Tag Archive: aerobica

  1. Varianti del “fartlek a colori”

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    In un vecchio post avevamo sviscerato le caratteristiche e l’utilità del fartlek a colori, cioè un mezzo “a secco” che si propone di allenare la Potenza Aerobica nei settori dilettantistici in maniera generale, ma seguendo alcuni criteri di specificità dovuti alle variazioni di intensità e direzione tipiche del gioco del calcio. Oggi presentiamo una versione semplificata, che può trovare utilità nel fatto che rispetto alle caratteristiche della versione originale:

    • Prevede una maggiore variabilità (a pari struttura esercitativa) degli stimoli allenanti, infatti i ritmi possono essere definiti in base allo spazio o al tempo (vedi varianti sotto) lasciando all’allenatore una certa libertà nell’adattare il mezzo alle condizioni di fatica e dallo stato di forma dei giocatori.
    • È più semplice da “costruire” perchè richiede meno materiale e meno tempo per essere strutturato nel campo.
    • Può essere realizzato anche su campi particolarmente fangosi (tipici di questo periodo), senza che i giocatori risentano particolarmente delle situazioni del terreno; infatti, rispetto alla versione tradizionale, i cambi di direzione sono minori, e i pochi attrezzi presenti (coni) possono essere spostati (di un metro alla volta) dall’allenatore/preparatore durante l’esercitazione stessa per evitare la formazione di solchi.

     

    VARIANTE 1 (FARTLEK A TEMPO)

    fartlek 3

    È una variante gia approfondita nel primo articolo sul fartlek; si tratta di correre il percorso ad “M” sopra disegnato alternando tratti “veloci” (corsa veloce, ma non massimale) a tratti “lenti” (corsa lenta) di recupero. Variando direzione e intensità, si ottiene una sviluppo abbastanza multilaterale della Potenza Aerobica generale del calciatore. Ma che intervalli utilizzare? Ovviamente dipende dalle condizioni del campo (con il fango, il rendimento della corsa peggiore, quindi sono da accorciare leggermente gli intervalli veloci), dal momento dell’allenamento, ma soprattutto dallo stimolo allenante che l’allenatore/preparatore ha intenzione di dare. Ad esempio, se viene proposto nel primo allenamento settimanale e dopo il riscaldamento, è probabile che i giocatori affaticati facciano fatica a tenere ritmi elevati per molto tempo, quindi è meglio utilizzare per i primi minuti un rapporto “1:2” tra fasi “intense:lente” (ad esempio 20” veloci + 40” lenti); con il passare del tempo si possono ridurre gli intervalli (mantenendo un rapporto 1:2) chiedendo una velocità maggiore nei tratti intensi. Ad esempio possono essere divisi 20’ in 2 serie da 10’ così strutturati:

    • I° serie: 5’ alternando 20” veloci a 40” lenti + 5’ alternando 15” veloci a 30” lenti.
    • Pausa attiva di 2’
    • II° serie: 4’ alternando 15” veloci a 30” lenti + 4’ alternando 10” veloci a 20” lenti + 2’ alternando 5” veloci a 10” lenti

    Ovviamente ogni atleta dovrà essere in grado di gestire le intensità “veloci” e “lente” in base alle proprie caratteristiche e al grado di fatica. Ricordiamo che l’accorciamento degli intervalli permette di tenere un ritmo leggermente maggiore (durante le fasi intense) perché è minore l’attivazione della glicolisi: per una trattazione più completa di questo dettaglio, vedi il post sull’allenamento intermittente. Nulla toglie, per aumentare la difficoltà dell’esercitazione, di utilizzare un rapporto 1:1 tra fasi intense e lente; in questo caso è consigliabile utilizzare intervalli di 15” per periodi non superiori ai 6’ alla volta.

