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  1. Il disagio di non essere un campione

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    “Sono già le 15, il tempo è volato, devo andare alla Scuola Calcio, ma anche oggi non ne ho voglia. Ma papà insiste, dice che se non vado, non imparo, è vero, lui dice che sono già bravo, ma devo comunque insistere negli allenamenti per migliorarmi e diventare il più bravo. Anche se ……., anche se il Mister non è che ne capisce più di tanto, dice il mio papà. La società non fa nulla perché io migliori, magari in un’altra scuola sarei già pronto per …..

    Bambini e pallone 2E poi il Mister che mi fa giocare quanto gli altri e magari qualche minuto in meno, io che, secondo lui dovrei giocare sempre e più di tutti, e che sempre secondo lui, se non gioco la squadra non gira.

    Io, io vorrei tanto dirgli una cosa.

    Vorrei dirgli che non mi sento tanto portato per il calcio, infatti non credo affatto di essere bravo come dice lui, e anche il mio Mister, ce la mette tutta per insegnarmi qualcosa, per farmi divertire, già divertire, è quello che il mio Mister dice sempre, vi dovete divertire, al calcio ci penserete dopo.

    Ma questo il mio papà non lo sa, altrimenti, mi porterebbe subito in un’altra scuola, una scuola dove veramente si diventa calciatori, e non qui dove sono ora, che ci si diverte.

    Ma io qua, anche se il calcio non tanto mi piace, ho i miei amici, con loro sto bene, sono simpatici e insieme facciamo passare l’ora che altrimenti per me sarebbe noiosa”

    Vorrei credere che questi pensieri, non passassero mai per la mente di un bambino, vorrei credere che lui faccia le sue scelte, la piscina, la pallacanestro, il rugby o chissà cos’altro.Mi piacerebbe credere che il bambino non veda l’ora di recarsi a fare SPORT, lo sport che diverte, che forma e che fa crescere, così come gli hanno insegnato i genitori.

    Vorrei credere, che il Mister di mio figlio sia bravo, se non il migliore, perché con lui mio figlio si diverte, si stanca e soprattutto si muove.

    Vorrei credere che tutto ciò che il Mister di mio figlio fa o dice è giusto, propedeutico, interessante e divertente.

    Vorrei credere …………………………….

    Bambini e palloneTutti, Genitori, Dirigenti e Mister sappiamo che non è così, certo qualche genitore “diverso” ci sarà pure, ma li abbiamo incontrati, in tutte le società in cui abbiamo prestato la nostra opera, li abbiamo sentiti, direttamente o indirettamente, li abbiamo sentiti. Loro hanno sempre preteso che il figlio fosse trattato da campione, che il figlio giocasse sempre e più di tutti, cronometro alla mano, pronti a contestarti il minuto in meno. Incuranti di alzare la voce di fronte ai compagni del proprio figlio, gli altri genitori. Ma soprattutto incuranti dello sguardo implorante del proprio figlio, che vorrebbe solo divertirsi, non importa se prendendo a calci un pallone, se cercando un canestro, o sguazzando nell’acqua, o ……già vorrebbe soltanto divertirsi come dice il suo Mister, vorrebbe non essere un CAMPIONE.

    Nicola Amandonico

  2. La presentazione video della squadra da affrontare – seconda parte

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    Di Daniele Zoratto – Relatore Prof. E. Ferrari – Tesi dl Corso Master F.I.G.C. 2005/06; Fonte: Settore Tecnico

    Riprendiamo il discorso iniziato nella prima parte relativo alla redazione (raccolta dati, analisi ed elaborazione, esposizione), di un’analisi video riguardante l’avversaria da affrontare, sulla base dell’esperienza dell’ex giocatore del Parma e attuale tecnico della Nazionale U17, Daniele Zoratto.

    L’ESPERIENZA – Cosa​ il​ giocatore ​vuol ​vedere​ dal ​video ​di​ una​ squadra​ avversaria? Considerando l’esperienza fatta da giocatore e da collaboratore tecnico con diversi allenatori ritengo la preparazione video importante per:

    • ​avere un quadro completo dei concetti di gioco della squadra che si andrà ad affrontare;
    • ​valutare la condizione psico-fisica;
    • ​individuare e selezionare le azioni che tendono a ripetersi durante la gara;
    • ​il comportamento della difesa, del centrocampo e dell’attacco in fase di possesso palla o di non possesso palla;
    • ​individuare come la squadra difende e come attacca; come effettuano le situazioni di palle inattive a favore e contro; individuare i movimenti più importanti dei singoli giocatori e capirne le caratteristiche tecnico-tattiche e fisiche;

    imageQueste situazioni devono essere selezionate per poi spiegare ai giocatori le strategie da attuare in funzione delle caratteristiche individuali e di squadra per evitare il più possibile le sorprese durante la competizione. Per catalogare in maniera razionale tutte le variabili ho trovato interessante la scheda che ha preparato il Sig. A. Zaccheroni da me modificata in alcuni punti.

    Questo tipo di lavoro richiede competenza, esperienza e tempo. Un aspetto importante nella ricerca e montaggio delle immagini riguarda il rapporto strategico interpersonale che si instaura tra allenatore e collaboratore in quanto la presentazione del VIDEO deve soprattutto rispecchiare la filosofia dell’allenatore.

    Durante questo lavoro mi avvalgo di un collaboratore per poter essere più preciso nell’analisi delle immagini, avendo così la possibilità di confrontarmi ed essere aiutato nella parte tecnica del montaggio.

    Il giocatore generalmente dal video vuole vedere: qual è il sistema di gioco della squadra avversaria, ​quali​ sono le caratteristiche del giocatore che andrà ad affrontare nella sua zona, quali i movimenti che l’avversario potrebbe ripetere più spesso nel corso della partita,​capire se questi movimenti saranno fatti in combinazione con altri giocatori.

    Maggiori informazioni riceve il giocatore sugli avversari e sulle strategie adottate dalla squadra avversaria, minori saranno le sorprese che potrà avere il giocatore durante la partita. Queste considerazioni portano anche il giocatore ad avere minori ansie e più sicurezze per se stesso e per il gruppo.

    La tecnologia che oggigiorno viene utilizzata nel preparare le partite da’ ovviamente dei vantaggi sia allo Staff Tecnico che hai giocatori, e’ quindi difficile, soprattutto per squadre di alto livello, effettuare delle partite senza avere delle conoscenze approfondite sugli avversari.

    FASI DI PREPARAZIONE AL VIDEO

    Prima fase:

    Analisi dei dati. Si analizzano i dati dell’Analisi quantitativa (1.a) per passare successivamente all’Analisi qualitativa attraverso la visione di alcune partite giocate dalla squadra avversaria identificando i principi del gioco degli avversari su situazioni offensive, difensive e di palle inattive.

    Seconda fase:

    Preparazione del video. Ci si riunisce con i collaboratori cercando di focalizzare le immagini in video che corrispondono ai principi di gioco precedentemente identificati (3.1.). Il video è preparato affinché sia breve ed obbiettivo; è inoltre fondamentale che trasmetta esattamente lo stile di gioco della squadra avversaria.

    Terza fase:

    Analisi individuale. Quindi si cercano sia le informazioni individuali quantitative tecnico-tattiche (per esempio quante volte il giocatore si sovrappone sulla fascia destra, se dribbla o porta palla) che video qualitative sul singolo giocatore con le caratteristiche individuali e sui comportamenti offensivi e difensivi.

    TIPO DELLE IMMAGINI

    I giocatori​ ricevono da parte dell’ allenatore una vera lezione di tutte le caratteristiche della squadra avversaria:

    • ​di gruppo (situazioni tattiche collettive)
    • di ​tattica individuale o tecnica applicata
    • ​passaggio dall’analisi singola a quella tattica di squadra

    imageSi devono preparare informazioni ed immagini individuali da dare ad ognuno dei giocatori con le caratteristiche degli avversari che giocano vicino alla propria zona. Durante il montaggio delle azioni ritengo che si debba seguire una sequenzialità di immagini che ripetano almeno per due o tre volte la stessa finalità di azioni individuale o collettiva.​Per​esempio per quanto riguarda le azioni individuali:

    • ​tagli degli attaccanti
    • ​attacco alla profondità
    • ​inserimento “da dietro”

    Mentre per quanto riguarda le azioni collettive l’esempio potrebbe essere:

    • ripartenze
    • due contro uno in fascia
    • pressing

    Nel montaggio delle immagini si deve fare molta attenzione a quelli che in gergo tecnico vengono definiti dei “segnali”. I segnali sono delle situazioni che si ripetono e indicano una determinata azione specifica. Quando un giocatore per esempio in fase di trequarti campo “scarica palla dietro”, quindi verso la propria porta, a un giocatore che e’ andato a “sostegno” può essere il segnale per il giocatore della zona opposta di effettuare un taglio.

