La trasmissione di palla

passaggio

di Angelo Iervolino

In una partita di medio alto livello si effettuato tra i 300 e i 400 passaggi.

Il passaggio però non deve solo coinvolgere chi esegue il gesto ma anche coloro che muovendosi senza palla lasciano spazi per il nostro fine, un gioco collettivo al fine di siglare una rete o impedire agli avversari di siglarne una.
Il passaggio più veloce lo si riesce a fare più è efficace. La squadra in possesso sarà soggetta a pressing avversario e per questo dovrà passare il pallone nel minor tempo possibile. Basti pensare che nel numero di passaggi totali di una squadra professionistica circa il 30% è effettuato di prima.

Prima di tutto il passaggio è il gesto che ci porta alla costruzione del gioco per un’azione offensiva, in media il 55% delle reti segnate sono ottenute su passaggi.
In fine si può tranquillamente affermare che la trama di passaggi può essere uno dei metodi efficaci al fine di siglare una rete e vincere una partita, ma certamente il solo passaggio come gesto tecnico non è una condizione sufficiente per vincere una partita

Per definizione il passaggio è il gesto tecnico che prevede la trasmissione della palla ad un compagno di squadra. Questo è efficace solo tramite un contatto visivo tra giocatore che trasmette e giocatore che riceve. L’esecuzione del passaggio è più efficace quanto maggiore è il dialogo senza parole tra i due giocatori. Maggiore è l’intesa tra i due maggiori saranno le possibilità che il passaggio vada a buon fine.

Questo gesto tecnico, forse il più importante, può avere diverse finalità come mantenere il possesso della palla, avanzare per occupare uno spazio,portare palla dietro il blocco difensivo.
Per far si che un passaggio vada a buon fine c’è bisogno di una corretta azione simultanea di diversi fattori, sia di chi effettua il passaggio sia di chi deve riceverlo.

Innanzitutto non vi può essere passaggio senza smarcamento dei compagni: giocatori marcati o in ombra non possono ricevere il passaggio, o almeno non facilmente.
Il calciatore in possesso deve avere chiara l’azione, chiara la posizione dei compagni chiara la posizione degli avversari (lo stesso vale per chi riceve) quindi raccogliere il maggior numero di informazioni visive nel minor tempo possibile.
Infine, ma non per ordine di importanza, il giocatore che trasmette deve anche curare la propria postura e il proprio equilibrio al fine di non commettere errori grossolani.
Il passaggio può essere effettuato con diverse parti anatomiche del corpo, oltre che del piede: interno piede, collo piede, esterno piede, testa, petto,ecc.
In base a dove vogliamo trasmettere palla e in che situazione ci troviamo sceglieremo la parte anatomica migliore e più efficace in quel momento.

La domanda che più frequentemente ci si fa quando bisogna trasmettere palla è:  dove la passo?
Possiamo effettuare il passaggio:

  • In avanti: sostanzialmente è la prima idea che ci viene in mente, al fine di avvicinarci alla porta avversaria nel tempo più rapido possibile per cercare il gol
  • In diagonale: per dare profondità e peso ad una verticalizzazione.
  • In orizzontale: è usato per mantenere il possesso palla vista l’impossibilità di avanzare. Sicuramente è uno dei passaggi più rischiosi specie se eseguito dalle fasce al centro
  • Indietro:  è usato in situazioni di pericolo, in caso di pressing avversario ci si rifugia all’indietro per poi ricominciare l’azione .

Metodologie di insegnamento

In ambito motorio si conoscono due precise modalità metodologiche. Una, caratterizzata da forme di apprendimento costruite sulla base di esperienze indotte nell’allievo, nell’intento di stimolare il suo coinvolgimento, a livello cognitivo, di determinate espressioni di movimento.

L’altra, invece, realizzata mediante la direttiva dell’insegnante, impiegata esclusivamente alla trasmissione di certe informazioni aventi il solo fine di determinare esecuzioni corrette.  Il primo viene definito Metodo induttivo e si può realizzare in quattro forme diverse, denominate:
1. libera esplorazione
2. scoperta guidata
3. problem-solving
4. mappe concettuali

Il secondo intervento è conosciuto come Metodo deduttivo ed anch’esso può realizzarsi attraverso tre modalità con caratteristiche diverse:
1. direttivo prescrittivo
2. misto
3. per assegnazione di compiti

La metodologia di tipo induttivo centra il proprio obiettivo primario nel coinvolgere nel processo di apprendimento in prima persona l’allievo, il quale diventa soggetto dell’apprendimento, stimolando una partecipazione attiva dei sistemi nervosi primari.

Questa fase, molto adatta per i bambini delle scuola elementare, si può definire anche fase delle esperienze quantitative (polivalenza e multilateralità), con arricchimento continuo della sfera esperenziale.
Al contrario, attraverso il metodo deduttivo l’insegnante effettuerà il suo intervento educativo finalizzandolo esclusivamente alla ricerca di obiettivi tecnici anche senza coinvolgere attivamente l’allievo. L’allievo diventa oggetto del processo di apprendimento.

Il Metodo deduttivo si adatta meglio ad alunni della scuola media, già adeguatamente recettivi nei confronti delle informazioni trasmesse dal docente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *