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  1. Il calcio è poesia

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    Pubblicato da Isabella Gasperini su ISABELLA GASPERINI BLOG

    PER “CRESCERE GIOCANDO A CALCIO”

    Il calcio è una giornata di festa come oggi, 25 aprile, un centro sportivo assolato, tanta gente….. E in un angolo silenzioso vicino a un campo di grano, un gruppetto di ragazzi ed un mister, legati dal loro dialogo segreto…..

    Poi arriva lo spazio da percorrere delimitato dalle linee bianche. Un avversario da scavalcare per giungere tutti insieme a varcare quella rete….. Ed esultare insieme!

    Non è importante un gol, una vittoria, se non si conosce il sapore amaro della sconfitta.

    Per questo in certi casi ci si abbraccia tanto forte, perché tutti insieme vicini vicini, ci si sente un gruppo, perché in precedenza ad unire è stata la rabbia e la rassegnazione dell’aver perso un’altra partita.

    Il calcio è poesia quando vuoi andare a salutarli e avvicinandoti allo spogliatoio, invece dei ragazzi, ci sono le loro maglie stese.

    Poi li vedi uscire…. Prima in campo piccoli guerrieri, dopo con le infradito vanno a mangiare mentre scherzano e si fanno i dispetti… E respiri la loro amicizia….. E questa è poesia pura.

    Poesia è il loro sguardo…..

    È vederli che dopo mangiato, nell’attesa di un’altra partita, anziché riposarsi in centomila modi possibili, si mettono a giocare scalzi, su un prato d’erba adiacente al campo di calcio…

    …. La porta creata dalle loro magliette…..

    Come facevamo noi, quando eravamo bambini.

    Poesia è vederli esultare la loro vittoria, accanto a due genitori che hanno organizzato una giornata di festa in ricordo del loro bambino: Silvio Botticelli <3

    Poesia è l’abbraccio dei genitori ai loro figli…..

    Poesia è un papà, che quando si veste da mister diventa papà anche dei suoi allievi….

    Poesia è vederli sereni, è vederli ricchi di energia e di sogni, ma di quelli piccoli che fanno il cuore felice, come vincere una coppa a un torneo, come vincere una partita su un prato scalzi e sudati…..

    La poesia sono soltanto loro. Il loro mondo sommerso dietro i loro sguardi….. La loro bellezza pulita.

    Grazie ragazzi!!!! Oggi mi avete fatto vivere le emozioni che gli istruttori di calcio che conosco in tutta Italia cercano di spiegarmi e che palpo dalla passione con cui mi chiedono pareri su Facebook o nella posta privata, sulla mia mail, o su questo blog….. Mi sento fortunata per questo! Amici allenatori siete fortunati anche voi!

    Grazie al gruppo 2002 e al loro mister Roberto Babini per avermi permesso questo!!!

    Grazie ai genitori che hanno condiviso con me la tribuna!

    Con il cuore….. Isa

  2. Lettera alla MAMMA: spettatrice … protagonista!

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    (L’emisfero destro … dei giorni nostri!)

    Salve a tutti, sono un bambino del XXI secolo, voglio raccontarvi una storia …

    In questo strano mondo del calcio (giovanile) troppo spesso si condanna preventivamente la figura del ‘genitore-papà’ reo sempre e comunque di tutti i comportamenti negativi diretti o indiretti veicolati al proprio figlio.

    Non nego, anzi avvaloro, l’enorme danno che tanti papà (molti dei quali coscienti del proprio delirio personale) arrecano ai propri figli tramite atteggiamenti infantili e gesti inconsulti …

    La premessa è d’obbligo, d’altronde se l’Italia è conosciuta, anche, per essere ‘la patria dei 60 milioni di allenatori’ (una delle tante medaglie del Bel Paese …) un motivo per queste strambe deviazioni identitarie dovrà pur esserci …

    Nei famosi 60 milioni, ovviamente, come avrete capito, non possono non esserci, abalotelli e mammanche, le tante mamme che accorrono spasmodicamente al ’capezzale ludico’ dei propri cuccioli …

    E’ inutile ma obbligatorio visti i tempi, rilevare di non voler fare di tutta l’erba un fascio, ma è inevitabile ricorrere a questa sottolineatura per evitare di incorrere nelle sabbie mobili del populismo (becero) da quattro soldi.

    Cara mamma, è inutile che tu stia lì a guardarmi ore e ore … sarebbe più opportuno che tu mi aspettassi a casa, come facevano le nonne di oggi con i figli di allora: VOI, i genitori moderni …

    Non è necessario che tu venga a fare una sfilata di moda a ogni partita che gioco … e butta quella sigaretta ché ti fa male …

    La mamma, nel XX secolo, era di solito a casa, non s’interessava di quello che non conosceva (il calcio)… per indole, riteneva il gioco del calcio un esercizio noioso e incomprensibile!

    Faceva da mangiare: il ragù cuoceva per oltre 3 ore … oggi dispensa consigli e varianti tattiche secondo quello che le ‘passa’ per l’emisfero destro del proprio cervello …[citazione scientifica: nel cervello femminile, il corpo calloso (una struttura composta da fibre nervose che connettono l’emisfero di destra con quello di sinistra) è molto più complesso. Nella donna, quindi, i due emisferi comunicano più facilmente tra loro.

    Conseguenze? L’uomo tende a elaborare la realtà basandosi soprattutto sull’emisfero sinistro, razionale, logico e rigidamente lineare. La donna utilizza in misura maggiore l’emisfero destro che permette di compiere operazioni mentali in parallelo, ed è più legato alla sfera emozionale e al linguaggio analogico.]

    Secondo la scienza, quindi, la donna sarebbe addirittura sprecata nel seguire l’andamento irregolare e poco ortodosso di una sfera presa a calci!

    Capito mamma? Ci sono cose appropriate per ogni emisfero … non è un discorso sessista e non deve neanche sembrare una forzatura alla quotidianità cui ci stiamo abituando …

    “Mio figlio deve giocare dietro, davanti deve giocare quell’altro … mio figlio non può giocare in porta: è sprecato …” Musica e parole ‘rubate’ ai papà (l’altro emisfero dei milioni di allenatori) sciorinate a uso e consumo della platea (ipocrita) compiacente che le deglutisce senza soluzione di continuità …

    Cari genitori, non è bello vedervi dietro le reti di recinzione come foste delle scimmie allo zoo in cerca della nocciolina che in questo caso sarebbe un mio gol … mio e solo mio, sconfessando la natura primordiale del gioco del calcio che nasce come gioco di squadra!

    Commentate sacentemente, e di solito senza le basi del mestiere, la prestazione di questo o quel bambino … ritenendolo più o meno pronto per entrare a far parte del primo o del secondo gruppo …

    chiccocalcio3La moda del momento è: parlare di bambini più o meno pronti, è il nuovo modo di giudicare, senza infierire più di tanto, sulle qualità ‘calcistiche’ di bambini di 10 anni …

    Non si usa più il termine ‘bravo’ o ‘pippa’… Si è trovato un modo politically correct per definire un bambino in rampa di lancio, o meno, per l’universo indefinito del professionismo …

    Lo stratagemma è chiaro: ‘c’è una speranza per tutti’! Con la celata approvazione di chi gestisce il sistema…

    Se, cari Mamma e Papà non siete riusciti a imporvi, ai vostri tempi, nello sport (sempre che ci abbiate provato), non è detto che debba riuscirci IO … è vero che oggigiorno è sempre più difficile trovare lavoro e che diventare famosi e ricchi aprirebbe a me, e forse anche a voi, prospettive di vita fantasmagoriche … ma penso che dobbiate darvi, TUTTI, una ridimensionata così da permettere a noi bambini di ritagliarci qualche ora di svago in questa vita frenetica che anche a noi, a 10 anni, cerca di rubare la spensieratezza che voi avete perso e che sembra non vogliate concederci col vostro atteggiamento …

    Ok mamma? Non te la prendere … e se non ti senti parte integrante di questo quadro che ho descritto, ti dedico queste ultime righe …

    “Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice “non urli, non è mica la prima”.Imparano a cantare piangendo, a sciare con le ossa rotte.”

