Proposte testate per incrementare le percentuali realizzative da calcio piazzato laterale.
Con questo documento andiamo ad analizzare l’importanza, ai fini realizzativi, delle punizioni calciate da posizione laterale.
Dieci diverse soluzioni che, provate e riprovate in allenamento, potranno poi rappresentare durante la gara, se ben eseguite in tutti i loro dettagli, la chiave del successo ai fini realizzativi.
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Una progressione di 5 esercizi con più finalità per rendere la fase di “messa in moto” più piacevole e “leggera”, attraverso la creazione di 4 /5 postazioni. Il numero di giocatori consigliato per stazione, per un tempo di 3’00”, è di 4 elementi.
Semplice conduzione da un estremo all’altro della postazione.3’00” e ripristino.
Il giocatore 1 conduce il pallone sino al cinesino centrale, lo appoggia e prosegue la corsa andando a prendere posto nella fila opposta.Nel frattempo il compagno 2 attacca il pallone e lo trasmette curando la precisione del passaggio facendo passare la palla nella porticina;
Il giocatore 1 conduce il pallone sino al compagno 2 andando a prendere posto nella fila opposta.2, ricevuta palla, la conduce e la appoggia con la suola all’altezza del cinesino centrale, esegue un “vai e torna” a secco, ritorna sul pallone e passa a 3 facendo passare la palla nella porticina e andando nella fila opposta.3 riceve e fa la stessa cosa di 1.3’00”.
Il giocatore 1 passa a 2 facendo passare il pallone nella porticina; 2 riceve conduce e passa a 1 allargatosi per dare “luce” e invitare al triangolo. 2 riceve di nuovo palla e la conduce sino al giocatore 3 che si comporterà come il compagno 1. (3’00”).
Il giocatore 1 esegue doppio “vai e torna” con la palla tra i due paletti della porticina e il cinesino.Materiale occorrente per una “stazione”: 3 “delimitatori” e due paletti per la “porticina”. Per 5 postazioni: 15 “delimitatori” e 10 paletti.

Esercitazione finalizzata al movimento difensivo di tutta la squadra in relazione alla localizzazione del pallone nelle zone laterali del campo (e non).
Vengono schierati 10 giocatori in un’area di 40x50mt schierati in base al sistema di gioco più comunemente utilizzato; altri 7 giocatori disposti come in figura faranno girare il pallone.
I compagni schierati dovranno effettuare le opportune uscite con le relative “scalate” e “coperture” cercando di mantenere le giuste distanze tra i reparti.
Si consigliano blocchi da 3′ esclusi gli eventuali intervalli “a correggere” dell’allenatore.
L’intensità massimale dell’esercizio permette inoltre di arrivare a una giusta componente aerobica dello stesso.
Scambiare i giocatori tra un blocco e l’altro per affinità di ruolo.
Materiale occorrente: delimitatori e palloni.
Claudio Damiani [skype-status]
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Le tecniche di stretching per migliorare la flessibilità del calciatore si sono evolute nel corso degli anni.
La tecnica di allungamento più datata è denominata stretching balistico e si basa sull’effettuazione di movimenti rapidi con molleggio.
Un’altra tecnica, conosciuta come stretching statico, prevede l’allungamento di un muscolo fino al punto in cui si avverte un certo fastidio e il man
tenimento di tale posizione per un periodo di tempo prolungato; tale metodica è stata utilizzata per molti anni.
Più di recente è stato introdotto un altro gruppo di tecniche di allungamento a cui è stato dato il nome di tecniche di facilitazione neuromuscolare propriocettiva (PNF), consistenti nell’alternare fasi di contrazione a fasi di rilassamento.
I ricercatori hanno dibattuto a lungo su quale di queste tecniche fosse la più efficace nel migliorare la mobilità, ma non esiste ancora un chiaro consenso comune.
Gli esercizi di allungamento devono essere eseguiti non soltanto al termine dell’allenamento e della partita, ma anche verso la
fine del riscaldamento, negli intervalli tra una serie di esercitazioni e l’altra o dopo una sostituzione.
Queste procedure hanno lo scopo:
La flessibilità è definita come la massima escursione articolare possibile da parte di una singola articolazione o di una serie di articolazioni. Il mantenimento di un ampio intervallo di mobilità articolare è considerato da tempo una componente essenziale dell’efficienza fisica del calciatore, ed è importante non solo per una buona prestazione atletica, ma anche e soprattutto per prevenire gli infortuni.
L’obiettivo di ogni programma volto ad incrementare la flessibilità deve essere quello di migliorare l’ampiezza del movimento di ogni singola articolazione, variando l’estensibilità dell’unità muscolo-tendinea, responsabile dello specifico movimento articolare. È ben documentato che gli esercizi in grado di allungare le unità muscolo-tendinee determinano un incremento della massima escursione possibile dell’articolazione coinvolta.
In un recente sondaggio promosso nel più famoso dei Social Network in cui MisterManager.it annovera una cerchia di amicizie considerevole tra Preparatori Atletici e Allenatori di calcio ho voluto lanciare un sasso:
“Stretching nel calcio: utile o dannoso? Dinamico o statico? Che ne pensate, quale utilizzate?”
Beh, le risposte sono state diverse e come si prevedeva diverse sono anche le correnti di pensiero.
C’è chi adotta tutte e due le tecniche di stretching a seconda della fase di allenamento e chi ha risposto (pur senza dare una spiegazione), che assolutamente adotta lo stretching dinamico.
“Dannoso fatto prima, durante o dopo l’allenamento. Lo stretching è una disciplina, come tale va fatto con regolerità almeno 5 giorni la settimana, lontano dalle sedute di allenamento e seguendo tutte le prescrizioni (luogo, clima, correttezza nelle esercitazioni, etc.) Per chi voglia approfondire sul sito www.allenarebene.it trovate un saggio sulla materia del Prof. Rovida“. Questo il parere di Massimiliano Sorgato che poi aggiungerà: ” Come dice il prof. Rovida per fortuna che nel 99% dei casi è fatto talmente male da non far assolutamente nulla, né bene né male. Io non faccio il preparatore, ma ho avuto la fortuna di incontrare preparatori che vivono questo tempo e si adattano alla scoperte della scienza. Un mister, quando ha un preparatore, dovrebbe ascoltarlo invece che dirgli lui cosa fare! Ormai il calcio è rimasto l’unico sport dove a livello professionistico si veda fare dello stretching prima di una gara. Basta aprire un po’ gli orizzonti nell’ultimo mondiale di atletica (dove la prestazione fisica è al top) non solo non si è visto un atleta farlo, ma il “riscaldamento” è ridotto praticamente a nulla che non sia semplicemente una rivisitazione dei gesti che si andranno a compiere…bah…prima o poi ci arriveremo anche noi”.
Sulla stessa linea d’onda è anche il Prof. Manuele Margheri che replica: ” Completamente d’accordo con Massimiliano… poi, come sempre del resto, dobbiamo anche adattarci alle volontà del mister che, utilizzando il classico esercizio di allungamento per parlare alla squadra, vuole da noi che lo stretching sia inserito nella seduta… allora che si fa?…qualcosa che non danneggi le prestazioni dei nostri atleti e che dia comunque loro la sensazione di aver fatto qualcosa di “utile” (dobbiamo essere anche psicologi! E in alcuni casi psichiatri!!!).
