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  1. La tattica nel calcio del 900

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    L’evoluzione del modulo di gioco

    Si discute spesso su quale sia il modulo migliore che la nostra squadra del cuore debba applicare e tutti, prima o poi, si sono trovati in disaccordo con l’allenatore della propria squadra o della nazionale…… ma ci siamo mai chiesti se siamo davvero informati sulle varie tipologie tattiche per disporre la squadra in campo?
    Proviamo a ripercorrere velocemente l’evoluzione tattica che ha accompagnato la crescita del nostro sport preferito:

    Il WM
    Nel 1925 fu inserita nei regolarmenti calcistici la regola del fuorigioco: il modulo che dominò in quel periodo fu ideato da Herbert Chapman (direttore tecnico dell’Arsenal).
    Le principali innovazioni furono nell’allargamento della difesa all’esterno con l’introduzione del terzino, la difesa disposta orizzontalmente con il centromediano posto davanti con il compito di marcare il centrattacco avversario.
    Inoltre, il centrocampo disposto a quadrilatero presentava due mediani centrali difensivi e due mezzali in appoggio alle due punte.
    In difesa, Chapman, introdusse l’uso della diagonale, che consentiva alla squadra di non rimanere mai in uno contro uno grazie al movimento coordinato dei difensori.
    Fu questa, probabilmente, la prima grande rivoluzione teorica applicata al calcio e, presto, tutte le squadre seguirono i dettami imposti dal WM.

    Verrou o Riegel
    Siamo nel 1932, Rappan (tecnico del Sevette di Ginevra) elabora una tattica che prevede una maggiore copertura in fase difensiva: 4 marcatori fissi.
    Spostandosi lateralmente i difensori vanno a raddoppiare sull’attaccante avversario.
    In mezzo al campo il centromediano è un vero e proprio playmaker, che imposta il gioco grazie all’aiuto di una delle due mezzali.
    Rispetto al WM questo modulo è più protetto e semplice da attuare, poichè si rinuncia alla diagonale difensiva, inoltre i 4 difensori fissi portano ad una superiorità numerica al centro della difesa che difficilmente può essere soverchiata dagli avversari.
    Per quanto detto, possiamo considerare questo modulo come l’antecessore del più famoso “catenaccio”

    Catenaccio
    come già detto, questo modulo non è che l’evoluzione italiana del Verrou.
    La principale innovazione è l’introduzione del libero alle spalle della linea dei difensori, con i compiti di spazzare la palla dalla propria area di rigore e di contrare il centravanti che, eventualmente, riesca ad eludere il controllo dei difensori in linea.
    Per quanto riguarda la fase offensiva, il catenaccio prevedeva, in sincrono con una difesa arcigna, rapidi contropiedi scaturiti da lanci lunghi della difesa.

    4-2-4
    questo modulo di gioco è stato sviluppato in Brasile e può essere visto come la risposta sudamericana alla scuola di pensiero europea.
    Ai mondiali dl 1958 il Brasile si presentò con quattro difensori disposti in linea e pronti a scattare in avanti attuando la trappola del fuorigioco, mentre a centrocampo i due mediani centrali avevano il compito di interdire l’iniziativa avversaria.
    La fase offensiva era affidata a due ali pure e due punte centrali, con una a turno pronta a rientrare a centrocampo nella fase difensiva.
    Questo modulo ci fa capire la differente filosofia che all’epoca tracciava un solco netto tra europei e sudamericani, con quest’ultimi sempre pronti al calcio offensivo e, di conseguenza, con squadre fortemente votate all’attacco.

    Calcio Totale
    E’ il 1974 quando esplode il fenomeno Olanda: una squadra eccezzionale che rivoluzionò il modo di interpretare il calcio.
    I principi del calcio totale (seguiti da Crujff e compagni con la più assoluta dedizione) sono semplici e contemporameamente estremamente rivoluzionari:
    1)Pressing a tutto campo
    2)Intercambiabilità dei ruoli
    3)Marcatura a zona per tutto il campo (il fuorigioco è sempre applicato)
    4)squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi
    5)Portiere che svolge il ruolo di libero
    6)Frequenti inserimenti dei centrocampisti e dei difensori nelle azioni offensive
    La principale conseguenza del modello olandese fu la scomparsa del calciatore iper-specializzato, prediligendo un calciatore veloce e resistente, capace di spostarsi rapidamente nelle varie zone del campo e di adattarsi a svolgere tutti i ruoli.
    Crujff resterà probabilmente il miglior esempio di calciatore nato per muoversi nel modulo del calcio totale, data la pressochè totale padronanza di tutti i fondamentali.