    Concita De Gregorio, Malamore – (ed. Mondadori)

    Luca Sbarbaro per mistermanager.it

    Claudio DamianiA cura di Claudio Damiani

  3. “E’ che voglio continuare a giocare!”

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    Negli ultimi giorni è circolata molto online ed è stata pubblicata anche su numerosi giornali – oggi ne parla anche Massimo Gramellini sulla Stampa – una foto in bianco e nero che mostra un bambino mettersi in mezzo a due adulti che stanno discutendo in un campo da calcio, un arbitro e un allenatore. La foto è diventata ben presto un simbolo e un richiamo a un gioco meno aggressivo e con maggiore spirito sportivo.

    Il bambino della foto si chiama Alejandro Rodríguez Macías: ha 5 anni e gioca come attaccante nell’Unión Viera B, una squadra di calcio giovanile di Las Palmas, sull’isimageola spagnola Gran Canaria. La mattina del 14 maggio scorso stava giocando nello stadio López Socas contro il Barrio Atlántico: entrambe le squadre fanno parte della categoria prebenjamín, in cui giocano i bambini tra i cinque e gli otto anni.

    Durante il primo tempo l’allenatore del Barrio si era trovato più volte in disaccordo con le decisioni dell’arbitro, e gliene aveva parlato nel’intervallo. Alla ripresa del secondo tempo, dopo un’altra decisione arbitrale che aveva ritenuto sfavorevole, l’allenatore è entrato in campo e ha iniziato a discutere in modo acceso con l’arbitro. A quel punto è intervenuto Alejandro, mettendosi in mezzo ai due adulti e dicendo «smettetela, smettetela, smettetela!». L’allenatore e l’arbitro hanno subito smesso di discutere, mentre il pubblico si è alzato in piedi ad applaudire il gesto del bambino.

    Rubén López Estupiñán, uno dei genitori che assisteva alla partita dagli spalti, ha scattato la foto che in poco tempo è stata ripresa da siti e giornali di tutto il mondo. López ha raccontato al sito Tinta amarilla che «è stata una cosa che ci ha impressionato. Il gesto del bambino è stato indimenticabile. È riuscito a fermarli e ha ottenuto gli applausi del pubblico. È stato davvero bello». Ana Afonso, l’allenatrice dell’Unión Viera, ha raccontato che si è accorta che Alejandro se ne stava «con le mani tese tra l’allenatore e l’arbitro. Mi sono avvicinata a gli ho chiesto “Alejandro, cosa fai?” e lui mi ha risposto “Niente, è che voglio continuare a giocare”». In un’intervista a UDRadio, Alejandro ha spiegato che non voleva che gli adulti «litigassero» e ha aggiunto che «mi piace il gioco pulito».

    Fonte: ilpost.it

    Claudio DamianiA cura di Claudio Damiani

  4. Danone Nations Cup

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    Giunta alla 12° edizione, la DANONE Nations Cup 2011, in Italia, annovera 200 squadre e 2.800 ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 12 anni.
    Le squadre, provenienti da tutta Italia, si contendono la vittoria di un torneo di calcio a 9 giocato all’insegna dei veri valori sportivi: l’integrazione e la fratellanza tra culture diverse, il rispetto dell’avversario e delle regole fuori e dentro il campo, la socializzazione e lo spirito di gruppo.

    Il prossimo 5 giugno si disputerà, presso lo Stadio XXV Aprile di Parma, la finale nazionale. La squadra vincitrice avrà la possibilità di giocare la finalissima Internazionale che si svolgerà il prossimo 9 ottobre a Madrid, Spagna.

    La Danone Nations Cup sarà anche l’occasione per offrire alle famiglie, alla comunità scientifica e al mondo dello sport una serie di indicazioni sulle corrette abitudini alimentari dei giovani per aiutarli ad adottare un migliore stile di vita.
    Verrà infatti effettuata un’indagine tra gli allenatori delle 200 squadre di giovanissimi impegnate nel torneo, con l’obiettivo, in linea con la stessa mission di Danone, di avere una più attenta panoramica degli stili di vita in giovane età dal punto di vista di chi segue i teenager nella loro educazione sportiva.
    Questa iniziativa verrà affiancata da una ulteriore indagine mirata tra i 2800 partecipanti per valutare la loro percezione delle proprie abitudini alimentari.

    Il Torneo, che a livello internazionale si svolge sotto l’egida della FIFA, è patrocinato dalla
    Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Agenzia Nazionale dei Giovani e dalla Lega Calcio di
    Serie A e B.
    Sostenitori del progetto anche Adidas, Canon, Eurosport, Ferrarelle, Okaïdi, PES2011

    Promo video

    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=87esoVJ4Fdg[/youtube]

    Links

    www.danonenationscup.com

    blog.danonenationscup.com/italy/


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  5. Lo “straniero” nei Dilettanti: norme e regole

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    Pubblichiamo un articolo molto dettagliato e preciso sul tesseramento per gli atleti stranieri nei campionati dilettantistici, tratto da “Il Calcio Illustrato”: una guida riassuntiva, caso per caso.

    In un periodo storico in cui l’integrazione razziale sta diventando realtà anche in Italia con le prime classi delle elementari che spesso costituiscono un vero melting pot di giovanissimi, si impone anche per le organizzazioni sportive l’esigenza di adeguare le proprie normative alla mutata dimensione socio-culturale del Paese. La funzione sociale e di formazione che lo Statuto Figc attribuisce al Calcio di Base, infatti, deve svilupparsi accompagnando, da un lato, il diffondersi di tale fenomeno, dall’altro, però, contrastando le potenziali controindicazioni che possono verificarsi in vigenza di una disciplina eccessivamente elastica. Di frequente si sente parlare di bambini spesso extracomunitari, che, introdotti in Italia da soggetti che operano ai limiti della legalità con il miraggio di intraprendere la carriera di calciatore, vengono poi abbandonati al loro destino in caso non dimostrino doti tecniche adeguate.

    Il reticolato normativo
    La disciplina del tesseramento degli stranieri nei campionati “Dil” si articola nelle disposizioni delle Noif, nonché nelle nuove normative Fifa, in vigore dal 1/10/ 2009, in materia di minori. Queste ultime riducono significativamente la circolazione di tali atleti, allo scopo di impedire che giovani vengano ‘estirpati’ dal loro contesto per finalità speculative legate allo svolgimento dell’attività sportiva. La “base” su cui si fonda il reticolato normativo, è costituita dall’art. 40bis Noif, che, negli ultimi anni è stato integrato e corretto dal Consiglio Federale, per agevolare le società “Dil”nel rispetto degli adempimenti previsti dalla ‘legge Bossi Fini’ in materia di permessi di soggiorno. In particolare, il comma 11 della disposizione, stabilisce che “le società della Lnd possono tesserare, entro il 31/12, e schierare in campo un solo calciatore straniero, ovvero una sola calciatrice straniera, che siano stati tesserati per società appartenenti a Federazioni estere, purché in regola con le leggi vigenti in materia di immigrazione, ingresso e soggiorno in Italia, e sia documentato:
    1. Calciatori extracomunitari:
    a) la qualifica di “non professionista” risultante dal “transfert internazionale”;
    b) lo svolgimento di attività lavorativa mediante esibizione di certificazione dell’Ente competente attestante la regolare assunzione;
    c) in alternativa, se studente, lo svolgimento dell’attività di studio mediante esibizione di certificato di iscrizione o frequenza a corsi scolastici o assimilabili riconosciuti dalle competenti autorità;
    d) la residenza e il permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento. La residenza e il permesso di soggiorno devono risultare nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o di Provincia limitrofa.
    2. Calciatori comunitari:
    a) la qualifica di “non professionista” risultante dal “transfert internazionale”;
    b) la residenza che, nel caso di minori di età, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o in Provincia limitrofa;
    I calciatori tesserati a norma dei precedenti punti 1) e 2) non possono essere trasferiti ed il tesseramento ha validità per una stagione sportiva; Il tesseramento decorre dalla data di comunicazione della Figc e, per i calciatori extracomunitari che non potranno essere trasferiti, avrà validità fino al termine della stagione sportiva”.

