La Manzanese calcio in collaborazione con l’Asd “Soccer Academia” organizza domenica 5 giugno presso lo stabilimento balneare “Tivoli”, a Grado in costa azzurra, spiaggia vecchia, il primo torneo regionale di beach soccer categoria “pulcini 2002”.
Alla manifestazione, che durerà tutto il giorno dalle 10 alle 17, parteciperanno le prime 8 squadre che aderiranno al torneo e saranno divise in 2 gironi da quattro!…
La spesa è di 120 euro e comprende la pastasciutta e il gelato per i ragazzi al ristorante Tivoli in spiaggia, l’assicurazione e la tessera di associato alla Soccer Academia per l’ingresso alla nuova beach arena da 200 posti;
Inoltre i genitori potranno usufruire di uno sconto del 20% su ombrellone e sdraio in spiaggia…
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Il torneo verrà disputato a Ribolla (GR) Stadio “G.Scirea” su campo erboso naturale. La manifestazione avrà inizio il giorno 24/05/2011 secondo il calendario a breve pubblicato.
Le squadre sono raggruppate in un unico girone con partite di sola andata, si qualificano per le semifinali le prime quattro del girone; gli accoppiamenti per la seconda fase la prima incontrerà la quarta classificata, la seconda incontrerà terza classificata, le squadre perdenti le semifinale disputeranno la finale per il terzo e quarto posto, le vincenti disputeranno la finalissima per l’aggiudicazione del Torneo.
Trattasi di una manifestazione per la promozione e lo sviluppo del calcio femminile in provincia di Grosseto, un evento unico nel territori,un momento di incontro tra la comunità maremmana e questo sport sempre più diffuso e apprezzato.
Il Torneo sarà anche l’occasione per una verifica dell’accordo di collaborazione tra la società Azzurra calcio e l’Asd Ribolla Calcio femminile, con l’intento ambizioso di far crescere il movimento calcistico femminile e supportare le due Associazioni sia nel calcio a 11 che nel calcio a 5, di un rapporto di stima e amicizia con l’Asd Castiglione della Pescaia, l’altra società in provincia di grosseto con una squadra di calcio a 11 femminile.
Nella provincia di Grosseto si sta assistendo ad un movimento importante per lo sviluppo di questo sport spesso bistrattato e considerato “minore”, un progetto nuovo ma già con basi forti e solide sta pian piano prendendo forma, grazie alla passione e all’impegno di Luca Papini, segretario dell’Asd Ribolla e di Enzo Ederiferi, al supporto dell’ Associazione CSEN che promuoverà l’evento, della sezione Soci UNICOOP Tirreno, al Presidente dell’Asd Ribolla Gianluca Agostini per la disponibilità dell’impianti sportivi, al Comitato Festeggiamenti VIVI.MI . Un ringraziamento per il concreto aiuto e supporto che tutte queste Associazioni e figure stanno profondendo per la causa.
Giunta alla 12° edizione, la DANONE Nations Cup 2011, in Italia, annovera 200 squadre e 2.800 ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 12 anni.
Le squadre, provenienti da tutta Italia, si contendono la vittoria di un torneo di calcio a 9 giocato all’insegna dei veri valori sportivi: l’integrazione e la fratellanza tra culture diverse, il rispetto dell’avversario e delle regole fuori e dentro il campo, la socializzazione e lo spirito di gruppo.

Il prossimo 5 giugno si disputerà, presso lo Stadio XXV Aprile di Parma, la finale nazionale. La squadra vincitrice avrà la possibilità di giocare la finalissima Internazionale che si svolgerà il prossimo 9 ottobre a Madrid, Spagna.
La Danone Nations Cup sarà anche l’occasione per offrire alle famiglie, alla comunità scientifica e al mondo dello sport una serie di indicazioni sulle corrette abitudini alimentari dei giovani per aiutarli ad adottare un migliore stile di vita.
Verrà infatti effettuata un’indagine tra gli allenatori delle 200 squadre di giovanissimi impegnate nel torneo, con l’obiettivo, in linea con la stessa mission di Danone, di avere una più attenta panoramica degli stili di vita in giovane età dal punto di vista di chi segue i teenager nella loro educazione sportiva.
Questa iniziativa verrà affiancata da una ulteriore indagine mirata tra i 2800 partecipanti per valutare la loro percezione delle proprie abitudini alimentari.
Il Torneo, che a livello internazionale si svolge sotto l’egida della FIFA, è patrocinato dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Agenzia Nazionale dei Giovani e dalla Lega Calcio di
Serie A e B.
Sostenitori del progetto anche Adidas, Canon, Eurosport, Ferrarelle, Okaïdi, PES2011
| Introduzione |
Un appuntamento che si discosta dai normali Camp organizzati dalle società professionistiche in giro per la penisola; il Training Park organizzato da “Parma Football School” rappresenta un’idea originale, innovativa e allo stesso tempo divertente.
Ragazzi tutti al Parma Training Park!
Il calcio, la sfida, il divertimento, il premio: gli ingredienti per una giornata speciale ci sono tutti. Ragazzi e Ragazze delle annate dal 2004 al 1995 potranno mettere alla prova le proprie abilità calcistiche tiro, cross, passaggio e conduzione in un’area attrezzata creando un clima di sfida leale tra amici tra compagni di squadra e avversari.
La sfida, infatti, è l‘anima del calcio ed è indispensabile per vincere ma da sola non basta ed per questo che il PARMA FC con il PARMA FOOTBALL SCHOOL vuole accompagnare i giovani anche nella loro crescita sportiva, calcistica e umana. Con il Parma Training Park la sfida si trasforma in uno stimolo per un apprendimento diverso. Un apprendimento divertente e allineato con quelle che sono le esigenze dei giovani in una età di sviluppo così delicata. Alcuni tra i nostri giocatori più rappresentativi come Zaccardo, Crespo, Mirante, Paloschi, Lucarelli e Bojinov diventeranno gli stimoli da imitare ed i maestri da ascoltare per migliorarsi e gli amici che ti spiegheranno i segreti per diventare più bravo.
A ciascun partecipante viene consegnata una card che consente di visualizzare on line i propri la classifica per annata, le classifiche di ogni singola area e la classifica finale generale. I vincitori delle varie categorie riceveranno un ambito premio finale e avranno l’opportunità di essere ospitati dal Club allo Stadio Tardini e vivere un’esperienza unica a stretto contatto della prima squadra l’emozione anche del pre e post partita.
| Regolamento |
Completare le prove tecniche presenti nelle quattro aree del Park, cercando di ottenere il miglior risultato possibile, secondo le regole di ciascun gioco. Verrà stilata una classifica generale sulla base dei risultati raggiunti in tutte le prove del Park ed una classifica parziale riferita ad ogni prova considerata singolarmente.
volta.Il giocatore è libero di scegliere il piede con cui effettuare il calcio. -I punti saranno assegnati seguendo il seguente criterio:
I punteggi saranno assegnati seguendo il seguente criterio:
Tutte le informazioni qui!
Si discute spesso su quale sia il modulo migliore che la nostra squadra del cuore debba applicare e tutti, prima o poi, si sono trovati in disaccordo con l’allenatore della propria squadra o della nazionale…… ma ci siamo mai chiesti se siamo davvero informati sulle varie tipologie tattiche per disporre la squadra in campo?
Proviamo a ripercorrere velocemente l’evoluzione tattica che ha accompagnato la crescita del nostro sport preferito:
Il WM
Nel 1925 fu inserita nei regolarmenti calcistici la regola del fuorigioco: il modulo che dominò in quel periodo fu ideato da Herbert Chapman (direttore tecnico dell’Arsenal).
Le principali innovazioni furono nell’allargamento della difesa all’esterno con l’introduzione del terzino, la difesa disposta orizzontalmente con il centromediano posto davanti con il compito di marcare il centrattacco avversario.
Inoltre, il centrocampo disposto a quadrilatero presentava due mediani centrali difensivi e due mezzali in appoggio alle due punte.
In difesa, Chapman, introdusse l’uso della diagonale, che consentiva alla squadra di non rimanere mai in uno contro uno grazie al movimento coordinato dei difensori.
Fu questa, probabilmente, la prima grande rivoluzione teorica applicata al calcio e, presto, tutte le squadre seguirono i dettami imposti dal WM.
Verrou o Riegel
Siamo nel 1932, Rappan (tecnico del Sevette di Ginevra) elabora una tattica che prevede una maggiore copertura in fase difensiva: 4 marcatori fissi.
Spostandosi lateralmente i difensori vanno a raddoppiare sull’attaccante avversario.
In mezzo al campo il centromediano è un vero e proprio playmaker, che imposta il gioco grazie all’aiuto di una delle due mezzali.
Rispetto al WM questo modulo è più protetto e semplice da attuare, poichè si rinuncia alla diagonale difensiva, inoltre i 4 difensori fissi portano ad una superiorità numerica al centro della difesa che difficilmente può essere soverchiata dagli avversari.
Per quanto detto, possiamo considerare questo modulo come l’antecessore del più famoso “catenaccio”
Catenaccio
come già detto, questo modulo non è che l’evoluzione italiana del Verrou.
La principale innovazione è l’introduzione del libero alle spalle della linea dei difensori, con i compiti di spazzare la palla dalla propria area di rigore e di contrare il centravanti che, eventualmente, riesca ad eludere il controllo dei difensori in linea.
Per quanto riguarda la fase offensiva, il catenaccio prevedeva, in sincrono con una difesa arcigna, rapidi contropiedi scaturiti da lanci lunghi della difesa.
4-2-4
questo modulo di gioco è stato sviluppato in Brasile e può essere visto come la risposta sudamericana alla scuola di pensiero europea.
Ai mondiali dl 1958 il Brasile si presentò con quattro difensori disposti in linea e pronti a scattare in avanti attuando la trappola del fuorigioco, mentre a centrocampo i due mediani centrali avevano il compito di interdire l’iniziativa avversaria.
La fase offensiva era affidata a due ali pure e due punte centrali, con una a turno pronta a rientrare a centrocampo nella fase difensiva.
Questo modulo ci fa capire la differente filosofia che all’epoca tracciava un solco netto tra europei e sudamericani, con quest’ultimi sempre pronti al calcio offensivo e, di conseguenza, con squadre fortemente votate all’attacco.
Calcio Totale
E’ il 1974 quando esplode il fenomeno Olanda: una squadra eccezzionale che rivoluzionò il modo di interpretare il calcio.
I principi del calcio totale (seguiti da Crujff e compagni con la più assoluta dedizione) sono semplici e contemporameamente estremamente rivoluzionari:
1)Pressing a tutto campo
2)Intercambiabilità dei ruoli
3)Marcatura a zona per tutto il campo (il fuorigioco è sempre applicato)
4)squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi
5)Portiere che svolge il ruolo di libero
6)Frequenti inserimenti dei centrocampisti e dei difensori nelle azioni offensive
La principale conseguenza del modello olandese fu la scomparsa del calciatore iper-specializzato, prediligendo un calciatore veloce e resistente, capace di spostarsi rapidamente nelle varie zone del campo e di adattarsi a svolgere tutti i ruoli.
Crujff resterà probabilmente il miglior esempio di calciatore nato per muoversi nel modulo del calcio totale, data la pressochè totale padronanza di tutti i fondamentali.
I GIORNI NOSTRI
cosa hanno in comune Zeman e il suo 4-3-3, il Milan di Sacchi schierato col 4-4-2 e le squadre di Trapattoni?
Semplice, tutti questi schemi sono discendenti diretti del 4-4-2 brasiliano e del calcio totale olandese.
Ogni allenatore moderno inventa schemi ed allena in modo diverso, ma è certo che l’influenza dei moduli sopracitati (via via sempre più perfezionati e modificati) abbia un peso notevole sugli schieramenti delle squadre attuali.
Esaminiamo i principali moduli dei più famosi allenatori:
4-3-3 di Zeman:
si basa sul presidio territoriale della squadra, questo modulo presenta infinite soluzioni offensive, vuoi per i frequenti inserimenti dei centrocampisti o dei difensori laterali, sia per la presenza di tre attaccanti di ruolo.
Le ali partono molto larghe, mentre i tre di centrocampo costruiscono un triangolo in cui il mediano centrale funge da playmaker.
La squadra è molto corta (30/40 mt tra la linea della difesa e quella degli attaccanti) e tende a presidiare le zone del campo ove si svolga l’azione.
4-4-2 (Milan di Sacchi):
la squadra si dispone con un centrocampo a rombo, dove uno dei due mediani si trasforma in trequartista.
I laterali percorrono le fasce per raccordare difesa e attacco, sono praticamente dei tornanti.
la difesa è in linea, la marcatura è a zona e il fuorigioco è insistentamente cercato.
In attacco le due punte giocano centralmente, molto vicine fra loro e muovendosi in sincronia.
Il movimento coordinato dei reparti è una delle caratteristiche principali del Milan di Sacchi, così come il continuo e propositivo movimento senza palla.
3-4-3 di Zaccheroni:
In questo caso i difensori sono tre, tutti centrali e disposti a zona.
Quattro i centrocampisti nel modulo del tecnico romagnolo, due mediani centrali: uno deve interdire l’azione avversaria e recuperare palla, mentre l’altro è delegato alla costruzione del gioco.
I due laterali devono avere caratteristiche dinamiche molto elevate: questo è il ruolo più delicato nel modulo, dovendo i due esterni passare dalla fase difensiva a quella offensiva causando superiorità numerica in attacco.
L’attaccante centrale deve essere forte di testa, in modo da poter giocare di sponda con le due ali dinamiche e creare varchi che portano alla rete.
3-3-1-3 di Van Gaal:
considerato un “santone” del calcio, Van Gaal ha idee integraliste riconducibili al calcio totale dell’Olanda.
Questo modulo prevede un grande movimento e un’elevata interscambiabilità fra i giocatori, in modo che sia garantito l’equilibrio fra i reparti nelle fasi in cui non si è in possesso della palla.
I tre difensori sono a zona, il mediano centrale ha il ruolo di playmaker ed è sempre pronto a scalare per trasformarsi in difensore aggiunto.
Le due ali, molto larghe, si muovono a pendolo tra attacco e difesa, mentre i due attaccanti (una prima e una seconda punta) rimangono al centro.
Gli spazi in attacco possono così crearsi o dal movimento delle ali o dalla rifinitura della mezzapunta.
L’unico inconveniente palese di questo modulo è la dipendenza dalle capacità atletiche dei giocatori che devono necessariamente essere molto elevate, poichè questo stile di gioco è molto dispendioso in termini di energie.
5-3-2 (Italia agli Europei del 2000):
nel modulo adottato da Zoff agli ultimi Europei, si verifica l’ulteriore arretramento di un centrale nella linea difensiva, portando così il numero dei difensori a 5.
In questo modo i terzini sono sgravati di compiti strettamente difensivi e possono sgnciarsi per partecipare alla fase di attacco.
Questo presuppone una linea mediana composta da un centrale autentico playmaker, e i due laterali con spiccate doti offensive.
Nella fase di attacco il modulo muta in un 3-5-2, con i due attaccanti che presentano caratteristiche diverse e complementari (uno di peso e l’altro più dinamico che agisce da seconda punta).
Fonte: eurocalcio news
Pubblichiamo un articolo molto dettagliato e preciso sul tesseramento per gli atleti stranieri nei campionati dilettantistici, tratto da “Il Calcio Illustrato”: una guida riassuntiva, caso per caso.
In un periodo storico in cui l’integrazione razziale sta diventando realtà anche in Italia con le prime classi delle elementari che spesso costituiscono un vero melting pot di giovanissimi, si impone anche per le organizzazioni sportive l’esigenza di adeguare le proprie normative alla mutata dimensione socio-culturale del Paese. La funzione sociale e di formazione che lo Statuto Figc attribuisce al Calcio di Base, infatti, deve svilupparsi accompagnando, da un lato, il diffondersi di tale fenomeno, dall’altro, però, contrastando le potenziali controindicazioni che possono verificarsi in vigenza di una disciplina eccessivamente elastica. Di frequente si sente parlare di bambini spesso extracomunitari, che, introdotti in Italia da soggetti che operano ai limiti della legalità con il miraggio di intraprendere la carriera di calciatore, vengono poi abbandonati al loro destino in caso non dimostrino doti tecniche adeguate.
Il reticolato normativo
La disciplina del tesseramento degli stranieri nei campionati “Dil” si articola nelle disposizioni delle Noif, nonché nelle nuove normative Fifa, in vigore dal 1/10/ 2009, in materia di minori. Queste ultime riducono significativamente la circolazione di tali atleti, allo scopo di impedire che giovani vengano ‘estirpati’ dal loro contesto per finalità speculative legate allo svolgimento dell’attività sportiva. La “base” su cui si fonda il reticolato normativo, è costituita dall’art. 40bis Noif, che, negli ultimi anni è stato integrato e corretto dal Consiglio Federale, per agevolare le società “Dil”nel rispetto degli adempimenti previsti dalla ‘legge Bossi Fini’ in materia di permessi di soggiorno. In particolare, il comma 11 della disposizione, stabilisce che “le società della Lnd possono tesserare, entro il 31/12, e schierare in campo un solo calciatore straniero, ovvero una sola calciatrice straniera, che siano stati tesserati per società appartenenti a Federazioni estere, purché in regola con le leggi vigenti in materia di immigrazione, ingresso e soggiorno in Italia, e sia documentato:
1. Calciatori extracomunitari:
a) la qualifica di “non professionista” risultante dal “transfert internazionale”;
b) lo svolgimento di attività lavorativa mediante esibizione di certificazione dell’Ente competente attestante la regolare assunzione;
c) in alternativa, se studente, lo svolgimento dell’attività di studio mediante esibizione di certificato di iscrizione o frequenza a corsi scolastici o assimilabili riconosciuti dalle competenti autorità;
d) la residenza e il permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento. La residenza e il permesso di soggiorno devono risultare nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o di Provincia limitrofa.
2. Calciatori comunitari:
a) la qualifica di “non professionista” risultante dal “transfert internazionale”;
b) la residenza che, nel caso di minori di età, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o in Provincia limitrofa;
I calciatori tesserati a norma dei precedenti punti 1) e 2) non possono essere trasferiti ed il tesseramento ha validità per una stagione sportiva; Il tesseramento decorre dalla data di comunicazione della Figc e, per i calciatori extracomunitari che non potranno essere trasferiti, avrà validità fino al termine della stagione sportiva”.
Limiti numerici e temporali
Gli aspetti trattati dalla disposizione sono molteplici e costituiscono specificazioni della procedura di tesseramento dei calciatori non Professionisti, nonché della disciplina del rapporto tra club ed atleta.
Innanzitutto, è previsto un limite numerico e temporale, con una particolarità: a fronte dell’affermazione dei principi di libertà di circolazione e stabilimento dei cittadini comunitari in territorio UE, le restrizioni riguardano ‘calciatori stranieri che siano stati tesserati per federazioni estere’, senza distinzione tra comunitari ed extracomunitari. Pertanto, la fonte regolatrice del tesseramento nei Dilettanti si differenzia notevolmente da quelle vigenti in ambito Prof (in cui i club possono tesserare un numero illimitato di giocatori di paesi appartenenti all’Unione Europea): in seno alla Lnd, i club hanno il limite di tesserare un solo straniero, entro il termine del 31/12 di ogni stagione.
Chiaramente, poiché la disciplina che in materia di instaurazione del rapporto in ambito Figc non può prescindere dalla legislazione statuale, l’equiparazione, nei Dilettanti, tra atleta comunitario ed extracomunitario (effettiva per quanto riguarda limite numerico e temporale) si arresta davanti agli obblighi documentali incombenti sulle società, chiamate a dimostrare, in ogni caso, che il vincolo con il calciatore dipende da motivi diversi dal calcio.
Se, infatti, i principi del Trattato UE consentono ai cittadini europei di soggiornare e circolare liberamente sul nostro territorio, senza restrizioni, con conseguente necessità, per i club che intendano tesserare questi ultimi, di dimostrare alla Figc la sola residenza in Italia dello straniero (“che, nel caso di minori di età, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della società o in Comune della stessa Provincia o in Provincia limitrofa”), nonché la qualifica di ‘non professionista’, di maggior rilievo appaiono gli adempimenti richiesti per il tesseramento di atleti extra UE.
In particolare, l’esclusione di qualsiasi forma di lavoro – subordinato o autonomo – che caratterizza il rapporto tra club e atleta in ambito Lnd, ai sensi dell’art. 29/2 Noif, impedisce ai giocatori extracomunitari che intendano vincolarsi con club “Dil” di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro sportivo, non essendo sufficiente l’invito del club per giustificare l’ingresso e la permanenza nel nostro territorio.

Gli adempimenti
Per tale ragione, occorre depositare presso il competente Comitato o Divisione (i quali trasmettono incartamento all’Uff. Tesseramento centrale Figc per la verifica della documentazione e l’inoltro della richiesta del Certificato Internazionale di Trasferimento) attestato di svolgimento di attività lavorativa o di studio da parte del cittadino extracomunitario, nonché certificato di residenza e “permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento”, rilasciati da autorità territoriali della provincia in cui ha sede la società o in provincia limitrofa. Su tale aspetto, ormai da alcune stagioni, interviene, tra la fine di una stagione e l’inizio dell’altra, un comunicato ufficiale della Segreteria Federale con cui, onde agevolare i club nelle relative operazioni, si dispone che “ai fini del tesseramento dei calciatori extracomunitari di cui ai commi 11 e 11 bis art. 40 Noif, in parziale deroga alle medesime disposizioni sarà sufficiente presentare, oltre alla ulteriore documentazione prevista, il permesso di soggiorno con scadenza al 31 gennaio 2011” (C.U. 87/A del 23/09/2010).
Quanto sopra appare condivisibile, sotto il profilo del rispetto della normativa statuale, in quanto, “l’attività agonistica dilettantistica al 31/03/2011 è già avviata nella sua fase conclusiva” e “in base alle disposizioni vigenti in materia di permesso di soggiorno, lo straniero extracomunitario non può essere espulso dall’Italia per l’intervenuta scadenza del permesso di soggiorno, nei sessanta giorni successivi a detta scadenza”: per tali ragioni, “considerato pertanto che il calciatore dilettante extracomunitario in possesso di permesso di soggiorno valido fino al 31 gennaio del 2011, può rimanere nel territorio italiano fino al 31 marzo 2011”, si è ritenuto opportuno derogare alla disposizione dell’art. 40bis, comma 11, Noif, che prevedrebbe il deposito del “permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento”.
I giovani calciatori
Notevolmente più complesse, invece, le procedure relative al tesseramento di minorenni stranieri a seguito dell’entrata in vigore della nuova disciplina ad hoc prevista dalla Fifa, contenuta nel Regolamento sullo Status e trasferimenti dei calciatori in vigore dal 1/10/09. Con CU n. 100 del 26/01/2010, infatti, la Lnd ha pubblicato la circolare Figc recante le nuove disposizioni in materia, come detto emanate dalla Fifa, la quale pur avocando a sé la competenza in materia di primo tesseramento di minorenni stranieri (principio valido per tutte le Federazioni calcistiche mondiali) ha, però, delegato tale compito, in ambito dilettantistico, alla Figc.
In particolare, con tale riforma (art. 19 Regolamento Fifa vigente dal 1° ottobre 2009) si è previsto che “ogni trasferimento internazionale, ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo, ed ogni primo tesseramento ai sensi del paragrafo 3 sono soggetti all’approvazione di una sotto-commissione nominata dalla Commissione per lo status dei calciatori a tal fine. La richiesta di approvazione deve essere formulata dalla Federazione che desidera tesserare il calciatore. Alla Federazione di provenienza viene data la possibilità di presentare la propria posizione. La richiesta di rilascio del Certificato internazionale di trasferimento e/o 1° tesseramento da parte di una Federazione è soggetta alla previa approvazione della sotto-commissione. Qualsiasi violazione di questa disposizione sarà sanzionata dalla Commissione disciplinare ai sensi del Codice disciplinare della Fifa. L’irrogazione di sanzioni è prevista non solo a carico della Federazione che non abbia inoltrato la propria richiesta alla sotto-commissione, ma anche della Federazione di provenienza per aver rilasciato il Certificato internazionale di trasferimento senza l’approvazione della sotto-commissione, nonché delle società che abbiano concluso un contratto per il trasferimento del minore”.
Fino al 30/09/2009, infatti, per quanto atteneva ai “primi tesseramenti” la competenza era riservata alla Federazione destinataria della richiesta. Dal 1/10/09, invece, la potestà di autorizzare dette operazioni, previa verifica della ricorrenza dei requisiti di cui all’art. 19, è stata avocata dalla Fifa, a causa dell’esercizio, forse disinvolto, che alcune Federazioni avevano fatto delle prerogative loro concesse in tale delicata materia. La Fifa ha trasmesso alle Federazioni un elenco di documenti da produrre, a cura delle società, in originale o copia autentica, nei tre diversi casi di tesseramento di minore straniero (“tesseramento di minori in Italia al seguito dei genitori; trasferimento all’interno del territorio U.E. e dell’Area Economica Europea di calciatori tra 16 e 18 anni; tesseramento minori frontalieri”), in applicazione dell’art. 19 Regolamento Fifa.
Innanzitutto non è stata prevista alcuna differenza tra minori comunitari ed extracomunitari, tranne che nella fascia 16-18 anni, nella quale, per i primi, è prevista una regolamentazione più elastica rispetto ai secondi. In ragione delle diverse tipologie di trasferimento, poi, sono stati previsti obblighi più o meno vincolanti per la società che intenda tesserare il giovane per l’analisi dei quali si rimanda all’approfondimento in basso.
Conclusioni
Si può affermare che la corretta applicazione della nuova normativa riguardante il tesseramento degli stranieri in ambito dilettantistico necessiti di adeguate competenze tecniche da parte dei dirigenti, trattandosi di materia complessa per la duplice esigenza di tutelare i diritti dei calciatori, soprattutto extracomunitari, nonché di evitare il proliferare di fenomeni di speculazione sui minori. Nel condividere i rigorosi paletti posti all’ingresso nel nostro territorio di minori extracomunitari, le disposizioni di cui all’art. 40bis Noif, in particolare laddove prevedono il limite numerico di uno straniero per club e quello temporale del 31/12 per richiederne il tesseramento, atteso l’incremento della popolazione extracomunitaria in Italia, potranno essere anche riviste nella direzione di un’estensione – seppure ‘calmierata’ – delle facoltà per i giocatori maggiorenni che vivano regolarmente nel nostro paese di svolgere attività dilettantistica, in attuazione della funzione sociale e di integrazione riservata allo sport.
Altri due aspetti di notevole rilievo attengono alla particolare disciplina del rapporto di tesseramento tra società dilettantistiche e calciatori stranieri, fin dal momento della instaurazione del vincolo sportivo.
Se, infatti, i ‘non professionisti’ italiani, ai sensi dell’art. 39, comma 3, NOIF, “la data di deposito delle richieste di tesseramento o di spedizione del plico postale contenente le medesime richieste stabilisce, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento”, per gli atleti stranieri il tesseramento decorre dalla data di ratifica dello stesso da parte della Figc, comunicata
in forma scritta alla società.
L’impiego di un atleta straniero prima che sia stata ricevuta la superiore autorizzazione, dunque, costituisce ipotesi di utilizzo di calciatore in posizione irregolare tale da determinare la sanzione della perdita della gara 0-3 a tavolino o della penalizzazione di un punto in classifica in caso di deferimento della Procura Federale.
Altra particolarità del rapporto in esame consiste nella necessaria durata annuale del tesseramento, in deroga alla norma che prevede che il vincolo in ambito dilettantistico, salva la possibilità di ‘svincolo’ e trasferimento, anche infrannuale, spieghi i propri effetti, ininterrottamente, sino al compimento del 25° anno di età del calciatore.