    I GIORNI NOSTRI
    cosa hanno in comune Zeman e il suo 4-3-3, il Milan di Sacchi schierato col 4-4-2 e le squadre di Trapattoni?
    Semplice, tutti questi schemi sono discendenti diretti del 4-4-2 brasiliano e del calcio totale olandese.
    Ogni allenatore moderno inventa schemi ed allena in modo diverso, ma è certo che l’influenza dei moduli sopracitati (via via sempre più perfezionati e modificati) abbia un peso notevole sugli schieramenti delle squadre attuali.
    Esaminiamo i principali moduli dei più famosi allenatori:

    4-3-3 di Zeman:
    si basa sul presidio territoriale della squadra, questo modulo presenta infinite soluzioni offensive, vuoi per i frequenti inserimenti dei centrocampisti o dei difensori laterali, sia per la presenza di tre attaccanti di ruolo.
    Le ali partono molto larghe, mentre i tre di centrocampo costruiscono un triangolo in cui il mediano centrale funge da playmaker.
    La squadra è molto corta (30/40 mt tra la linea della difesa e quella degli attaccanti) e tende a presidiare le zone del campo ove si svolga l’azione.

    4-4-2 (Milan di Sacchi):
    la squadra si dispone con un centrocampo a rombo, dove uno dei due mediani si trasforma in trequartista.
    I laterali percorrono le fasce per raccordare difesa e attacco, sono praticamente dei tornanti.
    la difesa è in linea, la marcatura è a zona e il fuorigioco è insistentamente cercato.
    In attacco le due punte giocano centralmente, molto vicine fra loro e muovendosi in sincronia.
    Il movimento coordinato dei reparti è una delle caratteristiche principali del Milan di Sacchi, così come il continuo e propositivo movimento senza palla.

    3-4-3 di Zaccheroni:
    In questo caso i difensori sono tre, tutti centrali e disposti a zona.
    Quattro i centrocampisti nel modulo del tecnico romagnolo, due mediani centrali: uno deve interdire l’azione avversaria e recuperare palla, mentre l’altro è delegato alla costruzione del gioco.
    I due laterali devono avere caratteristiche dinamiche molto elevate: questo è il ruolo più delicato nel modulo, dovendo i due esterni passare dalla fase difensiva a quella offensiva causando superiorità numerica in attacco.
    L’attaccante centrale deve essere forte di testa, in modo da poter giocare di sponda con le due ali dinamiche e creare varchi che portano alla rete.

    3-3-1-3 di Van Gaal:
    considerato un “santone” del calcio, Van Gaal ha idee integraliste riconducibili al calcio totale dell’Olanda.
    Questo modulo prevede un grande movimento e un’elevata interscambiabilità fra i giocatori, in modo che sia garantito l’equilibrio fra i reparti nelle fasi in cui non si è in possesso della palla.
    I tre difensori sono a zona, il mediano centrale ha il ruolo di playmaker ed è sempre pronto a scalare per trasformarsi in difensore aggiunto.
    Le due ali, molto larghe, si muovono a pendolo tra attacco e difesa, mentre i due attaccanti (una prima e una seconda punta) rimangono al centro.
    Gli spazi in attacco possono così crearsi o dal movimento delle ali o dalla rifinitura della mezzapunta.
    L’unico inconveniente palese di questo modulo è la dipendenza dalle capacità atletiche dei giocatori che devono necessariamente essere molto elevate, poichè questo stile di gioco è molto dispendioso in termini di energie.

    5-3-2 (Italia agli Europei del 2000):
    nel modulo adottato da Zoff agli ultimi Europei, si verifica l’ulteriore arretramento di un centrale nella linea difensiva, portando così il numero dei difensori a 5.
    In questo modo i terzini sono sgravati di compiti strettamente difensivi e possono sgnciarsi per partecipare alla fase di attacco.
    Questo presuppone una linea mediana composta da un centrale autentico playmaker, e i due laterali con spiccate doti offensive.
    Nella fase di attacco il modulo muta in un 3-5-2, con i due attaccanti che presentano caratteristiche diverse e complementari (uno di peso e l’altro più dinamico che agisce da seconda punta).