E ancora il Prof. Manuele Margheri (partner di MisterManager.it con il suo www.ilpreparatoreatletico.it): ” Chapeu!!! purtroppo nel calcio (in Italia), viviamo ancora di ricordi e ciò che si è fatto per tanti anni va bene ma se provi a portare delle novità devi fare una fatica immensa per farle accettare! Comunque spero veramente (ma ho i miei dubbi), che presto ci adegueremo al resto degli sport…e per fare questo c’è bisogno di tutti, a partire da noi preparatori che dovremmo avere più forza nel portare avanti le nostre idee…”
Dal canto suo il Prof. Antonello Di Gregorio, anch’egli Preparatore Atletico: ” Lo stretching statico l’ho ridotto al minimo indispensabile per far sì che per i giocatori ci sia quella parvenza di riscaldamento “classico”. Questo è più per una loro questione mentale anche se gli viene detto che quello dinamico è molto più utile ai fini del calcio…. Il dinamico lo uso molto perchè è molto più efficace e gli studi eseguiti in merito lo dimostrano”.
E con lui è molto d’accordo “Leo Messi “: ” Sei l’unico che ha capito qualcosa… E’ piu’ un discorso psicologico che hanno bisogno i giocatori che altro… Puo’ essere anche un ritorno alla calma dopo una seduta di allenamento, prima di rientrare nello spogliatoio!!!”.
“Il punto è far cultura…soprattutto per chi lavora con i giovani, perché non ci si ritrovi ancora tra 10 anni con abitudini che, invece, dovrebbero essere morte e sepolti da decenni! Che poi nel 99% dei casi sia fatto talmente male da non produrre alcun risultato, né utile né dannoso è un altro discorso. Per calmarsi alla fine dell’allenamento (poi perché a fine allenamento uno dovrebbe essere nervoso?), si possono trovare nuove strade non dannose…” Gli replica Massimiliano Sorgato.
Ma “Leo Messi” replicherà non senza toni polemici: ” …A fine allenamento non si è nervosi!!!….Parlo di ritorno alla calma per il corpo dopo sforzi fisici sostenuti nella seduta!!!…Poi non si sta’ parlando di bambini spero, ma di atleti evoluti. Quindi cerchiamo di non andare troppo avanti se non si conosce il ”ritorno alla calma” dopo una seduta di allenamento!!!!”
Il dibattito sicuramente proseguirà sul Social Network e quest’articolo verrà correntemente aggiornato, ma potete liberamente lasciare commenti qui sotto, nell’apposito form al fine di poter portare vostri pareri e opinioni sulla materiache si presenta interessante e ricca di sfaccettature.

4 gruppi di ugual numero di giocatori con un pallone a testa, si posizionano sugli angoli delimitati del campo.
In queste aree verranno di volta in volta eseguite delle esercitazioni tecniche (palleggio dx/sx, testa, coscia/piede,ecc.);
Al singolo fischio dell’allenatore i quattro gruppi partiranno palla al piede sino al cerchio di centrocampo dove eseguirano degli esercizi in guida della palla (a scambiare il pallone con un compagno, solo esterno, ecc.)
Al successivo fischio dell’allenatore i giocatori punteranno in guida della palla all’angolo opposto da cui sono partiti ove eseguiranno lo stesso esercizio svolto nell’angolo di partenza.
Al duplice fischio dell’allenatore, i giocatori lasceranno i palloni nell’angolo di campo in cui si trovano per raggiungere l’angolo opposto di campo ad intensità sub-massimale (70/75%).
Quindi:
Proposte esercitative tecniche:
alternato coscia piede (x2),
solo testa (x2),
con un rimbalzo dx/sx (x2).
a scambiare palla con un compagno,
finta e controfinta,
due tocchi dx+due tocchi sx;
cambi di senso dopo tre tocchi.
Claudio Damiani [skype-status]
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Inizia la nuova stagione di Tornei Giovanili 2011 di 2erre Organizzazioni Sport&events con la collaborazione di MisterManager.it
La 1^ Coppa Carnevale e’ una splendida occasione per giocare un torneo invernale su campi in erba sintetica e contemporaneamente respirare l’atmosfera magica del Carnevale più importante d’Italia, il Carnevale di Venezia e della Riviera di Brenta.
Venite a scoprire un territorio ricco di fascino e cultura, culla delle famose Ville Venete, che unisce attraverso il fiume Brenta le citta’ di Venezia e Padova. La riviera in festa per il Carnevale offre infinite sfilate di maschere, recite teatrali, concerti, tradizionale sfilata di carri allegorici, dolci tipici e tante cose ancora. Il torneo si gioca nel weekend clou del Carnevale presso il bellissimo Centro sportivo Noventello di Noventa Padovana.
Le squadre saranno alloggiate presso ottime strutture alberghiere ben selezionate a Padova e suoi dintorni.
Il torneo si conclude il lunedi, dando la possibilita di visitare Venezia il martedi grasso, giorno di grande chiusura del Carnevale! Non aspettate e venite a partecipare a questo bellissimo torneo!
Categorie: Giovani Calciatrici, Femminile, Esordienti, Pulcini
Quote per squadra: GRATUITA per tutte le squadre femminili; euro 80,00 e per la cat. Pulcini; euro 100,00 le altre categorie.
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Scadenza Iscrizioni: proroga di una settimana al 7/2/2011
I giocatori che compongono il cerchio con il perimetro inferiore fanno girare palla (senza passarla al compagno immediatamente vicino a dx e sx), mentre i due giocatori posti all’interno dello stesso devono andare in pressione e darsi copertura reciproca facendo in modo che la palla non passi mai in mezzo a loro (tra i due coni centrali).

I giocatori che compongono il cerchio più grande vanno a turno in pressione dall’esterno ogni qualvolta il pallone arriva nella loro zona.
Tempo consigliato per l’esercitazione: 1’00” a coppia di difendenti.
Materiale occorrente: delimitatori, casacche, palloni.
Come sviluppare, attraverso le idee di Mister Viscidi e otto esercitazioni sul 2>2, i principi di tattica offensiva e difensiva.
A cura di Andrea Pagan
Ho avuto la fortuna in questi giorni di partecipare ad uno dei tanti incontri che l’associazione allenatori organizza per l’aggiornamento tecnico degli addetti ai lavori.
Il relatore della serata è stato Mister Maurizio Viscidi e il tema trattato, per mia fortuna, l’allenamento del 2>2.
Personalmente una parte dell’articolo l’avevo già sviluppato ma dopo aver sentito Mister Viscidi parlare e regalare a noi allenatori le sue idee riguardo allo sviluppo dei principi di tattica offensiva e difensiva, attraverso l’allenamento del 2>2, mi sono sentito costretto, per la qualità del lavoro proposto, ad inserire gli spunti interessantissimi che la serata mi ha dato.
Quanto esposto è quanto da me personalmente appreso dall’incontro; una relazione quindi del tutto soggettiva che esula Maurizio Viscidi da mie eventuali imperfezioni.