    A cura di Claudio Damiani

    Claudio Damiani

  3. Lettera alla MAMMA: spettatrice … protagonista!

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    (L’emisfero destro … dei giorni nostri!)

    Salve a tutti, sono un bambino del XXI secolo, voglio raccontarvi una storia …

    In questo strano mondo del calcio (giovanile) troppo spesso si condanna preventivamente la figura del ‘genitore-papà’ reo sempre e comunque di tutti i comportamenti negativi diretti o indiretti veicolati al proprio figlio.

    Non nego, anzi avvaloro, l’enorme danno che tanti papà (molti dei quali coscienti del proprio delirio personale) arrecano ai propri figli tramite atteggiamenti infantili e gesti inconsulti …

    La premessa è d’obbligo, d’altronde se l’Italia è conosciuta, anche, per essere ‘la patria dei 60 milioni di allenatori’ (una delle tante medaglie del Bel Paese …) un motivo per queste strambe deviazioni identitarie dovrà pur esserci …

    Nei famosi 60 milioni, ovviamente, come avrete capito, non possono non esserci, abalotelli e mammanche, le tante mamme che accorrono spasmodicamente al ’capezzale ludico’ dei propri cuccioli …

    E’ inutile ma obbligatorio visti i tempi, rilevare di non voler fare di tutta l’erba un fascio, ma è inevitabile ricorrere a questa sottolineatura per evitare di incorrere nelle sabbie mobili del populismo (becero) da quattro soldi.

    Cara mamma, è inutile che tu stia lì a guardarmi ore e ore … sarebbe più opportuno che tu mi aspettassi a casa, come facevano le nonne di oggi con i figli di allora: VOI, i genitori moderni …

    Non è necessario che tu venga a fare una sfilata di moda a ogni partita che gioco … e butta quella sigaretta ché ti fa male …

    La mamma, nel XX secolo, era di solito a casa, non s’interessava di quello che non conosceva (il calcio)… per indole, riteneva il gioco del calcio un esercizio noioso e incomprensibile!

    Faceva da mangiare: il ragù cuoceva per oltre 3 ore … oggi dispensa consigli e varianti tattiche secondo quello che le ‘passa’ per l’emisfero destro del proprio cervello …[citazione scientifica: nel cervello femminile, il corpo calloso (una struttura composta da fibre nervose che connettono l’emisfero di destra con quello di sinistra) è molto più complesso. Nella donna, quindi, i due emisferi comunicano più facilmente tra loro.

    Conseguenze? L’uomo tende a elaborare la realtà basandosi soprattutto sull’emisfero sinistro, razionale, logico e rigidamente lineare. La donna utilizza in misura maggiore l’emisfero destro che permette di compiere operazioni mentali in parallelo, ed è più legato alla sfera emozionale e al linguaggio analogico.]

    Secondo la scienza, quindi, la donna sarebbe addirittura sprecata nel seguire l’andamento irregolare e poco ortodosso di una sfera presa a calci!

    Capito mamma? Ci sono cose appropriate per ogni emisfero … non è un discorso sessista e non deve neanche sembrare una forzatura alla quotidianità cui ci stiamo abituando …

    “Mio figlio deve giocare dietro, davanti deve giocare quell’altro … mio figlio non può giocare in porta: è sprecato …” Musica e parole ‘rubate’ ai papà (l’altro emisfero dei milioni di allenatori) sciorinate a uso e consumo della platea (ipocrita) compiacente che le deglutisce senza soluzione di continuità …

    Cari genitori, non è bello vedervi dietro le reti di recinzione come foste delle scimmie allo zoo in cerca della nocciolina che in questo caso sarebbe un mio gol … mio e solo mio, sconfessando la natura primordiale del gioco del calcio che nasce come gioco di squadra!

    Commentate sacentemente, e di solito senza le basi del mestiere, la prestazione di questo o quel bambino … ritenendolo più o meno pronto per entrare a far parte del primo o del secondo gruppo …

    chiccocalcio3La moda del momento è: parlare di bambini più o meno pronti, è il nuovo modo di giudicare, senza infierire più di tanto, sulle qualità ‘calcistiche’ di bambini di 10 anni …

    Non si usa più il termine ‘bravo’ o ‘pippa’… Si è trovato un modo politically correct per definire un bambino in rampa di lancio, o meno, per l’universo indefinito del professionismo …

    Lo stratagemma è chiaro: ‘c’è una speranza per tutti’! Con la celata approvazione di chi gestisce il sistema…

    Se, cari Mamma e Papà non siete riusciti a imporvi, ai vostri tempi, nello sport (sempre che ci abbiate provato), non è detto che debba riuscirci IO … è vero che oggigiorno è sempre più difficile trovare lavoro e che diventare famosi e ricchi aprirebbe a me, e forse anche a voi, prospettive di vita fantasmagoriche … ma penso che dobbiate darvi, TUTTI, una ridimensionata così da permettere a noi bambini di ritagliarci qualche ora di svago in questa vita frenetica che anche a noi, a 10 anni, cerca di rubare la spensieratezza che voi avete perso e che sembra non vogliate concederci col vostro atteggiamento …

    Ok mamma? Non te la prendere … e se non ti senti parte integrante di questo quadro che ho descritto, ti dedico queste ultime righe …

    “Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice “non urli, non è mica la prima”.Imparano a cantare piangendo, a sciare con le ossa rotte.”

    Concita De Gregorio, Malamore – (ed. Mondadori)

    Luca Sbarbaro per mistermanager.it

    Claudio DamianiA cura di Claudio Damiani

  4. Amarcord e riflessioni

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    Il calcio è cambiato…

    Tempo fa ti venivano a prendere per la strada o ti chiedevano di andare a giocare perché vedevano in te delle doti. Una borsa, una tuta, il far parte di un gruppo di bambini o ragazzi con dei colori in comune. Era tutto.

    Ora vi sono molti ragazzini che vengono portati al campo anche contro la loro volontà, con scarpe colorate e fascia tergi capelli sulla zazzera.

    Doti? Se ne vedono pochine!

    Non è costruttivo!

    Molti, ma non tutti padri vorrebbero che i loro figli diventassero quello che loro non sono mai riusciti ad essere: dei campioni, o “quantomeno” dei giocatori di Serie A.

    Tempo fa i nostri genitori vedevano il nostro sorriso su un campo di calcio ed erano soddisfatti; ultimamente sono insoddisfatti anche se i loro figli sono felici in un campo a ciuffi con un pallone approssimativo, solo perché non giocano come e soprattutto quanto vorrebbero.

    E sempre più i bambini cercano l’approvazione del genitore appollaiato dietro la rete anziché seguire le direttive del proprio istruttore/educatore. Questo non va bene. Padri e madri danno istruzioni, distraendo il bambino e togliendo a chi guida il gruppo l’autorevolezza che il ruolo gli attribuisce.

    Una volta i bimbi vedevano il calcio alla tivù solo alla domenica; e “dal vivo” al campo di paese se non avevano la fortuna di essere accompagnati in qualche cornice di serie superiore;

    Si, vi era la Coppa dei campioni al mercoledì, appuntamento attesissimo di metà settimana sulla Rai.

    Ora c’è il calcio sul piccolo schermo tutte le ore di ogni santo giorno: non c’è più quel desiderio attanagliante…

    Si, la tivù.

    Che fa esultare i bimbi come Pato, Balotelli, Luca Toni e compagnia cantante… E che fa preparare le partite con la difesa “a zona” ad “allenatori” che non insegnano dapprima ai loro ragazzi a marcare“a uomo”.