     

    VARIANTE 2 (FARTLEK A DISTANZA)

    fartlek colori 4

    Analogamente alla versione originale del fartlek a colori, la determinazione del ritmo viene data dal tratto percorso; nella figura sopra viene utilizzata la stessa struttura della variante precedente, ma alcuni tratti (quelli rossi tratteggiati) vengono corsi velocemente, quelli “neri continui” di corsa lenta e quelli “neri tratteggiati” di corsa media. In questo modo si aggiunge una velocità (media) che arricchisce ulteriormente la variabilità dello stimolo aerobico. In particolar modo per i giocatori più giovani, è da prestare attenzione a quando vengono effettuati i tratti di corsa media; infatti, chi è meno esperto, tende a mantenere abbastanza elevata la frequenza dei passi, tenendo una falcata corta. In questo modo, la corsa (a pari velocità) risulta abbastanza dispendiosa soprattutto dal punto di vista mentale; incitando i giocatori a “mantenere la stessa frequenza della corsa lenta, ma allungando il passo” si ottiene un rendimento di corsa leggermente più economico e meno faticoso.

    fartlek colori 5

    Nel caso in cui si volesse somministrare uno stimolo allenante più specifico per giocatori fisicamente abbastanza freschi, è possibile utilizzare una struttura come in figura sopra. I tratti veloci non vengono percorsi di corsa rettilinea, ma con cambi di direzione; sopra abbiamo raffigurato un esempio con 1 tratto con percorso “ad 8”, 1 tratto in slalom tra paletti, e l’altro con corsa tra ostacoli (stando attenti ad alternare la gamba di stacco). Nulla vieta di utilizzare altre forme di corsa a patto che le condizioni del campo lo concedano.

    fartlek colori 6

    Questa ultima proposta (vedi figura sopra) la mettiamo solo per i casi di “emergenza: campi devastati dal fango”. Come si vede dalla figura, la strutturazione è molto semplice: si correre trasversalmente per il campo avanti/indietro senza fermarsi, e ogni zona (delimitata da coni o cinesini) viene percorsa all’intensità corrispondente (lenta, media o veloce).

    CONCLUSIONI

    La semplicità dei mezzi somministrati, (nel giusto rispetto di una certa specificità) quando si ha a che fare con i dilettanti o i più giovani, è un fattore fondamentale che chi allena deve tenere in considerazione. L’utilizzo di mezzi poco monotoni (cioè che permettono delle variazioni all’interno della stessa struttura) rappresenta un’ulteriore fonte di motivazione per i giocatori.

    immagine

    Campi rovinati e rinvii delle partite ufficiali causati dal maltempo, come avviene in questo periodo, richiedono una ristrutturazione dell’allenamento che può mettere in difficoltà gli allenatori dei settori dilettantistici; un utilizzo attento e corretto di un mezzo come il fartlek, quando si vuole lavorare sulla Potenza Aerobica Generale può fare la differenza! Ad esempio, dopo un rinvio, i giocatori si troveranno nel primo allenamento settimanale meno stanchi del solito (perché non hanno giocato), quindi l’eventuale somministrazione di un mezzo Generale deve tenere in considerazione anche l’utilizzo di Intensità elevate e diversi Cambi di Direzione. Viceversa, quando si gioca e le partite vengono giocate su terreni particolarmente rovinati.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

  2. Alleniamo la potenza aerobica (e non solo) con la palla

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    (Aggiornato al 20/02/2021)

    Abbiamo più volte affermato come l’allenamento atletico specifico (in particolar modo per le componenti metaboliche) debba sfruttare il più possibile la palla, perché solo in questo modo è possibile stimolare tutta la variabilità/casistica di movimenti presenti in una partita di calcio. Inoltre, la differenza sostanziale tra dilettanti e professionisti (come abbiamo analizzato in un precedente post) risiede proprio nella specificità della potenza aerobica, piuttosto che al valore assoluto misurabile con test standard da laboratorio o da campo.

    figura 1

    L’inizio del percorso di analisi dei mezzi che riteniamo più consoni a questo scopo, ci ha portato a descrivere per primo il 2c2 con le sponde. Oggi proseguiamo con un mezzo che ritengo estremamente adatto ai dilettanti, perchè richiede pochi palloni e gruppi di pochi elementi (ciò permette di aver una maggior uniformità degli stimoli, rispetto a format con troppi giocatori).