Lo straniero, invece, non può essere parte di un tesseramento pluriennale, nè trasferito, né svincolato in corso d’annata: il rapporto ha durata tassativamente annuale, cosicché, al termine della stagione sportiva, il giocatore è libero di tesserarsi per altro club, senza che nessun diritto/facoltà spetti alla società di precedente appartenenza.
Focus su > stranieri e vincolo
Altri due aspetti di notevole rilievo attengono alla particolare disciplina del rapporto di tesseramento tra società dilettantistiche e calciatori stranieri, fin dal momento della instaurazione del vincolo sportivo.
Se, infatti, i ‘non professionisti’ italiani, ai sensi dell’art. 39, comma 3, NOIF, “la data di deposito delle richieste di tesseramento o di spedizione del plico postale contenente le medesime richieste stabilisce, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento”, per gli atleti stranieri il tesseramento decorre dalla data di ratifica dello stesso da parte della Figc, comunicata
in forma scritta alla società.
L’impiego di un atleta straniero prima che sia stata ricevuta la superiore autorizzazione, dunque, costituisce ipotesi di utilizzo di calciatore in posizione irregolare tale da determinare la sanzione della perdita della gara 0-3 a tavolino o della penalizzazione di un punto in classifica in caso di deferimento della Procura Federale.
Altra particolarità del rapporto in esame consiste nella necessaria durata annuale del tesseramento, in deroga alla norma che prevede che il vincolo in ambito dilettantistico, salva la possibilità di ‘svincolo’ e trasferimento, anche infrannuale, spieghi i propri effetti, ininterrottamente, sino al compimento del 25° anno di età del calciatore.
Lo straniero, invece, non può essere parte di un tesseramento pluriennale, nè trasferito, né svincolato in corso d’annata: il rapporto ha durata tassativamente annuale, cosicché, al termine della stagione sportiva, il giocatore è libero di tesserarsi per altro club, senza che nessun diritto/facoltà spetti alla società di precedente appartenenza.
Approfondimenti > i giovani stranieri
Regole specifiche
Per quanto attiene, al tesseramento di minorenni soggiornanti in Italia al seguito dei genitori (cd. primo tesseramento e proveniente da Federazione estera), ovvero di atleti extracomunitari inferiori a 18 anni di età e di cittadini europei infrasedicenni, oltre alla richiesta di tesseramento (“sottoscritta dal calciatore e dagli esercenti la potestà genitoriale”), alla dichiarazione “attestante la sussistenza o meno di pregressi tesseramenti presso Federazioni Estere” ed al “certificato di iscrizione scolastica” (alternativo, per i minori superiori a 16 anni di età, a documenti attestanti l’attività lavorativa svolta) sono divenuti fondamentali ulteriori incartamenti quali “contratto di lavoro dei genitori”, “certificato di nascita del calciatore”, “documento identificativo del calciatore e dei genitori”, “certificato di residenza del calciatore e dei genitori”, “permesso di soggiorno del calciatore e dei genitori”. Non è prevista in alcun caso la possibilità di tesserare atleti stranieri infrasedicenni che soggiornino in Italia non al seguito dei propri genitori, o che siano giunti sul nostro territorio assieme alla propria famiglia, ma per motivi comunque connessi al calcio.
Rispetto alla normativa all’epoca vigente in ambito Figc, per simili tesseramenti, la nuova disciplina si differenzia per:
a) la previsione esclusiva dei genitori e non degli “esercenti la potestà genitoriale”, come soggetti conviventi e di riferimento del minore;
b) la necessità di depositare il “certificato di nascita del calciatore”;
c) la necessità di depositare il “contratto di lavoro dei genitori”.
In ordine a tali aspetti, emergono alcune potenziali criticità, parte delle quali dovute al fatto che le nuove normative sono state previste da un organo internazionale (la Fifa), indi tradotte nelle varie lingue e diffuse in pressoché tutte le nazioni del mondo, senza prendere in considerazione gli aspetti peculiari di ogni singolo ordinamento giuridico (ad esempio, potrebbe essere ritenuta discriminatoria la distinzione tra minore che soggiorni regolarmente in Italia con un tutore nominato dal Tribunale competente e minore che viva con entrambi i genitori).
Comunitari over 16 e frontalieri
Avuto riguardo, invece, alle altre due tipologie di tesseramento (“trasferimento all’interno del territorio U.E. e dell’Area Economica Europea di calciatori tra 16 e 18 anni e tesseramento calciatori minori frontalieri”), la nuova disciplina riserva problematiche di gran lunga inferiori a quelle sopra indicate. Quanto ai trasferimenti di cittadini di età compresa tra 16 e 18 anni, in ambito UE, è sufficiente depositare, oltre a quanto previsto dall’art. 40bis NOIF, dichiarazione del legale rappresentante della società di destinazione, in ordine alle condizioni di vita e di alloggio del minore, nonché l’autorizzazione al trasferimento da parte dei genitori ed il loro documento di identità. Per quanto attiene, infine, ai trasferimenti frontalieri, sussistono limitazioni del tutto marginali, che portano a non ritenere, in alcun modo, vessatoria, né particolarmente gravosa, la disciplina fissata dall’organo internazionale.
Dall’8 all’11 Settembre 2011 si svolgerà a Firenze presso la Fortezza da Basso, CalcioExpo, un evento interamente dedicato al mondo del calcio.
Come avrete modo di valutare dal depliant, [download id=”32″] è una manifestazione di carattere innovativo che riunisce tutti i protagonisti del mondo del calcio, dalle aziende di settore ai grandi marchi dello sport, alle più importanti squadre, associazioni e scuole calcio, le federazioni, comprese quelle femminili e giovanili, e ogni altro aspetto legato a questo mondo.
Una piattoforma unica per promuovere i propri marchi, prodotti e servizi, per entrare in contatto con le altre realtà del mondo dello sport, per sviluppare nuove opportunità commerciali con un intero padiglione dedicato alle aziende espositrici.
Un evento pieno di grandi campioni, delle migliori squadre e scuole, con tornei spettacolari di ogni disciplina legata al calcio e, soprattutto, di fair-play.
Una serie di importanti iniziative rivolte sia agli addetti ai lavori sia al grande pubblico degli appassionati e dei curiosi che renderanno CalcioExpo un appuntamento imperdibile del settore.
Contatto
Elisabetta Moretti
Calcio Expo – Multiexpo srl
E’ tempo di Tornei, raduni e corsi di aggiornamento…
Semplicemente compilando il form di contatto il cui link è situato al termine di questa pagina, Mistermanager.it vi offre la possibilità di inserire gratuitamente qualsiasi tipo di pubblicità ad eventi calcistici che si svolgono in Italia e all’estero
relativi alle seguenti categorie:
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Esercitazione mirata alla tattica individuale per l’allenamento della fase difensiva di copertura reciproca da svolgere in una porzione di campo di 12 per 6mt, a gruppi di 6/8 giocatori.

Partitella a pressione 2vs2 su un campo di 6mt x 12 con l’obbiettivo di far giungere il pallone da un giocatore di fondo campo all’altro (le due sponde), purchè sia toccato da almeno uno dei due componenti la squadra in possesso di palla.
Il pallone rimane in possesso di un delle due squadre fino a che non viene conquistato dall’altra.
Le sponde sui lati
1 punto per ogni azione riuscita.
Variante: con le stesse regole di cui sopra, si aggiungono due sponde nei lati lunghi del campo e si ha un punto ogni qualvolta la palla passa da un lato all’altro dello stesso (sia in lungo che in largo), con almeno un tocco da parte della coppia di giocatori che ha il possesso della palla.

Tempo dell’esercitazione: blocchi da 1’30” con palloni sempre pronti ad essere inseriti in gioco.
Materiale occorrente: palloni, casacche di tre tipi, delimitatori.
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Dopo aver descritto il significato del termine pressing e tutte le sue tipologie rivolgiamo l’attenzione a un paio di efficaci esercitazioni aventi lo scopo di allenare l’aggressività e l’intensità della nostra squadra quando si muove senza palla.
Gol sui paletti. Su una metà campo si dispongono due squadre di egul numero di giocatori e si sistemano tante porticine quanti sono i giocatori di ogni squadra stessa + una. Ad esempio: per due squadre di 7 giocatori l’una si sistemano 8 porte (larghezza di 1mt circa).

Si dà vita a un normale “possesso di palla”. con ‘obbiettivo di realizzare quanti più gol all’interno delle porte.
Le squadre totalizzano un punto ogni qualvolta un giocatore di una squadra fa pervenire il pallone a un suo compagno posto dall’altra parte della porta. Effettuato il punto non è possibile segnare un gol nella stessa porta.
Materiale occorrente: paletti, palloni, casacche.
Tempo dell’esercitazione consigliato per una finalità metabolica aerobica accettabile: 2/3 blocchi da 6’ ciascuno.
Meta su aree delimitate. su una metà campo si posizionano 6 cerchi o si compongono 6 quadrati con dei delimitatori come in figura.
Verrà eseguito un possesso di palla nel quale una squadra deve attaccare le aree di meta opposte e quelle centrali andando a totalizzare un punto quando un giocatore riesce ad appoggiare la palla con la suola all’interno di una di esse.
In figura:
Materiale occorrente: palloni, cerchi o delimitatori colorati, casacche.
Tempi dell’esercitazione: come sopra.
In entrambi i tipi di partite a pressione si possono far variare il numero dei tocchi consentiti.