    Non tanto tempo fa c’era l’oratorio o i giardinetti con due maglioni o due zainifar da porte su terreni di gioco inventati da far sbucciare le ginocchia. Chi aveva il pallone decideva chi far giocare e il più scarso stava in porta.

    La disputa dei giorni nostri è tra Fifa o PES…

    Mia madre mi portava al campo e non pagava nessuna quota annuale. Era sufficiente che suo figlio giocasse e si divertisse, senza farsi male. La mia squadra, il mio Allenatore erano contenti.

    Ora, da quando si paga la quota per far giocare i propri figli, (quasi) tutti siamo diventati un po’ esigenti. “Come? Io pago come Tizio, perché mio figlio gioca di meno rispetto a Tizio? E quasi quasi, se Tizio si facesse male… Allucinante!!!

    Ricordo che non vedevo l’ora di essere”cartellinato” e osservare la mia fototessera sul cartellino, che se ben ricordo era rosa; e di premio preparazione non se ne sentiva mai parlare. Attualmente il premio preparazione può assurdamente pregiudicare la bravura di un ragazzino con prospettiva.

    Fino a 10 anni fa giocavi o allenavi in una società da te ambita ma anche no, perché eri bravo o il più bravo. La meritocrazia era ancora in essere; l’anno scorso per allenare in eccellenza mi hanno chiesto se avessi avuto uno sponsor e di quello che ho fatto in 12 anni di “carrierina” da Mister a nessuno frega….

    Si trovano certe capre in panchina…

    Al mio esordio n serie D sono stato cacciato perché non facevo giocare tre giocatori i cui padri avevano rimpinguato le casse della società (ovviamente scarsi). A pensarci bene dovevo farli giocare e sarei ancora a praticare quelle categorie…

    Quando andai a colloquio con le società professionistiche in cui ho allenato a livello di settore giovanile, mi dissero: “Noi abbiamo un unico scopo: quello di far crescere i ragazzi e tirarne fuori almeno un paio per gli alti livelli; la classifica non conta”.

    Palle, tutte palle clamorose. Sotto pressione più di una prima squadra di Serie D che si deve salvare ai Play Out con un risultato su tre. La classifica, prima di tutto.

    E inoltre di esoneri a livello di Settore giovanile non se ne doveva sentire nemmeno parlare e non ce n’erano. Attualmente certi pseudo direttori nominati da presidenti a dir poco non esperti riescono a esonerare anche gli allenatori degli allievi per”motivi tecnici”. (Oltre a fare “magie” col budget messo a disposizione).

    E quando mi convocavano in prima squadra ed ero ancora capitano degli Allievi, a 16 anni? Non dormivo la notte per l’eccitazione. Se adesso andiamo a convocare un ragazzo della juniores, gli facciamo soltanto un dispiacere…

    Tanti anni fa i procuratori non esistevano; lo scambio di giocatori lo facevano i presidenti seduti a un tavolo di qualche trattoria e giocatori di promozione trovavano squadra col passaparola. Attualmente i procuratori fanno il calcio e costano alle società (anche dilettantistiche, sigh!), parecchi denari di provvigione…

    Un tempo, tanto vicino ma troppo lontano il calcio era più divertimento di adesso.

    E soprattutto chi meritava, meritava. E viaggiava.

    Occorre più meritocrazia e meno nepotismo.

    Claudio Damiani

  5. La crisi del nostro calcio si vede anche da qui!

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    Al di là della crisi del calcio Italiano in Europa e delle sempre più numerose società dilettantistiche che chiudono i battenti, presentiamo l’ultima novità del nostro Settore Tecnico in questro estratto tratto dal sito della F.I.G.C.

    “Il Settore Tecnico, in adeguamento a quanto previsto dall’articolo 27 della Coaching Convention per cui ogni allenatore con qualifica riconosciuta a livello europeo (Uefa B, Uefa A e Uefa Pro) deve frequentare almeno 15 ore di aggiornamento ogni tre anni (la scadenza delle attuali Licenze di allenatore Uefa è stata uniformata al 31 dicembre 2015), pena la perdita della validità della Licenza, ha inviato agli oltre 38 mila allenatori di Base (per gli allenatori professionisti saranno individuate e comunicate successivamente altre modalità) una lettera contenente per ciascun allenatore una password di accesso al sito www.settoretecnicofigc.vcorsi.it, attraverso il quale sarà possibile seguire il corso di aggiornamento direttamente via internet sulla propria pagina personale.

    In alternativa alla procedura online sarà possibile ottenere il rinnovo della licenza anche partecipando ai corsi di aggiornamento organizzati territorialmente dall’Associazione Italiana Allenatori di Calcio (AIAC).

    In tal caso, dopo aver aggiornato i propri dati e verificato la regolarità dei propri pagamenti al Settore Tecnico (saldando eventuali morosità attraverso il bollettino di conto corrente postale inviato in allegato alla lettera), coloro che non intendano aggiornarsi online preferendo la partecipazione ai corsi organizzati dall’AIAC dovranno scegliere, cliccando sull’apposito pulsante sul sito, l’opzione “Invia la richiesta per seguire il corso territoriale”.

    In presenza di tali richieste l’AIAC, attraverso le proprie strutture periferiche, provvederà ad organizzare i corsi a livello locale provvedendo direttamente a pubblicare sul proprio sito internet la calendarizzazione dei corsi stessi contestualmente alla convocazione degli allenatori che abbiano fatto richiesta di parteciparvi.

    Per maggiore chiarezza specifichiamo qui di seguito le procedure che dovranno essere esperite dagli allenatori di Base che intendano perfezionare le previste 15 ore di aggiornamento entro il termine ultimo del 31 dicembre 2015.

    AGGIORNAMENTO ONLINE VIA INTERNET

    accedere al sito www.settoretecnicofigc.vcorsi.it (cliccare sulla scritta per aprire la pagina E-LEARNING Vcorsi)

    digitare i codici personali di accesso al sistema (numero tesserino, password)

    completare la propria anagrafica fornendo per intero le informazioni richieste al fine di completare l’iscrizione

    opzionare la soluzione dell’aggiornamento online tramite il pulsante “Acquista adesso il corso online”

    provvedere al pagamento del corso con le modalità indicate

    procedere con gli aggiornamenti

    AGGIORNAMENTO ATTRAVERSO I CORSI TERRITORIALI DELL’AIAC

    accedere al sito www.settoretecnicofigc.vcorsi.it (cliccare sulla scritta per aprire la pagina E-LEARNING Vcorsi)

    digitare i codici personali di accesso al sistema (numero tesserino, password)

    completare la propria anagrafica fornendo per intero le informazioni richieste al fine di completare l’iscrizione

    opzionare la soluzione dell’aggiornamento attraverso i corsi territoriali utilizando il pulsante “Invia la richiesta per seguire il corso territoriale”

    confermare la richiesta premendo il bottone “OK” sulla finestra che si aprirà successivamente. Nel caso in cui l’utente dovesse ripensarci e scegliere la modalità dell’aggiornamento online, dovrà premere il bottone “Annulla la richiesta per seguire il corso territoriale” e “OK” sulla successiva richiesta di conferma

    tornare così all’opzione “Acquista il corso online””

    Gentili colleghi, he ne pensate?

  6. “Insegnare ed imparare: elementi per crescere”

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    a cura di Claudio Damiani – Allenatore di base

    E’ stato il tema di una piacevole serata alla quale sono stato invitato da una società della mia provincia. Di fronte a un pubblico composto perlopiù da genitori del settore giovanile e dirigenti della stessa ( l’A.C. Treporti militante nel campionato di Seconda categoria Veneta), gli spunti sono stati molteplici e tutti interessanti.

    • INSEGNARE: è un termine che può avere mille interpretazioni che dipendono da chi insegna e verso chi, dal contesto in cui si insegna e soprattutto da cosa si insegna.
    • L’INSIEME DI NOZIONI E CONCETTI che caratterizzano il nostro bagaglio culturale e tecnico (riferito al calcio e allo sport), costituiscono elementi a noi chiari e incisi nel nostro modo di fare attività ma soprattutto di voler fare attività:
    • A volte consideriamo che essere possessori di nozioni e concetti, essere esperti di un argomento piuttosto che un altro ci porta ad essere automaticamente in grado di saperli esprimere a un gruppo di nostri allievi/calciatori.