    3c3 con porte piccole e “raccattapalle”

    L’esecuzione di questi mezzi di allenamento è spesso legata alla presenza di un numero elevato di palle (e di personale che li mette a disposizione), al fine di non interrompere il gioco quando questa esce. Nei settori dilettantistici non sempre è possibile avere del personale in grado di effettuare questo compito, e a volte il numero di palloni a disposizione non è elevatissimo. Di conseguenza, il format che proponiamo è organizzato come segue:

    • 1 quadrato di 18x18m circa (dimensioni maggiori se il livello tecnico non è elevato).
    • 3-4 porte piccole all’interno del campo fatte di paletti o, ancor meglio, di cinesini.
    • 2 squadre da 3 giocatori in campo con 1 pallone (blu e gialli in figura).
    • 1 squadra esterna al campo (rossi), con 1 giocatore e un pallone per lato.

    raccattapalle

    Lo scopo della squadra gialla e di quella blu è quello di effettuare più passaggi possibili attraverso le porte piccole (non è possibile eseguire 2 passaggi consecutivi nella stessa porta); le rimesse laterali si fanno con i piedi. La squadra rossa, invece rimette il pallone a disposizione quando questo esce e recupera quello che è uscito; ad esempio, se esce un pallone dal lato di un giocatore rosso, questo dà a disposizione il suo pallone velocemente alla squadra che deve effettuare la rimessa e va a recuperare quello che è uscito.

    In questo modo, anche con pochi palloni e con poco personale a disposizione, si riesce a giocare ad alta intensità all’interno del campo. Ovviamente, a rotazione, tutte e squadre fungeranno da “raccattapalle”; l’ideale è giocare con serie brevi di 1’30”-2’ (a seconda del livello tecnico), perché il rapporto tra N° giocatori/campo “obbliga” ad eseguire il mezzo ad intensità molto elevata. Si limita al minimo indispensabile il tempo necessario per la rotazione, in questo modo, quando una squadra diventa “raccattapalle”, recupera dalle 2 serie giocate all’interno del campo.

    La durata media complessiva del mezzo allenante (utilizzata per squadre di promozione) è di 21’, di cui 14’ sono giocati all’interno del campo e 7’ da “raccattapalle”. Dal punto di vista tecnico/tattico l’interpretazione del mezzo è molto semplice; può comunque aiutare, quando si lavora con i più giovani, ad utilizzare il concetto di “palla coperta” e “palla scoperta”, anche se in maniera specifica all’esercitazione utilizzata. Nella figura sopra, il giocatore giallo non ha la possibilità di eseguire nessun passaggio diretto attraverso una delle 4 porticine, di conseguenza i compagni dovranno smarcarsi verso la zona luce per aver successivamente la possibilità di passarsela attraverso le porte (“palla coperta”).

    Nella figura sotto invece, c’è la possibilità di una linea di passaggio attraverso una porticina, di conseguenza la palla può considerarsi “scoperta”. Con questo tipo di verbalizzazione, l’allenatore potrà incitare in maniera adeguata i giovani calciatori a trovare le giuste linee di passaggio e gli smarcamenti.

    raccattapalle 1

    Conclusioni ed applicazioni pratiche

    Attualmente l’unico mezzo oggettivo a disposizione per stabilire il carico allenante di questo tipo di allenamenti è il GPS con software adeguato all’interpretazione dei dati. In assenza della possibilità di monitorare la potenza metabolica con tali mezzi, l’interpretazione della percezione soggettiva dello sforzo rimane l’unico modo a disposizione di una squadra dilettantistica e/o giovanile; l’esperienza mi ha portato a considerare, in gruppi di livello tecnico medio, questo mezzo particolarmente impegnativo, perciò consiglio serie brevi di 1’30”-2’.

    Nel caso in cui si volesse giocare con più elementi (ad esempio 4c4, 5c5 , ecc.), le dimensioni del campo andrebbero aumentate, come il tempo dedicato ad ogni serie. Ma è giusto considerare quest’esercitazione come un mezzo esclusivamente adeguato allo sviluppo della potenza aerobica? Ovviamente no, perché l’esecuzione prevede sicuramente un numero di cambi di direzione e di accelerazioni/decelerazioni maggiori di una normale partita di calcio, e di conseguenza anche un marcato allenamento delle rapidità; ma lo stimolo allenante non è solo quantitativo, ma anche qualitativo perchè

    la chiave della rapidità nel calcio non è solamente l’esecuzione di movimenti alla massima intensità, ma anche l’abilità di aggiustare costantemente la propria posizione/postura in maniera tale da reagire velocemente ai determinati stimoli”.