    Fonte: eurocalcio news

  2. Un ottimo strumento:” Dalla Programmazione mirata all’esercitazione efficace” .

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    MisterManager,it è veramente lieto di presentare una nuova pubblicazione editoriale. Un’opera di sicuro successo e dalla qualità elevata che si candida per diventare una nuova linea guida sulla programmazione dell’insegnamento della tecnica calcistica.

    Il libro ” Dalla Programmazione mirata all’esercitazione efficace” scritto da Angelo Iervolino e Emanuele Aquilani, ricco di esercitazioni e spunti interessanti, è pensato in particolar modo per gli istruttori di scuola calcio al fine di rendere le loro sedute d’allenamento mirate,oculate e soprattutto efficaci.

    L’opera, edita da www.allenatore.net, è una pubblicazione che intende delineare una metodologia di lavoro che consenta all’allenatore di perseguire l’insegnamento della tecnica calcistica attraverso esercitazioni mirate,oculate ed efficaci, senza dimenticare l’aspetto ludico e divertente che ogni seduta deve avere.

    All’unisono i due autori, alla domanda “ Cosa vi ha spinto a lavorare su quest’opera?” Ci hanno risposto: “Il calcio moderno è in continua evoluzione, l’allenatore per stare al passo di questa crescita deve essere in continuo aggiornamento. La programmazione e la pianificazione annuale dell’allenamento diventano fondamentali per svolgere un lavoro oculato e in linea con i tempi. Noi cerchiamo con quest’opera di dare un valido strumento di aggiornamento e riflessione, di nuove metodologie per quanto riguarda l’allenamento della tecnica calcistica”.


    A chi è rivolto e qual è il suo intento?È rivolto a tutti coloro operano nella scuola calcio,pur avendo spunti interessanti anche per le categorie agonistiche, dato che molti aspetti e esercitazioni trattate nel volume sono di fondamentale importanza anche per i ragazzi un po’ più cresciuti. Questo libro vuole essere uno stimolo per i nostri amici e colleghi allenatori per spingerli a sperimentare sul campo con fantasia, passione e professionalità le esercitazioni che si trovano nel volume o esercitazioni nuove che nascono dalle idee del lettore per rendere le sedute di allenamento divertenti, stimolanti e appassionanti per i ragazzi e per l’istruttore”.

    Attraverso questa pubblicazione gli autori hanno inteso delineare una metodologia di lavoro che consenta all’istruttore della Scuola Calcio di perseguire l’insegnamento della tecnica calcistica attraverso esercitazioni mirate ed oculate con lo scopo di rendere le sedute di allenamento divertenti e stimolanti.

    All’interno del volume il lettore trova numerose proposte pratiche in grado di essere sviluppate in spazi ridotti e con pochi materiali. Qual’è l’aspetto più importante delle proposte descritte nel volume? “Ci siamo immedesimati nei panni di molti allenatori che lavorano molto spesso in spazi ridotti per carenza di strutture e con pochi attrezzi a propria disposizione,quindi dopo ricerche e applicazione pratica delle nostre idee ed esercitazioni abbiamo voluto raccogliere una serie di esercitazioni che possono essere effettuate con pochissimi materiali e che siano realmente efficaci, che portino a miglioramenti reali, visibili e tangibili” ci spiega Angelo Iervolino

    Come è suddiviso il libro? “Le esercitazioni di campo sono divise in analitiche (specifiche per i vari fondamentali), combinate (in grado di stimolare contemporaneamente più gesti specifici) e una serie di partite ed esercitazioni a tema che hanno l’obiettivo di completare il processo di apprendimento in maniera ludica e coinvolgendo tutti i giocatori contemporaneamente. Questa divisione all’interno del libro è la spiegazione pratica di un cammino didattico, che secondo noi , che porta al migliore apprendimento della tecnica calcistica in queste fasce di età”. – Ci racconta Angelo Iervolino – “Non mancano all’interno del libro esercitazioni con un importante carico mentale da parte del giovane calciatore, questo per far si di cercare di creare giocatori pensanti , che lo facciano in pochissimo tempo e nel modo corretto,e non macchine che eseguono dei compiti stabiliti”, sottolinea Iervolino.