    Non a caso, e molti di noi lo sanno, occorre distinguere ciò che sappiamo da ciò che siamo in grado a trasmettere e da ciò nasce un quesito:

    L’istruttore/allenatore è sempre in grado di SAPER FAR APPRENDERE le sue conoscenze e le sue esperienze ai suoi allievi?

    Infatti: non è detto che se noi apprendiamo e comprendiamo dei concetti, catalizziamo delle idee a noi oggettivamente chiare, limpide, poi siamo in grado di insegnarle con la medesima naturalezza al nostro gruppo di ragazzi.

    Non dobbiamo considerarci Allenatori dal momento in cui usciamo dal Corso di Allenatore di Base. Io stesso la pensavo così; ma la realtà è diversa.

    QUALI QUALITA’ DEVE AVERE UN BUON ALLENATORE?

    L’amore e la passione per il calcio, la predisposizione a fare sacrifici (UMILTA’), il saper dosare l’autorevolezza nei confronti dei ragazzi senza farla sfociare in AUTORITA’. Senza poi tralasciare la qualità, più che la quantità, delle nozioni da trasmettere agli allievi.

    E per ultimo, fattore non meno importante, il sapere gestire i momenti difficili della gara/stagione alla pari dei momenti di soddisfazione e serenità.

    SAPERE COSA SI E’ IN GRADO DI FARE avendo l’accortezza di RICONOSCERE I PROPRI LIMITI

    Non è corretto guidare i “Primi calci” se non ne siamo portati e non ne abbiamo le conoscenze per farlo e la nostra prerogativa è la prima Squadra. E purtroppo molti istruttori/allenatori fanno e vogliono fare anche se non sanno fare, per mancanza di umiltà propria ma anche per negligenza di chi fa le scelte…

    IL PATENTINO E’ DA CONSIDERARSI UN PUNTO DI PARTENZA, NON DI ARRIVO

    Allenare, istruire, dirigere un gruppo NON E’ PIU’ SOLO ATTIVITA’ DI CAMPO; magari!

    Vi sono altre dinamiche in cui bisogna cimentarsi:

    • Il rapporto col Direttore o con il Responsabile del Settore Giovanile, col Segretario (e in qualche situazione col Presidente…)
    • A certi livelli occorre avere un buon rapporto con la stampa locale e in taluni casi, ma in questo caso si parla di professionisti che lavorano su “piazze” importanti, anche con i tifosi

    E in un certo senso la nostra abilità consiste nell’”ALLENARE” anche questi “soggetti”.

    Ma a livello di settore giovanile occorre allenare anche

    I GENITORI.

    (CHE IN MOLTI CASI, VORREBBERO CHE IL FIGLIO DIVENTASSE QUEL CALCIATORE CHE NON SONO MAI RIUSCITI A DIVENTARE).

    E da qui l’abilità dell’allenatore/istruttore deve essere in grado di gestire al meglio il rapporto con i genitori (quindi “allenare” anch’essi).

    Nel SETTORE GIOVANILE, nelle fasce evolutive costituite dalle categorie “Scuola calcio”, “Primi calci”, Pulcini ed Esordienti, INSEGNARE è il termine adatto.

    Si consideri che l’aggregazione di un gruppo di bambini attraverso lo sport e il calcio deve essere tale per produrre dapprima un’educazione e un rispetto verso le persone e le cose, quindi l’obiettivo dovrà essere:

    • SOCIALE,

    Quindi prettamente

    • LUDICO e

    in un terzo step

    • COORDINATIVO E TECNICO in quanto consideriamo che l’aspetto coordinativo debba essere precedente e fondamentale per l’assimilazione e lo sviluppo qualitativo della tecnica di base.

    ISTRUTTORI/EDUCATORI, NON ALLENATORI

    Potremmo affermare quindi, che l’allenatore possa essere definito tale dalla categoria “Giovanissimi”, una fascia evolutiva ideale per poter continuare ad esercitare gli aspetti di cui sopra cominciando ad integrarli con i primi rudimenti di TATTICA INDIVIDUALE E DI REPARTO.

    Noi di MisterManager.it, al fine di poterci confrontare e di ampliare le conoscenze nostre e di chi ci segue, gradiremmo ascoltare ed imparare dalle esperienze dei nostri colleghi utenti e visitatori la metodologia di lavoro adottata sul campo e non attraverso questa traccia guida.

    ESPERIENZE PERSONALI

    CONTESTO:

    • SETTORE GIOVANILE (obiettivi)
    • PRIMA SQUADRA (obiettivi)

    COME INSEGNO? COME FACCIO APPRENDERE AI MIEI GIOCATORI? COME GESTISCO I MIEI ALLIEVI?

    METODOLOGIA:

    • SETTIMANA TIPO (Aspetto atletico, tecnico, tattico)
    • SISTEMI DI GIOCO ADOTTATI
    • GESTIONE DELLA SOSTA DI CAMPIONATO INVERNALE
    • MOTIVAZIONE (RECUPERO DELL’AUTOSTIMA, MENTALITA’ VINCENTE)
    • RAPPORTI DELL’ISTRUTTORE/ALLENATORE COL GRUPPO, GESTIONE DELLO STESSO, SCELTE TECNICHE, ECC.

    Inviate i vostri pensieri o i commenti a questo articolo a [email protected] li pubblicheremo molto volentieri: sarà un modo per portare esperienze e idee al servizio di tutti!

  7. La nuova lavagna tattica tascabile Taktifol convince l’allenatore

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    Una situazione tipica: la squadra gioca in trasferta, nello spogliatoio degli ospiti l’allenatore non ha la possibilità di mostrare ai giocatori la tattica di gioco. Si è preferito risparmiare la fatica del trasporto della pesante lavagna tattica e, per attaccare i fogli di carta portati con sé, manca naturalmente il nastro adesivo! Ancora una volta uno dei giocatori deve tenere un foglio in mano mentre l’allenatore illustra le sue direttive tattiche!

    Un gruppo di allenatori inventivi ha risolto questi problemi in modo semplicemente geniale: fogli stampati rappresentanti il campo di calcio che hanno la particolarità di aderire dappertutto e si lasciano cancellare con un normale panno asciutto! Gli ideatori di tali fogli hanno voluto dare alla loro invenzione un nome originale: Taktifol.

    “II segreto di Taktifol è la sua carica elettrostatica” spiega Jürgen Zinsmeister, direttore di Taktifol. In effetti, il foglio rimane attaccato semplicemente dappertutto, alla porta degli spogliatoi, sullo specchio, sulla piastrelle delle docce, su ogni parete, sia all’interno che all’esterno degli spogliatoi. I fogli si possono successivamente staccare senza lasciare alcun residuo e – ogni volta che occorrono – riapplicarli di nuovo altrove. Anche nel caso di superfici rivestite non uniformemente non ci sono problemi di sorta. Taktifol rimane attaccato ed offre al coach una libertà inaspettata!

    Usando i pennarelli Taktistick, si può eliminare quanto scritto con un panno asciutto o addirittura semplicemente col dito! Grazie a queste sue caratteristiche, Taktifol si rende impiegabile al pari di una pesante lavagna tattica. Inoltre, Taktifol si può trasportare facilmente, come un foglio di carta. Gli allenatori possono portare Taktifol perfino alla partita, oltre che naturalmente all’allenamento, semplicemente nella tasca dei pantaloni!

    Alla domanda “Quante volte si può usare lo stesso foglio?” Jürgen Zinsmeister, direttore di Taktifol, risponde: “Ogni tecnico può decidere per quanto riutilizzare un foglio Taktifol! Non sono le forze d’aderenza che diminuiscono, ma piuttosto dei leggeri residui che restano dopo la cancellazione dello scritto che limitano la possibilità di riutilizzare all’infinito un foglio singolo”.

    Normalmente un foglio viene usato 3/6 volte prima che il coach lo dichiari inutilizzabile. Ma il prezzo di 23€ per il rotolo da 25 fogli permette la sostituzione di un foglio con uno nuovo dopo averlo usato per diversi impieghi.