E’ tempo di tornei giovanili e di genitori appollaiati in tribuna o appoggiati alle reti dei campi sportivi ad incitare e sostenere i propri figli o nipoti impegnati nel loro sport preferito (?). E’ tema attuale l’analisi, proposta e riproposta, dei vari atteggiamenti di chi è genitore, nei confronti di chi dovrebbe correre dietro a un pallone con l’unico fine di divertirsi sognando senza vincoli e obblighi: il giovane calciatore.
In questo specifico articolo viene proposto del materiale, destinato ai genitori dei bambini che si iscrivono ad una nuova stagione di Scuola Calcio, allo scopo di coinvolgerli nel proponimento di quei tecnici che intendono rapportarsi ai giovani atleti con un diverso criterio, rispetto a quello largamente condiviso per cui il settore giovanile è valutato con gli stessi canoni del calcio degli adulti. Si tratta di un approccio che aderisce ad una concezione ludica dello sport e rispetta ciò che viene riportato dalla “Carta dei diritti del bambino”.
È difficile per un genitore osservare il proprio figlio mentre corre in un campo da gioco e non avere il batticuore, quando tocca la palla e per un momento diviene il protagonista. In un attimo scorrono davanti ai suoi occhi una serie di frammenti di vita, tra cui l’emozione di trovarsi lui stesso, ancora bambino, a governare una situazione di gioco condivisa da un gruppo, non necessariamente legata al calcio, con degli avversari da superare ed i compagni attorno che si affidano a te. Ed ora è il proprio figlio che si imbatte in una situazione analoga, tale da rappresentare la vita stessa, fatta di mete condivise e di ostacoli da superare. Lui in mezzo al campo a giocarsi la sua partita.
Non esistono altri genitori, non esiste l’allenatore, né il resto della squadra, ma si vede solo lui, quel figlio e tutto il resto che gli gira attorno, come se si trattasse di una condizione inscenata per fargli da sfondo. Tale figlio, vissuto come il centro dell’universo, attiva una miriade di emozioni, che partono dall’amore più grande e che per tale ragione sono legittime e comuni a tutti i genitori, ma che inconsapevolmente possono trasformarsi in emozioni fuorvianti, quando le fantasie che si legano a queste si scontrano con una realtà ben diversa. Così il genitore che si aspetta la vittoria per esultare assieme al figlio, può non riconoscere che la partita è stata persa perché la squadra avversaria ha compiuto una prestazione migliore e dà la colpa all’arbitro, all’allenatore, senza riconoscere che le proteste nascondono la rabbia di non aver visto il figlio vincere.
Spesso, eventi come questi accadono perché il genitore oltre a dimenticare che il calcio giovanile è prima di tutto un gioco, non è a conoscenza delle dinamiche che questo sport attiva e che possono involontariamente coinvolgerlo senza rendersene conto. Egli non sa a cosa portano le emozioni provate al bordo campo, se non sono ben dosate e gestite.
I suggerimenti che seguono sono diretti a quei genitori che, attraverso la conoscenza di certi meccanismi, intendono emozionarsi di fronte al proprio figlio che gioca, andando oltre il ruolo di semplice spettatore.
Quei genitori che accettano di farsi coinvolgere attivamente nello sport del figlio, adoperando l’energia che accumulano nel seguire i suoi eventi calcistici, non per sbraitare dalla tribuna o per criticare fuori gli spogliatoi, ma per cercare di proporsi al loro giovane atleta come un valido sostegno in ogni esperienza che compie, lungo il cammino che lo condurrà a diventare il futuro uomo di domani.
Ogni genitore per il proprio figlio vorrebbe il meglio e se fosse possibile gli eviterebbe di imbattersi in qualsiasi esperienza negativa. Semplicemente perché lo ama molto. Ma proprio per questo, bisogna avere la forza di fargli sperimentare, oltre alle cose belle, le delusioni e le esperienze problematiche.
A tale proposito, il calcio oltre a permettere al bambino di fare esperienza di una serie di eventi positivi, da l’opportunità di cimentarsi nella sconfitta, attraverso la partita persa, i rimproveri del compagno, il gol subito o la mancata convocazione. Anche se per ogni genitore è doloroso vedere il proprio figlio deprimersi o soffrire per ciò che sta vivendo, è importante insegnargli che bisogna tollerare i momenti difficili, perché con questa esperienza si propone al bambino l’opportunità di trovare la strategia personale per reagire alle situazioni stressanti della quotidianità.
Se non si insegna ai propri figli che le cose non vanno sempre come si desidera, da adulti non saranno in grado di farlo da soli. Quindi bisogna sostenerli a sopportare una delusione che viene dall’esterno, guardando con ottimismo alle opportunità future di riscattarsi, suggerendogli in questo modo una strategia per non sentirsi sopraffatti dagli eventi. Il calcio dà l’opportunità ad un bambino di fare questo tipo di esperienza, bisogna sostenerlo e spiegargli con amore che più si imparano a sopportare le sconfitte più ci si rafforza, ma prima è necessario che sia convinto di questo il genitore che suggerisce il messaggio.
Distinguere se stesso dal proprio figlio
Spesso il proprio figlio è vissuto come un prolungamento di se stessi. Questo atteggiamento, spontaneo e non controllabile, è la conseguenza della tendenza dell’essere umano a vedere una parte di sé nel bambino che mette al mondo. Se succede di vedere piangere il proprio figlio in mezzo al campo perché ha sbagliato il rigore o ha subito un fallo, ci si sente inquieti e si può reagire in modo brusco, magari con il genitore di quel bambino autore del fallo.
Tutto ciò accade perché quell’esperienza è stata vissuta come un attacco alla parte di se stessi a cui si tiene di più, ovvero quella proiettata sul figlio. In questo senso, il genitore vive le esperienze del proprio figlio come se fosse lui a farle, recependo le sue sconfitte come se fosse lui il perdente, sovreccitandosi anche in modo troppo acceso se il figlio vince. Questo atteggiamento non passa inosservato al bambino, che è sensibile agli stati d’animo del genitore ed al modo in cui egli si comporta o parla con lui.
Se dopo aver perso la gara, vede il genitore affranto con il suo silenzio o ipercritico, oppure a seguito di una vittoria lo sente esprimere un eccesso di elogi, l’idea che si fa è che sia accettato da lui soltanto se vincente. Ciò può portarlo, nel momento in cui si appresta a disputare la gara, a concentrarsi soltanto sul tentativo di non perdere, per evitare di sopportare la delusione di vedere insoddisfatto il proprio genitore. Sarebbe invece costruttivo che si concentrasse sulla collaborazione con gli altri compagni, su ciò che gli suggerisce dalla panchina il mister e disputare la propria gara, non quella che si aspetta il genitore.
Lasciare al proprio figlio lo spazio di farsi un’idea personale degli altri e delle situazioni
Il bambino di solito, valuta le sue esperienze in base a come i genitori le vivono, in quanto non ha ancora senso critico. Se si dice al proprio figlio: “Questa maglietta ha un colore che non ti sta bene” lui molto spesso non riesce a capire che si tratta di un giudizio personale, ma pensa che in assoluto quel colore non gli stia bene.
Nel contesto dell’esperienza calcistica questo significa che dargli giudizi personali su altri calciatori, o sull’allenatore, o su un’altra squadra, potrebbe confondergli le idee, inquinando il rapporto che il bambino tenta di stabilire con gli altri.
A volte dopo una partita, il genitore, insoddisfatto del risultato o della prestazione del figlio, si mette a criticare le decisioni del mister, non rendendosi conto, per mancanza di conoscenza di questi meccanismi, che così facendo svalorizza una figura di riferimento per il figlio, discernendola di credibilità.
Inoltre, ciò può indurre il bambino, che tende ad imitare il genitore, all’abitudine di criticare tutti, proiettando spesso sugli altri il motivo di una sconfitta, o di un’ammonizione, senza riconoscere le proprie manchevolezze. In questo senso può capitare che invece di rendersi conto di non aver giocato molto bene, si dà la colpa all’arbitro, o all’allenatore, soprattutto se si assiste alle affermazioni di un genitore che non riconosce i limiti del figlio. Così facendo, si esclude al bambino l’opportunità di riflettere e capire dove si è sbagliato, traendo da ciò degli spunti di crescita.
Delegare la preparazione del figlio, esclusivamente all’allenatore
Partecipare all’attività del figlio come se si assistesse al calcio degli adulti, entusiasma e coinvolge i genitori, ma senza dubbio relega in secondo piano l’attenzione per il bambino e molto spesso incide sulla figura dell’allenatore, esponendolo a critiche e giudizi poco obbiettivi, che rischiano di demotivarlo ed interferire sul lavoro che compie con impegno e professionalità.
Di fronte a questo problema, non si può avere la pretesa di modificare una concezione del calcio che ha radici culturali profonde e largamente condivise. Bisogna tuttavia riconoscere, che spesso il genitore agisce in modo inadeguato involontariamente, perché non si rende conto che l’allenatore rappresenta per il proprio figlio una figura di riferimento importante, che il bambino tende ad idealizzare e che le critiche rivolte al tecnico possono disorientarlo. L’allenatore che lavora in una scuola calcio dovrebbe essere riconosciuto un ruolo ben diverso da quello del tecnico delle squadre che si seguono in televisione, in quanto egli è un educatore che nell’istruire allo sport, insegna al bambino ad esprimere le sue potenzialità al meglio, intendendo con queste non solo le capacità tecniche, ma la capacità di socializzazione in un gruppo, di gestire l’ansia attivata dal mettersi in gioco, la capacità di diventare autonomi negli spogliatoi, di rispettare l’autorevolezza dell’allenatore, quindi una serie di aspetti dal valore educativo utili per la crescita.
