Recupero e performance: gli indumenti compressivi

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Nel post sul recupero della scorsa settimana abbiamo concluso citando gli indumenti compressivi sia come presunti “mezzi” per  stimolare il recupero sia come indumenti per migliorare presumibilmente la performance. Come altre volte, andremo a visionare cosa dice la bibliografia internazione sull’argomento, ma non trascureremo (visto che rappresenta un argomento innovativo e la ricerca scientifica è agli albori) le impressioni di chi ha gia utilizzato questi indumenti tramite i vostri commenti.

INDUMENTI COMPRESSIVI E RECUPERO

La compressione è gia una forma che rientra nella pratica “POLICE” per ridurre la formazione di ematomi/edemi e ridurre il dolore nel trattamento degli infortuni ai tessuti molli. Da qui, nasce il razionale dell’utilizzo anche nel recupero, visto che gli effetti (nel trattamento infortuni) sono teoricamente paragonabili a quelli della crioterapia (scientificamente utile per il recupero). Ma queste basi teoriche, hanno poi trovato riscontri a livello scientifico?

Il problema principale nel trovare un’identità di risultati sta nel fatto che le variabili che possono influenzare l’esito delle ricerche sono molteplici; tra le quali troviamo:

  • Marche e caratteristiche dei tessuti: l’ampia eterogenicità con cui vengono costruiti i tessuti (poliestere, elastane, nylon, ecc) non garantisce un’uniformità dei prodotti. Non a caso, esistono prodotti che costano il triplo/quadruplo di altri.
  • Caratteristiche dei prodotti: esistono indumenti compressivi che coinvolgono esclusivamente il polpaccio (calze) e altri che “avvolgono” completamente gli arti inferiori.
  • Caratteristiche della compressione: solo parlando delle calze, alcuni prodotti esercitano una pressione maggiore (20-22 mm Hg) nella parte superiore del polpaccio, mentre altri nella parte inferiore (caviglia).
  • Caratteristica della ricerca: tipo-durata-intensità esercizio che determina l’affaticamento, indici utilizzati per definire la performance (e quindi l’entità del presunto recupero), livello dei partecipanti allo studio, tempo per il quale viene utilizzato l’indumento e durata della ricerca.

 

Risultati: l’unica Review (cioè ricerca che cerca di “riassumere” quello che emerge dai singoli studi su PubMed) attualmente pubblicata è quella di McRae che ribadisce come attualmente gli esiti delle ricerche siano incerti a causa delle molteplici variabili citate sopra. In ogni modo, l’unico effetto che ha ricevuto consensi statistici certi è la riduzione del dolore post-sforzo se indossati nelle 24-96 ore successive (pantaloni compressivi). Su altri parametri le ricerche hanno dato risultati contrastanti.

 

INDUMENTI COMPRESSIVI E PERFORMANCE

L’utilizzo maggiore di questi indumenti (calze compressive) avviene durante le competizioni, in particolar modo nelle gare podistiche (soprattutto i Trail) amatoriali. Come avviene per il recupero, le varianti che possono influenzare il risultato degli studi sono diverse. Infatti, la Review di McRae ribadisce questa difficoltà; in ogni modo è stato notato come l’indossare questo tipo di calze migliora la perfusione tessutale, ma con certezza, solamente la prestazione di salto sembra trarne beneficio (se si indossano i pantaloni). Ma allora quali sono i motivi di questa diffusione nel mondo podistico amatoriale? Si possono ipotizzare 2 risposte (delle quali una non esclude l’altra):

  • Rappresenta solo una moda, infatti i Top Runner non le usano; se fossero realmente efficaci si assisterebbe a competizioni di mezzofondo/maratone internazionali con atleti con calze compressive.
  • Gli eventuali benefici sono minimi e applicabili solo in alcuni casi; infatti tra chi li ha utilizzati e ne ha ritrovato un beneficio, si riscontra una modesta riduzione dell’incidenza dei crampi e di contratture/affaticamenti ai polpacci durante competizioni/allenamenti di lunga distanza.

 

CONCLUSIONI

Alla luce di tutte queste considerazioni, sono indumenti da consigliare o no? Personalmente sono dell’opinione che per adesso (fino a quando non esisterà un volume di ricerche sufficiente) nella migliore delle ipotesi, potrebbero essere un “effetto placebo”. In ogni modo la casistica empirica indica che alcuni podisti ne hanno tratto modesti benefici, ma in situazioni limitate (si può parlare di effetto placebo?). Quello che è certo, è che anche nella migliore delle ipotesi i guadagni nei confronti della performance sono minimi! A mio parere, è  da verificare con maggiore attenzione l’efficacia nel recupero (le ricerche non si sono spinte oltre i 4 giorni) se utilizzate con continuità per alcune ore al giorno per diverse settimane; infatti, se il corretto utilizzo della crioterapia da benefici, è lecito verificare se lo stesso avviene per la compressione che a livello terapeutico viene utilizzato allo stesso scopo (riduzione ematoma ed edema). Ma è lecito formulare altre 2 domande importanti, alle quali si spera un giorno di avere risposta:

  • Può esserci assuefazione nell’utilizzo di determinati indumenti?
  • Ricordiamoci che l’effetto compressivo è determinato a “calare” nel tempo per le caratteristiche dei tessuti che compongono questi materiali; quanto dura l’efficacia compressiva di un prodotto?

Ma le nostre domande non finiscono qui: non esitate di intervenire riportando le vostre esperienze ed opinioni in materia lasciando un commento.

 

Per approfondire

  • MacRae BA, Cotter JD, Laing RM. Compression garment and exercise: garment consideration, physiology and performance. Sports Med. 2001 Oct 1;41(10):815-43

Puoi leggere l’aggiornamento dell’argomento (data 18/06/2016) a questo link.

Autore: Melli Luca, istruttore atletica leggera GS Toccalmatto (melsh76@libero.it)

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