    Già diverse federazioni sportive europee hanno conosciuto i vantaggi di Taktifol e forniscono sistematicamente i loro insegnanti di questo nuovo importante strumento didattico. “Conosciamo parecchi casi in cui allenatori di giovani calciatori descrivevano solo marginalmente la tattica di gioco, non avendo ancora a disposizione Taktifol. Con l’uso di Taktifol gli stessi allenatori cominciano a riflettere più profondamente insieme alla squadra sui vantaggi e sugli svantaggi dei vari sistemi di gioco!” spiegano gli ideatori di Taktifol.

    Ed il vantaggio per il calcio sembra davvero evidente! Anche i giocatori adulti si muoveranno in modo più sicuro durante le varie fasi del gioco seguendo i modelli tattici descritti dall’allenatore con Taktifol

    Anche gli insegnanti della Scuola allenatori di Coverciano si sono mostrati entusiasti di Taktifol: “Durante le nostre lezioni possiamo applicare dappertutto anche più fogli Taktifol e così spiegare mosse complesse ed articolate agli allievi” dice Attilio Sorbi, ex calciatore professionista ed ora insegnante della Scuola allenatori di Coverciano.

     

  8. Robe da matti!

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    Vogliamo sottolineare 4 considerazioni di colleghi e amici pescate sul web che tendono a visualizzare la triste realtà di come il calcio si stia evolvendo in modo negativo, al di là dei modesti risultati ottenuti dalle nostre squadre in ambito internazionale e senza dimenticare l’ennesimo scandalo scommesse (ancora tutto da provare).

    1. “La LND intende abolire l’obbligo di Allenatori abilitati fino alla Prima Categoria, su pressante richiesta delle società per calmierare i costi …. Roba da matti.” E gli euro spesi per le abilitazioni, gli aggiornamenti da migliaia di allenatori?
    2. “Come è possibile prendere il patentino uefa C senza aver mai giocato a calcio senza punteggio? Raccomandati? ” E poi ci lamentiamo della scarsa qualità del calcio italiano degli ultimi tempi…
    3. “Ho 12 società che mi prendono ad allenare dalla prima Categoria alla Lega Pro; ho anche una serie A in Romania che mi vuole. Tutte vogliono soldi!!!” Sono cambiati i tempi: ora chiunque può allenare, le società si trovano; la fatica è trovare gli “sponsor”. Povera meritocrazia!
    4. “Cinque giovani nel 2009/10 (poi 4 nel 2010/11) in Serie D, quando l’Inter gioca in serie A con 11/11 di stranieri. E’ normale o paradossale?” Questa politica del calcio in Italia è un po’ contradittoria. E ci si lamenta se vi è la fuga all’estero di più di qualche ragazzino in erba del belpaese…

    Ci rivolgiamo ai colleghi allenatori, ai preparatori e a tutti gli addetti ai lavori. Che ne pensate?

    Commentate pure qui sotto.

  9. Lo spirito di squadra (seconda parte)

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    Per chi non avesse letto la prima parte: cliccare qui

    La squadra: uno specifico tipo di gruppo che può essere definito come un insieme dinamico costituito da individui che si percepiscono più o meno interdipendenti. La squadra sportiva può essere, pertanto, considerata come un gruppo con rilevanza sia nell’aspetto delle individualità che nell’insieme degli atleti. Le caratteristiche del gruppo-squadra sono a livello individuale la complementarietà, esistenza di uno scopo significativo comune, capacità di risolvere le situazioni in base alle proprie caratteristiche; a livello di gruppo con una visione comune, compenso basato sui successi della squadra (non del singolo), leadership solida e partecipativa. Quali sono i momenti o stadi delle creazione di una squadra. 1. Gli atleti membri familiarizzano, studiano forze e debolezze reciproche, verificano se sono parte del gruppo, identificano il loro ruolo, comparano l’attenzione che il Mister dedica a ciascuno di loro. La strategia di gioco deve coinvolgere tutti, importante ciò che accade fin dal primo allenamento. 2. Gli atleti attuano atteggiamenti di resistenza al Mister, rifiutano il controllo da parte del gruppo, sono in conflitto con le richieste poste; il Mister deve prevenire e attuare un tipo di comunicazione aperta, lo stress deve essere ridotto per ridurre l’ostilità; 3. Gli atleti sostituiscono l’ostilità con cooperazione e solidarietà, elaborano uno spiccato senso di umiltà, sono rivolti alla coesione, nutrono un profondo senso di rispetto per gli altri, avvertono la stabilità dei reciproci ruoli; il gruppo lavora per un obiettivo comune. Il Mister si complimenta per gli sforzi, i miglioramenti e la qualità della performance; 4. Gli atleti incanalano tutti gli sforzi per il successo della squadra, si aiutano reciprocamente; il gruppo è orientato alla performancee predisposto alla vittoria. Il Mister crea un clima di collaborazione, elimina competizione ed aggressività verso i compagni. Si definisce dinamiche di gruppo come l’insieme fluido e mutevole delle interazioni e dei rapporti tra gli atleti di una squadra. Interazione è una relazione prevalentemente regolata da norme, valori, modelli di comportamento a livello di ruoli all’interno di un gruppo, il rapporto di gruppo risponde ad esigenze, è legato alla dinamica dello sport al rifiuto e del conflitto. Tra i membri di una compagine sportiva nasce sia la complementarietà (attrazione degli opposti), quanto la similarità cioè dalla comunanza di valori, atteggiamenti importanti o ideali nell’universo sportivo. Nel gruppo sportivo essa è un dato importante in quanto permette di superare le fasi disgregative o comunque conflittuali che l’attività agonistica determina con il suo carico di ansie e frustrazioni. Il rifiuto o repulsione è una dinamica che non implica ostilità, ma indisponibilità, indifferenza, divergenza ideologica, emotiva, più una serie di che possono portare al contrasto, il conflitto, nella vita del gruppo, e soprattutto della squadra sportiva, in cui esiste sempre un’alta tensione emotiva, è deleterio per i risultati e l’armonia in seno alla squadra. Al verificarsi si assiste in genere a comportamenti quali : * capri espiatori: scaricare l’aggressività su un individuo interno o esterno al gruppo; * aggressività: ostilità competitiva invidiosa tra gli atleti; * silenzi: rifiuto di appartenenza al gruppo; * formazione di sottogruppi, il dissenso all’interno del gruppo genera fenomeni di scissione. * polarizzazione, caratterizzata dal convergere su di un atleta dell’attenzioni degli altri membri della squadra (es. atleta che nella squadra si oppone costantemente all’allenatore, può cumulare una propria motivazione interiore con l’incoraggiamento sotterraneo della squadra, anche se non esplicitato). Al verificarsi di questi fenomeni è importante porre attenzione rimarcando : * socializzazione: il sorgere della relazione di gruppo mediante forme di comunicazione verbale; * teorizzazione: interpretazione con cui viene spiegato agli altri il proprio o il loro modo di reagire e comportarsi nel gruppo; * difesa del gruppo: tacito accordo per non alterare una situazione di equilibrio e di consenso reciproco, con controllo delle ansie

    La leadership

    Per leadership si intende comunemente una o più persone che, all’interno del gruppo e della squadra, esplicano un’azione polarizzante con un processo di influenza interpersonale, orientato al raggiungimento di particolari obiettivi. Nello sport l’allenatore e il Responsabile svolgono tale ruolo che è influenzato dal proprio “stile” pur mantenendo i medesimi compiti (dirigere, decidere, organizzare, pianificare, istruire, formare, sviluppare, supportare, motivare, valutare). L’allenatore svolge tali compiti nei confronti degli atleti attraverso: · trasmissione e sviluppo delle competenze sportive; · mantenimento di ordine e disciplina; Il Responsabile svolge tali compiti attraverso: · costruzione ed organizzazione del gruppo-squadra ; · pianificazione dei compiti e programmazione delle attività in vista del raggiungimento degli obiettivi prefissati; · supporto sociale e motivazionale. Le caratteristiche per una leadership positiva ed efficace sono: 1. sapere che il proprio ruolo è “servire” e non “essere serviti” 2. creare una cultura in cui tutti si sentano parti importanti dell’organizzazione 3. dare direttive chiare 4. abituarsi ad essere efficaci, con poche parole 5. conoscere la differenza tra intensità ed emotività 6. criticare in privato e lodare in pubblico 7. separare l’errore dalla persona che sbaglia 8. enfatizzare il lavoro di squadra, piuttosto che l’individualità 9. focalizzare il futuro senza trascurare l’immediato 10. accettare critiche e rimproveri Un modello, per meglio comprendere e conoscere la leadership, che viene comunemente applicato, che le caratteristiche del coach, quelle del gruppo-squadra e della situazione vengono ugualmente prese in considerazione; la performance e la soddisfazione dei membri del gruppo sono in funzione del grado di congruenza tra: · comportamento richiesto (dal contesto) · comportamento reale del leader (percezione) · comportamento preferito dal gruppo (desiderato) La leadership di un allenatore e del Responsabile è influenzata dal suo stile decisionale che esprime, tra l’altro, alcuni tratti della sua personalità. I principali stili decisionali secondo : * Autocratico “a”: prende personalmente le decisioni basandosi sulle informazioni ottenibili; * Autocratico “b”: ottiene le informazioni necessarie dai membri e decide da solo; * Consultivo “a”: condivide i problemi con i membri più influenti del gruppo consultandoli individualmente, tiene in considerazione le loro idee e prende da solo le decisioni; * Consultivo “b”: condivide i problemi con tutti i membri riuniti, tiene in considerazione le loro idee e prende da solo le decisioni; * Stile di gruppo: condivide i problemi con il gruppo, lascia che questo generi ed esamini delle soluzioni alternative e giunge a una soluzione consensuale.