    Dai molteplici studi fatti dal team del professor Colli, è da precisare che in questa tipologia di minipartite a ranghi ridotti lo stimolo allenante è inferiore nei confronti delle “velocità di partita” elevate (perché gli spazi sono ridotti e non c’è possibilità di percorrere tratti lunghi) e delle “potenze elevate”; è pertanto ragionevole ipotizzare che questi ultimi 2 elementi siano da “compensare” con altri mezzi.

    L’esercitazione approfondita in questo post è da considerare uno Small Side Games (SSG) a tutti gli effetti. Come ripetuto più volte, questa tipologia di lavori è estremamente utile sia come allenamento atletico specifico, che come stimolo tecnico/tattico; è quindi necessario conoscere le variabili che vanno a modificare le caratteristiche dell’esercitazione, al fine di ottenere lo stimolo voluto. Queste varianti sono diverse, e vanno dal N° giocatori, alla durata del lavoro, allo scopo (gol, meta, possesso, ecc.), alla presenza di ruoli “speciali” (portiere, jolly, sponda), al tipo di vincoli (marcature, N° tocchi), ecc.

    Se vuoi approfondire l’argomento, ti consiglio il Webinar di Andrea Licciardi: Small Sided Games: evidenze scientifiche ed esercitazioni pratiche. In questo mini-corso, partendo da quello che emerge dalla bibliografia internazionale, viene approfondito come le possibili variabili indirizzano gli stimoli allenanti verso gli obiettivi generali e specifici. Questo tipo di competenze, è utile non solo per chi opera nell’ambito della preparazione atletica, ma anche per chi allena nei settori giovanili.

    Puoi accedere a questo ed altri Webinar sottoscrivendo uno dei piani d’abbonamento mensili ed annuali a Performance Lab (garanzia 14 giorni). Applicando il Codice Promozionale MISTERMANAGER al momento dell’acquisto, avrai lo sconto del 10%.

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico AC Sorbolo, istruttore Scuola Calcio A.S.D. Monticelli Terme 1960 ed Istruttore di Atletica leggera GS Toccalmatto. Email: [email protected]

  3. Preparazione atletica calcio: la potenza è nulla senza controllo

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    Con il post odierno vogliamo riprendere un concetto molto importante, che riguarda la preparazione atletica, in particolar modo per lo sviluppo della potenza aerobica specifica del calciatore; andando a sviscerare una recente pubblicazione (vedi ricerca di Buchheit nell’Approfondimento Bibliografico) ne approfitteremo per ribadire alcuni importanti concetti riguardanti una visione più moderna di Match Analysis e la Potenza metabolica.

     

    LA RICERCA

    Un gruppo di ricerca della ASPIRE (Accademy for Sports Excellence) del Quatar ha confrontato su un gruppo di 124 giovani calciatori (intorno ai 14 anni) appartenenti a diverse squadre professionistiche europee, l’andamento annuale della condizione atletica (Massima Potenza Aerobica e Massima Velocità nello sprint) con alcuni dati della match analysis (numero di sprint ed attività intense eseguite ripetutamente, cioè con intervalli inferiori a 60”). Gli obiettivi principali della ricerca erano:

    • Verificare se nell’arco di un anno il cambiamento della condizione atletica era in grado di modificare i parametri della Match Analisys interessati (cioè attività di gara ad alta intensità).
    • Se i ruoli di gioco avevano un ruolo significativo sugli stessi parametri.

    Com’è possibile vedere dalla presentazione di uno degli autori, la variazione dello stato di forma influiva solo in minima parte (o non influivano minimamente) sul numero di sprint ed attività intense eseguite ripetutamente. Ciò ha portato a concludere gli autori che nel gruppo di atleti considerato (giovani calciatori di squadre professionistiche con 14 ore di attività settimanali):

    • Lo stato di forma non è il determinante principale dell’alta intensità ripetuta in partita quanto invece lo è la richiesta di gioco (ruoli, caratteristiche avversari, risultato, ecc.).
    • Lo stato di forma potrebbe (senza riscontro scientifico nella ricerca stessa) influenzare il carico interno e di conseguenza la precisione dei gesti tecnici e il rischio di infortuni.