    E poi continua: “Serietà, dedizione, puntualità, capacità di rapportarsi con gli allievi e di creare un ambiente sereno e stimolante sono prerogative fondamentali ed indispensabili che prescindono dall’aspetto tecnico. Se a queste prerogative l’istruttore sa unire un adeguato metodo d’insegnamento e possiede l’occhio e la capacità di sviluppare i punti di forza dei vari allievi, il lavoro complessivo non potrà che essere positivo e l’allenatore verrà ricordato in maniera estremamente positiva dai suoi ragazzi. Abbandonare la fame personale di vittorie è una prerogativa del lavoro nella scuola calcio. E quest’opera cerca anche questo: esercitazione divertenti e efficaci che portino miglioramenti visibili e quindi anche l’istruttore si sentirà vincitore grazie al miglioramento dei propri allievi”.

    Gli autori

    Angelo Iervolino è nato ad Ischia (NA) il 03/09/1984. Diplomato presso il Liceo Scientifico “Scotti-Einstein” di Ischia. Laureando in Biologia della Nutrizione presso l’Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionato di calcio e dell’allenamento calcistico, inizia la sua attività di allenatore contemporaneamente alla pratica sportiva agonistica nelle categorie dilettantistiche. Dal 2005, dopo un infortunio, si dedica solo all’attività di allenatore. Nel 2009 ha seguito il corso di Istruttori scuola calcio CONI – FIGC. Nel 2010 ha conseguito il Diploma di Allenatore di Base UEFA B.

    Autore di vari articoli pubblicati da vari siti del settore. Nel 2008 è Responsabile Tecnico dell’ A.S.D. Mondo Sport, associazione senza scopo di lucro che promuove e organizza eventi sportivi. Ha frequentato vari corsi d’aggiornamento, tra cui corsi d’aggiornamento on-line, in lingua Inglese, organizzati dalla FA England – The FA Learning (Federazione calcio Inglese). Ha iniziato con la società S.C.J.T. Junior Team dove ha collaborato nella stagione 2004/2005 per la categoria Pulcini. Dalla stagione 2005/2006 passa alla società S.S. Futura Isola d’Ischia dove allena per due anni (2005/2006 e 2006/2007) la categoria Esordienti. Nella stagione 2007/2008 allena i Giovanissimi S.S. Futura Isola d’Ischia affiliata Empoli F.C. . Nella stagione 2008/2009 passa alla categoria Allievi della S.S. Futura Isola d’Ischia . Nella stagione 2009/2010 è alla guida della Juniores dell’ A.S. Barano calcio. Nella stagione 2010/2011 è responsabile e allenatore della categoria Pulcini dell’A.S.D. Mondo Sport gemellata Brescia Calcio. Nell’estati 2009 e 2010 ha fatto parte dello staff tecnico dei Camp Estivi organizzati dall’A.S.D. Mondo Sport.

    Emanuele Aquilani è nato a Roma il 17/09/1967. Diplomato in ragioneria presso l’ITCS “V. Pareto” di Roma, è dipendente della Azienda USL di Frosinone nel ruolo amministrativo, è da sempre un appassionato di calcio. Dopo aver praticato l’attività agonistica di calciatore fino all’età di 30 anni ha successivamente conseguito la qualifica di Allenatore di Base – Diploma B UEFA e nel 2004 la qualifica di Allenatore di Calcio a 5.

    Ha iniziato l’attività di allenatore presso la P.G.S. S. Beatrice di cui ha guidato gli Allievi Provinciali nella stagione 95/96. I due anni successivi ha seguito le categorie Primi Calci ed Esordienti ‘85 presso la G.S. Romana Gas. Nel 98/99 è responsabile della scuola calcio ed allenatore dei Giovanissimi Sperimentali ‘85 presso l’U.S. Urbetevere 1945. Nel 99/00 ha guidato gli Esordienti ’88 presso la S.S. Romulea e nelle due stagioni successive ha guidato la categoria Pulcini ’91 a 7 e Pulcini ’91 a 9. Allena la categoria dei Giovanissimi Regionali ’88 e Giovanissimi Sperimentali ’89/’90 presso la G.S. Romana Gas nella stagione 2002/2003. Dal 2003 al 2006 lavora per la S.S. Semprevisa di Carpineto Romano il primo anno alla guida della squadra dei Giovanissimi Fascia B (‘90/’91) le due stagioni successive è l’allenatore responsabile della prima squadra che milita nel campionato di prima categoria laziale, nelle tre stagioni svolge anche il ruolo di responsabile del settore giovanile.