    La coesione

    La coesione del gruppo è determinata dalle forze che agiscono sui membri per farli restare insieme. Consiste nel grado di unione o nella resistenza del gruppo alla problematiche disgrgative, un processo dinamico che riflette la tendenza a stare/lavorare insieme e a rimanere uniti per raggiungere gli obiettivi stabiliti. I fattori che possono influenzare la coesione sono: · ambientali: responsabilità e obblighi dei singoli atleti, pressione sociale, struttura e “cultura” della società, dimensione del gruppo; · personali: caratteristiche di personalità, motivazioni, grado di soddisfazione; · leadership: stile di leadership, comportamento, stile comunicativo e decisionale del leader; · squadra: il successo della squadra poiché vincere stimola la volontà di stare insieme. Le tensioni che insorgono in un gruppo a causa delle ambivalenze, delle difficoltà all’adattamento interpersonale e dei dissensi sui fini e sui mezzi, creano un tasso di ostilità che minaccia la coesione e l’esistenza stessa di qualsiasi unione. Quando tali tensioni, rimangono latenti, è perché vengono dominate attraverso meccanismi difensivi che ne inibiscono la tendenza disgregatrice accentuando il processo inverso di coesione. Esistono, pertanto, diversi tipi di coesione: 1. coesione difensiva: tipica dinamica di qualsiasi squadra sportiva che nasce dalla proiezione dell’aggressività interna all’esterno, su una squadra sentita come minacciante; questa dinamica difensiva porta la squadra ad assumere connotazioni caratterizzate da estrema suggestionabilità dei suoi membri, insicurezza, dipendenza dal leader carismatico, atteggiamenti magici, paure irrazionali, ecc; 2. coesione istituzionalizzata: il conflitto interno viene superato codificandolo attraverso un sistema di norme. Le tensioni dei singoli vengono accettate e giustificate sulla base del diverso status che ciascuno compete nell’ambito della squadra. In tale dinamica, tipica delle organizzazioni societarie, le modalità del conflitto sono così controllate, ognuno rimane nei limiti del ruolo nel gruppo; 3. coesione cooperativa: questa dinamica risolve la minaccia disgregativa sul gruppo non attraverso la rimozione o inibizione della aggressività interna, né mediante la negazione o il disimpegno di fronte all’insuccesso, alla frustrazione ed allo stress, ma attraverso la presa di coscienza e l’analisi delle difficoltà. Una squadra sviluppa tale tipo di coesione quando gli atleti subordinano gli obiettivi personali allo scopo del gruppo, all’accettazione della realtà, al desiderio di superare i problemi, all’impegno per cambiamenti comportamentali in funzione delle norme di gruppo. Tale dinamica ha anche un significato educativo perché sviluppa la disponibilità degli atleti ad un continuo adattamento attraverso una relazione di tipo cooperativo. L’adesione cooperativa è sicuramente uno degli aspetti positivi del rapporto di gruppo in quanto esprime il massimo coinvolgimento degli atleti e mette in subordine l’aspetto personale rispetto alle esigenze della squadra. Effetti della coesione. Gli effetti principali sono: · impegno; · stabilità; · resistenza agli eventi negativi; · prestazione; · risultato. Tale strumento può aiutare a quantificare la struttura relazionale di un gruppo; gli obiettivi sono la definizione e valutazione della struttura sociale e delle dinamiche di gruppo (leaders, “isolati”, “rifiutati”, reciprocità, coesione). La metodologia è caratterizzata dal rilevamento di scelte e/o rifiuti reciproci tra i membri del gruppo in base a valutazione “affettivo-emotive” o “centrate sul compito”. Come aumentare la coesione? Verranno adesso elencate alcune tecniche utili nell’incrementare la coesione di un gruppo che possono essere praticate da un personale esperto, qualificato e specializzato. E’ doveroso, però, evidenziare che, a prescindere dalla metodologia prescelta, può aumentare la coesione di un gruppo solo chi possiede tale concetto (coesione) al proprio interno ed utilizza quotidianamente tale valore come parte integrante della propria persona. Essendo la coesione uno stile di vita, più che un semplice aspetto sociologico, è alquanto difficile che un professionista, anche tecnicamente preparato, ma che non possieda questo stile, possa “tirar fuori” in un insieme di altri individui ciò che personalmente non ha. Le tecniche (alcune appartenenti all’insieme delle psicoterapie) che possono favorire l’aumento della coesione di gruppo sono: 1. Il T-Group (training group): si tratta di un tipo di esperienza che è stata progettata per rendere la persona più sensibile al proprio ed all’altrui comportamento nelle sue motivazioni consce ed inconsce, nonché ai modi in cui tale condotta viene percepita ed influenzata dal gruppo. Il T-group permette quindi di apprendere e sperimentalmente, attraverso l’analisi delle esperienze individuali e di gruppo, la natura dei propri sentimenti, reazioni, percezioni e comportamenti. 2. Gruppi Autoeducativi: l’intera squadra, o sottogruppi di essa, possono essere utilizzati dallo psicologo, come dal tecnico, per migliorare la cooperazione e la risoluzione dei problemi individuali e collettivi, di relazione o tecnici; · gruppo di discussione: è un gruppo in cui gli atleti discutono un problema generale riguardante in misura diversa i partecipanti. · gruppo di orientamento: è un metodo efficace nell’ambito del gruppo per aiutare gli individui ad orientare la propria attività sportiva. · gruppo di consiglio: si costituisce quando i membri della squadra tentano di risolvere, mediante discussione di gruppo, i problemi personali di qualche membro. 3. Tecniche di Drammatizzazione: · Lo psicodramma: in questo gioco teatrale la persona è sollecitata ad improvvisare scene di vita vissuta, capaci di rivelare il più possibile di se stessa. L’azione scenica permette una presa di coscienza degli aspetti coartanti del proprio comportamento, il superamento delle difficoltà interpersonali e l’emergenza di potenzialità affettive inibite nella vita di relazione. · Il sociodramma: mentre lo psicodramma riguarda un problema in cui un singolo individuo, o un gruppo di individui, è coinvolto privatamente, il sociodramma invece riguarda problemi in cui viene in primo piano l’aspetto collettivo, mentre il rapporto privato del singolo resta nell’ombra. E’ il gruppo intero che dà vita ad una azione scenica collettiva che permette la comprensione, per proiezione, di problemi interni ed esterni al gruppo, con il superamento di tensioni, inibizioni, conflitti, nonché una maggiore integrazione tra i membri del gruppo ed una loro maggiore sicurezza verso l’ambiente esterno. · Il gioco del ruolo: E’ richiesto al soggetto di improvvisare un ruolo sociale di fronte ad un antagonista che ne gioca uno complementare. In questo tipo di drammatizzazione gli individui verificano (vivendola ed analizzandola) la frattura tra il voler essere e l’essere di fatto, fra la percezione immaginata della realtà e situazione affettiva. Ciò attraverso una immedesimazione nei modi psicologici che sono alla base di atteggiamenti peculiari dei ruoli sociali. 4. La Terapia della Gestalt (Perls, Schultz, Gunter): è orientata a determinare nell’individuo e nel gruppo una ricca esperienza emozionale attraverso tecniche verbali e non verbali. Essa tende a negare il valore dell’inconscio, del passato, del futuro, della rimozione, e a dare notevole importanza al “sentire”, alla “consapevolezza” del “qui ed ora”, alla svalutazione della razionalità. 5. I Gruppi Bioenergetici (Lowen): la tecnica bioenergetica è un approccio ai problemi della personalità umana attraverso la partecipazione diretta del corpo al processo di analisi. Il corpo, sostiene Lowen, come aveva scoperto Reich, somatizza sotto forma di difese caratteriali (corazza caratteriale: Reich) le difficoltà psicologiche. 6. Gruppi Tematici (Cohn): sono organizzati su dieci sedute e sulla partecipazione attiva ed impegnata dei membri. Tali gruppi si propongono l’approfondimento di particolari temi che costituiscono una “impasse” esistenziale per gli individui (es. la solitudine, l’aggressività, la paura, le mete della vita, la morte, ecc.). I segni della coesione/unità del gruppo: 1. la coesione/unità è percepita da tutti i membri, a prescindere dal ruolo, anche da chi viene a contatto solo sporadicamente col gruppo (tutti avvertono “qualcosa di particolare” nell’aria); 2. interrogati singolarmente, i membri dimostrano di avere le stesse convinzioni sul concetto di gruppo; 3. la coesione/unità esiste anche a “distanza”; pertanto, si verificano episodi in cui alcuni membri hanno fatto/pensato qualcosa contemporaneamente ad altri, pur trovandosi a centinaia di Km di distanza gli uni dagli altri; 4. ogni membro è disposto a “sacrificare” qualcosa di personale per uno o più componenti del gruppo; 5. gli obiettivi sono condivisi da tutto il gruppo; 6. pur essendoci fisicamente un leader, la vera leadership è la coesione/unità stessa del gruppo; ad essa il leader fa continuo riferimento; 7. più che la maggioranza, il gruppo, spontaneamente, sceglie l’unanimità nelle decisioni. Ciò è possibile grazie al punto 4; 8. la coesione/unità non respinge, ma attrae; pertanto sempre più persone sentono l’esigenza di avvicinarsi al gruppo per condividerne lo stile di comportamento; 9. la coesione/unità del gruppo è vincente; le squadre che la possiedono arrivano molto lontano; 10. la coesione/unità del gruppo è per sempre; anche quando l’esperienza di gruppo finisce, ogni membro capisce di aver scolpito ogni attimo di essa “nella memoria” e che, intimamente, una piccola parte di quella esperienza è ancora viva dentro di sé. Nasce l’esigenza di “portala” altrove….. Luca Papini