Approfitto dell’occasione per fare al Mister i miei più vivi complimenti per la sua professionalità e meticolosità nell’insegnamento.
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Proposta di progressione esercitativa, da tenersi anche ad inizio seduta, per l’allenamento dei movimenti difensivi e di possesso contro un determinato sistema di gioco.
I colori vengono posizionati in base allo schieramento della squadra da affrontare e possono essere aggiunti dei cinesini a simulare l’eventuale avversario da “assorbire” in marcatura in seguito alla dislocazione dei nostri giocatori.
In figura si affronta un 4-4-2 classico.
Materiale occorrente: paletti, colori (bandierine), palloni.
In sostituzione delle bandierine si possono utilizzare altri segnalatori (coni, cinesini avendo cura di dare ad essi un ordine preciso, ad esempio numerico).
Il sistema di gioco 4-4-2 più comunemente utilizzato dalla maggioranza dei tecnici è quello classico che prevede lo schieramento di quattro difensori e quattro centrocampisti disposti in linea, più due punte.
In questa disposizione tattica vengono alla luce più di una coppia e terna di giocatori costituite da:
• i due difensori centrali;
• i due centrocampisti centrali;
• il difensore esterno destro con il centrocampista esterno destro;
• Il difensore esterno sinistro con il centrocampista esterno sinistro;
• le due punte;
• La terna composta da difensore esterno destro, centrocampista esterno destro e centrocampista centrale destro;
• L’altra terna, opposta, costituita da difensore esterno, centrocampista esterno e centrocampista centrale sinistri.
La didattica della fase di non possesso risulta più facilmente eseguibile rispetto a qualsiasi altro sistema di gioco in quanto, il movimento dei quattro difensori coincide molto con i movimenti che pochi metri più avanti vanno ad eseguire quattro centrocampisti in relazione alla posizione del pallone in fase di non possesso.
Concetto essenziale da trasmettere per iniziare un gruppo al gioco “a zona” è quello relativo alla “copertura” reciproca tra compagni di squadra durante la fase di pressione esercitata da un giocatore nei confronti di un avversario.
E’ altresì importante ricordare che la pressione, a differenza dell’azione di pressing, costituisce un’azione individuale o, al massimo di due o tre elementi, che contrastano il portatore di palla avversario; il pressing è invece un’azione collettiva e organizzata, finalizzata a rallentare la manovra degli avversari, indurli all’errore o ancor meglio a conquistare il possesso della palla.
E’ comunque attraverso l’assimilazione del concetto di copertura che la didattica relativa alla fase difensiva ha inizio: se, ad esempio, il centrocampista esterno destro va ad affrontare il portatore di palla avversario, egli godrà della copertura del difensore esterno omologo e del centrocampista centrale posizionato al suo fianco, leggermente più arretrato.
Si creerà inoltre una linea di giocatori in cui, tanto i difensori quanto i centrocampisti, si daranno copertura reciproca formando le rispettive diagonali difensive e di centrocampo.
Con palla situata nelle zone laterali del campo, sarà l’allenatore a impartire il tipo di diagonale che dovranno eseguire i quattro difensori, e di conseguenza il numero di linee difensive:
• Si ha una linea difensiva nel caso si porti sulla zona del portatore il solo difensore esterno e i suoi compagni di reparto costituiscono un’unica linea difensiva di copertura, schierandosi appunto perfettamente in linea. (utile per la tattica del fuorigioco, ma rischiosa sui tagli delle punte avversarie.
• Si creano due linee difensive allorquando la copertura del giocatore esterno che va in pressione, ad esempio il terzino destro, è eseguita dal centrale omologo, il quale è a sua volta coperto dal centrale sinistro (ultimo uomo), mentre il difensore esterno sinistro si trova sulla stessa linea del difensore centrale destro. (diagonale “eagle”).
• Si creano tre linee difensive nel caso in cui il difensore esterno destro va in pressione sul portatore di palla avversario, il difensore centrale destro gli dà copertura, a questi dà copertura il difensore centrale sinistro e a quest’ultimo darà copertura il difensore laterale sinistro che fungerà da ultimo uomo. Quindi, reciproche coperture per ognuno dei quattro difensori. Con questa disposizione la squadra sarà concettualmente più lunga ma toglierà senza dubbio profondità agli avversari.
Il discorso cambia quando il portatore di palla è localizzato nelle zone centrali del campo.
In questo caso bisogna inoltre analizzare se chi è in possesso di palla sia in una situazione di palla “scoperta” o di palla “coperta”:
Si crea una situazione di palla “scoperta” quando un avversario porta palla frontalmente verso la nostra porta senza essere contrastato, godendo della possibilità di poter effettuare una giocata senza subire pressione alcuna.
Vi è invece situazione opposta di palla “coperta” nel caso in cui il portatore di palla avversario non ha “luce” per poter effettuare la giocata verso la nostra porta in quanto contrastato oppure si trovi in una situazione di possesso palla con le spalle rivolte verso la nostra porta non potendo fare altro che un retropassaggio in quanto pressato. In questi casi, la squadra sale compatta e stretta nella direzione del pallone.
Anche un lungo cambio di gioco degli avversari (orizzontale), da un lato all’altro del campo è considerato palla “scoperta”.
E ancora. Nel caso di palla “scoperta” come occorre comportarsi in una situazione in cui:
Nel primo caso, il centrocampista più vicino al portatore di palla deve andare in pressione godendo della copertura dei compagni (stretti) di reparto, mentre i difensori dovranno temporeggiare stretti o in alcuni casi neutralizzare l’imminente lancio lungo (decifrabile dalla postura del corpo del possessore stesso), per cercare di togliere profondità agli avversari arretrando lentamente stretti verso la propria porta. La corsa a ritroso dovrà essere laterale e non all’indietro.
Nel secondo caso, i difensori dovranno disporsi stretti e:
– in situazione di superiorità numerica o quantomeno di parità numerica un difensore dovrà scegliere il tempo di andare in pressione godendo delle coperture dei compagni.
-In situazione di inferiorità numerica, (ripartenza avversaria ), dovranno scappare all’indietro stretti cercando di togliere profondità per eventuali tagli o sovrapposizioni improvvisi sino alla fatidica “linea di fuoco” del limite dell’area di rigore, ove, al comando, dovranno aggredire insieme il portatore di palla cercando di lasciare in fuorigioco gli altri avversari.
Partendo dalla condizione che la nostra squadra deve essere in tutti i casi stretta in fase di non possesso (e larga in fase di costruzione del gioco), ad affrontare il portatore di palla sarà il giocatore ad esso più vicino; i compagni di squadra dovranno impegnarsi a dargli copertura.
Si creeranno così dei piccoli triangoli difensivi.
Altro concetto da non tralasciare è quello della neutralizzazione della sovrapposizione: se il portatore di palla avversario sta godendo della sovrapposizione del compagno di squadra sulle zone laterali del campo, il giocatore più esterno seguirà l’avversario largo senza palla, mentre il giocatore più centrale andrà veloce in pressione sul portatore stesso effettuando una veloce “scalata”.