    A parte il secondo punto (che è solamente una considerazione probabilistica) i ricercatori hanno concluso che

    l’allenamento atletico non influenza in termini dose/risposta la performance atletica, quindi è consigliabile dedicare ad esso il tempo necessario per avere un livello minimo “di soglia”

    LACUNE DELLA RICERCA

    Le considerazioni della pubblicazione possono indurre gli staff a dare meno importanza alle componenti atletiche (in particolar modo nei settori giovanili) di quanto viene dato attualmente. È però sufficiente contestualizzare la ricerca (o solo semplicemente leggere la presentazione) che emergono lacune che possono mettere in dubbio (oppure svuotare di scientificità) tali affermazioni. Ad esempio:

    • L’esito della ricerca è in contrasto con i risultati di altre pubblicazioni che hanno analizzato parametri diversi della Match Analisys (pur sempre relativi all’alta intensità) in relazione all’allenamento aerobico: vedi ricerche di Rampinini, Helgerud e Impellizzeri.
    • Il campionamento della Match Analisys è a 1 Hz (cioè un campionamento al secondo), assolutamente inaccettabile, in quanto dovrebbe essere almeno di 5 Hz (vedi approfondimenti del professor Colli).
    • Viene ancora utilizzato il vecchio metodo di analisi della Match Analisys basato sulla velocità (assolutamente insufficiente per “cogliere” tutti i momenti di alta intensità di una partita) e non sulla Potenza Metabolica.
    • I test utilizzati per verificare la Condizione di forma erano protocolli non specifici per valutare l’effettiva specificità atletica del calciatore. Infatti, la Potenza Aerobica è misurata tramite un test di corsa lineare, mentre ormai è risaputo che le differenze principali tra calciatori avvengono primariamente per le differenze dovute al costo energetico nei cambi di direzione (di conseguenza sarebbe stato più giusto usare il YYIRT). Per quanto riguarda invece le componenti neuromuscolari, viene fatto un test lineare massimale sui 40m estrapolando capacità di accelerazione (che può avere un senso) e velocità massima (che non ha mai trovato correlazioni con la talentuosità nel calcio).
    • Vengono invece trascurati completamente test che misurano l’agilità, la capacità esplosiva (anche in relazione al grado di maturità) e il rapporto tra estensori/flessori della coscia, che in alcune ricerche hanno trovato correlazione con il livello dei giocatori.

    CONCLUSIONI

    Dalla lettura della presentazione della ricerca in questione si possono fare delle considerazioni estremamente interessanti; la prima è che è necessario leggere approfonditamente le ricerche prima di “dare per buone” le conclusioni di chi effettua le pubblicazioni. I test, come l’allenamento, nel calcio devono seguire un criterio di specificità; infatti,

    l’attività di gioco, in alcuni ruoli più che in altri, limita di una certa percentuale l’applicazione del potenziale massimale (aerobico e neuromuscolare) di corsa lineare “premiando” gli aspetti coordinativi della corsa e l’efficienza energetica nei cambi di direzione (che nella ricerca non vengono minimamente citati).

    Di conseguenza, il dosaggio dell’allenamento Generale e Specifico deve essere adeguato all’età, al livello (Dilettanti o Professionisti) dei giocatori, nel rispetto della crescita atletica, della prevenzione degli infortuni e del recupero tra le partite. Mi permetto di fare un’ultima considerazione, che deriva dalla mia esperienza personale: i calciatori poco “sopportano” l’esecuzione di test aerobici incrementali (cioè che si concludono ad esaurimento) di natura continua (da quelli lineari al Leger); ciò porta alcuni (soprattutto nei settori dilettantistici) a non dare il massimo in questi protocolli, rendendo inutile la lettura dei risultati. Per questo motivo, la valutazione delle qualità aerobiche dovrebbe essere fatta ogni volta che è possibile farla in allenamento (meglio se tramite i parametri della potenza metabolica), analogamente a quello che viene fatto in atletica leggera, ma senza la somministrazione di carichi che portino all’esaurimento delle risorse psico-fisiche del calciatore. Nel caso in cui si vogliano comunque effettuare Test funzionali, sono preferibili quelli ad andatura intermittente (come lo YYIRT e il 30-15 Intermittent Fitness Test) che meglio sono tollerati e sono Attendibili.

     

    Approfondimenti bibliografici

    Autore dell’articolo: Melli Luca, preparatore atletico US Povigliese ([email protected])

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