    Limiti numerici e temporali
    Gli aspetti trattati dalla disposizione sono molteplici e costituiscono specificazioni della procedura di tesseramento dei calciatori non Professionisti, nonché della disciplina del rapporto tra club ed atleta.
    Innanzitutto, è previsto un limite numerico e temporale, con una particolarità: a fronte dell’affermazione dei principi di libertà di circolazione e stabilimento dei cittadini comunitari in territorio UE, le restrizioni riguardano ‘calciatori stranieri che siano stati tesserati per federazioni estere’, senza distinzione tra comunitari ed extracomunitari. Pertanto, la fonte regolatrice del tesseramento nei Dilettanti si differenzia notevolmente da quelle vigenti in ambito Prof (in cui i club possono tesserare un numero illimitato di giocatori di paesi appartenenti all’Unione Europea): in seno alla Lnd, i club hanno il limite di tesserare un solo straniero, entro il termine del 31/12 di ogni stagione.
    Chiaramente, poiché la disciplina che in materia di instaurazione del rapporto in ambito Figc non può prescindere dalla legislazione statuale, l’equiparazione, nei Dilettanti, tra atleta comunitario ed extracomunitario (effettiva per quanto riguarda limite numerico e temporale) si arresta davanti agli obblighi documentali incombenti sulle società, chiamate a dimostrare, in ogni caso, che il vincolo con il calciatore dipende da motivi diversi dal calcio.
    Se, infatti, i principi del Trattato UE consentono ai cittadini europei di soggiornare e circolare liberamente sul nostro territorio, senza restrizioni, con conseguente necessità, per i club che intendano tesserare questi ultimi, di dimostrare alla Figc la sola residenza in Italia dello straniero (“che, nel caso di minori di età, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o in Provincia limitrofa”), nonché la qualifica di ‘non professionista’, di maggior rilievo appaiono gli adempimenti richiesti per il tesseramento di atleti extra UE.
    In particolare, l’esclusione di qualsiasi forma di lavoro – subordinato o autonomo – che caratterizza il rapporto tra club e atleta in ambito Lnd, ai sensi dell’art. 29/2 Noif, impedisce ai giocatori extracomunitari che intendano vincolarsi con club “Dil” di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro sportivo, non essendo sufficiente l’invito del club per giustificare l’ingresso e la permanenza nel nostro territorio.

    Gli adempimenti
    Per tale ragione, occorre depositare presso il competente Comitato o Divisione (i quali trasmettono incartamento all’Uff. Tesseramento centrale Figc per la verifica della documentazione e l’inoltro della richiesta del Certificato Internazionale di Trasferimento) attestato di svolgimento di attività lavorativa o di studio da parte del cittadino extracomunitario, nonché certificato di residenza e “permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento”, rilasciati da autorità territoriali della provincia in cui ha sede la società o in provincia limitrofa. Su tale aspetto, ormai da alcune stagioni, interviene, tra la fine di una stagione e l’inizio dell’altra, un comunicato ufficiale della Segreteria Federale con cui, onde agevolare i club nelle relative operazioni, si dispone che “ai fini del tesseramento dei calciatori extracomunitari di cui ai commi 11 e 11 bis art. 40 Noif, in parziale deroga alle medesime disposizioni sarà sufficiente presentare, oltre alla ulteriore documentazione prevista, il permesso di soggiorno con scadenza al 31 gennaio 2011” (C.U. 87/A del 23/09/2010).
    Quanto sopra appare condivisibile, sotto il profilo del rispetto della normativa statuale, in quanto, “l’attività agonistica dilettantistica al 31/03/2011 è già avviata nella sua fase conclusiva” e “in base alle disposizioni vigenti in materia di permesso di soggiorno, lo straniero extracomunitario non può essere espulso dall’Italia per l’intervenuta scadenza del permesso di soggiorno, nei sessanta giorni successivi a detta scadenza”: per tali ragioni, “considerato pertanto che il calciatore dilettante extracomunitario in possesso di permesso di soggiorno valido fino al 31 gennaio del 2011, può rimanere nel territorio italiano fino al 31 marzo 2011”, si è ritenuto opportuno derogare alla disposizione dell’art. 40bis, comma 11, Noif, che prevedrebbe il deposito del “permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento”.

    I giovani calciatori
    Notevolmente più complesse, invece, le procedure relative al tesseramento di minorenni stranieri a seguito dell’entrata in vigore della nuova disciplina ad hoc prevista dalla Fifa, contenuta nel Regolamento sullo Status e trasferimenti dei calciatori in vigore dal 1/10/09. Con CU n. 100 del 26/01/2010, infatti, la Lnd ha pubblicato la circolare Figc recante le nuove disposizioni in materia, come detto emanate dalla Fifa, la quale pur avocando a sé la competenza in materia di primo tesseramento di minorenni stranieri (principio valido per tutte le Federazioni calcistiche mondiali) ha, però, delegato tale compito, in ambito dilettantistico, alla Figc.
    In particolare, con tale riforma (art. 19 Regolamento Fifa vigente dal 1° ottobre 2009) si è previsto che “ogni trasferimento internazionale, ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo, ed ogni primo tesseramento ai sensi del paragrafo 3 sono soggetti all’approvazione di una sotto-commissione nominata dalla Commissione per lo status dei calciatori a tal fine. La richiesta di approvazione deve essere formulata dalla Federazione che desidera tesserare il calciatore. Alla Federazione di provenienza viene data la possibilità di presentare la propria posizione. La richiesta di rilascio del Certificato internazionale di trasferimento e/o 1° tesseramento da parte di una Federazione è soggetta alla previa approvazione della sotto-commissione. Qualsiasi violazione di questa disposizione sarà sanzionata dalla Commissione disciplinare ai sensi del Codice disciplinare della Fifa. L’irrogazione di sanzioni è prevista non solo a carico della Federazione che non abbia inoltrato la propria richiesta alla sotto-commissione, ma anche della Federazione di provenienza per aver rilasciato il Certificato internazionale di trasferimento senza l’approvazione della sotto-commissione, nonché delle società che abbiano concluso un contratto per il trasferimento del minore”.
    Fino al 30/09/2009, infatti, per quanto atteneva ai “primi tesseramenti” la competenza era riservata alla Federazione destinataria della richiesta. Dal 1/10/09, invece, la potestà di autorizzare dette operazioni, previa verifica della ricorrenza dei requisiti di cui all’art. 19, è stata avocata dalla Fifa, a causa dell’esercizio, forse disinvolto, che alcune Federazioni avevano fatto delle prerogative loro concesse in tale delicata materia. La Fifa ha trasmesso alle Federazioni un elenco di documenti da produrre, a cura delle società, in originale o copia autentica, nei tre diversi casi di tesseramento di minore straniero (“tesseramento di minori in Italia al seguito dei genitori; trasferimento all’interno del territorio U.E. e dell’Area Economica Europea di calciatori tra 16 e 18 anni; tesseramento minori frontalieri”), in applicazione dell’art. 19 Regolamento Fifa.
    Innanzitutto non è stata prevista alcuna differenza tra minori comunitari ed extracomunitari, tranne che nella fascia 16-18 anni, nella quale, per i primi, è prevista una regolamentazione più elastica rispetto ai secondi. In ragione delle diverse tipologie di trasferimento, poi, sono stati previsti obblighi più o meno vincolanti per la società che intenda tesserare il giovane per l’analisi dei quali si rimanda all’approfondimento in basso.