Fino ad ora le punte non sono state menzionate, ma anch’esse svolgono un preciso ruolo nella fase difensiva.
Nelle situazioni di rimessa dal fondo o di rinvio da parte del portiere avversario (o comunque di palla in possesso degli avversari in zona difensiva), le punte debbono trovarsi preferibilmente una a fianco dell’altra posizionate dietro la linea della palla. Nel caso in cui la palla sia gestita dai difensori centrali avversari, esse devono agire d’attesa eseguendo i tipici movimenti difensivi di copertura reciproca in uscita (uno esce l’altro copre); nel momento in cui i difensori avversari allargano il gioco nelle zone esterne del campo nel 4-4-2 classico dovrà uscire in pressione il centrocampista esterno (pressing ad invito), con una delle due punte in copertura e l’altra che si posizionerà sulla traiettoria di un eventuale retropassaggio al portiere.
Le punte sono i primi difensori di una squadra che vuole attuare il pressing ultraoffensivo.
Nel corso della mia attività ho adottato spesso questo sistema di gioco in quanto lo considero un ottimo punto di partenza per poi cercare di fare assimilare soluzioni “alternative”.
In caso di pressing ultraoffensivo e’ fondamentale fare in modo che se la palla va da un difensore centrale, pressato da una nostra punta, al difensore esterno, questa non deve più tornare al difensore centrale che ha fatto partire l’azione.
Questo per fare in modo che non vengano effettuati troppi “giro palla” e vengano sprecate troppe energie dai nostri due attaccanti.
Le “nozioni” che ho sempre cercato di sottolineare nell’immediata vigilia della gara (dieci minuti prima di entrare in campo), ai miei giocatori sulla base del modulo 4-4-2 ma non solo, sono le seguenti:
1)COPERTURE E DIAGONALI
Coperture reciproche tra i due difensori centrali (i difensori devono attaccarsi ai diretti avversari se questi sono situati in prossimità dell’area di rigore senza farsi portare fuori posizione), e i centrocampisti centrali, i quali una volta superati dovranno subito posizionarsi dietro la linea della palla.
Diagonali dei difensori esterni e dei centrocampisti esterni che in fase di non possesso dovranno fungere da quinto difensore.
2)PUNTE
rientro delle punte sino al cerchio di centrocampo nelle situazioni di rimessa dal fondo e calcio di rinvio del portiere avversario.
3)AGGRESSIVITA’
Massima aggressività sin dal primo minuto di gioco sul portatore di palla per non permettere agli avversari di pensare troppo per le giocate.
4)PRESSING
L’azione di pressing è un’azione collettiva che deve aver luogo in determinate circostanze che devono essere lette ed interpretate:
• quando il gioco degli avversari si sviluppa sulle fasce laterali ed hanno quindi una visuale di campo limitata a 180°;
• quando un avversario esegue un controllo difettoso o sta per essere raggiunto da una traiettoria alta che sicuramente lo metterà in difficoltà;
• quando un avversario si trova in una situazione di “palla chiusa” e gli riesce difficile girarsi verso la nostra porta, o quando sentitosi pressato effettua un retropassaggio che ci permette di “accorciare”.
• invita al pressing il giocatore esterno più vicino al possessore di palla avversario dopo che l’azione difensiva delle punte ha obbligato gli avversari a girare palla sugli esterni; l’azione di pressione si svolge dirigendosi verso il possessore di palla avversario con lo scopo di conquistare palla, di limitargli la visuale di campo o quantomeno di fargli eseguire un lancio lungo senza mai essere saltati. E’ quindi fondamentale l’azione di temporeggiamento.
Per eseguire un’azione di pressing è necessario avere la squadra “corta” (fondamentali in tal senso i compiti di difensori e punte), e che ogni giocatore vada ad attaccare l’avversario libero a lui più vicino.
Per far ciò occorre essere pronti dal punto di vista psico-fisico.
5) RIBATTUTE
Squadra “corta”, cosicché i centrocampisti saranno agevolati nel recupero di respinte o ribattute di entrambe le difese.
Claudio Damiani

“Tocco in avanti e sprint a riprendere palla”.
I giocatori “1” e “2” partono contemporaneamente in senso orario oppure antiorario.
L’obiettivo per il giocatore “1” è quello di allungare il pallone al di là del paletto “A” (nella sequenza in figura) e andarlo a prendere per ripetere lo stesso gesto anche nel paletto “B” e “C”. Il tutto con l’ausilio di 4 tocchi.
Il giocatore 2 allo stesso modo e contemporaneamente a “1” agirà nei paletti “C”, “D” e “A”.
Eseguito l’esercizio i due daranno palla rispettivamente ai gg “4” e “3” che svolgeranno lo stesso lavoro.
Dopo un determinato numero di ripetizioni in un senso fare eseguire l’esercizio nel senso opposto.
Da diverso tempo ormai il poker è entrato a far parte della cultura sportiva e sono tanti i professionisti che, una volta terminata la loro carriera nelle rispettive discipline, vengono attratti dal tavolo verde spesso con ottimi risultati. Tra gli sportivi che maggiormente amano il poker ed i giochi da casinò, ci sono senza dubbio i calciatori, che hanno invaso i tavoli e le competizioni riuscendo ad ottenere anche ottime sponsorizzazioni e risultati a volte eclatanti.
Un esempio è il centrocampista francese Vikash Dhorasoo che ha vestito le maglie di Lione, Bordeaux e Milan ed è poi diventato un ottimo giocatore di Texas Hold’em, classificandosi al 15° posto nell’ultimo EPT di Deuville , così come Teddy Sheringam, mitico centroavanti dello United, che si è aggiudicato un buon 14º posto nelle WSOPE del 2009. Anche tra i calciatori di casa nostra il poker sembra essere diventata una valida alternativa per tenersi in allenamento, una volta appesi gli scarpini al chiodo.
Basti pensare ad un nome fin troppo noto del calcio azzurro come Christian Vieri che ha intrapreso la carriera di poker player dopo i successi ottenuti sul campo ed ai molti giocatori ancora in attività che affollano le poker room e sembrano guardare ad un futuro al tavolo verde. Per tanti giocatori di calcio il passo è stato dunque breve, ma non c’è solo il poker tra i giochi amati dagli sportivi, ma anche il Black Jack, altro gioco di abilità, che conta tanti appassionati come il grande tennista Andy Roddick.
Insomma sport e gioco d’azzardo vanno d’accordo ed il legame tra calcio e poker ne è una dimostrazione. Per chi ama il calcio ed il brivido dell’azzardo, ma non vuole fare tanta fatica come questi grandi campioni ed aspettare di arrivare in serie A prima di sedersi a scommettere, c’è una soluzione “di comodo”: giocare ad una delle fantastiche slot a tema calcio, come Soccer Safari e divertirsi a vincere creando la propria squadra di campioni preferita.
Carlo Marini per mistermanager.it

Esercitazione con doppia finalità: il possesso di palla e il pressing; e inoltre il fattore “psicocinetico” dato dal fatto che le due squadre sono a loro volta suddivise in due gruppi con casacca di colore diverso.
Grigi e bianchi vs rossi blu.