  10. Il PaidToWrite di MisterManager.it sta crescendo anche grazie a Diggita.it, Allblogs, OKnotizie i SocialNetworks e ai suoi preziosissimi autori!

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    Collaboratori attivissimi, qualità degli articoli, tematiche varie (si cercano comunque sempre esperti calciofili per argomenti vari), stanno facendo crescere il nostro blog in modo importante.

    Con l’avvento del PaidToWrite la curiosità di molti utenti si è tramutata in collaborazione e la risonanza si sta tastando concretamente; tra marzo e aprile un piccolo grande passo in fatto di visite si è visto è questo è promettente, molto.

    Sia per chi gestisce il blog, ma soprattutto per chi vi collabora che continuando così potrà associare alla soddisfazione della passione per lo scrivere anche guadagni sempre più concreti tramite il sistema di guadagno meritocratico.

    C’è da sottolineare un aspetto che sinora forse non è stato evidenziato:

    la pubblicazione dell’articolo che il collaboratore/autore di MisterManager.it scrive, non è limitata al nostro blog; in automatico viene distribuito (e rimarrà sempre in rete a “portata” di clic), tra i più importanti Social Network, tra cui tre account Facebook, Linkedin, MySpace e l’immancabile Twitter.

    Manualmente invece, la redazione di MisterManager.it provvede alla “distribuzione” dei post in altri “aggregatori” di notizie tra cui Diggita.it, OKnotizie, AllBlogs, Tuttonotiziesport.it e tanti altri: in questo modo gli stessi articoli saranno pubblicati in più aggregatori e Social Network e ciò significherà maggior presenza in rete, maggior visibilità ed esposizione degli annunci di Google moltiplicati in modo esponenziale!

    Per chi volesse collaborare attivamente (allenatori, preparatori, tifosi, appassionati, esperti di Serie B, Lega Pro, Serie D, Calcio Femminile, Futsal, Fantacalcio, ecc.), guadagnando anche una discreta somma di denaro rapportata alle vostre capacità e alla qualità dei post, è possibile consultare la semplice guida cliccando qui.

  11. «Mi chiamo Milco, cercate un allenatore incapace?»

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    Questo articolo pubblicato da Educalcio, tratto dall’ “Eco di Bergamo” costituisce l’emblema di una situazione grottesca che si verifica in moltissimi contesti calcistici e non. I fatti raccontati di Milco possono costituire la storia di Gianni, Antonio e Mario; in quanti almeno una volta ci siamo trovati nella sua situazione?

    «Io per i genitori sono e sarò sempre un allenatore incapace. Mi chiamo Milco, sono un allenatore di calcio di settore giovanile ormai da 14 anni, sempre nei quartieri di Bergamo, e attualmente sono il mister di una squadra allievi Figc. Vi racconto con ironia il perché del titolo di questa mia lettera di sfogo».

    «I genitori non sono e non saranno mai contenti e la loro infelicità diventa un mio limite. Ho partecipato per tre anni a un campionato categoria giovanissimi Figc denominato “fair play”. Questo campionato aveva due regole principali. La prima era che la partita era suddivisa in tre tempi da venti minuti ciascuno e inoltre vigeva l’obbligo di far giocare per un tempo tutti i ragazzi che erano a disposizione in panchina».

    «I sette cambi io li facevo sempre all’inizio del secondo tempo, in più ovviamente c’erano tutte le altre regole comuni del gioco del calcio. Avevo venti giocatori in rosa e di conseguenza c’erano quaranta genitori. Il regolamento mi consentiva di inserire in distinta solo diciotto giocatori (undici titolari e sette a disposizione), quindi purtroppo due ragazzi non potevo convocarli».

    «Pronti via ed ecco che per i quattro genitori di quei due ragazzi non convocati io ero un allenatore incapace. Dai Milco, mi dicevo, non ti abbattere, ne hai ancora trentasei che ti stimano. Arrivava il giorno della partita e io mi dovevo attenere al regolamento, undici titolari e sette a disposizione».

    «I ragazzi erano vestiti, uscivano dallo spogliatoio ed entravano in campo per il riscaldamento. I titolari all’interno del campo di gioco, gli altri da un’altra parte a palleggiare tra loro. Boooommmm! Ecco che anche per quei quattordici genitori resisi conto di avere i propri sette figli non titolari io ero diventato un allenatore incapace, nonostante avessi comunque convocato i loro figli».

    «Non devo mollare, mi dicevo allora, ho ancora ventidue genitori che mi vogliono bene. L’arbitro era pronto a fischiare l’inizio della partita, i ragazzi titolari si disponevano in campo in base ai ruoli da me dati. Non era possibile, porca miseria che sfortuna, per otto genitori i loro quattro figli giocavano fuori ruolo. Mi veniva da morire, nonostante li avessi convocati, nonostante giocassero titolari, anche per loro otto io ero un allenatore incapace».

    «Barcollavo ma non mollavo, avevo pur sempre ancora quattordici genitori che mi stimavano…. Ma no! Finito il primo tempo e nel rispetto del regolamento, facevo entrare tutti e sette i ragazzi che erano a disposizione. Ma io mi chiamo Milco ed ero, sono un allenatore incapace e sapete cosa combinavo con i cambi? Lasciavo in campo i quattro giocatori che “erano fuori ruolo” e sostituivo gli altri sette, così anche per gli ultimi quattordici genitori io mi trasformavo in un allenatore incapace, nonostante la convocazione e la maglia da titolare».

