Le origini dello sport più amato al mondo: il calcio

Inghilterra_Scozia_1872


SOLTANTO IPOTESIAnche se non sappiamo (e forse non lo sapremo mai) le esatte origini del gioco della palla possiamo comunque azzardare delle ipotesi in base alle risorse di cui disponiamo.
Pare che il calcio abbia origini antichissime, addirittura risalenti a centinaia di anni prima della nascita di Cristo. Naturalmente era lungi dall’essere uno sport regolamentato ma era comunque un valido diversivo in tempi in cui gli svaghi non erano poi così…fantasiosi.
Nel 200 Avanti Cristo, infatti, già si pratica un calcio primitivo in Cina dove le gente è solita divertirsi giocando a tsu-chu, cioè “colpendo col piede (tsu) una palla di pelle imbottita in vario modo (chu). In Giappone, più o meno nella stessa epoca, si pratica il kemari: due formazioni da otto uomini si affrontano con l’obiettivo di spedire una palla, ovviamente per mezzo di calci, in uno spazio delimitato da alberi.
E a ben pensarci non è che ci fossero tutte queste differenze col calcio d’oggi praticato dai bambini nei giardini e nei vari spazi verdi. Nell’antica Europa, dove forse il calcio si diffuse più tardi, invece, è in uso uno sport che ricorda sia l’odierno calcio che il rugby (parente stretto del nostro sport più popolare, come dire, il diretto antenato): i greci lo chiamano episkyros, i romani harpastum.

UNO SPORT CRUDELE?Si sono ipotizzate persino origini macabre in proposito. Probabilmente questo gioco nacque prendendo a calci il cranio mozzato di qualche ambizioso conquistatore o quello di un tiranno detronizzato o più semplicemente di un nemico caduto in guerra.
Uno sport che comunque aveva delle versioni molto violente e che non di rado le partite si chiudevano con la morte di alcuni componenti delle rispettive squadre.. Crudeltà che si coniugava coi tempi non proprio benevoli. Praticare questo sport era prerogativa della gentaglia e non di certo dei nobili che si dilettavano in giochi più fini.
Il carattere così cruento di questo sport è per fortuna destinato ad eclissarsi, magari, trasferendosi dal campo alle tribune, per quello che oggi chiameremmo tifo violento.

VINCERE O MORIREIn tempi remoti sia i Maya che gli Aztechi pare si divertissero al gioco della palla. I loro sferisteri sono numerosi ed assai vasti: la lunghezza dei campi da gioco variava da 30 fino a 120 metri. Sulle pareti laterali erano infissi anelli di pietra attraverso i quali i giocatori dovevano far passare una pesante palla di caucciù, spingendola a colpi di spalla, di gomito e di anca. Guanti, ginocchiere, grembiuli e imbottiture li proteggevano dagli urti più violenti. Il gioco non era solo occasione di svago, ma anche rito religioso.
Sembra che spesso i Maya usavano uccidere i giocatori sconfitti che venivano così sacrificati agli dèi. Beh, meno male che adesso le abitudini sono un po’ diverse…

LA NASCITA? IN FRANCIA, FORSEQuesto sport cominciò seriamente ad avvicinarsi ai tempi d’oggi in Francia, dove nei campi destinati al calcio già vi erano ad esempio dei pali al limitare delle porte. E anche quelli che adesso chiamiamo moduli cominciano a delinearsi in una maniera piuttosto ordinata, come il 4-5-3-15 (per usare una terminologia aggiornata) che prevedeva, pensate, quindici attaccanti, per un totale di quasi 30 uomini per squadra. Parliamo già di Medioevo. Così come nel Medioevo questo sport cominciò ad aver fortuna anche in Italia, dapprima diffondendosi a Firenze per poi allargare gli orizzonti in tutta la Penisola, radicandosi in maniera incredibile.
Strutturato con maggior precisione, il football assume nel tempo i connotati olimpici del rispetto dell’avversario, tanto che ormai tali principi costituiscono, almeno in teoria, le basi di tale gioco.

1872: primo match internazionale, Inghilterra Scozia 0-0

IN INGHILTERRA S’INIZIO’ A FARE SUL SERIOTuttavia per attendere la nascita dello sport regolamentato a tutti gli effetti occorrerà aspettare nientemeno il 1885 quando venne “eretta” la Lega Professionistica Inglese, ovvero l’assemblea delle società che fanno del calcio la loro attività principale, potendo contare sugli incassi, sui premi-partita, sulle scommesse, sul dovere di far quadrare i propri bilanci. Quella data, tuttavia, non va intesa come l’anno di nascita del calcio moderno, per il quale bisogna operare un salto indietro di una ventina d’anni e tornare al 1863. Per la precisione all’8 dicembre, giorno in cui in seno a una federazione di undici club londinesi si verifica la scissione tra cultori del rugby e del calcio. Narra la letteratura sportiva che “Il 26 settembre 1863, alla Taverna dei Frammassoni di Londra (Free Masons Tavern), i rappresentanti di undici società si erano riuniti per dar vita a un’assemblea con lo scopo di stendere un regolamento definitivo che unificasse in un unico sport le regole del rugby e quelle del calcio. Ne nasce una disciplina complessa, un ibrido tra la ruvidezza rugbistica degli sfondamenti e delle galoppate palla in mano e l’eleganza, anch’essa in verità ruvida, dell’obbligo di manovrare la sfera coi soli piedi e di dover limitare al minimo i contatti fisici con l’avversario”.
Le origini del calcio ufficiale in Italia risalgono alla presenza di cittadini soprattutto inglesi, residenti per motivi per lo più commerciali in diverse città del Nord, in primis Genova e Torino, e alla loro passione e pratica sportiva che così importarono da noi. Le prime società calcistiche furono l’International Football Club di Torino, fondato nel 1891, e, nel 1893, il Genoa Cricket and Athletic Club. Poi dal consorzio di queste società nascerà i la Federazione Italiana del Football. Un ruolo cardine fu sviluppato dal movimento delle società ginnastiche, che già potevano godere di una notevole diffusione sul territorio e che accolsero in sé e promossero la pratica del nuovo sport.

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