A tre tocchi, i grigi possono solo passare ai bianchi e viceversa;
I rossi possono passare solo ai blu e viceversa.
10 passaggi consecutivi = 1 punto.
Esercitazione eseguita in fase di preparazione pre-campionato, lontano da
gara amichevole attraverso 4 blocchi da 3’ l’uno.
Ottima alternativa alla seduta aerobica del primo allenamento della settimana (o secondo, a seconda dei punti di vista).
Materiale occorrente: palloni, casacche di quattro colori.
Salve a tutti!
Inizia l’anno nuovo e vogliamo intervenire per ringraziare tutti coloro che ci stanno seguendo e appoggiando nel web, augurando un 2011 ricco di salute, serenità e di soddisfazioni!
Vi ringraziamo per l’attenzione sperando di poter sempre soddisfare il vostro interesse rinnovandovi l’augurio per un felice 2011!
Claudio Damiani
Nel calcio, gli infortuni possono essere generati da una situazione di abuso oppure da un evento particolarmente grave o traumatico.
Gli infortuni per abuso o per sovrautilizzo si verificano in base ad un accumulo che avviene nel corso del tempo, muscoli, articolazioni e tessuti sono sottoposti ad un continuo stress senza il tempo adeguato per il recupero o la guarigione.Gli infortuni per abuso nascono da quello che è inizialmente percepito come un piccolo e fastidioso dolore e, se trascurati, possono crescere fino a portare ad una situazione.
Gli infortuni più comuni nel calcio sono:
Distorsione alla caviglia
La più comune di tutte le lesioni alla caviglia, si verifica quando vi è uno stiramento e una lacerazione dei legamenti che circondano l’articolazione della caviglia.
Tendinite
La tendinopatia al tendine d’Achille è una lesione cronica che si verifica principalmente per un uso eccessivo ed è un dolore rilevato in fondo alla caviglia. Se il fastidio viene ignorato può degenerare e aumentare il rischio di rottura del tendine di Achille.
Commozione cerebrale
Una commozione cerebrale è causata da un impatto improvviso o un colpo alla testa.
Strappo o stiramento all’inguine
Si verifica quando i muscoli della coscia sono allungati oltre i loro limiti.
Strappo o stiramento del bicipite femorale
Lesione comune tra i corridori che può variare da uno stiramento minore minore sino alla rottura totale del muscolo nella parte posteriore della coscia.
Sindrome della Banda Ileotibiale
Detta anche “ginocchio del corridore” si traduce spesso in dolore e fastidio nella parte esterna del ginocchio.
Crampi muscolari
Un crampo è un intenso e temporaneo dolore causato da una contrattura involontaria e forzata dei muscoli che non vengono rilassati.
Vesciche
Le vesciche sono sacchi pieni di liquido sulla superficie della pelle, che si verificano comunemente su mani o piedi.
Indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata
Chiamato con l’acronimo DOMS, questo tipo di disagio muscolare, rigidità o dolore, si verifica 24-48 ore dopo una sessione di esercizio fisico nuova o particolarmente intensa.
Trauma rotuleo o condromalacia della rotula
Ci si riferisce generalmente al dolore intorno alla rotula chiamato anche “ginocchio del corridore”.
Fascite plantare
E’ la più comune causa di dolore sul fondo del tallone e di solito emerge durante i primi passi del mattino.
Stiramento o strappo del polpaccio
Si verifica quando una parte dei muscoli della gamba (gastrocnemio e soleo) vengono tirati dal tendine di Achille. E’ simile a una rottura del tendine d’Achille, ma si verifica più in alto, nella parte posteriore della gamba.
Periostite
Comprende una varietà di dolori, un’infiammazione della parte esterna dell’osso, nel calcio si verifica nella parte anteriore della gamba lungo la tibia. E’ considerato un infortunio cumulativo per stress.
Distorsioni e strappi
Si tratta di lesioni acute che variano in gravità, ma di solito risultano in stati di dolore, gonfiore, lividi o perdita della capacità di muoversi e di usare l’articolazione.
Fratture da stress
Le fratture da stress alla gamba sono spesso il risultato di un uso eccessivo o di impatti ripetuti su una superficie dura.
Tendiniti e fratture tendinee
La tendinite è semplicemente l’infiammazione di un tendine. Essa si verifica generalmente per abuso, ma può verificarsi anche da una forte contrazione che provoca microstrappi nelle fibre muscolari. Questa condizione può portare a debolezza e infiammazione.
Lesioni del ginocchio
– lesione del legamento crociato anteriore (LCA) e posteriore (LCP)
– lesione del legamento collaterale mediale (LCM) e laterale (LCL)
Le lesioni legamentose del ginocchio sono molto comuni in tutti gli sport che richiedono un arresto e una partenza o una modifica rapida delle direzioni.
Le lesioni del legamento crociato non sempre causano dolore, ma immediatamente dopo, si ha la chiara sensazione di instabilità e di impaccio nei movimenti con limitazione articolare del ginocchio. La maggior parte di tali lesioni vengono diagnosticate con una risonanza magnetica. La chirurgia artroscopica è, a volte, il modo migliore per trovare una parziale lacerazione.
Infortuni del Menisco
Sono lesioni della cartilagine del ginocchio, di solito un menisco strappato. Il dolore al ginocchio in questi casi è accompagnato da gonfiore e impedimento dell’articolazione dovuto a frammenti di cartilagine nell’articolazione.
Fonte:momentaneamente.it
Una serie di tre esercizi di riscaldamento pre-seduta che combina la “messa in moto” con i gesti tecnici di “trasmissione” e “ricezione”.

Ciascuno dei quattro gruppi lavora in modo indipendente con un pallone, eseguendo trasmissione e cambio di postazione.

Il giocatore con il pallone serve il pallone al compagno e ne prende il posto.
Il giocatore che riceve trasmette di ritorno sempre frontalmente ma si sposta nel gruppo immediatamente a fianco.
(2’00” a dx e 2’00” a sx).
Quindi la palla si muove sempre nella stessa postazione.

Il giocatore con il pallone lo serve al suo compagno difronte andandone a prendere il posto.
Questi lo passa al primo giocatore del gruppo immediatamente a fianco (stabilire inizialmente da che parte devono girare i 4 palloni) e va a posizionarsi nella sua fila.
Così faranno tutti i gruppi.
(2’00” a dx e 2’00” a sx).
Claudio Damiani
“Un altro interessante articolo redatto da Angelo Iannaccone che ha portato i principi del riscaldamento e presentato la nuova messa in azione studiata dalla FIFA, il famoso 11+”
Il riscaldamento rappresenta la fase iniziale della seduta di allenamento. Questa fase è stata spesso trascurata dagli allenatori per dare spazio ad altre componenti (specie di natura tecnico-tattica); invece rappresenta un momento molto delicato della seduta, che se ben impostato ed utilizzato, oltre agli effetti fisiologici che andremo ad analizzare, può esserci utile sia dal punto di vista condizionale, coordinativo e addirittura preventivo.
