Guida di una squadra professionistica: l’allenatore di calcio.

di Ottmar Hitzfeld *

Prima di parlare delle competenze dell’allenatore voglio parlare della posizione che esso occupa nel calcio.

L’allenatore è in bilico tra la considerazione e la stima dei suoi giocatori, del club, della stampa; a volte è stimato, lodato, apprezzato, altre volte (molto più spesso a dir la verità) rifiutato, criticato, disprezzato ed in ultimo esonerato.

Così come è responsabile di sconfitte e cattiva classifica, d’altra parte è figura paterna ed eroe nei successi.

E’ un dato di fatto che la stima nei confronti dell’allenatore non sia basata sul suo lavoro quotidiano, ma solo sul momentaneo successo o insuccesso.

Rapporto con i giocatori
L’allenatore occupa vari ruoli, il più importante dei quali è il rapporto con il giocatore. I giocatori nutrono aspettative nei confronti dell’allenatore e l’allenatore nutre aspettative nei confronti dei giocatori.
Aspettative dei giocatori: il tecnico deve possedere competenza tecnica e tattica, capacità di relazionarsi con loro, neutralità, sensibilità per i problemi dei singoli giocatori.

Queste competenze vengono applicate differentemente dal tecnico a seconda che questi si trovi in campo d’allenamento, sul terreno di gioco prima, durante e dopo la partita, negli spogliatoi e così via.

L’allenatore deve anche avere una personale linea di condotta nei confronti degli aspetti che coinvolgono la vita privata dei giocatori.

Aspettative dell’allenatore: l’allenatore si aspetta sempre il massimo impegno da parte del giocatore, competenza tattica e visione di gioco. Si aspetta anche obbedienza agli ordini impartiti, capacità di “fare gruppo”, responsabilità, fiducia e discrezione.

L’allenatore ed il Club
Il Club esige dall’allenatore successo, vittorie, buona classifica e che non si verifichino contrasti con giocatori che possano danneggiare l’immagine del club. Il club esige l’accettazione alla filosofia direzionale, solidarietà e lealtà con la direzione e con la squadra.

A proposito di conflitti, un aneddoto della mia permanenza presso il Bayern Monaco.

All’indomani di una sconfitta in Champions League con il Lyon (0:3) ho avuto una lunga conversazione con il Presidente del Bayern che mi ha mostrato grande comprensione; non più tardi di qualche ora, davanti a sponsor, stampa e televisione, il Presidente Franz diffamava la squadra in presenza dei giocatori. Kahn, Elber, Effenberg mi guardavano ed io già intuivo il conflitto che si preparava. Dovevo subito reagire.

Il dialogo fra noi:
Kahn e Effenberg: “Noi siamo dipendenti del Club, il Presidente comanda, abbiamo perso 3 a 0. Ci ha offesi, ha detto “squadra di scellerati”.
Effenberg: “Cosa risolverebbe un attacco contro Franz?

Ci vuole solidarietà all’interno della squadra, una forte reazione in campo”

Hitzfeld: “L’obiettivo principale, la migliore risposta che possiamo dare è quella di vincere la Champions League”.

Le aspettative dell’allenatore verso il club: assoluta indipendenza nella guida tecnica della squadra, tolleranza nel momentaneo insuccesso e solidarietà in tempi di crisi. Naturalmente si deve esigere il totale rispetto del contratto.

L’allenatore ed i tifosi
Le aspettative primarie del pubblico sono vittorie e successi. Al secondo posto viene il bel gioco, che sia bel calcio, che le partite risultino interessanti ed anche un pizzico di brivido non guasta.

Le aspettative del tecnico nei confronti dei tifosi: ci si deve aspettare almeno dal pubblico di casa una certa generosità e anche tolleranza nei momenti dell’insuccesso.

L’allenatore ed i media
Aspettative dei media: il rapporto con la stampa è generalmente piuttosto difficile, ma dipende molto dal carattere del giornalista – cronista che spesso vuole sapere già prima della partita la tattica che verrà adottata, o subito dopo la partita pretende un giudizio sul singolo giocatore.

Io non ho avuto seri problemi con la stampa, ho sempre preferito rispetto e distanza.
Aspettative dell’allenatore: tolleranza, generosità e stima, ma sempre nel rispetto della privacy personale.

Vi ho elencato tutti questi aspetti conflittuali che un allenatore deve saper gestire. Questo è un ruolo problematico e composto da molteplici qualità che il tecnico deve possedere, in una parola: competenza.

Competenza e serietà nel portare a termine con successo un contratto che si sottoscrive.

Le qualificazioni del tecnico (competenze)
Per guidare una squadra l’allenatore, oltre ad essere un tecnico deve essere un abile psicologo e pedagogista, deve possedere:
• competenza tecnica;
• competenza istruttiva;
• competenza nella guida della squadra;
• competenza psicologica.

Competenza tecnica
Da suddividere in due aspetti:
1) personale bravura nella visione di gioco ed esperienza sul campo;
2) conoscenza della teoria.

Non mi voglio dilungare sulle competenze in campo visto che chi legge avrà già un ottimo background alle spalle dovuto ai corsi ed agli aggiornamenti effettuati.

Competenza istruttiva
Nella moderna psicologia della guida di una squadra si distingue fra istruzione e guida della squadra. Nell’istruzione il compito delle parti (giocatori ed allenatore) è comune, si gioca sullo stesso livello.

La competenza come istruttore si esprime sia in allenamento sia in partita. La competenza tecnica, la creatività, la tattica e la capacità di motivare le proprie scelte (ordini e correzioni) sono la base di queste competenze.