    Nella stagione 2006/2007 è l’allenatore della prima squadra e il responsabile tecnico del settore giovanile dell’ASD Paliano. Dopo l’esperienza in provincia con le prime squadre, si rituffa nella Scuola Calcio, nella stagione 2007/2008 allena i Pulcini ’99 alla Cisco Calcio Roma; nel 2008/2009 i Pulcini 2000 alla Polisportiva Vigor Perconti; nel 2008/2009 è al Savio Calcio Roma per allenare gli Esordienti ’97.

    Emanuele Aquilani dal 2001 è autore di diversi articoli pubblicati da vari siti del settore; inoltre autore di “La programmazione calcistica nel settore giovanile”, “Principi ed esercitazioni psicocinetiche per il calcio”, “La programmazione calcistica dai 6 ai 15 anni” tutti editi dalla casa editrice Allenatore.net. E’ stato relatore a corsi di aggiornamento per allenatori di calcio, componente dello staff tecnico del Camp Arzachena Porto Cervo e componente dello staff di osservatori dell’Empoli FC nella regione Lazio per tre stagioni.

    Titolo: SCUOLA CALCIO: DALLA PROGRAMMAZIONE MIRATA ALL’ESERCITAZIONE EFFICACE

    Autore: EMANUELE AQUILANI – ANGELO IERVOLINO

    Volume (17 x 24 cm – pagg. 122)

    Prezzo 18.00 €

    Editore: WWW.ALLENATORE.NET EDIZIONI

  3. Guida di una squadra professionistica: l’allenatore di calcio.

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    di Ottmar Hitzfeld *

    Prima di parlare delle competenze dell’allenatore voglio parlare della posizione che esso occupa nel calcio.

    L’allenatore è in bilico tra la considerazione e la stima dei suoi giocatori, del club, della stampa; a volte è stimato, lodato, apprezzato, altre volte (molto più spesso a dir la verità) rifiutato, criticato, disprezzato ed in ultimo esonerato.

    Così come è responsabile di sconfitte e cattiva classifica, d’altra parte è figura paterna ed eroe nei successi.

    E’ un dato di fatto che la stima nei confronti dell’allenatore non sia basata sul suo lavoro quotidiano, ma solo sul momentaneo successo o insuccesso.

    Rapporto con i giocatori
    L’allenatore occupa vari ruoli, il più importante dei quali è il rapporto con il giocatore. I giocatori nutrono aspettative nei confronti dell’allenatore e l’allenatore nutre aspettative nei confronti dei giocatori.
    Aspettative dei giocatori: il tecnico deve possedere competenza tecnica e tattica, capacità di relazionarsi con loro, neutralità, sensibilità per i problemi dei singoli giocatori.

    Queste competenze vengono applicate differentemente dal tecnico a seconda che questi si trovi in campo d’allenamento, sul terreno di gioco prima, durante e dopo la partita, negli spogliatoi e così via.

    L’allenatore deve anche avere una personale linea di condotta nei confronti degli aspetti che coinvolgono la vita privata dei giocatori.

    Aspettative dell’allenatore: l’allenatore si aspetta sempre il massimo impegno da parte del giocatore, competenza tattica e visione di gioco. Si aspetta anche obbedienza agli ordini impartiti, capacità di “fare gruppo”, responsabilità, fiducia e discrezione.

    L’allenatore ed il Club
    Il Club esige dall’allenatore successo, vittorie, buona classifica e che non si verifichino contrasti con giocatori che possano danneggiare l’immagine del club. Il club esige l’accettazione alla filosofia direzionale, solidarietà e lealtà con la direzione e con la squadra.

    A proposito di conflitti, un aneddoto della mia permanenza presso il Bayern Monaco.

    All’indomani di una sconfitta in Champions League con il Lyon (0:3) ho avuto una lunga conversazione con il Presidente del Bayern che mi ha mostrato grande comprensione; non più tardi di qualche ora, davanti a sponsor, stampa e televisione, il Presidente Franz diffamava la squadra in presenza dei giocatori. Kahn, Elber, Effenberg mi guardavano ed io già intuivo il conflitto che si preparava. Dovevo subito reagire.