Non ci si può, quindi, limitare a valutare il suo operato esclusivamente dal numero delle vittorie e dalle sconfitte raccolte, ma bisogna predisporsi a valutare in un modo più ampio il suo lavoro ed i suoi risultati, cercando di interferire il meno possibile. In questo senso, il genitore dovrebbe essere in grado di lasciare l’allenatore libero di fare le sue scelte, anche perché se è vero che nessuno meglio del genitore conosce il proprio figlio e pur vero che nessuno meglio dell’allenatore conosce la sua squadra.
Se poi i risultati non sono soddisfacenti per il genitore, bisogna considerare che potrebbero esserlo per l’allenatore, che per esempio con una formazione alternativa mandata in campo intende, magari, sperimentare nuove potenzialità del gruppo al di là del risultato. Molto spesso, il genitore concentrato esclusivamente sul risultato, non coglie taluni aspetti e muove più o meno direttamente delle critiche, che rischiano di confondere il tecnico e ripercuotersi sull’andamento della squadra, inficiando proprio su quello a cui i genitori aspirano, ovvero veder vincere il proprio figlio.
Cercare di comprendere cosa ci si aspetta dal proprio figlio
Il comportamento del genitore a volte, senza volerlo, può indurre il figlio a pensare di non essere adeguatamente accettato se non riesce a rendere per quello che il genitore si aspetta da lui. Ciò può interferire sulla concentrazione dell’atleta e soprattutto rappresenta uno dei fattori che attivano l’ansia preagonistica, che è la principale causa del calo di prestazione in campo da parte del calciatore.
Il genitore dovrebbe cercare di rendersi conto di quali siano le sue aspettative nei confronti del proprio figlio e quali siano le reali capacità del figlio di attuarle. Ogni bambino ha le sue preziose potenzialità e se tra queste non ci rientra la capacità di giocare bene a pallone, bisogna essere in grado di riconoscere che il proprio figlio potrebbe sentirsi molto più realizzato e sicuro di sé nell’ambito di un altro sport. A meno che non gli si faccia capire che il calcio è un gioco e che prima di tutto ci si deve divertire, in questa ottica non è necessario essere un campione per disputare una gara.
Il genitore dovrebbe sapersi concedere uno spazio di riflessione, in cui chiedersi cosa si aspetta dal proprio figlio, in questo modo potrà rendersi conto che al di là delle aspettative compensatorie per cui si desidera vedere attuare in lui quello che non si è riusciti a diventare, l’aspettativa profonda a cui ogni genitore tiene di più è senza dubbio quella di desiderare che il proprio figlio diventi un adulto sereno.
Per far si che ciò avvenga bisogna prima di tutto lasciarlo libero di essere quello che è e proporsi a lui come un valido riferimento da cui trarre conforto ma anche incitamento, controllando meglio che si può l’insidioso tentativo che a volte sfugge, di plasmarlo secondo i propri desideri.
In conclusione quel genitore che in tribuna si emoziona perché il figlio sta calciando il pallone, assieme al desiderio di vederlo vincere dovrebbe tentare di vedere la situazione con un’altra ottica, per cui incitarlo affinché non demorda nell’affrontare meglio che può l’avversario, impegnandosi con tenacia nel perseguire le direttive del mister, non abbattendosi se qualcuno più forte di lui lo contrasta.
In tal modo, il genitore diviene spettatore di un evento più soddisfacente della vittoria stessa: vedere il proprio figlio impegnato ad esprimersi al meglio indipendentemente dal risultato, dal momento che entra in campo fino al fischio finale di quella partita che è solo sua. In questo modo il giovane calciatore può gratificarsi del fatto di aver recepito non solo dall’allenatore, ma anche dal papà, o dalla mamma, l’insegnamento per cui gli avversari in campo, come le avversità nella vita, si affrontano dando il meglio di se stessi, indipendentemente da quanto si è bravi o meno a giocare a pallone.
di Isabella Gasperini
Psicologa, Psicoterapeuta, Operatrice di Training Autogeno
Questa esercitazione, combina l’aspetto atletico dello sprint su distanze medio-brevi, con la funzione tecnica atta al miglioramento della trasmissione precisa del pallone e della susseguente ricezione.
Cinque gruppi di giocatori si dispongono in altrettante postazioni; i palloni vengono sistemati nei pressi di uno dei due gruppi più vicini alla bandierina del calcio d’angolo come in figura.
Il giocatore “A” passa la palla a “B”, curando la precisione e seguendone la traiettoria; ad intensità massimale va a sistemarsi in quel gruppo;
“B” ricevuta palla consegna a “C” che eseguito l’arresto fa la stessa cosa verso il compagno “D2 andando a sistemarsi nel gruppo di quest’ultimo.
“D”, controllato il pallone calibra il cross per l’accorrente “E” che deve segnare. “D” va in “E” ed “E” si sistema nel gruppo “A”.
Tempo consigliato per l’esercizio: in base al numero di giocatori (non più 3 per gruppo), ma comunque è preferibile porre dei limiti di tempo: ad esempio 3′ per lato e cambio della posizione dei palloni nella parte opposta al gruppo “A” (ovvero “D”).
Materiale occorrente: delimitatori, palloni.
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DEFINIZIONE Dl PRESSING
Il pressing è un’azione tattica collettiva (quindi portata a compimento da più giocatori) effettuata in situazione di non possesso palla (fase difensiva).
E’ inoltre opportuno fare una distinzione tra i significati dei concetti di pressione e pressing. Mentre la pressione è un’azione individuale atta a togliere spazi e tempi di giocata al possessore di palla avversario, il pressing prevede, per la sua applicazione, la partecipazione di più giocatori che cooperano simultaneamente, per il raggiungimento di un obiettivo comune.
Ovviamente, per portare a compimento un’azione di pressing collettivo efficace, può esser necessario utilizzare l’abilità di pressione individuale.
Affinché sia possibile parlare di squadra in pressing è necessario che:
• la palla sia in possesso degli avversari;
• più giocatori, seguendo una strategia prestabilita, cooperino collettivamente alla riconquista della palla.
Scopo del pressing è quello di comprimere gli spazi ed i tempi di giocata agli elementi della squadra in possesso palla in modo da rendere complicato lo sviluppo della manovra offensiva avversaria e facilitare la riconquista della palla.
TIPOLOGIE Dl PRESSING
Una delle classificazioni più utilizzate per definire il tipo di pressing attuato da una squadra riguarda la zona di campo dove tale tattica collettiva viene applicata in modo sistematico. Si è soliti quindi parlare di pressing ultraoffensivo, offensivo o difensivo a seconda che il disturbo attivo, attuato nei confronti dell’azione avversaria, parta da una delle linee ben identificate nella figura 1.
Altre possono essere però le classificazioni utili ad indicare le modalità con cui una squadra pressa in fase difensiva. E’ possibile distinguere il pressing settoriale da quello a tutto campo, il pressing a soggetto da quello generale, il pressing in avanti da quello all’indietro. 
Al di là del tipo di pressing praticato, una delle pietre miliari su cui si fonda l’organizzazione del movimento collettivo è indubbiamente la scalata.
E’ proprio grazie agli scivolamenti difensivi organizzati, fatti verso la zona della palla, che si può generare quel movimento collettivo-collaborativo identificato come pressing.
E’ importante considerare che l’efficacia del pressing può esser legata alla zona in cui si trova il possessore di palla. E’, infatti, indubbiamente più agevole pressare gli avversari quando la palla è in zona esterna piuttosto che in zona centrale. Tutto questo per le seguenti ragioni:
QUANDO FARE PRESSING
Ma oltre alla zona di campo, esistono importanti fattori da considerare per massimizzare l’efficacia del pressing. Le condizioni favorevoli per ottenere buoni risultati si realizzano quando il pressing è portato:
L’analisi di tutti questi fattori porta a considerare come il pressing possa esser applicato a tutto campo o, in modo che potremmo definire “chirurgico”, solo in determinate circostanze.
Fondamentale è riuscire proporre la giusta didattica in modo che i giocatori riescano a recepire e rispondere adeguatamente alle direttive volute dall’allenatore.
Bibliografia: “Pressing” ed. Allenatore.net
Un’altra esercitazione che contiene finalità atletiche e tecniche e allo stesso tempo diverte i giocatori in quanto è inclusa la possibilità di concludere a rete.
Nelle zone laterali del campo si dispongono i giocatori di fascia (terzini e centrocampisti o punte esterne), mentre un altro gruppo di giocatori si sistema nella zona centrale.
Premettendo che la situazione deve essere svolta in alternanza a destra e sinistra, il giocatore “A” apre il gioco per il compagno “B” osservando la posizione dell’ostacolo dato dalla sagoma ed effettuando il lancio sopra la “testa” della stessa.
Il lancio deve essere eseguito sulla corsa di “B”, il quale controllerà la palla, la porterà sul fondo e in “B1” eseguirà il cross per “A1” che dovrà segnare.
Un’altra considerazione da fare è sulla modalità in cui deve essere effettuato il traversone: sempre alle spalle del difensore (se nella reale situazione di gioco c’è ancora campo per poterlo fare), in questo caso dato da una seconda sagoma situata come da figura.
Materiale occorrente: delimitatori, palloni, quattro “sagome” o altri strumenti da utilizzare come ostacolo (coppie di paletti incrociati possono andare bene).