Competenza nella guida della squadra
Inteso come rapporto interpersonale tra allenatore e giocatori. La cosa più importante è sicuramente il modo ed il tono nell’impartire la propria volontà. Il “come” vengono dette certe cose è assai più importante del “cosa” viene detto.

Possiamo distinguere due metodi di comunicazione:
1) possiamo comunicare mantenendo una certa distanza, dove ognuno ha il proprio ruolo; l’allenatore in questo caso impartisce con autorità i propri voleri.
2) Possiamo invece portare avanti un sincero rapporto umano con i giocatori basato su stima, lealtà, spirito di cameratismo, amicizia, simpatia, in una parola un vero rapporto di fiducia.

Un lampante esempio del mio trascorso presso il Bayern Monaco.

La squadra era sotto pressione, avevamo pareggiato la prima partita 1:1 con l’Herta Berlino; la seconda partita contro il Leverkusen abbiamo perso ed infine c’era da affrontare il superderby con l’Unterhaching.

Come è facile immaginare la tensione era alta, il venerdì durante l’ultimo allenamento Lizarazu si avvicina a Lothar Matthàus e gli da uno schiaffo. Matthàus fortunatamente non reagisce ma abbandona il campo d’allenamento. Dovevo intervenire immediatamente.

Chiamai immediatamente Lizarazu negli spogliatoi dove raggiungemmo Matthàus che già si stava recando sotto le docce. Era visibilmente offeso e con i nervi a fior di pelle.

Già immaginavo i sensazionalistici titoli sui giornali sportivi dell’indomani. Per non ingigantire l’accaduto dovevo riportare entrambi i giocatori di nuovo in campo.

Dopo 15 minuti di discussioni, anche accese fra i due ed io, finalmente sono riuscito a fargli stringere la mano ed a riportarli a terminare l’allenamento.

Nelle intenzioni del club le conseguenze per Lizarazu sarebbero state gravi, arrivando addirittura a non farlo giocare per vari turni, ma Matthàus prese le sue difese e quindi la società, con il mio benestare, optò per una multa di 15.000 marchi.

Non poteva venir lasciata impunita una così grave infrazione delle regole comportamentali. Potevo risolvere questa delicata situazione solo intervenendo subito, parlando ed ascoltando i giocatori.

I buoni rapporti tra noi e la sincerità che caratterizzò la discussione nello spogliatoio hanno risolto questa situazione difficile, senza aver dovuto imporre la mia autorità.

Non ero il solo arbitro tra i due, anche il club in quel momento ti osservava e giudicava il tuo modo di risolvere certe situazioni. Oltretutto c’era anche la stampa presente, e per evitare gravi scandali che inevitabilmente sarebbero stati ingigantiti.

Come allenatore non posso accettare che un giocatore abbandoni il campo. Mai.

La competenza che stiamo trattando non si riferisce solo al campo umano, ma anche al modo ed al tono con cui l’allenatore interloquisce con la squadra: il modo di commentare l’insuccesso ed il successo, le parole giuste da usarsi nell’intervallo fra i due tempi e durante la gara.

Anche se oggi si parla molto di cooperazione e di democrazia, l’allenatore, anche grazie alle sue competenze tecniche, ha il dovere di prendere decisioni autorevoli in materia di forma e svolgimento dell’allenamento, ordine tattico prima e durante la gara, sostituzioni, ecc. questa autorevolezza deve al contempo essere mitigata dal rapporto con il giocatore, lo dobbiamo saper ascoltare, dobbiamo fargli esprimere le sue idee e le sue opinioni.

Dobbiamo essere coscienti delle motivazioni del giocatore, dettate da fattori esterni (soldi, notorietà, prestigio) e fattori interni o emozionali (gioia del gioco, interessi, hobby, amicizie). Solo in questo modo si crea un clima di fiducia ed il giocatore si sente capito e preso sul serio.

Se la sua autostima cresce, di pari passo migliora anche il rendimento del giocatore. La conoscenza di questi elementi è fondamentale anche per la successiva motivazione sia del singolo che dell’intera squadra.

Competenza psicologica
Vuol dire comprendere per poi istruire. Vi sono tre ordini di competenza psicologica:
1) comprendere il singolo giocatore: capire dove è la sua forza o debolezza, individuare i suoi problemi o le sue preoccupazioni, la sua “salute” mentale del momento, quali sono le sue paure o le sue gioie; il giocatore si deve sentire capito, rispettato e accettato dal tecnico e dal gruppo.

2) comprendere il gruppo: avvertire eventuali disagi del gruppo, capire il ruolo del singolo giocatore all’interno del gruppo (leader, capro espiatorio, ecc.), individuare e capire i piccoli gruppi che si formano all’interno della squadra, siano questi gruppi formati per simpatie o antipatie personali, per successo o insuccesso, per età, ecc.

3) comprendere se stessi: comprendere gli altri è solo possibile se si conosce in primis se stessi, le proprie debolezze ed i propri punti di forza. Per capire se stessi è necessario guardarsi dentro, riflettere, ed esprimere se stessi nel proprio lavoro.

Come avrete certamente capito per me è molto importante l’aspetto umano, cerco sempre di capire il giocatore e cerco di guidare il gruppo così come a me piacerebbe essere guidato.

Se come allenatore sono capace di creare un’atmosfera positiva nel gruppo, questa si ripercuote innegabilmente in modo positivo sul rendimento della squadra.

Articolo tratto da “l’allenatore”

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