La correzione dell’errore nel portiere della scuola calcio.

Un aspetto delicato e complesso del rapporto fra l’istruttore ed il giovane portiere è rappresentato dalla correzione, sia in ambito motorio che puramente tecnico.

Partendo dal presupposto generale che la migliore metodologia didattica in questa giovanissima fascia d’età è quella ludico-induttiva, penso che in questo ruolo il ragazzino non debba essere corretto, ma accompagnato verso soluzioni migliori che troverà da solo di volta in volta, sbagliando e quindi autocorreggendosi; questo avrà ancor più la sua efficacia se l’allenatore sarà così bravo da costruire ogni volta un percorso esercitativo nuovo che spinga in maniera quasi impercettibile il giovane numero uno verso la direzione più corretta.

Va da se che nel gruppetto di lavoro ci sarà colui che progredirà più velocemente verso la giusta combinazione tecnico-coordinativa e colui che vi giungerà più tardi; ma in questa iniziale fase di sperimentazione del ruolo tutto ciò assume una importanza ininfluente in confronto al fatto che egli sappia divertirsi, che si appassioni al ruolo, e che non percepisca la situazione pressante tale da ingenerare o amplificare la paura di sbagliare.

La paura di sbagliare attiene alla sfera emotiva dell’ individuo, contribuendo alla tipologia della percezione del comportamento che si stà realizzando. A tale proposito va sottolineato che un ragazzino in età pre-adolescenziale può esternare un comportamento disturb ato solo nel contesto di una situazione disturbata.

Si tratta di situazioni che favoriscono l’apprendimento nel portierino di convinzioni e valutazioni che possono far esprimere manifestazioni emotive disturbate.

Da corsi e studi che ho effettuato nell’ ambito della Psicologia applicata allo sport sono emersi tre principali stili edu cativi che favoriscono l’acquisizione delle più comuni paure di commettere errori:

  • stile ipercritico

E’ caratterizzato da un elevata frequenza di critiche rivolte al ragazzino sotto forma di rimproveri oppure manifestando biasimo nei suoi confronti, molto spesso mettendolo in ridicolo. Gli allenatori che adottano questo stile difficilmente notano eventuali miglioramenti, sono sempre propensi, invece, ad evidenziare gli errori, causando disapprovazione e bassa stima di sè da parte del piccolo allievo.

  • stile perfezionistico

Questo è sostenuto dalla convinzione che l’allievo debba riuscire bene in tutto ciò che fa e che il suo valore è determinato esclusivamente dal successo che ottiene in varie attività. In questo modo nel portierino viene modellato un atteggiamento perfezionistico che lo porta a temere in modo eccessivo la disapprovazione e la critica da parte dell’ istruttore e dalla sfera affettiva; diventano molto ansiosi quando si cimentano in attività impegnative ritenengono di valere solo ed esclusivamente se riescono bene nel loro compito e se ottengono approvazione altrui. Sono molto frequenti le ansie da prestazione.

  • stile iperansioso – iperprotettivo

Si manifesta principalmente per mano dei genitori che si preoccupano in modo eccessivo dell’incolumità fisica del proprio figlio e tendono a proteggere in continuazione il figlio da ogni minima frustrazione. Il ragazzino acquisirà atteggiamenti di eccessiva timidezza e paura temendo anche le più semplici gestualità a livello motorio quali correre, saltare, tuffarsi ecc.

Procedendo nella sperimentazione del ruolo, il preparatore cercherà di capire quando il giovane allievo sarà realmente pronto a mettersi in gioco ed a proseguire nel ruolo, nonostante gli inevitabili errori e le eventuali critiche che riceverà sul campo e fuori dal campo; è da questi presupposti che si potrà cominciare ad utilizzare l’errore come elemento di insegnamento e si comincerà a lavorare su come cercare lentamente a neutralizzarlo con l’ausilio di altre metodologie.

Il giovane numero uno dovrà cominciare ad avere chiaro ciò che è corretto e ciò che non lo è, ma tutto dovrà avvenire in un clima sereno dove il portierino si dovrà sentire a suo agio, e dove l’allenatore interviene senza punire, condannare o entrare in conflitto, ma proponendo esecuzioni più appaganti.

Spesso non ci si accorge che l’errore nasce dall’ istruttore che non si avvede di avere fallito nel progettare il lavoro facendo ricadere la colpa sulle incapacità degli allievi.

Nel formulare la correzione non bisognerà limitarsi a sottolineare ciò che diverge dal modello proposto, ma anche illustrare motivi e modalità più consone. Sarà molto importante che il preparatore abbia una conoscenza profonda nell’ ambito tecnico-tattico facendola emergere proprio durante la fase di correzione. Oltre ad una buona conoscenza dei modelli prestativi, il tecnico dovrà essere bravo ad osservare correttamente, posizionandosi a seconda dell’ obiettivo da valutare.

Ogni intervento correttivo potrà seguire immediatamente l’errore fatto, per evitare che ulteriori ripetizioni errate portino al suo consolidamento. Dopo l’opportuna correzione si potrà eseguire un movimento, un gesto precedentemente errato al fine di poter confrontare le sensazioni dei due differenti movimenti. Oltre all’ intervento dell’ istruttore, una forma di correzione è rappresentata dall’ autovalutazione che avviene tramite le continue informazioni sensoriali che giungono durante l’esecuzione del gesto.

Il buon preparatore è colui che osserva ed ascolta al fine di individualizzare gli interventi e le correzioni, ma soprattutto chi lavora per la crescita del giovane portiere e non per imporre il proprio ruolo.

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