    Conclusioni
    Si può affermare che la corretta applicazione della nuova normativa riguardante il tesseramento degli stranieri in ambito dilettantistico necessiti di adeguate competenze tecniche da parte dei dirigenti, trattandosi di materia complessa per la duplice esigenza di tutelare i diritti dei calciatori, soprattutto extracomunitari, nonché di evitare il proliferare di fenomeni di speculazione sui minori. Nel condividere i rigorosi paletti posti all’ingresso nel nostro territorio di minori extracomunitari, le disposizioni di cui all’art. 40bis Noif, in particolare laddove prevedono il limite numerico di uno straniero per club e quello temporale del 31/12 per richiederne il tesseramento, atteso l’incremento della popolazione extracomunitaria in Italia, potranno essere anche riviste nella direzione di un’estensione – seppure ‘calmierata’ – delle facoltà per i giocatori maggiorenni che vivano regolarmente nel nostro paese di svolgere attività dilettantistica, in attuazione della funzione sociale e di integrazione riservata allo sport.
    Altri due aspetti di notevole rilievo attengono alla particolare disciplina del rapporto di tesseramento tra società dilettantistiche e calciatori stranieri, fin dal momento della instaurazione del vincolo sportivo.
    Se, infatti, i ‘non professionisti’ italiani, ai sensi dell’art. 39, comma 3, NOIF, “la data di deposito delle richieste di tesseramento o di spedizione del plico postale contenente le medesime richieste stabilisce, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento”, per gli atleti stranieri il tesseramento decorre dalla data di ratifica dello stesso da parte della Figc, comunicata
    in forma scritta alla società.
    L’impiego di un atleta straniero prima che sia stata ricevuta la superiore autorizzazione, dunque, costituisce ipotesi di utilizzo di calciatore in posizione irregolare tale da determinare la sanzione della perdita della gara 0-3 a tavolino o della penalizzazione di un punto in classifica in caso di deferimento della Procura Federale.
    Altra particolarità del rapporto in esame consiste nella necessaria durata annuale del tesseramento, in deroga alla norma che prevede che il vincolo in ambito dilettantistico, salva la possibilità di ‘svincolo’ e trasferimento, anche infrannuale, spieghi i propri effetti, ininterrottamente, sino al compimento del 25° anno di età del calciatore.
    Lo straniero, invece, non può essere parte di un tesseramento pluriennale, nè trasferito, né svincolato in corso d’annata: il rapporto ha durata tassativamente annuale, cosicché, al termine della stagione sportiva, il giocatore è libero di tesserarsi per altro club, senza che nessun diritto/facoltà spetti alla società di precedente appartenenza.

    Focus su > stranieri e vincolo
    Altri due aspetti di notevole rilievo attengono alla particolare disciplina del rapporto di tesseramento tra società dilettantistiche e calciatori stranieri, fin dal momento della instaurazione del vincolo sportivo.
    Se, infatti, i ‘non professionisti’ italiani, ai sensi dell’art. 39, comma 3, NOIF, “la data di deposito delle richieste di tesseramento o di spedizione del plico postale contenente le medesime richieste stabilisce, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento”, per gli atleti stranieri il tesseramento decorre dalla data di ratifica dello stesso da parte della Figc, comunicata
    in forma scritta alla società.
    L’impiego di un atleta straniero prima che sia stata ricevuta la superiore autorizzazione, dunque, costituisce ipotesi di utilizzo di calciatore in posizione irregolare tale da determinare la sanzione della perdita della gara 0-3 a tavolino o della penalizzazione di un punto in classifica in caso di deferimento della Procura Federale.
    Altra particolarità del rapporto in esame consiste nella necessaria durata annuale del tesseramento, in deroga alla norma che prevede che il vincolo in ambito dilettantistico, salva la possibilità di ‘svincolo’ e trasferimento, anche infrannuale, spieghi i propri effetti, ininterrottamente, sino al compimento del 25° anno di età del calciatore.
    Lo straniero, invece, non può essere parte di un tesseramento pluriennale, nè trasferito, né svincolato in corso d’annata: il rapporto ha durata tassativamente annuale, cosicché, al termine della stagione sportiva, il giocatore è libero di tesserarsi per altro club, senza che nessun diritto/facoltà spetti alla società di precedente appartenenza.

    Approfondimenti > i giovani stranieri
    Regole specifiche
    Per quanto attiene, al tesseramento di minorenni soggiornanti in Italia al seguito dei genitori (cd. primo tesseramento e proveniente da Federazione estera), ovvero di atleti extracomunitari inferiori a 18 anni di età e di cittadini europei infrasedicenni, oltre alla richiesta di tesseramento (“sottoscritta dal calciatore e dagli esercenti la potestà genitoriale”), alla dichiarazione “attestante la sussistenza o meno di pregressi tesseramenti presso Federazioni Estere” ed al “certificato di iscrizione scolastica” (alternativo, per i minori superiori a 16 anni di età, a documenti attestanti l’attività lavorativa svolta) sono divenuti fondamentali ulteriori incartamenti quali “contratto di lavoro dei genitori”, “certificato di nascita del calciatore”, “documento identificativo del calciatore e dei genitori”, “certificato di residenza del calciatore e dei genitori”, “permesso di soggiorno del calciatore e dei genitori”. Non è prevista in alcun caso la possibilità di tesserare atleti stranieri infrasedicenni che soggiornino in Italia non al seguito dei propri genitori, o che siano giunti sul nostro territorio assieme alla propria famiglia, ma per motivi comunque connessi al calcio.
    Rispetto alla normativa all’epoca vigente in ambito Figc, per simili tesseramenti, la nuova disciplina si differenzia per:
    a) la previsione esclusiva dei genitori e non degli “esercenti la potestà genitoriale”, come soggetti conviventi e di riferimento del minore;
    b) la necessità di depositare il “certificato di nascita del calciatore”;
    c) la necessità di depositare il “contratto di lavoro dei genitori”.
    In ordine a tali aspetti, emergono alcune potenziali criticità, parte delle quali dovute al fatto che le nuove normative sono state previste da un organo internazionale (la Fifa), indi tradotte nelle varie lingue e diffuse in pressoché tutte le nazioni del mondo, senza prendere in considerazione gli aspetti peculiari di ogni singolo ordinamento giuridico (ad esempio, potrebbe essere ritenuta discriminatoria la distinzione tra minore che soggiorni regolarmente in Italia con un tutore nominato dal Tribunale competente e minore che viva con entrambi i genitori).

