendere il pallone quasi fermo per poi scattare verso il pallone o nello spazio un momento prima della partenza del cross o del passaggio, rendendosi quasi immarcabile. Ottima capacità nella realizzazione dei calci di rigore, scelto appunto come rigorista della squadra. Giocatore che pressa e lotta sui difensori in possesso di palla senza risparmiarsi. A livello di resistenza fisica ha dimostrato di saper resistere senza troppi problemi per 90 minuti, mantenendo abbastanza costante il proprio ritmo. La muscolatura è solida e fin’ora non si sono verificati gravi infortuni tali da far temere per la salute futura del giocatore.
    Sotto il punto di vista della mentalità sembra dare l’impressione di un ragazzo serio e responsabile, pronto a caricarsi la squadra sulle spalle.
    Non si sono mai verificate scene di proteste eccessive, è sempre stato nei limiti del regolamento quando si tratta di rivolgersi al direttore di gara. Ha il difetto di estraniarsi dal gioco di tanto in tanto, aspettando palloni all’interno dell’area di rigore, fattore che può essere migliorato col passare del tempo. Nonostante la giovane età non sembra dare segni di sregolatezza nella vita privata. È un giocatore molto deciso a far bene e a migliorare il proprio palmares. La via è quella giusta e se dovesse continuare su questa strada potrebbe diventare un top player a livello mondiale.

    *Fabio Piscione gioca a calcio dall’età di 6 anni. Attualmente impegnato nel suo primo corso da osservatore, punta a diventare uno scout a livello nazionale ed europeo.

  2. Il calcio italiano ritornerà grande?!

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    Il calcio italiano vive un momento no. I grandi campioni non vengono più in Italia ma preferisono la Spagna, la Germania o l’Inghilterra e chi cresce nel campionato italiano scappa via per cercare nuovi stimoli. Di certo fino a pochi anni fa l’Italia era ambita da i più grandi calciatori, basti pensare che fra gli anni 80 e gli anni 90 hanno vestito casacche di squadre italiane giocatori importante come Van Basten, Maradona, Platini, Rummenigge, Zico, Rijkaard, Gullit, Klinsmann, Falcao e scusate se ne dimentico tanti altri. Ora i calciatori importanti sono pochi, e le squadre italiane non riescono ad attirare i top player. L’esempio più lampante è quello di Drogba che ha preferito il Galatasaray alla Juventus. Riusciremo a tornare grandi e riportare la Champions League in Italia nel breve periodo?

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