L’uso del PC nel calcio: c’è chi raccoglie dati durante la gara!

Articolo raccolto qualche tempo fa dal “Corriere dello Sport – Stadio” ai tempi di Mister Mario Beretta al Lecce.

La tecnologia fa ormai parte del quotidiano. Beretta: «Ma in campo ci vanno gli uomini»

Spuntò all’improvviso alla terza di campionato: il Lecce contro il Siena, Mario Beretta contro il suo passato. Sulle gambe di Massimiliano Canzi, invece, il futuro: il computer, oggetto familiare in sport come la pallavolo e la pallacanestro, decisamente meno usuale nel calcio. «Non sono un patito di computer, in linea di massima lo uso poco, però so che ci può dare una mano. Un mio collaboratore, Massimiliano Canzi, con lo strumento, invece, ha una grande dimestichezza e tre anni fa cominciammo a usarlo».

Mario Beretta raccolta con pacatezza, (con l’umiltà tipica dell’uomo una novità che altri, al suo posto, quelli che lucida-no la propria immagine con pazienza certosina, avrebbero spacciato per la rivoluzione del secolo. «Ma sia chiaro, in campo contro l’Udinese non ci va mica il computer e per fare risultato dovremo produrre una grande prestazione», sottolinea il tecnico, facendo sfoggio di realismo.

Il computer fa parte della quotidianità. Nel calcio, però, lo si guarda con una certa diffidenza. Forse perché il gioco stesso si presta poco alle schematizzazioni e la variabile del tocco fantasioso e improvviso, l’alito del genio, insomma, non può essere facilmente pianificato attraverso una raccolta di dati.

Ma non ci si può nemmeno opporre allo spirito dei tempi, fermare a mani nude la macchina a vapore della tecnologia trionfante. Aiuta, il computer, anche se poi, come dice Beretta quel che conta «è il lavoro sul campo, il rapporto con i calciatori». E aggiunge: «Io ho collaboratori estremamente reattivi ai richiami dell’innovazione. Un altro mio collaboratore, Carlo Garavaglia, venerdì mattina tiene una seduta di tecnica pura. E una cosa come questa i computer non la possono fare. Si tratta sempre di innovazione, anche se in questo caso le macchine non c’entrano».

Per essere un tiepido amante della tecnologia, Beretta è andato, però, piuttosto avanti. Il passo finale, il 21 settembre scorso, terza di campionato. Spiega: «Anche in questo caso la spinta è venuta dal mio collaboratore. Noi volevamo fare lo scouting, avevamo a disposizione un programma e così abbiamo deciso di provare. Durante il primo tempo, vengono raccolti tutti i dati e nell’intervallo do un’occhiata». E’ l’ultimo tassello della personale evoluzione tecnologica del tecnico del Lecce. Una marcia, peraltro, non particolarmente lunga. La racconta, in poche battute: «Abbiamo cominciato tre anni fa. Montavamo su dvd momenti significativi delle nostre partite e di quelle dei nostri avversari. Dieci, tredici minuti. E questo è stato il primo passo».

Inevitabile il secondo: «Dalle fasi di gioco, siamo passati al montaggio di immagini utili per illustrare le caratteristiche degli avversari, attaccanti, centrocampisti, difensori, portiere».
Andando avanti le tecniche si sono affinate: «Prima mettevamo tutto su dvd. Adesso abbiamo consegnato ai giocatori una chiavetta usb e loro si vedono tutto a casa». L’ultimo passo Beretta lo ha fatto poche settimane fa: lo scouting e l’uso in tempo reale del computer.

Ma non vuole enfatizzare la scelta: «Si tratta di un supporto perché, poi, la sostanza è data dall’esperienza, dalle emozioni, dal lavoro sul campo. E’ uno strumento che aggiunge qualcosa. D’altro canto, il computer lo usa anche il mio preparatore atletico, ad esempio per scaricare i dati dei cardiofrequenzimetri satellitari, per immagazzinare i dati utili alla programmazione dell attività fisico-atletica». Tutto semplice, tutto normale. Eppure nel calcio il computer continua a far notizia, al contrario di quel che avviene nella pallavolo, dove si usa da anni e dove un signore che risponde al nome di Julio Velasco dichiarava già negli anni Ottanta la sua «euforia» per le enormi possibilità del mezzo: «Ma in quelle discipline le operazioni di scouting sono più semplici».

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