    Comunitari over 16 e frontalieri
    Avuto riguardo, invece, alle altre due tipologie di tesseramento (“trasferimento all’interno del territorio U.E. e dell’Area Economica Europea di calciatori tra 16 e 18 anni e tesseramento calciatori minori frontalieri”), la nuova disciplina riserva problematiche di gran lunga inferiori a quelle sopra indicate. Quanto ai trasferimenti di cittadini di età compresa tra 16 e 18 anni, in ambito UE, è sufficiente depositare, oltre a quanto previsto dall’art. 40bis NOIF, dichiarazione del legale rappresentante della società di destinazione, in ordine alle condizioni di vita e di alloggio del minore, nonché l’autorizzazione al trasferimento da parte dei genitori ed il loro documento di identità. Per quanto attiene, infine, ai trasferimenti frontalieri, sussistono limitazioni del tutto marginali, che portano a non ritenere, in alcun modo, vessatoria, né particolarmente gravosa, la disciplina fissata dall’organo internazionale.

  6. Lo spirito di squadra (seconda parte)

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    La squadra: uno specifico tipo di gruppo che può essere definito come un insieme dinamico costituito da individui che si percepiscono più o meno interdipendenti. La squadra sportiva può essere, pertanto, considerata come un gruppo con rilevanza sia nell’aspetto delle individualità che nell’insieme degli atleti. Le caratteristiche del gruppo-squadra sono a livello individuale la complementarietà, esistenza di uno scopo significativo comune, capacità di risolvere le situazioni in base alle proprie caratteristiche; a livello di gruppo con una visione comune, compenso basato sui successi della squadra (non del singolo), leadership solida e partecipativa. Quali sono i momenti o stadi delle creazione di una squadra. 1. Gli atleti membri familiarizzano, studiano forze e debolezze reciproche, verificano se sono parte del gruppo, identificano il loro ruolo, comparano l’attenzione che il Mister dedica a ciascuno di loro. La strategia di gioco deve coinvolgere tutti, importante ciò che accade fin dal primo allenamento. 2. Gli atleti attuano atteggiamenti di resistenza al Mister, rifiutano il controllo da parte del gruppo, sono in conflitto con le richieste poste; il Mister deve prevenire e attuare un tipo di comunicazione aperta, lo stress deve essere ridotto per ridurre l’ostilità; 3. Gli atleti sostituiscono l’ostilità con cooperazione e solidarietà, elaborano uno spiccato senso di umiltà, sono rivolti alla coesione, nutrono un profondo senso di rispetto per gli altri, avvertono la stabilità dei reciproci ruoli; il gruppo lavora per un obiettivo comune. Il Mister si complimenta per gli sforzi, i miglioramenti e la qualità della performance; 4. Gli atleti incanalano tutti gli sforzi per il successo della squadra, si aiutano reciprocamente; il gruppo è orientato alla performancee predisposto alla vittoria. Il Mister crea un clima di collaborazione, elimina competizione ed aggressività verso i compagni. Si definisce dinamiche di gruppo come l’insieme fluido e mutevole delle interazioni e dei rapporti tra gli atleti di una squadra. Interazione è una relazione prevalentemente regolata da norme, valori, modelli di comportamento a livello di ruoli all’interno di un gruppo, il rapporto di gruppo risponde ad esigenze, è legato alla dinamica dello sport al rifiuto e del conflitto. Tra i membri di una compagine sportiva nasce sia la complementarietà (attrazione degli opposti), quanto la similarità cioè dalla comunanza di valori, atteggiamenti importanti o ideali nell’universo sportivo. Nel gruppo sportivo essa è un dato importante in quanto permette di superare le fasi disgregative o comunque conflittuali che l’attività agonistica determina con il suo carico di ansie e frustrazioni. Il rifiuto o repulsione è una dinamica che non implica ostilità, ma indisponibilità, indifferenza, divergenza ideologica, emotiva, più una serie di che possono portare al contrasto, il conflitto, nella vita del gruppo, e soprattutto della squadra sportiva, in cui esiste sempre un’alta tensione emotiva, è deleterio per i risultati e l’armonia in seno alla squadra. Al verificarsi si assiste in genere a comportamenti quali : * capri espiatori: scaricare l’aggressività su un individuo interno o esterno al gruppo; * aggressività: ostilità competitiva invidiosa tra gli atleti; * silenzi: rifiuto di appartenenza al gruppo; * formazione di sottogruppi, il dissenso all’interno del gruppo genera fenomeni di scissione. * polarizzazione, caratterizzata dal convergere su di un atleta dell’attenzioni degli altri membri della squadra (es. atleta che nella squadra si oppone costantemente all’allenatore, può cumulare una propria motivazione interiore con l’incoraggiamento sotterraneo della squadra, anche se non esplicitato). Al verificarsi di questi fenomeni è importante porre attenzione rimarcando : * socializzazione: il sorgere della relazione di gruppo mediante forme di comunicazione verbale; * teorizzazione: interpretazione con cui viene spiegato agli altri il proprio o il loro modo di reagire e comportarsi nel gruppo; * difesa del gruppo: tacito accordo per non alterare una situazione di equilibrio e di consenso reciproco, con controllo delle ansie

    La leadership

    Per leadership si intende comunemente una o più persone che, all’interno del gruppo e della squadra, esplicano un’azione polarizzante con un processo di influenza interpersonale, orientato al raggiungimento di particolari obiettivi. Nello sport l’allenatore e il Responsabile svolgono tale ruolo che è influenzato dal proprio “stile” pur mantenendo i medesimi compiti (dirigere, decidere, organizzare, pianificare, istruire, formare, sviluppare, supportare, motivare, valutare). L’allenatore svolge tali compiti nei confronti degli atleti attraverso: · trasmissione e sviluppo delle competenze sportive; · mantenimento di ordine e disciplina; Il Responsabile svolge tali compiti attraverso: · costruzione ed organizzazione del gruppo-squadra ; · pianificazione dei compiti e programmazione delle attività in vista del raggiungimento degli obiettivi prefissati; · supporto sociale e motivazionale. Le caratteristiche per una leadership positiva ed efficace sono: 1. sapere che il proprio ruolo è “servire” e non “essere serviti” 2. creare una cultura in cui tutti si sentano parti importanti dell’organizzazione 3. dare direttive chiare 4. abituarsi ad essere efficaci, con poche parole 5. conoscere la differenza tra intensità ed emotività 6. criticare in privato e lodare in pubblico 7. separare l’errore dalla persona che sbaglia 8. enfatizzare il lavoro di squadra, piuttosto che l’individualità 9. focalizzare il futuro senza trascurare l’immediato 10. accettare critiche e rimproveri Un modello, per meglio comprendere e conoscere la leadership, che viene comunemente applicato, che le caratteristiche del coach, quelle del gruppo-squadra e della situazione vengono ugualmente prese in considerazione; la performance e la soddisfazione dei membri del gruppo sono in funzione del grado di congruenza tra: · comportamento richiesto (dal contesto) · comportamento reale del leader (percezione) · comportamento preferito dal gruppo (desiderato) La leadership di un allenatore e del Responsabile è influenzata dal suo stile decisionale che esprime, tra l’altro, alcuni tratti della sua personalità. I principali stili decisionali secondo : * Autocratico “a”: prende personalmente le decisioni basandosi sulle informazioni ottenibili; * Autocratico “b”: ottiene le informazioni necessarie dai membri e decide da solo; * Consultivo “a”: condivide i problemi con i membri più influenti del gruppo consultandoli individualmente, tiene in considerazione le loro idee e prende da solo le decisioni; * Consultivo “b”: condivide i problemi con tutti i membri riuniti, tiene in considerazione le loro idee e prende da solo le decisioni; * Stile di gruppo: condivide i problemi con il gruppo, lascia che questo generi ed esamini delle soluzioni alternative e giunge a una soluzione consensuale.