A cura di Claudio Damiani

Vediamo nel dettaglio per la Serie B: I Risultati finali partite del 9 aprile 2011 per la 35^ giornata di campionato.
Albinoleffe-Torino 1-2
Ascoli-Sassuolo 0-0
Crotone-Frosinone 4-1
Padova-Portogruaro 3-1
Piacenza-Pescara 0-2
Reggina-Cittadella 0-1
Siena-Vicenza 2-0
Triestina-Livorno 0-0
Varese-Grosseto 3-1
Empoli-Novara 0-0 giocata ieri
Modena-Atalanta (lunedì prossimo)
Appuntamento con il posticipo di lunedì prossimo Modena-Atalanta – 35^ giornata del campionato di Serie B.
SCOMMESSE SERIE A SCHEDINA – La giornata di Serie A alle porte propone diverse partite decisive ai fini della classifica. Da evitare Fiorentina-Milan, partita dai mille rischi. L’Inter è obbligata a vincere in casa contro il Chievo per continuare a sperare in una rimonta sul Milan, stesso discorso per il Napoli, impegnato in trasferta contro il Bologna. Sfida fondamentale invece quella di sabato sera, ore 20,45, tra Udinese e Roma, scontro diretto per la conquista di un posto in Champions League (obiettivo fondamentale, seppur difficile, per la Roma di Montella). Sempre dalla capitale passano le sorti del quarto posto; la Lazio aspetta infatti all’Olimpico il Parma per non perdere il treno delle prime. La Juventus affronterà in casa il Genoa: anche qui si gioca esclusivamente per i tre punti. Da segnalare infine il segno “X” tra Cagliari e Brescia, se non altro per l’anomalo volume di gioco che ha portato molti bookmakers ad abbassare le quote sotto il 2,00.La redazione di MisterManager.it vi propone una schedina composta da sei partite : grazie alla promozione offerta da BetClic, è possibile scommettere fino a 20 euro ed essere rimborsati in caso di perdita! Clicca qui per aderire subito!
INTER-CHIEVO 1
UDINESE-ROMA GOAL
JUVENTUS-GENOA 1
LAZIO-PARMA 1
CAGLIARI-BRESCIA X
BOLOGNA-NAPOLI OVER 1,5
Puntando 20 euro si possono vincere 315 euro circa. Consulta la guida scommesse.

Quante volte, assistendo alla seconda frazione di gioco, abbiamo sentito, sulle tribune di uno stadio, frasi del tipo «chissà cosa avrà detto ai giocatori» «dagli spogliatoi è uscita un’altra squadra», come se con il cambio di maglietta, durante l’intervallo, si fossero modificate anche le caratteristiche dei giocatori.
Quante volte la pausa tra primo e secondo tempo ha mutato totalmente l’atteggiamento di una compagine, cambiando poi il volto e il risultato della partita?!
Quindici minuti, anche meno se si considera il tempo necessario a raggiungere lo spogliatoio e il successivo rientro sul terreno di gioco. Un lasso di tempo durante ìl quale sì devono affrontare tutta una serie di situazioni: dal ripristino della calma dopo che tutti hanno provveduto ad andare in bagno, a procurarsi del thè o dei sali da bere, a sottoporsi ad eventuali controlli sanitari; all’analisi delle diverse situazioni di gioco: possesso di palla in relazione al comportamento difensivo degli avversari – situazioni di gioco non in possesso di palla – decisioni sull’utilizzo di eventuali palle inattive, sia a favore che contro – valutazione di eventuali situazioni a rischio disciplinare.
Riuscire ad ottimizzare il tempo a disposizione per affrontare al meglio quanto visto (ed eventuali altre problematiche che ogni partita può far emergere), sarà quindi ulteriore sinonimo di professionalità.
Ma a cosa deve fare attenzione l’allenatore e come si deve comportare ?
Si ritiene che il rischio maggiore in questi momenti sia un possibile calo di tensione.
Il Mister per mantenere alta la concentrazione del gruppo, avrà il compito di allontanare prima possibile ogni elemento di «disturbo» (accompagnatori, dirigenti, ecc.); creare le condizioni ottimali per comunicare con ogni elemento della squadra (evitare per esempio di avere persone alle spalle, o di non vedere in faccia tutti i giocatori); non mostrarsi incerti ed impreparati, ma utilizzare parole chiare e decise preventivamente meditate; ricercare maggiormente un aiuto psicologico piuttosto che tecnico, suggerendo possibili soluzioni a ogni errore evidenziato; utilizzare termini di sostegno e di incitamento qualunque sia il risultato della prima frazione di gioco.
Naturalmente poi, ogni allenatore conoscerà in maniera dettagliata ognuno dei suoi ragazzi e solo lui potrà decidere quale strategia adottare con il singolo per farlo rendere al meglio, anche nella seconda parte della gara: comunicazioni faccia a faccia, incoraggiamenti personali o davanti al gruppo, palo- le più o meno decise nei suoi confronti.
I compiti dell’allenatore-educatore saranno quindi indirizzati principalmente all’analisi di queste situazioni e le correzioni tecnico-tattiche dovranno essere apportate attraverso un’enfatizzazione dei momenti positivi, ricordando che i ragazzi vogliono solo giocare il più possibile.
A livello giovanile, la situazione deve essere analizzata da un altro punto di vista. I ragazzi, che quando si ritrovano all’oratorio o ai giardinetti, sono abituati a giocare ininterrottamente per ore ed ore, vengono quasi disturbati dal fischio dell’arbitro, in quanto il più delle volte non sentono la necessità di riposare. L’intervallo per loro dovrà essere a tutti gli effetti un momento didattico, da cui attingere nozioni importanti, come durante un qualsiasi allenamento infrasettimanale. Non dovranno quindi mancare i suggerimenti tecnico-lattici in quanto sarà importante per la loro crescita nel mondo calcistico far tesoro fin da giovani di quei minuti di pausa.
Se poi ci rivolgiamo alle categorie Pulcini ed Esordienti, dove il regolamento prevede le sostituzioni obbligatorie, assistiamo (anche perché normalmente non si rientra negli spogliatoi tra la prima e la seconda frazione di gioco), alla frenesia del ragazzino che sente avvicinarsi il suo momento, dopo un tempo passato in panchina, e al silenzio degli altri compagni che attendono quasi mestamente di essere chiamati e quindi sostituiti.
| SOGGETTO | COMPORTAMENTO DEL TECNICO |
| Demotivazione | Minaccia di esclusione |
| Sfiducia in se stesso | Ricordare esperienze vincenti |
| Troppa Aggressività | Enfatizzare il rischio espulsione |
| Insicuro | Rassicurare, incoraggiare |
| GRUPPO | COMPORTAMENTO DEL TECNICO |
| Euforico | Enfatizzare valore avversari |
| Depresso | Sottolineare le cose ben fatte |
I compiti dell’allenatore-educatore saranno quindi indirizzati principalmente all’analisi di queste situazioni e le correzioni tecnico-tattiche dovranno essere apportate attraverso un’enfatizzazione dei momenti positivi, ricordando che i ragazzi vogliono solo giocare il più possibile.
Il giocatore “A” serve in avanti “B” il quale gli ridà palla indietro (passaggio di scarico);
“A”, di prima intenzione, cambia gioco su “C” e prende il posto di “B” mentre quest’ultimo va sullo spazio a prendere il posto del giocatore “C”;
“C”, ricevuto il pallone, lo conduce sino ad ad “E” che ripete l’esercizio.
L’esercizio va svolto simultaneamente dal giocatore “A” e dal giocatore “F” in modo perfettamente simmetrico.
Tempi dell’esercitazione consigliati: 2 blocchi per 6′ l’uno.
(Il numero dei giocatori impiegati per questo tipo di esercitazione non deve essere inferiore a 12).
Materiale occorrente: 2 palloni, delimitatori.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=G_NMZt5IXNs[/youtube]
Su gentile concessione de “Il preparatoreatletico.it”
L’aspetto più importante nel gioco del calcio è la tecnica. E’ da ritenere però altrettanto importante l’adozione e l’insegnamento di un sistema ordinato di gioco al fine di occupare razionalmente tutto il campo di calcio. Questo permetterà ai giocatori, durante le varie fasi della partita, di non intralciarsi, di non «ammassarsi», di non giocare in modo confusionario; allo stesso tempo, indicazioni precise riguardanti l’evoluzione dell’azione di gioco li aiuterà a optare e a operare le scelte migliori e più appropriate.
In questi ultimi anni si è molto parlato di strategia, di sistema, di modulo di gioco. Le combinazioni, con le quali vengono evidenziati i reparti nel gioco del calcio (Difesa – Centrocampo – Attacco), erano e sono tuttora principale oggetto di discussione. A tale proposito, si dovrebbero fare alcune precisazioni: lo stesso modulo di gioco, la medesima collocazione iniziale dei giocatori sul campo, può avere in due squadre innumerevoli variabili, infinite sfaccettature, fino a portare le stesse ad esprimersi in maniera totalmente differente.
Allo stesso tempo, due situazioni iniziali diverse, due moduli distinti, possono evolversi in maniera similare durante il gioco, fino a portare le due squadre ad una notevole affinità di interpretazione.
Qualità e caratteristiche psico-fisiche dei giocatori, livello di comunicazione tra allenatore e squadra, sono le caratteristiche fondamentali nell’ interpretazione e nell’ evoluzione del gioco.
