“Insegnare ed imparare: elementi per crescere”

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a cura di Claudio Damiani – Allenatore di base

E’ stato il tema di una piacevole serata alla quale sono stato invitato da una società della mia provincia. Di fronte a un pubblico composto perlopiù da genitori del settore giovanile e dirigenti della stessa ( l’A.C. Treporti militante nel campionato di Seconda categoria Veneta), gli spunti sono stati molteplici e tutti interessanti.

  • INSEGNARE: è un termine che può avere mille interpretazioni che dipendono da chi insegna e verso chi, dal contesto in cui si insegna e soprattutto da cosa si insegna.
  • L’INSIEME DI NOZIONI E CONCETTI che caratterizzano il nostro bagaglio culturale e tecnico (riferito al calcio e allo sport), costituiscono elementi a noi chiari e incisi nel nostro modo di fare attività ma soprattutto di voler fare attività:
  • A volte consideriamo che essere possessori di nozioni e concetti, essere esperti di un argomento piuttosto che un altro ci porta ad essere automaticamente in grado di saperli esprimere a un gruppo di nostri allievi/calciatori.

Non a caso, e molti di noi lo sanno, occorre distinguere ciò che sappiamo da ciò che siamo in grado a trasmettere e da ciò nasce un quesito:

L’istruttore/allenatore è sempre in grado di SAPER FAR APPRENDERE le sue conoscenze e le sue esperienze ai suoi allievi?

Infatti: non è detto che se noi apprendiamo e comprendiamo dei concetti, catalizziamo delle idee a noi oggettivamente chiare, limpide, poi siamo in grado di insegnarle con la medesima naturalezza al nostro gruppo di ragazzi.

Non dobbiamo considerarci Allenatori dal momento in cui usciamo dal Corso di Allenatore di Base. Io stesso la pensavo così; ma la realtà è diversa.

QUALI QUALITA’ DEVE AVERE UN BUON ALLENATORE?

L’amore e la passione per il calcio, la predisposizione a fare sacrifici (UMILTA’), il saper dosare l’autorevolezza nei confronti dei ragazzi senza farla sfociare in AUTORITA’. Senza poi tralasciare la qualità, più che la quantità, delle nozioni da trasmettere agli allievi.

E per ultimo, fattore non meno importante, il sapere gestire i momenti difficili della gara/stagione alla pari dei momenti di soddisfazione e serenità.

SAPERE COSA SI E’ IN GRADO DI FARE avendo l’accortezza di RICONOSCERE I PROPRI LIMITI

Non è corretto guidare i “Primi calci” se non ne siamo portati e non ne abbiamo le conoscenze per farlo e la nostra prerogativa è la prima Squadra. E purtroppo molti istruttori/allenatori fanno e vogliono fare anche se non sanno fare, per mancanza di umiltà propria ma anche per negligenza di chi fa le scelte…

IL PATENTINO E’ DA CONSIDERARSI UN PUNTO DI PARTENZA, NON DI ARRIVO

Allenare, istruire, dirigere un gruppo NON E’ PIU’ SOLO ATTIVITA’ DI CAMPO;  magari!

Vi sono altre dinamiche in cui bisogna cimentarsi:

  • Il rapporto col Direttore o con il Responsabile del Settore Giovanile, col Segretario (e in qualche situazione col Presidente…)
  • A certi livelli occorre avere un buon rapporto con la stampa locale e in taluni casi, ma in questo caso si parla di professionisti che lavorano su “piazze” importanti, anche con i tifosi

E in un certo senso la nostra abilità consiste nell’”ALLENARE” anche questi “soggetti”.

Ma a livello di settore giovanile  occorre allenare anche

I GENITORI.

(CHE IN MOLTI CASI, VORREBBERO CHE IL FIGLIO DIVENTASSE QUEL CALCIATORE CHE NON SONO MAI RIUSCITI A DIVENTARE).

E da qui l’abilità dell’allenatore/istruttore deve essere in grado di gestire al meglio il rapporto con i genitori (quindi “allenare” anch’essi).

Nel SETTORE GIOVANILE, nelle fasce evolutive costituite dalle categorie “Scuola calcio”, “Primi calci”, Pulcini ed Esordienti, INSEGNARE è il termine adatto.

Si consideri che l’aggregazione di un gruppo di bambini attraverso lo sport e  il calcio deve essere tale per produrre dapprima un’educazione e un rispetto verso le persone e le cose, quindi l’obiettivo dovrà essere:

  • SOCIALE,

Quindi prettamente

  • LUDICO e

in un terzo step

  • COORDINATIVO E TECNICO in quanto consideriamo che l’aspetto coordinativo debba essere precedente e fondamentale per l’assimilazione e lo sviluppo qualitativo della tecnica di base.

ISTRUTTORI/EDUCATORI, NON ALLENATORI

Potremmo affermare quindi, che l’allenatore possa essere definito tale dalla categoria “Giovanissimi”, una fascia evolutiva ideale per poter continuare ad esercitare gli aspetti di cui sopra cominciando ad integrarli con i primi rudimenti di TATTICA INDIVIDUALE E DI REPARTO.

Noi di MisterManager.it, al fine di poterci confrontare e di ampliare le conoscenze nostre e di chi ci segue,  gradiremmo ascoltare ed imparare dalle esperienze dei nostri colleghi utenti e visitatori  la metodologia di lavoro adottata sul campo e non attraverso questa traccia guida.

ESPERIENZE PERSONALI

CONTESTO:

  • SETTORE GIOVANILE (obiettivi)
  • PRIMA SQUADRA (obiettivi)

COME INSEGNO? COME FACCIO APPRENDERE AI MIEI GIOCATORI? COME GESTISCO I MIEI ALLIEVI?

METODOLOGIA:

  • SETTIMANA TIPO (Aspetto atletico, tecnico, tattico)
  • SISTEMI DI GIOCO ADOTTATI
  • GESTIONE DELLA SOSTA DI CAMPIONATO INVERNALE
  • MOTIVAZIONE (RECUPERO DELL’AUTOSTIMA, MENTALITA’ VINCENTE)
  • RAPPORTI DELL’ISTRUTTORE/ALLENATORE COL GRUPPO, GESTIONE DELLO STESSO, SCELTE TECNICHE, ECC.

Inviate i vostri pensieri o i commenti a questo articolo a blog@mistermanager.it li pubblicheremo molto volentieri: sarà un modo per portare esperienze e idee al servizio di tutti!

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