    La coesione

    La coesione del gruppo è determinata dalle forze che agiscono sui membri per farli restare insieme. Consiste nel grado di unione o nella resistenza del gruppo alla problematiche disgrgative, un processo dinamico che riflette la tendenza a stare/lavorare insieme e a rimanere uniti per raggiungere gli obiettivi stabiliti. I fattori che possono influenzare la coesione sono: · ambientali: responsabilità e obblighi dei singoli atleti, pressione sociale, struttura e “cultura” della società, dimensione del gruppo; · personali: caratteristiche di personalità, motivazioni, grado di soddisfazione; · leadership: stile di leadership, comportamento, stile comunicativo e decisionale del leader; · squadra: il successo della squadra poiché vincere stimola la volontà di stare insieme. Le tensioni che insorgono in un gruppo a causa delle ambivalenze, delle difficoltà all’adattamento interpersonale e dei dissensi sui fini e sui mezzi, creano un tasso di ostilità che minaccia la coesione e l’esistenza stessa di qualsiasi unione. Quando tali tensioni, rimangono latenti, è perché vengono dominate attraverso meccanismi difensivi che ne inibiscono la tendenza disgregatrice accentuando il processo inverso di coesione. Esistono, pertanto, diversi tipi di coesione: 1. coesione difensiva: tipica dinamica di qualsiasi squadra sportiva che nasce dalla proiezione dell’aggressività interna all’esterno, su una squadra sentita come minacciante; questa dinamica difensiva porta la squadra ad assumere connotazioni caratterizzate da estrema suggestionabilità dei suoi membri, insicurezza, dipendenza dal leader carismatico, atteggiamenti magici, paure irrazionali, ecc; 2. coesione istituzionalizzata: il conflitto interno viene superato codificandolo attraverso un sistema di norme. Le tensioni dei singoli vengono accettate e giustificate sulla base del diverso status che ciascuno compete nell’ambito della squadra. In tale dinamica, tipica delle organizzazioni societarie, le modalità del conflitto sono così controllate, ognuno rimane nei limiti del ruolo nel gruppo; 3. coesione cooperativa: questa dinamica risolve la minaccia disgregativa sul gruppo non attraverso la rimozione o inibizione della aggressività interna, né mediante la negazione o il disimpegno di fronte all’insuccesso, alla frustrazione ed allo stress, ma attraverso la presa di coscienza e l’analisi delle difficoltà. Una squadra sviluppa tale tipo di coesione quando gli atleti subordinano gli obiettivi personali allo scopo del gruppo, all’accettazione della realtà, al desiderio di superare i problemi, all’impegno per cambiamenti comportamentali in funzione delle norme di gruppo. Tale dinamica ha anche un significato educativo perché sviluppa la disponibilità degli atleti ad un continuo adattamento attraverso una relazione di tipo cooperativo. L’adesione cooperativa è sicuramente uno degli aspetti positivi del rapporto di gruppo in quanto esprime il massimo coinvolgimento degli atleti e mette in subordine l’aspetto personale rispetto alle esigenze della squadra. Effetti della coesione. Gli effetti principali sono: · impegno; · stabilità; · resistenza agli eventi negativi; · prestazione; · risultato. Tale strumento può aiutare a quantificare la struttura relazionale di un gruppo; gli obiettivi sono la definizione e valutazione della struttura sociale e delle dinamiche di gruppo (leaders, “isolati”, “rifiutati”, reciprocità, coesione). La metodologia è caratterizzata dal rilevamento di scelte e/o rifiuti reciproci tra i membri del gruppo in base a valutazione “affettivo-emotive” o “centrate sul compito”. Come aumentare la coesione? Verranno adesso elencate alcune tecniche utili nell’incrementare la coesione di un gruppo che possono essere praticate da un personale esperto, qualificato e specializzato. E’ doveroso, però, evidenziare che, a prescindere dalla metodologia prescelta, può aumentare la coesione di un gruppo solo chi possiede tale concetto (coesione) al proprio interno ed utilizza quotidianamente tale valore come parte integrante della propria persona. Essendo la coesione uno stile di vita, più che un semplice aspetto sociologico, è alquanto difficile che un professionista, anche tecnicamente preparato, ma che non possieda questo stile, possa “tirar fuori” in un insieme di altri individui ciò che personalmente non ha. Le tecniche (alcune appartenenti all’insieme delle psicoterapie) che possono favorire l’aumento della coesione di gruppo sono: 1. Il T-Group (training group): si tratta di un tipo di esperienza che è stata progettata per rendere la persona più sensibile al proprio ed all’altrui comportamento nelle sue motivazioni consce ed inconsce, nonché ai modi in cui tale condotta viene percepita ed influenzata dal gruppo. Il T-group permette quindi di apprendere e sperimentalmente, attraverso l’analisi delle esperienze individuali e di gruppo, la natura dei propri sentimenti, reazioni, percezioni e comportamenti. 2. Gruppi Autoeducativi: l’intera squadra, o sottogruppi di essa, possono essere utilizzati dallo psicologo, come dal tecnico, per migliorare la cooperazione e la risoluzione dei problemi individuali e collettivi, di relazione o tecnici; · gruppo di discussione: è un gruppo in cui gli atleti discutono un problema generale riguardante in misura diversa i partecipanti. · gruppo di orientamento: è un metodo efficace nell’ambito del gruppo per aiutare gli individui ad orientare la propria attività sportiva. · gruppo di consiglio: si costituisce quando i membri della squadra tentano di risolvere, mediante discussione di gruppo, i problemi personali di qualche membro. 3. Tecniche di Drammatizzazione: · Lo psicodramma: in questo gioco teatrale la persona è sollecitata ad improvvisare scene di vita vissuta, capaci di rivelare il più possibile di se stessa. L’azione scenica permette una presa di coscienza degli aspetti coartanti del proprio comportamento, il superamento delle difficoltà interpersonali e l’emergenza di potenzialità affettive inibite nella vita di relazione. · Il sociodramma: mentre lo psicodramma riguarda un problema in cui un singolo individuo, o un gruppo di individui, è coinvolto privatamente, il sociodramma invece riguarda problemi in cui viene in primo piano l’aspetto collettivo, mentre il rapporto privato del singolo resta nell’ombra. E’ il gruppo intero che dà vita ad una azione scenica collettiva che permette la comprensione, per proiezione, di problemi interni ed esterni al gruppo, con il superamento di tensioni, inibizioni, conflitti, nonché una maggiore integrazione tra i membri del gruppo ed una loro maggiore sicurezza verso l’ambiente esterno. · Il gioco del ruolo: E’ richiesto al soggetto di improvvisare un ruolo sociale di fronte ad un antagonista che ne gioca uno complementare. In questo tipo di drammatizzazione gli individui verificano (vivendola ed analizzandola) la frattura tra il voler essere e l’essere di fatto, fra la percezione immaginata della realtà e situazione affettiva. Ciò attraverso una immedesimazione nei modi psicologici che sono alla base di atteggiamenti peculiari dei ruoli sociali. 4. La Terapia della Gestalt (Perls, Schultz, Gunter): è orientata a determinare nell’individuo e nel gruppo una ricca esperienza emozionale attraverso tecniche verbali e non verbali. Essa tende a negare il valore dell’inconscio, del passato, del futuro, della rimozione, e a dare notevole importanza al “sentire”, alla “consapevolezza” del “qui ed ora”, alla svalutazione della razionalità. 5. I Gruppi Bioenergetici (Lowen): la tecnica bioenergetica è un approccio ai problemi della personalità umana attraverso la partecipazione diretta del corpo al processo di analisi. Il corpo, sostiene Lowen, come aveva scoperto Reich, somatizza sotto forma di difese caratteriali (corazza caratteriale: Reich) le difficoltà psicologiche. 6. Gruppi Tematici (Cohn): sono organizzati su dieci sedute e sulla partecipazione attiva ed impegnata dei membri. Tali gruppi si propongono l’approfondimento di particolari temi che costituiscono una “impasse” esistenziale per gli individui (es. la solitudine, l’aggressività, la paura, le mete della vita, la morte, ecc.). I segni della coesione/unità del gruppo: 1. la coesione/unità è percepita da tutti i membri, a prescindere dal ruolo, anche da chi viene a contatto solo sporadicamente col gruppo (tutti avvertono “qualcosa di particolare” nell’aria); 2. interrogati singolarmente, i membri dimostrano di avere le stesse convinzioni sul concetto di gruppo; 3. la coesione/unità esiste anche a “distanza”; pertanto, si verificano episodi in cui alcuni membri hanno fatto/pensato qualcosa contemporaneamente ad altri, pur trovandosi a centinaia di Km di distanza gli uni dagli altri; 4. ogni membro è disposto a “sacrificare” qualcosa di personale per uno o più componenti del gruppo; 5. gli obiettivi sono condivisi da tutto il gruppo; 6. pur essendoci fisicamente un leader, la vera leadership è la coesione/unità stessa del gruppo; ad essa il leader fa continuo riferimento; 7. più che la maggioranza, il gruppo, spontaneamente, sceglie l’unanimità nelle decisioni. Ciò è possibile grazie al punto 4; 8. la coesione/unità non respinge, ma attrae; pertanto sempre più persone sentono l’esigenza di avvicinarsi al gruppo per condividerne lo stile di comportamento; 9. la coesione/unità del gruppo è vincente; le squadre che la possiedono arrivano molto lontano; 10. la coesione/unità del gruppo è per sempre; anche quando l’esperienza di gruppo finisce, ogni membro capisce di aver scolpito ogni attimo di essa “nella memoria” e che, intimamente, una piccola parte di quella esperienza è ancora viva dentro di sé. Nasce l’esigenza di “portala” altrove….. Luca Papini