I principali effetti del riscaldamento
Aumento della temperatura corporea (questo riduce gli attriti articolari e facilita le reazioni biochimiche all’interno del muscolo);
Una migliore coordinazione muscolo – articolare;
Una predisposizione del fisico ai carichi di lavoro successivi;
Altri possibili effetti del riscaldamento
Il riscaldamento oltre a procurare gli importantissimi effetti fisiologici sopra citati può essere utile anche per allenare e/o richiamare altre componenti. Principalmente quelle:
Varie tipologie di riscaldamento
Un altro errore che si commette spesso, è quello di “generalizzare” la fase di riscaldamento. Nei settori giovanili e nei dilettanti spesso si effettua la solita seduta “standard” per tutta la stagione calcistica, al di là del lavoro fisico e o tecnico/tattico che si dovrà affrontare successivamente. Questo è un errore perché oltre a rendere psicologicamente “pesante” ai calciatori questa fase (fattore assolutamente da non sottovalutare), potrebbe non predisporre l’organismo del calciatore allo sforzo successivo, cosa che porterebbe a conseguenze negative (maggiore predisposizione agli infortuni, basso rendimento nella fase successiva).
Risulta quindi necessario distinguere la fase di riscaldamento, in base a:
Prima di una seduta di capacità o potenza aerobica è fondamentale predisporre l’organismo ad un successivo impegno metabolico. Quindi è necessario introdurre esercizi o esercitazioni che innalzino la temperatura interna, aumentino la frequenza cardiaca e respiratoria. Inoltre l’allenamento di resistenza può essere associato a quello di mobilità articolare (sia di tipo statico che dinamico), ed è un’ottima occasione per richiamare quest’ultima capacità, la quale con po’ di creatività può essere “miscelata” anche con un’ottima componente coordinativa. Gli esercizi di mobilizzazione dinamica possono essere proposti (gradatamente) anche con componenti di disequilibrio e di core-stability.
Esempio di seduta con obiettivo metabolico
Prima di una seduta di forza esplosiva/esplosivo-elastica o rapidità è fondamentale predisporre l’organismo (specie del punto di vista neuro-muscolare) ad un successivo impegno di tipo esplosivo.
L’attivazione organica va ridotta ai minimi termini (pochissimi minuti di corsa o di lavoro sottomassimale con la palla) per dare spazio ad esercitazioni propedeutiche alla forza/rapidità. Anche in questo caso è importante combinare lavori di froza propedeutici abbinati ad una componente coordinativa. Evitare, invece l’allungamento statico (o ridurlo ai minimi termini). Studi condotti (anche se su velocisti e saltatori che hanno caratteristiche morfo-funzionali diverse da quelle dei calciatori) hanno evidenziato che un’impegnativa seduta di stretching prima di una prestazione o allenamento intenso può portare ad un fenomeno di affaticamento muscolare con relativo decadimento della prestazione. Anche la durata non deve essere eccesivamente lunga (non più di 10 – 15 minuti) in modo da mantenere quella freschezza ed efficienza neuro-muscolare che sarà fondamentale nei carichi di lavoro successivi. Le varie andature propedeutiche (balzi, sprint, scavalcamenti) possono essere proposti (gradatamente) anche con componenti di disequilibrio e di core-stability.
Esempio di riscaldamento con obiettivo neurogeno
Spesso può capitare (sia nei professionisti che nei dilettanti) di effettuare una seduta di allenamento esclusivamente tecnico – tattica partendo già dal riscaldamento. Questo non significa che la parte fisica deve essere completamente esclusa. Ma è compito dell’allenatore o del preparatore quantificare il carico di lavoro tecnico – tattico (essendo riscaldamento, il lavoro iniziale è sempre sotto massimale) in modo da ottenere comunque gli stessi effetti fisiologici, ma integrati al lavoro con palla. Esso tra l’altro può essere inframezzato, durante le fasi di recupero, con esercizi o esercitazioni di mobilità articolare attiva e passiva.
Gli esercizi di mobilizzazione dinamica possono essere proposti (gradatamente) anche con componenti di disequilibrio e di core-stability.
Esempio si riscaldamento con obiettivo tecnico – tattico
Il riscaldamento pre-partita risulta un “mix” di tutti i riscaldamenti precedenti, visto e considerato che in partita vi sono componenti sia di tipo metabolico, sia neurogeno, sia tecnico/tattico. Dunque risulta fondamentale equilibrare le varie capacità condizionali in virtù del momento più importante: la partita. Esso può essere effettuato sia a “secco” che con palla. E’ consigliabile non superare i 20’ di attivazione e alla fine concedere sempre qualche minuto (2-3’) ai calciatori per esercizi personali (delle volte anche scaramantici) da svolgere singolarmente.
Esempio di riscaldamento pre-partita
Una proposta alternativa di riscaldamento: “The 11+” FIFA
La FIFA insieme alla F-MARC ha sviluppato su basi scientifiche un protocollo di ricondizionamento e di riscaldamento per la prevenzione degli infortuni.
Il programma di prevenzione include interventi generali quali il miglioramento delle fasi di riscaldamento e di defaticamento, il bendaggio per instabilità di caviglia, e la promozione di un adeguato atteggiamento di fair play come lo specifico “F-MARC11″. Il programma di prevenzione “The 11+″ è stato sviluppato per migliorare la stabilità di caviglia e ginocchio, la flessibilità e la forza del tronco, delle anche, degli arti inferiori e il miglioramento della coordinazione, della velocità e della resistenza.
Sul sito ufficiale: http://f-marc.com/11plus/index.html è possibile scaricare le dimostrazioni video, il poster e le schede di ogni singolo esercizio.
Si tratta, molto brevemente, di un sistema di riscaldamento di tipo preventivo con 11 esercizi (ultimamente portato a 13 esercizi) diviso a sua volta in 3 parti:
Il riscaldamento (nel momento in cui si è appresa la corretta esecuzione da proporre gradualmente) ha una durata di circa 20’ e vi sono 3 livelli crescenti e graduali di difficoltà.
Secondo studi FIFA su gruppi studio di calciatori, chi ha effettuato questo tipo di riscaldamento ha ridotto l’insorgenza di infortuni (non dovuta a situazioni traumatiche di gioco) di circa il 40%.
Gli esercizi proposti, sono correlati con i movimenti, le contrazioni muscolari e gli angoli di lavoro funzionali al gioco del calcio e permettono un adattamento specifico ai carichi di lavoro successivo.
Questa valida forma di riscaldamento è un’ottima alternativa ai vari tipi di riscaldamento sopracitati, ma è necessario:
Questa proposta di riscaldamento, in base alla mia esperienza, è proponibile e ben “metabolizzata” dai calciatori, ma comunque è necessario un lungo periodo di addestramento, proponendo gli esercizi compresi a tappe.
Riscaldamento e temperatura esterna
Un fattore che influisce sul riscaldamento è chiaramente la temperatura esterna, la quale può chiaramente influenzare i suoi effetti fisiologici.
Temperature troppo elevate (specie durante la preparazione pre-campionato) possono condizionare il riscaldamento e la fase successiva con spiacevoli inconvenienti (crampi, disidratazione, nausea ecc).