E’ la qualità tecnico-tattica dei giocatori a rendere vincente o perdente un sistema di gioco: un indice di errore più basso nel controllo, nel tiro, nel passaggio, la scelta di una determinata soluzione , la velocità di esecuzione della stessa, apporteranno una grossa differenza tra due squadre che magari sono collocate in campo nella stessa maniera.
Risulta quindi importante, ed è uno dei compiti principali dell’allenatore, cercare di mettere ogni giocatore nella condizione di poter sfruttare al massimo le sue qualità specifiche, le sue caratteristiche.
E’ per questo che al giorno
d’oggi un allenatore dovrebbe conoscere diverse maniere di giocare a calcio per poi optare per la soluzione che meglio si adatta alle capacità dei suoi giocatori. Il lavoro tattico va quindi pianificato con estrema intelligenza, anche se va ricordato che in uno sport di situazione, a open skills, basta un’improvvisa défaillance di un giocatore, o un’invenzione particolare di un avversario per vanificare anche la tattica migliore, anche la migliore scelta di gioco.
A livello dilettantistico, dove è raro riuscire a vedere ed analizzare la squadra avversaria prima dell’incontro stesso, gli allenamenti sono per lo più mirati al miglioramento del proprio atteggiamento tattico. Anche e soprattutto per questo motivo sarà importante, attraverso le più svariate esercitazioni, creare nel giocatore quelle capacità che gli permetteranno poi di variare il suo atteggiamento tattico alla ricerca di nuove soluzioni offensive per tamponare nel migliore dei modi il gioco degli avversari.
L’immobilità di un qualsiasi modulo di gioco, non permette infatti, durante lo svolgimento della partita, di modificare il proprio assetto per adeguarsi ad eventuali problemi creati dall’avversario di turno.
L’allenatore sarà quindi chiamato ad inventare, scegliere e, soprattutto, trasmettere le esercitazioni che riterrà più opportune. Il calcio di oggi infatti, richiede ad ogni allenatore di diventare sempre più un tecnico della comunicazione. Solo se i messaggi che il Mister vuole trasmettere arrivano al calciatore in forma completa e chiara, le esercitazioni otterranno i risultati prefissati.
La creazione di un linguaggio comune, in cui i termini hanno per tutti lo stesso significato, faciliterà l’apprendimento e lo svolgimento delle esercitazioni e, successivamente, delle situazioni di gioco. Oltretutto, mentre nei professionisti, i cori e le urla dei tifosi sugli spalti sovrastano ogni comunicazione tra campo e panchina, a livello giovanile e dilettantistico grazie a semplici suggerimenti che i calciatori sono abituati a sentire, si possono aiutare i ragazzi anche durante le fasi di gioco.
Non è quindi il modulo di gioco la soluzione ad ogni problema. Nessuno ha nel calcio la ricetta vincente. Incertezza e casualità saranno sempre presenti anche dopo una meticolosa preparazione tecnico-tattica.
La mentalità, le motivazioni, il gruppo rimangono, quel «qualcosa» in più che si deve creare ed abbinare ad ogni sistema di gioco per renderlo, in ogni caso, vincente.
Aprile 2011: Mistermanager.it decide di cambiare template grafico per allargare i suoi orizzonti dando il segnale di essere un blog quanto mai orientato a rivolgersi a un numero sempre più ampio di navigatori.
La decisione di inserire il sistema di “Revenue sharing” per permettere agli utenti di poter guadagnare con il programma di Google Adsense, cosiddetto “PaidToWrite” ci ha portati a pensare il sito in veste più mediatica e giornalistica al fine di poter presentare nella home page, più articoli in una volta sola.
Già sotto l’aspetto dell’impatto visivo la varietà di argomenti calcistici e contenuti che MisterManager.it si prepone di offrire, balzerà in primo piano, con le ultime news, gli articoli correlati e le varie categorie opportunamente a portata di mouse.
Ci auguriamo possiate apprezzare questo cambio di vestito, ricordandovi che tra le altre cose, il nostro blog offre un software per allenatori di calcio e addetti ai lavori (alla prima versione), scaricabile gratuitamente che ha quasi raggiunto i 1500 downloads e prodotti e servizi quali Tornei giovanili di calcio, Mini campi con sponde SpeedBol, l’affiliazione a dovegiocare.it, una parte dedicata alle scommesse sportive on line che offre i più sicuri bookmakers in lingua italiana, e a breve i prodotti Taktifol per gli allenatori dei principali sport.
Un saluto da MisterManager.it.
Ecco i prossimi raduni/ provini in programma in Italia nei prossimi giorni e organizzati in collaborazione con società professionistiche e non.
29.10.2009 di questo Comitato Regionale.
Società richiedente: SPORTING CLUB CORIGLIANO di Corigliano Calabro CS
Società interessata: BOLOGNA F.C. 1909 SPA
Data del raduno: 29 marzo 2011, con inizio alle ore 15.00
Campo utilizzato: Campo Comunale “Valli S. Antonio” di CORIGLIANO CALABRO
Responsabili organizzativi: FINO Massimo – TARANTINO Massimo
Responsabili Tecnici: ESPOSITO Guerino Pietro – CORAZZA Daniele
Società richiedente: A.S. FOOTBALL 3000 PIANOPOLI di Pianopoli CZ
Società interessata: ATALANTA B.C. SPA
Data del raduno: 04 aprile 2011, con inizio alle ore 15.00
Campo utilizzato: Campo Comunale di PIANOPOLI
Responsabili organizzativi: MASCARO Franceco BOCA Silvio
Responsabili Tecnici: DAPONTO Vincenzo MANCUSO Cesare
Società richiedente: A.S.D. SAMBIASE 1962 di Lamezia Terme CZ
Società interessata: A.S.D. SAMBIASE 1962.
Data del raduno: 19 aprile 2011, con inizio alle ore 15.00
Campo utilizzato: Campo Comunale G. Renda” di LAMEZIA TERME/SAMBIASE
Responsabile organizzativo: SCICCHITANO Nicolino
Responsabile Tecnico: GIOVANNI Messina
ARIANESE, in collaborazione con il MILAN,
Lunedì 4/04/2011 alle ore 15.00 presso il campo comunale di Ariano nel Polesine (Ro) (Cod. 358),
Riservato ai nati negli anni 1997 – 1998 – 1999 (12 anni compiuti),
Dirigente responsabile per la società richiedente: Cattin Sergio,
Tecnico responsabile per la società richiedente: Bulgarelli Gaetano,
Tecnico responsabile per la società professionista: Visentin Gabriele.
ABANO CALCIO, in collaborazione con l’INTERNAZIONALE,
Lunedì 18/04/2011 alle ore 15.00 presso lo Stadio delle Terme di Abano T.(Pd) – Zona Monteortone,
Riservato ai nati negli anni 1998 – 1999 (12 anni compiuti),
Dirigente responsabile per la società richiedente: Bertoli Nicola,
Tecnico responsabile per la società richiedente: Vettore Marco,
Tecnico responsabile per la società professionista: Giavardi Giuseppe.
Società organizzatrice: A.S.D. POTENZA PICENA per conto AS TARANTO CALCIO srl
Località di svolgimento: Campo sportivo “F ORSELLI” di Potenza Picena
Data di svolgimento: Lunedì 11.04.2011 dalle ore 15,00
Categoria di partecipazione: Giovani calciatori nati negli anni dal 1994 al 1997
Società organizzatrice: A.S.D. CAMERINO CALCIO per conto ATALANTA BC
Località di svolgimento: Campo sportivo Le Calvie di Camerino
Data di svolgimento: Giovedì 14.04.2011 dalle ore 15,00
Categoria di partecipazione: Giovani calciatori nati negli anni dal 1997 al 1999 (12 anni compiuti)
Società Organizzatrice: A.C.D. CASSINO CALCIO
in collaborazione REGGINA CALCIO SPA
in programma per il giorno: Giovedì 7 Aprile 2011 alle ore 15,00
presso il campo sportivo: COMUNALE “GINO SALVETI” – CASSINO (FR)
riservato a calciatori: nati dal 01/01/1996 al 31/12/1997
Società Organizzatrice: G.S.D. NUOVA TOR TRE TESTE
in collaborazione CATANIA CALCIO
in programma per il giorno: Lunedì 4 Aprile 2011 alle ore 14,30
presso il campo sportivo: R. Ielasi
riservato a calciatori: nati dal 1994 al 1997
Società Organizzatrice: A.S.D. BARCO MURIALDINA
in collaborazione AS ROMA SPA
in programma per il giorno: Lunedì 18 Aprile 2011 alle ore 15,00
presso il campo sportivo: BARCO Murialdina
riservato a calciatori: nati dal 1996 al 12° anno compiuto
Società Organizzatrice: U.S. LATINA
in collaborazione REGGINA CALCIO
in programma per il giorno: Lunedì 18 Aprile 2011 alle ore 15,00
presso il campo sportivo: comunale ex FULGORCAVI di Borgo Piave.
Da www.calciofaidate.it.
MisterManager.it non si assume responsabilità per qualsiasi cambiamento di programma.
Due gruppi di giocatori si dispongono a 10 mt dalla metà campo con i palloni mentre 2/4 attaccanti si posizionanto a 10mt circa al limite dell’area.
Le due esercitazioni descritte vanno eseguite in blocchi e a tempo (8’). Dapprima la situazione “1” (a destra e a sinistra); poi, anch’essa nei due lati di campo e in alternanza, la seconda; (in figura sono rappresentate entrambe).