  7. La psicologia nello sport : il rapporto genitori-bambini

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    Il ragazzo che sceglie di impegnarsi in uno Sport merita rispetto e stima da parte dei genitori, che devono cercare di spronarlo ed incoraggiarlo nello svolgimento di tale attività, ma soprattutto capire, e fargli comprendere , che lo Sport è prima di ogni cosa, divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili o false ambizioni, che, il più delle volte, sono di ostacolo e non di aiuto al giovane.

    In effetti, particolarmente nel calcio e nella fascia d’età compresa tra i 6 ed i 14 anni, il genitore si trova di frequente protagonista di situazioni spiacevoli, che creano problemi ed ostacoli ad una serena e positiva attività sportiva per il proprio figlio. Molto spesso, un occhio attento scopre che il vero protagonista delle partite giovanili, colui che è più carico di tensioni, che si è preparato meticolosamente e che poi si dispera se si sbaglia un tiro in porta, è proprio il genitore.

    Il ragazzino, invece, scuote le spalle, cancella quasi subito l’errore o la sconfitta e, in definitiva, l’unica cosa di cui veramente si rammarica è l’idea della predica che Io aspetta a casa. Può capitare che inconsciamente si tenda a realizzarsi attraverso il bambino e a proiettare su di lui i desideri che non si è riusciti a soddisfare da giovani. Con la convinzione che “ lo si fa per il suo bene’’, in realtà si può correre il rischio di diventare veri e propri deterrenti psicologici, non solo condizionando negativamente il rendimento in gara, ma, fatto ancora più grave, danneggiando lo sviluppo psicologico del ragazzo.

    Molto spesso si vorrebbe che il proprio figlio non dovesse mai soffrire, ne commettere errori, ma ricevere dalla vita solo gioia e felicità: questo, purtroppo, non è possibile ed il compito del genitore diviene, perciò, quello di non intromettersi nelle scelte del figlio e di non voler vivere la vita al suo posto, capendo che ogni errore commesso ed ogni dolore provato aiuta il ragazzo
    a crescere ed a formare una sicura personalità.

    Penso che l’attività sportiva sia uno del mezzi migliori per aiutare il proprio figlio a maturare e a crescere, in quanto lo Sport spinge il giovane ad impegnarsi, a cercare di migliorarsi, a mettersi continuamente alla prova, a stringere rapporti sociali, a comprendere il sacrificio e l’umiltà, ad assumersi delle responsabilità ed a divenire membro di una collettività nella quale vigono, per ciascuno, Diritti e Doveri.

    Di seguito vengono proposti alcuni suggerimenti per i genitori, frutto di esperienze e che servono ad indicare un modello di comportamento positivo nei riguardi dei propri figli, modello che, ovviamente non ha nessuna pretesa di essere un Dogma, ma solo una traccia di riflessione.

    • Stimolare, incoraggiare la pratica sportiva, lasciando che la scelta dell’attività sia fatta dal bambino.
    • Instaurare un giusto rapporto con l’allenatore per fare in modo che al bambino arrivino sempre segnale coerenti dagli adulti di riferimento.
    • Lasciare il bambino libero di esprimersi in allenamento ed in gara (è anche un modo di educarlo all’autonomia).
    • Evitare di esprimere giudizi sui suoi compagni o di fare paragoni con essi: è una delle situazioni più antipatiche che si possano verificare sia per i piccoli che per i grandi.
    • Evitare rimproveri a fine gara. Dimostrarsi invece interessati a come vive i vari momenti della gara ed eventualmente evidenziare i miglioramenti. Aiutarlo a porsi obiettivi realistici ed aspettative adeguate alle proprie possibilità.
    • Offrire molte opportunità per un’educazione sportiva globale. Rispetto delle regole, degli impegni, delle priorità, dei propri indumenti, degli orari, dei compagni, dell’igiene personale. Il genitore deve concorrere al raggiungimento di questi obbiettivicon l’allenatore.
    • Far sentire la nostra presenza nei momenti di difficoltà; sdrammatizzare, incoraggiare,evidenziare gli aspetti positivi. In ogni caso salvaguardare il benessere psicologico del bambino.
    • Avere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto ai risultato, saper perdere è molto più difficile ed importante che saper vincere. Nello sport, come nella vita, non ci sono solo vittorie e dopo una caduta bisogna sapersi rialzare.
    • Tener conto che l’attività viene svolta da un bambino e non da un adulto.
    • Cercare di non decidere troppo per lui.
    • Cercare di non interferire con l’allenatore nelle scelte tecniche evitando anche di dare giudizi in pubblico sullo stesso ( in caso di atteggiamenti ritenuti gravi rivolgersi in Società ).
    • Cercare di non rimarcare troppo al bambino una partita mal giocata o quant’altro evitando di generare in lui ansia da prestazione ( non bisogna essere né ipercritici né troppo accondiscendenti alle sue richieste che spesso sono solo dei capricci ).
    • Incitare sempre il bambino a migliorarsi facendogli capire che l’impegno agli allenamenti in futuro premierà (rendendolo gradatamente consapevole che così come a scuola anche a calcio per far bene c’è bisogno di un impegno serio).
    • Abituare il bambino a farsi la doccia, legarsi le scarpe da solo e a portare lui stesso la borsa al campo sia all’arrivo che all’uscita (rendendolo pian piano autosufficiente).
    • Cercare di non entrare nel recinto di gioco e nello spogliatoio.
    • Durante le partite cercare di controllarsi: un tifo eccessivo è diseducativo sia per i bambini che per l’immagine della società nei confronti dell’esterno.
    • Cercare di ascoltare il bambino e vedere se quando torna a casa dopo un allenamento od una partita è felice.
    • Ricordarsi che sia i compagni che gli avversari del proprio bambino sono anche loro bambini e che pertanto vanno rispettati quanto lui e mai offesi.
    • Rispettare l’arbitro e non offenderlo.
    • Nelle partite del Settore Giovanile spesso gli arbitri sono ragazzi giovani al primo approccio o sono dei dirigenti e anche loro genitori che stanno aiutando il calcio giovanile: tutti si può sbagliare, cerchiamo di non perdere la pazienza!
    • Ricordarsi che molte volte si pensa che ” l’erba del vicino sia sempre la migliore” e pertanto prima di criticare l’operato della Società cercare di capire chiedendo direttamente spiegazioni al Responsabile che sarà felice di ascoltarti.