    «Mi chiamo Milco, cercate un allenatore incapace?»

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  12. Il triangolo genitori-figli-allenatore nel settore giovanile

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    Questo è un articolo che ho già proposto ai tempi di una mia stagione alla corte di una squadra di un settore giovanile professionistico. Lo voglio riproporre in quanto proprio ieri, assistendo ad un incontro della categoria “Giovanissimi”, ho scoperto che il problema è sempre lo stesso, se non più rilevante!

    Si dice con un po’ di sarcasmo che la squadra ideale da allenare è quella di “orfani”; beh., dopo ciò che ho visto ieri, ma soprattutto dopo ciò che ho udito, la battuta calza a pennello!!!

    Claudio Damiani – Allenatore di Base

    Tema quanto mai discusso, il triangolo genitore-figlio-allenatore nel mondo dello sport giovanile (ma non solo), è di rilevanza storica e attuale.

    Il calcio è uno sport di squadra e come tutti gli sport di squadra si fonda su un gruppo di atleti-giocatori, diretti da uno o più tecnici.

    Perché un gruppo sia sano è necessario che si basi su delle regole che da tutti devono essere rispettate.

    In questi anni di militanza nel settore mi sono accorto di ragazzi (anche bravi), che hanno vissuto sin dai primi passi calcistici la culla dei complimenti perpetui dei genitori, parenti e amici (a volte anche di qualche dirigente), vivendo idolatrati all’inverosimile.

    Il risultato?

    La totale convinzione del bambino, poi ragazzo, di essere “invincibile”, di avere mezzi tecnici che lo possono proiettare molto presto nel calcio che conta: basta aspettare, perché prima o poi il futuro già disegnato si tramuterà in realtà.

    Una situazione pericolosa che a volte porta la giovane psiche del ragazzo a dimenticare che per raggiungere il traguardo ci vuole lo sforzo, la fatica, il sacrificio: nessuno regala niente.

    Il sentirsi superiore ai compagni ed essenziale per il gruppo costituisce un’errata e pericolosa impostazione della figura del ragazzo. Questo un allenatore lo sa.

    Premetto senza dubbi che se la società si pone come obiettivi e la crescita dei ragazzi e il risultato sportivo, alla domenica schiero in campo la migliore formazione che ho a disposizione.

    E i ragazzi che non partono tra gli undici o tra i diciotto?

    1. Sono infortunati o malati;
    2. sono squalificati;
    3. hanno “saltato” il 60% delle sedute di allenamento (due su tre);
    4. nel corso della settimana hanno dimostrato poca attenzione, scarso interesse (questi atteggiamenti molti genitori non li vedono!);
    5. hanno mezzi tecnici o condizioni fisiche inferiori rispetto ai loro compagni (a volte non notano neanche questi importanti fattori).

    Il problema sorge appunto quando, in relazione all’ultimo punto, un padre si convince o convince il figlio del contrario.

    Molti genitori vivono con il desiderio che i propri figli debbano a tutti i costi diventare quello che essi non sono mai diventati in gioventù.

    Ho conosciuto ragazzi che soggiogati da queste convinzioni si trovano smarriti alla prima esclusione per scelta tecnica, persi, non trovando spiegazione alcuna e dannatisi l’anima per un po’ si trovano isolati e soprattutto mal consigliati, finendo in moltissimi casi, con l’abbandonare l’attività sportiva con probabili sintomi di depressione.

    Altri, più sportivamente “educati”, vivono il calcio serenamente per come deve essere vissuto; quando i genitori non mettono pressione al figlio, ovvero non gli fanno pesare la maglia dal numero dodici in su, anche il ragazzo saprà vivere la realtà dell’esclusione, la sostituzione nel modo in cui deve essere vissuta, ovvero con delusione ma non con rassegnazione, anzi.

    In molti casi vengono scatenate delle polemiche tra genitori e società che non hanno motivo di nascere se non dalla rabbia di un padre o di una madre che non si capacitano del fatto che il proprio erede palesa dei limiti rispetto ai compagni di squadra e per questo gioca di meno. (Attenzione: gioca di meno, non ho detto non gioca!).

    E sono a dir poco inquietanti e ridicole le antipatie che si creano tra nuclei famigliari ai bordi del campo dipendenti unicamente dal fatto che un ragazzo sia più titolare o meno rispetto ad un altro.

    A volte, sembra paradossale, sono solo i genitori a “soffrire” la panchina del figlio, quando questi se ne sta tranquillamente seduto al fianco del mister a incitare i compagni vivendo lo sport come deve essere vissuto!

    Senza voler fare di tutta l’erba un fascio intendo affermare che vi sono anche ragazzini “educati” a saper vincere e perdere, a non esaltarsi per le vittorie, ma anche a non abbattersi per delle sconfitte, a “digerire” le esclusioni e a non sentirsi “onnipotente”.

    E questo tipo di educazione a chi spetta, chi la deve impartire?

    L’allenatore, coadiuvato dalla società, ha il compito di educare allo sport, a insegnare i comportamenti da assumere in virtù delle attività da svolgere in campo (allenamenti, gare, vittorie, sconfitte, ecc.); egli ha altresì l’obbligo di correggere eventuali poco consoni atteggiamenti che avvengono al di fuori del rettangolo di gioco: in trasferta, all’interno dello spogliatoio, nei mezzi pubblici ecc.

    Per educazione sportiva s’intende il miglioramento psicologico, tecnico-tattico del giovane atleta, l’insegnamento della sconfitta, della vittoria, dell’esclusione, della sostituzione nonché il rendere il gruppo consapevole che le regole sono uguali per tutti e le scelte le fa esclusivamente l’allenatore.

    D’altra parte è messo lì per quello, e comunque, da quando il calcio è calcio l’allenatore è sempre stato a disposizione dei giocatori per uno o più eventuali dialoghi di chiarimento che, attenzione, non è detto debbano essere necessariamente di natura tecnico-tattica.

    Bisogna però ricordare che la crescita di un ragazzo che vuole giocare a calcio o fare qualsiasi sport dipende in modo più che importante dall’educazione di base impartita dalle famiglie sin dal primo giorno di nascita del proprio figlio.

    Concludo affermando che in una squadra di calcio, ogni domenica ci sono undici ragazzi contenti e sette ragazzi meno contenti; tra questi ultimi sette ce ne saranno sicuramente due o tre anche molto arrabbiati.

    E’ normale: se non fosse così ci troveremmo a guidare delle squadre prive d’anima.

    L’importante è prendere l’esclusione come motivo di rivalsa più che come motivo di resa e noi genitori questo abbiamo il dovere di insegnarlo!

  13. Imminente l’uscita di MisterManager in versione gratuita!

    4 Comments

    Sei un allenatore di calcio o un addetto ai lavori? Sei un osservatore, un giornalista, un agente di calciatori o un appassionato dello sport più popolare al mondo?

    E’ imminente l’uscita della prima versione gratuita di MisterManager, disponibile sia per Windows che per Linux ed in diverse lingue
    MisterManager è un innovativo software calcistico che ti aiuterà nella tua attività di campo e non.

    Vai alla pagina dedicata a Mister Manager Software

    In questa prima versione:

    • Gestione anagrafiche giocatori, staff, società, campi da gioco

    • Gestione campionati, cronaca partita

    • Statistiche accurate, dinamica e percentuali reti, minutaggio giocatori ed altro

    • Stampa ed esportazione in pdf ed excel di qualsiasi contenuto

    Potrai scaricare il software gratuitamente nel sito di Mistermanager e iscrivendoti gratuitamente alla newsletter avrai l’opportunità di ricevere articoli e novità sul programma e i suoi aggiornamenti anch’essi gratuiti.

    Attraverso un Forum dedicato potrai anche esprimere commenti e dare consigli per rendere il software sempre più utile e funzionale

    Nelle prossime versioni, inoltre:

    • Gestione agenti ed arbitri
    • Inserimento del programma degli allenamenti tramite interfaccia grafica con relativa descrizione con stampa dello stesso
    • Parte relativa agli osservatori con possibilità di relazionare su un singolo giocatore, una gara generica o la successiva squadra da affrontare con utilizzo dell’interfaccia grafica
    • Integrazione per calcio a 5 e Beach soccer

    …e tanto altro

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