La “gabbia”: un po’ di storia e… potenzialità.

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La “gabbia” è un tipo di campetto da calcio chiuso ideato dall’allenatore Corrado Orrico negli anni settanta e che permette un particolare tipo d’allenamento.

La struttura della gabbia riproduce quella di un campo da calcio, di dimensioni ridotte e variabili, ma in cui la presenza di barriere (originariamente una gabbia, appunto), impedisce l’uscita del pallone dal campo di gioco; queste barriere oltre a poter variare per dimensioni e materiali posson interessare solo i bordi del campo oppure creare anche una sorta di soffitto che copra lo stesso.

L’idea della gabbia come metodo d’allenamento venne introdotta alla fine degli anni settanta da Corrado Orrico, ai tempi allenatore della Carrarese. Questi afferma d’aver preso ispirazione quando da ragazzo, in villeggiatura sulle spiagge livornesi, giocava nei cosiddetti “gabbioni”, campetti da calcio in cemento e delimitati da reti per impedire che la palla uscisse ed andasse in mare.

Dopo l’esperienza a Carrara, Orrico introdusse la gabbia anche nelle altre squadre che allenò nel corso della propria carriera. Tra le gabbie più note c’è quella tuttora presente nel centro sportivo “Angelo Moratti” di Appiano Gentile che Orrico fece installare durante la sua breve esperienza all’Inter nel 1991, sebbene nel corso degli anni abbia subito diversi ammodernamenti.

Secondo lo stesso Orrico “La gabbia serve a tante cose: ad affinare la tecnica, a sviluppare i riflessi, a velocizzare il gioco, a migliorare la condizione fisica perché si gioca senza un attimo di sosta e a livello organico è un impegno mica da ridere”; difatti la caratteristica principale di questo metodo d’allenamento è la velocità in quanto il gioco non viene quasi mai interrotto.

Lo sviluppo della concezione di gabbia ha portato ulteriori progressi nella realizzazione dei materiali e delle strutture di questo fantastico mezzo allenante e ludico nel corso degli anni; personalmente, nella veste di allenatore di calcio,  ho avuto la possibilità di utilizzarla nell’arco di due stagioni.

Le finalità che si possono raggiungere sono varie:  tecniche (soprattutto se la pavimentazione è costituita da materiale sintetico di nuova generazione), ma anche metaboliche.

Una semplice esercitazione che adottavo spesso con la mia squadra era data  dal semplice gioco di “palla avvelenata”: un giocatore col pallone tra le mani aveva l’obiettivo di colpire il compagno “preda” che diventava a qual punto “cacciatore. Semplice, vero? Sicuramente divertente, allenante e utilissimo a cementare il gruppo.

Sembra un giochetto banale, ma si pensi che veniva eseguito in uno spazio di campo ridotto fuori dal quale non si poteva scappare; si provi ad immaginare quindi, l’intensità con cui veniva affrontato dai miei calciatori.  A questo esercizio ci si mettevano poi delle condizioni e delle varianti come ad esempio:

  • un tempo limite, (si effettuavano solitamente 4 blocchi da 2’00”), al termine del quale chi si trovava ad essere “cacciatore”, doveva pagare una penalità (20 piegamenti sulle braccia, ad esempio);
  • l’esecuzione con i piedi anzichè con le mani (logicamente colui che doveva colpire la “preda” lo doveva fare mirando agli arti inferiori);
  • la divisione in due gruppi, i rossi e i blu. I blu andavano alla caccia dei rossi che quando venivano “presi” dovevano riprendere un compagno che portava casacca di colore opposto, abbinando così a un esercitazione con finalità aerobica qualche importante funzione di psicocinetica.
  • come sopra con due palloni.

Avendo poi la fortuna di utilizzare una struttura in grado di poter far disputare mini partite di 4vs4 più il portiere, in molte occasioni è stato possibile dividere la squadra in due gruppi e poter lavorare in simbiosi con il preparatore atletico.

Quattro blocchi da 3’00” l’uno ad intensità di “gabbia” ovvero massimale, con l’ausilio dell’incitamento verbale costante da parte del sottoscritto costutuivano una dominante allenante indiscutibile. Anche qui si potevano dettare delle condizioni, come il numero dei tocchi consentiti, la realizzazione del gol solo di prima intenzione, il divieto del passaggio in orizzontale, ecc.

Attualmente non sono molti gli impianti sportivi che dispongono di questo strumento e sicuramente chi ha la fortuna di utilizzarlo si trova ad avere un’alternativa importante a livello di organizzazione di seduta.

La Nike riprese l’idea della Gabbia nel 2002 per una campagna pubblicitaria chiamata “Scorpion KO (The Secret Tournament)” in cui alcuni dei più famosi calciatori in attività si sfidavano nella gabbia in un torneo tre contro tre a chi segnasse per primo. Alla pubblicità seguì una campagna in cui tornei di questo tipo vennero organizzati in diverse città del mondo.

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Claudio Damiani

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