    Il dialogo fra noi:
    Kahn e Effenberg: “Noi siamo dipendenti del Club, il Presidente comanda, abbiamo perso 3 a 0. Ci ha offesi, ha detto “squadra di scellerati”.
    Effenberg: “Cosa risolverebbe un attacco contro Franz?

    Ci vuole solidarietà all’interno della squadra, una forte reazione in campo”

    Hitzfeld: “L’obiettivo principale, la migliore risposta che possiamo dare è quella di vincere la Champions League”.

    Le aspettative dell’allenatore verso il club: assoluta indipendenza nella guida tecnica della squadra, tolleranza nel momentaneo insuccesso e solidarietà in tempi di crisi. Naturalmente si deve esigere il totale rispetto del contratto.

    L’allenatore ed i tifosi
    Le aspettative primarie del pubblico sono vittorie e successi. Al secondo posto viene il bel gioco, che sia bel calcio, che le partite risultino interessanti ed anche un pizzico di brivido non guasta.

    Le aspettative del tecnico nei confronti dei tifosi: ci si deve aspettare almeno dal pubblico di casa una certa generosità e anche tolleranza nei momenti dell’insuccesso.

    L’allenatore ed i media
    Aspettative dei media: il rapporto con la stampa è generalmente piuttosto difficile, ma dipende molto dal carattere del giornalista – cronista che spesso vuole sapere già prima della partita la tattica che verrà adottata, o subito dopo la partita pretende un giudizio sul singolo giocatore.

    Io non ho avuto seri problemi con la stampa, ho sempre preferito rispetto e distanza.
    Aspettative dell’allenatore: tolleranza, generosità e stima, ma sempre nel rispetto della privacy personale.

    Vi ho elencato tutti questi aspetti conflittuali che un allenatore deve saper gestire. Questo è un ruolo problematico e composto da molteplici qualità che il tecnico deve possedere, in una parola: competenza.

    Competenza e serietà nel portare a termine con successo un contratto che si sottoscrive.

    Le qualificazioni del tecnico (competenze)
    Per guidare una squadra l’allenatore, oltre ad essere un tecnico deve essere un abile psicologo e pedagogista, deve possedere:
    • competenza tecnica;
    • competenza istruttiva;
    • competenza nella guida della squadra;
    • competenza psicologica.

    Competenza tecnica
    Da suddividere in due aspetti:
    1) personale bravura nella visione di gioco ed esperienza sul campo;
    2) conoscenza della teoria.

    Non mi voglio dilungare sulle competenze in campo visto che chi legge avrà già un ottimo background alle spalle dovuto ai corsi ed agli aggiornamenti effettuati.

    Competenza istruttiva
    Nella moderna psicologia della guida di una squadra si distingue fra istruzione e guida della squadra. Nell’istruzione il compito delle parti (giocatori ed allenatore) è comune, si gioca sullo stesso livello.

    La competenza come istruttore si esprime sia in allenamento sia in partita. La competenza tecnica, la creatività, la tattica e la capacità di motivare le proprie scelte (ordini e correzioni) sono la base di queste competenze.

    Competenza nella guida della squadra
    Inteso come rapporto interpersonale tra allenatore e giocatori. La cosa più importante è sicuramente il modo ed il tono nell’impartire la propria volontà. Il “come” vengono dette certe cose è assai più importante del “cosa” viene detto.

    Possiamo distinguere due metodi di comunicazione:
    1) possiamo comunicare mantenendo una certa distanza, dove ognuno ha il proprio ruolo; l’allenatore in questo caso impartisce con autorità i propri voleri.
    2) Possiamo invece portare avanti un sincero rapporto umano con i giocatori basato su stima, lealtà, spirito di cameratismo, amicizia, simpatia, in una parola un vero rapporto di fiducia.

    Un lampante esempio del mio trascorso presso il Bayern Monaco.

    La squadra era sotto pressione, avevamo pareggiato la prima partita 1:1 con l’Herta Berlino; la seconda partita contro il Leverkusen abbiamo perso ed infine c’era da affrontare il superderby con l’Unterhaching.

    Come è facile immaginare la tensione era alta, il venerdì durante l’ultimo allenamento Lizarazu si avvicina a Lothar Matthàus e gli da uno schiaffo. Matthàus fortunatamente non reagisce ma abbandona il campo d’allenamento. Dovevo intervenire immediatamente.