In caso di temperatura elevata è necessario:
Temperature troppo rigide, condizionano anche esse la fase di riscaldamento e quella successiva, ma con altre possibili conseguenze (accorciamenti muscolo-tendinei,stiramenti e strappi muscolari, distrazioni articolari ecc.).
In caso di temperature rigide è consigliato:

Due squadre di egual numero di giocatori si affrontano in una partita in cui le due porte sono poste come in figura, con la parte posteriore rivolta l’una contro l’altra.
Ognuna delle due squadre dovrà difendere un porta e realizzare una rete sull’altra.
Per dare il contenuto allenante prestabilito al lavoro, le regole fondamentali di questa esercitazione sono le seguenti:
Se la palla esce dal perimetro del campo il gioco verrà ripreso immediatamente attraverso una rimessa laterale.
I portieri sono schierati ognuno con una delle due squadre e non appena giungono in possesso di palla avranno il compito di far dirigere i loro compagni nell’altra parte di campo per organizzare l’attacco alla porta opposta.
L’esercitazione ha un carattere prettamente aerobico e i tempi da me consigliati vengongono suddivisi in 4 blocchi con determinate condizioni:
Tra un blocco e l’altro 1’00” di recupero.
materiale occorrente: casacche, palloni, possibilmente due porte mobili o in mancanza di esse 4 paletti per crearle.
LA DIETOLOGIA APPLICATA AL CALCIO
Anche nel calcio, come in molti altri sports, la dietologia ha fatto molti progressi e negli ultimi anni sempre più preparatori e tecnici si sono interessati a questo importante tema, che fa parte integrante dei miglioramenti di un atleta.
La partita rappresenta il momento più importante per il calciatore, quello della verifica del suo valore e del lavoro fatto in settimana; ecco perché è sempre necessario seguire un’alimentazione adeguata. Fondamentale, al fine di raggiungere il maggior rendimento agonistico, quindi, sarà scegliere un’alimentazione che preveda cibi e bevande corrette prima e durante la partita. Anche il modo di nutrirsi dopo di essa sarà importante per un migliore recupero, permettendo all’atleta di presentarsi all’allenamento successivo in condizioni ottimali. Infatti il calcio moderno prevede impegni ravvicinati e molte volte accade che si debba giocare un’altra gara dopo nemmeno tre giorni.
Nell’alimentazione che precede la partita ancora oggi vengono commessi vari errori da parte dei calciatori, sia che questi siano
professionisti, sia che giochino nelle categorie inferiori o in quelle giovanili. Alcuni di questi errori talvolta non pregiudicano la prestazione della partita soltanto perché i giocatori – soprattutto quelli giovani – godono di capacità digestive ben superiori alla norma, riuscendo pertanto a non avere alcun disturbo. Alle volte la giovane età aiuta anche quando si assumono cibi sconsigliati o abbinati in maniera scorretta. In altre situazioni, invece, gli errori che si verificano non sono immediatamente visibili, ma determinano un peggioramento dell’efficienza nel corso della gara e della stagione (alcool, fumo ect.).
Gli atleti e i preparatori non possono sottovalutare il fatto che l’assunzione di cibi e bevande non debba mai avvenire per lungo tempo, perché potrebbe avere influenze negative sulle caratteristiche fisiche, ed eventualmente su quelle psichiche del giocatore. Le conseguenze di una scorretta alimentazione possono creare situazioni di diverso tipo:
ipoglicemia da digiuno, ipoglicemia reattiva e iperlipidemia che, soprattutto se abbinate alle conseguenze dell’insorgere della fatica, possono determinare un significativo peggioramento delle prestazioni.
Se é vero, dunque, che l’assunzione scorretta dei cibi può danneggiare, é anche vero che é importante che il giocatore non si presenti alla partita a digiuno da parecchie ore; tanto per fare un esempio, giocando la mattina l’atleta non deve arrivare al campo digiuno. La conseguenza sarebbe, l'”ipoglicemia”, vale a dire l’abbassamento del tasso del glucosio nel sangue; di conseguenza, il giocatore lamenterebbe poca lucidità durante il gioco e scarsa capacità prestazionale ed atletica.
Capita alle volte, specie negli atleti amatoriali il problema inverso al precedente, quello di terminare di mangiare quando manca troppo poco tempo all’inizio della partita.
Se l’intervallo fra la fine del pasto e l’inizio del riscaldamento pre-partita é eccessivamente breve (o/e se si sono assunti cibi poco digeribili o mal combinati fra di essi), mentre si é in campo si possono avere sia problemi di tipo gastrico (pesantezza, acidità , nausea, vomito), sia problemi generici (giramenti di testa, perdita delle forze) dovuti al fatto che la digestione non è ancora terminata e il sangue affluisce allo stomaco. Da questa situazione possiamo dedurre che la prestazione viene influenzata sfavorevolmente. Anche il cervello risente negativamente del fatto che i cibi siano ancora nello stomaco.
A cura del dottor Devis Zamburlin
Bibliografia: Dott. ENRICO ARCELLI – Suggerimenti pratici per una sana e razionale alimentazione del calciatore
Capita a volte, praticando l’attività sportiva, di avvertire un dolore al polpaccio, alla parte posteriore della coscia o al piede, improvviso e spesso molto acuto. E’ un dolore intenso e lancinante, che non scompare e impedisce il protrarsi dell’attività fisica stessa; questa situazione si chiama “crampo”.
I crampi sono delle contrazioni muscolari violente, involontarie ed improvvise che solitamente si presentano durante uno sforzo, o perfino durante la notte, nel sonno. Queste contrazioni sono favorite dalla perdita di liquidi e sali minerali che avviene con la sudorazione durante l’attività fisica.
In effetti, quando si suda durante un allenamento, si crea uno squilibrio elettrolitico nei muscoli, dovuto proprio alla perdita di liquidi e sali minerali contenuti nel sudore. Questi elementi vanno, quindi, reintegrati al più presto possibile. Se ciò non accade, è possibile andare incontro ai crampi.
I crampi però possono essere evitati, innanzitutto praticando stretching prima e dopo l’attività fisica e prolungando le sedute di allenamento ogni volta un po’ di più, in modo che il corpo si abitui gradualmente allo sforzo fisico. Abbinate a questa pratica anche un immediato reintegro di liquidi e sali minerali con appositi cibi o bevande che contengano le giuste quantità di sodio, magnesio, calcio e potassio.
Può essere utile anche, prima di iniziare l’allenamento, bere del succo di frutta e dell’acqua minerale, che serviranno a contrastare la successiva perdita di liquidi. Evitate di assumere diuretici, antistaminici o alcolici prima dell’allenamento perché i primi aumentano la perdita di liquidi mentre i secondi favoriscono la disidratazione.
Evitate anche di fare attività fisica subito dopo aver mangiato, poiché la digestione utilizza la maggior parte del sangue in circolo sottraendolo a tutto il resto del corpo, quindi anche ai muscoli, predisponendo più facilmente all’insorgenza dei crampi. Anche l’abbigliamento può essere d’aiuto: non indossate nulla di scuro, ma preferite indumenti chiari perché questi assorbono meno calore e quindi vi fanno sudare di meno.