    Stare con i coetanei è anche un modo per impossessarsi dei comportamenti degli adulti, per abituarsi al controllo della realtà imparando a responsabilizzarsi e ad accettare quelle regole morali e di comportamento che sono la base di una corretta socializzazione.

    Il gioco è, quindi, un’attività motoria importante e che serve ad assolvere molte funzioni: – esplorazione: il bambino osserva il suo ambiente e ne fa conoscenza; – acquisizione di abilità fisiche specifiche: tramite i giochi di movimento e di precisione; fortificazione dell’organismo: anche in questo caso tramite i vari giochi fisico-motori; – aumento del senso di sicurezza e di autostima : attività ludico-motoria, giochi di precisione e giochi sociali; – socializzazione: giochi di gruppo; – acquisizione di abilità logiche:
    giochi di costruzione, di fantasia e di regole.

    L’attività sportiva, permette: – di esprimere in forma sportiva l’agonismo necessario per affermare se stesso in un ambiente competitivo, e quindi non propriamente favorevole – il confronto con degli avversari, sperimentando la possibilità di confrontarsi e quindi di rivaleggiare per fare un buon risultato, nel rispetto delle regole, senza che ne consegua una distruzione dell’altro e quindi la violenza; – di accettare la sconfitta, insegnando a gestire la rabbia derivante dalla frustrazione e a non lasciarsene sopraffare; la sconfitta non esiste senza vittoria, è l’altra faccia della medaglia, vista in questa prospettiva essa diventerà uno stimolo per progredire, nello sport e nella vita, con conseguente rafforzamento dell’autostima; – di sviluppare l’autodisciplina, gli esercizi, gli allenamenti, gli sforzi per apprendere e migliorare il gesto tecnico, infatti, non sono fini a se stessi, ma in funzione di un obiettivo: la riuscita in gara, sul campo di gioco e lo svolgimento di un compito scolastico o di un’attività lavorativa, nella vita quotidiana.

    La partecipazione simultanea delle molteplici esperienze motorie e sensoriali, ma anche cognitive ed emozionali, consente all’individuo la possibilità di scoprire o ritrovare valori, motivazioni, scopi e mete. Nel gioco il bambino imita l’adulto, ma evitando al tempo stesso le responsabilità dell’adulto: quando il bambino gioca i confini tra fantasia e realtà sono aboliti, crea situazioni immaginarie che affronta e padroneggia, riuscendo in tal modo a sopportare ed a superare l’ansia delle situazioni reali.

    Compito dell’istruttore, in questo caso, sarà quello di abituare l’allievo a vivere in modo tranquillo e non traumatico questo nuovo salto di qualità, rendendo l’agonismo un qualcosa di interessante, ricordando sempre che si tratta comunque di un gioco, anche se diverso, che potrà portare il ragazzo a vivere lo sport in maniera positiva, ricercando in questa attività una via per la propria realizzazione.

    Le scuole calcio hanno oggi più che mai la necessità di essere guidate da istruttori che credono nei veri valori della vita e non più solo dal punto di vista tecnico-tattico, ma soprattutto sotto il profilo umano, psicopedagogico.

    Prima di formare calciatori, devono formare uomini, e per farlo gli istruttori ed i genitori devono imparare a cambiare il loro punto di vista di adulti, e ragionare con gli occhi ed i bisogni dei bambini. Il bambino compete e vuole vincere per natura, tanto che senza questi stimoli non vi sarebbe l’adulto, ma è il modo in cui l’adulto interpreta la competizione, e quindi la vittoria e la sconfitta, che gli è estraneo.

    Il bambino gioca una partita per volta e, sia che la vinca o sia che la perda, la termina con il fischio di chiusura, all’ultimo set o al traguardo per cominciarne un’altra da zero, senza perdere la misura dei propri limiti se vince..questo scritto è stato trovato in una bacheca di una società, secondo me valeva la pena leggerlo, comprenderlo, un modo molto simpatico e originale di educare e spiegare in modo indiretto alcune problematiche ai genitori

    “Caro papà, lo sai che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione urlando contro l’arbitro? Io non ti avevo mai visto cosi arrabbiato! Forse sarà anche vero che lui ha sbagliato, ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente..? Anche se ho perso la partita per colpa dell’arbitro, come dici tu, mi sono divertito lo stesso.

    Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che, se non griderai più, l’arbitro sbaglierà di meno… Papà capisci, io voglio solo giocare; ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire: TIRA, PASSA, BUTTALO GIU’… Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l’arbitro e gli avversari, e a essere educato. E se buttassero giù me? Quante parolacce diresti? Un’altra cosa papà:quando il Mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a vedere i miei amici, stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto far giocare tutti, come dice il mio Mister.

    E, per piacere, insegnami a pulire le mie scarpe da calcio. Non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare? Scusami papà, ma non dire a mamma, al ritorno dalla partita: oggi ha vinto o oggi ha perso; dille solo che mi sono divertito tanto e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio; il mio portiere ha parato tutto, perché, insieme ai miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto ( l’ ha detto anche il Mister )!

    E ascolta papà: al termine della partita non venire nello spogliatoio per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà, devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone. Vedi? C’è stampato sopra il nome della mia Squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che gioco a pallone. Non prendertela papà, se ti ho detto queste cose, lo sai che ti voglio bene…ma adesso è tardi: devo correre al campo per l’allenamento. Se arrivo all’ultimo, il mio Mister non mi farà giocare, la prossima volta.
    Ciao “

    Luca Papini

  8. Generazione di talenti.

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    Un nuovo rapporto di collaborazione per Mistermanager.it:

    con Generazioneditalenti.com, un blog molto, molto originale ideato e creato da Massimo Tanzillo che ne è anche il maggiore osservatore-collaboratore.

    Generazioneditalenti.com è una guida completa a tutti i più interessanti prospetti del panorama calcistico per chi vuole sentirsi talent- scout.

    Il progetto si divide in Blog e Forum.

    Sul Blog potrai seguire tutti i tornei calcistici nazionali ed internazionali. E poi news, esclusive ed interviste ovviamente il tutto con un occhio di riguardo per i giovani talenti!

    Sul Forum si trova un’intera community, formata da esperti e non, che discutono sull’intero mondo del calcio con a disposizione un enorme database di giovani talenti!

    L’originalità del sito e la costanza nonchè la ricchezza dei contenuti sempre aggiornati ha fruttato a Generazioneditalenti.com non poche citazioni e collaborazioni eccellenti con Gazzetta.it (il blog compare anche tra “I blog di Gazzetta”), Sky, Calciomercato.com, ecc.

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