    Chiamai immediatamente Lizarazu negli spogliatoi dove raggiungemmo Matthàus che già si stava recando sotto le docce. Era visibilmente offeso e con i nervi a fior di pelle.

    Già immaginavo i sensazionalistici titoli sui giornali sportivi dell’indomani. Per non ingigantire l’accaduto dovevo riportare entrambi i giocatori di nuovo in campo.

    Dopo 15 minuti di discussioni, anche accese fra i due ed io, finalmente sono riuscito a fargli stringere la mano ed a riportarli a terminare l’allenamento.

    Nelle intenzioni del club le conseguenze per Lizarazu sarebbero state gravi, arrivando addirittura a non farlo giocare per vari turni, ma Matthàus prese le sue difese e quindi la società, con il mio benestare, optò per una multa di 15.000 marchi.

    Non poteva venir lasciata impunita una così grave infrazione delle regole comportamentali. Potevo risolvere questa delicata situazione solo intervenendo subito, parlando ed ascoltando i giocatori.

    I buoni rapporti tra noi e la sincerità che caratterizzò la discussione nello spogliatoio hanno risolto questa situazione difficile, senza aver dovuto imporre la mia autorità.

    Non ero il solo arbitro tra i due, anche il club in quel momento ti osservava e giudicava il tuo modo di risolvere certe situazioni. Oltretutto c’era anche la stampa presente, e per evitare gravi scandali che inevitabilmente sarebbero stati ingigantiti.

    Come allenatore non posso accettare che un giocatore abbandoni il campo. Mai.

    La competenza che stiamo trattando non si riferisce solo al campo umano, ma anche al modo ed al tono con cui l’allenatore interloquisce con la squadra: il modo di commentare l’insuccesso ed il successo, le parole giuste da usarsi nell’intervallo fra i due tempi e durante la gara.

    Anche se oggi si parla molto di cooperazione e di democrazia, l’allenatore, anche grazie alle sue competenze tecniche, ha il dovere di prendere decisioni autorevoli in materia di forma e svolgimento dell’allenamento, ordine tattico prima e durante la gara, sostituzioni, ecc. questa autorevolezza deve al contempo essere mitigata dal rapporto con il giocatore, lo dobbiamo saper ascoltare, dobbiamo fargli esprimere le sue idee e le sue opinioni.

    Dobbiamo essere coscienti delle motivazioni del giocatore, dettate da fattori esterni (soldi, notorietà, prestigio) e fattori interni o emozionali (gioia del gioco, interessi, hobby, amicizie). Solo in questo modo si crea un clima di fiducia ed il giocatore si sente capito e preso sul serio.

    Se la sua autostima cresce, di pari passo migliora anche il rendimento del giocatore. La conoscenza di questi elementi è fondamentale anche per la successiva motivazione sia del singolo che dell’intera squadra.

    Competenza psicologica
    Vuol dire comprendere per poi istruire. Vi sono tre ordini di competenza psicologica:
    1) comprendere il singolo giocatore: capire dove è la sua forza o debolezza, individuare i suoi problemi o le sue preoccupazioni, la sua “salute” mentale del momento, quali sono le sue paure o le sue gioie; il giocatore si deve sentire capito, rispettato e accettato dal tecnico e dal gruppo.

    2) comprendere il gruppo: avvertire eventuali disagi del gruppo, capire il ruolo del singolo giocatore all’interno del gruppo (leader, capro espiatorio, ecc.), individuare e capire i piccoli gruppi che si formano all’interno della squadra, siano questi gruppi formati per simpatie o antipatie personali, per successo o insuccesso, per età, ecc.

    3) comprendere se stessi: comprendere gli altri è solo possibile se si conosce in primis se stessi, le proprie debolezze ed i propri punti di forza. Per capire se stessi è necessario guardarsi dentro, riflettere, ed esprimere se stessi nel proprio lavoro.

    Come avrete certamente capito per me è molto importante l’aspetto umano, cerco sempre di capire il giocatore e cerco di guidare il gruppo così come a me piacerebbe essere guidato.

    Se come allenatore sono capace di creare un’atmosfera positiva nel gruppo, questa si ripercuote innegabilmente in modo positivo sul rendimento della squadra.

    Articolo tratto da “l’allenatore”

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