Inoltre assicuratevi che il materiale con cui sono fatti gli indumenti che utilizzate per l’allenamento siano capaci di far traspirare la pelle, garantendovi così la giusta temperatura; evitate quindi indumenti “plastificati”, che alterano la termoregolazione (e non servono a far dimagrire!). Per quanto riguarda le calzature evitate le scarpe troppo strette o di stringere troppo i lacci.
Non vi sono cure particolari per i crampi. L’unica soluzione è quella di reintegrare immediatamente i liquidi persi e di agire direttamente sul muscolo colpito. Se il crampo vi ha colpito al polpaccio, sedetevi a terra con la gamba dolorante tesa e l’altra piegata, afferrate le dita del piede e tirate verso di voi finché non sentite che la rigidità del muscolo diminuisce.
Se il crampo, invece, ha colpito la coscia, dovete ricorrere all’aiuto di qualcuno che vi alzi il calcagno e spinga forte il ginocchio verso il basso, mentre voi massaggiate il muscolo colpito. Entro pochi secondi tutto dovrebbe passare. Se il crampo colpisce il piede, fate come per il polpaccio, tirate verso di voi le dita e spingete il calcagno in avanti; se colpisce la mano, congiungete la mano dolorante con quella che non vi fa male e spingete le dita verso il polso.
Tutte queste tecniche, così come lo stretching, servono ad allungare il muscolo ed evitare che questo si contragga più del dovuto, o a riportarlo ad una lunghezza normale quando viene colpito dal crampo. E’ importante eseguire queste azioni di “allungamento” in maniera dolce e graduale: un movimento “brusco” potrebbe accentuare la contrattura del muscolo invece di favorire la scomparsa della stessa.
Fonte: Paginemediche.it
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Variante di partita “a pressione” mirata al possesso e alla conquista della palla nonchè a una finalità atletica di tipo anaerobico lattacido.
Si gioca un possesso di palla a 3 tocchi all’interno di un’area delimitata in base al numero dei giocatori.
Nel perimetro di tale area si dispongongono degli altri giocatori in modo alternato e a ricoprire l’intero perimetro del rettangolo che giocheranno a un tocco con i loro compagni di squadra.
Il pallone non può essere passato tra due “sponde”.
Durata dell’esercitazione: a seconda della finalità metabolica da raggiungere
Claudio Damiani [skype-status]
E’ con sommo piacere che rendiamo ufficiale il nuovo progetto di collaborazione con il sito Ilpreparatoreatletico.it, autentica miniera d’oro di spunti, concetti e consigli inerenti la preparazione atletica applicata al calcio.
La figura del preparatore atletico è oramai consolidata e vista da me, la considero quasi fondamentale, sia per il miglioramento della qualità del lavoro che per la possibilità di poter dividere la squadra in “gruppi” e rendere la seduta più varia ed intensa.
E dal campo, il progetto vorremmo portarlo sul web: un allenatore e un preparatore atletico che “mescolano” i loro “bagagli” per diffondere i rispettivi strumenti al servizio dei propri fedeli visitatori.
Un sito completo, creato e amministrato dal Prof. Manuele Margheri, preparatore atletico già e attualmente impiegato nei professionisti del pallone che costituisce un ottimo supporto per l’attività di allenatori e preparatori del mondo del calcio.
Claudio Damiani [skype-status]
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Il presente è un articolo rivolto agli utenti di MisterManager.it che possiedono un sito web, ma non solo.
Vi vogliamo presentare un “widget” del nostro blog. Chiunque possedesse un sito web, piuttosto che un blog ha la possibilità di inserire questo strumento innovativo per poter integrare i contenuti proposti con quelli che offre MisterManager.it.
Questa vuole essere solo una “notizia”, un post diverso dagli altri, nulla più. E’ ovvio che chi usufruirà dei post del nostro MM ci darà la possibilità di crescere rendendoci ancor più visibili e questo è sicuramente il nostro obiettivo.
Si tratta, in parole povere, di un modo diverso di fare uno scambio di links.
Questo è il widget:
L’unica cosa che si deve fare per ottenere il codice ed inserire il “widget” sul vostro sito è cliccare sul tasto “Get widget” dello stesso, scegliere la piattaforma su cui è installato il vostro blog e il gioco è fatto. Il risultato lo vedete!
Il bello è che chiunque può ottenere un “widget”, anche voi e allo stesso modo potrete promuoverlo tra i vostri siti amici o partners!

Esercitazione finalizzata alla velocità di esecuzione dello sprint con aggiunta dell’elemento “segnale visivo” “chiamato da “comando sonoro” a curare l’aspetto psicocinetico,
Si crea un quadrato 5x5mt con quattro bandierine colorate e un rombo con dei cinesini come in figura.
I 4 gruppi di giocatori, in egual numero, si dispongono su ognuno dei 4 cinesini.
Al comando vocale dell’allenatore i due giocatori più vicini al cinesino del colore corrispondente eseguono uno sprint a raggiungere la fila del compagno opposto.
L’allenatore eseguirà il comando vocale ripetutamente per un tempo stabilito a seconda della quantità dei giocatori coinvolti.
Occorre indicare di lasciare la bandierina sul proprio fianco dx o sx, onde evitare che i giocatori entrino in contatto.
Il Test Navetta (chiamato anche Test di Luc Léger o Beep Test) è un test ideato da Luc Léger al fine di determinare la VAM (Velocità massima aerobica) dell’atleta.
Per poter effettuare il test è necessario disporre due coni ad una distanza di 20 metri l’uno dall’altro e possedere un’apposita registrazione per lo svolgimento della prova. La registrazione, contenente i cosiddetti “beep”, è necessaria affinché la prova venga svolta in modo corretto, in quanto l’intervallo tra un beep ed il successivo deve essere accurato. Questi avvisi sono infatti disposti, a seconda del livello, ad intervalli sempre decrescenti. Al momento dell’inizio della prova, ovvero al primo beep della registrazione, l’atleta dovrà iniziare a correre e raggiungere il cono opposto entro il secondo avviso sonoro, a questo punto dovrà ritornare al cono di partenza entro il suono del beep successivo, e così via. Il test termina nel momento in cui l’atleta non riesce a percorrere la distanza nel tempo previsto. È ammesso non raggiungere il cono entro l’avviso sonoro, ma solo nel caso in cui entro il successivo si riesca a coprire la distanza rimanente (massimo 1 metro) e il tragitto successivo, ovvero a recuperare il ritardo entro il tempo necessario a coprire una sola distanza.
Il tempo tra un suono e il successivo decresce in base al livello: alla partenza (livello 1) corrispondono 7 “stages” da percorrere in 8,5 secondi ciascuno; ad ogni livello c’è una diminuzione del tempo di percorrenza con conseguente aumento di velocità, sino ad arrivare al 21º ed ultimo livello che prevede 16 stages da 3,75 secondi. Per quanto concerne la valutazione del test per la determinazione della V.A.M. si verifica la velocità nell’ultimo periodo completato; conseguentemente è possibile ricavare la VO2max=5,857 x velocità(km/h) – 19,458.
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Rappresentazione video del test.
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Scarica la traccia sonora per eseguire il test;
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